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TARANTO

Mercoledì 4 novembre 2009

CORRIERE DEL GIORNO

LA PRIMA Ieri sera all'Orfeo la proiezione del film di Alessandro di Robilant

Il cielo e le donne di Paolo VI nel cuore del regista di Marpiccolo di MICHELE TURSI michele.tursi@corgiorno.it  Drammaticamente bella. Come un'attrice col volto scavato dal dolore. Così Taranto è sembrata agli occhi di Alessandro di Robilant, regista di “Marpiccolo” che ieri sera ha debuttato al cinema Orfeo. Una prima casalinga che fa seguito al successo ottenuto al festival di Roma e che segna la diffusione della pellicola interamente girata al rione Paolo VI. «Un quartiere che per il suo cielo spazioso e ampio mi ricorda certi paesaggi degli Stati Uniti d'America», confessa il regista nel foyer. Non sarà Hollywood, ma l'intera produzione del film è rimasta folgorata dalla bellezza dei paesaggi e dalla durezza dello sfondo industriale. «Un contrasto cinematograficamente molto bello». Tanto che l'ultima parte della sceneggiatura è stata scritta proprio a Taranto, tra le strade di Paolo VI. Il quartiere periferico e la sua gente sono la vera scoperta di “Marpiccolo”. Una sorta di riscatto per una zona della città problematica e complessa, ma capace di grandi slanci. «E' stata un'esperienza che mi ha arricchito e che credo abbia avuto lo stesso effetto su tutta la produzione - aggiunge di Robilant - abbiamo vissuto per mesi in un quartiere

IL CAST Grande emozione ed entusiasmo ieri sera alla prima del film. A destra gli attori tarantini che hanno recitato nel film. A sinistra il produttore Marco Donati ed il regista Alessandro di Robilant (A. Ingenito)

difficile ma che si è dimostrato accogliente, vitale, generoso. Le donne di Paolo VI sono straordinarie. Da loro abbiamo imparato cosa significa andare avanti senza deprimersi con il coraggio e la vivacità necessari». L'impronta di Taranto non è solo nei luoghi ma anche nelle persone. Decine le comparse di Paolo VI che hanno recitato. Del “quartiere” sono anche due tra i protagonisti del film: l'esor-

diente Giulio Baranek e Michele Riondino, attore emergente del cinema italiano. «Non avrei mai immaginato - dice - di recitare e di andare a mangiare a casa di mia madre in pausa pranzo. Spero che questo film aiuti a comprendere i problemi di questa città, troppo spesso ignorati dai media nazionali». Riondino tornerà “in patria” il 18 e 19 dicembre con la compagnia del Circo Bordeaux al teatro Tatà.

Di Taranto sono anche molti altri attori tra cui la brava e affermata Anna Ferruzzo secondo la quale «l'ambientazione a Paolo VI è un pretesto per raccontare un forte disagio che appartiene tanto a Taranto, quanto ad altre città d'Italia e d'Europa». Non chiude gli occhi dinanzi ai problemi ma, anzi, li scruta a fondo l'assessore comunale alla Cultura Angela Mignogna. «Il film racconta uno spaccato, un

malessere e se qualcuno pensa che questa storia possa etichettare Taranto in negativo, sbaglia perchè di fronte ai problemi non si chiudono gli occhi; bisogna tenerli ben aperti per risolverli». La tensione colpisce i più giovani. «Sono più emozionata qui a Taranto che al Festival di Roma», ammette Selenia Orzella al suo debutto cinematografico. Se la ride sornione, invece, Rober-

to Bovenga attore per caso grazie ad un provino fatto a scuola. Un futuro nel cinema? «Nella vita tutto può succedere, ma intanto c'è Giurisprudenza». Anche nei costumi c'è un pizzico di tarentinità. Claudia Santaniello è una delle costumiste del film. «Sono andata a Roma per fare questo mestiere e mi sono ritrovata a lavorare a Taranto. Se non fosse accaduto davvero non ci crederei».

“MARPICCOLO”, LA RECENSIONE

Luce e ombra, povertà e attesa.. di MASSIMO CAUSO “Marpiccolo”, di Alessandro di Robilant. Con: Giulio Beranek, Anna Ferruzzo, Michele Riondino, Selenia Orzella, Giorgio Colangeli, Valentina Carnelutti. Dur.: 87’. Drammatico. Italia 2009 “Professoressa, io cerco la luce, ché l'ombra la conosco anche troppo bene”, dice Tiziano/Giulio Beranek all'insegnante Valentina Carnelutti, che gli chiede se sta leggendo “Cuore di tenebra”, il libro di Conrad che gli ha regalato. Ecco, la luce e l'ombra sono gli indici più autentici di “Marpiccolo”, il loro reciproco contrasto descrive perfettamente il nucleo drammatico di questo film che, dopo gli equilibrismi dell'anima de “Le acrobate” di Soldini e il realismo per così dire trascendente del “Miracolo” di Winspeare, torna su Taranto per raccontarla questa volta con un impianto più realistico-popolare, con un linguaggio più vero e semplice, con un'attenzione più immediata alle verità e alle urgenze di gente che cammina in bilico tra bisogno e speranze, tra povertà e attese. In “Marpiccolo” Alessandro di Robilant non cerca la metafora, non astrae in pensieri lo spazio e la gente che ha imparato a conoscere, ma si sofferma su opere e omissioni della realtà. La storia di Tiziano è nota, piccola e quotidiana, uguale a mille altre: sfreccia sulla moto tra le strade del quartiere Paolo VI, rimbalzando tra i pochi giorni di scuola che si concede, le corse per spacciare al servizio di Tonio, il boss locale, e la casa in cui la madre e la sorellina vanno avanti in assenza del padre, ex operaio rovinato dal videopoker. Con l'amico del cuore, il nero Trascene, Tiziano mette a segno qualche colpo, poi passa a prendere Stella, la sua ragazza, che studia e lavora e che lo ama, ma lo vorrebbe diverso, capace di resistere alla tentazione di risolvere i

