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Pigro di Alessandro Berselli 1. E' vero. Sono pigro. Talmente pigro che a volte anche il solo pensiero di addormentarmi mi costa fatica, tanto che preferisco restarmene sveglio, a guardare il soffitto. E non solo per osservare la polvere, le ragnatele, e tutto quel sudiciume di una casa che mai, e ripeto mai, da quando ci abito Ë stata pulita. Ma anche per fantasticare di posti, di ricordi, di sogni, cose inventate ad ogni modo, perchÈ io da qui, da questa casa, intendo, non esco pi˘ da quando Ë morta mia madre, in quel lontano sette luglio del millenovecentottantatre. E se vi state chiedendo come faccio a vivere, di che cosa campo, la risposta Ë semplice. Eredit‡. Sono ricco di famiglia, una montagna di soldi investiti chiss‡ dove, e mi basta una telefonata o un collegamento a internet per disporne come meglio credo. * Signorina, la prego, mi faccia avere ventimila euro E tempo un paio d'ore, come d'incanto, i ventimila euro sono qua, sulla mia scrivania, pronti per essere spesi. Degli acquisti si occupa di tutto Claudia. Vent' anni, un diploma al tecnico commerciale, Claudia Ë a tutti gli effetti una mia dipendente. A dire il vero fino a sei mesi fa non era altro che una semplice vicina. Figuratevi, quando Ë venuta ad abitare qua sognava ancora di sposarsi e di potersene andare a lavorare in qualche anonima banca di provincia come cassiera o chiss‡ chË. Poi un giorno l'ho chiamata e le ho detto: * Senti, ma non Ë che ti andrebbe di guadagnare tremila euro al mese * Dio mio, dottor Salerno, ma cosa devo fare per quella cifra? La spesa. Pagarmi le bollette. Niente che abbia a che fare con le faccende domestiche, cose tipo cucinare o lavare per terra. No. Nulla di tutto questo. - Non sopporto che nessuno entri in casa mia, Claudia. E questo vale anche per te Claudia non sa nemmeno come sia fatta la mai faccia. Mi capita spesso di osservarla dallo spioncino, questo si, ma non le ho mai aperto la porta, nemmeno una volta. So che Ë carina, ma sono troppo pigro per provarci con lei. Preferisco immaginarmela e poi fare tutto da solo, restandomene cosÏ, sdraiato sul mio divano. E che pensi quello che vuole, tanto a me non interessa. L'importante Ë che si attenga alle regole. Che comperi le cose e che me le lasci sullo zerbino. Questo deve fare. Cibi freddi, confezionati, o al limite precotti, ma assolutamente niente che si debba riscaldare. Troppa fatica perdere tempo sui fornelli, molto meglio quella roba bella pronta, fatta apposta per esser subito mangiata.


2. Molti mi dicono: "Ma chiss‡ quanto ti annoi!" Niente di tutto questo, amici miei, niente di tutto questo. La mia Ë una vita piena, non crediate davvero che ventiquattro ore siano poi cosÏ tante per ingannare il tempo. Mi sveglio tardi, verso le undici. Leggo il giornale (che Claudia mi infila ogni giorno sotto la porta), faccio qualche telefonata, e senza che neanche me ne accorga Ë gi‡ arrivata l'ora di pranzo, l'una o l'una e mezza. Un riposino nel pomeriggio. Altre due telefonate. Internet, qualche libro, un po' di televisione. Le sette e mezza. Cena, DVD, le riviste finanziarie. Mezzanotte. Tempo di andarsene a letto. 3. Claudia vorrebbe conoscermi. Segretamente credo che sia innamorata di me, non a caso ha da poco lasciato il suo ragazzo, un noioso consulente assicurativo il cui concetto di divertimento Ë restarsene in qualche stupido wine bar del centro a bere coca bacardi con i suoi amici. * Dottor Salerno, ma come fa lei a vivere senza l'amore? Oh, l'amore, Claudia. Che stupida invenzione. L'amore non esiste, mia cara, Ë solo un ridicolo espediente escogitato da qualcuno per farci credere che in due si possa essere pi˘ felici. Ma non Ë cosÏ, credimi. La felicit‡ Ë egoismo. La felicit‡ Ë occuparsi di sÈ stessi, procurandosi godimento senza cedere a compromessi. Non l'abnegazione, o il dedicarsi agli altri, o la rinuncia. Niente di tutto questo ci da piacere. E dove non c'Ë piacere, tesoro mio, non puÚ esserci mai, in nessun modo, la felicit‡. 4. Il direttore della banca continua ad invitarmi a cena. * Lei Ë il nostro miglior cliente, dottor Salerno, mi sembra quasi un gesto doveroso aver voglia di conoscerla Cena. Troppo faticoso. Dovrei lavarmi, pettinarmi, vestirmi. Prendere la macchina e fare sei chilometri, quelli necessari per arrivare in centro. Parcheggiarla. Camminare nella zona pedonale per altri settecento metri. Aspettare il tavolo. Sostenere una conversazione. No, signor direttore. Mi perdoni, sa, ma non sono mica pronto ad affrontare tutto questo. E poi non so nemmeno pi˘ come ci si comporti fuori da questa casa. Abituato a restarmene nudo, dentro un accappatoio, chiss‡ che figura che farei a rapportarmi di nuovo con il mondo reale.


