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Antonella Baiocchi

La violenza non ha sesso Alle radici della relazione malata

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© Copyright Alpes Italia srl - Via G. Romagnosi, 3 – 00196 Roma, tel./fax 06-39738315 I Edizione, 2019

Antonella Baiocchi, nata a S. Benedetto del Tronto (AP), è psicologa, specialista in criminologia e in psicoterapia ad orientamento cognitivo, comportamentale integrato con la psicoanalisi. Esperta di riabilitazione psicosociale, psicologia clinica, sociale, forense, violenza di genere e pari opportunità, dopo anni di lavoro in Veneto (provincia di Padova e Vicenza), dal 2009 svolge la sua attività anche nelle Marche (provincia di Ascoli). Collabora in molte iniziative di solidarietà ed è ideatrice e promotrice di servizi per migliorare la Qualità della Vita e contrastare la Violenza nella Relazione: tra questi “Beatrice Equipe Anti-Dramma”, servizio gratuito per prevenire i drammi familiari e passionali, che, dal 2002 al 2012, ha accolto oltre 1500 richieste di aiuto e “La Camera di Decompressione per prevenire e fronteggiare le cosiddette stragi del sabato sera” (ideatore Valentino Roma), un progetto che ha ottenuto preziosi riconoscimenti a livello europeo. Punto di riferimento per i mass media e le testate giornalistiche dei territori in cui opera, è stata ideatrice e conduttrice anche di trasmissioni psicoeducative volte a contrastare l’Analfabetismo Psicologico.

In copertina: Ferite d'Amore di Sabatino Polce

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NON GIUDICARE In ogni persona si celano dolori che nessuno conosce, lacrime che nessuno ha asciugato, ferite che nessuno ha curato... NESSUNO ha pianto le stesse lacrime di qualcun altro, vissuto le stesse paure, subito gli stessi sacrifici, sofferto lo stesso dolore… TUTTI hanno cicatrici la cui storia è celata in fondo al cuore. Evita di giudicare ed intravedi, oltre l’apparenza, il medesimo bisogno d’Amore.


Ringraziamenti Ai mei genitori, Alighiero e Francesca che hanno dedicato la Vita a noi figli donandoci i loro doni più preziosi: “Il vostro Amore ha creato le mie Solide Fondamenta”. Un ringraziamento particolare a Mimmo Minuto: “Essere stimata da te è un onore, caro amico!” Ringrazio Stefano Muzi per l’aiuto organizzativo. Sono molti altri i ringraziamenti che sento di dover fare: il mio cammino è disseminato di doni preziosi, che ogni singola persona incontrata, mi ha lasciato. Ad ognuna con riconoscenza, dedico queste parole: “Grazie! Non Ti menziono, ma ho ben presente, custodite nel cuore, le gemme che mi hai donato”.


Indice generale Prefazione

di Cinzia Tani ..............................................................................................

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Recensioni.................................................................................

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Meri Marziali ................................................................................................ XIII Maria Antonietta Lupi................................................................................... XIV Raffaella Milandri .......................................................................................... XV Pascale Chapaux Morelli................................................................................. XVI Paola Petrucci................................................................................................. XVIII

Sezione A

Teorie dell’Analfabetismo Psicologico e del Debolicidio....

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Capitolo 1 Premessa .................................................................................... 1 Capitolo 2 Teoria dell’analfabetismo psicologico ....................................... 5 Capitolo 3 Conseguenze dell’analfabetismo psicologico ............................. 14 Capitolo 4 Teoria del debolicidio ................................................................ 18

Sezione B

Alle radici dell’Aggressività e della Violenza.......................

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Capitolo 5 Istinto, pulsioni, voglie, bisogni, desideri e motivazioni .......... 21 Capitolo 6 Il comportamento aggressivo ..................................................... 41 Capitolo 7 Tipi di comportamento aggressivo ............................................ 46 Capitolo 8 Teorie sull’origine dell’aggressività ........................................... 53 Capitolo 9 L’Aggressività spiegata dalla teoria dell’attaccamento ............. 68 Capitolo 10 Violenza estrema e crudeltà .................................................... 81 Capitolo 11 Aggressività, violenza, crudeltà, sadismo: differenze .............. 105

Sezione C

La violenza nella relazione affettiva: panoramica.................

