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Le Piagge, Firenze - Anno XII - Seconda serie - Numero 1 - Giugno 2007

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PER FIRENZE, CITTà ETICA: UN APPELLO

1 euro

“Firenze è un bene comune, di tutti coloro che ci vivono, ci lavorano e la amano”. Questo e altro si legge nell’appello “Per Firenze, città etica” scritto e lanciato da un gruppo di persone a vario titolo attive in città - citiamo ad esempio Paul Ginsborg, Mara Baronti, Enzo Mazzi, Alessandro Margara, Luisa Petrucci. Mentre l’inchiesta su Castello continua a provocare sdegno e sussulti politici, i firmatari scrivono “Può darsi non ci sia niente di “penalmente rilevante” (...) Però non si può continuare in questo modo (...) I protagonisti delle intercettazioni (...) sono fuori da quella dimensione etica del fare politica che dovrebbe essere alla base di una gestione amministrativa trasparente e condivisa della cosa pubblica (...) Si tratta di cambiare radicalmente la grammatica della politica (...) Chiediamo alla città, al suo corpo sociale, ai suoi cittadini, alle sue associazioni e alla sua classe politica una reazione, un gesto d’indignazione profonda, una volontà di rinascita”. Per leggere l’appello per intero e per firmarlo, http://firmiamo.it/perfirenzecittaetica. Spedizione in abbonamento postale ar t. 2 comma 20/C L. 662/96

Le Piagge, Firenze - Anno XIII - Seconda serie - Numero 1 - Gennaio 2009 - www.altracitta.org

L’inchiesta su Castello

L’antico vizio del potere

Urbanistica contrattata o città svenduta? Quando la politica diventa un gioco di scambi, sono i cittadini a pagare

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a vicenda di Castello è una vicenda complessa. Figlia di un modello di sviluppo economico vecchio, basato sul mattone, sulla costruzione di grandi opere, pubbliche e private, e non su interventi finalizzati al benessere di chi la città la abita, la vive, la soffre. La vicenda di Castello è anche una storia di palazzinari, di speculatori e di politici intraprendenti. Ed è la storia, naturalmente, dell’intreccio perverso di relazioni tra loro, che qualcuno ha il coraggio di chiamare “urbanistica contrattata”. La vicenda di Castello è anche l’epilogo del governo di Leonardo Domenici e della maggioranza che l’ha sostenuto. Un’avventura amministrativa lunga un decennio dal costo troppo alto per tutti coloro che “contrattare” non possono. Tutto inizia quando la magistratura incappa per caso in alcune telefonate sospette, all’interno di un’inchiesta che vede indagato e intercettato l’architetto Gaetano Di Benedetto, massimo dirigente dell’urbanistica fiorentina. Per queste telefonate viene aperta un’altra inchiesta che nel giro di pochi mesi, il 18 novembre scorso, porta a sette avvisi di garanzia: sono indagati per corruzione gli assessori comunali Gianni Biagi (urbanistica) e Graziano Cioni (sicurezza); il presidente di Fondiaria-Sai Salvatore Ligresti (proprietario dell’area) e il suo assistente Fausto Rapisarda; tre tecnici che lavorano al progetto di urbanizzazione dell’area di Castello, 168 ettari adiacenti all’aeroporto di Peretola, tra l’autostrada, la ferrovia e il comune di Sesto Fiorentino. Corruzione quindi. Ma questa volta non ci sono valigette piene di soldi. La tesi della magistratura è che il gruppo Fondiaria-Sai abbia instaurato un «rapporto corruttivo» con i due assessori, basato su «promesse e dazioni» da parte dell’impresa e da «atti contrari ai doveri d’ufficio» da parte degli amministratori, che avrebbero così tradito il loro mandato non lavorando per il bene comune della collettività. Prendiamo ad esempio il caso di Gianni Biagi. Il magistrato che firma per il sequestro del cantiere di Castello spiega che l’ex assessore avrebbe (continua a pagina 3)

3 1 Il cantiere di Castello con i sigilli dei Carabinieri Democrazia

Un massacro senza colpevoli

A 7 anni dal G8 di Genova arriva la sentenza sul caso Diaz: confermate violenze e bugie, ma i dirigenti escono assolti

Editoriale

Il baco della corruzione

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e non ci sono soldi per nuovi asili nido, se le code per una Tac sono esagerate, se costruire un km di ferrovia tra Firenze e Bologna costa 96,4 milioni di euro e tra Tokio e Osaka 9,3 milioni, se gare ed appalti pubblici li vincono sempre i soliti, se non si fanno più case popolari, non è solo una questione di cattiva sorte. Spesso è colpa della corruzione, che alimenta un circolo vizioso che porta inesorabilmente al declino della società che ci convive e la sopporta. La corruzione mina le basi dell’organizzazione sociale e della convivenza civile, minaccia la credibilità, l’immagine e la stessa legittimità delle istituzioni. La corruzione riduce la crescita economica e fa salire l’inflazione, gonfia il costo del capitale, riduce l’attrattività per gli investitori esteri e produce sprechi nella spesa pubblica. La corruzione distorce i meccanismi della competizione economica e mette le imprese in condizioni di mercato ineguali, ostacolando la loro attività e frenando lo sviluppo. Con la corruzione il metro di selezione della Pubblica Amministrazione non è più il merito ma l’appartenenza a questo o quel comitato d’affari. È per questi motivi che siamo indignati per le molte inchieste aperte dalla Procura di Firenze su ipotesi di reato centrate sempre sulla corruzione. Attenzione, non siamo indignati con la magistratura - che è bene che faccia liberamente e senza nessun tipo di pressione il proprio mestiere - ma con chi risulta essere protagonista negativo delle inchieste, specialmente se interno all’amministrazione. Chi ha commesso dei reati sarà giudicato in tribunale, fino al processo ogni indagato resterà giustamente innocente. Preoccupa però il fatto che di inchieste e di notizie che coinvolgono o travolgono il Partito Democratico - ma anche il PDL nelle amministrazioni in cui governa - se ne trovano a bizzeffe. La “questione morale” cara a Berlinguer è ancora d’attualità e a farne le spese siamo tutti noi. Un certo modo di fare politica sembra usurato e poco rispondente agli interessi pubblici. La giornalista Sandra Bonsanti dice ad esempio: «… quando l’intreccio tra politica e affari si solidifica, quando si crea un nodo ingarbugliato, una confusione nella quale il cittadino non capisce più i confini, non riesce a raccapezzarsi, allora anche il principio del bene comune sfuma in qualcosa di indefinito, di meschino». Ancora più chiaro il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky: «La politica corrompe. Ha un effetto progressivamente corrosivo, permea il tessuto connettivo e stabilisce delle relazioni basate sul potere. Nel caso meno peggiore si tratta di relazioni non trasparenti, di dipendenze, di clientele. Siamo un popolo di clienti delle persone che contano. Nel peggiore dei casi, invece, si tratta di vere e proprie relazioni criminali e di malavita». Per terminare con Claudio Martini, presidente della Regione Toscana: «Le inchieste e le intercettazioni individuano un sistema logoro, disinvolto, pressapochista, fatto di scarsa trasparenza. è una questione che riguarda la cultura politica [...] Abbiamo atteggiamenti troppo disinvolti». Fabrizio Rondolino, ex dalemiano, ci ha addirittura scritto una fiaba, e il titolo si commenta da solo: «Così il Pd rinacque Psi».

