Issuu on Google+

L’UTILIZZO DEI “LINGUAGGI NON VERBALI” NEI

CENTRI DIURNI

PER PERSONE CON DISABILITÀ Indagine conoscitiva nella Regione del Veneto


Presentazione La Regione Veneto è da sempre impegnata nella promozione dei diritti e delle opportunità delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Il tema dell’inclusione sociale delle persone con disabilità è ritenuto strategico per vivere alla pari e per migliorare la qualità della vita. Lo sviluppo del sistema integrato dei servizi in rete ha finora dimostrato di essere in grado di assicurare appropriate ed efficaci risposte alle essenziali esigenze di cura, assistenza, riabilitazione e inclusione sociale delle persone disabili in ogni contesto di vita: famiglia, scuola, lavoro e tempo libero. Ciò nonostante i processi di miglioramento continuo della qualità dei servizi in risposta ai bisogni, desideri, aspirazioni delle persone con disabilità, impongono di ricercare e perseguire ulteriori traguardi. La personalizzazione e la congruità degli interventi finalizzati al massimo sviluppo della partecipazione, delle potenzialità, dell’autonomia e della vita indipendente di ogni singolo disabile si realizzano attraverso la promozione di una nuova cultura della disabilità, di investimenti di carattere formativo e professionale e l’uso appropriato di tecnologie innovative che consentano di superare il più possibile la condizione di svantaggio che la disabilità può comportare. Lavorare con le Università, luogo privilegiato di formazione e promozione culturale, e con i diversi soggetti erogatori di servizi può produrre quel valore aggiunto che nasce dalle sinergie e dall’integrazione delle conoscenze, competenze ed esperienze in grado di potenziare i risultati del pensare e dell’agire in relazione con le persone disabili, vere protagoniste del loro progetto di vita. L’indagine conoscitiva sull’utilizzo dei linguaggi non verbali nei Centri Diurni per persone con disabilità della Regione Veneto è uno strumento utile sia per approfondire la conoscenza dei bisogni delle persone con menomazioni funzionali e strutturali che comportano delle importanti distanze dai sistemi comunicativi basati sul linguaggio verbale, sia per la promozione di percorsi formativi più adeguati e appropriati alle esigenze di comunicare efficacemente. L’accesso all’informazione e alla comunicazione da parte delle persone con disabilità è condizione indispensabile alla loro partecipazione ed esercizio attivo dei diritti oltre che condizione essenziale per fare scelte relative alla loro vita. Ritenendo che sia principale compito delle istituzioni prendere i necessari provvedimenti per garantire che le persone con disabilità possano cercare, ricevere e trasmettere informazioni su un piano di parità con gli altri membri della società, la Regione intende provvedere, sulla base di acquisizione di conoscenze scientifiche validate alla promozione di interventi e processi utili, a migliorare le conoscenze professionali e le condizioni ambientali adeguate alla comprensione e all’utilizzo di efficaci linguaggi della comunicazione non verbale.

Dott. Stefano Valdegamberi Assessore Regionale alle Politiche Sociali, Programmazione Socio Sanitaria, Volontariato e Non Profit


Indice Introduzione a cura di Fiorino Tessaro Ricerca e azione nelle reti d’aiuto……………………………………………

pag.5

L’utilizzo dei “Linguaggi Non Verbali” nei Centri Diurni per persone con disabilità……………………………………………………………….……….. pag.7 Capitolo 1 La descrizione del campione……………………...………………….……… pag.11 Capitolo 2 Dati sintetici delle strutture rispondenti…………………….…………..……

pag.15

Capitolo 3 L’utilizzo dei linguaggi non verbali nei CD. Dati descrittivi delle attività…. pag.19 Capitolo 4 L’utilizzo dei linguaggi non verbali: modalità operative……………....……

pag.31

Capitolo 5 Il bisogno formativo…………………………………...……………….……… pag.39 Conclusioni a cura di Mario Paolini………………………………..……….

pag.45

Appendice Il progetto…………………………………………………………...………. pag.49 Il questionario…………………………………………………….………… pag.51 Tabelle…………………………………………………………….…….…..

pag.61


Introduzione

a cura di Fiorino Tessaro

Ricerca e azione nelle reti d’aiuto Il mondo della disabilità non è un altro mondo. È il nostro mondo. Se lo abbiamo fatto diventare altro è perché abbiamo paura della nostra parte disabile, perché la nascondiamo a noi stessi prima che agli altri; e usiamo la ragione per giustificare le nostre chiusure, per esorcizzare le nostre paure, per separare in tanti modi le nostre normali diversità. “Visto da vicino nessuno è normale”, stigmatizzava Franco Basaglia. La normalità diventa alibi di separazione, la statistica econometria pretesto di esclusione. È una colpa contro l’uomo usare la ragione per separare l’uomo dall’uomo. La ragione dovrebbe servire per promuovere, per migliorare, per integrare, per governare un cambiamento che valorizzi la persona, ogni persona, tutte le persone. In Italia, negli ultimi trent’anni abbiamo percorso, nella scuola, alcuni piccoli passi verso l’integrazione, con ottimi livelli di inserimento, ma con deboli soglie di inclusione. Integrazione è la meta di ogni persona che vive con gli altri e con cui condivide significati, valori e senso del vivere; integrare/integrarsi è un processo difficile, lento e complesso di inclusione che richiede ascolto, riconoscimento, accettazione, cura, ma soprattutto partecipazione, condivisione, reciprocità. Ovunque, i soggetti con disabilità sono stati inseriti nella scuola di tutti, ma per lo più non ne fanno parte, non condividono, non sono considerati degni di reciprocità. Sono soggetti scolasticamente e socialmente assistiti, talvolta con interventi pedagogicamente avanzati, eppur sempre assistiti. La logica e la razionalità dell’assistenza non è formativa, poiché l’assistenza isola proteggendo, non promuove l’autonomia ma costringe alla dipendenza continua. Nella scuola si insegna all’alunno disabile predisponendo il Piano Educativo Individualizzato. Probabilmente c’è molto dell’alunno in quel piano: il problema è che spesso c’è solo l’alunno, presupposto per trasformalo in alunno solo. In quel piano, quanto c’è del gruppo con cui il soggetto vive, quanto di relazioni con i compagni, quanto di percorsi educativi e didattici insieme agli altri, in cui può sentirsi come gli altri? Quanto c’è dell’oltre-scuola in qual piano? Quanto c’è della famiglia, degli amici che incontra al pomeriggio, dei percorsi di riabilitazione, di supporto, di accompagnamento? Come si intrecciano le attività scolastiche con il vivere quotidiano dell’allievo e quanto queste guardano avanti, al diventare adulto della persona disabile? La scuola deve diventare esistenza e l’esistenza deve trasformarsi in formazione continua. Ci si forma in un mondo che è insieme famiglia, scuola, società; in reti di persone, di contesti, di relazioni, di progetti, di processi. Nessuna istituzione e tanto meno nessun operatore può da solo rispondere in modo adeguato ai bisogni speciali di un soggetto con disabilità (sarebbe un’esclusiva che esclude la persona). I bisogni speciali che si affrontano in logiche di rete, nella sintonia delle proposte entro scenari di priorità condivise, e in cui il senso ultimo è dato dal soggetto stesso. L’insegnante di sostegno, gli insegnanti del consiglio di classe, il terapeuta, l’allenatore; e più avanti l’assistente, l’animatore, l’educatore non possono operare ciascuno per conto proprio, come proprietario di un segmento della persona disabile. L’imperativo è: operare in rete per il progetto di vita, e il soggetto con disabilità è il primo nodo di quella rete. Nella scuola e nella società si dovrebbe aiutare la persona a formarsi, a costituirsi il proprio progetto esistenziale individuale: un progetto in cui la persona si misura con la realtà, si confronta alla pari con gli altri, si riconosce nelle potenzialità e nei limiti, dà senso e direzione al proprio esistere. 5


I principi, sin qui sommariamente elencati, sono quelli che presiedono i percorsi formativi per le professionalità d’aiuto promossi dall’Università Ca’ Foscari di Venezia e dalla Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario del veneto con il proprio Centro di eccellenza per la Ricerca Didattica e la Formazione avanzata. Accanto e insieme all’offerta formativa, l’Università fa ricerca: è il suo metodo, è la sua missione. D’altro canto la ricerca nasce e si completa nella reciprocità con l’innovazione: i problemi emergono dalla quotidianità, dalla lettura attenta del reale, e spingono verso l’innovazione; l’innovazione chiede alla ricerca di sperimentare, valicare e corroborare modelli e strategie. Ma quando l’oggetto di studio è la persona, nel suo formarsi esistenziale, nel suo relazionarsi sociale, non si può pensare ad una sperimentazione in vitro; la metodologia per eccellenza è la ricerca-azione; un tipo di ricerca che esce dai laboratori e si immerge nella quotidianità, che impegna tutti (interessati, decisori, operatori, professionisti) ad assumere la forma mentis del ricercatore nella lettura critica dell’esistente, nel confronto continuo tra ipotesi migliorative e processi reali, nell’interpretazione plurale dell’agire e nella riflessività partecipata e condivisa circa il cambiamento e lo sviluppo, la crescita e il miglioramento. È una ricerca che vive nel mondo e che si deve fare insieme: Università e Istituzioni, Centri e Servizi, Enti e Associazioni; ciascuno con propri ruoli e compiti, nel rigore delle procedure condivise e dei protocolli d’interazione: il bene profondo e duraturo della persona con disabilità lo si fa insieme; il frazionamento danneggia la persona, spreca risorse, svuota di senso, banalizza la profondità, è la strada maestra per l’esclusione. L’indagine conoscitiva presentata in questo testo è testimonianza di un rigoroso e sinergico lavoro di analisi, propedeutico ad una molteplicità di decisioni-azioni-ricerca e di ricerca-formaazioni. È il primo passo indispensabile per comprendere la realtà, per rilevarne la criticità e potenzialità, per individuare, identificare e posizionare i veri problemi, per spiegarne le cause, per ipotizzare strategie, per prendere decisioni e prefigurarne le conseguenze. La comunicazione e il linguaggio non verbali, proprio in quanto misconosciuti, pochissimi studiati, relegati al mondo dell’apparenza, diventano strategici sul piano diagnostico e sul piano relazionale, sia nella terapia che nella formazione. Ciò vale in modo particolare nel lavoro con persone adulte con gravi disabiltà, in cui il linguaggio verbale di contenuto è spesso compromesso e origine di stigma, e per chi lavora con essi in relazione di aiuto. Per quanto validissima, un’indagine come questa non può risolversi nell’immediatezza di azioni-tampone. Il suo fine ultimo è di attivare strumenti di rilevazione e di analisi per il governo della complessità. Uno strumento è il monitoraggio, utilizzato per lo più nell’ambito di procedure codificate orientate alle decisioni, o in protocolli d’azione determinati da indicatori standard. Un altro strumento, utilizzato con maggiore pertinenza e coerenza nell’ambito della disabilità è l’osservatorio, più attento alle specificità, agli imprevisti, all’inusuale, alle singolarità. Sono strumenti complementari, poiché col monitoraggio si rileva ciò che accomuna, con l’osservatorio si predilige ciò che differenzia. Anche sul piano metodologico-strumentale, pertanto, sarà determinante la reciprocità, base dinamica di alimentazione di decisioni efficaci e di ricerche significative. Fiorino Tessaro Università Ca’ Foscari di Venezia Professore Associato di Didattica Generale e Pedagogia Speciale Coordinatore Master Universitario II livello in Ricerca Didattica e Counselling Formativo Direttore del Corso di specializzazione per le attività di Sostegno (SOS 400) 6


L’utilizzo dei “Linguaggi Non Verbali” nei Centri Diurni per persone con disabilità. Indagine conoscitiva nella Regione Veneto I Centri Diurni (ex CEOD) sono servizi territoriali rivolti a persone con disabilità con diversi profili di autosufficienza che forniscono interventi a carattere educativoriabilitativo e assistenziale. Rappresentano una opportunità importante, forse la più consolidata all’interno del panorama degli interventi per le persone con disabilità e sono dislocati in tutta la Regione. L’indagine intende fotografare il funzionamento dei Centri Diurni in un ambito particolare, quello della presa in carico e dell’intervento con persone con gravi disabilità che richiedono agli operatori l’applicazione delle tecniche e delle modalità dei “linguaggi non verbali”. Scopo del lavoro è effettuare una ricognizione della presenza e dell’utilizzo di queste metodologie nel territorio della Regione Veneto, rilevare l’eventuale bisogno formativo al fine di promuovere sempre una maggiore qualità negli interventi a favore delle persone con gravi disabilità. Il questionario (v. Appendice 2) proposto ai CD della Regione Veneto su base volontaria si compone di tre parti: una prima parte generale, una seconda parte descrittiva delle attività in atto e una terza parte dedicata alla rilevazione del bisogno formativo. Perché una simile indagine Chi conosce la realtà dei Centri Diurni per le persone con disabilità sa che è in corso una importante trasformazione imposta oltre che dai cambiamenti culturali che hanno prodotto nuove politiche sociali e nuovi indirizzi di riferimento, da un cambiamento dell’utenza che accede a questi servizi, con un significativo incremento di persone che presentano complesse menomazioni funzionali e strutturali, quel tipo di utenza che semplicisticamente veniva descritta come “ i gravissimi”. Si è ritenuto utile condurre una indagine che fornisse una fotografia del funzionamento dei Centri Diurni con particolare riguardo a questi aspetti. Si è cercato di capire se e come i Centri Diurni si muovano in questo complesso ambito di intervento, complesso anche perché complementare al “normale” funzionamento e forse ancora equiparato genericamente a un “fare animazione” inteso come svago, tempo libero, più centrato sui “prodotti” che sui “processi”. È spesso semplicistico classificare i bisogni assistenziali in termini di gravità, è noto che persone in possesso di tutti i requisiti descrittivi di “gravità” hanno bisogni, esigenze e richiedono tipologie di impegno molto diverse sia in termini qualitativi sia quantitativi. Tuttavia, l’accresciuto numero di persone con un elevato carico assistenziale unito a gravi compromissioni cognitive e relazionali ha costretto e costringe i Centri Diurni, e in primo luogo gli operatori che vi lavorano, a ripensare profondamente la quotidianità di strutture che fino a pochi anni fa avevano come cuore organizzativo i laboratori occupazionali, sostituendo tali prassi con altre più adeguate ai bisogni emergenti. 7


Enrico Montobbio ha ben descritto nel capitolo “Viaggio a the Neverland” del suo libro “Chi sarei se potessi essere” la confusione di “ruolo” e “identità” che si crea in un Centro che da Laboratorio Occupazionale si trasformi in qualcosa che assomiglia ad un villaggio turistico (lunedì piscina, martedì musica, mercoledì cavallo, giovedì si va in gita, venerdì festa che tanto c’è sempre qualcuno o qualcosa da festeggiare). Un mondo che rischia di vivere senza tempo e senza prospettive di cambiamento, un modo di affrontare il lavoro nei confronti delle persone con disabilità che si limita a gestire le situazioni anziché sviluppare interventi socio-psico-educativi. D’altra parte, le cosiddette”attività espressive” accompagnano da sempre la storia dei servizi senza mai essere diventate nulla più che buone prassi, non elementi fondanti del lavoro ma un valore aggiunto che pur denotando qualità è pur sempre fragile, demandato a spontaneità che faticano a produrre metodi. L’uso consapevole di metodologie e tecniche afferenti all’area del “non verbale” consente di sviluppare degli interventi significativi in ambito educativo, ri-abilitativo ma anche in quello più articolato del “prendersi cura”. Un’azione educativa è dunque un processo di comunicazione orientato verso uno scopo: quello di agire su una parte del tutto rendendosi fattore di cura, attivazione, cooperazione a seconda delle circostanze (Duccio Demetrio, 1990). In ambito psicometrico, il termine “intelligenza non verbale” “… deve riferirsi a quelle particolari abilità che esistono a prescindere dal linguaggio e che aumentano la capacità di una persona di funzionare in maniera intelligente” (Hammil, Pearson, Wiederholt: CTONI Comprehensive Test of Nonverbal Intelligence – trad. it. TINV, Erickson). Tra le abilità osservabili e misurabili ci sono quelle di discriminazione, generalizzazione, sequenza, memoria e soluzione dei problemi. Sono elementi informativi importanti, ottenibili se la competenza comunicativa è favorita e stimolata adeguatamente. “comunicare infatti non significa solo conoscere un vocabolario e le regole grammaticali, ma anche sapere quando e come parlare….si tratta in sostanza di una competenza sociale e comunicativa “globale” …che ha come criterio fondamentale l’appropriatezza, intesa come relazione tra messaggi…”(Ricci Bitti, Zani, 2002). Gli aspetti pragmatici della comunicazione(Watzlavich, Beavin, Jackson, 1971) ovvero l’influenza che essa ha nel comportamento delle persone coinvolte, vanno considerati un elemento di competenza nel lavoro in relazione di aiuto e nello stesso una risorsa per comprendere. Per definire un ambito di indagine più ristretto, si è voluto correlare le attività su cui venivano richieste varie informazioni a persone che, per condizioni di salute, presentano limitazioni funzionali e strutturali che definiscono come prevalente o come unico canale possibile di comunicazione quello non-verbale. Pur con i limiti dell’indagine stessa, i dati emersi dalla prima parte del questionario, quella più descrittiva, sono di notevole interesse ed offrono una immagine di “ricchezza” di interventi e vivacità di azioni. I Centri Diurni dichiarano a maggioranza che queste azioni sono “pensate”, fanno parte dei progetti personalizzati e sono monitorate utilizzando strumenti di osservazione e valutazione. La parte del questionario dedicata all’analisi delle specifiche attività è stata analizzata realizzando un confronto tra le stesse; da qui emergono i criteri di scelta, le organizzazioni, le risorse attribuite. Nella parte conclusiva del questionario sono stati analizzati i bisogni formativi. 8


