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The Journal of the Un mondo di Country Linedance

INFORMAZIONI, NOTIZIE, EVENTI E FESTE E QUANTALTRO CI GIRA INTORNO!!

IL MITO E LA STORIA DEL VECCHIO E SELVAGGIO WEST... TERZA PARTE.

ARIZONA ............................ E TANTO ALTRO ANCORA!!!!


CAVAILLON (FRANCIA) 12-13 APRILE 2013 Articolo di Maria Cristina Sartori


Ehhh si Catalan style… Catalan style? E che stile sarebbe? Questo mi son chiesta qualche anno fà…solo da poco nel mondo del “ballo country” e già mi vengono a dire che non c’è solo lo stile che ballo io!?!?!? A quello più morbido e rilassato e alle musiche adatte al two step, scopro che si chiamano balli catalani le coreografie che si ispirano allo stile di David Villellas in primis e di Just us, the Dreamers, Shadows, las Quatres…cerco e scopro su you tube qualche video. FULMINATA! Molto dinamici, coreografici e ammalianti …molti balli non per tutti certo ..qui le rotule saltano se non hai la giusta impostazione ..ma anche una tranquilla musica da “two step”, sulla quale noi donne speriamo inutilmente (visto la scarsità di ballerini), di poter ballare tra le braccia di qualche volonteroso cowboy,dicevo….si una romantica canzone può esser trasformata in una base adatta per una coreografia più aerobica e accativante. Jgor mi spiega, e lo cito testualmente, che il “Catalan Country Style” è prima di tutto uno stato d’animo. Non si riassume parlando di balli sui talloni o salti, ma è pure una visione del mondo del ballo country. E’ un insieme di dinamiche di fraternità, convivialità, passione e voglia di incontrarsi. Lo stile catalano ha per obiettivo il raggruppare gli amanti di quello che noi chiamiamo “country”. Numerosi poi sono i criteri da tenere in considerazione al fine di darsi un’idea di quel che rappresenta. Qui non mi dilungo in spiegazioni tecniche e/o musicali che potrebbero essere noiose o imprecise, da parte mie, ma sul valore cioè lo stato d’animo, il divertimento e la passione che accomunano gli amanti del genere. Meglio di me Jgor Pasin , Adriano Castagnoli, tra i coreografi italiani ed Eros come dj, che hanno il merito di aver portato questa ventata di Catalan , possono dare tutte le spiegazioni dello stile . Desidero terminare così..con un ringraziamento ai compagni di esperienza sul palco, ai sostenitori,ai compagni di viaggio a Jgor che ci coinvolto in questa esperienza e ai nuovi amici a Monica e Ygor dei Montana Kick (Brasile) … hey sarà la nostra prossima esperienza? una trasferta in Brasile? Magari!!!!


25 MAGGIO 2013 IL NOSTRO SAGGIO A PARONA C/O L'ORATORIO PARROCCHIALE DALLE ORE 19,30 VI ASPETTIAMOOOOOOOO!!!!!


TRATTO DA: http://www.aquiladellanotte.altervista.org/

IL MITO E LA STORIA DEL VECCHIO E SELVAGGIO WEST Articolo di Mario Raciti

IL SALOON GLI INIZI Quando l'America iniziò il suo movimento verso il Grande Ovest, il saloon divenne la sua ombra, sempre presente durante quest'era. Sebbene luoghi come Taos e Santa Fe (New Mexico) avevano già alcune "cantinas" messicane, erano tuttavia poca cosa in confronto ai saloon che spuntavano lungo le piste più battute e negli stanziamenti permanenti dei pionieri. Il primo saloon - chiamato così - del West nacque a Brown's Hole, vicino i confini Wyoming - Colorado - Utah. Stanziatosi nel 1822, il "Brown's Saloon" era destinato a soddisfare i desideri dei trapper durante le giornate di caccia. I saloon erano molto popolari nei luoghi frequentati da soldati, che infatti aprirono uno dei primi saloon del West a Fort Bent (Colorado), nei tardi anni 20 dell'800; o in quelli frequentati da cowboy, come Dodge City (Kansas); e ovunque i minatori scavavano le rocce o i canyons alla ricerca del prezioso metallo giallo. Quando fu scoperto l'oro a Santa Barbara (California), il villaggio aveva già una cantina. Qualche anno più tardi, la città possedeva già più di trenta saloon. Nel 1883 Livingston (Montana) contava 33 saloon su una popolazione di appena 3000 abitanti. I primi saloon del West non rivelavano ancora l'idea che ne abbiamo oggi (solido edificio, porte cigolanti), ma iniziarono umilmente a costruirsela. All'inizio erano solo un insieme di tende dove un viaggiatore poteva fare quattro chiacchiere, un cowboy cercare lavoro e un minatore o un soldato trascorrere le poche ore libere. Oppure erano edifici di zolle (nei luoghi dove il legno scarseggiava o proprio non ce n'era) o buchi scavati nei fianchi delle colline. Tuttavia, non appena il West iniziò ad essere colonizzato e popolato i saloon prosperarono inevitabilmente, assumendo nel frattempo le caratteristiche tradizionali del Vecchio West. WHISKEY, BIRRA ED ALTRI LIQUORI Durante i duri e faticosi giorni che scandivano l'epopea del West, bere whiskey era, per gli uomini, una delle poche cose piacevoli che potevano fare. Nonostante il liquore non fosse proprio di eccellente qualità. I whiskey dell'epoca, infatti, erano roba molto poco salutare, poiché veniva preparata con alcool puro, zucchero scuro e qualche piccola quantità di tabacco da masticare. Per questo presero nomi come Tarantula Juice (Succo di Tarantola), Taos Lightning (Fulmine di Taos), Red Eye (Occhio Rosso), Coffin Varnish (Vernice per bare)...


