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DIC |2016


REG. TRIBUNALE DI RIETI N. 1/98 del 2 Febbraio 1998

Editore Pubblicittà S.r.l. Direttore Responsabile Maurizio Festuccia Capo Redattore Stefania Santoprete

Un ringraziamento a: Ileana Tozzi Lucio Boldrin Riccardo Di Genova Massimo Palozzi Manuela Marinelli Diego Petroni Luigi Ricci Sergio Grillo Nicolò Fontana Gianni Di Lorenzo Mattia Esposito Fulvio Iampieri Antonio Ferraro QSVA

Redazione e Segreteria: Rieti - Via Calcagnadoro, 22 Tel. 0746.200300 Mail: rietiformat@gmail.com Mensile d’informazione socio, politico, economico a distribuzione totalmente gratuita. Nessuno è pertanto autorizzato a richiedere compensi per la sua diffusione e consegna al lettore. Include annunci gratuiti ed inserzioni commerciali.

Stampa: Tipolitografia Petruzzi Città di Castello (PG) Mandato in stampa il 30 Novembre 2016

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L’EDITORIALE di STEFANIA SANTOPRETE

VITTIMA E CARNEFICE Il 25 novembre è stato scelto nel 1999 come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne dall’Assemblea Generale della Nazioni Unite che ha ufficializzato una data scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981. Era in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (19301961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos per oltre 30 anni. Da allora molte cose sono cambiate ma la nostra società ha nel frattempo anche coniato nuovi termini tra cui uno, ‘femminicidio’, destinato a fotografare drammi che dalla sfera personale entrano in quella giuridica. Niver Favero, autrice del libro “Amare senza farsi male”, ricorda come tutti i nostri modi di sentire, di pensare e di comportarci sono memorizzati e come incisi nel nostro cervello e più sono antichi più è facile che si manifestino. Di fronte ai problemi dell’esistenza l’essere umano risponde con due modalità fondamentali: modificando se stesso e modificando la realtà. Per questo, se il nuovo ci disorienta e ci sentiamo in difficoltà ad adattarci, è molto probabile che cerchiamo di far regredire la realtà, di farla tornare indietro a forme più conosciute, in modo da sentirci capaci di gestirla. ‘’Se parto dalla mia formazione di psicologa posso dire che l’umanità si trova in una situazione molto difficile, perché la società, l’economia, la tecnologia e i rapporti tra i sessi negli ultimi due secoli stanno cambiando in maniera vertiginosa, ma la nostra psiche non è strutturata in modo da armonizzarsi completamente con tutti questi mutamenti in un tempo così veloce. Il nostro cervello è strutturato in più livelli evolutivi, coesistono capacità di apprendimento, di creatività straordinarie così come rigidi comportamenti istintuali che condividiamo con i rettili e con i mammiferi. È come se dovessimo fare un viaggio intercontinentale, spostandoci contemporaneamente in aereo, in nave e in treno, ma anche a piedi e a nuoto! Stiamo affrontando un’enorme complessità. Una delle condizioni più stressanti per l’essere umano è la gestione della propria impotenza. Gli uomini violenti non riescono ad

immagine di Elisa Cinardi avere una risposta evoluta e costruttiva all’impotenza che provano quando sono rifiutati definitivamente dalla partner che credevano loro e attuano le più istintive risposte arcaiche e distruttive per recuperare un senso di potere sulla realtà”. Il problema è quindi anche culturale, a non riconoscere l’autonomia delle donne sono le stesse culture che non rispettano i diritti dei più deboli e dei più fragili. Alcuni uomini non accettano di essere lasciati, hanno un concetto falso dell’onore, credono che le donne siano di loro proprietà, un oggetto da controllare. Nessun bambino nasce con certe convinzioni. Non dimentichiamo inoltre che nel nostro Paese fino al 1981 (!!!) esisteva il delitto d’onore: una delle norme più orrende. Probabilmente lo abbiamo abrogato dal codice penale ma non dalle mente di molti uomini. Il percorso da compiere può essere facilitato solo dalla collaborazione di tutti. I bambini, da subito, debbono iniziare a rispettare l’altro sesso, dapprima in casa e poi sui banchi di scuola. La violenza può essere mitigata se sei in grado di difenderti ma diamo anche agli uomini di domani la capacità di capire, di accettare l’abbandono nel rispetto della Vita. Innegabile che la maggiore forza fisica metta l’uomo in una situazione predominante rispetto alla donna generando comunque paura. (segue a pag. 7)

Dicembre 2016

il mensile del centro d’italia


SommarioDicembre 2016

17 | Santa Barbara nel Mondo Il programma dell’edizione 2016

22 | Il cielo lo ha voluto, la terra lo ha vissuto Nel ricordo di Socrate Santoprete

28 | Scatto d’Autore: Antonello Putignani 05 | Il Piano di Protezione Civile Secondo incontro a Villa Reatina

Il fotoamatore reatino sotto una buona luce

30 | Una terra tra due parchi S-tremata 07 | Vittima e Carnefice

Anche a Rieti forte momento di riflessione

09 | Scuole sicure L’utopia possibile

11 | L’arte del Passato, i Borghi, ecc. Il “Calcagnadoro” invita agli incontri dedicati

13 | Sanità: il Comitato occupa Sala cons. L’Ospedale deve rimanere D.E.A. di 1° livello

15 | Rigenerazione Urbana

Le Piazze Telematiche: “I piedi nel Borgo, la testa nel

Sui Monti della Laga e sui Sibillini si sta come sugli alberi le foglie

REDAZIONALI & RUBRICHE 18_ STRADA FACENDO 19_ LUCI ED OMBRE 21_ POLVERI SOTTILI 23_ PROF. ARISTIDE 26_ RIETI MISTERIOSA 27_ L’ARMATA DEL CANTASTORIE 29_ CARATTERI ORIGINALI 31_ IN DIRETTA DALLA REGIONE 32_ L'ORO IN BOCCA 32_ CON I PIEDI PER TERRA

33_ BOTTEGA DELL’ARTE 33_ REPARTO ORTOPEDIA 34_ CIACK, SI SCATTA! 34_ ARREDANDO 35_MAGICAMENTE 35_VOX POPULI 36_SANTABARBARA 39_RIETHITPARADE 42_ LO SPORT 45_APPLICANDO


CONOSCERE ILSecondo PIANO DIincontro PROTEZIONE CIVILE a Villa Reatina

Come annunciato hanno preso il via gli incontri nei diversi quartieri e frazioni programmati dall’assessorato alla Protezione Civile del Comune di Rieti per illustrare ai cittadini il Piano Comunale di Protezione Civile. Il 18 novembre al centro sociale di Villa Reatina sono stati presenti l’assessore Alessandro Mezzetti, il Dirigente Domenico Cricchi e Valter Buccioli coordinatore del Coi di Rieti. Nell’introduzione al rischio sismico sono stati affrontati diversi argomenti di linea generale che saranno quelli comuni ai prossimi appuntamenti. Concretamente i terremoti sono vibrazioni o assestamenti improvvisi della crosta terrestre, provocati dallo spostamento improvviso di una massa rocciosa nel sottosuolo. Sulla base delle statistiche, il terremoto con il bilancio più pesante di vittime è stato quello che ha colpito Haiti nel gennaio del 2010: quasi 300 mila morti stimati, 300 mila feriti e circa un milione di sfollati. La faglia di San Andreas è una sorta di spada di Damocle sotterranea. Secondo la Società Geologica degli Stati Uniti, il rischio che l’area di Los Angeles subisca un terremoto di magnitudo 6.7 o superiore entro il 2038 supera il 66% di possibilità. I relatori hanno illustrato la mappa delle zone sismiche nel resto del globo, in Europa e in Italia. Nella nostra zona ogni 10 /20 anni si ripresentano fenomeni con intensità medio/medio basse. In molti casi sono avvertiti soltanto dalle strumentazioni tecniche. “Due sono i sistemi di misurazione dell’intensità del sisma: per semplicità ricorriamo a degli indici - ha spiegato l’ing. Cricchi - Fino a qualche decennio fa era presa a riferimento la scala Mercalli indicante l’effetto che un terremoto ha prodotto in un determinato luogo, diversificandolo. Mentre la scala Richter considera l’energia sprigionata da un determinato sisma, misurandola in tonnellate di tritolo. Esperimenti condotti hanno accertato che un quarto grado equivale a un’esplosione di 2.000 tonnellate di tritolo. L’aumento di un grado corrisponde a una carica dieci volte superiore, grado 6 cento volte superiore e così via.” Attenta e impaziente la platea (estremamente ridotta rispetto al numero di abitanti), ha incalzato i relatori affinchè si affrontassero le loro principali preoccupazioni “In caso di emergenza come non rimanere imbottigliati nel traffico in uscita visto che ci sono

strade abbastanze strette che, sistematicamente ormai, proprio in seguito delle scosse, vengono occupate nei due lati dalle auto in sosta?” “ Mi aspettavo comunicazioni inerenti ad esempio la disponibilità di una lottizzazione in cui mettere un piccolo prefabbricato, una baracchetta, per le persone che non riescono a sentirsi sicuri in casa propria”. “Nella revisione del Piano di Protezione Civile che è attualmente in corso - è stato puntualizzato - affronteremo anche il problema delle vie di fuga non considerato nella stesura precedente, se non per ciò che riguarda la viabilità per rifornimenti. I primi giorni ad Amatrice sono stati drammatici proprio perché le strade utilizzate per azioni di servizio erano al tempo stesso diventate i parcheggi pubblici. La gente temendo

di perdere la possibilità di un rifugio, anche a Rieti ha tirato fuori la macchina portandola in strada: problema di stretta attualità. E’ per questo che abbiamo parlato anche di zone di ritrovo: sono i luoghi in cui, in caso di scossa durante la giornata, quando ognuno è intento alle proprie occupazioni, ci si può immediatamente ritrovare con il proprio nucleo familiare evitando di congestionare il traffico o di mettersi ulteriormente in pericolo. Identico problema si verifica in caso di neve: le auto poste in sosta ostacolano interventi di rimozione e lo stesso accatastamento”. Gli abitanti hanno richiesto notizia sui tempi di attesa per i sopralluoghi nelle case popolari di via Amelotti e in via Oreste Di Fazio “Sono giunte circa 800 segnalazioni di diverso tipo: al momento alle verifiche fanno fronte prevalentemente i vigili del fuoco e il Genio. Abbiamo dato priorità alle Scuole. Come sapete quella di Villa Reatina ha problemi perché costruita negli anni Sessanta con le prime esperienze di cemento armato. Non s tratta ovviamente di problemi strutturali. Salvo eccezioni i danni in città, sono diffusi ma modesti. Riguardano le tamponature, qualche

balcone, scale, tramezzi.”. In seguito alla ulteriori scosse registrate, sebbene fosse scaduto il termine, sul sito del Comune di Rieti è ancora valido e scaricabile il modello IPP di richiesta sopralluogo. Le domande sono talmente tante e vanno via via crescendo, che l’amministrazione si vedrà costretta a firmare delle Convenzioni con dei liberi professionisti per una prima scrematura di queste situazioni. “Rieti fino al 1986 non era dichiarata zona sismica, sebbene ci fossero sempre stati terremoti. Una costruzione progettata e realizzata negli anni ’70 non è antisismica per definizione: eppure potrebbe essere più resistente di una costruita ‘male’ in tempi recenti. Anche la forma contribuisce alla sua resistenza”. - spiega l’ing. Cricchi E finalmente si giunge al tallone d’Achille del quartiere in questione “Le case adiacenti la scuola e la Chiesa sono a rischio medio. Poi abbiamo zone a rischio diffuso poiché ci troviamo in area sorgentizia, che dà luogo al Cantaro. La vulnerabilità maggiore, anche se improbabile, è costituita dalla possibile liquefazione del terreno. In pratica accade che un sedimento sottoposto a pressione e vibrazione perda temporaneamente, ma improvvisamente, resistenza e si comporti come un liquido denso. Questo può accadere su terreni sabbiosi o argillosi, in zone ricche d’acqua che possono trasformarsi in sabbie mobili. E’ un problema che esiste in tutta la Piana reatina, costituisce un pericolo moderato. Al contrario, nella frazione ad esempio di Casette, il pericolo che vengano giù massi dalla montagna rappresenta un rischio assai più probabile.” L’opera di sensibilizzazione e di conoscenza del Piano di Protezione Civile continuerà, a detta dell’assessore Mezzetti, in modo sistematico raggiungendo tutti i quartieri e le frazioni, fino ad arrivare al mese di Maggio 2017, momento in cui si terrà una prova di evacuazione unica in Italia per persone coinvolte. Stefania Santoprete

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VITTIMA E CARNEFICE Anche a Rieti forte momento di riflessione Necessario l’intervento del Miur per l’educazione alla diversità (allargata ad ogni aspetto) e alla difesa personale che potrebbe essere inserita nell’ora di educazione fisica, intendendola come la capacità di reagire prontamente a qualsiasi tipo di aggressione nella maniera appropriata entro i limiti consentiti dal vivere civile. Bisogna però agire, non basta continuare a parlare quando sono insufficienti le armi stesse che la donna ha a disposizione per tutelarsi. C’è necessità di rimettere mano alle leggi e alle azioni da far seguire al ricevimento di una denuncia. Negli anni ‘70 il Movimento femminista cercò di creare un allarme sociale, ma solo negli anni ‘80 nacquero i primi centri antiviolenza. In Italia esistono province e regioni dove con un paziente lavoro si sono costruite buone reti di collaborazione tra questi centri e le istituzioni: non sottovalutiamole come alleati in questo momento difficile da vivere in solitudine.

Anche Rieti ha partecipato al momento di riflessione con un interessante incontro promosso dalla consigliera comunale delegata alle Pari opportunità, Pamela Franceschini in sala Consiliare, rivolto agli studenti degli Istituti superiori della città dal titolo “Vittima e carnefice. Profili e tutele”. Il titolo delinea i profili psicologici delle sue personalità che entrano in una relazione perversa, quindi disfunzionale. “La violenza psicologica lascia ferite nell’anima ed è anche la più difficile da consapevolizzare se sei una vittima, e da tutelare nel caso ci si rivolga alle istituzioni - ci spiega l’avv. Alessandra Tilli, moderatrice, membro del Comitato Scientifico Scuola Forense dell’Ordine degli - Come detto dall’avv. Morena Fabi Presidente della Camera Penale di Rieti, non è cosa facile provare nel processo penale l’essere stata vittima di violenza psicologica”.

