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Primo Piano

Martedì 10 Settembre 2019 www.gazzettino.it

Il governatore Zaia

«Babbo Natale rispetto a Conte è un dilettante»

IN VENETO VENEZIA Passi la riforma del fisco, vada per la nuova legge elettorale, d’accordo il taglio dei parlamentari. E poi più opere pubbliche, più lavoro, un’Italia più verde e più smart. Ma quando il governatore Luca Zaia ha sentito che il programma del premier Giuseppe Conte proseguiva ancora, includendo pure i nidi e l’autonomia, non ci ha più visto e gliene ha dette un paio, ancorché a distanza. La prima: «Babbo Natale ne esce come un dilettante dopo aver sentito la lista della spesa di Conte, che ha omaggi e regali per tutti». La seconda, idealmente rivolta direttamente al numero uno di Palazzo Chigi: «Ma se hai governato per 15 mesi, ti sei dimenticato di far tutte queste robe? E se non ti sei dimenticato, caro presidente del Consiglio, perché non le hai fatte? Adesso dici: “Faremo gli asili gratis”. Perché non li ha fatti prima? E sull’autonomia: ma se ce l’avevi promessa in una conferenza stampa del dicembre 2018 e avevi detto che avresti chiuso la partita per febbraio 2019, mentre adesso siamo a settembre 2019 e non ce l’abbiamo, qualcosa non torna, o no?».

L’INTESA Nel suo discorso alla Camera,

IN AULA IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO: «FONDO DI PEREQUAZIONE PER NON CREARE UN PAESE A DUE VELOCITÀ FRA IL NORD E IL SUD»

«Il premier ora ha regali per tutti `«Come ci daranno l’autonomia %M5s e Pd che non l’hanno voluta?» perché non lo ha fatto prima?» `

il premier Conte ha citato espressamente «i cittadini veneti», quando ha affermato che «è intenzione del Governo completare il processo che possa condurre a un’autonomia differenziata giusta e cooperativa», salvaguardando «il principio di coesione nazionale e di solidarietà e la tutela dell’unità giuridica ed economica», definendo però «i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali e i fabbisogni standard» attraverso un «fondo di perequazione», per non «creare un Paese a due velocità, che aggravi il divario fra il Nord e il Sud». Parole variamente commentate dall’emiciclo. «Avete detto di no all’autonomia presidente Conte, ci avete preso in giro», ha tuonato il leghista Massimo Bitonci. «L’autonomia non è mai arrivata», gli ha ricordato l’azzurro Marco Marin. «Un discorso apprezzabile perché ispirato dalle radici costituzionali», l’ha invece definito la pentastellata Francesca Businarolo.

DAMASCO E CRISTO Questione di punti di vista. Quello di Zaia, in giornata di metafore evangeliche, è di perplessità: «Adesso vorrei capire come

ci la storia che Cristo è morto di freddo, il Governo deve prendere un pezzo di carta bianca e scrivere la sua proposta di autonomia. Boccia prenda e dica al mondo intero qual è la sua idea di autonomia. Non vorrei ritrovarmi con lo stesso film dell’ultimo Governo, che per 15 mesi si è messo a discutere del nostro progetto, mentre loro (i Cinquestelle, ndr.) non lo avevano mai. Noi siamo lì, con le braccia conserte davanti al notaio, ad aspettare che il Governo porti un testo».

LA PIAZZA In caso contrario, la parola passerà alla piazza, come ha proposto il suo collega lombardo Attilio Fontana: «Questo è scontato». Molto meno ovvio, secondo Zaia, è l’appello di Conte alla mitezza, in discontinuità rispetto a certe ruvidezze salviniane. «Questi sono stati assieme 15 mesi – riflette il governatore – e Conte avrebbe continuato per altri 15 anni. Mi chiedo come abbia tutti questi problemi oggi, visto che fino al giorno prima non ha mai detto nulla. L’ho ascoltato lamentarsi di tutte le volte che non gli hanno offerto il caffè, che non gli hanno aperto la porta, che non gli hanno risposto al telefono... Sembra quasi un discorso da innamorato abbandonato, boh, io non lo so». Angela Pederiva © RIPRODUZIONE RISERVATA

