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Tema del secondo numero:

n°2 embre 2018 dic

Gioco e

A cura di

Solo chi gioca è v ivo!

Spazio

il GiornAli Fanzine ludica sul Gioco e sul Giocare

IN QUESTO NUMERO: «In giro giocando...» «Tracce dalle Regioni» «I consigli del Riccio» «Schede ludiche»

«LudoSpunti tra film e libri» «Articoli vari a tema»


Gioco e

Spazio

DALLA REDAZIONE Carissimi soci e simpatizzanti, siamo giunti al secondo numero del GiornAli, dopo il primo uscito lo scorso giugno in occasione di Ludobussì di Napoli, che ha riscosso particolare successo. Il GiornAli è un sogno che sta pian piano prendendo forma e consistenza, grazie all'apporto fondamentale di tutti voi. Per questo tutta la Redazione vi ringrazia e vi invita a partecipare attivamente con la proposta di articoli, immagini, sogni, idee... Il tema di questo numero, come avrete letto in copertina, è lo SPAZIO. Uno spazio inteso in diversi modi: lo spazio del gioco, lo spazio della relazione, lo spazio come contesto fisico o come predisposizione psicologica e pedagogica al gioco. Troverete nel numero numerosi approfondimenti e testimonianze sul tema. Lo spazio, un po' come il tempo (tema dello scorso numero) è un luogo in cui trovarsi e ritrovarsi. Il luogo fisico in cui si svolge il gioco, si svolgono le relazioni, si cresce e ci si incontra. Lo spazio geografico che pur nella lontananza unisce esperienze simili, portate avanti con passione e costanza. E' lo spazio pubblico, in cui ogni giorno, attraverso il nostro lavoro ludico facciamo politica e creiamo cittadinanza attiva. Lo spazio di inclusione, lo spazio verde, aperto. Per concludere con una metafora, lo spazio in musica rappresenta ciascuno degli intervalli tra riga e riga del pentagramma: senza gli spazi non si potrebbero leggere le note ed ogni sinfonia sarebbe uguale all'altra. La stessa cosa nella scrittura: senza spazi sarebbe solo un'accozzaglia di lettere senza significato. Vi auguriamo dunque di fare spazio e dare spazio, valorizzando i "punti bianchi" della nostra vita, che sono altrettanto importanti di quelli scritti. Buona lettura a tutti voi, La Redazione

il GiornAli


INDICE Fanzine ludica sul Gioco e sul Giocare

«In giro giocando...» ...............................pag.4 Resoconto delle ultime novità ludiche sul panorama nazionale e internazionale

«Tracce dalle Regioni» ........................pag.13 Racconti e spunti provenienti dalle Regioni e dai territori in cui sono presenti i soci di Ali per Giocare

«I consigli del Riccio» ..........pag.16 Consigli e segnalazioni sulle imperdibili novità dal mondo dei giochi da tavolo

«Schede Ludiche» .....................pag.19 Rubrica di consigli per la costruzione di giochi

«LudoSpunti tra Film e Libri» .......pag.22 Rubrica ludo-cine-letteraria a tema

«Articoli a tema» ..........................pag.24 In questo numero: - Oroscopo ludico ...................................pag.24 - Gioco e spazio ......................................pag.26 - Bambini fuori nella natura ..............pag.29 - Gioco e spazio al Nido .........................pag.35 - Spazi aperti, spazi scoperti ..............pag.37 - Un vuoto che fà gioco ..........................pag.38 - Tempi e spazi liberi ............................pag.39 - Lo Spazio per il gioco..........................pag.40 - Memoria Ludica e agire educativo: Lo Spazio del gioco..............................pag.43

Gioco e

Spazio


Gioco e

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In giro giocando... Resoconto delle ultime novità ludiche sul panorama nazionale e internazionale

IL GIOCO SI FA SPAZIO

Sono passato ormai 20 anni dalla primavera del 1998, momento in cui ALI per Giocare, muovendo i suoi primi passi, organizzò il I° Incontro Nazionale dei Ludobus a Parma. Io ci andai per curiosità, senza sapere cosa realmente fosse un ludobus, ma una volta arrivato a Parma, viste le installazioni ludiche dei vari ludobus provenienti da tutta Italia, mi è stato subito chiaro quale sarebbe stato il mio mestiere. Certo i tempi allora erano molto favorevoli: esisteva addirittura una legge nazionale che promuoveva la nascita e lo sviluppo di LudoBus e LudoTeche! Così, 6 mesi dopo il mio viaggio a Parma, organizzai il mio primo ludobus a Belvedere Langhe (CN), grazie soprattutto alla spinta emotiva e formativa del Convegno a cui avevo assistito. Da allora non mi sono perso neppure un appuntamento: ogni volta che mi sono recato ad un incontro nazionale di ALI lo scambio e la condivisione con gli altri soci hanno nutrito la voglia di continuare e di migliorare. Dal 1998 al 2007 ALI ha organizzato 10 Convegni Nazionali in giro per l'Italia; in ogni appuntamento della durata variabile di 2/4 giorni era sempre previsto una parte più teorica molto stimolante, svariati workshop tecnici e l'animazione in piazza con tutti i ludobus coinvolti. Nello specifico ecco tutte le città che hanno ospitato questo evento:

1998 Parma 2003 Calimera 1999 Riccione 2004 Parma 2000 Bari 2005 Torino 2001 Brescia 2006 Città di Castello 2002 Udine 2007 Benevento Col passare del tempo non è stato più possibile organizzare questo tipo di eventi e così è nata LudoBusSì - Festa Nazionale del Gioco Itinerante, ovvero una sola giornata di animazione in piazza. L'iniziativa è nata a Siena nel 2007; da quella data non ci siamo più fermati arrivando ad organizzare nel 2018 l'edizione numero 15. Proprio il 2018 sarà da ricordare, perché nello stesso anno ben 3 città hanno deciso di ospitare la nostra manifestazione ludica e perché in due di queste occasioni, Napoli e Bra, è stato possibile affiancare all'azione sulla Piazza momenti formativi rivolti sia ai soci sia agli esterni. Questo percorso ci fa ben sperare nel futuro, in cui il Gioco si farà sempre più Spazio. Di seguito tutte le città che hanno ospitato LudoBusSì: 2007 Siena 2016 Bra 2008 Siena 2016 Napoli 2009 Udine 2017 Bra 2010 Riccione 2017 Pordenone 2011 Cesena 2018 Napoli 2012 Frosinone 2018 Bra 2014 Bra 2018 Pordenone 2015 Bra 2019(stiamo lavorando per noi!) Nelle pagine di seguito le impressioni di alcuni soci relative agli eventi di quest'anno... Jean Pierre aka Jeppo

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In giro giocando... Resoconto delle ultime novità ludiche sul panorama nazionale e internazionale

ALI SBARCA A NAPOLI... Durante il 2018 Ali ha svolto una serie di eventi a Napoli all'interno del progetto <Una Città per giocare>, in collaborazione con il socio Cooperativa Progetto Uomo. In particolare ha co-organizzato appuntamenti di formazione, Convegni, Manifestazioni:

XIII LudoBusSì – Festa Nazionale del Gioco Itinerante - Mostra d’oltremare - Napoli - 30 giugno 2018.

23-24 NOVEMBRE CONVEGNO INTERNAZIONALE presso il Maschio Angioino, con workshop ed eventi ludici minori.

23 NOVEMBRE WORKSHOP h 15:00-19:00 Momenti di lavoro su pratiche e idee, per esplorare il diritto al gioco attraverso buone pratiche e strumenti. L'attività di gioco e il giocare vengono proposti come uno strumento utile e necessario alla costruzione di contesti all'interno dei quali apprendere delle modalità relazionali: 1)LE ATTIVITÀ DI STRADA: IL LUDOBUS E IL CAMBIAMENTO SOCIALE Parco Sal Laise (Area Ex Base Nato). A cura di Simone Martinoli, Pietro Noce, Carlo Vanzella – Soci di Ali per Giocare.

LA FORMAZIONE: WORKSHOP Percorso 3 - Il Gioco come esercizio di cittadinanza attiva Ludoteca Cittadina - Napoli piazza Miracoli A cura di Marcello Fichtner, Simone Martinoli, Manuela Boggio, David Guazzoni e Roberta Olivero – Soci di Ali per Giocare. Una formazione attiva e interattiva per lo sviluppo di buone pratiche nel rapporto tra il gioco e la strada, laboratorio formativo sulle conoscenze, capacità e competenze che deve possedere chi vuole fare animazione di strada. Le domande a cui insieme si è tentato di dare una risposta oltre a cosa è il gioco, quale è il suo senso, cos'è una ludoteca di strada, sono: qual è il ruolo di chi fa giocare i bambini? Quale metodologia d'intervento adottare nelle attività ludiche per non snaturare il gioco? Come condurre tecnicamente un gioco di gruppo? Quali tecniche di gioco e di animazione?

2)LA CITTÀ DEI RAGAZZI, CITTADINANZA ATTIVA E COMUNITÀ GIOCANTI Parco Sal Laise (Area Ex Base Nato). A cura di Laura Sedda, Roberta Olivero, Simona Occelli – Soci di Ali per Giocare. 23 NOVEMBRE cena ludica h 21:00-24:00 a Melagioco - Centro di cultura ludica - via M. da Caravaggio, Napoli Le comunità si fondano attorno a un gioco! Serata di gioco e convivialità. 24 NOVEMBRE h 10:00 13:00 TAVOLA ROTONDA MASCHIO ANGIOINO SALA DEI BARONI CONCLUSIONI E CONDIVISIONE DEI WORKSHOP

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In giro giocando... Resoconto delle ultime novità ludiche sul panorama nazionale e internazionale

XIV LudoBusSì 2018 – Bra (CN) magari in fretta e in auto, senza soffermarsi oltre, e che invece diventa uno spazio da vivere, da vivere insieme e intensamente, rileggendo gli spazi, i colori, gli alberi, i palazzi con gli occhi giocosi del tempo perso, della passeggiata lenta, della curiosità della scoperta. Tutto questo attraverso il modo più immediato, sano, genuino di scoprire il mondo: il gioco.

SULLE ALI DEL GIOCO TRA SOGNI E REALTÀ Laboratorio di teatro sociale Bra - 8 settembre 2018 Bra è ormai una delle case del gioco: un presidio a cielo aperto, atteso e voluto, che anche il 9 settembre ha ospitato, puntuale e piacevole, la XIV edizione di LudobusSì, la festa nazionale del gioco itinerante: una grande festa dedicata al Gioco e al Sollazzo per grandi e piccini, che ha visto la presenza di quindici Ludobus da tutta Italia (e dalla Francia) portando il meglio dei loro Giochi. Immaginate la scena: il Corso che si trasforma in un'incredibile Ludoteca all'aperto, lunga centinaia di metri, in cui più di cinquanta operatori scorrazzano per la via coinvolgendo, chiacchierando, osservando, stimolando, presentando il proprio lavoro, divertendosi, investendo tempo e buon umore per i bambini e i genitori, i nonni, i gruppi di ragazzi, le giovani coppie. Perché il gioco riguarda un po' tutti, e l a v o g l i a d i partecipare ad un evento collettivo proprio in centro città non manca. Chi rimane a distanza, chi non si fa pregare, chi vuole guardare tutto prima di avvicinarsi, ognuno si approccia come vuole e quanto vuole, nel modo che preferisce. Vivere la Piazza e il Corso cittadino in modo diverso non ha prezzo: con occhi diversi, facendo un'esperienza di utilizzo di uno spazio conosciuto spesso per la sua sola utilità, quello di permettere il passaggio,

In occasione dell'incontro annuale degli operatori di Ludobus e Ludoteche aderenti ad ALI per giocare, si è svolto il laboratorio di teatro sociale dal titolo <Sulle ali del gioco tra sogni e realtà>. Conduttrici del laboratorio: Filena Marangi e Monica Lingua -Formatrici, Conduttrici di Laboratori di Teatro sociale di comunità (Scuola Avanzata TSC-Torino). Hanno partecipato 18 operatori provenienti da diverse regioni italiane. L'obiettivo era di lavorare sul tema dell'identità e appartenenza degli operatori alla propria Associazione; emergeva un bisogno, una aspettativa di un riconoscimento del lavoro svolto, ma anche il desiderio di riflettere insieme e confrontarsi sulle modalità più efficaci per promuovere una cultura del gioco non solo come metodologia preventiva ma anche culturale ed educativa capace di creare inclusione e cittadinanza attiva. Come fare a sensibilizzare amministratori locali e cittadini sul tema del gioco quale politica sociale efficace per promuovere la partecipazione e l'interesse collettivo?

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In giro giocando... Resoconto delle ultime novità ludiche sul panorama nazionale e internazionale

LudoBusSì XV Festa Nazionale del Gioco itinerante Pordenone gioca!

LudobusSì è arrivata alla sua XV edizione proprio a Pordenone, il 7 ottobre 2018. Nonostante il brutto tempo i Ludobus di Ali per Giocare non si sono fermati e imperterriti si sono trasferiti al chiuso presso il Pala tenda di Villanova di Pordenone, spazio non convenzionale per queste animazioni di Ludobus, ma fondamentale per far vincere ancora una volta il gioco sano, costruttivo e di relazione! La manifestazione, giunta alla sua 2^ edizione a Pordenone, ha visto protagonisti i Ludobus di : Alchimia di Bergamo, Altri Colori di Frosinone, Fate per gioco di Schio (VI), Koinonia dell'Aquila, Energia Ludica di Inzago (MI), R.E.S.P.I.R.O. di Belvedere Langhe (CN), Spazio Verdeblù di Conegliano(TV), il Ludobus del Comune di Udine, I Care Treviso e due della Cooperativa Melarancia di Pordenone organizzatrice dell'evento assieme a ALI per Giocare e all'amministrazione comunale che, visto il successo dell'anno scorso, ha fortemente voluto riproporre l'evento. LudobusSì si è inserita nelle numerose iniziative che rientrano nel progetto più ampio di Pordenone Gioca che la Cooperativa porta avanti attraverso animazioni, interventi di Ludobus e laboratori nei contesti di piazza o nei luoghi pubblici per permettere a tutti di riappropriarsi del diritto al gioco costruendo, passo dopo passo, un senso di cittadinanza e appartenenza ai luoghi che la città offre. Il fine ultimo che muove tutte le proposte di ALI per Giocare e dei soci che ne fanno parte è quella di trasmettere una cultura del gioco attraverso la progettazione e realizzazione di proposte educative e ludiche che si realizzano attraverso l'azione dei Ludobus. La giornata ha visto all'incirca 3000 presenze tra bambini e famiglie che si sono sperimentati in un viaggio alla scoperta di ogni singolo

Ludobus tutti muniti di passaporto ludico personale testimone dell'esperienza itinerante del singolo bambino. Si riscopre così il valore della condivisione e della relazione che si crea in un momento dedicato al gioco per piccoli e grandi. Il gioco, infatti, più di qualsiasi altro intervento pedagogico valorizza le competenze e gli atteggiamenti creativi e collaborativi dei bambini. In particolare il Ludobus proprio nella sua qualità di essere uno spazio ludico itinerante mette tutti in condizione di poter giocare. Il risultato dell'iniziativa è stato un puzzle composto da tanti piccoli momenti d'incontro condivisi: sorrisi, scambi di sguardi, complicità e cooperazione. Attraverso tale visione d'insieme del tempo trascorso, si percepisce il potere insito nel gioco, la capacità di andare oltre la competizione o la bravura nel vincere, perché tutto quello che conta è lo stare insieme e divertirsi. Ed è proprio questa sensazione di benessere, di felicità e di emozione a rimanere sospesa nell'aria e a fornirci la carica per continuare a promuovere il gioco sempre e ovunque.

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In giro giocando... Resoconto delle ultime novità ludiche sul panorama nazionale e internazionale

Impegni di fine Agosto Da quasi un anno faccio parte del consiglio direttivo della LUnGi, la Libera Università del Gioco, fondata dal professor Roberto Farnè con l'obiettivo di diffondere sul territorio nazionale la consapevolezza della dimensione culturale del Gioco. A fine Agosto ci siamo dati appuntamento con i soci a Fognano, presso l'Istituto Emiliani, per la prima edizione della Ludo Summer School: una tre giorni di formazione e scambio sulla Cultura Ludica tra professionisti eterogenei che hanno scelto di mettere al centro del proprio agire educativo il Gioco e il Giocare. Il programma delle giornate è stato ricco ed intenso e, grazie anche agli spazi messi a disposizione dal convento, si è subito creato un ambiente famigliare che ha favorito le chiacchiere informali e la conoscenza reciproca.