LA CRISI FINANZIARIA IN PAROLE POVERE Un contributo di Francuccio Gesualdi

a pagina 2

CPT O CIE, NASCE UNA RETE PER DIRE DI NO Iniziative condivise contro l’ipotesi del Centro di espulsione a Campi Bisenzio

a pagina 2

UN VIRUS CHE RITORNA Come riconoscerlo, isolarlo, sconfiggerlo: la nuova vignetta di Katia Mariani

a pagina 2

CHE NE SARà DI NOVOLI?

Dopo il sequestro del cantiere del Multiplex

a pagina 3

UNA MAG PER FIRENZE

Fondo Etico delle Piagge e Progetto Se.Me. insieme per costruire la finanziaria solidale

a pagina 4

TEMPO DI RI-CREAZIONE Capi unici da vecchi vestiti: riciclaggio e fantasia nel lavoro di una sartoria-atelier

a pagina 4

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redici condanne, sedici assoluzioni: mancava solo questo tassello per chiudere il “caso Diaz”. Il messaggio finale più o meno è questo: le violenze sono innegabili, come gli arresti arbitrari, la costruzione di prove false e la negazione dei principali diritti costituzionali, ma tutto sommato non è colpa di nessuno, se non degli eccessi di un corpo speciale andato un po’ oltre i propri compiti e di un paio di poliziotti-kamikaze con la vocazione per la calunnia. È stata quindi una “notte cilena”, proprio come disse a caldo in parlamento l’onorevole Massimo D’Alema, ma non c’erano generali con gli occhiali scuri dietro quella mattanza, né alti dirigenti di polizia e meno che mai mandanti politici. Per il tribunale di Genova è finita in quel modo – con decine di persone all’ospedale, un paio a rischio di morte e tutti comunque arrestati sulla base di prove false e con accuse inventate senza che gli altissimi dirigenti presenti all’operazione potessero o dovessero far niente. Sono stati assolti dalle accuse di falso e calunnia tutti i dirigenti di grado più alto: Francesco Gratteri, capo dell’Anticrimine; Giovanni Luperi, capo del servizio segreto civile; Gilberto Caldarozzi, capo dello Sco (una struttura nazionale di coordinamento investigativo); Spartaco Mortola, vice questore vicario di Torino. Sono tutti funzionari arrivati ai rispettivi incarichi grazie a promozioni accordate in questi anni, nonostante l’onta del caso Diaz e l’inchiesta in corso. Perciò la sentenza del 13 novembre non sorprende. Lo stato aveva già detto la sua, con le promozioni, con il rifiuto di una commissione parlamentare d’inchiesta, con la protezione e le promozioni accordate al capo supremo, Gianni De Gennaro. Le assoluzioni ci consegnano un messaggio di impunità rivolto sia ai cittadini sia ai lavoratori di polizia. L’attribuzione di responsabilità, per mezzo di condanne che non saranno comunque mai eseguite, si ferma ai primi gradini della scala gerarchica: i capisquadra e il responsabile del reparto che per primo fece irruzione nella scuola; due agenti che si sarebbero inventati la messinscena delle due molotov - attribuite ai 93 ospiti della scuola al fine di arrestarli e giustificare in qualche modo lo scempio dei corpi e delle leggi appena compiuto - all’insaputa di tutti, traendo in inganno i superiori. Questi ultimi fanno quindi la figura dei distratti e degli ingenui, dopo avere disertato tutte le udienze del processo e rifiutato di rispondere alle domande dei pm, avvalendosi della facoltà di non rispondere, come farebbero imputati comuni in processi comuni. La polizia di stato esce molto male da questo processo. Le assoluzioni sono in realtà una condanna sul piano etico e professionale, perché non cancellano il fango che dal luglio 2001 ne deturpa l’immagine. Tant’è che il capo della polizia Antonio Manganelli, all’indomani della sentenza, ha riconosciuto che il paese “ha bisogno di spiegazioni” su quanto avvenuto a Genova G8, promettendo di farlo in “sedi istituzionali e costituzionali” non meglio precisate. Manganelli dimentica però di avere avuto sette anni di tempo e oltre duecento udienze in tribunale per dare queste spiegazioni. Oggi è davvero tardi. Per tentare di recuperare la credibilità perduta, dovrebbe intanto chiedere scusa ai cittadini, collaborare con le inchieste ancora in corso (ad esempio quella contro ignoti per il tentato omicidio di Mark Covell davanti alla Diaz) e sospendere tutti i condannati in primo grado. Non avverrà. La sentenza Diaz in fondo è una conferma: l’Italia sta vivendo un’emergenza democratica, sarebbe ora di lanciare una rete nazionale “Sos diritti”. Lorenzo Guadagnucci (Comitato Verità e Giustizia per Genova)


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Le Piagge, Firenze - Anno XIII - Seconda serie - Numero 1 - Gennaio 2009

Scuola di Polizia per il G8

Anche Pisa caccia via i Rom

300 milioni dagli stranieri

È stato inaugurato il 3 dicembre scorso a Nettuno (Roma) il “Centro di formazione per la tutela dell’Ordine pubblico”, una scuola per la Polizia “dove si insegna ad operare in un’ottica di ascolto e di negoziazione, nel rispetto della legalità”, come ha detto il ministro dell’Interno Maroni. Il centro nasce con l’obiettivo di formare personale specializzato, che sappia intervenire con professionalità in caso di manifestazioni, cortei, ecc. che “possono degenerare” dal punto di vista dell’ordine pubblico… Infatti i primi corsi saranno indirizzati ai poliziotti coinvolti nei “Grandi eventi” del 2009, come ad esempio il G8 previsto a luglio in Sardegna. Un dubbio ci inquieta: nel corpo insegnante ci sarà qualcuno degli assolti di Genova?

I Rom rumeni dei campi di Pisa hanno scritto una lettera aperta per scongiurare lo sgombero degli insediamenti ‘abusivi’ decretato da un’ordinanza del sindaco. Si tratta di 60 famiglie con bambini, che dovrebbero lasciare i loro alloggi in pieno inverno, senza alternative. Hanno scritto tra l’altro: “Anche se viviamo a Pisa da tanti anni, anche se lavoriamo, anche se i nostri figli vanno a scuola, il Comune non ci dà la residenza dell’anagrafe perché viviamo nelle baracche” e ancora “Il Sindaco dice che non ha la possibilità di aiutarci. Sappiamo che l’Unione Europea ha programmi e fondi per i cittadini Rom e che l’Italia non li usa, e che è stata multata per questo. Chiediamo che il Sindaco non faccia sgomberi e che si trovi insieme una soluzione per vivere normalmente come gli altri italiani”.

Secondo i dati dell’ultimo dossier Caritas, sono oltre 300mila gli stranieri regolari residenti in Toscana. La comunità più consistente è quella albanese: oltre 55.000 persone. Seguono quella romena, quasi 52.000 (raddoppiata in un anno), quindi cinese, quasi 26.000, e marocchina, oltre 21.000. Per entità di rimesse – i soldi che gli stranieri inviano nei paesi di origine – la nostra regione è la terza d’Italia, con 867 milioni di euro, di cui più della metà partono da Prato. In Toscana gli immigrati versano ogni anno circa 300 milioni di tasse e ricevono in termini di servizi 60 milioni.

