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SUA CUIQUE PERSONA [a ciascuno la sua maschera]

L'autoritratto come maschera e specchio


SUA CUIQUE PERSONA Group exhibition Trieste, Italy, 2018


A CURA DI ALESSANDRA SPIGAI


PABLO AVENDAÑO CHÁVARRI BARBARA BONFILIO MICHELE BUBACCO CASALUCE/GEIGER DAVIDE CASTRONOVO LUCA COSER DAVID DALLA VENEZIA ROBERTO DEL FRATE CRISTINA FIORENZA MOIRA FRANCO MANUEL LARREA GRAHAM ETTORE GRECO MATISA KAZEROONI ANNA FRIDA MADIA FILIPPO MANFRONI DELPHI MORPURGO RAFAŁ PACZEŚNIAK ERRIKA PONTEVICHI BANAFSHEH RAHMANI ALESSANDRA SPIGAI ALAN STEFANATO DAMIR STOJNIĆ


SUA CUIQUE PERSONA


a cura di ALESSANDRA SPIGAI testi critici MATTEO GARDONIO MONICA MAZZOLINI allestimento PETER IANCOVICH grazie al contributo di CECCARELLI GROUP SAMMARITAN GLI AMICI DI DAVID ALESSANDRO STARC PAROVEL GROUP patrocinio del COMUNE DI TRIESTE grazie al supporto degli amici MARCO ALIOTTA DAVID DALLA VENEZIA BANAFSHEH RAHMANI MANILLA VERONESE un evento ARTS ASSOCIAZIONE CULTURALE Sala Veruda, Palazzo Costanzi piazza Piccola, Trieste 17 febbraio - 10 marzo 2018


TESTI


L’autoritratto: nudo esistenziale d’artista Alessandra Spigai

Curare una mostra di arte contemporanea a Trieste significa operare una scelta di appartenenza non scontata per me, un’artista di origini non autoctone e adottata dalla città del vento per due volte. La prima ancora bambina, per vicende famigliari, la seconda da giovane donna, nella decisione adulta di lasciare Milano in favore di una vita qui. Farne una collettiva significa operare anche una scelta di condivisione, aspetto per me fondamentale per il benessere psichico e spirituale, oltre che intellettuale, dell’uomo sociale. Curare una mostra collettiva a Trieste e farne un coro di artisti provenienti da mondi diversi, tra loro e dal nostro, mondi di età, di stili, di geografie differenti, comporta infine una precisa scelta di intenzione curatoriale e di visione del concetto di arte contemporanea. Ciò è alla base dei motivi per cui è nata, qui a Trieste, l’associazione ArTS: il confronto tra le arti contemporanee e la voluta attenzione su confini, limiti, differenze, necessaria per cancellarli, in una sorta di catarsi concettuale. La suggestione iniziale della scelta tematica sull’autoritratto nasce dalla citazione dell’opera ad olio su legno, attribuita al Ghirlandaio, custodita agli Uffizi di Firenze. L’ho notata un pomeriggio di un anno fa, citata alla perfezione, su Autoritratto in fieri dell’amico David Dalla Venezia, esposto centralmente in questa esibizione. Era comune dall’inizio del ‘500 proteggere i ritratti con lastre di legno sottili e scorrevoli, dette coperte. L’opera originale del Ghirlandaio presenta un soggetto evocativo, che protegge e cela con un senso di mistero il lavoro pittorico che copre, tramite la maschera simbolica e l’iscrizione SVA CVIQVE PERSONA. Da lì la mia riflessione sul desiderio di mettere a fuoco attraverso la tematica dell’autoritratto, le motivazioni profonde, a tratti misteriose, le esigenze interiori di autoriconoscibilità da parte di artisti di tutte le epoche soprattutto dopo il ‘500. La scelta degli artisti invitati ad esporre i propri autoritratti ha rispecchiato anch’essa la caratteristica di libera trasversalità di ArTS, e mi ha 11


messa in felice contatto con artisti provenienti da ambienti, stili ed età diversi, uniti con l’intento di confrontare la propria autorappresentazione con quella degli altri, come a generare un coro di immagini altre, con la propria individualità, a loro volta spettatori e attori dell’essere. ArTS, punto di incontro e confronto di arte e artisti differenti nell’ambito di provenienza, di stile, di finalità, con questa esposizione corale intende portare il visitatore a misurarsi con l’intimità esistenziale dell’artista, stimolato per l’occasione a usare, qualora se ne fosse allontanato, un linguaggio figurativo, a volte quindi per naturale inclinazione, a volte per accettare con sfida e ironia, le regole del gioco. Appare al visitatore di questa mostra un artista nudo, nudità che comprende il suo mascherarsi per l’apparire al mondo, e ancora il suo specchiarsi in essa, scoprendone lati nascosti o teatrali, e la consapevolezza del proprio essere, come necessità di rappresentarlo.

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L’estraneo inseparabile da me. A ciascuno la propria maschera Matteo Gardonio

Trieste è la città ideale per una mostra sull’autoritratto. Qui i frutti migliori, letterari con Svevo e pittorici con Sofianopulo, e della psicanalisi intesa quale abissale introspezione, continuano a interrogarci. Anche inquietandoci. Un incontro tra artisti provenienti dalle realtà più lontane, permette oggi di cogliere, attorno a questo tema, il senso di quel “estraneo inseparabile da me”, per dirla con Pirandello; l’artista e l’autoritratto sono alla base della storia dell’arte. E di esempi ne abbiamo di ogni tipo in ogni spazio temporale: dal dimostrare la propria capacità e talento, come in Parmigianino nel celebre Autoritratto su specchio convesso – realizzato poco più che ventenne per stupire i suoi possibili acquirenti – o per sondare il proprio sfacelo interiore ed esteriore, e ovviamente a Rembrandt corre la nostra mente. Oggi l’artista non deve più, e fortunatamente, preoccuparsi di compiere un ritratto fotografico, astratto, realista, sintetico, cromatico, monocromo di sé ma semplicemente può compiere una sineddoche, una parte per il tutto. Non ha più senso affibbiare uno stile, se stiamo all’interno di pittura, scultura o grafica; di fare gli ultras del figurativo o dell’astrattismo. L’io è manifestabile in diverse forme, anche con l’arte, come nella vita. Mi ricordo una splendida mostra su Corot a Ferrara in piena fase dottorale; la Baccante con il tamburello era davvero strana in quel viso spigoloso, maschile, virile è il caso di dire. Ma certo… perché quella Baccante è lui, è il pittore stesso in quel volto, sforbiciato e incollato in un suadente corpo femminile. Siamo intorno al 1860. Di più. Prendiamo due esempi di artisti legati a questo territorio. Gli autoritratti biedermeier di Giuseppe Tominz, precisi quanto ironici ed autoironici, di lui che ci guarda accovacciato a ricordare una funzione corporale ben precisa come fosse un bisogno da espletare o, spostandoci nel tempo e nel dramma, gli ultimi autoritratti di Mušič realizzati da un pittore che ricordava aver frequentato “la scuola di Dachau”, vale a dire quella del campo di concentramento. Dunque l’autoritratto di per sé non è tema proposto al fine di scandalizzarci, ma interrogarci. Non sappiamo però, chi interroga chi e, in questo senso, rimane insuperabile l’illusione creata da Velázquez nel celebre Las Meninas, dove il pittore 13