La prima sessione di formazione è stata condotta da Roberto Papetti, animatore geniale ed eclettico, che ha centrato il suo intervento sull'importanza di un dialogo capace di unire Manualità e Pensiero. Roberto, con il tono di chi ludicamente pratica il non prendersi troppo sul serio, ci ha parlato di Archivi, Attrezzi, Magazzini e Mappe indispensabili per intraprendere un laboratorio; ci ha incantati con la Magia delle Trottole e la loro serietà tra scienza, letteratura e storia; ma soprattutto ci ha fatti giocare...più col pensiero che con i materiali, ricordandoci che "giocare non serve a nulla, ma dà significato al Mondo". Durante la serata abbiamo avuto l'occasione di conoscere meglio l'attività di uno dei soci,

Paolo Giordano dell'associazione Moving School 21 di Treviso. Paolo è un architetto che si occupa di trasformazione partecipata degli spazi pubblici, in particolare giardini e cortili scolastici: la sua specialità è la valutazione del rischio e la certificazione di sicurezza delle strutture autocostruite: una vera rarità in questi tempi di iperprotezione. Dopo averci fatto brillare gli occhi con una carrellata di foto di spazi gioco all'aperto, ci ha illustrato un bellissimo progetto che a Treviso sta trasformando uno spazio immenso, occupato da caserme abbandonate, in luogo di vita sociale e attiva: l'OpenPiave. Un progetto molto articolato in cui, tra le altre cose, sta prendendo forma il Magazzino Bambini (MAB) che sarà un Museo del Gioco attivo, sul modello di quello di Berlino e Tokyo. Un museo vivo, forse un pò fuori dagli schemi, dove i bambini potranno giocare e sperimentare anche il rischio!

Sabato mattina poi le attività sono riprese con il pedagogista ludico Antonio DiPietro che ci ha proposto un interessante lavoro sulla LudoBioGrafia come strumento per riattivare la memoria, per prendersi del tempo per sè e per raccontarsi attraverso il Gioco e il giocare. Il tempo è passato piacevolmente, tra momenti di gioco di gruppo e spazi per riflettere e scrivere in solitudine nell'accogliente orto giardino del convento. Ascoltare i racconti degli altri con le loro riflessioni mi ha fatta subito pensare alla nostra ricerca sul rapporto tra la Memoria Ludica e l'Agire Educativo ed a quanto sia importante, per affermare il diritto al gioco dei minori, lavorare sulla riscoperta e sulla valorizzazione delle memorie ludiche del mondo adulto. Il pomeriggio, condotto da Petra Paoli, e iniziato con una serie di domande: "Cosa fanno i

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In giro giocando... Resoconto delle ultime novità ludiche sul panorama nazionale e internazionale

Impegni di fine Agosto Bambini e le Bambine con le storie lette e ascoltate? Dove possono esprimere le competenze apprese dalle narrazioni? Dove possono

professionisti del Gioco di conoscersi e confrontarsi condividendo esperienze e progetti. Roberta Olivero

elaborare stimoli ed emozioni?". Attingendo alla sua ricca esperienza di libraia giocattolaia, Petra ci ha parlato del grande bisogno che hanno oggi i bambini di tempo e di spazi per il gioco libero e improduttivo e ci ha portato bellissimi libri da sfogliare e giocare oltrechè una ricca collezione di giochi di costruzione da sperimentare...e visto che non si può conoscere un gioco senza averlo praticato in un attimo ogni spazio libero è stato occupato giocando: ottima occasione per approfondire le nuove conoscenze. Nel dopo cena Suor Marisa, la Superiora del convento, ci ha intrattenuti raccontandoci l'affascinante storia del luogo. Voluta da un filantropo illuminato, la struttura nasce come luogo d'eccellenza per l'educazione culturale e morale delle fanciulle delle più ricche famiglie d'Europa, future spose di uomini potenti e politicamente influenti. Dopo più di un secolo di attività con la prima guerra mondiale viene occupato dai militari che chiudono la scuola e ne distruggono gli archivi. Così Suor Marisa, oltre a gestire la struttura che ospita tra l'altro un nido e una scuola dell'infanzia, nel tempo libero lavora al suo sogno: ricostruire la storia personale delle tante bambine e ragazze che hanno studiato lì. Chi sono diventate, cosa hanno fatto una volta tornate a casa? Domenica mattina le conclusioni sono state curate dal professor Farnè che, partendo dalla domanda "Che cosa veramente si impara quando si gioca?" ci ha proposto un'interessante rilettura pedagogica delle quattro categorie del Gioco di Callois: Agon, Alea, Mimicry e ilinx. Come primo esperimento la Ludo Summer School è stata decisamente un'esperienza positiva che ha permesso a un gruppo motivato di

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ALI torna nelle Zone terremotate... VALLE DEL VELINO, 27-29 GIUGNO 2018 (Ass. R.E.S.P.I.R.O.) È la terza volta, ahimè, che ci accingiamo a partire per una zona colpita dal terremoto con il Ludobus; dopo l'Aquila e Carpi questa volta abbiamo raggiunto l'Alta Valle del Velino vicino ad Amatrice. Rispetto alle passate esperienze siamo arrivati a distanza di molto tempo dal sisma, quindi ci aspettavamo di intervenire in una situazione tranquilla. E infatti è stato così, anche se dietro a questa apparente tranquillità ci siamo accorti dei disagi che molte famiglie ancora vivono. Siamo arrivati, dopo un piacevole viaggio, a Posta, per incontrare Leonardo di Velino for Children; dopo una pasta all'amatriciana nella locanda del paese ci ha scortati a Borbona, dove abbiamo dormito in una casa confiscata alle mafie. Al mattino, la vista sulle montagne, dal terrazzo del nostro alloggio, era davvero splendida: dopo averne goduto ci siamo recati nella Scuola dell'Infanzia di Antrodoco. La scuola purtroppo è in un edificio piuttosto fatiscente, tanto che abbiamo impiegato un po' di tempo a trovare l'ingresso. Risolto il mistero della porta, però, siamo stati accolti all'interno con calore, prima dalle maestre e dalle operatrici, e poi da un gruppo di bambini curiosi.

Ci siamo stupiti nel notare la differenza tra l'esterno e l'interno, che ospita tre belle, luminose e ampie sezioni. Dopo una breve presentazione abbiamo proposto tre attività e quindi abbiamo diviso i 25 bambini in gruppi. Ogni gruppo ha potuto, nell'arco della mattinata, sperimentare tutte le nostre proposte: il giracolore con pannello solare e la costruzione di due simpatici personaggi con materiale di recupero. I bambini, dapprima un po' intimiditi dalla nostra presenza, si sono rapidamente buttati a capofitto nelle attività e nel gioco e la sezione si è riempita in fretta del frutto della loro fantasia. Sia i bambini che le insegnanti sono rimasti molto soddisfatti e le due ore e mezza sono volate senza che ce ne accorgessimo: un po' a malincuore abbiamo quindi raccolto le nostre cose e lasciato la piccola scuola appena conosciuta. Per pranzo,

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dopo una breve passeggiata in paese, ci siamo fermati in una gastronomia: anche qui, l'accoglienza nei nostri confronti è stata ottima. La gentilezza dei proprietari e la bontà della pizza ci hanno ristorati a dovere.

Siamo poi tornati a Borbona per allestire il Ludobus nel parco. Abbiamo ritardato l'inizio di mezz'ora per colpa di qualche goccia di pioggia, ma fortunatamente ha vinto il sole: siamo riusciti a montare tutti i venticinque giochi che avevamo sul furgone. Oltre ai giochi, i partecipanti hanno potuto realizzare diversi giracolore, ma questa volta con l'energia prodotta dalle pedalate dei bambini su una strana bicicletta, che rende il gioco anche un po'... sportivo! Verso le 19,30 abbiamo ritirato. Come ci hanno confermato gli organizzatori, erano presenti tutte le famiglie di Borbona più qualcuna dai paesi vicini; in totale un centinaio di persone tra grandi e piccoli, che si sono decisamente divertiti. Tra un gioco e l'altro c'è stata anche l'occasione di conoscerci un po' e di scoprire una bella comunità unita, che ancora soffre, ma che guarda al futuro con coraggio. Abbiamo concluso la giornata con una buonissima cena tipica e un dopocena epico nella trattoria di GianFranco. Il mattino seguente siamo partiti per raggiungere gli altri a LudoBusSI di Napoli. Ringraziamo Velino for Children e i suoi operatori per l'ottima accoglienza e la perfetta organizzazione, e invitiamo altri Ludobus di ALI a spendere qualche giornata di Gioco in queste terre magnifiche. Jean Pierre, Simona, Luigia ASSOCIAZIONE R.E.S.P.I.R.O.

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ALI torna nelle Zone terremotate... LAGO DEI CIGNI DI CANETRA, FRAZIONE DI CASTEL SANT'ANGELO, 8 luglio 2018 (Coop. DireFareGiocare)

persone senza badare alla sorveglianza dei giochi, permettendoci così di interagire con loro e scoprire cose interessanti del posto. In generale è stata un'esperienza molto arricchente e speriamo di poter tornare per dedicare più tempo e coinvolgere più persone. Infine è per noi doveroso ringraziare Ali per Giocare, Pietro di Altri Colori e le mamme del posto che ci hanno accolti e aiutati: Federica, Amalia e Raffaella. Grazie per questa splendida opportunità. Cooperativa Sociale DireFareGiocare

Descrivere cosa ci ha colpiti di più è difficile. Dal momento in cui abbiamo iniziato a guidare su una piccola stradina in mezzo alle colline, ammirando lo splendido paesaggio che ci circondava, a quando siamo stati accolti nella splendida Borbona da Amalia, abbiamo vissuto diverse emozioni positive. Quello che si nota subito entrando a Borbona è che ci sono pochissime persone; non ci sono segni evidenti del terremoto ormai, ma Amalia ci racconta che i segni sono dentro di loro e che la paura di un'altra scossa è sempre costante, ogni mino strano rumore è un campanello di allarme. Una volta arrivati al Lago dei Cigni di Canetra, frazione di Castel Sant'Angelo, dove avremmo fatto Ludobus abbiamo incontrato più persone (anche lì però ci hanno spiegato che molti se ne sono andati). Purtroppo l'orario del nostro intervento non era un bell'orario: gli abitanti erano quasi tutti a messa. Nonostante ciò un po' di famiglie sono venute e si sono divertite moltissimo. Abbiamo avuto feedback molto positivi e ci hanno chiesto i contatti del servizio. La cosa più bella di quella mattina di Ludobus è che si percepiva che questa novità era un toccasana, qualcosa di diverso per spezzare la routine e il desiderio di rivivere questa esperienza in futuro (un po' perché così anche chi non era venuto poteva fare questa esperienza e un po' perché, a detta di una delle mamme, il Ludobus è l'unico servizio che lei ha conosciuto in grado di unire bambini e adulti in un'unica attività). In conclusione posso dire che, seppur breve, è stato un momento molto bello e formativo per noi, che per una volta siamo riusciti a giocare in totale libertà con le

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Festival Nazionale del Gioco e delle Tradizioni Forse non tutti sanno che la UISP, storica associazione che da 70 anni promuove lo sport per tutti, ha una sezione dedicata al Gioco della Tradizione, guidata dal mitico Erasmo Lesignoli, nata ad Orvieto una ventina di anni fa. Proprio per sottolineare questo legame tra Orvieto e il Gioco, dopo il successo d e l l a sperimentazione dello scorso anno, la città è stata scelta come sede del Festival Nazionale del Gioco e delle Tradizioni. Anche per l'edizione di quest'anno, Federica Bartolini, presidente del comitato UISP Orvieto Medio Tevere, ha chiesto ad Ali per Giocare ed ai suoi soci di collaborare sia nelle attività di piazza sia nell'organizzazione di momenti più culturali. Così al ricco programma del festival, articolato in tre giornate, ALI ha contribuito sia grazie alla disponibilità di ben sei soci che con i loro LudoBus ogni giorno hanno affiancato sulle piazze i giochi di a b i l i t à e m o v i m e n t o proposti dagli animatori UISP, sia proponendo alcuni relatori per il convegno del venerdì sia organizzando una s e r a t a d i confronto con i genitori sui modi d i g i o c a r e contemporanei. Il convegno, dal titolo "E-sport: il futuro è tutto qua? Videogames tra reale e virtuale", ha affrontato con coraggio un tema apparentemente distante dal mondo dei giochi della tradizione, ma estremamente attuale e urgente, sicuramente da conoscere meglio. Come è emerso anche da alcuni interventi, il mondo videoludico da un lato crea non poche preoccupazioni per la salute, poiché tra l'altro, come sottolinea l'OMS, predilige la sedentarietà al movimento, ma dall'altro, cosa di cui si parla meno, sviluppa delle competenze

in memoria, abilità, rotazione mentale e più in generale nei processi cognitivi.

In particolare Alan Mattiassi, Giorgio Gandolfi, esperti di gioco, e Domenico Scaramozzino, giovane gamer, hanno portato l'attenzione su questo ultimo aspetto propendo anche alla folta platea di studenti alcuni "giochi" che evidenziavano di volta in volta le diverse competenze legate ai videogiochi più o meno sviluppate dai ragazzi. Poiché i videogiochi sono regimi di allenamento controllato in contesti altamente motivazionali sono strutturati in modo da motivarci a superare un limite, così come in genere ogni gioco, e come ogni gioco è naturale che sviluppino competenze più o meno specifiche: allora forse è più interessante spostare il punto di vista dall'allarmismo, interrogandosi su come riconoscere e integrare queste competenze. Un'altro aspetto interessante su cui concentrarsi è poi quello della contaminazione, come ci ha fatto vedere Domenico nella serata aperta ai genitori in cui sono stati presentati e giocati sia Giochi da tavolo sia videogiochi. Partecipare al Festival è stata una esperienza arricchente, anche se molto stancante: un grazie di cuore va ai soci Fate per Gioco, Altri Colori, Ingegneria del Buon Sollazzo, Energia Ludica, Progetto Uomo e Spazio Verde Blu che, come sempre sa fare un buon LudoBus, con i loro giochi hanno trasformato le bellissime piazze medievali di Orvieto in uno spazio di gioco aperto a tutti. Roberta Olivero

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Tracce dalle Regioni

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Racconti e spunti provenienti dalle Regioni e dai territori in cui sono presenti i soci di Ali per Giocare

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LUDOTECA LA CASA SULL'ALBERO – Savigliano (CN)

L'esperienza della Ludoteca La casa sull'albero risale a quindici anni fa... Era il lontano 23 novembre 2003 quando la Ludoteca veniva inaugurata. Una sfida nuova per la piccola cittadina piemontese, che fino ad allora non aveva pensato di poter offrire uno spazio per genitori e bambini in cui trascorrere il tempo libero. Si trattava di un servizio che qui in provincia Granda non era diffuso e certamente a Savigliano e dintorni non si era mai sentito. A Torino erano presenti già da qualche anno alcune ludoteche, ma tutti accoglievano soltanto i bambini e per lo più erano gestite da insegnanti.