IRONICO Il governatore Luca Zaia contesta l’alleanza giallorossa che regge l’esecutivo Conte-bis

faranno a fare l’autonomia i 5 Stelle, che ci hanno preso in giro per 14 mesi, e il Pd che non ha mai voluto darcela. Magari si può essere folgorati sulla via di

Damasco e questo potrebbe portarci bene». Ma al ministro dem Francesco Boccia, secondo cui «con i diktat non si va lontani», il governatore leghista del Veneto

ha ribattuto a tono: «La Costituzione dice che una Regione può chiedere fino a 23 materie e le elenca, noi le abbiamo richieste tutte, punto. Invece di raccontar-

LA PENTASTELLATA BUSINAROLO: «DISCORSO APPREZZABILE» L’AZZURRO MARIN: «LA RIFORMA NON È MAI ARRIVATA»

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MESSICO

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ATTUALITÀ

MARTEDÌ 10 SETTEMBRE 2019 IL MATTINO

Il nuovo governo

Il premier: avanti con l’autonomia ma senza divari tra il Nord e il Sud Ribadita in aula la volontà di istituire un fondo perequativo a sostegno del Mezzogiorno: «No al Paese a due velocità» Filippo Tosatto VENEZIA. Un passo avanti e due indietro, per dirla con la buonanima di Lenin. Ad oggi, sul versante sdrucciolevole dell’autonomia, la convergenza tra il neonato governo 5 Stelle-Pd e le Regioni leghiste appare un miraggio né le rassicurazioni di principio del premier sembrano sufficienti a rimuovere gli ostacoli che avevano provocato lo stallo delle trattative nella convulsa stagione gialloverde.

Sud». Un’opzione già emersa nel corso dei negoziati condotti da Erika Stefani, con il leader grillino Luigi Di Maio lesto a proporre che nel fatidico fondo confluissero anche gli eventuali risparmi derivanti dall’autonomia lombardo-veneto; un’ipotesi che ha suscitato l’opposizione sdegnata dei governatori Luca Zaia e Attilio Fontana, bloccando de

PRESTAZIONI E BISOGNI

Botta e risposta tra il ministro Boccia e il presidente della Lombardia

«È nostra intenzione completare il processo che possa condurre ad un’autonomia differenziata giusta e cooperativa, salvaguardando il valore di coesione nazionale e di solidarietà e la tutela dell’unità giuridica ed economica», le parole di Giuseppe Conte, che nel giorno della fiducia alla Camera ha affrontato l’argomento nel discorso programmatico, precisando che l’approdo al regionalismo a geometria variabile «richiede la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali e i fabbisogni standard» attraverso «l’istituzione di un fondo di perequazione» a beneficio del Mezzogiorno, così da scongiurare il rischio di «un Paese a due velocità, aggravando il divario fra il Nord e il

facto il confronto già complicato dai dissensi in materia di competenze scolastiche e maggiori poteri nella tutela dei beni culturali. Tant’è. Ieri Conte non ha fornito dettagli circa il finanziamento dell’operazione “compensativa” (volta a tacitare il malumore di un “partito del Sud” trasversale e mai così influente nell’esecutivo) sollecitando invece una riforma del diritto e delle procedure amministrative: «Lo sviluppo locale è un prezioso motore di crescita» e impone in via urgente di «rivedere il testo unico per gli enti locali, introducendo un’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile delle città e delle città metropolitane», di «attuare la legge per la valorizzazione dei piccoli co-

muni» e di «sopprimere gli enti inutili». «BASTA CON I DIKTAT»

