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Le Piagge, Firenze - Anno XII - Seconda serie - Numero 1 - Giugno 2007

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è nata a Malmö la Rete europea per l’Acqua pubblica

1 euro

A Malmö, in Svezia, nella giornata conclusiva del quinto Forum Sociale Europeo, con un accordo che va dalla Scandinavia alla Turchia, è nata la Rete europea dei Movimenti per l’Acqua pubblica. L’Europa è il continente che ospita le più grandi multinazionali globali del settore, nel continente che ha visto popolari e socialisti a braccetto richiedere la liberalizzazione dei servizi pubblici ai paesi del Sud del mondo in sede di accordi Gats della Wto. I movimenti europei chiedono il riconoscimento dell’accesso all’acqua potabile come diritto umano indivisibile, l’esclusione dell’acqua da ogni accordo di tipo commerciale e quindi la sua completa sottrazione alle logiche di mercato. la Rete si è data un manifesto in 10 punti che segna la definitiva fusione tra la corrente ambientalista e quella sociale. La traduzione italiana del Manifesto sarà presto disponibile su www.acquabenecomune.org e sarà possibile aderirvi. Prossimo appuntamento per gli attivisti dell’acqua a marzo 2009 ad Istanbul per il Forum mondiale alternativo. Spedizione in abbonamento postale ar t. 2 comma 20/C L. 662/96

Le Piagge, Firenze - Anno XII - Seconda serie - Numero 6 - Settembre/Ottobre 2008 - www.altracitta.org

Torbida Publiacqua

6 milioni di troppo

“Non dovuti” gli ultimi aumenti tariffari: così una sentenza rafforza i dubbi sulla gestione del servizio idrico. Partita la raccolta di firme per una commissione d’inchiesta regionale.

P

3 1 foto di wai.ti CC

ubliacqua ci deve restituire più di 6 milioni di euro. Lo ha sentenziato il Co.Vi.Ri. – Comitato Nazionale per la Vigilanza sulle Risorse Idriche – lo scorso luglio, ritenendo illegittima e ingiustificata la delibera dell’Aato 3 Medio Valdarno con cui si riconosceva a Publiacqua il diritto ad incassare tale cifra, caricandola sulle bollette. L’Aato 3, Autorità di Ambito territoriale ottimale che comprende 53 comuni nelle province di Firenze, Prato e Pistoia e parte di Arezzo, per un totale di 1.200.000 abitanti, nel marzo 2007 aveva in sostanza ceduto alle richieste di Publiacqua, che pretendeva ricavi a parte per alcuni servizi. Secondo l’azienda si trattava di attività extra, che il Co.Vi.Ri. ha invece ritenuto del tutto ordinarie e già previste dal contratto di gestione del Servizio Idrico Integrato, in concessione a Publiacqua per 20 anni, fino al 2021. Nella stessa delibera contestata, l’AAto afferma di non condividere le richieste della s.p.a., ma di arrivare all’accordo sulla cifra di 6,2 milioni per timore di guai peggiori, come lunghi contenziosi legali, con aggravio di spese e conseguenti possibili aumenti. Ma questa delibera ‘di compromesso’ non è piaciuta ai movimenti toscani per l’acqua, che hanno rivolto al Co.Vi.Ri. un puntuale esposto, firmato da Attac Firenze e Attac Chianti Valdelsa, ottenendo ragione. I 6,2 milioni di euro non sono dovuti, ha scritto il Co.Vi.Ri. il 16 luglio scorso, scaricarli sulle bollette è un danno per l’utenza e quindi l’Ato li deve recuperare. L’Ato ha preannunciato ricorso al TAR, sostenendo che non c’è nulla da restituire, perché ancora quei soldi non sono stati conteggiati in bolletta, ma lo saranno solo nel 2011, affermazione condivisa dall’assessore comunale alle partecipate Tea Albini, e dall’assessore regionale alle risorse idriche Marco Betti, sollecitato anche da interrogazioni di Forza Italia. Ma nella delibera di transazione bocciata dal Co.Vi.Ri. si legge: “il recupero finanziario del conguaglio a favore di Publiacqua avverrà nel

Città

Benvenuti nel super lusso

(continua a pagina 3)

Palazzi storici del centro di Firenze svuotati e venduti al miglior offerente: la città fa spazio a chi porta ricchezza

n Italia non conviene essere neri. Se rubi un pacco di biscotti, rischi di essere ammazzato: è successo a Milano. Se vai in ospedale per abortire, rischi di essere arrestata come clandestina: è successo a Treviso. Se giri con un borsone, rischi di essere inseguito da una volante: succede a Firenze. In Italia non conviene essere rom. Se chiedi l’elemosina rischi una multa, a Firenze e anche altrove. Se ti fermi a mangiare dove non si poteva, puoi trovare dei carabinieri che ti picchiano, ti insultano e ti umiliano: è successo a Verona. Se cerchi lavoro, non te lo danno perché “i rom rubano”. Se ti tirano una molotov, la gente dice che è una ragazzata. Se guardi un bambino, ti accusano di volerlo rapire e finisci in prima pagina, come a Catania. Nessuno ti chiede scusa se poi viene fuori che non era vero. In Italia non conviene chiedere asilo: resti per mesi o anni senza documenti, lavoro né casa, dovunque vai ti sgomberano, perché sei poco igienico e fai paura ai vicini. In Italia conviene essere razzisti: il razzismo va di moda, anche se non si chiama più così. Si chiama “dare risposte al bisogno di sicurezza” nel linguaggio della politica, mentre il popolo, quello che avrebbe questo bisogno, lo chiama “non se ne può più di questi che vengono in casa nostra e pretendono di fare il comodo loro”, che però a volte significa “su qualcuno ce la dovremo pur rifare, dopo aver ingoiato il lavoro precario, i prezzi alti, l’aria avvelenata e la casa che non c’è!”. In Italia conviene essere razzisti, perché finisci in Parlamento e al governo, e l’opposizione dialoga con te e ti invita persino alle feste. Anche se nel portafogli hai ancora la foto del Duce o porti un maiale a spasso in moschea o vai ai raduni neonazisti in Germania. E nessuno ti caccia per questo, no, perché è solo un tuo modo per essere vicino ai sentimenti della gente. Quelli per cui essere derubati è già brutto, ma da un “negro” poi, è insopportabile. Certo, questa non è tutta la gente. Ci sono anche dei poveri illusi che dicono ancora “stop al razzismo” e addirittura scendono in piazza per gridarlo forte. E chiedono assurdità come la “libera circolazione” per evitare le stragi nei mari (mille morti all’anno nel canale di Sicilia), la chiusura dei CPT (dove si può star rinchiusi fino a 18 mesi, secondo la nuova direttiva UE, senza aver fatto nulla), il ritiro del “pacchetto sicurezza” del governo… Degli strani individui, questi antirazzisti, che pensano sia solo un caso se siamo nati in Italia, che quindi è “casa nostra” fino ad un certo punto… e comunque con gli ospiti bisogna esser gentili, soprattutto se non hanno niente… e che magari domani, come già ieri, potrebbe toccare a noi di dover partire verso un altro paese… Questi tipi strani a volte manifestano per strada, ma lavorano tutto l’anno, quasi nell’ombra, contro corrente, senza gloria né denaro, in difesa dei principi della Costituzione italiana e della Carta dei diritti dell’uomo. In Italia non conviene essere antirazzisti. Però vale la pena provarci.