Il primo fu il Taos Lightning: proveniente dal New Messico, questo liquore era a base di mais o grano, ed era molto apprezzato da indiani e trappers. C'erano anche numerose varietà di bourbon, come l'Old Crow e l'Old Gideon. A San Francisco si apprezzava il Pisco Punch, fatto con brandy peruviano: era simile al whisky, ma più aromatico. Molto popolare era anche il vino di cactus, un misto di tequila e tè di peyote, molto diffuso nel sud-ovest, e il Mule Skinner (letteralmente "Conciatore di pelle di mulo") preparato con whiskey e liquore di mora, e molto apprezzato dai cowboy. I meticci messicani diffusero il mescal, una mistura di succo d'agave distillato e sale. Infine c'era il popolare Shawn O'Farrell: nato a Butte (Montana), consisteva in un bicchiere di whisky bevuto d'un fiato seguito da un boccale di birra fredda. Il liquore fatto e macerato in casa spesso raggiungeva un altissima gradazione, essendo preparato con trementina, ammoniaca, polvere da sparo e pepe di cayenna. Il termine più popolare con cui veniva chiamato il whiskey del West era Firewater, Acqua di Fuoco, una parola che nacque durante i commerci di liquore con gli indiani. I commercianti, per convincere gli indiani che il liquore fosse ad alta gradazione e dunque di buona qualità, ne versavano un pò su un fuoco e da questo ne scaturiva subito una fiammata. Ma la maggior parte dei saloon di frontiera serviva liquori "salutari", di segale oppure bourbon. Se un uomo ordinava un cocktail "elaborato", o centellinava il suo drink mentre lo beveva, veniva considerato ridicolo a meno che non fosse un conoscente o un tipo con una cattiva reputazione. Sconosciuti, specialmente stranieri, venivano spesso costretti a bere liquori ad alta gradazione per fargli comprendere la buona qualità del prodotto. I saloon servivano anche birra, che si diffuse nei saloon durante il 1850, ma in quelle regioni, durante il giorno, essa non era mai fredda ghiacciata, e di solito veniva servita a 12 o 18 gradi. Non era neanche schiumosa come lo è oggi. I padroni dei saloon dovevano spesso scuotere velocemente i contenitori dove veniva conservata per fare in modo che non diventasse stantia e non raggiungesse temperature troppo elevate. Questi problemi continuarono a presentarsi fino al 1880 quando Adolphus Busch brevettò la refrigerazione artificiale e introdusse la pastorizzazione all'interno del ciclo di produzione della birra. Inoltre lanciò sul mercato nazionale la Budweiser, ancora oggi una nota marca di birra. Prima di ciò, la gente del West non pretendeva di bere la birra fredda, accontentandosi di consumarla e conservarla a temperatura ambiente. Era conveniente produrla in loco, quindi i maggiori cittadini facevano costruire una birreria in città. I liquori venivano spesso "corretti": i barman per esempio aggiungevano colorante a base di petrolio e trementina. Altri compravano tequila economica e la spacciavano per whisky applicando una finta etichetta sulla bottiglia. Creosote (un'erba messicana molto tossica, chiamata anche "chaparral"), tabacco, ammoniaca, polvere da sparo, corteccia di quercia, pepe di cayenna erano largamente usati per allungare (e peggiorare) il whisky.


Ubriacarsi a quei tempi era molto più conveniente rispetto ad oggi. Un gallone di whisky (3,80 litri) costava al grossista 25 cent, che lo rivendeva ai clienti a 12,5 cent a bicchiere (25 cent ogni due bicchieri). In una sperduta boom town un bicchiere potevi pagarlo 25 cent. Il liquore di buona qualità costava 2,50 dollari al gallone. Questi prezzi possono sembrare convenienti, ma all'epoca un uomo non guadagnava poi così tanto e non era comune spendere un terzo della sua paga per bere. Per anni, le consumazioni venivano pagate con polvere d'oro, e il barman teneva sul bancone una piccola bilancia per pesarla.

CIBO I saloon offrivano anche da mangiare, ma il cibo non era niente di chè. Le boom town cambiavano le tariffe, in modo che più alto era il prezzo migliore era la qualità del cibo. Quel poco che c'era era prevalentemente carne, che veniva pescata o cacciata in loco. Gli approvvigionamenti erano troppo lontani e il trasporto di essi irregolare. Non c'era latte disponibile, e i vegetali erano molto scarsi. Fagioli e mais erano diffusi nel sud-ovest. I saloon offrivano menu con stufati, sardine, ostriche e sandwich, salando il tutto in modo da vendere più drink al cliente.

GIOCO D'AZZARDO, GAMBLER E DIVERTIMENTI Virtualmente in ogni campo minerario e in ogni città della prateria si poteva trovare un tavolo per il gioco d'azzardo in ogni saloon, circondato da affaristi, cowboy, lavoratori della ferrovia, soldati e banditi che cercavano di far fortuna e tentavano il destino. Il Faro era di gran lunga il gioco più popolare e prolifico nei saloon del West, seguito a ruota dal monte e dai giochi coi dadi come l'"high-low", il "chuck-a-luck" e il "grand hazard". Nel giro di poco tempo città minerarie come Deadwood (Dakota), Leadville (Colorado) e Tombstone (Arizona), con i loro giri di ricchezza (oro e argento) divennero famose tra i pistoleri, che vi andavano a cercare fortuna. Giocatori d'azzardo come Doc Holliday e Wild Bill Hickok impararono presto a perfezionare la loro abilità con la pistola quanto quella con le carte. Le rapide giocate sui tavolini verdi divennero parte dei gambler, la cui abitudine era "prima sparare, poi far domande". Incontri di boxe e lotte tra cani erano molto diffusi. Molti avevano ballerine, e un palco di ripiego su cui far esibire attori. Maghi e conferenzieri erano molto popolari. Opere e sinfonie si svolgevano solo nei saloon più grandi.

