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PHIT.17 MAR/APR 2013 ANNO IV BIMESTRALE 3,90 euro

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L'EVEREST... IN VELA BOULDERING ROCK FREESTYLE ENERGY BALANCE SCI COME SCIENZA

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DANIELE MOLMENTI


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DANIELE MOLMENTI

Foto dI tommaso riva Stylist: MAELA LEPORATI Grooming: FEDERICA PRONTERA

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a cura di giacomo aricò

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MY S E L F Il gioco di squadra non gli piace: Daniele Molmenti è uno che vuole sfidare se stesso (e vincere) in solitario. Ma non è affatto introverso. Sorriso contagioso e occhi da bambino, è più atleta che personaggio: i riflettori possono stare spenti... All'orizzonte nuove sfide, per dimostrare che l'Oro di Londra nel K1 Slalom non è stato solo un bel regalo di compleanno... Vita e sport, cadute e risalite. DOVE NASCE L'Oro DI LONDRA 2012? Quella gara l'ho preparata molto bene, con tanta consapevolezza. Sicuramente la vittoria è nata dopo la sconfitta di Pechino (Olimpiadi 2008, ndr), dove ero partito come uno dei favoriti e, invece, arrivai decimo per un errore stupidissimo. Persi completamente la concentrazione verso la fine della gara, probabilmente per mancanza d'esperienza nella gestione emotiva. Mi sono caricato di stress inutile e sono affondato. COSA TI HA STRESSATO DI PIÙ? Un po’ tutto il contorno della gara: le persone che arrivano solo in quelle occasioni e devono fare parte del team, spesso disturbando il lavoro di anni, i media che si fanno sentire pesantemente, il pubblico che normalmente non è così numeroso, il premio, perché se lo vinci ti cambia la vita e molto altro ancora... Tecnicamente l’Olimpiade è soltanto un’altra gara con tanti disturbi in più; l'atleta bravo è quello che riesce a tenere lontane tutte queste distrazioni. Mentre a Pechino ero un pivello, a Londra ho gestito bene la pressione. Sul tuo sito ne PARLI ANCHE come “rovescio della medaglia”. quanto L'attenzione mediatica incide sulla tua preparazione? Vero, ma è un rovescio della medaglia che va

accettato. Nel primo periodo dopo la vittoria, tra un impegno e l'altro, non ho cominciato subito ad allenarmi. Ora, però, con la programmazione ci siamo: il prossimo Mondiale sarà a settembre e, avendo ripreso la preparazione a gennaio, arriverò pronto. Solitamente chi ha vinto una medaglia considera "sabbatico" l'anno dopo le Olimpiadi, ma io non voglio allentare la tensione. DEL BINOMIO sport-spettacolo COSA PENSI? Dopo aver fatto una fatica immensa a vincere una medaglia, trovarsi improvvisamente sotto i riflettori può dare alla testa. Se a un atleta offrono 100.000 euro per fare un reality è normale vacillare un po'. C'è chi decide di buttarsi subito in questo mondo, mettendo magari in programma di stare fermo un anno, per poi riprendere più avanti, senza generalmente riuscirci mai... Ci sono altri, invece, che vivono realtà sportive più comode e riescono a fare tante cose, portando comunque avanti gli allenamenti. Io personalmente, che ho alle spalle quasi vent'anni di sport in cui per arrivare sul podio devi allenarti per almeno 10 mesi di fila, non vorrei mai essere ricordato per aver mangiato biscotti e merendine in tv, ma per i traguardi raggiunti in gara. PARLIAMO DELLA GARA, ALLORA, E DI QUANDO Ti trovi in balia dell'ac-

qua. La senti come una sfida alla natura? Prima ero molto esuberante e irruento, mi sentivo sempre in sfida con l'acqua. Col tempo, però, ho imparato ad ascoltarla, a usarla e ho iniziato ad andare più forte. In discesa ci sono punti dove lei è molto più forte di me, per cui è inutile andarle contro. Me la faccio amica, conservando l'energia per quando riaffronterò quelle porte in risalita. Più che una sfida con lei, è una sfida con me stesso. Pratichi anche motociclismo e alpinismo. Sei un tipo adrenalinico? Qual è la tua storia sportiva? Da ragazzino ho fatto prima nuoto e poi judo, ma ho smesso perché non gradivo la puzza dei piedi altrui in faccia! (sorride, ndr) Quando ho cominciato con la canoa, invece, mi sono subito trovato in sintonia con il mezzo. Dopo aver imparato, ho affrontato le prime onde e mi sono gasato. Oggi, dopo 18 anni che pratico questo sport, il bisogno di adrenalina diventa quasi una necessità. La domenica, che è il mio unico giorno libero, vado in montagna a camminare e arrampicare. La mia è proprio una necessità fisica che si è formata negli anni: se sto fermo più di tre o quattro giorni divento nervoso. Non cerco di fare cose troppo estreme, piuttosto mi butto su quelle in cui sono certo di poter riuscire, e anche quando pratico torrentismo, non rischio

