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che, nel suo complesso, ha subito l’arrampicata. Un’evoluzione dettata dai tempi ove, ad un alpinismo di stampo più classico, tradizionale, vanno affiancandosi nuove tecniche di movimento ed anche una nuova mentalità. C’è anche un’altro elemento che va ad incrementare la già prestigiosa tradizione alpinistica della Scuola: l’ingresso di Carlo Barbolini nel Club Alpino Accademico Italiano. A distanza di 14 anni da Mario Verin anche Carlo entra, quindi, a far parte, nel 1989, di questo esclusivo Club. E’ sicuramente un premio alla sua attività, fuori e dentro la Scuola; un riconoscimento ai suoi indubbi meriti alpinistici. Stiamo correndo a grandi passi verso gli anni ‘90, ne mancano poco più di dieci per arrivare ai nostri giorni. L’attività degli Istruttori della Scuola prosegue con metodica puntualità, ovviamente quella personale ma soprattutto quella didattica. E’ proprio quest’ultima, in particolare, a registrare l’impegno non indifferente di alcuni Istruttori e Aiuto Istruttori, già da diversi anni nella Scuola: Aldo Terreni, Giuseppe Cortesi, Fabrizio Ciuffi, Alberto Evaristi. Ed è proprio in questi anni che Aldo assumerà il ruolo di Vice Direttore della Scuola.

Alpinismo Fiorentino

Nel 1992 C. Barbolini e M. Vighetti partecipano alla spedizione che, in terra patagonica, porterà loro a realizzare l’ascensione di tutte le pareti nord delle Torri del Paine. Nel 1995 si svolge al Rifugio Graffer, in Brenta, un raduno alpinistico che celebra l’attività della Graffer ed al quale sono invitati anche quelli Istruttori della Piaz che a lungo avevano contribuito alla riuscita dei Corsi della Scuola trentina; “una lunga storia”, come scrive Roberto Frasca sul Bollettino del novembre 1995, “costellata di figure carismatiche che s’incrocia spesso con la storia della nostra Scuola”. Prevale ovviamente il ricordo di “tanti percorsi pa-

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Parete sud della Marmolada - Roberto Masoni su Don Quixote (foto A.Terreni)

ralleli fra le montagne fatti di passione e buona volontà, con lo scopo comune di mandare sulle pareti persone preparate e consapevoli”. Nell’estate del 1996 Carlo Barbolini parte per una nuova spedizione nella Patagonia cilena. Marco Passaleva compagno di tante ascensioni, deve a malincuore rinunciare poche settimane prima della partenza. A fine agosto Carlo parte con Joan Jover Garcia, di Barcellona; obiettivo della spedizione è il canale che divide in due la parete est del Cerro Escudo, nel Gruppo delle Torri del Paine. La mancanza di ghiaccio e la pessima qualità della roccia negli ultimi 150 metri che separano Carlo e Garcia dalla spalla che conduce in vetta, li convince al rientro, peraltro tutt’altro che facile. Alle 3 del mattino, dopo 25 ore ininterrotte fra salita e discesa riescono a raggiungere il campo base. Disinvolto, come al solito, il commento di Carlo: “Chissà, forse ritenteremo fra un po’, le montagne non si muovono, sono là che ci aspettano” (Bollettino dicembre 1996). Prosegue l’attività nel Gruppo del Bianco. Al ritorno da un tentativo al Supercouloir del Mont Blanc de Tacul effettuato con Carlo ed Eriberto, Marco si lascia andare ad un commento sull’alpinismo: “Abbiamo scoperto una nuova dimensione di questa montagna, troppo spesso ridotta a grande parco giochi, con tanto di giostre, burattinai e funamboli. La possibilità di muoversi ancora fuori dai grandi affollamenti, tipici di altre stagioni, di poter godere a pieno di una salita potendo vivere ancora fino in fondo l’ambiente che la circonda senza doversi forzatamente confrontare ricercando exploit di effetto o avventure più alla moda: lasciamo tutto questo ai professionisti-fuoriclasse, loro devono rispondere alle regole del mercato sulle quali sono ormai stati spesi fiumi di parole. [...] Per noi, pur attenti osservatori, è sufficiente ritagliarci lo spazio necessario per vivere l’alta montagna ancora con entusiasmo, divertimento, serenità e consapevolezza. Fortunatamente esiste ancora questa possibilità [...] basta saper scegliere”. E’ un chiaro indirizzo per la Scuola, per la sua attività e lo spirito che da sempre la distingue. La cronaca degli anni ‘90, anche se solo apparentemente, non registra molto di più . Non manca infatti di importanza il ruolo della Scuola e l’attività dei suoi Istruttori. Innanzitutto sul piano alpinistico, dove per Marco Passaleva e Carlo Barbolini si registrano, soprattutto nel Gruppo del M. Bianco, alcuni annni di grandi soddisfazioni culminanti con la Doufur-Frehel al Grand Pilier d’Angle. Ma anche per gli altri Istruttori sono anni di intensa attività, basta osservare il grande numero di ripetizioni realizzate sia in Alpi Orientali che Occidentali. Di pari passo si intensifica anche un’intensa attività extraeuropea di cui parla, più diffusamente nelle pagine di questo volume, Carlo Barbolini. Si evolve inoltre in questi anni la cultura dell’arrampicata sportiva non disgiunta dall’apprendimento di nuovi metodi di insegnamento e di movimento; un processo che svilupperà una quantità notevole di ripetizioni in chiave sportiva, nei santuari della specialità, sia in Italia che all’estero. Ad accrescere il prestigio della Piaz contribuirà Marco Orsenigo, nel 1997, superando gli esami di Istruttore Nazionale di Sci

50 ANNI DI ALPINISMO  

50 anni della Scuola di Alpinismo Tita Piaz

50 ANNI DI ALPINISMO  

50 anni della Scuola di Alpinismo Tita Piaz

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