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d e l l ’ A r c i anno X - n. 14 17 aprile 2012

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L’onda pericolosa dell’antipolitica H In una fase in cui è già assai fragile il rapporto fra cittadini e istituzioni, è un grave rischio per la democrazia l’ulteriore caduta di credibilità dei partiti a seguito degli scandali che hanno coinvolto vari esponenti politici, da Lusi all’allegra famiglia leghista. Sappiamo bene che i partiti non sono tutti uguali: una cosa è il singolo ladro che ahimè si può trovare a destra come a sinistra, altro è il saccheggio sistematico di risorse pubbliche in nome dell’interesse privato operato dalla destra fino a ieri al governo. Ma ormai anche l'opinione pubblica democratica sembra cedere all'onda dell'antipolitica: i partiti sono tutti uguali e tutti ladri, macchine per fare soldi alle spalle dei cittadini. Non condividiamo i toni demagogici che sta assumendo il dibattito sul finanziamento dei partiti. Come ogni attività, la politica richiede energie, disponibilità di tempo e comporta costi. Sostenerli con risorse pubbliche è la condizione per garantire a tutti la possibilità di accedervi. Purché questo avvenga con meccanismi trasparenti, leggi chiare e vincolanti. Così come servono regole trasparenti sui contributi dei privati, se vogliamo evitare di consegnare il controllo della politica a lobby di finanziatori interessati. Destinare denaro pubblico ai partiti non è uno scandalo, ma un investimento nella democrazia. Altri sono gli scandali, gli sprechi, le ruberie, il costo della corruzione. La giusta indignazione verso chi distoglie quelle risorse per fini personali tradendo la fiducia degli elettori e il vincolo etico della politica non può cancellare il ruolo essenziale dei partiti come strumenti della rappresentanza. Senza rappresentanza politica le persone non hanno la forza di concorrere alle scelte pubbliche e sono sole davanti al mercato senza regole, in balia dei poteri forti. Ma proprio per questo i partiti devono ammettere la propria crisi e assumere la sfida del rinnovamento, per colmare la distanza con la società e restituire alle persone la percezione che la politica possa essere davvero utile al cambiamento e al progresso sociale. Non giova a questo scopo che i partiti si chiudano a riccio nella propria autodifesa, ma non giova neppure che voci autorevoli facciano di ogni erba un fascio accusando tutti i politici di essere una casta. Come se industriali, banchieri e ministri tecnici non fossero una casta pure loro. Non vorremmo che a quella dei politici si sostituisse la casta di chi si autodefinisce società civile.

Fare società. La Carovana Antimafie di nuovo in cammino

La Carovana 2011 arriva allÊisola dÊElba - Foto di Federico Bernini è ancora bisogno di Carovana» garantiscono i carovanieri ritrovatisi a Roma per la partenza dei furgoni. Dall’undici aprile all’undici ottobre (con una necessaria pausa estiva), la carovana attraverserà Italia, Francia e Tunisia. Paesi uniti dalla trasformazione in corso, un viaggio quindi nel tempo del loro cambiamento. L’Italia che pare proprio non voglia indossare una veste diversa da quella che ingenera l’antipolitica, la Francia antenna della sfida multiculturale e che vive elezioni presidenziali particolarmente delicate, la Tunisia dalla democrazia acerba e inquieta. Simboli di un mediterraneo in fermento dove la parola legalità conosce declinazioni e forme diverse. La carovana antimafie riparte con la voglia di incontrare e conoscere persone e di contribuire, esportando le buone pratiche, alla costruzione di

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comunità responsabili. Fare società quindi, attraverso l’educazione popolare, ancorando le scelte di fondo delle comunità ai diritti, alla giustizia sociale, alla legalità democratica. Questo il testimone che passeranno i carovanieri di tappa in tappa. Nata nel 1994, su iniziativa dell’Arci Sicilia, in un posto rassegnato, in un’Italia che di colpo si ritrovava ancor più abbrutita per la corruzione, gli omicidi e poi le stragi. Le parole di Caponnetto, «è tutto finito», poi il repentino uscire dallo sconforto, le scuse di quest’uomo straordinario, il giorno dopo i funerali di Borsellino, a dire che, invece, non era tutto finito, che non era il tempo della stanca rassegnazione. Un furgone, poi due, la Sicilia, poi il sud e infine l’Europa. 18 anni di carovana, migliaia di chilometri per dire innanzitutto «non rassegniamoci alla barbarie». continua a pagina 2

MIGRANTI I PAGINA 6 Un articolo di Alessandra Capodanno sul progetto Boats 4 People

SOCIETÀ I PAGINA 12 Stephan Greco ricorda Vittorio Arrigoni a un anno dalla morte


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Fare società. La Carovana Antimafie di nuovo in cammino continua dalla prima

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Poi, nel corso degli anni, nuove idee e altri compagni di viaggio: Libera, Avviso pubblico, i sindacati. Ancora chilometri e altre tappe (90 in questa edizione). C’è ancora bisogno di Carovana? Probabilmente si, più - se possibile - di 18 anni fa. Perché in questi anni i beni confiscati e riutilizzati a fini sociali, le manifestazioni per rinnovare memoria e impegno come la Giornata della memoria, le tante reti costruite, hanno dimostrato che la società, se diventa responsabile, le mafie le può battere. Il nostro tempo attuale ci racconta che la corruzione è dilagata, a tutti i livelli, che la politica si è resa ancor più permeabile al malaffare e si è abbandonata ad una pericolosa deriva, ma la società attuale rischia di essere peggiore dei

TOSCANA Una pietra da ogni circolo Arci della Toscana per costruire a Corleone un monumento dedicato alla memoria di Placido Rizzotto. A portare le pietre a Corleone saranno i volontari dei Campi antimafia 2012

suoi rappresentanti. La mafia intanto si è trasformata, uccide di meno, o almeno meno platealmente, ma fa affari più di allora, muove milioni e milioni di euro. E allora, certo non bastano due e nemmeno dieci furgoni variopinti di slogan e pieni di buone intenzioni per battere le mafie. Ma i furgoni, e i carovanieri, e le associazioni che si stringono in carovana, sanno che bisogna parlare con le persone. Denunciare e proporre. E soprattutto fare cultura, costruire pezzi di società. Andare alla conquista di territori, incontrare coloro che si trovano sospesi e a volte tanto rassegnati da essere convinti che si può passare dall’altra parte, magari solo per pagare il mutuo della casa o comprare l’auto di grossa cilindrata o fare come quelli della tv che sono tutti ricchi (e se stanno su un’isola, pure famosi). Lo stato “si costerna e si indigna” ma intanto guadagna sui poveracci che grattano ogni giorno la patina delle proprie speranze abbracciati all’illusoria possibilità di vincere a una delle tante lotterie e magari ‘svoltare’. Qualcuno è invece convinto che non basti, che serva mettersi in affari con la ‘zona nera’. Per carità nessuno dalla ‘zona grigia’ punta il grilletto eppure una dichiarazione dei redditi

alterata, una parcella evasa, una po’ di coca per gli amici, un appalto più sicuro se benedetto, un posto per il figlio che vale molto di più del voto («tanto son tutti uguali»), sono tentazioni continue. Carovana viaggia anche per questo, per incontrare gli uomini della zona grigia nella convinzione che nessuno può dirsi immune dalle sirene del profitto illecito. Carovana vuole essere l’occasione per dire che la comunità va ricostruita quotidianamente e che senza una grande trasformazione socio culturale saremo dominati dalle forme più o meno organizzate di criminalità. Perché oggi non si sequestrano o confiscano solo i beni dei mafiosi doc ma di quelli che magari alle mafie, che li hanno messi in ginocchio sotto il giogo dell’usura, son costretti a vendere negozi e appartamenti. Carovana serve a cercare nuove soluzioni, a diffondere le buone pratiche e a difendere le vecchie, perché i beni confiscati non serve confiscarli se poi li si vende. Fare società è un processo difficile che richiede la convinzione di più attori e la passione nel cercare un modo migliore di vivere, per tutti. Info: cobianchi@arci.it

Le prossime tappe della Carovana MERCOLEDI 18 APRILE Rosignano Solvay: Incontro con le scuole medie superiori. Caletta: ore 17.30 - sit-in al bene confiscato alle mafie. Cecina: ore 19 - Circolo Arci Bocciodromo: Subappalti e Caporalato nella Bassa Val di Cecina, incontro e apericena per la legalità GIOVEDI 19 APRILE San Vincenzo: ore 9 - Incontro nelle scuole medie. Portoferraio: ore 10.30 - Incontro con le scuole superiori al ÂGrigoloÊ. Rappresentazione teatrale a cura de ÂLa Rotta delle LingueÊ. Venturina: ore 16 - Animazione Arciragazzi nei giardini pubblici. ore 17 - Unitrè: I sapori della legalità. Animazione in piazza con ArciRagazzi. San Vincenzo: ore 20 - Cena della Legalità VENERDIÊ 20 APRILE Montecatini Terme: ore 9 - Incontro col Sindaco di Montecatini Terme Giuseppe Bellandi. Partenza per il tour dei beni confiscati 1° tappa: Hotel Paradiso di Montecatini Alto; 2° tappa: Comune di Massa e Cozzale, incontro con

Sindaco e testimonianze del Gruppo Valdinievole sul bene confiscato a loro assegnato; 3° tappa: Comune di Baggiano, incontro col Sindaco sui due beni confiscati presenti sul territorio; 4° tappa: Comune di Larciano, incontro col Sindaco sui nuovi beni confiscati. Ogni tappa sarà animata da piccoli intrattenimenti musicali.

ore 20,30 - Circolo Arci di Villa Severi, cena della legalità.

Larciano: ore 9 - animazione nelle scuole elementari a cura di ArciRagazzi. ore 13 Pranzo al Circolo Arci di Larciano.

DOMENICA 22 APRILE Castelnuovo Misericordia: ore 10,30 - incontro Stop caporalato. ore 12,30 - Circolo Arci Dalla parte buona della vita, pranzo della Legalità.

Pistoia: ore 16,30 - Circolo Parrocchiale, dibattito pubblico La zona grigia del Caporalato. Agliana: ore19 - Aperitivo con vini provenienti dai terreni confiscati alle mafie. ore 20 - Circolo Parrocchiale, Cena della Legalità con spettacolo teatrale sul gioco dÊazzardo. SABATO 21 APRILE Poppi: ore 10 – Dibattito pubblico Una piaga anche toscana: il caporalato. ore 12,30 - buffet con la Sezione Soci Coop Bibbiena Arezzo. ore 13 - Villa Wanda, Lettura di una sentenza. ore 17 - presentazione del libro Soldi Sporchi. Anghiari: ore 14,30 - sopralluogo bene sequestrato alla mafia.

