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una storia Made in Italy


una storia Made in Italy


AlluFer TEMPESTA

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na storia

Made in Italy

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story of

Made in Italy


Una storia Made in Italy

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ella storia di ciascuno di noi si presenta, in un determinato istante del cammino della nostra vita, un punto di svolta: un momento che era già scritto nel libro del destino, e che avrebbe per sempre segnato la nostra strada. Non si tratta di prendere – o di perdere – un treno, perché quell’evento, in un modo o nell’altro, era già destinato ad accadere: un evento che era già scritto nel nostro futuro, come nel nostro nome. I filosofi medievali sostenevano infatti che il modo di essere, e la storia di ciascuno di noi, fossero già incisi nel proprio nome: per questo la famiglia Tempesta, prima o poi, avrebbe dovuto avere a che fare con il mare, e con tutte le peripezie che nel mare si possono e si devono affrontare. Andando a ripercorrere quella che, più che una storia realmente accaduta, potrà sembrare la trama intessuta dal miglior Conan Doyle, incontreremo una serie di eventi, casualità, momenti bui o istanti luminosi, che la famiglia Tempesta – come tutte le famiglie del mondo – si è trovata a vivere: ci sembrerà di vedere le mani del destino tessere la sua storia, e allora capiremo perché quel punto di svolta che l’ha cambiata per sempre sembrava essere già scritto da tempo. Quel punto è stato forse una coincidenza, o una casualità: poco importa. Perché è stato qualcosa che doveva necessariamente avvenire.

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n the journey of our lives, there is a specific turning point. This is a moment that was written in the book of fate and that forever

marks our way. This is not about catching or missing a train, because that event, in one way or another, is already destined to happen: it is an event that was already written in our future, as in our name. The medieval philosophers affirmed that the way of being and the story of each of us was already engraved in our name: for this reason the Tempesta1 family, sooner or later, would have something to do with the sea and all the ups and downs of the sea that need to be addressed. If we retrace this true story which may seem more like a plot woven by Conan Doyle, we will witness a series of events, causalities, dark and bright moments that the Tempesta family – like all the families in the World – happened to live. We will discover the hands of fate weaving their story and then we will understand why that turning point has changed forever what has already written a long time ago. That point was maybe a coincidence, or a contingency: it does not matter. Because it was something that would have to take place necessarily.

1.

STORM (N.d.T.)


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anno che

nevicò nel deserto

T

he year it snowed in the desert


L’anno che nevicò nel deserto

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ra la fine degli anni Settanta, dopo il boom economico vissuto con entusiasmo dai paesi Occidentali, dopo il rafforzamento e la diffusione del comunismo nell’URSS, in Cina e in altri paesi, si stava attraversando una crisi del sistema globale: un punto di rottura che cambiò nuovamente la visione che l’uomo aveva del mondo, e di se stesso. Vennero alla luce i regimi dittatoriali in America Latina e cominciarono a cristallizzarsi anche i primi accenni della globalizzazione: lo shock petrolifero del 1973, in seguito alla guerra arabo-israeliana, ci mostrò come il colpo d’ali di una farfalla nel deserto del Sahara potesse davvero provocare un terremoto nelle Americhe. Ed è nel pieno Sahara algerino che, il 18 febbraio del 1979, una tempesta di neve della durata di mezz’ora imbiancò le dune di sabbia: fu l’ultima nevicata nel deserto del Novecento. Proprio nel 1979, in Italia, la guerra al terrorismo si stava facendo dura, ma Pietro Mennea, stabilendo il record dei 200 metri a Città del Messico il 12 settembre di quello stesso anno, volle mostrare al suo popolo come non fosse il caso di fermarsi mai, piuttosto bisognava continuare a correre: l’Italia recepì il messaggio, e non ne volle sapere di arrestare la sua corsa. Tanto che in quel piccolo paese, a non molti chilometri dall’antica Roma, di fronte

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n the late 1970s, after the economic boom experienced by Western countries with enthusiasm, the strengthening and the spread of communism in the USSR, China and other countries, the global system through a crisis: a breaking point was once again changed the vision that man had of the World and of himself. The dictatorial regimes in Latin America appeared and the first hints of globalization began to crystallize: the oil shock of 1973, followed by the Arab-Israeli war, showed us how the strokes of a butterfly’s wings in the Sahara desert could cause an earthquake in the Americas. And it is in the heart of the Algerian Sahara that on 18th February 1979 a half-hour-long snowstorm blanketed the sand dunes: it was the last snowfall of the twentieth century in the desert. In that same year, in Italy, the war against terrorism was becoming difficult but Pietro Mennea, who set the 200 meters record in Mexico City on 12th September of the same year, wanted to show his population that one should never stop but keep on running. Italy got the message and would not hear of stopping his race. So much so, that in a small town not many kilometres far from ancient Rome and opposite the natural inlet of the Circeo, something happened: a


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all’insenatura naturale del Circeo, accade qualcosa: una causalità, uno scherzo del tempo, un incontro. Antonio Tecchiato era il responsabile per gli acquisti dei Cantieri Posillipo di Sabaudia: lavorava sul mare, ed era la fine degli anni Settanta: era una mattina di primavera, e si vide recapitare una gruetta in alluminio per il fly di un 65 piedi, commissionata alla ditta di un vicino borgo, un borgo che s’affacciava sul golfo del Circeo. A consegnare quella gruetta fu un camion sul quale sembrava ci avesse appena piovuto: anzi, aveva ancora la carrozzeria umida, e rugata dalle macchioline di pioggia. Qualcosa non tornava, lì sul mare splendeva il sole. Antonio alzò la testa, guardò verso l’entroterra, si coprì il volto dai raggi lucenti dell’astro solare: si accorse che era sulle colline che stava piovendo. Chiamò il tizio che guidava l’automezzo, un ragazzetto ancora sbarbato, e gli chiese da dove venisse: “Da quelle colline lassù, signore. Ho caricato questa gruetta dalla ditta Tempesta di Sezze.” Antonio comprese che c’era

causation, a trick of time , an encounter. Antonio Tecchiato was the responsible for purchasing of the Cantieri Posillipo shipyard of Sabaudia: it was the late 1970s and he worked by the sea. It was a spring morning and he received a delivery containing a 65-foot aluminium crane for the fly, commissioned to a company of a nearby village that overlooked the Gulf of Circeo. The crane was delivered by a truck that looked like it had just been rained on: its bodywork was still moist and lined by little rain spots. Something was not quite right, over there on the sea the sun was shining. Antonio raised his head, looked towards the inland and covered his face from the shining rays of the solar star: on the hills it was raining. He called the guy who was driving the vehicle, a fresh-faced boy, and he asked him where he came from: “From those hills over there, Sir. I loaded up this crane from the Tempesta company in Sezze.” Antonio realized that there was something else that was not quite


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qualcos’altro che non tornava: lui quella gruetta l’aveva ordinata a un’altra ditta, non certo ai Tempesta, dei quali, tra l’altro, non aveva mai sentito parlare. In più, come se il destino non finisse mai di volerci stupire, ricollegò tutto ciò a un pensiero che gli era balzato alla mente già da un po’ di tempo: erano mesi che in alcuni pezzi commissionati aveva notato una qualità di realizzazione migliore rispetto ai precedenti, e rispetto ad altri che ancora gli venivano consegnati. Antonio si avvicinò alla gruetta e comprese quello che stava accadendo: era stata eseguita alla perfezione, con una cura dei dettagli, con un’arte manifatturiera che raramente aveva incontrato. Non aspettò neanche che la gruetta fosse scaricata, chiese al ragazzetto sbarbato l’indirizzo dell’azienda Tempesta e partì alla volta di Sezze. Appena giunto a destinazione rimase sorpreso. Mentre saliva i curvoni che portano a Sezze, voltò per un istante il suo sguardo verso il mare: pioveva, eppure da quel costone gli sembrò di vedere il mare come non l’aveva mai visto, gli sembrò di catturare a fondo l’essenza dell’acqua mista al sale, che si disperdeva fin oltre l’orizzonte. Proseguì nel suo viaggio e arrivò finalmente dinanzi al cancello della ditta Tempesta, parcheggiò, scese dalla macchina e, senza la minima esitazione, entrò nel capan-

right: he had ordered that crane from another company, certainly not from Tempesta, which, among other things, he had never heard of. In addition, as if fate never stops to amaze us, he also connected this situation to a thought that had had in his mind for some time: over the last few months he had noticed that the pieces he had commissioned had a better quality of construction then the previous ones. Antonio approached the crane and understood what was happening: it was built to perfection, with attention to detail, with a manufacturing art that he had rarely seen. He did not even wait until the crane was unloaded before he asked the fresh-faced boy the address of the Tempesta company and headed off to Sezze. Having just arrived at his destination he was surprised. While he was ascending the widing road that led to Sezze, he turned his gaze towards the sea for a moment: it was raining but from that ridge he seemed to see the sea as he had never seen it before and he seemed to thoroughly capture the essence of water mixed with salt, which was breaking up over the horizon. He continued his journey and then finally arrived in front of the gate of the Tempesta company. He parked, got out of the car and without the slightest hesitation he entered the shed


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none e vi trovò i due fratelli intenti a lavorare la decorazione di una ringhiera in ferro battuto: sembrava che, mentre l’accarezzavano, il ferro si modellasse da sé. Si presentò ai fratelli Tempesta, Gianni e Giuseppe, i quali gli raccontarono la loro storia: emigrati una decina di anni prima in Germania e in Australia, avevano appreso in quelle terre straniere il modo migliore di lavorare e saldare il ferro e l’acciaio. Tornati in Italia avevano aperto un’officina da semplici fabbri, per infissi e inferriate; poi, quella stessa azienda alla quale Antonio commissionava i lavori per conto dei Cantieri Posillipo, aveva chiesto loro di realizzare dei pezzi per degli yacht e da lì avevano cominciato, da un paio di anni, a specializzarsi nella produzione nautica. Antonio comprese subito il trucco: così, senza chiedere neanche un preventivo, commissionò ai fratelli una serie completa di serbatoi nafta e acqua per un 65 piedi. A volte, le storie più ingarbugliate, quelle nelle quali il destino sembra averci più di uno zampino, finiscono per sciogliersi in maniera lineare e prevedibile: dopo quindici giorni, il solito ragazzo sbarbato alla guida di un imponente automezzo gli consegnò i prodotti commissionati, i quali, all’analisi del controllo di qualità, risultarono di molto superiori a quelli che venivano dalle aziende del Nord,

and found the two brothers busy decorating a wrought iron railing: it seemed that while they were caressing the iron it was modeling itself. He introduced himself to the Tempesta brothers, Gianni and Giuseppe, who told him their story: they emigrated a decade before in Germany and Australia and in those foreign lands learned the best way of working and soldering iron and steel. Returning to Italy, they opened a workshop for fixtures and railings as simple blacksmiths. Then, that same company to whom Antonio committed the jobs on behalf of Cantieri Posillipo shipyard asked him to build parts for some yachts and from there they began, after a couple of years, to specialize in marine production. Suddenly Antonio understood the trick: without even asking for a quote, he commissioned the brothers to construct a complete series of naphtha and water tanks for a 65 foot crane. Sometimes, the more tangled stories, those in which the fate seems to have more than one hand, ends up concluding in a linear and predictable way. After fifteen days, the same fresh-faced boy driving an impressive lorry, delivered the ordered products that, after quality control analysis, proved to be so much better than those from companies of the North and the price reduced


