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INDICE

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Progettazione 1

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Progetto per casa a schiera sul lago

Viaggio studio nella Ruhr

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Il Ruhr Museum

W.A.Ve 2013

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Industrial Area Authority Archive: Grandi Molini

Progettazione 2

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intervento alla ex colonia Scarcilia a Santa Maria di Leuca

Rappresentazione e rilievo dell’architettura Rilievo del Padiglione Francia alla Biennale di Venezia

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W.A.Ve 2014

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Progettazione 3

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Il nuovo centro di Marghera

Living war through materials/Museo grande guerra

Restauro dell’architettura

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Analisi di restauro e intervento all’abbazia di Nervesa della Battaglia

Teoria della progettazione architetonica L’immagine Theologica

W.A.Ve 2015 Albergo diffuso. Discovering Lido

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Progettazione 1 Progetto per casa a schiera fornte lago

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Il Corso Il corso di progettazione del primo anno si è concentrato sulla progettazione di una abitazione monofamiliare collocata fronte lago. Il progetto non ha collocazione precisa ma dove, ad ogni modo, rispettare alcuni vincoli, come ad esempio la distanza dalla strada retrostante o dalla passeggiata frapposta tra la zona edificabile e il lago. La casa sarebbe stata una di tante case a schiera, affiancate l’una all’altra, l’unico vero vincolo costruttivo è che ogni abitazione deve concludersi con una fascia di cemento di 1,5 m, che può essere posta alla quota desiderata e alla quale si può dare la funzione che si preferisce.

prospetto lato strada

vista prospetto lato strada

Importante, altre per il fatto fosse il mio primissimo approccio con l’architettura, il fatto che, visto che l’abitazione doveva essere affiancata da altre due, sin da subito mi sono dovuto confrontare non solo con me stesso ma anche con ciò che mi sta intorno, in questo caso con un “vicinato” molto stretto.

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pianta piano terra 6

pianta piano interrato


prospetto fronte lago 7


pianta primo piano 8


pianta copertura

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Viaggio studio Ruhr Museum

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Questo sito unico racconta sia l’evoluzione e il declino dell’industria minerariadel carbone, essenziale, per la Germania, nel corso degli ultimi 150 anni.

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Il complesso industriale Zollverein si trova ad Essen, nella Renania settentrionale-Vestfalia, in Germania e consiste nella completa infrastruttura di un sito storico di produzione del carbon fossile e coke. Esso comprende anche gli edifici del 20 ° secolo considerati di eccezionale pregio architettonico.

Contesto storico Il consolidamento della zona mineraria di ritiro è stata completata nel dicembre 1847: l’area in esame comprendeva 13.2km2. A quel tempo era la miniera più settentrionale della regione. Appartiene alla Gelsenkirchen anticlinale, in cui la giacimenti di carbone, sono profondamente stratificata. Iniziata nella prima metà del 19 ° secolo, a una profondità di ca 120m e conclusa al livello quattordicesimo (1200m). Grazie a questa forte attività mineraria, strade sotterranee si estesero per oltre 120 km, ed erano accessibili da dodici pozzi, aperti progressivamente tra il 1847 e il 1932. Quando Zollverein XII è stato aperto, i pozzi anteriori sono stati utilizzati esclusivamente per lo spostamento di uomini e mezzi, tutto il carbone estratto era gestitao dal nuovo pozzo, fino a quando la miniera chiuse nel 1986. I metodi di estrazione si evolsero, e ti ebbe la tecnologia per il taglio meccanizzata. Il carbone estratto nel cmplesso Zollverein era particolarmente adatto per coke. Di conseguenza, la prima pila di tipo cokeovens è stata costruita lì nel 1857.

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La cokeria fu ampliata notevolmente nel corso dei decenni successivi. Tuttavia, quando la miniera Zollverein fu rilevata dalla società di acciaio, Vereinigte Stahlwerke AG, nel 1926, una nuova cokeria fu costruito per elaborare tutto il carbone dalle cave della regione. Si tornò nel complesso Zollverein per la produzione di alla fine del 1950, quando l’azienda venne accorpata, per le miniere della regione, alla Gelsenkirchen Bergwerks AG, che decise di costruire un nuovo impianto di coking per integrare il complesso di Nordstern.

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Così iniziò la produzione nel 1961 da otto batterie, ciascuna di 24 forni, producendo 8600T al giorno, ma oltre a questo c’erano anche impianti per la trasformazione dei sottoprodotti come il catrame, acido solforico, benzene, composti di ammonio, e gas. Questa pianta ha chiuso nel 1993 a causa del calo della domanda di coke. La costruzione del tratto della linea ferroviaria Colonia-Minden tra Oberhausen e Hamm nel 1847 fu decisivo per la posizione dei primi pozzi Zollverein , che sono stati stabiliti a 500 metri dalla nuova linea in modo da facilitare il trasporto del carbone e del coke prodotto. La prima stazione passeggeri non si è aperta fino a quarant’anni dopo. In seguito al rilievo del complesso da parte della Vereinigte Stahlwerke nel 1926 fu collegata anche con la vicina miniera di Bonifacio. L’estrazione del carbone produce enormi quantità di materiale di scarto, che si deposita nei caratteristici cumuli pit. Presso il primo di questi, ad est dei pozzi 1/2, sono stati piantati alberi nel 1895 e utilizzato come area ricreativa per i funzionari della miniera. Un secondo è stato depositato a ovest del pozzo 1/2 da quel momento. Un mucchio iniziato nel 1880 è stato in parte cancellato nel 1958 per fornire terreno per le abitazioni dei minatori. L’attività mineraria intensiva ha provocato una serie di avvallamenti, in alcuni luoghi profondi anche 25m. Ciò ha danneggiato irrimediabilmente alloggiamenti e altre strutture. Si crearono problemi di acqua nei cosiddetti Emscher Zone, dove l’attività mineraria influenzò negativamente il flusso gravitazionale, creando ampie zone di palude. Industrie locali e comuni crearono lo Emscher Association, che effettuò una serie di progetti con stazioni di pompaggio e la creazione di polder. La forza lavoro aumentò costantemente e arrivò a ca 5000 entro la fine del 19 ° secolo. Nel corso del 20 ° secolo ha oscillato tra il 5000 e il 8000. Poiché non c’erano proprietà nei pressi del complesso, nel 1847 si cominciarono a costruire alloggi per i lavoratori.