riesce a rompere schemi mentali e filosofici, proiettando se stesso al centro della creazione e nella creazione stessa. Dopo tale esempio, definito non a caso da un pittore come Luca Giordano “la teologia della pittura”, si può affrontare il tema dell’autoritratto senza preconcetti, senza formalismi e senza limiti creativi. E veniamo così agli artisti che oggi si presentano a questa rassegna. Un pezzo di legno è più che sufficiente per Michele Bubacco, che proietta il proprio sguardo su un elemento della quotidianità – il primo – che trovò al suo arrivo nello studio viennese; si tratta, infatti, di un ferma porta che vigila sul suo operato. Sarebbe piaciuto anche a Kounellis, ma pure a Giovanni Battista Cavalcaselle e il suo museo dei frammenti. Al concetto di proiettare si indirizza la ricerca di Damir Stojnić; vengono proiettate le silhouttes dell’artista e della sua compagna. Lui e lei. Un pensiero che difficilmente viene affrontato perché più intimo, quello dell’amore in questo caso. Mescolare i due corpi porta a Ermafrodite, un essere androgino e unico. Un grande artista che ha sempre ragionato in questi termini è Prince, che aveva fatto del suo simbolo proprio la fusione tra maschile e femminile. Mi piace ricordare, invece, che il termine proiettare è portare fuori qualcosa che si può anche rifiutare e che si combatte, perché è dentro di sé. Il risultato è di assistere a una proiezione di un Giano bifronte. Errika Pontevichi ha una pittura molto sciolta e che, a primo impatto, è pure gradevole. Ma il disorientarci attraverso un doppio-sguardo, ci pone in un difficile confronto optical. Vince lei. La nuova Medusa della pittura italiana contemporanea; una serie di sguardi – non solo il suo – che ha il merito di portarci in una dimensione internazionale di un figurativismo fresco, creato con poche pennellate. Ormai paladina di una pittura internazionale è Banafsheh Rahmani, ma non soltanto perché inserita in un contesto di primo piano che ha in Marlene Dumas la madrina di battesimo e in Hopper un parente nobile, ma per un profilo che va ben oltre una necessità del dipingere; sempre più assistiamo a improvvisati dell’arte, e sempre meno a chi ha guadagnato dei titoli per un ambizione legittima. La pittrice ci presenta un doppio autoritratto, che ha del commovente; una lei con il trucco e una lei senza trucco, una lei fermata in uno scatto di anni fa e una lei odierna, una lei eterna e contemporanea. Quasi una sorta di duplice ritratto di Dorian Gray. Una scimmia scherza e chiude la bocca a Roberto Del Frate; quasi monocroma la resa, ma penetrante il risultato. Per un pittore che fa della grande tradizione post-impressionista la sua sorgente, compreso il primitivismo di Gauguin, poter accostarsi a un autoritratto del genere, permette di cogliere altri lati che spesso non emergono. Non c’è niente da ridere, in effetti, an14


dare allo zoo e vedere queste scimmie ammaestrate. E il pittore non è una scimmia ammaestrata. Potente la figurazione di Rafał Pacześniak; rinuncia a mostrarsi ma, di fatto, si mostra per ciò che fa. La sua pittura, tra le più interessanti nel panorama est-europeo degli ultimi anni, è costruita con cromie poderose, con girandole di fuochi d’artificio e, al contempo, con drammi pittorici non scontati. Questo, da sempre, lo apparenta più ai pittori napoletani del Seicento che ai conterranei. Si notano i colpi di rosso sulla tela, a simulare il sangue, il pulsare del colore nelle vene, il magmatismo cromatico, ma, soprattutto, la modella riflessa nel frammento d’uno specchio rotto? In una tela recuperata? Pittura che sa di una vita respirata in uno scantinato, o in una soffitta e che per un istante, qui, prende aria e si mostra. Altrettanto importante, la figurazione di David Dalla Venezia che presenta un’opera prima – è il caso di dirlo. Un autoritratto come il Gilles di Watteau, forse il più grande pittore del Settecento, e i riferimenti (al pari del Zola di Manet) ad altri importanti colossi dell’autoritrarsi: il Picasso della Morte di Arlecchino e il Sui Cuique Persona. A ciascuno la propria maschera è perfetto per definire non solo l’opera di Dalla Venezia, ma il concetto ultimo di questa mostra. La sua pittura, però, al di là dei voluti citazionismi, è una nuova figurazione che lo pone tra gli interpreti più colti tra Italia e Francia oggi; sarebbe stato questo pittore anche ai tempi di Bosch, è certo. Nella scultura si trovano due interpreti che, sebbene apparentati dal filo rosso della figurazione, giungono a risultati inattesi. L’uno più prossimo ad una frammentazione rodiniana della forma, ed è Ettore Greco, l’altra più figlia di Gemito, ed è Alessandra Spigai. Greco è barbaro e incisivo, e ci auguriamo che Mauro Corona gli dedichi l’attenzione che merita, mentre Spigai è più sognante e ancestrale in senso mediterraneo, con corpi che paiono recuperati dagli abissi sabbiosi. Greco giunge a un autoritratto stenografico in antitesi con la controparte statuaria e monumentale, Spigai ci invita a guardare il resto del mondo attraversando il proprio corpo in scultura. Le sue opere dovrebbero stare all’Archeologico di Napoli. Davide Castronovo, nel solco di Lucien Freud e Jenny Saville, si muove verso una figurazione schiacciata allo specchio mentre Pablo Avendaño Chávarri con pochi tratti ci porta nella propria dimensione personale claustrofobica e per certi versi vangoghiana; più legato ad un realismo di ascendenza courbetiana è la ricerca di Manuel Larrea Graham, e non c’è da stupirsi essendo i pittori messicani collegati agli spaccapietre del genio di Ornans. Cristina Fiorenza mette in scena un equilibrio fragile e affascinante, una propria architettura artistica che assorbe le diverse esperienze di collage, ceramica, materiali semplici rammendati e lavorati: un risultato suggestivo che la apparenta più a My Bed di Tracey Emin che ad un’opera canonica come la 15