La novità di questo posto era che genitori e figli potevano giocare insieme e le attività venivano gestite da educatori. Inizialmente fu una sfida: i genitori arrivavano in ludoteca e dicevano a noi operatori: "Quando passo a riprendere mio figlio?", altri, rassegnati dopo la nostra risposta: "Eh, no, si deve fermare anche lei", si sistemavano sui divanetti e restavano in disparte, con aria annoiata. Ma poi accadde qualcosa: giorno dopo giorno un genitore cominciava a giocare col proprio figlio (prima quasi di nascosto, perchè si sa, i grandi non giocano!), un altro cominciava a ridere con qualche bimbo o genitore, qualcuno osava

persino partecipare ai laboratori creativi e... passo dopo passo... questo servizio è diventato una casa per i genitori e per i bambini. La Ludoteca comunale di Savigliano è organizzata come uno spazio suddiviso in tante aree di gioco: l'angolo dei piccolissimi, con i cuscinoni e i percorsi morbidi, lo spazio per il gioco simbolico, i travestimenti, la piscina con le palline, l'area del gioco da tavolo, il laboratorio creativo, la sala delle storie. Nei mesi di maggio, giugno e luglio, quando il clima diventa più mite, la Ludoteca si sposta e diventa itinerante nei parchi cittadini e nelle frazioni, portando con il Ludobus giochi per tutte le età in giro per la città. Il Centro per le Famiglie e la Ludoteca di Savigliano costituiscono un esempio di cittadinanza attiva, dove i genitori e i bambini negli anni sono diventati i protagonisti del Servizio, non soltanto in quanto fruitori, ma attori attivi nella progettazione di spazi, materiali, laboratori e giochi. Infatti dal 2009 la Ludoteca è formalmente gestita (attraverso un Protocollo d'intesa) dal Comune, dal Consorzio Monviso Solidale (socio assistenziale), dalla Cooperativa Proposta 80 (che ha in appalto i servizi territoriali del Consorzio) e dall'Associazione di genitori Altalena, associazione costituita da un gruppo attivo di genitori che partecipano con i loro figli alle attività della Ludoteca. Questo significa che tutte le proposte vengono coprogettate e co-gestite dai genitori stessi che vi partecipano. Un esempio virtuoso di alleanza educativa e di lavoro di comunità. Luisa & Massimo Referenti Area Ludica Coopeartiva Proposta 80

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Tracce dalle Regioni

Racconti e spunti provenienti dalle Regioni e dai territori in cui sono presenti i soci di Ali per Giocare

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Gioco e spazio... parola a bimbi e genitori! Due parole con bimbi e genitori in Ludoteca a Savigliano "Mamme, Papà, Bimbe e Bimbi, se vi dico SPAZIO E GIOCO, che cosa vi viene in mente?" "La ludoteca!" rispondono in coro Marta ed Edo (5 e 4 anni) "I giardini d'estate e la Ludoteca d'inverno" Grazia – mamma "Divertimento e relax per adulti e piccini" Germana – mamma "Uno spazio bello per giocare da tutte le parti insieme!" Henry (7 anni) "Giochi all'aperto d'estate e Ludoteca durante l'inverno" Elisa – mamma "A me viene in mente la piscina delle palline..." Nora (6 anni) "Giocare a costruire con i lego in ludoteca!" Francesco (4 anni) "il parco giochi con l'altalena, lo scivolo e la fontana!" Vittorio (4 anni) e Mariagrazia – mamma "Penso al parco e alla ludoteca" – Michela – educatrice "Lo spazio e il gioco? La ludoteca, naturalmente, uno spazio per giocare" Tiziana – volontaria " La ludoteca perchè è un posto sicuro, dove puoi incontrare tanti genitori e bambini" – Giovanni – papà "Penso a bambini felici che giocano in uno spazio adatto a loro" – Ivano – volontario "Non penso ad uno spazio fisico, ma l'importante è mantenere sempre lo spazio per viaggiare con la fantasia" – Anonima "Spazi morbidi e ludoteca" – Martina – mamma "Io penso al mio salotto di casa..." -Leonardo (4 anni) con Daniele (2 anni)

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Gioco

Tracce dalle Regioni

Racconti e spunti provenienti dalle Regioni e dai territori in cui sono presenti i soci di Ali per Giocare

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Spazio

I Soci di Ali per Giocare: La Cooperativa Altri Colori di Frosinone

Nata nel 2001, la Cooperativa Sociale ALTRI COLORI conta circa 500 tra soci e dipendenti; Essa basa la sua professionalità su una lunga esperienza di progettazione e gestione di servizi socio-educativi, riabilitativi e formativi. Al fine di garantire e accrescere la qualità e l innovatività dei propri servizi, Altri Colori investe risorse economiche e umane in attività di formazione e in un lavoro costante di rete. Una realtà innovatrice, un soggetto costantemente impegnato per lo sviluppo; Essa si pone sul territorio con un nuovo concetto d impresa sociale, aperta a nuove sperimentazioni e nuovi campi di azione. Altri colori possiede due certificazioni di qualità: -ISO 9001-2015 per la gestione di servizi socioassistenziali ed educativi e per l erogazione di corsi di formazione -UNI 11034:2003 per l erogazione di servizi all infanzia Altri Colori aderisce a molteplici realtà associative quali: -Ali per Giocare – Associazione Italiana dei Ludobus e delle Ludoteche (dal 2004) -Consorzio Parsifal - Consorzio di cooperative sociali -C.C.F.S. – Consorzio Cooperativo Finanziario per lo Sviluppo -Gruppo Nazionale Nidi Infanzia -People Training & Consulting – Società di consulenza e progettazione -Project Service – Contratto di Rete per servizi di consulenza e progettazione -Come Te – Rete nazionale di Servizi privati alla persona

Mission/Vision: La VISION - Attivare processi di consapevolezza e sviluppo per valorizzare la persona in sé e nelle sue relazioni con gli altri. La MISSION - Contribuire al benessere sociale della comunità attraverso la progettazione e l erogazione di servizi calibrati sui bisogni espressi e inespressi dei cittadini. Con la propria attività la Cooperativa Altri Colori contribuisce alla diffusione di un modello culturale improntato allo sviluppo di servizi socio-educativi che riguardano la prevenzione e la cura del disagio sociale, la promozione dell'agio e della qualità della vita. Principali esperienze: La Cooperativa Altri Colori opera nel campo dei servizi socio-educativi, assistenziali e riabilitativi rivolti all agio e al disagio, in ambito pubblico e privato. Attiva nelle regioni Lazio e Sardegna, ALTRI COLORI gestisce: -Ludoteche -Ludobus -Animazione e spettacolo -Centri socio-educativo e strutture residenziali per disabili -Assistenza domiciliare per anziani, minori e disabili -Segretariato Sociale e Servizio Sociale Professionale -Centri-Sportelli per la famiglia -Assistenza specialistica per alunni disabili -Centri diurni per minori -Asili nido

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I consigli del Riccio

Gioco e

Spazio

Rubrica di Giochi da Tavolo a Tema Solitamente l'esperienza dei boardgames si esaurisce intorno al tavolo con i giocatori seduti sulle sedie, ma ce ne sono alcuni che modificano questo spazio, ampliandolo a tutto l'ambiente circostante. Uno di questi è PINGO P I N G O . N e l l a preparazione si devono piazzare alcuni bersagli di cartoncino lontano dal tavolo a una distanza variabile da 1 a 3 metri. I g i o c a t o r i , avventurieri in cerca dell'ananas d'oro su un'isola popolata da pinguini guerrieri, giocano carte in real time ascoltando una traccia sonora che scandisce il tempo di gioco. Alcuni eventi speciali obbligano i giocatori a colpire i bersagli con una pistola spara ventose posta in mezzo al tavolo; la carta "ponte" vi costringe inoltre a correre velocemente per toccare le 2 parti del ponte per evitare di perdere preziosi punti vita. Veramente divertente, come tutti i giochi del mio autore preferito, Roberto Fraga. CASH & GUNS LIVE è una versione speciale del noto Cash & Guns in cui i giocatori, divisi in bande criminali, si affrontano in combattimenti a colpi di pistola utilizzando l'intero spazio a disposizione. Ogni giocatore tiene con sé un piccolo mazzo di carte, per scegliere l'azione da fare, e con le mani simula di avere in mano una pistola. Dopo varie sparatorie vince la gang con il bottino maggiore. Adatto a grandi gruppi e giocabile anche in spazi aperti. Per i più piccoli, invece, ci sono sempre più giochi che creano uno spazio tridimensionale, in particolare quelli delle case editrici tedesche HABA e ZOCH. Tra i molti mi piace giocare a SPINDERELLA, in cui viene montato uno spazio a 2 piani con simpatici ragnetti calamitati che scendono dall'alto cercando di catturare le formichine colorate che camminano nel bosco. Molto

interessante è il meccanismo di corde che permette al ragnetto di salire e scendere, e la dinamica di gioco che gli permette di muoversi nello spazio. Altro titolo di sicuro effetto scenografico è NICHT ZU FASSEN (Occhio al Lupo): sul tavolo si dispongono i diversi arredi cartonati in 3D della casa dei capretti. Questi vengono nascosti dai giocatori dentro o sotto gli arredi mentre un altro giocatore, che impersona il lupo, conta ad occhi chiusi fino a 10. Quando riapre gli occhi ha due possibilità per trovare i capretti e metterli dentro la sua pancia. Gioco immancabile in ludoteca! Sempre per i più piccoli v i c o n s i g l i o FROSHKONIG: i giocatori pescano contemporaneamente senza guardare dai loro sacchetti 2 bastoncini di legno di diversa lunghezza per riempire lo spazio tra le linee sul tabellone di gioco; chi si avvicina di più alla giusta misura (che cambia a ogni turno) senza superare il traguardo potrà baciare la principessa e da rospo diventare principe! Ci sono altri giochi per i più grandi dove occupare i limitati spazi sul tabellone è fondamentale per vincere la partita. In METRO la partita termina quando tutto il tabellone è stato completato con le tessere rotaia e ogni stazione della metropolitana di Parigi è stata collegata ad un'altra. In SULEIKA si devono occupare più spazi possibili del mercato di Marrakesh inserendo i propri tappeti colorati cercando di creare aree più vaste possibili del proprio colore.

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I consigli del Riccio

Gioco e

Spazio

Rubrica di Giochi da Tavolo a Tema Ma un gioco dove è cruciale gestire lo spazio a disposizione è PHOTOSYNTHESIS. Trovare posti propizi dove far crescere le proprie specie di alberi mentre il sole gira non sarà facile, soprattutto mentre crescono altre 3 specie di alberi. È un gioco molto strategico dove nulla è lasciato al caso e anche molto scenografico. Inoltre ci sono i giochi i cui gli spazi sono rappresentati nei minimi dettagli con miniature in scala; sono quasi sempre giochi di guerra ambientati nel passato o nel futuro o in mondi fantastici; ma se non siete soci di un club di giocatori è difficile poter montare in casa o in ludoteca uno di questi giochi. Per ovviare a ciò esistono giochi di minor portata spettacolare e strategica che rendono comunque spazi molto realistici. Uno di questi è il celebre ZOMBICIDE: è un cooperativo in c u i b i s o g n a sterminare zombie e salvarsi portando a compimento svariate missioni. La varietà di scenari possibili presenti nella scatola più quelli scaricabili dal web lo rendono un gioco veramente infinito. Altro gioco dalle bellissime miniature è KROSMASTER ARENA, dove il tabellone di gioco rappresenta un spazio aperto con vari ostacoli in cui 2 giocatori si sfidano in combattimenti molto realistici. Uno dei temi su cui s o n o s t a t i pubblicati più titoli è quello dello Spazio. Dalla saga di Star Wars alla conquista della Luna, ci sono centinaia di giochi vecchi e nuovi, tra cui spiccano secondo le varie classifiche BATTELESTAR GALACTICA, TERRAFORMING MARS, RACE FOR THE GALAXY, KEPLER 3042, STAR REALMS. Sono giochi spesso adatti ad un pubblico 12+,

quindi per i più piccoli vi consiglio MOLE RATS IN SPACE: cooperativo, in cui delle simpatiche talpe spaziali cercano di scappare da un'invasione di serpenti sulla loro astronave. Appassionante fino alla fine, si vince collaborando molto e con un pizzico di fortuna. Nel vasto Universo esistono anche spazi a n g u s t i e claustrofobici da cui è difficile uscire come in ROOM 25 (ispirato al film The C u b e ) d o v e i personaggi cercano di evadere da un edificio mutante formato da appunto 25 stanze. Si può giocare in modalità competitiva, cooperativa e anche in solitario. A n c o r a p i ù claustrofobico è SECTOR 6. I giocatori, prigionieri in un carcere del futuro, c e r c a n o d i sopravvivere passando di stanza in stanza alla ricerca del poco ossigeno disponibile. Come in Room 25 gli accessi alle varie stanze cambiano nel corso della partita grazie a meccanismi a ingranaggi. Tornando sulla Terra, sempre in un carcere, possiamo giocare una p a r t i t a a d Alcatraz, in cui i giocatori cercano di evadere, ma qualcuno di loro dovrà essere sacrificato come capro espiatorio. Gioco semicooperativo in tutti i giocatori vincono la partita tranne uno che rimane in carcere. Lo scopo del GiornAli è far si che il Gioco riesca a farsi spazio nel panorama culturale italiano. E' proprio il farsi spazio il tema degli ultimi 2 giochi di questo breve articolo. Il primo è RUSH HOUR, solitario di ingegno che ricorda il gioco del 15 in cui si cerca di far uscire dal traffico la propria automobile.

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I consigli del Riccio

Gioco e

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Rubrica di Giochi da Tavolo a Tema Il secondo è READY TO ROCK: siete a un concerto rock e il vostro compito è di farvi largo tra la folla e arrivare sotto al palco della v o s t r a b a n d preferita, pogando violentemente o sgusciando tra la folla. A mio avviso un piccolo gioiellino poco conosciuto che grazie alle carte e alle loro meccaniche lo rendono veramente realista. Infine vi segnalo che dal 5 al 7 aprile 2019 si svolgerà a Modena PLAY, il cui tema sarà la Corsa allo Spazio...non mancate! Comunque, quando penso a giochi da tavolo e spazio, la prima cosa che mi viene in mente è di costruire una nuova mensola per metterli in ordine! JEAN PIERRE PASCHETTA aka JEPPO

Per ulteriori informazioni riguardo questi giochi potete consultare il sito boardgamegeek.com. Per recensioni più dettagliate in italiano potete consultare il sito La Tana dei Goblin (goblins.net) oppure il blog Giochi nostro tavolo (pinco11.blogspot.it)

NOME GIOCO PINGO PINGO CASH & GUNS LIVE SPINDERELLA NICHT ZU FASSEN FROSHKONIG METRO SULEIKA PHOTOSYNTHESIS ZOMBICIDE KROSMASTER ARENA MOLE RATS IN SPACE ROOM 25 SECTOR 6 ALCATRAZ RUSH HOUR READY TO ROCK

N° GIOCATORI 2-5 8-20 2-4 2-6 2-4 2-4 2-4 2-4 1-6 2-4 2-4 1-6 1-6 3-4 1 3-9

TEMPO 15 30 20 15 15 45 30 45-60 60+ 45-60 20 30 45 45-60 ? 20-40

ETA' 6+ 8+ 6+ 4+ 5+ 8+ 8+ 8+ 13+ 12+ 7+ 13+ 8+ 15+ 8+ 14+

CASA EDITRICE IELLO REPOS ZOCH ZUM SPIELEN ZOCH ZUM SPIELEN ZOCH ZUM SPIELEN QUEEN GAMES ZOCH ZUM SPIELEN BLUE ORANGE COOL MINIOR NOT PEGASUS SPIELE PEACEABLE KINGDOM MATAGOT DRACO IDEAS CRANIO CREATIONS THINKFUN READY TO ROCK

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SCHEDE LUDICHE... Rubrica di consigli per la costruzione di giochi

Gioco e

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CREARE un BEL GIOCO Princìpi e accorgimenti Se è molto difficile inventare di sana pianta un bel gioco, è relativamente facile rendere piacevoli i giochi già esistenti tramite degli accorgimenti mirati ad eliminare quei limiti che le esigenze commerciali di mercato impongono, è altresì possibile rivitalizzare antichi giochi mediante una restaurazione di essi mirata a rinnovarne l'appetibilità ludica. Spesso una malaugurata rigidità tradizionalista non ammette che i vecchi giochi vengano modificati, ma a fianco delle riesumazioni folkloristiche dei vecchi giochi, devono essere praticate dinamiche di continua evoluzione del gioco con continue sperimentazioni, modifiche e nuove regole per rendere sempre verde ed appetibile ad un pubblico moderno, il gioco. La sperimentazione sul campo è un fattore essenziale per riuscire a capire quanto un gioco sia appetibile al pubblico ed in questo senso i Ludobus vivono una realtà privilegiata perché portano nelle situazioni più varie pochi giochi commerciali e molti giochi auto-costruiti che devono necessariamente testare a diretto contatto col pubblico, ma questo non porta automaticamente a divenire dei bravi promotori del gioco perché pure nei ludobus si notano giochi non funzionali, frutto di una poca capacità osservativa di chi li propone: occorre andare oltre le apparenze e percepire da sguardi e atteggiamenti quanto adulti e bambini siano gratificati da un certo gioco: è come a teatro la capacità dell'attore a recepire la differenza tra un applauso di routine e un applauso passionale. Un bel gioco è definito proprio da quella sua appetibilità ludica , dal coinvolgimento emozionale delle persone, dal senso di gratificazione, rilassatezza e impegno che riesce a infondere nelle persone di tutte le età. I più grandi inventori di giochi sono i bambini, basta che loro siano liberi di esprimersi e noi capaci di osservare come fanno certi giochi, giochi che per un adulto sono nati con certe regole, loro a volte li usano in maniera diversa, inoltre occorre rilevare nel loro muoversi quali sono le loro esigenze sopite: in questo senso il bisogno di scaricare energie oggi è molto grande sia nei bambini che negli adolescenti e questo si rileva con le ore passate a tirare palle di carta verso bersagli vari o verso se stessi.

Spesso un bel gioco è rovinato dalle piccole dimensioni, da meccanismi inefficaci, da regole difficili, dall'aspetto trasandato, dall'assenza di un equilibrio ludicoattitudinale o infine da un malinteso iper protettivismo dei genitori che chiude tutti gli spazi ai giochi d'azione, con esclusione del calcio nel quale è ammesso farsi anche molto male. Molti giochi funzionano sempre, ma se ad essi vengono fatte anche piccole migliorie, questi migliorano esponenzialmente la loro potenzialità ludica e un buon principio è quello di dare ai giochi una certa versatilità, tale da adattarli a diverse tipologie di pubblico, con una regolazione del loro grado di difficoltà. Leo Colovini nella sua guida teorica per aspiranti autori di giochi, I giochi nel cassetto , scrive che un piccolo disequilibrio, un insignificante granello di polvere marca il confine tra un gioco divertente ed uno noioso. Si riportano di seguito alcuni principi ed accorgimenti artigianali attuati nei giochi del Ludobus e in quelli della Collezione di giochi artigianali ad uso Ludoteca.