el centro di Firenze, il sacrificio dei monumenti sull’altare del lusso e del profitto è sempre più diffuso. Lo denunciano da tempo, fra gli altri, i Comitati dei Cittadini, Italia Nostra, Unaltracittà/Unaltromondo gruppo consiliare del Comune di Firenze. Attraverso un semplice strumento, la dichiarazione di inizio attività (D.I.A.) approvata dagli uffici tecnici comunali si effettuano, oggi sempre più spesso, interventi edilizi anche assai rilevanti. Si è così proceduto, tramite DIA, alla recente trasformazione di Palazzo Bardi Busini, in via de’ Benci, oggi sede di 21 appartamenti di lusso di proprietà dell’immobiliare inglese Knight Frank; un edificio storico, notificato e vincolato dalla Soprintendenza che, con disinvoltura allarmante, diventa un condominio chiaramente residenziale. Un’altra importante area, l’ex sede del Monte dei Pegni, tra Via Palazzuolo e Borgo Ognissanti, verrà trasformata in hotel; l’operazione è stata possibile da una variante al Piano Regolatore con relativo declassamento dell’immobile. Appartamenti di gran lusso si stanno ricavando in via del Salviatino, zona periferica della città ai piedi della collina di Maiano, dove nell’ex Ospedalino Banti di proprietà della ASL, continua la cementificazione. A farne le spese anche un giardino storico, privatizzato e stravolto, dove sorgeranno garage e servizi per i 18 appartamenti da ricavarsi nell’ex struttura pubblica. Questo, ancora una volta, in un’area classificata come di particolare interesse storico-artistico e ambientale e quindi sottoposta agli opportuni vincoli previsti dalla normativa vigente. Allo stesso modo, è stato possibile effettuare, nell’arco di dieci anni, pesanti ristrutturazioni su Palazzo Scala-Della Gherardesca in Borgo Pinti, lavori che hanno portato ad incrementi di superficie, alla costituzione di locali di servizio interrati, al nuovo accesso al giardino da viale Matteotti e alla costruzione di nuovi volumi. Tutto questo per permettere l’apertura del nuovissimo Four Seasons, albergo a cinque stelle, inaugurato a fine giugno, parte della famosa catena alberghiera internazionale di superlusso fondata dal canadese Isadore Sharp. Ceduto dalla Società Metallurgica Italiana (SMI), precedente proprietaria dello stabile, il Palazzo e l’annesso giardino storico citato dalle fonti come uno dei più belli della nostra città, non sono troppo conosciuti dai fiorentini. Si tratta di capolavori dell’architettura rinascimentale rimasti nascosti agli occhi della città perché da sempre chiusi al pubblico. Da oggi sono accesssibili al turismo internazionale dell’extra lusso. Anche in questo caso si tratta di un palazzo vincolato dalla Soprintendenza ad interventi esclusivamente di conservazione o restauro. Ma è la stessa Soprintendenza ad aver concesso i nulla osta necessari per iniziare i lavori. Tutto questo fa pensare con sempre maggiore convinzione che si voglia trasformare Firenze in un punto di riferimento internazionale per turisti molto particolari. Persone che non soltanto hanno molti soldi per comprare tutto ciò che umanamente si possa desiderare, ma che devono distinguersi sempre di più. Superare i bisogni, i desideri e i capricci per entrare nel mondo del sogno; questo oggi, è il lusso. Altrimenti, non si è nessuno. E non si è davvero nessuno se non si è pernottato almeno una volta al Four Seasons di Firenze, dove è possibile disporre di ogni comfort trascorrendo la notte in una suite completamente affrescata. Il prezzo? Da 500 euro fino a 12.500. A notte. Se volete, iniziate a mettere da parte i soldi. Per il resto, dovrete solo scendere alla fermata dell’8 in viale Matteotti 3. Floriana Pagano

Editoriale

Stop al razzismo

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SE IL COMUNE è MOROSO

Firenze non paga la sua quota per le rette degli anziani ospiti delle Residenze assistite

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DUE VOLTE SOSTENIBILE

Con il progetto MAG-ESCo una cooperativa pisana sposa finanza etica ed energia pulita

a pagina 2

CITTADELLA VIOLA, LA SCOMODA VERITà

Nuovo cemento a Castello e addio parco alla faccia del Piano Strutturale

a pagina 2

UNA CITTà DA SOGNO

La vignetta di Katia Mariani

a pagina 3

PIAGGE, NASCE RE.TE.

Muretto e Pozzo per gli adolescenti: attività itineranti alla riconquista del quartiere

a pagina 4

TIZIANA, RICOMINCIARE

Una vita difficile, l’incontro con le Piagge, la volontà di costruirsi un’altra occasione

a pagina 4

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Le Piagge, Firenze - Anno XII - Seconda serie - Numero 6 - Settembre/Ottobre 2008

Attenti ai tunnel

Inceneritori, o di qua o di là

Luzzi, sgombero entro novembre

Un cratere profondo trenta metri, operai in fuga, scavi interrotti e cassa integrazione. è accaduto all’interno dei cantieri condotti da Baldassini, Tognozzi e Pontello per la costruzione della terza corsia sull’A1. Un crollo che il project manager di Autostrade, l’ingegner Alberto Baldeschi, definisce «un evento imprevedibile ma frequente, nelle gallerie». E il direttore del cantiere afferma che è necessario «rifare per intero il progetto di consolidamento dello scavo» e non esclude «ulteriori saggi geologici su tutta l’area». Ci si chiede cosa farà il Comune di Firenze per gestire in sicurezza i lavori per il sottoattraversamento TAV - un doppio tunnel di 7 Km - considerando che un simile evento, imprevedibile ma frequente», farebbe crollare non una porzione di collina, ma di città.

All’inaugurazione del nuovo inceneritore di Fosci (Siena) l’assessore regionale all’ambiente Anna Rita Bramerini ha cantato le lodi dello strumento più anacronistico e pericoloso nella gestione dei rifiuti. Le nanoparticelle pericolose per la salute non sono state ricordate, mentre delle diossine ci è stato detto che verranno campionate quotidianamente: almeno chi si ammalerà di cancro saprà esattamente l’origine del suo male. Bramerini ha però lodato anche la raccolta differenziata. Ma l’inceneritore ha bisogno di bruciare il più possibile per essere sostenibile economicamente; mentre riciclare toglie la materia prima per il fuoco. Assessora, che confusione: o si sta dalla parte del business o da quella della salute delle persone.

