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RESCUeducation Formazione e Consulenza all’Emergenza Tecnico Sanitaria

Materiale teorico culturale sulla Mobilitazione dei Carichi in Emergenza Alex Stecchezzini - Rel. 200320


“…non chi lo dice, ma dove sta scritto…!”


RESCUE Education - Mobilitazione dei Carichi

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RESCUE Education - Mobilitazione dei Carichi L’autrice : Lea Huckaby ha perseguito la sua laurea in Terapia Fisica all’Università del Kentucky nel 1984, ma il suo interesse nella prevenzione delle lesioni della schiena si è sviluppato durante i suoi anni trascorsi in Marina come fisioterapista. Mentre era direttrice del “Centro per la Cura della Schiena” a Cincinnati, Ohio, la Sig.ra Huckaby si è interessata alle implicazioni delle ferite alla schiena ed ha iniziato un corso in Antropologia alla Università di Cincinnati, che ha concluso nel 1991.

Prefazione

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Le tecniche esatte ed il corretto impiego di questi prodotti sono molto importanti per la salute vostra e per quella dei vostri pazienti. Le attività di soccorso e di trasporto del paziente qualche volta risultano dannose al personale sanitario di emergenza; una lesione alla schiena vi potrebbe portare all’invalidità. Questo manuale sulle tecniche di sollevamento per aiutarvi ad usare correttamente l’attrezzatura d’emergenza per il prelievo del paziente. Le tecniche contenute in questo manuale sono basate su delle linee guida dettate da pubblicazioni sulla sicurezza e da ricerche e studi nei campi dell’ergonomia e della fisioterapia. Il manuale è stato aggiornato nel 2013 con dati statistici riguardanti l’epidemiologia degli infortuni sul lavoro in Italia, tutte le disposizioni legislative in vigore in Italia e consigli utili all’operatore sanitario per il benessere del proprio corpo. In caso di dolori frequenti si consiglia sempre di rivolgersi al medico di riferimento.

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Il manuale

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Questo manuale riporta le tecniche basilari relative al sollevamento, alle meccaniche del corpo e contiene informazioni generali sull’uso dell’attrezzatura per il prelievo del paziente. Se state già attuando un programma di sviluppo fisico per il sollevamento, questo manuale sarà un buon supplemento. Se invece avete bisogno di iniziare un programma di sollevamento, usate questo manuale come guida. La prima parte presenta il problema degli infortuni sul lavoro e mostra un quadro sull’epidemiologia italiana e sulla necessità di intervenire per prevenire danni ai lavoratori e alle aziende. Viene poi spiegata nel dettaglio l’anatomia della schiena e il meccanismo in cui avvengono le lesioni. La seconda parte riporta le meccaniche relative al prelievo e trasporto del

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RESCUE Education - Mobilitazione dei Carichi paziente e come deve essere utilizzata l’attrezzatura di emergenza. La terza parte suggerisce esercizi di stiramento e di rafforzamento muscolotendineo per prepararvi ad una “carriera” di sollevamento e trasporto del paziente priva di rischi. Alla fine troverete un glossario nel quale è riportata la terminologia utilizzata in questo manuale.

Epidemiologia Infortuni sul lavoro e la situazione Italiana

Le patologie muscolo-scheletriche della colonna vertebrale rappresentano le più importanti cause di inabilità e assenza dal lavoro per malattia nei Paesi industrializzati, con non pochi costi sociali per gli enti di riferimento. Il National Istitute o Occupational Safetly and Health (NIOSH) pone tali patologie al secondo posto nella lista dei dieci problemi di salute più rilevanti nei luoghi di lavoro e riporta una prevalenza di lombalgia nell’arco della vita della popolazione generale del 70%.(1) Gordon Waddell (The Back Pain Revolution 1998) ha classificato la classe sociale(l’occupazione) come principale fattore di rischio per il dolore lombare. La sua ricerca dimostra che esiste una maggiore insorgenza delle patologie lombari negli individui che svolgono lavori pesanti e ripetitivi. Inoltre, i rischi di incorrere in una patologia aumentano se è errata la posizione di partenza del movimento o del carico. Se il periodo di azione è relativamente ridotto e il carico non elevato, l’organismo non è in grado di sviluppare una patologia; viceversa, se il movimento viene ripetuto o mantenuto a lungo, si favorisce quella condizione patologica che facilita l’insorgenza del dolore lombare.

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RESCUE Education - Mobilitazione dei Carichi Nell’Unione Europea il 25% dei lavoratori dichiara di soffrire di mal di schiena, il 46% di lavorare in posizioni dolorose o stancanti ed il 35% di trasportare o movimentare carichi pesanti. Le attività lavorative nelle quali il rischio di movimentazione manuale dei carichi assume un ruolo significativo nella comparsa di lombalgia sono numerose e sono riconducibili alle attività dove è più difficile rendere la movimentazione dei carichi meccanica ed autonomatica. In Italia, da rilevazione dello studio INAIL “Disturbi Muscolo-scheletrici dei lavoratori” 2012 DMS , almeno 5 milioni di lavoratori svolgono abitualmente attività con movimentazione manuale dei carichi. Tra questi lavoratori, i disturbi e le malattie acute e croniche della schiena sono diffusi più che in altre collettività di lavoro. Nel periodo 2005-2009 i casi di DMS denunciati all’INAIL sono stati: 7.926 nel 2005, 9.198 nel 2006, 10.427 nel 2007, 12.094 nel 2008 e 16.593 nel 2009, un trend in netta crescita.