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Seravezza: ore 9 - incontro con scuole medie e superiori dei Comuni di Pietrasanta e di Seravezza ore 17 – Incontro pubblico. Volterra: ore 17 - incontro su Addio Pizzo. ore 20 - Circolo Arci Villamagna, Cena della Legalità.

Collesalvetti: ore 16 - tour nei luoghi del caporalato ore 20 - Circolo Arci Guastocce, Cena della legalità. Calci: ore 9 - Pedalata della legalità. ore 11.30 - Messa nella Pieve di Calci. ore 13 - Oratorio Parrocchiale, pranzo della legalità. LUNEDI 23 APRILE Scandicci: ore 10 - Teatro Aurora, assemblea degli Istituti Superiori Russel/Newton e Sassetti/Peruzzi Circolo Arci Casellina, piazza Di Vittorio: Animazione a cura di ArciRagazzi. Firenze: ore 20 - Circolo Arci Pampaloni - Isolotto, cena della legalità.


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La Carovana 2012 è dedicata a Pio La Torre. Un’intervista al figlio Franco, presidente di Flare a Carovana antimafie, promossa da Arci, Libera e Avviso Pubblico ha ripreso il suo cammino, 18 anni dopo la prima edizione, che, a un anno e mezzo dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, attraversò la Sicilia per portare solidarietà a chi operava in prima fila per garantire legalità e giustizia. La Carovana di quest’anno è dedicata alla figura di Pio La Torre, deputato del Pci ucciso trenta anni fa, nel 1982, a Palermo in un attentato mafioso. Suo figlio Franco La Torre, intervenuto alla conferenza stampa di presentazione della Carovana, ha sottolineato come le mafie siano spesso lo strumento di una parte della classe dirigente del nostro paese e di come sia fondamentale spezzare questo legame.

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In che modo è possibile ÂFare societàÊ tra organizzazioni, istituzioni e cittadini per costruire un percorso comune verso la legalità? Investendo e promuovendo i ‘tessuti connettivi’, penso alle reti e alle associazioni di cittadini, amministratori locali, organizzazioni di base e di livello nazionale, capaci di produrre legalità, diritti, azioni positive e buone pratiche: dai protocolli tra Prefetture, amministrazioni pubbliche, organizzazioni dei lavoratori e datoriali, ai percorsi educativi nelle scuole, dai codici etici alla gestione dei beni confiscati. Fare società richiede

percorsi comuni e condivisi, in grado di includere e far partecipare singole persone accanto a grandi organizzazioni di massa e popolari. Fare società significa incidere nei processi decisionali e quindi richiede la capacità di produrre iniziative e proposte, promuovere movimenti in grado di sostenerle e di affermarle traducendole nella pratica quotidiana. Come ÂpadrinoÊ della Carovana Antimafie 2012 e presidente di Flare, che messaggio vuole inviare alle persone che incontreranno la Carovana? Mi piacerebbe che raccogliessero e arricchissero i messaggi che la Carovana porterà in giro per l'Italia e all'estero, secondo la filosofia del ‘Fare società’. Vorrei dire loro di moltiplicare le iniziative dei loro territori, di salire sulla Carovana e abbracciare il popolo della legalità.

NARNI SCALO (TR) Il 20 aprile, alle 18, il circolo Arci ‘Il Parco dei Pini’ inaugura la sala polivalente dedicata a Peppino Impastato. Alle 21 proiezione del film I cento passi di Marco Tullio Giordana

La Carta di Pisa per garantire trasparenza e legalità nella pubblica amministrazione l diffondersi della corruzione, l’aumentata capacità di penetrazione delle mafie negli enti locali, l’intollerabile fardello dell’evasione fiscale, il riproporsi di scandali che investono i titolari di incarichi pubblici. Sono questi i fattori che contribuiscono in modo determinante ad allontanare i cittadini dalla politica. Sono queste le vicende che alimentano la cosiddetta ‘antipolitica’. Per contribuire a modificare sensibilmente questo scenario, Avviso Pubblico, l’associazione nazionale che dal 1996 mette insieme gli enti locali per la formazione civile contro le mafie (www.avvisopubblico.it), lo scorso 28 febbraio ha presentato a Roma, presso la sala stampa della Camera dei Deputati, un codice etico per gli enti locali, la cosiddetta Carta di Pisa. La Carta è il frutto di un lavoro svolto da una commissione di esperti, composta da docenti universitari, amministratori locali, giuristi e funzionari della pubblica amministrazione, che ha avuto la sua sede a Pisa (di qui la denominazione del codice).

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Il suo fine è quello di contribuire a garantire e a promuovere la trasparenza e la legalità nella pubblica amministrazione, contrastare la corruzione e le infiltrazioni mafiose, indicando una serie di azioni specifiche e comportamenti da mettere in pratica. Il codice di Avviso Pubblico, che va inteso come un duttile strumento di riferimento, dove trovano regolamentazione, alcuni temi cardine di ogni amministrazione locale, come la trasparenza, il conflitto d’interessi, il finanziamento dell’attività pubblica, le nomine in enti e società pubbliche, i rapporti con l’autorità giudiziaria, e quelli con i mezzi di comunicazione e con i cittadini. Sono previste delle sanzioni nei casi di eventuale inadempimento, come il richiamo formale e la censura pubblica, fino alla revoca della nomina o del rapporto fiduciario. La Carta di Pisa può essere adottata con un atto del Sindaco o del Presidente della Provincia o della Regione, con una delibera di giunta o di consiglio, ma anche da un singolo consigliere. Avviso Pubblico ritiene che coloro

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che si candidano a ricoprire un ruolo pubblico debbano farsi carico di tali questioni e impegnarsi apertamente per risolverle. È necessario che il contrasto alla corruzione e alle mafie diventi una priorità per tutti coloro che ricoprono un incarico politico pubblico. Solo così può concretamente iniziare un cammino che porti al recupero della credibilità perduta; solo in questo modo si potranno recuperare quelle risorse finanziarie che il malaffare, la corruzione e le mafie sottraggono indebitamente ai cittadini. La Carta di Pisa sta avendo una buona risonanza negli enti locali e molti comuni stanno già cominciando ad adottarla. In vista delle prossime elezioni amministrative, che si svolgeranno il 6 e 7 maggio 2012, Avviso Pubblico ha deciso di lanciare un appello ai candidati, affinché sottoscrivano con un impegno pubblico – e, in caso di elezione, adottino – la Carta di Pisa. Gesti concreti, esempi positivi, onestà e coerenza. Di questi tempi ce n’è bisogno. Info: stampa@avvisopubblico.it

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QuestÊanno ricorre il 30esimo anniversario dallÊuccisione di suo padre, Pio La Torre: come si sono ÂevoluteÊ le mafie da allora ad oggi? A 30 anni dall'omicidio di mio padre e dall'approvazione della legge che porta il suo nome, le mafie hanno continuato a consolidare la loro presenza sia a livello nazionale che internazionale. La vera novità, se così si può dire, è costituita dall'affermarsi di organizzazioni mafiose come la 'ndrangheta nel mercato globale degli affari criminali. Oggi, ormai, pochi

negano il radicamento in Italia delle mafie, lo dimostrano le indagini della magistratura e lo scioglimento dei comuni per infiltrazione mafiosa. In questi 30 anni si è espansa quella zona grigia, fatta di consulenti di alto livello nei settori di interesse degli affari mafiosi: avvocati, consulenti finanziari, manager che mettono a disposizione i loro talenti in cambio di danaro sporco, provenente dai peggiori traffici. Quella zona grigia che, oltre a offrire le proprie competenze tecniche, mette in relazione il nero, le mafie, con il bianco, l'economia apparentemente pulita. Infine, in questi 30 anni, le mafie hanno inquinato la politica esercitando un crescente controllo nei territori e negli ambiti da questa amministrati.


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Un 25 aprile che sia canto collettivo della memoria e promessa di futuro di Andrea Liparoto, Segreteria nazionale Anpi n 25 aprile pulito. Pieno solo di sé, di quel cuore che ne ha fatto storia e futuro. Avulso da propagande ignobili e fuorvianti che quest’anno si sono spinte addirittura ad attaccare con inaudita ferocia l’Associazione che da decenni fa della Liberazione il motore del suo impegno quotidiano, l’ANPI, e il suo Presidente Nazionale, lui in particolare. Questo perché di recente si è assunto la responsabilità di dichiarare che l’Associazione dei partigiani non può entrare - pena lo snaturamento della sua identità e quindi funzione - nel merito di una specifica questione politica, ma solo raccomandare il dialogo e il rispet-

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FIRENZE Il 20 aprile presso la sala ‘Pio La Torre’ a Borgo San Lorenzo Antidoti e Antifascisti. Leggere attentamente la Costituzione. Organizza l’Anpi

to della Costituzione. «Fascista» è stata la risposta. Di più: «non si festeggi la Festa della Liberazione quest’anno», il secondo argomento, ancora vergato di civiltà e trasparenza... Un 25 aprile pulito. Che racconti a chi ancora non sa, a chi non vuol sapere, ai tanti distratti, ai duri di coscienza le radici autentiche della democrazia: Antifascismo, Resistenza, Costituzione. Che racconti il Paese migliore, quello delle partigiane e delle partigiane, del loro istinto genuinamente patriottico, della loro generosità infinita, del loro disinteresse personale, del loro coraggio. Portiamolo nelle piazze, facendolo risuonare dappertutto, in special modo nei luoghi troppo spesso attraversati da un ‘oblio’ consapevole, quei luoghi deputati a tradurre il 25 aprile in regole e forme di convivenza per tutti. Nessuno ignora quanto ce ne sia bisogno in questi tempi assurdi, di una corruzione drammaticamente fuori controllo. Facciamo di questa festa straordinaria il nome di ogni nostro passo verso la realiz-

zazione di una democrazia effettivamente compiuta. Ci sono tanti nomi da pronunciare durante la Festa della Liberazione. Facciamolo. Quelli di un popolo che tanto diede alle partigiane e ai partigiani, nutrendoli, offrendo loro riparo, conforto, con sguardi meravigliosamente umani e con mani senza sosta; quelli di tanti ragazzi e ragazze che morirono giovanissimi con una consapevolezza del proprio dovere incomparabili: li possiamo trovare nelle Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana, suggestivo e prezioso manuale contro l’imbarbarimento politico e sociale, che ognuno di noi ne abbia una copia in mano da regalare nelle piazze, magari a un giovane, e già compiremmo un buon compito civile; quelli dei militari che dissero no al fascismo risorto, pagando il prezzo tragico della deportazione: i primi resistenti, senz’armi. La Repubblica democratica è fondata anche sul loro sacrificio. Nominiamoli, uno per uno. Insieme. Che l’Italia sia, il 25 aprile, un canto collettivo della memoria. E una meravigliosa promessa di futuro.