possiamo intendere. Al riguardo, una piccola digressione provocatoria: è da considerarsi più un autoritratto l’opera appena citata o le migliaia di autofotografie di Cindy Sherman? Delphi Morpurgo avrebbe la benedizione di Von Stuck per questo profilo nell’oscurità ma con accenti mitologici e da fauno meditabondo, mentre Alan Stefanato sarebbe piaciuto a Depero e al Munari più giocoso. Consapevole è Anna Madia, per chi scrive tra le voci più singolari della figurazione contemporanea; il suo stile prende una nota sorprendente, quel germe di Eugène Carrière che tanto piaceva al giovane Picasso. Apparentemente sembra convenzionale e altera, invece catapulta chi osserva in un universo intimo e silenzioso, anche con venature decadenti, degne di una Deborah Turbeville. Volti creati e lacerati da tagli di vento sono quelli di Matisa Kazerooni, che possiede accenti fantastici, da figura eternamente giovane dipinta utilizzando anziché la paletta, una rosa del deserto. Ancora un altro protagonista della figurazione d’oggi in Italia, Filippo Manfroni; il talento è tangibile e probabilmente anche capace di “correggere un braccio a Raffaello” come diceva Gombrich di Bouguereau, ma è la tensione verso un universo quasi acquatico a calamitare chi osserva. Il suo autoritratto può essere di spunto al cinema del grande Guillermo del Toro. Luca Coser è, tra gli artisti presenti, quello che avrebbe entusiasmato Willem de Koonig e Robert Rauschenberg insieme…ha una forza commovente l’esistere e lo scomparire che mostra nel proprio autoritratto. Vale un’impronta sulla luna, come sulla sabbia…tanto forte per declamare la propria esistenza, quanto fragile rispetto ad un universo che supera l’homo faber. La donna del realismo magico, ad oggi, è Barbara Bonfilio. Ma è riduttivo e in parte inesatto, essendo ancora viva Bettina Shawn Lawrence. Questo suo modo di dipingere avrebbe fatto girare la testa ai grandi di quel mondo: Casorati, Cagnaccio di San Pietro, Guidi, Zecchin. La stesura del colore è piatta ma la resa è avvolgente. Per nulla decorativa ma ancora una volta, di chi interroga e si lascia piacevolmente interrogare. C’è un fascino lottesco più che klimtiano. Il volto è la carta geografica sul quale Moira Franco compie le proprie esplorazioni; l’aggressività della biro si stempera nel consegnare volti malinconicamente lontani, di derive dell’esistenza, di chi ha attraversato tempeste nella Terra del Fuoco, che è la vita. Un universo decadente e simbolista accompagna la maschera di Casaluce-Geiger, volutamente in stile marchesa Casati; c’è sintonia con il meglio di Roman Polansky e, soprattutto, con Marion e Wanda Wulz donne affascinanti e grandi fotografe che amavano ritoccare a mano le proprie creazioni. Forse sarà solo un caso, ma di Trieste anch’esse. A ciascuno la propria maschera. La verità delle maschere. 16


I tanti volti dell’autoritratto Monica Mazzolini

“L’artista sceglie se stesso come modello e ritraendosi accetta il gioco analitico che ognuno, con diversi gradi di competenza, praticherà sulla sua carne viva. La postura del corpo, lo scatto del volto, i lampi degli occhi, l’attitudine affettiva, il corredo d’oggetti: tutto sarà della sua effigie passato al vaglio. E l’esercizio d’una lettura introspettiva godrà di mille varianti, venendosi in esso a sommare le peculiarità psicologiche dell’artista e quelle dell’esegeta.” (Antonio Natali) Attraverso le ventidue opere, di altrettanti autori presenti in questa collettiva dal carattere internazionale, percorriamo un viaggio culturale, estetico ed interiore. Differenti le tecniche e gli stili, ma uno scopo comune. Con l’autoritratto l’artista si mette in gioco tre volte. È al tempo stesso artefice, soggetto e spettatore. Utilizzando questo mezzo espressivo pone domande, cerca risposte: conoscere e farsi conoscere, comprendere e farsi comprendere. Rivelare o nascondere, rispecchiare o mascherare. Questa la dicotomia che sta alla base dell’autorappresentazione, perché nulla viene riprodotto con perfetta imparzialità. L’artista è neutrale quando - usando il pennello, la matita o lo scalpello - rappresenta se stesso? Questa è la domanda che sorge spontanea quando siamo difronte a questo genere di opere. Le risposte possono essere molteplici e sono associate al “sentire” dell’autore ma anche al nostro. In effetti, non solo attraverso la maschera l’uomo nasconde se stesso o diventa altro da sé ma in qualche modo questo accade anche quando usa lo specchio, perché quella che vede riflessa non è l’immagine riprodotta in esso con tutta esattezza. Lo specchio, un oggetto comune, apparentemente semplice, è in grado di svelare e rivelare, riflettere, duplicare, deformare e anche ingannare perché mostra e permette di riconoscere colui che vi si pone di fonte ma allo stesso modo è menzognero perchè inverte la figura, il lato destro diventa quello sinistro e questo è metafora del come l’uomo può vedersi e può essere visto dagli altri. La tecnica che sottende a molti tipi di pittura, di disegno e di scultura permette di meditare e modificare il segno ed il significato di ciò che viene raffigurato. È un metodo lento che l’artista è in grado di controllare.Tuttavia, non dobbiamo dimenticare l’effetto e la presenza di quella parte inconscia ed oscura dell’essere umano e della 17