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e il prezzo era diminuito di un terzo, senza pagare una lira di trasporto. Ecco dunque il gioco che Antonio aveva scoperto: bypassando la ditta intermediatrice, poté ridurre sensibilmente i costi di questi pezzi, con un enorme impatto sulla sua immagine di responsabile per gli acquisti. Quell’anno in cui nevicò sul deserto, il 18 aprile piovve sulle colline che si affacciavano sul Circeo, mentre sul mare splendeva il sole. Qualcosa stava cambiando e, ancora una volta, nella storia del mondo, gli eventi, a posteriori, sembravano tutti collegati come se stessero disegnando un senso: come se stessero dando vita a qualcosa che sarebbe dovuto avvenire. Questo fu il primo punto di rottura della nostra storia. Un punto di rottura che cambiò la storia personale di Antonio Tecchiato, ma anche quello della famiglia Tempesta.

by a third, without paying any extra money for the transport. Antonio discovered the game: avoiding the intermediary company, he could reduce the costs of these pieces significantly with a huge impact on his image of responsible for purchases. That year in which it snowed over the desert, on 18th April it rained on the hills that overlooked the Circeo, while the Sun was shining over the sea. Something was changing, and once again, as in the history of the World, events in retrospect all seemed connected as if they made sense: as if they were creating something that should have taken place. This was the first breaking point in our story. A breaking point that changed the life of Antonio Tecchiato but also of the Tempesta family.


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Lucidatura a mano. Handmade polishing.

Fasi di saldatura a mano. Handmade welding.


L’anno che nevicò nel deserto

Creazione ringhierino anni ’80. Handrail crafting in the ‘80s.

Saldatura TIG Inox. TIG Welding Inox.


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Due fratelli

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rima di cominciare a raccontare la nostra storia, occorre fare un piccolo salto indietro nel tempo. Nel 1945 l’Italia era uscita distrutta dalla Seconda Guerra Mondiale: le città, martoriate dai bombardamenti, erano per lo più un ammasso di rovine, e le industrie, in ginocchio, erano oramai incapaci di produrre qualcosa di diverso dagli strumenti bellici. Molti furono gli italiani che, per trovare lavoro, dovettero allora emigrare all’estero. All’inizio degli anni Cinquanta, a pochi anni dalla fine della guerra, l’economia della Repubblica Federale Tedesca – per intenderci, quella sotto l’influenza di americani e inglesi – stava già crescendo a dismisura: si stava raggiungendo la piena occupazione, le industrie viaggiavano a pieno regime e il governo capì che c’era bisogno di manodopera. Fu così che il governo tedesco decise di aprire le frontiere, accogliendo un gran numero di emigranti italiani. Ed è così che ha inizio la nostra storia. Nel 1961 Gianni Tempesta aveva diciotto anni: era nato e cresciuto in quel piccolo paese a pochi chilometri dall’antica Roma, di fronte all’insenatura naturale del Circeo, e il padre, Giovanni, a Sezze faceva il gommista. Da anni, oramai. Se avesse voluto, Gianni sarebbe potuto rimanere a lavorare nell’officina paterna, imparare un

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n our story it is necessary to take a step back in time. In 1945, Italy was destroyed after the Second World War. The cities devastated by the bombing were mostly a mass of ruins and the industries were on their knees, unable to produce anything other than war tools. Many Italians had to emigrate abroad to find a job.In the early 1950s, a few years after the end of the war, the economy of the Federal Republic of Germany – under the American and British influence – was already growing excessively: it was reaching full employment, industries were reaching full speed. For this reason the German Government realized that more manpower was needed and decided to open its borders, welcoming a large number of Italian emigrants. At this point our story begins. In 1961, Gianni Tempesta was eighteen. He was born and grew up in a small village just a few kilometres away from ancient Rome opposite the natural inlet of the Circeo. In that place called Sezze, his father Giovanni had worked as a tyre dealer for years. If he had wanted to, Gianni could have remained in his father’s tyre shop to learn the job and have a peaceful life already written. Yet Gianni loved manufacturing and working using the ingenuity, he loved to create and


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mestiere e avere un futuro tranquillo, e già scritto. Eppure Gianni amava la manifattura, le lavorazioni di ingegno, amava creare e costruire: voleva crearsi e costruirsi un futuro da solo, un futuro che avrebbe sentito più suo. Allora fece la valigia, che più dei vestiti, era ricolma di ambizione e della volontà di costruirsi con le proprie mani la sua vita: fece il biglietto del treno e, con due soldi in tasca, partì per la Germania. Gianni, di tutta la Germania, aveva scelto una meta ben precisa: le sue idee erano chiare. Aveva saputo che il padre di un suo amico era emigrato in Germania, a Stoccarda: gli avevano detto che quella città era la patria dell’automobile, o perlomeno così dicevano, perché erano stati prodotti i primi veicoli a due e a quattro ruote di tutta la Germania. E dobbiamo ben crederci, se pensiamo che la Mercedes e la Porsche nacquero in quella porzione di Germania. E lì si imparava davvero a lavorare l’acciaio: ti facevano dei corsi di specializzazione altamente qualificati, fornendoti vitto e alloggio, e poi ti mettevano a lavorare. Era tutto così efficiente, era tutto così tedesco. Era lì che Gianni era diretto: era l’acciaio che voleva imparare a lavorare. Gianni si organizzò il viaggio da sé: scelse il treno. Ci avrebbe dovuto mettere venti ore, ma ce ne mise il dop-

build: he wanted to create and build a future with his own hands, a future that would have felt more his own. He packed his luggage with more than just clothes, it was filled with lots of ambition and the desire to build his life: he bought the train ticket and left for Germany with little money in his pocket. Gianni had chosen a very precise location in Germany: he had clear ideas. He had come to know that the father of his friend had emigrated to Germany, in Stuttgart. It was said that the city was the birthplace of the automobile, or at least everybody said so, because the first two and four-wheel vehicles across Germany were produced there. We must believe it, if we think that Mercedes and Porsche were born in that part of Germany. There you could learn how to work with steel: you could do highly skilled specialist courses in order to enter the field. It was all so efficient, it was all so German. That was the place Gianni wanted to get to, he wanted to learn how to work with steel. Gianni organized his trip by himself and chose to get there by train. It should have taken twenty hours but it took double the time: it was January and snow had blocked the Italian railway line near the Brenner Pass. They were stuck for almost a full day on those mountains.


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pio: era gennaio, e la neve aveva bloccato la linea ferroviaria italiana, nei pressi del Brennero. Rimasero fermi quasi un giorno intero, su quelle montagne, faceva freddo, ma non si scompose più di tanto: anche se il gelo delle Alpi è ben più rigido del freddo degli Appennini, lui la decisione l’aveva presa, e non sarebbe mai tornato indietro senza portarla a termine. Non si scompose neanche quando scese a Monaco di Baviera per prendere la coincidenza per Stoccarda, e si rese subito conto che non sapere il tedesco, in quel posto, era un vero dramma. Aveva bisogno di capire da quale binario partisse il suo treno, chiese a un ferroviere, ma non riuscirono a comunicare. Anzi, il tizio gli rispose un po’ sgarbatamente. Poi chiese a dei passanti. Ma niente. Finché non adocchiò un italiano: “Il binario dovrebbe essere quello liggiù, ma se vuoi un consiglio comprati un vocabolario e cerca di imparare presto il tedesco.” Gianni partì per Stoccarda e, appena arrivato, si comprò un dizionario e cercò un posto per dormire. Era un anno che Gianni era in Germania, di tanto in tanto scriveva ai suoi, e se il padre, Giovanni, era abbastanza sereno, convinto che il figlio sapesse cavarsela da sé, la madre, Iole, che come tutte le madri teneva al figlio più che a qualsiasi altra cosa,

It was cold but he did not get that agitated: even though the frost of the Alps is much worse than the Apennines, he had already taken the decision and he would never go back without seeing it through. He did not get agitated even when he arrived in Munich to make the connection to Stuttgart and where he was immediately aware of not knowing German. In that place, it was a real drama. He needed to figure out where his platform was so he asked a railway worker but they were unable to communicate. Moreover, the worker replied a bit rudely. Then he asked passersby. But nothing, until he eyed an Italian: “The track should be the one over there, but if you want a suggestion buy a dictionary and try to learn German soon.” Gianni left for Stuttgart and when he got there he bought a dictionary and then looked for a place to sleep. Gianni had been in Germany for a year and occasionally wrote to his family. His father was quite calm and convinced that his son knew how to get by. Whereas his mother, Iole, concerning about her son more than anything else, as all mothers do, was afraid that Gianni was pretending to be fine in that unknown, cold and faraway country. She knew Gianni and so she knew that he would never have


