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RESCUeducation Formazione e Consulenza all’Emergenza Tecnico Sanitaria

Materiale teorico culturale sulla Gestione del Trauma Pediatrico Alex Stecchezzini - Fabrizio Carta - Rel. 081119


“…non chi lo dice, ma dove sta scritto…!”


Alex Stecchezzini Specialista dell’Emergenza Extra Ospedaliera dal 2004, dopo aver acquisito la consapevolezza e la conoscenza delle tecniche e protocolli operativi in vari stati non solo in Italia, ho intrapreso la realizzazione di corsi di Formazione Tecnici dedicati al consolidamento delle figure professionali che lavorano in Emergenza. Insegnare la manualità all’utilizzo dei presidi medici di “classe 1” dediti al soccorso extra ospedaliero, mi ha permesso di trasformare una passione in un lavoro di soddisfazione. Abilitato in tutti gli ambienti (acquatico, terrestre, aereo, ipogeo) mi ha permesso di entrare in ogni meandro del settore emergenza. Lavorando nel soccorso, ognuno di noi un giorni può essere vittima di “incidenti” o “mancati incidenti” tranquillamente valutabili e risolvibili anticipatamente da un semplice programma di consulenza mirato alle statistiche ed esigenze territoriali lavorative.


Fabrizio Carta Soccorritore dal 1981 e specialista nel soccorso tecnico-operativo extraospedaliero, con abilitazioni in tutti gli ambienti operativi (acquatico, terrestre, aereo, ipogeo) civili e militari. Ha approfondito le proprie competenze formative attraverso stage in Italia e all’estero, specializzandosi in tutti i protocolli trauma e Medevac (Medical Evacuation), nonché sulla gestione tecnica-operativa dei “presidi medici di classe 1”. Giurista, con studi specialistici sulla giurisprudenza del soccorso extraospedaliero.


RESCUE Education - Dispensa Pediatrica

APPROCCIO AL PAZIENTE PEDIATRICO IN AMBITO EXTRAOSPEDALIERO In ambito nazionale l’intervento ed il successivo soccorso su un paziente pediatrico, rileva una percentuale decisamente circoscritta. Tuttavia, in tali evenienze, la difficoltà maggiore non è rappresentata dai soli problemi tecnici La difficoltà rappresentata dal trattamento di tale paziente non è costituita solo dalle sole componenti tecniche, ma anche e soprattutto dalla sofferenza fisica ed emotiva del paziente pediatrico. Questo tipo di soccorso, probabilmente, rappresenta una delle più grandi sfide per l’operatore sanitario, perché è insita quella consapevolezza che l’impegno richiesto è elevato sotto ogni punto di vista: sia esso emotivo, che tecnico. Per completezza di informazione è opportuno evidenziare una sorta di criticità che si rileva nel quotidiano del soccorso, ovvero la poca attenzione riservata ai molteplici bisogni emotivi dei pazienti pediatrici. Ecco dunque il punto di partenza per ogni tipo di soccorso, soprattutto quello pediatrico: avere la padronanza di abilità concrete, precise e condivise siano esse tecniche, che relazionali. Abbiamo pertanto una “necessità” professionale e morale utile per riuscire a trovare il miglior percorso e un adeguato distacco, che ci permetterà di soccorrere il nostro paziente senza il rischio, spesso concreto, di essere trascinati nel vortice di un coinvolgimento emotivo. Il nostro operato, la cui finalità rimane sempre la tutela del piccolo paziente, non sempre riuscirà ad incassare la sua approvazione, troppe sono le variabili ed i modi di rapportarsi. Empatia, interazione, soggetti coinvolti, reazioni ed emozioni proprie del paziente e del genitore (o chi ha in custodia il bambino), sono solo alcuni degli aspetti che in qualche modo rendono unico ogni soccorso e quindi non permettono di rendere protocollabile l’approccio emotivo (psicologico- relazionale). Occorre quindi, da parte del soccorritore, un ulteriore sforzo che gli permetta di porre sullo stesso piano il soccorso tecnico sanitario ed il sostegno emotivo. Sembra una cosa scontata ma nella realtà operativa quotidiana questo aspetto viene trascurato in maniera sistematica. A tal proposito è utile ricordare che tutte le linee guida internazionali sulla gestione del paziente pediatrico, in ambiente extraospedaliero, enfatizzano e mettono in risalto questo aspetto. Alex Stecchezzini - Fabrizio Carta - Rel. 081119