IN PAROLE POVERE

I perché della crisi finanziaria di Francuccio Gesualdi Nell’ottobre 2008 il sistema bancario mondiale ha sfiorato il collasso per il classico bullone che spezzandosi fa crollare l’intera costruzione.

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Tutto comincia nel 2000: molti posti di lavoro fuggono nei paesi a bassi salari, le imprese incassano alti profitti ma la riduzione dei consumi dovuta alla caduta dei salari rischia di inceppare l’intera economia mondiale. Il sistema cerca la quadratura del cerchio nell’indebitamento, ad ogni angolo di strada banche, istituti finanziari, concessionarie di auto, supermercati, pronti a offrire a poveri e meno poveri, mutui, acquisti a rate, prestiti al consumo: il sogno di una vita al di sopra delle proprie possibilità a portata di mano. Nel 2007 il tasso di indebitamento delle famiglie italiane corrisponde al 70% delle entrate annuali, qualcosa come 18.000 euro a famiglia. Tuttavia il paese dove le famiglie sono più inguaiate è gli Stati Uniti, l’acquisto della casa è stata l’attrattiva che più le ha fatte abboccare all’amo. Fiumi di denaro sono stati offerti a basso tasso di interesse, la febbre del mattone è divampata, i prezzi si sono impennati, comprare casa è sembrato l’affare del secolo, anche le famiglie più povere sono corse a chiedere mutui. Le banche hanno prestato a piene mani, non hanno verificato se i debitori erano in grado di restituire il denaro, l’ipoteca su case con prezzo sempre più alto è sembrata una garanzia sufficiente. Nel 2007 i mutui ammontavano a 10.000 miliardi di dollari, una buona metà definiti ‘subprime’, ossia fragili, scadenti, perché assunti da famiglie con scarse entrate economiche. Tutto è filato liscio finché i tassi di interesse se ne sono stati buoni, ma appena hanno alzato la testa è cominciata la crisi. Molte famiglie hanno alzato le mani in segno di resa, sono cominciati i primi pignoramenti e con essi una serie di effetti a catena: riduzione della concessione di mutui, raffreddamento del mercato edilizio, crollo dei prezzi delle case. Ma l’aspetto più sorprendente è che la crisi non ha coinvolto solo i poveri cristi e le loro banche creditrici; l’intero sistema bancario e finanziario è stato risucchiato nel vortice. La via di contagio si chiama ‘cartolarizzazione’, un meccanismo legato al fatto che le banche non vogliono aspettare trent’anni per recuperare le somme date in prestito. La scorciatoia maggiormente usata è il ricorso alle società veicolo, strutture finanziarie senza legge nè patria, spesso residenti in paradisi fiscali. Il loro mestiere è rischiare, in cambio di forti sconti sono disposte ad acquistare i mutui concessi dalle banche. Tuttavia neanche loro vogliono aspettare trent’anni per recuperare i soldi spesi e si studiano un modo per raggranellarli senza incorrere in perdite. L’idea di rivendere i mutui è scartata a priori, per trovare dei compratori dovrebbero cederli a prezzi più bassi di quelli di acquisto, l’unica via è chiedere un prestito, ma non alle banche, sarebbe poco conveniente. La richiesta la lanciano a tutto il mondo finanziario, a chiunque abbia risparmi da parte, e lo fanno tramite l’emissione di obbligazioni. Tecnicamente suddividono l’ammontare dei mutui in loro possesso in migliaia, addirittura milioni di quote di piccolo taglio. Ogni quota una richiesta di prestito a sé, regolata da uno contratto a se stante denominato obbligazione o titolo obbligazionario. Per questo l’operazione è definita cartolarizzazione, ad indicare che il credito è recuperato tramite l’emissione di titoli cartacei. (segue a pagina 4)

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Centri lager per stranieri, nasce nella piana una Rete per dire no Campi Bisenzio non vuole il CIE, la società civile si mobilita contro il razzismo di stato che spreca soldi e produce paura

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l Ministero della difesa intende aprire un CIE (il vecchio CPT, Centro di Permanenza Temporanea, vedi box) nel comune di Campi Bisenzio presso l’ex poligono di tiro detto Hangarone. Questa notizia ha suscitato un acceso dibattito a tutti i livelli, facendo emergere uno scenario di diffusa contrarietà fra gli amministratori locali. In risposta al progetto del Cie a Campi si è mossa anche la società civile fiorentina e della piana attraverso la creazione della “Rete contro i Cie”. Della Rete fanno parte numerose realtà tra cui l’Assemblea Autoconvocata, il Movimento di Lotta per la Casa, associazioni antirazziste come Il Centro delle Culture e ancora giornalisti, esponenti del sindacato di base e alcuni centri sociali come il Cpa e il Cantiere K100F di Campi. La Rete ha tenuto una prima assemblea ad ottobre alle Piagge presso il Centro Sociale il Pozzo, individuando alcuni obiettivi comuni: in primo luogo dare vita ad una massiccia campagna di informazione e sensibilizzazione contro l’istituzione di nuovi Centri di Permanenza, trasformati ad oggi dal governo italiano in Cie – Centri di identificazione ed espulsione. Dunque la Rete pone come nodo primario d’intervento la comunicazione alternativa e critica per impedire la costruzione del Cie in Toscana. Un nodo più delicato ma altrettanto importante è quello che riguarda la candidatura delle associazioni del terzo settore alla gestione del CIE, come già accaduto con i CPT, che va scongiurata. I metodi utilizzati dalla Rete vanno dalle assemblee alle performance di strada come le carovane comunicative, con l’intento aggiuntivo di denunciare la crescita esponenziale delle misure razziste promosse dal governo e di contrastare il razzismo diffuso. Le successive assemblee quindicinali cambieranno di sede ogni voltaper coprire meglio il territorio e facilitare la partecipazione. Su tutto il territorio campigiano la Rete ha già distribuito volantini di contro

informazione. Queste azioni capillari che partono dal basso sono secondo la Rete gli strumenti più idonei per contrastare la politica razzista dell’attuale governo. Il Decreto legge Maroni che vuole “un CPT in ogni regione” poggia le basi sul concetto di “emergenza nazionale per l’immigrazione”, che promuove e asseconda l’ondata xenofoba che imperversa nel nostro paese. Non è importante se le vecchie e nuove strutture di detenzione per migranti sono costosissime,

come testimonia la cifra stanziata dal governo per i dieci nuovi CIE, che ammonta a 78 miliardi di euro, come non importa che tali spese abbiano assorbito il 60% delle risorse destinate all’immigrazione, senza aver avuto nessun ruolo reale nel contrasto all’immigrazione clandestina. è importante al contrario costruire “l’esigenza di sicurezza” ed inculcare il parallelismo fra “nemico” e “diverso”. E questo disegno della destra italiana si sposa perfettamente con le

esigenze del mercato. La normativa italiana sull’immigrazione, che genera per sua stessa natura “clandestini”, restringendo sempre più i canali di accesso legale, contribuisce infatti a creare un esercito di irregolari, soggetti deboli e dunque ricattabili. La dimensione di illegalità imposta ai migranti li rende vittime predilette del mercato globale, dove economia sommersa e manodopera a basso costo sono indispensabili a reggere la concorrenza. Katia Raspollini

Da CPT a CIE, di male in peggio I CPT – centri di permanenza temporanea - sono stati istituiti con l’art.12 della legge Turco-Napolitano per tutti gli stranieri sottoposti a provvedimenti di espulsione o respingimento alla frontiera. Il tempo massimo di permanenza era di 60 giorni. I nuovi CIE - centri di identificazione ed espulsione - istituiti dall’attuale governo attraverso il pacchetto sicurezza, prevedono di poter trattenere il migrante fino a 18 mesi, dopo i quali se non è avvenuta l’identificazione del soggetto si procede all’espulsione. Nei CPT/CIE si applica una detenzione forzata per un semplice illecito amministrativo.