La maggior parte dei Centri Diurni che hanno risposto attribuisce un alto livello di efficacia agli interventi in essere ma allo stesso tempo sente il bisogno di maggiore rigore, di approfondimenti metodologici basati su criteri di scientificità. I Centri Diurni dichiarano di essere disponibili e interessati alla sperimentazione di percorsi condivisi ed a partecipare a processi formativi (e pare significativo che oltre il 60% delle risposte indichi la disponibilità a partecipare con modalità che vadano anche al di fuori dell’orario di lavoro). Un dato evidente è il gran numero di Operatori Socio Sanitari (OSS) coinvolti nelle attività. Molte sono le considerazioni che si possono fare in merito ma se da un lato una organizzazione troppo rigida dei servizi oggi non può funzionare, ragion per cui è molto più ampio il terreno di condivisione tra professionalità e mansioni diverse (educatori, OSS, esperti esterni), dall’altro il dato evidenzia la necessità di progettare formazioni specifiche e aggiornamenti costanti per tutte le figure che costituiscono il gruppo di lavoro. Analogamente va approfondita una riflessione sulla centralità della figura degli Educatori e sul fatto che la complessità di questo ruolo meriti maggiore considerazione, sia in termini numerici sia in termini formativi. Diversa questione va posta per i cosiddetti “esperti esterni”. Si tratta di figure molto importanti grazie alle quali in molti casi è stato possibile l’avvio di percorsi esperienziali. Quale può essere il limite del coinvolgimento di queste persone? Risorsa aggiuntiva perenne o interventi limitati nel tempo che oltre a erogare prestazioni aggiuntive sviluppino dei percorsi di crescita del personale? Detto in altri termini: le attività espressive in generale ed in particolare le tecniche che utilizzano i linguaggi non verbali, sono “un di più” o fanno parte dei servizi erogati? Questione complessa che da un lato non può legittimare come metodo un atteggiamento di perenne festa (se ne è parlato prima citando Montobbio) ma dall’altro non ha ancora un retroterra consolidato che trasformi le buone prassi in metodologie di intervento, mirate e duttili, capaci di confrontarsi con standard elevati di scientificità. Da qui la estrema fragilità di molte azioni, la cui continuità dipende dalla coincidenza di più fattori, tra cui certo non ultimo la disponibilità di risorse. D’altra parte, perché erogare risorse a fronte di scarsa attendibilità dei risultati? Dalle risposte al questionario emerge una considerevole mole di documentazione, solo in parte disponibile, del lavoro fatto. Rendere visibili le cose è un atto di serietà perché serve a valutare le scelte fatte. Le scelte sono sempre attuate da persone con ruoli e compiti diversi, in un sistema che per essere di qualità deve pretendere da tutti la responsabilità di agire qualitativamente. Non si tratta di complicare all’infinito le cose o i nomi delle cose, quanto forse che il costrutto di Qualità della Vita, approfonditamente analizzato da Bob Shalok uno dei principali studiosi della materia, abbia come presupposto la “qualità semplice del lavoro ben fatto”, qualsiasi lavoro, quel modo che fa dire a Mario Rigoni Stern che “una catasta di legna ben fatta, è bella”. La visibilità del lavoro obbliga gli operatori a mantenere gli standard di qualità raggiunti, in un sistema di maggiore trasparenza all’esterno. Il “fare” è a volte sinonimo di un equivoco che si traduce nell’ “ansia di fare” o di far fare alla persona con disabilità sempre e comunque qualcosa, dotandosi perennemente anche di risorse aggiuntive, di esperti che “facciano”. E’ un atteggiamento comprensibile nei famigliari ma non può esserlo nei servizi; le proposte di attività, i “fare”, devono essere accompagnati da autentiche progettualità individualizzate che tengano conto dei bisogni dei destinatari, delle competenze possedute e dei limiti. 9


Tutto ciò è uno stimolo al confronto sulle progettualità, sui quadri di riferimento sui metodi e le tecniche, su cui agire che oltre a costruire storie permettano di costruire delle procedure. Non è un percorso semplice perché deve fare i conti con la velocità dei cambiamenti: fino a poco tempo fa il lavoro in relazione di aiuto con persone con disabilità era pensato collettivamente come un lavoro di custodia o poco più, senza particolari pretese; oggi chi si occupa di questi temi si trova in una necessità di costante aggiornamento e di revisione di concetti e modalità di azione. L’ICF è pubblicato nella sua stesura definitiva da sette anni e la precedente versione ICDH2, molto simile, lo è da oltre dieci: tuttavia dovrà passare ancora del tempo perché diventino patrimonio condiviso. Il lavoro “per progetti” deve essere condiviso e conosciuto in un’ottica di collaborazione multidisciplinare tra operatori coinvolti nella presa in carico, deve soprattutto “essere partecipato” con la persona con disabilità e la sua famiglia, così da concretizzare quanto previsto dall’art. 14 L.328/00 in materia di “Progetto personalizzato”. A questo fine i Centri Diurni dovranno essere sempre più capaci di dichiarare la loro mission educativa e riabilitativa ed a mantenere coerenza tra il loro intervento ed il progetto di vita dell’ospite.

Al fine di non appesantire la lettura, in appendice è stato riportato il testo completo del questionario oltre ad una serie di tabelle. Nonostante il risultato dell’indagine si sia rilevato più complesso di quanto si sarebbe voluto, si auspica che il lavoro possa essere di interesse per tutti. 10


Capitolo 1 La descrizione del campione Definizione di “Centro Diurno per persone con disabilità” secondo D.G.R. 84/07: Denominazione: Definizione:

Utenza: Capacità ricettiva:

Centro Diurno persone con disabilità. è un servizio territoriale a carattere Diurno rivolto a persone con disabilità con diversi profili di autosufficienza che fornisce interventi a carattere educativo-riabilitativo-assistenziale. Riabilitativa, educativa, di socializzazione, di aumento e/o mantenimento delle abilità residue. Persone con disabilità in età post scolare con diversi profili di autosufficienza. fino a 30 ospiti organizzati in gruppi.

REGIONE DEL VENETO

Distribuzione territoriale dei Centri Diurni classificati per tipo di gestione Dati al 31.12.2006

1 - BELLUNO

N.ro totale Centri Diurni: 259 2 - FELTRE

7 - PIEVE DI SOLIGO

3 - BASSANO DEL GRAPPA 4 - ALTO VICENTINO

8 - ASOLO 9 - TREVISO

22 - BUSSOLENGO

6 - VICENZA

15 - ALTA PADOVANA 13 - MIRANO

20 - VERONA

12 - VENEZIANA

16 - PADOVA

17 - ESTE

21 - LEGNAGO

18 - ROVIGO

Centri Diurni gestiti dall’A.ULSS Centri Diurni gestiti in convenzione

11

14 - CHIOGGIA

19 - ADRIA

10 - VENETO ORIENTALE


Nel Grafico 1.1 si riporta la distribuzione dei Centri Diurni all’interno della Regione Veneto per ULSS di appartenenza. I dati sono ricavati dal documento della Giunta Regionale “IL CENTRO DIURNO PER PERSONE CON DISABILITÀ. Dati al 31.12.2006” pubblicato nell’anno 2007. Nel territorio della Regione Veneto, al 31.12.2006, risultano attivi 259 Centri Diurni per persone con disabilità. Graf. 1.1 Distribuzione dei CD per A.ULSS di appartenenza (Al 31.12.06: 259 CD) 35

31

30 25 20

17

15 10 5

23

21 16

13

11

10

22 16

15 11

9

4 5 5

10

8

5

5 2

0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22

A.ULSS

Tab. 1.1 Numero di Centri Diurni e di Utenti per A.ULSS e per provincia (dati al 31.12.06) ULSS

di

Numero

Centri Diurni

AZIENDA

UTENTI

medio di

gestiti da

gestiti in

ULSS

convenzione

1

2

2

4

147

37

2

3

2

5

77

15

3

3

2

5

159

32

4

3

7

10

196

20

5

5

12

17

294

17

6

6

15

21

460

22

7

6

5

11

286

26

8

2

14

16

361

23

9

10

13

23

471

20

10

5

8

13

260

20

12

2

9

11

217

20

13

9

6

15

233

16

5

5

162

32

appartenenza della struttura

14 15 16

2

17

Totale

utenti per

9

9

320

36

20

22

560

25

8

8

232

29 24

18

5

5

119

19

2

2

39

20

20

9

22

31

606

20

21

3

22 Totale

77

di appartenenza

7

10

171

17

16

16

284

18

182

259

5654

22

UTENTI

medio di

gestiti da

gestiti in

ULSS

convenzione

BELLUNO

5

4

9

224

25

VICENZA

17

36

53

1109

21

TREVISO

18

32

50

1118

22

VENEZIA*

16

26

42

778

19

PADOVA

2

39

41

1206

29

ROVIGO

7

7

158

23

VERONA

12

45

57

1061

19

Totale

77

182

259

5654

22

della struttura

Centro

Numero

Centri Diurni

PROVINCIA

Totale

utenti per Centro

* Due Centri Diurni dell'A.ULSS n.14 sono ubicati nella Provincia di Padova anziché di Venezia.

12


Al momento dell’indagine i C.D. monitorati risultavano essere 252; ad ogni responsabile di struttura è stato inviato il questionario conoscitivo sull’utilizzo dei linguaggi non verbali. I questionari restituiti sono stati in totale 161 per una percentuale di riposta pari al 63,9%. Tab. 1.2 Distribuzione e percentuali di risposta per provincia N° Risposte pervenute

N° CD

Composizione del campione per provincia

% di risposta

TV VR VE

39 32 31

49 54 40

79,6 59,3 77,5

PD VI BL RO Totale

24 20 8 7 161

40 53 9 7 252

60,0 37,7 88,9 100,0 63,9

60 50 10 40

22 9

30 20

39

32

31

10 0

TV

VR

VE

N° Risposte pervenute

16

24

PD

33

20

VI

1

0

8

7

BL

RO

N° Risposte NON pervenute

Non è possibile in questa fase una valutazione sulle ragioni della non compilazione del questionario da parte delle strutture che non hanno risposto. Da un confronto all’interno del gruppo di lavoro che ha elaborato il questionario è emerso che almeno una parte di esse potrebbe ritenere di non avere una utenza rispondente alle questioni poste. Questa tuttavia resta solo una ipotesi non confermata.

13


Capitolo 2 Dati sintetici delle strutture rispondenti Le domande poste in questa parte del questionario avevano lo scopo di far dichiarare ai Centri Diurni se effettivamente fossero presenti le persone e le attività prese in esame dall’indagine. Per quanto riguarda le proposte di attività espressive sono stati predisposti 4 macrocontenitori (psicomotricità, musicoterapia, teatro-performance, attività Grafo-pittoriche) con una breve presentazione di ognuno allo scopo di fornire degli elementi utili a delimitare una eccessiva frammentazione di proposte. È stato comunque predisposto un contenitore “altro”, in cui i Centri hanno indicato liberamente eventuali proposte non rientranti tra quelle fornite. Va comunque osservato che gli ambiti proposti evidenziano una grande diversificazione tra quadri di riferimento, metodi e tecniche applicative. Il questionario non aveva tra i suoi scopi una valutazione dei metodi quanto piuttosto far emergere se le attività indicate come appartenenti ad un certo ambito fossero condotte secondo determinati criteri. È noto infatti che a volte c’è una eccessiva ridondanza di terminologia che tramuta ogni cosa semplice, che ha a che fare con le persone con disabilità, in qualcosa di terapeutico o comunque di specialistico. L’ambito preso in esame con questa indagine attrae inevitabilmente molte situazioni in cui questa confusione è evidente.

Fin dall’inizio lo scenario proposto per l’indagine è composto dalle persone con gravi disabilità. La definizione è contraddittoria e spesso fonte di equivoci; tuttavia essendo una terminologia ricorrente abbiamo ritenuto di utilizzarla per fornire un chiaro elemento di differenziazione. L’8 87% dei CD dichiara che sono presenti nella struttura persone che comunicano prevalentemente attraverso i linguaggi non verbali (Tab.2.1). Tab. 2.1 “Sono presenti nella struttura persone con gravi disabilità che comunicano prevalentemente attraverso i linguaggi non verbali?” CD che ospitano utenti prevalentemente non verbali

N° CD

%

140

87,0

No

20

12,4

Non Risposta

1

0,6

161

100,0

Totale

No; 20

N.R.; 1

Sì; 140

15


Se si considerano persone che comunicano esclusivamente attraverso linguaggi non verbali la percentuale si riduce di 5 punti (8 82% dei CD. Tab.2.2). Tab. 2.2 “Sono presenti nella struttura persone con gravi disabilità che esclusivamente comunicano attraverso i linguaggi non verbali?” CD che ospitano utenti esclusivamente non verbali

N° CD

%

132

82,0

No

27

16,8

Non Risposta

2

1,2

161

100,0

Totale

No; 27

N.R.; 2

Sì; 132

Le risposte a queste prime domande evidenziano la effettiva presenza di persone con bisogni corrispondenti a quelle cui era indirizzata l’indagine. Si conferma dunque la “vocazione” dei Centri Diurni a dare risposte a persone con disabilità con gravi limitazioni funzionali e strutturali che presentano un repertorio comunicativo estremamente limitato e singolare; più avanti si potrà osservare come l’indagine fa emergere in che modo questi bisogni siano riconosciuti. Dei 161 Centri Diurni, l’8 81,4%, cioè 131, realizza attività che utilizzano i linguaggi non verbali e si rifanno a quadri metodologici conosciuti (Tab.2.3). La elevatissima percentuale di risposte positive potrebbe indurre a pensare che il problema su cui si svolgeva l’indagine sia di fatto già affrontato dai Centri. Come si vedrà dall’esame delle risposte al capitolo 3 e come si ricava dal confronto tra risposte diverse, la realtà è diversa. Gli interventi dichiarati sono molti ma alla luce dell’intera indagine pare ragionevole un certo ridimensionamento. Tab. 2.3 “Il Centro Diurno realizza attività (espressive) specifiche che utilizzano i linguaggi non verbali che si rifanno a quadri metodologici conosciuti?” CD che realizzano attività espressive non verbali

N° CD

%

131

81,4

No

28

17,4

Non Risposta

2

1,2

161

100,0

Totale

No; 28

N.R.; 2

Sì; 131

16


Nella tabella 2.4 è riassunto il numero di CD che utilizzano un tipo specifico di attività. Molti svolgono contemporaneamente più tipologie di intervento: dalla lettura dei dati risultano essere 20 i Centri in cui vengono applicate attività di Psicomotricità, Musicoterapia, Grafopittoriche e Teatro insieme. Fra i Centri rimanenti molti applicano tre delle tipologie indicate (circa una quarantina) e ancor più (circa 50) ne applicano due tipi. E’ molto raro, invece, il caso in cui venga applicato un solo tipo di attività: in totale solo 18 Centri hanno dichiarato di svolgere solo una fra le tipologie schematizzate dal questionario.

Musicoterapia

Grafopittoriche

Teatro

N° CD %

Psicomotricità

Tab. 2.4 Quadri metodologici di riferimento delle attività espressive non verbali:

73

73

103

65

61

45,3

45,3

64,0

40,4

37,9

61

Altro

Altro

65

Teatro

103

Grafopittoriche Musicoterapia

73

Psicomotricità

73 0

20

40

60

80

100

120

Centri Diurni

(percentuale calcolata sul numero complessivo di CD che hanno partecipato all’indagine – 161 CD)

Si osserva un elevato numero di tipologie diverse esplicitate nella colonna “altro”; questo può dipendere dalla formulazione del questionario ma forse anche dal numero molto elevato di proposte che rientrano nel quadro delle “attività espressive” portate avanti dai Centri. Per la eccessiva dispersione si è scelto di elaborare esclusivamente le risposte relative alle aree indicate, anche se in alcuni casi il materiale fornito relativamente ad interventi classificati nella tipologia “altro” presenta elementi di interesse. L’elenco dettagliato delle attività che i Centri avevano indicato come “altro” è riportato in appendice (Tab. A2.1).

