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mente goduto di quell’ambiente meraviglioso e fuori dal comune. Là tutto è diverso, a partire dalla roccia; se nelle Dolomiti si hanno sempre di fronte pareti gialle strapiombanti e spesso di roccia rotta e insicura, in mezzo ai ghiacciai del M. Bianco sorgono vere e proprie cattedrali di granito rosso, monoliti elegantissimi che solo a guardarli invitano ad essere saliti. Lontano dalle vallate e dai centri abitati ci troviamo in un’oasi di solitudine. [...] A volte vorremmo addirittura fermare il tempo per continuare a godere di certe esperienze irripetibili vissute di fronte ad una natura in veste del tutto particolare; spesso però [...] si presentano imponenti le difficoltà di un ambiente che non ci è familiare; il freddo, il ghiaccio che ricopre tutto, perfino l’ombra ci toglie di dosso parte di quelle sensazioni piacevoli e sveltisce la nostra progressione quasi volessimo riemergere al sole come dal profondo di un fondale marino”

Alpinismo Fiorentino

La direzione di Carlo produce, nel 1984, un primo, concreto obiettivo che, in un certo qual senso, corona il sogno della Piaz: una nuova spedizione extra europea a tanti anni di distanza da quella all’Ararat e dalla delusione del Mc Kinley. L’obiettivo della spedizione viene scelto nelle Ande Peruviane, nella catena dello Huayhuash. Sul Bollettino del marzo 1984 non si manca di dare risalto all’iniziativa: “E’ importante che la Scuola svolga anche un’azione formativa rivolta al proprio interno, che si realizza essenzialmente con la crescita alpinistica individuale [...] E’ sufficiente dare un’occhiata all’elenco delle principali salite effettuate negli ultimi tempi dai componenti della Scuola di Alpinismo Tita Piaz per verificare come dalle esperienze individuali si costituisca un patrimonio comune di rimarchevole livello. [...] Accanto a questi motivi di non minore rilievo è la risonanza che l’impresa potrà avere nell’ambito cittadino ...”. Membri della spedizione furono designati Carlo Barbolini (capo spedizione), Lorenzo Carciero, Franco Cervellati, Lorenzo Cirri, Giancarlo Dolfi, Franco Falai, Eriberto Gallorini, Leonardo Parigi, Marco Passaleva e Mauro Rontini. Invidiabile il curriculum dei partecipanti; quello di Barbolini conta il Pilone Centrale del Freney, la prima ripetizione italiana invernale

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1980 - Primo Pilastro della Tofana di Roces in vetta: M.Passaleva, L.Benincasi e C.Barbolini

alla nord de Les Droites della via Cornuau-Devaille; la prima ripetizione della Casarotto-Grassi all’Aiguille del Triolet, Gervasutti al Pic Gugliermina, una via nuova per la parete N al Mont Greuvetta, il Pilier Gervasutti e la Boccalatte al Mont Banc de Tacul, lo Sperone della Brenva in solitaria ed una via nuova alla nord del Monte Disgrazia, senza citare la sua attività in Dolomiti. Si aggiunge a queste un rilevante numero di ascensioni rea-lizzate dagli altri partecipanti alla spedizione. Cito in ordine sparso non lasciandomi intimidire dalla mancanza di spazio: Gran Diedro alla Cima da Lago, Spigolo Abram al Ciavazes, via degli Svizzeri e Bonatti al Gran Capucin, Cassin e Carlesso alla Torre Trieste, scoiattoli alla Cima Scotoni, Pilastro dei Francesi e via delle Guide al Crozzon, Detassis alla Brenta Alta, Gogna alla parete sud della Marmolada, Carlesso alla Torre di Valgrande, Cassin alla nord della Cima Ovest di Lavaredo e Comici-Dimai alla nord della Cima Grande, Costantini-Apollonio e Costantini-Ghedina al secondo pilastro della Tofana di Roces e PompaninAlverà al primo pilastro, ovest del M. Bianco, Jori alla Punta Fiames, Kuffner al Mont Maudit, Pilier a Tre Punte al Mont Blanc de Tacul, parete NE de Les Courtes, Livanos-Gabriel alla Su Alto, Schober-Liebl al Pan di Zucchero, Tissi alla Torre Venezia, Steger al Catinaccio, cresta sud dell’Aiguille Noire di Peuterey, spigolo nord dell’Agner. A sintesi della spedizione, un breve bilancio di Carlo Barbolini: “E’ stato senza dubbio un fatto di maturazione della Scuola stessa, sia per quanto riguarda l’attività personale degli Istruttori che ne fanno parte, sia per l’importante impegno didattico e divulgativo che la Scuola propone e sostiene da ormai trentatre anni di lavoro”. Significativo ai fini del successo ed in linea con la tradizione della Piaz il fatto che “la convivenza di dieci persone per 45 giorni, peraltro tutte già affiatate, lavorando insieme all’interno della Scuola, non sia stata fonte di particolari problemi, ma anzi abbia rinsaldato vecchie amicizie ed abbia permesso di conoscersi meglio” (Bollettino marzo 1984). Parole che evidenziano l’esito positivo della spedizione il cui bilancio, d’altronde, è da considerare di assoluto rilievo. Barbolini, Dolfi, Falai e Rontini salgono il Rasac Principal per la cresta est ed oltre a questa prima ascensione viene realizzata la prima ripetizione italiana della Jaeger al Rasac Oeste (5.700 mt. - Cervellati-Cirri), una via nuova al Cerro Minopata per la cresta sud (4.965 mt. - Rontini in solitaria), cresta ovest del Nevado Mexico (5.063 mt - Dolfi in solitaria). Barbolini, Passaleva, Gallorini e Rontini raggiungono inoltre sulla “grande parete” Ovest dello Yerupaja, come la definì Passaleva sul Bollettino del marzo 1984, quota 6.300 mt. ma devono desistere per le pericolose condizioni ambientali. Proprio questa, se vogliamo, è l’unica delusione; non aver raggiunto la cima dello Yerupaja. Ma è una delusione passeggera che gli alpinisti non manifestano. Scrive Passaleva: “ Il sogno di tutti e di sempre è sfumato così, a 300 metri dalla vetta e dalla vittoria:gli assidui allenamenti ed i notevoli sacrifici non avevano contribuito a nessun risultato? Non ho mai pensato tutto questo; ritengo, al contrario, che una simile scelta contribui-

50 ANNI DI ALPINISMO  

50 anni della Scuola di Alpinismo Tita Piaz

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