Che altro? Siamo alle battute preliminari – ed è auspicabile che una ripresa della trattativa persegua progressi concreti anziché esasperare conflitti ideologici – ma la sensazione è che il cambio della guardia d’agosto, con l’uscita di scena della Lega e l’ingresso dei Pd, abbia irrigidito le parti. Così Francesco Boccia, il dem pugliese neo ministro agli Affari regionali, respinge sul nascere gli ultimatum: «Tutti vogliamo il regionalismo differenziato ma nel pieno rispetto della Costituzione. Non può essere unilaterale, proposto da chi non vuole ascoltare le ragioni degli altri. Quel modello di autonomia si era arenato proprio di fronte alle difficoltà e ai contrasti sorti nella vecchia maggioranza e ora sarebbe un grave errore riaprire il capitolo dicendo “o si fa così o si va avanti da solì”. Con i diktat non si va lontani. Ci sono servizi e prestazioni minime che devono essere uguali in tutto il Paese, ascolteremo tutti ma non possiamo trasformare la Consulta, il livello più alto del nostro ordinamento giudiziario, nel Tar delle amministrazioni periferiche». L’ESITO REFERENDARIO

L’allusione corre alle dichiarazioni bellicose del presi-

Una fase del dibattito sulla fiducia alla Camera, i deputati di M5S e Pd applaudono l’intervento di Conte

In aula il sarcasmo di Marin, la requisitoria di Bitonci e la citazione agostiniana di Fontana dente della Lombardia, che aveva ventilato il ricorso ad una legge regionale in assenza dell’intesa con lo Stato: «Nessun diktat ma neppure accordi al ribasso», replica a distanza Fontana «io sono sempre pronto a discutere ma, dopo un anno e qualche mese di attesa, vorrei avere risposta: chiediamo ciò che la Costituzione consente, nel rispetto della

legge e della volontà referendaria espressa da milioni di cittadini». L’OPPOSIZIONE VENETA

Tornando all’aula di Montecitorio, ad animare il dibattito hanno concorso gli interventi di tre deputati veneti d’opposizione. Marco Marin (Forza Italia) ha ironizzato sul Conte bis: «Avvocato degli italiani, anzi delle cause perse, doveva essere il garante del Paese e ha garantito soltanto la poltrona a se stesso, al M5S, al Pd e perfino a Leu. Divisi su tutto, uniti dal terrore di affrontare il voto. Ci ha presentato un programma generico e

FRANCESCO MOROSINI

IL COMMENTO

Il futuro economico del Nord non dipende dalle Regioni uanto il futuro economico del Nord, la cui vera prima priorità è di restare nell’Euroarea, è legato alla questione dell’autonomia differenziata? Poco, suggerisce Dario Di Vico sul Corriere, con una riflessione da riprendere nella speranza di provocare/stimolare ulteriore considerazioni. Ebbene, per quanto il tema dell’autonomia differenziata pesi per molteplici aspetti politico/amministrativi, viceversa riguardo al ciclo economico esso rileva

Q

banale ma abbiamo già capito che all’autonomia rivendicata dal Nord voi opporrete il centralismo più bieco». Sul versante leghista, invece, alla requisitoria di Massimo Bitonci contro il «furto di democrazia a danno dei cittadini sovrani» è seguito l’affondo di Lorenzo Fontana, ministro uscente e commissario della Lega veneta, che ha scomodato San Tommaso d’Aquino «il quale diceva che “il male non è il contrario del bene o una semplice assenza del bene, ma è una privazione del bene”. Purtroppo, in questo momento voi siete la privazione del bene dell’Italia». –

poco o nulla. Il fatto è che l’economia del Nord dipende relativamente poco (almeno nei sui aspetti primariamente ciclici) dai poteri delle amministrazioni regionali. Insomma, anche se vi fosse l’autonomia differenziata, essa nulla potrebbe per evitare l’attuale rallentamento del Nord e, di conseguenza, di tutto il Paese. La ragione è semplice. Ed è che la causa di questo rallentamento è legata alla posizione di gran parte dell’economia del Nord nella divisione internazionale

del lavoro: in specie, nelle catene del valore centrate sulla Germania. In altri termini, se questa rallenta per effetto del calo del commercio internazionale, l’urto da questa parte delle Alpi qui è immediato. Ovvio che la cosa sia fuori dalla portata dei governi regionali, abbiano i poteri attuali o, come auspicano, li incrementino. Qui gli unici a poter agire sono i governi nazionali, specie se riuscissero assieme a far pesare l’Europa che, comunque, è un mega mercato globale.