CARATTERISTICHE Molti saloon avevano caratteristiche comuni. Quelle più evidenti erano il marciapiede di legno, la staccionata dove legare i cavalli e le famosissime porte dondolanti. Le finestre venivano spesso coperte da manifesti in modo da impedire la vista di ciò che succedeva all'interno. La luce proveniva da candele o lampade a petrolio. Di solito, affiancata ad un saloon c'era la stalla, oppure si trovava dietro di esso.


Esistevano saloon di ogni tipo. C'era quello per il gioco, quello che fungeva da ristorante, quello per il biliardo, quello per il ballo, quello per il bowling e, naturalmente, quello "just drinking", solo per bere. Si fregiavano di nomi come "First Chance Saloon" a Miles City (Montana), "Bull's Head" ad Abilene (Kansas) e "Holy Moses" a Creede (Colorado). Nelle regioni più popolate i saloon non chiudevano mai, rimanendo aperti sette giorni su sette, ventiquattr'ore su ventiquattro. Alcuni non avevano nemmeno la porta d'ingresso! Pressochè in ogni saloon si trovava il lungo bancone, di solito in legno di quercia o mogano, lucidato fino a farlo splendere. Lungo la base scorreva un poggiapiedi d'ottone e una fila di sputacchiere era sistemata nei pressi. Lungo la sporgenza del bancone il proprietario sistemava qualche telo di stoffa per permettere ai clienti di asciugarsi i baffi dalla schiuma della birra. La maggior parte di questi bar ospitava anche qualche tavolo per il gioco d'azzardo. E pressochè ogni saloon, a seconda del luogo in cui si trovava, veniva abbondantemente abbellito. Così nei saloon delle città del bestiame si potevano vedere appesi selle, speroni e corna di longhorn, mentre in quelli dei villaggi di montagna si appendevano corna di alce o di cervo. Spesso non mancava neanche il dipinto di una donna nuda dietro il bancone, anche se il più comune era il quadro "Old Yellow Hairs" ("Vecchi capelli gialli"), che immortalava il generale Custer durante la sua battaglia finale. Il pianoforte del locale era spesso l'unico della città, e il proprietario lo venerava come un santuario. Annessa ad ogni saloon c'era poi la "back room", una stanza posta sul retro dove poter giocare d'azzardo. Qualche volta il saloon era anche l'unico luogo dove un uomo poteva radersi e farsi tagliare i capelli. I clienti abituali dei saloon sovente accusavano dolorosi calli sui gomiti a furia di rimanere sempre appoggiati al bancone. Gli uomini del West di solito non bevevano da soli nè essi bevevano a casa. Avevano sempre voglia di compagnia, per questo in ogni saloon c'erano flotte di clienti abituali. A volte i saloon fungevano anche da alberghi: la maggior parte delle volte, i letti non erano altro che coperte stese su un pavimento d'assi, che spesso uomini e donne dovevano condividere. Un lenzuolo sarebbe stato un lusso.

BARMAN I barman erano i principi del saloon. Vestivano in modo elegante, con una brillante camicia bianca e un panciotto stravagante. Rimanendo dietro il bancone, tenevano sempre a portata di mano un coltello o uno shotgun. Svolgevano non solo il ruolo di barman, ma anche quello di paciere. Era lui infatti l'unico designato a risolvere e calmare eventuali litigi o alterchi tra i clienti. Faceva questo anche nel suo interesse, poiché doveva proteggere e mantenere in buono stato anche la mobilia del locale. Il loro compito di barman era quello di servire semplicemente da bere, dando al cliente bottiglia e bicchiere. Non esitavano però a mascherare la spesso pessima qualità dei liquori aggiungendo grosse quantità di ghiaccio. Infine, poteva all'occorrenza svolgere anche il compito di "allarme": la notte, essendo la maggior parte l'unico sobrio della città, in caso di incendi si precipitava fuori sparando in aria, in modo da attirare l'attenzione dei pompieri (se c'erano).


