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destra, puntando verso lo spigolo. Le difficoltà sono quelle classiche, e la chiodatura è sufficiente. Siamo divisi in due cordate, una cordata “di punta”, formata da due che procedono a comando alternato, seguita da un’altra a tre, i cui componenti si alterneranno a fare da capocordata. In tempi abbastanza brevi giungiamo all’altezza della seconda cengia, da dove inizia la parte più estetica della salita, su roccia grigia compattissima, quasi sul filo dello spigolo est. Giungiamo in vetta relativamente presto, ma ci affrettiamo a scendere perché sappiamo (io più degli altri per averla già effettuata) della lunghezza e della pericolosità della discesa, costituita da numerose ed espostissime calate in doppia. Tutto ovviamente procede bene, sotto la guida degli espertissimi Carlo Barbolini e Mauro Rontini, quest’ultimo soprannominato “Piovra, il re della manovra”. Il finale è tragicomico, perché quando mancano ancora duecento metri alla base, inizia a piovere con un certa intensità, e le ultime doppie si svolgono in uno stretto canalone, dove tutte le acque si raccolgono in romantiche ed estetiche cascatelle, sotto le quali si snoda il percorso di discesa. Solo Carlo Barbolini sembra indifferente della situazione, esibendosi in una spavalda calata sotto il flusso principale della cascata, a dimostrazione delle doti impermeabili della sua nuova giacca “speciale”, nell’allora poco conosciuto (e soprattutto costoso) Goretex. Quando giungiamo alla base, cessa di piovere, ed un sole beffardo, ma augurale, ci accompagnerà fino al rifugio.

lita non impegnativa: la Cassin alla Piccolissima. La scalata si svolgerà senza problemi, sia nel tratto iniziale più impegnativo, che in quello mediano, costituito da una esposta traversata, che in breve ci porta al tratto verticale terminale, dove le difficoltà cessano. Il giorno seguente corro il rischio di andare a ripetere la mia prima Cassin della vita, sullo Ovest di Lavaredo, ma il tempo si guasta ed io torno a Firenze. Un altro tassello che si è aggiunto alla collezione. Si, ma… a quando il vero obiettivo? Finalmente la parete nord del Badile (‘86) Quella parete continuava a sfuggirmi. L’avevo programmata già dal ’70 ma non ero riuscito ad afferrarla, mi era sfuggita per un pelo nell’anno successivo, poi si era definitivamente allontanata. Il motivo dei tanti insuccessi? Semplice: per poterne effettuare tale salita occorreva dedicarvi un periodo consistente del proprio tempo libero, perché fra viaggio, avvicinamento, assedio, attesa probabilmente infruttuosa causa tempo sfavorevole, ecc., poteva essere richiesta anche una settimana, ma quella stessa settimana poteva essere più proficuamente spesa in Dolomiti o nel più prestigioso gruppo del M. Bianco. Per questo motivo tutti erano interessati alla salita, ma nessuno trovava il periodo giusto per andarci. Dovrò aspettare, da quei primi tentativi, ancora molti anni, tanti quanti occorreranno perché maturino le giuste condizioni per poterla tentare in un solo fine settimana. Nel luglio dell’86, finalmente, ha termine la lunga attesa. Partiamo da Firenze di sabato mattina, ed in serata saliamo al Rifugio del Sass Furà. Siamo un gruppo molto affiatato: Franco Falai ed i borghigiani nella loro formazione completa, con Carletto Amore, Mauro Rontini e Stefano Nuti. La mattina seguente ci alziamo molto presto, perché i pretendenti alla salita sono numerosi. Segue il solito avvicinamento nell’oscurità, l’attacco della parete ancora al buio, ed i conseguenti errori nell’orientamento. Quando spunta il sole (ed il sole investe subito tutta la parete) ci accorgiamo di non essere esattamente sulla via giusta. Comunque tiriamo dritti e dopo qualche tiro di corda ci ritroviamo sulla via originaria. Peccato, perché a causa di questa variante involontaria ci siamo persi il primo diedro caratteristico della via, che ricordo di aver ammirato su tante foto d’epoca.

La Sud della Piccolissima di Lavaredo (‘84)

Dopo una settimana al Brentei, ci viene la voglia di cambiare aria. Segue ampia discussione (ognuno la spara più grossa), ma alla fine ci troviamo d’accordo per andare alle Tre Cime di Lavaredo. Il viaggio di trasferimento è più lungo del previsto, e quindi decidiamo di prenderci un giorno di quasi riposo, orientandoci su di una sa-

Alpinismo Fiorentino

È l’anno della cosiddetta “seconda campagna del Brenta”. Sono con Carletto Amore, ed insieme formiamo una bella cordata divora-pareti. La nostra base è il Rifugio Brentei, luogo ideale per lanciarsi in proficue battute di caccia. Dopo qualche giorno ci raggiungono anche i fortissimi Roberto Palagi e Carlo Malerba, che ci stupiscono mostrandoci delle nuove scarpette da arrampicata, appena comprate, descritte come prodigiose: altro non sono che le allora innovative “Mariacher”. In quattro formiamo due agguerrite cordate, ed abbiamo modo di effettuare importanti ripetizioni, tra le quali numerose salite di Armando Aste: per inciso, le salite di Aste costituiscono la speciale collezione di Carletto.

1986 - Carlo Amore sulla via Cassin al Badile (foto L. Benincasi)

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50 ANNI DI ALPINISMO  

50 anni della Scuola di Alpinismo Tita Piaz

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