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aveva il timore che Gianni fingesse di trovarsi bene in quel paese sconosciuto, freddo e lontano, ma che in realtà non fosse così. Conosceva Gianni, sapeva che non avrebbe mai ammesso di aver fatto un errore a partire. Era testardo, e troppo sicuro di sé. Sarebbe voluta partire lei, tanto che stava per comprare il biglietto, quando Giuseppe la fermò: “Mamma, parto io.” Giuseppe era più introverso, e non gli andava di partire, in verità: anche lui amava lavorare il ferro, più che le gomme insieme al padre, ma avrebbe preferito rimanersene a Sezze. Per usare una metafora, Giuseppe era l’infisso di una finestra, ben saldato alle pareti della casa, mentre Gianni era il vetro, limpido e trasparente, attraverso il quale guardare lontano. Giuseppe, prima di partire, riuscì a trovare un impiego attraverso un’agenzia del lavoro: non lo mandarono pro-

admitted to making a mistake in leaving his country. He was stubborn and overconfident. She would have gone and was about to buy a ticket when Giuseppe stopped her: “Mom, I’ll go.” Giuseppe was more introverted and he did not actually want to leave. He also loved to work with iron more than working with tyres together with his father, but he would have preferred to stay in Sezze. To use a m e t a p h o r , Giuseppe was the window frame, tightly sealed to the walls of the house, while Gianni was the clear and transparent glass through which you could see far. Before leaving, Giuseppe managed to find a job through an employment agency. They did not send him to Stuttgart but to a town more than 100 kilometers away which he had never even heard of. Giuseppe was sent to weld iron and steel in Crailsheim,


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prio a Stoccarda, ma in una cittadina a più di cento chilometri di distanza, una cittadina della quale neanche aveva mai sentito parlare. Giuseppe fu inviato a saldare il ferro e l’acciaio a Crailsheim, presso la Voith Turbo. Il viaggio non fu poi lungo, non era ancora inverno, il treno non fu bloccato dalla tempesta di neve, ma Giuseppe sentiva freddo lo stesso: lui era abituato a vivere a ridosso delle montagne, ma i vecchi Appennini avevano i contorni più addolciti, come il freddo meno pungente, delle punte aguzze delle Alpi che stava valicando. Forse aveva sbagliato a partire, ma in fondo il visto di lavoro sarebbe durato un anno: avrebbe dato un’occhiata al fratello e sarebbe tornato a casa, tranquillizzando la madre e tornando a lavorare con il padre. E poi Sezze stava in collina, ma si vedeva il mare: e nel giro di mezz’ora ci si poteva sdraiare sulla spiaggia di Sabaudia, abbronzarsi e farsi un bagno, nell’acqua calda e salata del mare. Aspettare i pescatori al porto, comprarsi il pesce fresco e cucinarselo tra le quattro mura della sua cara e vecchia casa. Quando Giuseppe arrivò gli assegnarono un alloggio, che era situato accanto alla fabbrica: il giorno dopo era già a lavorare. Giuseppe era un saldatore specializzato, ma capì subito che in quel nuovo mondo c’era molto da imparare:

at the Voith Turbo. The journey was not that long, and it was not yet winter. The train was not blocked by the snowstorm, however Giuseppe felt cold: he was accustomed to living close to the mountains, but the old Apennines had more softer peaks tips and less bitingly cold weather compared to the sharp peaks of the Alps that he was crossing. Maybe he was wrong to leave but anyway the work visa would only last a year. He would visit his brother and then he would return home, reassure his mother and go back to work with his father. Suddenly, then Sezze was on the hills from where you can see the sea. Within half an hour it is possible to lie down on the beach of Sabaudia, sunbathe, take a bath in the warm and salty water of the sea, but also wait for fishermen at the port, buy fresh fish and cook it in one’s dear house. When Giuseppe arrived he was assigned accommodation next to the factory. The next day he was already at work. Giuseppe was a specialized welder but he soon understood that in that new World there was much to learn. It seemed that in Germany welder and iron were different from those entities that he usually handled in Italy. Over the weekend, finally, without any warning he showed up at


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sembrava che in Germania saldatrice e ferro fossero entità differenti da quelle che era solito maneggiare in Italia. Nel weekend, infine, senza avvertirlo, si presentò a Stoccarda nella casa del fratello: lo trovò ancora assonnato, seppure fosse mezzogiorno. Gianni gli corse addosso, se lo abbracciò, con quella vivacità che lo aveva da sempre contraddistinto: aveva gli occhi che gli brillavano. “Ieri sono andato a ballare, ho delle donne tedesche sai! Se non impari subito il tedesco qui, sei un uomo solo.” Poi guardò il fratello, con uno sguardo interrogativo: “Ma tu che ci fai qui?” Giuseppe non gli svelò che era arrivato per controllare cosa stesse facendo, piuttosto gli disse che sentiva la necessità di vedere qualcosa di diverso, di espandere le proprie conoscenze in merito alla lavorazione del ferro e dell’acciaio. Gianni, allora, gli spiegò che doveva rallegrarsi di aver fatto un passo del genere: “Ti insegnerò subito a parlare tedesco. E tu, intanto, a Crailsheim, cerca di sforzarti di impararlo. Si vive benissimo qui. E le industrie sono così efficienti: qui io costruisco delle locomotive che si farebbero largo in mezzo a una frana, sposterebbero i massi, se ce ne fosse la necessità. Altro che quella neve che mi ha costretto a star fermo venti ore sulle Alpi! Ah! Poi scrivo per un gior-

his brother’s house: he found him still sleepy even though it was noon. Gianni ran to him, embraced him with the vivacity that had always characterized him: his eyes were sparkling. “Yesterday I went to a disco. I’ve got German women, you know! If you don’t learn German here, you’re a lonely man.” Then he looked at his brother with a quizzical expression: “But what are you doing here?” Giuseppe did not disclose that he had come first to check what he was doing but said that he felt the need to see something different and to expand his knowledge regarding the manufacturing of iron and steel. Then Gianni explained to him that he should rejoice for the decision he had made: “I’ll teach you how to speak German soon. And you, in the meantime, in Crailsheim, try to force yourself to learn it. Life is fantastic here without talking about the efficiency of industries: here I build locomotives that can push their ways through a landslide and move boulders, if necessary. Not like the snow that forced me to stop for twenty hours in the Alps! Ah! I also write for a newspaper: La Squilla. It is the voice of the Italians who have immigrated to Germany. I also learned to speak Spanish, Greek and a little English, thanks to my new friends. Believe me, when you familiarize


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nale: La Squilla. È la voce di noi italiani emigrati qui in Germania. Ho anche imparato a parlare lo spagnolo e il greco. Anche un po’ di inglese. Merito dei miei nuovi amici. Vedrai che appena ti ambienterai, non vorrai mai più tornare liggiù a Sezze!” Giuseppe, seppur senza imparare tutte quelle lingue, col tempo si ambientò: imparò a lavorare davvero il ferro, come fosse carta, col fratello si vedevano tutti i weekend: e si rallegrò quando realizzò che Gianni, in un anno, aveva conosciuto tantissima gente, aveva già imparato benissimo il tedesco e lavorava molto per integrarsi nella società tedesca. A Gianni, invece, accadde un episodio che lo spinse a fare qualcosa in più per tutti gli italiani emigrati in Germania. Un mercoledì d’agosto del 1963 era diretto a casa a bordo di un tram, e vide un italiano che non aveva il biglietto esser preso a parolacce da un fattorino: il malcapitato era ancora più frustrato, oltre che dalla situazione, dal fatto che evidentemente non conosceva la lingua del suo nuovo paese, e non riusciva neanche a rispondere al controllore. Fu in quell’occasione che decise di cominciare a insegnare il tedesco, in una scuola serale, ai connazionali, e coinvolse anche Giuseppe in quella sfida. In più, Gianni cominciò a partecipare anche all’organizzazio-

yourself, you won’t want ever go back to Sezze!” Without learning all those languages, Giuseppe familiarized himself with the place after some time: he learned how to work iron like it was paper. The two brothers saw each other every weekend and Giuseppe was happy that after one year Gianni had met lots of people, had learned German very well and worked hard to integrate himself into German society. Then Gianni experienced an episode that drove him to do something more for all the Italians immigrated to Germany. On a Wednesday of August in 1963 he was heading home by tram and noticed that an Italian who did not have a ticket was being offended by a deliveryman. The victim was frustrated not only by the situation but the fact that clearly he did not understand the language of the new country and so could not answer the ticket inspector. It was on that occasion that he decided to begin teaching German to his compatriots in a night school and got Giuseppe involved in that challenge as well. Moreover, Gianni began to participate in the organization of events that facilitated the integration of immigrants to Germany with multiethnic dance evenings, conceived by the Mayor of Heilbronn – the town where Gianni was working in a


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ne di eventi che favorivano l’integrazione degli immigrati in Germania, come le serate di ballo multietnico, ideate dal sindaco di Heilbronn – cittadina dove Gianni lavorava, in una sede distaccata della sua azienda –, nel corso delle quali si esibivano italiani, spagnoli, greci e tedeschi. I mesi trascorrevano, e se Gianni era sempre più convinto di rimare in Germania per il resto della sua vita, Giuseppe continuava ad avere nostalgia di casa: soprattutto non tollerava quel gran freddo che si acquietava solo nei due o tre mesi più caldi, per poi ritrovarsi con l’autunno a dover spalare metri di neve caduti davanti al portone di casa. A settembre del 1964, a due anni esatti dal suo arrivo, Giuseppe decise di ripartire: Gianni mostrò la sua disapprovazione a suo modo, e decise di comprarsi un maggiolino della Volkswagen. Uno prese il treno per casa, l’altro se ne andò in automobile. Senza versare una lacrima, ciascuno irremovibile nelle sue decisioni, le due strade dei nostri fratelli si separarono così, quel giorno. Almeno per un po’. Giuseppe, sul far dell’autunno del 1964 tornò a Sezze: ritrovò le quattro mura di casa, la spiaggia, il mare e il pesce appena pescato. Eppure c’è una cosa che in Germania aveva, e non c’era: il lavoro. L’attesa sarebbe stata breve: dopo due mesi

branch of his company – during which Italians, Spaniards, Greeks and Germans performed. The months followed one another and Gianni was increasingly convinced of staying there for the rest of his life while Giuseppe continued to be homesick: especially, he could not tolerate that extreme cold that was quieted only by two or three of the hottest months and that in autumn it was necessary to shovel metres of snow from the door of his house. In September 1964, two years after his arrival, Giuseppe decided to go back. Gianni showed his disapproval by buying a Volkswagen Beetle. In the end, one of them took the train for home while the other went away by car. Without shedding a tear and adamant in their decisions, the roads of the two brothers were separated that day. At least for a while. At the end of the autumn of 1964, Giuseppe returned to Sezze: there he found the four walls of his house again, the beach, the sea and the freshly caught fish. Yet there was one thing that Germany had instead of Italy: jobs. The wait was short: after two months, he managed to find a job at the Italsider, at the Ilva plant in Taranto. He was again an immigrant but luckily in Taranto there was the sea, fish and above all the sun. After two years – the usual two


