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LA STAMPA e l’orizzonte tecnologico > alice lucchin

Telecomunicazioni Prof. Gillian Crampton Smith & Philip Tabor clasVEM - 2007/2008


dichiarazione di originalità Ho consegnato questo documento per l’appello d’esame del 18.09.2008 del corso Interaction Design Theory 2 (Telecomunicazioni) tenuto da Gillian Crampton Smith con Philip Tabor alla Facoltà di Design e Arti, Università Iuav di Venezia. Per tutte le sequenze di parole che ho copiato da altri fonti, ho: > riprodotte in corsivo > messo virgolette di citazione al loro inizio e fine, > indicato, per ogni sequenza, il numero della pagina o lo URL del sito web della fonte originale. Per tutte le immagini che ho copiato da altri fonti, ho indicato: > l’autore e/o proprietario > il numero della pagina o lo URL del sito web della fonte originale. Dichiaro che tutte le altre sequenze e immagini di questo documento sono state scritte o create esclusivamente da me.

Venezia, 12.09.2008


LA STAMPA e l’orizzonte tecnologico > alice lucchin

Telecomunicazioni Prof. Gillian Crampton Smith & Philip Tabor clasVEM - 2007/2008


> pag.03 Cap.1 UsI CORRENTI dellE AVANZATE tecnologiE NELLA STAMPA DIGITALE > pag.05 Cap.2 Come funzionano queste tecnologie

Cap.3 POSSIBILI FUTURI

> pag.09


la stampa, la stampante, lo stampato La stampante è un dispositivo di output (allo stesso modo di un monitor, o di un altoparlante) cioè un congegno che permette il trasferimento di informazioni dal computer (che interpreta dati digitali) all’uomo (che interpreta dati analogici). Grazie alla stampante è possibile trasferire su carta le informazioni digitali contenute in un file all’interno della macchina. Questo trasferimento di dati causa una perdita: una volta stampata su carta, il contenuto della pagina (testo e immagini) non è più modificabile come invece lo era quando si trovava all’interno del computer. Esistono apparecchiature (di input) in grado di tradurre una pagina stampata in digitale: scanner e dispositivi di riconoscimnto ottico dei caratteri (OCR) sono in grado di catturare immagini e testi analogici e trasformarli in sequenze di 0 e 1 (il linguaggio che sta alla base di qualsiasi operazione svolta dal computer), ma non con la stessa facilità del procedimento inverso. In questo libretto cerco di trattare i diversi aspetti della stampa digitale: nel primo capitolo viene descritto in maniera generale in cosa consiste al

giorno d’oggi la stampa e come si differenziano le due principali tipologie di stampa: offset e digitale; concentrandomi su quest’ultima cerco di analizzare quali sono i fattori su cui un graphic designer (o chiunque abbia bisogno di stampare) si debba basare per preferire una tecnologia di stampa rispetto ad un’altra. Nel secondo capitolo cerco di spiegare, in maniera semplice, le tecnologie messe in gioco dalla stampa, seguendo il percorso che compie un file, dalla sua creazione a computer, alla sua uscita come foglio stampato. Principalmente mi concentro sulla descrizione di come il computer rappresenta gli elementi stampabili (codificazione di immagini bitmap, immagini vettoriali, testo) e li comunica alla stampante, e sul funzionamento vero e proprio delle diverse tipologie di stampa digitale (getto d’inchiostro, laser...). Per finire, nell’ultimo capitolo provo a suggerire alcune idee su come potrebbe evolversi il campo della stampa digitale in modo da migliorare i servizi e gli strumenti a disposizione degli utenti.