(da pag. 3)

Quali sono le caratteristiche di una relazione malata? “Le caratteristiche di una relazione malata che non è ancora sfociata in una violenza di tipo fisico, sono quelle di avere un profilo dominante, individuato dalla psicologa come il gaslighter, figura enucleata con richiamo espresso ad un film americano degli anni ‘40 nel quale veniva descritto un rapporto coniugale in cui lui tende a togliere certezze alla moglie attraverso un linguaggio mai diretto, verbale e non, che porti lei a perdere la stima di sé e delle proprie capacità. Di solito ci troviamo dinanzi ad un ‘narcisista perverso’ ovviamente la vittima non è del tutto estranea a tratti narcisistici quindi si riconosce attraverso la violenza che subisce dal suo carnefice”. Ci sono vittime predestinate? “Si è parlato molto di questo. Un atteggiamento psicologico fa sì che tu scelga la persona adatta a te per la dinamica dell’incastro. L’atteggiamento psicologico della vittima di una relazione perversa è quello di accettare le svalutazioni continue che le arrivano dal compagno, sia in ambito sociale (“quanto sei scema”, “come ti sei vestita”) sia nell’ambito della stessa relazione nella quale viene messa in condizione di non essere protagonista della propria esistenza. Non di rado, infatti, le vittime del narcisista in questione non hanno pienamente realizzato il proprio effettivo potenziale nella loro vita privata o in quella professionale; questo è dovuto al fatto che spesso sono persone che sono vissute all’ombra di qualcun altro ed hanno imparato a farlo in una condizione di sudditanza da sempre, senza sapere effettivamente perché. L’obiettivo molto ambizioso che tendiamo di raggiungere oggi, con lo scarso tempo a nostra disposizione, è nel messaggio: ‘avere consapevolezza è la prima delle tutele’”. Non credete che la consapevolezza

possa raggiungersi solo in via preventiva, ovvero quando ancora si è fuori dal rapporto? Innamoramento e amore offuscano la razionalità rendendo difficile centrare questi aspetti. “Assolutamente sì. Tanto è vero che il 78% delle donne che subisce violenza non lo denuncia poiché pensa di essere per ruolo, per cultura, all’interno di una relazione che non è disfunzionale patologica, ma naturale, da sempre”. C’è un altro dato preoccupante: una consistente percentuale delle donne che ha denunciato ha visto compiersi una violenza fisica assai più grave. Cosa dobbiamo dire alle donne? Di parlarne comunque? “Sì, chiudiamo questo convegno con la canzone di Carmen Consoli realizzata per il Telefono Rosa, per sviluppare l’informazione sul 1522 che è il numero antiviolenza, un presidio pubblico e gratuito cui le donne possono e debbono rivolgersi qualora si rendano conto che all’interno della relazione gli equilibri siano saltati completamente”. Una giornata di riflessione così andrebbe affrontata in ogni ambito: e se fosse itinerante questo incontro? “Avremmo voluto coinvolgere tutti gli studenti almeno con una piccola rappresentanza, il Convegno ha avuto un taglio ‘giovane’ proprio come un seme gettato, ma conoscete tutti le difficoltà del momento (alle 12.45 dello stesso giorno sarebbe seguita nuova scossa con epicentro nel nostro territorio n.d.r.) alcuni Istituti Scolastici hanno dovuto rinunciare ad attività extracurriculari. Siamo però con piacere a disposizione di chi vorrà invitarci a replicare”. Impatto emotivo interessante la proiezione del video di una canzone da noi tutti amata “Every breath you take” dei Police, in cui immagini dolci e romantiche venivano accompagnate dal testo tradotto, permettendone una rilettura critica. Analizzandolo, il linguaggio assume connotazioni violente… “Lo stesso è accaduto dopo le relazioni della psicologa dott.ssa Lorella Carotti, della dott.ssa Eleonora Antoni e dell’avv. Rita Chiucchiuini, quando è stato proposto un estratto dall’Attimo fuggente. Il professore sale in cattedra ed invita i ragazzi a guardare le cose da un’altra prospettiva, in questa maniera manda un messaggio anche non verbale: gli schemi si possono rompere. Lui stesso fisicamente esce fuori dal ruolo, esortando i suoi alunni a fare altrettanto li trasforma da spettatori in protagonisti attivi. Non accettate quello che gli schemi sembrano invitarvi a considerare come normale. Siate consapevoli della vostra unicità.” Stefania Santoprete

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SCUOLEL’utopia SICUREpossibile Il dibattito sulla chiusura delle scuole ha generato numerosi post e coinvolto vari gruppi di cittadini schierati in posizioni opposte. Partendo dal presupposto che si è tutti genitori, sarebbe stata consigliabile una maggiore dose di rispetto anche tenendo conto che chi osserva ed ascolta sono proprio loro, i bambini, a cui tutto ciò resta come educazione al confronto. C’era chi non riusciva a capire cosa ci fosse di diverso tra una scuola ed una casa “Temete la scossa solo nelle ore scolastiche? E quando i vostri figli saranno a casa potrete assicurare loro un’abitazione a rischio zero?” Le risposte rimarcavano l’uso di edifici pubblici che dovrebbero essere realizzati con criteri di protezione, la responsabilità maggiore che si ha nel gestire contemporaneamente nell’emergenza decine di alunni, l’uso che si fa delle parole ‘adeguamento’ e ‘miglioramento’ sismico. I lavori di “adeguamento” sono sottoposti a regole precise, costano dai 200 ai 300 euro a metro quadro, ma conducono a un’effettiva messa in sicurezza del fabbricato. Il “miglioramento” è invece un concetto generico, non codificato. “Se i genitori degli alunni di Capranica di Amatrice avessero saputo prima la verità, avrebbero dovuto mandare lo stesso i figli a scuola perché tanto non ce ne sono di sicure? - chiedeva Annamaria - Assurdo! In realta Amatrice stessa era a rischio, ma si sa che in Italia il reato di procurato allarme è ben più grave di quello di mancato allarme!”

“Dobbiamo far ripartire l’economia? Ripartiamo dall’edilizia.- suggeriva Antonella - Non per costruire ex novo ma per buttare giù e ricostruire come si deve. Gli edifici storici non si toccano? Bene! Facciamo adeguamento sismico e mandiamoci amministrazioni e uffici vari o privati non assembramenti di bambini e ragazzi. Dobbiamo darci da fare, non stare zitti sulla pelle dei nostri figli, anche senza apparire isterici o trasmettere ansia”. “Scusate ma cosa è cambiato? Le scuole non sono sempre le stesse?” chiedeva qualcuno “Le scuole sono quelle di prima, è la coscienza delle persone che è stata sensi-

bilizzata: gliene vogliamo fare una colpa?” Notizie, commenti, critiche e proposte sono rimbalzate sui social soprattutto sulla pagina Fb di “Scuole sicure… strutture idonee momentanee” e “Comitato scuole sicure”. Quest’ultimo sin dall’inizio aveva proposto sedi alternative dove proseguire l’anno scolastico, con l’impiego di moduli prefabbricati su idonee aree. “Il certificato di agibilità sismica che viene rilasciato dopo un movimento tellurico, non mi garantisce che l’edificio scolastico (che non è stato costruito con criteri antisismici) dove si trovano i miei figli sia sicuro, perché non ha avuto lesioni più o meno gravi. - annotava una mamma - Lo stesso edificio non ha una vulnerabilità sismica tale da garantire l’incolumità nel momento del sisma e rimanere in piedi per tutta la durata della totale evacuazione di tutti gli studenti e tutto il personale, per poi cadere.” Il 15 novembre giornata di riapertura della Scuola Media Sisti erano in molti a manifestare fuori dall’edificio rifiutandosi, simbolicamente per un solo giorno, di far tornare i propri figli sui banchi.

“La situazione deriva da vent’anni di ritardo. - spiega la Preside Ileana Tozzi - Ce ne possiamo rammaricare, possiamo fare tutte le considerazioni del caso, ma indietro non si torna. Il problema di oggi è come andare avanti. Il problema del tetto è reale: è mastodontico, è troppo pesante. Un intervento è assolutamente necessario, non ci sono dubbi. Il tetto va tolto del tutto e rifatto. Secondo me prima si comincia e meglio è,anche se la stagione non è esattamente la migliore.” Alla fine la soluzione di utilizzare laboratori, biblioteca e sala professori ha scongiurato i doppi turni in altre strutture che avrebbero comunque comportato maggior disagio per le famiglie. I genitori tutti, al fianco dei manifestanti e non, chiedono con forza “di alzare la visibilità mediatica sulla situazione per aiutarci ad investire sulla “prevenzione” e non sulla “ricostruzione”: non siamo ge-

nitori pazzi o visionari come qualcuno vuole far credere, solo genitori preoccupati su un rischio reale che non smette di attanagliarci.” Le scuole di Rieti sono state riaperte nella settimana tra il 14 ed il 22 novembre generando anche in questo caso una serie di appunti. “Lasciare TUTTE le scuole chiuse è ridicolo. E’ stato un gesto ‘politico’. Avrei preferito mi dicessero chiaramente qual’era la più sicura e quella meno, non omologando ne’ omettendo. Prendendosi la responsabilità di ciò che affermavano”. “Genitori degli alunni del Liceo Classico e Pedagogico e’ possibile che non siamo capaci a unirci per far sì che il palazzo degli studi, costruito nel1926, non venga più’ utilizzato come scuola”. “Il Classico spostato, il Pedagogico no?!”

Non è andata giù a molti la disparità di trattamento tra le due Scuole. I lavori nella sede distaccata del Pedagogico, ex Sacchetti Sassetti, tra l’altro, non sarebbero stati ancora ultimati e la data fissata al momento è quella del 5 dicembre. All’ASI sono entrati gli studenti del Varrone e della succursale dello Scientifico Jucci. Problema serio i collegamenti per l’assenza di bus navetta o corse in arrivo con orari non coincidenti con l’inizio lezioni. I ragazzi dell’Alberghiero intanto protestano per la mancanza dei laboratori nella sede dell’ex Vanoni a loro destinata “I lavori sono ormai iniziati da quattro anni - spiegano i rappresentanti d’istituto - ovvero il tempo che era stato prefissato per la completa realizzazione dei laboratori; considerato inoltre che i fondi sono ormai stanziati da tempo, gli studenti chiedono al Presidente della Provincia Rinaldi delucidazioni riguardo il termine dei lavori, affinché sia permesso il prima possibile il regolare svolgimento delle lezioni pratiche, considerate fondamentali per la preparazione lavorativa. Ricordiamo infine che il nostro Istituto è tra i migliori Alberghieri d’Italia e conta all’incirca 1100 studenti provenienti da ogni parte del Centro Italia: un indotto sicuramente considerevole per la città”. Certamente la scossa di venerdì 25 alle ore 12.45 sia pure lieve, ma con epicentro Rieti, non contribuirà a placare gli animi. Stefania Santoprete

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L’ARTE DEL PASSATO, I BORGHI E L’IDENTITÀ CULTURALE Il Calcagnadoro invita agli incontri dedicati

Accogliendo istanze e soprattutto mettendo a sistema esperienze coerenti che la scuola ha intrapreso sul Patrimonio nel corso di ogni anno scolastico, l’Artistico di Rieti ha sentito anche oggi, dopo il disastro del terremoto, la necessità di comunicare i suoi valori e di fare il punto con la comunità. Il Ministro dei Beni Culturali Franceschini aveva già deciso che il 2017 sarebbe stato per il Mibact l’anno nazionale dei Borghi storici, di cui è disseminato soprattutto l’Appennino. Ma ogni ricostruzione deve ripartire, prima ancora che dagli edifici, dai cittadini. Bisogna attivare un processo di consapevolezza, di auto-narrazione e ri-identificazione nei luoghi persi. Il Calcagnadoro invita perciò i cittadini, gli studenti e gli insegnanti di ogni scuola ad un programma di incontri dedicati, soprattutto oggi che il sisma ha drammaticamente evidenziato non solo la vulnerabilità dei beni culturali, ma anche quanto si perderebbe irrimediabilmente se questa ricchezza “minore” andasse distrutta, come a Norcia, nella Val Nerina e, nel reatino, ad Amatrice, Accumoli e Leonessa. L’obiettivo, allora come oggi, è quello di riscoprire, valorizzare e rendere fruibili luoghi, artisti o opere del territorio apparentemente “minori” o dimenticate, al fine di rafforzare il senso di appartenenza degli studenti nei confronti della scuola frequentata, nonché il valore dell’identità culturale quale asset strategico nell’epoca della globalizzazione e del multiculturalismo. Il progetto nasce da una rete istituzionale con il patrocinio dei Comuni di Rieti, Leonessa e Castelnuovo di Farfa, l’Ordine degli Architetti e in collaborazione con le Associazioni Rearte, Porta d’Arce e FAI.

Il programma di eventi è così concepito: • 2 dicembre presso il Liceo artistico di Via Togliatti, ore 15,3017,30:

Indagini, letture e riscoperte dei beni culturali a Leonessa interventi: L. Rosati, A. Ungari, S. Petrocchi, A. Paola Salvi.

• 9 Dicembre presso Palazzo S. Rufo, in piazza S. Rufo Sala M. Rinaldi, ore 15,30-17,30: Ricerche. Nel segno di Caravaggio (al termine visita guidata nella chiesa di S. Rufo) interventi: I. Millesimi, L. Carapacchi, A. Capriotti. • 15 Dicembre presso il Liceo artistico, ore 15.30-17,30: Operatori sul campo. E’ possibile fare impresa culturale? interventi: D. Vetoli, P. Cuzzocrea, L. Malfatti, R. Giovannelli.

• 19 Gennaio presso Atrio dello scalone monumentale del Comune di Rieti, ore 16-18: Il Liceo Artistico Calcagnadoro festeggia Antonino Calcagnadoro consegna al Sindaco della città La Visione, il mosaico con tessere di marmo realizzato dagli studenti. Seguiranno visite guidate a cura degli Apprendisti Ciceroni presso la Sala Consiliare e il Museo Civico, Sezione storico-artistica alla scoperta del Calcagnadoro. • 3 febbraio, Palazzo Dosi, Ordine degli Architetti, ore 15,30-17,30: Salviamo il patrimonio culturale interventi: L. Rosati, P. Maiezza, M. Laura Rossi, V. Iacobucci, E. Rapetti, Indagine e proposta di riuso sugli immobili storici ed abbandonati intra ed extra moenia. Possibili recuperi e riusi: una proposta alla città. Ogni incontro è ad ingresso libero ed ha valore di aggiornamento per docenti e architetti.

Ines Millesimi

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SANITÀ: IL COMITATO OCCUPA SALA CONSILIARE L’Ospedale deve rimanere D.E.A. di 1° livello Il Comitato Diritto Salute riunito in Assemblea Permanente presso l’Aula Consiliare del Comune di Rieti, ha attivato il Sindaco Petrangeli per contattare il Presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti per fissare un incontro a breve allo scopo di ottenere un Decreto urgente che dichiari il territorio della ASL di Rieti “AREA PERIFERICA DI ZONA DISAGIATA”, con conferma dell’Ospedale “S. Camillo De’ Lellis” sede di D.E.A. di primo livello (spoke). “Le Associazioni di Volontariato della Provincia di Rieti hanno affrontato i problemi relativi al graduale ridimensionamento dell’offerta terapeutica dell’Ospedale S.Camillo de Lellis di Rieti e della Sanità reatina in genere, determinata da un piano di rientro che dura da anni. In seguito al sisma, l’Ospedale S. Camillo De’ Lellis è rimasto l’unico Ospedale della Provincia, in un territorio particolarmente sfavorito dal punto di vista orografico e territoriale. Il Decreto Legge sui territori interessati dagli eventi sismici (tra cui Rieti) dell’ 11/11/2016 n° 205 prevede: 1) - Incentivi alle attività agricole e produttive. 2) - Misure di Interventi immediati sul patrimonio culturale. 3) - Misure per le infrastrutture viarie. 4) - Interventi di immediata esecuzione al fine di favorire il rientro nelle unità immobiliari e il ritorno alle normali condizioni di vita e di lavoro nei Comuni interessati. Non si fa minimamente cenno a concessioni o ad interventi sul versante sanitario e sui bisogni di salute della Provincia reatina, già in crisi da tempo ed ulteriormente provata dal sisma del 24 Agosto, 26 e 30 Ottobre. Traccia di ciò non si registra nel Decreto, né da intenti della Regione Lazio che continua a trattare, nei fatti,  la situazione locale con ordinaria amministrazione e senza segni di particolare attenzione; prova di ciò è che alcuni Servizi essenziali sono sempre sull’orlo della chiusura. Le Associazioni di Volontariato stigmatizzano tale disattenzione e pongono al Presidente Zingaretti le seguenti riflessioni, soprattutto alla luce di eventuali prossime applicazioni anche a Rieti del “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi strutturali, tecnologici e quantitativi relativi alla assistenza ospedaliera” - Legge Lorenzin: 1) - La provincia di Rieti ha una popolazione di 158.467 abitanti, si estende su una superficie di 2.749,16 km² e comprende 73 comuni. Con un indice di 47.2 la provincia di Rieti è ultima del centro Italia e tra le ultime a livello nazionale per dotazione infrastrutturale, piazzandosi al 95 posto su 107 province. 2) - Particolarmente sottosviluppata è la rete ferroviaria: fatta 100 la media italiana, la dotazione ferroviaria provinciale ha un indice di 40,9. 3) - La rete infrastrutturale della provincia di Rieti è, non solo vetusta, ma anche pericolosa. Complessivamente, nelle strade della provincia di Rieti si trovano quattro dei cento punti con la maggiore incidentalità della rete stradale italiana. 4) - I pazienti anziani (ultrasessantacinquenni al 25% nel 2016, contro una media nazionale al 22%), quelli particolarmente critici, con malattie degenerative, cardiovascolari od oncologiche, avrebbero serie difficoltà ad affrontare quotidiani viaggi verso le province limitrofe del Lazio (almeno 100 km) in caso di riduzione o perdita dei servizi essenziali o salvavita: un ar-