Con la prima guerra mondiale l’immobile di proprietà della miniera contava più di 720 posti. Tuttavia, non era per nulla idoneo per una forza lavoro pari a circa 5000 in quel momento. Alla fine del 1920 la miniera potrebbe fornire ciascuno dei suoi lavoratori dipendenti e funzionari un appartamento, ma ne erano disponibili solo 3000 erano per gli 8000 lavoratori. Dopo la seconda guerra mondiale, nuovi complessi costituiti da blocchi di appartamenti furono costruiti dalla cooperativa edilizia stabilito dalla Vereinigte Stahlwerke AG. Le case erano di proprietà di privati.

Fin dall’inizio della miniera fornito servizi ai consumatori per i propri dipendenti, la vendita di prodotti alimentari e manufatti a prezzi bassi. Hanno iniziato su base “cooperativa”, gli utili da restituire ai consumatori sotto forma di un dividendo annuale. Questo schema, con le sue prese di sei, è stata rilevata da una società di impresa da Vereinigte Stahlwerke. Il sistema è gradualmente diminuito dopo la seconda guerra mondiale a causa della concorrenza di negozi commerciali e gli outlet restanti sono stati acquistati nel 1970.

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Descrizione del progetto

La Zollverein XII era la più moderna, grande e bella miniera del mondo e sino alla sua chiusura fu il simbolo dell’efficienza nell’industria mineraria. Nel periodo d’oro dell’industria del carbone, ferro e acciaio, la miniera Zollverein di Essen possedeva l’impianto più grande e moderno per l’estrazione del carbone. Ispirato dalla tradizione del Bauhaus, all’inizio del 1930, l’architetto Fritz Schupp e Martin Kremmer svilupparono il pozzo come una costruzione industriale, funzionale e flessibile, nello stile del nuovo funzionalismo. Forma e funzione, edifici e macchine si fondono insieme per diventare un’entità inscindibile. Oggi il complesso dello Zollverein è costituito da tanti edifici immersi nel verde: è ciò che resta dell’originario, gigantesco impianto industriale. La miniera Zollverein, insieme alla cokeria ed al pozzo minerario, è un sito patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Ancora oggi, su tutto, troneggia la torre del pozzo minerario, quella che è diventata il simbolo della miniera, con la scritta Zollverein a grandi lettere. Una volta le torri erano ben 12, ora ne rimane soltanto una. Lo stato del Nordrhein-Westfalen ci vide giusto ed iniziò a tutelare gli edifici rimanenti come memoriali storici e centri culturali e di aggregazione. Ci sono due parti principali del sito, Zollverein Coal Mine e Zollverein cokeria. Quando il carbone e la produzione di coke cessarono, è incominciata una ricrescita di betulle, arbusti, felci e muschi coprenti tutto il complesso (Zollverein Park). Un concorso internazionale ha affidato all’architetto olandese Rem Koolhaas il masterplan per il recupero dell’intera area, riconvertendola in un grande spazio naturale ed espositivo recuperando e restaurando gran parte delle architetture industriali presenti. Una parte del parco culturale è stata aperta nel 2006. Nell’ambito dell’Esposizione Internazionale dell’Edilizia alla fine del 1980 nella fine del 1990, il parco dello Zollverein divenne parte dello sviluppo urbano e sforzo di rinnovamento ecologico nella regione industriale Emscher (Shaw).

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Il Masterplan è costituito da una fascia intorno alla ex sede storica, contenente i necessari nuovi programmi e funzioni. Gli edifici di rilievo e le piante sono racchiusi all’interno di un unico sentiero che corre tutto il giro del complesso. Qui i visitatori possono passeggiare, fare jogging o pattinaggio in linea. Numerosi percorsi di collegamento saranno realizzati tra i 3,5 kilometri di circonvallazione e le strade circostanti, che collegano il sito a nord di Essen. Gli ex binari sono stati mantenuti come spazio pubblico, e si collegano gli edifici principali. I ponti del cielo, che trasportavano il carbone da una parte del sito ad un altra, sono ora utilizzati dai visitatori che possono anche visitare una galleria mineraria ex profondo 1000 metri. Nuove strade e l’ampliamento di una strada esistente attraverso un tunnel con uscita in prossimità del sito, consentiranno un più facile accesso a quest’ultimo. L’assegnazione dei nuovi programmi della periferia consente i vecchi edifici di mantenere la loro grandezza e forte impatto sul visitatore. Il Design Zentrum Nordrhein Westfalen, con la sua grande collezione di prodotti premiati presso il museo del design Red Dot, è situato nel vecchio Boiler House convertito da Lord Norman Foster, che ha aperto nel 1997. Il vecchio impianto di lavaggio del carbone con il nuovo Centro Visitatori, convertito con Rem Koolhaas OMA, ospita il RuhrMuseum che ha aperto nel 2007. 10.000 metri quadrati del sito dello Zollverein sono diventati sede di aziende provenienti dal campo del design, dell’architettura, pubblicità, marketing e comunicazione. Il “Villaggio Creativo” avrà lo spazio per le start-up e le giovani imprese. Qui gli studenti e laureati della Scuola Zollverein di gestione e progettazione saranno in grado di creare contatti professionali o fondare nuove aziende stesse. Con i suoi numerosi piani e progetti ambiziosi, Zollverein sta facendo il suo marchio come una posizione leader a livello internazionale per il design. Lo sfruttamento e l’espansione di questo potenziale determinerà ulteriori sviluppi nei prossimi anni.


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W.A.Ve. 2013 Industrial Area Authority Archive: Grandi Molini rnò

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Il workshop di Studio MAS si è occupato dell’area dei Grandi Molini lungo il canale industriale Ovest. Il primo silos venne costruito in quest’area nel 1926 ed è ancora in funzione. Negli anni l’edificio é stato affiancato da altre imponenti costruzioni che rivaleggiano per imponenza con le ciminiere industriali. Alle foto originali risalenti agli anni ’40 abbiamo aggiunto altre immagini relative ad edifici simili costruiti nell’area Pagnan a Fusina ed oggi dismessi.