Rsa, condannato il Comune Il TAR dà ragione ai familiari di una donna disabile e crea i presupposti per un rimborso record. A meno che...

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opo quasi cinque mesi di attesa, il Tar ha finalmente emesso la sentenza sulla questione delle rette di degenza delle Rsa, le residenze per anziani non autosufficienti, condannando il Comune di Firenze a risarcire una donna disabile che si era trovata a pagare 14.220 euro all’anno, a fronte di un reddito di 8.756 euro. La sentenza dà ragione alla ricorrente e obbliga il Comune (ma anche tutti gli altri comuni toscani, essendo una sentenza nel merito) ad applicare la legge nazionale in cui si dice che la quota di retta a carico dell’assistito deve essere calcolata in base al suo solo reddito e non in base a quello di tutto il nucleo familiare. Apriti cielo! Il Comune di Firenze, se dovesse restituire tutti i soldi pagati indebitamente dalle famiglie degli assistiti, dovrebbe tirar fuori circa 28 milioni di euro. “Proporremo al Comune una transazione”, afferma Gianfranco Mannini, responsabile Rsa dell’Aduc, “invece che 28 milioni si potrà arrivare a 20. Se non pagano, gli interessati possono chiedere anche il pignoramento... possiamo portarci via gli arredi di Palazzo Vecchio”. E da oggi in avanti cosa succede? Il “rimedio” per il futuro è previsto nella legge regionale per l’istituzione del Fondo per la non autosufficienza, che giace al Con-

siglio regionale, pronta per l’approvazione. All’art. 14, comma 2, lett. C, la legge prevede che “la quota di compartecipazione dovuta dall’assistito ultrasessantacinquenne è calcolata tenendo conto altresì della situazione reddituale e patrimoniale del coniuge e dei parenti in linea retta entro il primo grado”. Ecco fatto. Veloce e indolore (per loro). In caso di ricorso, la questione si sposterebbe quindi ad un livello istituzionale ancora più alto, ad un conflitto di competenza legislativa tra Regione e Stato, presso la Corte Costituzionale, visto che le regioni, secondo la Costituzione, in materie concorrenti come la salute, devono muoversi “entro il quadro normativo nazionale”. “Le istituzioni stanno cercando di arrampicarsi sugli specchi”, continua Mannini, “e nello stesso tempo prendono iniziative puramente demagogiche, come la legge per la non autosufficienza, che, in sostanza, prevede un’assistenza domiciliare per 6-7 ore alla settimana. Anche se si tratta di persone gravemente malate. Siamo in una situazione in cui gli unici a pagare per la salute in Italia sono le fasce più deboli della società!” Alessandro Zanelli


Le Piagge, Firenze - Anno XIII - Seconda serie - Numero 1 - Gennaio 2009

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A Capannori il pannolino è lavabile

Mai dire mai, in carcere

La vergogna dell’OPG

Alle tante iniziative per la riduzione dei rifiuti che fanno di Capannori un comune modello in Italia, se ne è aggiunta un’altra, anzi, due. Dopo il progetto “Pannolini lavabili”, che ha offerto incentivi ad 80 famiglie che hanno scelto questa possibilità, più faticosa dell’usa&getta ma senz’altro più sostenibile per l’ambiente, ora l’amministrazione rilancia con una nuova sfida: gli assorbenti lavabili. Quelli in vendita nella Farmacia Comunale sono prodotti in uso da anni in tutta Europa. Il Comune di Capannori invita le donne a superare la diffidenza e provarli, ricordando che pannolini e assorbenti sono una tra le maggiori fonti di rifiuto non riciclabile.

è partita lo scorso 1° dicembre la campagna “Mai dire mai” per l’abolizione dell’ergastolo. Fino alla metà di marzo centinaia di ergastolani e altri detenuti condurranno uno sciopero della fame a staffetta che toccherà gradualmente tutte le regioni italiane. In Toscana lo sciopero si è svolto nella prima settimana di dicembre, nel silenzio dei media. La campagna è stata l’occasione per alcune visite nelle carceri toscane, dove l’affollamento, grazie anche alla smania securitaria, è tornato ai livelli preindulto. A Sollicciano per esempio ci sono 900 detenuti per una capienza di 460, ulteriormente ridotta dalla chiusura di una sezione. Per informazioni sulla campagna “Mai dire mai”: Associazione Liberarsi, 055.473070, cell. 339.1300058, assliberarsi@tiscali.it

L’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino va chiuso al più presto. È questa la conclusione di Vittorio Agnoletto, parlamentare europeo, che ha visitato quello che una volta si chiamava ‘manicomio criminale’, constatando la gravità della situazione: sovraffollamento, insufficienza e impreparazione del personale e inadeguatezza della struttura. Ricordando che i detenuti nell’OPG di Montelupo – 186 invece dei 110 previsti - sono persone condannate per aver commesso reati ma sono prima ancora malati psichiatrici, che avrebbero bisogno di cure e attenzioni adeguate, Agnoletto ha preannunciato un’interrogazione alla Commissione Europea.

La politica del Monopoli Permessi, varianti ed incarichi in cambio di potere: in ombra, sullo sfondo, il vero interesse della città (segue dalla prima) conseguito vantaggi in termini di crescita del suo potere, sia nell’interesse del partito sia nell’aspirazione ad un successo politico personale. Leggendo le intercettazioni si capisce che Biagi ha avuto la facoltà di indicare a Fondiaria-Sai i progettisti a cui poi venivano conferiti incarichi professionali molto “sostanziosi”. Come nel caso dell’architetto Marco Casamonti, anche lui indagato per corruzione nella stessa inchiesta, suggerito da Biagi per progettare a Castello alcuni edifici direzionali per un incarico da 500.000 euro, e infine arrestato il 12 dicembre con l’accusa di turbativa d’asta per una gara d’appalto del Comune di Terranuova Bracciolini. Casamonti va citato perché è un architetto rampante che appare un po’ ovunque. Ad esempio come firmatario dell’appello per candidare a sindaco di Firenze «per la sua intelligenza e la sua cultura amministrativa» Riccardo Conti, assessore all’urbanistica della Regione Toscana. Quello stesso Conti che nel 2005 acquista un attico con mansarda nel complesso Dal-

mazia di viale Corsica: cinque vani più garage, all’incredibile prezzo di 257.000 euro. Conti non è inquisito, ma la notizia dell’appartamento “low cost” emerge dalle indagini della Procura di Firenze dell’aprile scorso, che mettono nei guai con l’accusa di corruzione il presidente dell’ordine degli architetti Riccardo Bartoloni e l’architetto Alberto Formigli. Altro intreccio tra politica e affari: Formigli infatti è allo stesso tempo presidente della commissione urbanistica del Comune di Firenze