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Capitolo 12 L’omicidio volontario in Italia e nel mondo ........................... 113 Capitolo 13 Caratteristiche generali dell’omicidio volontario ................... 127 Capitolo 14 Violenza domestica e modalità di vittimizzazione ................ 131

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La violenza non ha sesso. Alle Radici della Relazione Malata Capitolo 15 Relazione abusiva e ciclo della violenza ................................ 139 Capitolo 16 Discriminazione della donna nella storia .............................. 144 Capitolo 17 L’emancipazione della donna ................................................. 151 Capitolo 18 Violenza di genere e femminicidio: significato ....................... 156 Capitolo 19 I moventi degli omicidi volontari nel contesto familiare........ 161 Capitolo 20 Il profilo criminale del reo e fattori di rischio ........................ 174 Capitolo 21 Vittimologia e rischio di diventare vittima ............................ 180 Capitolo 22 Come spiegare il perverso legame vittima-carnefice ............... 187 Capitolo 23 La Sindrome di Stoccolma e la Sindrome della donna maltrattata 201 Capitolo 24 Credenze che alimentano la violenza ..................................... 207

Sezione D Donne

e Violenza: miti e realtĂ ..............................................

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Capitolo 25 Differenza tra crimini maschili e femminili .......................... 213 Capitolo 26 Sulla minore criminalitĂ della donna: voci fuori dal coro .... 215 Capitolo 27 Violenza e miti nelle coppie lesbiche ....................................... 225

Conclusioni .............................................................................................

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Bibliografia .............................................................................................

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Prefazione Cinzia Tani Scrittrice , Autrice e conduttrice radio-televisiva2, Giornalista, Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti culturali 1

Raramente ho letto un libro così completo e approfondito sui temi della violenza, della prevaricazione, delle relazioni malate. Antonella Baiocchi, usando un metodo grafico innovativo e intelligente per sottolineare e ricordare i passaggi fondamentali dei suoi capitoli, affronta temi di grande importanza riguardo l’omicidio domestico, l’aggressività e i rapporti affettivi che diventano crudeli. Con escursioni anche nel passato e in altre realtà occidentali. Gli argomenti sono moltissimi e tutti ugualmente interessanti, quindi mi soffermerò su quello a cui mi sono dedicata prevalentemente in questi ultimi anni. Femminicidio. Questo è il termine usato dai media per indicare l’uccisione di una donna da parte del compagno o ex compagno. Come nota giustamente l’autrice non è il termine esatto. Il termine giusto per l’uccisione di una donna da parte del partner o ex partner è stato coniato da Diana Russell e Jill Radford nel libro Femicide: The politics of woman killing (1992). Quindi Femmicidio. Femminicidio, invece, (feminicidio in spagnolo) lo ha coniato la grande antropologa messicana Marcela Lagarde mentre si occupava degli assassini di donne a Ciudad Juarez. Lei intende con questa parola tutto ciò che nel mondo viene commesso ai danni di una donna (matrimoni forzati, uccisioni, stupri, infibulazione ecc.) Il fenomeno del femminicidio nasce con l’emancipazione femminile. Nel passato l’uomo non aveva motivo di uccidere la moglie visto che lei non poteva sottrarsi alla sua volontà, al tradimento e spesso alla sua violenza. Non c’era il divorzio, la donna non lavorava, non aveva una sua indi1 Alcuni dei suoi libri: Assassine (quattro secoli di delitti al femminile), Mondadori, 1998; Coppie assassine, (Mondadori, 2000); Nero di Londra, (Mondadori, 2001); Amori al bivio, (Sperling & Kupfer, 2002); Amori crudeli, Mondadori, 2003; I segreti delle donne, (Sperling & Kupfer), 2004; Sole e ombra, (Mondadori, 2007); La brava moglie (Piemme, 2008); La migliore amica, (Piemme, 2009); Io sono un’assassina (Mondadori, 2011); Stringimi (Piemme, 2011); Il bacio della Dionea (Mondadori, 2012); Mia per sempre (Mondadori, 2013); La storia di Tonia (Mondadori, 2014); Donne pericolos (Rizzoli, 2015) 2 Autrice e conduttrice del programma televisivo per Rai Uno Assassine (2001); Autrice e conduttrice della rubrica Delitti d’amore in Uno Mattina (da luglio 2003); Autrice e conduttrice della rubrica Misteri e delitti in Uno Mattina (da ottobre 2005); Autrice e conduttrice della rubrica Delitti in Uno Mattina (da sett. 2006); Autrice e conduttrice del programma Passioni Assassine sul canale Arturo di Sky (dal 13 novembre 2010); Autrice e conduttrice del programma Visioni private (Rai educational, da ottobre 2003); Ospite fissa a La vita in diretta come esperta di cronaca sociale e nera (dal 2014); Ospite fissa a Le storie vere come esperta di cronaca sociale e nera (dal 2014).

