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Un inconsunto tentativo di solidificare l’anima.

Alfonso Errico

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Intro...................................................................................................................................................................3

Il mio cane è un universo...................................................................................................................................4 Calendule...........................................................................................................................................................8 Odio il grigio.....................................................................................................................................................11 Patto con la bimba bianca................................................................................................................................14 La patria dell'apolide........................................................................................................................................17 Se il mio cranio non fosse................................................................................................................................21 Stramaledetto il cuore.....................................................................................................................................23 Neosensibilismo...............................................................................................................................................25 Non voglio essere salvato................................................................................................................................28 Eppure un padre..............................................................................................................................................32 Amica di una sera.............................................................................................................................................37 Funerale di paese.............................................................................................................................................39 Come quando fuori piove................................................................................................................................43 Teresa la zingara..............................................................................................................................................45 C'est femme l'autre nom de dieu....................................................................................................................47 Per Nancy.........................................................................................................................................................49 Aspasia's blue(s)...............................................................................................................................................51 L'uomo del futuro............................................................................................................................................53

Colophone........................................................................................................................................................57

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Quand'ero bambino, mi ricorda mia madre, al tocco della neve gelida, non sapendo come altro definire quella sensazione, al tocco della neve insomma, urlai, brucia! era come un’ustione per i miei palmi imberbi quel candido amplesso di azoto ed epidermide. Amo ricordare quell'episodio al me d'adesso, il me che scrive e cerca vocaboli adatti alla condizione da esprimere, al me d'adesso amo ricordare che non è il termine che circuisce il senso, non è il termine che ne veicola il significato, è nell'immediatezza della parola che si lambisce l'anima amica del lettore. quell'anima che tutt’oggi anelo ad eccitare, della quale si nutrono le mie passioni, che fomenta le mie dita, le mie sinapsi, il mio me tutto; quello prima d'adesso, che per questo ha prodotto la vita che ora racconto, il mio me d'ora, che stanco di esistere e basta, vive attraverso le narrazioni di un suo sé passato ma ora incastonato dalla carta nell'iperpresente, il mio me prossimo che nel candido abbraccio di una riconoscenza cerca un'affermazione propria, che è terrorizzato dal distacco di un disconoscimento prossimo a venire se queste righe non ti soddisfaranno. Perciò ti odio amore mio, per questo scrivo e me ne pento, perché in te, in quegli occhietti vispi, in un cervello che sogno allenato abbastanza da seguire questi molteplici me (non sono i soli tre fin ora citati) che fuggono spauriti dal fallimento, in tutto questo te risiede il mio successo o il mio fallimento, legittimo che sia il mio futuro s'adagia sulla tua volontà. Non so far altro che questo, raccontare ciò che vedo con un enfasi doppia di quella che la fuggevolezza impietosa del tempo può dare, sono un promemoria per la tua anima, un tentativo inconsunto per la mia di solidificarsi attraverso la parola scritta. E le parole, le parole non mi sono amiche in questo, perché sono limiti dubbiosi, paletti pronti a cedere, cavilli burocratici di comma resi insulsi dal proforma. La relazione fra le parole ed il loro senso è labile, al punto che spesso ciò che diciamo è distante e pesantemente si staglia contro ciò che una mente libera dallo schema della conoscenza intenderebbe, spesso il suono provocato da un termine è inadeguato o peggio ancora, supera di molto il concetto da esprimere. Prendi ad esempio la parola “idiota”, ha un suono limpido ed armonioso all’inizio e termina con un secco e germanico “ta” che la rende virile e ben concisa. E’ una parola che scevra di ogni sua definizione diviene meravigliosa, perché quindi sprecarla per identificare e qualificare un soggetto che per senso del termine stesso non la comprenderebbe (idiota è colui che è di corto intendimento)? Allo stesso modo ci sono parole che designano cose e situazioni meravigliose e non ne posseggono in termini fonetici e iconici, neanche lontanamente le qualità. Perché le parole sono arrivate a questo? Perché ci confondono con le loro inadempienze? Forse perché nei secoli e nello sviluppo le abbiamo maltrattate, neologizzate, svuotate e rigirate secondo la moda. Come se le parole fossero orpelli alla page e non i templi sacri del senso e del significato. Le abbiamo costrette a questa ribellione ed ora la subiamo nella prosa, ignoranti e cafoni abbiamo fatto il loro gioco anche in un campo come la poesia. Tolte le dovute eccezioni, tutti i cantori, inguacchioni, armaioli di stilo continuano a fare il gioco vendicativo delle parole, attenti alla rima ed al senso del termine in uso. E’ un adempienza inutile, studiata in un tempo in cui alla poesia s’avvicinava la musica e v’era piena sinergia fra un termine, il suo suono e la sua forma. Io mi rifiuto di prender parte a questo giochino fra cloache di poeti validi e fogli scritti a mestiere, cadaveri gli uni e ammuffiti gli altri.