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cap.1> usi correnti delle avanzate tecnologie nella stampa digitale Il booklet che state sfogliando in questo momento è stato stampato attraverso un processo di stampa digitale. “Stampa digitale è un termine generico per identificare un sistema di stampa dove la forma da stampare viene generata attraverso processi elettronici e impressa direttamente sul supporto da stampare”1. La definizione che ne dà Wikipedia è abbastanza vaga, ma questo è dato dal fatto che rientrano in questa categoria tecnologie e macchine molto diverse le une dalle altre. Prima di approfondire però, va fatta una distinzione fra stampa digitale e stampa offset. La stampa tipografica (offset) è il processo attraverso cui vengono stampati libri, riviste, giornali, e qualunque altro artefatto grafico che debba essere prodotto in un gran numero di copie tutte identiche. Utilizza una forma o lastra (che viene inchiostrata) in cui è rappresentato materialmente ciò che deve essere stampato, e una serie di cilindri che permettono di trasportare l’inchiostro sul foglio, senza che lastra e foglio vengano direttamente a contatto. Il costo in termini di denaro e di tempo per l’uso di un sistema simile è molto elevato, e per questo motivo viene utilizzato solo se le spese possono essere ammortizzate dalla stampa a grandi tirature.

1. [http://it.wikipedia.org/wiki/Stampa_digitale]

fig.01. Particolare di una macchina per la stampa offset [http://bulldogprinter. com/] fig.02. Materiale prodotto con la stampa tipografica [http://flickr.com/photos/stijnnieuwendijk/]


fig.03. I quattro inchiostri della quadricromia: ciano, magenta, giallo e nero

La stampa digitale, al contrario, è da preferire quando si ha la necessità di stampare qualcosa velocemente e in piccole quantità. È utile quando si devono generare documenti a dato variabile, cioè in cui ogni foglio presenta alcune differenze rispetto agli altri (nella stampa di una bolletta, ad esempio, cambia l’indirizzo del destinatario e l’importo da pagare, ma tutte le altre voci rimangono uguali), senza che venga bloccato il processo di stampa. Utile per l’applicazione della stampa personalizzata su richiesta (Print On Demand), la stampa digitale viene spesso usata per stampare bozze, prototipi, in quanto sfrutta dispositivi estremamente veloci e poco ingombranti (la stampa offset richiede macchinari enormi). A differenza della stampa tipografica, in quella digitale si elimina l’operazione di “registro” (allineare la stampa per ciascun colore prima di iniziare a stampare). In definitiva il costo per copia a basse tirature è minore nella stampa digitale che in quella offset. Le più diffuse tecnologie di stampa digitale sono la stampa a getto d’inchiostro e quella laser; ne esistono comunque altre: alcune obsolete (come la stampa ad impatto), altre ancora non molto usate (inchiostro solido, sublimazione, carta termica). Data la grande varietà di tecnologie e strumenti, quando una persona si trova a dover stampare qualcosa deve essere in grado di valutare caso per caso quali fra queste è quella più adatta alle esigenze del momento. I criteri di valutazione su cui bisogna basarsi sono, a mio parere, i seguenti:

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> la qualità, riferito alla definizione del dettaglio di un’immagine. Varia a seconda della stampante, a quanti punti per pollice è in grado di stampare (DPI) e al tipo di supporto. Un testo non ha molta importanza che sia particolarmente definito, al contrario di una foto. Se invece si parla di qualità di una stampa in senso lato, si può considerare anche il tipo e il numero di inchiostri impiegati che possono variare da uno a sei: monocromia del nero; tricromia del CMY (ciano magenta giallo); quadricromia (più diffusa) del CMY + K (nero) ottima per rendere i toni scuri e più verosimili; esacromia del CMYK + C chiaro + M chiaro usata per rendere le mezze tinte. Di notevole importanza è la composizione chimico-fisica dell’inchiostro e il risultato che questo darà in stampa (in un foglio stampato con inchiostro liquido si creano delle onde a causa del fatto che è a base di acqua e bagna la carta, cosa che invece non avviene nella stampa laser).

> il supporto, cioè il materiale su cui si desidera stampare. Spesso si tratta di carta, ma è possibile stampare anche su altri materiali (t-shirt, cd, addirittura vetro). La carta stessa può presentare un’infinità di variabili (grammatura, grana, formato, trattamento della superficie...) Non tutte le tecnologie danno gli stessi risultati su diversi materiali. Le stampanti più adatte a stampare su vari supporti sono al momento quelle a getto d’inchiostro; allo stesso tempo però stampare su carta comune con una inkjet non dà risultati particolarmente buoni.