GIOCHI di QUALITA' A questo punto necessita fare alcune considerazioni sul perché alcuni giochi divertono e altri annoiano e quali sono i principi e parametri affinché un gioco possieda una certa appetibilità ludica e sia quindi di qualità. I seguenti pareri sono frutto di osservazioni raccolte in anni di lavoro col Ludobus in paesi e piazze a contatto con persone di tutte le generazioni, che hanno insieme giocato ai più disparati giochi e che li hanno testati e dato agli animatori-costruttori continue informazioni per aggiornarli e migliorarli. Premesso che il gioco è molto soggettivo tanto è che ogni persona predilige certi giochi al posto di altri (si va dalla passiva Tombola ai giochi più attivi o strategici), definisco quali sono i principali parametri che determinano un bel gioco. In prima istanza un bel gioco deve dare una certa gratificazione e questa può derivare: Ÿ dal superamento di certe prove attitudinali Ÿ da un certo confronto competitivo con gli altri Ÿ da piacevoli dinamiche collettive

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SCHEDE LUDICHE... Rubrica di consigli per la costruzione di giochi

da un certo rilassamento e compiacimento psico-fisico. Per ottenere questi risultati un bel gioco deve avere un equilibrio in senso lato, riferito alla durata, alla difficoltà ed al grado di competizione: un gioco è frustrante se troppo difficile, è trascurato se troppo facile, è negativo socialmente se è troppo competitivo, è a rischio noia se è troppo lungo, è insignificante se troppo corto, è limitato a giocatori incalliti se troppo strutturato. Infine un bel gioco è quello che esercita la creatività delle persone, per cui specie in un contesto collettivo si creano attese e varie dinamiche imprevedibili che fanno in maniera tale che il gioco diventi una piacevole e continua fucina di idee, situazioni ed espressioni individuali o collettive. Ÿ

I PICCOLI DETTAGLI CHE FANNO GRANDE UN GIOCO Rendere scivolosi i piani di gioco - Spesso questi piani sono ricavati da mobili in formica dimessi e gettati, per renderli scorrevoli buona è la fecola di patate (con tempo asciutto) o la cera con tempo umido o della polvere di scorrimento: alla mostra di Norimberga vi erano giochi con piani molto scorrevoli ottenuti con vernici speciali sconosciute ai profani. Trovare le pedine per i biliardini – La migliore prestazione per biliardini a porte opposte o ad unica porta centrale si ottiene con gli anelli delle tende che hanno una buona elasticità e consentono giochi veloci. Fare largo uso di molle – Le molle robuste usate come supporto, consentono una notevole libertà di movimento ai congegni su esso applicate, mentre quelle morbide trovano largo uso nei meccanismi più vari. Elastici – Questi trovano impiego in moltissimi giochi, ma è sempre più difficile trovare elastici buoni. Magneti – Oggi esistono dei magneti fortissimi e con essi è possibile costruire moltissimi giochi. Per la pesca magnetica nel lago si sono utilizzati quale ami i collegamenti delle costruzioni Geomag, mentre per altri giochi i magneti sono stati trovati tramite internet presso ditte italiane o estere. Palle e Palline – Ogni gioco necessita di appropriate palle e palline. Interessanti sono le palline dei vecchi mouse non ottici, queste

Gioco e

Spazio

hanno tramite la loro pesantezza ed elasticità, una indescrivibile valenza ludica per vari giochi da tavolo. Usura – Occorre che i giochi siano estremamente robusti per superare le prove sul campo di un pubblico non sempre delicato o comunque che siano facilmente riparabili. Estetica – Non ci si rende conto spesso di quanto sia importante mantenere sempre una cura estetica dei giochi, perché il bello piace a tutti e da luogo a positivi atteggiamenti di rispetto: oggetti e luoghi trasandati inducono il vandalismo. Funzionalità – È superfluo dire quanto la funzionalità incida sulla riuscita di un bel gioco, se si può difettare in estetica, non si può mai difettare in funzionalità: si riconferma il principio che un gioco apprezzato è quello che ha un equilibrio , equilibrio tra i livelli di difficoltà, competizione e durata. La fase di ricerca dei materiali più strani ci pone alla stregua di Nichetti nel simpatico film Volere è volare dove i commercianti ignari dell'uso ludico dei materiali, ti pongono sempre la fatidica domanda: A cosa le serve? Interessante sarebbe attuare un forum sulle tecniche per migliorare il rendimento dei giochi e di conoscenze relative all'approvvigionamento dei materiali spesso sconosciuti e irreperibili in vaste aree del territorio Italiano, nonché di trucchi ed accorgimenti per renderli più funzionali. Mentre il gioco in scatola ha un vasto mondo di promozione e diffusione, mancano per i giochi in legno i concorsi, le fiere e manifestazioni che consentano un confronto, uno scambio di esperienze e divulgazione di giochi che avrebbero un vasto potenziale sociale ed economico se diffusi in circoli ed esercizi di vario genere (alberghi, agriturismi, ristoranti, ecc.). Piero Santoni

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SCHEDE LUDICHE... Rubrica di consigli per la costruzione di giochi

DELIRIO Gioco di velocità Delirio a 2 giocatori

Gioco e

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Delirio a 4 giocatori - incrociato Si gioca 2 contro 2 giocatori con 6 gettoni in ogni campo, vincono i giocatori che vuotano il proprio campo gettandoli con gli elastici inclinati nel campo avversario.

Il gioco nasce in una modalità a due e consiste nel gettare tramite un elastico i propri 5 gettoni nel campo avversario, facendoli passare per una fessura centrale. Vince chi vuota il proprio campo.

DIMENSIONI CM 80x120 DIMENSIONI DA CM 30x70 A CM 50x100 – GETTONI DIAMETRO CM 4,5 – ALTEZZA CM 1,5

Delirio a 4 giocatori Si gioca in 4 giocatori ciascuno nel proprio campo e si cerca tramite l'elastico di gettare i gettoni nei campi avversari, vince chi per primo vuota il proprio campo.

Delirio a 6 giocatori In questa versione si raggiunge il massimo grado di delirio! È come il delirio a 4 incrociato (stesse dimensioni), ma con tre elastici disposti a mezzo esagono e cioè due inclinati e quello centrale parallelo. Si gioca 3 contro 3 giocatori con 6 o più gettoni in ogni campo e tirando con gli elastici i gettoni nel campo avversario. Vincono coloro che vuotano il proprio campo.

Accorgimenti costruttivi

DIMENSIONI CM 70x70

Gli elastici laterali devono avere una inclinazione tale da facilitare la centratura della porta centrale. I gettoni li ottengo tagliando a fette gambe di sedie gettate via (Diametro 4,5cm). L'elastico è quello tondo da sartoria. Le porte centrali sono più larghe dei gettoni di 0,8 cm in quello a due e 1,3 cm in quelli incrociati, in quello a 4 con perno centrale, l'apertura va fatta di dimensioni tali da consentire pure il passaggio diritto del gettone. Piero Santoni

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Ludospunti tra Film e Libri

Gioco

Rubrica ludo-cine-letteraria a Tema

Spazio

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Lo spazio del gioco al cinema! Gioco e Spazio sono temi ricorrenti al cinema: l'arte filmica stessa, di per sé, è un'illusione, un gioco di finzione che crea mondi e spazi fantastici. Attraverso i teatri di posa e gli effetti speciali, nascono spazi infiniti, magici o realistici, in cui ogni personaggio gioca un ruolo ben preciso. Quali sono i film che si sono occupati esplicitamente di gioco e spazio? Sicuramente l'elenco che segue non è certo esaustivo, né ha la presunzione di essere completo, ma penso possa fornire qualche stimolo interessante per ripercorrere in quale modo il cinema ha letto il gioco e lo spazio. Prima di andare avanti è necessario informarvi che, pur cercando di evitare spoiler, sarà inevitabile spiegare qualcosa della trama, e magari lasciarsi scappare qualche particolare di troppo. Assicuratevi di essere pronti a correre questo rischio. Il primo e più immediato che merita un plauso è Jumanji. Sia nel suo primo capitolo, datato 1997 con Robin Williams per la regia di Joe Johnston, sia nel suo meno riuscito seguito datato 2017 e diretto da Joe Kasdan, ci troviamo di fronte a un gioco che invade lo spazio. Nel primo, un antico gioco da tavola apre un portale che si connette con il mondo selvaggio di Jumanji, una selva popolata da strane creature e animali selvaggi, che invadono il nostro mondo e che rapiscono il dodicenne Allan Parrish (Williams) intrappolandolo per ben 26 anni, quando altri due ragazzini riprendono a giocare, dando avvio alle avventure del film. Un film in cui il gioco, in antitesi con il suo stesso significato, diventa reale, e giocare diventa qualcosa di fondamentale per riportare le cose al loro posto. Nel seguito, di vent'anni dopo, è un vecchio videogioco a 8 bit trovato in soffitta a trasportare i giocatori adolescenti in alter ego, nel mondo di Jumanji, un mondo immenso dove le regole del mondo reale non esistono, e le regole del gioco diventano le uniche possibili. Completamente diverso è l'approccio di The game

– nessuna regola , un film del 1997 di David Fincher, dove il protagonista, interpretato da Michael Douglas, è un ricco annoiato, che avvicinandosi al suo compleanno riceve l'invito, da parte del fratello, a iscriversi a un esclusivo club, il Consumer Recreation Services (CRS), allo scopo di movimentare la sua vita noiosa. Da quel momento in avanti, la vita del protagonista incontra una serie di situazioni disastrose e pericolose, reali e concrete, fino a portarlo a dubitare della stessa realtà: verità, pazzia oppure un complesso e articolato gioco orchestrato dalla CRS che coinvolge ogni spazio, ogni incontro, ogni questione che coinvolge la sua vita. Un turbinio di paranoia e incapacità di discriminare la realtà che porterà il protagonista ad essere vittima del suo stesso gioco. Un altro gioco sul rapporto distorto tra gioco e spazio è eXistenz, in cui una famosa battuta del film recita: devi partecipare al gioco per scoprire perché partecipi al gioco. È il futuro! . In questo film di Cronenberg del 1999, eXistenZ è un gioco basato su un particolare sistema di collegamenti neurali che permette al giocatore di vivere una dimensione parallela, del tutto realistica. Durante la prima dimostrazione del gioco, un terrorista infiltrato ferirà la programmatrice del gioco, e la sua sopravvivenza metterà a repentaglio la stessa sopravvivenza del gioco. Lo spunto interessante per un film di quell'epoca, è l'immagine di futuri in cui i videogiochi hanno un ruolo così importante nella società al punto da faticare a distinguere la finzione dalla realtà. Al punto da immaginare un joypad fatto di carne, che reagisce agli stimoli come carezze o pressioni, e il cui cavo (un cordone ombelicale) viene inserito nella corteccia celebrale. Ben più antico è il film Tron (1982) d i S t e v e n Lisberger, che ha avuto il seguito, Tron: Legacy nel 2010. Anche in questo caso, un programmatore di videogiochi, a causa di una cospirazione, viene scansionato e finisce nel mondo che lui stesso ha creato, popolato da programmi dittatori e

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Ludospunti tra Film e Libri

Gioco

Rubrica ludo-cine-letteraria a Tema

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ribelli, alter ego e pericoli molto reali frutto della programmazione informatica. Fughe su moto futuristiche, spazi immensi, periferie artificiali, per un gioiello di un epoca agli albori della tecnologia informatica, ma che già aveva capito molte cose. Conclude la parte v i r t u a l e i l bellissimo film di Spielberg, Ready player One (2018), dove il mondo reale è ormai una baraccopoli e le persone, per vivere una vita normale , si connettono con Oasis, un mondo virtuale in cui si realizzano. Vicissitudini del creatore di Oasis scatenano la sfrenata partecipazione alla ricerca di tre chiavi magiche che consentono al vincitore di arricchirsi in modo inimmaginabile e assumere il controllo di Oasis. Il tema del senso del gioco, dove si gioca solo per divertirsi, emergerà alla fine del film. Su livelli simili siamo con film come Zathura – un'avventura spaziale del 2005, diretto da Jon Favreau, dove, sulla falsa riga di Jumanji (è scritto dalla stessa penna), due ragazzi scoprono un gioco da tavola a tema spaziale che da il titolo al film. Le conseguenze, saranno ancora una volta una realtà completamente modificata, le cui mosse del gioco causano conseguenze nella realtà, come pioggia di meteoriti, case che fluttuano nello spazio, robot distruttori, alieni rettiloidi e una quantità cosmica di giocosi passatempi con conseguenze piuttosto reali. Concludo l'esperienza videoludica di gioco e spazio con Giochi stellari (1984) di Nick Castle, dove la Lega stellare, un'unione planetaria di difesa contro una razza aliena utilizza un videogioco della sala giochi, chiamato Starfighter, per identificare i terrestri più brillanti per farli diventare veri piloti spaziali. Qui il tema della propria abilità nel gioco e delle conseguenze che questo comporta nella realtà è portato all'estremo. Numerosi sono ancora gli esempi che la cinematografia propone nel rapporto tra gioco e spazio: basti pensare ad Hunger Games (2012, di

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Gary Ross), dove un gioco mortale tra i tributi, volontari forzati dei vari distretti, permette di mantenere la pace tra i popoli, o Ender's game (2013, di Gavin Hood), dove lo sviluppo psicologico di Ender, il protagonista predestinato a un grande futuro (che al cinema non vedremo perché per ora non ha avuto sequel), è tenuto sotto controllo tramite un complesso gioco (Mind Fantasy Game), che è gestito dal sistema di computer della Scuola. Bene, allora non vi resta che lasciarvi incuriosire e godervi qualche serata di film in compagnia! Massimo Motta

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ARTICOLI TEMATICI

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OROSCOPO LUDICO Compiti per tutti: C'è uno spazio che proprio non riesci a percepire come ludico? Giocalo!

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ARTICOLI TEMATICI

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OROSCOPO LUDICO Compiti per tutti: C'è uno spazio che proprio non riesci a percepire come ludico? Giocalo!

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ARTICOLI TEMATICI

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Gioco e Spazio Pensieri sparsi di psicologia e gioco Oggi sarò ordinato e sintetico. Mi sono posto tre premesse ben precise che delineano la cornice da cui non voglio sforare. È una questione di spazio. L'altra volta ho scritto un articolo sul tempo ed effettivamente ce ne voleva molto per leggerlo. Questo occuperà uno spazio giusto, ponendo domande ben precise. Ecco le tre importanti premesse: 1. il punto di vista di chi propone (o compra) un gioco, che sia un educatore ludico, un papà o una mamma, un istruttore sportivo o altro; 2. l'obiettivo di quel gioco è che debba piacere* 3. che relazione c'è tra il gioco, chi lo propone, chi ci gioca e lo SPAZIO. *non apriremo parentesi né ci soffermeremo sul significato epistemologico di come e quanto e perché una cosa possa piacere. Il supposto dogmatico è che faccia stare bene. Per comodità mentale di chi scrive, provo ad immedesimarmi in tre personaggi diversi e proporre tre differenti giochi per tre differenti fasce d'età: Ÿ l'educatore ludico che propone un gioco del ludobus ad un bambino di 7 anni Ÿ il papà che va a comprare un gioco per la figlia di 2 anni Ÿ l'istruttore sportivo che spiega un esercizio-gioco di basket ad un ragazzo di 13 anni. Sarebbe stato bello continuare fino alla terza età, ma non c'è spazio e non è detto che non sarà oggetto di un approfondimento in futuro. FOCUS: la percezione dello spazio dal punto di vista psicofisico Cos'è lo spazio? Per il nostro cervello non è altro che la relazione tra il vuoto, il pieno e l'osservatore. Quando guardiamo un gioco su un tavolo, in una stanza, il gioco all'inizio rappresenta il pieno, e tutto il resto il vuoto, poi lo relazioniamo al tavolo, che diventa a sua volta un pieno, e così via. Lo spazio in sostanza non è altro la rappresentazione che noi diamo a ciò che ci circonda, che noi esseri umani percepiamo essenzialmente in due modi: 1. sistema visivo: percepiamo l'ambiente in 2D e lo elaboriamo in una percezione 3D 2. sistema tattile cinestesico: ci fornisce informazioni rispetto alla posizione degli oggetti e dello spazio rispetto al nostro corpo Sulla base di queste informazioni creiamo uno spazio mentale che rappresenta quello fisico, con metafore che ne descrivono la relazione (su, giù, destra, sinistra, avanti, indietro, più veloce, più lento, etc...)