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La violenza non ha sesso. Alle Radici della Relazione Malata

pendenza economica. Quindi era costretta a rimanere in casa e sopportare. Perché l’uomo avrebbe dovuto ucciderla? Lo ha fatto, in alcuni casi, in cui ha scoperto un adulterio ed è stato punito blandamente nell’ambito del “Delitto d’onore”, fortunatamente scomparso dal nostro codice penale nel 1981. Certo, esistevano i comportamenti violenti dell’uomo in casa, le prevaricazioni, i maltrattamenti di ogni genere, ma l’assassinio era raro. Fra l’altro si è cominciato a parlare di violenza contro le donne all’interno della coppia solo negli anni Settanta, prima si era portati a pensare che si trattasse di storie private in cui non era possibile intervenire. Spesso era invece la donna a uccidere il proprio uomo. Nel passato, non potendo andarsene da una situazione insostenibile, oppure se si innamorava di un altro uomo e non poteva separarsi, usava l’arsenico che si trovava facilmente in farmacia e lo mescolava nel brodo caldo o nel cioccolato. Era un omicidio lento ma determinato. Come cita anche Antonella Baiocchi, Kipling ha sostenuto che la femmina di ogni specie sia più implacabile del maschio! Se la donna aveva deciso di uccidere, uccideva, nulla poteva farle cambiare idea. Era pienamente consapevole delle conseguenze penali nel caso fosse stata scoperta, ma non rinunciava: la passione era più forte di qualsiasi altra cosa. Preferiva l’idea della morte all’idea della rinuncia. Se poi non aveva la forza di farlo si faceva aiutare da un altro uomo, precedentemente sedotto. Ricordiamo tutti “Il postino suona sempre due volte”... La differenza rispetto al passato è che oggi la donna non uccide più il marito, semplicemente lo lascia e chiede il divorzio. Non ha bisogno di eliminarlo visto che ha i mezzi per sostenersi da sola o di allontanarsi da un compagno crudele. Nella nostra epoca, invece, è l’uomo che uccide la donna che afferma di amare. La uccide quando lei decide di separarsi, oppure quando si è già separata. La uccide anche per gelosia o per futili motivi. Spesso l’omicidio si allarga anche ai figli o al nuovo compagno di lei per vendetta e poi, nella maggior parte dei casi, si suicida. Il fatto che decida di togliersi la vita lo rende simile ai kamikaze che non cercano una via di fuga dopo il crimine e quindi possono commetterlo ovunque. Questi omicidi stanno diventando sempre più violenti, più crudeli. Recentemente l’uomo ha cominciato a usare il fuoco e l’acido per cancellare totalmente la sua ex compagna. Pistole, coltelli, pietre e mani nude, accette e seghe elettriche. Sono assassinii trasversali, avvengono in ogni luogo, in ogni ceto sociale e le coppie possono essere di ogni età. Sedici anni oppure ottanta. Io ho sempre evitato alcune parole come: mostro, delitto passionale, raptus. Se definiamo “mostro” un omicida, non facciamo che renderlo “diverso”, un’anomalia nella nostra società. Questi uomini invece uccidono

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Prefazione

lucidamente, spesso premeditano a lungo il delitto e lo preparano con la massima cura. Non sono mostri, sono assassini. Non agiscono per un movente passionale ma per il possesso della donna. Nel capitolo che si occupa di aggressività, Antonella Baiocchi afferma giustamente che il comportamento aggressivo è sempre di natura strumentale: nasce dal desiderio di possedere qualcosa. E poi finiamola con la definizione di raptus nei casi di omicidi che invece hanno sempre una motivazione. Come scrive Antonella Baiocchi: dietro ad ogni comportamento c’è sempre una motivazione, cioè un insieme di desideri disfunzionali, sorti nella speranza di soddisfare i bisogni di base, fondamentali, primari o secondari. Anche una bistecca mal cotta può trasformarsi in un desiderio frustrato e causare una lite feroce in casa. L’autrice dedica un capitolo al debolicidio, un ottimo neologismo usato per esemplificare alcuni casi e spiegare determinati comportamenti. Abbiamo visto molti esempi di donne che hanno sopportato i maltrattamenti del loro compagno sminuendoli, pensando a un eccesso di amore, sperando di poterlo cambiare. Si tratta della cosiddetta “Sindrome della Crocerossina”. Ci sono donne che si vergognano di ammettere la violenza del proprio compagno e non lo denunciano. Donne che scambiano la violenza dovuta alla gelosia per una grande manifestazione di amore. Questo vale, purtroppo, anche per le giovanissime. Donne che non ammetterebbero mai davanti ai familiari o agli amici di essersi sbagliate nella scelta del compagno. Donne che soffrono della “sindrome di Stoccolma”, citata da Antonella nel libro, in cui ci si attacca morbosamente al proprio aguzzino, l’unico che possiede la chiave per la libertà. Il carnefice sceglie la vittima debole, afferma l’autrice. Spesso l’infanticidio, che viene commesso per svariati motivi, nasce anche dal desiderio di punire il proprio uomo traditore. “Non ho il coraggio o la forza di uccidere te, quindi uccido la nostra creatura.” È la storia di Medea. Deboli sono anche le forze di polizia che sottovalutano i segnali di allarme o la disperazione di donne maltrattate o oggetto di stalking. Debole è la magistratura quando dopo denunce e denunce si limita a chiedere i domiciliari per lo stalker. Sono i casi in cui lui diventa più aggressivo, lascia la casa in cui dovrebbe essere costretto a rimanere e poi insegue la donna che lo ha denunciato finché non la elimina. È recente una sentenza contro dei giudici che hanno sottovalutato le denunce da parte di una donna che, come aveva annunciato, poi è stata massacrata dal marito. Si tratta del caso della trentaduenne Marianna Manduca che dieci anni fa, dopo dodici denunce, è stata uccisa dal marito, lasciando tre bambini. Il Tribunale di Messina ha condannato la presidenza