Il sindaco di Sesto Fiorentino Gianassi ha firmato un’ordinanza di sgombero per l’ex sanatorio Luzzi di Pratolino, occupato da due anni da centinaia di persone. Non ci sarebbero condizioni igieniche e di sicurezza accettabili, a causa di bombole, stufe e fornelli precari e allacci elettrici di fortuna. L’ordinanza impone agli occupanti di andarsene e alla ASL 10, proprietaria dell’edificio, di mettere tutto in sicurezza e impedire altri accessi abusivi alla struttura. Nel provvedimento si lamenta come i ‘tavoli di confronto’ voluti dalla Regione non abbiano portato a nessuna soluzione.

URBANISTICA 1

Nuovo stadio, la verità fa male

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«I Della Valle farebbero bene, di questo progettino, a farne un rotolino e poi a ficcarselo su per la tromba del cosiddetto». è il pensiero di Giovanni Gozzini, ormai ex assessore alla Cultura del Comune di Firenze, sul progetto del nuovo stadio presentato alla città dal presidente della Fiorentina Della Valle e subito adottato dal sindaco Domenici come l’opera che può dare lustro a un decennio di governo con poche luci e troppe ombre, soprattutto in campo urbanistico. Qualche ora più tardi, immaginiamo dopo una tremenda strigliata da parte del sindaco, Gozzini afferma di aver parlato da privato cittadino e non da amministratore... Nel frattempo però si sono accesi i riflettori su una vicenda dai contorni poco chiari. è sempre Gozzini a parlare: «Non ci si comporta in modo così arrogante (riferito a Della Valle, ndr), quando uno ha dei problemi per far quadrare i bilanci di una sua società privata [...] esiste una cosa che si chiama mercato, va dal proprietario (Ligresti, ndr) e gli dice “guarda io vorrei fare questa cosa qui”. Le istituzioni non c’entrano per niente. [...] Se poi quel terreno è già stato interessato da un piano regolatore concordato con un altro imprenditore privato, nella fattispecie Ligresti, si configura un comportamento ai limiti della scorrettezza, anche giuridica... in qualche modo vuoi costringere l’amministrazione a concedere altri favori a Ligresti, oltre quelli già abbondanti che ha ricevuto. Si configura una cosa molto sporca, una pressione sulle istituzioni che non fa onore a Della Valle». E non ci fa una bella figura neanche l’attuale amministrazione. L’analisi di Gozzini, dimessosi il giorno dopo, è impietosa e ricalca quello che da anni ripetono i Comitati dei cittadini, le associazioni ambientaliste e in Palazzo Vecchio l’opposizione di sinistra. Ornella De Zordo denuncia come il sindaco, per far posto allo stadio, sia pronto ad una revisione del Piano Strutturale contraria alla legge urbanistica regionale. Invece i Verdi in Comune annunciano che a Castello una ventina di ettari di parco si possono anche sacrificare, mentre poco chiara resta Sinistra Democratica, che afferma: “Tocca alla politica coniugare gli interessi della città e quelli della Fiorentina”. Riccardo Capucci

URBANISTICA 2

Multiplex, approvato al buio Sulla multisala di Novoli emergono nuovi gravi elementi di irregolarità. Secondo la denuncia pubblica del gruppo consiliare Unaltracittà/Unaltromondo, la D.I.A (dichiarazione di inizio attività) con la quale si è dato il via ai lavori non è stata presentata correttamente. Per potervi ricorrere infatti la legge dispone che venga presentata la descrizione completa del progetto, con piante dettagliate, prospetti esaurienti, disposizioni formali (soluzioni architettoniche, materiali) e costruttive (soluzioni strutturali). Invece, nel progetto di variante al piano di recupero dell’area ex-Fiat del 2001, l’unico disegno allegato è uno schizzo fatto a mano, senza misure e senza alcun dato concreto, da cui non è possibile in nessun modo capire quali saranno le caratteristiche del nuovo complesso. Nonostante questo, il responsabile del procedimento, Gaetano Di Benedetto, ha dichiarato che la documentazione presentata era completa di tutti i dati necessari. Il consiglio comunale ha dunque approvato al buio la costruzione di un maxi centro da 44.000 metri quadrati, sulla base di uno schizzo. è facile capire che per l’Immobiliare Novoli è stato come ricevere un assegno in bianco: l’autorizzazione a procedere in assoluta libertà. Un fatto gravissimo, che ha spinto Ornella De Zordo di Unaltracittà/Unaltromondo a presentare un esposto alla magistratura. Giada Tognazzi

Malati a carico delle famiglie E Firenze non paga le quote Attesa per la sentenza del Tar che potrebbe condannare il Comune a rivedere il metodo di calcolo delle rette per le RSA

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ono circa 2000 a Firenze le famiglie costrette dal Comune, che non paga la sua quota, a tirar fuori dai 1.500 ai 2.000 euro al mese per far fronte alle rette di degenza dei propri cari non autosufficienti ospiti di Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA). Si tratta di invalidi al 100% e di anziani ultrasessantacinquenni che, avendo bisogno di cure ed assistenza continue da parte di personale qualificato, non hanno altra scelta che mettersi in lista per entrare in una RSA. Le rette, complessivamente, variano tra i 3000 euro al mese fino ad arrivare in alcuni casi a 4500 euro, di cui il 50% è a carico del Servizio Sanitario Nazionale e l’altro 50% a carico del Comune. La legge 328/2000 prevede che i Comuni possano chiedere un contributo percentuale secondo i parametri ISEE (un indice di benessere che tiene conto di vari fattori) riferiti alla “situazione economica del solo assistito”. In realtà si assiste ad una violazione continua e prolungata di questa legge, poiché i Comuni calcolano la quota di retta a carico dell’utente tenendo conto non del suo solo reddito, ma anche del reddito del suo nucleo familiare e ne richiedono il pagamento ai parenti. Prassi che di fatto mette in ginocchio intere famiglie costrette a pagare cifre esorbitanti rispetto al proprio reddito. “Si tratta di una precisa strategia dell’Anci (Associazione Comuni d’Italia), diretta dal sindaco Domenici”, accusa Gianfranco Mannini dell’Aduc, “altrimenti non si capisce come mai non prevedano in bilancio la voce per l’assisten-

za sanitaria agli anziani non autosufficienti le cui cure rientrano nei “livelli essenziali di assistenza”. Stiamo parlando di persone malate, che, se lasciate sole, non sopravvivono. Per queste persone l’assistenza dovrebbe essere gratuita”. Lory ha avuto il padre a letto, gravemente malato, per più di quindici anni. “Ho dovuto far fronte ad un impegno di spesa annuale di oltre 17.000 euro”, racconta, “e mi ritengo anche fortunata se penso a situazioni più difficili della mia, che avevo solo un figlio ed un buon lavoro”. Quanti soldi dovrebbe tirare fuori il Comune, se rispettasse la legge che lo obbliga a pagare? Circa un milione e mezzo di euro al mese (calcolato l’assegno di accompagnamento che eroga di già). Quasi 18 milioni l’anno. Nei prossimi giorni è attesa la sentenza del TAR Toscana che potrebbe condannare il Comune e rivoluzionare il sistema delle rette. Due utenti dell’Aduc che, a fronte di un reddito annuo di poche migliaia di euro (composto da pensione di invalidità e indennità di accompagnamento) si sono visti richiedere dal Comune cifre di oltre 14 mila euro all’anno per il solo fatto di avere un parente che percepisce anch’egli una pensione o uno stipendio, hanno fatto ricorso al TAR, chiedendo ed ottenendo – con provvedimenti per ora solo cautelari - la rideterminazione della retta sulla sola base del loro reddito. Da 1.500 euro al mese, sono passati a pagarne 249. “Una sentenza positiva a settembre annullerebbe il regolamento del Comune di Firenze”, afferma