Ore veniamo al dunque. Mi chiamo Filippo (nome di fantasia) e oggi ho un ludobus. Dovrò mettere in piazza tutta una serie di giochi (che di solito viaggiano stipati nel mio furgoncino) per far divertire chiunque passi. Ho appena costruito un gioco nuovo e sono curioso di provarlo. Il target sono i bambini di 7/8 anni e stavolta penso possa piacere sia ai maschietti che alle femminucce.

Metto giù il tavolo, appoggio sopra il gioco, monto la struttura di sostegno con i pali di ferro, appendo il grappolo, sistemo sopra le palline colorate forate ed infine metto le quattro bacchette ai lati del gioco e aspetto. Ho calcolato tutto. Il gioco è costruito su base quadrata di 80 cm di lato, così se una pallina cade nel mezzo un bambino riesce a raggiungerla tranquillamente. L'altezza del grappolo è misurata su una statura medio bassa, cosicché anche i bambini più piccoli possono vedere le palline colorate da infilare. I fili che sostengono il grappolo sono appesi abbastanza in alto da evitare che li stacchino per giocare in modo creativo . I bastoncini infila palline hanno in fondo un pomello che può essere utilizzato comodamente da qualsiasi mano. Tecnicamente perfetto. Ed ecco che arrivano Pietro e Linda (come saprò più avanti nel gioco).

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Gioco e Spazio Pensieri sparsi di psicologia e gioco Rispettivamente 6 e 8 anni. Fratello e sorella. Hanno visto il gioco libero e si sono fiondati. Ho pensato subito: Ottimo! Così lo testo subito e con bambini dell'età giusta. Faccio un passo indietro e come mio solito mi posiziono due metri lontano da loro per osservare come si relazionano al gioco, senza dire una parola e senza far capire che l'ho costruito io. Pietro come prima cosa gira intorno al tavolo osservando il gioco e cercando la posizione migliore. Si posiziona dal lato giallo, anche se è un po' più scomodo (i tavoli sono rettangolari mentre il gioco è quadrato ). Linda arriva leggermente dopo, senza fare giri di alcun tipo e si posiziona davanti allo spazio verde. Dopodiché Pietro prende in mano una bacchetta, un bastoncino con in fondo una pallina, la guarda attentamente e poi rivolge l'attenzione al grappolo di grosse palline di fronte a lui. Sopra ce ne sono di più piccole e colorate. Ci siamo! Cosa fa? ARGHHHH inizia a percuoterle come una batteria! Ma cosa sta facendo? Non si cura minimamente delle palline colorate... Nel frattempo Linda, di fianco a lui, lo guarda con aria perplessa, sicuramente pensando: uhm non penso che si giochi così Pietro. Afferra la sua bacchetta, stavolta dalla parte giusta, e si mette a infilare palline a caso, di tutti i colori! MA SE SEI DAVANTI ALLO SPAZIO VERDE! Ci sarà un motivo?! Disastro totale. Non hanno minimamente capito il mio gioco. Ma si stanno divertendo! Smettendo i panni di Filippo, eroico educatore del Ludobus e vestendo quelli di un quasi psicologo ludico la domanda che gli pongo è questa: Che relazione c'è tra lo spazio-gioco che hai creato per i bambini e le loro percezioni di quello stesso spazio? La risposta è molto semplice: l'esperienza! Ed è una cosa su cui non è possibile avere controllo né modificarla. Si può solta n to a ggiun ge r n e a ltr e , p e r c ui è sicuramente importante proporre un gioco a misura di giocatore, ma non saprai mai come valuterà quella misura nella propria testa. Quindi vai gioca con loro, anche se le regole non sono le tue. Ora magicamente mi trasformo in un papà alla vigilia di Natale che entra in un negozio di giochi per comprare un regalo per sua figlia, di 2 anni. Pensaci tu! È stato il consiglio-comando della mamma. Ok! Nessun problema, ho risposto. Prese le chiavi della macchina sono partito. In macchina ho fatto mente locale su cosa piace ad Alice: ogni tanto quando mi vede lavorare prende in mano dei miei attrezzi e prova ad imitarmi, così le potrei prendere un kit di attrezzi giocattolo. È

femmina ma per me non è un grosso problema. Oppure sarebbe meglio una bambola? La nonna alla nascita ne ha presa una e le piace un sacco, la chiama Blu (è una bambola maschio), ma inizia ad essere un po' troppo strapazzata. Potrei prenderne una nuova, magari che fa le voci o qualcos'altro... Altra bella idea sarebbe quelle belle biciclettine senza pedali, che dicono aiutino a sviluppare l'equilibrio, oppure un trainabile, visto che ha solo un vecchio trenino a filo senza rimorchi. Cinquantatré minuti dopo sono fuori dal negozio, con la carta di credito fumante, un bel pacchettone enorme che ci sta solo nel bagagliaio e un sorriso a 32 denti. Sicuramente piacerà un sacco ad Alice. La mattina di Natale è un tripudio. Ci alziamo

alle 6 e 45 e scendiamo le scale quasi di corsa. Alice vede il pacco sotto l'albero. Beh non proprio sotto. E' grosso mezzo albero. Si avvicina pian piano cercando di capire cos'è e se è per lei. Si gira verso di noi e le rispondiamo con un sorriso. Con le sue abili manine trova subito il modo di scartarlo e una biciclettina senza pedali! A forma di piccola vespa (la mitica motoretta di cui il padre è innamorato fin dall'adolescenza )! Bellerrima. Alice vuole aprire anche la scatola e così l'aiuto. Ovviamente è da montare, ma non è un problema per noi. Dodici minuti dopo è pronta in corridoio con il sellino regolato all'altezza giusta e con il campo libero per almeno quattro metri. Reggo la bicicletta e Alice la inforca come uno dei tricicli che utilizza all'asilo. Prova a spingersi con i piedi e facciamo due metri mentre la sorreggo! Alla grande! Ride di gusto! Bravo papà! Obiettivo centrato! Ora puoi

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Gioco e Spazio Pensieri sparsi di psicologia e gioco lasciarla e farla andare da sola.' questo è stato il mio pensiero. La posiziono, vado dall'altra parte del corridoio e la chiamo. Alice si spinge come ha fatto prima. Una spinta, due spinte e SPATATRAK! Contro il mobile con capitombolo multiplo. Risultato: un pianto epico e la biciclettina in ripostiglio fino ai tre anni. Ma andava tutto bene, com'è potuto succedere? Alla domanda del papà deluso risponde lo psicologo, ma con un'altra domanda: Lei si ricorda la prima volta che è andato in bicicletta? A dire la verità no, ricordo quando il mio papà mi ha tolto le rotelle. Ci ho messo una settimana ad imparare ad andare da solo. Ecco, vede che si è già risposta da solo? In che senso? A cosa mi sarei già risposto da solo? Alla domanda sul come sia potuto succedere che Alice sia caduta dalla biciclettina, non ha calcolato il tempo! Ebbene sì. Anche quando lo spazio-gioco è dimensionato correttamente sulle misure del giocatore, anche quando viene percepito come tale e pure divertente, è sempre da mettere in relazione al TEMPO. Ma che tempo? Quello dell'apprendimento, quello che fa trasformare una conoscenza in un'abilità e quindi in una competenza (cosa che metaforicamente potremmo descrivere come la fase della bicicletta coi piedi, quindi delle rotelle, quindi senza rotelle). Il gioco non solo deve essere commisurato alle misure del giocatore, ma anche col suo tempo e le sue esperienze. Sicuramente Alice prima o poi inforcherà nuovamente una bicicletta, e magari quando a sua volta sarà mamma avrà un approccio diverso rispetto a quello che la sua esperienza con la piccola vespa le ha fatto vivere. Infine mi trasformo in Alessandro, istruttore sportivo di basket, alle prese con una squadra di tredicenni. MA vedendo il numero di caratteri e di pagine scritte, direi che non ho proprio più spazio. L'ho calcolato male. Ma alla fine mi sono anche divertito a scrivere, per cui questo gioco ha funzionato. E sono arrivato alle domande finali, che potrei pormi tutte le volte che ho a che fare con un gioco e un giocatore: Ÿ Come i giocatori valutano lo spazio che stanno giocando? In termini anche di sicurezza, tema di cui non abbiamo parlato ma molto importante. Lo misurano più con gli occhi o più col corpo? O con tutti e due? Ÿ La misura dello spazio-gioco è influenzata dall'abilità del giocatore. Il mio gioco ne tiene conto? Come posso proporre un gioco che

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tenga conto delle abilità dei giocatori? Si stanno divertendo? Io mi sto divertendo? Perchè se lo spazio non è commisurato al giocatore difficilmente potrà avvenire il connubio. Per uno scambio di idee e vedute: uomoludico@gmail.com Alla prossima. Alberto Segale

BIBLIOGRAFIA MINIMA: Ÿ

C. Ambrosini, S. pellegatta. Il gioco nello sviluppo e nella terapia psicomotoria. Ed. Erikson, Trento 2012.

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S. Lupoi, A. Corsello, S. Pedi. Curare giocando, giocare curando. Ed. Franco Angeli, Milano 2013.

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M. Cremonini, F. M. Pellegrini. Il minibasket. L'emozione la scoperta il gioco. Ed. Federazione Italiana Pallacanestro, Roma 2010.

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BAMBINI, FUORI NELLA NATURA! Da: GEO Magazin n. 08/2010 – Ritorniamo sugli alberi I bambini amano la natura e ne hanno bisogno. Il fatto che per loro non sia quasi più possibile girare liberamente all'aperto viene considerato dal biologo e filosofo della natura Andreas Weber al pari di una catastrofe della civiltà.

A chi va a passeggio per i campi del quartiere periferico di Berlino in cui abitiamo non capita solo di non vedere quasi più nessuna farfalla. Non incontra quasi nessun bambino. A differenza di quanto accadeva negli anni '70 sembra che i bambini che vivono avventure a cielo aperto, che si sporcano, che si graffiano, siano una specie in estinzione. Esistono ormai una molteplicità di studi che confermano ciò che gli abitanti delle città già sanno, forse senza esserne completamente coscienti: il raggio d'azione della generazione di bambini contemporanea si sta spostando sempre più all'interno delle case. Il territorio in cui possono muoversi autonomamente e in libertà negli ultimi tre decenni si è ridotto in modo drastico, quasi si nascondesse un cecchino dietro ogni bidone della spazzatura. Il problema principale è che i bambini entrano sempre più raramente in contatto con la natura. Sembra che i nostri eredi siano stati infettati da una strisciante malattia indoor ed essa infetta anche quelli che, come Max e Emma, hanno a disposizione ettari di spazi liberi: campi per far salire gli aquiloni, fossi per catturare le rane, laghi per pescare, alberi per arrampicarsi, buche delle bombe nel bosco, insomma un mondo quale quello in cui viveva Tom Sawyer. E l'addio dei bambini alla natura non rimane senza conseguenze. Perché con la scomparsa del gioco libero all'aperto c'è il rischio che vada perso qualcosa di insostituibile: la possibilità di dispiegare i propri potenziali mentali, fisici e spirituali in modo da poter diventare persone mature e coscienti. La natura rappresenta un bisogno umano

elementare Romanticismo? No, si tratta per esempio dei risultati della ricerca sul cervello umano! Ecco lo stato della conoscenza: la presenza della natura, la possibilità di giocare nella natura sono rilevanti per la soddisfazione dei bisogni emozionali e cognitivi delle persone che stanno crescendo. Se viene loro tolta la libertà di fare esperienze in un ambiente naturale, che si è fatto da sé – non creato o ricreato arti-ficialmente – senza venire sorvegliati da adulti, i bambini hanno difficoltà enormi ad acquisire conoscenze e sviluppare competenze primarie. Se manca la vicinanza alle piante e agli animali la loro capacità di sviluppare legami emozionali si atrofizza, diminuiscono l'empatia, la fantasia, la creatività e la voglia di vivere. E sono anche le preoccupazioni dei genitori a limitare e restringere gli spazi per il gioco. Per capire quanto drammaticamente sia stato ridotto il diritto dei bambini e muoversi liberamente possiamo fare riferimento all'esempio di una famiglia di Sheffield (GB) che per caso è stato analizzato. Il bisnonno negli anni '20, all'età di otto anni, camminava per dieci chilometri per raggiungere il posto dove andava a pescare. Suo cognato, dopo la guerra, sempre all'età di otto anni, aveva il permesso di andarsene liberamente per il bosco che distava un chilometro e mezzo da casa.

Anche a scuola andava da solo. Sua figlia, negli anni '70, aveva ancora il permesso di attraversare da sole e in bicicletta il vicinato per andare a nuotare. Il suo stesso figlio però, adesso che ha otto anni, da solo ha il permesso di muoversi solo fino alla fine della strada e viene accompagnato a scuola in macchina. Se si interrogano i genitori, per sapere perché facilitano la vita dei loro figli fino a impedire

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BAMBINI, FUORI NELLA NATURA! Da: GEO Magazin n. 08/2010 – Ritorniamo sugli alberi loro qualsiasi tipo di esperienza personale, la risposta nella maggior parte dei casi è la paura, paura che i loro piccoli possono ferirsi giocando all'aperto, paura che qualcuno li possa rapire e soprattutto paura che possano rimanere vittime di un incidente stradale. Nel 1971, secondo uno studio, due terzi dei bambini inglesi dai sette anni in su, che possedevano una bicicletta, potevano usarla anche per muoversi in strada. Vent'anni più tardi i bambini che avevano questo permesso dai genitori erano solo un quarto del totale. Qui non si tratta di diffamare questa paura, ma essa dimostra che l'espropriazione dello spazio pubblico viene accettata: i bambini vengono allontanati dalle strade che pure gli appartengono al pari degli adulti motorizzati. E al pari dei viaggiatori affetti da VOLOFOBIA gli adulti vengono presi dal panico anche lì dove il pericolo praticamente non esiste. I rapimenti di bambini, per quanto terribili, rimangono casi isolati. Parallelamente alla scomparsa e all'eliminazione dei bambini dalla scena sociale sembra crescere il desiderio, quasi la visione forzata, di proteggerli. Dall'altra parte ciò che una volta si considerava semplicemente come vita, inclusa la buona e la cattiva SORTE, viene giudicata sempre più dal punto di vista del successo e dell'insuccesso, per cui si è responsabili. E lì dove i bambini, sotto il dettato della prestazione accelerata, diventano progetti, le loro attività vengono sottoposte automaticamente ad un sempre crescente elenco di priorità: il gioco all'aperto diventa qualcosa a cui si può rinunciare, non rilevante, il tempo della genitorialità e la dedizione vengono rimandati secondo il motto sì amore, subito, aspetta un attimo.

A ciò vanno ad aggiungersi: elettronica rubatempo, consolle da gioco e cellulari che ormai sono alla portata di chiunque.

L'autore statunitense Richard Louv (Last child in the woods), che per primo a sottoposto all'attenzione del grande pubblico la carenza di natura dei bambini, dichiara che nei suoi colloqui con bambini si sente spesso rispondere così: Preferisco giocare a casa, perché ci sono le prese di corrente . Questa comodità trova un sostegno inconsapevole da parte dei genitori, che temono i pericoli nascosti nell'indeterminatezza della natura e del gioco libero dei bambini. Loro stessi hanno un timore esagerato delle zecche, dei rami che possono cadere e trasmettono queste paure alla prossima generazione che di per sé non teme nulla. Nel frattempo negli USA vengono eliminati da alcuni parchi gioco anche le altalene e gli scivoli, perché vengono giudicati troppo pericolosi. L'imprevedibile, che affascina i bambini che giocano all'aperto, va perso. Riuscire a gestire nuove situazioni sviluppa l'autonomia e dunque la maturazione di una personalità indipendente. E invece molti genitori, e con le migliori intenzioni, programmano il tempo dei loro figli, pagano ore di violoncello, il corso di judo, la scherma in inglese, ore di recupero con insegnanti di madre lingua. Questi enhancer devono garantire ai loro eredi un posto di primo piano nella società della concorrenza globale. Un contatto eccesivo con la realtà, di cui fanno parte anche la sconfitta e il dolore, manderebbe in pezzi questa matrix super organizzata. Dunque è meglio evitare esperienze con il SELVAGGIO ed il SELVATICO e chiudere gli spazi classici delle esperienze infantili. Ancora nel 1990, in uno studio tedesco, quasi tre quarti dei bambini fra i sei ed i tredici anni dichiaravano di frequentare ogni giorno gli spazi aperti.

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BAMBINI, FUORI NELLA NATURA! Da: GEO Magazin n. 08/2010 – Ritorniamo sugli alberi Nel 2003 questa percentuale era già scesa al di sotto della metà. Su mille ragazzi inglesi fra sette e dodici anni più della metà ha risposto che gli è proibito arrampicarsi su un albero o andare a giocare nel parco dietro l'angolo senza sorveglianza. Lo studio non ha indagato quanti siano i bambini che invece possono navigare in internet senza sorveglianza. L'avventura dovrebbe venire sostituita dalle casette prefabbricate in plastica acquistate al centro commerciale, come se tutti noi adulti avessimo dimenticato completamente tutti i momenti di gioia della nostra infanzia, per esempio quelle sere d'estate in cui non diventava mai buio e noi girellavamo con una banda di amici pieni di graffi e senza alcuna sorveglianza per i boschi, i terreni abbandonati, gli stagni e sui muretti.