> la durabilità, cioè per quanto tempo pensiamo debba durare il documento stampato, in base all’uso che se ne deve fare. Solitamente la stampa digitale è usata per documenti che hanno vita breve (a volte i colori sbiadiscono, virano, perdono di brillantezza), ma ad esempio la stampa a sublimazione mantiene buoni risultati anche su tempi lunghi.

> la velocità, cioè il tempo impiegato dalla stampante per stampare una copia del documento. Questo parametro è influenzato, oltre che dalla velocità del metodo di stampa e della stampante, anche dal numero di copie, dal numero dei colori e dalla risoluzione richiesti. > costo per copia stampata, è riferito alla somma del costo della stampante in sè (a volte molto basso) e a quello di gestione (alimentazione elettrica, inchiostri, carta). Molto spesso i produttori delle macchine di stampa guadagnano di più grazie alla vendita dei consumabili, compatibili con la propria stampante che del dispositivo. Anche in questo caso maggiore sarà il numero di copie stampate, maggiore sarà la spesa da sostenere. Questi fattori sono tutti connessi uno all’altro; spesso bisogna scendere a compromessi e sacrificarne alcuni rispetto ad altri considerando quali, in quella particolare occasione e per quel determinato artefatto, sono i più importanti.

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Capitolo 2: Come funzionano queste tecnologie #01

> come i computer rappresentano le immagini e i testi Il computer, in quanto macchina, non è in grado di comprendere i linguaggi usati dagli esseri umani. Noi conosciamo una o più lingue (italiano, inglese...), sappiamo leggere e capire un’immagine, siamo in grado di ascoltare (e di suonare) una canzone… Il computer non è in grado di fare tutto questo; l’unico linguaggio che conosce è composto di due elementi, o per meglio dire, da un elemento o dalla sua assenza: 0 e 1 (numerazione binaria). Qualunque operazione debba svolgere (da una semplice addizione, alla visualizzazione di un film) il computer lavora, alla base, su una sequenza di 0 e 1. Noi però di solito non comunichiamo attraverso un sistema binario, ma attraverso parole, immagini, suoni. È quindi necessario tradurre queste informazioni analogiche che noi utilizziamo abitualmente, in informazioni digitali comprensibili alla macchina. Questo processo si chiama codifica. I dati che possono essere stampati sono le immagini e i testi. Un’immagine è rappresentate su un monitor attraverso minuscoli puntini luminosi chiamati pixel; in questo modo ogni figura è composta da una griglia di piccoli tasselli, come in mosaico. Ad ogni pixel sono associate le informazioni relative alla sua posizione spaziale rispetto allo schermo (le coordinate x e y), e al suo stato, ovvero se è acceso (1, on, bianco) o spento (0, off, nero). Infatti il computer non è in grado di utilizzare gradazioni di luminosità; è possibile ricreare visivamente queste variazioni


fig.04. Rappresentazione di un’immagine monocromatica a computer

La risoluzione di un’immagine, cioè la definizione del dettaglio (definita in DPI, Dot Per Inch) è molto importante in fase di stampa: un’immagine può sembrare ottima sul monitor anche ad una bassa risoluzione (72 DPI), ma apparire sgranata, sulla stampa. Quando un’immagine dev’essere stampata è necessario che abbia almeno una risoluzione di 300 DPI. Per questo motivo è sempre possibile stampare immagini vettoriali, mentre le bitmap per essere stampate devono avere un’alta risoluzione fin dall’inizio, dalla loro creazione.