5. Amo la musica classica, perchÈ mi aiuta a riflettere e a mantenere contemporaneamente la mente libera. I tedeschi soprattutto. Beethoven. Schubert. Wagner. Lo stile grandioso di Handel e le fughe di Bach Brahms, Mahler e Schumann. Le sinfonie di Mendelssohn. * Dovrebbe andare a vedere qualche concerto ogni tanto, dottor Salerno Concerti. Che assurdit‡. Come se uno dopo aver ascoltato Toscanini, Von Karajan e Furtwangler potesse accontentarsi di mediocri direttori e ridicoli orchestrali. * No, mia cara, non credo davvero che ne avrei mai la forza La pigrizia Ë come una droga. Meno fai e meno faresti, e se continui ad assecondarla arriva a paralizzarti completamente, la bastarda. Alzarti, raderti, aprire la finestra. Gesti piccoli che diventano enormi. Per questo a casa mia Ë sempre buio, e l'odore di chiuso non mi disturba nemmeno pi˘. Mi guardo poco anche allo specchio. La pelle Ë grigia, i capelli radi e sporchi, la barba incolta. A volte mi verrebbe la voglia di spalancare gli scuri per vedere di nuovo come Ë fatta la citt‡. Chiss‡ quanto Ë cambiata in questi ultimi vent'anni, ma poi alla fine, giustamente, decido di non farlo. Non avrebbe senso, non dopo tutto questo tempo. Ed Ë cosÏ, lasciando andare questi sciocchi pensieri che ogni tanto mi assalgono, che resto sul divano e dopo un poco mi addormento. 6. Alla fine ho ceduto. Ho deciso che voglio dare a Claudia la possibilit‡ di conoscermi. Sar‡ che sono stanco di restare su questo letto a immaginare il suo corpo, o forse il fatto che farla entrare in casa non sar‡ poi tutta questa grande fatica. Chiaro, dovr‡ pensare a tutto lei. Io mi limiterÚ a togliere un po' di polvere dai mobili, e a darmi una sommaria, ma doverosa, ripulita. Le condizioni sono poche, ma chiaramente non trattabili: * le persiane dovranno restare chiuse * le uniche stanze a cui avremo accesso sono la sala e la cucina * tutto quello che verr‡ consumato sar‡ ordinato in una qualche vicina gastronomia e da lei riscaldato * non ci saranno piatti, bicchieri, posate, tovaglie e tovaglioli (che andrebbero poi lavati) ma solo roba di plastica e carta scottex "Va bene, dottore. Accetto", mi ha detto al telefono. Perfetto, ho risposto io. Ci vediamo giovedÏ sera, allora.