problemi affidandosi a Tonio. Il dramma è quasi “a canovaccio”, si struttura su indici di vita nelle zone basse della società che purtroppo slittano con pari realismo tra la vita vissuta e quella romanzata (come “Gomorra” ci ha insegnato bene). Di Robilant è regista dotato di onestà e sincerità e le mette all'opera in questo suo film semplice e diretto anche al di là della fragilità di una sceneggiatura che dice troppo o troppo poco: vorrebbe strutturare ma schematizza, vorrebbe liberare ma disperde. Le tappe della “passione” di Tiziano sono canoniche, conoscono lo sgarro, la riparazione, la punizione e la fuga. I poli di attrazione sono quelli tipici dei quartieri popolari: la scuola tradita e tragicamente inadeguata nella sua buona volontà, la famiglia sbandata dal disagio sociale (niente lavoro, quartieri dormitorio, nessuna prospettiva reale), la malavita che occupa gli

spazi della dignità lasciati liberi dalla disperazione e dalla miseria. Il merito del film è quello di non fare sconti, di non tradurre la parabola di Tiziano nella via crucis di un dannato e nemmeno nella metafora salvifica di un eletto. Il “cuore di tenebra” lavora nel petto del suo protagonista e cerca il compromesso tra quell'ombra che conosce bene e quella luce cui potrebbe aspirare. Occhio al finale, del resto, ché non è così netto ed è molto più aperto e ambiguo di quel che sembra, giocato in quel cortile dominato dalla statuetta dell'Immacolata, un po' incubo e un po' realtà, un po' fuga un po' stop – così lontano e così vicino, del resto, al finale del romanzo di Andrea Cotti da cui il film è tratto (“Stupido”, Rizzoli). “Marpiccolo”, d'altronde, materializza scenari magnifici di Taranto con un amore che è sincero, preferisce lo scorcio solare, si concentra più sulle zone periferiche (a partire dal quartiere

Paolo VI, niente Borgo, o quasi), sulle aperture del paesaggio nell'insenatura, tra i palamiti, il Ponte Punta Penna, l'Ilva sullo sfondo... La regia è ariosa, si lascia andare alle dimensioni piene del set tarantino, senza tradire il rapporto di fiducia che il suo sguardo di regista ha stipulato con questa città. Il dialetto che scivola tra una battuta e l'altra accresce la pregnanza di un'identità locale che Di Robilant ha imparato a conoscere e che rispetta nelle sue problematiche umane e sociali. La speranza e che, visto da fuori, lo scenario che si offre al film non appaia superficialmente un “luogo comune”. Sulla verità, del resto, garantiscono gli interpreti di questo film, a partire dal protagonista, l'esordiente Giulio Beranek, che sta nella sua pelle, riflette luce propria, vibra sinceramente (soprattutto laddove la sceneggiatura non gli mette in bocca qualche battuta fragile o scontata). Poi Anna Ferruzzo, che è Maria, la madre di Tiziano, come al solito emozionate per verità, capace di semplificare un ruolo non facile, tenendolo a distanza dalla tentazione della “mater dolorosa” e a contatto con la fragranza delle donne di quartiere. Michele Riondino conferma di essere una certezza del nostro cinema e va dritto al cuore di Tonio, il boss, tenendolo giustamente in equilibrio sull'iconografia della realtà malavitosa. Selenia Orzella affronta con semplicità ed efficacia il ruolo di Stella, la fidanzata, che vive nella “casa di mattoni” e non in quella “di cartone”, come dice Tiziano. Poi ci sono: Roberto Bovenga, altro esordiente, che è Trascene, l'amico nero; il foggiano Nicola Rignanese, che è il pavido padre, Maria Pia Autorino, che è Luisa, la barista. E infine le partecipazioni di riguardo offerte da Giorgio Colangeli, ottimo nel ruolo dell'educatore, e da Valentina Carnelutti, efficacemente rassegnata nel ruolo dell'insegnante che cerca di offrire una via d'uscita al suo studente. Massimo Causo


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IL FESTIVAL Estremamente positivo il bilancio della V edizione e già si pensa alla prossima