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Andare in canoa? Come essere in scooter a Roma e girare senza traffico: fai quello che vuoi. Certo, dipende dal fiume e dalla tua bravura, ma sostanzialmente vai dove vuoi, puoi cercare un'onda e giocarci, hai il controllo. E questo ti dà anche un punto di vista privilegiato da cui guardare il mondo...

mai passaggi mortali. Anche perché ho altri obiettivi nella vita oltre a quello di farmi male... Tipo? Sto studiando giurisprudenza per poter far carriera nel corpo della Guardia Forestale. E A LIVELLO SPORTIVO? Sicuramente il Mondiale 2013, poi inizierò a pensare alle prossime Olimpiadi, anche se onestamente non ho veri e propri obiettivi sportivi. Con l’Oro olimpico ho completato il palmarès vincendo tutto quello che si può vincere nel mio sport. Ho investito molto del mio portafoglio su questa vita e con Londra sono tornato più o meno alla pari; adesso voglio ripetere l’impresa, ma con meno stress e più divertimento! SCUSA, MA QUINDI COME TI SEI SOSTENTATO economicAMENTE NEGLI ANNI? In Italia la fortuna è avere dei Gruppi Sportivi: senza la Forestale e il supporto della Federazione non sarei arrivato a vincere nulla. Loro ti offrono la possibilità di allenarti come un professionista; sta poi a te decidere come gestire ciò che ti danno e valutare la possibilità

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di investire i tuoi soldi per allenarti ulteriormente. Per esempio, la Nazionale andava ad allenarsi in Australia per un mese, mentre io prolungavo fino a tre. In fondo è stato un investimento su me stesso che ha pagato bene. LA Canoa e la moto: in una affronti l'acqua in discesa, nell'altra l'asfalto in piano. Come cambia la tua PERCEZIONE del suolo? È da un po' che non corro in moto, ma riprenderò subito non appena mi arriverà la Ducati (Stefano Domenicali, dg della casa motoristica, gliela promise come regalo per la sua Medaglia d'oro, ndr). Comunque, in canoa si vive una sensazione che quando cammini, vai in moto o sugli sci non provi. Se dovessi descriverla, direi che è come essere in scooter a Roma e girare senza traffico: fai quello che vuoi. Certo, dipende dal fiume e dalla tua bravura, ma sostanzialmente vai dove vuoi, puoi cercare un'onda e giocarci... A marzo, per esempio, andrò in Colorado dove ci sono tratti larghi centinaia di metri o gole del canyon che formano onde incredibili. La bellezza della canoa è questa: avere il controllo. Il che poi ti dà anche un punto di vista privilegiato da cui guardare il mondo... In motocicletta,


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IDENTIPHIT ETÀ: 28 SEGNO ZODIACALE: leone PIATTO: tagliata FILM: "Rambo” MUSICA: da K.Jarrett agli ACDC

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SFERA = la Sincronia tra l'atleta, il mezzo e l'ambiente SFERA = i punti di Forza che vanno messi in gara SFERA = il controllo dell'Energia: nĂŠ troppo esuberanti nĂŠ troppo calmi SFERA = il Ritmo che va adattato a quello dell'acqua SFERA = l'Attivazione, la preparazione prima della gara 3 4 p h it


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S F E R A IL CONTROLLO EMOTIVO Beppe Vercelli, lo psicologo sportivo della squadra di sci che segue anche Daniele Molmenti e Josefa Idem, ha elaborato il metodo SFERA, un acronimo di cinque parole.

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Canoa tricolore: parla la Federazione «Dopo le soddisfazioni di Londra, siamo ripartiti alla volta di Rio de Janeiro 2016 con importanti conferme a livello tecnico ma anche novità di spessore che possano farci fare un ulteriore passo di qualità», sottolinea il Presidente FICK Luciano Buonfiglio. «La canoa italiana è agonismo ed eccellenza. Ma è anche divertimento e passione, grazie alle tantissime società distribuite in tutto lo Stivale che lavorano con le scuole, con i più giovani e con i turisti. È un movimento in costante crescita, con le cinque specialità agonistiche (slalom, velocità, polo, maratona, discesa) alle quali si affiancano gli appassionati e gli amatori. Tutti rispettosi della natura e tutti legati fortemente all’elemento acqua».