possibilità di scegliere ed utilizzare particolari tecniche in cui l’automatismo, il caso e la velocità sono caratteristiche importanti che non permettono ripensamenti o valutazioni durante la realizzazione, prediligendo in questo modo il lato istintivo. Autoritratti profondi, drammatici, ironici, esteticamente belli, armonici, dove si privilegia la rappresentazione del volto oppure l’interezza del corpo. Raffigurazioni che possono essere reali, immaginarie, idealizzate, concettuali, disarmoniche, celate, sdoppiate, sensuali, volte alla ricerca di un’interiorità che diventa ancora più profonda e completa, analizzando non solo la connotazione fisica dell’autore ma anche la sua identità attraverso la rappresentazione degli stati d’animo. Il tratto, la pennellata, il colore sono una traccia, un segno ma spesso è l’invisibile, l’inatteso, quello che non è rappresentato ma si vede, che davvero racconta e trasmette qualcosa. E sebbene l’autoritratto arresti il tempo o rappresenti l’autore nelle sue caratteristiche fisiche e psicologiche d’insieme, nella sua essenza, non potrà mai descriverlo completamente e bloccarlo se non in quel preciso momento, perché l’uomo, come ogni cosa, è in continuo mutamento, in continua trasformazione. E alla domanda: “chi sono?” oppure “chi è?” l’autoritratto può dare solo una risposta transitoria talvolta vera ma anche ingannevole ed illusoria.

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OPERE

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Pablo Avendaño Chávarri Italian me 2018 olio su tela 59x89

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Barbara Bonfilio Autoritratto con benda 2018 acrilico su tela 120x100

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Michele Bubacco autoritratto allo specchio, sotto la porta, contro il muro 2017 olio su legno 18,5x10

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casaluce/geiger # 01 IL PROFUMO DI LUISA CASATI /// voglio essere un’opera d’arte! 2018 acrilico su stampa fotografica 22x17

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Davide Castronovo XNY_VII 2008 olio su legno 32x33

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LucaCoser Malinconia senza dire malinconia 2017 grafite e olio su carta 100x70

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David Dalla Venezia Autoritratto (in fieri) 2011 - 2018 olio su tela (nero, rosso, ocra, bianco) 162x130

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Roberto Del Frate Autoritratto con Scimmia 2010 acrilico ed olio su tela 120x120

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Cristina Fiorenza Cri e cri, 2018 carta lana carboncino gesso 150x108

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Moira Franco Selfpotrait-Durga 2017 penna e pastello su carte 40x66

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Manuel Larrea Graham Me by Me (Fragmented version) 2018 acrilico su tela 100x100

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Ettore Greco Luce ombra, 2018 gesso patinato 45x21x18

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Matisa Kazerooni Io sono una donna... io sono una donna... una donna iraniana, dell’Oriente, del terzo mondo. 2018 tecnica mista 30x24

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Anna Frida Maida Ombeline 2018 olio su tela 27 x 19

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Filippo Manfroni Guarda, vedi 2012 olio su tela 30x30

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Delphi Morpurgo autoritratto 2018 olio su tela 15x10

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Rafał Pacześniak autoritratto 2012 olio su tela 100x120

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Errika Pontevichi Casalinga 2016 olio su tela 35x35

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Banafsheh Rahmani I am not, yet I am 2018 olio su tela 60x81

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Alessandra Spigai Autoritratto con vista, 2018 creta, cemento, gesso 70x50x35

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Alan Stefanato Autoricatto 2018 olio su tela 60x50

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Damir Stojnić Hermaphrodite 13 2014 polvere di carboncino colorato inchiostro carta 100x70

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BIOGRAFIE


Benevento. Nel 2013 finalista con opera pubblicata in catalogo al London Creative Awards, ed espone alla personale del collettivo Hado – Ordo Amoris presso la Galleria De Chirico di Torino. Finalista in premi tra i quali il Premio Biennale di Pittura Felice Casorati, il Premio Morlotti, il London Creative Awards, il Premio Carlo Dalla Zorza, il Premio Internazionale Limen, il RezArte Premio Tricolore e il Premio Combat Prize. Pubblicata in catalogo del 2004, 2007, 2008 al Premio Celeste. Collezioni pubbliche e private: Collezione Permanente della Pinacoteca di Gaeta, la Collezione Miroglio, la Collezione Permanente La Fenice Gallery di Venezia e la Collezione Permanente della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo.

Pablo Avendaño Chávarri Nato a San Sebastián, Spagna, nel 1971 ha sviluppato la sua carriera di artista visivo a Bruxelles per 15 anni. Laureato in Filosofia a Madrid, formato all’Académie Royale des Beaux-Arts a Bruxelles e al Círculo de Bellas Artes, Università di Madrid. Nel 2007 vince i primo premio della pittura alla King Baudoin Foundation e il premio della selezione FASAB. Nel 2004 vince il primo Premio della Pittura Junta de Andalucía. Espone regolarmente il suo lavoro in Europa, negli Stati Uniti e in Cina, esponendo in eventi come la Miami Bridge Art Fair, lo Shangai International Arts Festival, Scope Basel, Apertura Madrid o gallerie come Martine Ehmer a Bruxelles e RL Fine Arts a New York. Dal 2016 vive e lavora a Madrid.

Michele Bubacco Nato a Venezia nel 1983, dove ha potuto confrontarsi in prima persona con l’opera dei grandi maestri della pittura veneziana del passato e i protagonisti dell’età moderna, che hanno significativamente influenzato il suo primo sviluppo come un artista. Ha studi sull’isola di Murano e anche a Vienna, la città in cui vive dal 2015 dividendo il suo tempo con Venezia. Recenti esposizioni: 2017 Michele Bubacco – F**k-simile, Gallery Alessandro Casciaro, Bozen (IT) 2016 Un-becoming, Fridman Gallery, New York (USA), Premio fondazione VAF - Posizioni attuali dell’arte italiana, Kunstsammlungen, Chemnitz (D), Stadtgalerie Kiel (D), MACRO, Rome (I), Your bones, solo exhibition, Galerie Rompone, Cologne (D), (Un)Real, David Richard Gallery, Santa Fe (USA), Serenade, solo exhibition, David Richard Gallery, Santa Fe (USA), 5x5: Other Voices, The Bruce High Quality Foundation, Zoya Cherkassky-Nnadi, Litvak Contemporary, Tel Aviv, Israele, 2012 “Whitegray”, solo exhibition, Litvak Gallery, Tel Aviv, Israele; 2009 Finalista Colomba International Art Award.