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Nel grafico seguente si può osservare il trend in crescita di questo fenomeno. Si rileva che sono raddoppiate se non triplicate le segnalazioni delle patologie osteoarticolari: tendiniti (da 1478 casi nel 2003 ai 3410 del 2007, +131%), affezioni dei dischi intervertebrali (da 1060 a 2970, +180%), artrosi (da 795 a 694, +113%) e sindrome del tunnel carpale (da 946 casi a 1398, +48%). (2) L’analisi dei casi di patologie della colonna vertebrale denunciati all’INAIL permette di confermare che le più comuni attività lavorative da considerarsi a rischio, quando svolte in maniera esclusiva o prevalente, sono le seguenti: Alex Stecchezzini - Rel. 200320


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RESCUE Education - Mobilitazione dei Carichi spinta, traino e trasporto di carichi che in conseguenza di condizioni ergonomiche sfavorevoli comportano rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari” .Pertanto, rientrano nel campo di applicazione tutte le azioni che possono comportare rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, quali le patologie alle strutture osteoarticolari, muscolo tendinee e nervovascolari (per esempio, le patologie a carico degli arti superiori), e non solo le patologie dorsolombari, alle quali faceva riferimento il D.Lgs. n. 626/1994. E’ importante sottolineare che nel testo dell’Allegato al TU non esiste più un riferimento a un limite quantitativo assoluto di carico pesante, mentre l’Allegato VI all’ex D.Lgs. n. 626/1994 aveva riportato il limite quantitativo dei 30 kg. Il limite quantitativo dipende, infatti, da una serie di fattori quali il sesso dell’operatore, la tipologia di movimentazione, la frequenza ecc., pertanto, non è stato indicato un limite di peso assoluto. I parametri di riferimento per valutare le attività di MMC dovranno essere ricercati, invece, nelle norme tecniche. Negli articoli 168 e 169 del Testo Unico si parla di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro indicando gli obblighi specifici del datore di lavoro e delineando una precisa strategia di azioni.

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Strategia che, in ordine di priorità, prevede: • “la meccanizzazione dei processi in cui vi sia movimentazione di carichi, per eliminare il rischio; • laddove ciò non sia possibile, l’ausiliazione  degli stessi processi con l’adozione di adeguate misure tecniche e organizzative per assicurare salute e sicurezza, tenendo conto dell’allegato XXXIII; • l’uso condizionato della forza manuale  e la sorveglianza sanitaria (accertamenti sanitari preventivi e periodici) dei lavoratori addetti ad attività di movimentazione manuale dei carichi; - l’informazione, la formazione e l’addestramento (art. 169) dei lavoratori”.

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Si indica inoltre che “le norme tecniche  (fondamentali quelle della serie ISO 11228 parti 1-2-3) sono criteri di riferimento per le finalità di questo articolo, ove applicabili. Negli altri casi ci si può riferire alle buone prassi e alle linee guida”.  Norme tecniche di riferimento che sono: • ISO 11228-1 Ergonomics-Manual handling-Lifting and carrying; • ISO 11228-2 Ergonomics-Manual handling-Pushing and polling; Alex Stecchezzini - Rel. 200320


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Postilla La 81/08 nel soccorso Il testo unico sulla sicurezza (Dlg. 81/08) stabilisce che il datore di lavoro debba identificare tutti i rischi correlati all’attività lavorativa attraverso la stesura del Documento di Valutazione dei Rischi avvalendosi, se vuole, della collaborazione di un esperto (RSPP). Che il datore di lavoro sia tenuto ad adottare tutte le misure di prevenzione e protezione per evitare che il lavoratore (ed il cliente) siano esposti a rischi nel momento in cui lavorano od usufruiscono dei servizi forniti dall’azienda da lui diretta, è cosa oramai ben nota così come che il datore di lavoro debba eliminare e/o almeno ridurre ridurre i rischi attraverso l’uso di attrezzature conformi alle normative vigenti, attraverso l’uso di sistemi di protezione ed attraverso l’opera di formazione e informazione .

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Ma quello che pochi tengono in considerazione è che l’articolo 20 del testo unico recita “ciascun lavoratore deve prendersi cura della propria sicurezza e della propria salute e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui possono ricadere gli effetti delle sue azioni o OMISSIONI, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni avute ed ai mezzi forniti dal datore di lavoro….” Questo implica inequivocabilmente la responsabilità di ogni lavoratore nel momento in cui svolge i sui compiti. Nella fattispecie, il soccorritore al quale viene fornito un presidio, DEVE dunque usarlo secondo il manuale d’uso e manutenzione e diventa responsabile della salute di coloro che con lui lavorano nonché dei pazienti che gli sono affidati.

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La Schiena

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Introduzione

Avevamo già fatto diverse corse quella sera prima che la tempesta finisse. La chiamata arrivò proprio dopo le 23 .00, un tamponamento a catena sull’autostrada. Il mio compagno ed io arrivammo per primi sul luogo dell’incidente. Chiamammo aiuto e cominciammo ad estricare i pazienti. Ho fatto ciò per migliaia di volte rimuovere il paziente dai rottami, trasferirlo su una barella, alzare e spingere la barella nell’ambulanza e portare il ferito in ospedale. Questa è proprio la parte specifica del nostro lavoro, quello che dobbiamo fare. Quando ti trovi li, sul teatro di un incidente, non pensi a cosa potrebbe accaderti o a cosa ti sta succedendo. Ma adesso ci penso molto, poiché come mi curvai in avanti ed alzai il paziente, accusai un dolore lancinante lungo la schiena e la gamba destra. Ho quasi lasciato cadere il paziente. Il dolore era così acuto che mi ricordo ben poco di cosa

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RESCUE Education - Mobilitazione dei Carichi Questo è un argomento di riflessione doloroso poiché molte persone credono che debbano fare tutto il possibile quando è in gioco una vita umana. La vostra professione certo richiede uno sforzo al 100%, ma resistete alla tentazione di fare più di quanto siate fisicamente in grado. Usando compagni di lavoro giusti ed un piano di addestramento corretto potete ridurre il bisogno di sollevamenti eroici. Ne riparleremo più avanti.

Anatomia

La schiena è un complesso sistema di legamenti, muscoli, ossa, nervi e dischi intervertebrali. Il sollevamento od il maneggiamento di un peso fatto nella maniera sbagliata può danneggiare queste strutture. La schiena può essere lesionata a qualsiasi livello; dipende a quale attività fisica viene sottoposta. Le lesioni colpiscono più frequentemente i dischi intervertebrali, i legamenti ed i muscoli. Qui di seguito potete vedere le strutture della schiena che sono maggiormente lesionate e le cause di queste lesioni.