invece, sei costretto a stare nei limiti della pista, senza la possibilità di cambiare percorso. Cosa consigli ai giovani che si avvicinano ALLA CANOA? Di affidarsi ai club e alla Federazione (FICK, ndr) perché, trattandosi di uno sport "di natura", ha delle regole che vanno seguite per essere totalmente al sicuro. Bisogna dotarsi di casco, salvagente, e imparare gli accorgimenti base per non farsi travolgere dalle correnti dei fiumi. Solo così diventa uno sport fantastico e spettacolare che possono fare tutti. Che velocità di discesa PUOI RAGGIUNGERE? Con le barche da slalom dipende molto dalle correnti che ci sono nei canali e dalle pendenze del fiume, ma è tutto relativo alle sensazioni che ti dà la barca: in un fiume larghissimo ti sembra di andare piano anche quando sei lanciato, mentre se passi in un torrente stretto un metro, a pari velocità, ti sembra di volare. Quanto c'è dellA PREPARAZIONE AustraliaNA NEL TUO ORO inglese? Dal 2003 ho svernato in Australia, visto che là fa decisamente più caldo. Tutte le principali squadre, tra gennaio e marzo, vanno ad allenarsi al caldo e Sydney ha ottime strutture. Quest'anno, invece, ho scelto di andare ad Abu Dhabi, dove hanno costruito un nuovo canale, più vicino e sempre al caldo. È stato più emozionante vincere l'Oro nel giorno del tuo 28° compleanno o essere il portabandiera dell'Italia nella cerimonia di chiusura

del 12 agosto? Sono entrambe emozioni grandissime, ma completamente diverse. La vittoria dell'1 agosto rappresenta qualcosa che mi sono costruito da solo e che ho condiviso con chi davvero ha fatto parte dell’impresa. Essere il portabandiera alla chiusura, invece, è stata una decisione del CONI che mi ha riempito d'orgoglio, la ciliegina su una torta già buonissima! E lì non ero solo, rappresentavo tutto lo sport e tutti gli Italiani. Passiamo a un'altra tua grande passione, il Milan. Come sei diventato milanista? Sono milanista da sempre. Quando sono nato, mio nonno mi iscrisse al Milan Club alle 8 del mattino, mentre mio padre andò all'anagrafe alle 10. Quindi ero già milanista prima di essere ufficialmente cittadino italiano. E COME MAI NON HAI SCELTO IL CALCIO? Per il gioco di squadra: a me piace vincere o perdere da solo. Da ragazzino, alle prime partitelle di calcetto, mi resi conto di essere un solitario. Mi piace avere tutto sotto controllo da solo, e l'Olimpiade sono arrivato a vincerla accompagnato dalle persone giuste, con cui ho condiviso anni di lavoro e una metodologia vincente. TE LA CAVI BENE COL web? È già qualche tempo che ho un sito internet. Inizialmente l'avevo creato come risorsa di materiale per i giornalisti; oggi, invece, è diventato interessante per trovare qualche sponsor, dato che le visite sono aumentate. I social li trovo molto utili, non tanto per scrivere in continuazione dove sono e cosa faccio, quanto per tenere i contatti con tutti

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gli amici che purtroppo non riesco a vedere. Con Facebook, inoltre, riesco anche a organizzarmi gli allenamenti all'estero. A PROPOSITO, COM'è CHE PARLI COsì bene l'Inglese? Alle superiori non ero certo il migliore, ma solo perché non mi piaceva la letteratura inglese. Sono migliorato andando alle prime gare Junior in giro nel mondo. Mi confrontavo con gli atleti stranieri cercando di imparare anche qualche parola in più per abbordare le ragazze, andando oltre il «Do you want to drink something??!». Nel tempo ho approfondito la grammatica e ampliato il vocabolario. In questo momento sei fidanzato? HAI DICHIARATO DA QUALCHE PARTE DI «averle lasciate tutte» prima di partire per l'Inghilterra… (Sorride e tira fuori il cellulare, quasi a voler controllare se gli sono arrivati dei messaggi, ndr). Non ne ho solo una… Diciamo che è un bel periodo. Poi hanno anche capito dove abito per cui le attenzioni sono sicuramente aumentate. Anche prima non era male però, eh! Adesso il difficile è gestire tutto insieme. Ieri ero a Milano, domani sarò a Roma… No be', le mie sono solo battute! Cosa vuol dire per te essere “PHIT”? Essere felici. Se uno è felice sta bene, e penso che in questo la testa faccia molto. Non serve vincere una maratona per sentirsi realizzati nella vita. L'attività fisica va fatta se si vuole farla. Tutto il resto verrà di conseguenza. Se ti piace, vuol dire che ti diverti, se ti diverti significa che sei felice, se sei felice, stai bene. Questa è la mia filosofia di vita.


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Sono un solitario. A me piace vincere o perdere da solo. Avere tutto sotto controllo per conto mio. L'Olimpiade l'ho vinta cosĂŹ: accompagnato dalle persone giuste che mi sono scelto io.

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Daniele Molmenti intervistato da Giacomo Aricò. Content Editor: Alessia Giorgia Pagano Un servizio a cura di Simona Contaldo Foto di Tomma...

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