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Alfio Ciabatti - discesa del Ghiacciaio del Pisgana (foto A. Ciabatti)

Lo scialpinismo nella Scuola si sovrappone per buona parte alla storia di questa attività a Firenze, per questo motivo è interessante conoscere anche la parte meno nota di questa storia. Le origini Gli ski, così si chiamavano, questi nuovi attrezzi per la neve, si iniziarono a vedere nelle nostre zone nei primi anni del ‘900. Le zone maggiormente praticate erano Vallombrosa e Abetone. Per le migliori condizioni d’innevamento quest’ultima diventò ben presto il riferimento per gli sport invernali. Già! il viaggio. A quei tempi, per raggiungere la zona d’inverno, era un’avventura: raggiunta Pracchia con il treno, si arrivava a destinazione con una serie infinita di trasbordi.

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Una delle vette che si allora meglio si prestava ad essere raggiunta dal passo dell’Abetone era il Monte Gomito. La cima fu salita, per la prima volta con gli sci, il 26 febbraio 1911 da Ugo Ottolenghi di Vallepiana e Giuseppe Parravicino. Si riporta il resoconto scritto su un Bollettino del CAI Fiorentino del 1911: - “la salita fu effettuata nonostante una giornata sfavo-

revole e con neve dura al tal punto che fu inevitabile togliersi gli ski vicino alla cima....”. Il giorno successivo fu salita l’Alpe delle Tre Potenze con partenza da Fontana Vaccaia traversando la vallata del Lago Nero: “...oltrepassati gli ultimi faggi la vallata si presentava chiusa dai contrafforti dell’Alpe delle Tre Potenze; con in faccia la foce di Campolino che quale ampia finestra ci invitava all’ascesa promettendoci la vista magica della Garfagnana ai nostri piedi, delle Alpi Apuane e del Tirreno in faccia... dopo 5 ore di marcia alla base dell’ultima ripida parete, piantammo gli ski, e a piedi tentammo la scalata, ma data la tramontana fortissima ed il nostro abbigliamento adatto per lo ski ma non per le ascensioni fummo costretti ad abbandonare l’impresa alcuni metri sotto la meta... questa gita almeno dal punto di vista skystico è quanto mai raccomandabile per i piacevoli pendii e per la località splendida nella sua selvaggia solitudine“. Nei giorni immediatamente successivi fu salito anche il Libro Aperto. La progressione era talvolta faticosa, gli sci inizialmente non avevano lamine per cui la tenuta sulle nevi dure era molto limitata. Le lamine peraltro furono introdotte solo intorno al 1919 e pertanto solo se la

discesa veniva fatta con nevi buone veniva appagato lo sforzo fatto. La Grande Guerra sospese le attività ma immediatamente dopo un gruppo di appassionati fondarono il “GRUPPO SKJATORI della Sezione di Firenze del Club Alpino Italiano” come gruppo all’interno della Sezione e avente un proprio regolamento. Era il 29 marzo 1919. Lo sci era ancora un puro mezzo di spostamento sulla neve, ma il successo di questo nuovo sport faceva già allora presagire un grande numero di praticanti. Lo SKI CAI iniziò ad organizzare gare e sciopoli (le attuali settimane bianche) prima a Vallombrosa e poi all’Abetone e in Val Gardena presso il rifugio Firenze. La pratica agonistica, sposata a tempo pieno dal CAI fiorentino, aveva fatto perdere di vista lo spirito ludico ed essenzialmente non competitivo dell’attività sciistica. Lo SCICAI Firenze, società poi affiliata alla FISI, gareggiava ufficialmente in quegli anni nei trofei e coppe regionali anche con risultati di buon livello partecipando allo sviluppo dello sci alpino all’Abetone anche con l’apertura di nuove piste per sci. E gli atleti che partecipavano alle gare, spesso non conoscevano lo spirito fondante del CAI. Lo

50 ANNI DI ALPINISMO  

50 anni della Scuola di Alpinismo Tita Piaz

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