Il computer non codifica tutto allo stesso modo, anzi, ciascun tipo di informazione (testo, immagine, suono...) può essere codificato in diversi modi, così da creare file di estensioni (formati) differenti, con caratteristiche particolari, che possono essere interpretate (e quindi rese disponibili all’utente) con applicativi (programmi, software) specifici. Uno dei principali software per lavorare con immagini bitmap è Photoshop e le estensioni più usate sono il JPG, GIF, PNG, TIFF, BMP; per quanto riguarda le immagini vettoriali uno dei principali software è Illustrator e le estensioni più usate sono il ESP, SVG, AI.

fig.05. Ingrandimento di una stessa immagina a bassa risoluzione (72 DPI) e ad alta risoluzione (300 DPI)

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utilizzando i colori. Per rappresentare i colori, il computer sfrutta dei modelli cromatici: i più usati sono l’ RGB (sintesi addittiva) per il monitor e il CMYK (sintesi sottrattiva) per la stampa.

fig.06. Diagramma che rappresenta la gamma di colori percepibili dall’occhio umano

Per quanto rigurada le immagini queste possono essere classificate in due principali categorie: immagini bitmap e immagini vettoriali. Le immagini bitmap (o raster) consistono in una griglia di pixel (come una scacchiera); maggiore è il numero di pixel che compongono un’immagine, maggiore è la sua qualità o definizione. Le caratteristiche principali del bitmap sono l’aspetto fotorealistico (data dall’illusione di transazione graduale fra colori), la grande quantità di memoria che occupa la loro archiviazione nel computer e il fatto che non sia possibile ridimensionare l’immagine senza la perdita di qualità, ottenendo un’effetto sgranato. Le immagini vettoriali vengono codificate come se fossero delle funzioni matematiche quindi attraverso una serie di informazioni relative alla forma degli elementi presenti nell’immagine (quadrati, cerchi, linee,…), allo spessore (10 px, 20 px), tipo (continuo, a punti...), colore (rosso, blu...) del loro contorno e riempimento (10 px, continuo, rosso). Questo genere di immagini possono essere scalate senza perdita di qualità, rimangono modificabili anche dopo il salvataggio e occupano poco spazio nella memoria del computer; per contro è più difficile ottenere le sfumature e la ricchezza di particolari del bitmap (vengono usate nel disegno tecnico e nella grafica editoriale). Il testo è identificato da una stringa di numeri che corrispondono ciascuno ad una lettera dell’alfabeto, segno di punteggiatura o simbolo, oltre alle informazioni relative alla formattazione della pagina. La corrispondenza fra carattere e numero che lo identifica, è dato dal tipo di codifica del testo: i due principali sono ASCII (usato per rappresentare l’alfabeto romano) e Unicode (per tutte le lingue del mondo). Per essere rappresentato graficamente (a video o a stampa) un carattere si associa ad un font che può essere un’immagine del carattere di tipo bitmap o vettoriale. Una particolare caratteristica dei font è l’anti-aliasing che permette ai caratteri di apparire più sfumati grazie ad una variazione graduale del colore sul contorno.

fig.07. Testo con e senza aliasing


Con il modello RGB (Red Green Blue) tre colori miscelati e accostati in maniera opportuna l’uno all’altro possono ricreare quasi tutto lo spettro dei colori visibili. In questo modo ad ogni pixel viene associata un’informazione relativa alla quantità di rosso, di verde o di blu che deve essere visualizzata. Questo modello è ottimo per rappresentare i colori usando le luci (monitor); crea però una serie di problemi se si applica alla stampa: infatti la somma dei tre colori RGB, che a video dà come risultato il bianco, in un foglio verrà stampato come grigio. Per questo nella stampa si usa un altro modello di colore: il CMYK (Cyan Magenta Yellow blacK) in cui la somma dei primi tre colori dà il nero (in realtà il risultato sarà un marrone scuro, e per poter ottenere un nero pieno è stato necessario introdurre il colore nero). Il fatto che un’immagine a video venga rappresentata con modello, e a stampa con un altro, crea qualche inconveviente: primo fra tutti la mancata corrispondenza di alcuni colori fra le due visualizzazioni, soprattutto per i colori brillanti come verde, giallo e porpora.