Resist: da festival locale a progetto della rete Arci nche quest’anno festeggeremo il 25 aprile, festa della liberazione del nostro Paese dal nazi-fascismo, festa della Resistenza come grande movimento di impegno e partecipazione civile. Alcuni comitati Arci si stanno organizzando per realizzare, all'interno di una cornice comune, una serie di iniziative per la celebrazione del nazifascismo attraverso spettacoli, conferenze e concerti che attualizzino il valore della Resistenza. Nasce così l’idea di proporre che Resist, da festival locale sviluppatosi per sette anni a Viterbo, diventi un progetto diffuso sulla rete nazionale dell'Arci. L'intento rimane quello di presidiare il periodo del 25 aprile con l'obiettivo di promuovere una maniera diversa e attuale di raccontare la Resistenza e di continuare a farla su temi sia storici che di pura attualità. Chi volesse aderire a Resist e inviare informazioni su iniziative ed eventi per arricchire il sito può scrivere a Marco Trulli (trulli@arci.it ) oppure a Carlo Testini (testini@arci.it). A Viterbo, l'ottava edizione di Resist ha inizio il 20 aprile alle 21.30 presso la Sala

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Gatti con lo spettacolo Drug Gojko di Pietro Benedetti, che narra le vicende del partigiano viterbese Nello Marignoli. Il 22 aprile alle 21 al Biancovolta Spazio Arci Enzo Del Re: o del lavorare con lentezza, con la proiezione del documentario di Angelo Amoroso d'Aragona Io e la mia sedia e interventi musicali del trio Malia. Per le celebrazioni del 25 aprile Arci Modena, insieme ad Arci Mantova, propone una passeggiata nella storia sull'appennino modenese tra Montefiorino e Monchio con pranzo finale. Tra gli altri appuntamenti, due giorni di celebrazioni (il 14 e il 25 aprile) alla Fondazione Ex Campo Fossoli di Carpi, la giornata in musica Resistenti a Spilamberto, il pranzo della Resistenza con Anpi Formigine alla polisportiva formiginese. Lecce, Copertino, Maglie, Poggiardo e Trepuzzi hanno in programma iniziative con concerti, esibizioni della Banda della Resistenza e del gruppo folkloristico Lo scognamillo, il reading di lettere di partigiani dal carcere. A Milano l’appuntamento è il 25 aprile alle 21 al circolo Bellezza con esibizioni di Io?Drama e Doc brown, la proiezione di

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Partiti per Bergamo - la strage nazifascista di Piazzale Loreto e a seguire dibattito. Fittissimo il calendario di eventi che, dal 13 al 25 aprile, si tengono nella provincia di Lecco: dalle mostre resistenti alla presentazione di libri, dai concerti alle commemorazioni, dagli spettacoli teatrali a trekking e camminate resistenti, dai cineforum all’evento Le strade della Resistenza (presentazione della mappa delle vie, dei sentieri e dei cippi della Valle San Martino di Calolziocorte che portano i nomi della Liberazione), sono molteplici le iniziative realizzate per onorare la memoria della resistenza partigiana. Anche in Piemonte sono molteplici le iniziative: dopo Resistenze resistenti. Canzoni e parole di Resistenza che si è tenuto a Rivalta di Torino il 15 aprile, Arci Torino promuove, grazie alla collaborazione dei suoi circoli, numerosi appuntamenti che inizieranno il 20 aprile e proseguiranno ininterrottamente fino al 1° maggio con il corteo conclusivo. Perché memoria e Resistenza siano e restino un patrimonio culturale e storico. Info: www.arciresist.org


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63 migranti morti nel Mediterraneo: l’esercito francese accusato di omissione di soccorso

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bordo, l’imbarcazione incrocia una nave militare. I naufraghi segnalano la situazione di pericolo e mostrano i corpi di bambini ormai stremati. Nessuno verrà in loro soccorso. Dopo 15 giorni alla deriva, il gommone è rigettato sulle coste libiche. A bordo, solo 11 sopravvissuti di cui 2 muoiono dopo lo sbarco in Libia. 63 persone, tra cui 20 donne e 3 bambini, sono morte per mancanza di soccorsi. Questo caso, simbolo dell’indifferenza dell’Europa nei confronti dei rifugiati, è oggi portato dinanzi alla giustizia penale francese da alcuni dei sopravvissuti. È stato depositato infatti al Tribunale di Grande Istanza di Parigi, nella sua composizione specializzata in materia militare, un ricorso contro ignoti per omissione di soccorso a persone in pericolo. Spetterà alla giustizia far luce sulle responsabilità dell’esercito francese che, impegnato in Libia per proteggere la popolazione civile, ha omesso di portare soccorso a questi profughi. Assodato che hanno ricevuto i messaggi di allerta, tutto porta a credere che le forze armate francesi abbiano violato gli obblighi internazionali e nazionali che impongono di proteggere la vita, in particolare in mare. Il disprezzo e l’indifferenza riservati alle persone che, per sopravvivere, tentano di raggiungere l’Europa sono intollerabili. Con la sentenza del 23 febbraio 2012 la Corte europea dei diritti dell’uomo lo ha

affermato con forza. Le organizzazioni che sostengono i sopravvissuti a questa tragedia, si aspettano che la giustizia penale francese sanzioni la violazione dell’obbligo di recare soccorso alle persone in pericolo e ritengono che niente possa giustificare chi, con cognizione di causa, lasci morire un essere umano in pericolo. L’Arci sta valutando la possibilità di un’azione legale anche in Italia, Paese su cui, secondo il rapporto del Consiglio d’Europa, ricadono le responsabilità maggiori per quella tragedia. Queste le organizzazioni che sostengono i ricorrenti: Agenzia Habeshia, Arci, Boat4People, Coordination et initiatives pour réfugiés et immigrés, Fédération internationale des ligues des droits de l'Homme, Groupe d'information et de soutien des immigrés, Ligue des droits de l'Homme, Migreurop, Progress Law Network, Réseau euro-méditerranéen des droits de l'Homme.

BOATS 4 PEOPLE Diventa “azionista” di B4P, fai una donazione attraverso Eppela.com http://www.eppela.com/ita/projects/177/boats4people-basta-mortialle-frontiere-marittime

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n anno dopo la morte di 63 migranti in un’imbarcazione a largo della Libia, alcuni dei sopravvissuti, con il sostegno di alcune organizzazioni (tra cui l’Arci), depositano in Francia un ricorso in cui si accusa l’esercito francese di omissione di soccorso a persone in pericolo. È il marzo del 2011, in Libia regna il caos e migliaia di stranieri sono costretti a fuggire per sottrarsi alle violenze. Tra loro, 72 persone di origine etiope, eritrea, nigeriana, ghanese e sudanese, che si imbarcano la notte del 27 marzo su un gommone diretto in Italia. Qualche ora dopo la partenza, un aereo di pattuglia francese sorvola l’imbarcazione e la segnala alla guardia costiera italiana. Il viaggio si trasforma ben presto in un incubo. Sono a corto di carburante, cibo e acqua potabile e perdono il controllo del mezzo. Lanciano un SOS alla guardia costiera italiana che diffonde messaggi di emergenza a tutte le imbarcazioni presenti nel Mediterraneo fornendo le coordinate del gommone. Questi appelli saranno ritrasmessi ogni 4 ore per 10 giorni. In quel periodo è massiccia, nelle acque al largo della Libia, la presenza di forze militari dotate di equipaggiamenti sofisticati. In due occasioni il gommone è sorvolato da elicotteri, uno dei quali lancia a bordo bottiglie d’acqua e biscotti. Poi, più niente! Dopo 9 giorni e il decesso di molti dei migranti a

Sui profughi il Forum del Terzo Settore Liguria decide per la disobbedienza civile on riferimento alle vostre comunicazioni del 5 aprile e del 13 aprile u.s. siamo a comunicarvi che non intendiamo procedere nella direzione della fuoriuscita dei migranti ospitati presso le nostre strutture di accoglienza come da voi intimato». Questo l'inizio della comunicazione che abbiamo inviato - come Forum del Terzo Settore Liguria alla Protezione Civile, alla Regione Liguria e alle Prefetture della Liguria. A questo atto, che possiamo senz'altro definire di disobbedienza civile, siamo giunti dopo aver invano tentato di trovare una positiva soluzione alla spinosa vicenda che riguarda 570 profughi richiedenti asilo presenti sul territorio regionale - di cui 40 tunisini. Per la loro accoglienza, è bene ricordarlo, a suo tempo abbiamo deciso di metterci a disposizione, non senza difficoltà, del piano emergenza Nord Africa che verteva sull'assunzione di responsabilità collettiva con

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Istituzioni, Protezione Civile e Terzo Settore. Senza certezze, con grande spirito di collaborazione in questi mesi abbiamo sostenuto l'operato della Regione Liguria, lavorando insieme per poter costruire una parvenza di futuro per queste persone giunte con la speranza di poter provare a ricostruire la propria vita e, in prospettiva, quella dei propri cari. Abbiamo ancora negli occhi le immagini della stazione di Ventimiglia occupata per mesi da persone che chiedevano solo di poter avere un letto e un pasto caldo e/o la possibilità di ricongiungersi con i propri cari. Il termine del 31 dicembre 2012 ci pareva potesse essere il giusto traguardo per questo lavoro. Poi, inspiegabilmente e senza alcun preavviso, nel tardo pomeriggio di giovedì 5 aprile il governo, attraverso la Protezione Civile ci ha comunicato che, con effetto immediato, alla scadenza dei permessi di soggiorno rilasciati per motivi umanitari gli ospiti "dovranno fuoriuscire dal Piano di Accoglienza".