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planimetria intervento e nuove funzioni banchina ovest

prospetto della nuova banchina ovest

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vista sulla rotaia rialzata -pergola-

vista entrata nella grande piazza

Il Progetto

La banchina OVEST

Il progetto vuole porsi in netto contrasto con il passato industriale dell’area. Se industriale, infatti, può essere sinonimo di veloce, rumoroso, antropomorfo, quest’area si vuole porre come area naturalee silenziosa, dove i ritmi rallentano per riappropriarsi di un legame più stretto con la natura.

L’area a noi affidata era la banchina ovest, qui trovaimo ora solo ambienti abbandonati, dei quali lentamente la natura si sta tornando ad impossessare. L’unico elemento ancora funzionante è un binario di treno che fa comunicare la vicina stazione ferroviaria con un impianto ancora in funzione. La parola chiave del nostro progetto è sicuramente PERMEABILTA’; lavorando sempre per contrasti infatti, dove ora la suddivisione acqua/ terra e tra le diverse attività è molto marcata si cerca di comporre spazi in continuità tra di loro.

vista sulla grande piazza sull’acqua

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prospetto rotaia rialzata

sezione rotaia rialzata prospetto riva banchina ovest

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Progettazione 2 Intervento alla ex colonia Scarcilia

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Il laboratorio del secondo anno si è totalmente caratterizzato sul recupero della colonia Scarciglia a Santa Maria di Leuca in Puglia.

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Questo edificio, abbandonato e con un unica facciata di novanta metri in mattoni di tufo, sarebbe dovuto diventare il simbolo per le attività turistiche del luogo. Il muro diventa quindi la chiave del progetto, con il quale vi si deve instaurare un dialogo dinamico e interamente rappresentativo. Il nostro progetto si caratterizza per un forte dialogo tra la vecchia struttura del muro, tagliato all altezza del piano terra, e la nuova facciata in cemento armato e vetro, che ha il compito di rendere la struttura moderna e semplice. I due volumi definiscono quelle che sono le funzioni dell’edificio. Quello a sinistra, pubblico, con zone aperte, un ristorante e area adibita a congressi e museo, e quello a destra che rappresenta l’hotel vero e proprio, con tutte le funzioni che vi si trovano, come la hall, il bar, la spa e le camere. Le camere sono l’elemento centrale del progetto in quanto ciò da cui l’edificio trae la sua forza. E’ la spettacolare vista sul mar mediterraneo, dove mar Adriatico e Ionio si incontrano. Anche l’esterno stesso è pensato ad un corretto e agevole uso dell’area, con un enorme terrazzo che termina in una piscina a sbalzo sul mare, quasi a volerne accentuare il contatto con il mare.

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sezione longitudinale

prospetto frontale

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vista su ingresso

pianta piano terra

prospetto sud 30


vista sul prospetto fronte mare

sezione prospettica

sezione prospettica 31


pianta primo (secondo) piano

vista interna della hall 32


sezione prospettica

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Rappresentazione e rilievo dell’architettura Rilievo del Padiglione Francia alla Biennale di Venezia

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Storia del padiglione Con la biennale 1912 viene inaugurato il padiglione della Francia. Costruito a spese della Biennale, il padiglione è opera di Faust Finzi, ingegnere-capo della sezione architettura del municipio di Venezia. Le trattative per l’acquisto dell’edificio da parte del governo francese, interrotte allo scoppio della prima guerra mondiale, non sono state più riprese, cosicchè la costruzione è ancor oggi – unica tra i padiglioni stranieri – proprietà del municipio di Venezia. Il progetto di Finzi richiama la distribuzione planimetrica dell’antistante padiglione di Donghi: un’ampia sala centrale affiancata da sale di minore dimensione e preceduta dal consueto porticato d’ingresso. Nel 1926 l’aggiunta di una sala sul prospetto posteriore non provoca modifiche nella struttura e nell’apparato figurativo del padiglione. I due ambienti laterali hanno l’intonaco esterno trattato a bugnato, in piacevole contrasto materico con la trasparenza del portico. Una semplice trabeazione corre lungo l’intera facciata terminando con un aggettivo curvilineo sostenuto da fitti e minuti modiglioni. Sulla terrazza sovrastante, sei cippi a testa arrotondata, in asse con le colonne del portico, sostengono una balaustra in ferro battuto (in origine dorata), eseguita dall’artista veneziano Umberto Bellotto, autore anche dei reggistendardi laterali nonché dei lampadari all’interno dell’edificio.

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Questo artificio non vietava al padiglione di Finzi la caratteristica indifferenza che ha caratterizzato l’approccio Beaux-Arts: l’indifferenza per quanto riguarda il programma, evidenziato mediante il ricorso a composizioni che potrebbero servire per una vasta gamma di diversi usi, che ha portato ad una certa flessibilità per l’opera finita, e l’indifferenza anche per quanto riguarda i siti e i paesaggi in cui sono stati incisi i progetti. L’architettura immaginaria che è il risultato di questo atteggiamento non è affatto noioso, al contrario, potrebbe essere sorprendente. Era tuttavia lontana da preoccupazioni contemporanee.

Un esercizio Beaux-Arts nei Giardini della Biennale Il Padiglione Francese alla Biennale di Venezia a differenza di quei padiglioni che vogliono proporre un’interpretazione di quello che potrebbe essere definita la “tradizione” nazionale, o quelli che pretendono di manifestare il valore della novità, si distingue in negativo dai suoi vicini per la sua modestia comparativa. Inscritto in una conversazione triangolare con i padiglioni della Gran Bretagna e della Baviera (che divenne quello della Germania), si siede modestamente a terra, accessibile da una semplice rampa di scale, e non ha né frontone né scalone. Una modestia così evidente come questa riceve interpretazioni contraddittorie . Una prima ipotesi è quella di considerare l’edificio come il risultato di ciò che si può chiamare “una strategia di disprezzo”. Un’altra interpretazione potrebbe essere quella di vedere nel disegno di Finzi l’espressione di una strategia di arroganza. La Francia era così sicura di dominare l’architettura a livello mondiale, che vide nell’eufemismo del padiglione un modo elegante di mostrare che la nazione era al di sopra della corsa per l’attenzione e, a differenza dei suoi vicini, non aveva bisogno di gesticolare per rivendicare il posto in cui si trovava: il primo, ovviamente. Composizione simmetrica, la loggia che distribuisce alle sue gallerie ha pianta ellittico, delimitata da un colonnato ionico, semplice e chiaro. Il padiglione è situato su una trasversale, sull’asse secondario in relazione alla composizione generale dei giardini e in parte nascosto alla vista dal padiglione scandinavo, come per il padiglione tedesco, che gli si affaccia, al Padiglione francese i visitatori vi si avvicinano per la tangente, non frontalmente come richiederebbero le convenzioni accademiche. A causa di questo, la loggia si distingue come un elemento per catturare l’attenzione , disegnando la materia lontana verso un edificio le cui pareti, altrimenti opache, sono state incoronate da una ringhiera in ferro battuto realizzata dal mastro Umberto Bellotto .