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Capitolo 2: Come funzionano queste tecnologie #02

> come le nuove tecnologie influenzano i mezzi di stampa La pagina con testo e immagini è stata salvata, codificata, e spedita alla stampante per mezzo di segnali elettrici. Attraverso un protocollo questi pacchetti di dati vengono ritrasformati dal controller in un’informazione stampabile. Ma come avviene il processo di stampa vero e proprio? Esistono due grandi classificazioni nelle tecnologie di stampa digitale: le tecnologie ad impatto e non. Ad impatto significa che all’interno della stampante sono presenti dispositivi che per trasferire l’inchiostro alla carta, toccano direttamente il foglio. Le due principali tecnologie di questo tipo sono la stampante a caratteri e la matrice ad aghi: > la stampante a caratteri funziona come una macchina da scrivere digitale, in cui alcuni punzoni con in rilievo la forma del carattere, vengono a contatto con un nastro inchiostrato e muovendosi (grazie ad un elettromagnete) trasferiscono l’inchiostro sulla carta. > la matrice ad aghi srutta lo stesso meccanismo, solo che invece di utilizzare un punzone usa una serie di piccoli aghi (da 9 a 36) che incidono piccoli punti sulla carta in maniera tale da ricreare la forma dei caratteri. Queste due tecnologie ormai sono quasi in disuso, in quanto non permettono di stampare nulla che non sia testo.


Quando il computer si collega alla stampante (attraverso uno dei mezzi di trasmissione guidati come la porta parallela, sertiale, USB, o senza fili come l’infrarosso, bluetooth, wifi) il computer divide le informazioni (pagina da stampare) da inviare in pacchetti (segnali elettrici) e li traduce in un linguaggio comprensibile a dispositivi di stampa che attraverso un protocollo sarà in grado di interpretarli. I due principali standard di protocollo fra computer e stampante sono il PS (PostScript) di Adobe e il PCL (Printer Control Language) di Hewlett Packard che trasformano la pagina in una informazione vettoriale (funzioni matematiche) che sarà poi ritradotta in bitmap (griglia di punti) dal controller all’interno della stampante.

fig.08. Lastra per la stampa tipografica [http://flickr.com/photos/lifeintoronto/]

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Fra le tecnologie in cui il foglio non viene toccato (non impatto), le più usate sono quella a getto d’inchiostro e quella laser. > la stampante a getto d’inchiostro (inkjet) spruzza, attraverso degli ugelli, minuscole gocce d’inchiostro (contenute nelle cartucce) in maniera molto precisa, grazie al movimento del carrello su cui si muove la testina; queste gocce si posano sulla carta sotto forma di puntini (una riga alla volta), che messi insieme creano l’immagine e il testo (inviati dal computer) sul foglio (in maniera simile alle immagini bitmap). > la stampanti laser sfruttano il principio fisico dell’elettricità statica; il toner (inchiostro secco composto di polveri sintetiche e pigmenti), che ha una carica negativa, viene attirato su un tamburo (un cilindro rotante) caricato positivamente. Nei punti in cui questo è colpito da un raggio laser la carica del tamburo si perde, e il pigmento non viene attratto. Il toner successivamente si trasferisce dal tamburo alla carta e si fissa a questa grazie ad un rullo riscaldato che fonde l’inchiostro sul foglio. Esistono altri metodi di stampa a non impatto: > la stampante a LED sfrutta la stessa tecnologia di quella a laser, con la differenza che al posto dello specchio e del laser usa una barra di LED larga quanto il foglio. Il numero di LED è pari alla risoluzione che la stampante è in grado di ottenere (ogni LED corrisponde ad un punto). > la stampante a inchiostro solido usa stick di inchiostro simile alla cera che una volta sciolto viene applicato sulla carta, dove poi si solidifica, dando alle stampe un aspetto fotografico grazie alla lucidità della cera. Fra tutte le tipologie di stampa è una di quelle più eco-compatibili in quanto gli inchiostri sono composti di olii vegetali. > la sublimazione usa pellicole plastiche rivestite ciascuna di uno dei quattro pigmenti primari che in corrispondenza di dove vengono scaltate dalla testina, trasferiscono il colore sulla carta (la quantita di colore trasferito è proporzionale alla quantità di calore); ovviamente per la stampa in quadricromia il foglio deve passare sotto quattro pellicole (una per ciascun colore). Non permette una grande definizione dell’immagine, ma in compenso le stampe sono durature. > nella stampa con la carta termica (autocolorante) i pigmenti sono contenuti nel supporo e non nella stampante; consiste in una carta speciale trattata chimicamente per rilasciare una certa quantità di colore (fra CMY) in base alla temperatura con cui è scaldata dalla testina della stampante.