Anzi no; per il vero in materia qualcosa i governi regionali la potrebbero fare. Cosa? Farsi sentire dai governi nazionali affinché rifuggano, come purtroppo è accaduto, da entusiasmi protezionisti. Sarebbe stata una moral suasion politicamente opportuna contro la tentazione di segare il ramo su cui siede l’economia del Nord fortemente orientata all’export. Peccato sia mancata. Resta, che la risorgente questione Nord, rilevando soprattutto economicamente, c’entri

poco col destino dell’autonomia differenziata. In fin dei conti, il timore dell’editorialista Di Vico di “uno scollamento tra il dibattito politico-amministrativo e la (dura) realtà economica” va preso sul serio. Difatti, se probabilmente la “questione Nord” tenderà a premere sempre più forte, ciò dipenderà dal fatto che la sua economia va in sofferenza per gli effetti della ricaduta della gelata germanica sulla manifattura posta da questa parte delle Alpi.

Pertanto, la “questione Nord”, decisiva per la tenuta economica della Penisola, è irriducibile al solo tema dei poteri regionali. Difatti, essa è prioritariamente questione di politica economica, ma pure di diplomazia economica, dello Stato sia nei riguardi dei partner europei che anche verso Washington. Insomma, la questione Nord è questione nazionale. L’alternativa, riducendola a fatto locale, è di fare del Nord, in competizione con l’ex Est Europa ma con handicap rispetto ad essa sui costi, un pezzo (colonia) dell’economia tedesca quasi privo di potere contrattuale. – BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


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L'ARENA

Martedì 10 Settembre 2019

PROVINCIA

Telefono 045.9600.111 Fax 045.9600.120 | E-mail: provincia@larena.it

VILLAFRANCA. Ilcuoredel piccolo hasmesso dibattere quando ladonnaera tornata acasa dopo lavisitamedica. Igenitorisegnalanolavicendaalla magistratura

Bimbomortonelgrembo,inchiesta Lamadre controllata alMagalini perdeilfigliodopo alcunigiorni LaProcuraapre unfascicolo conl’ipotesi diomicidiocolposo Fabiana Marcolini

Avrebbe dovuto nascere il 29 agosto ma a distanza di una settimana la madre non aveva avuto contrazioni e per questo era andata in ospedale, al Magalini di Villafranca. Ma il cuore del bimbo che portava in grembo ha smesso di battere. E il feto è stato estratto privo di vita il 6 settembre. Una tragedia per i due genitori, un fascicolo aperto per l’ipotesi di omicidio colposo a carico di persone da individuare e l’incarico affidato al medico legale per stabilire le cause del decesso di un bambino, morto nel grembo materno presumibilmente tra il 5 e il 6 settembre. L’indagine, affidata al sostituto procuratore Gennaro Ottaviano, prende l’avvio dalla segnalazione di una coppia

Lasignoradice diesserestata tranquillizzata echeavrebbe dovutoattendere perpoterpartorire

di genitori, entrambi stranieri ma regolarmente in Italia e residenti nel Villafranchese. Una gravidanza vissuta con gioia e senza particolari problemi, la mamma si era presentata regolarmente ai controlli e la data prevista per la nascita del piccolo era il 29 agosto. Qualche giorno di ritardo non l’aveva allarmata, stava bene solo che non aveva avvertito, trascorso il termine, alcun movimento né tantomeno contrazioni. Per questo era andata in ospedale, le avevano fatto il tracciato e tutto era regolare, il battito del nascituro non lasciava presagire alcunchè di anomale, l’avevano tranquillizzata ed era tornata a casa. Il 5 settembre però aveva avuto alcune perdite, era corsa in ospedale nel pomeriggio, alle 14.30 era stata sottoposta ai controlli e dimessa alle 18.48. Sul referto era stato evidenziato che la gravidanza era in evoluzione ma che tutto era a posto. L’avevano tranquillizzata avvisandola tuttavia che qualora avesse accusato contrazioni forti avrebbe dovuto immediatamente presentarsi al Magalini. La serata era quindi trascor-