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Ad aggravare la situazione c'è poi l'inadempienza della Protezione Civile, ente attuatore del progetto che non ha brillato per presenza e capacità complessive. Prima di prendere questa inevitabile decisione abbiamo voluto attendere gli esiti di alcune riunioni romane aventi come oggetto le questioni legate all’Emergenza Nord Africa, tutte purtroppo terminate senza positive novità. L’ultimo incontro tra Ministero dell’Economia, Ministero dell’Interno e Protezione Civile Nazionale si è risolto con l’invito da parte del primo a predisporre un progetto complessivo di chiusura dell’esperienza. Un percorso, immaginiamo, che non avrà tempi brevi. Solo allora vi sarebbe la disponibilità a finanziare il 2012. La questione relativa ai permessi di soggiorno per i Tunisini, invece, rimane bloccata come bloccato pare essere il loro percorso di stabilizzazione sul nostro territorio. Info: walter.massa@arci.it


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Boats 4 people: un progetto per fermare le morti in mare, per un Mediterraneo di libertà e solidarietà .226, questo il numero di uomini, donne e bambini annegati dal 1988 ad oggi nel Canale di Sicilia mentre tentavano di raggiungere la Fortezza Europa (fonte Fortress Europe). Il progetto Boats 4 People (B4P) nasce dal bisogno condiviso di fermare questa ecatombe e di ‘riappropriarsi’ del Mediterraneo per (ri)farne uno spazio di solidarietà e libertà di movimento. Nasce al Meeting Internazionale Antirazzista (MIA) di Cecina e durante l’incontro Il vento del cambiamento, dal confronto tra centinaia di rappresentanti della società civile delle due sponde del Mediterraneo. Punto di partenza, la rabbia di fronte all’idea che il mare rappresenti uno spazio di sospensione del diritto, il teatro di controlli di frontiera sempre più violenti, di violazioni dell’obbligo internazionale di soccorso in mare, del diritto d’asilo, dei diritti umani e di un aumento preoccupante del numero di morti. Morti di migranti che, a seguito della rivoluzione tunisina ed in conseguenza della guerra in Libia, hanno deciso di imbarcarsi alla ricerca di un’opportunità di vivere meglio, se non di vivere e basta. Un vento iniziato nella primavera scorsa, la primavera araba, quando il Mediterraneo era solcato dalle imbarcazioni dell’operazione NATO Unified Protector, di Frontex, l’Agenzia per il controllo delle Frontiere esterne dell’UE, e, come sempre, delle Guardie costiere nazionali. Morti che hanno falcidiato quella

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minoranza – è bene ricordare che di minoranza si tratta – di migranti che ci ha creduto, ha creduto che l’Europa, la vecchia, ricca e democratica Europa, che a quella primavera araba plaudeva, fosse pronta ad accoglierli. I fatti hanno dimostrato che in quel caso la maggioranza - quasi un milione di migranti che hanno deciso di scappare in paesi vicini, in Tunisia, Egitto, Ciad, Niger – aveva ragione. Oggi constatiamo, infatti, che le nostre preoccupazioni erano fondate. 1.500, questo è il numero, il triste record, dei morti nel Mediterraneo registrato nel 2011 (fonte UNHCR). Nel frattempo, però, la Corte europea di Strasburgo ha condannato all’unanimità l’Italia per i respingimenti verso la Libia. Non solo, ma 9 coraggiosi sopravvissuti – gli unici dei 72 migranti lasciati alla deriva per settimane nel marzo scorso nelle stesse acque libiche in cui la NATO dispiegava le sue forze di ‘tutela’ dei civili libici – hanno depositato a Parigi uno storico ricorso contro ignoti per omissione di soccorso. Nel frattempo, Gheddafi e Ben Ali sono stati cacciati e la guerra in Libia è, almeno formalmente, conclusa, ma, per quanto concerne le migrazioni, le autorità transitorie tunisine e libiche non hanno rotto con il passato: stanno già negoziando accordi migratori con l’Europa nella più totale mancanza di trasparenza; continuano a criminalizzare l’emigrazione e a rinchiudere arbitrariamente i migranti in transito. Per que-

sto, nel frattempo, ci siamo organizzati e insieme a reti internazionali - come Migreurop - ed organizzazioni della società civile italiana, francese, tedesca, olandese, maliana, marocchina e tunisina abbiamo deciso di lanciare il progetto B4P. B4P partirà il 2 luglio dal MIA con il varo di una ‘flottiglia’ di solidarietà che solcherà simbolicamente il Mediterraneo. A bordo rappresentanti della società civile, giornalisti, parlamentari, fotografi e videomakers. Queste le tappe previste: Palermo (5-7 luglio); Tunisi e Monastir (8-17 luglio in concomitanza con la riunione del comitato internazionale del Forum sociale mondiale); Lampedusa (18-20 luglio, in occasione dell’apertura di Lampedusa InFestival). Ad ogni tappa, seminari, conferenze stampa, proiezioni, mostre fotografiche, manifestazioni. B4P intende portare avanti una denuncia trasparente ed indipendente di quanto è accaduto e continua ad accadere nel Mediterraneo e farla sentire forte e chiara. L’unica garanzia di questa indipendenza è l’autofinanziamento, l’unica certezza che saremo ascoltati è il contributo che ciascuno di voi può dare. Per informazioni: www.boats4people.org italia@boats4people.org Per donare: www.eppela.com/ita/projects/177/boats4people-basta-morti-allefrontiere-marittime

Accoglienza profughi in Umbria: un laboratorio di educazione civica re giorni di iniziative concluse da un grande dibattito al Caos di Terni. L’evento, organizzato da Arci Umbria, ha permesso di fare il punto sulla situazione dei 357 profughi nordafricani accolti sul territorio regionale. L’iniziativa è stata pensata con lo scopo di far conoscere il lavoro svolto in questi mesi e anche per mettere a confronto le istituzioni con i profughi del sistema dell’accoglienza accolti nella nostra Regione. Momento clou della tre giorni è stato il confronto pubblico di giovedì 12 aprile, a cui hanno partecipato circa duecento profughi stipati sulle tribune allestite all’interno del Caos. Al dibattito Senza Asilo? Ad una anno dalla guerra in Libia i profughi incontrano le istituzioni italiane sono intervenuti Angelo Carbone (vice capo Gabinetto del ministero per la cooperazione internazionale), Daniela di Capua (direttrice servizio centrale dello Sprar), Riccardo Compagnucci (vice capo dipartimento per le libertà civili del ministero dell’interno), la vicepresidente della regione

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Carla Casciari, il sindaco di Perugia Vladimiro Boccali, quello di Terni Leopoldo Di Girolamo e il responsabile immigrazione dell’Arci nazionale Filippo Miraglia. A tirare le somme del confronto è stato Francesco Camuffo, presidente di Arci Umbria. «Siamo riusciti a promuovere la partecipazione diretta dei profughi, senza intermediazioni e permettendo alle istituzioni di toccare con mano la nostra realtà quotidiana. Tutto ciò - spiega Camuffo - attraverso un evento che si colloca a metà strada fra la manifestazione culturale e il dibattito tradizionale, dando vita a un vero e proprio laboratorio di educazione civica». Fra i momenti più significativi, la lettera letta dai profughi somali, «una testimonianza autentica e sentita su tragedie che tendiamo a non comprendere e a non conoscere». Al termine del dibattito, sono stati consegnati i diplomi ai giovani nordafricani che hanno frequentato i corsi di formazione per aiuto pizzaiolo e operaio edile. Poi la cena etnica, con buona parte dei piatti che sono

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stati preparati dagli stessi corsisti. Sempre nell’ambito dell’iniziativa si è svolto anche un torneo di calcio a sette che ha coinvolto le squadre Arci international team, Jenin, Gramsci e Primi della strada. Arci international team è la squadra messa in piedi dall’Arci Solidarietà di Terni, composta dai profughi ospitati dall’Arci nel territorio ternano e che ha conquistato il terzo posto nel quadrangolare. Con l’occasione di questa tre giorni, l'Arci ha lanciato in Umbria la raccolta di firme per la petizione Diritto di scelta - per il rilascio di un titolo di soggiorno ai richiedenti asilo provenienti dalla Libia, per chiedere appunto l'immediato rilascio di un titolo di soggiorno umanitario attraverso l’istituzione della protezione temporanea (art. 20 TU) o le altre forme previste dall’ordinamento giuridico. La petizione è stata firmata, tra gli altri, da Gino Strada, Don Ciotti, Moni Ovadia e tanti amministratori locali e dirigenti delle principali associazioni italiane. Info: umbria@arci.it


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Un’idea estesa di patrimonio culturale di Arturo Di Corinto, giornalista e docente universitario, esperto di nuove tecnologie vere con le nuove tecnologie. Chissà come sarebbe discutere dentro una villa del Palladio di come editori tradizionali e nativi digitali possono impiegare le opere fuori catalogo e riconsegnarle a nuova vita con i mezzi del digitale. Chissà come sarebbe mettere online i tesori delle fondazioni bancarie per goderli tutti i giorni dell'anno e non solo nelle giornate del FAI. E tutto questo mentre stabiliamo insieme nuove regole per mettere tutti in condizione di fruire delle opportunità della tecnologia, annullando in un colpo solo il digital divide, l'analfabetismo tecnologico, gelosie di casta e vecchi rituali per creare nuovi skills e competenze per un mondo che sembra rifiutare i giovani e dimenticarsi dei vecchi. Ecco un proposta per l'agenda digitale, consentire a tutti di costruire sul patrimonio culturale preesistente, tutelando le vestigia del passato, offrendole alla creatività di tutti per costruire sulle spalle di chi è venuto prima. È vero o non è vero che le opere artistiche memorabili, i grandi movimenti d'avanguardia e le scoperte più sensazionali sono nate dove era più facile la circolazione di idee, cultura e informazioni? Non è vero che è più facile costruire sul patrimonio culturale preesistente?

nche quest'anno si celebra la Settimana della cultura. Il XIV appuntamento organizzato dal Mibac per promuovere e valorizzare il Patrimonio culturale italiano apre infatti gratuitamente le porte di musei, ville, monumenti, aree archeologiche, archivi e biblioteche statali, per nove giorni, dal 14 al 22 aprile. Iniziativa encomiabile che potrebbe però diventare l'occasione per valorizzare il patrimonio del presente e non solo quello del passato enfatizzandone innesti e contaminazioni, fino a diventare occasione di dibattito su ciò che riteniamo ‘fare cultura’ e non solo ‘essere cultura’. Ad esempio, una settimana della cultura potrebbe valorizzare il mondo digitale e le forme comunitarie che su di esso crescono. Come per il meeting bolognese di Punto.it., incontro delle web tv italiane dove si sono dati convegno oltre 400 videomakers per parlare della tv del futuro, cioè del nostro futuro, e di come ci percepiamo, ci relazionamo, ci formiamo idee e opinioni. Oppure una parte della programmazione di questa settimana potrebbe essere dedicata ai luoghi della cultura autogestita, al Teatro Valle o al Cinema Palazzo di Roma, che pochi giorni fa hanno ospitato nei