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IL MIO CANE È UN UNIVERSO

A quest’età è davvero difficile essere un adolescente

un ordigno di quelli

che ti sventrano spogliano spengono

ricordo bene l’effetto

quant’è facile scivolare sopiti dalla tentazione

una lama sul polso una corda sul collo un veleno nel corpo 4


o forse

un salto nel vuoto

di forza poca e volontĂ  ancor meno cosa costa infondo?

due laviche pietruzze corniciate dal pelo bloccarono il pensiero

quattro zampe ancora tenere di chi ha fatto ancor meno passi dei miei ma anche mio è il suo

fardello

fu lui a bloccarmi allora senza neanche capirlo 5


volerlo

mi trattenne lui prima poi provai altro

forse cosÏ ancora s’intrattengono tutti quelli che s’annoian da morire

per la vita

come protoni ed elettroni

atomi di famiglie cellule di pianeti in una galassia pulce su questo cane d’universo

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deduco che anche Dio s’è sentito solo poi provò la creazione.

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CALENDULE

Ho incontrato una splendida ninfa prima in onirica condizione trascendendo l’iperuranio cadendo dal molo delle idee immortali

poi la vidi da incarnato carnaio di cranio e carni mai avrei pensato che pensieri pensili per sensibil gaudio potessero incespicar nel fato

reminiscenze

era lĂŹ ma non come la vidi nel sogno ancor feto di Gaia era in gestazione

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certo

atrofica perchÊ nell’attesa da qualche trauma venne turbata eppure longilinea figura di verdevivo vestita con stelo sottile di gamba sensuale ed in punta vessillo d’acceso apollo il corollario bramabile quanto la mano abbia desiderio di cogliere il frutto ancora non so dire per ora contemplo il fiore

un giorno forse un giorno

ma non oggi e se quel giorno non verrĂ  allora sia che tal calendula non sia mia 9


ma si sa che per quanto non si voglia cala la luna

anche sul giorno più vivo così calendula più accesa è segno di sventura anche per la mano meno di maniera così il mio arto troverà arte sua tra arti varie nel caso in cui calendula non sia

ma altro fiore

vessillo di quel che voglio e che certo come la sfortuna del cercatore più bramoso sicuro troverò.

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ODIO IL GRIGIO

Odio quel cielo plumbeo anche per questo il suo continuo tentativo di ammaliarmi con quei tuoi occhi grandi quanto la mia brama di possederli

odio l’aria livida di bigio tumore le metastasi di smog che inalo limano la mia astinenza fumo di meno

odio l’aria fredda che fa diventare il vino una necessità più che una scelta rendendomi di conseguenza ebbro di più

di quel che dovrei viste le condizioni.

E sono così quando vengo a Milano stordito da ore di sonno mancate dall’assenza della nicotina 11


da un buon Merlot da te.

ODIO MILANO.

Perché ti contiene come contiene le esche vive di altri mille ululatori perché se ne fotte irrispettosa e tronfia sa di potersi permettere questo e mill’altri soprusi

odio la sua algida accoglienza

odio il suo modo meschino di dirmi che tu le appartieni

odio quell’imponenza che mi fa capire che è un luogo che non si piega ad i suoi abitanti

odio il suo esser così distante

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odio i ti amo sussurrati prima di ripartire.

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PATTO CON LA BIMBA BIANCA

Ascoltami bambina ho qualcosa da proporti

è un patto molto semplice dai resta ad ascoltarmi

di stronzi ce ne è in giro che ti chiamano a gran voce ma di questi chi ti abbraccia dopo tanti e tristi acclami?