A questo punto abbiamo chiesto di dichiarare le modalità di conduzione degli interventi e la valenza (assistenziale, educativa o riabilitativa) attribuita ad essi. Sono i tre ambiti in cui si realizza il mandato dei Centri Diurni; su questi ambiti, sul loro significato e sul peso che hanno nella quotidianità il dibattito è meno acceso di come forse dovrebbe. Non si può sviluppare una azione educativa o ri-abilitativa se non è definito con chiarezza lo scenario più complessivo del “prendersi cura” al cui interno devono trovare senso quelle azioni. Allo stesso modo non si possono definire aprioristicamente come educative delle azioni che non lasciano traccia di sé, storie che non diventano procedure. È uno sforzo che vede impegnati molti ma che ancora necessita di tempo e investimenti per avvicinare la prassi quotidiana alle teorie ed ai modelli avanzati oggi disponibili. Nei commenti, in quanto operatori del settore, si è cercato di essere critici nei confronti di percentuali a volte eccessivamente appiattite verso l’alto, nel tentativo di fornire una lettura aperta a diverse opzioni. 17


La tabella 2.5 evidenzia, rispetto a quanti hanno dichiarato di adottare attività di Linguaggi Non Verbali, la distribuzione degli ambiti di applicazione e del numero di persone a cui è rivolta, dato che l’oggetto dell’analisi in questo caso è l’insieme delle diverse attività che utilizzano i linguaggi non verbali; questa tabella comprende molte informazioni diverse, non è specifica per un unico tipo di attività.

Tab. 2.5 Ambiti di applicazione degli interventi: Assistenza Individualmente Per piccolo gruppo (3 – 4 persone) Gruppi con più di 4 persone

N° CD 59 32 28

Educazione

% 45,0 24,4 21,4

N° CD 72 91 83

% 55,0 69,5 63,4

Riabilitazione N° CD 42 20 22

% 32,1 15,3 16,8

(percentuale calcolata sul numero di CD che realizzano attività espressive non verbali – 131 CD)

100

91

Centri Diurni

80 60

83

72

Individualmente

59 Per piccolo gruppo (3 – 4 persone)

42 40

32

Gruppi con più di 4 persone

28 20

20

22

0 Assistenza

Educazione

Riabilitazione

L’ambito delle attività espressive è molto vasto e i quadri di riferimento metodologico sono molteplici. Poiché le finalità di intervento dei Centri Diurni (rif DGR 84/2007) distinguono la funzione ri-abiltativa da quella educativa e da quella più complessiva del “prendersi cura”, si è cercato di indagare a quali ambiti di applicazione i Centri riferiscono le attività proposte e con quale forma organizzativa. I dati sembrano assegnare una valenza centrale ad obiettivi educativi, sia che si tratti di interventi condotti individualmente, sia per piccolo gruppo, sia per gruppi più numerosi. Questo andamento è osservabile, con lievi variazioni, in tutte le attività (vedi Tab. A2.2 in appendice); è probabilmente necessario approfondire il significato attribuito ai diversi ambiti per definire meglio il senso degli interventi. Ad esempio, un intervento riabilitativo, per definizione, non può durare all’infinito; si dovrebbero cogliere le evoluzioni degli interventi, l’inizio e la fine. Allo stesso modo per gli interventi educativi si dovrebbe cogliere l’evoluzione dei progetti, la definizione degli obiettivi, la loro concatenazione. Tuttavia queste legittime aspettative esulano dall’indagine e vanno pertanto approfondite in altra sede.

18


Capitolo 3 L’utilizzo dei linguaggi non verbali nei CD Dati descrittivi delle attività Quanti sono gli utenti coinvolti nelle diverse attività? In questa parte si è cercato di ottenere maggiori informazioni sulle attività proposte e sui destinatari, con l’intenzione di cogliere le differenze tra interventi e applicazioni di tecniche specificamente mirate a determinate tipologie di utenti dei Centri e interventi che mantengono una valenza integrativa aggiuntiva ai servizi garantiti. La tabella 3.1 riassume il numero totale e medio di utenti dei CD in cui si applicano i diversi tipi di attività. Il dato evidenzia un coinvolgimento complessivo circa della metà degli utenti; tuttavia è probabile che le stesse persone facciano più attività e dunque che il numero dei soggetti effettivamente coinvolti sia inferiore. La deviazione standard relativa al numero di utenti per attività risulta molto alta per le attività di Musicoterapia, in pratica questo tipo di attività viene svolto con numerosità molto diversificate fra i vari Centri. Lo stesso dato risulta, invece, molto più basso per le altre attività. In pratica il numero di utenti coinvolti da queste tipologie risulta essere molto omogeneo fra i Centri. Tab. 3.1 Numero di utenti coinvolti nelle attività specifiche per i CD N° Totale utenti

Numero medio utenti per CD

Std. Deviation

N° utenti coinvolti in attività di Psicomotricità

887

12,86

10,50

N° utenti coinvolti in attività di Musicoterapia

1186

17,19

18,81

N° utenti coinvolti in attività di Grafopittoriche

1294

13,07

9,03

703

12,55

9,41

3742

24,35

16,45

N° utenti coinvolti in attività di Teatro

N° complessivo di utenti inseriti nei CD

La tabella 3.2 e la tabella A3.1 (quest’ultima posta in appendice) indicano il rapporto tra numero utenti relativo alla specifica attività e numero utenti complessivi del CD. Probabilmente questa numerosità comprende persone con caratteristiche diverse e non solo persone che utilizzano prevalentemente o esclusivamente i Linguaggi non Verbali per comunicare. Il valore indica la quota di utenti che vengono interessati dalla specifica attività rispetto a tutti gli utenti del CD. E’ calcolato il rapporto medio per tipologia di attività. Tab. 3.2 Rapporto tra numero utenti relativo alla specifica attività e numero utenti complessivi del CD Minimum

Maximum

Rapporto medio

Std. Deviation

0,06

1

0,56

0,32

Musicoterapia

0,1

1

0,59

0,31

Grafopittoriche

0,04

1

0,57

0,32

Teatro

0,05

1

0,58

0,34

Psicomotricità

La deviazione standard indica che la variabilità più alta rispetto alla numerosità di utenti si ha per le attività di teatro. 19


Graf. 3.1 Porzione di utenti impegnata nella specifica attività 30,0 25,0 20,0

11,7 13,7

12,9

11,9 Numero medio di utenti del CD non coinvolti nell’attività

15,0 10,0 12,9

Numero medio di utenti impegnati nell’attività

17,2

13,1

12,6

5,0 0,0

Psicomotricità

Musicoterapia

Grafopittoriche

Teatro

La distinzione tra proposte individuali e di gruppo è un indicatore importante, tenuto conto del tempo e delle risorse umane a disposizione; se da un lato è forse evidente che l’azione teatrale, maggiormente delle altre, necessita di un gruppo per esistere, per altri versi lascia un po’ perplessi l’attribuzione di valenze educative o riabilitative ad azioni condotte, in alcuni casi, con gruppi molto numerosi. La tabella 3.3 evidenzia come la maggior parte dei CD utilizzino maggiormente l’attività di gruppo di quella individuale. Le percentuali si avvicinano solo per “musicoterapia”: questo dato, tuttavia, va in conflitto con quanto dichiarato relativamente alle figure impegnate. Come vedremo più avanti per questo tipo di attività si ha il maggior numero di utenti per ogni figura professionale (circa 10 utenti per ogni figura contro i 3 o 4 per le altre attività). Dunque si nota un trend relativamente alla musicoterapia in cui, a fronte di un notevole numero di utenti per ogni figura professionale, si utilizza più spesso l’attività individuale rispetto agli altri tipi di attività. In pratica, una figura professionale in molti casi segue molti utenti ma presi singolarmente. Tab. 3.3 Distribuzione dei CD relativamente ad Attività individuale VS attività di gruppo Psicomotricità

Musicoterapia

Grafopittoriche

N° CD

% (su 73 CD)

N° CD

% (su 73 CD)

N° CD

% (su 103

Attività Individuale

35

47,9

51

69,9

51

Attività di Gruppo

62

84,3

60

82,2

96

Attività Individuale

Attività di Gruppo

93,8%

12,3%

49,5%

82,2%

84,3%

69,9%

20%

47,9%

40%

93,2%

80% 60%

0% Psicomotricità

Musicoterapia

20

Grafopittoriche

N° CD

% (su 65 CD)

49,5

8

12,3

93,2

61

93,8

CD)

100%

Teatro

Teatro


A conclusione di quanto detto va osservato che la Musicoterapia viene praticata in primo luogo da esperti esterni. Pertanto il numero di utenti per figura professionale è calcolato sostanzialmente solo sulla figura dell’esperto (in genere in numero di 1 o al massimo 2 per Centro) e perciò risulta tanto elevato. I dati rivelano inoltre che una certa percentuale di Centri utilizza entrambe le modalità per i diversi tipi di attività. I Centri che praticano attività grafopittoriche, in particolare, in quasi la metà dei casi utilizzano entrambe le modalità. L’attività di teatro sembra essere quella in cui l’attività di gruppo risulta essere preferita in quasi la totalità dei casi.

A quali tipologie di utenti sono rivolte le proposte? Premesso che il target principale dell’indagine è composto dalle persone che necessitano di interventi agiti nell’ambito dei Linguaggi non Verbali, sono stati proposti degli scenari per cercare di cogliere le differenze di proposta in relazione alle caratteristiche dei soggetti coinvolti. Le persone con pluridisabilità sono le più coinvolte nelle attività di musicoterapia e in quelle grafopittoriche; quest’ultimo dato crea qualche interrogativo vista la motricità compromessa dei soggetti. Il dato complessivo comunque conferma che per le persone con questo quadro funzionale le attività espressive rappresentano un elemento importante del lavoro.

Tab. 3.4 Distribuzione dei CD per Tipologia di utenza Psicomotricità N°CD

Musicoterapia

%

N°CD

(su 73 CD)

% (su 73 CD)

Grafopittoriche N°CD

% (su 103 CD)

Teatro N°CD

% (su 65 CD)

Persone con ritardo mentale grave

54

74,0

58

79,5

79

76,7

46

70,8

Persone con pluridisabilità

54

74,0

61

83,6

84

81,6

40

61,5

Persone con comportamento problema

38

52,1

39

53,4

53

51,5

31

47,7

Altro

9

12,3

4

5,5

8

7,8

3

4,6

Persone con ritardo mentale grave

Persone con pluridisabilità

Persone con comportamento problema 100

Altro

79

Centri Diurni

80 60 40 20

58 61

54 54

84

53

46

39

38

40 31

9

4

8

3

0 Psicomotricità

Musicoterapia

21

Grafopittoriche

Teatro


Nel Grafico 3.2 sono rappresentate le modalità con cui viene condotto l’intervento: la percentuale è calcolata sul totale dei CD che applicano il tipo specifico di attività, per cui, ad es., il 56,3% dei CD che attivano interventi nell’ambito della Psicomotricità, dichiara di effettuarli in ambito educativo e con piccoli gruppi di utenti.

Graf. 3.2 “Come viene condotto l’intervento?” (Vedi tab. A3.2 in appendice) 60%

56,3%

50% 40% Assistenza

30%

Educazione Riabilitazione

20% 10% 0%

P sico mo tricità

M usico terapia

Grafo pitto riche

Teatro

Le attività sono estemporanee o sono radicate nei Centri? Le percentuali altissime sembrano indicare senza esitazioni che i Centri rivendicano orgogliosamente la capacità di agire per progetti. Ancora una volta, i limiti dell’indagine non consentono di verificare l’attendibilità delle dichiarazioni. È auspicabile l’avvio di percorsi di scambio e di visibilità che definiscano meglio i limiti dell’agire progettato senza che esso si riduca ad arida programmazione, a volte distante dalla quotidianità “vera”, ma recuperando maggiormente il senso di costruire modalità di intervento scientificamente validate; procedure ripetibili e condivise, ma allo stesso tempo azioni che per la loro connotazione richiedono una parte di improvvisazione, condizione indispensabile per mantenere la personalizzazione degli interventi.

22


Tab. 3.5 “Inquadramento degli interventi. L’attività rientra nel programma operativo del Centro Diurno?” Psicomotricità N° CD 1 69 3 73

No Sì NR Totale

Musicoterapia

% 1,4 94,5 4,1 100,0

100%

N° CD 3 70 . 73

N° CD 3 100 . 103 97,1%

95,9%

94,5%

Grafopittoriche

% 4,1 95,9 . 100,0

Teatro

% 2,9 97,1 . 100,0

N° CD 1 60 4 65

% 1,5 92,3 6,2 100,0

92,3%

80% No

60%

Sì N.R.

40% 20% 0%

1,4%

4,1%

Psicomotricità

4,1%

2,9%

Musicoterapia

6,2%

1,5%

Grafopittoriche

Teatro

Tab. 3.6 “L’attività è realizzata con continuità?” Psicomotricità N° CD 6 64 3 73

No Sì NR Totale

Musicoterapia

% 8,2 87,7 4,1 100,0

N° CD 13 58 2 73

Grafopittoriche

% 17,8 79,5 2,7 100,0

N° CD 10 90 3 103

Teatro

% 9,7 87,4 2,9 100,0

N° CD 13 44 8 65

% 20,0 67,7 12,3 100,0

100% 87,7%

87,4% 79,5%

80%

67,7% No

60%

Sì N.R.

40% 20,0%

17,8%

20% 8,2%

4,1%

2,7%

Psicomotricità

Musicoterapia

9,7%

12,3% 2,9%

0% Grafopittoriche

Teatro

La continuità degli interventi risulta essere molto alta; poiché si tratta di azioni aggiuntive al normale funzionamento, o perlomeno ancora ritenute tali in molti casi, risulta senz’altro significativa l’attenzione e l’investimento fatto finora.

23


Graf. 3.3 “Da quanto tempo (anni)?” (Vedi Tab. A3.3 in appendice) Psicomotricità

Musicoterapia

Grafopittoriche

Teatro

60% 50% 40% 30% 20% 10% 0%

1 anno

2 anni

3 anni

5 anni

Più di 5

Tab. 3.7 “L’attività è prevista per tutto l’anno?” Psicomotricità No Sì NR Totale

N°CD 26 44 3 73

Musicoterapia

% 35,6 60,3 4,1 100,0

N°CD 23 48 2 73

Grafopittoriche

% 31,5 65,8 2,7 100,0

N°CD 20 82 1 103

Teatro

% 19,4 79,6 1,0 100,0

N°CD 37 24 4 65

% 56,9 36,9 6,2 100,0

100% 79,6%

80% 60%

60,3%

65,8% 56,9%

No Sì

40%

35,6%

36,9%

31,5%

N.R.

19,4%

20% 4,1%

2,7%

1,0%

Psicomotricità

Musicoterapia

Grafopittoriche

0%

6,2%

Teatro

La continuità espressa appare coerente con la dichiarazione che le attività fanno parte del programma operativo dei Centri (Tab.3.5). Questo dato di “ricchezza” sarà analizzato più avanti per vedere se si possono formulare delle ipotesi di efficacia mediante il confronto con altri dati.

24


Nella tabella 3.8 è indicato il numero medio (e la relativa dispersione) di mesi all’anno per le strutture che dichiarano di non svolgere l’attività per tutto l’anno. Per le attività psicomotorie la durata annua media è di circa 8 mesi e la dispersione è decisamente bassa. Le attività di teatro durano in media circa sei mesi. Significativamente maggiore la dispersione delle altre due proposte che evidenzia la presenza di modelli organizzativi e condizioni di esercizio molto diverse tra loro. Tab. 3.8 Numero medio di mesi se l’attività non è svolta per tutto l’anno 77

12

Std. Deviation

N° CD

N° medio di mesi all’anno

Min (mesi)

Psicomotriità

24

3

11

8

2,47

Musicoterapia

22

1

10

6

2,64

Grafopittoriche

17

1

11

6

3,18

Teatro

35

3

12

6

2,14

Max (mesi)

10

8

6

4

2

0

Psicomotricità

Musicoterapia

Grafopittoriche

Teatro

Il tempo dedicato alle attività, le competenze degli operatori o degli esperti coinvolti, sono elementi che contribuiscono non solo a descrivere i processi ma consentono di osservare le differenti impostazioni. In appendice sono esposti alcuni dati derivanti dall’incrocio di tabelle e le conseguenti ipotesi interpretative. Graf. 3.4 “Quanto tempo settimanalmente è dedicato all’attività (ore)” (Vedi Tab. A3.4 in appendice) Psicomotricità

Musicoterapia

Grafopittoriche

Teatro

60% 50% 40% 30% 20% 10% 0%

1 ora

2 ore

3 ore

25

5 ore

Più di 5


I Centri, con percentuali elevatissime, dichiarano che le attività non solo rientrano nei progetti personalizzati sviluppati con gli ospiti delle strutture ma fanno riferimento a obiettivi specifici al loro interno. Mancano elementi per approfondire questi scenari, il dato colpisce perché pare indicare che le attività realizzate ricorrendo a linguaggi non verbali occupino uno spazio significativo. Il concetto di “progetto personalizzato” è sempre più presente nella quotidianità dei Centri Diurni. Lo prevede la normativa più recente e lo rivendicano come un diritto le persone inserite ed i loro familiari. Nel formulare le domande avevamo la consapevolezza che a volte è più semplice redigere dei progetti sulla carta che non raggiungere gli obiettivi prefissati nella realtà. Riteniamo tuttavia che il dichiarare che le attività indicate facciano parte in maniera sostanziale dei progetti personalizzati sia un dato importante da cui partire che vincola chi ha risposto a proseguire nella direzione della qualità. Tab. 3.9 “L’attività rientra nel progetto personalizzato dell’utente?”