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loro spazi tre giorni di eventi dedicati al copyleft, cioè alle modalità attraverso cui è possibile comunicare e reinventare il patrimonio linguistico, artistico, scientifico, culturale, del nostro paese, oltre le logiche di un copyright che comincia a stare stretto a tutti. O ancora la Settimana della cultura potrebbe interrogarci sui motivi per cui continuiamo a finanziare con soldi pubblici giornali che non legge nessuno tranne chi ci fa la cresta, mentre Wikipedia, l'enciclopedia online, non ha nessun contributo statale pur essendo fra i primi dieci siti più visitati in Italia. Un giorno della Settimana della cultura poi potrebbe essere interamente dedicato alle Fondazioni e agli Istituti culturali per l'immensa importanza che hanno nel tutelare la storia recente per immaginare un futuro migliore. Il pensiero va alla Fondazione Basso e alla imperterrita ostinazione dei suoi reggenti nella costruzione di una cultura della pace e del diritto che non le evita di essere sempre alle prese con la cronica scarsità di fondi che si assottigliano di anno in anno. Chissà come sarebbe ospitare nell'anfiteatro di Ferento che cade a pezzi una convention di giovani videomaker e grafici in grado di ricostruire in 3D le vecchie rovine facendole rivi-

Salviamo il Premio Ciampi

Tornano i fondi per l’editoria. Adesso nuove regole

A causa dei tagli alla cultura, dopo 18 anni il Premio Ciampi-Città di Livorno rischia di non sopravvivere. Crediamo che questa manifestazione, promossa dal Comitato Arci di Livorno, abbia il carattere di un contenitore che fruga e si radica nella nostra memoria per proiettarsi nel futuro e aprire strade a quei giovani talenti che della poesia, della ricerca e della creatività fanno i perni della loro attività artistica. Non è un caso che Livorno e il Premio dedicato a Piero Ciampi, cantautore che passerà alla storia come una delle voci più indipendenti del Novecento, siano diventatati un punto di riferimento per chi si batte contro l'omologazione e i conformismi. Nel pedigree della manifestazione troviamo artisti famosi e giovani talenti che si sono affermati come esponenti della musica di qualità. In questi anni il Premio ha aperto finestre internazionali e ha creato spazi per le arti figurative (Premio L'altrarte) e per la poesia (Premio Valigie Rosse). Pensiamo quindi che il Premio sia un patrimonio da salvaguardare. Per questo invitiamo ad aderire all’appello e alla sottoscrizione popolare, con la speranza di salvare la rassegna. Info: www.premiociampi.it

Tornano i fondi per l'editoria per il 2012, passando da 47 a 120 milioni. Le dichiarazioni del presidente Monti e del sottosegretario Peluffo hanno avuto finalmente un riscontro negli atti, con il decreto di destinazione di una quota di risorse del fondo emergenza della presidenza del Consiglio (il cosiddetto fondo Letta), dal quale arriveranno 50 milioni, e altri 23 dovrebbero arrivare dal recupero di risorse da risparmi interni dell'amministrazione. Il totale sarà dunque di 120 milioni di euro. Secondo la Fnsi, la necessità minima sarebbe stata di 160 milioni, data la situazione di emergenza in cui versano molte testate. Quindi non si può dire che si sia ripristinato un clima di sicurezza per la sopravvivenza di quelle in condizioni più critiche, tuttavia si può ragionevolmente pensare che da qui al 2014 quando, secondo la legge, dovranno entrare in vigore nuovi criteri e nuove missioni dell'intervento pubblico nell'editoria, non ci siano testate costrette a chiudere per mancanza di ossigeno a causa di una valvola chiusa proprio dallo Stato. Il segretario nazionale della Fnsi, Franco

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Siddi, nel dirsi soddisfatto per il ripristino del finanziamento dovuto anche all’efficienza del nuovo sottosegretario con delega all’editoria, ribadisce la disponibilità del sindacato a partecipare in modo attivo alla riforma, per la quale sono necessari criteri selettivi e di massima trasparenza, disponibilità subordinata alla tutela del pluralismo dell'informazione e di un’occupazione qualificata. Inoltre, secondo Siddi, è necessario che si apra finalmente un Tavolo in cui si discuta delle misure necessarie per lo sviluppo, la crescita e l’innovazione del settore. Siddi sottolinea poi la necessità che la presidenza del Consiglio accolga la richiesta delle comunità italiane all'estero per un'analoga operazione di riordino delle convezioni Rai al fine di garantire la ripresa di Rai Internazional e il mantenimento delle sedi estere strategiche. Infine, secondo il segretario della Fnsi, occorre che i fondi pubblici vadano a giornali veri, con giornalisti veri, e che giornali di idee forti e rappresentative vedano garantita la loro esistenza. Solo così sarà possibile salvaguardare un’informazione libera e plurale.


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Fra tagli e costi da abbattere, come cambia il Welfare: il Rapporto Auser su Enti Locali e Terzo Settore rganici comunali ridimensionati a vantaggio degli affidamenti esterni; aumento dei carichi di lavoro per gli addetti; forte coinvolgimento delle associazioni nell’erogazione dei servizi sociali. I risultati che emergono dalla Quinta rilevazione nazionale sul rapporto fra Enti Locali e Terzo Settore promossa dall’Auser e presentata a Roma il 17 aprile 2012, mostrano un welfare locale sempre meno pubblico, sempre meno ‘comunale’. Scende al 42% la percentuale di servizi sociali gestiti direttamente dai comuni, una quota che si riduce al 24,2% nel Nord Ovest e si eleva fino al 54% al Sud. Cresce invece il ricorso alle convenzioni con il volontariato. Il forte ricorso al Terzo settore è però ancora poco regolato ed è motivato soprattutto dalla necessità di abbattere i costi. Il V Rapporto Auser scatta una chiara fotografia sulle modalità di gestione dei servizi socioassistenziali da parte dei comuni e la realtà che emerge non è delle migliori, con il personale ridotto al lumicino - diminuito del 6,6% negli ultimi 3 anni. Educatori, assistenti sociali e psicologi vengono prevalentemente assunti con contratti ‘atipici’, precari insomma, e il carico di richieste per i servizi socioassistenziali si riversa sempre più sulle spalle del terzo settore. Mentre le fasce deboli della popolazioni sono in grande difficoltà. Nel periodo preso in considerazione dalla Ricerca Auser (ottobre 2011 - marzo 2012),

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dall’esame dei bandi e delle procedure di gara risulta che i Comuni oggetto del campione hanno trasferito alle imprese sociali e alle associazioni di volontariato la gestione dei servizi alla persona, come ad esempio l’assistenza domiciliare agli anziani, l’assistenza educativa territoriale ai minori, l’asilo nido e la mensa e altri servizi sociali, per una spesa totale prevista di 6,454 milioni di euro. Negli ultimi mesi è cresciuto in modo considerevole il ricorso alle organizzazioni di volontariato da parte delle amministrazioni pubbliche locali. Ciò probabilmente allo scopo di contenere la spesa sociale a fronte della progressiva riduzione delle risorse pubbliche, tenuto conto che le associazioni si avvalgono di norma di prestazioni volontarie e gratuite dei propri soci; mentre, come è noto, le cooperative sociali e le imprese profit utilizzano manodopera retribuita. Sulla base dell’analisi dei bandi, dei capitolati di appalto e di ulteriori dati rilevati presso i Comuni, la gestione della spesa sociale comunale affidata all’esterno viene impiegata principalmente a favore delle cooperative sociali, soprattutto nel Nord-Est (78%). Le associazioni di volontariato risultano affidatarie dei servizi sociali principalmente al Sud (28%) e nelle Isole (24%). Le cooperative sociali gestiscono in particolare servizi di assistenza domiciliare agli anziani, interventi assistenziali di base (gestione di centri con

ospiti residenziali), e servizi all’infanzia, specie quelli a carattere educativo e ricreativo. Alle associazioni di volontariato i Comuni affidano in particolare la gestione di servizi cosiddetti innovativi e integrativi, di supporto agli interventi ‘complessi’. Occorre poi sottolineare che la breve durata degli incarichi (le convenzioni con durata non superiore a un anno sono pari al 31,3% delle 96 procedure di gara rilevate, una quota che supera il 36% nel Sud) costituisce elemento di forte incertezza nelle prestazioni di efficienza e di efficacia della spesa sociale. Inoltre, 9 gare (cioè il 10% del campione) sono state indette sulla base del criterio di aggiudicazione al prezzo più basso, a discapito spesso della qualità del servizio ed in barba alla legge 328/2000. I dati del dossier Auser confermano, infine, che al centro delle relazioni tra enti locali e Terzo settore c’è un enorme paradosso e molte contraddizioni. A fronte del rilevante apporto che associazioni e imprese sociali forniscono alla gestione dei servizi sociali, le amministrazioni pubbliche locali sono ancora inadempienti nella creazione di regole davvero efficienti e trasparenti per consentire al Terzo settore di erogare servizi di qualità alla cittadinanza, e di giocare un ruolo importante nella programmazione sociale e in termini di sussidiarietà orizzontale. Info: www.auser.it

Anziani: in aumento le richieste di intervento alle associazioni, dove le istituzioni pubbliche non riescono ad arrivare li interventi sociali realizzati da Auser soddisfano una domanda sociale in forte crescita, in genere non coperta dalle istituzioni pubbliche locali preposte; si tratta di una domanda variegata, al cui interno si intrecciano le necessità collegate alla povertà (soprattutto nelle grandi città del Nord, dove emerge la fragilità economica e relazionale delle donne vedove, sole e molto anziane), bisogni socio-sanitari collegati alle condizioni di non autosufficienza e di parziale non autosufficienza degli anziani, bisogni di compagnia, socialità e di ‘benessere’, le necessità di spostamento nel territorio. In particolare, la richiesta di servizi di mobilità e collegati ai trasporti è ormai un fenomeno in forte crescita, che dipende non solo dalla necessità, da parte degli anziani, di raggiungere uffici pubblici e presidi ospedalieri e ambulatoriali, ma anche dal desiderio, espresso da una quota rilevante di