Io sono più sincero di quelli che ti cercano per mero pavonar

ed ecco che ti offro strappami dal petto questo muscolo inetto gonfiami un po’ l’fegato irrobustisci i bronchi costringimi a sopportarne ancora molte di ste notti

t’omaggerò ogni volta da santa sarai Dea

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fra gli uomini che ti fuggono che non ti resistono fra le donne che ti maledicono che saffiche t’abbracciano

resterò

tu fammi capace di morirmi addosso di rialzarmi dopo ogni trauma anche se livido e salasso

dammi quanto basta ogni volta per stare in piedi a qualunque costo sono pronto a darti tutto prenditi i miei cari i miei nemici i conoscenti

dio satana e chi ti pare 15


morendo spesso molto piĂš di loro molto meglio anche

molti me voglio trapassare un ecatombe di torvi storpi curvi corpi attraverserò

se con mano ferma tu saprai guidarmi

bambina mia nulla ha senso senza con e per te

io voglio un senso nessun significato molte interpretazioni.

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LA PATRIA DELL’APOLIDE (ovvero come un gatto soffia all’amante fedifraga)

Sorrido meschino derido innervosito

osceno spettacolo la realtà tu meretrice immaginata musa di nessuno

Talia deve odiarti tanto se della tua vita ha fatto questa freddura

così calda che pare si muova ancora cosa?

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La tua dignità

gli occhi furtivi che a destra e manca mechi scrutano i dintorni le labbra tremule appena accennano parole

parole

ancora ricordo le ultime cosa siamo infondo noi? Me lo chiedevi con le mani attorno al collo del cadetto

c’è già lui a sussurrarti ti amo mentre si scopa tua sorella

ed infondo pensa alla tua migliore amica

ed è giusto così ognuno abbraccia la sua croce

tu puttana del potere io a cercare altre mete 18


ma una cosa ancora voglio darti un regalo che ti resti uno sfregio che ti screzi

un ricordo

la scelta che ti negasti

lo farò accovacciandomi

per guardarti meglio dritto negli occhi

scrutando il tuo mesto andazzo quella sobrietĂ  nei modi la compostezza volgare piĂš borghese

impudica molto piĂš di me e della mia porcheria

artificiosa e retrattile a comando 19


e questa finta carne che ti riempie in siffatta foggia fera e fiera

arderò con un titanico arcobaleno inverso.

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SE IL MIO CRANIO NON FOSSE

Se il mio cranio non fosse una stanza insonorizzata passando farei esplodere vetrine piangere bambini perdere attenzione in favore dell’inferno che maschio e tronfio rumorosamente

mi ghermisce il cervello

Se il mio cuore non fosse perennemente oppresso dall’abbraccio d’una vergine battendo farebbe il suo dovere basterebbe a placare quest’affanno bada è un dolore che non viene dal mio 21


corpo rabbino che così mi ripaga dei miei debiti

è il buco che ho al posto della monade

La ragione s’interrompe per amore l’amore lo blocca la ragione

così si muore così si muore.

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STRAMALEDETTO Stramaledetto il cuore muscolo insofferente ed inetto freme all'idea di sfuggirmi pi첫 d'una volta l'ho sentito insolente battere all'uscio della stramaledetta gabbia ossea che lo costringe a starmi in corpo stramaledetto il sangue che m'innerva i sensi stramaledette quindi le mani che trovo sempre ad uno stesso impiego vagano propense al tatto in una disperata mosca cieca e stramaledetti i bulbi che non possono vedere quel che desiderano e stramaledetti padiglioni in attesa di una voce tarda a venire e stramaledette le narici quando inspirano fumo ardentemente desiderano andare verso il fuoco cercando l'ordigno che l'ha generato stramaledetti i piedi ansiosi e ipocondriaci vanno dove credono ci sia il peggior male

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benedettissimo infine il mio cranio realista e cinico quest'ammasso di sinapsi che ben accese reagiscono con l'abbandono la dove trovano il male che iddio allora si prenda questo capo santo e mi lasci il resto per meglio affrontare quest'inferno.

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NEOSENSIBILISMO

Nonsense da leitmotiv madri che danno alla luce assassini efferati padri che rubano innocenze filiali politici poligami monotoni monogami e io di fronte al catodico oppio rifletto ma lo specchio dell’anima non riversa abbastanza orrore o non riesce a trovare un cuore dove proporre una glaciazione

non sente più freddo la monade non sento più niente oltre le notizie in sé per se queste notizie in se per me se fosse più raro se fossi più umano forse ascolterei qualcosa oltre l’orrenda contrizione per il desiderio di partecipare a quel dolore taumaturgica visione la madre in processione piange l’ennesimo morto in croce 25


o forse scoprirò domani esser mandante di quei piani che volevano il frutto del grembo famoso pezzo di carne esposto e roseo si è proprio quel che sembra un nuovo cristo un’altra preda e i farisei siamo noi bramosi d’un altro Barabba.