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La colonna vertebrale

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La colonna vertebrale è composta da 33 ossa chiamate vertebre. Ci sono sette vertebre cervicali (area del collo), dodici vertebre toraciche (metà schiena), cinque vertebre lombari (schiena bassa), 5 cinque ossa che compongono il sacro (area pelvica, fuse nell’adulto) e e 4 ossa che formano la curva sotto il sacro, il cosiddetto coccige. La funzione principale di questo complesso osseo chiamato colonna vertebrale è quella di sostenere il tronco, il capo e gli arti superiori. La seconda funzione è quella di proteggere il midollo spinale che passa nel canale vertebrale e infine la terza funzione è quella di permettere la mobilità del tronco e della testa. Vista posteriormente la colonna è dritta, mentre vista di profilo presenta quattro curve armoniose: curva sacrale, lordosi lombare, cifosi dorsale e lordosi cervicale. La presenza di tali curve aumenta la resistenza della

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RESCUE Education - Mobilitazione dei Carichi del busto esso si sposta posteriormente, mentre in estensione avviene il contrario. Se manteniamo una posizione fisiologica della colonna vertebrale, il carico invece viene equamente distribuito, impedendo lo sviluppo di sollecitazioni tangenziali che creerebbero pericolosi spostamenti del nucleo polposo. Al contrario quando si assume una posizione in flessione od in estensione del rachide, si generano delle forze che alterano la struttura dell’anello fibroso. In estensione, l’avvicinamento della porzione posteriore dei due corpi vertebrali determina una migrazione anteriore del nucleo polposo. In flessione, (come nella foto nella pagina seguente) invece, la compressione che si determina nella parte anteriore dell’anello fibroso crea una spinta posteriore del nucleo polposo. Un sollevamento sbagliato (girando la schiena o sforzando la normale curva verso l’interno, lordosi, della parte bassa della schiena) aumenta la pressione all’interno del disco. Se l’aumento della pressione è elevato, il nucleo si sposta bruscamente, l’anello fibroso esterno si rompe e la gelatina all’interno fuoriesce. Ciò causa la compressione delle delicate radici nervose che si dipartono dal midollo spinale contenuto nel canale vertebrale. Un sintomo della rottura del disco, o ernia discale, è un forte dolore alla schiena che si può irradiare ad una gamba. Questa condizione può anche richiedere un intervento chirurgico. La dislocazione del disco è una forma leggera di questo tipo di lesione: in questo caso le fibre dell’anello fibroso esterno non sono completamente rotte ma solo indebolite. La porzione indebolita del disco fa dislocare la gelatina del nucleo polposo creando una protuberanza che esercita una pressione sulla radice del nervo provocando disagio e dolore alla gamba: frequentemente si manifesta l’incapacità di sedersi o di piegarsi in avanti. Un programma di ginnastica medica e l’attenersi rigorosamente alle tecniche dei movimenti basati sulla meccanica del corpo spesso può risolvere il problema di questo tipo di lesione da dislocazione del disco. La pressione all’interno del disco cambia a seconda della posizione del corpo: aumenta vertiginosamente quando ci si sposta da una posizione normale ad una posizione piegata in avanti. Infatti le posizione in flessione protratte con carichi asimmetrici e/o in torsione risultano essere le più pericolose perché spingono il nucleo polposo verso l’esterno e viene meno l’azione di ammortizzatore del disco. Queste continue compressioni riducono il contenuto idrico del disco, con

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RESCUE Education - Mobilitazione dei Carichi cardiaca e di quella respiratoria, per compensare l’aumentato consumo di ossigeno da parte dei muscoli in azione. In questo caso l’organismo si comporta come una macchina che in presenza di uno sforzo aumenta il consumo di energia ed è soggetta nel tempo ad usura delle sue parti meccaniche. Ecco che diventa importante rispettare alcuni consigli utili per la salute del proprio corpo:

Essere sciolti

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Durante il sollevamento la tensione del muscolo e del legamento sono un unico fattore. Se i muscoli posteriori della coscia, del polpaccio o del fianco sono deboli e contratti, risulta impossibile un corretto sollevamento. Le persone che stanno sedute per molto tempo ed atleti che non adottano un buon programma di stiramento, spesso soffrono di crampi o tensione tendinea. Nella sezione dedicata agli esercizi saranno indicati molti modi per aumentare la flessibilità dei tendini, dei muscoli flessori e rotatori dei fianchi e del polpaccio.

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Stare in forma

Le condizioni fisiche generali sono un fattore chiave per prevenire le lesioni nei sollevamenti di corpi pesanti. Se la condizione fisica è scarsa, allora il corpo non risponderà efficientemente allo sforzo di un sollevamento. Un fisico in forma aumenta anche la capacità di affrontare situazioni di fatica operativa associata a situazioni di emergenza.

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Mantenere Peso forma

Controllare il proprio peso è molto importante per mantenere sana la colonna vertebrale. L’aumento del peso corporeo causa la compressione dei dischi intervertebrali e l’affaticamento dei muscoli della schiena. Riportando il peso del corpo ai valori normali diminuirete significativamente la possibilità di lesioni. Potete riacquistare e mantenere il vostro peso forma con un programma di ginnastica aerobica ed una dieta appropriata.

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Usare le tecniche giuste

La meccanica del corpo è l’utilizzo del vostro corpo per eseguire un compito specifico. Sollevare, portare, spingere, tirare e distendersi sono attività dove le meccaniche del corpo sono importanti. Il segreto di una buona meccanica del corpo è il saper mantenere il corretto allineamento Alex Stecchezzini - Rel. 200320


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RESCUE Education - Mobilitazione dei Carichi In tali situazioni usate il sollevamento a due stadi cioè: • dalla posizione più bassa ad una intermedia e successivamente • alla posizione che vede le vostre braccia completamente estese. Tutti i membri della squadra devono essere informati delle corrette tecniche di sollevamento. E’ necessario che i soccorritori si parlino tra loro per coordinare i movimenti: usate comandi facili da capire e scandite a voce alta ogni fase del sollevamento o della rimozione del paziente, dall’inizio dell’operazione alla fine.

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Le regole di sollevamento

Conoscere il peso da sollevare (se potete chiedete al paziente il suo peso ed addizionatelo al peso dell’attrezzatura); Conoscere la propria capacità fisica ed i propri limiti; Mantenere la schiena irrigidita in una normale lordosi; Usate i muscoli delle gambe, quelli addominali e dorsali; Mantenere il peso vicino al proprio corpo; Comunicare chiaramente e frequentemente con il compagno.

