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lizzo che col tempo ne decretò la fine. Il luogo era di notevole interesse perché consentiva di effettuare sia percorsi in stile alpinistico (salita in cordata e discesa in corda doppia), sia passaggi difficilissimi a pochi metri da terra, senza l’impiego della corda. Gli itinerari erano stati attrezzati principalmente da Mario, che era autore anche dei famosi “passaggini” a terra, alcuni dei quali di tale difficoltà da risultare percorribili solo da lui e da pochissimi altri fortunati. Ma se questa palestra era fondamentale per l’affinamento dell’arrampicata pura, ve ne era un’altra utilizzata per la salita in artificiale, con le staffe. Questa palestra era situata lungo la via Faentina, poco oltre la località Manzolo, in prossimità del cavalcavia ferroviario, ed aveva un paio di percorsi, in realtà abbastanza facili, perché poco strapiombanti e con chiodi troppo vicini. Un notevole progresso si ebbe con l’utilizzo di una nuova palestra, poco distante dalla precedente, che sfruttava un forte strapiombo. Il primo itinerario fu aperto dal sottoscritto, da Paolo Ponticelli e da Umberto Ghiandi all’indomani dell’alluvione di Firenze del ’66 e che fu denominata, ovviamente, “4 novembre”.

sopra: la palestra di roccia “ASNU” a Maiano sotto: U.Ghiandi durante l’apertura della via IV novembre - palestra di roccia della Faentina (foto L. Benincasi)

Con il definitivo abbandono della cava dell’Asnu (a causa del crescente utilizzo come discarica, e conseguente copertura dei tracciati), fummo costretti a cercare un nuovo sito. Questo fatto non fu del tutto negativo, perché ci costrinse a rivolgere l’attenzione alla grande palestra di Maiano (la stessa che ancora oggi viene utilizzata), da anni abbandonata, e quindi all’apertura di nuovi e più difficili tracciati. Dalle esperienze nate dalla frequentazione di queste due palestre, Maiano per l’arrampicata libera e Faentina per l’artificiale, nasceranno i presupposti per le imprese alpinistiche più belle di quella generazione.

Alpinismo Fiorentino

Le salite alpine

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È Mario il primo giovane istruttore della “seconda generazione” che si lancia con coraggio sui grandi itinerari alpini. I suoi primi compagni di cordata sono scelti fuori dalle mura cittadine (grazie ai contatti allacciati con gli alpinisti della Versilia, si unirà a Giustino Crescimbeni di Livorno). Con Giustino si recherà nel gruppo delle Dolomiti del Brenta ed effettuerà la ripetizione della famosa via delle Guide al Crozzon di Brenta, nonché della via Oggioni - Aiazzi alla Brenta Alta (la cui prima ripetizione era stata appannaggio della cordata Biasin – Melucci!). Ma a partire dal ’67 potrà contare su di un maturato (alpinisticamente parlando) Giovanni Bertini per andare a ripetere alcune grandi classiche dolomitiche, in Lavaredo e in Tofana di Roces, dove sale rispettivamente la Comici – Dimai sulla nord della Grande, e la Costantini – Apollonio sul Pilastro. Negli anni successivi l’interesse alpinistico si sposta da oriente a occidente: soggiogati e affascinati dagli epici racconti di Walter Bonatti (l’alpinista di riferimento per la maggior parte di noi giovani istruttori) le aspirazioni più forti si orienteranno verso i grandi itinerari del Monte Bianco piuttosto che verso i Monti Pallidi. In questo senso il 1968 è un anno di svolta ma anche di sperimentazione. Con Mario ci rechiamo al Monte Bianco decisi a fare qualche grande salita, ma soprattutto inseguendo il grande sogno: salire la parete nord delle Grandes Jorasses, per la via Cassin. Come via di allenamento e di ambientazione scegliamo di salire la cresta sud della Noire. La salita si rivelerà più severa di quanto ci si potesse immaginare, ne usciamo abbastanza provati, poi il

50 ANNI DI ALPINISMO  

50 anni della Scuola di Alpinismo Tita Piaz

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