e socio di Quadra, l’impresa che ha progettato i 188 appartamenti e i 366 posti auto del centro Dalmazia. Promosso poi capogruppo del PD a Palazzo Vecchio, oggi Formigli è tornato un semplice consigliere, travolto dall’ondata di indignazione post Castello. La politica sembra quindi aver dimenticato l’interesse pubblico a vantaggio del profitto di pochi. Sul finire dell’estate – e torniamo all’affare Castello - il sindaco Leonardo Domenici (non indagato) si sente al telefono con il fedele as-

sessore all’urbanistica Gianni Biagi e definisce così l’unica compensazione pubblica per la costruzione di oltre un milione e 400.000 metri cubi di cemento, ovvero il Parco di 80 ettari: «Mi fa cacare da sempre... è chiaro?». Parte così la macchina burocratica per cambiare la destinazione dell’area verde e trasformarla in una zona edificabile, dove collocare la “cittadella viola” del presidente della Fiorentina Della Valle. Una manovra che, per sfortuna del sindaco e fortuna di chi non respira cemento, viene bloccata dal Consiglio Comunale dove ormai il PD è minoranza. Ai giornalisti e ai politici dell’opposizione che raccontano e commentano queste vicende, il sindaco risponde con querele e minacce, fino ad incatenarsi sotto la sede di Repubblica a Roma. Restano però come pietre le parole dell’ex assessore alla cultura Simone Siliani, ben informato, quindi, di come funziona il governo Domenici: «Ciò che si è fatto o non fatto negli ultimi 10 anni a Firenze, è stato fatto o meno perché lui lo ha voluto o non lo ha voluto». Riccardo Capucci

Le conversazioni sotto inchiesta S

pero che tutti capiscano che il sindaco vuole toccare il parco! Cioè vorrei che su questo non ci fossero dubbi... io voglio toccare il parco”. “E non perché io voglio dare ragione a Della Valle... ma perché quel parco mi fa cacare da sempre... è chiaro?”. Così disse Leonardo Domenici, Sindaco di Firenze, parlando al telefono dell’ipotesi di collocare lo stadio nel Parco di Castello con Gianni Biagi, allora Assessore all’Urbanistica. Anche il capogruppo Pd in Consiglio Comunale Alberto Formigli – ora dimessosi – è coinvolto nelle intercettazioni. Già socio della società immobiliare Quadra – e indagato per corruzione dalla Procura di Firenze su presunti vantaggi nelle autorizzazioni edilizie – parla al telefono con l’ex assessore Biagi: “Ricordati che io voglio 10 ettari...(…) [per costruire case, n.d.r]”. Biagi: “Quello si vede dopo raga...(…). se poi noi gli si dice [a Fondiaria, ndr] “da una parte il parco non ce lo fate, datecelo, ci si fa case”, si discuterà dopo... io questa cosa non la vorrei mettere in discussione perché se no si riblocca tutto un’altra volta. Perché se tu vuoi invece del parco farci le case bisogna cambiare la convenzione”. Graziano Cioni - che non si è dimesso ma ha rinunciato a correre per le primarie - parla con Sonia Innocenti, a cui lui stesso aveva trovato lavoro dall’imprenditore Bassilichi, dopo aver saputo che alle primarie lei voterà Lapo Pistelli: “(...) la gente che è stata con me e poi se ne scorda, mi fa incazzare, mi fa incazzare, mi fa incazzare. Capito? Allora è bene che te ne ricordi. Ma che mi prendi per il culo?”. E chiama Bassilichi: “Mi pare che te l´ho presentata io... non la voglio più vedere... (...).. per me la mia porta per lei è chiusa... questo mi pare pacifico... e tutte le porte che le posso chiudere gliele chiudo... perché è un tradimento”. Poco più tardi Cioni chiama Matteo Renzi, presidente della Provincia, anche lui candidato alle primarie Pd: “All’Isolotto ci s’ha una fedifraga. La Sonia Innocenti: sta con Pistelli”. “Quando tu vedi Marco Bassilichi tu gli dici anche te qualcosa...l’ha messa ai rapporti con la pubblica amministrazione... “. Il giorno dopo Renzi richiama Cioni: “Ascolta due cose al volo: alla Sonia quel messaggio che mi avevi detto ieri gliel’ho fatto dare in modo molto brutale”. “A chi l’hai dato?”, risponde Cioni. Renzi: “Al suo capo... e a voce tramite Filippo Vannoni, che me l’ha portata a pranzo una settimana fa”.

Lo stesso Cioni parla con Fausto Rapisarda, nipote acquisito e tuttofare di Ligresti a Firenze, ex latitante e già condannato in Tangentopoli a tre anni e sei mesi per la mazzetta Eni-Sai. Cioni gli chiede soldi per distribuire alle famiglie il nuovo regolamento di Polizia municipale: “Graziano, ma quant’è il costo totale?”. Cioni: “Eh, il costo totale è una cifra esagerata… lascialo fare!” Rapisarda: “Certo, certo… dimmi tu, Graziano”. Cioni: “No no no, dimmelo te, io non ti voglio mettere in difficoltà… perché questo non ti deve mettere in difficoltà”. Rapisarda: “… 20? 30?”. Cioni: “30! ... aggiudicato, vai! Gli altri li trovo io!”.

DIRITTI

Il sogno proibito di un posto al caldo Quasi un anno fa scrivevamo su questo giornale di Pal Surinder, cittadino indiano morto di freddo alla stazione Campo di Marte il 28 dicembre 2007. I mesi sono passati da quel tragico avvenimento, ma le istituzioni hanno imparato qualcosa da quell’episodio? Come è gestita oggi l’emergenza freddo nella nostra città? Niente di nuovo sotto il sole, o meglio sotto il gelo. Le persone che si trovano in difficoltà, sprovviste di mezzi e costrette a passare la notte fuori, per strada, aumentano e i provvedimenti presi sono ancora insufficienti. Per poter aspirare ad un posto al caldo si può andare all’Ostello delle Rifiorenze ma a patto che si abbiano minimo 47 anni; agli altri non resta che fare la fila alla Caritas (che gestisce la residenza per conto del Comune), dalle 9 alle 12, ogni mattina, per iscriversi in liste d’attesa lunghissime e senza speranza. Oppure ci si può rivolgere all’Albergo Popolare, ma solo se si è residenti e per il tramite dei servizi sociali, mentre tutti gli altri possono alloggiarvi solo per un massimo di dieci giorni. Entrambe le soluzioni inoltre sono rivolte esclusivamente agli uomini. Per le donne c’è soltanto il Conservatorio del Fuligno, che dispone di 10-15 posti. Insomma, sono ancora tante, troppe, le persone alle quali non si può garantire un posto al caldo per ripararsi dal freddo: tutti quelli che non possiedono i prerequisiti giusti. Mentre dormire all’asciutto e al sicuro dovrebbe essere un diritto garantito a chiunque. Da tempo associazioni come l’Aurora sollecitano l’amministrazione comunale per ottenere un tendone riscaldato o mettere a disposizione uno spazio pubblico a costo zero. A Parigi ad esempio una parte della metropolitana viene lasciata ai senza tetto, affinché possano passare una notte al coperto. A Firenze invece i vigili, attenendosi all’ordinanza sul decoro del luglio scorso, sequestrano addirittura le coperte di quanti dormono all’aperto, e fanno a ciascuno una multa di ben 160 euro. In altre parole, oltre a non fornire aiuti adeguati, per di più si infierisce sequestrando l’unico mezzo per ripararsi dal freddo. Una situazione questa che merita una denuncia da parte dell’opinione pubblica perché, come sosteniamo da tempo, dietro quella che viene definita “emergenza freddo” si nasconde in realtà un’emergenza ben più seria che dovremmo chiamare “sociale”. Giada Tognazzi

