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APPROCCIO ALLA SCENA DI UN CRIMINE

Il 118, come ben sappiamo, gestisce tutte le emergenze sanitarie e tra queste, oramai molto spesso, si annoverano quelle che vedono impegnati gli equipaggi ad intervenire sulla scena di un crimine. Capita molto di frequente che i primi ad arrivare sul posto siano proprio i soccorritori, che però non hanno una formazione idonea e tantomeno finalizzata a preservare eventuali prove, che si possono trovare in una scena del crimine. In tutti questi casi l’equipaggio di un’ambulanza acquista un ruolo tutto particolare, poiché primi testimoni di una situazione spesso evolutiva e ricca di molteplici evidenze che potrebbero essere distrutte o comunque rese inservibili per una eventuale utilizzo futuro. Non è compito facile, anche perché il ruolo primario dei soccorritori è quello di preservare la vita del paziente e non già quello di repertare o fare indagini. Si tratta pertanto di trovare una sorta di equilibrio così da contemperare tutte le necessità che ineluttabilmente convergono sulla scena. Quale prima cosa, ma questo vale per ogni soccorso, ci si deve assicurare che il posto sia sicuro e pertanto non ci si dovrebbe avvicinare al paziente fino a che sulla scena non siano intervenute le Forze dell’Ordine, per garantire l’incolumità dei presenti. Capita però che alcune volte il personale delle Forze dell’Ordine non sia sul posto all’arrivo dell’equipaggio, in questo caso è importante prendersi tutto il tempo necessario per valutare la sicurezza, e questo va fatto prima di accedere al luogo dell’evento, non dopo! Nel dubbio, anche il minimo, occorre mettersi in una zona sicura (uomini e mezzo) in attesa dell’arrivo degli Organi di Polizia.


Responsabilità in camera calda - sala barelle Negli organi di stampa, molto frequentemente, vengono riportate notizie di ambulanze bloccate nei Pronto Soccorso, a causa della carenza di barelle sulle quali trasferire il paziente. In alcune Regioni è cosa quotidiana, in altre il problema non esiste e in altre ancora il problema di registra solo (e sempre!) in alcuni Pronto Soccorso. Dal punto di vista del soccorritore, la questione può assumere la forma di lunghe ore di attesa, nella speranza che il paziente (anch’egli in attesa sulla barella autocaricante) venga poi trasferito su una barella del presidio ospedaliero e/o fatto entrare in una medicheria per la visita occorrente. È giusto però, in questa sede, focalizzare l’attenzione su quello che è previsto e non su quanto avviene quasi quotidianamente. In primo luogo, appare chiaro che il soccorritore, facente quindi parte del “settore” extraospedaliero, non abbia alcuna competenza né potere all’interno di una struttura intraospedaliera. Diversi sono i protocolli, le esigenze, gli obbiettivi ed i presidi utilizzati. Questa differenziazione è utile per determinare anche i compiti che interessano il personale addetto al Pronto Soccorso (infermiere triagista, medico etc.) e l’autorità che questi possono esercitare. Analizzando più attentamente la questione, si può cominciare con il precisare che la barella autocaricante è un presidio di trasporto e non di stazionamento. Ciò vuole dire che il paziente non può stare sull’autocaricante oltre un certo limite di tempo (60minuti max), e che questo non è a discrezione del triagista e/o del medico del Pronto Soccorso, ma di una precisa e puntuale normativa.

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Stato Due - Pronto Soccorso Giuridico per Soccorritori di Fabrizio Carta  

Un libro scritto da un soccorritore per soccorritori impegnati quotidianamente nel sistema urgenza/emergenza. Non si tratta di una sterile...

Stato Due - Pronto Soccorso Giuridico per Soccorritori di Fabrizio Carta  

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