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La violenza non ha sesso. Alle Radici della Relazione Malata

del Consiglio dei Ministri a risarcire le parti civili. Poi la Presidenza del Consiglio potrà rivalersi sui magistrati. È ancora poco, ma è un inizio. È debole il governo che, per inadeguatezza o indifferenza, non fornisce risposte efficaci per arginare e prevenire questo fenomeno. Sono deboli quei genitori che non insegnano il rispetto tra i sessi ai loro figli, che non sanno dire un “no”, che non colgono segnali che devono assolutamente essere rilevati. Afferma l’autrice: “Di regola i bimbi, futuri adulti, sono allevati da adulti affetti da analfabetismo psicologico. Sono deboli gli insegnanti che non introducono nelle scuole una materia fondamentale: quella dell’affettività. Proprio perché non crescano altri analfabeti psicologici! A tale proposito un giorno in cui dovevo fare una conferenza in un liceo su questo argomento la preside mi scrisse queste parole: “La prego di essere delicata nel parlare, non vorrei che i maschi si offendessero!” Se le motivazioni che portano ad un assassinio possono essere diverse, diversi sono anche i tipi di violenza perpetrati sulle vittime e l’autrice li percorre tutti: da quella verbale a quella fisica, economica, sessuale ecc. Consideriamo anche, come fa notare Antonella Baiocchi, che alcune sostanze amplificano la rabbia. Alcol e droghe fanno esplodere, dilatare il sentimento della gelosia e del rancore perché portano a vedere una realtà deformata. Il delirio di gelosia, per esempio, è un sentimento patologico che non ha basi concrete nella maggior parte dei casi. Ricordiamo l’Otello di Shakespeare: Otello entra nella camera da letto dove la moglie è addormentata. La sveglia e le chiede se abbia già recitato le sue preghiere, perché fra poco morirà. Desdemona è sorpresa, poi impaurita. Lui la accusa e lei si giustifica, ma non serve. «La morte che uccide per amore è una morte contro natura», si lamenta la donna. Le parole di Otello sono definitive: «Confessa lealmente il tuo peccato. Perché se anche tu lo negassi, e con giuramento, punto per punto, non potresti attenuare né distruggere quella forte convinzione della tua colpa che mi fa delirare. Tu devi morire». Già Shakespeare aveva intuito che quando si arriva al delirio di gelosia, tornare indietro è impossibile. L’hanno infatti chiamata così: “Sindrome di Otello”, quella gelosia malata, delirante, che si costruisce intorno alla presunta certezza dell’infedeltà del partner. Non è necessario un tradimento provato, è sufficiente il sospetto che diventa ossessione. È sufficiente un fazzolettino imprestato... Da qualche anno ripetiamo alle donne la necessità di denunciare gli atti di violenza, i maltrattamenti subiti dal compagno, le persecuzioni, le mi-