Due fratelli

dal ritorno, riuscì a essere assunto all’Italsider, ovvero all’Ilva di Taranto. Si ritrovò a essere emigrante, un’altra volta: fortunatamente, però, a Taranto c’era il mare, il pesce e soprattutto il sole. Dopo due anni – dopo i soliti due anni – venne a sapere che in provincia di Latina si cercava manodopera presso vari siti adibiti alla costruzioni di impianti, e tornò nuovamente a casa. Lì, le cose filarono lisce finché nel giugno del 1969, tornando a casa da lavoro, trovò la madre ad aspettarlo sull’uscio della porta, mentre sventolava tra le mani una lettera: era Gianni, che scriveva dall’Australia. Senza dire niente a nessuno, tradendo il suo proposito di rimanere in Germania a vita, Gianni era partito nuovamente all’avventura, alla ricerca di un futuro che ancora doveva trovare. Giuseppe, che conosceva la madre, la guardò, e chiarì subito le cose: “Non metterti in testa nulla! Questa volta io non ci vado in Australia! Gianni sa cavarsela anche senza di me. Anzi, lo sai che ti dico, ho deciso che nel tempo libero proverò a fare qualche lavorazione in ferro per conto mio. Chissà, se poi le cose andranno per il verso giusto, potrei aprirmi un’officina tutta mia…” Era il 1970, e Giuseppe iniziò a fare qualche lavoro in ferro battuto per conto suo, mentre il fratello se ne stava in Australia, dove insegna-

years – he happened to know that in the province of Latina they were looking for manpower at various sites assigned to build machinery and so he returned home. There, things continued smoothly until June 1969 when he was coming home from work and found his mother waiting for him at the door. She was holding a letter in her hands and was waving it: it was from Gianni who wrote from Australia. Without saying anything to anyone and betraying his intention to remain in Germany for all his life, Gianni had gone adventuring again looking for a future that he still had to find. Giuseppe noticed that his mother looked at him and he immediately clarified things “Don’t run away with that idea! This time I won’t go to Australia! Gianni knows how get by even without me. Indeed, I tell you that I’ve decided that in my free time I will work with iron on my own. Who knows, if things go right, I could open my own workshop…” In 1970 Giuseppe began to make some wroughtiron work on his own, while his brother was in Australia and taught new compatriots how to play soccer – he was coach and goalkeeper of his team – and was engaged in the construction of a new railway line. He built locomotives in Germany and the railway in Australia. He was


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va ai nuovi compatrioti a giocare a calcio – allenatore e portiere della sua squadra – e dove era impegnato nella costruzione di una nuova linea ferroviaria: in Germania le locomotive, in Australia la ferrovia. Stava ponendo le basi per il viaggio che doveva percorrere: quello della sua vita. Nel giro di un paio di anni Giuseppe vide crescere i lavori commissionati, e pensava al fratello: se ci fosse stato Gianni al suo fianco, magari avrebbero potuto aprire insieme un’officina. In più, Gianni aveva una creatività che a Giuseppe era sempre un po’ mancata: Giuseppe era un uomo concreto nel suo lavoro, un orefice fine, dalle mani dorate, ma Gianni aveva quella capacità di viaggiare, non solo da emigrante, ma anche con l’immaginazione. Il desiderio di Giuseppe, in un caldo pomeriggio d’aprile del 1972, fu poi finalmente esaudito. Gianni, senza avvisare nessuno e come se fosse stato il destino a guidarlo, tornò a casa: nel giro di qualche mese i due fratelli avrebbero aperto un’officina di lavorazione del ferro e dell’acciaio, nella storica sede di Via della Resistenza.

laying the groundwork for the journey that was supposed to follow: the one of his life. Within a couple of years Giuseppe’s commissioned works increased and so he started thinking about his brother: if Gianni had been there at his side, maybe they could have opened a workshop together. In addition, Gianni was very creative compared to Giuseppe: Giuseppe was a practical man, a refined goldsmith with golden hands but Gianni had the ability to travel, not only as an immigrant but also using his imagination.The desire of Giuseppe was finally granted on a hot afternoon in April 1972. Without informing anyone, as if the fate had guided him, Gianni came back home. In a few months the two brothers opened a manufacturing workshop for iron and steel in the historic headquarters of Via della Resistenza.


Due fratelli

La tessera de La Squilla: giornale che rappresenta la voce degli emigranti italiani in Germania, per il quale Gianni scrive dal 1962 al 1964. La Squilla journalist pass: the newspaper represents the voice of Italian emigrants in Germany, for which Gianni wrote from 1962 to 1964

Certificato di lavoro di Giuseppe, per la Voith Turbo di Crailsheim. Giuseppe’s job certificated for the Voith Turbo in Crailsheim.

Biglietto aereo di Gianni: nel 1969 emigra dalla Germania in Australia. Gianni’s plane ticket: in 1969 he emigrated from Germany to Australia.

Gianni fotografato mentre lavora come operaio specializzato per la realizzazione di una linea ferroviaria in Australia. Gianni photographed while working as a specialized worker for the construction of the Australian railway


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Giuseppe – il sesto da sinistra – è fotografato insieme ad altri emigranti, all’uscita della Voith Turbo. Giuseppe – the sixth from the left – is photographed with other emigrants at the exit of the Voit Turbo.


Due fratelli

Ringhiera in ferro battuto realizzata da Giuseppe negli anni Settanta. Wrought iron railing created by Giuseppe in the seventies.


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L T

a svolta del Sarriรก

he turning point of the Sarriรก


La svolta del Sarriá

I

l 1982 è l’anno in cui l’Italia riuscì a imporsi nel panorama mondiale, forse per la prima volta dopo il disastro della Seconda Guerra Mondiale: tutto ebbe inizio con quella che i brasiliani battezzarono come la tragedia del Sarriá. Era il 5 luglio quando, nel secondo stadio di Barcellona – il Sarriá, appunto –, alla nazionale verdeoro sarebbe bastato un pareggio per accedere alla semifinale, per poi proseguire senza ostacoli verso quel copione che tutti consideravano già scritto: la vittoria del Mondiale. L’Italia appariva alla stregua di un ostacolo da saltare in scioltezza, tanto che i brasiliani non scesero in campo per pareggiarla quella partita, ma per stravincerla. La nazionale italiana aveva giocato tre partite fino ad allora, e le aveva pareggiate tutte: aveva passato il girone per differenza reti contro squadre tutt’altro che irresistibili. Paolo Rossi, convocato dopo due anni di squalifica e di inattività al posto del capocannoniere del campionato italiano Roberto Pruzzo, fino alla gara con il Brasile non lo aveva neanche mai sfiorato un goal, ma quella partita decise di farne addirittura tre, tra l’incredulità dei brasiliani, e l’estasi degli italiani e degli spagnoli: fu da quel giorno che divenne per tutti Pablito. E Pablito non si fermò di certo lì: ne rifilò altri due in semifinale alla Polonia, per poi siglare il primo goal nella finale

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982 is the year in which Italy appeared on the World stage perhaps for the first time since the disaster of the Second World War. Everything began with what the Brazilians named the tragedy of Sarriá. It was 5th July when, in the second stadium of Barcelona – the Sarriá, to be precise – the green-and-gold national team would only need to draw to make the semifinal and then continue to carry on without any obstacles towards that script that everyone considered already written: the victory of the World Cup. Italy seemed like a hurdle they could jump with ease and so the Brazilians did not go onto the pitch for a draw but for an overwhelming victory. The Italian national team had played three matches by then and had drawn all of them: the team had got through the round by goal difference against teams that were far from unbeatable. After twoyears of disqualification and inactivity, Paolo Rossi was summoned, instead of the Italian League top scorer Roberto Pruzzo. Until the match with Brazil, Rossi had never even come close to a goal but in that game he decided to score as many as three goals. To the disbelief of the Brazilians and the ecstasy of the Italians and Spanish. It was from that day on that he became known for everybody as Pablito.


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vinta contro i tedeschi: grazie alle sei reti realizzate si aggiudicò il titolo di capocannoniere della manifestazione e consentì a quell’Italia, alla quale non credevano neanche gli italiani – tanto che Bearzot, il CT di allora, decise di indire il silenzio stampa per isolare i suoi giocatori dalle critiche dei giornalisti –, di vincere il Mundial. Infine, per coronare definitivamente i suoi sogni, ottenne anche il più grande riconoscimento al quale un calciatore possa ambire: il Pallone d’Oro. Mentre Pablito diventava un eroe e l’Italia saliva calcisticamente sul tetto del mondo, nel paesino che si arrocca sulle colline a pochi chilometri dal promontorio del Circeo, due famiglie appendevano orgogliose le bandiere tricolori sui cancelli della nuova sede della loro azienda, e insieme ai figli, bambini, si univano ai caroselli che festeggiavano l’impresa dei loro connazionali in Spagna: la nuova avventura cominciava con un ottimo auspicio. Quando nel 1972 Gianni tornò a casa, Giuseppe trovò il solito fratello: esuberante, combattivo, sicuro di sé, pronto a mettersi in gioco e a guardare lontano. Trovò il solito fratello, ma si accorse ben presto che tutti quegli anni in Germania, sommati all’esperienza in Australia, avevano creato un artista del metallo: Giuseppe era un ottimo fabbro, ma riconosceva nel fratello quella tecnica e quella creatività che di-

Moreover, Pablito did not stop there. He scored another two goals in the semi-final against Poland and then he got the first goal in the final match, which they won against the Germans. Thanks to the six goals, he won the title of top scorer of the event and it allowed the Italy team – in which neither the Italians believed nor the coach Bearzot who decided to announce a media blackout to protect his players from the criticism of journalists – to win the Mundial. Finally, by realizing his dream, he gained the greatest recognition to which a football player can aspire: the Ballon d’Or. While Pablito became a hero and Italy was climbing onto the rooftops of the footballing World, two proud families were hanging the Italian flag on the gates of the new company headquarters in the small village on the hill a few kilometers from the Circeo headland. Together with their children they joined the celebrations of the feat of their fellow countrymen in Spain: the new adventure was beginning with a very good omen. When in 1972 Gianni returned home, Giuseppe found his brother the same: exuberant, combative, self-confident, ready to get in the game and look ahead. He found his brother the same but soon realized that all those years spent in Germany along with the