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Sollevamento sicuro delle barelle

• Avvicinatevi alla lettiga e valutate il peso totale; • Se il peso rientra entro i limiti per un sollevamento a due persone, iniziate pure il sollevamento; ma se così non fosse chiamate aiuto; • Crearsi una buona base d’appoggio allargando bene i piedi. Iniziate il sollevamento irrigidendo i muscoli della schiena nella normale lordosi. Usate una posizione di forza o una posizione accovacciata, quella insomma che vi consenta di mantenere in modo confortevole la schiena con la giusta lordosi lombare; • Per il sollevamento ci sono due tipi di posizione: quella di forza e quella accovacciata.

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Ricordatevi di mantenere i piedi in posizione piana. Se il peso grava sopra i tacchi si creerà uno sbilanciamento che può farvi del male. Se avete i muscoli deboli o irrigiditi, vi sarà difficile mantenere i piedi in posizione piana durante il sollevamento (una parte degli esercizi descritti più avanti riguarda anche questo). Il sollevamento compiuto senza gravare sui tacchi diminuirà la superficie d’appoggio e rafforzerà la schiena in una posizione piegata. Indossate scarpe con un tacco adeguato per permettere al piede di stare bene appoggiato al suolo per tutta la durata del sollevamento. Alex Stecchezzini - Rel. 200320


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RESCUE Education - Mobilitazione dei Carichi Nella maggior parte delle persone la muscolatura addominale è ipotonica (debole), mentre quella paravertebrale è accorciata e contratta. Molto spesso rigidità e dolori alla zona lombare sono dovuti proprio ad una perdita di elasticità dei muscoli della schiena e perdita di forza nella fascia del così detto CORE. Per Core ( Centro o NUCLEO) si intende tutta la fascia centrale del corpo umano che include il complesso coxo-lombo-pelvico; rappresenta un punto di reazione stabile per il resto del corpo o più semplicemente possiamo descriverlo come “ il centro funzionale del corpo”. Fanno parte del Core i muscoli addominali (retto dell’addome, obliqui e trasverso) ma anche i muscoli paraspinali, quadrato dei lombi, i muscoli del pavimento pelvico, glutei e flessori dell’anca. Se ben condizionati, i muscoli del “ core” contribuiscono a ridurre il rischio di lesioni derivanti da cattiva postura. La capacità di mantenere una buona postura durante l’esecuzione dei movimenti è quindi garantita da tutti questi muscoli, ma in particolare da tutta la parete addominale che aiuta a proteggere la colonna vertebrale e la struttura scheletrica in fasi estreme del movimento e dalle forze eccessive o anomale che agiscono sul corpo. La muscolatura addominale è distinguibile su diversi piani:

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nel piano profondo troviamo il TRASVERSO DELL’ADDOME nel piano intermedio troviamo i muscoli OBLIQUI INTERNO ED ESTERNO nel piano superficiale troviamo il muscolo RETTO DELL’ADDOME

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Nella stazione eretta gli addominali intervengono per mantener l’equilibrio dell’intera colonna. Il muscolo generalmente più attivo è l’ obliquo interno, che è contratto durante la normale stazione eretta a scopo protettivo, assieme al trasverso dell’addome, per impedire l’accesso dei visceri nel canale inguinale (Basmajan & De Luca, 1985). Il movimento di flessione in avanti del tronco viene effettuato dal retto addominale e dall’obliquo esterno, mentre l’obliquo interno e il trasverso dell’addome agiscono come stabilizzatori (Miller & Madeiros, 1987) Nel meccanismo di stabilizzazione della colonna entrano spesso in gioco anche i retti e gli obliqui esterni, soprattutto nei casi di carichi assai elevati sulla colonna (Zetterberg e Coll., 1987) e nei casi di perturbazioni posturali inaspettate (Cresswell e Coll., 1994). Gli studi condotti negli ultimi anni (Barterlink 1957 e Cresswell 1992) hanno analizzato mediante elettromiografia l’attivazione della zona addominale durante azioni di sollevamento e hanno dimostrato :

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attivazione scarsa del retto addominale attività modesta dell’obliquo esterno ed interno intensa attivazione del trasverso dell’addome.

Inutile sottolineare che sono tutti muscoli che il soccorritore usa continuamente nelle azione di sollevamento, trasporto e traino di presidi e pazienti. La tonicità di tutti i muscoli dell’addome quindi assolve diverse funzioni: • tenuta dei visceri • corretta meccanica respiratoria • equilibrio fisiologico del bacino • protezione della colonna vertebrale (una parete addominale tonica permette di scaricare oltre il 40% del peso gravante sulle vertebre lombari)

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Per il soccorritore, che sottopone il corpo ad uno stress fisico constante, è importante mantenere questa muscolatura elastica, flessibile ma soprattutto forte. Forte significa soprattutto funzionale, ovvero non serve crearsi la famosa “tartaruga” ma allenare il corpo ad usare gli addominali quando servono per evitare sovraccarichi ai dischi intervertebrali. Un addome funzionale è un addome sempre pronto a lavorare nei vari sforzi. Per rendere l’addome forte e funzionale basta eseguire dei semplici esercizi. Una buona prevenzione permette al soccorritore di evitare infortuni e continuare a lavorare nel mondo del soccorso senza rischi per la proprio salute e per la salute altrui. Eseguire i seguenti esercizi anche solo due volte a settimana aiuta il corpo a lavorare bene. Attenzione anche alla respirazione, sia durante l’allenamento ma soprattutto durante gli sforzi fisici nelle operazioni di soccorso. I muscoli addominali intervengono nella respirazione durante l’espirazione forzata, poiché l’espirazione normale a riposo, nel soggetto sano, è un fenomeno passivo che avviene senza il coinvolgimento muscolare, ma grazie alla restituzione dell’energia elastica accumulata dal tessuto polmonare durante l’inspirazione. L’espirazione forzata interviene soprattutto durante l’attività fisica ed ecco perché è consigliato in ogni azione di sforzo, come il sollevamento della barella, fare una bella espirazione forzata. Ma vediamo ora come rendere tutti questi muscoli pronti a proteggere la nostra colonna durante gli sforzi e la attività quotidiane. Esegui questi semplici esercizi almeno due volte a settimana. Gli esercizi