RIFIUTI

Tutti d’accordo: bocciato l’inceneritore Si è conclusa la ricognizione internazionale sulle alternative all’incenerimento dei rifiuti iniziata dal Comune di Campi Bisenzio all’indomani del referendum sul ‘termovalorizzatore’. Due parti finora contrapposte, il comitato per il No e l’amministrazione, hanno visitato impianti di smaltimento in Stati Uniti, Spagna, Israele e Islanda, e hanno prodotto due relazioni distinte, ma concordi su un punto cruciale: con la raccolta differenziata al 65% il termovalorizzatore sarebbe inutile. Gli studi confermano anche la validità del metodo ‘porta a porta’, che permette di ridurre la quantità di rifiuti indifferenziati, e portano buoni argomenti a favore del trattamento meccanico biologico a freddo (TMB), come tecnica meno costosa e pericolosa dell’incenerimento, in grado di ridurre tra il 55 e il 75% il residuo che finisce in discarica. Bocciato invece l’incenerimento: oltre ai noti problemi ambientali e sanitari causati da nanopolveri e diossine, la tecnica si dimostra scarsamente efficiente, dando luogo ad una percentuale di rifiuto residuo tra il 25 e il 40%. Su tali conclusioni, finalmente evidenti anche ai tecnici del comune, si apre adesso la fase della discussione, che dovrà per forza coinvolgere non solo Campi ma tutta la provincia di Firenze, dove la maggioranza dei sindaci e candidati a sindaco hanno sempre sostenuto l’inceneritore come unica soluzione possibile. Le relazioni integrali sono leggibili sul sito www.noinceneritori.org. Cecilia Stefani

Lucchetti per il Multiplex

Dopo il sequestro del cantiere, quale futuro attende Novoli?

T

anto tuonò che piovve. Il Pm Francesco Pappalardo ha disposto il sequestro del Multiplex, l’edificio nell’area ex-Fiat di Novoli il cui progetto prevede la realizzazione di un cinema multisala e di una galleria commerciale. Un sequestro confermato dal Gip e ribadito anche in seguito al rigetto dei ricorsi presentati dalle parti in causa. Si tratta di una vicenda a cui l’Altracittà aveva già dato ampio spazio. La “magagna” fu svelata alcuni mesi fa dalla Consigliera comunale Ornella De Zordo insieme ai rappresentanti dei cinema fiorentini, fortemente danneggiati dall’eventuale nascita di una tale struttura. I lavori per il Multiplex – andati avanti a ritmi da record – sarebbero partiti infatti senza le autorizzazioni preventive indispensabili e in contrasto con la legge regionale sul cinema (contro cui era ricorsa al Tar l’Anec-Agis, associazione a cui sono iscritti quasi tutti i cinema fiorentini). Inoltre, la costruzione dell’edificio era stata avviata con una Dia (Dichiarazione di Inizio Attività), concessa sulla base di un semplice schizzo fatto a mano, anziché un progetto corredato di piani particolareggiati, come richiederebbero interventi urbanistici così grandi. è per questo che la stessa De Zordo aveva presentato un esposto alla Procura. In un successivo momento la consigliera di Unaltracittà/Unaltromondo ha presentato alla Procura un’integrazione all’esposto, rilevando che le

autorizzazioni sul numero di sale del multicinema sarebbero discordanti: sette secondo la concessione provinciale, nove secondo quella regionale. Inoltre, il Piano di Recupero dell’area ex Fiat di Novoli, di cui la Multisala è solo una parte, risulterebbe scaduto e dal 4 luglio privo di qualsiasi efficacia senza un rinnovo. Tre persone (l’amministratore delegato dell’Immobiliare Novoli Epifanio Furnari, il direttore dei lavori Alessandro Chimenti e il presidente dell’impresa esecutrice Rino Baroncini) saranno dunque chiamate a processo, indagate per violazione della legge edilizia. Si tratta di una storia gestita in maniera molto discutibile dall’amministrazione di centrosinistra. Ma perché il centrodestra non ha protestato? Perché la struttura sarebbe stata attraente per Medusa, la società cinematografica di proprietà di Silvio Berlusconi. Il solito conflitto d’interessi insomma. Anche se, in seguito al brusco stop che subisce il progetto a causa della vicenda giudiziaria, la stessa Medusa potrebbe mollare la presa su Novoli, per dirottare l’attenzione sul Warner Village di via del Cavallaccio, nell’ambito di un’operazione che starebbe conducendo per l’acquisto del circuito italiano dei cinema Warner. Se così fosse, che ne sarà del Multiplex? E soprattutto, chi pagherà i danni di un progetto da 50 miliardi d’investimento? Duccio Tronci

Trovate la differenza! Queste due immagini sono visibili entrambe sulle strade fiorentine, con qualche piccola differenza. Quella di sinistra appare più frequentemente in orari notturni e in vie periferiche, mentre quella di destra campeggia su enormi cartelloni esposti ovunque senza limiti di orario. Anche il significato ci pare abbastanza simile: in tutti e due i casi l’immagine pubblicizza dei servizi a pagamento destinati ad una clientela maschile. Eppure, la prima ‘pubblicità’ è probita dal nuovo Regolamento di Polizia Municipale, per questioni di ‘decoro’ e ‘convivenza civile’. Per tali nobili fini, le prostitute con “abbigliamento e atteggiamento non rispondente ai canoni della pubblica decenza”, o che stazionino vicino a chiese o scuole, possono essere multate. Infatti, nel resoconto delle contravvenzioni fatte fino all’11 dicembre, le prostitute risultano le più colpite, con ben 256 multe di 160 euro l’una. Totale: 40.960 euro nelle casse del Comune. La seconda pubblicità, anche se visibile da chiunque ad ogni ora in ogni luogo, non è invece proibita dal Regolamento. In questo caso il ‘decoro’ lascia il passo a un più importante principio, ben riassunto dal detto latino “pecunia non olet” (il denaro non puzza).

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Le Piagge, Firenze - Anno XIII - Seconda serie - Numero 1 - Gennaio 2009

Edizioni Piagge, il primo libro

La Bottega delle meraviglie

Nozze benedette, ma non da tutti

Sta per venire alla luce il primo nato delle Edizioni Piagge, a cura di Lorenzo Guadagnucci, in collaborazione con Terre di Mezzo. Il libro, ancora senza un titolo definitivo, ripercorre e analizza alcuni episodi della costruzione della cosiddetta ‘emergenza sicurezza’. Dall’omicidio Reggiani (con una preziosa intervista alla sorella della donna uccisa), al caso lavavetri, che ha visto Firenze tristemente protagonista, fino alle iniziative che ne sono seguite (il digiuno a staffetta, la nascita dell’Assemblea Autoconvocata). Vi terremo aggiornati su queste pagine e sul nostro sito www.altracitta.org

Ricordiamo che alla Bottega di EquAzione potete trovare prodotti del commercio equo e solidale (alimentari, artigianato, abbigliamento), la pasta e il vino di Libera, cosmetici naturali, detersivi alla spina, libri, cd, riviste (fra cui Carta, Aam Terranuova, Altreconomia, A rivista anarchica e chiaramente l’Altracittà) e molto altro ancora. La Bottega è aperta in via Lombardia 1p, con i seguenti orari: lunedì dalle 16 alle 19.30; dal martedì al sabato, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.30; domenica dalle 10 alle 13.