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Nella sua funzione concreta per biennali di arte e architettura, la neutralità, e l’indifferenza del padiglione così caratteristico della Beaux- Arts stile permise di servire i più disparati curatori e scenografi francesi. È stato così in grado di agire da supporto per le più diverse installazioni. Ad esempio quella di Patrick Bouchain , la cui impalcatura - the abitabile Metavilla - invase il padiglione per la Biennale nel 2006, o quella di Dominique Perrault quattro anni più tardi, il quale la trasformò in una stanza buia, avvolgendo la sua loggia in una tenda rossa trasparente . Nel 2007 invece, Daniel Buren usò i suoi spazi in un modo un po’ più ironico. Per non parlare degli impianti di Claude Lévèque, e Christian Boltanski , Chance (les jeux sont faits ?) (2011), volendo citare solo i più recenti contributi che mostrano il potenziale dei suoi volumi. Questa capacità che le stanze del padiglione hanno nell’accogliere le strategie più diverse giustifica il suo essere paragonato ad una sorta di ante literam “cubo bianco “. Molto prima che l’arte contemporanea sostenesse questo tipo di spazio della galleria come tipologia, la modestia fondatrice degli interni progettati da Fausto Finzi, lunge dall’essere un handicap, ha permesso di servire gli scopi degli utenti successivi. Una volta che ci si muove oltre il suo discreto colonnato ionico , i mondi sorprendenti nati nella fantasia dei suoi occupanti effimeri hanno trasformato in scatola il più inaspettato dei miracoli .

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disegni svolti in situ per la triangolazione 38


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prospetto frontale

sezione longitudinale AA’

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pianta coperture

pianta B

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sezione trasversale BB’

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ANDAMENTO OMBRE NEL CORSO DEI MESI IN DIVERSE ORE DELLA GIORNATA


ESPLOSO ASSONOMETRICO

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W.A.Ve. 2014 Il nuovo centro di Marghera ,

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06 Progetto di riqualificazione volto ad introdurre in una preesistente attività industriale un nuovo polo attrattivo con tema: � Lavorazione artigianale e vita notturna�.

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pianta piano terra

A seguito di un’accurata analisi dello stabile preesistente sono state identificate le diverse strutture ed aree componenti l’edificio nel suo complesso,si è deciso di mantenere la parte più antica dello stesso e di demolire invece quella più recente poiché non coerente con la struttura precedente. In seguito è stata organizzata l’introduzione delle nuove strutture in modo da creare una nuova contesto coerente a livello strutturale e compositivo con quello preesistente ed in grado di portare il pubblico a conoscere l’affascinante realtà della produzione artigianale in tutti i suoi aspetti.

sezione AA’ 45


E’ stato pensato un’ambiente in grado di offire percorsi caratterizzati da affascinanti viste panoramiche sia sull’interno del complesso che sul paesaggio circostante, inoltre l’organizzazione degli spazi dedicati alla produzione permette di osservare come varie attività artigianali possano cooperare in modo creativo ed innovativo. Sull’area demolita è stata realizzata un’imponente struttura che si sviluppa verticalmente in grado di offrire luoghi per assaporare la realtà notturna del “nuovo centro di Marghera” in diversi modi ma sempre con una suggestiva vista panoramica che fa da sceno

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prospetto nord-est


pianta primo piano

pianta secondo piano

vista interna 47


Progettazione 3 Living war through materials/Museo grande guerra

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Il laboratorio integrato sviluppa due progetti: un progetto commemorativo-espositivo sul Monte Verena e un museo per l’area antistante il Sacrario di Asiago.

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LIVING WAR THROUGH MATERIALS Nel primo, i principali spazi di progetto sono: l’accesso, l’area espositiva interna, l’area espositiva esterna, la foresteria e una sala ristoro. Ci troviamo sul monte Verena, precisamente sul versante EST. La scelta progettuale, vista la destinazione d’uso ma anche la pendenza della montagna è stata quella di utilizzare piccoli ambienti indipendenti tra loro. Dunque per la foresteria abbiamo 5 piccoli bivacchi collegati tra loro da una passerella ma, ad ogni modo, totalmente indipendenti uno dall’altro. Per quanto riguarda la sala ristoro abbiamo deciso di riproporre lo stesso tema compositivo dei bivacchi, cambiandone ovviamente dimensioni e orientamento. A causa della forte pendenza della montagna non è stato possibile ricostruire un’area di esposizione esterne vera e propria in quanto l’unico sentiero percorribile per salire la montagna, senza andare ad intaccarne fortemente la forma, è la strada già esistente, e la nostra volontà era quella di avere uno spazio espositivo che fosse silenzioso e in qulche modo appartato. Abbiamo ovviato a questo problema ponendo la zona espositiva sulla cima della montagna, componendo una serie di spazi aperti e chiusi che si confrontano in maniera sempre differente col paesaggio.

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MONTE VERENA


LA FORESTERIA profilo a L 4x15 cm striascia LED bianco freddo k530 lumen vite autofilettante tavolato in pino da 3 cm drenante, antiscivolo 15x150 cm, trattato con impregnante per legni esterni strato di ghiaia stabilizzato 4 cm strato di sabbia drenante 4 cm

plinto in cemento 15x25 cm

I bivacchi sono concepiti ragionando in termini di orientamento rispetto alla montagna. Dunque riprendono in qualche maniera il tema della montagna di frontiera: il versante interno molto aperto, il versante rivolto al nemico al contrario si presenta chiuso, con solo poche feritoie.; così dunque si presenta il nostro bivacco, grande apertura a sud, e piccole feritoie a nord. Il progetto distributivo mira all’essenziale, si ha una zona notte verso nord, che presenta spazi e altezze minime, un bagno al centro e, rivolto a sud, un piccolo salottino per un paio di persone, con mobili bassi che fungono da sedute, uno spazio che da un po’ di respiro e si contrappone alla zona notte che invece si presenta più angusta.

