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I principi, sin qui sommariamente elencati, sono quelli che presiedono i percorsi formativi per le professionalità d’aiuto promossi dall’Università Ca’ Foscari di Venezia e dalla Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario del veneto con il proprio Centro di eccellenza per la Ricerca Didattica e la Formazione avanzata. Accanto e insieme all’offerta formativa, l’Università fa ricerca: è il suo metodo, è la sua missione. D’altro canto la ricerca nasce e si completa nella reciprocità con l’innovazione: i problemi emergono dalla quotidianità, dalla lettura attenta del reale, e spingono verso l’innovazione; l’innovazione chiede alla ricerca di sperimentare, valicare e corroborare modelli e strategie. Ma quando l’oggetto di studio è la persona, nel suo formarsi esistenziale, nel suo relazionarsi sociale, non si può pensare ad una sperimentazione in vitro; la metodologia per eccellenza è la ricerca-azione; un tipo di ricerca che esce dai laboratori e si immerge nella quotidianità, che impegna tutti (interessati, decisori, operatori, professionisti) ad assumere la forma mentis del ricercatore nella lettura critica dell’esistente, nel confronto continuo tra ipotesi migliorative e processi reali, nell’interpretazione plurale dell’agire e nella riflessività partecipata e condivisa circa il cambiamento e lo sviluppo, la crescita e il miglioramento. È una ricerca che vive nel mondo e che si deve fare insieme: Università e Istituzioni, Centri e Servizi, Enti e Associazioni; ciascuno con propri ruoli e compiti, nel rigore delle procedure condivise e dei protocolli d’interazione: il bene profondo e duraturo della persona con disabilità lo si fa insieme; il frazionamento danneggia la persona, spreca risorse, svuota di senso, banalizza la profondità, è la strada maestra per l’esclusione. L’indagine conoscitiva presentata in questo testo è testimonianza di un rigoroso e sinergico lavoro di analisi, propedeutico ad una molteplicità di decisioni-azioni-ricerca e di ricerca-formaazioni. È il primo passo indispensabile per comprendere la realtà, per rilevarne la criticità e potenzialità, per individuare, identificare e posizionare i veri problemi, per spiegarne le cause, per ipotizzare strategie, per prendere decisioni e prefigurarne le conseguenze. La comunicazione e il linguaggio non verbali, proprio in quanto misconosciuti, pochissimi studiati, relegati al mondo dell’apparenza, diventano strategici sul piano diagnostico e sul piano relazionale, sia nella terapia che nella formazione. Ciò vale in modo particolare nel lavoro con persone adulte con gravi disabiltà, in cui il linguaggio verbale di contenuto è spesso compromesso e origine di stigma, e per chi lavora con essi in relazione di aiuto. Per quanto validissima, un’indagine come questa non può risolversi nell’immediatezza di azioni-tampone. Il suo fine ultimo è di attivare strumenti di rilevazione e di analisi per il governo della complessità. Uno strumento è il monitoraggio, utilizzato per lo più nell’ambito di procedure codificate orientate alle decisioni, o in protocolli d’azione determinati da indicatori standard. Un altro strumento, utilizzato con maggiore pertinenza e coerenza nell’ambito della disabilità è l’osservatorio, più attento alle specificità, agli imprevisti, all’inusuale, alle singolarità. Sono strumenti complementari, poiché col monitoraggio si rileva ciò che accomuna, con l’osservatorio si predilige ciò che differenzia. Anche sul piano metodologico-strumentale, pertanto, sarà determinante la reciprocità, base dinamica di alimentazione di decisioni efficaci e di ricerche significative. Fiorino Tessaro Università Ca’ Foscari di Venezia Professore Associato di Didattica Generale e Pedagogia Speciale Coordinatore Master Universitario II livello in Ricerca Didattica e Counselling Formativo Direttore del Corso di specializzazione per le attività di Sostegno (SOS 400) 6

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