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RESCUE Education - Mobilitazione dei Carichi uno ha ad usare il ginocchio, solitamente lavora benissimo tra i 10 ° e 90°, definito arco di movimento essenziale. I piegamenti sulle gambe oltre i 90° provano un sovraccarico crescente alle strutture legamentose, tendinee e meniscali. Anche se eseguito in modo corretto, un piegamento oltre il 90° provoca comunque un piccolo sovraccarico che viene amplificato se dobbiamo sollevare dei pesi. Per garantire una posizione di stabilità e un lavoro muscolare ottimale, il ginocchio deve sempre mantenere la linea del piede, evitando traslazioni laterali o sovraccarichi ai tendini. Se il ginocchio viene spinto eccessivamente in avanti si verifica una minor attivazione muscolare con conseguente caricare del peso corporeo sull’articolazione. Maggior attivazione muscolare dei muscoli della coscia significa minor carico articolare, soprattutto durante sollevamenti pesanti. I muscoli del ginocchio quindi lo proteggono provvedendo alla stabilità dinamica dell’articolazione in supporto al sistema di stabilizzazione statica. La funzione più importante dei muscoli della coscia e del ginocchio è l’assorbimento delle forze di carico generate durante le attività atletiche e le attività giornaliere provvedendo a ridurre lo stress applicato sulle superfici articolari di carico, sui menischi e legamenti. Ecco perché la mancanza di allenamento muscolare può creare situazioni favorevoli all’incremento della rigidità e soprattutto può essere causa di traumi diretti o indiretti dell’articolazione. L’esecuzione di movimenti in carico e azioni complesse come quelli che si trova a dover affrontare il soccorritore quando solleva e trasporta i presidi, se svolte in mancanza di una giusta preparazione possono infatti essere causa di microtraumi che nel tempo causano lesioni più o meno gravi a legamenti, menischi, tendiniti o cartilagini i microtraumi nel tempo se non curati possono trasformarsi in tendinopatia o in casi più complicati in artrosi del ginocchio. Ovviamente oltre a traumi a lungo termine, un’esecuzione scorretta dei movimenti può essere causa di traumi acuti come distorsioni.

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Il dolore al ginocchio, tecnicamente definito ‘’gonalgia’’, può essere causato da molteplici fattori, che vanno studiati sia dal punto di vista anamnestico (cioè chiedendo al paziente diverse informazioni) sia clinicamente. Ecco alcuni esempi: • Artrosi del ginocchio: una patologia cronica ed evolutiva che colpisce un gran numero di persone. Consiste in alterazioni della cartilagine del ginocchio che secondariamente coinvolge, modificandole, strutture come la sinovia e la capsula. Attività lavorative in carico o vizi posturali posso facilitare nel tempo la comparsa dell’artrosi. Alex Stecchezzini - Rel. 200320


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RESCUE Education - Mobilitazione dei Carichi • Distorsioni del ginocchio: l’articolazione a causa di forze trasversali o movimenti scorretti fatti in modo veloce esce dalla sua sede e questo può provocare gravi danni a legamenti o menischi. • Tendinite: è l’infiammazione, acuta o cronica, di uno dei tendini del ginocchio. I tendini del ginocchio più comunemente colpiti da tendinite sono tre: il tendine rotuleo, il tendine del quadricipite e il tendine polipteo. In funzione di quale dei tre viene colpito, si parlerà di tendinite. Attività lavorative come quella del soccorritore che implica una continuo e ripetuto sovraccarico all’articolazione favorisce l’insorgere di traumi e infiammazioni croniche dei tendini interessati.

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Il soccorritore deve cercare di prevenire queste patologie e prendersi cura delle propria ginocchia. Per fare queste consigliamo queste semplici regole: • Eseguire i movimenti in modo corretto (se la gravità della situazione e della scena lo permettono). Il ginocchio non deve mai superare la punta del piedi durante il sollevamento e il peso del corpo deve essere ben saldo sui talloni. Lavorare con il tallone sollevato durante le azioni di sollevamento rischia di provocare instabilità al movimento e sovraccarico tendineo del ginocchio. • Se si è costretti a mantenere la posizione accovacciata per molto tempo a causa di spazi stretti o condizioni particolari del paziente, si consiglia per quanto possibile di cambiare posizione spesso per muovere l’articolazione più possibile evitando di comprimere per molto tempo le strutture intra-articolari. • È responsabilità del soccorritore mantenere i muscoli allenati il minimo necessario per compiere le azioni di sollevamento e trasporto dei presidi senza gravare sull’articolazione. • Se il soccorritore soffre già di dolori al ginocchio o ha subito traumi diretti, è consigliato rivolgersi subito ad uno specialista per cercare di capire la causa del dolore e trovare soluzione immediata per evitare che la situazione peggiori. Ignorare un dolore, soprattutto al ginocchio, non fa altro che aumentare il rischio di improvvisi traumi diretti al ginocchio durante le azioni di soccorso a causa dei ripetuti sovraccarichi che l’articolazione malata non riesce più a gestire. A rischio c’è la saluta del paziente, del collega e del soccorritore stesso. • Se già c’ è un limite funzionale nella flessione del ginocchio a causa di interventi chirurgici passati o danni alla cartilagine o il soccorritore presenta dolori al ginocchio ma si trova comunque a dover affrontare sollevamento di presidi, come la barella, consigliamo per prima cosa di

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RESCUE Education - Mobilitazione dei Carichi e mantenere la posizione per 30 secondi sostenendo la gamba con le mani. • Seduti gambe tese. prendere con le mani la punta del piede o se il soggetto è rigido le caviglie. Mantenere la posizione per 30 secondi. • Seduti gambe tese e divaricate. Appoggiare le mani più lontano possibile e mantenere la posizione per 30 secondi.

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• In piedi con un piede su uno scalino, gamba tesa. Prendere con la mano corrispondente la punta del piede o se il soggetto è rigido la caviglia. Mantenere per 30 secondi.

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Tecniche per il trasporto

Il trasporto di un carico pesante non dovrebbe occupare più di un minuto ad una squadra di due uomini poiché questo sollevamento genera una gran fatica muscolare ed aumenta il potenziale rischio di lesioni. Quando è possibile trasportate il paziente su attrezzature dotate di ruote. Non tutta l’attrezzatura ce le ha. Per esempio la barella toboga e la tavola spinale ne sono sprovviste; però queste a loro volta possono essere messe su barelle con ruote. Se si necessita di aiuti supplementari tutte le tecniche con ulteriori figure sono evidenziate dentro il manuale istruzioni di ogni singolo prodotto.