retramento assistenziale non tollerabile. Ciò conferma la necessità che l’O.G.P. san Camillo de Lellis di Rieti rimanga sede di D.E.A. di I Livello (spoke), al fine di garantire e sostenere efficacemente i bisogni di salute della popolazione. Riflessi dell’applicazione delle Legge Lorenzin sulla Sanità reatina: Con D.C.A. n° 368/2014: “Riorganizzazione della rete ospedaliera a salvaguardia degli obiettivi strategici di rientro dai disavanzi sanitari della Regione Lazio”, sono stati attribuiti alla Asl di Rieti 429 posti letto. Il nosocomio di Amatrice si configurava come “Ospedale di zona particolarmente disagiata”, con posti letto ordinari di Medicina Interna e di Day Surgery, organizzati in un’area comune medica chirurgica, di cui non si conosce la destinazione. Dopo il sisma di Amatrice che ha determinato la perdita del presidio, l’Ospedale S. Camillo De Lellis è rimasto l’unico Ospedale della Provincia che, dunque, è e deve rimanere sede di D.E.A. I Livello (spoke). Gli standard previsti nel Regolamento sono particolarmente punitivi per le piccole province come quella reatina e la loro scrupolosa applicazione determinerebbe una inevitabile perdita di servizi essenziali, di competitività e penalizzerebbe oltremodo una popolazione già duramente provata. Pertanto, si chiede, anche alla luce degli eventi sismici recentemente occorsi, un decreto della Regione Lazio che dichiari il territorio della Asl di rieti “Area periferica di zona disagiata “con conferma dell’ospedale San Camillo De Lellis di Rieti sede di D.E.A. di I livello (spoke), come anche già precedentemente richiesto dai Sindaci della Provincia di Rieti, riunitisi nella “Conferenza Locale della Sanità” in data 28 Settembre 2016. Pertanto si richiede: - l’impegno della Regione Lazio di non procedere ad alcuna riconversione o riduzione dei servizi confermando quelli esistenti e le dotazioni organiche, e chiedendo il completamento tramite assunzioni della pianta organica cosi prevista, che assicuri il ripristino di tutti i servizi oggi carenti o funzionanti a singhiozzo, per non creare ulteriori emergenze e condizioni di criticità estreme alla popolazione del territorio già duramente provata - l’impegno della Regione Lazio affinché venga mantenuta l’attuale quota capitaria. - l’impegno della Regione Lazio ad autorizzare la ASL, nel rispetto del budget assegnato, ad emanare velocemente avvisi o concorsi senza dover attendere necessariamente autorizzazioni preventive o attingere a graduatorie vetuste che non garantiscono alcuna qualità. - l’impegno a garantire che la ASL di Rieti non sarà depotenziata, smembrata o accorpata, bensì venga rafforzata e dotata di alte professionalità. Parimenti l’O.G.P. San Camillo de Lellis di Rieti dovrà restare sede di D.E.A. di I Livello. - Infine, che la ASL resti, come descritta anche nell’Atto Aziendale, ad occuparsi della Sanità reatina.” Avuto assicurazione dal Sindaco di Rieti che il Presidente Zingaretti si é impegnato a rilasciare una pubblica dichiarazione entro questo fine settimana in risposta alle richieste fatte dal Comitato e che, entro i primi giorni della prossima settimana, si terrà l’incontro sollecitato, il Comitato Diritto Salute ha deciso di sospendere temporaneamente l’Assemblea Permanente.

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LE PIAZZE TELEMATICHE COME RIGENERAZIONE “I piedi nel Borgo, la testa nel Mondo”

Il recente terremoto di Amatrice ha innescato un tumulto di sentimenti nell’animo di tutti noi, ma passato il momento della sofferenza e del disorientamento si sta intervenendo per incoraggiare con modelli ed idee la delicata fase della Ricostruzione. Nello specifico anche gli architetti di Rieti si sono immediatamente attivati per fornire supporto nel loro ruolo istituzionale con la protezione civile portando nei territori colpiti dal sisma squadre di volontari provenienti da ogni regione d’Italia per consentire attraverso le verifiche sismiche il rientro nelle abitazioni ove possibile. Parallelamente si è sviluppato un ampio e interessante dibattito sulla ricostruzione. L’esigenza della popolazione di rimanere sul territorio di non abbandonare i luoghi pone problemi seri sulla ricostruzione. Cosa si può ricostruire, dove si può ricostruire? Il “dov’era com’era” è un modello? Corre l’obbligo per gli Ordini Professionali di fornire anche in questo ambito un supporto ai Comuni ed alle Istituzioni di Governo ancora impegnate nella delicata fase delle emergenze. A mio parere le popolazioni potranno rimanere sul territorio solo se si rifletterà su un modello di sviluppo economico e socializzazione. Le aree colpite dal terremoto erano già sottoposte ad un progressivo spopolamento e la ricostruzione potrà rimettere in piedi le case, renderle più sicure ma con la finalità nella migliore delle ipotesi di essere abitate per due o

tre mesi ogni anno o per i fine settimana. Invece dovremmo trasformare il Terremoto da tragedia a occasione di rinascita. Le energie di chi è legato a questi luoghi dovranno essere sostenute non solo per riedificare gli edifici ma per rigenerare i piccoli centri creando un modello sociale ed economico. Le trasformazioni della società hanno cambiato il nostro modo di vivere, il commercio elettronico, la dematerializzazione dei servizi ci consente di vivere in maniera diversa nel momento in cui il traffico, l’inquinamento e lo stress delle nostre città stanno minando la qualità del nostro vivere. La globalizzazione dei servizi ha però bisogno di infrastrutture e l’uomo non può vivere in solitudine, ha necessità di incontrarsi, di socializzare, di condividere.

Da questo l’ipotesi di “Glocalizzare” i Centri Storici, la galassia degli aggregati di case che si coagulano nella realtà delle frazioni dei nostri comuni dell’Appenino, possono essere supportati con infrastrutture telematiche innovative. Ogni centro potrebbe avere dei punti “Glocali”, le Piazze Telematiche, dove i cittadini possono incontrarsi, confrontarsi, studiare o svolgere funzioni di Telelavoro. Penso ad esempio ai canali di distribuzione o e-commerce, oggi il fattore di sviluppo è il prodotto innovativo, posso vendere anche il sano prodotto della tradizione, anche questo può essere innovativo, fondamentale in quel caso oltre al prodotto è il canale di distribuzione. Gli spazi... I vuoti non devono essere per

forza ricostruiti nella loro interezza ma è importante non perdere la memoria e magari rigenerare il tessuto urbano eventualmente anche con un sistema di verde e luoghi cablati che possano poi diventare punti di aggregazione e di telelavoro complesso. I piccoli centri da ricostruire che fondano le proprie radici nella profondità delle nostre terre incarnano i nostri valori e le nostre culture ma devono proiettarsi nel mondo globalizzato. La progettazione delle infrastrutture telematiche ed il cablaggio possono trasformare e dare nuovo valore a luoghi e spazi che già vivono di luce propria. Dobbiamo stare attenti però come analizza Vincenzo Latina “La ricostruzione delle città terremotate dovrebbe richiedere progetti che riescano ad impiegare al meglio le risorse per una migliore gestione dei flussi economici; per costruire, nella discontinuità del nuovo, una connessione tra quello che resta dell’antico dell’esistente - e il contemporaneo. Lontano dalle emulazioni (del “dov’era e com’era”), dalle restituzioni retoriche o dalle repentine e fuggevoli mode della sperimentazione spettacolare.” Rinsaldare il tessuto corrisponde a rendere nuovamente vivi i nostri centri, accanto alla tradizione economica di terre che hanno fatto del gusto e della catena a km 0 un marchio di qualità le nuove funzioni possono creare modelli di vita per la popolazione residente o attrarre le persone che legate al territorio sono poi emigrate. Dobbiamo supportare ed esaltare il fattore di attrazione naturale dei luoghi. Mai come adesso un letterato reatino Domenico Petrini, antico “agitatore” della Cultura europea diventa attuale con la sua famosa frase “... i piedi nel borgo, la testa nel mondo” Arch. Stefano Eleuteri Coordinatore dei Presidi degli Architetti della Protezione Civile dell’Ordine di Rieti

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SANTA BARBARA NEL MONDO 2016 Programma

Sab. 3 e Dom. 4 dicembre

Fiera tradizionale Lungovelino Don Giovanni Olivieri, via Cottanello e via Fratelli Sebastiani

Sabato 3 dicembre

Auditorium Varrone | ore 9 I premi di Santa Barbara nel Mondo Introduce Stefania Santarelli, dirigente Liceo Scientifico. Proiezione film “Santa Barbara”. Premi di cultura - Riconoscimento alla memoria di Ettore Bernabei “Per la promozione della cultura nella storia della Repubblica Italiana”. Ritira il premio la famiglia - Conferimento premio “Brava Barbara” a Barbara Fornara, direttrice del Coro della Diocesi di Rieti Premi “Nel fuoco” - Conferimento premio internazionale di solidarietà “Nel fuoco” alla memoria di Nicola Calipari, funzionario del Sismi, martire dello Stato. Ritira la vedova, on. Rosa Maria Villecco - Conferimento premio internazionale di solidarietà “Nel fuoco” alla Direzione regionale Umbria e al Comando provinciale di Perugia dei Vigili del Fuoco per il soccorso nel fuoco della industria Umbria Olii, avvenuto il 25 novembre 2006 a Campello sul Clitunno (PG)

- Riconoscimento all’ing. Maria Pannuti comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Rieti per l’attività di soccorso svolta durante il sisma del 24 agosto

Sabato 3 dicembre

Ponte romano | ore 17 Dedicato alle vittime del terremoto - Processione dalle acque del fiume Velino alla basilica Sant’Agostino. A cura Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Rieti e del Club Sommozzatori di Rieti. - «Luci dell’anima»: suoni e luci a cura di Telesforo Morsani Partecipano: Associazione nazionale dei Vigili del Fuoco; Confraternita di Misericordia di Rieti, Fanfara Alpini Centro Italia diretta dal M° Rossella Scopigno

Messa con i Vigili del Fuoco presieduta dal vescovo Domenico. Al termine della celebrazione, preghiera e saluti del Comandante provinciale dei Vigili del Fuoco ing. Maria Pannuti - ore 16.30 | piazza del Comune: “Musica solidale con la Banda di Accumoli”: raduno bandistico. Coordina il M° Rossella Scopigno - ore 18 | Basilica Sant’Agostino:  Santa Messa solenne presieduta dal vescovo Domenico, anima il Coro della Diocesi di Rieti, diretto dal M° Barbara Fornara

Giovedì 8 dicembre

Sabato 3 dicembre

Festa dei Marinai ore 10,30 • Madonna del Cuore: Celebrazione Eucaristica. Defilamento al monumento dei caduti

Domenica 4 dicembre

Chiusura manifestazione 80° compleanno Papa Francesco ore 19 | Rieti, chiesa di Santa Barbara in Agro: “1000 voci per ricominciare”: concerto di solidarietà in favore delle popolazioni colpite dal terremoto in centro Italia. A cura di: Coro Polifonico Orpheus (Rieti) e Adcantus Ensemble Vocale (Foligno). Dirige il M° Francesco Corrias

Basilica Sant’Agostino | ore 18 - Celebrazione dei Vespri animati dal Coro della Diocesi di Rieti, diretto dal M° Barbara Fornara - Discorso alla Città di mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti Festa della Santa Patrona - ore 9,30 | Cimitero: Deposizione corona monumento ai caduti dei Vigili del Fuoco - ore 11,30 | Basilica Sant’Agostino:  S.

Sabato 17 dicembre

Matteo Salvi compositore

Ospite del nostro cimitero

Tra le tante tombe del cimitero di Rieti c’è quella di un noto maestro di musica compositore bergamasco, Matteo Salvi, (Botta di Sedrina 24 novembre 1816 – Rieti 16 ottobre 1887), allievo del maestro Gaetano Donizetti, conosciuto nel mondo internazionale della musica operistica, oltre che per le sue composizioni, anche per aver completato l’opera lirica “Il Duca d’Alba”, che il maestro Donizetti, lasciò incompiuta. Dopo una serie di successi, Matteo Salvi, direttore dell’Imperial Teatro dell’Opera di Vienna ed educatore della gioventù a Bergamo, nel 1885 da Roma, dove risiedeva da tempo, si trasferì a Rieti e fissò la sua dimora in Via del Duomo al numero 8. Nella città sabina, lontano purtroppo dai teatri, ricorda il

critico musicale Pierluigi Forcella, il maestro Salvi trascorse serenamente gli ultimi anni della sua laboriosa vita; “non prime e… prime donne, ma aria salubre e passeggiate nei dintorni, che certamente gli ricordavano la Valle Brembana”. Nato fra le montagne del bergamasco , il maestro Matteo Salvi muore a Rieti il 16 ottobre 1887 fra le montagne della Valle Santa. Nel cimitero di Rieti esiste tuttora la tomba del maestro bergamasco, fatta erigere dalla moglie Clementina e dal figlio Paolo prima che entrambi si trasferissero di nuovo a Roma. In occasione della ricorrenza dei 200 anni dalla nascita del musicista bergamasco (24 novembre 1816), sarebbe dignitoso ed opportuno, da parte della civica amministrazione, un intervento di recupero della stele della tomba del musicista tanto per ricordare che la città fa memoria dei grandi protagonisti del mondo musicale. Tito Cheli

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STRADA FACENDO

ILEANA TOZZI

LA MADONNA DEI CORDARI Il nostro itinerario lungo i vicoli delle Valli prosegue addentrandosi nel fitto reticolo medievale che conserva il nome degli antichi mestieri. C’imbattiamo così nel vicolo dei Cordari che non facciamo fatica ad immaginare occupato per tutta la sua lunghezza dai ruvidi canapi ritorti con l’ausilio di grandi ruote di legno dagli artigiani che, non senza orgoglio d’appartenenza, si tramandavano di padre in figlio i segreti del mestiere. Le condizioni ambientali del rione, lambito dalle acque del Velino e della sua cavatella. Garantivano l’umidità necessaria a garantire la perfetta tensione e la migliore elasticità alle corde di tutti i tipi e dimensioni prodotte in questi singolari opifici all’aperto, delimitati dai muretti a secco degli orti e dalle fitte muraglie delle modeste case di pietra, addossate le une alle altre, che costituiscono ancora il tratto distintivo delle Valli. L’edicola sacra che inaugura la stretta viuzza evoca ai più remote rimembranze manzoniane, ma suscita anche ricordi più freschi e pungenti che meritano di essere condivisi con i lettori di questa rubrica. Giusto venti anni fa, in qualità di presidente del Circolo Reatino fra Reatini, attivo ed appassionato custode delle memorie e delle tradizioni più schiette, Socrate Santoprete promosse lo studio

sistematico delle opere eseguite da Luigi Catini, che fu l’ultimo allievo di Antonino Calcagnadoro. La sua sensibile attenzione orientò la ricerca verso la valorizzazione di un personaggio rimasto immeritatamente nel cono d’ombra proiettato dall’appartenenza ad un mestiere - quello di decoratore - considerato per lo più artigianale. La ricostruzione del regesto di Luigi Catini rivelò una personalità artistica di spessore, sostenuta dalla sicura padronanza delle tecniche più aggiornate della pittura e della scultura. Il modellato plastico delle sode statue virili ad altorilievo sulla facciata del Palazzo delle Poste progettato da Cesare Bazzani o della palazzina dell’edificio razionalista di viale Emilio Maraini che per primo ospitò la sede dell’Istituto nazionale per l’assicurazione degli infortuni sul lavoro appartengono alla maturità di questo valido, misconosciuto esponente dell’arte del Novecento. Ma se questi elementi decorativi fanno parte del paesaggio urbane, facili ad essere riconosciuti ed apprezzati se soltanto ci soffermiamo ad osservarli, la sagacia di Socrate Santoprete, unita alla squisita disponibilità delle sorelle dell’artista reatino, valse a recuperare dai cassetti di casa Catini due taccuini fittamente disegnati a matita che riportavano gli schizzi

Le richieste dell’Ascom Ridiamo vitalità al centro

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Il Comitato Commercianti Centro Storico, composto da rappresentanti di via della zona, e il Presidente Leonardo Tosti si sono incontrati presso la sede dell’Associazione per esaminare la drammatica situazione del centro storico cittadino. Dal confronto delle varie zone è scaturita una panoramica desolante sia dal punto di vista commerciale che dal punto di vista della vivibilità del centro. Perdurando ancora, anche per pochi mesi, l’attuale situazione, saranno numerose le ulteriori chiusure o trasferimenti di attività, anche tra quelle più storiche e prestigiose. La desertificazione dell’area storica di residenti e attività artigianali e commerciali è divenuta emorragica, e questo perché risulta una zona “non fruibile” di servizi (uffici - parcheggi - ecc.). Appare evidente che la cittadinanza ha rifiutato l’attuale assetto dato al centro storico e ha semplicemente smesso di frequentarlo. Un’altra amara considerazione è che è divenuta poco attraente anche per i turisti nonostante il grande patrimonio artistico reatino e nonostante gli investimenti sia da parte del pubblico che del privato (vedi PLUS) ed è destinata a morire anche culturalmente per la chiusura sistematica dei beni artistici di cui Rieti dispone (vedi Musei - Teatro)

RIETI - Edicola in via dei Cordari

prodotti in trincea, durante le fasi più dure e concitate del primo conflitto mondiale, pari per immediatezza ed efficacia narrativa alle più celebri ed apprezzate opere del maestro Calcagnadoro che fu tra gli artisti incaricati di realizzare cartoline di propaganda per il Ministero della Guerra negli anni 1915-‘18. La bella Madonna di via dei Cordari, con il suo semplice altarino in pietra, fu accuratamente restaurata per l’occasione: vegli ora sul suo autore Luigi Catini e su Socrate Santoprete, oggi scomparso.