Don Santoro ha benedetto le nozze d’argento di Sandra e Fortunato. Sandra Alvino, sposata da 25 anni, molto tempo fa era un maschio, e per questo non ha potuto sposarsi in chiesa. Sandra si sente credente e da tempo rivendica il suo diritto al matrimonio religioso, che Don Santoro avrebbe voluto celebrare. La Curia di Firenze però ha posto il veto. La benedizione impartita a novembre, annunciata non a caso nel Giorno della Memoria contro l’omofobia, non può che giungere ugualmente sgradita ad una Chiesa che non riconosce il diritto delle persone transessuali a correggere chirurgicamente ciò che percepiscono come un errore di natura e a vivere così compiutamente la propria identità.

Il prestito solidale diventa grande Parte col piede giusto “Verso MAG Firenze”: costruzione di una finanziaria etica che presti denaro a chi non ce l’ha già

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osti in piedi all’Auditorium Stensen domenica 14 dicembre per la Se chi prende in prestito non paga interessi, ma presentazione alla cittadinanza del progetto MAG solo le spese di gestione, è ovvio che a prestare Firenze, ambiziosa ma concreta ininon ci si guadagna. Francesco Festini, del Proziativa di finanza solidale partita da due getto Seme, lo spiega così: “Per noi il denaro fondi fiorentini di microcredito, il Fondo non si compra e non si vende: si distribuisce”. Etico delle Piagge e il Progetto Se.Me. di E allora dove sta l’investimento? Perché una Settignano. Più di 400 persone interessate persona dovrebbe metter soldi in un fondo e curiose hanno risposto all’invito, corredadi questo tipo? La somma versata non frutta to di una “Revolution card” fatta come una interessi, è vero, ma permette di “costruire carta di credito ma molto, molto più valida. un modello di finanza solidale concreto e Le persone contano più del denaro, ma il defruibile dai più, senza speculazioni, sostenaro serve e le banche lo prestano solo a chi ce nendo l’economia reale e al servizio del l’ha già, come ha ricordato al pubblico un esibene comune”. larante episodio del film “Tu mi turbi” interRoba da sognatori? Domenica sono stati pretato da Roberto Benigni: «Ma se avevo un raccolti 18mila euro. A quanto pare, sognano in parecchi. miliardo, glieli davo io a lei cento milioni!». Cecilia Stefani è tempo di costruire un’altra economia equa, sostenibile, nonviolenta e democratica, ha detto Alessandro Santoro, “occupando tutti i piccoli è questo il capitale necessario per costituire MAG Firenze. Per aderire all’associazione «Verso spazi di potere che abbiamo a nostra Mag Firenze» bastano 10 euro. Ciò permetterà di sottoscrivere quote di capitale sociale della disposizione”. futura Mag del valore di 25 euro o multipli. I sottoscrittori potranno proporre nuove idee Ecco il perché dell’Associazione e partecipare inoltre, nella massima trasparenza, a tutti i momenti organizzativi: riunioni, “Verso Mag Firenze” che vuole coassemblee, iniziative di promozione. struire una vera e propria finanChi può finanziare? Persone, gruppi, associazioni, realtà collettive che condividono i valori ziaria, cioè un ente con licenza di della finanza critica e desiderano utilizzare parte dei propri risparmi per diventare soci; prestare soldi, dai criteri solidali. Si consapevoli che la rinuncia alla remunerazione renderà possibile l’applicazione del tasso zero prestano cioè soldi a chi ne ha bisoa tutti i soci che chiederanno un prestito. gno – persone e piccole imprese in Chi può chiedere prestiti? Le esperienze di microcredito che operano in provincia di Firenze difficoltà – a tasso zero e senza bie le realtà che intendono intraprendere iniziative economiche etiche, solidali e sostenibili, al sogno di garanzie. O meglio, la gafine di migliorare la qualità della vita ed il “ben-essere” collettivo. ranzia è data dalla relazione umana, Il denaro raccolto viene interamente depositato presso Mag6 di Reggio Emilia, che lo investirà dal conoscersi e darsi fiducia. Sogni, secondo i principi della finanza critica fino al momento in cui sarà attiva la cooperativa «Mag utopie? Guardiamo i numeri dei due Firenze». fondatori di Verso Mag: il Fondo Ma cos’è una MAG? Una MAG, Mutua Auto Gestione, è una cooperativa che svolge un’attività Etico delle Piagge, nato nel 2001, finanziaria basata sul rapporto fiduciario tra i soci e le realtà finanziate. ha attivato ad oggi 103 prestiti per La nuova MAG Firenze raccoglierà il denaro sotto forma di capitale sociale per effettuare un importo di 248.000 euro, a fronfinanziamenti nei settori della mutualità, dell’economia solidale, della produzione innovativa te di una raccolta che è meno della ed eco-compatibile, dell’integrazione sociale. metà, a dimostrazione che dare fiduPer informazioni potete contattare i seguenti numeri: cia ripaga; il neonato Progetto Seme ha effettuato già 12 prestiti per un 055/373737; 055/6811207; 335/7015405; 338/1676459; 349/6221656. totale di 16.000 euro.

600.000 euro in 3 anni

L’arte di ricreare con arte

Una sartoria atelier dove il nuovo rinasce dal vecchio

M

arenna, Rossella e Aniko: una architetta sarda, una restauratrice di tessile fiorentina ed una ungherese laureata in lingue. Tre giovani donne ed un unico sogno. Creare il nuovo dall’esistente. La parola magica è riciclare. Un’arte, non c’è dubbio. Perché bisogna saper vedere oltre. Pensate, ad esempio, ad una scatola di scarpe. Rivestita con una stoffa carina, magari un pezzo di un vecchio lenzuolo, può diventare di tutto: un contenitore di regali, un semplice porta oggetti, un articolo decorativo sistemato sulla libreria. Oppure pensate a quel vostro vecchio vestito che ormai non mettete più perché ha le maniche fuori moda. Tutto si può riciclare: vestiti, tessuti, oggetti. E tutto può assumere una nuova veste. Si chiama restyling, modifica del design o del modello di un prodotto o di un manufatto per migliorarne l’estetica, un rifacimento creativo insomma. Ma partiamo dall’inizio. Siamo a febbraio del 2007. Nasce l’idea. Con l’aiuto di “Vivaio Imprese”, progetto di orientamento e accompagnamento alla creazione di impresa realizzato con il contributo di enti pubblici, associazioni, cooperative e studi associati, l’idea prende forma e, quasi inaspettatamente, si concretizza la possibilità di partecipare alla imminente Mostra dell’Artigianato. Una sfida non indifferente per chi è solo all’inizio. Ma la scommessa è vinta grazie anche all’aiuto di Maria, sarta delle Piagge dove, speriamo a breve, nascerà un vero e proprio laboratorio di sartoria. Migliaia di persone e uno spazio espositivo importante dove finalmente poter far vedere le proprie creazioni. “La risposta della gente è stata buona”, dice Marenna, mente creativa del gruppo. Molta la curiosità, trasversale all’età e all’estrazione sociale. Sui vestiti esposti, la storia della