No Sì NR Totale

Psicomotricità

Musicoterapia

Grafopittoriche

N 2 67 4 73

N 4 63 6 73

N 1 96 6 103

% 2,7 91,8 5,5 100,0

100%

% 5,5 86,3 8,2 100,0

Teatro

% 1,0 93,2 5,8 100,0

N 7 50 8 65

% 10,8 76,9 12,3 100,0

93,2%

91,8%

86,3% 76,9%

80% 60% No Sì

40%

N.R.

20% 2,7%

5,5%

5,5%

8,2% 1,0%

0% Psicomotricità

Musicoterapia

5,8%

Grafopittoriche

10,8%

12,3%

Teatro

La domanda successiva rappresentata in tabella 3.10 sembra quasi ovvia, in base alle risposte avute; tuttavia la questione posta merita attenzione. Il termine “obiettivi specifici” intende definire degli scenari accuratamente osservabili, misurabili, valutabili. Possono rientrare nella sfera cognitiva o in quella relazionale, debbono in ogni caso essere concreti, semplici. Le attività espressive sono un contenitore molto efficace per avviare interventi in un contesto motivante ma sono allo stesso tempo un ambiente complesso in cui è difficile separare gli elementi e definire i percorsi per raggiungere gli obiettivi. 26


Tab. 3.10 “Le attività realizzate fanno riferimento a obiettivi specifici del progetto personalizzato?”

No Sì NR Totale

Psicomotricità

Musicoterapia

Grafopittoriche

N 4 65 4 73

N 1 66 6 73

N 4 91 8 103

% 5,5 89,0 5,5 100,0

100%

% 1,4 90,4 8,2 100,0

90,4%

89,0%

Teatro

% 3,9 88,3 7,8 100,0

N 7 51 7 65

% 10,8 78,5 10,8 100,0

88,3% 78,5%

80% 60% No Sì

40%

N.R.

20% 5,5%

5,5%

0% Psicomotricità

8,2% 1,4%

Musicoterapia

3,9%

7,8%

10,8%

Grafopittoriche

10,8%

Teatro

Ci interessava capire come nei vari territori erano iniziate le proposte, a quali analisi di bisogni rispondevano. Prevalente pare essere stata una precedente analisi di bisogni specifici degli utenti e una attesa di miglioramento. È invece scarsa l’influenza delle famiglie nelle scelte e abbastanza contenuta la conoscenza di altre realtà, condizione quest’ultima che appare stabile e non specifica per attività. Diversamente, sono molto variabili le percentuali di attività avviate per la presenza di operatori con competenze specifiche. Graf. 3.5 “Come si è cominciato?” (Vedi Tab. A3.5 in appendice) Psicomotricità

Musicoterapia

Grafopittoriche

Teatro

100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% P resenza o perato ri co n co mpetenze specifiche

B iso gni specifici delle perso ne

P ro po sta delle famiglie

27

Co no scenza di altre realtà

A ttese di miglio ramento


Osservando le risposte classificate sotto la voce “altro” (Tab.3.11) si osserva la presenza di interventi avviati a seguito di investimenti formativi specifici. Tab. 3.11 Altro - Come si è cominciato? Psicomotricità collaborazione con il comune di Padova da richiesta del neuropsichiatra

Musicoterapia Disponibilità e preparazione personale dell'operatore

Grafopittoriche Agli utenti piace esprimersi con i colori - matite etc..

FORMAZIONE

attività nel territorio

FORMAZIONE

iniziativa di area

coinvolgimento dell'utente dell'allestimento scenografie teatrali.

grazie all'intervento di un formatore esterno pensando in particolare all'utenza più grave

interventi su altre persone disabili interventi su altrre persone disabili Per trovare un' altro canale comunicativo Progetto finanziato da L. 284/97 progetto proposto dall'area disabili

per l'utenza più grave

Teatro alcuni corsi di formazione con personale specializzato esterno attività interCentri e di integrazione consulenti esterni dare nuovi stimoli agli ospiti del Centro Disponibilità operatori -utenti, gradimento utenti

collaborazioni esterne con un corso di formazione proposto da un esperto esterno contatti con il territorio

Interesse di alcuni operatori miglioramento della qualità del servizio Nel 2003 in occasione dell'anno del disabile Presenza di volontari con competenza specifica operatore socio-sanitario processo di area Progetti integrativi dei servizi Diurni A: ULSS 9 Progetto pensato e costruito con un esperto esterno progetto specifico tra ULSS e associazioni progetto specifico tra ULSS e Associazioni

da richiesta del neuropsichiatra Laboratorio carta stampa e decorazioni

progetto proposto dell'area disabili

Mantenimento - potenziamento, capacità -socializzazione

proposta del responsabile

Modi diversi di esprimersi su proposta di tecnici esterni specializzati Predisposizione personale dell' operatore progetti integrativi dei servizi Diurni - A. ULSS 9 progetto interCentri proposto con l'area disabilità Tirocinio dell'esperta in arteterapia

regista esterno

Quali sono le figure professionali coinvolte, quali le loro competenze esperte, quali la loro formazione? Graf. 3.6 Distribuzione % dei CD per figure professionali coinvolte (Vedi Tab. A3.6 in appendice)

Graf. 3.7 N° medio di figure professionali (Vedi Tab. A3.7 in appendice)

100%

4,5

80%

3,5

4 3

Psicomotricità

Musicoterapia

Educatori (del Centro)

Grafopittoriche

1,51

1,66

3,78

4,03 1,12

1,68

1,05

1,37

3,23

3,68 1,21

1 0,5

1,52

83,1%

2 1,5

53,8%

72,3%

90,3%

2,5

25,2%

0%

78,6%

79,5%

58,9%

71,2%

54,8%

20%

61,6%

40%

64,4%

60%

0

Teatro

Psicomotricità

Operatori Socio Sanitari (del Centro)

28

Musicoterapia

Grafopittoriche

Esperti esterni

Teatro


Per tutte le attività considerate le figure maggiormente coinvolte sono gli OSS. Il dato assume rilievo perché segnala una apparente contraddizione: la valenza principale attribuita alle azioni è educativa, ma è condotta da persone che in base al ruolo non avrebbero le competenze per farlo. È probabile che la realtà di funzionamento dei Centri sia a volte molto più complessa di quanto non rilevi una rigida applicazione dei mansionari. La qualifica dell’”esperto” è per definizione molto soggettiva, tuttavia le differenze riscontrabili scorrendo la tabella 3.12 sono a volte notevoli, includendo diversi gradi di formazione specifica. L’impiego di esperti esterni implica anche una destinazione di risorse. Non è stata approfondita l’indagine sulle differenze di impostazione anche se appare evidente dalla distribuzione geografica dei questionari pervenuti che ci sono delle diversità anche cospicue tra i territori. Tab. 3.12 Qualifica esperti esterni Psicomotricità fisioterapisti FKT insegnante ISEF insegnante psicomotricista Istruttore ISEF laurea in scienze motorie laureati in scienze motorie P.M.T. Psichiatra terapeuta Psicologa - psicomotricista psicomotricista Psicomotricista PSICOMOTRICISTA psicomotricità

Musicoterapia consulente musicoterapeuta insegnanti di musica e di danza M.T. Maestri di musica

Grafopittoriche Art director Arte terapeuta

Teatro artista teatrale Attore, tecnico

arteterapeuta Arteterapeuta

Musicista musicoterapeuta Musicoterapeuta MUSICOTERAPEUTA Musicoterapia musicoterapista Musicoterapista Musicoterapista in formazione musicoterapisti O.S.S CON ESPERIENZA NELLA MUSICA psicologo musicoterapeuta psicologo musicoteraputa

Arteterapeuta in formazione Assistente tecnico interno insegnanti istruttore laurea storia dell'arte Maestra d'arte pittore insegnante pittore per brevi periodi

attore/regista attori con formazione specifica attori/formatori Insegnante di danza laurea in medicina pedagista, attrice pedagogista, attrice psicoterapeuta regista Regista

pittore volontario Pittore/artista

regista e attire regista teatrale

pittrice/insegnante Pittrice/scultrice

Specializzazione in musicoterapia

Volontario civile

Regista teatrale regista teatrale, attori dilettanti teatroterapia

29


Anche tra il personale interno i livelli di formazione sono molto diversificati (Grafico 3.8); volutamente non esprimiamo opinioni su perché le attività grafopittoriche evidenzino il più alto utilizzo di OSS mentre l’attività di teatro quello di esperti esterni. Una frettolosa riflessione potrebbe indurre a giungere a delle conclusioni sulla qualità degli interventi, mentre in realtà non abbiamo elementi in tal senso. Graf. 3.8 Qual è il grado di formazione specifica? (Vedi Tab. A3.8 in appendice) 100% 90% 80% 70% 60%

Specializzazione

50%

Corsi annuali

40% Corsi brevi

30%

Esperienza

20% 10% 0%

P sico mo tricità

M usico terapia

Grafo pitto riche

Teatro

Sembrerebbe che le attività grafopittoriche siano considerate quelle che necessitano meno di professionalità specifica; sono anche quelle a cui è dedicato più tempo e che vedono il più alto coinvolgimento di utenti. Probabilmente varrebbe la pena di approfondire delle riflessioni su questa attività (che nel questionario era stata presentata così: “La creatività è universale. Appartiene al fatto di esser vivi”(Winnicott). Processo creativo e processo traspositivo del proprio pensiero, da una idea alla materia. Dunque, dal processo creativo ai processi mentali, per apprendere ad apprendere), per vedere se tutte rientrano nella categoria proposta. È peraltro evidente che la stessa riflessione va fatta per tutte le attività.

30


Capitolo 4 L’utilizzo dei linguaggi non verbali: modalità operative Quali sono i criteri in base ai quali sono state coinvolte le persone? Nella costruzione dei vari piani organizzativi che definiscono l’offerta di servizi offerta da ogni Centro, la definizione di tali criteri è complessa. Per questo abbiamo trovato molto interessanti le risposte fornite e il bisogno di molti Centri di compilare liberamente il campo “altro” (Tab. 4.1). Colpisce il fatto che i criteri prevalenti sono centrati su input provenienti dagli utenti stessi, o attribuiti tali dagli operatori, mentre dal punto di vista degli operatori il pensiero prevalente è che sia un modo per socializzare. Questa affermazione non è del tutto coerente con la prevalenza educativa o riabilitativa attribuita alle azioni; il dato è comunque confermato dalla relativa incidenza degli aspetti relazionali e comunicazionali rispetto agli altri. Graf. 4.1 “I partecipanti alle attività sopraelencate sono stati scelti perché” (Vedi tab. A4.1 in appendice) Percentuale calcolata sul num ero di CD che realizzano attività espressive non verbali – 131 CD 35,9%

altro

24,4%

rappresent a l’unica opport unit à per comunicare

21,4%

“ è molt o grave, non riusciamo a coinvolgerlo nelle normali att ivit à, proviamo anche questo”

40,5%

la persona ha espresso una specif ica at t itudine

6,9%

è la prosecuzione di un percorso iniziat o in alt ri servizi

59,5%

è un modo per f arli socializzare (o può f avorire la socializzazione)

2,3%

abbiamo “ f allito” con alt ri int ervent i, proviamo con quest o

77,1%

la persona ha “ segnalat o” int eresse e/ o mot ivazione a quest e att ivit à

0%

10%

20%

30%

40%

50%

60%

70%

80%

90% 100%

Tab. 4.1 Altro – I partecipanti alle attività sopraelencate sono stati scelti perché Alcuni partecipanti alle attività di MT sono stati scelti perché al di fuori del ceod non svolgono alcun altra attività Bisogni rilevati dagli operatori Cercare di soddisfare un bisogno specifica dell'utenza Coerenza con obiettivi del p.e.i. Consideriamo che queste attività siano alla base della comunicazione analogica intesa come relazione e quindi siano indispensabili per comunicare … È un'attività riabilitativa che va ad integrare gli interventi educativi È una proposta ulteriore in base alle loro capacità ed i loro bisogni È un modo per potenziare le capacità comunicative È un modo per raggiungere obiettivi educativi Favorire maggiori opportunità di comunicazione con ragazzi meno compromessi Forniscono canali privilegiati per alcuni utenti Il professionista/consulente "esterno" ha la possibilità di ottenere dei risultati inattesi

31


In base al percorso individuale Indicazioni medico neuropsichiatra del Centro Integra gli altri strumenti per facilitare la comunicazione e favorire l'espressione dei vissuti personali Mantenimento - potenziamento, capacità, gradimento Mantenimento e potenziamento abilità Mantenimento e potenziamento capacità Mantenimento e potenziamento delle capacità Migliore gestione e relazione con loro Modalità per aumentare e consolidare le capacità possedute Motivazioni diverse per gruppi e per interventi individuali Offerta educativa di integrazione ad altre attività Offrire un'opportunità ulteriore di espressione/socializzazione Ogni utente aveva bisogni specifici per il quale è stato inserito in attività Osservazione e coinvolgimento in altro contesto Per aumentare la capacità comunicativa Per competenze specifiche operatori Per favorire il benessere generale Per favorire il loro rilassamento e la partecipazione attiva Per fornire loro altri strumenti per ampliare le abilità di comunicazione e raggiungere più facilmente gli obiettivi educativi previsti dal P.E.I. Rappresenta un'opportunità per esprimere le proprie emozioni Rappresenta un importante canale di comunicazione Rappresenta un percorso per sviluppare abilità Rappresenta una buona opportunità di comunicazione Rappresenta una delle opportunità per lui/lei di comunione con il gruppo Rappresenta una importante opportunità relazionale Risponde aspecifiche necessità dell'utente Si è rivelato uno strumento importante di comunicazione Si tratta di percorsi che favoriscono la possibilità di sviluppo, di espressione e relazione - modalità di accesso alla "cultura" Stimolazione abilità residue e contrastare processi involutivi Tutte le attività sono scelte dall'equipe per raggiungere obiettivi individuali o di gruppo

Un elemento che distingue delle attività estemporanee da altre più fondate su criteri metodologici è la presenza di momenti valutativi. In realtà si tratta di un elemento normalmente presente in ogni azione e spesso agito inconsapevolmente o sottovalutando le conseguenze sugli utenti e su di sé. I Centri dichiarano di dare un notevole spazio all’analisi della soddisfazione dell’utenza; si tratta spesso di piccoli elementi osservabili correttamente solo se si definiscono con cura gli elementi e lo sfondo oggetto dell’osservazione. La complessità, da un lato di realizzare e dall’altro di utilizzare strumenti validati e condivisi, è un problema noto nel settore; così, appare rilevante ma in parte atteso il ricorso notevole a strumenti “soggettivi”. In questo lavoro non c’era lo spazio e nemmeno la ragione per approfondire la qualità di tali strumenti; d’altra parte i compilatori dichiarano più avanti di sentire il bisogno di maggiore rigore scientifico, presupposto per l’avvio di azioni sperimentali che aumentino la qualità e l’efficacia delle azioni. Un primo elemento preso in esame è la presenza di azioni valutative degli effetti sui destinatari delle proposte; successivamente è stato chiesto ai compilatori di riflettere su di sé.

32


Tab. 4.2 “Sono state effettuate delle valutazioni sulla soddisfazione dell’utenza e della famiglia?” 100% 80%

N° CD

% (su 131 rispondenti)

60%

Soddisfazione dell’utenza

116

88,6

40%

Soddisfazione della famiglia

107

81,7

20%

88,5%

81,7%

0% Soddisfazione dell’utenza

Soddisfazione della famiglia

Tab. 4.3 “Con quale metodo?” soddisfazione dell’utenza N°CD Utilizzo di strumenti ad hoc Valutazioni soggettive Altro

soddisfazione della famiglia

% (su 131 rispondenti) 12,2 69,4 7,6

16 91 10 soddisfazione dell’utenza

N° CD 33 56 18

% (su 131 rispondenti) 25,1 42,7 13,7

soddisfazione della famiglia

80% 70% 60% 50% 40% 69,5%

30% 42,7%

20% 10%

25,2% 12,2%

7,6%

0% Utilizzo di strumenti ad hoc

Valutazioni soggettive

13,7%

Altro

La valutazione è un momento complesso che richiede anche la capacità di fare delle metavalutazioni, di osservare e di “inserire nell’osservazione anche lo sguardo di chi guarda” (E. Montobbio). Oltre a chiedere quali metodi valutativi vengono usati si è chiesto di descrivere i cambiamenti sugli utenti e su se stessi. Si ritiene infatti, come richiamato in alcuni degli approfondimenti presenti in questa pubblicazione, che il senso della proposta di attività che utilizzano linguaggi non verbali non stia solo nella individuazione di mutamenti nelle persone destinatarie (obiettivi di esito) ma parallelamente in mutamenti del modo di lavorare degli operatori (obiettivi di processo). 33


Tab. 4.4 “Sono state effettuate delle valutazioni metodologiche di efficacia del progetto?” N° CD

%

107

81,7

No

19

14,5

Non Risposta

5

3,8

131

100,0

Totale

N.R.; 5

No; 19

Sì; 107

In appendice è stata riportata la tabella che indica il metodo utilizzato per le valutazioni metodologiche di efficacia del progetto (vedi tab. A4.2 in appendice).