Nelle stampanti a getto d’inchiostro la fuoriuscita dell’inchiostro è ottenuta grazie all’uso di due distinte tecnologie: la pompa piezoelettrica (che attraverso la deformazione comprime l’inchiostro spingendolo fuori dalla camera) o la resistenza elettrica (che scaldando bruscamente l’inchiostro ne aumenta il volume, facendolo schizzare fuori).

Le stampanti inkjet sono economiche (anche se presenta notevoli costi di gestione, come l’acquisto di cartucce), stampano su una grande quantità di supporti, e con un’ottima risoluzione e resa dei colori. Questo però avviene solo se si usa carta trattata appositamente (carta patinata), che ha un livello di assorbimento minore e permette di stampare immagini più brillanti e nitide che non su una carta comune.

fig.09. I due processi di funzionamento di una stampante a getto d’inchiostro (a vibrazione e a calore)

Quando la stampante laser riceve i dati da stampare (un’insieme di punti che accostati formano la grafica del foglio) questi vengono letti una riga alla volta; ogni volta che non è necessario che venga stampato un punto il laser colpisce il tamburo e viceversa. Per fare in modo che il laser (che è fissato) cambi la sua direzione, viene utilizzato uno specchio rotante che deflette il raggio.

Le stampanti laser sono più veloci, precise ed economiche delle inkjet (nonostante la stampante in sè sia più costosa); questo perché il laser si muove più velocemente della testina, non crea sbavature e perché il toner dura più a lungo e costa meno delle cartucce d’inchiostro. Per questi motivi la tecnologia al laser è fra tutte, quella che si sta cercando di sviluppare maggiormente.

fig.10. Schema di funzionamento di una stampante laser [rielaborazione da http://www.howstuffworks.com/]

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fig.11.Rifiuti [http://flickr. com/photos/yewenyi/]

cap.3> possibili futuri Grazie al continuo sviluppo e incremento delle nuove tecnologie la stampa è diventato uno strumento alla portata di tutti. Il costo degli strumenti di stampa digitale è veramente basso, a volte irrisorio come nel caso delle stampanti a getto d’inchiostro in cui costano di più i consumabili rispetto alla macchina stessa. Gli scarti prodotti attraverso la stampa digitale sono notevoli, proprio per il fatto che è una tecnologia molto diffusa e a basso costo. Quando si esaurisce una cartuccia di inchiostro, di questa si butta via il 60-70% del prodotto originale: non solo il contenitore plastico esterno, ma anche la testina, in cui è presente il circuito di controllo degli ugelli. Per ridurre il problema esistono le cartucce ricaricabili, in cui si mantiene sempre la stesso involucro, ricaricando solo l’inchiostro una volta che questo è esaurito; ma le aziende produttrici ne scoraggiano l’uso (annullando la garanzia) perché questa tecnica costerebbe loro una notevole perdita economica. Stampa digitale è anche sinonimo di stampa veloce, usata spesso dai progettisti grafici (e non solo) per la prototipazione veloce dei loro artefatti; una volta controllato la bozza, però la carta (e l’inchiostro con essa) va a finire dritta nel cestino. È vero, si può riciclare, ma la carta prodotta dal processo di riciclo ha caratteristiche diverse da quelle di origine, e non è più adatta ad essere stampata. Spesso quindi la stampa non è un processo eco-compatibile, sia per il fatto che come ormai tutti sanno produrre carta sta diventando sempre più problematico, sia per il problema degli scarti, sia per il fatto che non tutti gli inchiostri sono ecologici: il toner delle stampanti laser, ad esempio, rilascia polveri sottili cancerogene quando è riscaldato.