RESCUE Education - Dispensa Pediatrica Altra sfida è quella rappresentata dal riuscire a riconoscere, e fare propria, l’importanza del supporto psicologico ed emotivo, lasciando da parte la convinzione che tale aspetto sia solo ad appannaggio di personale specializzato. Il soccorritore dovrebbe sentire tutto questo come una sorta di esigenza propria e che può recare solo giovamento al nostro piccolo paziente. Quanto appena detto risulterà utile per attuare tutta una serie di condotte operative e strategie che risulteranno utili per migliorare il soccorso. Il nostro operato, se svolto correttamente, darà le sue evidenze quando il paziente si mostrerà sereno e completamente collaborante, questo permetterà al team di operare con più serenità, evitando alla tensione ed allo stress di prendere il sopravvento durante le fasi del soccorso sanitario. Quest’ultimo, per quanto importante, va necessariamente associato a quello psicologico perché i pazienti pediatrici non sono esenti da comportamenti di natura ansiosa. Ma quale domanda deve porsi il soccorritore nell’approccio con un paziente pediatrico? La questione, così posta, sembra di facile soluzione ma nella realtà ci si rende conto che le cose sono più complesse. Il paziente pediatrico ha delle esigenze che sono necessariamente differenti rispetto a quelle di un adulto. Come prima precisazione si evidenzia il fatto che con pazienti pediatrici molto piccoli non ci può essere una relazione diretta, tutte le interazioni devono obbligatoriamente passare attraverso i genitori del piccolo paziente. Questi ultimi sono gli unici in grado di instaurare un rapporto di fiducia con il proprio bambino ed il legame preesistente riuscirà a trasmettergli serenità e dunque permettere una collaborazione proficua. Le stesse valutazioni dovranno essere differenti ed approntate alla massima discrezione. Se possibile occorre lasciare il piccolo in braccio ai genitori dando spazio ad un trattamento che tenga conto della gestualità e del comportamento del piccolo paziente. Nel momento in cui si verifica un evento traumatico, prescindendo dalla sua natura, l’equilibrio del bambino subisce una profonda alterazione. Si può comprendere meglio partendo similitudine che vede il mondo del bambino rappresentato da una scatola, all’interno della quale ci sono poche cose ma importanti. Quando si rompe il contenitore irrompono al suo interno elementi difficilmente comprensibili per il piccolo paziente, tanto Alex Stecchezzini - Fabrizio Carta - Rel. 081119


RESCUE Education - Dispensa Pediatrica da riuscire a creare stress, disturbo, paura. A questo si sommano il dolore provato, i soccorritori, il soccorso tecnico che non appartengono al suo vissuto quotidiano ed in grado di rendere ancora più traumatico l’evento che si trova a vivere. La vera sfida a cui è chiamato il soccorritore è senz’altro quella di riuscire a creare una empatia immediata con il bambino, che nel caso specifico significa comprendere cosa lo inquieta. Una delle soluzioni potrebbe essere quella di “ritornare ad essere bambini”, perché così facendo si può capire a fondo ciò che sta provando il nostro piccolo paziente. Egli infatti prova una paura concreta nei confronti di ciò che non conosce e che riesce comunque a percepire come pericolo, ma che non potrà prevedere a causa del suo scarso vissuto. L’atteggiamento del bambino, in relazione al problema, potrà esternarsi come una sorta di regressione, cioè quella inclinazione a comportarsi come fosse più piccolo rispetto alla sua età; oppure mostrerà inquietudine poiché si sente responsabile di aver causato preoccupazione nei genitori e questo si associa al timore della punizione per aver trasgredito ad un “ordine”. Potremmo riassumere il tutto dicendo che la paura provata dal nostro piccolo paziente, prevarrà sul dolore fisico. Il compito del soccorritore sarà, tra gli altri, quello di riuscire a costruire una sorta di ambiente protetto nel quale il bambino possa sentirti difeso ed a suo agio. Certamente tutto dipende anche dal luogo in cui si verifica l’evento, se questo avviene in casa ad esempio il soccorso potrebbe essere in qualche modo avvantaggiato. Se al contrario l’evento è in strada allora sarà necessario compiere solo le manovre indispensabili, per poi accompagnarlo all’interno dell’ambulanza. Solo così facendo si potrà garantire una maggiore tutela della privacy e, cosa non meno importante, una miglior gestione dell’evento. Come gestire un soccorso pediatrico? È difficile stabilire regole precise soprattutto quando il paziente è un bambino, ma c’è comunque la necessità di codificare alcune indicazioni che possono risultare utili. Quale prima cosa è importante dire il nostro nome e chiedere quello del piccolo paziente. Questo primo passo ci permette di creare un primo contatto e riesce ad accorciare le distanze, creando le basi per un rapporto paritetico o almeno così lo potrà percepire il piccolo. Sono da evitare i nomignoli, quali ad esempio: bimbo, piccolino, cucciolo etc. Alex Stecchezzini - Fabrizio Carta - Rel. 081119