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Le regole per il trasporto • • • • • • • •

Conoscere il peso da trasportare (se potete, domandate al paziente il suo peso e aggiungete a questo il peso della barella); Conoscere le capacità fisiche del vostro compagno; Avere un piano d’azione e comunicarlo; Mantenete il peso più vicino possibile al corpo; Mantenete la schiena in lordosi e non ruotatela; Mantenete la schiena in tensione; Piegatevi dai fianchi e non dalla schiena; Non iperestendete la schiena (iper-estensione è sporgersi all’indietro dalla vita).

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La corretta procedura di trasporto

• Per sollevare una barella usate le tecniche corrette. Per sollevarla con sicurezza e per mantenere il giusto equilibrio può essere necessario l’aiuto Alex Stecchezzini - Rel. 200320


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Corretta procedura di trasporto su scale con sedia

Per sollevare la sedia e trasportare il paziente, si dovrà far uso di tecniche di sollevamento adeguate indicate nelle specifiche linee guida e avere familiarità con le procedure descritte nel manuale d’uso del presidio specifico. Il trasporto del paziente su sedia durante la mobilitazione si richiede un minimo di due operatori addestrati ed eventualmente un (aiutante), ma in caso di situazioni particolari richiedere l’aiuto di più persone. Il paziente deve sempre avere lo sguardo rivolto nella direzione di marcia e tutti gli operatori devono essere rivolti nella direzione di marcia, così da anticipare e prevenire eventuali ostacoli. Durante la fase di salita e discesa dalla scale, gli operatori devono avere lo sguardo contrapposto, così da essere coordinati e comprendere in modo semplice e veloce le difficoltà; mentre un terzo operatore (aiutante), si posiziona alle spalle di chi coordina la salita e la discesa. La situazione di instabilità in cui l’operatore si ritrova a lavorare può mettere a rischio la salute sia del paziente che dell’operatore stesso. La base per ogni operazione di movimentazione dei carichi è crearsi una bella base d’appoggio che permetta al nostro corpo di lavorare in equilibrio e sfruttare tutte le forze che esso possiede. Questo principio va applicato anche nell’uso della sedia. Nella movimentazione dei pesi si raccomanda di utilizzare prevalentemente i muscoli del bacino e quelli delle gambe a discapito di quelli del dorso, partendo da una posizione “iniziale” con la schiena diritta e ginocchia flesse. Quindi per evitare torsioni o movimenti laterali della colonna o iperestensioni occorre che il baricentro del carico sia il più vicino possibile all’asse verticale con una base di appoggio rappresentata dai piedi. Il carico deve avere un baricentro stabile il più vicino possibile al corpo dell’operatore per evitare di assumere posture scorrette che sovraccaricano le strutture muscolo scheletriche, in particolare la colonna vertebrale.

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Distensione muscolare

Se fatta nella maniera sbagliata la distensione può portare ad un sovra stiramento dei muscoli e legamenti della schiena. La contrazione dei muscoli della schiena ed il mantenimento della normale curvatura lombare può aiutare a prevenire la lesione.

Regole per la distensione muscolare • Mantenete la schiena in lordosi; Alex Stecchezzini - Rel. 200320


RESCUE Education - Mobilitazione dei Carichi • Quando vi distendete in avanti, evitate l’iperestensione; • Non giratevi mai con la schiena durante la distensione.

Applicazione delle regole di distensione

Sporgersi in avanti più di 38 - 50 cm rispetto al vostro corpo non è raccomandabile anche se qualche volta è necessario. I muscoli nelle spalle e nella parte alta della schiena possono mantenere una posizione di tensione continua solo per poco tempo. Potete sostenere il 100% dello sforzo solo per sei secondi ed il 50% soltanto per un minuto prima che subentri la fatica muscolare ed il rischio di lesioni improvvise. Ciò sottolinea il bisogno di buone meccaniche del corpo. La pratica aiuta molto.

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Distensione corretta per rotolamenti

Quando è necessario rotolare il paziente su se stesso mentre giace nel letto o a terra, vi dovete sporgere sopra di lui. Abbiate cura di mantenere la vostra schiena sempre in tensione; sporgetevi dai fianchi ed usate i forti muscoli delle spalle per aiutarvi a rotolare il paziente.

Spingere e tirare

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Molti fattori sono importanti quando è necessario spingere e tirare l’attrezzatura di trasporto del paziente. Assicurare una buona manutenzione delle ruote dell’attrezzatura aiuta a ridurre la forza richiesta per iniziare lo spostamento della barella. Controllate la superficie del suolo. La forza richiesta per muovere la barella potrà cambiare a seconda del tipo di superficie. Per spingere fate forza dall’area fra la vita e le spalle. Se l’oggetto è molto più in basso della vostra vita, la spinta o la forza per tirare deve essere fatta stando inginocchiati a terra. Spingere o tirare da una posizione troppo alta non è consigliabile; usate metodi alternativi se possibile. Potete aver bisogno di cambiare la posizione della gamba mentre spingete-tirate; quando muovete le gambe, mantenete la schiena nella normale lordosi. Cambiare la direzione alla barella richiede più forza che spingere diritto; si tratta di un’attività che viene compiuta solo dai muscoli delle spalle e delle braccia.

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Regole per spingere e per tirare

• Quando è possibile cercate di spingere e non di tirare; Alex Stecchezzini - Rel. 200320


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RESCUE Education - Mobilitazione dei Carichi Ecco perché nella maggior parte dei casi il dolore alla schiena si concentra nella zona lombare, sollecitata in ogni momento della giornata dal peso del nostro corpo e coinvolta in ogni movimento. Come già descritto in precedenza anche quando si sta seduti, per esempio in automobile o sul divano, lo si fa in modo scorretto, modificando la curva fisiologica della lordosi e provocando ulteriori pressioni sui dischi vertebrali. Le cause di tutti questi dolori sono molteplici e per analizzarle possiamo raggrupparle in due categorie: • Cause specifiche cioè intrinseche alla colonna, dovute a una patologia del rachide (discopatie, protrusioni); • Cause non specifiche, situazione in cui le strutture della colonna sono sane ma tutto il sistema soffre.