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Prefazione

nacce, eppure nel 2017 le denunce sono diminuite. La ragione è comprensibile: se non si fa niente per salvaguardare la vita della ipotetica vittima, se non si fa niente per impedire al carnefice di avvicinarsi a lei, ma anzi si ottiene un inferocimento dell’uomo, perché la donna dovrebbe denunciare? Quindi la prima cosa da fare, oltre ad applicare la recente legge sullo stalking che non è assolutamente sufficiente, è organizzare corsi di formazione per le forze dell’ordine perché non abbiano bisogno di vedere una donna sanguinante prima di credere alla sua storia di maltrattamenti; usare i braccialetti elettronici, come in Spagna, per impedire all’uomo di avvicinarsi oltre una certa distanza; ricorrere all’arresto nei casi più rischiosi. E soprattutto difendere la donna, non costringerla a vivere nel terrore, a doversi sempre guardare le spalle, a essere costretta ad abbandonare la sua casa per rifugiarsi, magari anche con i figli, in una struttura di protezione provvisoria. C’è anche un’altra soluzione: una terapia per i maschi maltrattanti. Esistono in Italia centri del genere e spesso si hanno risultati efficaci. L’Osservatorio Nazionale sullo Stalking sostiene da anni che la sola coercizione (detenzione domiciliare o carcere) non aiuta né il persecutore né la vittima e che il persecutore deve essere convinto a seguire un percorso di psicoterapia, altrimenti tornerà in società un soggetto che ha esattamente gli stessi problemi, e magari metterà in atto ciò che non è riuscito ad effettuare prima: un assassinio. Altre soluzioni? Parlare di questi argomenti a scuola, introdurre la presenza di uno psicologo, dare spazio a materie che parlino di affettività, relazioni d’amore, sessualità; cambio radicale di educazione dei figli in certe famiglie maschiliste; e poi informazione capillare, invito alle donne a denunciare i casi di stalking, più case rifugio per vittime che hanno paura, controllo effettivo di coloro che sono stati accusati di violenze, minacce o stalking. Ma tutto questo funziona solo se lo Stato protegge veramente le donne che hanno il coraggio di denunciare e libri come questo devono arrivare sui banchi di scuola, sulle cattedre degli insegnanti, sul comodino dei genitori, negli uffici dei nostri governanti!

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Recensioni Meri Marziali

Presidente Commissione Pari Opportunità della Regione Marche, Dipendente della Regione Marche – Servizio Attività Produttive, Lavoro e Istruzione

Ho accolto con vero piacere l’invito della dr.ssa Antonella Baiocchi a scrivere un breve commento al suo nuovo libro “Alle radici della relazione malata” perché è un libro che merita. Importante per i suoi contenuti ma lo è ancor di più in un momento nel quale c’è il quotidiano bisogno di tenere al centro dell’attenzione il tema della violenza contro le donne. Nominare la violenza contro le donne significa far esistere il problema. Il silenzio non è mai neutro e fa rimanere la violenza contro le donne un problema senza nome e soprattutto senza soluzione. Quando manca la definizione di un problema si rischia infatti di non essere in grado di affrontarlo o di affrontarlo in un modo non corretto ed è quello che è successo nel nostro Paese al fenomeno della violenza di genere. Parlarne non vuol dire approcciarsi al tema dal punto di vista del consumo emotivo delle tragedie altrui, ossessionati più dai sintomi che dall’analisi delle cause che lo originano. Chi conosce l’autrice, sa bene con quanta tenacia e con quali capacità la dr.ssa Baiocchi abbia sempre lavorato per offrire un valido contributo alla conoscenza dei tanti elementi che sono all’origine della cultura della prevaricazione e della violenza. Questo libro sviscera uno ad uno gli elementi che compongono la violenza: atti, comportamenti e linguaggi violenti che la veicolano. Molte di queste forme di violenza sono enunciate nella stessa Convenzione di Istanbul e nel libro viene fornito un quadro molto esaustivo del depotenziamento che le violenze producono nelle vittime che la subiscono. La violenza viene subita all’interno di una relazione affettiva “malata” per questo è molto difficile liberarsi dai maltrattamenti di qualcuno a cui si vuol bene perché oltre alla sua costrizione fisica e psicologica, c’è anche la barriera dentro sé stesse. Ed in questo libro emerge l’intento della dr.ssa Baiocchi di fornire strumenti che possano aiutare le vittime a trovare dentro loro stesse la forza di rimettersi al mondo. Altresì il libro evidenzia l’importanza di colmare un vuoto, quello dell’analfabetismo emotivo e dei sentimenti che sta divorando la società e

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La violenza non ha sesso. Alle Radici della Relazione Malata

le generazioni più giovani, sempre più fragili e protagoniste di episodi di violenza e di prevaricazione. La cultura della prevaricazione e della violenza nascono infatti da una profonda debolezza nel comunicare, nel saper gestire le proprie emozione e nel rapportarsi con gli altri. E le realtà virtuali dei social network rischiano ad oggi di acuire tale difficoltà, si può essere in contatto con tutti e in ogni momento semplicemente “esibendo” il proprio profilo senza il coinvolgimento cognitivo-emotivo che una relazione fisicamente reale comporta. Questo rischia di alimentare, specie nei più giovani, un analfabetismo emotivo che li allontana non solo dagli altri ma da sé stessi. Tutto ciò esige un impegno e un lavoro sinergico tra istituzioni, scuola, professionisti e società civile in un’ottica di corresponsabilità affinché attraverso l’educazione ai sentimenti e lo sviluppo delle capacità affettive e relazionali si possa far acquisire alle nuove generazioni una maggiore consapevolezza per diventare così adulti migliori e sereni.

