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petere la via degli Scoiattoli alla Cima Scotoni che si diceva fosse al momento una delle vie più difficili delle Dolomiti (sempre per colpa del fatidico limite del sesto grado ...): uscimmo in giornata senza particolari problemi anche se, per il sottoscritto, contribuì non poco la presenza di L. Benincasi, G. Bertini, M. Verin, esperti e rassicuranti compagni di cordata; fu senz’altro un notevole exploit che, soprattutto nell’ambiente toscano, rafforzò la considerazione e la stima anche verso la nostra Scuola. Ma che ne era delle Alpi Occidentali? Sicuramente più lontane, soprattutto sotto l’aspetto psicologico! La quota, il ghiaccio, il clima erano fattori più incontrollabili, difficilmente governabili “a distanza” e perciò maggiormente temuti; ciò nonostante, come detto, anche se in modo più episodico e non sistematico, alcuni avevano già ripetuto vie di grande prestigio: Sentinella Rossa al M. Bianco, Walker alle Grandes Jorasses , Pilier Gervasutti al M. Blanc du Tacul, via Bonatti al Grand Capucin, ma fu solo a partire dal 1975 che iniziò una vera e propria dedizione all’alpinismo occidentale. Fu in quello stesso anno infatti che decisi di trascorrere un breve periodo in Val Veny e, quasi per caso, ebbi modo di conoscere l’arrampicata su granito ripetendo una delle vie più belle e significative: il Pilier Gervasutti al Mont Blanc du Tacul roccia monolitica di colore rosso vivo - arrampicata in aderenza e fessura, alta quota, neve ... tutti aspetti inediti per me ma, in parte, anche per Antonio Bernard, mio compagno di cordata e dolomitista per eccellenza! Tornai a Firenze entusiasta di aver scoperto un mondo nuovo ed inesauribile e tentai subito di convertire all’alpinismo occidentale i miei compagni programmando le vacanze dell’anno successivo. Ebbe così inizio una nuova “stagione” per la Scuola e per l’alpinismo fiorentino i cui protagonisti iniziarono a considerare in modo equidistante le pareti dolomitiche e quelle del Monte Bianco dedicando anche a quest’ultimo molte energie e gran parte delle proprie vacanze .. Il nuovissimo campeggio La Sorgente in Val Veny gestito con vigore ed autorità dall’amico Renzo Pellin costituì fin da subito un ideale punto di ritrovo spontaneo dove le lunghe attese del tempo buono erano riempite da piacevoli attività ludiche collettive; il gruppo era

Boulder sui massi erranti della Val Veny sempre piuttosto numeroso e variegato, i confronti dialettici costanti, i programmi sulle possibili salite incessanti e le cordate si formavano di volta in volta in modo più o meno spontaneo secondo affinità, capacità ed obbiettivi. C’era insomma spazio per tutti, anche per coloro che, consci della loro riottosità per l’alta quota, vollero provare anche solo una volta a cimentarsi con il mitico ambiente del Bianco. Tutti noi avevamo una sorta di timore reverenziale per questa grande montagna, unica e diversa da tutte la altre ma soprattutto di dimensioni “anomale” se confrontata con quelle di casa nostra! Forse un limite alle notevoli potenzialità che in quegli anni avevano i più preparati sotto l’aspetto tecnico ed atletico ma anche un vantaggio nei confronti della sicurezza ... Riuscimmo, fin da subito, a realizzare importanti vie di roccia e di ghiaccio senza particolari problemi, con la giusta tensione ed il dovuto divertimento, facendo in breve una notevole esperienza in questo particolare tipo di attività, sotto la guida o anche solo la “benedizione” dei più esperti che, almeno per alcuni anni, passavano ancora qualche tempo in Val Veny: M.Verin, L.Benincasi, G.Bertini, M.Piotti (l’amico di

tutti,successivamente scomparso sulle rocce di casa, a Vecchiano ). Il clima che si respirava a Courmayeur e dintorni nella stagione estiva era piuttosto diverso da quello di oggi; c’erano, è vero, le immancabili passerelle della “gente-bene” e dei VIP ma la Valle si riempiva anche di moltissimi giovani ed alpinisti di ogni età e provenienza con i quali, oltre che in birreria, ci ritrovavamo sistematicamente all’attacco delle vie o nei rifugi, dove ci scambiavamo esperienze, opinioni, racconti delle varie imprese, e tutto ciò contribuiva a mantenere quel contatto con “l’ambiente” e con i reali protagonisti di quell’ambiente, estremamente proficuo e senz’altro benefico per noi che vivevamo a 500 Km. da quelle montagne. Il mitico negozio di Toni Gobbi, gestito direttamente dalla moglie Romilda e dal figlio Gioacchino, era un ulteriore polo di attrazione ed un vero e proprio catalizzatore per tutti gli alpinisti del momento tanto che nessuno avrebbe mai osato passare da Courmayeur o partire per una salita senza almeno un saluto ed uno scambio di opinioni sulle previsioni del tempo provenienti da Chamonix e diligentemente tradotte ed aggiornate ogni mattina sulla lavagna della “maison”; vivevamo in un’atmosfera

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50 ANNI DI ALPINISMO  

50 anni della Scuola di Alpinismo Tita Piaz

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