Tab. 4.5 “In caso di risposta affermativa, indicare i cambiamenti registrati sull’UTENTE” % (su 107 rispondenti) 54,2 66,4 86,9 70,1 17,8

N° CD Diminuzione dei comportamenti Problema Modificazione della interazione con compagni Miglioramento del benessere generale È migliorata la “comunicazione” con l’operatore Altro

58 71 93 75 19

100% 86,9%

80%

70,1%

66,4%

60%

54,2%

40% 17,8%

20% 0% Diminuzio ne dei co mpo rtamenti P ro blema

M o dificazio ne della M iglio ramento del interazio ne co n benessere generale co mpagni

È miglio rata la “ co municazio ne” co n l’ o perato re

A ltro

La possibilità di rilevare i cambiamenti, i miglioramenti ove possibile, nel benessere degli utenti dei servizi resta un obiettivo primario. Le risposte sembrano indicare che gli ambiti proposti erano effettivamente centrali ed anche le risposte classificate “altro” (Tab. 4.6) pongono attenzione ad aspetti di rilievo. Se resta difficile la descrizione del “benessere generale”, elementi come la diminuzione di comportamenti problema, ove presenti, e gli scostamenti nella comunicazione e nella relazione fanno supporre che per i Centri queste tematiche sono centrali nel lavoro con certi utenti. 34


Tab. 4.6 Cambiamenti registrati sull’UTENTE - altro specificare Acquisizione abilità Acquisizione di abilità Acquisizione di sicurezza e autostima Acquisto da parte dei familiari del materiale per continuare l'attività di pittura a casa Al termine del progetto di MT individuale annuale si sono registrati alcuni cambiamenti che però non hanno avuto riscontro all'esterno del setting… Associazione immagini - esperienze emotive Aumento della motivazione, messa in gioco su un progetto comune Aumento delle autonomie È migliorata la comunicazione con i compagni, sono migliorate le capacità comunicative È migliorata la relazione con la famiglia Incremento di interazione e manifestazione di stati emotivi positivi Interesse - curiosità, attesa di nuove o vecchie proposte Le persone con più compromissione del linguaggio verbale si sono sentiti più protagonisti e più integrati nel gruppo Migliorata la comunicazione con l' esterno Migliorato il comportamento a casa e la qualità della relazione con i familiari Più chiara espressione di sé Potenziamento delle capacità espressive Si sente motivato e gratificato

Tab. 4.7 “In caso sull’OPERATORE”

di

risposta

affermativa,

indicare

i

cambiamenti

% (su 107 rispondenti) 64,5 69,2 28,0 55,1 14,0

N° CD Ho avuto la possibilità di entrare in relazione con….. Sono in grado di riconoscere alcuni bisogni È diminuita l’ansia di stare con… Mi sento più efficace… Altro

registrati

69 74 30 59 15

100% 80% 64,5%

69,2% 55,1%

60% 40%

28,0%

20%

14,0%

0% “ Ho avuto la So no in grado di E diminuita l’ ansia di po ssibilità di entrare rico no scere alcuni stare co n… biso gni in relazio ne co n…..

M i sento più efficace…

A ltro

Tab. 4.8 Cambiamenti registrati sull’OPERATORE - altro specificare Alto grado di soddisfazione ad obiettivo raggiunto All'interno di attività espressive condotte da esperti si ha la possibilità di scoprire lati e caratteristiche dell'utente nuovi Constatata una buona atmosfera ludica, rilassante Hanno avuto una visione diversa del loro ruolo Ho potuto osservare esiti inaspettati Maggiore conoscenza dell'utente Maggiore conoscenza delle metodologie, soddisfazione personale Possibilità di agire e potenziare abilità Possibilità di conoscere l'utenza sotto nuovi e diversi aspetti Possibilità di sviluppare e potenziare abilità Soddisfazione operatore Soddisfazione personale

35


Sono emersi nuovi interessi/potenzialità7caratteristiche Sono riuscito a farlo sentire bene durante l'attività, è gratificato Sviluppo delle capacità autoosservative nelle interazioni con gli utenti Usare un modo diverso per comunicare con gli utenti

Più volte è rimarcato l’uso di termini che definiscono la “soddisfazione personale”. È un dato importante che sottolinea come nella complessità delle professioni in relazione di aiuto la percezione di autoefficacia (A. Bandura) sia un indicatore di cui tenere conto. La percezione di autoefficacia correla positivamente con la qualità dell’intervento, a condizione che diventi elemento strutturale. La visibilità di una azione è un momento importante e qualificante di ogni intervento; non si tratta della realizzazione di uno “spettacolo” o di una mostra o di una dimostrazione di lavoro, quanto della rappresentazione del percorso, delle scelte, dei tempi. Rappresenta dunque una parte del sistema di valutazione. Allo stesso tempo però consente ad altri (le famiglie, altri Centri, i servizi, più in generale tutti quelli che attraverso queste azioni possono ricevere input nella costruzione della cultura dell’integrazione) di conoscere e di farsi una propria opinione. Tab. 4.9 “Sono state realizzate forme di visibilità degli interventi?” N° CD

%

115

87,8

No

13

9,9

Non Risposta

3

2,3

131

100,0

Totale

No; 13

N.R.; 3

Sì; 115

C’è molto materiale che documenta i lavori e come vedremo anche dalla domanda successiva in formati diversi che potrebbero utilmente essere consultati per condividere le esperienze ma anche per progettare nuove azioni. Tab. 4.10 “Nel caso di risposta affermativa indicare le modalità” N° CD

% (su 115 rispondenti)

Documenti scritti ad uso interno

97

84,3

Convegni

25

21,7

Articoli su riviste

14

12,2

Video, dvd

71

61,7

Dimostrazioni di lavoro e scambio di esperienze

51

44,3

100% 84,3%

80% 61,7%

60%

44,3%

40% 21,7%

20%

12,2%

0% Documenti scritti ad uso interno

36

Convegni

Articoli su riviste

Video, dvd

Dimostrazioni di lavoro e scambio di esperienze


Tab. 4.11 “Il materiale prodotto è disponibile o può essere condiviso in rete?” N° CD

%

41

31,3

No

78

59,5

Non Risposta

12

9,2

Totale

131

100,0

N.R.; 12 Sì; 41

No; 78

La risposta colpisce nel senso che è in controtendenza con le precedenti e genera a sua volta una domanda: perché la disponibilità è così bassa? E’ dipeso dalla formulazione della domanda o forse c’è dell’altro su cui vale la pena un approfondimento per comprendere le ragioni della risposta? Probabilmente ci saranno ragioni concrete, la mancanza di autorizzazioni legate alla normativa sulla Privacy, assieme ad altre, come la preoccupazione di “far vedere” il proprio lavoro. È sempre stato faticoso lavorare in rete e forse a volte più che come bisogno è percepito come una buona intenzione. Le due domande successive spostano l’attenzione dall’attività in quanto tale, all’investimento formativo finora effettuato oltre al significato che esso assume all’interno della missione esplicata dalla struttura. Dopo avere chiesto a quali iniziative avevano partecipato abbiamo voluto verificare l’effetto percepito di queste azioni. Nell’ultima parte saranno poste delle domande che misurano il bisogno formativo della struttura. Tab. 4.12 “Le iniziative formative hanno prodotto dei cambiamenti osservabili e misurabili nella quotidianità?” N° CD

%

81

61,8

No

6

4,6

Non Risposta

44

33,6

Totale

131

100,0

N.R.; 44

No; 6

Sì; 81

Si evidenzia una alta percentuale di non risposte. Pur interrogandosi anche in questo caso se ciò sia dipeso dalla formulazione della domanda, rimane l’ipotesi che il dato porti a considerare con minore ottimismo la attribuzione di valenze educative e/o riabilitative attribuite precedentemente agli interventi. Tuttavia il dato è per altri versi confortante: le attività analizzate non sono la panacea per tutte le situazioni; diventa 37


interessante il confronto tra i processi per cogliere le differenze e gli elementi di qualità più significativi. Tab. 4.13 “In quali ambiti applicativi?” (Solo per chi ha risposto “Sì” alla domanda precedente) N° CD “Uscita” dall’estemporaneità degli interventi Inserimento organico nel programma operativo annuale Definizione dell’area dei linguaggi non verbali come ambito di intervento Hanno prodotto occasione di autoformazione altro

39 55 47 50 10

% (su 81 rispondenti) 48,1 67,9 58,0 61,7 12,3

100% 80% 60%

67,9% 58,0%

61,7%

48,1%

40% 20% 0%

12,3%

“ Uscita” dall’estemporaneità degli intervent i

Inseriment o organico nel programma operativo annuale

Definizione dell’area dei linguaggi non verbali come ambito di intervent o

Hanno prodott o occasione di autof ormazione

altro

Tab. 4.14 Ambiti applicativi altro specificare Autostima-socialità Bisogno di dare visibilità al servizio Coinvolgimento degli attori nei servizi territoriali che si occupano di disabilità Hanno fatto emergere nuove potenzialità degli utenti Innovazione in alcune metodologie Maggior consapevolezza degli operatori, propone lasciando la maggior libertà di espressione all'utente Maggior consapevolezza delle preferenze per l'altro Maggiore socializzazione con l'esterno Miglioramento benessere operatori Riconoscimento presenza attiva nel territorio

38


Capitolo 5 Il bisogno formativo L’ultima parte del questionario fa emergere il bisogno formativo espresso dai Centri. Prima però si è chiesto di esprimere la percezione di efficacia delle azioni descritte fin qui (Tab.5.1). La formulazione della domanda non consente di approfondire, come sicuramente merita, la questione posta. Ad esempio sarebbe stato molto interessante conoscere le motivazioni di chi ha dato una risposta negativa, un contributo senz’altro utile in fase di valutazione. L’augurio è che anche per questo elemento ci sia spazio per proseguire nello scambio e nel confronto. Tab. 5.1 “Con riferimento al panorama dei possibili interventi con finalità riabilitative “dedicati” alle persone con gravi disabilità quale efficacia si attribuisce alla “metodologia dei linguaggi non verbali” N° CD

%

0 – Non efficace

1

0,6

1–…

11

6,8

2–…

47

29,2

3 – Decisamente efficace

88

54,7

NR

14

8,7

Totale

161

100,0

100% 80% 54,7%

60% 40%

29,2%

20% 0%

0,6% <0>

8,7%

6,8% <1>

<2>

<3>

NR

Il Giudizio medio relativo al grado di efficacia degli interventi è pari a 2,51 (valore medio calcolato rispetto ai 147 CD rispondenti).

39


Tab. 5.2 “Vista la peculiarità degli interventi in questa area si ritiene utile che ci sia un “maggior rigore scientifico” nell’applicazione di metodologie che prevedano l’utilizzo dei linguaggi non verbali?” N° CD

%

139

86,3

No

13

8,1

Non Risposta

9

5,6

161

100,0

Totale

No; 13

N.R.; 9

Sì; 139

La risposta è coerente con altri elementi emersi dal questionario. Sono realizzate molte attività, sono coinvolti numerosi utenti e operatori ma vi è la consapevolezza di essere ancora in una fase in cui si mescolano i saperi e le esperienze in modo meno efficace di come si potrebbe. Nella formulazione del questionario abbiamo proposto uno scenario abbastanza generale, quello delle attività espressive, senza alcuna pretesa di appesantire ogni azione aumentando gli schematismi e banalizzando lo spontaneismo. Crediamo che le risposte a questa parte del questionario mettano piuttosto in evidenza la consapevolezza dei Centri che si tratta di un punto critico e centrale nel lavoro. Attività come strumenti di progettazione e di programmazione; rigore metodologico e grande duttilità nell’applicare tecniche e modelli; lo scambio e il confronto come normali strumenti di lavoro, sperimentazione e studio come elementi di un lavoro che guarda avanti.

Tab. 5.3 “Si ritiene sarebbe auspicabile che, allo scopo di garantire interventi di qualità, ci fosse un piano coordinato di attività formative specifiche sugli argomenti oggetto del questionario?” N° CD

%

147

91,3

No

7

4,3

Non Risposta

7

4,3

161

100,0

Totale

No; 7

N.R.; 7

Sì; 147

40


Tab. 5.4 “C’è un interesse specifico a partecipare a una formazione sui linguaggi non verbali? Se sì, su tutte le aree o su alcune specifiche?” NR; 3

N° CD

%

Specifiche

25

17,0

Tutte

119

81,0

3

2,0

147

100,0

Non Risposta Totale

Specifiche ; 25

Tutte; 119

Tab. 5.5 “Quali sono le aspettative rispetto ad una azione formativa?” N° CD Acquisire competenze necessarie nel lavoro Sviluppare modalità di lavoro condiviso in rete Acquisire competenze che potranno tornare utili Altro

130 62 78 5

% (su 161 rispondenti) 80,7 38,5 48,4 3,1

100% 80%

80,7%

60%

48,4% 38,5%

40% 20%

3,1%

0% A cquisire co mpetenze necessarie nel lavo ro

Sviluppare mo dalità di lavo ro co ndiviso in rete

A cquisire co mpetenze che po tranno to rnare utili

A ltro

Tab. 5.6 Altro - Quali sono le aspettative rispetto ad una azione formativa? Acquisire padronanza ed efficacia in più ambiti Aumentare professionalità ed efficacia e consapevolezza, in funzione della diminuzione in burn - out Interpretare i bisogni dell'utenza in base alle loro dirette aspettative ed espressioni dei desideri o bisogni con l'utilizzo di schede a domanda mult Valutare utilizzo di nuovi strumenti di intervento

In generale la domanda formativa espressa è molto alta. La principale aspettativa rispetto all’azione formativa è riferita all’acquisizione di competenze che sono ritenute necessarie nel lavoro, condizione che pare confermare l’opinione dei Centri circa la centralità di alcune proposte di attività che utilizzano i linguaggi non verbali con particolari utenze e più in generale la poca conoscenza specifica che di questo ambito vi è tra gli operatori. Tuttavia, come abbiamo già detto, la richiesta di formazione tendenzialmente è sempre molto alta, abbiamo provato perciò a sondare la reale disponibilità proponendo degli scenari che in parte chiedevano di impegnarsi anche al di fuori dell’orario di lavoro. 41


Tab. 5.7 “Indicare la disponibilità a partecipare secondo i modelli proposti:” % (su 161 rispondenti) 65,8 62,1 24,8 9,3 3,7

N° CD percorsi e/o eventi esclusivamente in orario di servizio percorsi e/o eventi parzialmente fuori orario di servizio week-end formativi intensivi stages residenziali altro

106 100 40 15 6

100% 80% 65,8%

62,1%

60% 40% 24,8%

20%

9,3%

3,7%

0% perco rsi e/o eventi esclusivamente in o rario di servizio

perco rsi e/o eventi parzialmente fuo ri o rario di servizio

week-end fo rmativi intensivi

stages residenziali

altro

Tab. 5.8 Modelli di formazione - altro specificare Formazione c/o nostra struttura L'organizzaione del tempo è un aspetto gestibile meno i costi della formazione Preferibilmente in orario di servizio, ma non solo Secondo le esigenze del servizio e degli operatori coinvolti Seminari - convegni

Tab. 5.9 “Si ritiene importante condividere in rete esperienze e modalità di intervento?” N° CD

%

144

89,4

No

7

4,3

Non Risposta

10

6,2

Totale

161

100,0

No; 7

N.R.; 10

Sì; 144

La risposta appare in parte contraddittoria con i risultati esposti alla tabella 5.5, dove l’aspettativa di sviluppare conoscenze ed acquisire strumenti per il lavoro in rete è molto più bassa e con la scarsa disponibilità a condividere il materiale prodotto (Tab.4.11). Considerazioni simili valgono per la domanda successiva, posto che la disponibilità a partecipare alla sperimentazione di modelli e strategie condivise nell’ambito dei linguaggi non verbali implica necessariamente l’applicazione e l’approfondimento di lavori in rete. Pur utilizzando una certa prudenza interpretativa, il dato appare comunque significativo. 42


Tab. 5.10 “Si è disponibili a partecipare alla sperimentazione di modelli e strategie condivise nell’ambito dei linguaggi non verbali?” N° CD

%

135

83,9

No

16

9,9

Non Risposta

10

6,2

Totale

161

100,0

No; 16

N.R.; 10

Sì; 135

Una elevata percentuale di risposte positive era attesa, non costa poi molto rispondere di sì alla domanda posta. Tuttavia questa disponibilità è un evidente segnale di attenzione e di attesa verso iniziative che sviluppino gli elementi emersi dall’indagine. È pertanto auspicabile che l’eventuale avvio di questi processi definisca delle dinamiche di coinvolgimento dei Centri in una prospettiva di crescita e di condivisione del processo formativo.