Barbara Bonfilio Laureata in Pittura all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino nel 2001. Selezionata per la rassegna Friday Posts al MOMA di San Francisco. Espone alla 54° Biennale di Venezia Padiglione Italia /Lo Stato dell’Arte, al Museo Madre di Napoli, alla mostra White Box a cura di Giuseppe Biasutti. Partecipa a Moulhouse 007: Talenti delle Accademie Europee. Nel 2017 espone alla Yia Art Fair di Maastricht e alla Yia Art Fair di Parigi. Nel 2016 espone alla Art Fair Stuttgart e alla mostra I On Fire curate da Martina Cavallarin, Galleria Ellebi, invitata alla residenza d’artista BoCS Art curata da Alberto Dambruosio e al 49’ Premio Suzzara. Nel 2015 espone ad Anime diverse – Bonfilio, Lo Schiavo, Giannulli, Galleria Ellebi, Cosenza ed è invitata ad Arte Expo Italiana tra i 200 Maestri dell’Arte Italiana, a cura di Vittorio Sgarbi, Varedo. Nel 2014 espone alla mostra Tissue C9 Arte a corte a cura di F. Baboni, alla collettiva Aliens nella casa di L. Ariosto e la personale Apertis Verbis alla galleria Numen Arti Contemporanee di

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casaluce/geiger Artista italo-austriaca, basa la sua ricerca su elementi di ‘disturbo’ e destrutturazione delle ‘regole’, partendo da una certa ambiguità espressa con l’omissione dei propri dati anagrafici. Attratta dal concetto di fluidità e molteplicità, esplora luoghi identitari del multi-sé attraverso uno dei suoi alter ego tra reale e virtuale: synusi@ virus cyborg. Ha realizzato per DROME:::magazine - il synusi@blog ospitando diversi artisti, filosofi, registi, da Marina Abramovic, Maurizio Cattelan Elio Fiorucci, Emma Dante a ricci/forte. L’indagine sul travestimento in fotografia condotta da Fabiola Naldi nel libro I’ll be your mirror, esamina il tema del doppio nelle sue immagini riflesse della serie Self Portrait. Ha esposto in numerosi musei, tra cui Landesmuseum Niederösterreich, Atelier Augarten - Österreichische Galerie Belvedere, Q21 - MuseumsQuartier Wien, Stadtgalerie Bamberg - Villa Dessauer, Kunsthalle Bratislava, Kajaani Art Museum, IKOB Museum, Kymenlaakso Museum, Bangkok Art and Culture Centre. Tra queste ricordiamo: Il PROFUMO DI LUISA CASATI, Galerie Jünger, Wien / Testo Luca Scarlini (Personale); Galerie Jünger, Wien /Testo Luca Scarlini (Personale); From the pages of my diary, Atelier Augarten, Zentrum für Zeitgenössische Kunst/Galerie Belvedere, Wien/A (Personale); Transition of Energy, Kajaani Art Museum / FIN; In Rahmen des Monats der Fotografie, Maria Hahnenkamp & Zwiegespräche, Galerie Jünger, Wien /A; Transition of Energy, Kunsthalle Bratislawa /SLO; Salotto Wien, MAK /Trieste /I; Primavere del Bianco Lalit Kala Academy New Delhi/Rabindranath Tagore Centre / India; MANIFESTA 7, Bozen /I; 50° Biennale di Venezia, sez extra 50/I; Luoghi d’affezione, EUROPALIA, Eupen/Belgie. Vive e lavora a Vienna. 66

Davide Castronovo Nato a Trieste nel 1970, dove vive e lavora. Collettive: Pnudgots. Artisti under 35 del Friuli-Venezia Giulia, Studio Tommaseo, Trieste, 2000. MIB ART. Per un’economia dello sguardo, Mib School of Management, Palazzo del Ferdinandeo, Trieste, 2001. Pnudgots. Artisti under 35 del Friuli-Venezia Giulia, Obalne Galerije, Piran (SLO), 2001. Bibliografia: Pnudgots. Artisti under 35 del Friuli-Venezia Giulia, catalogo della mostra , Supernova Edizioni Srl, Venezia, 2000. MIBART. Per un’economia dello sguardo, catalogo della mostra, Trieste Contemporanea, Trieste, 2000. Luca Coser Nato a Trento nel 1965, nel 1983 è iscritto all’Accademia di Belle Arti di Venezia al Corso di Pittura tenuto da Emilio Vedova, dove si diploma nell’`87 al Corso di Pittura tenuto da Gustavo Giulietti. Nel 1999 il Centro Audiovisivi della Provincia Autonoma di Trento produce un video sul suo lavoro artistico, per la regia di Luciano Appacher. Dal 1999 - 2000: Sandro Avila produce e dirige un video sul suo lavoro artistico. ll Comune di Trento nel 2001 realizza un video sulla sua mostra personale tenutasi nelle sale della Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento nell’inverno del 2000. Dal 2000 è responsabile della collana artistica della casa editrice Nicolodi. Dal 1997 al 2001 Assistente alla Cattedra di Anatomia Artistica presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo. Nell’ inverno 2001/2002 docente di Step Design, Corpo e Tecnologia, presso l’Accademia del Design di Bolzano. La sua più importante mostra personale si è tenuta nell’inverno del 2000 nelle sale della Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento.


demia delle belle Arti di Venezia. Dopo le scuole a indirizzo umanistico e le prime vendite presso mercanti locali, decide di girare l’Europa e risiede a lungo a Parigi dove dipinge bozzetti dal vivo in gran parte en plein air. Trascorre qualche anno anche a Bruxelles e Londra, ma nel 1990 apre il suo atelier a Venezia e partecipa a numerose mostre nazionali e internazionali, riscuotendo ampio consenso per il suo raffinato cromatismo dalla sensibilità tonale. Nascono collaborazioni con numerose gallerie veneziane che esportano i suoi quadri in tutto il mondo, specie in USA e Gran Bretagna e Del Frate ricomincia a viaggiare. La sua anima free lance lo porta a lavorare per gallerie francesi e belghe e per arredatori statunitensi con opere di grandi dimensioni. È in questo periodo, il 2005, che scopre la sua passione per il paesaggio urbano. Dopo la morte del padre, nel 2006, viaggia ancora molto e si opera in una tecnica di sua invenzione. Sostituisce, infatti, l’olio con un’alternanza acrilico, olio, acrilico. Nel 2009 si innamora di Trieste e trasferisce il suo atelier nella città mitteleuropea dove dispone anche del suo show room.