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utenti ultrasettantacinquenni soli, di spostarsi nel territorio per svolgere attività sociali e in modo particolare relazionali, e sbrigare in modo autonomo pratiche d’ufficio. In definitiva, le attività convenzionate svolte da Auser rispondono a un ‘nuova’ domanda sociale espressa dagli anziani, che si indirizza verso l’uso ‘attivo’ del territorio; domanda che può essere soddisfatta sempre meno attraverso il ricorso alla istituzionalizzazione; al contrario, richiede il potenziamento del sistema dei servizi reali e la creazione di nuove opportunità (integrazione sociale, promozione del benessere, invecchiamento) nelle comunità locali. Auser è partner di una rete estesa di soggetti sociali. Essi svolgono, anche sollecitati dagli enti territoriali, importanti funzioni pubbliche nelle attività di contrasto alla povertà, di promozione della salute e della qualità della vita degli anziani. Le organizzazioni di volontariato interven-

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gono non solo nella gestione di servizi e interventi sociali ‘per conto’ degli enti locali, ma anche e soprattutto per promuovere e realizzare sul territorio spazi di autoorganizzazione (che in diversi casi si trasformano in veri e propri momenti di autogoverno), innescando politiche sociali più mirate all’evoluzione socio-demografica e ai nuovi bisogni delle popolazione anziane. Tra i punti di criticità, la forte sollecitazione che gli enti territoriali esercitano nei confronti delle associazioni per la gestione di ‘pezzi’ di servizi sociali. Nel 2011 e nei primi mesi del 2012, le convenzioni sottoscritte da Comuni e Auser si caratterizzano per la presenza di un numero elevato di servizi e interventi ‘integrativi’ richiesti al volontariato. A tale complessità dell’intervento richiesto spesso non corrisponde però un’adeguata regolazione nonché l’attivazione di un processo di programmazione sociale condivisa.


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Summit dei popoli a Rio+20. Stralci del documento della Rete italiana per la giustizia ambientale e sociale el vertice del 1992, vennero adottate la Convenzione sulla Diversità Biologica (CDB), la Convenzione ONU sul Cambiamento Climatico (UNFCC) e la Convenzione per Combattere la Desertificazione. Sono passati venti anni e gli impegni dei governi non sono stati mantenuti, anzi. Siamo in una situazione ambientale, sociale ed ecologica drammatica e la scienza ci dice con forza che dobbiamo invertire la rotta prima che sia troppo tardi per noi. I fallimenti degli appuntamenti internazionali sono ormai una costante. Questi spazi chiusi alla società civile e ai movimenti servono esclusivamente per consentire a lobbisti, rappresentanti delle multinazionali e della finanza internazionale di incontrarsi. Dopo il vertice mondiale della Terra di venti anni fa, che tante speranze aveva acceso, a giugno di quest’anno a Rio si incontreranno di nuovo per discutere non di come si cambia il modello che sta strozzando il pianeta e la maggior parte dei suoi abitanti, ma per parlare di ‘green economy’, altra cosa rispetto a quell’economia ecologica che abbia a cuore la giustizia ambientale e sociale. Sarà l’ennesimo circo in cui la finanza vorrà creare una nuova bolla speculativa: la bolla del carbonio. Via Campesina, la più grande rete di organizzazioni contadine a livello globale, la definisce ‘la maschera verde del capitalismo’. La finanziarizzazione dell’economia non tralascia certo l’ambiente. La finanziarizzazione della natura e della sua crisi è l’ultimo grande business del sistema capitalista. I movimenti e la società civile mondiale lo continuano a denunciare e saranno a Rio per promuove un Summit dei popoli per la giustizia ambientale e sociale, dove confrontarsi con accademici, scienziati e le istituzioni che vorranno esserci per capire come cambiare l’attuale modello e costruire le alternative. L’insostenibilità del modello di sviluppo e l’assenza di alternative sono infatti le cause della crisi di sistema diffusa ormai in tutto il mondo. L’inconciliabilità del sistema capitalista con i limiti della Terra produce un processo di continua spoliazione dei diritti e distruzione delle opportunità di accesso ad una vita dignitosa per miliardi di esseri umani. Più aumentano l’inquinamento, la distruzione del pianeta e dei beni comuni, gli eventi estremi che colpiscono le nostre città ed i nostri paesi, maggiore è la povertà e l’ingiustizia che colpiscono le fasce medie e più deboli della popolazione. L’insicurezza ambientale e l’accaparramento individuale delle risorse si traducono in forme odiose di

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ingiustizia ambientale e sociale. Parliamo di ingiustizia che si manifesta in forme diverse. A partire da quella distributiva, colpendo una comunità più di altre per ciò che riguarda il peso dei rischi ambientali, sino all’ingiustizia verso un singolo o una comunità privata del suo diritto a partecipare, o non riconosciuta nei suoi diritti soggettivi o collettivi, oppure le cui potenzialità e/o sviluppo a causa dei danni ambientali inflitti sono stati lesi. Senza dimenticare l’ingiustizia compiuta nei confronti delle generazioni a venire, private delle possibilità di accedere agli stessi beni e costrette a vivere in condizioni peggiori rispetto alla generazione precedente. Di fronte a questo scenario, Rigas, la Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale, composta da oltre 70 realtà tra comitati, organizzazioni sociali, sindacati, enti di ricerca etc. concorre a stimolare la partecipazione attiva di tutte le realtà associative e di movimento, così da elaborare una serie di proposte fondate sulle attività che le diverse realtà che si strutturano e integrano in rete portano avanti da anni. Proposte che nascono dalla considerazione per cui l’uomo è parte del sistema socio-ecologico e deve seguire le regole dell'ecosistema, a partire dai suoi limiti biofisici: sfruttare le risorse rinnovabili ad un ritmo che non superi la capacità di rigenerazione dell' ecosistema; limitarne l'uso in modo da produrre

quantità di rifiuti che possano essere assorbiti dall'ecosistema; sfruttare le risorse non rinnovabili ad un ritmo che, per quanto possibile, non superi il ritmo di introduzione di sostituti rinnovabili. Se questi sono i principi cui attenersi, risulta indispensabile immaginare e lavorare alla costruzione di un'economia capace di perseguire il bene comune e di aumentare i beni relazionali, che individui nei limiti fisici ecosistemici i propri limiti naturali e abbia la reciprocità - piuttosto che l’accumulazione - come fine. Promuovono: A Sud, Arci, Action, Altralombardia, Altramente, Amig@s MST-Italia, Attac Italia, CDCA - Centro Documentazione Conflitti Ambientale, CETRI Tires/Centro Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale, Citera - La Sapienza, Coordinamento Nord-Sud del mondo, Comitato 3e32, Commissione giustizia e pace/ Missionari Comboniani, Coordinamento Energia Felice, Contratto Mondiale dell'Acqua, daSud, Fiom-Cgil, Focuspuller, Forum Ambientalista, Genuino Clandestino rete di resistenza contadina, Osservatorio Europa, Rete@sinistra, Rete della conoscenza, SEM- Sinistra Euromediterranea, Teatro Valle Occupato, Terres des Hommes, TILT, Trasform!Italia, Università Popolare Interculturale, VAS onlus, Ya Basta Info: www.reteambientalesociale.org

Il lancio della Campagna ‘pRIOrità futuro’ In vista di Rio+20, il Vertice che si terrà in Brasile nel prossimo giugno, Rigas, la Rete italiana per la giustizia ambientale e sociale, lancia la campagna pRIOrità futuro - I popoli per la giustizia ambientale e sociale. Dopo due decenni di falimenti dal primo summit della Terra tenuto a Rio nerl 1992, nel pieno di una cirsi che è economica, finanziaria, sociale ed ecologica, le reti sociali si riuniranno ancora una volta a latere del vertice governativo per discutere e proporre le proprie alternative al modello di sviluppo attuale. Un’alternativa che si basi sulla giustizia sociale, la democratizzazione dello sviluppo, la partecipazione alle scelte, la riconversione ecologica. Rigas si farà portatrice di queste is-

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tanze, raccogliendo esigenze e punti di vista di sindacati, associazioni, centri di ricerca, università, organizzazioni ambientaliste durante un percorso di mobilitazione, informazione, discussione, approfondimento e articolazione delle proposte. La campagna verrà lanciata con l’evento scenaRIO futuro, che si terrà a Roma, al Teatro Valle occupato, sabato 21 aprile a partire dalle 14.00. Durante l’iniziativa performance artistiche si alterneranno a interventi di rappresentanti di movimenti, organizzazioni sociali e culturali, del mondo dell’informazione, dei sindacati. Parteciperanno Ascanio Celestini, Ulderico Pesce, i Tete de Bois, con incursioni degli artisti del Teatro Valle Occupato.


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A Padova con ‘IncontrArci. Circoli aperti ai popoli’ calendario di incontri per conoscere culture diverse circoli Arci di Padova aprono le porte alle diverse comunità presenti in città e si trasformano in ‘spazi condivisi’, in cui promuovere occasioni di socializzazione e dialogo, fattori imprescindibili per garantire coesione sociale. Con IncontrArci. Circoli aperti ai popoli, alcune sedi simbolo della proposta culturale dell’associazione diventano così luoghi dove conoscersi, scoprire la ricchezza delle diverse tradizioni, far crescere esperienze comuni e intrecciare le proprie radici con quelle altrui, per dare radici nuove al con-vivere e all’abitare la medesima città. Il progetto, la cui seconda edizione ha preso il via giovedì 12 aprile e proseguirà fino al 15 maggio, è promosso da Arci

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NOCERA INFERIORE (SA) Il 20 aprile alle 20 presso l’Arci Uisp Simeon terzo appuntamento del cineforum sul mondo del lavoro con la proiezione del film Il gioiellino di Andrea Molaioli