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stinguono un vero artista. Gianni disegnava le opere da realizzare con degli schizzi: eppure, una volta plasmato il ferro a immagine e somiglianza di quanto abbozzato, l’opera che ne usciva sembrava brillare di una luce propria, quella che possiedono i manufatti destinati a sopravvivere per l’eternità. Giuseppe iniziò quindi a curare maggiormente i rapporti con le banche, fornitori e clienti, dedicandosi prevalentemente della parte amministrativa di quella che – essendo partita come una bottega artigianale – negli anni stava divenendo una vera e propria fabbrica, tanto che pian piano dovette cominciare ad assumere sempre più dipendenti. Il numero di lavori commissionati all’Allufer Tempesta cresceva, presto furono commissionate anche delle vere a proprie opere d’arte, come il Monumento ai caduti del mare di Terracina: monumento che prefigurava quello che sarebbe accaduto, ovvero il passaggio completo al settore nautico. Alle gruette, serbatoi e oblò, con il tempo iniziarono ad affiancarsi porte salone, finestrature, portelleria stagna in acciaio e lega leggera, senza tralasciare la produzione di lavori in ferro battuto per il civile, che però iniziarono ad assumere un ruolo più marginale. Intanto, anche la vita familiare aveva subito dei cambiamenti. Tornato a casa dall’Australia, Gianni scoprì che il fratello si era

experience in Australia had created an ironartist. Giuseppe was a good blacksmith but he saw in his brother the technique and creativity typical of a true artist. Gianni drew sketches of the works to be carried out: yet once the iron was shaped according to the image and likeness of those sketches, the resulting work seemed to shine its own light, like the one possessed by products destined to survive for eternity. Giuseppe began to look after the relationships with banks, suppliers and customers focusing primarily on the administrative part. The new business started as a craft shop but over the years became a real factory, so slowly they started to hire more employees. The number of commissions to Allufer Tempesta increased exponentially and soon they were also commissioned works of art like the Monument to the dead in the sea of Terracina. This monument foreshadowed what happened later: a full passage to the nautical sector. After time away from cranes, tanks and portholes, they began to produce patio doors, windows, watertight doors in steel and light alloy, without neglecting the production of wrought-iron work for the civic field that assumed a more marginal role. Meanwhile, family life changed. On his return back home


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fidanzato con Angela e si sarebbe sposato l’anno seguente, senza sapere che alla fine si sarebbero sposati lo stesso giorno con la sorella della nuova cognata, Graziella; dalle rispettive unioni nacquero Giovanni e Massimo, i figli di Gianni; quindi Claudia e Gianluca, figli di Giuseppe: due di loro, negli anni, proseguiranno le orme dei loro genitori e rivestiranno ruoli di cardine nell’azienda. Proprio nell’ambito familiare, gli anni Ottanta si aprirono con un triste presagio, uno dei tanti presagi che il caso, o quello che nella sua veste più nobile chiamiamo destino, dissemina nella vita di ciascuno di noi: tra il 29 luglio e il 29 settembre del 1980 morirono prima la madre, e poi il padre dei nostri due fratelli. Il dolore fu in parte attenuato dalla nascita di una nuova componente della famiglia Tempesta, Iole, figlia di Giuseppe, e in parte fu canalizzato in energia attiva: la vecchia sede dell’azienda, quella in Via della Resistenza, era oramai troppo piccola per lavorare a ritmi serrati. Fu allora che si decise di costruire una nuova sede operativa, in via Manuzio: la stessa sede dove ancora oggi l’azienda produce i suoi prodotti, a conferma dell’eccezionale capacità di guardare avanti dei due fratelli. Il 1986 era stato un anno speciale: un po’ a sorpresa era nato l’ultimo dei Tempesta, Paolo, figlio di Gianni e l’azienda andava a gonfie

from Australia, Gianni discovered that his brother was engaged to Angela and that they would get married the following year, without knowing that the same day he would get married with the sister of his new sister-in-law, Graziella. From these two unions Gianni’s sons, Giovanni and Massimo, and Giuseppe’s sons, Claudia and Gianluca, were born. Two of them, over the years, would follow their parents’ footsteps and would assume pivotal roles in the company. Unfortunately the 1980s started with a sad omen, one of many predictions that chance, or the nobler fate, disseminates in the life of each of us. Between 29th July and 29th September 1980 the mother of the two brothers died followed by his father. The pain was partly heightened by the birth of a new family member, Iole, Giuseppe’s daughter, and in part it was converted into active energy. The former company headquarters, the one in Via della Resistenza, was now too small relative to the quicker time limit imposed by the job. It was then that they decided to build a new headquarters in via Manuzio: the same headquarters where even today the company creates its products, which confirms the exceptional ability of the two brothers to look ahead. 1986 was a special year: surprisingly


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vele, per rimanere nelle metafore di ambito nautico. Si erano fatti numerosi investimenti, ma erano stati più che ripagati: però, proprio quando sembrava che tutto stesse girando per il verso giusto, accadde qualcosa che sconvolse la serenità della famiglia. Il destino, quando agisce, alle volte utilizza le coincidenze per farsi riconoscere. La coincidenza, in questo caso, assunse le vesti di un camion, come un camion aveva cambiato le sorti dell’azienda quando Antonio Tecchiato, vedendo la carrozzeria ancora rigata dalle gocce della pioggia, scoprì l’officina Tempesta e ne segnò la svolta. Il sole stava salutando Sezze, tramontava al di là del mare, disegnando il solito romantico tramonto che si può ammirare dalla collina, gli operai dell’azienda stavano posando i loro arnesi per tornarsene a casa, e Gianni, al solito, uscì dal cancello dell’azienda per ultimo, come il capitano di una nave: guardò i suoi operai che salivano in macchina, stavano correndo tra le braccia delle loro famiglie per le quali si sacrificavano ogni giorno. In fondo quegli operai si sacrificavano anche per lui, che sarebbe andato presto a casa, per mangiare insieme alla sua famiglia. E a suo fratello. Purtroppo Giuseppe, quella sera, non si sedette mai a tavola con i suoi. I Carabinieri avrebbero dovuto avvisare la famiglia di quanto era successo, mentre

the last of the Tempesta family, Paolo, Gianni’s son, was born and the company was doing very well. Numerous investments were made but they were more than repaid. Just when it seemed that everything was going well, something happened that shook the serenity of the family. Destiny, when it acts, sometimes uses the coincidences to be recognized and in this case the coincidence assumed the guise of a truck, the same one that had changed the fortunes of the company when Antonio Tecchiato, seeing the bodywork still lined by raindrops, discovered the Tempesta workshop which marked a turning point. The sun was waving at Sezze, setting beyond the sea and creating the usual romantic sunset which can be seen from the hill. The company’s workers were setting down their tools before going home, and Gianni, as usual, came out of the company gate last, like the captain of a ship. He looked at his workers getting in their cars, running into the arms of their families for which they made sacrifices every day. In the end, those workers sacrificed themselves for Gianni as well who was going home to eat with his family and his brother. Unfortunately that evening Giuseppe did not sit at the table with his family. The police would have told the family


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l’intera famiglia Tempesta era già seduta a tavola, un po’ preoccupata, in attesa che arrivasse Giuseppe: era andato a sbrigare delle commissioni in banca, alle volte capitava che facesse tardi, ma erano le nove e ancora non si vedeva. Avrebbero voluto chiamarlo in qualche modo, ma quella era l’epoca nella quale il cellulare ancora non esisteva. Quel giorno era di servizio in caserma un carabiniere che era molto amico di Giuseppe, e di tutta la sua famiglia: quando seppe che un camion non si era fermato a un semaforo e si era portato via Giuseppe, insieme a una gran fetta della serenità della famiglia Tempesta, non ebbe il coraggio di andare ad avvisare i suoi: chiamò un suo amico e, con la voce soffocata dalle lacrime, gli chiese di andare a compiere il lavoro che sarebbe spettato a lui. Era il 16 gennaio del 1987 e Gianni, che era sempre stato un uomo molto combattivo, non certo uno di quegli uomini inclini alla resa, volse lo sguardo a terra, perché si sentì mancare la terra sotto i piedi: ebbe un solo e unico istante nel quale avrebbe voluto mollare tutto. Poi si fece forza, guardò indietro nel tempo, ripensò alla sua vita, ai sacrifici fatti andando a lavorare all’estero, a tutte le peripezie che aveva affrontato e superato. Pensò a sua madre e a suo padre. Guardò lo smarrimento negli occhi della moglie e della cognata, la tri-

what had happened while the entire Tempesta family was already sitting at the table, a little worried, waiting for Giuseppe to return. He had gone to the bank to handle some commissions as usual sometimes he was late. But it was nine in the evening and he had not yet arrived. They would have called him somehow but mobile phones did not exist. That day a policeman who was a good friend of Giuseppe and his family was in service at the barrack: when he learned that a truck had not stopped at a traffic light and had taken Giuseppe away, along with a large slice of the Tempesta family’s happiness, he did not have the courage to call them. Instead he called his friend and asked him to do it for him with a voice choked by tears. It was 16th January 1987 and Gianni, who had always been a very combative man, certainly not one of those men prone to surrender, turned his gaze to the ground, because he did not feel the ground beneath his feet anymore. It was the only single moment in which he wanted to give up everything. Then the strength came back, he looked back in time and thought back through his life, the sacrifices made when he was working abroad and all the adventures he had faced and overcome. He thought about his mother and his father. He noticed his wife and