Regioneeatenei

Medici,intesa Scontro perinserire contrattore specializzandi Ciclistaferito

L’ospedaleMagalini di Villafrancain cui èavvenuta la visita alladonna inattesadi partorire

sa senza particolari problemi, non aveva dolori di sorta. Il mattino successivo, venerdì 6 settembre aveva avvertito una contrazione breve, ma poi il dolore era passato. E per tutto il pomeriggio non aveva più avvertito nulla. Fino alle 18, quando si è spaventata perché aveva avu-

to ulteriori perdite non ematiche. Immediata la corsa in ospedale, l’hanno accolta e le hanno fatto il tracciato: alle 19 le hanno detto che il feto non aveva più battito cardiaco. Il loro bimbo era morto prima di nascere. Disperati, perché tutto sem-

brava andare per il meglio, hanno depositato una segnalazione in Procura e ieri il magistrato di turno, atto dovuto, ha aperto il fascicolo e individuato il medico che effettuerà l’autopsia. L’unica in grado di chiarire cosa è accaduto dopo l’ultimo controllo. E se c’è stata colpa medica. •

ILCASO. Il quindicenne, residentenelColognese, ritarderàl’ingressoin classe.Il papà: «Fratelli a scuola,luia casa da solo»

Laprimacampanellasuonaper tutti manon perMarco,affetto da autismo

L’istitutoMedicihacomunicato aigenitori che nonc’èancora l’insegnantedisostegno Paola Bosaro

Marco (il nome è di fantasia, ndr) ha 15 anni, vive in un paesino del Colognese e non vede l’ora di iniziare la prima superiore. Per lui gli ambienti nuovi e le persone sconosciute sono un po’ spiazzanti ma lo stimolo di conoscere, toccare con mano, sperimentare è più forte della paura. Lui sa che domani suonerà la campanella del primo giorno di scuola e i suoi tre fratelli metteranno lo zaino sulle spalle, prenderanno l’autobus ed entreranno in classe. Lui però non è così fortunato. Dovrà aspettare fino a mercoledì prossimo, se tutto va bene. Marco infatti è autistico e ha bisogno di un insegnante di sostegno, che si dedichi interamente a lui e lo aiuti ad integrarsi nella classe, a stare bene con se stesso e con i compagni. L’insegnante per Marco tuttavia ancora non c’è. Così il quindicenne dovrà necessariamente pro-

lungare le vacanze estive di una settimana, forse di più. Con buona pace dei diritti e dell’uguaglianza di trattamento fra normodotati e disabili.I genitori del ragazzo sono amareggiati e arrabbiati. «Abbiamo iscritto nostro figlio alla scuola agraria dell’istituto Medici di Legnago dopo aver svolto degli incontri con i professori», ricorda il padre. I genitori di Marco non si erano limitati a visitare la scuola e a partecipare all’assemblea di presentazione. Il ragazzo era stato osservato da vicino da due professori del «Medici» durante le lezioni di terza media per valutarne comportamento e modalità di interazione e, infine, in primavera aveva avuto la possibilità di visitare la scuola con la propria insegnante di sostegno per tre giorni, per conoscere personalmente gli ambienti e le persone che avrebbe iniziato a frequentare a settembre. «Le premesse errano ottime», riferisce il papà. «La dirigenza scolastica

Cazzano

si era fatta vanto dell’attenzione rivolta agli alunni con disabilità e noi non avevamo avuto alcun dubbio ad iscrivere nostro figlio all’indirizzo agrario, una branca che permette a Marco, che ha gravi carenze a livello di comunicazione verbale, di esprimersi con il resto del corpo. Inoltre, ci è stato detto che la scuola organizza tirocini e stage in cooperative agricole abilitate ad accogliere persone con difficoltà: una soluzione perfetta per un suo eventuale futuro lavorativo». Il 5 settembre, dopo che il padre di Marco si era già preso una settimana di ferie per accompagnare il figlio che avrebbe frequentato solo 3 ore per ambientarsi con calma, è arrivata una spiacevole telefonata. «La scuola ci ha informato che nostro figlio non avrebbe iniziato l’11 settembre come gli altri, bensì il 18, sempre che fossero riusciti a trovare un insegnante». Oltre al professore di sostegno, Marco ha diritto anche ad un operatore socio-sanita-