“E’ quanto mai urgente quindi da parte della Amministrazione Comunale intervenire prima che sia troppo tardi e trovare soluzioni per un inversione di tendenza e ridare vivibilità al centro - prosegue l’Ascom - Crediamo che ci siano possibilità di alternative concrete e poco costose che possano in qualche modo migliorare e rivitalizzare il centro storico e che elenchiamo di seguito: • Parcometro fino alle ore 17.00 • spegnimento dei varchi di Via Garibaldi - Via delle Stelle e Via della Verdura • revisione del piano del traffico delle vie del centro storico (Via delle Verdura - Via Pescheria - Via Tancredi - Via Garibaldi) • limitare la zona ZTL alla sola Via Roma - Via Cintia - Piazza V. Emanuele. • ripristino del bus navetta circolare. Ribadiamo il nostro spirito vocato esclusivamente alla difesa delle nostre imprese e dei relativi posti di lavoro. Siamo assolutamente disponibili ad ogni ulteriore confronto, proposta o forma di collaborazione per una fattiva e rapida risoluzione delle attuali problematiche. Il Presidente - Leonardo Tosti


LUCI ED OMBRE

LUCIO BOLDRIN

LA “FOLLIA” DI DIO Solo un Dio pazzo poteva pensare di diventare un uomo. Ma chi gliel’ha fatto fare al Signore di lasciare il privilegio della condizione divina per assumere la debolezza della condizione umana? In ogni tempo il sogno dei potenti è stato quello di diventare dèi, di elevarsi sopra di tutti. Raggiungere il Signore è stata anche la massima aspirazione di ogni persona religiosa: salire, spiritualizzarsi, per fondersi misticamente con il Dio invisibile. I potenti pensavano di raggiungere Dio e di essere al suo pari mediante l’accumulo del potere per meglio dominare il popolo; le persone religiose aspiravano a unirsi a Dio attraverso l’accumulo delle preghiere per presentarsi quali modelli di santità. Ma più l’uomo si separava dagli altri per incontrare Dio e più questi pareva allontanarsi, diventare irraggiungibile. Con Gesù si è capito perché. Con il Natale Dio diventa uomo, abbassandosi al livello di ogni altra creatura. Solo la “follia di Dio” poteva spingere l’Altissimo non solo a diventare un uomo, ma a restarlo: “Svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando si-

mile agli uomini” (Fil 2,7). Non si era mai sentito parlare di un Creatore che si abbassava al livello delle sue creature. Il Signore l’ha fatto, per amore della sua creazione, l’umanità. Con la nascita di Gesù, Dio non è più lo stesso e l’uomo neanche. È cambiato completamente il rapporto tra Dio e gli uomini, e tra questi e il loro Signore. Con Gesù Dio non è più da cercare, ma da accogliere. L’uomo non deve salire per incontrare il Signore, ma scendere verso gli altri uomini, perché in Gesù Dio si è fatto uomo, profondamente umano e non chiede di essere servito, ma lui si è messo a servizio di ogni uomo. Per questo, che una persona sia in comunione con Dio non si vede da quel che crede, ma da come ama, non da quanto prega, ma da quanto presta ascolto ai bisogni degli altri, non dai sacrifici verso Dio, ma dal sapersi sacrificare per il bene dell’altro. È questa la meravigliosa sorpresa del Natale del Signore: più l’uomo è umano e più scopre e libera il divino che è in lui, un Dio che non assorbe le energie degli uomini, ma gli comunica le sue, un Dio che non

chiede di vivere per lui ma di lui, e, con lui e come lui, irradiare amore, tenerezza e compassione per ogni creatura, un Dio che non chiede di obbedire a un Libro ritenuto sacro, ma di considerare sacra ogni creatura Un Dio fattosi uomo e che non lascia mai gli uomini da soli. Sia questo il sentire di tutti, soprattutto degli amici che vivono il dramma e il freddo, fuori e nel cuore, del terremoto e di tutti coloro che pensano ad un Dio lontano. Dio non è mai lontano da noi qualsiasi siano le scelte che abbiamo fatto o il buio nel quale viviamo. E’ un Dio che ci ama per quello che siamo..e nulla più. Auguri di un sereno Natale e un migliore 2017.

avv. Magi, avv. Andreani, dottor Strinati

Organizzata un’iniziativa dall’avv.Andreani, dalla Coop Rieti, con la collaborazione dell’avvocato Biancifiori di Terni, a sostegno delle popolazioni terremotate di Amatrice e dintorni. Si è trattato di un triangolare di calcio con le compagini della Coop Rieti, degli avvocati di Terni, del Salumificio Sano di Amatrice e di una cena all’interno della Coop Centro Italia con oltre 400 partecipanti, ed offerta devoluta a dette popolazioni. 

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POLVERI SOTTILI

MASSIMO PALOZZI A passo di gero

I dati dell’indagine congiunturale di Federlazio sulle piccole e medie imprese della regione, relativi alla prima metà dell’anno, sembrano la traduzione numerica della celebre frase di Antonio Gramsci sul pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà. Proprio quando si sperava di vedere rafforzati i segnali di una sia pur gracile e incerta ripresa, si è dovuto invece registrare un rallentamento che ha riportato l’economia reatina a diversi semestri fa, come se gli sforzi ostinatamente fatti da imprenditori, associazioni di categoria e classe politica fossero stati in larga parte vanificati da un quadro sia micro che macroeconomico che, in effetti, non permetteva di sperare in qualcosa di diverso (e chissà cosa salterà fuori dai dati del secondo semestre dove verranno conteggiati i disastri sull’economia causati dal terremoto). Nella sua analisi dei risultati dell’indagine il presidente di Federlazio Rieti, Riccardo Bianchi, ha posto l’accento su fattori esogeni che hanno inciso negativamente, come l’instabilità in-

ternazionale e la generale debolezza della domanda. Elementi sicuramente rilevanti, che dovrebbero spingere il sistema produttivo locale a riorientare le proprie strategie. Per ripartire non si può infatti aspettare di accodarsi alla ripresa mondiale, perché è probabile che non ce ne sia il tempo. Né è lecito attendersi dagli imprenditori reatini più di quello che già stanno facendo. Lo dice anche il saldo positivo dello 0,84% tra nuove imprese e quelle che hanno chiuso i battenti, contro il +0,50% a livello regionale. Un andamento apparentemente favorevole, determinato però dal fatto che si tratta di nuove attività aperte da chi ha perso il lavoro e tenta di reinventarsi imprenditore. Con risultati non sempre incoraggianti, come dimostra la moria di ditte anche storiche sia in campo industriale che commerciale e la vita media di quelle più recenti. Occorre allora che le istituzioni locali allestiscano un’agile struttura di scouting per cercare in Italia e all’estero qualche grossa impresa disponibile ad investire sul territorio in cambio di significativi vantaggi competitivi. Ci vorrebbe insomma un imprenditore, italiano o straniero, disposto a scommettere su Rieti e a impiantare unità

produttive da queste parti, un po’ come è avvenuto con Diego Della Valle che ha deciso di aprire una fabbrica nelle Marche per aiutare la ripresa delle aree colpite dal sisma. Non sfugge l’altra faccia della medaglia che lega il destino di un territorio ad una sola azienda o ad un distretto specialistico, perché in caso di crisi di quell’azienda o di quel polo salterebbe l’intero sistema economico locale. Ma avercene di questi problemi.

Reatino lingua viva

Durante la trasmissione di Rai3 “Fuori Roma” dedicata a Rieti, la conduttrice Concita De Gregorio si è sorpresa a sentire la frase “tira il terremoto”, tanto che sul finire di puntata ha chiesto ad un ragazzo: “voi dite: tira” e la risposta è stata “sì, perchè quando arriva, sembra un vento”. Spiegazioni scientifiche a parte, è interessante notare come in dialetto esista un’espressione che manca all’italiano, lingua pur ricchissima che, tuttavia, non ha un verbo specifico per descrivere il fatto che si è verificato un terremoto. In generale, sentir parlare con inflessioni vernacolari alla televisione nazionale non fa mai un bell’effetto, ma stavolta il nostro idioma ha fatto davvero un figurone.

Rinnovo dei progetti e pagamenti ai Lsu/Lpu regionali già da Gennaio Lo scorso 10 novembre si è tenuto presso la sede Regionale Lavoro un incontro tra l’Ass.re Dott.ssa Lucia Valente e il Direttivo del Movimento LSU, per il rinnovo dei Progetti LSU per l’anno 2017 agli otre 700 lavoratori in servizio da oltre 20 anni nei vari Enti locali regionali. Il Presidente del M.LSU Dott. Alessandro Desideri ha trovato nell’Assessore del Lavoro Dott.ssa Lucia Valente un’ ottima interlocutrice sensibile e attenta nei confronti delle gravi problematiche dei lavoratori LSU regionali. Il presidente ha raccomandato alla rappresentante della Giunta regionale soprattutto di voler “assicurare” ai lavoratori, nelle more procedurali per il di rinnovo dei Progetti per il 2017, il regolare pagamento dei sussidi nei primi mesi del nuovo anno, cosa che all’inizio dell’anno in corso fino a primi di giugno, a causa dei gravi ritardi a creato non poche difficoltà economiche ai lavoratori. L’Assessore Valente si è fatta carico di seguire le personalmente tutte le attività per il rinnovo dei progetti per quanto riguarda lo stanziamento economico per l’anno 2017 di rivolgersi all’Assessore al Bilancio Dott.ssa Alessandra Sartore, per reperire risorse da subito e consentire il regolare pagamento dei sussidi ai lavoratori regionali senza interruzioni.

Nell’occasione state anche valutate le possibili opportunità per il graduale svuotamento del bacino da realizzare nel breve periodo, attraverso un’adeguata incentivazione alla fuoriuscita volontaria e la normalizzazione occupazionale della categoria attraverso la compartecipazione di più soggetti istituzionali (Ministero del LPS, Regione ed Enti locali). Siamo certi di poter contare sulla grande autorevolezza e sensibilità politica dell’Assessore lavoro che sicuramente ha a cuore la sorte dei lavoratori regionali tenendo fede all’impegno preso. Il Presidente - Dott. Alessandro Desideri

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IL CIELOlaLOTerra HA VOLUTO lo ha vissuto

Socrate Santoprete

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Da queste pagine spesso abbiamo ricordato persone scomparse, omaggiandole con una pagina di “Album di Famiglia” o un articolo. Sarebbe da ipocriti far scrivere a qualcun altro il ‘coccodrillo’ (il pezzo di commemorazione) per colui che nella vita era mio padre. Quindi ho deciso di parlarne io, in prima persona. Ho sempre pensato fosse nato nel secolo sbagliato. Pur avendo impresso nel DNA la responsabilità di custodire la memoria di generazioni, era comunque proiettato nel futuro, con delle intuizioni a volte incomprese in chi lo circondava. Quando molti anni fa di ritorno da una riunione nazionale mi disse che sarebbe presto nata una Rete capace di mettere in contatto persone agli antipodi del mondo permettendo loro di comunicare in tempo reale, pensai che, al solito, esagerasse. Ed invece no, parlava di Internet! Una delle innovazioni da cui sarebbe rimasto affascinato e sgomento, lui capace di imparare a lavorare su un Pc a settanta anni utilizzandolo persino per realizzare pergamene con caratteri in gotico antico. Quel gotico antico che avrebbe spesso evocato, in cui era maestro: gli valse buoni voti, impieghi di riguardo e qualche riconoscimento. Avrebbe meritato di poter studiare di più. Aveva un amore viscerale per la conoscenza. Dopo (spero!) i suoi figli c’erano i suoi libri. Montagne di volumi raccolti ed acquistati ovunque e, soprattutto, tenuti tra le mani e trattati con massimo rispetto, elemento di invasione tra le mura di casa. Qualsiasi forma d’arte meritava massima considerazione: letteratura, pittura, scultura, fotografia… Non c’era un solo oggetto da cui ci si

potesse separare senza rimpianto. Tra i suoi sogni ‘Il museo delle cose’ in cui catalogare e conservare vecchi attrezzi di vita quotidiana, già iniziato e rimasto incompiuto, così come quel desiderio che lo ha accompagnato in questi ultimi anni, diventato quasi un’ossessione: dare dignità e riconoscimento ufficiale a tutti i caduti della Grande Guerra. Troppi diceva erano stati, non tutti con una divisa addosso, non tutti per scelta; per questo, insieme a Rosalba Buono, era andato di paese in paese percorrendo l’intera provincia in cerca di quelle lapidi e di quei nomi, compilando un elenco custodito gelosamente in cui sono rimasti annotati riferimenti specifici. Lo aveva fatto per il Circolo “Reatino fra Reatini”, di cui era stato fondatore ed anche Presidente. Anche per il Circolo, come per molte altre iniziative, aveva lavorato giorno e notte per redigere uno statuto, un regolamento, per realizzare graficamente schede di adesione e diplomi di partecipazione mosso da quell’entusiasmo bambino con cui ha sempre affrontato il mondo (a volte anche con una buona dose di ingenuità!). E poi riunioni, assemblee, feste e incontri pubblici… (memorabile la celebrazione del centenario di Luigi Catini, pittore ed artista dimenticato di questa terra, o gli entusiastici conviviali di tutti gli ex calciatori del dopoguerra sotto il titolo di ‘Calci di Gioventù’). Credeva fermamente nella forza dell’associazionismo, della partecipazione. Socialista convinto, in più anni aveva messo a disposizione del Partito la sua abilità nel realizzare grafici e proiezioni (senza ausili tecnologici!). Nel suo curriculum mai redatto ne’ presentato, anche la fondazione del primo consorzio edile a Rieti (‘Ca.re.ca’), la carica a Presidente Nazionale degli Artigiani Edili, il coinvolgimento diretto in ‘Italia Nostra’ e con i ‘Verdi’, con l’Associazione Garibaldini e a sostegno dell’Associazione Loniano. Ho sempre pensato guardandolo che mai nessuno dovrebbe lavorare così tanto per poi raccogliere così poco… Mio padre aveva preso la ‘cazzuola’ in mano da piccolo, seguendo il padre Raniero nei vari cantieri in città o all’interno del cimitero, sfidando la paura delle ombre della notte e dei fuochi fatui mentre si restaurava una lunetta in una cappella. Nonostante le sue inclinazioni artistiche, aveva amato così tanto quel lavoro da diventare un artigiano creativo e professionale. E queste

sue capacità gli avevano permesso di unire i mondi che ammirava, ad esempio quello dell’arte (grazie alla collaborazione con il suo grande amico arch. Alberto Galassetti e con Dado Ciotti, prime edizioni Biennale d’Arte ecc). Il rapporto tra figlia e padre non è mai facile, passa attraverso Edipo per poi trasformarsi nei vari sentieri della vita. Capita così di essere alleati e nemici a fasi alterne. Sicuramente è merito suo se nel mio DNA sono state impresse le voci ‘curiosità’ e ‘partecipazione’. Eppure odiavo sentirmi dire ad una richiesta di significato di parole “Guarda sul dizionario”. Non sopportavo quel suo approfondire quando mi occorreva qualcuno che riascoltasse il riassunto delle pagine studiate… Certamente non ho mai dovuto avvertire come minaccia la frase “Chiedilo a tuo padre”. Lui ha detto sempre sì. Anche quando si trattava di darmi il consenso di trasmettere in una radio (unica rappresentanza femminile in un gruppo maschile), anche quando si trattava di partecipare ad uno sciopero o andare ad una festa. Anzi. Ha amato in prima persona certe mie passioni, come quella radiofonica. Nei primi passi di Radio Onda Verde come tanti flashback vedo lui… a Bologna ad acquistare un trasmettitore (un Perry - come ricordava con orgoglio), sul tetto di via Garibaldi a installare un palo capace di reggere il più in alto possibile un’antenna di trasmissione, nella nostra sede a scrivere le tessere del Radioclub di cui era presidente, in tipografia per correggere “Onda Sport”… e poi al fianco di tutte le manifestazioni di contorno, prime fra tutte le numerose edizioni del Festival di Primavera che a lui debbono la realizzazione (e non solo!) delle imponenti scenografie… Siamo stati felici di vedere tanta gente venirlo a salutare, e non erano nostri amici. Ognuno ha un motivo, un ricordo diverso che lo lega direttamente a lui per la tanta passione che ha messo nel suo vivere. Con lui se ne va una parte della memoria della nostra famiglia ma anche dei nostri antenati e, soprattutto, della nostra città. Non volevo che anche la sua immagine sfumasse precocemente dalla vostra mente. Stefania Santoprete P.s. Ciao Papà, con quanto piacere avresti letto questo articolo nel giornale di cui andavi orgoglioso come fosse tuo!


