Page 75

conto, ma è sufficiente per procurarmi un poco convenzionale piegamento di un ginocchio, con relativo dolore lancinante. Benissimo, eccoci al secondo incidentino. Riprendo subito ad arrampicare, perché in questi casi non bisogna farsi scoraggiare, e per fortuna il dolore non compromette totalmente le mie capacità. Si riprende a salire sempre al centro della parete, all’interno della grande rientranza che caratterizza l’intera ascensione, alternando tratti sostenuti con altri più accettabili, fino a giungere, finalmente, sulla cima. Ora ci attende una lunga ma non difficile discesa su neve e ghiaccio, per questo ci apprestiamo a calzare i ramponi, ma ecco l’ultimo inconveniente: appoggio un rampone sulla neve, ma quest’ultima è così sfatta e fradicia, che non regge il peso del rampone che prende a scivolare rapidamente. È un attimo, non faccio in tempo a prenderlo, e non mi resta che guardarlo sconsolato mentre scivola giù per un ripido pendio, verso un abisso insondabile. Eccoci così al terzo incidente (il famoso non c’è due senza tre). Si può immaginare con quale spirito mi accinga a riprendere la discesa, con un ginocchio dolorante, un solo rampone e con una certa stanchezza addosso, ma qui in cima non conviene restare a lungo, e quindi iniziamo a scendere. Ovvio che per me sarà un calvario, ma un pazientissimo Stefano mi protegge per il tratto più insidioso della discesa. Dopo di che è tutta e solo sofferenza. La sfida continuerà? (2006) La storiella finisce qui, ma la “collezione” non è terminata, come ben sanno gli esperti del settore. Manca ancora qualche piccolo tassello, qualche via Cassin (non molte per la verità) spersa nelle Dolomiti … forse dalle parti del Sorapis … o nelle Grigne ... Ma a questo punto della vita mi si apre un grande dilemma di natura filosofico - scaramantica: sarà il caso di portarla a termine questa collezione? Oppure mi conviene lasciarla così, una collezione non finita, una ricerca sempre aperta, sempre invitante. Per questa volta, rinunciare alla facile vittoria, per mantenere vivo l’incanto della sfida? Della serie: ma ha fatto veramente una cosa intelligente San Giorgio ad uccidere il Drago? Considerazioni finali

Stefano Rovida sulla via Cassin all’Auiguille de Lechaux (foto L. Benincasi) declassamento. Parliamo ora del Pizzo Badile: è sicuramente la salita che più di ogni altra ha subito il maggior ridimensionamento rispetto al passato, in virtù dei moderni materiali, in primissimo luogo delle calzature. Ho infatti avuto la fortuna di percorrere questo itinerario con le moderne scarpette lisce e quindi non so cosa significhi salirlo utilizzando i vecchi scarponi rigidi con suola in vibram, ma a giudicare dai tempi di salita, si nota un vero e proprio cambiamento epocale, cambiamento che ebbe inizio, si noti, con quella famosa salita record di Hermann Bull che strabiliò il mondo alpinistico del tempo: ho il sospetto che il buon Hermann abbia utilizzato, a differenza dei suoi contemporanei, delle pedule a suola morbida.

A conclusione di quanto raccontato, creDue parole sulla parete nord de l’Aiguille de Leschaux: do possa essere utile fare un rapido confronto tra gli itinerari descritti. Cominciamo dalla Walker: è sicuramen- il grande Livanos la chiama “la Walkerina”, ma il soprannome induce all’errore, facendo pensare a caratteristiche comuni te la regina fra tutte le vie Cassin. fra le due vie, diversificate solo per la dimensione. Niente di Questo superbo itinerario primeggia sicu- tutto ciò, perché l’Aiguille de Leschaux non presenta, come la ramente per estetica ed ambientazione, risalendo uno sorella maggiore, caratteristiche di misto, bensì la si può pensadei più poderosi pilastri delle Alpi, attraverso un percor- re come la sovrapposizione di due salite distinte: una prima so logico e diretto (ricordiamoci che Cassin affrontò di- parte tutta di ghiaccio ed una seconda parte tutta di roccia. rettamente il grande salto basale sul filo dello spigolo, La salita comunque si caratterizza per lo straordinario ambienche quasi tutti oggi evitano con un aggiramento a sini- te in cui si svolge, selvaggio e solitario, dove difficilmente ci si stra per le fessure Allain). È anche l’itinerario che più di può trovare a gareggiare con cordate concorrenti. ogni altro ha mantenuto quasi intatto il proprio elevato Le due salite dolomitiche si caratterizzano entrambe per grado di difficoltà e di forte impegno atletico-emotivo, a causa del dislivello, oltreché del suo orientamento e della le elevate difficoltà tecniche, maggiormente concentrate quelle quota, che ne fanno un prodigioso cocktail di roccia e sulla ovest di Lavaredo, più distribuite e continue quelle sulla Torghiaccio. Basti confrontare i tempi attuali di percorrenza re Trieste. Ma come tutte le salite dolomitiche, si tratta di itinerari con quelli di venti o trenta anni fa, per rendersi conto che oramai si possono andare a fare in un fine settimana. che i vantaggi recati dai nuovi materiali hanno prodotto Leandro Benincasi sicuramente un progresso, ma certamente non un

75

50 ANNI DI ALPINISMO  

50 anni della Scuola di Alpinismo Tita Piaz

50 ANNI DI ALPINISMO  

50 anni della Scuola di Alpinismo Tita Piaz

Advertisement