Maria Antonietta Lupi

Presidente Commissione Pari Opportunità, Provincia AP; Vicepresidente Nazionale del Soroptimist International d’Italia; Past Direttore Dipartimento Regionale di Medicina Trasfusionale”

Ho conosciuto Antonella Baiocchi nel marzo del 2011, quando ricevetti una telefonata da una spigliatissima, convincente psicoterapeuta a me sconosciuta, che mi invitava a presentare in veste di Presidente della Commissione Pari Opportunità un suo convegno su ”Amori malati: violenza e morte”. Già da quel primo partecipatissimo incontro ebbi modo di apprezzare il suo approccio diretto e franco, al tempo stesso professionale ma divulgativo, sui temi che mi stavano già da allora particolarmente a cuore: la violenza non solo fisica o sessuale, ma quella psicologica, più sottile e subdola ma non meno dolorosa. Da allora abbiamo fatto tanti altri incontri insieme, approfondendo la reciproca conoscenza, finché Antonella con l’associazione A.Pro.S.I.R., è entrata a far parte della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Ascoli Piceno, che presiedo dal 2010. Da quel momento sono stati numerosissimi i suoi interventi nei Progetti della nostra CPO, dalla gestione del Centro Antistalking, alla serie di Conferenze aperte alla popolazione in numerosissimi comuni della nostra Provincia, al recente corso “Educare alla legalità” svolto con successo in alcune Scuole Primarie sul tema “Crescere con la mentalità assertiva: ap-

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Recensioni

prendimento della gestione armoniosa delle divergenze“, già pronto per la seconda edizione. Contemporaneamente la vulcanica Antonella ha una feconda produzione di libri, sui medesimi temi, che le sono talmente congeniali che sembrano indissolubilmente legati alla sua persona. Si tratta di libri da portare con sé come se fossero dei manuali di istruzioni per l’uso, strutturati come dei “tutorial”, per usare un termine oggi in voga, per rinsegnare a fronteggiare situazioni di rischio, riconoscere, evitare e difendersi dalle relazioni che oltraggiano la dignità e la libertà fisica e morale. In questo filone si inserisce questa ultima fatica, sul tema del Debolicidio e Femminicidio, che come gli altri vede la nostra psicoterapeuta impegnata in temi scottanti ma affrontati con grande semplicità, franchezza e competenza. Mi piace l’uso del nuovo termine “Debolicidio” che va oltre le donne, dilatando il panorama ai tanti che si spengono lentamente perché la loro linfa vitale viene risucchiata dal prevaricatore, a qualsiasi ruolo appartenga. Anche in questo libro emerge l’intento, neanche tanto sottaciuto, di fornire strumenti concreti per riconoscere chi si nutre della debolezza della vittima e per aiutare la vittima a ricostruire la sua identità sfilacciata, fino a ribellarsi e sconfiggere l’aguzzino. Ringrazio Antonella Baiocchi e le auguro di continuare a battersi con la consueta energia per sensibilizzare l’altra metà del mondo.

Raffaella Milandri

Scrittrice; Etnografa; Fotografa; Attivista per i Diritti Umani dei Popoli Indigeni

Presi dall’affanno della vita frenetica del nostro mondo occidentale, costruiamo intorno a noi uno stile di vita che io chiamo “ruota per criceti”, dove si corre sempre, restando però, sullo stesso posto. Pieni di impegni prefabbricati, schematizzati, trasformiamo il benessere del terzo millennio in un deserto di rottami: rottami di sentimenti, di aspirazioni, di sogni, di ambizioni. Il tempo per pensare e analizzare sé stessi, incredibilmente, non c’è. Anzi, non si vuole. Ed è questo il grido di allarme dell’autrice Antonella Baiocchi, la quale denuncia il grande male di oggi, la causa di tante violenze su sé stessi e sugli altri: l’Analfabetismo Psicologico. Quella che è la grande conquista, nella nostra fetta di mondo, di una vita tranquilla e serena, non offre la valvola di sfogo alla violenza insita nell’uomo da sempre, che in passato è sempre stata rappresentata dalla lotta per la sopravvivenza e dalla guerra. XV


