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alessandro ruzzier variazioni del paesaggio

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Variazioni del paesaggio è una costruzione, una mappa di una visione, rilevamento di materie fisiche, gestione di spessori emotivi. E' una riflessione sull'utilizzo dell'immagine fotografica all'interno di un sistema che definisco apparato scenico. Quello che mi interessa è demolire i presupposti che caratterizzano i generi fotografici classici (fotografia di paesaggio, ritratto, reportage, still life, architettura etc), immobilizzati all'interno di una tassonomia rigida e verticale. Ho bisogno di muovermi attraverso tali categorie in modo trasversale. Il lavoro nasce come effetto collaterale di un altro progetto e si sviluppa innestandosi sul tema del paesaggio, inteso come accezione percettiva (1).

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46°05'58.69” N 13°28'02.92” E

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Lo scarto iniziale corrisponde al momento nel quale ho trovato dei documenti all'interno della caserma Vescovo di Purgessimo, nei pressi di Cividale. Si tratta di documenti di schedatura e registrazione di persone provenienti in maggioranza dalla Bosnia. La caserma, dismessa l'attività militare, è stata utilizzata per accogliere profughi provenienti dai balcani durante gli eventi bellici occorsi tra il 1992 e il 1995.

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Durante una seconda visita trovo altri elementi che cominciano ad alimentare una visione. Lettere, scritti personali, disegni sui muri, fotografie, quaderni.

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il sogno di Admir

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Sul retro di un foglio presenze trovo questa lettera. All’esterno degli edifici è un bosco impenetrabile di edera e rovi. Panchine di pietra, una fontana, una cinta di mura, il cancello posteriore che inquadra il monte Matajur. Admir sembra sereno, racconta dei materassi, della televisione, del giardino. Ma è nel sonno che, come indica concludendo il messaggio al fratello, sarà totalmente al sicuro. E’ nel sonno che il materasso, tutti i materassi della caserma, si trasformano in tappeti volanti che portano Admir e gli altri nella dimensione necessaria dei luoghi, degli affetti e dell’identità interrotti. E’ il materasso che garantisce quel minimo equilibrio necessario per poter riaprire gli occhi ogni giorno e avere qualcosa a cui rivolgere il pensiero. c’è un traffico di letti macchine spaziotemporali volano per le camerate in silenzio fuori e dentro dalle finestre e nessuno se n’è mai accorto burocrati illusi che la gente entra ed esce dalla porta scritto l’appello dei presenti richiudono il libro ma chiusi gli occhi, sopra le loro teste i materassi viaggiano

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segni direzioni variazioni del paesaggio

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La caserma inghiotte le tracce del passaggio e le trattiene, le nasconde, è una struttura, non un corpo, non produce scorie, non metabolizza. Sono stato io l’apparato digerente, la fisiologia, la chimica di questo posto. Ho dato il corpo, ho lavorato con il respiro e con i piedi. Da questo momento in poi per diversi mesi realizzo immagini del territorio nel quale si trova la caserma (valli del fiume Natisone, confine nord orientale tra la provincia di Udine e la Slovenia) partendo dalla caserma per compiere degli anelli che alla fine mi avrebbero ricondotto al punto di partenza, un movimento di espansione e compressione simile a quello dei polmoni e della cassa toracica durante la respirazione, accettando come parametro scientifico applicato alla percezione del paesaggio lo scarto emotivo. Tale frattura si frappone tra l'atteggiamento fotografico legato alla tradizione americana dei “new topographicsâ€? e lo sguardo dell'artista contemporaneo, due istanze dalle quali deriva la mia fotografia.

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Durante una ricerca in internet sulla caserma Vescovo mi imbatto in un saggio di Carla Di Bert, ricercatrice friulana, frutto del laboratorio di sociologia dei corsisti SSISS dell'UniversitĂ di Trieste, dove l'autrice intervista una donna di nome Ilinka (2). Il testo della Di Bert diventa un ennesimo generatore di visioni, un catalizzatore di immagini in attesa di essere riscattate dalla loro forma latente. In fotografia, quantomeno in quella analogica, si definisce come latente l'immagine che si trova sulla pellicola fotografica impressionata ma non ancora sviluppata. Poco distante dalla caserma, nella piccola piazza del paese chiedo ad alcune persone sedute fuori da un bar se hanno conosciuto qualcuno dei profughi della caserma. Tutti mi rispondono affermativamente. “Non avevano mai soldi, per mangiare si facevano tutto in caserma. Non davano problemi, quasi tutta gente tranquilla. In primavera ed estate stavano in giro, non potevano fare altro senza soldi, si portavano da mangiare e poi grandi camminate al fiume o su per le valli. A volte si perdevano e stavano fuori la notte, magari dormivano nei fienili o in giro. Una volta un mio amico la mattina ne ha trovati due che facevano l’amore nella sua roulotteâ€?

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ilinka

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So molte cose su Ilinka. Sono stato nella stanza dove ha dormito e mangiato per due anni, nel giardino dove usciva a fumare, nei boschi che ha attraversato, ho letto una sua intervista dove racconta di sè. Ma che faccia ha Ilinka? Ho deciso di coinvolgere alcune donne. Ho raccontato loro la storia di Ilinka e poi ho chiesto di posare per me e offrire il corpo alla rappresentazione fotografica. Ilinka potrebbe avere il volto di chiunque. Di qualsiasi altra donna, e anche di qualsiasi uomo, in quanto tutti siamo potenziali profughi. Ilinka è negli occhi di chi guarda.

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variazioni del paesaggio 2014


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Alessandro Ruzzier bionote

Sono nato a Trieste nel 1967. Attualmente vivo a Gorizia. La mia formazione multidisciplinare ricalca naturalmente l'approccio, i mezzi, i codici e i materiali che utilizzo nella mia ricerca. Attraverso l’esperienza (intesa come sperimentazione diretta), l’osservazione, l’intuizione, l’istinto, l’azione e la riflessione raccolgo tracce ed elementi che sedimentano su diversi supporti ricettivi. Fotografie, suoni, immagini latenti, parole, azioni, intermittenze. Propendo per una filosofia del fare non disgiunta dal pensiero. Sono sensibile alle visioni e allo stesso tempo affascinato dal documento, in quanto parti reciprocamente necessarie alla costruzione della mia cosmogonia. Lavoro sulla storia, o meglio, sull’apparato scenico che mi permette di includere e mostrare gli esiti della raccolta. Credo sia importante dare una storia al senso delle cose, piuttosto che dare senso a una storia. CONTATTI Alessandro Ruzzier via brigata re 45/a 34170 Gorizia - italy www.alessandroruzzier.it info@alessandroruzzier.it +39 333 4377770

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Alessandro Ruzzier - variazioni del paesaggio - 2014

Variazioni del paesaggio  

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