PA S S E R E L L A E S T E R N A

sezione AA’ 51


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pianta primo livello prospetto sud

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pianta livello soppalco prospetto nord

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camera ventilata 3cm assito in osb 3cm lamiera grecata saldata angolare

tavola in legno 4cm

travetto in legno struttura pornate xlam 15cm

freno vapore 5mm

pannelli isolanti in fibra di legno 8cm, con pannelli in legno di assestamento

perlinato in legno grezzo pavimento in legno 2,5cm staffa ancoraggio lamiera e montaggio lamiera

sistema raccolta acque con vasche

attacco a terra con pilastro 25x25 maschio femmina

dettaglio costruttivo foresteria prospetto est e prospetto ovest

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isolante acustico anticalpestio 2cm travicello 10x15 tavolato piallato 3cm trave portante in legno lamellare 15cm


LA SALA RISTORO

prospetto est e prospetto ovest pianta foresteria

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sezione AA’

AREA ESPOSITIVA

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MUSEO GRANDE GUERRA La richeista del corso era ben precisa, progettare un museo della Grande Guerra ai piedi del Sacrario di Asiago. Questo grande edificio doveva avere destinazioni d’uso di museo e di auditorium, con spazi comuni ma avendo la possibilità di tenere indipendenti le due funzioni. Anche la grandezza degli spazi è stata chiara sin da subito: hall 220mq, area espositiva permanente 1000mq, area per esposizioni temporanee 200/300mq, depositi 200/300mq, ristorante da 40 posti con bar da 30mq e 30mq di spazi di servizio. 150 mq erano da dividersi equamente in 3 laboratori con destinazione di laboratorio restauro, laboratorio didattico e nursery. L’auditoruim doveva avere 300 posti, ed infine 70mq per uno locale tecnico (manutenzione, caldaie ...). La questione più importante ad ogni modo rimane la relazione con il sacrario in quanto sarebbe stato inutile e controproduttivo ingaggiare una gara di gerarchia, infatti sin da subito l’idea è stata quella di confronto, ma sempre con grande rispetto, tenendo bene a mente che il protagonista era e sarebbe rimasto il sacrario.

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Riferimento

Relazioni

Centralità

Funzioni/Servizi

Le forme dell’edificio riprendono lo schema del sacrario nella sua visione planivolumetrica, dialogando secondo logiche di vuoto/pieno, sottrazione/addizione, senza volerla emulare, ma, al contrario, volendone rivalorizzare i principi e reintepretandone le forme

Il complesso progettato, è un anticipazione alla visita del sacrario della citta di Asiago, monumento ai caduti della Grande guerra, ma vuole offrire uno sguardo diverso. L’edificio infatti,non vuole imporsi,ma integrarsi ad esso e al territorio urbano e paesaggistico esistente, collegandosi all’ultimo in particolare essendo struttura semi interrata. Questo tipo di struttura sembra quasi spaccare il terreno per permettere alle persone di entrarvi e scoprire i segni lasciati dalla Grande guerra, offrendo prospettive e spunti di riflessione nuovi.

Il complesso museale prevede per sottrazione un patio interno accessibile anche da percorso esterno collegato con il lungo asse che collega la città al sacrario. A differenza della monumentalità del sacrario, questo spazio si crea per sottrazione, entrando così a dialogare con il terreno in un rapporto interno/esterno sia del paesaggio che della struttura stessa.

L’edificio semi interrato ha una suddivisione delle sue funzionalità interne a seconda dei rapporti di luce,accessibilità,logiche interne e funzionalità degli spazi primari con quelli secondari. Dividendosi principalmente in una zona prettamente museale, e in una multifunzionale.

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pianta piano terra 61


prospetto frontale

pianta piano interrato 62


vista esterna 2

sezione EE’

sezione BB’

prospetto nord 63


sezione DD’

vista 3 64


plastico 1:1000

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Il percorso interno del museo è stato pensato per rispettare il tema proposto di “entrare” nella montagna e nella storia di essa. Per questo motivo l’ingresso viene interrato quasi in maniera forzata, si vuole dare proprio l’impressione di entrare nella montagna. Da qui dopo la grande hall che smista le diverse funzioni, salendo la scala si arriva all’inizio del percorso museale. Questo percorso, come già introdotto, segue una logica ben precisa che sviluppa il suo pensiero man mano che si avanza al suo interno. Questo percorso si divide in tre zone che dialogano in maniera differente con il territorio: abbiamo una prima zona, quella della LUCE più aperta, poi la PENOMBRA dove ad emergere sono i contrasti e le forme, ed infine il BUIO, dove ciò che si vuole osservare non è più esterno a noi ma ci appartiene.

TETTO GIARDINO terreno vegetale strato filtrante geotessile ghiaia massetto di pendenza sabbia-cemento (2%) membrana in PVC posata in indipendenza strato isolante 8,5 cm barriera al vapore, fogli bituminosi struttura portante in laterocemento 25 cm intonaco

frangisole pilastro portante vetro

SOLAIO INTERNO

cemento spatolato massetto autolivellante 4 cm struttura portante in laterocemento 25 cm intonaco interno 2 cm

SOLAIO FONDAMENTA

cemento spatolato massetto autolivellante 4 cm calcestruzzo alleggerito con polistirolo per impianti calcestruzzo rete elettrosaldata igloo cemento armato magrone terreno naturale

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membrana impermeabilizzata riempimento pietrame vari diametri muro contenimento in c.a. ghiaia guaina strato geotessile tubatura di drenaggio


plastico 1:200

vista 1

sezione CC’

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LUCE La zona espositiva inziale dialoga con il territorio. In questa zona troviamo installazioni che ci raccontano il territorio, come primo protagonista della Grande Guerra. I punti cardinali, tramite le installazioni sono richiamati spiegando come la guerra abbia caratterizzato e transformato tutto il territorio dell’altopiano di Asiago. I segni sono riportati nella muratura della zona espositiva stessa, spiegano come il territorio sia stato segnato dalla guerra cambiandone la sua conformazione originaria.