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stezza in quelli dei figli, e capì. Si ricordò di quella lontana estate di qualche anno prima, si ricordò di una squadra che era totalmente sfavorita e smarrita, che era sprofondata nel primo vero silenzio stampa della storia calcistica mondiale: era l’Italia di Bearzot, che nel momento più difficile del Mondiale era stata presa in mano e portata sul tetto del mondo da un giocatore che erano due anni che non giocava, e che era divenuto per tutti Pablito. Gianni aveva sempre amato il calcio, fin da quando aveva insegnato agli australiani a giocarci: pensò che il calcio non è solo un gioco, è anche la metafora della vita, e come tutte le metafore aiuta a spingere il cuore e la mente al di là degli ostacoli. Prese in mano la famiglia e l’azienda, risolse tutti i problemi legali ed economici che si erano creati con la morte del fratello, restaurò la casa materna e unì insieme le famiglie: Angela si occupava delle faccende domestiche, mentre la moglie, Graziella, andò a lavorare in azienda, a ricoprire il ruolo lasciato vuoto da Giuseppe. Gianni guidò l’Allufer Tempesta verso una nuova rinascita, mettendo da parte le costruzioni civili e focalizzando tutte le energie nella nautica, conducendola per mano verso quella che sarebbe stata la prima partecipazione al Salone Nautico Internazionale di Genova.

sister-in-law’s lost eyes, he looked at the sadness of the children and understood what to do. He remembered that summer a few years ago when a football team was the total underdog and lost ending up with the first real news blackout of World football history. It was Bearzot’s Italy that in the most difficult moment of the World Cup came through and took a chance on a player who had not played for two years, who become known as Pablito by everybody. Gianni had always loved football since he had taught the Australians how to play. He thought that football was not just a game, it was also a metaphor of life, and like all metaphors helps to push heart and mind beyond obstacles. He became head of the family and the company, solved all legal and economic problems that aroused after his brother’s death, restored the old family house and joined the two families: Angela took care of household chores, while his wife, Graziella, started occupying the role once occupied by Giuseppe in the company. Gianni led the company towards a new rebirth, putting aside the civil constructions and focusing on naval sector exclusively. This led the company towards what will be its first participation at the International Boat Show in Genoa.


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Gianni forgia un prodotto in ferro battuto. Gianni forges a wrought iron product.

Foto scattate nella storica sede di Via della Resistenza, a Sezze. Photos taken in the historical headquarters on Via della Resistenza in Sezze.


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Progetto di cerniera idraulica anni ’80. Hydraulic hinge concept in the ‘80s.

Monumento dedicato ai Caduti del Mare di Terracina, realizzato dai fratelli Tempesta. Monument dedicated to the Dead of the Sea of Terracina, created by the Tempesta brothers.

Porta meccanica a tenuta a completa scomparsa – brevetto 1993. Disappearing mechanical watertight door – patent 1993.


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enerazione Futuro

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Generazione Futuro

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partire dagli anni Novanta, prese il via il processo di unificazione dei mercati a livello mondiale che va inserito in quel fenomeno più ampio e complesso definito globalizzazione. Uno degli effetti più evidenti di tale processo, soprattutto in un primo momento, fu una progressiva e irreversibile spinta verso l’omologazione dei bisogni, e una conseguente scomparsa delle tradizionali differenze tra i gusti dei consumatori: le imprese cominciarono a sfruttare le economie di scala nella produzione, nella distribuzione e nelle strategie di marketing dei prodotti, specie dei beni di consumo oramai ampiamente standardizzati, e di praticare politiche di bassi prezzi per penetrare in tutti i mercati. Condizione essenziale perché tutto ciò potesse avvenire fu la liberalizzazione, ovvero la progressiva riduzione da parte di molti paesi degli ostacoli – di ordine tariffario, fiscale o normativo – alla libera circolazione delle merci e dei capitali: nuovi player internazionali iniziarono ad affacciarsi sui mercati globali, le esigenze di consumo cambiarono e divennero più pressanti. Altro presupposto fu il progresso tecnologico: ridimensionò le barriere naturali agli scambi e alle comunicazioni, contribuì alla forte crescita registrata dal commercio internazionale e dagli investimenti

D

uring the 1990s, the process of global market unification, that should be included in the larger and complex phenomenon called globalization, took place. In the first instance, one of the most obvious effects of this process was a progressive and irreversible push towards the homogenization of needs and the consequent disappearance of the traditional differences between consumers’ tastes. Companies began to take advantage of economies of scale in production, distribution and marketing strategies for a product. For consumer goods in particular, now widely standardized, they started to practice low pricing policies to penetrate all markets. An essential condition for all that could be done was the liberalization or the gradual reduction of policy, regulatory or tax obstacles for facilitating the free movement of goods and capital. New international players then began to appear in the global markets and consumer needs began to change and become more pressing. Another assumption was technological progress: it downsized the natural barriers to trade and communications and contributed to the strong growth registered by international trade and direct foreign investment. In particular, the spread of


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diretti all’estero. In particolare, la diffusione delle tecnologie informatiche favorì i processi di delocalizzazione delle imprese e lo sviluppo di reti di produzione e di scambio sempre meno condizionate dalle distanze geografiche, alimentando la crescita dei gruppi multinazionali e i fenomeni di concentrazione su scala mondiale. Globalizzazione; omologazione del gusto dei consumatori e conseguente standardizzazione dei prodotti; progresso tecnologico – in particolare, la rivoluzione informatica –; delocalizzazione della produzione; furono eventi che mutarono radicalmente il comparto industriale, e l’Allufer Tempesta dovette necessariamente tener conto dei cambiamenti che stavano avvenendo in quegli anni su scala globale. Gianni, dopo la morte del fratello, per prima cosa aveva deciso di eliminare la produzione di infissi e lavori in ferro per il civile, poi si era dedicato a espandere la produzione: pian piano l’Allufer Tempesta si era specializzata nella realizzazione di particolari in acciaio inox e lega leggera, sia per gli yacht che per le imbarcazioni militari. In quegli anni, poi, le opere realizzate erano commissionate per la gran parte dai Cantieri Posillipo, dei quali i Tempesta erano fornitori ufficiali; Gianni, però, sempre così lungimirante, avvertì come fosse giun-

information technology facilitated the companies’ outsourcing processes and the development of production and exchange networks more or less increasingly conditioned by geographical distances. As a result there was the growth of multinational groups and concentration phenomena on a global scale. Globalization, homogenization of consumer taste and consequent products standardization, technological progress – in particular the information revolution – and production relocation were events that radically changed the industry. It was necessary for Allufer Tempesta to take notice of the changes that were happening in those years on a global scale. After his brother’s death, first Gianni decided to cease the production of frames and ironwork for the civic sector and dedicated himself to production enlargement: slowly Allufer Tempesta became specialized in the manufacture of stainless steel and special alloy details both for yachts and military vessels. In those years, the works were commissioned largely by the Cantieri Posillipo, of which the Tempesta were official suppliers. However, Gianni, always so farsighted, felt like it was time to open up to new customers and markets. This is what led him to participate


Generazione Futuro

to il momento di aprirsi a nuovi clienti, a nuovi mercati. Fu questa la ragione che lo spinse a partecipare per la prima volta al Salone Nautico Internazionale di Genova: era il 1990, ovvero l’anno in cui la globalizzazione stava prendendo la rincorsa per diventare il fenomeno che avrebbe cambiato non solo l’economia, ma molteplici aspetti dell’esistenza umana. Giovanni, il primogenito di Gianni, a soli sedici anni si aggregò alla spedizione e ancora oggi, se gli si chiede qual è l’aggettivo che descrive meglio quell’avventura, non esita a risponderti, e confessa: “Fu la meraviglia.” La meraviglia di trovarsi in una città con una tradizione portuale e nautica che affonda le sue radici nei secoli, la città di Cristoforo Colombo dove si svolgeva un Salone dal valore commerciale incommensurabile: molti furono coloro che si fermavano davanti allo stand allestito dai Tempesta, per ammirare la cura con la quale venivano realizzati i prodotti, visionarli con gli occhi e testarne il funzionamento con le dita, in quanto gli avventori potevano – e dovevano – aprire una porta, oppure un oblò, per capirne e verificarne la funzionalità. L’appuntamento con il Salone di Genova divenne la vetrina per presentare all’industria nautica le soluzioni innovative che permisero negli anni di differenziare la propria

at the Genoa International Boat Show for the first time: it was 1990, the year in which globalization was taking a running start to become the phenomenon that would change not only the economy but many aspects of human existence. Giovanni, the eldest son of Gianni, was just sixteen and joined the expedition. Even today, if you ask him what adjective best describes that adventure, he does not hesitate to answer: “It was the wonderful.” It was wonderful being in a town with a port and nautical tradition developed over the centuries, the city of Cristoforo Colombo where a trade show of immeasurable commercial value took place. Many people stopped in front of the Tempesta stand to admire the care with which the products were made, to view them and touch them. In fact customers could – and should – opened a door, or a porthole to understand and test its functionality. The appointment with the Genoa Show became the showcase to present innovative solutions to the marine industry and enabled Allufer Tempesta to differentiate their production, increase competitiveness and attract new customers in later years. Already by the early 1990s, Gianni had begun to work on electrical automation projects for


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produzione, aumentare la competitività e attrarre i nuovi clienti. Gianni, già agli inizi degli anni Novanta, aveva cominciato a lavorare a progetti di automatizzazione elettrica per alcuni prodotti da introdurre anno dopo anno al Salone Internazionale, come ad esempio la porta stagna meccanica a scomparsa, porte deck scorrevoli, finestrini elettrici, porta a pantografo automatica, e cosi via. Lo sforzo diede immediatamente i suoi frutti portando nuovi clienti italiani, e soprattutto nuove collaborazioni con clienti esteri: tanto perché al destino piace scherzare con le coincidenze, tra le prime importanti collaborazioni estere una in particolare fu stipulata con un’azienda tedesca, la PR Marine, per la costruzione di yacht tra i 20 e i 35 metri di lunghezza, da cui scaturì poi un’importante amicizia tra Gianni e il proprieta-

some products which were introduced year after year at the International Show such as watertight mechanical sliding doors, sliding exterior doors, electric windows, automatic pantograph doors, and so on. The effort bore fruits immediately bringing new Italian customers and especially new collaborations with foreign customers. Because fate likes to fool around with coincidences, one of the first important f o r e i g n collaborations was with a G e r m a n company, the PR Marine, for the construction of yachts between 20 and 35 meters long. It gave birth to an important friendship between Gianni and the owner of the company, Peter Rammelmayr. By opening up on a global scale, the crisis in which poured some of the Italian shipyards was an event that struck more the heart of the Tempesta