L’istitutoMedici diLegnago

rio, inviato dall’Ulss, per 16 ore a settimana. Questa figura fortunatamente c’è, ma non può coprire da sola l’orario scolastico. «Sono indignato perché credo che per un ragazzo disabile la vita sia già complicata di per sé e l’integrazione difficile da ottenere: il fatto di iniziare una settimana dopo i compagni non aiuta certo a sentirsi parte di una classe. Non ci era mai successa una cosa del genere». I genitori ricordano che

quando l’insegnante di sostegno non era presente, Marco iniziava la scuola con un supplente, ma non ha mai posticipato l’ingresso a scuola. «Chi glielo va a dire, ora, che il suo zaino già pronto da qualche giorno dovrà rimanere in un angolo della cameretta?», si chiede il padre. «Chi gli spiegherà che i suoi fratelli possono andare a scuola mentre lui deve attendere ancora una settimana? Perché la dirigenza non sceglie una classe di normodotati a caso e non la invita a rimanere a casa una settimana in più?», sbotta. Il preside Stefano Minozzi sta cercando in queste ore di risolvere il problema. Anche ieri mattina era alle prese con le nomine degli insegnanti per vedere di garantire a tutti il diritto allo studio negli stessi tempi, siano essi disabili o no. Purtroppo, è noto come la carenza di docenti di sostegno sia una delle questioni più spinose dell’organizzazione scolastica di questi ultimi anni. •

TralaRegioneVeneto, le ScuolediMedicina delle UniversitàdiPadovaeVerona egliOrdini deiMedici c’è comunitàd’intenti perdefinire, intempibrevi, un accordo con modalitàenumeriprecisi per l’inserimentonegliospedali dovec’è carenzadispecialisti deigiovanimedici specializzandi,a partire da quellichesono alIV eVanno. Èquantoemersoieri, a Padova,in unincontronelquale sonostati fatti passi avantiper ilraggiungimento diquello che l’assessoreallasanità, Manuela Lanzarin,hadefinito«un vero e proprioobbiettivocomuneper ilquale stiamofacendo squadranell’interessedel sistemaospedaliero ediquello formativoaccademicoal fine di darerisposte concrete, urgenti ediprospettiva,a unacarenza chenondeveinalcunmodo incideresulla qualità dell’assistenzaofferta ai cittadini». Trale branchepiùindifficoltà, ilfabbisogno neiPronto Soccorsoèvalutato in320 medici;180 èlacarenza in medicinainterna egeriatria;80 inpediatria; 70inostetriciae ginecologia;253 inanestesiae rianimazione.

L’elicotterodel118 Unciclistainmountain bike è rimastoferito ieripomeriggioa Campiano,nelterritoriodi CazzanodiTramignadopolo scontrocon un trattore. L’incidenteèavvenutoalle 17 el’allarmeallacentraledel Suem118 èarrivato conuna telefonata.Immediatamente sonostati inviatisul posto l’elicotteroeun’ambulanza. Il ciclista,giudicato incondizioni nongravi,èstato trasferito all’ospedalediBorgoTrento conl’elicottero.

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ATTUALITÀ

MARTEDÌ 10 SETTEMBRE 2019 LA TRIBUNA

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Il nuovo governo il governatore leghista

critiche ai commissari

Zaia: pronti a scendere in piazza la volontà del Veneto va rispettata

Acque agitate nel Carroccio Serato rischia l’espulsione

«La lista della spesa di Conte? Omaggi e regali per tutti, a confronto Babbo Natale è un dilettante» VENEZIA. «Dico due cose. La li-