QUESTA AZIONE PREMEDITATA quest’azione premia editata quest’azione preme quest’azione prima quest’azione opprime quest’azione oppio per me quest’azione oppio prima ma quest’azione è routine.

il liberismo è fallito perché non troppo sensibile all’uomo il neoliberismo non falliva perché aveva un neosensibile uomo 26


il neoliberismo è fallito perché non troppo sensibile al neouomo. IL NEOLIBERISMO HA I GIORNI CONTATI.

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NON VOGLIO ESSERE SALVATO

Cosa credi che non lo sappia cosa si nasconde dietro il tuo mutuo indicizzato certo la voglio una casa ma non a questo prezzo quando l’onere della rata non sarà ricompensabile per l’inflazione che maiali come te tengono a tenere alta cosa dovrò fare?

Fammi indovinare magari investire nei liofilizzati o nei medicamenti primari o nel ferro scoprendo poi con sommo finto sbigottimento che sono quei titoli che vincono sempre in caso di guerre imminenti

ed è così che altri maiali come te s’arricchiranno con gli spiccioli di tanti altri disperati come me ed a farne le spese dei disgraziati che non hanno la fortuna d’accedere liberamente al nostro libero mercato

lascia stare 28


non voglio essere salvato

davvero pensi che non sappia Il significato di quelle sigle dietro cui nascondi il mio futuro Co.Co.Co., Ex Co.Co.Co., Co.Pro il chiocciar melenso di polli arresi congiunti da una pena comune serrati nei gabbiotti dei call center a condividere affitti troppo onerosi mangiando economiche porcherie che benediranno scoprendo il motivo del loro non doversi preoccupare della pensione

a troppi anni di carriera non retribuita se trovati ancora virgulti e speranzosi i polli adulti verranno posti di fronte al bivio tu me lo baci o io te lo calcio? ed è cosÏ che i parassiti si moltiplicano infezione virale sottocutanea 29


disintegrazione del corpo ospite e conseguente sostituzione

il lavoro nobilita l’uomo l’assioma che il padrone insegna al servo io non vedo nulla di nobile in un servilismo fine al potere che m’opprime

lascia stare non voglio essere salvato

con queste idee finirai per strada e quando senza impiego né casa dovrai affrontare l’inverno quando il tepore di una famiglia ti verrà negato dalle costanti che necessiti d’avere per porne le basi quando ti porgerò la mano per darti modo di rialzarti e tenterò di darti un contegno che ben s’adegui al resto

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tu allora che cosa dirai?

lascia stare non voglio essere salvato.

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EPPURE UN PADRE

Un fiotto smorzato e non il solito ammasso

quelle centinaia di migliaia di potenziali assassini, santi, avvocati, operai intrappolati e incompleti nel contraccettivo lattice

è bastato a generare il pargolo

una impura estensione prodotta dalla corruzione di un grembo troppo morbido

di cure che non servono dato che lui non l’ebbe

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e via ad esaminare quei vestiti ? Quegli amici? Quella voglia di sognare

ma perché non va a dormire?

Io lo so cosa ho da fare prima cosa per domani

a parlar col professore perché deve andare bene

ancor prima che imparare

e di corsa al cardinale che il pupetto abbia la fede

quella che è l’unica in cui si può avere fede

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e perché il lavoro sia rispettabile glielo troverò io

tanto di amici onesti e rispettabili ne ho tanti

con tanti contanti cotanti co,anti pro,contro proscontro

insomma di tutti i tipi così si fa

se stai con tutti non avrai contro nessuno la vita è un muro che si scavalca se hai la mia abilità

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hai capito? Hai capito!

Lo vedo dal tuo sguardo furbo e dall’occhio finto vitreo

sei veloce figlio

non sei cosĂŹ male

sembrerebbe che hai davvero preso poco da tua madre

ma ma

ma cosa diavolo?

Mi surclassi sorpassi sovrasti

lasci indietro! 35


Non sai la pietà?

È la pena padre per la tua incapacità!

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AMICA DI UNA SERA

Amica di una sera rarefatta aria presente ninfa intangibile

ossimoro per i materialisti l’adorazione di quello che non c’è

se sapessero che presente sei dono se sapessero che presente sei adesso

e la lei che non sei la lei che non sa la lei che ansiosa m’ansimò

a ragion veduta baratto con te

premetto non è chiaro come e perché certi incanti ancora hanno presa rabbrividisco al pensiero d’esser preda di ciò

due sono le ragioni che concedo una è destra 37


e l’altra manca

mi opprimono iscritte in quell’orbita bianca e arrendevole ancora dalla prima volta che mi ghermirono onice in quegli scrigni magnifici.