RESCUE Education - Dispensa Pediatrica Se il nostro ruolo non è quello di team leader, o comunque di chi in quel momento sta gestendo il soccorso, sarà utile evitare di intromettersi per evitare di creare confusione e disorientamento sia nel bambino, che in chi lo accompagna. Occorre stare sempre in contatto visivo con chi sta gestendo l’evento e con il paziente, in questo modo saremo pronti ad intervenire e collaborare senza invadenza. Qualora il nostro ruolo sia quello gestionale, sarà opportuno mantenere sempre un tono di voce calmo e professionale, anche con gli altri componenti l’equipaggio Evitando di trasmettere nervosismo o comunque tensioni inutili e dannose, certamente non funzionali alla gestione dell’evento L’approccio al paziente deve essere graduale, cosi da guadagnare lo spazio del piccolo paziente senza creargli disturbo. Dovremmo poi metterci al suo livello di modo che potremmo guardarlo negli occhi, in questo modo la differenza di altezza viene meno e quindi anche il possibile timore che da questo potrebbe derivare. Risulterà importante essere rassicuranti, spiegando al nostro piccolo paziente che i suoi genitori verranno avvisati dell’accaduto il prima possibile e che, fino al momento in cui loro arriveranno, non lo lasceremo mai da solo. Sempre affabili, sereni e sorridenti. La conversazione sarà sempre improntata alla necessità di far comprendere al bambino, utilizzando termini elementari affinché non ci sia il pericolo di essere fraintesi. Raccontiamo chiaramente le manovre ed i presidi che utilizzeremo fino a che il paziente ha compreso perfettamente. Questo vuole dire che potrebbe essere la necessità di ripetere le cose più volte, fino a che non otteniamo una risposta positiva. Mai mentire: perché se poi la bugia viene mascherata allora sarà impossibile recuperare il rapporto empatico creato. Durante le fasi della valutazione dobbiamo adottare la massima discrezione. È importante scoprire una parte del corpo alla volta ricoprendola poco prima di passare a quella seguente. L’imbarazzo è sempre un nemico dannoso, ecco perché dobbiamo prendere tutte queste precauzioni. Se il bambino vuole portare con se un indumento, un giocattolo o qualunque altra cosa, non dobbiamo impedirglielo anzi saranno oggetti che lo rassicureranno in tutte le fasi del soccorso. Con molta discrezione, e con il suo consenso, possiamo utilizzare il suo giocattolo eseguendo, in maniera giocosa, le valutazioni. Ovviamente doAlex Stecchezzini - Fabrizio Carta - Rel. 081119