L'astinenza dalla natura danneggia il corpo e la mente. La risposta? Le pillole per gli iperattivi Sembra quasi che noi adulti, pur con tutte le migliori intenzioni, abbiamo completamente perso di vista l'obiettivo del nostro impegno educativo. Diciamolo brutalmente: stiamo costringendo i nostri bambini, costretti sui sedili posteriori di SUV pieni di airbags, a passare – già a partire dalla scuola materna – attraverso istituzioni prestazionali dai ritmi sempre più indiavolati, per far sì che siano in grado di affrontare la vita. E così facendo finiamo per togliergli proprio la possibilità di sperimentare cosa essa realmente sia, la vita. Stiamo rubandogli la vitalità. Molti ricercatori delle facoltà cognitive ritengono che questa sia una delle cause principali della situazione miserevole dei bambini e dei giovani. La mia tesi è questa: con la stessa velocità con cui il selvatico scompare dalla psiche dei nostri bambini, cresce la frequenza delle loro patologie psichiche. Secondo uno studio dell'istituto Robert Koch in Germania uno ogni cinque teenager fra undici e diciassette anni soffre di un disturbo alimentare, il 10% dei

nostri bambini che frequenta la scuola deve combattere con i sintomi della sindrome del deficit di concentrazione e di iperattività. Queste sofferenze non vengono quasi mai curate con una dose supplementare di autodeterminazione, bensì con le medicine. Fra il 2005 e il 2008 il numero delle prescrizioni del farmaco Ritalin e cresciuto di un quarto. E invece non dovremmo far altro che aprire gli occhi, per capire di cosa hanno bisogno i bambini. Tutti dimostrano sin dalla più tenera età il loro bisogno ancestrale di natura e di vicinanza di altri esseri.

Quando i bambini imparano a parlare – poco dopo aver imparato ad articolare le parole mamma e papà – imparano a dire cane, gatto, anatra, cavallo, mucca. E anche se la maggior parte dei bambini non hanno mai visto una vera volpe, un vero pipistrello, una vera biscia, i caratteri animaleschi inseguono i più piccoli fino nei loro sogni. Già bambini di tre mesi vengono attratti maggiormente da stimoli motori che provengono da esseri viventi, piuttosto che dà automi. E anche un poppante, se gli si dà l'alternativa fra un coniglio realmente esistente e una tartaruga di legno, guarda più spesso e più a lungo l'animale vivente. Sono una tigre selvaggia! Un gatto che fa le fusa! È un filo intuitivo quello che collega il bambino all'animale. I caratteri animali sono il materiale grezzo, da cui i bambini costruiscono la coscienza di sé sostiene la psicologa dello sviluppo americana Gail Menson. E ciò è valido per tutte le culture e in tutti i tempi. Uno dei più antichi giocattoli ancora esistenti è un sonaglio d'argilla dell'età del bronzo, decorato di teste di volpe, uccelli, cani e coccodrilli di legno, costruito in Egitto 1000 anni prima di Cristo. Melson è convinto che i bambini utilizzino nei loro pensieri i caratteri animali - al pari delle culture dei cacciatori e

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BAMBINI, FUORI NELLA NATURA! Da: GEO Magazin n. 08/2010 – Ritorniamo sugli alberi cercatori con i loro totem a figure animali come manifestazione visibile di sentimenti e relazioni invisibili. I sogni dei bambini in cui appaiono continuamente animali, potrebbero essere un modo di riandare e rivivere un passato preistorico, un tempo in cui ci siamo sviluppati nella nostra specificità di umani. Proprio perché questi simboli derivano da profondità della nostra psiche, su cui abbiamo pochissima influenza, potrebbero essere insostituibili per lo sviluppo interiore.

In altre parole: i nostri bambini vengono messi al mondo come uomini primitivi (originari), con tutte le capacità cognitive per sviluppare un'identità sana nel bel mezzo di un mondo popolato da attori viventi. L'antropologo francese Claude Lévi-Strauss affermava che gli animali non sono solo buoni da mangiare, ma soprattutto buoni per pensare. Si potrebbe anche dire: gli animali, gli animali magici, tutti gli esseri in cui ci si può trasformare grazie alla fantasia, esercitano una forma di magia bianca. Il bambino utilizza il corpo estraneo come veicolo per una trasformazione: mettiti in ginocchio e avrai tutte le forze che immagini di possedere nelle tue profondità. Trasformarsi in animale durante il gioco permette di esplorare le diverse possibilità dell'esistenza. La tigre rappresenta la forza trasformata in muscoli e statura, un delfino incorpora una forma di armonia inavvicinabile da qualsiasi creazione umana. Secondo il famoso biologo americano Edward O. Wilson: le persone umane possiedono dalla nascita un profondo legame emozionale con gli altri esseri viventi. La nostra cognizione è determinata dalla biofilia, l'amore per ciò che è vivo. L'uomo si è sviluppato nel corso di milioni di anni come parte dell'ecosfera ed ha appreso attraverso di essa il pensiero e la sensazione. Il cervello in via di sviluppo si appoggia sugli elementi cognitivi basilari del mondo vivente allo stesso

modo in cui lo sviluppo delle ossa dipende dalla disponibilità di calcio. Sostituire alimenti elementari di questo tipo con componenti artificiali può anche funzionare, ma per l'anima che sta crescendo ciò vuol dire sottoporsi ad un continuo stress. Il fatto che i bambini si stiano estraniando sempre più dalla natura ha dunque il potenziale di una catastrofe della civilizzazione. Chi si occuperà in futuro della salvaguardia della natura, il cui ossigeno ci permette di respirare, i cui carboidrati e proteine ci nutrono, se i bambini non sanno più, che la rete della vita e parte di loro stessi?

La DEDIZIONE all'animale è importante. Riuscire a proteggere quanto più possibile la natura è dunque (anche) un progetto legato alla salute. E in effetti la presenza di altri esseri agisce come strumento universale di rilassamento e rivitalizzazione – soprattutto per i bambini. Nel caso di alunni, che devono fare una presentazione ad alta voce, la sola presenza di un cane abbassa la tensione, come si può rilevare dalla frequenza cardiaca e dalla pressione sanguigna. Molti bambini che hanno in casa animali, dichiarano che, in fasi di furia, paura e rabbia, si sentono meglio se tengono vicini a sé gli animali. E poi i bambini che trascorrono molto tempo con i loro amico animale, sono meno paurosi e ritrosi della media, vengono maggiormente accettati e dimostrano una maggiore capacità di MITGEFÜHL. Sono ormai centinaia gli studi che confermano con rara concordia che la natura regala ai bambini la voglia di vivere. E tuttavia la psicologia in vigore ha messo fra parentesi questa relazione. Nei suoi modelli di riferimento fino ad oggi e per lo più si parla di relazioni umane e dei loro disturbi. Lo psicologo dello sviluppo Jean Piaget, il cui influsso nella pedagogia è ancora oggi molto forte, catalogò la frenesia infantile per la natura come animismo. Secondo lui i

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BAMBINI, FUORI NELLA NATURA! Da: GEO Magazin n. 08/2010 – Ritorniamo sugli alberi bambini fino all'età di sette anni considerano vivi tutti gli oggetti, una sorta di errata coscienza che deve venire superata. Che i bambini abbiano dei bisogni spirituali, che, se non soddisfatti, possono portare gravi problemi, è ormai universalmente accettato. I lattanti che non vengono toccati regolarmente deperiscono e possono morire. Per la coscienza di sé del bambino che sta crescendo il padre e la madre sono specchi fisici e psichici, in assenza dei quali il lattante non impara, che anche lui stesso è un soggetto umano tale e quale i suoi genitori. La natura è uno specchio in cui un bambino riconosce sé stesso. Come parte del tutto. Così come i bambini traggono il loro modello di umanità da coloro che li amano, allo stesso modo essi traggono da altri esseri viventi il sentimento di una VITALITÀ attiva. Altri esseri, certo, anche fiumi, pietre e nuvole, insegnano ai bambini una forma per riconoscere sé stessi, che essi non potrebbero apprendere in un mondo fatto solo di persone umane. Il nostro cervello è un organo sociale afferma il neurobiologo Gerald Hüther. Il cervello cresce e stabilisce nuove relazioni, se un bambino fa esperienze. E più complesso è l'ambiente, più varie le relazioni, che il bambino vi può stabilire, più intensiva sarà la crescita cognitiva. E per ogni nuova sinapsi che si genera il cervello rilascia elementi che generano gioia e allegria.

<La vita è un processo che genera conoscenza> afferma Hüther citando il VERHALTENSFORSCHER Konrad Lorenz. E quanto più diverso è ciò che sta di fronte al bambino che in questo processo vi si può specchiare, tanto più completa sarà l'immagine di sé stesso e più profondo il riconoscimento di sé. Ma questo <altro da sé> il bambino non lo trova in oggetti artificiali, lo trova solo nella natura, che è divenuta, non fatta, che consiste di molteplici esseri che

desiderano vivere e possono morire come lui stesso, che hanno costruito una fitta rete di collegamenti pieni di senso e che anche il bambino sta cercando.

La natura – anche se consiste solo di un terreno abbandonato in mezzo all'edificazione – è un paesaggio vivente in cui si mostra che il grande cresce accanto al piccolo, il marcio accanto al vitale come si esprime Hüther. Queste sono le costellazioni originarie della creatività. La scuola approfondisce la ENTFREMDUNG, invece di eliminarla. Le scuole impediscono il <pensiero selvatico>. Le nostre scuole riescono raramente a rendere possibili queste esperienze. Esse si limitano a passare informazioni e sono sottoposte ad una pressione che dopo lo shock dello studio PISA (l'autore si riferisce alla situazione in Germania – n.d.t.) è aumentato invece che diminuire. E così lo stress da studio blocca il pensiero selvatico dei nostri bambini e impedisce loro di trovare sé stessi. Certo, molti insegnanti si sforzano di far rientrare la natura nelle lezioni e di sensibilizzare gli alunni riguardo alla sua distruzione. Ma proprio questo sforzo induce una ABSPALTUNG grottesca: in classe i bambini e i giovani trattano della costituzione di altri esseri viventi come se questi fossero macchine elettriche e imparano a calcolare in modo matematico la propria impronta ecologica e il consumo di Co2. Se però una volta volessero mettere il loro piede su un pezzo di natura selvatica, incontrerebbero i cartelli con i divieti, come accade nei parchi nazionali o sulle dune costiere, dove si può leggere: Restare sui sentieri tracciati! Non Toccare! Per molti la natura è diventata un museo, una questione

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BAMBINI, FUORI NELLA NATURA! Da: GEO Magazin n. 08/2010 – Ritorniamo sugli alberi noiosa che riguarda gli adulti. Non si fa altro che distruggere la natura, se ci si avvicina ad essa – per esempio se al pomeriggio ci si va a giocare e magari si danneggia un albero (così poi arriva la guardia del parco). La natura oggi si presenta come isole, che non hanno nulla a che fare fra loro e meno che meno con il bambino: le simpatiche figure dei cartoni animati di Ice age 2, i pericolosi virus della febbre suina, gli uccellini protetti del biotopo, da cui è meglio stare lontani. Ciò che i bambini così imparano a sottomettere è una parte vitale di sé stessi, della loro vitalità, che pure è albero che cresce, che l'impeto volante con cui ci butta nel morbido nulla scivolando giù da una duna sul Mare del Nord. Non voglio essere cattivo per forza, ma la nostra politica della formazione non fa che rafforzare questa VERHÄNGNIS. I piani didattici producono forme tecnocratiche vuote. La materia 'Scienze della Natura' contribuisce a far sì, che le alunne e gli alunni possano orientarsi nella nostra società segnata dalla tecnica e dalle scienze della natura e che possono prendervi parte - scrive il piano di studi per le scuole elementari di Berlino. Natura? Vitalità? Basta un pezzo di terreno abbandonato. Il nostro pensiero astratto costituisce solo una minima parte dei canali percettivi che abbiamo a disposizione - scrive Jon Young, che negli USA è attivo come trainer del/nel mondo selvatico. A lui si deve la nascita negli anni '80 del Coyote mentoring, una nuova forma di pedagogia ambientale, che lavora con metodi del tutto diversi da quella tradizionale. Young non vuole continuare a trasmettere una comprensione ecologica, bensì affinare la percezione. Egli è convinto che ciò che lui chiama <forza immaginativa dei sensi> sia una tecnica culturale altrettanto fondamentale come leggere, scrivere e far di conto. I risultati raggiunti da Young sono strabilianti, e non si tratta di risultati che si possono verificare in un test come sapere di fatti, ma di ciò di cui i suoi alunni riescono a fare esperienza in materia di aumento del pensiero complesso, di creatività, di soddisfazione, di capacità di far gruppo, di compassione, di significatività. Se si insiste un po' Young racconta una moltitudine di storie di successo, dove il suo mentoring ha avuto l'effetto di accelerare le carriere. Ma ciò non gli interessa. Il successo è solo un risultato collaterale di un'accresciuta suscettibilità. I corsi nei quali bambini e adulti apprendono la capacità di riconoscere le impronte, di identificare gli

uccelli dal loro canto o di sapere quale direzione ha il vento si concludono senza secchioni ed esami. Il mentor invita i suoi protetti a risolvere compiti ludici, fa domande curiose e per il resto lascia che i sensi imparino la loro stessa lezione. Dunque c'è speranza che sia ancora possibile un felice inselvatichimento dei nostri bambini. E per questo non è necessario un biotopo perfetto. Basta un terreno abbandonato dietro l'angolo. Oppure un cortile di una scuola, che non sarà a norma TÜV, ma affidato a sé stesso e alle idee creative dei bambini. Ciò di cui hanno bisogni i bambini sono le esperienze sensoriali in libertà. Né più né meno. E per quanto ci possa risultare difficile da accettare: di questa libertà fanno parte anche un po' di rischio e di vero pericolo. ANDREAS WEBER

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Gioco e spazio al nido Quanto è importante la possibilità di trasformare lo spazio messo a disposizione? L'attenzione verso lo spazio di gioco nei servizi rivolti alla Prima Infanzia, rappresenta un aspetto fondamentale del Progetto Pedagogico.

Se osserviamo con cura come è organizzato lo spazio in un ambiente educativo rivolto ai bambini, si colgono subito i messaggi sulla qualità delle scelte che stanno alla base del progetto educativo. Per queste ragioni possiamo affermare che l'organizzazione spaziale di un asilo nido è uno specchio della Pedagogia che in quel luogo vi si pratica per garantire il benessere psicofisico dei bambini e delle famiglie che vi trascorrono del tempo assieme. Progettare spazi per l'infanzia per noi significa progettare spazi in primo luogo rivolti ai protagonisti dell'esperienza educativa, i bambini, per offrire un ambiente sicuro dove possono comunicare fra di loro e con gli adulti, perché solo dal piacere condiviso è possibile iniziare la COMUNICAZIONE. Spazi quindi pensati e costruiti per i bambini, per gli educatori e per genitori che aiutino la circolarità delle idee sia tra adulti che tra gli stessi bambini.

È proprio per l'importanza strategica che ricoprono, che la qualità degli spazi al nido deve

essere al centro dell'interesse degli educatori. Quando si parla di organizzazione degli spazi non si intende esclusivamente la sistemazione fisica degli arredi e dei materiali, ma soprattutto occuparsi del contesto comunicativo, relazionale e cognitivo. L'educatore ricopre un ruolo decisivo, sono i consapevoli organizzatori dello spazio dove avviene la relazione educativa e con le loro azioni condizionano l'organizzazione della vita quotidiana all'interno della struttura. L'educatore non si sostituisce al bambino, ma deve essere figura di sostegno, di stimolo, di presenza attiva nei momenti di difficoltà, attento alle azioni che il bambino muove in autonomia per permettergli di realizzarsi nella sua individualità. Dal punto di vista pedagogico, I servizi per l'infanzia devono offrire un ambiente in cui il bambino deve sentirsi innanzitutto sicuro, atteso e accolto a braccia aperte. Nella convinzione che la qualità degli spazi vada di pari passo alla qualità dell'apprendimento, Loris Malaguzzi ha definito proprio lo spazio come terzo educatore (Malaguzzi, 2010).