David Dalla Venezia Nato a Cannes nel 1965, è pittore e figlio di artigiani, influenzato, almeno nella sua prima giovinezza, dal Surrealismo e dalla Metafisica. Ha studiato storia dell’arte e filosofia all’università di Venezia. Dal 1987 al 1989, in stretta collaborazione con l’artista giapponese Hiroshi Daikoku, inizia a dipingere realizzando 12 grandi dipinti murali sulle palizzate di legno dei cantieri di restauro per le strade di Venezia. Nel 1989 la sua prima mostra personale ha luogo presso la galleria Bac Art studio di Venezia. Dal 1990 al 1992 vive e lavora a Nizza partecipando a esposizioni collettive nella regione (XXIII Festival Internazionale della Pittura di Cagnes-sur-Mer, IV Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea dove vince il 1° premio per la pittura).Nel 1992, in occasione della partecipazione alla mostra “Corale” curata da Andrea Pagnes presso la Fondazione Bevilacqua-La Masa, rientra a Venezia dove da allora vive e lavora.Da allora ha dipinto ed esposto in Italia e all’estero sviluppando il suo stile, perfezionando la tecnica pittorica in un continuo confronto con la tradizione e la contemporaneità. Nel 2010 insieme a World Wide Kitsch, associazione promotrice del movimento Kitsch che fa capo al maestro norvegese Odd Nerdrum, ha organizzato e curato l’esposizione internazionale di pittura figurativa Kitsch Biennale 2010 a Venezia presso Palazzo Cini a San Vio. Da qualche anno vive a Trieste.

Cristina Fiorenza Nata a Napoli, vive e lavora a Vienna, in Austria. Ha studiato e lavorato come architetto fino a quando ha scelto di dedicarsi interamente all’arte. Si è occupata di progetti architettonici pubblici come stazioni delle ferrovie dello stato in Austria. Ha sviluppato il carattere artistico come un ibrido, non si riconosce sostanzialmente in una disciplina unica, come architetto o artista, ma usa quello che le serve per sviluppare un’ idea. Pittura, disegno, installazione, ceramica sono tutte discipline che ama e uso. Il collage è una tecnica che ritorna in tutte le discipline, l’ idea di imperfezione e instabilitá rappresentano aspetti importanti del suo lavoro. Mi piace lavorare a manufatti che hanno un tempo

Roberto Del Frate Roberto del Frate nasce nel 1960 a Venezia da madre veneziana di nobile origine polacca e da padre friulano, pittore affermato a livello locale e nazionale, Enrico Del Frate, detto il Frattini. È da lui che Del Frate impara l’arte e l’amore per la pittura ad olio, trascorrendo le sue giornate presso l’atelier del padre, situato presso il Palazzo delle Meravegie vicino all’Acca67


di vita che sono destinati a sfaldarsi. Cosi le installazioni di architettura, le case su pilastrini. La pittura è quasi sempre figurativa, come costrasto. i disegni quasi sempre collage o lavori su carta in cui intervengo con delle parti cucite. Esibizioni per lo piú in Austria dove vivo, ma anche a Berlino, New York, Bratislava, Napoli, Ostrava in Cechia. Moira Franco Nata a Cuneo nel 1978, ha studiato all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, vive ad Oncino in Valle Po. I suoi lavori sono stati esposti alla 54ª Biennale Venezia Padiglione Italia, Manifesta 9 Parallel Event in Belgio, al MEAM Museo Europeo d’Arte Contemporanea di Barcellona, The Berlin Wall con The Promenade Gallery in Valona in Albania, White Box con la Galleria Biasutti, Three Women Show alla Galleria Ramfjiord di Oslo, Arte e Sport a Kobe in Giappone, Moira Franco alla Galleria Saavedra di Barcellona, Ordo Amoris alla Galleria Raffaella De Chirico di Torino, DELICARTESSEN alla Galleria Montoriol di Barcellona e nel 2018 a Tales for a late at night-Racconti per le piccole ore - Moira Franco | Carol Rama | Gudrun Krebitz - a cura di Francesca Lazzarini alla Galleria MLZ Art Dep. E’ stata selezionata come partecipante per il IV Premio Cairo Communication, al Combat Prize, nel 2014 al Mod Portrait di Barcellona, tra i numerosi premi nel 2015 ha vinto il primo premio Stipendustilling di Oslo e nel 2017 è stata seleziona ad Artrooms di Londra con il progetto collettivo BBFM. Nel 2016 è stata selezionata ed ha partecipato alla residenza artistica Eskff al Mana Contemporary a Jersey City – New York. I suoi principali collezionisti sono Collezione La Gaia, Asicis Italia, Macba Barcelona, Fondazione CRC Cassa di Risparmio di Cuneo e Collezione Artan Shabani. 68

Manuel Larrea Graham Nato nel 1973, è un artista visivo messicano, autodidatta, con una percorso di oltre 15 anni in attività legate all’arte e alla cultura. Affronta studi accademici nel campo delle scienze umane, in particolare nella Facoltà di Scienze Politiche e della Pubblica Amministrazione presso l’Università Iberoamericana in Messico e si diploma in Arte dal Rinascimento al Romanticismo insegnata dalla Università Carlos III di Madrid. Contemporaneamente ha insegnato disegno e svolto lavori di curatela in vari eventi legati alle arti visive, nonché vari progetti pittorici e scultorei per aziende, spazi pubblici e varie collezioni private. È stato direttore delle gallerie Lithium Art room a San Miguel de Allende e Queretaro per 5 anni (dal 2003 al 2008) e ha partecipato a mostre in varie gallerie e luoghi pubblici. Il suo lavoro è influenzato dai grandi maestri del periodo rinascimentale, da dove cerca di emulare tecnicamente risultati di valore estetico, fondendoli con elementi di arte contemporanea e espressioni artistiche di ambientazione urbana. Ettore Greco Nasce a Padova nel 1969 e si diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 1992. Nel 1994 apre un suo atelier e due anni più tardi tiene la sua prima mostra personale. Dal marzo del 2011 un suo San Sebastiano è in permanenza al Vittoriale degli Italiani, la casa-museo di Gabriele d’Annunzio a Gardone Riviera e nel giugno dello stesso anno Greco è presente alla 54.Biennale di Venezia. Collabora con l’Espace Pierre Cardin di Parigi, dove nell’autunno del 2013 si è tenuta una sua personale. Le sue sculture sono state esposte in molte città tra cui Milano, Torino, Firenze, Berlino, Parigi, New York. Dal 2009 collabora con la Galleria Maurizio Nobile per la quale ha realizzato numerose opere nel 2011 per