IL "CODICE DEL WEST" Nei saloon del West le altre razze non erano benvenute. Gli indiani era rifiutati per legge. Qualche negro veniva accettato a malavoglia, o al limite ignorato, soprattutto se era un gambler o un fuorilegge. Se un cinese entrava in un saloon rischiava la vita. C'era comunque un tipo di "uomo bianco" che non era benvenuto nei saloon. Era il soldato. C'erano molte ragioni per questo: i diversi tipi di abitanti dell'Ovest (avventurieri, persone bandite dall'Est, disertori della Guerra Civile, fuorilegge), non avevano rispetto per l'uomo che "pattugliava il West". Nè, essendo indipendenti, accettavano o rispettavano il fatto di "stare sull'attenti" o eseguire gli ordini di un soldato. Infine, per ragioni sconosciute, lo biasimavano perchè trasmetteva malattie alle ragazze dei bordelli. A causa della cultura dell'epoca, erano escluse anche le donne rispettabili. A meno che esse non fossero ragazze da bar o donne losche, le donne non entravano in nessun saloon, un abitudine che durò fino alla Prima Guerra Mondiale. Per contro, esse erano sempre in testa ai movimenti proibizionistici. Gli uomini del West erano anche abituati a chiedere ad un altro uomo solo il nome. Col loro vario e spesso poco pulito passato, la curiosità era considerata scortese. Il passato di uomini e donne veniva rispettato e mai ne venivano fatte domande. Se e quando succedeva, sarebbe stato poco salutare per il curioso, che sarebbe finito morto nella strada davanti al saloon. Per esempio, uno non doveva chiedere mai ad un allevatore la dimensione della sua mandria. Oggi equivarrebbe a chiedere ad una persona di vedere la sua dichiarazione dei redditi. Un altra regola della buona educazione nel West era di offrire da bere al vicino di bancone. Se uno straniero arrivava e non faceva l'offerta, gli veniva chiesto il perchè. Anche peggio era rifiutare da bere, che era considerato un terribile insulto nonostante la cattiva qualità del liquore che veniva servito. Una volta, in un saloon di Tucson (Arizona), un tale che aveva rifiutato un offerta venne preso a sprangate finchè "non imparò le buone maniere". Comunque, se un uomo entrava dicendo di essere senza soldi e di aver bisogno di bere, pochi uomini rifiutavano di aiutarlo. D'altra parte, se ordinava ben sapendo di non poter pagare, era probabile che avrebbe preso una sonora lezione o anche peggio. I tribunali erano spesso i saloon. I barman fungevano da giudici. Pochi di essi avevano la cultura necessaria per tale carica, ma alla comunità non importava, se si mantenevano equi. Qualche volta un cittadino veniva eletto giudice. Alcuni di essi erano curiosi abbastanza da cercare di imparare un po' di legge. Alcune punizioni erano semplici multe, altre consistevano nell'offrire da bere a tutti i presenti nel saloon.


FUORILEGGE E VIOLENZA Il saloon non era solo luogo di bevute fra amici e giocate a carte. Essendo uno dei punti di riferimento di ogni città e di solito l'edificio più grande, era pratica comune utilizzarlo come luogo di incontri pubblici. Il saloon-tribunale del giudice Roy Bean fu il primo esempio di questa abitudine. Un altro saloon, a Downieville (California), era non solo il più popolare in città, ma fungeva anche da ufficio del locale giudice di pace. Ad Hays City (Kansas), il luogo in cui si svolsero i primi sermoni da chiesa fu il "Tommy Drum's Saloon". A proposito di chiese, numerosi saloon servivano anche a questo. Predicatori ambulanti li utilizzavano per i loro sermoni. Durante essi, i clienti continuavano a bere e a giocare, mentre ascoltavano le prediche. Di solito i predicatori raccoglievano parecchio quando passavano con il loro cappello tra i tavoli per richiedere qualche offerta. Molti famosi banditi del West possedettero un saloon o una tenda adatta allo scopo: Wild Bill Hickok, Bill Tighman, Ben Daniels, Wyatt Earp, Bat Masterson, Ben Thompson, Doc Holliday e molti altri. Un elemento che caratterizzava i saloon era anche la violenza che vi regnava. Nel 1876, Bob Younger disse "Siamo uomini rudi abituati ad usare modi rudi". Bastava mischiare i numerosi avventori, il potente whiskey e la mancanza di legge, e il saloon diventava un barile di polvere da sparo pronto ad esplodere. Ci furono numerose uccisioni all'interno dei saloon del Far West. Tra quelli che ci lasciarono la pelle ci fu Wild Bill Hickok, che venne ucciso da Jack McCall mentre giocava a poker al "Saloon No. 66" di Deadwood (Dakota); Bob Ford, l'assassino di Jesse James, che venne ucciso all'interno della sua tenda-saloon a Creede (Colorado); e John Wesley Hardin, ammazzato alle spalle il 19 Agosto 1895 all'"Acme Saloon" di El Paso (Texas). Molti altri atti di violenza trovarono spazio nei saloon, come gli scontri tra i clienti e i gruppi di vigilantes che si venivano a formare all'interno del locale.

PRESENZE FEMMINILI Nei saloon erano immancabili anche le presenze femminili. Il loro compito era di tenere compagnia ai clienti, cantando, ballando e amoreggiando con loro, affinché rimanessero al bancone ad ordinare o ai tavoli a giocare. Raramente una ballerina era una prostituta. Quest'associazione era tuttavia comune nei saloon di più bassa reputazione e malfamati. Non tutti i saloon ingaggiavano ragazze, come quelli della parte nord della Front Street di Dodge City, la zona "rispettabile" della città, dove ragazze da saloon e gambler non erano accetti. Questi saloon consideravano il biliardo e la musica degni accompagnatori delle bevute. La maggior parte delle ragazze che lavoravano al saloon provenivano dalle fattorie dei dintorni. Avvisi e poster le adescavano, promettendo un salario alto, un facile lavoro e un abbigliamento eccellente. Molte di loro erano vedove o donne bisognose di fare qualcosa in un luogo pieno di privazioni e privo di svaghi.


Guadagnavano 10 dollari la settimana, piÚ una commissione sulle bevande che riuscivano a vendere. Il whiskey veniva venduto al cliente con una maggiorazione del 30-60% sul suo prezzo all'ingrosso. Comunemente, le bibite che venivano offerte alle ragazze erano the freddo e acqua zuccherata e colorata. Comunque, al cliente il whiskey veniva venduto a prezzo pieno, che variava da 10 a 75 centesimi al bicchiere. Nella maggior parte dei saloon, ai clienti conveniva trattare bene le ragazze che vi lavoravano, ed essi le riverivano sia perchè ciò era nel "codice" di un uomo del West, sia perchè le ragazze stesse e il padrone lo pretendevano. Gli uomini che maltrattavano o insultavano le donne venivano velocemente emarginati socialmente, e nella peggiore delle situazioni rischiavano di essere uccisi. Nei primi anni della corsa all'oro in California (1849), le sale da ballo iniziarono a spuntare da tutte le parte. Mentre questi saloon solitamente offrivano vari giochi d'azzardo, la loro attrazione principale era il ballo. Il cliente generalmente pagava da 75 centesimi a 1 dollaro per un biglietto "da ballo", e l'incasso veniva diviso tra la ballerina e il proprietario del locale. Dopo il ballo, la ragazza conduceva l'uomo al bancone, dove lei avrebbe preso la sua parte dalla vendita del drink.

