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Vale la pena rileggere le parole di Marino Fabbri pronunciate in quell’occasione: “La Scuola Tita Piaz si è sempre sforzata di realizzare, con ferma volontà d’azione , quei disegni arditi che si era prefissi già al suo nascere. [...] Un’attività intensa, senza dubbio. Dopo questi sicuri successi, si è sentita ormai degna del riconoscimento ufficiale da parte del massimo sodalizio alpino nazionale, ed ha chiesto l’unione con la sezione fiorentina del CAI. [...] Si è così potuto coronare con successo un vecchio sogno. E’ con orgoglio e commozione che miro a questo risultato. Firenze possiede ora una scuola di alpinismo che vanta un passato radioso, una salda preparazione, un’esperienza e soprattutto un entusiasmo ed una volontà d’azione tali che ci autorizzano a credere in sue ulteriori e sane conquiste. E’ quello che mi auguro di tutto cuore, mentre ripenso, non senza

un velo di malinconia, alle parole di Paul Preuss che Tita Piaz volle ripetermi due giorni prima di morire: “Vi è un’importante esigenza: l’educazione dell’Alpinismo! Se ne trarranno grandi risultati anche per lo spirito, giacchè educare alla Montagna è educare alla vita ...”. Anche il Presidente Cecioni mostrava grande soddisfazione per l’operazione conclusa: “Va messa in rilievo l’importanza ed il significato di questo evento. Questa associazione formatasi liberamente fra numerosi e valenti alpinisti [...] costituisce non solo un’accolta di arditi scalatori per i quali la più raffinata tecnica non presenta incognite, ma, di più, rappresenta un affiatatissimo complesso di innamorati della montagna. [...] Salutiamo perciò con gioia l’organico inserimento della Scuola Alpinistica Tita Piaz nella Sezione Fiorentina del CAI, che dall’azione della Scuola si attende una rapida diffusione fra i giovani delle conoscenze tecniche e culturali alpinistiche ed una maggiore preparazione spirituale alla comprensione del Monte”. (Bollettino CAI Firenze n° 5/6 - 1956). Come vedete, non ho ancora parlato di alcuna ascensione. Credo tuttavia sia giunto il momento di farlo, non fosse altro per tracciare un primo bilancio alpinistico. A mettersi maggiormente in luce in questi primi anni 50 furono soprattutto Paolo Melucci e Giancarlo Dolfi, un sodalizio fortunato contraddistinto da significative ascensioni. Non dobbiamo tuttavia dimenticare anche il contributo dato da

Sandro Cencetti, Giuseppe Toderi ed altri. L’attività alpinistica dei soci della Sezione Fiorentina aveva registrato un notevole impegno: all’attività in Alpi Apuane di Leandro Ambregi dobbiamo aggiungere quella di Giuseppe Toderi che, talvolta, in compagnia di Luciana Innocenti compie la ripetizione di molte vie nelle Dolomiti di Brenta e nella zona del Vajolet oltre alla prima ripetizione di una via di prestigio come la direttissima alla parete est del Catinaccio d’Antermoia. Anche Sandro Cencetti e Giancarlo Dolfi rivolgono la loro attenzione al Gruppo del Catinaccio ed a quello del Brenta intensificando nel contempo la loro attività in Apuane. Fra le ascensioni più significative, solo per citarne qualcuna, ricorderò le ascensioni al Campanile Basso del diedro Scotoni, Preuss e Graffer allo spigolo SO dello Spallone (G. Dolfi e Milo Navasa di Verona e P. Melucci e C. Maestri, allora Direttore Tecnico della Scuola Nazionale di Roccia “G. Graffer” di Trento), la Fehrmann, la Meade e la via delle Guide al Crozzon di Brenta. Sempre nello stesso gruppo, la solitaria di Melucci al Canalone Sud (via Graffer) alla Cima Tosa. Saltano agli occhi anche le ripetizioni di Melucci e Maestri di tre vie di Comici in Lavaredo: la direttissima alla Punta Frida, lo spigolo sud (spigolo giallo) alla Piccola e la Comici-Dimai alla nord della Grande (“E’ l’ultima filata quella che sto salendo; recupero quel poco materiale che è in parete; mi sforzo

nella pagina a fianco: alcune pagine del verbale del 20 novembre 1955

sopra: lettera dell’ammissione di G. Dolfi al corso per Istruttori Nazionali e locandina del Corso diretto da R. Cassin

Alpinismo Fiorentino

prattutto la Sezione che con l’ingresso della Piaz riusciva ad assicurarsi una “macchina” collaudata ed efficiente e che, per giunta, portava in dote un significativo numero di nuovi soci. Ma anche la Piaz trovava giovamento da questo matrimonio; era un riconoscimento all’attività svolta, cinque anni dove i traguardi raggiunti erano indice di un prestigio che, ora grazie al CAI, garantiva anche continuità. Il 1 novembre 1956, con una cerimonia ufficiale, la Piaz entra ufficialmente a far parte della Sezione Fiorentina del Club Alpino Italiano.

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50 ANNI DI ALPINISMO  

50 anni della Scuola di Alpinismo Tita Piaz

50 ANNI DI ALPINISMO  

50 anni della Scuola di Alpinismo Tita Piaz

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