Come ultima analisi abbiamo scomposto il campione di Centri in quattro categorie a seconda dell’esperienza acquisita nell’utilizzo dei linguaggi non verbali: tali categorie possono essere semplicemente rappresentate come nella tabella sotto riportata: Digiuni Neofiti Esperti dei Lnv Veterani dei Lnv Totale

N° CD 34 47 50 30 161

% 21,1 29,2 31,1 18,6 100

Il calcolo di tale variabile è stato fatto considerando quante attività vengono svolte all’interno del Centro, da quanto tempo si svolgono e la continuità con cui vengono svolte. Ad esempio i veterani dei Linguaggi non Verbali portano avanti da più di 5 anni più tipi di attività, i digiuni non applicano alcun tipo di attività relativa ai linguaggi non verbali. I neofiti hanno applicato negli ultimi anni qualcuna delle tipologie ma senza soluzione di continuità. Sono quindi stati esaminati quali sono i bisogni formativi dei Centri in relazione al proprio grado di esperienza, prendendo in esame l’ultima parte del questionario, appunto relativa ai bisogni formativi, incrociata con la variabile sopra indicata. Per quanto riguarda la richiesta di un maggior rigore scientifico il trend è decisamente significativo. All’aumentare del grado di esperienza aumenta anche la proporzione di chi riterrebbe utile un maggiore rigore scientifico fino a raggiungere la percentuale del 96,7% per la categoria dei veterani dei linguaggi non verbali. 43


Lo stesso dicasi per la richiesta di un piano coordinato delle attività formative; va poi considerato che per questa variabile le percentuali di “favorevoli” superano il 90% del campione per tutte le categorie ad esclusione dei completamente digiuni della materia. Sembra che l’interesse sia molto forte per tutti i Centri che in qualsiasi misura applicano al momento questo tipo di attività. Il trend evidenziato assume una significatività ancor più elevata quando viene chiesto l’interesse a partecipare ad attività legate agli argomenti del questionario. La percentuale di “interessati” aumenta regolarmente all’aumentare del grado di esperienza. Le aspettative rispetto ad una tale attività formativa riguardano in primo luogo l’acquisizione di competenze necessarie all’attività lavorativa. Ciò è valido per tutti i Centri in cui si è applicata in qualsiasi misura una delle attività indagate dal questionario. Lo sviluppo di modalità di lavoro condiviso in rete è, invece, un’aspettativa che cresce all’aumentare del grado di esperienza. Infine una certa percentuale di Centri all’interno di tutte le categorie si aspetta di acquisire competenze che risultino genericamente utili. E’ molto interessante osservare la percentuale di Centri disposti a partecipare alle attività formative sopra specificate: la disponibilità è genericamente bassa per i “digiuni” dei linguaggi non verbali, e comunque in primo luogo si è disponibili a svolgere tali attività in orari di servizio o parzialmente fuori da esso. La disponibilità a partecipare alla formazione in orari di servizio aumenta decisamente all’aumentare del grado di esperienza, più dell’80% del campione di veterani sarebbe disponibile a farlo. Ancor più interessante è il fatto che una percentuale significativa di Centri (intorno al 68%) sarebbe disposta a partecipare alle attività formative anche in orari parzialmente esterni a quello di servizio; tale percentuale è trasversale a tutte le categorie di Centri in cui sono state attivate in qualsiasi misura metodologie legate ai linguaggi non verbali. Infine una quota crescente rispetto all’aumentare dell’esperienza acquisita sarebbe anche disposta a partecipare a weekend formativi intensivi. La condivisione in rete delle esperienze e delle modalità di intervento è ritenuta trasversalmente molto importante da tutte le categorie, la percentuale di favorevoli si abbassa solo relativamente alla categoria dei “digiuni” Infine quando si chiede se si è disponibili a partecipare alla sperimentazione di modelli e strategie condivise nell’ambito dei linguaggi non verbali, ad esclusione dei digiuni, per i quali la percentuale di disposti si attesta comunque sul 60% del campione, notiamo come per tutte le categorie la disponibilità è molto alta, in particolare i “veterani” nel 96,7% dei casi dichiarano di voler partecipare.

44


Conclusioni

a cura di Mario Paolini Il gruppo delle strutture che hanno risposto presenta delle differenze notevoli al proprio interno nella realizzazione e conduzione delle attività prese in esame. Queste differenze in parte sfuggono e vi è il rischio di appiattire le riflessioni attorno a “dati medi” che sono poco significativi. Ci sono Centri Diurni con maggiore esperienza, altri che hanno iniziato da poco, organizzazioni consolidate ed altre ancora da costruire. E’ necessario far emergere le differenze, verificare e valorizzare le azioni maggiormente coerenti con i processi dichiarati.

Il lavoro in relazione di aiuto Le persone con gravi pluridisabilità e, più in generale, le persone nelle quali le menomazioni funzionali e strutturali comportano delle importanti distanze dai sistemi comunicativi basati sul linguaggio verbale, rappresentano una popolazione in aumento nei Centri Diurni. Il lavoro con queste persone mette in evidenza necessità assistenziali che richiedono nuove competenze nel prendersi cura ma allo stesso tempo il cambiamento evidenzia le difficoltà degli operatori nella conoscenza e utilizzo funzionale dei Linguaggi Non Verbali. Essi si trovano ad affrontare situazioni complesse senza avere a volte specifiche competenze, con il rischio che l’ambito relazionale e comunicazionale sia affrontato come un “valore aggiunto” anziché come un elemento normale del lavoro, come un “istinto” anziché come una competenza. Questo porta ad una inefficace veicolazione dei messaggi di contenuto e di relazione, il “cosa” si dice e il “come” lo si dice. Non è infrequente sentire affermazioni del tipo “il gravissimo non comunica…. La persona non è in grado di comunicare…” L’attenzione ai processi di cod/decod (G. Moretti) delle informazioni non può essere solo una competenza da osservare ed implementare nella persona a cui è diretto l’intervento; essa coinvolge parallelamente l’educatore che deve sviluppare competenze e padronanze sui propri modelli e strategie, con un atteggiamento metodologico che “inserisca nell’osservazione lo sguardo di chi guarda” (E. Montobbio). Questo comporta una specifica riflessione sul ruolo professionale degli Educatori e sul loro profilo. La letteratura scientifica mondiale sottolinea in più parti che nel processo mentale linguistico è opportuno rilevare in un soggetto costantemente uno sviluppo armonico delle componenti specifiche e specialistiche dei linguaggi. Molto prima che si sviluppino le competenze fonetiche e sintattiche alla base del linguaggio parlato, le componenti soprasegmentali veicolano delle intenzionalità comunicative, in particolare nella sfera delle emozioni; se pensiamo al bambino piccolissimo risulterà evidente la complessità e la ricchezza di questo ambiente. Le componenti sono difficilmente isolabili tra loro, tra esse troviamo: altezza dei suoni, intensità, durata, timbro; modalità paraverbali che in altro ambito descrivono la musica. Sviluppando attenzione alla qualità del suono della propria voce, piuttosto che all’effetto prodotto da un insieme di persone che parlano contemporaneamente, piuttosto che all’effetto prodotto dal silenzio, si possono avviare degli interventi che definiscono contemporaneamente obiettivi di esito e di processo.

45


Questa attenzione si sviluppa attraverso l’ascolto, altro termine “musicale”; ma l’ascolto è anche disponibilità verso l’altro, è intenzionalità. Ascoltare l’altro significa dire “mi interessa quello che stai dicendo, mi interessi tu”. Dunque, a fronte della convinzione scientifica che il processo comunicativo è continuo e coerente, questo progetto, fidelizzando la premessa precedente, si propone di avviare un processo di ricerca dei modi con cui il soggetto disabile comunica e relaziona. Ciò è osservabile nei repertori consentiti dalla propria normalità ed esplicitati dalle proprie performances e capacità anche nella più severa disabilità. L’intervento ri-abilitativo può procedere in diverse direzioni, alcune delle quali rientrano nei campi applicativi delle articolazioni di indirizzo della “musicoterapia”; si tratta in ogni caso di proporre percorsi che possano tradursi in atteggiamenti relazionali innovativi da parte dell’educatore. A volte è complesso ricordarsi che ogni situazione di relazione è definita dalla pelle e di come, alla fine, sia impossibile sottrarsi a questo ambiente, così imbarazzante, così trasparente. La Pragmatica della Comunicazione ci ha insegnato che noi siamo sempre in comunicazione, che non si può non comunicare e che ogni comunicazione avviene su due livelli, contenuto e relazione. Se non si definisce il livello di relazione, il livello di contenuto è alterato, oscuro. Se non si definisce la relazione, il “come”, è quantomeno arduo che il “che cosa” possa ottenere gli effetti pensati. Normalmente, dunque, non possiamo rapportarci ad altri senza essere capaci di tenere conto di noi stessi, non possiamo valutare l’efficacia del nostro agire senza attuare una metavalutazione del nostro “come”. Chi è “operatore in relazione di aiuto” poi, deve tenere conto che la maggior parte del proprio lavoro è impiegata nella costruzione dello spazio fisico e relazionale che permette l’avvio dell’interazione con i soggetti con cui si lavora. Non si tratta di un valore aggiunto, non è una semplice connotazione di qualità: è un elemento indispensabile nella complessità del lavoro e richiede competenze specifiche da acquisire ed aggiornare periodicamente al pari di ogni altro elemento. Uno degli elementi fondanti è la capacità di costruire un intervento sui permessi che l’altro dà; si tratta di un concetto presente nella pedagogia Montessoriana e ampiamente validato dalla ricerca psicologica e didattica. Nel lavoro in relazione di aiuto con persone in cui le gravi limitazioni funzionali e strutturali sono più evidenti, la capacità di conoscere e utilizzare i linguaggi non verbali assume particolare rilievo, sia che si tratti di interventi ri-abilitativi, educativi, o altro che rientrino nel vasto insieme di azioni che definiscono il prendersi cura. Ma ritorno alla pelle, per ribadire che tanto quanto ogni forma espressiva, ogni forma d’arte esasperando e forse riducendo il concetto, non è realizzabile senza “mettersi in gioco”; allo stesso modo non è possibile il lavoro in relazione d’aiuto senza un mettersi in gioco che sia disponibilità a giocare, a percepirsi nell’ambiente con tutte le implicazioni di questa posizione, a governare situazioni in cui la libertà delle risposte che si va a stimolare sia accompagnata dalla assenza di pressioni cognitive indebite o regole sociali pre-imposte. Se prima l’ascolto, termine musicale per eccellenza, è stato introdotto come metafora di un modo di porsi, ora è il “suonare” che viene presentato in analoga maniera: perché in inglese si traduce “To play”, in francese “Jouer” e in molte altre lingue c’è la radice “giocare” quando si pensa al fare musica? C’è una domanda implicita nel questionario e le risposte sono ancora parziali; provo a formularla in modo diretto: è un bisogno o è un desiderio fare musicoterapia, psicomotricità, teatro, attività grafopittoriche e decine di altri interventi ancora, nel lavoro in relazione di aiuto? In un periodo in cui drammaticamente vi è un rischio di involuzione nel sociale, la cultura 46


dell’integrazione, la ricerca di sistemi innovativi per aumentare la qualità delle azioni e la qualità della vita dei destinatari (perché questo è il macrocontenitore) sono un modello che ha delle prospettive o no? In un’epoca di restrizione delle risorse si fa musicoterapia piuttosto che qualcos’altro perché? Ho ben presente un autorevole esponente di una associazione di famiglie di persone con disabilità nonché docente universitario che liquida tutto ciò di cui stiamo discutendo come “aria fritta”. Seppur con un po’ di fatica credo vada comunque del rispetto a questa posizione che non condivido, ma debbo chiedermi perché essa nasce. Sta a noi costruire un insieme di elementi che consentano di definire limiti e ambiti delle azioni. C’è altrimenti il rischio di continuare a fare dell’edonismo e di scambiare l’entusiasmo verso qualcosa con la capacità di fare una valutazione se quella proposta serva o meno ad affrontare i problemi o le situazioni che si presentano. Se con questo questionario si è contribuito ad iniziare un percorso, l’augurio è che il prosieguo del lavoro coinvolga in modo partecipativo tutti i soggetti, definendo e recuperando alla parola “progetto” il senso di “gettare avanti delle idee”.

Mario Paolini Coordinatore Centro Studi di Musicoterapica e Linguaggi Non Verbali Centro di Eccellenza per la Ricerca Didattica e la Formazione Avanzata Università Ca’ Foscari di Venezia

47


APPENDICE 1: il progetto Il progetto: realizzazione di una indagine sull’utilizzo dei linguaggi non verbali nell’ambito dei Centri Diurni per persone con Disabilità del territorio della Regione Veneto, finalizzato alla conoscenza delle problematiche e delle risorse disponibili, alla presentazione dei dati, all’avvio di sperimentazioni di interventi formativi mirati all’utilizzo di tecniche e metodologie condivise. A cura del Centro di Eccellenza Interateo per la Ricerca e la Formazione Avanzata – Centro Studi di Musicoterapia e Linguaggi non Verbali, Università Cà Foscari di Venezia

Oggetto dello studio Comunicazione non verbale tra Educatore (Operatore) e persona con gravi disabilità intellettive. Tecniche, Metodi, Strategie. Vincoli e Risorse: proposta di ricognizione tra i CD della Regione Veneto in materia di interventi in atto, azioni formative sviluppate o in essere, analisi dei bisogni. La proposta di ricognizione Nel percorso di ridefinizione dei ruoli e dei profili di queste strutture ed in particolare degli operatori, diventa significativo valutare quale sia la reale significatività delle azioni connesse alla presa in carico, ovvero quali siano eventualmente gli aspetti formativi necessari e correlabili alla specificità degli interventi programmati. Una attenzione va posta all’ambito delle “attività espressive” perché rappresentano la soglia di aspettativa e di pertinenza di cui un utente desidera avere consapevolezza. Ciò implica abbracciare metodologicamente la percezione di un intervento coerente e continuo che sappia qualificare l’utilizzo di linguaggi non verbali con intento riabilitativo ed educativo, rispetto ad azioni che vanno nella direzione di fornire spazi esperienziali socializzanti e ludici. Ambiti del questionario ¾ Attività realizzate o in corso (progetti economicamente sostenuti, struttura permanente prevista da un servizio) struttura di sistema o progetti esterni ¾ Figure professionali coinvolte e competenze Quale profilo per l’educatore coinvolto ¾ Utenti coinvolti (criteri distintivi), continuità degli interventi ¾ Verifiche e documentazione dei lavori; protocolli validati, scientificità, metodologia visibilità delle azioni ¾ Gli investimenti formativi hanno prodotto dei servizi? Quale visibilità è stata data (convegni, pubblicazioni) ¾ Progettualità autoformative ¾ Necessità formative e disponibilità ¾ Ambiti applicativi

49


Azioni 1. 2. 3. 4.

Approvazione da parte della Regione Veneto e deliberazioni conseguenti. Costituzione di un comitato tecnico scientifico (gruppo di lavoro). Definizione delle fasi del lavoro. Formulazione dello strumento di ricerca e analisi: a. invio alle strutture destinatarie, b. elaborazione dei dati, c. restituzione pubblica dei dati, d. avvio della sperimentazione di attivitĂ  formative.

50


APPENDICE 2: il questionario∗ Lo strumento inviato ai Centri era articolato in tre parti: la prima informativa generale sulla struttura, la seconda con domande specifiche per le diverse attività indicate, la terza con domande mirate ad indagare i bisogni formativi. Sono stati proposti quattro contenitori prevalenti per indicare le attività e precisamente Psicomotricità, Musicoterapia, Teatro – Performance e attività Grafopittoriche. È stato predisposto un campo per le attività che pur rispondendo ai requisiti del questionario non trovavano collocazione negli ambiti proposti. La compilazione del questionario era su base volontaria, va innanzitutto un ringraziamento a quanti hanno collaborato rispondendo.

IA Parte: generale Denominazione del Centro Diurno: _____________________________________________ Indirizzo: ________________________, n. civico: __________; CAP _________________ Città: ______________________ Prov. (_______) Tel. _______________________________ Fax ___________________________________ E-mail: ___________________________________________________________________ Responsabile del Servizio: ____________________________________________________ Denominazione Ente Gestore: _________________________________________________ Natura dell’Ente Gestore: _____________________________________________________ N° di utenti al 31.12.06: ______________________________________________________ Data di apertura del servizio: ___/___/______

1.

Sono presenti nella struttura persone con gravi disabilità che comunicano prevalentemente attraverso i linguaggi non verbali? Si No

2.

Sono presenti nella struttura persone con gravi disabilità che esclusivamente comunicano attraverso i linguaggi non verbali? Si No

3.

Il Centro Diurno realizza attività (espressive) specifiche che utilizzano i linguaggi non verbali e si rifanno a quadri metodologici conosciuti ? Si No (nel caso di risposta negativa passare alla 3 parte )

4.