LA FINE I saloon iniziarono a tramontare a partire dal 1895, grazie soprattutto ai numerosi movimenti proibizionistici. Anche le competizioni tra distillerie e fabbriche di birra avviarono il saloon all'estinzione.

CONTINUA......


TURISTI PER CASO E.....PER FINTA! Con invidia per chi parte , abbiamo pensato di iniziare un viaggio virtuale attraverso gli Stati Uniti d’America, scoprendo di volta in volta popoli e culture, strorie reali e leggende di questo sterminato territorio.


L'Arizona è uno degli stati federati facente parte degli Sati Uniti; si trova nel sudovest del paese, a sud-est del fiume Colorado, e confina con gli stati federati di: Utha (nord), Nevada (ovest), California (ovest), Colorado (nord-ovest, per un brevissimo tratto), Nuovo Messico (est) e, a sud con lo stato del Messico (sud). Lo stato dell'Arizona, che conta una popolazione di circa 6.338.700 abitanti, si estende su di una superficie di 295.254 kmq di cui almeno il 15% è costituito da proprietà private ed il restante territorio è di competanza pubblica suddiviso tra parchi, foreste, aree protette e riserve dei Nativi Americani.


Lo stato dell’Arizona, al confine con la California, è una terra di contrasti che regala forti emozioni. Qui si trova il famosissimo Grand Canyon, autentica meraviglia della superba natura americana. A perdita d’occhio migliaia di gole, il nastro color argento del fiume Colorado e le pareti rocciose dalle tonalità rossastre con faglie e stratificazioni più chiare. Divenuto parco nazionale nel 1913, il Grand Canyon è in grado di offrire uno dei più spettacolari fenomeni geologici del mondo, in uno scenario unico e grandioso. Il canyon è visitabile durante tutto l’anno nei modi più svariati: voli panoramici che regalano emozioni uniche, mentre chi ama l’avventura non può sottrarsi ad un’eccitante discesa lungo il Colorado. Ma è attraversandolo con l’auto che si può godere lo spettacolo migliore: si entra nel parco dalla Desert View, uno stupendo belvedere che si affaccia sulla parte più ampia della gola; si prosegue al Grandview Point con i suoi panorami che spaziano da Cape Royal sino al Granite Gorge; si può sostare al Yavapai Point dove ha sede il museo che illustra le trasformazioni del canyon e, da qui, proseguire a piedi fino al Grand Canyon Village. Altra tappa da prevedere in Arizona è senz’altro la Foresta Pietrificata, una vasta area desertica che custodisce la più alta concentrazione di legno “pietrificato” e dove sono stati rinvenuti anche fossili animali e vegetali. Sempre in Arizona, l’incredibile Canyon de Chelly, terra sacra dei Navajos fin dall’antichità, rappresenta un’altra “perla” della superba natura americana con vertiginose pareti di arenaria rossastra che raggiungono i 300 m d’altezza. Un canyon lungo oltre 30 miglia e profondo quasi 400 m, diventato monumento nazionale dal 1931, che conserva numerose rovine di villaggi abitati, un tempo, dagli Indiani Pueblo. Ai margini della regione dei Canyonlands si trova Lake Powell, nato dall’omonima diga che produce energia elettrica sufficiente ad una città di un milione e mezzo di abitanti. Il grande specchio d’acqua è dedicato all’esploratore John Wesley Powell, pioniere, nel 1869, della prima discesa lungo il fiume Colorado.


Il clima e l'inospitale territorio dell'Arizzona, certamente non ne resero facile la conquista; i primi ad eplorare queste terre furono proprio gli spagnoli che decisero di aggregarle al Vicereame della Nuova Spagna. Con un certo ritardo rispetto ai predecessori, giunsero poi i coloni inglesi i quali dovettero scontrarsi però, non solo con l'inospitalità del territorio, ma con gli indiani Apache, esperti del territorio e forti combattenti, e dovettero fare i conti pure con le sommosse frutto della rivoluzione messicana del 1810. L'Arizona, terra inabitabile prima dell'avvento della tecnologia, venne conquistata dagli USA (1848) che, nel vincere la guerra contro il Messico, riuscirono ad appropriarsi delle terre del Nuovo Messico, allora comprendenti anche l'attuale Arizona. Successivamente, l'Arizona divenne territorio autonomo (1863), ma la guerra contro gli indigeni indiani continuò fino al 1886 e fu solo nel 1912 che questo territorio venne ammesso come stato degli USA. Per risolvere i problemi derivanti dall'arido paesaggio, si dovette invece attendere l'arrivo delle tecnologie: la prima diga, costruita nel 1911, rese coltivabili le zone vicine all'odierna Phoenix, la ferrovia del 1926 favorì le comunicazioni, il sistema idrico costituito dagli acquedotti risolve il problema idrico, l'arrivo dell'aria condizionata, permise finalmente di sopravvivere al caldo così che le città conobbero finalmente una crescita degna di questo nome.