7. Oramai mancano solo poche ore, e ancora non riesco a trovare la voglia di alzarmi. La vestaglia logora Ë aperta su un brutto ventre grasso, e due grottesche gambe avvizzite che oramai non uso nemmeno pi˘. La nona di Beethoven. Oh, Ë tutto cosÏ disgustosamente perfetto che trovo davvero illogico dover interrompere questa cosa per andarmi a preparare. Accidenti a me e al momento che ho deciso di acconsentire. Sono quasi pentito di avere accettato, non fosse altro perchÈ i lavori da fare non sono mica pochi, e anche il fatto di avere una persona che ti gira per la casa in effetti Ë parecchio impegnativo. L'acqua Ë calda, ed entrare nella vasca mi procura una strana e spiacevole sensazione. Eppure appena seduto sento il corpo rilassarsi, e il primo pensiero che mi passa per la testa Ë quello di rimanere lÏ, immobile, e non far pi˘ nulla fino a quando morte non sopraggiunga. Il bagnoschiuma emana un ammorbante odore di arance andate a male, forse perchÈ sar‡ almeno un secolo che nessuno lo usa pi˘. Di lavarmi non ne se parla neanche. Ne rovescio un po' nell'acqua e che ci pensi lui a fare il suo dovere. Da parte mia non ho intenzione di muovere un solo dito. Passa un quarto d'ora, e poi mezz'ora, e poi un'ora, e quando esco lo faccio di malavoglia, senza risciacquarmi, nÈ asciugarmi. Dio mio, che curiosa sensazione quella di rivestirsi. Aprire quell'armadio, cosÏ pieno di cose vecchie, comperate chiss‡ quando, poi. Forse vent'anni prima. Camicia di fustagno e pantaloni di velluto andranno bene. Niente mutande e niente calzini, ad ogni modo, che i pochi rimasti non ricordo nemmeno pi˘ dove li ho messi. Un paio di consunti mocassini appartenuti a mio padre, infine, saranno perfetti per completare il tutto. 8. Quando sento suonare alla porta vengo assalito da una inspiegabile paura di non essere all'altezza. Abituato ad interagire con le persone tramite il telefono o al massimo via e-mail, l'idea di trovarmi qualcuno davanti in carne ed ossa mi getta nel panico pi˘ totale. * Dottore, mi apra. Sono Claudia Claudia. Come sei diversa da come mi eri sembrata attraverso lo spioncino. La faccia pi˘ piena, i capelli pi˘ corti, anche il corpo lo facevo un po' pi˘ magro. * Buona sera dottore La guardo attentamente. Cerco di cogliere qualche emozione trattenuta, una reazione allo sporco, o a quell'insopportabile odore che aleggia nelle stanze. Al mio aspetto sciatto e trasandato. * E' buio qua dentro Si. E' buio qua dentro. E adesso che l'hai scoperto cosa farai, Claudia? Te ne andrai schifata o ti addentrerai ancora di pi˘ nella tana dell'orco? A tuo rischio e pericolo, mia cara. A tuo rischio e pericolo.


* Non ti dispiace se mi siedo, vero? E' stato un pomeriggio faticoso, preparare la casa e tutto il resto * No, faccia pure dottore. Io intanto magari apparecchio la tavola Ah gi‡, la tavola. A dire il vero avrei preferito mangiare qui, stravaccato sul divano, ma se tavola dev'essere, beh, allora che tavola sia. Che diamine. Un minimo di decoro dovrÚ pur concederlo a questa dannata occasione. * Le ho preso del persico e del carpaccio di tonno, dottore. Le piace il pesce, vero? No. Mi fa schifo. E' viscido, pieno di lische, e fa lo stesso odore di sesso che avevano i bordelli di Bangkok, estate del millenovecentosettantanove, se non ricordo male. Eppure, nonostante la mia assoluta repulsione, alla fine l'ho mangiato. Un boccone alla volta, quasi come se ne dovessi valutare ogni volta il sapore, o prenderne di nuovo la necessaria confidenza. E intanto Claudia parla, parla, parla. E mi imbarazza questa sua indifferenza di fronte a una persona e ad un ambiente che di tranquillizzante non dovrebbero avere proprio nulla, quasi una sorta di mancanza di rispetto per quella che, in tutti questi anni, era stata la mia decadenza, fisica e morale. Ma come, mi chiedo. Uno decide di abbandonare tutto sÈ stesso alla pigrizia, alla misoginia, al rifiuto per tutto quello che comporta una qualsiasi forma di responsabilit‡ sociale, lasciandosi abbruttire senza avere cura alcuna della propria persona, e il primo impatto con il mondo esterno si risolve con un "come se niente fosse"? * Claudia, ascoltami. Ma per te qua dentro Ë tutto normale? 9. Sono di nuovo sul divano adesso. Vorrei togliermi la camicia, e tornare ad indossare il mio solito accappatoio, ma ho paura che questo mio gesto possa essere interpretato come un qualcosa di sconveniente, o come un mio tentativo di volerci provare. * Si riferisce alla casa, al fatto che abbia deciso di vivere al buio, o a questo suo non occuparsi pi˘ di sÈ stesso? Dottore, non credo che la sua vita sia poi cosÏ diversa da quella che la gente conduce fuori di qui. Apra le finestre e vada a guardare. Vedr‡ gente sporca, disinteressata, sola, abbandonata a tenebre ben peggiori di quelle che si Ë scelto lei. Sorride. * Sto parlando delle tenebre dell'anima, dottore Claudia Ë completamente nell'ombra adesso, una sagoma scura di cui intuisco il corpo, le mani, le gambe. * Le persone hanno paura dottore, molto pi˘ di quanta ne abbia lei che se ne sta chiuso qua dentro, in questo mondo-non mondo, dove nulla costituisce una minaccia ed Ë tutto cosÏ rassicurante, cosÏ maledettamente semplice da controllare Il fatto di non riuscire a vederle il viso mi spaventa. E' come se la sua presenza fosse diventata improvvisamente un qualcosa di oscuro, o di malvagio, la fedele alleata che si trasforma in un'entit‡ nemica. * Lei ha fatto la sua scelta consapevolmente, conscio della propria sciatteria, lasciando che ogni cosa si spegnesse intorno a lei, al punto che anche le sue stesse funzioni vitali si stanno riducendo al minimo indispensabile, a quelle necessarie per una misera sopravvivenza