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rio di quella stessa azienda, Peter Rammelmayr. Grazie all’apertura all’orizzonte mondiale, allora, la crisi nella quale versavano alcuni cantieri nautici italiani fu un evento che colpì più il cuore dei Tempesta, che l’equilibrio dei conti della loro azienda: in pochi anni, seguendo i passi della globalizzazione, instaurarono collaborazioni con la Business Center H. Maso di Miami che, nel 1993, divenne il chiavistello per aprire il mercato americano, stipulando così contratti per la forniture ai Cantieri Lazzara, Magnum Marine, Sea Ray; a metà degli anni Novanta, l’amicizia con l’architetto Gino Gandino, portò il marchio Allufer Tempesta a sbarcare in Argentina; così come la collaborazione con il progettista italiano Massimo Gregori aprì le porte degli Emirati Arabi e i primi lavori con Gulf Craft. Fu a quel punto che Gianni, dotato sempre di larghe vedute e di un gran fiuto, capì che al Salone di Genova andava necessariamente affiancata una nuova vetrina. Era il 1997 e la scelta non poteva che ricadere sul METS di Amsterdam, scelta che consentì all’azienda di lavorare con cantieri dislocati in diversi parti del mondo: Turchia, Egitto, Francia, Spagna, Grecia, India, Russia, Croazia e Olanda, per citare solo alcune tra le terre di conquista. A questo punto, però, accadde nuo-

family rather than the balance of the company accounts. In a few years, following the steps of globalization, Allufer Tempesta established partnerships with the Business Center H. Maso of Miami that, in 1993, became the gateway to the American market. After that, they entered into further contracts as the supplier for Cantieri Lazzara, Magnum Marine and Sea Ray. In the mid-1990s, the friendship with the architect Gino Gandino brought the trademark Allufer Tempesta to Argentina, as well as the collaboration with the Italian designer Massimo Gregori, which opened the doors to the United Arab Emirates and the early work with Gulf Craft. It was at that point that Gianni, always open-minded and with a flair for business, realized that a new showcase in Genoa was necessary. It was 1997 and the choice could only fall back on the METS of Amsterdam, which allowed the company to work with shipyards located in different parts of the World: Turkey, Egypt, Greece, Spain, France, India, Russia, Croatia and the Netherlands, to mention just some of the conquered lands. However, something happened that nobody could ever expect. The life of the Tempesta family, like the personal history of each family and each individual is


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vamente qualcosa che nessuno poteva aspettarsi. La vita della famiglia Tempesta, come la storia personale di ciascuna famiglia e di ciascun individuo, è costellata di sacrifici, di soddisfazioni e delusioni, di momenti di estrema felicità e di momenti di estremo dolore. Nei quindici anni successivi alla morte del fratello, Gianni serrò i pugni, tenne duro, agguantò il timone dell’azienda e, grazie all’aiuto della moglie Graziella che si dedicò principalmente a ricoprire il vuoto amministrativo lasciato da Giuseppe, e a quello della cognata Angela che si occupava di mandare avanti il lavoro domestico, riuscì a condurre la famiglia verso lidi lontani. La casa materna, quella dove Gianni e Giuseppe erano cresciuti, quella dove mamma Iole aveva atteso trepidante il ritorno dei figli emigrati in cerca di un futuro migliore, fu ristrutturata dopo l’incidente che si portò via Giuseppe, le due famiglie andarono a vivere insieme, i cugini impararono a chiamarsi fratelli, e a considerarsi tali. Gianni era riuscito non solo a salvare il salvabile, ma a rendere felice la vita di quei ragazzi che oramai considerava tutti figli suoi. Il problema è che la felicità è un lampo fugace che va gustato appieno. Quando tutto sembrava girare per il verso giusto, Gianni si ammalò e in breve tempo si congedò dal mon-

full of sacrifices, satisfactions and disappointments, moments of extreme happiness and moments of extreme pain. During the fifteen years following the death of his brother, Gianni had taken the helm of the company and managed to lead the family to distant shores. This happened thanks to his wife Graziella who mainly devoted herself to fulfilling the administrative emptiness left by Giuseppe, and his sister-in-law, Angela, who took care of domestic work. His mother’s house, where Gianni and Giuseppe grew up, the one where his mother Iole had waited the return of her sons eagerly who had emigrated in search of a better future, was restored after the accident that took away Giuseppe. Here the two families came to live together, the cousins learned to call each other brothers and regarded themselves as such. Gianni had managed not only to save but also to make the life of those young happy, all of whom he now regarded as sons. The problem is that happiness, as we have already said, is like a fleeting bolt of lightening and should be enjoyed fully. When everything seemed to be going right, Gianni fell ill and soon retired from the World that he had managed to create. It was a great sadness for everyone but nobody


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do che era riuscito a creare. Fu un grande dolore per tutti, ma nessuno osò pensare, neanche per un solo e unico momento, di gettare all’aria tutto quello che i fratelli avevano creato nel tempo con duri sacrifici, per donare un futuro migliore a loro stessi e soprattutto alle loro famiglie. Del resto l’azienda era nata giusto qualche mese prima che Gianni e Giuseppe si sposassero: nel 2002 si sarebbero dovuti festeggiare i trent’anni di attività, sarebbe dovuta essere una gran festa e, invece, fu tutto annullato. Il dolore aveva rubato il posto alla felicità. Fondamentale, allora, fu il ruolo di Graziella: fu lei che prese in mano il timone sprovvisto oramai del timoniere, fu lei a essere il collegamento tra la vecchia e la nuova generazione, capace di tracciare il percorso da intraprendere in questo nuovo inizio. Il cambio generazionale vide Giovanni, il

dared to think, not even for a moment of throwing away everything that the brothers had created with hard sacrifices over time, to give themselves and their families a better future. Moreover, the company was founded just a few months before Gianni and Giuseppe’s respective weddings: in 2002 they would have celebrated thirty years of activity and there would have been a great party but it was cancelled altogether. Pain had taken the place of happiness. At that point, the role of Graziella was essential: she took over the helm, she was the link between the old and the new generation able to forge a path at this new beginning. The generational change saw Giovanni, Gianni’s eldest son, enter the company permanently – until then he had collaborated with his father, holding some responsibility in production,


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primogenito di Gianni, entrare stabilmente nell’azienda – fino ad allora aveva collaborando con il padre, detenendo alcune responsabilità di produzione e partendo per le varie fiere –, della quale solo qualche anno dopo sarebbe divenuto l’amministratore unico. Anche Gianluca, il solo figlio maschio di Giuseppe, seguì le orme del cugino: appena laureato in ingegneria si mise alla direzione dell’ufficio tecnico. L’entrata in scena di Giovanni e Gianluca, in un momento così delicato, oltre a costituire per alcuni versi un momento di innovazione, riuscì a imprimere nella mente dei clienti e degli operai un’idea di continuità: al timone ora c’erano persone che portavano lo stesso cognome di Gianni e Giuseppe, e il passaggio vide come punto fermo Graziella che ormai da vent’anni si occupava delle faccende amministrative ed era ben conosciuta da molti dei clienti, divenuti oramai storici. Con il cambio generazionale, avvenuto in quel tragico 2002, fu avviato anche un mutamento essenziale nell’organizzazione aziendale: Giovanni, da parte sua, decise subito di modernizzare l’intero lato produttivo con l’inserimento dei nuovi macchinari a controllo numerico computerizzato – CNC –, mentre Gianluca si occupò soprattutto dell’ammodernamento e dello sviluppo del reparto tecnico

going to various fairs, and a few years later would become the only administrator. Even Gianluca, Giuseppe’s only son, followed the footsteps of his cousin: having just graduated in Engineering, he became the director of the technical department. Giovanni and Gianluca’s entrance onto the scene, in so delicate a moment, created a breakthrough moment and managed to imprint a sense of continuity in the minds of customers and workers. At the helm of the company, there were now people who had the same DNA as Gianni and Giuseppe. The transition was overseen by Graziella who was in charge of the administrative affairs for twenty years and was well known by many long-term customers. The generational change happened in tragic 2002 which also represented an essential change in the organization’s processes: Giovanni, for his part, soon decided to modernize the entire production with the implementation of new controlled numeric machines – CNC –, while Gianluca’s focus was the modernization and development of the technical department and design phase, ahead of any product created with the implementation of new design and prototyping software. 2002 marked another turning point


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e della fase di progettazione, a monte di qualsiasi prodotto viene realizzato, con l’implementazione dei moderni software di progettazione e prototipazione. L’azienda, proprio a partire da quel 2002 che segnò un ennesimo punto di svolta nella sua storia, stava vivendo una piccola rivoluzione: eppure, come recita il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.” E questo accadde. Ora, con tutti questi cambiamenti che stavano avvenendo all’interno e all’esterno dell’azienda, soprattutto con l’introduzione dei macchinari a controllo numerico computerizzato, c’era il rischio che un’impresa nata con un forte accento artigianale potesse snaturarsi. Eppure, un’azienda del genere non avrebbe mai potuto correre questo rischio. Innanzitutto perché l’Allufer Tempesta ha sempre posseduto una memoria storica delle sue origini che nessuno dei figli di Gianni e Giuseppe avrebbe voluto tradire, e poi perché, proprio negli anni, il mercato nautico cominciò a chiedere via via pezzi sempre più customizzati. Se durante gli anni Novanta, grazie appunto all’introduzione di nuovi macchinari e quindi a modifiche nei sistemi di produzione, si era agevolato il processo di standardizzazione della produzione nautica, a

in the company’s history. It was experiencing a small revolution: still, as the Leopard by Giuseppe Tomasi di Lampedusa says: “If we everything stays as it is, everything must change.” And this happened. At this point, with all these changes that were taking place inside and outside the company, especially with the introduction of computerized numerical control machines, there was a risk that a company founded with a strong artisanal accent could lose its character. Still, a company like this could never run such a risk. Firstly, because Allufer Tempesta has always possessed a historical memory of its origins that none of Gianni and Giuseppe’s sons would want to betray and also because just over the years, the nautical market has begun to ask for increasingly customized pieces. If during the 1990s the process of standardization, even in nautical production, was brought about thanks to the introduction of new machines and the change in production systems, at the beginning of the new millennium something else began to change. In the period from the middle of the last decade of the twentieth century up to the crisis of 2008, production lines were organized according to a more similar model to that of