veste di illustratore e visualizer. Nel 2000 lascia Milano dopo 6 anni per fare ritorno a Rimini. Il percorso pittorico di Manfroni, i suoi sforzi da autodidatta, iniziano in quegli anni. La pittura e’ per lui uno strumento per creare, un canale attraverso il quale espellere, un modo per sintetizzare, filtrare e mostrare. E’ un osservatore attento e l’ oggetto delle sue riflessioni sono le persone. Trova che nell’essere umano sia insita una tragica difficolta’ ad esistere, un male di vivere tutt’ altro che romantico. E’ da questo disagio che l’ artista è affascinato ed attratto. La meraviglia dell’ esistenza, in tutti i suoi aspetti. Di questo Manfroni racconta e lo fa attraverso la figura, che da sempre dunque si pone al centro della sua ricerca e delle sue attenzioni.

la mostra Fior di Barba e nel 2012 per al mostra Fine o Rinascita? 2012-2013. Ettore Greco pur non abbandonando i suoi riferimenti alla scultura di Rodin, si ispira a dipinti del Siecento, traducento immagini e suggestioni pittoriche in bornozo, terracotta, gesso. Vive e lavora a Padova. Anna Madia Diplomata in Pittura all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, Italia. Vive e lavora in Francia. Nel 2011 è tra gli artisti selezionati da Vittorio Sgarbi per il Padiglione Italia della 54a Biennale di Venezia per la Regione Piemonte. Nel 2010 ha vinto un workshop triennale presso il Ginkgo Contemporary Art Center di Troyes (Francia) e nel 2009 è diventata tutor in painting all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. È stata selezionata come finalista al Premio Fabbrica Italiana nel 2004, al Premio Cairo nel 2006, al Premio Ritratto britannico della National Portrait Gallery di Londra nel 2007; ha vinto nel 2008 il Renaissance Prize dell’Istituto Italiano di Cultura di Londra e il Premio La Fenice di Venezia. 2014: Borsa di studio Aide a la creation, Champagne Ardenne Region. Francia. Finalista 2014 top ten Showdown Saatchi Art “Body Electric”. Intervista “Uno a guardare” Saatchi Art. “Invest in Art” Catalogo primavera 2016 Saatchi Art. Collezioni private: Italy, France, Swiss, Germany, England, Holland, Spain, Portugal, Norway, Belge, Polony, Canada, USA, Mexico, Arabia Saudita, Colombie, Brasil, Japan.

Delphi Morpurgo Nato nella città di Savignano, Cuneo, nel 1992. Scuola d’arte e successivamente un approccio all’Accademia delle belle arti, che lascia per divergenze didattiche. Attualmente vive e lavora a Trieste. Principali esposizioni: Nel 2015 é finalista nel Francesco Fabbri Prize, espone al IX Salone d’autunno dell’arte triestina a Trieste, prende il secondo posto al premio “Lilian Caraian”, e frequenta la Salzburg Summer Academy of Fine Arts con Irina Nakhova. Sempre in quell’anno espone alla collettiva Folirilegio, Double Room, Trieste, è finalista al Combat Prize di Livorno. Nel 2014 espone nella personale Di là dal bosco, CPP Gallery, Trieste, al VIII Salone d’autunno dell’arte triestina e all’ “Europaradigmaest”, INCE institute, sempre a Trieste. Nel 2013 partecipa al “Dramatis Personae, il volto e la figura nell’arte contemporanea italiana”: esposizione e progetto editoriale di Virgilio Patarini, Galleria 20, Torino. Sempre in quell’anno partecipa a “Il segno” prize Palazzo della racchetta, Ferrara. Nel 2012 ottiene un secondo

Filippo Manfroni Nasce a Rimini nel 1972. Nel ‘91 si diploma presso l’ Istituto d’ Arte di Urbino, sezione grafica pubblicitaria. Nel ‘94 si trasferisce a Milano per frequentare la scuola del fumetto di via Savona, dove si diploma nel ‘97. Da allora collabora con le piu’ note agenzie di pubblicita’ italiane in 69


posto al “Lilian Caraian” Prize, espone alla Biennale giovani Trento, con un lavoro selezionato dalle Gallerie di Piedicastello, Trento. Nel 2011 partecipa alla “Biennale diffusa” Magazzino 26 – students of the art institute, Trieste. Nel 2010 inizia a studiare pittura a olio nell’atelier di Gabriele Bonato. Attualmente vive e lavora a Trieste. Matisa Kazerooni Nata nel 1972 a Tehran, si diploma in pittura all’Università delle Arti di Tehran. Ha tenuto cinque mostre personali e più di sessanta mostre collettive in Iran e all’estero (Francia, Spagna, Inghilterra, Australia, Giappone, Armenia, Turchia, Italia). Matisa ha Illustrato quattro libri per bambini e insegnato nell’università islamica di Azad, nell’università d’arte di Teheran, nell’università di Elmi Karbordi. Dal 1992 tiene lezioni di pittura e disegno per bambini e adulti. Ha tenuto le prime sessioni di creatività per bambini in Iran, facendo da giuria per diversi festival (come Hans Christian Andersson Festival) Membro del gruppo 30+ e m. Vive e lavora a Tehran; Rafał Pacześniak Nato nel 1973 a Żagań, in Polonia. Negli anni 1993-1999 ha studiato presso la Facoltà di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Varsavia e Cracovia, un diploma nello studio del prof. Stanisław Rodziński nel 1999. Dal 2000 è insegnante di disegno e pittura presso le scuole d’arte a Rzeszów. Dal 2000 è membro della Kontrapost Association of Young Artists. Nel 1996 è stato titolare di una borsa di studio dell’Akademie der Bildenden Künste di Norimberga. Nel 2002 gli è stato conferito il Direttore BWA a Rzeszów nel concorso “Immagine, grafica, disegno, scultura dell’anno 2001”. Nel 2005 ha ricevuto una borsa di studio dal governo italiano presso l’Accademia di Belle Arti 70