“Era un paese di montagna, dico era poichè è stato profondamente segnato dalla guerra” -M.R.Stern-

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PENOMBRA Proseguendo , la struttura si interra nella montagna, tramite i dovuti accorgimenti, passando così in una zona di penombra dove il distacco luce/ombra diventa evidente portandoci alla visita di installazioni multimediali e spazi evocativi. L’idea di questo spazio si basa su un rapporto interno/esterno, luce / ombra che richiama sia l’impianto semi interrato della struttura stessa, sia la particolarità delle trincee, caratterizzate da un dialogo con il territorio di luce/ ombre ,interno/esterno

“Vi era un bel sole, solo nel cuore degli uomini vi era buio” -E.Hemingway-

percorso zone aspositiva permanente 69


“La notte veniva con noi, alla fine del giorno a portare reticolati davanti alla trincea, a prendere pali tra le macerie delle case” -E.Lussu“La memoria è necessaria dobbiamo ricordare perchè le cose che si dimenticano possono tornare” -Primo LeviBUIO L’ultima zona dell’ala di esposizione permanente è caratterizzata da luoghi completamente bui ed evocativi, spazi che cercano in qualche modo di dare un’interpretazione sia, più concretamente, ad alcuni scenari di guerra, sia ad alcune emozioni e sensazioni rivolte al dolore e al profondo cambiamento che lascia un guerra al suo passaggio. Questo viene realizzato tramite installazioni di cilindri d’efte che illuminano gli spazi completamente bui, incentrando l’attenzione su singoli elementi collocati al loro interno. tentando di ricreare uno spazio volto alla riflessione.

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PERCORSO MUSEO

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vista 4

prospetto sud 71


Restauro dell’architettura Analisi di restauro e intervento all’abbazia di Sant’Eustachio

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LEGENDA RILIEVO STRATIGRAFICO Perimetro ben riconosciuto della superficie di strato o di superficie Superficie di interfaccia di degrado,superficie risultante a perdita di materia connessa al degrado. Strato di intonaco che copre la muratura.

LEGENDA RILIEVO STRATIGRAFICO capitello:

E.A. 107, 109, 110, 111, 112.

basamento:

E.A. 101, 102, 103, 116.

fusto pilastro:

E.A. 104, 106, 108, 113.

Strato di intonaco che copre un altro strato di intonaco.

cornice di imposta cupola:

E.A. 115.

cornice di imposta arco:

E.A. 114.

Rapporto stratigrafico “si lega a ..” con contemporaneità tra due unità di superfici diverse. Strato di intonaco che prosegue in continuità tra una parete e la successiva, formando uno spigolo.

statua:

Indicatore di piani diversi tra le superfici di murature.

Falso bordo di strato, bordo formato da appoggio su corpo rigido preesistente. Termine bordo di interfaccia negativa, semplice bordo di demolizione. Rapporto stratigrafico “si appoggia, si addossa, copre..” indicando rapporto di anteriorità/posteriorità.

Rapporto stratigrafico “rompe/è rotto, taglia/è tagliato” applicat.

Discontinuità fisica determinata da lesione.

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ANALISI STRATIGRAFICA

E.A. 105.


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Fase 1 (iniziale) Fase 2 (posteriore) Fase 3 (posteriore) Fase 4 (posteriore) Fase 5 (posteriore)

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UNITA’ STRATIGRAFICHE REALIZZATE IN FASE


Strato 1 - materiale lapideo Strato 2 - materiale lapideo e laterizio Strato 3 - laterizi Strato 4 - cocciopesto Strato 5 - laterizi Strato 6 - laterizi Strato 7 - cocciopesto Strato 8 - malta per assesamento (1992)

STRATI DIFFERENTI DI MURATURA

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LEGENDA RILIEVO STRATIGRAFICO

PERDITA DI MATERIA DALLA SUPERFICIE Alveolizzazione

Erosione

Degradazione differenziale PERDITA MORFOLOGIA DEL MANUFATTO Distacco

RIDUZIONE RESISTENZA MECCANICA Fratturazione/fessurazione

Fratturazione/fessurazione BIODETERIORAMENTO Colonizzazione biologica

Patina biologica

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ANALISI DEL DEGRADO


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INTERVENTO DI CONSERVAZIONE Problema delle creste murarie Bauletto di malta Obiettivi L’obiettivo è quello di bloccare i fattori di degrado, per lo più dovuti agli agenti atmosferici, senza turbare la leggibilità dei muri.

Principio e materiali Si basa sul principio di creare al di sopra della cresta muraria una nuova superficie di sacrificio, che si degradi al posto della muratura storica. Questo avviene realizzando uno strato detto a “schiena d’asino” di 10-15 cm costituito da MALTA DI CALCE MISTA e COCCIOPESTO o POZZOLANA, per una superficie omogenea che faccia scorrere via l’acqua. L’impasto tipo prevede una proporzione tra legante e inerte di 1:3. Il legante può essere costituito da una combinazione di calce grassa o idraulica, in proporzione del 50%, per essere il più possibile impermeabile e di avere presa in presenza d’acqua, per quanto riguarda gli interni viene generalmente utilizzato quello ricavato dalla triturazione di analoghe pietre da costruzione del manufatto.

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Consolidamento intonaci presenti

Fasi

Obiettivi

- Pulitura meccanica della superficie con aspiratore e spazzola di saggina e successivo lavaggio con acqua deionizzata (evitando asportazioni di materiale proprio della costruzione muraria). - Eventuale eliminazione di incrostazioni di muschi e licheni con trattamento biocida e successivo lavaggio, e di erbe e piante infestanti (facendo attenzione che la rimozione può, in alcuni casi, causare più danni della loro presenza). - Eventuale consolidamento e/o integrazione di lacune. - Stuccatura delle fessure tra i vari elementi, con malta di calce eventualmente addizionata a cocciopesto, o con stoppa imbevuta di calce. - Stesura, sulla cresta, di uno strato di malta alto circa 10-15 centimetri. - Trattamento protettivo idrorepellente delle superfici per pennellatura o per impregnazione, da ripetersi a distanza di tempo.

Bloccare i fenomeni di degrado che, danneggiando l’intonaco compromettendone forma, resistenza e coesione, metterebbero a nudo e dunque a rischio la sottostante muratura.