Emmanuela Bertucci, uno degli avvocati difensori dell’Aduc, “costringendolo ad emanarne uno nuovo, conforme alla normativa nazionale. Sarebbe un precedente molto importante per tutta la Regione, e non solo”. All’RSA “Le Civette”, a San Salvi, è nato l’Organismo di Rappresentanza Ospiti (ORO), per dare voce agli anziani non autosufficienti della struttura, non più in grado di tutelare da soli i loro interessi. “Alla luce delle ultime battaglie intraprese per la difesa degli interessi degli utenti delle RSA”, ci dice Massimo Agapito, presidente di ORO, “noi speriamo che si formino degli organismi di rappresentanza come il nostro in tutte le strutture di accoglienza sanitaria, con lo scopo di tutelare i diritti di persone gravemente malate, una realtà che colpisce, purtroppo, molte famiglie e che andrà ad aumentare, visto il numero crescente di

anziani nella nostra società”. I primi di settembre i senatori Donatella Poretti e Marco Perduca, parlamentari del Partito Radicale – PD, hanno presentato un’interrogazione al Ministro del Lavoro Salute e Politiche sociali, chiedendo se intende attivarsi per dare attuazione alla legge già in vigore, prevedendo “idonee misure compensative a beneficio di coloro che si trovino o si siano trovate costrette a pagare, pur nella consapevolezza dell’ingiustizia ed illegittimità della pretesa”. Gianfranco Mannini non nasconde una certa preoccupazione per l’esito della sentenza. “Mi è giunta voce che la politica sta cercando di mettere mano sulla giustizia”, ci dice. “Il TAR potrebbe indicare una “via di fuga” giuridica per il Comune. Questo spiegherebbe anche il ritardo della sentenza”. Alessandro Zanelli

A Pisa la finanza etica sposa l’energia pulita Progetto MAG-ESCo, ovvero ristrutturazioni energetiche a costo zero per famiglie e aziende

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istrutturare e rendere energeticamente virtuosa la propria casa, il proprio ufficio, la propria azienda attraverso investimenti etici e grazie al meccanismo delle Energy Service Companies (ESCo). È quanto si propone il progetto MAG-ESCo promosso a Pisa dalla cooperativa eLabor all’interno del Distretto di Economia Solidale della città. Un obiettivo importante, soprattutto perché consente al proprietario della struttura di accrescerne l’efficienza energetica recuperando i costi dell’intervento attraverso i grandi risparmi su acqua, gas, elettricità. Le Energy Service Companies si occupano a 360° dell’intervento di ristrutturazione. Compiono una diagnosi della realtà esistente, definiscono il progetto esecutivo, trovano i soldi necessari all’operazione, realizzano i lavori e, dopo aver consegnato il tutto chiavi in mano gestiscono e curano i nuovi impianti per tutto il periodo concordato. Un meccanismo molto interessante, peculiare delle ESCo, è che il proprietario che ha beneficiato degli interventi pagherà alla società, per un periodo concordato, la stessa bolletta energetica pagata prima della ristrutturazione, coprendo in questo modo tutte le spese sostenute. Un

modo per contribuire a costo zero alla lotta contro il riscaldamento terrestre. Il progetto pisano aggiunge a questi vantaggi quello di operare con strumenti finanziari sostenibili. Grazie alla collaborazione della Mag4 Piemonte (Mutua AutoGestione, ovvero una società cooperativa finanziaria che opera nell’ambito della finanza etica e critica) si attiva il prestito sociale cooperativo previsto dalla Costituzione quando riconosce la “funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata”. La cooperativa eLabor ha così messo in moto un meccanismo che le permette di svincolarsi dal mercato finanziario tradizionale e trovare i capitali necessari per effettuare gli investimenti. Garantisce inoltre ai soci che investono i loro

risparmi nell’operazione un rendimento non solo molto elevato (si parla di circa il 5%) in termini finanziari, ma anche ragionevolmente sicuro, un dato, quest’ultimo, non scontato in tempi di ricorrenti crisi finanziarie, ultima quella da mutui subprime. La cooperativa eLabor presenta così il progetto sul sito internet http://elabor.homelinux.org: “La famiglia che ospita l’impianto non paga nulla e consegue sin da subito il risparmio garantito dalla produzione di energia, che le viene scontata sulla bolletta direttamente dal suo fornitore di energia elettrica. Il costo dell’impianto viene sostenuto dalla ESCo, che, per pagarlo, ricorre al prestito sociale. La MAG-ESCo diviene anche la proprietaria dell’impianto, che verrà ceduto a titolo gratuito alla famiglia che lo ospita dopo 20 anni di attività. Ovviamente, in questi 20 anni, la MAG-ESCo riceve gli incentivi previsti dal Conto Energia in base all’energia prodotta dall’impianto”. Riccardo Capucci Info: eLabor Via Garibaldi 33, Pisa tel. 050/970363


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Israeliane contro la guerra

La Giustizia aspetta i mobili

Il 22 settembre tre giovani ragazze israeliane – Omer Goldman, Tamar Katz e Mia Tabarin – hanno espresso il loro rifiuto ad arruolarsi nell’esercito israeliano. Tra le tre, Omer è stata condannata il giorno stesso a 21 giorni di prigione. Per le altre due ragazze la sentenza ha previsto 5 giorni di confino nella base militare, mentre saranno sottoposte ad un nuovo processo. Per sostenere questa importante azione di obiezione di coscienza è possibile inviare una mail di sostegno all’indirizzo shministim@gmail.com. I messaggi verranno stampati e portati alle ragazze.

500mila euro. è la cifra che spende ogni anno il Comune di Firenze per mantenere il nuovo Palazzo di Giustizia di Novoli. Che però è ancora vuoto ed inutilizzato. Tutta colpa del governo nazionale, che ancora non ha provveduto all’arredamento della struttura, oltre che ad installare i necessari meccanismi di sicurezza. I 500mila euro servono dunque per spese di manutenzione ordinaria. Un esempio? L’impianto di climatizzazione deve rimanere acceso per non rischiare di deteriorarsi e – al tempo stesso – evitare il degrado dell’edificio per ragioni climatiche. Trasferire la giustizia fiorentina non è semplice, fra preventivi, traslochi e procedure burocratiche. Di entrare in funzione non se ne parla, almeno fino al 2010. I lavori iniziarono nel 2001: due governi – per ora – il nuovo Palazzo di Giustizia li ha seppelliti. Riuscirà anche con il terzo?