Jeff: i volti, le emozioni, le immagini da ricordare

«Grande occasione di crescita e confronto» Anche la quinta edizione dello Jonio Educational Film Festival è giunta al termine, regalandoci emozioni e profonde riflessioni sui temi sempre attuali e di forte impatto. Il JEFF.09 ha rappresentato per noi giovani universitari e soprattutto amanti del cinema una grande occasione di scoperta, confronto e crescita individuale e collettiva. Grazie al JEFF, siamo entrati a far parte (anche se solo per pochi giorni) dell'affascinante mondo cinematografico caratterizzato dai suoi momenti di splendore, crisi, ripresa e da profondi cambiamenti grazie anche alle nuove tecnologie. Vera perla della manifestazione è stato il cine-aperitivo con l'attore e regista Libero De Rienzo che con la sua umiltà è riuscito a creare un'atmosfera informale svelandoci fiduciosamente dei piccoli trucchi del mestiere e spronandoci a perseguire sempre i propri obiettivi senza mai perdere di vista se stessi. Ci auguriamo per le prossime edizioni una partecipazione sempre maggiore, grazie anche all'ausilio di nuovi canali informativi con i quali promuovere simili iniziative estremamente rare nel nostro territorio Per la Giuria del Jeff 2009: Maria Buzzacchino, Alessandro Carucci, Simona Palmieri, Alessia Paolillo, Federica Ronsisvalle, Antonella Russo, Ivan Saudelli.

 Si è chiusa sabato sera la V edizione dello Jonio Educational Film Festival, con una giornata particolarmente ricca di eventi e proiezioni. Un momento saliente è stato sicuramente in mattinata al “Corriere”, quando Libero De Rienzo ha annunciato la sua intenzione di girare un film documentario con il territorio pugliese ed il Salento in particolare come protagonista principale; un progetto innovativo e affascinante, nato dal suo innamoramento per la nostra regione e finalizzato ad esaltarne la Bellezza, che a volte, vista da troppo vicino, finisce per perdersi. Nel pomeriggio ha avuto anche un veloce incontro a Taranto con il presidente della giunta regionale Nichi Vendola e l’assessore al turismo Magda Terrevoli, cui ha illustrato le linee guida del suo progetto cinematografico: “L'intenzione è quella di fare un documentario che abbia tutti i valori del cinema: girato in pellicola, con una fotografia curata che esalti la luminosità di questa città, ne sottolinei i contrasti. Ci sono festival, come quelli di New York e Berlino con cui sono maggiormente in contatto, che aspettano di vedere opere del genere, che sono interessati a quanto accade nel sud del nostro Paese e se ne innamorerebbero come è successo a me. Sono convinto che con un occhio esterno puoi dare forza e fiducia ad un contesto che soffre, raccontando la bellezza dei posti e portando poi all’estero questo strumento di conoscenza”. Nel pomeriggio poi De Rienzo, in veste di presidente della giuria, ha tenuto un incontro ravvicinato con gli universitari, cui ha spiegato dettagli e segreti del suo ci-

nema, anche con aspetti tecnici interessanti come quello di fabbricarsi gru improprie durante la lavorazione, riciclando ruote di biciclette e

magistrale gli studenti di Scienze della Comunicazione, nonchè delle pellicole “La Siciliana ribelle” di Marco Amenta e “Fortapàsc” di

per il film “Marpiccolo” di Alessandro Di Robilant, girato a Taranto lo scorso anno e che ha riscosso un ottimo riscontro al Festival di Roma;

LIBERO DE RIENZO mentre ascolta la lezione magistrale del regista Giuseppe Ferrara altro, per avere effetti nuovi e soprattutto ridurre il budget con cui un cineasta deve sempre confrontarsi. I giovani hanno molto apprezzato. Va così in archivio un’edizione particolarmente felice del Jeff, che in pochi giorni è stato capace di toccare diversi argomenti: dal tema ambiente&salute della giornata inaugurale con il reading della “Città delle nuvole” di Carlo Vulpio, all’impegno civile del cinema del grande maestro Giuseppe Ferrara, che ha incantato con una lezione

Marco Risi, e poi la solidarietà per i bambini africani nel documentario “Forse Dio è malato” di Franco Brogi Taviani, ed ancora il docufilm “La minaccia” sulla censura alla stampa nel Venezuela di Chavez, per chiudere con le splendide immagini dei due documentari targati “Cinecittà Luce” e selezionati all’ultimo festival di Venezia, “Di me cosa ne sai” di Valerio Jalongo e “Hollywood sul Tevere” di Marco Spagnoli. Il Jeff è stato anche un buon trampolino di lancio

la presenza del produttore Marco Donati e degli attori del cast Anna Ferruzzo e Giulio Beranek, ambedue tarantini doc, ha inorgoglito gli universitari dell’organizzazione e creato ancora più attesa su questa opera che andrà nelle sale di tutt’Italia il prossimo 6 novembre. Come in tutti i festival che si rispettino, in conclusione il direttore artistico Vito Cellamaro ha annunciato le date della prossima edizione, la sesta: dal 5 al 10 dicembre 2010.

Corriere del Giorno 04-11-2009 for Jeff 2009  

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