Padova con il forte coinvolgimento di numerose comunità e associazioni di stranieri presenti sul territorio, come Associazione donne filippine, Ascap (Associazione studenti camerunensi), Ascan (Associazione senegalesi), Cui (Cittadini uniti per l’integrazione), Comunità ucraina di Padova, Gruppo danze ucraine, Migramente, Gruppo Rocc, Ochacaffè, Apapgl (Associazione per la pace nei paesi dei Grandi laghi), Rinia (Associazione interculturale albanese), Gruppo giovani russi, Togo Deout… L’iniziativa vede la partnership e il sostegno del Comune di Padova–Unità di progetto Accoglienza e immigrazione e Commissione per la rappresentanza dei cittadini stranieri residenti a Padova, e la collaborazione dei circoli Arci Fahrenheit 451, La Mela di Newton, Carichi Sospesi, oltre che del Comitato padovano L’Italia sono anch’io e delle associazioni Fratelli dell’Uomo e Incontrarci. Fino a fine maggio, una decina le date in calendario per questa prima tranche di iniziative direttamente organizzate e proposte dalle associazioni di migranti: incontri e

testimonianze, concerti e mostre, proiezioni di video, appuntamenti culinari... La serata di apertura, curata da AscanAssociazione senegalesi e Fratelli dell’uomo, si è tenuta presso La mela di Newton con Assaggi di co-sviluppo: attraverso video e l’intervento di testimoni sono state raccontate alcune esperienze di co-sviluppo: dalla cooperazione a km zero all’utilizzo di energie rinnovabili nel Sud del mondo, passando per la cooperazione in Italia. Domenica 15 aprile, sempre nello stesso circolo c’è stata la Festa russa, alla scoperta di musica e proverbi di questa cultura. Prossimo appuntamento domenica 22 aprile con il dibattito Essere cittadini oggi: esperienze di vita di cittadini del mondo. Mentre il 26 aprile al circolo Fahreneit 451 sarà inaugurata la mostra fotografica Chernobyl e sarà proiettato un documentario in occasione del 26° anniversario dalla tragica esplosione della centrale nucleare. Il programma di IncontrArci riprenderà, dopo la pausa estiva, ad ottobre. Tutte le iniziative sono a ingresso gratuito. Info: www.arcipadova.org

Notizie Brevi Il Festival degli aquiloni FERRARA - Conto alla rovescia per Vulandra, il festival internazionale degli aquiloni che animerà il cielo di Ferrara con forme e colori nelle giornate dal 21 al 25 aprile. Aquilonisti italiani e stranieri faranno volare le proprie creazioni allÊinterno del Parco Bassani, dando vita alla 33esima edizione del festival. La manifestazione è organizzata dallÊArci Ferrara e dal Gruppo aquilonisti Vulandra, in collaborazione con il centro di promozione sociale Il quadrifoglio e con il patrocinio di Comune, Provincia e Regione Emilia Romagna. Info: www.arciferrara.org

Presentazione all’Arcipelago VALENZANO (BA) - Martedì 24 aprile con inizio alle 21 gli orizzonti letterari del circolo Arcipelago volgeranno il loro sguardo su Dentro... l'inferno. Il destino di una vita negata, opera dell'autore Giuseppe Benvestito. Il romanzo, edito dalla Wip Edizioni, tratta le vicende di Floriana, una ragazza definitivamente abbandonata dalla madre milanese all'età di soli

12 anni violentemente proiettata nella realtà ostile di un piccolo paese della Puglia. Ingresso gratuito per i soci Arci. Info: www.arcivalenzano.it

Proiezione al Basaglia TORINO - Al Caffè Basaglia il 22 aprile alle 21 si terrà la proiezione di The last farmer: Il documentario di Giuliano Ghirelli esplora le drammatiche conseguenze del neoliberismo e della globalizzazione sulla vita dei piccoli contadini nel mondo seguendo lo svolgersi della giornata di Baldomera in Guatemala, Agi in Indonesia e Aloise in Burkina Faso, con il supporto di interviste a Luciano Gallino, Hira Jhamtani, Giorgio Cingolani, Magaly Rey Rosa, Mamadou Goita e Roberto Schellino. Info: info@caffebasaglia.org

cessi genovesi emerge uno spaccato degli apparati dello stato che ne evidenzia tutta la mediocrità, la doppiezza e il servilismo dellÊepoca berlusconiana. Protagonisti di questa ÂfarsaÊ sono funzionari responsabili di gravi violazioni, o semplicemente omertosi, premiati con promozioni e prebende, a cui si contrappongono servitori dello stato integri e meritevoli emarginati, messi allÊangolo e umiliati a causa della loro fedeltà alla legge. Tutto ciò spesso nellÊindifferenza, se non con la connivenza, dei politici, quasi sempre impegnati a coprire i colpevoli e a criminalizzare gli onesti. Ma è anche la storia, quasi epica, di magistrati che sono riusciti a far trionfare un poÊ di giustizia, sfidando i ricatti di un potere che li ha osteggiati con ogni mezzo. Info: 3311143004

L’eclisse della democrazia IMPERIA - Il 26 aprile dalle 20 al circolo Guernica andrà in scena lo spettacolo LÊeclisse della democrazia, di e con Vittorio Agnoletto, voce narrante, e con Marco Fusi Small Ensemble. Attraverso la ricostruzione dei pro-

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Festival delle nuove Resistenze NOVARA - Torna anche questÊanno il Festival delle Nuove Resistenze promosso dal circolo Arci XXV aprile, da Anpi, Legambiente e Libera Novara e dalle associazioni Sermais e Cineforum nord, con il contributo del

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Comune di Novara e dellÊIstituto storico della Resistenza ÂP. FornaraÊ. LÊedizione 2012, dal titolo Catartica, si terrà dal 21 al 27 aprile e prenderà il via con lo spettacolo teatrale Nomi, cognomi ed infami di Giulio Cavalli. Info: novara@arci.it

Laic sine ma al Gardenia REGGIO EMILIA - Ultimo appuntamento con la rassegna Laic sine ma allÊArci Gardenia. Appuntamento alle 20 con la cena Giallo Orientale e, a seguire, la proiezione del film I gatti persiani, vincitore del premio speciale della giuria nella sezione ÂUn Certain RegardÊ al Festival di Cannes 2009. Visione gratuita, cena disponibile su prenotazione. Info: reggioemilia@uaar.it

Incontro al Luogocomune CREMONA - Al Luogocomune il 18 aprile alle 19 Arci Cremona, insieme ad altre organizzazioni locali, promuove lÊappuntamento Una mobilità diversa è possibile. No alle nuove autostrade. A conclusione dellÊincontro, aperitivo a chilometro zero. Info: www.arcicremona.org


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A Reggio Emilia dal 20 al 22 aprile la terza edizione delle Giornate della laicità

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A Viterbo ‘Il libro fluttuante’ È possibile visitare, fino al 21 aprile, la mostra Il libro fluttuante, che si inserisce nell’ambito del Festival Librimmaginari che si sta svolgendo a Viterbo presso lo Spazio Arci Biancovolta. Partendo da un confronto generazionale, la mostra mette in scena una selezione dei lavori degli allievi della Scuola del Libro di Urbino, sezione disegno animato, coordinata dal Prof. Roberto Catani con la collaborazione dei colleghi Stefano Franceschetti e Anna Pagnini. Story board in esposizione come tavole di libri illustrati che vengono poi animati: disegni, illustrazioni e corti di animazione in mostra. Autori di corti di animazione sono spesso gli stessi docenti della Scuola, come ad esempio Mauro Caramanica, ospite in questi giorni a Viterbo con dei laboratori di tecniche di cinema d'animazione organizzati per i detenuti della Casa circondariale di Viterbo Mammagialla, in collaborazione con Arci Solidarietà Viterbo e Cooperativa Passaggi, e con studenti e professionisti presso il Circolo Arci Jesce Sole. La mostra è aperta tutti i giorni (tranne il lunedì) dalle 16 alle 19.30. Ingresso gratuito. Info: librimmaginari.blogspot.com

ogni tipo, si realizzeanno incontri con persone che esporranno il loro pensiero, senza la presunzione di convincere o ‘fidelizzare’ ad un convincimento come un qualsiasi brand commerciale. Dal 20 al 22 aprile saranno oltre trenta le lezioni magistrali, le interviste, i confronti e i contraddittori, gli spettacoli previsti a Reggio Emilia, in alcuni tra i luoghi più significativi della città. Organizzate da Iniziativa Laica in collaborazione con Arci Reggio Emilia, la rivista ‘Quaderni Laici’ di Torino e il Centro studi Politeia di Milano, con il contributo della Regione Emilia-Romagna, le Giornate della Laicità riscuotono ogni anno un successo maggiore: nel 2011 sono state diverse migliaia le persone, provenienti non solo dal territorio regionale, che hanno partecipato agli appuntamenti. Il programma di quest’anno vedrà la partecipazione di alcuni tra i più importanti pensatori del nostro paese, esponenti del mondo filosofico, accademico e scientifico tra i quali Carlo Flamigni, don Franco Barbero, Carlo Alberto Redi, Gianni

Vattimo, Anna Maria Testa, Marco Bellocchio, Piergiorgio Paterlini, Gian Enrico Rusconi, Chiara Saraceno. Il gran finale sarà affidato alla Cena Laica, preparata in collaborazione con Slow Food, che concluderà le Giornate domenica 22 aprile, presso l’Atelier del Gusto al Centro internazionale Loris Malaguzzi, preceduta dall’incontro/spettacolo dell’attrice Lella Costa. Per assistere agli appuntamenti è necessario acquistare i biglietti per le singole iniziative presso l’Infopoint allestito al Teatro Valli di Reggio Emilia, aperto tutti i giorni dalle ore 16 alle 19, il sabato anche dalle ore 10 alle 12.30. Info: www.giornatedellalaicita.com

GENOVA Il 20 aprile, presso la Loggia della Mercanzia, si terrà il convegno Il distretto culturale della Maddalena: una risorsa per la città, promosso da Arci Liguria, per la presentazione di Maed - Maddalena Mediterranea

Referendum caccia in Piemonte: l’Arci sostiene il sì Il 3 giugno i cittadini del Piemonte saranno chiamati a votare per il Referendum Caccia, per il quale i promotori (fra cui Legambiente, Lipu, WWF) hanno raccolto le firme nel 1987. Dopo lunga battaglia legale il 9 febbraio il Tar del Piemonte ha ordinato di convocare la consultazione popolare, riconoscendo la Regione inadempiente e condannandola a rifondere le spese legali al Comitato. Arci Piemonte sostiene il SI al quesito referendario che chiede l’abrogazione di alcune parti della normativa sulla caccia, in particolare: la cancellazione dalle specie cacciabili di 25 specie; l'istituzione del divieto di caccia la domenica; l'estensione

del divieto sul terreno coperto da neve a tutte le specie; la limitazione dei privilegi concessi alle aziende faunistico-venatorie. Il Referendum non è abrogativo della caccia, restano cacciabili: cinghiale, lepre, fagiano e minilepre; è prevista la possibilità di abbattimenti di controllo, laddove l’eccessiva presenza di fauna selvatica comporti danni alle attività agricole; ma prevede un ridimensionamento dell'attività venatoria proteggendo specie a rischio di estinzione, restituendo ai cittadini la possibilità di frequentare la domenica in sicurezza boschi, campagne, aree naturali della regione. Info: www.arcipiemonte.it