di Roma e Napoli. Pratica la pittura e il disegno. Errika Pontevichi Nata nel 1979, vive e lavora a Villanova sull’Arda, Piacenza. Diplomata al liceo artistico, si laurea nel 2005 all’Accademia di Belle Arti a Bologna. Nel 2010 si classifica prima al Premio Malfanti e dal 2011 inizia a frequentare lo studio di G.Bargoni. Si allontana dalla pittura accademica per affacciarsi ad un linguaggio più informale, relazionando direttamente con l’espressività del colore. Dopo un soggiorno ispirazionale in terra francese, la sua pittura si riavvicina ad un linguaggio più figurativo senza dimenticare l’espressività e la libertà dell’informale. Personali: 2015 “Dialoghi tra forme e astrattismo” Reggia Colorno, Parma. 2012 “Insieme per un grande progetto” Dondolandoarte, Martignana Po, Cremona. 2006 “Paesaggi” Rocca Pallavicino di Monticelli D’Ongina Piacenza. Numerose le collettive: 2017 “37,2 Le Matin” Poggio dei Medici, Scarperia, Firenze. 2017 Combat Prize Museo G.Fattori, Livorno. 2016 Torino Art Gallery di Torino. 2016 “Ellera Galleria all’aperto della ceramica d’arte” Ellera, Albissola Marina, Savona. 2015 Libreria Galleria Einaudi, Mantova. 2015 “Percorsi” con M.Iotti, A.Molinari, Salone dei Falegnami, Gualtiri (Re). 2013 “Scelte Personali” Dondolandoarte, Martignana Po (Cr). Vince nel 2017 Premio Combat Prize 2017 Livorno. Banafsheh Rahmani Nasce a Teheran nel 1972. Nel 1996 si diploma in pittura alla Azad University e nel 2002 consegue il “Master in research in Art”. Sempre a Teheran collabora con la Galleria Haft Samar e con la Galleria Bamdad. Durante la sua attività in Italia espone nel 2011 al MAR di Ravenna e alla Biennale di Venezia, nelle sale del Magazzino 26 a Trieste. Espone poi a Rotterdam


Emersioni, Vis a vis - Trieste. Nel 2014 espone con la personale Muse interiori alla Sala comunale d’arte di Trieste, mentre nel 2013 presenta le sue prime Muse Interiori a Milano, presso Show room p8.

dopo una borsa di “Artist in residence” alla Hommes Gallery nel 2013. Nello stesso anno partecipa all’International Biennal of Contemporary Art on Environmental Sustainability nell’ex Macello di Padova. Nel 2013 e 2014 vince “Artist in Residence” a Venezia e in Olanda, dopodiché sone i suoi lavori alla Hommes Gallery, Rotterdam. Collabora con la galleria Torbandena e ora vive tra Trieste e Vienna.

Alan Stefanato Nasce a Trieste nel 1992. Vive e lavora a Muggia, Trieste, Italia. Mostre Personali: 2015 Elementi di distrazione Combine, Trieste; 2014 “Fuochi fatui”, Galleria GiaMaArt studio, Vitulano (BN); 2014 “Braingstorming”, Galleria Check Point Paint, Trieste; 2012 Alan Stefanato, Sala Negrisin, Muggia; 2012 Alan Stefanato, Twins club, Trieste; 2011 Knulp, Day Dreaming Project, Trieste; 2011 Alan Stefanato, Spazio Bra11, Trieste. Mostre Collettive: 2017 19°Premio Vittorio Viviani, Villa Brivio, Nova Milanese; 2017 Non nella nostra luce, Villa Fosca, Cordenons; 2016 Più o meno positivi, Sala Veruda, Trieste; 2016 Rituals/Riti privati Galleria Comunale Cappella Maggiore,Treviso; 2015 Holy MisterY il Sacro ed il mistero nell’arte contemporanea, Torino; Nel 2014 vince il Premio ORA.

Alessandra Spigai Artista eclettica e autodidatta, inizia a dedicarsi alla scultura e alla pittura dopo aver attraversato l’espressione di molte arti, dalla grafica al design, dalla scrittura alla fotografia. La sua arte è trasformista e inquieta, struggente e visionaria. Nelle forme plastiche, modellate o scolpite, trova un linguaggio primordiale e istintivo, con cui prosegue il suo percorso di ricerca del significato profondo della vita, dell’identità dell’essere umano, spirituale e naturale. È questa la sua poetica. Sperimenta tecniche e processi sempre nuovi, dal legno antico alla resina, dai caratteri di legno da stampa ai colori ad olio composti plastici di sua invenzione. Appassionata sperimentatrice cerca sempre la contaminazione espressiva più congeniale per esprimere il vero sentire interiore. Il suo lavoro, poetico ma materico e intenso, rappresenta il travaglio del vivere, nella consapevolezza dei propri limiti e pulsioni, nella pienezza dei desideri, delle paure e delle spinte verso l’evoluzione interiore. Esibizioni selezionate: Nel 2017 partecipa a Quintessenza - La magia, Trieste. Nel 2016 espone in una personale esclusiva, Les passages, nella storica casa Hôtel Tassel a Bruxelles. Nel 2015 partecipa a Terra, Galleria Liberarti, Trieste. Nello stesso anno la personale

Damir Stojnić Nato nel 1972 a Rijeka. Laureato in pittura all’Accademia di Belle Arti di Zagabria nel 2000. Subito dopo lavora come assistente al professore presso la Scuola di pittura presso l’Accademia di arti applicate di Rijeka. Dal 2015 è membro della XXI Artistic Association LABIN ART EXPRESS, che ospita la galleria “Lamparna” del KuC. Ha esposto in 50 mostre personali e numerose mostre collettive. Le sue opere sono in collezioni pubbliche e private in Croazia e all’estero. Per il suo lavoro, ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Vive e lavora a Rijeka, Croazia. 71


Con il contributo di:


cultural association for promotion and comparison of contemporary arts via commerciale 43, 34134 Trieste, Italy +39 3477892455 www.bearts.eu Info: segreteria@bearts.eu

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