Se si, a quali quadri metodologici di riferimento tra questi:

Elaborato da P.Baratella, R.Gherlenda, M.Paolini.

51


psicomotricità musicoterapia grafopittoriche teatro altro (specificare)_______________________ (l’attività indicata va descritta utilizzando la scheda pag.x) 5.

In quale ambito generale si inquadrano i sopraindicati interventi attuati nel Centro: Assistenza (elementi di un più complessivo “prendersi cura” connotato di qualità) Educazione (interventi individualizzati che utilizzano appropriati metodi e strategie) Riabilitazione (interventi esperti temporalmente definiti e finalizzati)

6.

Le attività sono condotte prevalentemente (barrare con una x) Assistenza

Educazione

Riabilitazione

Individualmente Per piccolo gruppo (3 – 4 persone) Gruppi con più di 4 persone

IIA parte : informazioni specifiche sulle attività (compilare solo le schede interessate) PSICOMOTRICITÀ: Pratica centrata sull’espressività motoria della persona. Fondata sulla comprensione del proprio corpo, le sue sensazioni, posture, il movimento, nel dirsi “qui e ora”. Permette di aiutare il soggetto ad aprirsi alla comunicazione e alla dimensione simbolica 7.

Gli utenti coinvolti nell’attività di psicomotricità sono _____ Attività Individuale Si No Attività di Gruppo Si No

8.

Tipologia dell’utenza: persone con ritardo mentale grave persone con pluridisabilità persone con comportamento problema altro

9.

Come viene condotto l’intervento?

Conduzione dell’intervento Individualmente Per piccolo gruppo (3 – 4 persone) Gruppi con più di 4 persone

Assistenza

Educazione

52

Riabilitazione


10. Inquadramento dell’intervento di psicomotricità L’attività rientra nel programma operativo del Centro Diurno? Sì L’attività è realizzata con continuità? Sì Da quanto tempo (anni)? 1 2 3 L’attività è prevista per tutto l’anno Sì n. mesi __________ Nel caso di risposta negativa, per quanti mesi all’anno Quanto tempo settimanalmente è dedicato all’attività psicomotoria(ore) 1 2 3 L’attività rientra nel progetto personalizzato dell’utente? Sì Le attività realizzate fanno riferimento a obiettivi specifici del progetto personalizzato? Sì

5 5

No No >5 No >5 No No

11. Come si è cominciato? Presenza operatori con competenze specifiche Bisogni specifici delle persone Proposta delle famiglie Conoscenza di altre realtà Attese di miglioramento Altro (specificare) ______________________________________________ 12. L’attività di psicomotricità coinvolge le seguenti figure professionali: educatori (del Centro) n° operatori sociosanitari (del Centro) n° esperti esterni (qualifica)_____________________________ n° 13. Qual è il grado di formazione specifica? educatori (del Centro) O.S.S. (del Centro) esperti esterni

Specializzazione

Corsi annuali

Corsi brevi

Esperienza

MUSICOTERAPIA: “È un ambiente di relazione tra persone che utilizzano il suono- musica per costruire sistemi di comunicazione non verbale adatti a stimolare l’apertura relazionale dei soggetti e le loro abilità cognitive in un contesto motivante e privo di regole precostituite.” 14. Gli utenti coinvolti nell’attività di musicoterapia sono_____ Attività Individuale Si No Attività di Gruppo Si No 15. Tipologia dell’utenza: persone con ritardo mentale grave persone con pluridisabilità persone con comportamento problema altro 16. Come viene condotto l’intervento? Conduzione dell’intervento Individualmente Per piccolo gruppo (3 – 4 persone) Gruppi con più di 4 persone

Assistenza

Educazione

53

Riabilitazione


17. Inquadramento dell’intervento di musicoterapia L’attività rientra nel programma operativo del Centro Diurno? Sì L’attività è realizzata con continuità? Sì Da quanto tempo (anni)? 1 2 3 L’attività è prevista per tutto l’anno Sì n. mesi ________ Nel caso di risposta negativa, per quanti mesi all’anno Quanto tempo settimanalmente è dedicato all’attività psicomotoria(ore) 1 2 3 L’attività rientra nel progetto personalizzato dell’utente? Sì Le attività realizzate fanno riferimento a obiettivi specifici del progetto personalizzato? Sì

5 5

No No >5 No >5 No No

18. Come si è cominciato? Presenza operatori con competenze specifiche Bisogni specifici delle persone Proposta delle famiglie Conoscenza di altre realtà Attese di miglioramento Altro (specificare) ______________________________________________ 19. L’attività di musicoterapia coinvolge le seguenti figure professionali: educatori (del Centro) n° operatori sociosanitari (del Centro) n° esperti esterni(qualifica) _____________________ n° 20.

Qual è il grado di formazione specifica?

educatori (del Centro) O.S.S. (del Centro) esperti esterni

Specializzazione

Corsi annuali

Corsi brevi

Esperienza

Attività GRAFO-PITTORICHE: “La creatività è universale. Appartiene al fatto di esser vivi” (Winnicott). Processo creativo e processo traspositivo del proprio pensiero, da una idea alla materia. Dunque, dal processo creativo ai processi mentali, per apprendere ad apprendere. 21. Gli utenti coinvolti nell’attività grafo pittorica sono_____ Attività Individuale Si No Attività di Gruppo Si No 22. Tipologia dell’utenza: persone con ritardo mentale grave persone con pluridisabilità persone con comportamento problema altro 23. Come viene condotto l’intervento? Conduzione dell’intervento Individualmente Per piccolo gruppo (3 – 4 persone) Gruppi con più di 4 persone

Assistenza

Educazione

54

Riabilitazione


24. Inquadramento dell’intervento grafo-pittorico L’attività rientra nel programma operativo del Centro Diurno? Sì L’attività è realizzata con continuità? Sì Da quanto tempo (anni)? 1 2 3 L’attività è prevista per tutto l’anno Sì n. mesi_________ Nel caso di risposta negativa, per quanti mesi all’anno Quanto tempo settimanalmente è dedicato all’attività psicomotoria(ore) 1 2 3 L’attività rientra nel progetto personalizzato dell’utente? Sì Le attività realizzate fanno riferimento a obiettivi specifici del progetto personalizzato? Sì

5 5

No No >5 No >5 No No

25. Come si è cominciato? Presenza operatori con competenze specifiche Bisogni specifici delle persone Proposta delle famiglie Conoscenza di altre realtà Attese di miglioramento Altro (specificare) ______________________________________________ 26. Le attività grafico pittoriche coinvolgono le seguenti figure professionali: educatori (del Centro) n° operatori sociosanitari (del Centro) n° esperti esterni (qualifica) _____________________ n° 27. Qual è il grado di formazione specifica? educatori (del Centro) O.S.S. (del Centro) esperti esterni

Specializzazione

Corsi annuali

Corsi brevi

Esperienza

TEATRO – PERFORMANCE: “Azione fatta a proprio nome”, la performance può essere qualsiasi situazione che coinvolge quattro elementi base: tempo, spazio il corpo dell'artista e la relazione tra artista e pubblico. 28. Gli utenti coinvolti nell’attività di teatro sono_____ Attività Individuale Si No Attività di Gruppo Si No 29. Tipologia dell’utenza: persone con ritardo mentale grave persone con pluridisabilità persone con comportamento problema altro 30. Come viene condotto l’intervento? Conduzione dell’intervento

Assistenza

Educazione

Individualmente Per piccolo gruppo (3 – 4 persone) Gruppi con più di 4 persone

55

Riabilitazione


31. Inquadramento dell’intervento di Teatro L’attività rientra nel programma operativo del Centro Diurno? Sì L’attività è realizzata con continuità? Sì Da quanto tempo (anni)? 1 2 3 L’attività è prevista per tutto l’anno Sì n. mesi _________ Nel caso di risposta negativa, per quanti mesi all’anno Quanto tempo settimanalmente è dedicato all’attività psicomotoria(ore) 1 2 3 L’attività rientra nel progetto personalizzato dell’utente? Sì Le attività realizzate fanno riferimento a obiettivi specifici del progetto personalizzato? Sì

5 5

No No >5 No >5 No No

32. Come si è cominciato? Presenza operatori con competenze specifiche Bisogni specifici delle persone Proposta delle famiglie Conoscenza di altre realtà Attese di miglioramento Altro (specificare)_______________________________________________ 33. L’attività di teatro coinvolge le seguenti figure professionali: educatori (del Centro) operatori sociosanitari (del Centro) esperti esterni(qualifica) _____________________

n° n° n°

34. Qual è il grado di formazione specifica? educatori (del Centro) O.S.S. (del Centro) esperti esterni

Specializzazione

Corsi annuali

Corsi brevi

Esperienza

NOME ATTIVITÀ___________________________________________________________ Descrizione sintetica___________________________________________________________ ____________________________________________________________________________ ____________________________________________________________________________ 35. Gli utenti coinvolti nell’attività sono_____ Attività Individuale Si No Attività di Gruppo Si No 36. Tipologia dell’utenza: persone con ritardo mentale grave persone con pluridisabilità persone con comportamento problema altro 37. Come viene condotto l’intervento? Conduzione dell’intervento Individualmente Per piccolo gruppo (3 – 4 persone) Gruppi con più di 4 persone

Assistenza

Educazione

56

Riabilitazione


38. Inquadramento dell’intervento di ………… L’attività rientra nel programma operativo del Centro Diurno? Sì L’attività è realizzata con continuità? Sì Da quanto tempo (anni)? 1 2 3 5 L’attività è prevista per tutto l’anno Sì n. mesi _______________ Nel caso di risposta negativa, per quanti mesi all’anno Quanto tempo settimanalmente è dedicato all’attività psicomotoria(ore) 1 2 3 5 L’attività rientra nel progetto personalizzato dell’utente? Sì Le attività realizzate fanno riferimento a obiettivi specifici del progetto personalizzato? Sì

No No >5 No >5 No No

39. Come si è cominciato? Presenza operatori con competenze specifiche Bisogni specifici delle persone Proposta delle famiglie Conoscenza di altre realtà Attese di miglioramento Altro (specificare) ______________________________________________ 40. L’attività di ____________ coinvolge le seguenti figure professionali: educatori (del Centro) n° operatori sociosanitari (del Centro) n° esperti esterni(qualifica) _____________________ n° 41. Qual è il grado di formazione specifica? Specializzazione

educatori (del Centro) O.S.S. (del Centro) esperti esterni

Corsi annuali

Corsi brevi

Esperienza

(Da questo punto le domande riguardano tutte le tipologie di attività) 42. I partecipanti alle attività sopraelencate sono stati scelti perché: la persona ha “segnalato” interesse e/o motivazione a queste attività abbiamo “fallito” con altri interventi, proviamo con questo è un modo per farli socializzare (o può favorire la socializzazione) è la prosecuzione di un percorso iniziato in altri servizi. la persona ha espresso una specifica attitudine “è molto grave, non riusciamo a coinvolgerlo nelle normali attività, proviamo anche questo” rappresenta l’unica opportunità per comunicare altro__________________________________________________________ 43. Sono state effettuate delle valutazioni sulla soddisfazione dell’utenza? Si

No

44. Se si, con quale metodo: valutazioni soggettive utilizzo di strumenti ad hoc altro 57


45. Sono state effettuate delle valutazioni sulla soddisfazione della famiglia? Si No 46. Se si, con quale metodo: valutazioni soggettive utilizzo di strumenti ad hoc altro 47. Sono state effettuate delle valutazioni metodologiche di efficacia del progetto? Si No 48. Se si, con quale metodo ________________________________________________________________________ 49. In caso di risposta affermativa alla domanda 48, indicare i cambiamenti registrati sull’utente: Diminuzione dei comportamenti Problema Modificazione della interazione con compagni Miglioramento del benessere generale E migliorata la “comunicazione” con l’operatore Altro ______________________________________________________________ 50. Sull’operatore “Ho avuto la possibilità di entrare in relazione con…..” Sono in grado di riconoscere alcuni bisogni E diminuita l’ansia di stare con….. Mi sento più efficace…… Altro______________________________________________________________ 51.

sono state realizzate forme di visibilità degli interventi? Si No

52.

Nel caso di risposta affermativa indicare le modalità Documenti scritti ad uso interno convegni, articoli su riviste video, dvd dimostrazioni di lavoro e scambio di esperienze

53.

il materiale prodotto è disponibile o può essere condiviso in rete? Si No

54. Si elenchino le esperienze formative già effettuate in questa area: (compilare esclusivamente nel caso che l’attività sia conseguente ad un processo formativo già compiuto o in essere) Tipologia (precisare se trattasi di: convegno, seminario, corso, altro, citandone il titolo):______________________________________________________________________ ____________________________________________________________________________ Durata in ore/giorni ____________________________________________________________ N° operatori partecipanti: _______________________________________________________ 58


Altro _______________________________________________________________________ Tipologia (precisare se trattasi di: convegno, seminario, corso, altro, citandone il titolo):_______________________________________________________________________ ____________________________________________________________________________ Durata in ore/giorni ____________________________________________________________ N° operatori partecipanti: _______________________________________________________ Altro _______________________________________________________________________ Tipologia (precisare se trattasi di: convegno, seminario, corso, altro, citandone il titolo):_______________________________________________________________________ ____________________________________________________________________________ Durata in ore/giorni ____________________________________________________________ N° operatori partecipanti: _______________________________________________________ Altro _______________________________________________________________________ 55. Le iniziative formative hanno prodotto dei cambiamenti osservabili e misurabili nella quotidianità? Si No 56. In quali ambiti applicativi? “Uscita” dall’estemporaneità degli interventi Inserimento organico nel programma operativo annuale definizione dell’area dei linguaggi non verbali come ambito di intervento hanno prodotto occasione di autoformazione altro____________________

IIIA parte: i bisogni formativi Il compilatore risponda tenendo conto della situazione complessiva della struttura e non in base alla proprie personali valutazioni 57. Con riferimento al panorama dei possibili interventi con finalità riabilitative “dedicati “ alle persone con gravi disabilità quale efficacia si attribuisce alla “metodologia dei linguaggi non verbali” (esprimere un giudizio secondo la scala sottoindicata) Non efficace 0

………… 1

…………………… 2

Decisamente efficace 3

58. Vista la peculiarità degli interventi in questa area si ritiene utile che ci sia un “maggior rigore scientifico” nell’applicazione di metodologie che prevedano l’utilizzo dei linguaggi non verbali?

59


Si

No

59. Sarebbe auspicabile che, allo scopo di garantire interventi di qualità, ci fosse un piano coordinato di attività formative specifiche sugli argomenti oggetto del questionario? Si No 60. C’è un interesse specifico a partecipare ad una formazione sui linguaggi non verbali? Si No 61. Se si: Su tutte le aree dei linguaggi non verbali Su alcune specifiche (precisare)__________________________________________ 62. Quali sono le aspettative rispetto ad una azione formativa? Acquisire competenze necessarie nel lavoro Sviluppare modalità di lavoro condiviso in rete Acquisire competenze che potranno tornare utili Altro_____________________________________________________________ 63. Indicare la disponibilità a partecipare secondo i modelli proposti: percorsi e/o eventi esclusivamente in orario di servizio percorsi e/o eventi parzialmente fuori orario di servizio week-end formativi intensivi stages residenziali altro (specificare)____________________________________________________ 64. Si ritiene importante condividere in rete esperienze e modalità di intervento? Si No 65. Si è disponibili a partecipare alla sperimentazione di modelli e strategie condivise nell’ambito dei linguaggi non verbali? Si No Grazie per avere compilato il questionario; se vi sono dei suggerimenti, se le domande non vi sono sembrate pertinenti o se desiderate esprimere liberamente dei commenti, vi invitiamo a utilizzare lo spazio sottostante ____________________________________________________________________________ ____________________________________________________________________________ ____________________________________________________________________________ ____________________________________________________________________________ ____________________________________________________________________________ ____________________________________________________________________________

60


APPENDICE 3: tabelle L’appendice riporta tabelle ed altri elementi che appesantivano la lettura ma che possono risultare importanti per una corretta interpretazione dei dati. Il lettore troverà nel testo il rimando agli elementi che sono stati inseriti in questa parte in ordine cronologico. Tab. A2.1 Modalità “altro” - Specificare "Contatto corporeo" "Il Giornalino" La Gazzetta della Prometeo "La musica del corpo" Altro Attività di contatto corporeo attività di stimolazione multisensoriale Attività educative Attività espressive Attività espressivo-manipolativa Attività manipolative - espressiva Attività strutturata in palestra Biodanza Ceramica Compagnia di teatro stabile "La combriccola" Comunicazione aumentativa Comunicazione aumentativa alternativa Comunicazione facilitata Comunicazione facilitata e aumentativo/alternativa Comunicazione per immagini (comunicazione concreta Corso degli operatori sulla "Comunicazione concret Creare la fraternità Danceability Danza Danza Creativa-Biodanza Danza Terapia Espressivo motoria Fisioterapia G.D.L. Giardinaggio Globalità dei linguaggi Ippoterapia

