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Proprio tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, sotto la direzione di Mario Verin, la Scuola assunse un ottimo assetto organizzativo che, unito al grande impegno ed entusiasmo di tutti gli istruttori, determinò, anno dopo anno, la “scoperta” di allievi entusiasti e capaci che, nel corso di poco tempo entrarono nell’organico della Scuola: Umberto Ghiandi, Carlo Barbolini ed il sottoscritto, Massimo Boni, Enrico Loretti ed Eriberto Gallorini ; sono sicuramente coloro che più di altri dettero continuità all’attività della Scuola e nuovo impulso all’Alpinismo fiorentino. In quel periodo si viveva in pieno il passaggio dall’alpinismo eroico del dopoguerra a quello etico-sportivo i cui influssi benefici avevano fatto breccia d’oltre atlantico e dall’Inghilterra già da qualche anno, ponendo le basi per quanto fu successivamente archiviato sotto la definizione di “Nuovo mattino”; si dette grande importanza all’allenamento in palestra di roccia, che a Firenze era storicamente identificata con le cave di Maiano, che divenne presto il salotto d’incontro nel periodo estivo ed il luogo di misura e confronto delle capacità dei singoli: lì, sulla parete del salotto non era possibile barare, ognuno esprimeva le proprie capacità ed era nello stesso tempo in grado di giudicare quelle degli altri. L’allenamento sistematico in palestra dava enormi vantaggi nell’arrampicata in montagna: le vie di Maiano, di lunghezza contenuta entro i 15-20 m., presentavano difficoltà molto sostenute sia “in libera” che “in artificiale” e pertanto la preparazione atletica era la prima conseguenza fondamentale di tale pratica. Si crearono presto vari gruppi piuttosto omogenei, non parlerei solo di cordate, che passavano le domeniche in montagna e le vacanze estive in

qualche posto sulle Alpi. Gli istruttori della Scuola costituivano il punto di riferimento per le attività di punta ma anche il motore trainante di tutta l’attività fiorentina almeno fino alla fine degli anni ottanta. Nel 1971 la grande passione per la montagna mi condusse, quasi di nascosto e senza alcuna conoscenza nell’ambiente, alla parete di Maiano dove alcuni giovani “funamboli” - almeno così mi parvero nel corso dei primi incontri, riuscivano addirittura a guidarmi dal basso nella scelta degli appigli e degli appoggi! Incredibile! Uno di loro si chiamava Umberto Ghiandi, un altro (malgrado la mia stessa età frequentava già da qualche mese la palestra) rispondeva al nome di Carlo Barbolini e forse, allora, nessuno di noi pensò che nei successivi decenni avremmo percorso insieme le più belle pareti dell’arco alpino! Nel 1972 frequentai il corso di roccia primaverile organizzato dalla Scuola e nel 1973 fui chiamato a far parte della ormai blasonata scuola Tita Piaz insieme a Carlo: allora si faceva con una certa ufficialità e l’ingresso nella grande sala di Via del Proconsolo mi parve - avevo 18 anni - l’accesso all’Olimpo. La Scuola Tita Piaz infatti, diretta dall’attivissimo Mario Verin, si avvaleva ormai di una rosa di istruttori molto preparati e di una organizzazione didattica senz’altro al passo con i tempi ed anzi, per certi versi, sperimentale e d’avanguardia rispetto alle altre realtà del Nord. Andrea Bafile, maturo e carismatico Istruttore Nazionale di Alpinismo e Scialpinismo, si faceva promotore e portavoce delle sperimentazioni di sistemi innovativi che in quegli inizi degli anni settanta contribuirono alla svolta tecnica per certi versi “epocale” sui sistemi di assicurazione e sulle attrezzature specialistiche: l’uso sistematico dell’imbracatura, l’utilizzo di discensori meccanici per la corda doppia, l’introduzione dell’assicurazione dinamica con mezzo barcaiolo (1974) e successivamente del sistema dinamico per l’assorbimento dello strappo in caso di caduta (inizialmente denominato ABA, Arrampica Bene Assicurato), oggi universalmente utilizzato nei kit per ferrata. Questi tre fondamentali cambiamenti, introdotti ed adottati subito e sistematicamente nei programmi didattici della Scuola, contribuirono ad innalzare il grado di sicurezza nell’andare in montagna e nello stesso

tempo a collocare la Scuola Tita Piaz ed i suoi istruttori in posizione emergente rispetto alle conoscenze tecniche “tradizionali” che moltissime scuole facevano ancora fatica ad abbandonare. La preparazione tecnica unita alle capacità arrampicatorie di molti degli istruttori di quel periodo fecero sì che la Scuola Tita Piaz fosse riconosciuta, negli ambiti del Club Alpino, come una fra le più evolute e di maggior prestigio. Le Scuole Nazionali di Alpinismo, così si chiamavano allora, non erano in gran numero sia per le difficoltà organizzative che ponevano alle Sezioni di appartenenza sia, soprattutto, per l’obbligo di essere dirette da un Istruttore Nazionale. Firenze ne contava addirittura sei: Giancarlo Dolfi, che alla fine degli anni sessanta aveva però abbandonato l’attività didattica per riprenderla dopo circa un ventennio, Leandro Benincasi, Andrea Bafile, Mario e Valdo Verin. Infine Paolo Melucci che non era più attivo per motivi di lavoro. L’attività su roccia era concentrata principalmente sulle Alpi Apuane che, a portata di mano, offrivano come oggi un ambiente di grande fascino e bellezza che permetteva un’arrampicata molto simile a quella delle Alpi Orientali. La preparazione tecnico-atletica curata sulle montagne di casa consentì una rapida evoluzione che portò a molte ripetizioni di vie di grande prestigio e difficoltà sulle Dolomiti: Aste alla Civetta ; Detassis alla Brenta Alta ; Schobel-Liebel al Pan di Zucchero ; Carlesso alla Torre di Valgrande-Civetta ; Via degli Scoiattoli alla Cima Scotoni sono solo alcune fra le più prestigiose. Malgrado la rapida evoluzione in atto, l’alpinismo veniva praticato ancora con stile classico: oltre il Sesto grado in libera si doveva ricorrere alla tecnica artificiale! E bisogna dire che questo fu il vero limite di quegli anni poiché la ripetizione di una via anche la più difficile - non lasciava margine per mettersi alla prova. Dove si trovavano i chiodi in successione, allora si usavano le staffe per progressione quasi fosse implicito che nient’altro si sarebbe potuto fare. Questo grande “blocco psicologico” gravò non poco su tutti noi fino alla fine degli anni settanta allorché riuscimmo a “cogliere” il vento del rinnovamento e della rivalutazione dell’arrampicata libera che,dai Paesi anglosassoni , spirò fin sulle Alpi e non soltanto nelle palestre cittadine!

Alpinismo Fiorentino

Gli anni settanta dettero vita a quel cambio generazionale che avrebbe determinato l’assetto della Scuola e dell’alpinismo fiorentino dei decenni avvenire; ormai il solco era stato tracciato: Mario Verin, Leandro Benincasi, Giovanni Bertini, Valdo Verin e compagni, avevano dimostrato che era possibile raggiungere e talvolta superare il livello dei più bravi alpinisti che in quegli anni erano attivi nell’arco alpino, italiani e stranieri, ed avevano anche determinato un notevole incremento nel livello della Scuola che otteneva ormai riconoscimento e grande prestigio nell’ambito del sodalizio.

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50 ANNI DI ALPINISMO  

50 anni della Scuola di Alpinismo Tita Piaz

50 ANNI DI ALPINISMO  

50 anni della Scuola di Alpinismo Tita Piaz

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