Principio Per evitare questo, le cavità createsi tra supporto e intonaco distaccato vengono riempite tramite iniezioni di prodotti e malte consolidanti, in modo da ottenere un’azione adesiva tra le superfici. Ricostruire la continuità tra le due componenti restituisce loro le caratteristiche fisiche e meccaniche, perdute o minacciate, e le loro prestazioni, concorrendo alla conservazione dell’architettura.


E’ utile, prima di agire, costruire una mappa completa dell’area d’intervento, con la valutazione dei suoi vari gradi di rischio. I metodi con cui si può comprendere l’avanzamento del degrado del materiale, sono diversi, dal semplice tocco della mano, all’uso di metodi più precisi come le prospezioni ultrasoniche o la termografia.

Fasi - Localizzazione della porzione di intonaco da fare riaderire, ed esecuzione dei fori di piccole dimensioni scegliendo con cura i punti più adatti. - Aspirazione della polvere rimasta intorno alle pareti del foro utilizzando un catetere flessibile di dimensioni adeguate.

Trattamento delle superfici in malta cementizia, risultato degli ultimi restauri.

- Pulire la superficie interna della lente di distacco per favorire la presa del consolidante. Questa operazione viene fatta grazie all’iniezione di acqua deionizzata o acqua e alcool per mezzo di una siringa o una peretta. Operazione utile a comprendere anche i punti di possibile fuoriuscita del materiale sigillante.

Obiettivi Dare una unità costruttiva all’edificio in oggetto, non solo per un fattore visivo, ma anche per una questione funzionale e di conservazione. Poiché materiali non compatibili possono accelerare o accentuare il degrado.

- Stuccare i bordi dell’intonaco, le fessure, i fori e le zone dalle quali è uscito il liquido iniettato, in modo da creare una condizione stagna per la lente di distacco.

Principio Un giunto compatto e traspirante consente una buona difesa della muratura dall’umidità, e un suo inserimento in profondità, soprattutto nelle murature di un certo spessore costituiscono un intervento più opportuno. La nuova malta applicata deve, ad ogni modo, rispecchiare le caratteristiche di comportamento dei materiali del muro antico. Se troviamo, come in questo caso, stuccature in malta cementizia è giusto rimuoverla per la sostituzione con materiali, come la malta di calce idraulica, più adeguati al compito. Queste stuccature in malte cementizie provocano numerosi problemi dal punto di vista strutturale, poiché avendo proprietà differenti dai materiali già presenti, costituiscono, più che un aiuto alla conservazione, una causa di deterioramento.

- Iniettare infine la calce idraulica introducendo nel foro un piccolo tubo di gomma o un ago adeguati. Nel caso di volumi di distacco molto piccoli, o nel caso di distacco tra vari strati di intonaco, si opterà per un prodotto ad alto contenuto adesivo: una reisina. Si può scegliere tra polimeri acrilici in soluzione o dispersione con aggiunta di cariche, e un collante epossidico bicomponente con una fluidità adeguata alle dimensioni del distacco.

Fasi

- Si fa aderire l’intonaco staccato con un puntello che si appoggia su un’asse. Tra l’asse e l’intonaco, preventivamente incollato su carta di riso, si pone un panno spesso. Si leva il puntello quando si è verificata la perfetta adesione dell’intonaco.

- Si inizia il processo con una accurata rimozione della malta cementizia, e con la raschiatura dei giusti in profondità. - Si procede con la pulitura e la bagnatura della parete, la quale aiuta la capacità di presa delle nuove stuccature. Operazione da svolgere con attenzione poiché potrebbe compromettere le parti ancora aderenti che conservano tracce della finitura storica. - A questo punto si può applicare la malta di calce idraulica nei giunti con un’apposita spatola facendo in modo da non lasciare spazi vuoti. Nel caso di giunti con una larghezza molto ampia si può ricorrere anche all’utilizzo di frammenti lapidei o laterizi. In caso di inconsistenza o scarsa quantità di malta tra i giunti, talvolta si procede con delle iniezioni in profondità di malta fluida.

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INTERVENTO Il nostro intervento di restauro sull’Abbazia di Sant’Eustachio a Nervesa della Battaglia mira all’essenziale. Considerato l’avanzato stato di degrado caratterizzante il fabbricato, si è deciso di concentrare il progetto architettonico unicamente nella parte inferiore dell’edificio. Mettendo così in risalto la zona che allo stato di fatto non può essere visitata poichè non raggiungibile e non messa in sicurezza. Si è quindi creato un sistema di passerelle che consentono ai visitatori di cammianre in mezzo alla originaria foresteria che compone l’area meridionale dell’Abbazia, ora in parte sommersa dalla natura incontrastata. Questi percorsi si articolano su diverse altezze seguendo, ove possi- bile, l’andamento del terreno e sono costituiti da una struttura portante in acciaio inossidabile dove è posizionata una pavimentazione in legno di Frassino dal colore grigiastro. Ove invece è possibile camminare sull’esistente, è stato scelto di intervenire in maniera meno invasiva stabilizzando il terreno, individuando un percorso guidato per i visitatori. Si è proceduto in seguito alla progettazione di sistemi di illuminazione lungo il nuovo percorso.

sezione AA’ 82


pianta intervento

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passerella

parapetto 83


Teoria della progettazione architettonica to ena R . ch : ar

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Pensiero, forma. Non essendovi separazione tra pensiero e forma —in quanto la forma dipende sempre da un “sapere”— è necessario, per il nostro pensiero, riconoscere a quale “sapere” esso fa riferimento. Condizione fondamentale se vogliamo essere consapevoli del “senso” che appartiene alla forma. A qualunque scala essa si collochi: paesaggistica, urbana, architettonica. La conoscenza “teorica” diventa, allora, tanto necessaria quanto la conoscenza “tecnica”. L’assenza (o l’ambiguità) dell’una implica l’inconsistenza (o la confusione) dell’altra. Ambedue però dovrebbero essere valutate come “tecniche”: solo che la prima riguarda la tecnica metafisica —i valori—, mentre la seconda, la tecnica fisica —l’opera—. Già Vitruvio, nel primo libro del De Architettura pone a fondamento dell’educazione dell’architetto il nesso tra costruzione (progetto) e argomentazione (pensiero). Un nesso che non può essere definito una tantum, ma va costantemente ripensato, riformulato, soprattutto ora, nel tempo della civiltà tecnico-scientifica.