Laboratori espressivi Laboratorio affettività Laboratorio computer Laboratorio comunicativo chat box laboratorio di stimolazione multisensoriale Laboratorio educativo "Ad occhi aperti" Laboratorio espressivo Laboratorio motorio e laboratorio di comunicazione Laboratorio musicale Laboratorio Pollice Verde Lettura animata e scrittura creativa Logopedia Ludico motoria - sportivo motoria Musica - canto Musicoterapia Nuoto Palestra informatica Partecipazione al presepio vivente del paese PET THERAPY Progetto apprendimento LIS/progetto apprendimentp Psicomotricità Risveglio muscolare Serra Shiatsu Spazio della narrazione Stimolazioni basali - Metodo ANDREAS FRONLICH Idromassaggio/cura della persona/aromaterapia Teatro - Danza Telaio Terapia assistita con animali (cane)

Tab. A2.2 “Come viene condotto l’intervento?” Assistenza

Psicomotricità

Musicoterapia

Grafopittoriche

Teatro

Individualmente Per piccolo gruppo (3 – 4 persone) Gruppi con più di 4 persone Complessivo Individualmente Per piccolo gruppo (3 – 4 persone) Gruppi con più di 4 persone Complessivo Individualmente Per piccolo gruppo (3 – 4 persone) Gruppi con più di 4 persone Complessivo Individualmente Per piccolo gruppo (3 – 4 persone) Gruppi con più di 4 persone Complessivo

N° CD 22 11 9 24 7 4 2 8 26 23 18 44 2 1 3 4

61

% 30,99 15,49 12,3 33,80 9,6 5,5 2,7 11,0 25,2 22,3 17,5 42,7 3,1 1,5 4,6 6,2

Educazione N° CD 34 40 35 65 20 13 20 32 35 52 51 73 5 5 27 28

% 47,89 56,34 49,30 91,55 27,4 17,8 27,4 43,8 34,0 50,5 49,5 70,9 7,7 7,7 41,5 43,1

Riabilitazione N° CD 13 9 12 27 12 6 7 16 8 7 9 17 0 1 5 6

% 18,31 12,68 16,90 38,03 16,4 8,2 9,6 21,9 7,8 6,8 8,7 16,5 0,0 1,5 7,7 9,2


Tab. A3.1 Rapporto fra numero di utenti coinvolti dalla specifica attività e numero di utenti totale del CD Psicomotricità

N° medio di utenti del CD N° medio di utenti impegnati nell’attività Rapporto medio (1/2)

Musicoterapia

Grafopittoriche

Teatro

Mean

Dev Std

Mean

Dev Std

Mean

Dev Std

Mean

Dev Std

25,74

15,422

28,86

20,024

26,80

18,642

24,44

12,978

12,86

10,502

17,19

18,821

13,07

9,032

12,55

9,412

0,5557

0,31669

0,5876

0,30809

0,5704

0,32244

0,5761

0,33731

Tab. A3.2 Matrice di correlazione tra tipologie di attività Psicomotricità Psicomotricità Musicoterapia Grafopittoriche Teatro Altro

Musicoterapia

Grafopittoriche

Pearson Correlation 1 0,323(**) 0,268(**) Sig. (2-tailed) . 0,000 0,001 Pearson Correlation 0,323(**) 1 0,346(**) Sig. (2-tailed) 0,000 . 0,000 Pearson Correlation 0,268(**) 0,346(**) 1 Sig. (2-tailed) 0,001 0,000 . Pearson Correlation 0,115 0,141 0,301(**) Sig. (2-tailed) 0,146 0,075 0,000 Pearson Correlation 0,009 0,215(**) 0,213(**) Sig. (2-tailed) 0,912 0,006 0,007 ** Correlation is significant at the 0.01 level (2-tailed)

Teatro

Altro

0,115 0,146 0,141 0,075 0,301(**) 0,000 1 . 0,088 0,267

0,009 0,912 0,215(**) 0,006 0,213(**) 0,007 0,088 0,267 1 .

Le più alte correlazioni tra attività sono per l’ambito “Grafopittorico” e “Musicoterapia”, significando che i Centri che sviluppano questi interventi ne portano avanti contemporaneamente anche altri. Diverso l’andamento per l’attività teatrale che si mostra come a sé stante.

Tab. A3.3 “Da quanto tempo (anni)?” Psicomotricità

Musicoterapia

Grafopittoriche

Teatro

N° CD

%

N° CD

%

N° CD

%

N° CD

%

1

7

9,6

10

13,7

8

7,8

13

20,0

2

11

15,1

9

12,3

9

8,7

3

4,6

3

15

20,5

8

11,0

15

14,6

15

23,1

5

8

11,0

9

12,3

12

11,7

11

16,9

Più di 5

29

39,7

33

45,2

58

56,3

18

27,7

NR

3

4,1

4

5,5

1

1,0

5

7,7

Total

73

100,0

73

100,0

103

100,0

65

100,0

62


Tab. A3.4 “Quanto tempo settimanalmente è dedicato all’attività (ore)” Psicomotricità

Musicoterapia

Grafopittoriche

Teatro

N° CD

%

N° CD

%

N° CD

%

N° CD

%

1

11

15,1

8

11,0

3

2,9

3

4,6

2

17

23,3

19

26,0

22

21,4

25

38,5

3

17

23,3

10

13,7

15

14,6

14

21,5

5

9

12,3

7

9,6

15

14,6

2

3,1

>5

14

19,2

16

21,9

29

28,2

7

10,8

NR

5

6,8

11

15,1

19

18,4

14

21,5

Total

73

100,0

73

100,0

103

100,0

65

100,0

Tab. A3.5 “Come si è cominciato?” Psicomotricità

Presenza operatori con competenze specifiche Bisogni specifici delle persone

Musicoterapia

Grafopittoriche

Teatro

N° CD

%

N° CD

%

N° CD

%

N° CD

%

35

47,95

21

28,8

64

62,1

24

36,9

55

75,3

75

72,8

29

44,6

62

84,93

Proposta delle famiglie

9

12,33

9

12,3

2

1,9

4

6,2

Conoscenza di altre realtà

14

19,18

14

19,2

21

20,4

16

24,6

Attese di miglioramento

24

32,88

31

42,5

49

47,6

27

41,5

Altro

7

9,59

10

13,7

18

17,5

20

30,8

Complessivo

73

100,0

73

100,0

103

100,0

65

100,0

Tab. A3.6 “L’attività coinvolge le seguenti figure professionali:” Psicomotricità

educatori (del Centro) operatori sociosanitari (del Centro) esperti esterni (qualifica) Complessivo

Musicoterapia

Grafopittoriche

Teatro

N°CD

%

N°CD

%

N°CD

%

N°CD

%

47

64,4

40

54,8

81

78,6

47

72,3

52

71,2

43

58,9

93

90,3

54

83,1

45

61,6

58

79,5

26

25,2

35

53,8

73

100,0

73

100,0

103

100,0

65

100,0

63


Tab. A3.7 N° medio di figure professionali (le numerosità non combaciano con le precedenti perché alcuni non hanno inserito il dato). La scala dei valori indica il numero medio di figure professionali impegnate all’interno di ogni tipo di attività. Psicomotricità

Musicoterapia

Grafopittoriche

Teatro

N°CD

N° Medio

N°CD

N° Medio

N°CD

N° Medio

N°CD

N° Medio

educatori (del Centro)

44

1,52

35

1,37

74

1,68

45

1,51

operatori sociosanitari (del Centro)

50

3,68

39

3,23

87

4,03

51

3,78

esperti esterni (qualifica)

42

1,21

55

1,05

25

1,12

29

1,66

Complessivo

73

73

103

65

Tab. A3.8 “Qual è il grado di formazione specifica?”

Psicomo -tricità

Musicoterapia

Grafopittoriche

Teatro

educatori (del centro)

Specializzazione

Corsi annuali

N°CD

%

N°CD

%

N°CD

%

N°CD

%

N°CD

%

11

15,1

10

13,7

17

23,3

35

47,9

46

63,0

Corsi brevi

Esperienza

Totale

OSS (del centro)

7

9,6

8

11,0

23

31,5

36

49,3

52

71,2

esperti esterni

43

58,9

2

2,7

1

1,4

12

16,4

45

61,6

educatori (del centro)

10

9,7

10

9,7

8

7,8

21

20,4

35

34,0

OSS (del centro)

2

1,9

9

8,7

10

9,7

21

20,4

33

32,0

esperti esterni

43

41,7

3

2,9

1

1,0

5

4,9

45

43,7

educatori (del centro)

17

16,5

10

9,7

26

25,2

67

65,0

83

80,6

OSS (del centro)

17

16,5

10

9,7

41

39,8

76

73,8

93

90,3

esperti esterni

25

24,3

1

1,0

26

25,2

7

6,8

27

26,2

educatori (del centro)

7

10,8

10

15,4

18

27,7

35

53,8

48

73,8

OSS (del centro)

3

4,6

7

10,8

23

35,4

35

53,8

49

75,4

esperti esterni

38

58,5

5

7,7

1

1,5

8

12,3

41

63,1

Tab. A4.1 “I partecipanti alle attività sopraelencate sono stati scelti perché:” 101 3 78 9 53

% (su 131 rispondenti) 77,1 2,3 59,5 6,9 40,5

28

21,4

32 47

24,4 35,9

N la persona ha “segnalato” interesse e/o motivazione a queste attività abbiamo “fallito” con altri interventi, proviamo con questo è un modo per farli socializzare (o può favorire la socializzazione) è la prosecuzione di un percorso iniziato in altri servizi la persona ha espresso una specifica attitudine “è molto grave, non riusciamo a coinvolgerlo nelle normali attività, proviamo anche questo” rappresenta l’unica opportunità per comunicare altro

64


Tab. A4.2 “Se si, con quale metodo” Analisi e valutazione del prodotto scritto Applicazione di test - e confronto osservazioni sul soggetto "evoluzione nel tempo" Attraverso l'osservazione degli utenti e quindi se si sono raggiunti gli obiettivi presenti nei P.E.I Attraverso valutazioni soggettive ed oggettive Comparazione delle schede di osservazione compilate al termine di ogni seduta e del materiale audiovisivo Con continue verifiche tra operatori e utenti Con schede di monitoraggio sulle abilità raggiunte nelle varie attività Confronti, verifiche, schede di osservazione Cconfronto con l'esperto Confronto e verifica Confronto tra educatore e esperto esterno Discussione e valutazione in equipe, utilizzo di schede di osservazione Discussione in equipe Discussione multiprofessionale e somministrazione schede individualizzate e test ABI e BAB Elaborazione del P.E.I. Equipe pluriprofessionale Falsificazione, osservazione del partecipante Gli strumenti utilizzati sono inseriti all'interno del sistema qualità previsto dalla norma UNI EN ISO 9001/2000 Griglie di monitoraggio Griglie iniziali e finali (non per tutte le attività) Griglie specifiche di osservazione sul singolo utente e sul gruppo, con riferimenti a indicatori riportati dalla letteratura psico-pedagogica per la disabilità mentale I progetti e le metodologie sono stati monitorati ed adeguati nelle riunioni d'equipe in presenza degli operatori, dell'educatore e dell'esperto responsabile del progetto Incontri di equipe Incontri di verifica con equipe di operatori, famiglie, consulenti esperti esterni Incontri di verifica con gruppo operatori, famiglie, consulenti esperti esterni Incontri di verifica periodici dell'equipe operatori, incontri periodici tra eqiupe operatori e musicoterapista M.T - Metodo Benenzon, Per le altre proposte uso di verifiche e valutazioni Metodo dell'osservazione partecipata Microanalisi tramite riprese video con supervisione Misurazione del livello di modificazione del rapporto tra utenti e tra questi e l'operatore Osservazione Osservazione (aumento o meno della comunicazione non verbale) Osservazione del comportamento e dell'umore conseguente all'intervento Osservazione diretta e valutazione psicologo referente Osservazione Diretta, Checklist Osservazione e rilevazione del cambiamento Osservazione e valutazione Osservazione sintetica attraverso batterie di valutazione Osservazione strutturata Osservazioni e valutazioni psicomotorie secondo precisi parametri di riferimento Osservazioni e verifiche programmate sul raggiungimento o meno degli obiettivi previsti dai P.E.I Progetti individuali, verifiche, analisi di caso, video. Solo per musicoterapia: utilizzo protocolli musicoterapia cognitiva Questionari di rilevazione/griglie di osservazione su obiettivi specifici Questionario Questionario di ingresso - test ABI Questionario e verifiche Riprese video, schede di osservazione, supervisione pedagogica Riproponendo a distanza di tempo alcuni interventi e registrando la capacità di "ricordare" e di apprendimento Riunioni di equipe sulle attività, soddisfazione e serenità degli utenti, miglioramenti tastabili nell'utenza in fatto di benessere psico-fisico Scheda di osservazione dell'arteterapeuta, elaborata da ARTEA Schede da "diagnosi funzionale" Schede di analisi delle attività Schede di laboratorio - monitoraggio in riferimento a degli indicatori - relazioni - verifiche Schede di osservazione, osservazione differita (micro analisi dei video) Schede di osservazione, questionari, condivisione in equipe e con la famiglia, supervisione Schede di osservazione, riunione d'equipe Schede di osservazione, schede valutazione raggiungimento obiettivi Schede di valutazione con indicatori specifici Schede di valutazione iniziale/periodiche/finale Schede di verifica Schede di verifica, diari di osservazione, test Si attende la presentazione della perfomance/spettacolo: momento importante sia per gli utenti che per gli operatori di gratificazione e verifica della validità del progetto Specifiche schede di osservazione musicoterapica

65


Stabilendo degli indicatori di verifica dell'attività verificati poi al termine della stessa Supervisione dello psicologo in loco con il gruppo coinvolto Supervisione e verifiche periodiche da parte dell'esperto esterno (psicologa) Supervisione pedagogica Test psicomotorio Utilizzo di schede di osservazione, comparazione dei risultati di programmazioni precedenti Valutazione attraverso il P.E.I. (progetto educativo individualizzato) Valutazione da parte dell'equipe Valutazione e osservazione utente tranquillità, disponibilità, capacità Valutazione periodica del laboratorio e riscontro negli utenti Valutazione soggettiva dell'esperto; contributo degli operatori coinvolti nell'attività e contributo operatori che operano quotidianamente con l'utente Valutazione soggettiva sugli educatori di verifica individuati per l'attività Valutazioni costanti in equipe Valutazioni in equipe con tecnici, operatori e psicologo Valutazioni periodiche Valutazioni periodiche d'equipe sul miglioramento delle capacità soggettive (psicomotricità) Verifica annuale del progetto individualizzato Verifica annuale secondo trattamento pedagogico globale Verifica esperto ed equipe Verifica finale Verifica finale dell'attività con schede ed elaborati Verifica in equipe e con i tecnici dei progetti, verifica degli obiettivi P.E.I. (progetto educativo individualizzato) Verifica in equipe, verifica con i consulenti, schede di rilevazione dei comportamenti Verifica in itinere e ridefinizione degli obiettivi - verifica della frequenza, grado e modalità della partecipazione Verifiche annuali progetti personalizzati in UVMD. Rivalutazione degli obiettivi e del piano di intervento. Verifiche in equipe intermedie. Supervisione dei casi Verifiche con colloquio con famiglie, riconoscimento e apprezzamento da parte della comunità Verifiche di comprensione delle consegne Verifiche periodiche e compilazione di una scheda di valutazione Verifiche settimanali sulle osservazioni fatte prima e dopo le sedute di musicoterapia; supervisione su arteterapia, confronto con educatori e psicologo per tutte le discipline Verifiche settimanali sulle osservazioni fatte prima e dopo le sedute di musicoterapia; supervisione su arteterapia, confronto con educatori e psicologo per tutte le discipline Videoregistrazioni e griglie di osservazione, verifiche

66


Alla realizzazione del progetto hanno collaborato: Michele Maglio Responsabile U.O.C. per la Non Autosufficienza. Direzione Regionale Servizi Sociali. Regione del Veneto.

Francesca Succu Direttore Servizi Sociali A.ULSS 17 di Este. Responsabile Osservatorio Regionale Handicap.

Lino Vianello Direttore Tecnico Scientifico Centro di Eccellenza per la Ricerca Didattica e la Formazione Avanzata. Università Ca’ Foscari di Venezia.

Mario Paolini Coordinatore Centro Studi di Musicoterapica e Linguaggi Non Verbali - Centro di Eccellenza per la Ricerca Didattica e la Formazione Avanzata. Università Ca’ Foscari di Venezia.

Renata Gherlenda Responsabile Area Disabili. A.ULSS 9 di Treviso.

Paola Baratella Coordinatore Servizi Domiciliari, Semiresidenziali e Residenziali per persone con disabilità. A.ULSS 17 di Este.

Gli esiti dell’indagine contenuti nella presente pubblicazione sono stati elaborati ed illustrati da Mario Paolini e Mauro Freguglia (Dottorando di Ricerca – Università Ca’ Foscari di Venezia). La realizzazione della pubblicazione è stata curata da Mario Paolini e Paola Baratella.



LNV