La violenza non ha sesso. Alle Radici della Relazione Malata

L’uomo, anziché utilizzare questa stabilità dei nostri tempi (di cui noi siamo fortunati a godere, contrariamente a Paesi molto più sfortunati) per elevare il proprio spirito e raggiungere un reale benessere interiore, si dedica ad altro, non riflette, si rivolta contro sé stesso. Questo è il grande tema esaminato dall’autrice in questo libro, il terzo di una serie che vuole portare avanti e offrire a tutti, con grande e infaticabile tenacia, una “Alfabetizzazione Psicologica”. Il linguaggio della Baiocchi è chiaro e semplice: tutti possono capire e avere accesso ad una spiegazione e a una comprensione di cosa accade in quello che oggi sulle cronache appare come un crescendo di violenza, di suicidi e omicidi, di gesti efferati. Grazie alla lettura di questo testo, come degli altri della serie, Antonella Baiocchi ci offre un lume per comprendere noi e il nostro prossimo. Solo dalla introspezione e dalla osservazione attenta degli altri, infatti, si può prevenire il profondo malessere dei nostri tempi.

Pascale Chapaux Morelli

Psicologa, Psicanalista, Scrittrice3, Docente presso l’Università di Paris 8-IED

Con grande piacere ho accolto l’invito della collega Dott.ssa Antonella Baiocchi a redigere un commento a questo libro che mi è subito apparso molto interessante, nonché di spiccata importanza sociale. La sua lettura, di agevole approccio, sebbene anche tecnica, è nutriente: arricchisce senza pesare mai. L’argomento trattato risulta essere, al giorno di oggi, di estremo rilievo. L’Amore è spesso malato o, perlomeno, non gode di ottima salute… Quando lo scontro relazionale non costituisce la regola, il disagio affettivo ha comunque la meglio sull’idilliaco quadro della relazione “perfetta” che tutti sognano e che quasi nessuno trova. Navigando fra le acque tumultuose dell’Amore e del disamore, tra delusioni e speranze, la maggior parte degli umani si adatta e “va avanti”. Ma un’altra parte dell’umanità attraversa invece tempeste vere e proprie, situazioni di violenza psicologica e/o fisica, stati di prevaricazione cronica, trovandosi pertanto ad affrontare l’estremo rischio di una distruzione più o meno annunciata. Perché? Come? Con quali risvolti, quali radici? Dove attingere per evitare o limitarne le conseguenze? Come prevenire questa piaga? Il libro di Antonella Baiocchi risponde a questi quesiti in modo chiaro, analitico, documentato e con la giusta distanza di chi si avvale della propria esperienza clinica, oltre ad aver percorso tutte le dovute tappe della formazione in merito. 3 Pascale Chapaux Morelli vive a S. Benedetto del Tronto, (AP). È autrice del volume “La manipolazione affettiva nella coppia. Riconoscere il cattivo partner”, Edizioni Psiconline, 2011; e “Vincere le delusioni”, Edizione Feltrinelli, 2017.

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Recensioni

Questo volume ha infatti, secondo la mia chiave di lettura, diversi pregi che vanno sottolineati. Innanzi tutto è un’opera completa, un’analisi esauriente del deplorevole fenomeno dell’“Amore malato” come lo definisce l’autrice. Copre tutta la panoramica degli interrogativi che il non addetto ai lavori si pone usualmente e vi risponde sia in modo diretto e semplice, sia portando il lettore, attraverso un percorso di “apprendimento” progressivo e profondo, senza mai peccare di eccessiva didattica. Esponendo un’originale e personale doppia teoria, quella dell’Analfabetismo psicologico e quella del Debolicidio (a sostituire la teoria del “Femminicidio”) Antonella Baiocchi porta il lettore lungo un percorso riflessivo che gli consente di integrare nel più naturale dei modi, anche nozioni tecnicamente complesse e articolate, come la teoria dell’Attaccamento di Bowlby e altre considerazioni situate nell’ambito della psicologia clinica e della psicologia sociale. I riferimenti proposti, tutti debitamente documentati, sono quelli che vanno per la maggiore e godono della fondatezza scientifica più assoluta. Il lavoro di ricerca bibliografica operato da Antonella Baiocchi è notevole. Il libro, in secondo luogo, si presenta con una forma accattivante grazie ai pratici riassunti presenti a fine di ogni capitolo, arricchiti dai commenti dell’Autrice. Sicuramente molti troveranno in questo, un’opportunità per fissare meglio le idee ed assicurarsi una comprensione più solida degli argomenti che stanno loro maggiormente a cuore. Lo stile di scrittura, inoltre, rispecchia l’indole dell’Autrice, che ha sempre saputo porsi alla portata di tutti con il linguaggio dell’immediatezza e della spontaneità. Questo, a mio avviso, conta molto nella letteratura in genere e nel campo saggistico, dove la trasmissione scritta dei saperi dell’esperto avviene molto meglio e in modo molto più efficiente se propinata con semplicità e chiarezza. Infine, oltre a sfatare diversi luoghi comuni e credenze “popolari”, portando così un vento di freschezza sull’argomento, l’autrice si posiziona con grande originalità proponendo di sostituire il concetto di “Femminicidio” con quello del “Debolicidio”, ossia facendo presente quanto sia primordiale la dinamica relazionale e la “distribuzione” dei ruoli nel fenomeno della distruzione, tramite quello che di Amore ha solo il nome. Questa sfumatura di pensiero (un po’ più di una sfumatura, a dire il vero) costituisce la “firma”, il marchio dell’analisi portata avanti dall’Autrice. Un approccio che consente sia di ampliare il discorso sia di approdare a problematiche di fondo finora solamente sfiorate nella relativa letteratura.