I progetti di servizio civile in Toscana Tantissime occasioni per fare cultura e documentazione sulla marginalità (Firenze), sostegno ai diritti dei migranti e delle persone diversamente abili (Cecina, Siena, Prato, Pontedera), promozione e difesa del patrimonio ambientale (Pisa), attività interculturali (Piombino), affiancamento ai servizi educativi (Figline Valdarno). Si presenta così la proposta di Arci Servizio Civile Toscana nell'ambito del bando 2012 del Servizio civile

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regionale. Possono partecipare alle selezioni ragazze e ragazzi di età compresa tra i 18 e i 30 anni, residenti in Toscana (o ivi domiciliati per motivi di studio o di lavoro) e tutte le persone diversamente abili residenti in Toscana (o ivi domiciliati per motivi di studio o di lavoro), in età compresa tra 18 e 35 anni). Le domande devono pervenire entro il 27 aprile 2012. Info: www.arciserviziociviletoscana.it

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e Giornate della Laicità 2012, dopo il grande successo della seconda esperienza, si presentano alla loro terza edizione con una riflessione sulle ‘parole della laicità’. L’obiettivo sarà quello di mettere ordine e fissare le parole della laicità, principio fondamentale della nostra Costituzione, la cui concreta attuazione – assieme agli altri principi della Carta (libertà, autodeterminazione, uguaglianza, pluralismo, diritti umani, razionalismo, tolleranza, socialità, costituzionalismo) – è indispensabile per la convivenza civile. Principi frutto di conquiste politiche, sociali, culturali che, in una storia plurisecolare, sono venuti plasmando la nostra vita collettiva, quasi sempre in contrapposizione alla gerarchia ecclesiastica. Una riflessione che parte dalle origini del ragionamento: le parole, i significati e i loro contrari, per smascherarne le manipolazioni e le strumentalizzazioni ed aiutare nell’arduo compito di reimpossessarsi del pensiero. Un vero e proprio esercizio di vita: saranno affrontati temi importanti e controversi, cercando di fuggire da condizionamenti di


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Vittorio Arrigoni: un nome, un eroe, un’importante Utopia ittorio, Vik Utopia, Arrigoni è stato uno di quegli uomini tanto rari quanto preziosi. Uno di quelli che non si accontenta di criticare un’ingiustizia, ma si batte in prima fila per difendere i più deboli. Uno di quelli che partecipa, testimonia e diffonde consapevolezza. Uno di quelli di cui si parlerà, si dovrà parlare, nei libri di Storia. Vittorio è morto a 36 anni, proprio un anno fa, il 15 aprile 2011. È morto, ucciso in circostanze ancora da chiarire fino in fondo, privandoci di un punto di riferimento. Perché, tra le altre cose, proprio questo era diventato: per chi come noi ha da sempre a cuore le sorti del popolo palestinese, e in particolare dei cittadini della StrisciaDiGaza, la più grande prigione a cielo aperto del mondo; per chi non aveva nessun’altra fonte di informazioni, a parte la sua voce solitaria e coraggiosa che telefonava da sotto i bombardamenti, a parte le parole dei suoi articoli che analizzavano e denunciavano cosa vuol dire vivere sotto costante assedio. Vittorio era anche amico dell’Arci e dei tantissimi circoli che l’hanno ospitato in tutta Italia per presentare il suo libro Restiamo Umani, la raccolta di articoli in cui raccontava quotidianamente al

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mondo intero «l’operazione poliziesca» di Israele chiamata PiomboFuso, che in tre settimane ha prodotto più di 1000 morti, tra cui una moltitudine di bambini. Proprio quei bambini primi destinatari dell’attività di Vik. Perché di lui si è detto tanto e gli sono state date molte etichette: era sicuramente un pacifista, un attivista dell’ISM, un giornalista, un blogger, un aiuto medico, un compagno. Ma a noi piace pensare che fosse anche un educatore, una figura significativa per i ragazzi e le ragazze, che soprattutto in quel territorio martoriato rappresentano una speranza per il futuro: innumerevoli le foto che lo ritraggono con i bambini e le citazioni che gli riservava nei suoi articoli, cruciale il suo ruolo anche con i coraggiosi giovani del movimento GazaYouthBreaksOut. Con questo spirito ci sentiamo di non voler abbandonare la sua opera e gli obiettivi della sua lotta: è importante dunque ricordarlo, non solo in questo triste anniversario, ma con un impegno quotidiano. A Milano, il 15 aprile, Arci ha dato il proprio contributo alla grande iniziativa LIVING SUMMIT-Restiamo Umani, in cui un gruppo di artisti, attivisti e amici di Vik ha dato vita a

Azioni solidali / Le notizie di Arcs Campi di lavoro all’estero

Workshop fotografici dai campi di lavoro Si è appena concluso il workshop di fotografia guidato da Giulio Di Meo nei campi profughi Saharawi. Una settimana intensa in cui si è conosciuto e condiviso la quotidianità di un popolo costretto a vivere da più di trenta anni in campi profughi. Un popolo drammaticamente colpito, che dal 1975 lotta per la propria sopravvivenza che è strettamente vincolata agli aiuti umanitari provenienti dallÊEuropa. Il nostro sguardo fotografico ora

si sposterà verso il Brasile, dove a luglio si svolgerà il workshop con i contadini Sem Terra. Ogni giorno si andrà in giro all'interno degli accampamenti e assentamentos dell'area prescelta per catturare ÂistantaneeÊ della vita quotidiana dei ÂSenza TerraÊ.

Campo in Palestina. L’esperienza negli anni ˚ la più 'giovane' fra le esperienze territoriali che realizzano il campo di lavoro in Palestina, ma quella del Comitato Valle Susa, con la città di Collegno, si è già meritata l'appellativo di 'buona prassi' nel gruppo di lavoro nazionale sulla cooperazione internazionale. La 'ricetta' è in realtà semplice: una città che stanzia dei fondi per abbattere la quota di partecipazione dei ragazzi, un intenso lavoro di animazione prima e dopo il campo e l'impegno a 'restituire' alla Città l'esperienza per sensibilizzare ed aprire la strada a nuovi potenziali partecipanti. L'esperienza, dal 2010, ha inoltre prodotto materiale utile per altri territori (2 dvd che documentano le attività e 2 mostre fotografiche) e dato vita ad un gruppo di ragazzi che continuano ad impegnarsi sul tema: seguiteli sul gruppo facebook 'maqluba'.

Hanno collaborato a questo numero Alessandra Capodanno, Vincenzo Cavallarin, Alessandro Cobianchi, Giusy Colmo, Arturo Di Corinto, Silvia Ghisi, Stephan Greco, Andrea Liparoto, Walter Massa, Giulia Migneco, Gabriele Moroni, Tommaso Sabatini, Francesco Verdolino

www.arciculturaesviluppo.it - arcs@arci.it

Continua la raccolta di iscrizioni ai campi di lavoro allÊestero che mirano a supportare iniziative di cooperazione internazionale in paesi del sud del mondo. Per lÊestate 2012, sono previsti campi in Rwanda, Bosnia, Kosovo, Palestina, Tunisia, Brasile e Mozambico, e sono in preparazione dei campi invernali a Cuba e in Colombia. Per partecipare ai nostri campi di lavoro non sono richieste conoscenze specifiche, tranne la conoscenza dellÊinglese o della lingua parlata sul posto. LÊunica cosa indispensabile è, ovviamente, la capacità di adattamento e lÊinteresse per la realtà locale.

un tributo in musica e parole. Un modo per ricordarlo vivo e sorridente, ma anche un’occasione per riaccendere una luce d’attenzione sulle azioni di solidarietà che dal mondo si muovono verso Gaza, clamorosamente intralciate dal governo israeliano. Con quello stesso gruppo di artisti, inoltre, Arci sta per iniziare una collaborazione per la diffusione di un progetto molto ambizioso: Restiamo Umani-The reading movie, un documento video in cui importanti personalità del mondo della cultura internazionale leggono e commentano i 19 capitoli del suo libro. (www.restiamoumani.com). In conclusione facciamo nostre le parole che Vittorio Arrigoni ci ha insegnato, l’Utopia che inseguiva e nella quale crediamo ancora: la possibilità che entri in tutte le persone, in tutti i governi, in tutti gli organismi internazionali, la semplice e profondissima convinzione che si possa vivere in pace, senza bandiere e nel rispetto reciproco tra tutti i popoli. Crediamoci per Vik, colui che in tutti i sensi ha rappresentato l’Essere Umano. Info: politichegiovanili.mi@arci.it

In redazione Andreina Albano, Maria Ortensia Ferrara, Carlo Testini Direttore responsabile Emanuele Patti Direttore editoriale Paolo Beni Impaginazione e grafica Claudia Ranzani Progetto grafico Sectio - Roma, Cristina Addonizio Editore Associazione Arci Redazione Roma, via dei Monti di Pietralata n.16 Registrazione Tribunale di Roma n. 13/2005 del 24 gennaio 2005

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RWANDA -

dal 29 luglio al 12 agosto

MOZAMBICO KOSOVO -

dal 20 agosto al 10 settembre

dal 6 al 20 luglio

BOSNIA -

dal 28 luglio al 9 agosto

TUNISIA -

dal 14 al 24 luglio

PALESTINA BRASILE -

dal 9 al 18 luglio

dal 6 al 20 agosto

Campo con MOVIMENTO SEM TERRA dal 6 al 20 agosto WORKSHOP FOTOGRAFICO - Paranà dal 10 al 22 luglio Per partecipare alle attività dei campi di lavoro è richiesta la conoscenza della lingua inglese o della lingua principale della destinazione prescelta, la partecipazione obbligatoria alla formazione prevista prima della partenza e la capacità di adattamento e di coinvolgimento rispetto alla realtà in cui il campo si svolge. Le quote di partecipazione variano a seconda della destinazione, partendo da un minimo di 750 euro del campo in Kosovo a un massimo di 2500 euro per il workshop fotografico in Brasile.La quota comprende viaggio aereo, spostamenti in loco, vitto, alloggio, assicurazione sanitaria e civile SISCOS (assicurazione per cooperanti e volontari in missione all'estero) ed eventuali costi di visto.

Per informazioni e iscrizioni: campidilavoro@arci.it


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