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Comprendono: posizioni e movimenti scorretti, stress psicologici, forma fisica scadente, sovrappeso, obesità, caffeina e nicotina, insufficiente conoscenza della colonna vertebrale. Dal punto di vista biomeccanico, tutte queste cause si riducono semplicemente a delle contrazioni muscolari eccessive e a un’incapacità di gestione strategica del movimento ( spesso unite a una menomazione delle proprietà biomeccaniche dei tessuti coinvolti). Nel’ 80% circa dei casi, il mal di schiena è dovuto a cause non specifiche, molto spesso per un ripetersi di situazioni e movimenti scorretti ripetuti ogni giorno. Viene usato frequentemente il termine lombalgia per indicare l’insieme di sintomi che provocano dolore abbinato o meno a una limitazione funzionale a livello lombare.

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RESCUE Education - Mobilitazione dei Carichi struttura formata da più segmenti sovrapposti; nell’uomo fermo in piedi è situato davanti al terzo superiore dell’osso sacro (ombelico). Il baricentro si proietta sul terreno all’interno di una zona detta base d’appoggio. Fino a quando la proiezione del centro di gravità si mantiene all’interno della base di appoggio si è in una condizione di equilibrio, quando tale proiezione si sposta verso la sua periferia si perde progressivamente stabilità e si è costretti, per mantenere l’equilibrio, ad un aumento di lavoro muscolare o a una veloce variazione della base di appoggio.

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La grandezza e la forma della base di appoggio sono fattori che influenzano la stabilità. Quando siamo in piedi con base instabile possiamo aumentare la base di appoggio: • allargando le gambe • con l’uso di un supporto esterno ( es. un bastone) • appoggiando un ginocchio su una superficie (es. sul letto).

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Proiezioni del Baricentro corporeo in alcune posizioni

Tutte queste informazioni sono utile per capire qual è il modo corretto di muoversi durante la movimentazione dei carichi. È ogni azione che deve essere curata e i movimenti corretti devono diventare automatici. Dopo l’educazione posturale e quindi dopo il saper come eseguire correttamente un movimento, l’operatore deve preoccuparsi anche di mantenere una certa forma fisica. Per prevenire infortuni e salvaguardare la salute della schiena è utile: • forza nelle gambe • consapevolezza nell’uso degli addominali • stretching per scaricare le tensioni che inevitabilmente si accumulano a livello muscolare • esercizi per allenare il corpo in situazione instabile e sensibilizzare l’uso corretto della schiena e mantenere il baricentro del corpo.

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Per allenare la forza nelle gambe è utile mantenere una vita attiva. Gambe allenate significa riuscire a caricare meno peso sulla schiena. L’ideale è frequentare una palestra o praticare dello sport, ma anche chi non ha l’occasione per farlo può mantenere le gambe allenate usando la bicicletta o andando a camminare e con semplici esercizi descritti in seguito. Per quanto riguarda gli addominali bisogna, come ormai si sa da tempo, tenerli sempre allenati perché sono il supporto della schiena. Sono muscoli che intervengono nell’atto espiratorio della respirazione ed Alex Stecchezzini - Rel. 200320


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RESCUE Education - Mobilitazione dei Carichi ecco perché bisognerebbe sempre espirare durante uno sforzo. In questo modo infatti gli addominali vengono sensibilizzati meglio e riescono a dare più stabilità a tutta la schiena. La tonicità dei muscoli dell’addome assolve diverse funzioni: • tenuta dei visceri • corretta meccanica respiratoria • equilibrio fisiologico del bacino • azione delordosizzante • protezione della schiena, permettendo di scaricare oltre il 40% del peso gravante sulle vertebre lombari.

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Nella maggior parte delle persone la muscolatura dell’addome è ipotonica ( debole), mentre quella para vertebrale è accorciata e contratta. Anche per questo motivo è importante mantenere efficiente e tonici i propri muscoli addominali esercitandoli regolarmente. Massacrarsi di addominali però non è la soluzione, mantenerli in allenamento e saperli usare nelle varie azioni della giornata è la cosa migliore. In seguito vengono indicati anche esercizi utili per il rinforzo della zona addominale, utili per sensibilizzare la loro azione in rapporto con i muscoli lombari. Oltre a sapersi muovere correttamente e a saper usare gli addominali in modo corretto, è fondamentale scaricare le tensioni che inevitabilmente si accumulano sollevando dei pesi. Anche i piccoli dolorino sono segnali che i muscoli del corpo hanno bisogno di “respirare”. Questo perchè, come già detto primo, sono muscoli che tendono facilmente alla retrazione a cause delle continue sollecitazioni a cui sono sottoposti. Un muscolo retratto è un muscolo che lavora male e crea dolore. In seguito vengono elencati alcuni esempi di esercizi utile per allungare e mantenere la mobilità sulla schiena e il benessere di tutto il corpo. Sono solo dei consigli, in caso di problemi e dolori specifici in ogni caso consigliamo di rivolgersi allo specialista.

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Consigli utili per la salute del proprio corpo

Abbiamo già spiegato l’importanza di mantenere l’elasticità e la forza dei nostri muscoli per il benessere del nostro corpo, sollecitato da cattivi vizi posturali lavorativi e non. Di seguito descriviamo alcuni semplici esercizi di stretching e di rinforzo muscolare che possono essere fatti anche a casa. L’importante è eseguire l’esercizio in modo corretto senza rischiare di farsi male e se si ha bisogni particolari si consiglia di rivolgersi in modo mirato e personalizzato ad un professionista del settore. Alex Stecchezzini - Rel. 200320


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RESCUE Education - Mobilitazione dei Carichi Inspiro dal naso e cerco di ruotare il bacino schiacciando la zona lombare. Mi concentro sulla zona addominale, ombelico verso la colonna e devo sentire il lavoro muscolare dell’addome. Mantengo la posizione per 5 secondi e poi rilasso e ricreo lo spazio nella zona lombare. Ripeto per 10 volte. Tutto lentamente e mantenendo spalle rilassate!!

Mobilizzazione della colonna

Posizione di quadrupedia, gonfio e sgonfio la schiena come da disegno. Quando gonfio la schiena, mando l’ombelico verso la colonna. Tutto eseguito molto lentamente per lavorare sulla mobilità di tutta la colonna

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Rilassamento in preghiera

Seduti su talloni, piego il corpo in avanti e distendo le braccia. Posizione di rilassamento in flessione di tutta la colonna vertebrale. Seduti sui piedi e distendo avanti le braccia più possibile. Se riesco appoggio la testa. Mantengo la posizione per 20 secondi rilassando tutta la schiena!

