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Tana libera tutti . . . Bologna. In seguito alle ordinanze comunali definite antidegrado, i principali luoghi di aggregazione sono stati riempiti dalle forze dell’ordine. Gli studenti di Bologna sono costretti a giocare a guardie e ladri. Un ordine che vuole il vuoto, desidera il deserto e lo chiama sicurezza. Piazza Verdi, situata nel cuore del quartiere universitario, è diventata scenario di scontri continui tra la polizia ed i ragazzi. Il 20 maggio, i tafferugli si sono trasformati in una vera rivolta contro le forze dell’ordine. La polizia in assetto antisommossa tentava di sgomberare gli studenti accusati di bivacco. Una piazza piena di universitari che chiacchieravano seduti all’ombra dei primi soli estivi. Come spesso accade qualcuno si è alzato lamentando l’ingiustizia dello sgombero. A tali rimostranze la polizia ha risposto portando in commissariato il giovane. Altri studenti si sono avvicinati chiedendo spiegazioni. Così sono partite

le prime manganellate ricambiate dal lancio di bottiglie della folla ormai in sommossa. A Bologna viene sottratto il suolo pubblico, negato l’attraversamento urbano con allarmismi sulla sicurezza dei quartieri, false soluzioni che servono solo a spendere i soldi dei contribuenti; telecamere a circuito chiuso per le strade e sugli autobus, immobili e silenziosi testimoni del nulla, e l’ ultima delirante decisione di avallare le ronde di privati cittadini, quali expoliziotti ed esponenti di fazioni razziste e violente dell’estrema destra. Perché la paura è la migliore arma con la quale instupidire il “civis”, la paura rende dipendenti dagli organi di potere. E non basta la debole risposta della sinistra con le ronde del sorriso. Apparati arcaici pre-democratici, quali sono le ronde, non devono e non possono essere re-investiti di tale considerata legittimità, mettere toppe pericolose a problemi del tessuto sociale urbano serve solo a rincoglionire, e fare quindi così la vera violenza. Perché la violenza è

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segno di sé stessa, vuole mostrare solo il suo segno e basta. Non risolve, non si pone il problema di cosa viene dopo, si preoccupa solo dell’orma che il pugno lascia nell’istante che si schianta. Libera spazi, condividi saperi. E’ con questo motto che da una piega dell’Onda bolognese è nato Bartleby. Occupare per liberare. In via Capo di Lucca 30, a pochi passi da Piazza Verdi, era da tempo abbandonata una sede dell’Alma Mater Studiorum, un antico mulino completamente ristrutturato, un labirinto di stanze che i ragazzi hanno occupato per riaprirlo al sapere condiviso. Autoformazione universitaria che passa anche attraverso l’arte, la musica, ogni campo del sapere espanso. E se le strade sono murate dalla polizia, le mura accoglienti di Bartleby liberano attraversamenti metropolitani, intrecci tra breaker, professori, writers, dottorandi, fotografi, scrittori... Una forza liquida, che non si abbarbica

http://www.alfredoranieri.com/PDF/sguardi-2  

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