RESCUE Education - Dispensa Pediatrica vremo spiegare cosa stiamo facendo ed evidenzieremo come quelle manovre non provocano dolore. Se del caso possiamo farci coadiuvare anche da un collega per far si che il tutto sembri ancor più reale. I giocattoli o comunque l’oggetto caro al bambino potrà servire anche per distrarlo durante il soccorso. Nel caso in cui il bambino sia molto piccolo, potrebbe risultare utile anche l’utilizzo di una pila, la luce può distrarlo e rendere il soccorso più agevole. La gestione di un paziente pediatrico è di per se complicata, anche se mettiamo in campo ogni tipo di conoscenza e tecnica. Le cose diventano ancora più difficili se poi il paziente pediatrico è un bambino con ritardi cognitivi o comunque con proprie necessità assistenziali. In questi casi sarà risulterà fondamentale una buona coesione della squadra di soccorso ed il coinvolgimento totale dei genitori. Sono loro infatti a vivere quotidianamente con il bambino e dunque saranno loro ad essere il nostro legame con lui, visto che conoscono perfettamente le sue necessità ed il modo di esprimerle. In aggiunta, sono sempre loro ad essere più competenti del soccorritore nella conoscenza e nella gestione di eventuali presidi ed attrezzature necessari al bambino. È questa una situazione nella quale dobbiamo fidarci senza timore dei genitori, perché la condizione particolare del piccolo paziente potrebbe dare origine a dubbi ed indecisioni in ogni fase del soccorso. Nel rapportarci con il bambino occorre massima pazienza e comprensione visto che i suoi tempi, e quindi quelli del soccorso, saranno necessariamente dilatati. Tutto questo permette, inoltre, di favorire il graduale adattamento del paziente ad una situazione completamente differente rispetto al suo vissuto ed alle persone che di solito fanno parte del suo mondo. È anche giusto sottolineare come il nostro intervento assuma una ulteriore importanza, ovvero quella legata al fatto che il bambino potrebbe doversi rapportare, nel tempo, con altri soccorritori e/o personale sanitario. Se dunque il nostro operato sarà appropriato il piccolo, in futuro, avrà meno problemi a relazionarsi con chi dovrà prendersi cura di lui. Il paziente pediatrico, così come si è potuto leggere, non è certamente di facile gestione ma è anche vero che rappresenta una “sfida” non impossibile da superare. Certamente i fattori che intervengono sono numerosi e provanti, tuttavia se riusciamo ad impiegare le giuste tecniche comunicative ne potremmo trarre solo che le cose benefici. Quanto detto vale anche e soprattutto nel rapporto con i genitori, o chi ha in custodia il piccolo, perché sono loro il primo filtro che incontreremo. Alex Stecchezzini - Fabrizio Carta - Rel. 081119


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RESCUE Education - Dispensa Pediatrica Capire quindi da subito le loro preoccupazioni e creare una giusta intesa, sarà una delle chiavi di volta per gestire il soccorso con più tranquillità ed essere più liberi mentalmente nelle decisioni da prendere. Le tecniche operative e le capacità relazioni, cosi come quelle gestionali, hanno sempre l’assoluta necessità di essere continuamente migliorate, consolidate ed analizzate attraverso una formazione continua. Ecco svelato il segreto per riuscire a gestire ogni tipo di soccorso! In questa sede non si farà cenno della valutazione trauma sul paziente, anche perché in Italia convivono vari protocolli (IRC – SIS118 – PTC – ITLS etc.), pertanto occorrerà rifarsi a quelli dell’area nella quale operiamo. Prefazione Nelle statistiche dei soccorsi effettuati, la percentuale occupata dagli interventi pediatrici è decisamente bassa. Questa risultanza se da un lato è confortante, dall’altro sembra giustificare una scarsa attenzione alla formazione dei soccorritori, associata alla mancanza di idonei presidi a bordo dei mezzi di soccorso. In quest’ultimo caso c’è spesso la convinzione che i normali presidi possano essere utilizzati anche per i pazienti pediatrici. Niente di più sbagliato! Esistono differenze sostanziali tra un paziente adulto ed uno pediatrico sia per peculiarità fisiche, che di carattere comportamentale. Nel pediatrico ad esempio la struttura scheletrico-articolare e muscolare, non riescono ad assicurare un elevato grado di resistenza, né di carico, con la conseguenza per i soccorritori di non poter ottenere una immobilizzazione come quella raggiungibile su un paziente adulto. Occorre evidenziare che il trauma è la prima causa di morte nei pazienti pediatrici, proprio perché la loro struttura fisica risulta essere meno adatta a sollecitazioni improvvise, prescindendo dal tipo di energia sviluppata, ma comunque tali da riuscire a modificarne lo stato fisico. Ogni trauma si associa ad una energia ed è compito del soccorritore comprendere quale ne sia stato il grado. Risulterà molto utile in merito valutare il meccanismo di lesione, ovvero il tipo di incidente occorso al paziente, così da riuscire a determinare oltre all’energia subita, anche i possibili danni riportati. Solo a titolo esemplificativo, alcuni indicatori di una elevata energia possono evidenziarsi nella differenza delle masse coinvolte (es. auto contro pedone), dalla lunghezza dei segni di una eventuale frenata, danni riporAlex Stecchezzini - Fabrizio Carta - Rel. 081119


RESCUeducation Formazione e Consulenza all’Emergenza Tecnico Sanitaria Alex 3892348119 www.alexstecchezzini.it - emtformazione@gmail.com

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