Pochi secondi di silenzio, durante i quali sento il suo respiro procedere con affanno, quasi stesse compiendo uno sforzo fisico. * Non riesco a capire dove vuoi andare a parare Tutte queste considerazioni, come se dietro ad ogni scelta dovesse esserci per forza una causa, o un motivo, o una sua ben specifica ragion d'essere. Quello che vedi, Ë quello che Ë. Pigrizia, inerzia allo stato puro, rinuncia ad agire. Non credo pi˘ a nulla, per questo mi disinteresso a tutto. Non credo pi˘ alla vita, non credo pi˘ all'amore, non credo pi˘ agli amici. E allora tanto meglio restarsene fermi, e ridurre gli sforzi. Tirare a campare. * Vado in bagno, dottore. Era tutto buonissimo Che serata triste. Cosa mi ero illuso che potesse succedere facendola venire qui? Che potesse accadere una specie di, come dire, redenzione. Stolto, stolto, stolto. 10. Sono passati venti minuti da quando Claudia Ë andata di l‡. Oddio, Ë vero che ognuno ha i suoi tempi, soprattutto le donne, ma non vi sembra un pochino eccessivo? La chiamo, che di alzarmi non ne ho affatto voglia. * Claudia Nessuna risposta. Riprovo ancora. * Claudia Ancora nulla. Che idiota. Chiss‡ cosa pensa di ottenere. Forse crede che mi stia preoccupando, o magari si illude che basti questo silenzio per indurmi a scendere dal divano. Claudia, Claudia, se Ë questo che pensi ti sbagli di grosso. Qualsiasi cosa ti stia succedendo, beh, puoi startene certa che io da qua non mi muovo. 11. E va bene. Hai vinto. Vengo a vedere cosa diavolo stai combinando, Ë chiaro che dopo un'ora chiunque lo farebbe, non posso mica restarmene tutta sera ad assecondare i tuoi stupidi giochetti. Raccolgo la tua puerile provocazione, misera donnetta da due soldi che non sei altro. Tanto sono solo pochi passi, quelli necessari per cacciarti fuori da questa casa. 12. Claudia giace in un lago di sangue. Si Ë tagliata le vene, dannazione, e adesso se ne sta lÏ, tranquilla, come se niente fosse, perchÈ Ë cosÏ che succede quando sei tu, e non il destino, a decidere della tua morte. Smetti di avere paura. * Claudia, Dio mio, ma cosa ti sei fatta? Devo chiamare qualcuno. Un dottore, la guardia medica, un'ambulanza. Meglio l'ambulanza, sempre che a questo punto possa ancora servire a qualcosa. * Non faccia nulla, dottore, la prego. Non ha mai fatto niente in vita sua, non cominci proprio adesso


Mi guarda, e le vedo quella serenit‡ che prima, a tavola, non aveva. * Lasciandomi morire possiamo dimostrare di avere entrambi ragione, lei con la sua teoria che bisogna restarsene fermi, io dimostrandole che non basta chiudersi in sÈ stessi per fare in modo che le cose non accadano Improvvisamente mi sento cosÏ stanco, Ë come se qualcuno mi avesse appena detto che non riuscirÚ mai pi˘ a muovermi o a fare alcunchÈ per tutto il resto della mia vita. * Ma perchÈ Claudia? PerchÈ? Il suo sorriso Ë cosÏ bello adesso, sembra quasi che aspettasse solo questo istante per potersi finalmente esprimere. * Dottore, che senso ha la vita se ti innamori di un uomo il cui unico scopo Ë evaporare da sÈ stesso? 13. Non so se sia gi‡ morta adesso, o se abbia semplicemente chiuso gli occhi. Fatto sta che Ë tutta notte che sono seduto sul bordo della vasca, e ancora una volta, sono riuscito ad rimanere coerente con quel piccolo uomo che alla fine sono sempre stato. Uno che si limita a guardare, toccando sempre meno cose. Avevi ragione, sai, Claudia. Il mondo Ë fatto davvero di gente che ha paura. Solo che gli altri decidono di giocarsela, la loro partita con l'orrore, mentre io preferisco restarmene in panchina. E non per minori meriti, assolutamente. E' proprio l'idea di scendere in campo e di cominciare a correre che mi sembra una cosa enorme. Restare fermo a guardare, dicevo. Fino a quando anche il semplice fatto di dover respirare mi sembrer‡ cosÏ faticoso da preferire morire, piuttosto che continuare a farlo. E sar‡ un bel giorno, quel giorno. PerchÈ, finalmente, potrÚ riposare. FINE


Pigro