L’immagine Theologica L’attrazione della parola “verità”, termine svuotato, reso repellente dalla nostra cultura, anche se regge comunque il mondo essendo indominabile. Una parola che non giunge debole e solitaria, ma carica della sua reale potenza, trascinando con se il suo carattere EPISTEMICO, ARCHETIPO, THEORICO, THEOLOGICO. Mettendo a confronto l’epistema contemporaneo con quello del pensiero critico ci accorgiamo che nella prima manca tutto cio che ha a che fare con l’arché. Rispetto all’episteme contemporanea deve avvenire un cambio di gerarchia. Arché deve incorporare techné, l’apparire il sapere. L’Apparire-estetico è il primo piano indominabile e invalicabile dal quale non possiamo ne sottrarci ne slacciarci. L’uomo (come ogni ente o essente) è da sempre inscritto nella trama infinita degli “eterni”. Suo compito non è quello del dominio del mondo, ma riconoscere il sopraggiungere inarrestabile della “totalità infinita degli eterni”, “l’apparire del destino”. “L’immagine invisibile” è potenza palesante. La nostra cultura è testimonianza della violenza compiuta sull’immagine e dall’immagine quando essa giunge svuotata.

Rappresentazione l corso si pone come lavoro di preparazione al Workshop estivo. Preparare dei plastici di Venezia nelle varie epoche, più due iconografie, ed è proprio questo il compito affidato al mio gruppo.

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Un lavoro che mira all contemplazione, attraverso lo studio e il lavoro, di qualcosa che in altro modo non sarebbe stato visibile. Se l’apparire precede il sapere e l’estetico il significato, l’immagine theologica anticipa il senso della forma. Tra significante -senso, arché- e significato -funzione, techné- si scava un abisso. L’“immagine theologica”, dischiude una dimensione grandiosa, indominabile perchè il senso (immagine theologica) possiede una duplice capacità: - dischiudere l’opera all’infinita trama delle analogie e connessioni appartenenti al piano unitivo dell’apparire-estetico. - Mantenere l’opera “sospesa” in una discussione atemporale. L’architettura è obbligata ad accedere al regno dell’ ”immagine theologica”.

I modelli in gesso Più l’immagine è astratta è più ha bisogno della materia. Portare a rilievo la potenza immateriale dell’immagine theologica con la potenzialità materiale della forma. Il modello non serve solo alla presentazione finale, ma un elemento fondamentale dello studio del progetto. Il modello è matrice dell’immagine theologica. La matrice del modello in gesso è rivolta all’immagine theologica mentre il calco finale alla presenza della forma. la parte visibile di questa immagine sarà sempre una minima parte, molto resterà invisibile. Quanto sarà espresso dunque sarà meno dell’inespresso, al quale però appartiene e da cui proviene, questa condizione del theologico lega le fasi della costruzione del calco. Il calco è costruito in 3 fasi: progettazione dell’immagine, costruzione della matrice e l’attesa.


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W.A.Ve. 2015 Albergo diffuso Discovering Lido hl

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Il Lido, da lussuosa stazione balneare qual’era nel XIX secolo, è diventato oggi un quartiere della città di Venezia parzialmente dimenticato e leggermente decadente, che riveste un’importanza piuttosto relativa per il turismo veneziano.

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Programma L’intera isola è un “hotel”, non nel senso di un convenzionale edificio adibito a tale scopo, ma nel senso di ”albergo diffuso” che affiora in quelle parti dell’isola dove le caratteristiche del Lido sono tangibili e comunicabili.

Metodo L’isola sarà divisa in diversi settori, corrispondenti al numero di gruppi progettuali che parteciperanno al workshop. In una prima fase, ciascun gruppo dovrà indagare le qualità specifiche che si trovano nei settori assegnati e documentarne i risultati attraverso mappe, foto e modelli.I modelli realizzati da ciascun gruppo formeranno, tutti assieme, un modello completo di tutta l’sola in scala 1:1000. Tenendo conto delle scoperte fatte, sarà decisa, attraverso un dibattito collettivo con tutti i gruppi e i do- centi, uno specifico intervento architettonico per ciascun settore. In seguito a tale decisione ciascun gruppo elaborerà il proprio progetto. Sono previste delle unità abitative di circa 100 mq ciascuna, indirizzate sia a cittadini veneziani sia a turisti, profughi,ecc.. In base alla loro specifica localizzazione, queste unità potran- no essere pensate come edifici nuovi, ampliamenti o superstrutture, sia permanenti sia temporanee. Sarà creata una varietà di differenti qualità spaziali e paesaggistiche, rispettivamente sviluppate a partire da ciascuna delle sezioni di isola esaminate dai partecipanti, con lo scopo di promuovere una nuova consape- volezza sulla bellezza del Lido. Non è importante la grandezza dell’intervento, quanto piuttosto la sensibilità dimostrata nel rapportarsi alle strutture esistenti.

Di quest’epoca d’oro rimane solamente la vuota cubatura di alcuni eccezionali edifici come il grand hotel “Des Bains”. L’alta qualità del Lido – una lingua di terra lunga 11 km dotata di strutture gastronomiche e una ininterrotta spiaggia di sabbia – è attualmente sottoutilizzata. Questo workshop vuo- le esplorare le specifiche qualità, parzialmente nascoste, dell’isola e si propone di farle rivivere nel successi- vo processo progettuale rivolto sia ai veneziani sia ad altri visitatori.

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assonometria

sezione longitudinale passerella

Approccio

sezione longitudinale lunga passerella

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Dopo aver osservato durante i sopralluoghi la presenza massiccia di barriere di ogni tipo, si è optato per un progetto che vada nella direzione opposta. Il progetto vuole infatti fare da ponte, visivo e fisico, aiutando a superare barriere come l’argine o i murazzi. L’ispirazione nasce dalle tipiche capanne che si trovano su questo lato di lido, si vuole dunque dare uno spazio facilmente accessibile e usufruibile da tutti. Un intervento leggero, che non intacchi la bellezza del luogo e che non vuole forzare i ritmi di vita che qui scorrono lenti. Stesso concetto è stato ripreso per la piccola abitazione adiacente alla passerella.


pianta piano terreno

pianta abitazione

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Portfolio d'architettura IUAV  
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