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FUNERALE DI PAESE

Quanto è strano un funerale reazione controllata a ciò che è senza controllo

queruli creature siam nella vita ci proponiamo diversi nella morte vogliamo essere tutti uguali

a funzioni di tedio e imbarazzo partecipiamo

partecipiamo

il protagonista non deve far nulla

anche se in molti implorano che iddio possa far qualcosa per far fare a chi non c’è qualcosa

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e tutti pregano per l’anima per i parenti per i soldi

qualcuno incredulo cerca un ritorno

nella folla un nome di donna era buona era dolce era madre era moglie

era

nella calca una giovane morta è la vittima è così pallida è la figlia è la orfana

è

e la portano gli astanti 40


come un cristo dritto in croce

non è negli occhi di chi spira lo sgomento di chi muore

tenuta su per le spalle mentre le braccia dondolanti piangono abbracci

bianche le carni rosati i due fossi sangue vivo sulle labbra

ed anche così è bellissima

inizia la funzione pacchiana la finzione

era una gran brava persona lassù starà bene dall’alto c’aiuta e ci protegge

è atea la funerea ascoltatrice lei piangente incassa l’ennesima bugia 41


l’ennesimo posticipo di un addio

Fra le tante comari della folla una sola c’azzecca davvero

IN QUESTI MOMENTI DIO CI DA LA FORZA

Chi è senza Dio è senza illusioni senza speranze senza protezioni

e pensare che c’è chi pensa che si faccia questa scelta per comoda lenza

un ateo è un illuso realista un insultante offeso un cercatore preso

quello che vuoi ma non un vigliacco un ateo è un blasfemo punito da un Dio che non c’è.

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COME QUANDO FUORI PIOVE Due giri soli servono per capire due mani parlano abbastanza per chi sa ascoltare se al secondo giro non hai individuato il pollo il pollo sei tu! In certi casi il gioco ha le regole e le regole si rispettano in questi casi le regole sono bare vuote vuoti a perdere per non bari se non bari perdi! E vincere per quanto piacevole se bari non è vincere è solo incassare la vittoria è edificante solo se non è una vittoria meritata! Naturalmente se ti accomodi con la tasca piena se perdere quello che hai per la sera per te non è un problema allora sappi che ai ricchi come te di rado capita di perdere piove sempre sul bagnato!

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Se hai la testa guasta tanto guasta d’esser sicuro di perdere ma comunque disposto a sapere scoprire vedere sappi d’esser un gran giocatore ma sei un pessimo furbo!

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TERESA LA ZINGARA Teresa che balla fra l'indice del bacchettone borghese ed il medio del volgare rivoluzionario

Teresa che ha unito l'indice e il medio ridando la vita ad un segno svuotato dall'abitudinario il pollice s’alza per approvazione ma scopre cosÏ una ferrea visione una ferea proiezione di ctonici mezzi Teresa tu te ne freghi e volteggi e pari Persefone libera da una stretta d’un marito non voluto 45


forse per questo l’anulare sboccia quasi a dire togli quest’anello dal dito

ma il mignolo lo segue timido come il monito d’un amore tradito e ricorda che un contratto resta un contratto anche se non gradito la mano ora aperta per quanto la stretta di dita accorate è una pista da ballo che conosci e interpreti una protezione contro i djinn della vita d’oggi Teresa ha la mano di Fatima! Teresa volteggia sul filo di parche con gli occhi al cielo ed i piedi nell'oro né l'ora che tocca né loro di bocca potranno ferire Teresa.

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C’EST FEMME L’AUTRE NOM DE DIEU Forse forse or sei senza lei perché l'hai voluto certo sconcerto per quel che t'hanno fatto lambito come una ciotola sempre solo così sei

poi puoi vuoi voi

ma non ci riesci ad essere due non ci riescono ad esser tue ti lusinga l'amore ti fomenta il sesso ti eccita la sfida ma temi di nuovo l'abbandono e fuggi via per non riprovare quel trauma ancora vivo

e così 47


solo di nuovo disperato per questa tua impotenza sociale torni a cercare miserie altrove

le troverai facilmente le perderai in egual misura.