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partire dal nuovo millennio qualcosa cominciò a cambiare. Nell’arco di tempo che va dalla metà dell’ultimo decennio del Novecento fino alla crisi profonda del 2008, le linee di produzione si strutturarono su un modello più simile a quello dell’industria automobilistica. Tale opportunità, dovuta ai progressi tecnologici, venne supportata dal boom del mercato nautico, soprattutto nella realizzazione di yacht compresi nella fascia che va dai 12 ai 30 metri di lunghezza, e portò inevitabilmente a standardizzare alcune fasi della produzione. Durante questo periodo, tuttavia, per le imbarcazioni superiori ai 30 metri, si stava iniziando a sviluppare, sempre con il supporto dei nuovi ritrovati delle tecniche e delle tecnologie, una customizzazione più spinta, non solo nelle scelte dei layout e dell’arredamento delle imbarcazioni, ma anche nelle singole soluzioni adottate. Con la crisi del 2008 il mercato standardizzato tra i 12 e i 30 metri subì un grosso tracollo, mentre ovviamente quello dei superyacht – sopra i 30 metri – non soltanto reagì bene, bensì, anche grazie all’emergere dei Paesi del BRIC, diede il via a un processo di crescita e sviluppo che continua tutt’oggi. Fu così che, proprio come nell’architettura civile, nel firmamento del settore nautico cominciarono a brillare le prime

the automobile industry. This opportunity, due to technological advances, was supported by the boom of the nautical market, especially in the construction of yachts from 12 to 30 meters long, leading to the standardization of certain stage in the production. However, during this period, for vessels of over 30 metres, the company was starting to develop a more inspired customization, always with the support of the new techniques and technological discoveries, not only in choices of layout and furnishings of the boats, but also with regards to individual solutions. With the crisis of 2008, the standardized market of the12 and 30 meters boats suffered a big collapse while of course the super-yacht – over 30 metres – not only responded well, but, thanks to the BRIC countries birth, began a process of growth and development that still continues today. So it was that just as in the civil architecture, in the firmament of the nautical sector the first archistars began to shine: architects who plan futuristic design and extraordinary but complex solutions, to satisfy the taste of those who see the yacht as not only a means to move around the sea: domotic and automation started to become indispensible as if to prove once again Gianni’s


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archistar: architetti che progettano con design futuristici e soluzioni straordinarie, ma complesse, per soddisfare pienamente il gusto di coloro che vedono nello yacht non solo un mezzo per navigare; domotica e automazione iniziarono a diventare imprescindibili, come a dimostrare che ancora una volta Gianni ci aveva visto lungo. È nel 2008 che una commessa segnò un punto di svolta: a Ivana Porfiri, nota architetta del panorama italiano, e a Jeff Koons, legittimo erede di Andy Warhol e della sua Pop Art, venne commissionata la realizzazione del disegno e della decorazione, da parte del famoso collezionista d’arte cipriota Dakis Joannos, di quello che ancora oggi è considerata l’esempio più puro di opera d’arte nel panorama nautico, il Guilty. I Cantieri Navali Rizzardi, che realizzarono compiutamente quest’opera d’arte galleggiante, si avvalevano già di una partnership decennale con l’Allufer Tempesta: fu allora naturale rivolgersi a loro per la realizzazione di molte delle soluzioni da installare, tra le quali porte con diverse movimentazioni, vari accessori, oblò ovali e rettangolari, tutti realizzati specificatamente per questo progetto. Abbiamo visto come in questi due decenni molto era cambiato all’interno dell’azienda Tempesta: era avvenuto innanzitutto un cam-

farsighted. In 2008, an order marked another turning point: Ivana Porfiri, famous Italian architect, and Jeff Koons, rightful heir to Andy Warhol and his Pop Art, were commissioned by the famous Cypriot art collector Dakis Joannos to decorate and design the Guilty, the yacht that still today is considered the best example of art in yacht industry. The Cantieri Navali Rizzardi, which fully created this floating artwork had already collaborated with the Allufer Tempesta for decades: it was obvious that they should contact them to produce many of the solutions to be installed including doors with different functions and automations, various accessories, oval and rectangular portholes, all of them made specifically for this project. We have seen how these two decades changed the Tempesta company. First there was a generational change with the entrance of Giovanni and Gianluca, Gianni and Giuseppe’s sons, then the modernization of machinery, exploiting new resources of the computer industry progresses. First the standardization of products happened and then the customization, due to the changing needs of the market. The number of customers increased, from Italy to Europe, then to BRIC countries, passing through the major


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bio generazionale, col passaggio delle consegne a Giovanni e Gianluca, figli di Gianni e Giuseppe; era avvenuto un ammodernamento nei macchinari, sfruttando appieno le nuove risorse offerte del progredire dell’industria informatica; si era prima assistito a una standardizzazione dei prodotti, per poi passare a una customizzazione degli stessi, per via del mutare delle esigenze di mercato; si era ampliato il portafoglio clienti, dall’Italia all’Europa, ai paesi del BRIC, passando attraverso le importanti vetrine del Salone Internazionale di Genova prima, del METS di Amsterdam poi; tutto questo però, avvenne sempre restando fedeli al solco nel quale l’azienda era nata e si era sviluppato, ovvero il solco del Made in Italy.

showcases of the International Boat Show in Genoa before and the METS in Amsterdam after. All this, however, happened while remaining faithful to the inlet in which the company was born and developed, in other words, in the wake of Made in Italy.


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M/Y Ketos – courtesy Rossi Navi.

S/Y Cartouche – courtesy Blue Coast Yachts.

M/Y Naughty By Nature – courtesy Cantieri Navali Rizzardi.

M/Y Guilty – courtesy Cantieri Navali Rizzardi.


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empesta 2.0

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uella delle costruzioni nautiche è una delle arti più antiche d’Italia, radicata nella tradizione e nella storia della penisola, antecedente di molto ad altri settori tipici del Made in Italy, quali moda e automobilismo. Nel corso della seconda metà del Novecento i cantieri navali italiani, grazie all’innovazione produttiva e progettuale, sono riusciti a imporsi nei mercati internazionali: l’approccio moderno, innestato nel solco della secolare tradizione artigianale, aveva dato i suoi frutti, lanciando sul mercato imbarcazioni e marchi prestigiosi, ricercati in tutto il mondo, che sono divenuti i simboli del Made in Italy nautico, sinonimo di eleganza, classe, cura dei dettagli e funzionalità. È in questo solco che si inserisce la storia della famiglia Tempesta e della loro azienda, una tipica storia italiana, simile ad altre, ma in ogni caso unica, fatta di persone, menti e mani eccellenti. L’Allufer Tempesta è nata oltre quarant’anni fa producendo infissi e cancelli per costruzioni civili, per poi convertire la propria produzione e dedicarsi unicamente al settore nautico. Con gli anni, ha dovuto adattare le modalità di produzione e le opere prodotte ai continui cambiamenti che stavano avvenendo nel mondo: ha introdotto l’automazione negli articoli realizzati, ha innestato i macchinari CNC all’interno della catena di

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he naval and yacht construction is one of the oldest arts in Italy rooted in the tradition and in the history of the peninsula. It is antecedent to many other sectors that characterize the Made in Italy sphere such as the fashion and car sectors. During the second half of the twentieth century, the Italian shipyards managed to establish themselves in the international markets through innovation and design production. The modern approach coupled with the secular artisanal tradition has paid off launching prestigious brands and boats into the market that are esteemed all over the World. They became the symbol of the nautical Made in Italy, synonymous with elegance, class, attention to details and functionality. Here the Tempesta family and the story of their company began. A typical Italian story, similar to many others, but unique in a sense, made up of people with excellent hands and minds. The Allufer Tempesta was born more than forty years ago producing fixtures and gates for civil buildings. Then it converted its production and dedicated itself to the naval sector only. Over the years, it has had to adapt the mode of manufacture and the goods produced to the constant changes taking place in the World: it introduced article automation, it inserted


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produzione, ha innovato e si è trasformata per aprirsi alla conquista del mercato mondiale. La voglia di continuare a progettare e realizzare articoli nautici che aderissero al concept del Made in Italy – nel design, come nell’artigianalità e rifinitura – ha contribuito, e contribuisce ancora oggi, a sostenere il lungo viaggio intrapreso dall’azienda fino ai confini del mondo. A conferma di tutto ciò, è da sottolineare come il fermo rifiuto della famiglia Tempesta alla delocalizzare della produzione abbia mantenuto l’azienda nel solco della sua tradizione: ancora oggi, in quel piccolo paese, a non molti chilometri dall’antica Roma, di fronte all’insenatura naturale del Circeo, si realizzano prodotti che, malgrado l’ausilio dei nuovi macchinari, continuano a essere inevitabilmente connotati da quella efficienza e da quella cura estetica tipica dell’artigianato italiano. Se tutto era partito dalla sete di avventura e di conoscenza di Gianni e Giuseppe, oggi il viaggio non è certo concluso: la vela della famiglia Tempesta prosegue il suo viaggio attraverso i mari e gli oceani del mondo, alla scoperta di nuovi mercati e di nuove realtà.

CNC machinery into the production chain, it renewed and changed itself to conquer the World market. The urge to continue to design and create products that adhere to the Made in Italy concept – in the design as in the craft methods and finishing – has contributed, and still contributes, to sustain the long journey that the company has undertaken to the ends of the Earth. In confirmation of this, it should be underlined that: the resolute rejection of the Tempesta family to relocate its production has kept the company tied to its tradition. Even today, in that small village, not many kilometres from ancient Rome, opposite the natural inlet of the Circeo, the products are made and they continue to have the inevitable efficiency and aesthetic appeal typical of Italian handicraft despite the use of new machinery. If everything started from the craving of adventure and knowledge of Gianni and Giuseppe, the trip has not concluded yet: the sail of the Tempesta family continues its journey through the seas and oceans of the World, discovering new markets and new realities.


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Particolare maniglia porta main deck S/Y Rafoly – courtesy Heinimann. Detail main deck door handle S/Y Rafoly – courtesy Heinimann.

Montaggio accessory oblò. Installing portlight accessories.


Super Yacht Passion

  

 

Testi: Luca Valeri





  Traduzione: Antonella Pulice

Grafica: Papillon grafica e comunicazione di Danilo Monacelli


Allufer Tempesta - A Made in Italy Story  

More than 40 years in the yacht industry, narrated in a fascinating and smart way: the amazing tale of how everything starts, the vicissitud...

Allufer Tempesta - A Made in Italy Story  

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