Nel futuro della stampa vedo due strade possibili: una di queste è verso una stampa “al risparmio” dove cioè le tecnologie permettano di stampare riducendo l’utilizzo di carta e inchiostro, o attraverso lo sviluppo di una stampa senza inchiostro (come già fanno le stampanti fotografiche della Polaroid), o attraverso un’inchiostro cancellabile, o in un futuro più lontano, digitalizzando il supporto. > Verba volant, scripta… volant Una maniera per ridurre la quantità di carta sprecata potrebbe essere quella di sviluppare un metodo che (forse sfruttando al meglio il principio di elettrostaticità) possa permettere all’inchiostro di essere rimosso dal foglio, così come viene impresso. In questo caso la tecnologia risiederebbe nella stampante e nell’inchiostro che dovrebbe avere delle proprietà chimico-fisiche particolari. Forse attraverso un procedimento che prende spunto dal metodo di stampa del fax (usa carta termica che annerisce dove viene scaldata), si potrebbe fare in modo che l’inchiostro sul foglio stampato svanisca e la carta possa essere riutilizzata; infatti, in un fax, l’inchiostro si ingiallisce e svanisce poco per volta con il passare del tempo, solo che al giorno d’oggi si tratta di un processo incontrollabile, e in ogni caso una volta usata, la carta del fax non è più riutilizzabile.

Il concetto di permanenza del materiale stampato verrebbe completamente ribaltato; già oggi scripta (non) manent per quanto riguarda il materiale scritto che circola attraverso internet (siti, blog). Per questo a volte è criticato l’uso di fonti provenienti dal web, nonostante siano spesso più aggiornate di libri e altre fonti cartacee (queste solitamente sono stampate in offset, è un processo molto più lungo e costoso di quello digitale); in effetti può succedere che queste non sia particolarmente affidabili perché se uno

scritto può essere facilmente eliminato, si tende a non prendersi la dovuta responsabilità e a curarsi troppo di ciò che si scrive. Per incrementare negli utenti il senso di responsabilità in ciò che viene “stampato” attraverso l’uso della tecnologia della carta digitale, la si potrebbe affiancare ad una “firma digitale” (che tra l’altro già esiste da tempo) che identifichi in modo univoco l’autore e che possa essere applicata in quei documenti in cui il contenuto ha un particolare valore e non deve essere in alcun modo modificato o cancellato.

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> Carta digitale Un’idea più futuristica è l’uso di un foglio di carta digitale (uno schermo flessibile, sottile, leggero ma resistente) che risponde a dei segnali elettrici inviatigli via wifi, o attraverso altre tecnologie di trasmissione wireless in maniera simile a quello che fa oggi la stampante. Questa carta “intelligente” e auto-stampante non avrebbe più bisogno di inchiostri e dispositivi (in quanto lo è essa stessa). Perché sia funzionale dovrebbe diversificarsi da uno schermo vero e proprio: non una superficie luminosa, ma una opaca, con una struttura a punti (simili a pixel). Questi tasselli che hanno una faccia bianca e una nera (per la stampa monocromatica), a seconda del segnale inviato dal computer potrebbero rendere visibile la superficie di uno dell’altro colore, creando la pagina come se fosse un mosaico.