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Esercizio Piriforme

Pancia in su e ginocchia al petto. Incrociare prima una gamba e poi l’altra, mettendo le mani sotto al cavo e trazzionare delicatamente la gamba non sovrapposta. Esercizio di allungamento dei glutei e del muscolo piriforme, zona dove passa il nervo sciatico ed è fondamentale mantenere l’elasticità in questa zona per il benessere della schiena. Mantengo la posizione per 20 secondi.

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Esercizio della sfinge

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Pancia verso il basso e braccia a 90° con i gomiti e palmi appoggiati a terra. Posizione di rilassamento della colonna vertebrale in estensione Mantengo la posizione per 20 secondi. Esercizi di rinforzo arti inferiori

Sollevamento della gamba da supino

Pancia in su e alzare una gamba con il piede a martello. Senza una buona forza nei muscoli anteriori della coscia (quadricipiti) è impossibile un corretto sollevamento di pesi. Questo esercizio aumenta la forza delle gambe senza lesionare la schiena. • Distendetevi supini con un ginocchio piegato, le piante dei piedi bene Alex Stecchezzini - Rel. 200320


RESCUE Education - Mobilitazione dei Carichi posizione di maggior scarico.

Esercizio di coordinazione tra operatori

Questo esercizio sviluppa la forza ed il coordinamento ma la cosa più importante è che sviluppa una buona abitudine. • Mettete una barella dotata di “punti di presa” a circa 30 cm da terra; • Assieme ad un compagno, fate la “posizione di forza”, con qualcuno che vi osserva la schiena, in maniera che non la pieghiate. Va bene una leggera curva in avanti; • Se non potete sollevare la barella, allora vuol dire che gli adduttori della coscia o i muscoli dei polpacci sono troppo rigidi o che i muscoli superiori dell’addome o quelli della schiena sono troppo deboli; • Fate almeno 10 sollevamenti 3 o 5 volte ogni settimana, iniziando l’esercizio con una barella vuota fino ad arrivare a 68 o 70 chilogrammi, per questo aggiungendovi sopra dei pesi o una persona.

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Conclusione

Molti fattori determinano il peso totale che potete sollevare con sicurezza. La vostra corporatura, la vostra forza, il vostro sviluppo muscolare, la motivazione, la preparazione professionale ed il vostro comportamento devono essere contrapposti e bilanciati al peso dell’oggetto che dovete sollevare, alla sua forma e grandezza. Questo programma, se eseguito correttamente 3 o 5 volte alla settimana, può modificare positivamente la forza, i muscoli e lo stesso vostro comportamento. L’essere motivati a farlo, comunque, è la chiave del successo. Se siete decisi a migliorarvi, il rischio di produrvi una lesione diminuirà notevolmente. Il vostro corpo è l’attrezzatura più importante che avete e sul quale potete sempre contare.

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E’ solo attraverso un uso sicuro e responsabile del vostro corpo ed un suo mantenimento coscienzioso che potete sfidare i rischi vostra professione Senza danno !

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RESCUE Education - Mobilitazione dei Carichi Riferimenti bibliografici - Frankel, V.H. and Nordin, M. 1980 Basic Biomechanics of the Skeletal System. Lea and Febiger, Philadelphia, PA. - Sanders, H.D. 1985 Evaluation, Treatment and Prevention of Musculo skeletal Disorders. Viking press Inc. Minneapolis, MN - Huckaby, B.I 1990 Healthy Lifestyles, Healty Backs. Prevention Works, Xeni, OH. - Occupation Safety and Health Series No 59, 1988 Maximum Weights, Ergonomics Group, Health and Environment Laboratories, 1986 Ergonimic Design for People at Work, volume 2. Van Nostrand Reinhold, NY. - (1)National Istitute of Occupational Safetly and health (NIOSH) 1997, Muscoloskeletal Disordes and Workplace Factors. Publication NIOSH No. 97-141 - Ferno Washington Inc. - EMT - Senza Danno - (2) Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro,INAIL. Rapporto annuale sull’andamento infortunisco 2007. Documento visionato sul sito internet www.inail.it - (3) Azienda Sanitaria Locale Roma H, “ La movimentazione  manuale dei carichi”, a cura del Dr. Stefano Battistini e del Prof. Agostino Messineo Spresal ASL RM H - I.A. Kapandji “ Filosofia articolare, volume 3 Tronco e Rachide” 2002 Maloine, Monduzzi Editore - Gordon Waddell 1998 The Back Pain Revolution, Churchill Livingstone, 1998 - Kendall, McCreary, Provance, Rodgers, Romani, 2006 I Muscoli Funzioni e test con postura e dolore, 5° edizione, Verduci Editore - F. H. Martini, Ph. D., M. J.Timmons, R. B. Tallitsch, 2003 Human Anatomy by Prentice-Hall - B.Toso 2003, Back School- Neck School- Bone School, Programmazione - Organizzazione – Conduzione – Verifica, Edi.Ermes s.r.l , Milano - V. Parodi, E. Martinelli, 2008 Il Back Pain di origine meccanica, fondamenti di biomeccanica rachidea e patomeccanica, Editrice Veneta Vicenza - “Traumatologia dello sport” A. Ferrario, G. Battista Monti, G. Jelmoni, Edi-ermes 2005 - “Preparazione atletica e riabilitazione” D. Carli, S. Di Giacomo, Edizioni medico scientifiche, 2013 “Il back pain di origine meccanica, fondamenti di biomeccanica rachidea e patomeccanica” V.PARODI, E.MARTINELLI. Edizione Veneta Vicenza 2008 “Fisiologia e biofisica medica” BALDISSERRA F.Poletto Editore,Milano, 1996. “The influence of sudden perturbations on trunk muscle activity and intra abdominal pressure during standing” Exp. Brain Res. 98: 336341. Cresswell A.G., Oddsson L.,Thorstensson A, 1994.

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RESCUeducation Formazione e Consulenza all’Emergenza Tecnico Sanitaria Alex +39 389 2348119 www.alexstecchezzini.it emtformazione@gmail.com

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Rescue Education Spostamento dei carichi per soccorritori di Alex Stecchezzini  

Una raccolta bibliografica, presa da grandi testi, pubblicati da Aziende importanti negli ultimi 30 anni. Professionisti del settore, anno a...

Rescue Education Spostamento dei carichi per soccorritori di Alex Stecchezzini  

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