Acqua, non c’è chiarezza Quanto è costata finora ai cittadini la gestione del servizio idrico? Chi controlla i controllori? Una firma per cambiare (segue dalla prima) periodo 2008-2010”, controllori e controllati si mescolano. Chi sono ATO e Publiacqua mentre nel successivo Piano di ambito, apComunque vada, appaiono sempre più chiaIl contratto di gestione del Servizio Idrico provato a luglio 2007, i 6 milioni vengori i limiti della gestione privata di un bene Integrato, SII, è firmato da due soggetti, no fatti rientrare in un totale di conguagli comune come l’acqua. Aumenti in bolletta, l’AATO e il fornitore del servizio. vari – per più di 31 milioni – da recuperarsi che vanno a colpire chi ha consumato meno. Gli ATO, ambiti territoriali ottimali, sono “negli anni 2007-2011”. Del 2011 si parla risparmio sull’organico con diminuzione delimitati dalla Regione che definisce anche lo solo relativamente agli interessi sugli stessi della sicurezza e pesanti contestazioni dagli schema di convenzione-tipo tra Ato e gestore. conguagli, per altri 2,3 milioni. E siamo a stessi lavoratori di Publiacqua, blocco degli L’Autorità di Ambito Territoriale Ottimale, più di 33 milioni di euro di aumenti concesinvestimenti su nuovi depuratori e quindi Aato o brevemente Ato, deve organizzare si a Publiacqua. sulla qualità, richieste esose di conguagli su il SII, scegliere come gestirlo, affidarlo ad Se nessuno dice bugie, sembra che come mancati ricavi a cui il controllore pubblico un operatore e controllare. Suoi membri minimo ci sia un po’ di confusione su come non sa o non vuole dire di no… sono i sindaci dei comuni interessati. Attuale vengono calcolate le tariffe. Ogni s.p.a. è una società di capitali che per presidente è Gianni del Vecchio. Del resto, come tutti i cittadini hanno verifisua natura mira al profitto. In cambio di una Publiacqua s.p.a. è il gestore del SII per l’Ato 3 cato sulle proprie bollette, dall’estate 2007 gli maggiore efficienza - tutta da dimostrare aumenti ci sono stati eccome, e molto eviden- medio Valdarno. È una società a capitale misto quanto è costata finora ai Comuni, cioè ai pubblico e privato, con soci 43 comuni toscani. ti: mediamente del 15%, con punte del 30%, cittadini, la gestione del servizio idrico in Il 40% è di proprietà di Acque Blu Fiorentine e retroattivi dal gennaio 2007. Publiacqua in mano a Publiacqua? E quanto potrà costare s.p.a. (ovvero Acea, Suez, Monte dei Paschi effetti ha chiuso il bilancio 2007 con un utile ancora da oggi al 2021? di Siena (Mps) e Società italiana per i lavori consistente pari a 5,7 milioni di euro, mentre Per rispondere a questi dubbi allarmanti, marittimi (gruppo Caltagirone). Presidente è nel 2006 l’utile era di nemmeno 50mila euro. il Forum e le Reti toscane per l’acqua pubNell’esposto inoltrato al Co.Vi.Ri., i movi- Amos Cecchi, amministratore delegato Andrea blica chiedono che venga costituita subito Bossola (un uomo di Acea). menti toscani per l’acqua lamentavano anche una Commissione di inchiesta del Consiglio una scarsissima trasparenza sulle modalità di regionale, dove possano partecipare attivadeterminazione delle tariffe, venivano avanmente rappresentanti dei comitati dei cittazati dubbi circa gli strumenti di misura del prelievo dell’acqua grezza dini per l’acqua pubblica e dei lavoratori di Publiacqua. La Commissione da potabilizzare, e perplessità anche riguardo alla gestione ‘politica’ deldovrà fare chiarezza su determinazione delle tariffe, canoni di concessiol’Ato… vi si leggeva ad esempio che il precedente presidente - Luciano ne, contabilità, bilancio e contenziosi legali coi lavoratori. Per sostenere Baggiani - era stato rimosso dopo aver inflitto a Publiacqua una multa da questa richiesta è stata lanciata una petizione, che ha già raccolto centi2 milioni per non aver fornito all’Ato le informazioni dovute per legge. naia di adesioni, fra cui quelle di Alex Zanotelli e Alessandro Santoro. Cosa succede adesso? Publiacqua tace, l’Ato non ha ancora presentato La petizione si può firmare anche on-line all’indirizzo www.firmiamo. il ricorso al Tar, mentre le opposizioni di destra e sinistra in Regione e it/aquaveritastoscana oppure sul nostro sito www.altracitta.org. Comune di Firenze contestano la poca trasparenza di un rapporto dove Cecilia Stefani

Privatizzazione, c’è chi ci ripensa

Parigi l’ha già fatto, Arezzo ci riflette... e noi che aspettiamo?

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umenti del 10, del 15, anche del 30% sulle bollette. È l’effetto più tangibile della privatizzazione di Publiacqua che controlla il servizio idrico nell’Ato3, su cui l’Altracittà aveva già messo in guardia i suoi lettori. E sono in molti ad immaginare che nei prossimi mesi i rincari alleggeriranno ancora le tasche dei cittadini. Una privatizzazione figlia di una deci-

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sione siglata nell’estate del 2005, ma che già era nell’aria da qualche tempo: per 60 milioni di euro il 40% delle quote di Publiacqua sono finite in mano alla holding (società che ne controlla altre tramite quote azionarie, n.d.r.) Acea. La stessa che in quei giorni acquistava una cospicua parte di quote della multinazionale francese Suez, sotto accusa in India per lo sfruttamento

Consumare meno per pagare di più?

Secondo i calcoli di Federconsumatori, a Firenze un single che, da solo, nel 2007 ha consumato 100 mc di acqua, l’ha pagata 1,41 euro per metro cubo, mentre una famiglia di cinque persone, che ne ha consumati soltanto 50 a testa, ha pagato l’acqua 2,30 euro al metro cubo. Consumi la metà, paghi quasi il doppio! Publiacqua ha speso somme ingenti per diffondere messaggi sul risparmio dell’acqua, ma ha punito poi il comportamento virtuoso di chi consuma meno con un aumento del 15%, retroattivo per tutto il 2006, che nel 2007 è ulteriormente salito del 6,7%.

delle scarse risorse idriche, rivendute ad un prezzo dieci volte superiore a quello d’acquisto. Poco importa se il 60% è rimasto in mano ai comuni; la gestione per una holding non può che essere mirata al profitto. La privatizzazione fu decisa proprio mentre 43.000 persone avevano firmato la proposta di legge popolare per la gestione dell’acqua pubblica in Toscana. Ma in questi anni i cittadini non si sono rassegnati: l’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione ha contagiato tutto il paese per una proposta di legge che ha raccolto oltre 400mila firme. Movimenti e gruppi di pressione sono nati in molte regioni oltre alla Toscana: Campania, Lazio e Lombardia, solo per citare i principali. Persino alcune amministrazioni si sono convinte che non si può lucrare sull’acqua.