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La violenza non ha sesso. Alle Radici della Relazione Malata

Paola Petrucci

Consigliera di Parità per la Regione Marche; Consigliera di Parità per la Provincia di Ascoli Piceno; Consulente Manageriale e Formatrice

Quando c’incontrammo la prima volta, a settembre 2012, con Antonella Baiocchi ci fu subito sintonia e condivisione della sua teoria sull’Analfabetismo Psicologico. Condividemmo, infatti, che troppo spesso le relazioni (non solo tra uomini e donne) si basano su precomprensioni che le rendono lacunose, instabili e sbagliate. Ci siamo più volte soffermate, anche in occasione di convegni e seminari, a condividere che non si può più parlare di violenza di genere ma che il vero problema è una violenza in genere, diventata lo stile consueto di relazionarsi tra persone. Nel leggere questo ultimo (e spero non l’ultimo) scritto di Antonella, mi sono soffermata a riflettere su affermazioni come “Siamo quello che mangiamo” che derivano dalla saggezza popolare e che, nel suo libro vengono esplicate in modo chiaro spiegandoci come le radici dell’essere umano, le sue abitudini e le sue consapevolezze, lo portano ad essere ciò che egli è ed esprime. I genitori e gli educatori attenti (anche a loro si rivolge questo libro) hanno spesso letto che “Le paure dei figli sono le paure dei genitori” senza ricevere, però, chiare delucidazioni in merito. Finalmente in questo libro viene spiegato, in modo semplice e chiaro, il perché di queste affermazioni. Ho trovato particolarmente efficaci le metafore usate, che offrono nuove chiavi di lettura, alla portata di tutti e che mi hanno portato a pensare allo psicologo/psicoterapeuta come ad un antivirus della mente. Ritengo particolarmente interessante la Teoria del Debolicidio introdotta alla Dott.ssa Baiocchi, che trova radici profonde nel pensare, tristemente attuale, che la furbizia sia l’unica arma vincente e che la realizzazione si ottenga nella prevaricazione quale stile di gestione della vita stessa. Argomento, questo, che mi auspico verrà ulteriormente approfondito e sviscerato in prossimi scritti, sempre caratterizzati, come in questo caso, da un linguaggio diretto e discorsivo fruibile con facilità da tutti, per un’ulteriore divulgazione della teoria e per una costruzione di pari opportunità tra gli individui. Ho trovato particolarmente interessanti ed utili le riflessioni dell’autrice sull’Aggressività, con la quale dobbiamo imparare a convivere appropriandoci dei necessari strumenti di gestione della stessa. In conclusione ritengo questo libro sia un’interessante strumento di analisi, approfondimento e riflessione che viene offerto ad ogni individuo

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Recensioni

che comprende quanto sia importante dedicare del tempo a se stessi, per meglio conoscersi e relazionarsi con agli altri. Un testo, questo, che contribuisce ad una equilibrata autoanalisi alla ricerca dei margini di miglioramento e che parte dal vissuto di ciascuno trasformando eventuali debolezze e precomprensioni, in strumenti efficaci per la costruzione di un’identità più forte e sana. Mi corre infine l’obbligo di ringraziare Antonella Baiocchi che riesce a curarci con queste pillole di saggezza e di serenità che non presentano controindicazioni o effetti collaterali e la cui posologia è per tutti.

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La violenza non ha sesso  

Cosa capita alla Relazione Affettiva? Perché persone al di sopra di ogni sospetto, anche appartenenti alla propria sfera affettiva (partner,...

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