IL PROFESSOR ARISTIDE “OGNI CIVILTÀ HA LA SPAZZATURA CHE SI MERITA”

RICCARDO DI GENOVA L’estensione della raccolta differenziata in nuove zone della città rappresenta un tema importante su cui non mi dilungherò con tecnicismi o commenti troppo seri che lascio a chi è sicuramente più competente del sottoscritto, tuttavia mi permetto di affermare che, oltre a differenziare il sistema di raccolta e riciclo di ogni tipo di rifiuto prodotto quotidianamente in tutto il mondo, andrebbe più semplicemente “differenziata la mentalità” di tante persone incivili che continuano imperterrite a violare il proprio territorio attraverso azioni vergognose e riprovevoli, prima fra tutte quella di depositare rifiuti ingombranti, mobili ed elettrodomestici nei boschi o nei prati! La nostra città non brilla per pulizia, tantomeno i bellissimi dintorni che qualsiasi città italiana, e non solo, ci invidia e allora… sì, ben venga la differenziata, ma allo stesso tempo, non si lasci agli “zozzoni” di turno (H24) la libertà di fare il bello e cattivo tempo per le vie della città… Tanti dicono: “se la gente è incivile, cosa c’entra l’Amministrazione?”, certo… le Istituzioni non sono colpevoli dell’inciviltà della gente

(che l’educazione non può comprarla al mercato, non avendola “dentro”), però è anche vero che tale carenza non può e non deve rappresentare un motivo per non intervenire quotidianamente “a tappeto”… Tralasciando analisi più approfondite, anche per ragioni di spazio, consentitemi ora di sdrammatizzare e riportare alcuni simpatici aforismi sulla spazzatura e l’immondizia, spesso chiamata in ballo anche in ambito televisivo o gastronomico. Tra quelli che suscitano riflessioni più serie riporto una concetto di Alexander Langer: “I rifiuti mandano un doppio crudele messaggio: ci dicono che le cose vengono usate con economica brutalità, senza comprensione e sintonia, e che tutto ciò che non conserva l’abbagliante luccichio del ‘nuovo di zecca’ è semplicemente da buttare: che terribile oracolo: l’usa e getta come canone fondamentale della nostra società!”, senza tralasciare Luis Sepulveda che si chiede: “Quando una nazione ricca installa una discarica di rifiuti chimici o nucleari in un paese povero sta saccheggiando il

(Georges Duhamel)

futuro di quell’agglomerato umano, perché se i rifiuti sono, come dicono, “inoffensivi”, per quale ragione non hanno installato la discarica sul proprio territorio?” A proposito di Televisione, invece, Woody Allen ci ricorda che “In California c’è molta pulizia perché non buttano via la loro immondizia, la trasformano in show televisivi”, mentre un utente Twitter lancia una simpatica proposta: “Fosse per me istituirei la TVARSU, la tassa sulla tv spazzatura”. Con un intelligente gioco di parole Lorenzo Anelli si chiede “se la tassa sulla spazzatura sono soldi buttati via”, ma la più bella osservazione è di Mario Andrea Rigoni: “Bellezza delle piante − i soli esseri viventi in questo universo che non producano rumore né rifiuti”. Termino con una battuta davvero simpatica di un anonimo utente Twitter, in tema con l’imminente fine anno… “I buoni propositi che avevo fatto per il 2016 vanno nell’umido o nell’indifferenziato?”. BUONA RACCOLTA A TUTTI!

Prima mondiale per il nuovo elicottero sanitario AW 169

Presentato sul Monte Terminillo

Soccorso Alpino, Elitaliana Spa, Regione Lazio e ARES 118. Realtà diverse, in grado però di lavorare fianco a fianco per portare assistenza sanitaria nei luoghi più difficili. Dove la professionalità va di pari passo con la necessità “salvavita” di portare soccorso, con personale sanitario altamente specializzato, nel tempo più veloce possibile. È in questo quadro che si inserisce il nuovo elicottero AW 169, che nei prossimi giorni prenderà servizio nelle basi di elisoccorso del Lazio. È un nuovo modello di aeromobile, frutto degli sforzi ingegneristici di Finmeccanica-Leonardo. Un prodotto italiano che rappresenta lo stato dell’arte nel settore degli elicotteri sanitari da soccorso. Entrerà in servizio, per la prima volta al mondo, proprio nella Regione Lazio a partire dai primi giorni di dicembre. Con l’integrazione di visori notturni (NVG), nei prossimi mesi, sarà avviata anche una sperimentazione per il soccorso notturno in ambiente impervio. Si inserirà nel piano regionale di elisoccorso, per portare aiuto alla popolazione, anche nelle località più isolate, così da garantire anche ai numerosi turisti, sportivi e a chi pratica attività lavorative all’aperto di poter essere raggiunti e salvati in tempi brevi da un equipe tecnico sanitaria d’eccellenza. Il nuovo elicottero è stato presentato alla stampa, con una dimostrazione pratica di soccorso in motagna in collaborazione con il Corpo Nazionale Soccorso Al-

pino e Speleologico (CNSAS) qualche giorno fa sul Monte Terminillo. L’obiettivo dell’elisoccorso è garantire a tutti i cittadini le stesse condizioni per accedere alle strutture sanitarie a prescindere dal luogo di residenza, per 365 giorni l’anno, sia di giorno che di notte. Con una rete così capillare di basi e piazzole di atterraggio - recentemente portate e omologate a più di 200 - l’ospedale sarà raggiungibile da ogni punto della Regione in 30 minuti. Il CNSAS è parte integrante dell’equipaggio di volo. Gli uomini del Soccorso Alpino garantiscono la sicurezza dei sanitari e il recupero dei pazienti quando si interviene in ambiente montano o impervio. Una professionalità frutto di 60 anni di esperienza nei territori montani: oggi il CNSAS è un riferimento sia per quanto riguarda gli interventi in elicottero sia tramite le sue squadre di terra.

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* La grafica di questa pagina è a cura dell’inserzionista


In questa puntata pubblichiamo il vostro materiale giunto in redazione, tracce, foto, indizi, come caccia al tesoro per persone sensibili al richiamo della conoscenza… “Il buon Tommaso da Celano parla di ‘’un Cavaliere di Assisi’’ che si stava organizzando per la spedizione in Puglia di Gualtiero III di Brienne. Sempre Celano fu ‘’reclutato’’ dal Conte Gentile delle Fonti templare francese legato a Giovanni I di Brienne Re di Gerusalemme. Il suo contatto con Malek -al -Caim fu attuato tramite i Templari i quali prima di diventare Cavalieri portavano una tunica marrone (residuo di quelle usate dai legionari romani) con un cingolo di corda con tre nodi...”

“Di Reate gran tesore nella gran via Antica del centro antica chiesa or profana del gnostico ordo il segno dell’ottagono il cerchio di magnitude la Cuba nel leggere i libri di carta lessi quelli di pietra e sul centro del cerchio si tale energia che sol il Tempio dà”.

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che sterminarono gli ebrei con le famose guerre giudaiche 70 d.c. Si trova sulla strada che collegava l’Adriatico con Roma passando per l’Aquila, famosa città templare. E’ sicuramente un posto che conserva molta energia: la croce posta nella parte interna della chiesa, all’entrata, è un simbolo di croce gnostica templare a tempera ma particolare, 5 anni fa era ancora lì.”

“Vi invio una foto davvero importante che si trova nella chiesa sconsacrata in via Roma, chiesa Gnostica Cristiana e non Cattolica romana. Era questa la filosofia segreta dei Templari ovvero il Misticismo Ermetico di Ermete Trismegisto figura altamente esoterica molto usata dai massoni e qualche volta usurpata (questione di date storiche). Torniamo alla nostra chiesa templare l’immagine del battesimo di Gesù da Giovanni Battista è quanto di più indicativo può rappresentarsi della mistica templare. I cavalieri templari si assimilarono in una tradizione molto antica gnostica e di lignaggio, conosciuta come la Chiesa Giovannita, che era stata fondata da San Giovanni Battista più di mille anni prima. Eliphas Levi, così si espresse nella “Storia della Magia”: “I Templari avevano due dottrine: una era celata e riservata ai leader, essendo quella del Giovannismo, l’altra era pubblica, essendo la dottrina cattolica romana”. Il simbolo dei Giovanniti è l’indice alzato del Battista che ricorre nelle opere di grandi maestri, primo fra tutti Leonardo da Vinci. Per gli iniziati il dito alzato di Giovanni non indica la venuta di Gesù, bensì la seconda verità: la via segreta della gnosi.”

“La chiesa di S. Vittorino fu iniziata nel 1280 e finita nel 1606 ma anticamente era un tempio dedicato alle Dea Vacuna ed era famosa anche durante il periodo dei romani della famiglia dei Flavi quelli


L’ARMATA DEL CANTASTORIE OGNUNO HA IL TRUMP CHE SI MERITA

NICOLÒ FONTANA

Le elezioni americane ci hanno insegnato che nessun nonno è troppo razzista per diventare leader del mondo libero. Evidentemente gli Usa hanno esportato tanta democrazia in Medio Oriente da esserne rimasti a corto. Il popolo ha voluto un presidente forte, libero dai condizionamenti dell’establishment politico, dei lobbisti, di una finanza sfrenata e rapace. Sull’elettorato non ha influito più di tanto il diluvio di notizie su suoi attestati problemi di carattere, vicende fiscali, machismo, antipatia per immigrati e musulmani. Ha nettamente prevalso l’esigenza di cambiamento, di pulizia, e soprattutto di sicurezza. La realtà è che l’America aveva la possibilità di fare la storia, invece ha deciso di ripeterla. Pare quasi che i suoi sostenitori non lo ascoltino veramente. Applaudono quando Trump promette che aiuterà i veterani o che costruirà un muro, ma in fin dei conti non sono interessati a quello che dice. Non sono interessati al suo programma. Nessuna scelta politica è importante. L’improvvisazione assume valore politico. Quando non c’è futuro, perché impegnarsi con progetti coerenti? Il deficit di futuro si mostra anche, soprattutto, nel progetto isolazionista e protezioni-

sta di Trump. Così come in quello dei suoi amici europei. Ovunque i populisti di destra promettono maggiore isolazionismo e meno immigrati, meno globalizzazione, meno Europa, meno complessità. La prima ad esultare nel Vecchio Continente è stata Marine Le Pen. La leader del Front National applaude “la scelta del popolo americano libero”. Esultanza anche dal primo ministro ungherese Viktor Orban e Nigel Farage, numero uno del partito antieuropeista e populista britannico, nonché promotore della Brexit. Ma la reazione più tenera e comica ce la regala il nostro Matteo Salvini (che il solo pensiero mi stampa sul viso quel sorriso che solitamente rivolgo ai miei interlocutori più deficienti). Il leader della Lega ha dichiarato: “Governeremo l’Italia con il programma di Trump”. Ora chi glielo dice che non confiniamo col Messico? Ma non è tutto; con un po’ di presunzione e parecchio ottimismo, Salvini vuole accreditarsi come il Trump italiano. In realtà credo che di fronte al segretario della Lega, Trump sembri un esponente dell’ala dorotea della Democrazia Cristiana. Se l’Europa è ormai guidata dagli emuli di Trump, chiunque sfidi al livello politico i populisti dovrà disinnescare un in-

tero alfabeto del nichilismo e del rancore. Un lavoro linguistico prima ancora che politico. Dovrà rendere evidente l’insensatezza di reagire ai fallimenti del neoliberismo alzando muri di ogni tipo. Ci sono alternative. In un tempo di pressanti problemi globali, c’è un filo che unisce il Wisconsin e il Veneto profondo. Le province inglesi e quelle dell’Europa dell’est. Ridare un segno e un senso a quel filo è il problema politico di questi tempi. Mi piace immaginare che l’alternativa che può esser intrapresa dalla politica sia esemplificata dal termine συμπάθεια, letteralmente “patire insieme”. Ritengo che la soluzione alle grandi questioni della quotidianità non sia nelle barriere, nella demagogia dei movimenti politici, nelle urla dalle piazze dei programmi di Del Debbio; ma piuttosto, nella partecipazione ad un progetto comune, nello scambio e nell’abolizione dell’estraneità dalle vicissitudini altrui. E’ perciò calzante la definizione di συμπάθεια del sofista Gorgia, tracciata nell’ “Encomio di Elena”: “è una grande dominatrice, che con piccolissimo corpo e invisibilissimo, divinissime cose sa compiere; riesce infatti e a calmar la paura, e a eliminare il dolore, e a suscitare la gioia, e ad aumentar la pietà.”

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• a cura di Maurizio Festuccia

Scatto d’ A utore Il fotoamatore reatino sotto una buona luce Dall’appassionato ed appassionante mondo della fotografia amatoriale fino ad ora incontrato su queste pagine, ci spostiamo leggermente per addentrarci in un settore a latere di quanto conosciuto e visitato fin qui. Il nostro ospite del mese è Antonello Putignani, un “ragazzo” di 56 anni, natio delle nostre parti, forse non molto conosciuto nell’ambiente locale ma che ci permette di aprire uno spiraglio anche sul professionismo della fotografia, settore che non avevamo mai toccato ma che comunque affonda le proprie radici nella profonda passione che si nutre per quest’arte.

Come è iniziato il tutto? “Non sono proprio un ragazzino, eppure ricordo come fosse ieri la mia prima macchinetta fotografica, era una Diana, una di quelle di plastica con il cuboflash sopra, con le sue 4 lampadine. Avevo solo 6 anni ma venni folgorato da quell’arnese fantastico ed affascinante che portavo con me sempre, ovunque e con cui ho approcciato al bellissimo mondo della fotografia. Ma la mia iniziazione all’ “arte” era predestinata: avevo uno zio gallerista, fissato per questo mondo, che mi regalò per la Befana “Il piccolo laboratorio fotografico”, una sorta di apprendista stregone in miniatura con cui passavo gran parte del mio tempo a stam-

pare, magari a contatto diretto da negativo a carta sensibile, ma stampavo. E per me la magìa prese il volo.”

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Secondo te cos’è che fa scattare quell’empatia per la foto a quell’età? “Ho sempre abitato in un piccolo centro a due passi da Rieti, Canetra, e quell’aggeggio per me era qualcosa di fantastico, di realmente magico: mettere con cura il rullino dentro, scattare, rivedere impresso quel che avevi scelto... qualcosa di emozionante, ogni volta di più. A quei tempi non c’erano molti divertimenti, la Rai aveva un solo canale ad esempio, e quelle immagini impresse come per magìa su un foglietto di carta erano uno spettacolo senza precedenti.” E’ stata una passione che ti ha accom-

pagnato per sempre, fino ad oggi, o l’hai divisa con altre? “Ho sempre continuato a seguire e praticare la fotografia fin quando non mi sono dedicato, praticamente del tutto, a giocare al calcio. Ad 11 anni venni provinato e scelto dalla Juventus ai tempi in cui anche Pietro Mariani muoveva i primi passi nel mondo del professionismo. Erano i tempi in cui ad allenare i bianconeri c’era Cestmir Vycpàlek, si prospettava per me una grande opportunità ma mia madre si oppose, non firmò il mio trasferimento a Torino e tutto sfumò definitivamente...! Malgrado ciò non mi scoraggiai e continuai a giocare nelle categorie minori fin quando il militare mi allontanò dai campi di calcio e fece riaffiorare in me la passione per la fotografia.”

Digitale o analogico? “Beh, eravamo negli anni ‘80, il digitale era ancora lontano da venire ma quando avvenne l’inevitabile passaggio anch’io dovetti inchinarmi alle nuove frontiere della tecnologia e fui costretto ad abbandonare la mia fida Fuji. Ripresi la mia dedizione in camera oscura e non soltanto per stampare in bianco e nero ma anche a colori poi, però, con l’arrivo del digitale a conti fatti non conveniva più farsi tutto in casa e pian piano abbandonai acidi, luci rosse, bacinelle ed ingranditore.”