TRADIZIONI E FOLKLORE Presso la suggestiva cornice di Window Rock (un buco enorme scavato nella roccia rossa) si tiene ogni anno all'inizio di giugno un carnevale tradizionale cui partecipano musicisti, attori, artisti di ogni tipo; ci sono inoltre spettacoli di danza e si possono trovare produzioni artistiche e pezzi d'artigianato degli Indiani d'America. Da quasi trent'anni invece, il 4 giugno, al Thorpe Park di Flagstaff si svolge una specie di maratona che celebra l'usanza dei nativi americani di correre per benessere fisico e mentale. A fine agosto, fino alla prima settimana di settembre, si tiene l'annuale Grand Canyon Music Festival (presso Tusayan) che vede esibirsi cantanti e musicisti di musica jazz, country, classica.

A TAVOLA Qui la cucina sente l'influenza del vicino Messico e dei fast food degli Stati Uniti: oltre McDonald's, Burger King e simili, dovete però approfittare delle tavole calde (che sono uguali a quelle che abbiamo imparato a conoscere nei film) a conduzione familiare, alcune gestite anche da nativi americani. Per andare sul sicuro, basta ordinare carne e fagioli oppure fry bread (pane fritto) e naturalmente corn (mais) cucinato in ogni modo possibile. Potete imbattervi anche in ricette dei nativi americani, come il montone stufato o la zuppa che chiamano pozole. Per le ricette messicane invece taco e chili non mancheranno sulla vostra tavola.

PRODOTTI TIPICI Nei centri commerciali americani si trova qualsiasi cosa. Dal punto di vista culinario, uno dei prodotti tipici dello stato è il pane fritto, apprezzato da tutti i cittadini dell'Arizona. I prodotti artigianali dei Nativi Americani sono curati nei minimi dettagli e di ottima qualità, inoltre ogni oggetto ha un significato e una storia che si perde nell'antichità.

LO SAPEVI CHE... ...in alcune zone dell'Arizona si ha l'impressione di camminare sulla luna? Vicino alla città di Flagstaff, nell'Arizona del nord, infatti, c'è il cratere meteoritico più famoso al mondo: viene chiamato Meteor Crater ed è stato il primo di cui si è accertata l'origine. È ampio più di un chilometro, profondo 170 metri e con dei bordi rialzati che arrivano a toccare i 45 metri. Davvero impressionante. Come è impressionante pensare che il meteorite che l'ha provocato viaggiava a una velocità di circa 70mila chilometri orari e l'energia provocata dall'impatto è stata ben quattro volte superiore a quella della bomba di Hiroshima.

PERSONAGGI CELEBRI Gli scrittori Fredric Brown e Stephenie Meyer, famosa per Twilight. Tra gli attori: Michael Horse, Kate Walsh, Michael Biehn, Samaire Armstrong e la “Wonder Woman” Lynda Carter. Geronimo fu leader degli Apache Chiricahua. È cresciuta a Tucson la famosa intellettuale statunitense Susan Sontag, mewntre l'architetto Frank Lloyd Wright morì a Phoenix e in Arizona è conservato ancora il suo archivio personale.


VISITARE LE RISERVE INDIANE Una delle maggiori attrazioni dell'ovest degli Stati Uniti sono le riserve indiane. In particolare, in Arizona, molti sono ancora i territori degli indiani. Come visitarli e cosa occorre sapere. Gli indiani d’America fanno realmente parte di un altro mondo e di un’altra cultura che affascina, spaventa ed attrae qualunque occidentale. Non bisogna dimenticare che gli indiani sono i primi veri americani, scacciati e sterminati dall’invasione dei bianchi in epoca decisamente recente rispetto alla loro storia millenaria.

Nel West Americano e in particolare in Arizona si possono trovare ancora molte riserve indiane. Le loro terre attualmente costituiscono il 27% dello Stato dell’Arizona e vi sono 23 riserve. Le principali tribù dell’Arizona sono: Paiute, Navajo, Hopi, Havasupai, Yavapai, Apache, Mohave, Cocopah, Yacqui e Pima. Ogni volta che entrate in una riserva, non scordatevi mai di essere in un territorio privato con padroni di casa molto esigenti e gelosi. Informatevi presso i visitor center riguardo alle abitudini e ai divieti che vigono nella zona (per esempio, fotografie e riprese in molte zone si possono fare solo a pagamento e presso certe tribù sono addirittura rigidamente vietate). Nelle riserve è meglio non fermarsi a lungo sui bordi delle strade, non campeggiare o imboccare sentieri secondari (anche se aperti).


Anche per caccia e pesca occorrono dei permessi speciali rilasciati dalla tribù. Le principali riserve da visitare sono quelle delle tribù più famose. Sicuramente le maggiori terre sono dei Navajo (sono nelle loro terre numerosi Canyon e la Monument Valley), i quali sanno essere, ovviamente su pagamento, delle ottime guide per escursioni in fuoristrada all’interno delle loro riserve. Anche gli Hopi sono una tribù decisamente affascinante, soprattutto per la loro cultura, per le danze, per i loro villaggi e per i loro gioielli. I due musei principali per avvicinarsi alla cultura indiana sono il Museum of Northern Arizona a Flagstaff e l’Heard Museum a Phoenix. Quasi in tutti i villaggi è possibile trovare degli oggetti di artigianato indiano. Dai gioielli (collane, orecchini, anelli, parure) alle famosissime bambole kachina, dai vasi ai tappeti, dai cesti ai maglioni. Almeno un ricordo per gli amici da questo posto va assolutamente portato, però non pensate di trovare questi oggetti a buoni prezzi. Data l’esclusività, la caratteristica e la lavorazione a mano, essi hanno dei prezzi certamente non economici, ma nemmeno proibitivi.