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PER NANCY

Mentre socchiudi gli occhioni sornioni io t’accompagno con buone intenzioni, dormi bambina ti serve quel sonno per affrontare serena il giorno. Dormi e sogna bene per pianificare tutto quello che domani dovrai fare, sogna e dormi e da Morfeo impara il sogno non è solo fantasia è una gara che si vince solo se al risveglio riesci a realizzarlo al meglio. È per questo che si dorme dolce bimba, ti diranno che è una cosa stramba, che la gente dorme per riposare che il dì dopo ha da lavorare, ti diranno che è una cosa finta che si dorme perché il sole tramonta e siccome dobbiamo esser tutti uguali si dorme al tramonto come tutti gli animali. Tu non creder ai “ti diranno” se lo dicon non lo fanno! 49


Tanti animali ravvivano le notti Civette, gechi, ghiri e gatti. Per questo il giorno dormono tranquilli, di notte fanno festa a suon di grilli. E i “ti diranno” saranno pronti a dirti se da te sono diversi non fidarti ma diverso è solamente non uguale diverso non è bene diverso non è male. E “ti diranno” insistendo a gran voce: ci vuol prima la guerra se vuoi la pace non si discute certe cose son fatte così la risposta è questa, perché?è perché sì! Tu sorridi più forte di quanto loro ciarlano e ricorda che son solo bugie di un villano e la guerra è un gioco per chi ha dimenticato che è più bello un sorriso d’un carrarmato e a chi ti dice che perché sì è una risposta tu ricordagli che da sola non basta. Sei una bimba devi sapere tutto il possibile Il narrabile, il produttivo e l’incredibile. Bambina adorata dormi serenamente e un domani i “ti diranno” non varranno niente.

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ASPASIA’s BLUE(s) (Perché m’hai leccato le ferite come farebbe una madre come se non fossi mia sorella)

Blu è un colore così grande che in natura non sta dentro la tavolozza del finito Blu è uno stato di cose che mi riconduce all’oppressione Blu è il vestito che avevi quando ti vidi la prima volta

Aspasia cosa farò? Aspasia cosa dirò? Quando tu, m’abbandonerai nel blu?

Blu è un lentissimo giro di do Blu è la mano calda su una pancia fredda Blu, è il vomito dopo la sbornia del sabato sera.

Aspasia cosa farò? Aspasia cosa dirò? Quando tu, m’abbandonerai nel blu?

Blu è la scusa che cela il tradimento Blu è la birra scura sul grigio cemento Blu è il fumo nel club quando non ci sei tu

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Aspasia cosa farò? Aspasia cosa dirò? Quando tu, m’abbandonerai nel blu?

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L’UOMO DEL FUTURO

L’uomo di domani sarà qui presto perché viene dal futuro ed il futuro è adesso l’uomo di domani non avrà rimorsi mai ma ha un sacco di paura

nessun turbamento lo toccherà e quand'anche qualcosa dovesse turbarlo lui la obnubila con un pensiero intenso ed inutile così quando si dimenticherà il motivo per il quale ha cercato di distrarsi gli sarà più facile liberarsi del nuovo ammennicolo mentale di problemi

solo una fame insaziabile di qualcosa che non sa rende l’uomo futuro ancora legato a noi

una fame congenita che opprime con zuccheri e amarezze

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l’uomo di domani è nato oggi ma già pensa a prendere le distanze da noi

noi siamo ancora degli inetti in confronto a lui abbiamo ancora formule di speranza e felicità l’uomo del futuro metterà a segno una un colpo grandioso

non spera

l’uomo del futuro ha più fame che dignità avrà fame

tanta senza mai capir di cosa

la dignità fuggita dietro il paravento del relativismo assoluto si travestirà per sopravvivere da debito insoluto ed insolubile

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più dignitoso di chi? Meno di cosa?

un uggiosa filastrocca vi seppellirà dignitari della dignità

e così in un mondo dove primeggia il vacuo e l’ambiguo

l’uomo del futuro lambirà le ribalte senza dover considerare l’eventuale controparte l’uomo del futuro parla anche senza sapere non è antintellettualismo è democrazia

è urlerà qualora non venisse interpellato tacerà con garbo durante i consigli per gli acquisti

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canterà dei suoi cento gossip meglio della musica celeste meglio dello stare in silenzio

e con terrore tornare a sentirsi

l’uomo del futuro è raro ce ne è uno su un milione gli altri sono solo epidermide tessuto organico in via di emulazione.

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Marzo 2011 Š Alfonso Errico foto in copertina di Giuliana Massaro 57


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Un inconsunto tentativo di solidificare l'anima