sta della spesa di Conte ha omaggi e regali per tutti, al confronto Babbo Natale sembra un dilettante. La seconda: hai governato per quattordici mesi e ti sei dimenticato di tutte queste cose, come mai? Perché non le hai fatte prima?». Luca Zaia non ha preso parte alla manifestazione romana contro il Governo giallorosso capitanata da Matteo Salvini e Giorgia Meloni ma, da Venezia, non lesina le frecciate. Governatore Zaia, in verità, affrontando il capitolo dell’autonomia differenziata, il premier ha esordito esprimendo la volontà di portarla a compimento. «L’autonomia Conte ce l’aveva promessa solennemente in una conferenza stampa a Palazzo Chigi nel dicembre 2018, assicurando che avrebbe chiuso la partita entro il febbraio 2019. Adesso siamo a settembre, qualcosa non mi torna. Comunque sia, al di là di chiacchiere e promesse, il banco di prova saranno i fatti. Certo, siamo preoccupati ma non cederemo di un palmo». Suona come un pregiudizio ideologico. In fondo non è stato il premier, né i 5 Stelle, a porre fine al governo con la Lega... «Lasciamo perdere, la realtà è che Conte governerà l’Italia con un partito come il Pd che ci ha impugnato il referendum, costringendoci a ricorrere alla Corte Costituzionale che ci ha dato ragione, e poi ci ha vietato l’uso della tessera elettorale nel referendum. Vorrei capire come faranno a fare l’autonomia il M5S, che finora ci ha preso in giro, e una forza politica, il Pd, che non l’ha mai voluta. Magari si può essere folgorati sulla via di Damasco, e que-

Altri tempi: Giuseppe Conte, premier del governo gialloverde, brinda con il governatore veneto Luca Zaia allìapertura del Vinitaly di Verona

«Siamo preoccupati ma non cederemo M5S inaffidabile Pd ostile all’autonomia» sto potrebbe portarci bene, ma nutro seri dubbi». Cosa impedisce davvero di raggiungere una convergenza? L’ultima fase del negoziato condotto da Erika Stefani aveva centrato gran parte degli obiettivi di partenza e ora c’è chi la accusa di intransigenza, definendo eccessive le 23 maggiori competenze rivendicate dal Veneto a fronte delle 20

lombarde e delle 15 emiliane. «Ancora questa manfrina! La Costituzione dice che una Regione può chiedere fino a 23 materie e noi, dopo aver consultato i cittadini ricevendone il via libera, le abbiamo richieste tutte, punto. Chi può arrogarsi il diritto di dire che sono troppe? Qualche burocrate romano o magari quelli che scappano dal voto perché temono il giudizio degli elettori?». Il ministro agli Affari regionali, Francesco Boccia, vuole incontrarla per discutere i nodi insoluti ma rifiuta i diktat lombardo-veneti. «Non esiste alcun diktat, c’è

federalberghi si ribella

Michielli: «Iva al 23 per cento? Gli hotel non sono evasori» VENEZIA. Iva in aumento per gli hotel, sulla costa e nel Veneto gli albergatori si ribellano: «Non siamo evasori». Il presidente degli albergatori di Federalberghi Veneto, Marco Michielli, si è come svegliato in un incubo. L’ombra dell’Iva in aumento, al 23 per cento, è la tegola che davvero non si aspettava dal Governo. «Noi chiediamo di essere più competitivi» spiega «e la le-

va fiscale che grava sugli alberghi ci fa essere invece più cari. Lo dice un rapporto del della World Tourism Organization che gli alberghi in Italia sono più cari. Ed è così perché gli altri non pagano Imu, hanno il costo del lavoro più basso, una tassazione più leggera. La tassazione va compressa. Non è possibile che un albergo di medie dimensioni paghi 50 mila euro di Imu che è il 5 per cento del suo fatturato quando in al-

tri Stati non esiste neppure questa imposta. Inoltre questa è la stagione con il segno probabilmente negativo dopo anni, intorno al meno 5 per cento per gli alberghi. Se fossimo agevolati, riusciremmo ad abbassare i prezzi, ma questo aumento è davvero un brutto colpo al comparto». Michielli ha appreso con enorme disappunto che sul tavolo del Governo c’è ora l’ipotesi di un aumento selettivo

solo una legge da applicare. Boccia dica al mondo qual è la sua idea di autonomia. Non vorrei ritrovarmi con lo stesso film dell’ultimo governo, che si è limitato a discutere il nostro progetto, inventando obiezioni ad ogni piè sospinto, senza mai presentare una proposta organica e credibile. Noi siamo qui, con le braccia conserte davanti al notaio, in attesa che il governo porti un documento. Vedremo cosa porteranno e saranno i cittadini a valutare se sarà un testo serio o un’ennesima presa in giro». Che aspettative nutre circa i tempi e le modalità della ripresa del confronto?