Ovvero: Diario di un viaggio by Karo Lina Il nostro viaggio parte da una MILANO innevata e con temperature al di sotto della media stagionale, pero' il pensiero del meraviglioso itinerario accentua il nostro buon umore. Il nostro e' un itinerario personalizzato studiato sulla classica mappa degli STATES e accompagnato da una buona dose di ricerche su internet. Il percorso originariamente prevedeva la percorrenza di 700-800 miglia ( circa 1700 km ) e invece poi come volevasi dimostrare visti i nostri precedenti viaggi negli STATES abbiamo " sforato" ......... alla fine abbiamo "macinato" 2000 miglia ..... (circa 3600 km). Arriviamo a PHOENIX ,capitale dell'Arizona in tarda serata dove prendiamo a noleggio un'auto ........ una fantastica FORD EXPLORER (classico fuoristrada americano ultra accessoriato e di dimensioni non certo ridotte .... niente a che vedere con i modelli italiani). Girare gli USA in auto e' veramente consigliabile :le motorways sono larghe e gratuite, la benzina costa poco, le auto a noleggio spaziose e nuove, ed il senso civico degli americani sia ON THE ROAD che in generale e' elevato in relazione a noi italiani (se ti fermi in una citta' a guardare una cartina la gente si offre di aiutarti!!!! ). Da PHOENIX partiamo subito puntando verso nord e arriviamo a FLAGSTAFF pittoresca cittadina situata nella contea di COCONINO , attraversata dalla storica "ROUTE 66". E' la piu' grande citta' del nord dell'Arizona e un buon punto di ristoro per le visite al GRAND CANYON dal quale dista solo un'ora e mezza di macchina . Questa fantastica cittadina si trova ai piedi delle riserve indiane HOPI e NAVAJO e fa' dell'artigianato pellirosse un mercato di prodotti tipici licali su cui gli abitanti delle riserve vivono. Da qui passano treni merci interminabili .Trascorriamo la nostra prime notte ed il mattino la prima cosa che vediamo , prima ancora del classico BACON per colazione....., flotte di motociclisti in partenza...... chi conosce il MITO della ROUTE 66 non si stupisce piu' di tanto !!!! . Partiamo in direzione MONUMENT VALLEY ( UTAH ). Ci facciamo un tot di miglia in piena riserva indiana facendo attenzione al tachimetro ( i Policeman non scherzano) e puntiamo alla nostra meta. Quando ci appare davanti ,percorrendo una strada spettacolare quella classica immortalata in tante foto , e' un tuffo al cuore...... ti toglie il fiato e ti sembra di entrare in un paesaggio surreale ..... un 'emozione per tutti coloro che ricordano JOHN WAYNE in" OMBRE ROSSE ". Acquistiamo il nostro pass (10 $) per entrare all'interno del parco e percorriamo la "SCENIC ROAD ", 32 miglia di strada sterrata che ti permette di ammirare da vicino un paesaggio spettacolare dai colori magici.


Particolare importante : questa valle non e' territorio Americano ma Navajo , per cui e' interamente gestito dagli Indiani. Entrare in contatto con questa popolazione e' stata un'esperienza veramente unica. Hanno un unita', un rispetto, una spiritualita' veramente incredibili. Finito il nostro tour e dopo aver fatto una quantita' di foto incalcolabili, facciamo una sosta a MEXICAN HUT poiche'si trova nelle vicinanze. E' una formazione rocciosa molto suggestiva che ha preso la forma di sombrero con il passare dei secoli. Vista al tramonto vi assicuriamo e' una cosa veramente spettacolare. Trascorriamo la notte a KAYENTA , una cittadina poco lontana dove principalmente vi sono alberghi di ogni genere. Il giorno seguente ci avviamo verso il CANYON DE CHELLY ( contea di APACHE). E' a forma di u con le mura verticali ed il fondo rigoglioso con coltivazioni e irrigazioni; vi si trovano ancora le rovine( ricche di pittogrammi) dei villaggi ANASAZI primi occupanti della contea e antenati dei NAVAJO.Questo canyon non e' visitato da molti, forse perche' non menzionato a livello mediatico ...... ma vi assicuriamo che vale la pena visitarlo. Nel tardo pomeriggio partiamo nuovamente alla volta di FLAGSTAFF, dove trascorriamo un'altra notte , poiche' come detto prima e' una buona base per il GRAND CANYON. Durante il tragitto ci fermiamo a WINSLOW, un'altra pittpresca cittadina tagliata in due dalla ROUTE 66.Divenuta famosa per essere stata citata in un verso della famosa canzone degli EAGLES "TAKE IT EASY" del 1973......... " ...... standing on a corner in Winslow Arizona ......" E' diventata un classico " BUSINESS AMERICANO" visitata da milioni di turisti. Fantastico il negozio ad angolo interamente dedicato agli EAGLES e che vi assicuriamo contiene articoli introvabili in qualsiasi altri luoghi. Naturalmente sia all'interno che all'esterno girano in continuazione a tutto volume le canzoni degli EAGLES. Prima di addentrarci nel profondo SUD dell'ARIZONA ...... meta immancabile il GRAND CANYON.....Una meraviglia della natura , uno spettacolo che non puo' essere spiegato ma deve essere vissuto. La SOUTH RIM ( sponda sud ) e' quella piu' visitata. IL Grand Canyon e' veramente un 'emozione . Percorri la " SCENIC ROAD " e fermandoti nei diversi "OVERLOOK" (punti panoramici ) , sembra di affacciarti ad una terrazza e da' l'impressione di essere su un'aereo talmente e' la veduta panoramica.Ci troviamo ad assistere ad un fenomeno geologico unico al mondo dove il fiume COLORADO ha eroso l'altopiano ,esteso dal Sud dello UTAH al Nord dell'Arizona, formando catene montuose, voragini e spaccature. Lasciando questa meraviglia durante il ritorno in serata ci fermiamo a WILLIAMS, un'altra fantastica cittadina tagliata in due dalla 66 e dove c'e' il logo piu' grande al mondo .Qui mega mangiata....... Giorno seguente partenza per Phoenix dove alloggiamo una notte e dove facciamo una visita alla citta'. Ultimi 3 giorni. E qui' ci addentriamo nel clima del classico WEST ,dove COWBOY,CAVALLI ,SALOON e quant'altro ci faranno da cornice. Prima tappa TUCSON e SAGUARO NATIONAL PARK.