Un esempio su tutti? Parigi. Qui, il sindaco ha deciso di ripubblicizzare il servizio, che fino ad allora era gestito, fra gli altri, proprio da Suez. Ma sono anche vicini a noi esempi di gestione pubblica. Se la Puglia ha dimostrato di non essere pronta alla svolta di ripubblicizzazione che ha tentato di imprimere Riccardo Petrella (universalmente considerato l’ispiratore del movimento mondiale per la tutela dell’acqua), divenuto per 18 mesi presidente dell’acquedotto più grande d’Italia, è proprio in Toscana uno degli esempi più emblematici. Ad Arezzo, uno dei primi posti dove la privatizzazione è avvenuta, l’amministrazione comunale sta valutando di tornare indietro. Il motivo? Proprio i forti rincari che i cittadini si sono visti arrivare in bolletta. Duccio Tronci

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Sono profughi, sgomberiamoli Prima c’è stata l’irruzione di una quarantina di vigili urbani, arrivati in forze per staccare l’unico rubinetto dell’acqua presente, fuori dell’edificio. Poi la visita di cortesia dell’assessore Cioni, che ha verificato la situazione e preannunciato lo sgombero. Stiamo parlando dell’ex succursale di Agraria in via Pergolesi, occupata dallo scorso novembre da circa 150 somali richiedenti asilo. Già dopo il blitz della Polizia Municipale, motivato dalle proteste del vicinato per la scarsa igiene e sicurezza, il Movimento di Lotta per la Casa aveva sporto formale denuncia contro il Comune di Firenze alla Corte Europea di Strasburgo, per omissione di soccorso e violazione del diritto internazionale in materia di protezione umanitaria. Ma questo non ha cambiato la linea dell’amministrazione comunale, che, in totale antitesi con le parole dialoganti dell’assessore regionale alla casa Baronti, invece di cercare soluzioni o imbastire progetti reali di inserimento negli affitti, pensa solo a spostare i problemi altrove. I primi somali, scampati alla guerra, sono giunti a Firenze nel gennaio 2004. Da allora, secondo i rappresentanti del Movimento, né Palazzo Vecchio, né la Prefettura, in qualità di ente preposto e facente le veci dello Stato, si sono impegnati a trovare una soluzione all’emergenza. Queste persone, tra cui donne e bambini, vivono in condizioni di totale precarietà, senza acqua né elettricità, parte in via Pergolesi, parte in viale Guidoni. Elena Martelli

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La Resistenza non è una cosa morta Cosa c’entrano i partigiani con gli immigrati? La risposta è nell’iniziativa - No al razzismo, no ai CPT - organizzata dal centro sociale Camilo Cienfuegos di Campi Bisenzio lo scorso 2 settembre. In quell’occasione il giornalista di Controradio Raffaele Palumbo ha intervistato lo scrittore e cantante Marco Rovelli (ex componente dei Les Anarchistes) autore del libro” Lager italiani”, sulla vita e le storie dei migranti dentro i Centri di Permanenza Temporanea - CPT. Il 2 settembre è una data importante per Campi: è la data della Liberazione della città dai nazifascisti. Contemporaneamente all’iniziativa dei ragazzi del Cienfuegos si svolgeva infatti la cerimonia ufficiale e istituzionale per celebrare la Resistenza. Rovelli ha mandato a tale proposito un messaggio chiaro: la Resistenza non è una cosa morta da rinchiudere nel passato e celebrare solo nel ricordo, ma è un’istanza viva ancora oggi: ci sono ancora un sacco di cose che viviamo a cui fare resistenza. Nella serata Saverio Tommasi ha recitato alcune pagine del libro, edito da BUR nella collana Futuropassato. Ricordiamo Tommasi come l’attore che si è rinchiuso in una gabbia su Piazzale Michelangelo per protesta contro i CPT. Proprio di Campi si è parlato infatti a livello ministeriale come possibile sede del primo CPT toscano, idea a cui si sono opposti fermamente i movimenti in difesa dei diritti degli immigrati, e anche il WWF, che ritiene sia ora di smettere di considerare la Piana come un posto dove collocare di tutto, invece che un’area verde da salvaguardare. Maurizio Sarcoli

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Le Piagge, Firenze - Anno XII - Seconda serie - Numero 6 - Settembre/Ottobre 2008

Strade sicure, ma non per tutti

Torna il mercato solidale

Se nove cicogne vi sembran poche...

560.000 euro sono stati stanziati dalla Giunta ad agosto per via Pistoiese, che ad ottobre dovrebbe essere rimessa a posto, con il risanamento dei tratti danneggiati della carreggiata e rifacimento della fondazione stradale e dell’asfalto. A settembre un altro stanziamento di più di 300.000 euro per 6 nuovi autovelox e 17 nuovi passaggi pedonali rialzati. Autovelox e passaggi andranno un po’ dappertutto, ma resta esclusa via Pistoiese, benchè sia spesso scenario di gravi incidenti dovuti all’eccessivo traffico e velocità.

Dopo la pausa estiva ritorna l’appuntamento con il mercato dell’usato solidale, ogni ultimo sabato del mese, presso il Centro Sociale Il Pozzo, in Via Lombardia 1/p. Si possono acquistare prodotti di Villore ed equosolidali, le piante dell’Oasi del Fiore, ma anche vestiti e oggetti recuperati e libri usati e nuovi a prezzi scontati. Il ricavato sosterrà l’autofinanziamento dei progettilavoro della Comunità delle Piagge.

...potete trovare anche anatre, tuffetti, folaghe, aironi, martin pescatori... Tutto questo all’Oasi WWF di Focognano, nella piana di Campi Bisenzio, ora particolarmente gremita di uccelli che qui si rifugiano per fuggire ai cacciatori. L’Oasi è aperta al pubblico tutti i sabati e le domeniche, mentre per l’attività con le scuole è aperta tutti i giorni feriali (previa prenotazione). L’Oasi, che quest’anno celebra il decennale di apertura, vive grazie al volontariato di tutti coloro che vogliono dare una mano e sentirsi realmente protagonisti della tutela della natura. Chi fosse interessato a partecipare alle attività può telefonare al WWF Toscana al numero 055/477876.