In base alle tue peculiarità, quale ritieni sia stata la tua maggiore capacità nell’approccio alla foto? “A 18 anni, avevo una grande attrazione per tutto ciò che era “natura”: animali, piante, fiori; ricordo che feci parte di un gruppo di ricerca a cui venne assegnato il compito di cercare e fotografare le orchidee spontanee della nostra provincia, un incarico diretto del WWF. Avevo frequentato l’istituto Agrario e quel servizio mi competeva di diritto: pur non avendo mai fatto foto del genere, mi proposi e riuscii a condurre in porto immagini talmente belle ed interessanti che addirittura il PandaPhoto del WWF me ne acquistò alcune. Da lì al professionismo, il passo fu breve e rapido. Decisi di far diventare quella mia passione un’attività per il futuro, quella che ancor oggi svolgo seppur in ambiti totalmente diversi da quello “originario”.”

Prima di addentrarci nel mondo del professionismo, vorrei ancora chiederti

da che tipo di scatti eri attratto maggiormente. “Il mio è stato un passaggio un po’ tormentato nella fotografia. Oltre all’interesse per la foto naturalistica, che però svanì presto per incomprensioni con il committente principe, ho sempre avuto un occhio di riguardo, di interessato riguardo, per la “street”, per tutto ciò che la strada e ciò che accadeva davanti ai miei occhi mi concedevano; tutto e solo rigorosamente in bianco e nero. Non ho mai considerato la fotografia a colori, per me esiste ancor oggi solo il bianconero. Avere una fotocamera in mano, mi è sempre servito esclusivamente per “documentare”. Qualunque cosa, qualunque evento, qualunque situazione, solo ritrarre per costituire un documento. Quando i miei scatti iniziarono ad interessare, oltre me, anche riviste canadesi come Black&Noir, ruppi gli indugi, presi coraggio ed entusiasmo e con l’andar del tempo, di necessità-virtù e di virtù-lavoro, decisi di intraprendere quella strada e farne la mia professione a tutti gli effetti.”

E veniamo all’oggi. “Prima di tutto, era d’uopo aggiornare la mia attrezzatura e dalla vecchia Fuji passai alla Nikon, prima la F3 poi la F4 e, via via, tutta una serie di fotocamera professionali che adeguavo ai tempi ed alle esigenze che mi si prospettavano, fino a giungere alla decisione di puntare tutto sulle mirrorless. La mia professione oggi è rivolta esclusivamente alla fotografia Jazz. Ormai da 6 anni vivo di questo e non mi dedico ad altro che non siano concerti, rassegne, incontri, festival jazz. Seguo i maggiori appuntamenti jazz in tutta Italia e sono spesso sui set per scatti di copertine ad artisti vari. Porto con me, solo quando devo lavorare, 2 mirrorless: una Fuji X1 ed una Samsung NX1000, oltre ad una compatta Fuji X100T, con telemetro. Ai tempi ebbi anche una Fed4, la vecchia “copia” russa della Leica, con tanto di telemetro, un dispositivo che mi ha sempre appassionato utilizzare e da cui mi sono sempre lasciato affascinare. Ovviamente il mio lavoro mi porta a realizzare un po’ tutto ciò che compete ad un fotografo professionista (la prossima estate sarò impegnato in un fotoreportage in Africa) ma ormai la mia strada verso il mondo del Jazz è segnata indelebilmente. Collaboro per la rivista “Jazzit” e forse ho contratto questa “malattia” anche a causa


CARATTERI ORIGINALI SANTA MARIA DELLE GRAZIE DETTA ICONA PASSATORA

MANUELA MARINELLI Densa di misticismo e d’arte, la piccola chiesa, situata nei pressi di Amatrice, presenta una grande varietà di opere. Le mani che affrescarono le pareti della chiesa sono diverse ma tutte di buona qualità. Si tratta di artisti provinciali, quasi del tutto sconosciuti alla storia dell’arte ufficiale, ma questi pittori, meno fortunati e indubbiamente anche meno dotati dei vari Botticelli o Leonardo, sono però ugualmente importanti per diversi motivi. Principalmente perché rappresentano il “Genius loci” di una zona, incarnano cioè lo “Spirito del Luogo”, il carattere specifico, originale, particolare e irripetibile di un ambiente che ha dato vita ad una aggregazione umana identificabile e significativa. Senza “Genius loci”, senza radici, senza cultura, siamo tutti profughi, sfollati, eradicati, dispersi. Consumatori invece che Cittadini. Massa e non Popolo. Inoltre lo studio degli artisti minori è determinante per comprendere come si è diffuso uno stile, dai centri propulsori al territorio, con tempi e modi che si differenziano da zona a zona. Così Dionisio Cappelli, autore di molti degli affreschi dell’Icona Passatora, e il cosiddetto

“Maestro della Madonna della Misericordia”, ricoprono un’importanza enorme non solo dal punto di vista religioso, estetico e identitario, ma anche perché dimostrano come le iconografie che, dal Medioevo in poi, si sono diffuse nell’arte, sono penetrate fin nei luoghi più impervi e remoti d’Italia. Così nell’Icona Passatora, realizzata intorno al 1480 per custodire un’immagine della Madonna del Trecento, venerata da pastori e viandanti, dispensatrice ancora oggi di indulgenza plenaria, troviamo una messe di immagini disparate che ci raccontano di una religiosità intima, semplice e profonda ma anche il diffondersi dell’arte rinascimentale in provincia. Svariate e originali le iconografie che oscillano fra citazioni colte e notazioni locali, quasi un “vernacolo pittorico”, sapido e garbato. Nel “Cristo in Gloria che incorona la Vergine” di Dionisio Cappelli, ad esempio, troviamo un nugolo di angeli musicanti che suonano anche strumenti tipici della tradizione popolare, come il tamburello, la zampogna o il piffero. Nella Crocifissione invece troviamouna rara rappresentazione del

della bellezza degli scatti di Dennis Stock, famoso autore di street-jazz, e della maestria di un altro grande, il regista olandese Anton Corbjin, anche noto come fotografo dei Depeche Mode e degli U2. La mia attuale passione ha senz’altro origini lì.”

un tempo, la fotografia è ormai solo un’attività professionale che mi porta a seguire anche due/tre concerti alla settimana, il sabato e la domenica voglio riposarmi e non pensarci più. Ma non mi sottraggo al continuo confronto con gli altri, alla critica costruttiva con amici che come me continuano a trovare nella fotografia una scintilla da seguire come una cometa. Faccio parte dell’associazione locale de “I Flashati” e spesso, con loro, mi ritrovo a parlare di foto. Mi piace molto la loro disincantata dedizione a questo mondo, seguo costantemente le iniziative che organizzano, sempre ricche di spunti ed interesse, così come però amo continuare ad incontrarmi con i miei stessi colleghi in giro per festival e rassegne jazz da una parte all’altra dell’Italia.”

Riesci ancora a realizzare qualche scatto al di là del tuo lavoro? “Poco, molto poco. Spesso disdegno inviti a “gite fotografiche” tra amici come invece accadeva negli anni passati. Oggi non porto più con me macchine fotografiche nemmeno quando vado in gita. Non è più come

Attività in mostra? “Ho realizzato mostre in diverse città tra cui Torino, al Fara Festival, al Farfa Music Summer e al Farfa Voice e quanto prima dovrei allestirne una anche qui a Rieti: piazza

centurione romano Longinus con il capo circondato dall’aureola. Interessante pure la Vergine della Pietà che è rappresentata con i capelli biondi, sciolti al di sotto del velo, e così anche appare nella Crocifissione. Diverse sono le immagini della Vergine con il Bambino e della Madonna Galaktotrophousa, Madonna del Latte. La stessa Icona Passatora è una Madonna del latte, una iconografia molto cara ai fedeli, ma che andrà scomparendo perché vietata dal Concilio di Trento del 1543. Interessantissimo e poco diffuso è poi il Cristo della Domenica. Una iconografia che mostra che il lavoro domenicale ferisce il corpo di Cristo. Molte altre sono le immagini di questa piccola chiesa che ci auguriamo di poter ancora contemplare e analizzare.

difficile per farsi apprezzare ma è meglio così, sono sempre aperto al confronto, alla discussione intelligente. Tra i miei impegni prossimi, c’è anche un gran bel progetto all’estero con un grande artista jazz straniero, di cui per scaramanzia preferisco però non fare il nome.”

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UNA TERRA TRA DUE PARCHI S-TREMATA

Sui Monti della Laga (Amatrice) e sui Sibillini (Norcia) si sta come sugli alberi le foglie di Ines Millesimi (CAI Lazio) Nessuno avrebbe potuto immaginare cha la nostra terra subisse un altro colpo di grazia il 30 ottobre devastando Norcia ma anche tutte le terre intorno ricche di opere d’arte del ‘300 e ‘400, punteggiate di piccole, deliziose chiese minori, quelle che fanno il Paesaggio con la P maiuscola della Valnerina e delle zone tra le Marche e Umbria. Il 24 Agosto abbiamo pianto per Amatrice, per le sue 299 vittime. Un paese che non c’è più, uno dei 21 borghi più belli d’Italia spazzati via in una notte. Ma ora, dopo il 30 e la devastazione senza vittime di Norcia, conviviamo con la paura e soprattutto con tantissimi problemi logistici che non trovano notizia sui giornali. Ovviamente ci sono delle priorità. Il buon senso ce lo insegna, anche nel narrare come è la situazione. E spesso si cerca di narrare le cose belle, l’efficienza della macchina della Protezione Civile, si vuole far vedere che si fa il massimo e bene, sempre. Il Presidente Mattarella si è recato due volte ad Amatrice. E gli Amatriciani, i pochi che sono decisi ancora e nonostante tutto a restare, ne sono stati contenti. Ma sono abbattuti. Tutto va troppo lentamente rispetto a quanto si era annunciato, soprattutto rispetto al ripristino di un’accettabile e idonea viabilità in quelle zone e nei relativi collegamenti con i maggiori centri. Solo a Rieti per quasi un mese le scuole sono state chiuse perché c’era pericolo oggettivo. Alcuni importanti

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licei e scuole medie/elementari della città sono tutt’oggi inagibili, e gli studenti sono stati trasferiti in altre strutture alternative. In generale si registra la decrescita dello sciame sismico e proporzionalmente la crescita dell’inquietudine della gente. Alcuni si sono trasferiti, e hanno trasferito anche i loro figli in altre scuola a Roma. Se muori solo di paura (perché per alcuni la paura del terremoto è ingovernabile), se hai la casa molto lesionata e non più agibile e se hai un’opportunità di viaggiare per lavoro, ti appoggi al parente in un’altra città vicina e metti al sicuro i figli piccoli sotto un tetto scolastico che presumibilmente non crolli loro addosso. Ma il problema non è solo pratico e di sfilacciamento del tessuto sociale, di un clima un po’ metafisico che si vive nelle città che non hanno subito crolli ma rientrano nel cratere sismico. Il problema è anche psicologico. Siamo fragili. Abbiamo espunto dalle nostre vite i cataclismi. Vogliamo la sicurezza sempre. E non conteniamo nelle nostre vite i concetti di ri-

schio, destino e fatalità, trasformazione: pensiamo di avere sempre tutto sotto controllo.E’ giusto pretendere che gli edifici pubblici, soprattutto le scuole rispondano ai criteri stabiliti dalla legge attuale ma l’Italia non ha mai investito nella prevenzione: è ora di pretendere che lo faccia. Ma nello stesso tempo è più razionale dire: case più sicure, scuole più sicure, perché la sicurezza totale non esiste, è una credenza. I montanari dicono così a proposito della sicurezza in montagna: “l’ossessione della sicurezza condiziona la nostra libertà”. Un conto è la reale pericolosità dei fenomeni, altro è pretendere che si azzeri la paura dalla nostra vita (ciò che chiediamo e che i media potenziano perché fanno auditel); il futuro è incerto e siamo fragili, dobbiamo costruire meglio e non male perché risparmiando possiamo o avere maggiori profitti (le imprese) o toglierci altri lussi (i cittadini che ristrutturano o comprano una casa). Il terremoto in Centro Italia conta numeri impressionanti che magari ci sfuggono e hanno dei costi: per es. ci sono stati 115.612 interventi da parte dei Vigili del fuoco, e 1.332 vigili impegnati nel cratere…insomma ad ognuno un’azione importante per salvare qualcosa o qualcuno, per proteggere qualcosa o qualcuno. E tutto ha un costo. Che dobbiamo comprendere come sia un buon investimento e metterlo in conto per il futuro, non trovandoci più impreparati. Magari facendo una moratoria per tre anni sulle grandi opere infrastrutturali, sulle spese che possono essere rimandate perché all’oggi inutili (l’airbus di 500 posti per gli imprenditori italiani in visita istituzionale con il capo del governo per es.), dando una vera inversione di rotta alle priorità in agenda del Paese Italia. Che sulle carte geologiche ha una dorsale Appenninica rosso fuoco in termini di rischio sismico. Intanto è attesa per dicembre per 2000 persone la prima fornitura di container nelle zone colpite dal sisma. Il CAI di Amatrice cerca con molta fatica di riprendere le attività nella sua terra, sta stampando i gagliardetti della sezione; a metà ottobre erano state riprese le prime escursioni sui Monti della Laga, prima con l’Alpinismo Giovanile a cui ha partecipato il Presidente Generale del Club Alpino Italiano Torti, poi con un’escursione a Pizzo di Sevo con 219 partecipanti di 4 Regioni. Tanta la solidarietà tra tutti i CAI vicini che hanno stabilito reti e proposto idee. La sezione di Amatrice sta attraversando oggi una fase di scoraggiamento dopo i definitivi crolli del 30 ottobre che non hanno risparmiato la mitica Torre del paese con l’orologio fermo alle 3.36. La parte sommitale è crollata pure quella. E ora si comincia finalmente a bonificare, togliere le macerie dalle frazioni e poi nella zona rossa del borgo. Un lavoro lungo, gravoso e straziante, questo. Ma necessario per cominciare a ricostruire mentre si urbanizzano quei territori che il Sindaco Pirozzi ha individuato per la sistemazione delle ca-


a cura di DANIELE MITOLO

sette di legno in arrivo ad aprile. Si spera che nella giornata dell’11 dicembre, organizzata dalle 4 sezioni CAI della Provincia di Rieti (Amatrice, Antrodoco, Leonessa e Rieti) e dedicata a festeggiare a livello internazionale le montagne, confluiscano tantissimi trekker e soci CAI a Stazzi di S. Lorenzo nell’Amatriciano. Ma tantissime speranze e fiducia di tutti sono poi riposte nel progetto CASA DELLA MONTAGNA ad Amatrice, approvato e sostenuto anche con i fondi raccolti dal CAI. L’impulso è venuto dal Presidente del CAI di Amatrice Marco Salvetta, condiviso dal suo Direttivo. Poi dai Presidenti di 4 Regioni (Lazio, Abruzzo, Marche, Umbria) e fatto proprio dal CAI Centrale che ha messo a disposizione subito 50.000 euro e continua a raccogliere fondi allo scopo, con una miriade di iniziative in tutta Italia. Noi crediamo che nel costruire insieme questo importante progetto sociale si possa raggiungere un obiettivo fondante partendo dalla convinzione che la montagna unisce. La Casa della Montagna sarà presidio e rilancio delle Terre Alte dell’Appennino Centrale, e diventerà un unicum dal punto di vista antisismico, dell’ecosostenibilità energetica e della polifunzionalità, nonché un modello virtuoso di “buon governo” per la montagna. La Casa sarà dotata di una palestra di arrampicata, un posto tappa con i servizi, una sala conferenze/cinema, una biblioteca e una innovativa sala espositiva che insegue la linea del tempo (montagne, pastorizia, turismo, sisma, ricostruzione). Nel suo interno ci sarà un Centro per i Seniores. E in un’ala ci sarà la Sala Consiliare del Comune con l’Ufficio del Sindaco. Sorgerà dove è andata distrutta la scuola. La dinamica versatilità degli spazi contenuti che rispondono a funzioni diverse e coerenti non ne farà una cattedrale nel deserto, ma al contrario un centro essenziale di aggregazione e pensiero per la montagna appenninica nel nuovo piano di urbanizzazione di Amatrice. La nostra esigenza è quella di inserire la migliore prassi: la Casa della Montagna apre all’avvenire rispecchiando i parametri “ad energia quasi zero” (near zero energybuildings NZEB), poiché in Europa dal 2021 si potrà costruire solo con questi parametri. I costi della manutenzione saranno ridotti al massimo applicando innovazioni e soluzioni dal punto di vista edilizio ed energetico, nonché massima funzionalità e duttilità degli spazi riducendo ogni spreco. Nostro compito sarà quello di intercettare sponsor privati per questo scopo. Stiamo preparando una Campagna di sensibilizzazione sull’arco transalpino utilizzando Ulule - il sito n°1 del crowdfunding europeo. Inoltre abbiamo allacciato protocolli d’intesa e sinergie con l’Università della Tuscia, Corso di Scienze delle Montagna a Rieti, l’unico in Appennino e in rete con il suo gemello di Milano con sede ad Edolo, sulle Alpi. Stiamo allacciando importanti collaborazioni sul piano della Comunicazione. Il CAI di Amatrice, di 4 Regioni e il CAI Centrale si faranno garanti della Casa della Montagna, delle attività e dell’identità/appartenenza che questo nuovo luogo rappresenterà per il futuro degli Appennini.