fig.12. Schema che descrive il funzionamento della carta digitale


fig.13. Storyboard sul funzionamento del servizio di stamap E-polaroid

> E-polaroid L’altra strada possibile è di permettere alle persone di stampare ovunque e in qualunque momento, sia attraverso la miniaturizzazione dei dispositivi di stampa (che è limitata perché, in ogni caso, una stampante non può mai essere più piccola della larghezza del foglio di carta da stampare), sia attraverso la creazione di servizi accessibili in ogni luogo e con ogni dispositivo di telecomunicazione. Sono già in uso stampanti portatili (disponibili all’uso in ogni momento) per la stampa di fotografie, che si interfacciano direttamente con le fotocamere; questo si è reso necessario con l’avvento della fotografia digitale perché, come afferma molto bene Bill Moggridge, la stampa di foto ha acquisito nuovi ruoli “producendo immagini a cui le persone sono affezionate in una maniera molto intima e personale, piuttosto che stampando semplicemente fogli e pagine di testo”2. Penso sia interessante avere sempre a portata di mano un dispositivo che materializza istantaneamente le proprie emozioni (sottoforma di foto) in maniera semplice, intuitiva e immediata. Ottenere questo, fino a poco tempo fa, è stato possibile solamente grazie alle polaroid, e ora anche con l’aiuto di queste stampanti trasportabili e senza inchiostro. Facendo un piccolo passo in avanti si potrebbe immaginare però che invece di utilizzare dei dispositivi portatili, si creino servizi a cui sia possibile mandare (via web, bluetooth o appoggiandosi al proprio operatore telefonico) le proprie immagini, i propri file, attraverso il computer, il PDA, la fotocamera e soprattutto il cellulare (che ormai tutti possiedono e utilizzano per mille usi diversi). Per ritirare le stampe (di ottima qualità, a differenza ciò si ottiene oggi con stampanti di piccole dimensioni) basterebbe recarsi in uno degli hot-spot “di stampa” dislocati in giro per le città (in luoghi pubblici segnalati), e per pagare si potrebbe usare il credito telefonico; in questo modo si eliminerebbero frustranti attese, e inutili viaggi in copisteria o dal fotografo.

2. Moggridge, Bill (2007), Designing Interactions,The MIT Press - Cambridge - [pag. 287]

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il futuro della stampa, la stampa nel futuro Nonostante lo sviluppo continuo e incessante di nuove tecnologie, nell’epoca del computer e di internet, dei blog e dei Kindle (apparecchi elettronici che permettono la lettura di libri digitalizzati, gli ebook), l’uso della carta stampata non viene frenato. Leggere un libro, guardare una fotografia, sfogliare questo stesso libretto, non produce le stesse sensazioni che osservare le medesime cose su un computer. È vero, è possibile leggere un testo su un monitor (altrimenti il web non avrebbe senso di esistere) ma si tratta di un’esperienza differente, non solo dal punto di vista emotivo ma anche da quello percettivo; lo sforzo e il tempo impiegato per leggere un paragrafo su uno schermo è maggiore di quello che si impiegherebbe per leggere lo stesso paragrafo stampato carta. Le ragioni sono diverse: lo schermo è luminoso e sforza maggiormente l’occhio; non esistono punti di riferimento fissi sulla pagina a causa dello scroll, che ne cambia continuamente l’aspetto, e ci fa

“perdere il segno” durante la lettura (questo è uno dei motivi per cui nella progettazione di pagine web è consigliato usare un testo impaginato a bandiera e non giustificato). Un testo scritto su carta bianca, una foto stampata su carta fotografica hanno una materialità, portano con sè una serie di informazioni sensoriali aggiuntive: il profumo dell’inchiostro, la grana e la consistenza del foglio, il peso percepito della carta, producono sensazioni ed emozioni particolari che non si possono in alcun modo riprodurre su un testo o una foto viste attraverso un monitor. Per questa serie di motivi credo che l’uso della stampa non sparirà mai, e che per questo si debba continuare a sviluppare nuove tecnologie che facilitino questo processo, rendendolo più veloce, economico e versatile. fig.14.Biblioteca [http://flickr. com/photos/libraryman/]


FONTI: > wikipedia.org > howstuffworks.com > dispense del corso > Moggridge, Bill (2007) Designing Interactions The MIT Press - Cambridge

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