dell’Iva, dal 10% al 23%. Obiettivo, reperire risorse e che il provvedimento riguarderebbe alcuni settori a maggior rischio di evasione. «Sembra il parto di un quarto d’ora di follia da archiviare come effetto dell’ultimo solleone estivo» dice «che sta però gettando nel panico tutti gli operatori che rappresento. Nel prosieguo di questa follia si evince che la maggiore Iva graverebbe solo su chi pagherà in contanti, mentre chi lo farà con carta credito riceverebbe un rimborso dell’imposta versata in più». Ora il presidente di Federalberghi Veneto parla di un «delirante intento». E difende la categoria contro chi nel Governo adombra sia composta da evasori. «Mi preme far osservare all’incauto estensore che inclu-

«Dopo la fiducia mi aspetto che nel giro di qualche settimana al massimo, il governo ci presenti la sua proposta. Noi vogliamo l’autonomia, i veneti l’hanno votata e in democrazia la sovranità appartiene al popolo. Non ci facciano perdere altro tempo». In passato lei aveva espresso fiducia nel ruolo di garanzia di Conte. Ha cambiato idea? «Constato che, alla prova dei fatti, si è rivelato incoerente e inadempiente». È pronto a scendere in piazza per l’autonomia? «Certo, è scontato, è di default». Filippo Tosatto

Marco Michielli (Federalberghi)

dere gli alberghi tra le imprese a maggior rischio di evasione» aggiunge «indica quantomeno una scarsa conoscenza delle dinamiche burocratiche e di controllo cui sono sottoposte. Gli alberghi sono controllati

VENEZIA. Nervi a fior di pel-

le ai vertici della Lega veneta dopo il j’accuse di Luisa Serato, che ha contestato la scelta di nominare i commissari del partito nelle sette province anziché procedere alla convocazione dei congressi e all’elezione dei segretari attraverso il voto della base. Domenica, su Facebook, la veterana di San Martino di Lupari (presidente di Cav, la società di concessioni autostradali) ha lamentato un deficit di democrazia: «Al mio partito, che invoca con forza la sublime prova democratica delle elezioni, che cosa vieta di essere conseguente convocando da subito regolari congressi per dar, finalmente, voce anche ai propri militanti?», il suo post. Rincarato, ieri, dalla pubblicazione del nostro articolo a riguardo, scandito da una dozzina di commenti favorevoli. La circostanza ha suscitato sconcerto nel direttorio che regge il partito. Lorenzo Fontana, Luca Zaia, Erika Stefani, Roberto “bulldog” Marcato e Nicola Finco non hanno rilasciato commenti sulla vicenda, malcelando però l’irritazione, e in serata da fonti leghiste si apprende che la battagliera padovana è a rischio d’espulsione, accusata com’è di aver violato le regole statutarie di condotta in un momento particolarmente delicato per il partito, reduce dallo strappo d’agosto di Matteo Salvini che ha innescato una burrascosa crisi di governo conclusasi con l’estromissione dal Conte bis a beneficio del Pd. Il caso Serato sarà esaminato a breve dal commissario regionale Fontana e non si escludono provvedimenti disciplinari drastici. F.T.

sostanzialmente da tutti i corpi dello Stato, a partire dalle Questure, quando depositano i documenti dei clienti, per continuare con i Comuni, quando trasmettono l’imposta soggiorno, per finire con la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle entrate, a consuntivo», precisa Michielli «Inoltre, sempre l’incauto estensore ignora che oramai il pagamento negli hotel è effettuato al 90% con carta elettronica. Il provvedimento annunciato, quindi, creerebbe solo un’inutile complicazione: quella di dover ricostruire il sistema di compensazione. Faccio notare inoltre che grossomodo il 50% dei clienti che soggiornano in hotel è straniero». — G.Ca. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

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RASSEGNA STAMPA DEL 10 SETTEMBRE 2019  

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