I perché della crisi finanziaria

(segue da pagina 2)

Nella sua forma più semplice l’obbligazione è una sorta di ricevuta rilasciata da chi riceve il prestito a chi lo concede, in essa sono definite le condizioni e i tempi di pagamento, sia degli interessi che del capitale. Banche, imprese e perfino stati raccolgono abitualmente prestiti tramite l’emissione di obbligazioni, se l’emittente è una struttura solida tutti le comprano senza problemi, non dovrebbero presentare sorprese. Ma non è così per le obbligazioni emesse dalle società veicolo, le loro sono obbligazioni speciali, il pagamento di interessi e capitale non è automatico, è vincolato al comportamento dei mutuatari: se questi pagano, anche i detentori delle obbligazioni incassano, altrimenti perdono tutto. Le società veicolo sapevano che molti mutui erano inaffidabili, ciònostante erano riuscite a collocare le relative obbligazioni perchè avevano prospettato alti tassi di interesse. Del resto molti non sapevano neanche cosa compravano, l’interesse era alto e questo bastava, non davano peso alla dizione “obbligazioni collegate ai mutui”. Per di più c’era la certificazione di Standard & Poors piuttosto che Moody’s, società che danno i voti a titoli, imprese e perfino governi in base alla loro affidabilità finanziaria. Tripla A, il massimo dei voti, era la valutazione attribuita alle obbligazioni collegate ai mutui e tutti se le sono comprate felici e contenti: singoli risparmiatori, fondi di investimento, fondi pensione, perfino assicurazioni. La loro reputazione era così alta che erano addirittura accettate dalle banche a garanzia dei prestiti richiesti dai loro clienti. Finché i mutuatari hanno pagato, l’intera macchina ha funzionato, ma quando i poveri hanno cominciato a saltare le rate, anche le obbligazioni si sono rivelate una perdita. Ad un tratto più nessuno le ha volute e si sono inceppati perfino i rapporti fra banche che si concedono prestiti a vicenda per far fronte ad emergenze di cassa. Un blocco dovuto in parte alla decisione di non accettare più le obbligazioni sui mutui come forme di garanzia, ma soprattutto al timore che nelle casseforti delle banche richiedenti potessero esserci così tante obbligazioni marce da renderle inaffidabili. La crisi di fiducia, iniziata nel luglio 2007, ha raggiunto il suo apice nell’agosto 2008: i rapporti interbancari si sono bloccati, molte banche si sono trovate a corto di soldi, le più esposte hanno cominciato a fallire. Il grande pubblico ha cominciato a non fidarsi più, il rischio che gli sportelli bancari venissero presi d’assalto si è fatto concreto. In breve il governo degli Stati Uniti ha deciso di intervenire con operazioni di salvataggio: prima 300 miliardi di dollari per nazionalizzare Fannie Mae e Freddie Mac, due colossi del sistema dei mutui, poi altri 700 per salvare altre banche che cadevano come birilli. All’inizio sembrava che il terremoto fosse circoscritto agli Stati Uniti, ma poi si è propagato anche all’Europa, le obbligazioni sui mutui avevano invaso i circuiti bancari e finanziari di tutto il mondo. Quando anche in Europa alcune banche hanno cominciato a scricchiolare, i governi hanno stanziato due mila miliardi di euro per impedire la loro caduta. Una mazzata enorme per i contribuenti delle due sponde dell’Atlantico che se fosse stata imposta per potenziare la sanità pubblica o il sistema pensionistico avrebbe sollevato critiche di una tale potenza da fare cadere i rispettivi governi. Invece era imposta per salvare banche e banchieri che avevano giocato d’azzardo e tutti rimasero zitti, anzi esultarono. I più strenui difensori della manovra erano proprio quelli che avevano sempre considerato l’intervento pubblico in economia una bestemmia: “L’aiuto di stato, fino a ieri un peccato, oggi è un imperativo categorico” ha sentenziato Silvio Berlusconi, a riprova che le regole si applicano a proprio piacimento in base alle esigenze dei forti. Francuccio Gesualdi

Francesco Gesualdi

loro origine. Sul cartellino espositivo, chiaramente frutto di un riciclo, si poteva scoprire come il vestito a balze di Marilù o la gonna larga di Rossella erano diventate un ricordo lontano perché piccoli pezzi di un nuovo mosaico. Nuovi capi di abbigliamento da indossare. Qualcosa era cambiato e non solo nei vestiti. “Non si poteva fare marcia indietro; quello era il segno che si poteva iniziare”. Ed è così, dal soggiorno di casa, che si passa all’Atelier di Via Sercambi, alle Cure. Uno spazio che contemporaneamente vuole diventare laboratorio di sartoria e vetrina aperta al pubblico. L’idea è quella di utilizzare anche il giardino in modo da organizzare incontri all’aperto, presentare i vestiti, organizzare serate a tema. Un atelier molto particolare, dunque. Si direbbe unico, in questa città. Certo c’è ancora tanto da fare. Siamo solo all’inizio e le cose non sono così semplici come possono sembrare. Ma l’idea è sicuramente vincente. Floriana Pagano

I libri di EquAzione

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www.altracitta.org

Francesco Gesualdi, detto Francuccio, fu tra gli allievi della Scuola di Barbiana di Don Milani. Gesualdi è tra i coordinatori del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano (Pisa) - www.cnms.it - e si occupa da anni di consumo critico, scrivendo saggi e articoli e organizzando campagne di pressione e boicottaggio. Questi sono alcuni dei suoi libri, tutti disponibili presso la bottega di EquAzione, in via Lombardia 1/p, alle Piagge: Il mercante d’acqua, Edizioni Feltrinelli; Guida al telefono critico, Guida al vestire critico, Guida al consumo critico (nuova edizione 2008), tutti Edizione Emi; e per finire, Dalla parte sbagliata del mondo (intervista a Francuccio Gesualdi a cura di Lorenzo Guadagnucci) delle Edizioni Terre di Mezzo. Su tutti i libri EquAzione applica il consueto sconto del 10%. Buona lettura!

Il progetto Altracittà L’Altracittà, giornale della periferia è nato nel 1995 per raccontare le dinamiche locali e internazionali della globalizzazione economica e le esperienze di chi resiste e lotta per un sistema alternativo, più equo e rispettoso della persona e degli equilibri Nord/Sud del mondo. Viene pubblicato dalla Comunità delle Piagge, una realtà di base fondata sulla prassi del coinvolgimento e sulla logica dell’autodeterminazione sociale. Internet: http://www.altracitta.org E-mail: redazione@altracitta.org Direttore responsabile: Cecilia Stefani Progetto grafico: Antonio De Chiara Registrato al Tribunale di Firenze con il n. 4599 del 11/7/1996 Stampato da Litografia IP con il contributo di ECR FIRENZE Redazione: Via Barellai, 44 | 50137 Firenze | Tel. 055/601790

l'Altracittà - Gennaio 2009  

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