Lo spazio deve essere progettato e predisposto per valorizzare l'espressività e la creatività di ciascun bambino, un vero e proprio spazio di creatività nel quale ogni bambino ha un ruolo da protagonista dove riesce a comunicare il proprio essere al mondo e manifestare la propria personalità. Per questo come si diceva in precedenza, l'organizzazione degli spazi deve derivare da un attento processo di riflessione, nell'assicurare un ambiente adatto a far crescere sani e sereni i bambini, svilupparne le numerose potenzialità per la formazione del pensiero. Anche per quanto riguarda le ritualità quotidiane, lo spazio gioca un ruolo di riferimento e di contenenza, al punto che quando parliamo di spazio si intende non solo uno spazio fisico, ma anche

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Gioco e spazio al nido Quanto è importante la possibilità di trasformare lo spazio messo a disposizione? mentale in cui il bambino agisce per sperimentarsi e apprendere. Il nido deve costituire un luogo in cui al bambino deve essere data la possibilità di poter costruire il mondo non sulle idee dell'adulto, ma a suo modo. Il suo grande piacere sta proprio nell'onnipotenza e nella sua possibilità di vivere il piacere di agire sul mondo e ciò è fondamentale per raggiungere la propria individualità e la propria autonomia. Per queste ragioni l'ambiente esterno deve essere trasformabile e modificabile. La trasformazione dello spazio attraverso gli strumenti e materiali messi a disposizione è alla base della creatività e della fantasia di ciascun bambino. È proprio la capacità di modificare il mondo che lo circonda, di trasformarlo secondo quelle che sono le sue esperienze e conoscenze che gli permette di evolvere e di continuare ad apprendere. Il ruolo del gioco spontaneo è fondamentale in questo senso perché permette all'educatore di conoscere il bambino per quello che è, con la sua personalità, le sue capacità e il suo bagaglio di esperienze fatte dalla nascita, il modo in cui si relaziona con l'altro sia esso adulto o coetaneo. L'educatore può osservare il suo gioco, strumento principale di conoscenza e apprendimento, e carpire quelle che sono le sue evoluzioni e i suoi bisogni rimanendo solo un abile osservatore trasformando lo spazio affinché risponda alle esigenze manifeste dal bambino singolo e dal gruppo. Per questo è importante che nella fascia d'età 0-3 anni il bambino giochi e si sperimenti in maniera spontanea rispettando i propri tempi e i propri apprendimenti e solo attraverso questi acquisisce nuove competenze. Le proposte strutturate o laboratori che vengono proposti nei nostri nidi danno solo nuove possibilità di sperimentare e dare libero sfogo alla fantasia del bambino e non hanno come obiettivo la costruzione o produzione di qualcosa, ma anzi danno l'opportunità di manifestare la propria voglia di scoperta e di conoscenza di nuovi materiali, strumenti e oggetti che il bambino assaggia attraverso i propri sensi senza essere condizionati da consegne o istruzioni all'uso. I bambini che fin da piccoli imparano attraverso l'esperienza lasciati liberi di provare e riprovare senza limite di alcuna sorta diventano bambini con enormi risorse e capacità di inventiva, di creatività e di desiderio di trovare una soluzione ai problemi e alle difficoltà utilizzando quelli che sono le sue capacità e gli strumenti messi a sua disposizione. Lucia e Roberta (educatrici del Nido)

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SPAZI APERTI, SPAZI SCOPERTI Come spesso succede d'estate, sono a casa dei nonni in vacanza. È mattina. Sola in cucina, sveglia da poco aspetto Nonna che ritorni da "portare il latte alle villeggianti", così al suo ritorno la giornata potrà iniziare davvero. In attesa, un pò annoiata, inizio a giocare con i raggi del sole che entrano dalla finestra alla ricerca di piccoli arcobaleni e misteriosamente magiche macchie di luce.

Nonna rientra come sempre col cesto pieno di tante cose: le uova e le erbe per la frittata di cena, il quartino di latte per noi e le bottiglie vuote ritirate da lavare per il "giro del latte" di domani, qualche legno per accendere la stufa a sera...e il suo sorriso. "Nonna, oggi si va a Lavajot?", chiedo sperando in una risposta affermativa che lei tra un indovinello e l'altro mi farà un pò aspettare. Lavajot tra le campagne è la mia preferita: lì c'è la vigna, il ciliegio, il pozzo e il melo con la mia altalena; mia perché sono l'unica nipote e allora, per farmi divertire un pò, un giorno Nonno è arrivato con una corda e un asse e me l'ha costruita, trasformando il vecchio albero nella porta per il cielo.

Sono felice! Ci prepariamo e ci incamminiamo a piedi. Prendiamo la strada che passa a lato del Santuario scendendo per il cimitero e poi, dopo la curva la discesona per Lavajot. Lungo la strada Nonna mi da mano, anche se le automobili sono una rarità, mi fa vedere i fiori e le erbe buone da mangiare, mi racconta dei suoi giochi e della sua famiglia piena di fratelli e sorelle, mi lascia libera di correre...lungo la via salutiamo le signore villeggianti che tornano dal cimitero e Nonna mi racconta le loro storie. E quando arriviamo vado subito a controllare se c'è ancora la casina di fango che avevo costruito qualche giorno fa per le formiche. Mentre lei fa i suoi lavori di contadina corro per i filari, controllo se ci sono ciliegie mature, raccolgo tesori di sassi, rametti, foglie e fiori, disegno sulla terra, mi riposo sull'altalena e ogni tanto vado a curiosare cosa fa Nonna. Arriva Nonno alle cinque e la giornata alla vigna è finita, che è ora di tornare a casa che ci sono l'orto e la stalla che aspettano con i loro profumi e i loro riti. Roberta Olivero

Muovendosi veloce per la cucina, Nonna prepara il cesto che ci porteremo dietro con gli attrezzi per il lavoro, il pranzo e l'immancabile cioccolata. Wow, allora si, si va proprio alla vigna, che è più lontana e allora vale la pena restare tutto il giorno, fino a quando Nonno, dopo il lavoro, verrà a prenderci.

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UN VUOTO CHE FA GIOCO Un chiodo in un muro <fà gioco> se oscilla un po'. Dondola se è in uno spazio ampio, cade quando è troppo.

Nel gioco questo spazio vuoto è delimitato dalle regole che possono variare a seconda della situazione (che dipende dalle persone, dal contesto e dal gioco stesso). Le regole dei giochi possono oscillare, ma fino a un certo punto. Ma è proprio in questa oscillazione all'interno di uno spazio vuoto che s'innesca qualcosa di fondamentale per la crescita e per gli apprendimenti di una persona. Quando si gioca c'è una ricerca continua di un proprio spazio che risiede negli interstizi delle regole. Una ricerca legata al dire, fare... e talvolta, al forzare un po' le regole. Ma se tutto ciò non avviene il rischio è che non c'è gioco.

Un gioco condotto senza accogliere, sostenere e rilanciare l'imprevedibile che può accadere negli spazi vuoti delle regole, possiamo considerarlo un <non-gioco>. Infatti, quando viene a mancare uno spazio per sperimentarsi e forzare i confini delle regole, i bambini dicono: <Adesso possiamo andare a giocare?>. Da tenere seriamente in considerazione anche un'altra affermazione che i bambini dicono quando giocano per conto proprio: Devo giocare! . Un dovere da intendere come invito a salvaguardare spazi (e tempi) vuoti per assicurare una delle dimensioni più importanti della vita dei bambini: il gioco libero, spontaneo, autonomo. Se inzeppiamo il gioco (nel senso di mettere subito una zeppa appena oscillano le regole o c'è un vuoto) siamo costretti a prendere in considerazione anche una frase tipica degli adulti del nostro tempo: I bambini non sanno più giocare . Se i bambini hanno sempre meno spazio per giocare in autonomia e se fanno giochi condotti come esercizi , manca lo spazio vuoto necessario per giocare sul serio. Perché non c'è lo spazio per entrare nei profondi significati delle regole del gioco. Ed eccoci a una domanda un po' scomoda: mica ci sarà un collegamento fra quel fare sempre più sregolato dei bambini (come ultimamente si dice) e la mancanza di occasioni ludiche ricche di vuoti? Nel dubbio, possiamo tenere come chiodo fisso il significato del modo di dire far gioco: un'azione, un pensiero... in uno spazio vuoto che può risultare comodo, utile e vantaggioso. Antonio Di Pietro (Pedagogista ludico)

A riguardo, negli ultimi tempi si sta verificando un fenomeno sul quale conviene riflettere. Per una serie di motivi (come uno stile di vita caratterizzato dalla frenesia e dal controllo) stiamo rischiando di togliere il vuoto. Addirittura, anche da ciò che fa gioco.

Antonio Di Pietro, pedagogista ludico. Presidente del Cemea Toscana, referente nazionale del LudoCemea e membro del gruppo internazionale di ricerca Jeux et Pratiques Ludiques dei CEMEA. Collabora con la Scuola di Studi Umanistici e della Formazione (Università di Firenze), LUDEA (Libera Università dell'Educazione Attiva) e LUNGI (Libera Università del Gioco). Svolge consulenze a servizi educativi, sperimentazioni laboratoriali, incontri attivi con genitori e formazione pratico-riflessiva. Scrive regolarmente per la rivista Scuola dell'infanzia e il blog Sesamo – Didattica interculturale . Fa parte del comitato scientifico della rivista UPPA – Un Pediatra Per Amico . Ha pubblicato diversi titoli sul tema del gioco e del giocare. Sito: www.antoniodipietro.eu – Facebook Facebook: Antonio Di Pietro Pedagogista

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TEMPI E SPAZI LIBERI In un periodo di rafforzamento dei diritti si è registrata una perdita di libertà per l'infanzia, il danno maggiore che ha subito l'infanzia in questo mezzo secolo di storia è la perdita di tempi e spazi liberi, si è passati dalla condizione di libero gioco a quella di costrizione e subalternità a rigide regole spesso inserite anche in quel che resta del gioco. Noi ragazzi degli anni '60 dopo mezza giornata di scuola avevamo un pomeriggio a disposizione con tempi e spazi liberi per organizzare la serata: gli unici strumenti di gioco erano le palline, il pallone, le figurine o giochi auto-costruiti e cioè archi, fionde, carretti e cerbottane, il resto erano giochi liberi quali nascondino, acchiappino, mondo, un due tre stella e lancio di sassi.

La differenza la faceva il fatto che ogni volta dovevamo organizzarci, decidere il gioco e le squadre, darsi le regole, giocare e deciderne la fine del gioco, questo implicava una iniziativa (ed anche una gerarchia di gruppo), un rispetto delle regole ed un impegno personale affinché il gioco elargisse le massime gratificazioni. Oggi l'infanzia a scuola è compressa in stanze di 28 bambini che se fossero cani si morderebbero e gli animalisti insorgerebbero, è subalterna quindi a rigide regole date più che da insegnanti da domatori: senza né spazi né tempi liberi il gioco e la libera motricità sono messi al bando da situazioni ambientali oggettive. La situazione non migliora nel pomeriggio perché si casca in nuove realtà organizzate con nuove regole e subalternità date dalle discipline sportive o artistiche e poi c'è la televisione, che è oggettivamente scuola di passività o il gioco elettronico che tarpa gli individui di tante potenzialità sociali e atletiche. Il gioco elettronico si basa sul pensiero convergente, si passa al livello successivo se si raggiunge un obiettivo prefissato, il gioco libero invece stimola un pensiero divergente che apre sempre nuovi scenari e opzioni di gratificazione dati dalla creatività umana. Il risultato di questa realtà infantile sono dei giovani passivi ed abulici che non prendono

iniziative, che non rispettano regole, che non sanno convivere generando una umanità individualista, sola e triste, quando non violenta. Ma nel mondo c'è una infanzia che vive sotto cieli di bombe, un'altra che sopravvive in ambienti degradati, desertici ed ostili, altra ancora che subisce le ire di genitori frustrati, stanchi, velleitari e violenti, ma essa trova sempre spunti di gioco e gioia, d'altronde l'uomo è uscito vivo pure dai campi di concentramento e quindi il degrado socio-ambientale di oggi non lo turba più di tanto. Succede invece che nei paesi con centri storici chiusi al traffico la situazione migliora, mi è capitato di vedere la gioia dei bambini che riconquistavano la piazza libera dopo che il ludobus aveva tolto i giochi e questo la dice lunga del bisogno che hanno di libertà, spazi aperti e tempi disponibili, se anche un allestimento di giochi diviene per loro un fattore limitante.

In questa situazione i bambini riconquistano la libertà di correre a piedi, bici, monopattino, giocare ad acchiappino, nascondino: organizzare cioè tempi e giochi in una situazione più positiva di certi giardini preimpostati con scivoli e altalene. Poi nei giorni festivi può capitare ai bambini di stare chiusi per ore in scatole di latta (auto) o di andare nei centri commerciali perché alle famiglie mancano altre proposte decenti di svago o perché gli adulti non sanno più giocare né tra loro né con i figli creando un divario notevole tra generazioni. Anche nei dopo-cena mancano proposte di giochi comuni per le famiglie malgrado oggi il mercato dei giochi presenti interessanti giochi in scatola da fare insieme, per cui gli adulti guardano la TV ed i figli giocano con i telefonini. Quello che manca è una scuola alla genitorialità che faccia riscoprire agli adulti il gusto del gioco quale momento di relazione e scuola di vita, mancano piccoli parchi-gioco in un contesto ambientale di parco-diffuso, mancano giardini ludici e territoriali di incontro sociale e centri sociali ludici. Piero Santoni

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LO SPAZIO PER IL GIOCO, PENSIERI E ACCORGIMENTI PER GIOCARE FELICI Quotidianamente mi occupo di giocattoli all'interno di Madamadorè, negozio specializzato per l'infanzia nato 33 anni fa come centro didattico. Un mondo affascinante che mi permette di studiare e selezionare non solo giocattoli e libri meravigliosi, ma anche e soprattutto le idee e i progetti che hanno preceduto gli oggetti stessi. Rivolgendoci all'infanzia, i nostri interlocutori sono ovviamente le famiglie: genitori, nonni, zii che approdano ai nostri scaffali alla ricerca del giocattolo giusto da proporre ai loro bambini. Nascono relazioni, confronti, talvolta perplessità cui cerchiamo, insieme, di dare risposta. Per quanto ogni bambino sia differente, devo dire che alcune frasi vengono ripetute così di frequente da prendere una dimensione corale. La difficoltà maggiore nel cercare un regalo per il piccolo di casa sembra essere trovare qualcosa che già non sia presente tra le mura domestiche e parallelamente appare diffuso una sorta di disinteresse dei bambini verso il gioco stesso. Perché i bambini giocano meno di un tempo? Cosa succede, quindi, ai nostri giocattoli quando arrivano a casa? Cosa non permette ai bambini di poterne fare un'esperienza piacevole? Me lo sono domandata più volte, certa della qualità degli articoli che proponiamo, della loro giocabilità e consapevole della capacità innata del bambino di vivere il gioco come un'attività di grande soddisfazione.

