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pa kua di Simone Cucuzza e Giulia Serri

L

a nostra giornata comincia, così: 40 gradi o giù di li, da tempo ci domandavamo come fosse lavorare con dei ragazzi diversamente abili...con tanta curiosità e qualche diffidenza arriviamo al centro. Ci accoglie una atmosfera tranquilla e rilassata, tra chiacchiere, sorrisi e un altro caffè. Roberto è già pronto. Impaziente si allaccia la cintura della divisa con la serietà di un maestro di arti marziali. Finalmente ha inizio l’allenamento...

“Quel giorno anche il maestro mi aveva confessato che era sul punto di collassare dal caldo. Eppure non ha mollato nessuno.”

“Sono tutti proiettati verso l’idea di diventare degli sportivi. Alcuni di loro non hanno mai praticato sport, e non lo avrebbero probabilmente apprezzato se non ci fosse stata la spinta del gioco. Come disse un maestro itinerante che ci è venuto a trovare da Madrid, Lairton Telles: “nel nostro caso non si tratta di lotte, ma come di cuccioli che giocano”. Mi ha molto colpito perché è proprio quello

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che andavamo cercando: un percorso che porti a una maggior conoscenza e consapevolezza del proprio corpo e degli altri attraverso un allenamento in comune. Non è la marzialità che ci interessa, ma che accrescano la propria disinvoltura nei confronti dei “compagni d’arme”.” Vincenzo Baldari, educatore sociale, ci parla della sua esperienza di lavoro con i ragazzi diversamente abili, che dura

http://www.alfredoranieri.com/PDF/sguardi-2  

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