Ragazzi, riprendetevi le Piagge

Al via la sperimentazione del Progetto Rete: pomeriggi dedicati agli adolescenti, con tante attività diverse per vivere il quartiere

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a ottobre prossimo alle Piagge inizierà la sperimentazione di un progetto dedicato ai ragazzi, con il finanziamento dei servizi sociali. L’iniziativa, alla quale lavoreranno operatori della cooperativa il Pozzo e dell’associazione il Muretto, si chiama “Rete (che sta per “Ragazzi e Territorio”): attività modulari diurne per adolescenti”. Questa iniziativa nasce dalla forte esigenza della comunità di creare una valida alternativa alla situazione attuale. Fino a questo momento infatti i ragazzi delle Piagge che si trovavano nella necessità di ricorrere ad un supporto educativo pomeridiano avevano solo due possibilità: o venivano mandati in un centro diurno all’altro capo della città o erano affidati, singolarmente, ad un educatore che operava a domicilio. Il progetto Rete vuole invece dare ai ragazzi la possibilità di vivere e integrarsi nel proprio quartiere e per questo ha scelto una modalità di intervento diversa dai centri diurni cittadini. Ne abbiamo parlato con Francesca Sarcoli, la coordinatrice: “Il nostro non sarà un centro fisso, nel senso che non ci sarà una sede precisa all’interno della quale verranno svolte le varie iniziative, al contrario ci muoveremo per tutto il territorio delle Piagge, organizzando delle attività che favoriscano la conoscenza dell’ambiente e le relazioni umane con gli altri abitanti della zona”.

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Ci puoi fare degli esempi concreti? “Un paio di pomeriggi alla settimana saranno dedicati alla realizzazione di mini inchieste sul territorio, supportate anche dalla realizzazione di piccoli documenti filmati e cineforum. Non solo, nelle iniziative più ludiche, quali gite e escursioni, coinvolgeremo anche gli amici dei ragazzi che, pur non frequentando il centro, vivono alle Piagge. Tutto questo perché l’intento è quello di creare delle reti e aiutare questi giovani a riappropriarsi del territorio, a conoscerne i luoghi, le realtà e gli abitanti”. Ma le attività non si esauriscono qui. Ci sarà modo per i ragazzi di collaborare con la bottega di equazione, svolgendo piccoli incarichi, oppure di impegnarsi nei numerosi laboratori pratici della associazione, in lavori come la riparazione di bici e il giardinaggio. Un altro importante obiettivo del progetto è infatti quello di strutturare delle attività che vadano incontro agli interessi dei ragazzi (l’età è compresa tra gli 11 e i 14 anni circa) e che servano a stimolarli e orientarli nella costruzione del proprio percorso formativo. La sperimentazione durerà un anno, ma noi ci auguriamo che l’iniziativa continui e diventi una realtà stabile del quartiere. Giada Tognazzi

“Marciapiedi dissestati”

, si legge sui cartelli di pericolo posti in via Abruzzi, e ci sarebbe da aggiungere “Ce ne eravamo già accorti!”. Sono infatti passati più di due anni da quando il nostro lettore Bruno Siracusa inviò la prima segnalazione al Comune di Firenze - Ufficio strade, con foto allegate che dimostravano chiaramente lo stato disastroso dei marciapiedi. A giugno finalmente il primo intervento: vengono messi i cartelli di pericolo! E questo è tutto, per ora... Intanto le persone per non inciampare sono costrette a camminare per strada, o a fare lo slalom tra i cartelli e le auto in sosta. Una signora è caduta e si è rotta un braccio, e sta valutando se chiedere un risarcimento al Comune di Firenze, che è responsabile della manutenzione di strade e marciapiedi. Ne avrebbe tutti i diritti. A fine giugno il signor Siracusa ha scritto anche alla Polizia Municipale, ottenendo che venissero a fare un sopralluogo. I vigili hanno preso atto della situazione, ma il marciapiede resta sbriciolato e pieno di buche. Fino alla prossima caduta...

I libri di EquAzione

a cura di Alberto Mega

Josè Luis Corzo, Lorenzo Milani È uscito un libro importante. Soprattutto per chi, come noi alle Piagge, ha una visione della scuola ispirata alla figura e all’insegnamento di don Lorenzo Milani. Josè Luis Corzo, spagnolo, ha fondato a Salamanca nel 1974 la scuola “Santiago 1” ispirandosi all’opera di don Milani, e negli anni ha approfondito lo studio degli insegnamenti e dell’opera del prete fiorentino. Questo libro cerca di cogliere lo spirito che anima l’intera opera milaniana, con un punto di vista critico e con rigore sul piano della ricerca scientifica. Dopo un’introduzione storica e biografica, Corzo approfondisce l’ispirazione e la formazione che hanno reso celebri gli scritti di don Milani, arrivando al cuore della sua ricerca sul pensiero e dell’opera del priore di Barbiana. L’eredità pedagogica e l’opzione per i poveri di don Milani vengono studiate nella loro dimensione spirituale e sociale, concludendo con un indagine sul “metodo collettivo” del lavoro didattico nel “ridare la parola” che l’autore ritiene essere una delle più significative eredità di don Lorenzo Milani. Proprio “Ridare la parola” era il titolo di un fortunato libro scritto qualche anno fa dalla casa scuola Santiago 1 di Josè Luis Corzo, pubblicato dalle Edizioni della Battaglia ma purtroppo esaurito, che fu tradotto dalla Comunità delle Piagge e che enorme importanza ha avuto per lo sviluppo delle attività scolastiche che hanno luogo nel “non luogo” della Comunità di base delle Piagge. Il testo di Corzo, profondo e denso di spunti, è un libro che ogni insegnante dovrebbe tenere sul comodino vicino a “Lettera a una professoressa”, ma anche che ogni persona fiduciosa del futuro dovrebbe sbirciare per dare una speranza ai nostri ragazzi. Ovviamente troverete il libro, edito da Servitium, all’interno della bottega EquAzione, con un eccezionale sconto del 10 %. Affrettatevi, sta andando a ruba!

Ma il denaro, che cos’è? Fondo Etico e Progetto Se.Me. per una riflessione sul senso dei soldi

I

l denaro condiziona in modo sempre più pesante la vita delle persone e dei popoli. Ma cosa ne sappiamo veramente? Chi lo crea? In base a quali regole? Con quali fini? E perché la moneta non dovrebbe diventare uno strumento a servizio del benessere della gente? Erano queste le domande-premessa al laboratorio sul denaro organizzato a fine estate dal Fondo Etico e Sociale delle Piagge insieme al Progetto Se.Me., che opera nel quartiere 2. Con la partecipazione di Luca Iori della cooperativa MAG 6 (Mutua Auto Gestione) di Reggio Emilia, che ha guidato il laboratorio interattivo, al Centro Sociale Il Pozzo si è discusso e parlato di denaro attraverso una simulazione, quasi un gioco: una cinquantina di partecipanti chiamati a vivere un’esperienza virtuale, quella di 5 naufraghi, sbarcati su un’isola sperduta in cui però non mancano risorse naturali e non ci sono problemi di sopravvivenza. A rovinare lo scenario quasi idilliaco ci pensa però uno dei sopravvissuti, un banchiere, che inventa un sistema monetario e crea così la povertà. Questa riflessione sui soldi è particolarmente importante nella situazione odierna del mondo, di Firenze o delle Piagge, dove molte persone, proprio nel nostro quartiere, vivono con una media di 600 euro al mese. Da alcuni anni la situazione è peggiorata e le famiglie a reddito zero aumentano vertiginosamente, tanto che anche il pasto quotidiano diventa un problema sempre più grande. Ma è proprio dalle Piagge che nascono anche le idee migliori per creare un’economia più solidale. Qui si è sviluppata l’esperienza del microcredito con il Fondo Etico e Sociale - http://fondoetico.blogspot.com/ - che oggi ha raggiunto un capitale di circa 100mila euro e un centinaio di aderenti grazie ai quali è stato possibile aiutare più di ottanta persone in difficoltà. Elena Martelli