Una meraviglia ,ovunque ti giri cactus dalle dimensioni incredibili e soprattutto piu' di 30 gradi. TUCSON: e' una piccola citta' situata nella parte centro settentrionale e a 100 km dal confine con il MESSICO.Colorata accogliente e molto "VINTAGE".Qui i cactus fanno da padroni .Poco distante da qui il SAGUARO NTL PARK...... una vera meraviglia. Entrando ti rendi conto del perche' sono stati girati qui' numerosi film westwrn.Non a caso sono situati nelle vicinanze gli OLD TUCSON STUDIOS nei quali sono state girate molte serie televisive .Una su tutte "LA CASA NELLA PRATERIA)......chi non l'ha mai vista???????!!!!!!!. Ultima tappa la favolosa TOMBSTONE. Sembra di tornare nel vecchio WEST....... Questa e' l'unica cittadina che rispecchia in tutto e per tutto il fascino di quell'epoca. Nata come citta' di minatori Tombstone divenne rifugio di famosi pistoleri e fuorilegge e ospito' la famosa sparatoria dell'OK CORRAL, un episodio della storia del FAR WEST che ha ispirato numerosi film western.Qui si torna indietro nel tempo tra carrozze, saloon (con relativo bordello...!!!!!) , uomini e donne vestiti come quell'epoca...... e negozi caratteristici a dire poco spettacolari . Ahime'....... il nostro viaggio giunge al termine ........ e vi assicuriamo non basterebbero migliaia di pagine per descrivere tutto. Consegniamo la fidata FORD all'aeroporto di PHOENIX e riprendiamo il volo per MILANO . Che colori i deserti dell'Arizona ..... che colori le montagne....... che spettacolo il GRAND CANYON ...... ma anche che facile girare gli USA capaci di grande organizzazione . Qui la natura si e' proprio sbizzarrita...... L' AMERICA o come preferite gli U.S.A. ....... non deludono mai!!!!!!!!!!!!!!!!! Bye Bye & next time ...........

PAOLO&CAROLA


I PERSONAGGI DEI FUMETTI ......DEL FARWEST!!

RIO KID (1953) Rio Kid, meglio noto come "Il Cavaliere del Texas", fu il protagonista di una breve serie nata dalla collaborazione tra G. L. Bonelli, autore dei testi, e Roy D'Amy, soggettista e disegnatore. Tipico "raddrizzatorti", accompagnato dal ciclopico Whisky Bill (il cui soprannome la dice lunga sul suo amore per le bevande alcoliche), Rio Kid opera nelle aride regioni del Texas e nel Messico, vivendo movimentate avventure che (com'è tradizione per i personaggi di G. L. Bonelli) trascendono spesso il puro genere western per affrontare tematiche fantastiche.


IL GRANDE BLEK (1954) Il Grande Blek, noto anche come "Blek il Macigno" nasce dalla EsseGesse (Sinchetto, Guzzon, Sartoris). Che poi nel '66 daranno vita al "Comandante Mark". Blek è un grosso trapper dai capelli biondi, dotato di una forza notevole è alla testa di un gruppo di uomini che si oppongono alla dominazione inglese nell'America del 700. Serie che mescolava in modo accattivante umorismo e azione.

EL KID (1956) Ambientato nella regione frontaliera del Messico settentrionale, l'albo ha per protagonista un giovane piuttosto spericolato che si erge a difensore dei poveri e degli oppressi. Attraverso una lunga serie di avventure in cui, di volta in volta, avrà per antagonisti rurales messicani, guerrieri apaches e pistoleros. Un personaggio decisamente dinamico, nato dalla inesauribile fantasia di G. L. Bonelli e le cui prime avventure, disegnate da un già abile Dino Battaglia, sono state ripresentate ai lettori prima sulle pagine della Collana Rodeo, poi su quelle di TuttoWest. Rraggiunse un totale di ventiquattro albi.


SAMUEL TIMOTHY "TIM" MCGRAW (DELHI, 1 MAGGIO 1967) È UN CANTANTE E ATTORE STATUNITENSE. Debuttò nel 1993 senza grande successo. L'anno successivo lanciò Not a Moment Too Soon, un album che lo fece arrivare inaspettatamente in vetta alla classifica americana vendendo oltre 5 milioni di copie in un anno. Molti dei suoi album hanno debuttato al numero uno della classifica di Billboard e 21 dei suoi singoli hanno raggiunto la vetta della classifica country americana. Vincitori di ben 3 Grammy, 14 premi dell'Academy of Country Music, 10 premi dell'American Music e 3 People's choice Awards. Nel 1996 ha sposato la cantante Faith Hill con cui ha duettato varie volte e da cui ha avuto 3 figlie.


Nel 2000 è la volta del suo primo "Greatest Hits" che vende 5 milioni di copie. Il successo continua con Live Like You Were Dying, album uscito anche in Italia e che gli ha permesso di riprendere il suo tour interrotto nel 2000. Attualmente l'artista ha venduto circa 50 milioni di copie nel mondo. Il nuovo album Let It Go, uscito nel marzo 2007, contiene il singolo N°1 Last Dollar oltre ad altri 6, fra i quali figura un duetto con Faith Hill.


STIAMO LAVORANDO PER VOI!!!


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