Per approfondire la conoscenza di un essere vivente, animale o umano, è necessario osservare il suo ambiente naturale e come in esso si muove. A differenza dagli animali, che tendono a modificarsi adattandosi all'ambiente circostante, l'uomo da sempre trasforma l'ambiente attorno a sé, cercando di renderlo più funzionale e piacevole. Per potere approfondire la mia riflessione ho indagato l'ambiente in cui il bambino vive, in cui gioca, impara, e cresce; in realtà sarebbe opportuno fare delle distinzioni in base all'età dei bambini che stiamo

osservando, ma dalle mie domande sono emerse delle costanti. Una cosa certa è che il bambino cresce in un mondo adulto: gli spazi in cui trascorre le sue giornate, i tempi che le regolano raccontano molto di più delle esigenze degli adulti che non delle reali necessità dei bambini. Il tempo è scandito dagli impegni: cerchiamo di proporre ai nostri figli attività stimolanti, arricchenti, le offerte oggi sono innumerevoli e molte di esse sinceramente interessanti; scegliere sembra difficile e privarli di qualcosa diventa molto frustrante per l'adulto in una società che vuole bambini capaci e performanti già in tenera età. Accade che i bambini abbiano nella maggior parte dei casi almeno tre o quattro pomeriggi alla settimana dedicati a sport, musica, arte, teatro, catechismo, corsi di ogni tipo. I più piccoli spesso passano la giornata all'asilo nido o dai nonni e tornano nelle proprie case solo nella seconda metà della giornata, se non addirittura all'ora della cena. Il tempo del gioco, appare evidente, è pochissimo, tema questo a me caro, ma che necessiterebbe di un approfondimento a parte. Io credo che venga rubato tempo al gioco perché non ne viene riconosciuto il valore che ha nello sviluppo del bambino. Non potete immaginare quante volte bambini di sette, otto, nove anni vengono allontanati dai giocattoli perché ormai considerati troppo grandi. Se non siamo in grado di scorgere l'importanza del giocare, se il tempo del gioco è il tempo delle bambinate, va da sé che anche lo spazio che riserveremo a questa attività sarà poca cosa. Prima di potere immaginare un luogo ideale e prima di poterlo realizzare all'interno delle mura domestiche è necessario fare spazio dentro di sé all'idea che il gioco abbia un'importanza fondamentale nello sviluppo motorio, cognitivo, emozionale, relazionale del bambino e che abbia la straordinaria capacità di accrescere la forza della sua immaginazione. Come sarà dunque l'ambiente vissuto dal bambino e in che modo ne custodirà i giocattoli? Aldilà delle dimensioni che potremo dedicare dovremo creare uno spazio pulito, semplice e ordinato, nel quale il bambino potrà essere diventare autonomo e capace, potrà prendere il giocattolo che attira il suo interesse da solo, potrà giocare fino al momento in cui lo riporrà per prendere un altro ancora. Comunemente i termini gioco e giocattolo vengono utilizzati in maniera indistinta, creando una certa confusione a livello concettuale, ma è bene ricordare che se il gioco è un'attività, un'attitudine immateriale, il giocattolo rappresenta invece per il bambino uno strumento capace di attivare il gioco stesso. Maria Montessori in seguito

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LO SPAZIO PER IL GIOCO, PENSIERI E ACCORGIMENTI PER GIOCARE FELICI all'osservazione di una bambina molto piccola concentrata nel prendere e lasciare cadere a terra un oggetto, scriveva: Quello che le interessava non era evidentemente il sonaglio, ma il gioco, la funzione delle dita che sapevano tenere quell'oggetto, e quest'osservazione le procurava gioia (da Il bambino in famiglia di M. Montessori, Garzanti Editore). Una volta che avremo dato dignità e valore al giocare potremo occuparci della scelta dei giocattoli con un nuovo sguardo e tenendo conto dell'età del bambino. Senza addentrarci ora nelle varie categorie di giocattoli, sarà fondamentale che essi siano solidi, curati nella forma, nei materiali, nel design e che siano corrispondenti non solo al progetto, ma anche alle necessità del bambino. Un oggetto che possiede queste caratteristiche e che sarà di buona fattura, ben pensato e capace di trasmettere bellezza sarà utile al bambino che potrà servirsene. Quanti giocattoli dovrebbe possedere un bambino? Sarebbe auspicabile che non fossero troppi. Posso ben comprendere che una affermazione di questo genere possa sembrare poco ragionevole detta da una giocattolaia, eppure questo è il messaggio che ogni giorno trasmettiamo ai nostri clienti: è necessario che i giocattoli siano quelli giusti, non che siano molti. In parole povere: meglio prediligere la qualità che la quantità. Ciò che emerge dai racconti degli adulti è invece che le case sono invase da oggetti, molto spesso scadenti, non utilizzati e conservati senza un criterio che tenga conto dello sguardo del bambino. Uno studio dell'università statunitense di Toledo, in Ohio, pubblicato da Infant Behavior and Development, dimostra come con un numero inferiore di oggetti i bimbi sono più portati a esplorarne tutti i possibili usi, sviluppando quindi una maggiore creatività. L'esperimento è stato condotto su 36 bambini tra 18 e 30 mesi di età, tra cui nove maschi e 27 femmine; sono stati impegnati in due sessioni di gioco, una con quattro giocattoli a disposizione e l'altra con 16, tutti scelti fra quattro diverse categorie. Con meno oggetti nell'ambiente circostante concludono gli autori -, i bambini giocano più a lungo e con una migliore attitudine ad

esplorare al gioco. Non è certo un concetto nuovo, oltre mezzo secolo fa la Montessori scriveva al riguardo che la moltitudine disordinata di oggetti, è essa che aggrava l'animo di un nuovo caos e lo opprime nello scoraggiamento (da La scoperta del bambino, Garzanti Editore); appare chiaro in questa frase come quantità e disordine siano strettamente legati, nel creare un ambiente in cui il bambino farà una maggiore fatica ad affrontare il suo percorso di crescita. Fin da piccolo sarà importante creare uno spazio in cui il bambino potrà essere libero di muoversi e di esplorare, in altre parole di giocare. Questo luogo potrebbe prendere forma nella sua cameretta o se questo non fosse possibile, potrebbe essere una parte dell'ambiente vissuto dalla famiglia, non occorre preoccuparsi che sia grandissimo. Sarà sufficiente liberare gli ultimi scaffali inferiori di una libreria e collocarvi i suoi giocattoli, in ordine e ben disposti. Il bambino che vive in un ambiente chiaro e leggibile, vi si sente al sicuro e impara velocemente a desiderare e riproporre l'ordine appreso. Sarà per lui un gioco piacevole rimettere a posto gli oggetti conoscendone esattamente la posizione, imparerà ad averne cura e a tenerli puliti e tenderà a perfezionare i suoi movimenti nel farlo. Se il bambino è piccolo sui ripiani, o in alternativa su dei mobili bassi adatti alla sua altezza, metteremo un primo puzzle ad incastro, un impilabile, un infilabile, i cubi per fare la torre, una scatola a imbucare, qualche strumento sonoro, un pallottoliere e i suoi primi libri in stoffa e in cartone resistente, pensati proprio per le manine di un toddler, ossia di un cucciolo che inizia a spostarsi e che ancora barcolla. Dentro un piccolo cesto possiamo sistemare qualche pallina, magari di grandezze, materiali e superfici diverse. In altri contenitori non troppo grandi possiamo riporre oggetti di uso comune, suddividendoli per tipologia o per materiale. Così facendo il bambino imparerà giocando a riconoscere le cose che appartengono al suo mondo, a catalogarle in base alle sensazioni tattili che raccoglierà e utilizzando dei contenitori piccoli avrà modo di

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LO SPAZIO PER IL GIOCO, PENSIERI E ACCORGIMENTI PER GIOCARE FELICI

non percepire confusione, bensì metodo. In ceste più grandi invece troveranno alloggio i blocchi di legno, le costruzioni, che potranno essere messe tutte insieme, arricchendo le possibilità di creare architetture sempre più sorprendenti. Sarà molto importante non utilizzare ceste profonde o sacchi per i giochi per riporvi all'interno tutti i giocattoli mescolandoli. Questo permette di riordinare lo spazio della casa in breve tempo, è vero, ma non tiene conto delle esigenze del bambino: lui non sarà in grado di trovare nel caos le singole parti dei vari giocattoli e questi non assolveranno più la loro funzione.

allora sul tappeto , teatro di molti giochi ,farà la comparsa un primo tavolino con una seduta sicura,una piccola casetta in stoffa per offrire una tana al piccolo,una fattoria di legno con gli animali,una cucina con alcuni accessori ,un trenino,una bambola morbida ,qualche pelouche e crescendo ancora puzzle, giocattoli di società, di logica, kit creativi e libri, preferibilmente sistemati in modo da mostrare le copertine. Nella realtà sarà molto semplice apportare qualche piccolo cambiamento ed evitare di fare errori grossolani, sarà sufficiente osservare i bambini con cura ancor prima di volerli educare, guardare i loro movimenti e il loro naturale evolversi e ogni nostro sforzo sarà ricompensato dal saperli sereni, attenti e concentrati nell'attività per loro innata, del giocare. PETRA PAOLI libraia specializzata in letteratura per bambini e ragazzi e studiosa di giochi e giocattoli

Potrà sembrare banale, eppure ogni volta che un genitore ha lamentato il disinteresse del proprio figlio verso il giocattolo, che veniva perlopiù utilizzato in maniera impropria facendo scaturire rabbia e frustrazione in ogni componente della famiglia, ho domandato dove fossero custoditi i giocattoli e di volta in volta ho appreso essere in grandi bauli o ceste, tutti mescolati. Ecco perché insisto molto su sull'utilizzo di ceste piccole, capaci di raccogliere oggetti secondo una logica e un pensiero consapevoli.

Via via che il bambino crescerà i giocattoli verranno sostituiti da altri adatti alla sua età per continuare ad essere stimolanti ,ecco che

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MEMORIA LUDICA E AGIRE EDUCATIVO: LO SPAZIO DEL GIOCO Nello scorso numero del GiornAli (Gioco e tempo, se ve lo siete perso fate un salto indietro!) abbiamo presentato alcuni dati raccolti nell'arco del 2017, sul legame tra le memorie ludiche e il ruolo del gioco nell'ambito dell'agire educativo. Una corposa parte del questionario usato per raccogliere i dati indagava i ricordi delle persone intervistate, e visto il tema di questo numero abbiamo deciso di partire proprio dal racconto di queste memorie, per riflettere sugli spazi che più comunemente ospitavano il gioco. L'età degli intervistati è compresa tra i 22 e i 68 anni (l'età media è di 34), dunque i ricordi d'infanzia si riferiscono per lo più agli ultimi decenni del novecento. LA NATURA Molte delle immagini rievocate dalle persone intervistate hanno come scenario la natura. Ne riportiamo alcune: Una grande casa sull'albero, un'altalena e le mie amiche. a giocare nel bosco, arrampicarmi sugli alberi... raccogliere le pigne... Gare di tuffi nel fiume... A casa della nonna in collina a giocare a nascondino nei boschi... Battaglie di castagne... ...quando riuscivo a isolarmi dal rumore dei " grandi" e correre alla ricerca di materiali naturali che venivano trasformati in magici oggetti da usare in meravigliose storie di cavalieri, principesse, draghi... ...pomeriggi passati con le mie cugine in campagna... La natura non fa semplicemente da sfondo, ma spesso è protagonista dei giochi: fornisce nascondigli, materiale di costruzione per splendide casette, preziosi tesori da raccogliere... Il dato, in questo caso, può sembrare banale: non riesce difficile a nessuno di noi immaginare un bambino che gioca piacevolmente immerso nella natura. Ciò su cui vale la pena riflettere, però, è il fatto che attualmente accada molto raramente che i bambini abbiano questa possibilità. Gli spazi naturali a cui è loro concesso accedere sono pochi, spesso totalmente controllati dall'adulto, o fortemente antropizzati. Accade, purtroppo, che nella nostra visione di adulti quasi costantemente preoccupati per l'incolumità dei bambini, prevalgano gli aspetti di pericolo che i giochi in natura potrebbero comportare, a discapito del grande valore in termini di sviluppo e benessere del gioco in ambiente naturale. È interessante come alcuni ricordi degli

intervistati si riferiscano a situazioni non quotidiane, o comunque non così ricorrenti nella loro vita di bambini: ci hanno descritto giochi legati alla casa in campagna, alle vacanze dai nonni, alle gite in montagna. Questi giochi sono quindi rimasti come memoria ludica principale per loro, nonostante probabilmente il tempo dedicato ad altri giochi sia stato complessivamente maggiore. IL CORTILE In cortile con i miei cugini facevamo vari tipi di gioco (nascondino, tennis, strega sollevata): ci divertivamo tutti molto. Nel cortile, con l'amica di sempre a inventare stor ie . Fin gia mo d i e sse r e d e te c tiv e o improvvisiamo la gestione della cucina di un agriturismo. Ricordo il gioco del nascondino nel cortile di casa, che allora mi sembrava enorme. L'ho rivisto di recente e mi sono chiesta come potessimo giocare a nascondino in un posto così stretto. Un due tre stella nel cortile della casa dove sono cresciuta, con le amiche del palazzo. Con i piccoli amici cerchiamo con fatica di stendere un telo bianco in cortile. Il telo per noi era il sipario di un teatro immaginario dove rappresentare opere frutto della nostra inventiva. Affacciati alle ringhiere della casa vedo molti degli abitanti del palazzo che guardano e applaudono. Nel cortile di casa, giocando all'elastico e cantando. Partite di calcio con amici e cugini in cortile. Un altro luogo molto evocato tra i ricordi è proprio quello spazio fuori, ma dentro la casa, che è il cortile. Per definizione, è uno spazio che potrebbe essere perfetto per il gioco dei bambini: un luogo dove possono essere autonomi, perché in un ambiente diverso da quello della casa. È uno spazio spesso comune, dunque d'incontro e condivisione. E' comunque un luogo sicuro, protetto, che quindi lascia tranquilli anche i grandi. Sicuramente, però, anche l'immagine dei bambini che giocano insieme in cortile oggi è meno comune: forse perché gli spazi a loro disposizione sono sempre più ridotti, forse perché neanche questo spazio protetto è più percepito dalle famiglie come sicuro. LA CAMERA A casa di un'amica in camera a giocare a Barbie. Una camera piena di rotaie di treni elettrici, lego sparso ovunque, io che guardo tutto e mi ritrovo soddisfatto di quanto fatto e alla ricerca di nuove idee.

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MEMORIA LUDICA E AGIRE EDUCATIVO: LO SPAZIO DEL GIOCO Io che, seduta alla scrivania della cameretta, fingo di essere una maestra. Io che gioco seduta per terra nella mia camera. giocavo con mio fratello con i modellini degli animali e con le miniature di soldatini e riempivamo la camera di file e file di giochi. ... Il terzo luogo più rappresentato tra le memorie ludiche degli intervistati è la camera, luogo per eccellenza di proprietà del bambino. Leggendo le memorie raccontate dagli intervistati, di cui riportiamo solo una parte, si ha proprio l'impressione, però, che la camera, pur avendo una forte identità di luogo, possa trasformarsi molto facilmente per il bambino in un luogo altro , possa diventare all'occorrenza qualsiasi luogo . A differenza degli altri due è uno spazio interno, fa parte della casa, ma è comunque uno spazio di autonomia. E proprio questa caratteristica, l'autonomia, sembra essere il filo conduttore tra i tre spazi del gioco più evocati dagli intervistati: quasi nessuno di loro, infatti, ci ha raccontato di giochi organizzati da adulti, in spazi appositamente creati. La maggior parte delle memorie significative sono legate al gioco autoorganizzato, in uno spazio libero e atonomo. Pensando all'agire educativo, forse è questa la riflessione più importante che si potrebbe trarre da questa piccola indagine sugli spazi vissuti: e se il ruolo dell'adulto, dell'educatore, del genitore, non fosse soltanto quello di organizzare, strutturare, controllare, il gioco, ma fosse invece quello di restituire ai bambini più spazio? Spazio di autonomia, di scelta, di organizzazione. Spazio di Gioco. Simona Occelli Anche per il tema Gioco e Spazio, alcuni dei bambin* dell'associazione Barabò hanno voluto dire la loro inviandoci le proprie opinioni ed esperienze sotto forma di videomessaggio che abbiamo provato ad adattare alla pagina... eccone una panoramica: Lo Spazio del Gioco può essere nel foglio! Io e mio fratello quando siamo andati al mare abbiamo disegnato una storia sui fogli che abbiamo portato qua a Barabò...l'inizio è piaciuto e adesso stiamo facendo un libro. Noi ci divertiamo molto a disegnare i fogli, perché mentre disegniamo creiamo la storia, parliamo tra di noi e

inventiamo...poi bisognerà vedere perché finora abbiamo disegnato solo i buoni. Stiamo lavorando tutti insieme così si fa un pò prima e rimane un pò più bello il lavoro, perché ci sono disegni diversi messi insieme, un pò colorati un pò bianco e nero. Ludovico

Lo Spazio nel Gioco è tutto: senza sono tutti più nervosi! ...Lo Spazio per il Gioco è il tempo libero dal lavoro e dai compiti. Nicola

Per parlarvi di Spazio nel Gioco voglio farvi vedere la nostra navicella per fare viaggi nel tempo e nello spazio che è qui al mio fianco. ...Grazie a lei siamo andati al BigBang, all'epoca dei dinosauri, al PoloNord e al PoloSud; il nostro ultimo viaggio è stato nel Neolitico. ...poi mi piacerebbe anche esplorare l'Antico Egitto e il Medio Evo." Alice

Gioco e Spazio? Seguitemi! Per giocare bisogna andare fuori, all'aperto; puoi fare le guerre coi bastoni, nascondino, andare in giro... All'aperto ci sono più posti per giocare e non hai niente da rompere..." Tommy

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Gioco e

Spazio

il GiornAli Ali per Giocare - Associazione Italiana dei Ludobus e delle Ludoteche è un'Associazione di promozione sociale senza fini di lucro con sede a Frosinone. L'Associazione ha per scopo l'elaborazione, promozione, realizzazione di progetti di solidarietà sociale, tra cui l'attuazione di iniziative socio-educative e culturali, nel rispetto dei principi della Costituzione Italiana e nel pieno rispetto della dimensione umana, culturale e spirituale della persona. L'Associazione persegue finalità di solidarietà sociale e civile nei settori dell'educazione, dell'animazione, dell'assistenza sociale, della formazione, della tutela dei diritti e della promozione della cultura, in particolare della cultura del gioco, mediante la rappresentanza di istanze e progettualità di chi opera sul territorio con progetti ludici, pedagogici e socioculturali, fondati sull'affermazione del diritto al gioco attraverso l'azione di mezzi mobili attrezzati (Ludobus) e l'attività in strutture fisse (Ludoteche).

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GiornAli_2_dic_2018  

Secondo numero della fanzine ludica di Ali per Giocare

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