Dentro le storie

a cura di Massimo Caponnetto

Tiziana, un nuovo inizio Sono arrivata alla comunità delle Piagge nell’estate del 1999. Venivo da venti anni di vita di strada, e a portarmi fin lì era solo la speranza di raccogliere un po’ di elemosina, quel tanto che bastava a comprare un paio di bottiglie per me e per Christian, il compagno con cui dividevo le mie giornate, e qualcosa per mia figlia, che allora aveva due anni e mezzo. Doveva essere solo un passaggio veloce, e invece non me ne sono più allontanata. Al primo impatto la comunità mi sembrò un luogo davvero strano. Non capivo se era una chiesa, un centro sociale, o che altro. Tutto sommato non lo so nemmeno oggi. Certo è che, in tutta la mia esperienza di vita, è stato l’unico posto in cui ho trovato non solo un piccolo aiuto, comunque apprezzabile, ma una vera e propria accoglienza. Dopo un’ora trovammo infatti tre materassi per terra, con tanto di lenzuola e coperte, e l’invito a rimanere all’interno del centro. Chiavi in mano. è stato così che, a trentotto anni, ho potuto ristabilire un contatto con il mondo della normalità, e riprendere un cammino di vita interrotto da tanto tempo. Certo i primi giorni mi sentivo un’intrusa, e mi muovevo diffidente, sempre pronta a scusarmi, a scansarmi e a nascondermi. E più scoprivo intorno a me persone e famiglie tranquille, normali, tanto più mi sentivo inadeguata, irrimediabilmente diversa; arrivai a pensare che neppure un esorcismo o un trapianto di cervello potesse portarmi ad essere come loro. E poi c’era il bisogno di bere, con quel tremito alle mani che mi assaliva non appena mi mancava l’alcool, e la vergogna addosso di non farlo vedere agli altri. Durante la gravidanza ero uscita da una dipendenza dall’eroina durata venti anni, e sapevo bene quanto fosse difficile disintossicarsi da una sostanza che ormai hai nel sangue, droga o alcool che sia. Per uscirne ci vuole uno scarto, di fantasia e di volontà. Quando avevo cominciato a bucarmi c’era in me una voglia di trasgressione, forse anche di rivalsa verso chi non si era mai preso cura di me. C’era il rifiuto della normalità, il desiderio di cose estreme, comunque una ricerca di vita, di un mondo mio migliore, più affascinante, più intenso. La pensavo come una scelta vincente, altro che. E anche il disordine che riempiva sempre più le mie giornate lo sentivo come coerenza, come stile di vita; era la mia strada. Poi piano piano finisci per cancellare tutto ciò che è intorno a te. Un po’ alla volta smetti di guardarti intorno, e ti abitui ad andare avanti a testa bassa, guardando solo le mattonelle, l’asfalto. Vai dove la vita ti porta, e tutto quello che ti circonda, la dimensione reale, lo spazio in cui vivi, non esiste più, e conta solo il tempo: quello che ti separa dall’ultimo buco fatto, o dal prossimo che ti devi fare, o dalla prossima storia. E il tempo, quando prende il sopravvento, strapazza l’anima, la fa correre, la tiene in un continuo affanno. Parlando con Alessandro e con gli altri della comunità capii però, davvero e fino in fondo, che in quel momento avevo davanti a me una possibilità, un’opportunità. Parole che tante volte mi erano rimbalzate addosso, ma che solo allora cominciarono ad avere un senso. Sentivo ogni giorno di più che volevo cogliere quell’occasione, e il desiderio di cambiamento, quando è autentico, quando coinvolge tutta te stessa, è la spinta più forte che esista. L’unica in grado di farti smuovere dalle abitudini. Iniziavo a sentire che una via d’uscita è sempre possibile, per tutti; bisogna solo che una parte di te lo voglia. E dentro di me stava nascendo una volontà nuova, vera, quella che dura nel tempo, e non si lascia smorzare dalle cose della vita. Cominciai a frequentare il centro alcolisti, e piano piano iniziai ad accorgermi che gli atteggiamenti che apprezzavo negli altri erano presenti anche dentro di me. Addormentati in qualche angolino dell’animo, fuori forma, ma c’erano. Il rapporto con il mio compagno di allora è finito. Non dividevamo più lo stesso mondo, e quando si riparte da zero ognuno prende una sua strada. La sua capivo che era una via senza sfondo, e così la nostra relazione finì, definitivamente. Oggi vivo alle Piagge, in una casa del Comune, e lavoro all’interno della comunità. L’amore per la bimba e per l’altro mio figlio, che oggi ha otto anni, sono stati determinanti per tornare a sentirmi parte del mondo, ma insieme a questo c’è stata la riscoperta della mia utilità, della mia capacità di offrire agli altri quello che sono in grado di dare. Spesso si tratta di cogliere un segnale, in grado di richiamarti alla vita; a volte basta poco e si apre uno spiraglio. Non è verso l’esterno, ma verso te stesso, verso la parte più autentica di te. E allora ritrovi la forza di alzare la testa, ritrovi la tua dignità, e te ne innamori subito. Fino a non volerla lasciare mai più. La storia di Tiziana, di cui qui presentiamo un breve riassunto, farà parte di una raccolta che verrà prossimamente pubblicata dalla comunità delle Piagge.

Il progetto Altracittà L’Altracittà, giornale della periferia è nato nel 1995 per raccontare le dinamiche locali e internazionali della globalizzazione economica e le esperienze di chi resiste e lotta per un sistema alternativo, più equo e rispettoso della persona e degli equilibri Nord/Sud del mondo. Viene pubblicato dalla Comunità delle Piagge, una realtà di base fondata sulla prassi del coinvolgimento e sulla logica dell’autodeterminazione sociale. Internet: http://www.altracitta.org E-mail: redazione@altracitta.org Direttore responsabile: Cecilia Stefani Progetto grafico: Antonio De Chiara Registrato al Tribunale di Firenze con il n. 4599 del 11/7/1996 Stampato da Litografia IP con il contributo di ECR FIRENZE Redazione: Via Barellai, 44 | 50137 Firenze | Tel. 055/601790


l'Altracittà - Settembre/Ottobre 2008  

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