Quello che solo a inizio legislatura sembrava un traguardo difficile da tagliare e’ stato ormai raggiunto e così dal 1 gennaio 2017 i cittadini del Lazio non dovranno più pagare il ticket sanitario regionale. Un passo importante, questo, raggiunto grazie a un accordo con Cgil, Cisl e Uil e che porterà i cittadini laziali a risparmiare 20 milioni di euro ogni anno testimoniando la bontà del percorso che ci porterà verso l’uscita dal commissariamento. Per capire meglio possono essere fatti alcuni esempi dei risparmi introdotti: per una risonanza magnetica o una tac si passerà da 61,10 a 41,10 euro; per la fisiokinesiterapia da 51,10 a 46,10 euro; per visite specialistiche ambulatoriali e apa, da 50,10 a 46,10 euro. Quello del  2016 può essere quindi considerato un anno di svolta. Il lavoro di questi 3 anni, come evidenziato dal governatore Nicola Zingaretti, mette la Regione nelle condizioni di completare la rivoluzione dei servizi avviata, che sarà realizzata con il programma operativo 2016-2018 appena presentato al tavolo tecnico. In questi anni è stato anche dimezzato il disavanzo, che è passato dai 669 milioni del 2013 ai 332 del 2015, e l’obiettivo è quello di puntare a un ulteriore dimezzamento che quest’anno dovrebbe attestarsi intorno ai 160 milioni di euro. E ancora: nel 2014 il Lazio ha superato la soglia minima dei Lea, fissata a 160 punti. La stima per il 2015 è di un ulteriore aumento, fino a 169 punti, la performance migliore tra le regioni in piano di rientro. Sempre in questi anni e’ stata chiusa la stagione dei tagli e aperta quella degli investimenti, dall’edilizia sanitaria, con lo sblocco 264 milioni di euro alla nuova sanità territoriale, con gli ambulatori aperti nei weekend e con le case della salute, per finire poi con l’ammodernamento tecnologico e le risorse ricavate dal recupero dell’evasione ticket. Importanti novità anche sul fronte delle stabilizzazioni e delle assunzioni che guardano da vicino proprio il capoluogo reatino dopo le misure introdotte, tra le molte fatte, già ad aprile scorso. Nello specifico il nuovo decreto prevede 5 ulteriori autorizzazioni per figure mediche: in particolare l’azienda di Rieti potrà procedere all’assunzione a tempo indeterminato di un neurologo, un radioterapista, un oncologo un medico trasfusionale e una assunzione nel reparto di ostetricia e ginecologia. Segnali importanti, questi, che testimoniano la volontà della Regione di investire sul territorio senza indugi e con criteri precisi tesi a salvaguardare territorio e cittadini Reatini.

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a cura del Dott. FRANCESCO ANACLERICO

IMPLANTOLOGIA SENZA BISTURI

L’implantologia computer guidata è una tecnica chirurgica che, avvalendosi della tecnologia virtuale, consente di inserire impianti dentali in modo minimamente invasivo, eliminando bisturi e punti di sutura e dunque riducendo al minimo il dolore post-operatorio, con risultati implantologici assolutamente predicibili. Per avere successo tale tecnica prevede necessariamente che gli impianti vengano inseriti partendo da un progetto protesico precedentemente studiato, così da conoscere con  precisione l’esatta posizione nella quale andranno inseriti gli impianti senza incorrere in posizionamenti approssimativi che, se errati, precluderebbero poi la stessa realizzazione di protesi estetiche e funzionali.

IN COSA CONSISTE L’IMPLANTOLOGIA COMPUTER GUIDATA? Per realizzare un impianto mediante tale tecnica viene anzitutto sottoposto il paziente ad una RX DENTASCAN, al fine da poter ricostruire in 3d l’arcata interessata dall’intervento implantologico. Attraverso un software specifico, mediante il quale si potranno stabilire il tipo di impianto, l’asse, il diametro e la sua lunghezza, si procederà quindi ad inserire in maniera virtuale e con precisione millimetrica gli impianti nella loro corretta sede, ottenendo così un progetto di intervento. Grazie a tale simulazione si potrà rapidamente passare dal virtuale al reale costruendo una dima chirurgica,ovvero una mascherina in resina con dei piccoli fori a forma di tubicino, che posizionata sull’arcata del paziente nel momento dell’intervento implantologico permetterà di applicare in maniera mini invasiva gli impianti nella posizione prevista, senza alcuna incisione della gengiva. Oltre all’assoluta precisione nel posizionamento della protesi, e una minima invasività, questa tecnica vanta anche una riduzione dei tempi di intervento. Non solo saranno minori i tempi chirurgici, ma grazie alla possibilità di conoscere l’esatta collocazione degli impianti prima ancora del loro effettivo inserimento nelle creste ossee, sarà possibile costruire in anticipo la protesi fissa provvisoria da applicare subito dopo l’intervento, consentendo così al paziente, in un solo giorno, di uscire dallo studio con un nuovo sorriso e riprendere normalmente le proprie attività quotidiane.

Dott. Francesco Anaclerico

SOCIO

Odontoiatra e protesista dentario

Perfezionato in chirurgia implantare avanzata

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Studio di RIETI: Via Leonessa 4 • Tel. 0746.1970134 Studio di OSTERIA NUOVA (P. Moiano): Viale Europa, 12 • Tel. 0765.681058 Email: fra.anaclerico@gmail.com

a cura del Geol. Daniela CASSOLI

LA RISPOSTA SISMICA LOCALE

Molto spesso durante la celebrazione di un Matrimonio in Chiesa ho ascoltato questa lettura dal Vangelo secondo Matteo: “Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia… Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia.” Chiaramente durante la celebrazione di un Matrimonio queste parole fanno riferimento a tutt’altro, ma da geologo non posso evitare di pensare che Gesù, oltre 2000 anni fa, aveva capito quanto fosse importante il geologo. Una casa costruita sulla roccia, rispetto ad una costruita sulla sabbia, dà di per se un’idea di stabilità generale maggiore: non è soggetta a cedimenti, a liquefazione del terreno, a fenomeni franosi. Lì la metti e lì rimane. Il concetto meno intuitivo e che vorrei provare a spiegare è che non è soggetta ad amplificazione sismica. Durante un terremoto si sviluppano delle onde sismiche che viaggiano a determinate velocità e producono delle accelerazioni del terreno che vengono smorzate con la distanza; alcuni tipi di terreno come la roccia, restituiscono all’opera che ci sta sopra la stessa accelerazione, invece altri terreni o meglio alcune combinazioni di terreno amplificano l’accelerazione che gli arriva, restituendo all’opera sopra costruita, dell’energia maggiore rispetto a quella arrivata. Questa è la base del principio per lo studio della risposta sismica locale. Ognuno di voi si sarà chiesto i motivi per cui a seguito degli ultimi eventi sismici alcune case sono state danneggiate, mentre in quella accanto, uguale identica, non si è formata neanche una crepa. Molto probabilmente le ragioni sono da ricercare nel sottosuolo, in quello che non si vede; ma rispetto a 2000 anni fa abbiamo molta più tecnologia a disposizione per conoscere la risposta sismica locale e capire quindi come difenderci da questi fenomeni di amplificazione locale. Costruire sulla roccia ad esempio non è sufficiente, perché se sotto 3 m di roccia ci sono terreni a bassissima compattezza, sciolti, il contrasto che si crea è così importante da amplificare le onde sismiche in arrivo. La conoscenza della stratigrafia del terreno e quindi le indagini geognostiche sono il primo e fondamentale passo per iniziare uno studio mirato e consapevole. Una volta saputo come si sviluppa il terreno sotto di noi, si può calcolare la risposta sismica locale, cioè capire quali sono le frequenze che il terreno amplifica e quindi andare a costruire un fabbricato che possa sopportare quel tipo di amplificazione. All’Università, per far comprendere questo concetto, veniva riportato l’esempio del Colosseo: la struttura è fondata per metà sui depositi tufacei, per metà sui depositi alluvionali del Fiume Tevere. La parte che ha subito maggiori danni nel tempo è quella costruita sui depositi alluvionali meno consistenti che hanno amplificato le onde sismiche arrivate in questi 2000 anni di vita. Se gli antichi romani avessero eseguito una serie di indagini geognostiche probabilmente il Colosseo sarebbe stato costruito considerando la diversa amplificazione sismica delle due metà ed oggi lo potremmo ammirare nella sua totalità.


a cura di M. ANTONIETTA DIONISI

PASSAGGIO DI CONSEGNE

Non è malinconia, non è tristezza o insoddisfazione quella sensazione che spesso mi prende in questo periodo, quasi ciclicamente, forse bisognerebbe chiamarla “melanconia”. E’ il momento in cui guardo indietro cercando di ravvivare sensazioni passate, guardo avanti con incertezza e mi lascio sfuggire qualche gioia presente, in bilico tra sogno e realtà, con gli occhioni sempre più curiosi della mia nipotina che rapidamente cresce e domanda, comanda, costruisce il suo mondo con i tasselli che riceve, tocco i suoi morbidi riccioli e lei sfiora i miei bianchi, è così che mi si para davanti l’abisso del mio tempo trascorso e mi fa un po’ paura l’incertezza di ciò che verrà... Mah, forse succede a tutti di sentirsi un po’ indefiniti, quando ci si rende conto che il tempo che ci rimane da elaborare è minore di quello che abbiamo già sfruttato. Allora è difficile cercare parole nuove, ad un certo punto si ha paura di ripetersi, ci si mette in discussione quando i figli ti dicono che sei monotono, che quello che hai vissuto erano altri tempi, oh oh, ma non sarà che sto diventando “obsoleta”? Chiusa nel mio piccolo regno, con il sottofondo del presepe animato allestito anche quest’anno in vetrina, cerco quell’atmosfera rassicurante che viene dall’operato delle mie mani e della mia mente, le nuove creazioni fanno capolino dietro le vetrate, frutto spesso delle abili mani di mia figlia, è diventata brava nel corso degli anni, mi piace quando il sabato pomeriggio, chiusa in laboratorio realizza i suoi piccoli progetti natalizi insieme ad un numero sempre crescente di appassionate, paziente, precisa, umile... sarebbe bello un domani passare il testimone, ma chissà! Ecco, questa è una cosa che non mi sarebbe mai venuta in mente in altri tempi, quella di vedere un’altra persona al mio posto e magari essere io dietro le quinte, non essere messa da parte, ma cambiare regia, essere il braccio e non la mente, lasciare il contatto diretto con i clienti e dedicarmi all’ideazione e realizzazione dei progetti, in una specie di eremitaggio creativo, in egoistico silenzio, sperimentando miscugli mai fatti, scavando ancora per cercare nuovi profumi, pungersi e scottarsi, macchiarsi i vestiti, vedere dal retro gli occhi curiosi sbirciare “cosa c’è dietro quella porta”! Dunque sì, chiamiamolo “melanconia” questo stato d’animo in bilico tra nostalgia di un Natale di bimba vissuto in montagna, a lume di candela, davanti ad un camino che faceva più luce della stessa candela, in attesa di Gesù Bambino, e l’emozione dei nuovi Natale che verranno per la nostra piccolina, che vivrò di riflesso perché non spetta me spiegarle “in attesa di chi”. Per i primi anni mi basterà vedere la meraviglia nei suoi occhi, poi crescerà e sarà ancora un nuovo futuro!

a cura del Dr. LUCA BRAGHIROLI

GINOCCHIO RINATO CON UN PRELIEVO DI SANGUE Cellule per invertire la freccia del tempo: una manciata di sangue per risanare il ginocchio reso dolorante dall’artrosi e da anni di intenso lavoro o attività sportiva. E’ questa la promessa della ricerca sulla terapia che utilizza plasma arricchito di piastrine, cellule staminali e fattori di crescita. Nel trattamento dell’artrosi è ormai da qualche anno disponibile il ricorso ai derivati ematici autologhi, cioè cellule provenienti dal sangue del paziente stesso. In particolare l’utilizzo dei concentrati piastrinici inizia ad avere un buon supporto da parte della letteratura internazionale con dati e lavori scientifici sempre più numerosi, a testimoniare la validità della procedura. La terapia si svolge in ambiente ambulatoriale e richiede un semplice prelievo di sangue venoso. Il sangue ottenuto viene immediatamente centrifugato in modo da separare le piastrine dal resto dei componenti. Si ottiene così un derivato ematico (PRP Platelet Rich Plasma) (Fig. 1) che poi viene reiniettato nella cavità articolare 1 sofferente, come si farebbe con una comune infiltrazione di cortisone o acido jaluronico. Tanto basta perché le piastrine si attivino ed inizino a rilasciare i granuli contenenti i mediatori dell’infiammazione. Un ciclo standard di trattamento prevede tre infiltrazioni da effettuarsi a distanza di circa venti giorni una dall’altra. In oltre l’ 80% dei casi il dolore diminuisce e migliora la mobilità articolare trattandosi di derivati del sangue dello stesso paziente non ci sono problemi di rigetto o reazioni avverse. In realtà, l’utilizzo di cellule concentrate prelevate dal sangue è conosciuto già da diversi anni. Se ne è fatto e se ne fa uso per accelerare la formazione di callo osseo in fratture che stentano a guarire o per riempire perdite di sostanza tessutali o nel corso di certi interventi di sostituzione di protesi articolari. Ma è solo da pochi anni che si stanno impiegando queste cellule per trattare i difetti della cartilagine; 2 in larga prevalenza se ne fa uso nei pazienti con problemi di artrosi delle grandi articolazioni (ginocchio, anca, spalla) (Fig. 2) ma si diffonde sempre più il loro impiego anche nei casi di tendiniti croniche (Epicondiliti, Tallone d’Achille, etc) (Fig. 3) Si deve però fare attenzione a porre le giuste indicazioni, vi sono infatti dei limiti 3 al loro impiego: sono escluse dal trattamento le articolazioni interessate da artrosi severa. In altre parole il PRP non è in grado di offrire benefici quando l’articolazione è già deformata, con la cartilagine che si è usurata fino a scoprire l’osso o quando c’è una modifica dell’asse (ad esempio nel ginocchio) perché troppo deviato in valgo o in varo. In questi casi è necessario il ricorso alla chirurgia maggiore.

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- IDEE AL LAVORO -

a cura di FEDERICO AGUZZI

TUTTI REGISTI...!

(parte 2)

Proseguiamo il nostro viaggio attraverso il corretto modo per avere risultati migliori quando riprendiamo una scena con la nostra videocamera. Abbiamo visto le prime 5 regole la scorsa uscita della rubrica e adesso a queste, ne aggiungiamo altre 5 per essere pronti in ogni situazione quando stiamo per mettere REC alla nostra camera

a cura di CARLO PROIETTI

Voglia di Normalità 

Mai come quest’anno sentiamo il bisogno che arrivi il Natale. A causa di un anno particolarmente difficile per la nostra Città che in questi mesi è diventato addirittura terribile. Abbiamo bisogno di stare in famiglia. Di ritrovare tranquillità e soprattutto di NORMALITÀ. Questo è anche il primo Natale del nostro nuovo negozio. Uno spazio che c’è costato tanto sacrificio e che abbiamo cercato di rendere il più gradevole e accogliente possibile.

Prima di tutto facciamo un breve ripasso: 1 - Pianifica le riprese 2 - Fermezza! 3 - Evita percentuali eccessive di zoom 4 - Alterna riprese di tipo diverso 5 - Pensa al video come a una sequenza di scene Bene, ora, tenendo a mente queste cose, siamo pronti ad andare avanti

Da mesi aspettavamo l’arrivo del Natale, come l’appuntamento più importante della stagione e non ci siamo fatti scoraggiare nemmeno dagli ultimi  avvenimenti. È per questo che lo abbiamo riempito di tante cose meravigliose certi di poter donare un momento sereno a tutti quanti. Ci sono gli orologi e i mille oggetti per la casa, di Arti e Mestieri. Le meraviglie d’autore firmate Alessi. I pensierini simpatici ed originali di Brandani. I meravigliosi mappamondi di  Atmosphere. Le lampade originalissime di Slamp, le storiche di Flos, le meravigliose di Foscarini. I migliori calici di vino al mondo di Riedel. Le ceramiche di Driade e Creativando. Il design divertente di Magis. E tante altre cose. Con l’augurio che sia per tutti un Natale “normale”. 

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6 - Eccedenza Accendi la videocamera qualche secondo prima di iniziare a girare e continua a filmare ancora per qualche secondo dopo quello che ritieni sia il momento conclusivo delle riprese. Così facendo avrai sempre spazio a sufficienza, in fase di montaggio, per le dissolvenze in entrata o in uscita. 7 - Attenzione agli automatismi Le videocamere regolano automaticamente l’esposizione quando sposti l’obiettivo da un’area buia a una più luminosa, pertanto evita di riprendere di fronte a finestre o luci, oppure disattiva l’esposizione automatica. Se le riprese comprendono molte scene di movimento, disattiva la messa a fuoco automatica e seleziona la messa a fuoco manuale. 8 - Lascia spazio di fronte al viso Se filmi un soggetto che sta guardando a sinistra o a destra, sposta la videocamera in modo da lasciare un po’ di spazio di fronte al viso. Se il soggetto apparisse a contatto con il bordo dello schermo, le riprese non sembrerebbero equilibrate. 9 - Un terzo è per gli occhi Se il soggetto principale della ripresa sono persone, fai in modo che i loro occhi occupino un terzo dello schermo. In questo modo, indipendentemente da come verranno girate le riprese, avrai la certezza che saranno sempre equilibrate. 10 - Procurati spezzoni extra Non riprendere solo l’azione. Riprendi anche le reazioni delle persone a quello che stai filmando. Cerca di riprendere, ad esempio, un elemento architettonico o degli oggetti presenti nella stanza. Queste riprese ti torneranno utili in fase di montaggio, per mascherare i tagli apportati all’azione principale o per riempire quei momenti in cui la ripresa principale non è soddisfacente.

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a cura di MAURIZIO ROSSI

UN NATALE DIVERSO Quello di quest’anno sarà sicuramente un Natale diverso. Difficilmente riusciremo a riempire di gioia e colori le nostre case e le strade che percorriamo ogni giorno. Dopo quel 24 Agosto che rimarrà dentro ad ognuno di noi per sempre, è difficile raggiungere momenti di spensieratezza tipica del periodo delle feste. Ma sicuramente questa potrebbe essere l’ennesima ed importante occasione per ritrovare il calore della gente. Quest’anno circondiamoci di amore. Potrebbe essere la chiave per risalire e riprendere insieme il cammino. Non dimentichiamoci però ogni tanto di uscire dalla nostra routine quotidiana perché nel mese di Dicembre a Rieti e provincia in tanti proveranno a far rivivere il Natale con eventi e manifestazioni che riaccenderanno i cuori e le classiche lucine colorate. Cominciamo da uno dei luoghi simbolo della cristianità: Greccio, dove dal 3 Dicembre si svolgerà il tradizionale mercatino di Natale proponendo la collaudata formula di intreccio fra artigianato artistico, presepi artistici, idee regalo, prodotti tipici e stand gastronomici che faranno da cornice al bellissimo borgo medioevale completamente ristrutturato. Un’occasione unica per farsi un giro tra le tipiche casette nordiche alla ricerca di artigianato natalizio ed artistico, di idee regalo, ma anche per riscoprire la vera tradizione del Presepe. Tante le suggestioni da scoprire nel decoratissimo e illuminato centro storico: gli articoli natalizi intagliati nel legno, le decorazioni in vetro, le ceramiche, i ricami, i gioielli, i profumi, la casa di Babbo Natale e, ovviamente, le squisite prelibatezze del panorama gastronomico locale. Da non perdere, nello splendido scenario del borgo medievale, l’itinerario del Sentiero degli Artisti, dove un tocco di colore e di sacralità lo hanno reso un autentico viaggio nella storia, nell’arte e nella cultura francescana. Sempre a Greccio dal 24 sera si potrà assistere alla suggestiva rievocazione storica del Presepe del 1223, da non confondere con le miriadi di presepi popolari, vede la partecipazione di personaggi in costumi medievali e fa rivivere la nascita del primo presepe della storia realizzato da San Francesco di Assisi con l’aiuto del Nobile Signore di Greccio Giovanni Velita. Ma sono sicuramente tantissime le realtà del territorio che organizzeranno piccoli mercatini o eventi legati alle festività natalizie che elencarle tutte sarebbe difficile. Pertanto invitiamo tutti voi a seguire il vostro istinto e raggiungere borghi e paesi nascosti della nostra bella provincia per ritrovarsi di fronte, chissà, uno spettacolo inaspettato di arte, cultura ed enogastronomia. Dall’8 Dicembre nella Sala Consiliare del Comune di Rivodutri si terrà la mostra di illustrazione per l’infanzia ‘Di fiaba in fiaba’, di Lucia Ricciardi. L’esposizione è un’antologia dei lavori realizzati negli ultimi anni dall’artista che consentirà al pubblico, ai piccoli come agli adulti, di viaggiare attraverso un ricco percorso visivo, nella dimensione emotiva di fiabe e favole, classiche e moderne. In questa occasione saranno esposte, oltre alle tavole originali dei libri da lei illustrati, le opere che reinterpretano le storie che hanno contribuito a caratterizzare il suo immaginario. A noi non rimane che augurarvi un sereno Natale, nella speranza che la serenità torni nuovamente a convivere nelle nostre case. Buone feste!

a cura di RINO PANETTI

METTI UNA SERA... creando con Brachetti, Gabry Ponte, Walter Rolfo e Alessandro Marrazzo… Ora dovete mettervi comodi e rilassarvi giusto due minuti, il tempo necessario per scorrere questo articolo. Provate a immedesimarvi in quanto state per leggere. E’ una mattina di febbraio, di quelle che solo a Rieti regalano certi freddi. La sveglia suona prestissimo: alle 15 devo essere a Torino per un incontro che già immagino sarà da cerchio rosso sul calendario. Con l’auto risalgo lo stivale; a metà strada ecco la neve; cerco e trovo percorsi alternativi; arranco ma procedo. L’orologio inesorabile non asseconda il mio ritmo lento: procede con il suo solito battito. E’ chiaro che arriverò tardi: “Walter, scusa, penso di essere da voi non prima delle 17!”, “Tranquillo Rino, ci vediamo allora direttamente da Gabry. Sai l’indirizzo?” Lo so. Arrivo. Torino è ovattata di un bianco ancora candido. Sento i miei passi sulla neve. Arrivo di fronte a quella porta. E’ necessariamente anonima, ma so che al di là di essa è un brulicare di menti creative. Nel viaggio ho avuto il tempo di ripensare ai sogni del bambino che ero a 10-12 anni… Questo è uno dei giorni in cui capisci di averli superati. Ho i brividi; non è solo freddo. Suono. Aprono. Il faccione di Gabry sorride: “Ehi, ben arrivato nella nostra tana!” Entro, mi asciugo. Su una sedia Brachetti, sull’altra Walter Rolfo. Dietro Alessandro Marrazzo (uno che poco più che ventenne era candidato al Leone di Venezia per la sceneggiatura). Gabry Ponte si siede su una specie di…non so bene cosa. Stanno creando per qualcosa di unico, un sogno per la magia italiana. Mi guardo, li guardo. E’ come vedere il genio al lavoro. Non posso entrare nei dettagli del cosa, ma posso condividere spunti del come: un continuo rilanciare idee, sempre in modo costruttivo e spostando avanti la provocazione ricevuta dall’altro. Come non ripensare a certe altre riunioni, dove invece non si fa altro che sottolineare perché non funzionerà, quali sono gli ostacoli, chi remerà contro… Walter lo ha ben chiaro: “In questa fase dobbiamo pensare strano! Chiunque è venuto qui con l’idea di spingere ciò che aveva in mente, ciò per il quale si era preparato in anticipo, può andarsene subito!” E’ vero: se da una riunione creativa non si esce sorpresi, si è perso tempo.E’ un flusso unico, una danza di pensieri e stimoli. Ognuno vede la provocazione dal suo punto di vista. “Arturo, come vedresti l’evento se fossi un perfetto imbecille?” Da questa provocazione sono emerse una quantità inverosimile di idee. “Gabry, e se fossi un sacerdote?”… “Beh, allora sarebbe un rito…ma che tipo di rito?”…ecc. ecc. In due ore, tre pareti piene di post-it, fogli, schizzi…il futuro su quelle pareti…un futuro poi realizzato. Il lungo viaggio di ritorno, il giorno successivo, non basta a mettere ordine ai pensieri e agli stati d’animo.

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Il tuo personale 201 7 L’Oroscopo, Segno per Segno ARIETE

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TORO

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GEMELLI

SAGITTARIO

L’Ariete sarà alle prese con cambiamenti interiori profondi, che potrebbero manifestarsi con decisioni che sembreranno impulsive, ma saranno frutto di riflessioni profonde, maturate dall’aspetto positivo di Saturno in Sagittario. Le finanze andranno sull’altalena, ma nel complesso vi difenderete bene. L’amore chiederà attenzione al futuro, ma sarai ben felice di farlo. Non dimenticarti che ogni rapporto ha bisogno di passione costante!

Il Toro si muoverà concretamente, con attenzione al lavoro, al denaro, a migliorare la propria vita a partire dal benessere materiale ma senza dimenticare quello spirituale ed interiore, come hai imparato nell’anno precedente. Sarà un anno di mantenimento e transizione, almeno fino all’autunno, che inaugurerà una fase di rivoluzione impegnativa ma positiva a trecentosessanta gradi, che si manifesterà con chiarezza da dicembre in poi.

Bilancia alle prese con situazioni positive, stimoli al cambiamento e qualche dubbio, ma nel complesso non ti potrai lamentare, soprattutto se eviterai cocciute prese di posizione o gesti e scelte impulsivi. Sii riflessiva, concreta, attenta: con Saturno a favore per quasi tutto l’anno non sarà difficile! Ricordati che a dicembre lo stesso Saturno inaugurerà un periodo meno leggero per te, quindi sarà meglio farti trovare pronta.

Lo Scorpione dovrà sudarsi tutti i risultati che desidera. Tuttavia, non sarà un anno sfavorevole, quanto un anno di preparazione ai grandi successi che partiranno dall’autunno e che continueranno da dicembre in poi. Rifletti su che cosa vuoi ottenere dalla vita (e  vale per lavoro, amore, privato, tutto) e prepara il terreno: dopo procederai più in fretta e il podio sarà tutto tuo!

I Gemelli hanno imparato, e impareranno anche nel corso di quest’anno, ad assumersi le responsabilità, a crescere e a non aver paura della profondità e dell’impegno. Quando a dicembre Saturno vi liberà dall’opposizione, dovreste ringraziarlo per tutti questi cambiamenti! Con il sostegno di Giove e Urano, la professione, anche se faticosa, produrrà ottimi risultati. L’amore? Ricordate quanto detto su Saturno: impegno e responsabilità, e decollerete senza più incertezze.

Il  Sagittario  vivrà una stagione molto buona per lavoro e affari, per denaro e vita pratica. Solo l’amore ti farà sospirare, con qualche ritardo o qualche imprevisto, ma anche per il tuo cuore vedrai che ci sarà un sereno lieto fine. Le stelle ti consigliano di essere chiaro e diretto con i familiari: una questione potrebbe turbarti, ma la risolverai in fretta se instaurerai subito una buona comunicazione.

CANCRO

CAPRICORNO

LEONE

ACQUARIO

VERGINE

PESCI

Il Cancro sarà alle prese con profondi cambiamenti, che a volte potrebbero non essere facili, specie se non saranno voluti. Dovrai essere elastico, duttile, e vedrai che riuscirai a trarre il meglio da quello che famiglia, lavoro e vita personale ti chiederanno. Ad ottobre con l’ingresso di Giove in Scorpione il tuo atteggiamento interiore muterà, e, soprattutto, le finanze torneranno a girare. Da dicembre, Saturno chiederà attenzione e concretezza per il cuore.

Il Leone sarà tra i più raccomandati: fino ad ottobre, caro amico, il palcoscenico sarà tuo. Potrai mettere a segno risultati di spicco nel lavoro, migliorare le finanze, vivere la vita affettiva che hai sempre sognato oppure raggiungere i traguardi personali che ti stanno a cuore. Sii meno spericolato con l’amministrazione dei guadagni da ottobre e vedrai che Giove in Scorpione ti farà un baffo, anzi, due!,

La Vergine sarà indecisa, se rimboccarsi le maniche o rimanere alla finestra. Il tuo umore infatti andrà ad alti e bassi, e le tue faccende, da quelle pratiche lavorative a quelle affettive, potrebbero oscillare di conseguenza. Rifletti con attenzione sui cambiamenti da attuare: da ottobre inizierà un periodo molto buono, che il passaggio di Saturno in Capricorno siglerà senza più incertezze. Evviva!

Il Capricorno non mollerà mai. Purtroppo questi anni sono stati impegnativi, e hai imparato a contare prima di tutto su te stesso e sulle tue forze. Ma hai imparato bene, e anche nel 2017 te la caverai niente male nonostante gli ostacoli, che saranno soprattutto di natura pratica ed economica. E da ottobre le stelle finalmente premieranno il tuo impegno: la stabilità è in arrivo! Non dimenticarti dell’amore: il tuo cuore ha sete di profondità, non lasciarlo senza l’acqua delle emozioni che desideri.

L’Acquario sarà al top dei top per buona parte dell’anno. Tra Giove e Saturno l’ambito professionale, pratico ed economico ti riserverà grandissime soddisfazioni. Metti a frutto i doni della fortuna e delle stelle e non perderti in chiacchiere: un anno così non capita spesso e in autunno la ruota potrebbe girare. L’amore andrà ad alti e bassi, con sorprese eccitanti alternate a situazioni più stabili.

I Pesci saranno alle prese con un anno impegnativo, e dovranno avere ancora pazienza. Il 2017, però, sarà più scorrevole del 2016, e ad ottobre inizierai a vedere concretizzarsi i risultati lavorativi e finanziari per i quali hai lottato da tantissimo tempo. E da dicembre la tua situazione finalmente si stabilizzerà, regalandoti una chiusura d’anno all’insegna della speranza e del sorriso!

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CHE COMPETENZA! La sfortunata trasferta della Npc ad Agrigento è stata seguita con grande interesse da tanti illustrissimi siciliani che abbiamo intervistato a caldo subito dopo il successo dei padroni di casa. Carmen Consoli. Sono Confusa e felice. Emilio Fede. Rieti? Che figura di mmmerda!!! Stefania Petyx e il bassotto. Come potete vedere, qui dopo il terremoto del Belice non è ancora cambiato nulla e lo Stato ci ha abbandonato (ehm... vabbè, scusate... passiamo al prossimo intervistato...). Fabrizio Corona. Ad Agrigento dovrei avere una cassetta di sicurezza da qualche parte. Lady Gaga (al secolo Stefani Joanne Angelina Germanotta di origini palermitane). Laaah, laaah, lallallaaàh! Aldo Baglio. Rieti non ha avuto il coraggio di rischiare. Io invece una volta l’ho avuto. A Inter-Cagliari ho messo 2 fisso... (e ci ha pure azzeccato!) Franco Battiato. Mi sento Come un cammello in una grondaia. Giucas Casella. Rieti vincerà ad Agrigento... solo quando lo dico io! Cristiano Malgioglio. Voglio baciare tutti quanti i giocatori di Agrigento! Jerry Calà. Libìììdineee! Doppia libidine! Ficarra & Picone. Picone: Che ha fatto

Rieti ad Agrigento? Ficarra: Ha perso. Picone: E come mai? Ficarra: Troppe cassate. Picone: Ha mangiato troppe cassate e ha fatto indigestione? Ficarra: No, ne ha fatte troppe in campo. Pippo Baudo. Evangelisti (autore di 22 punti)? L’ho scoperto io! Mago Forrest. Bene, bene, bene. Scusate il gioco di parole. Leo Gullotta. Conserverò sempre la vittoria di Agrigento su Rieti nel Bagaglino dei miei ricordi. Adamo. Assai commosso, ha affidato una lacrima al vento. Melissa P. Agrigento si è liberata di Rieti con 100 colpi di spazzola e poi è andata a dormire. Giampiero Mughini. La vittoria di Agrigento su Rieti quasi mi ripaga per la cancellazione dello scudetto 2006 della Juventus. Domenico Dolce (& Gabbana). Su! Su! Asciugate gli occhietti! Per natale grandi novità: Rieti indosserà dei bei tailleurini color fucsia e poi, per far sembrare la squadra più alta, zeppe per tutti! Ignazio La Russa. La vittoria di Agrigento su Rrrieti è una bella soddisfazione. Digiàmolo! Commissario Montalbano. Rrrieti? Si è cacata il cervello. Sasà Salvaggio. Hhhùùùaaahhh!

Un solo commento: Clamoroso!!! a cura di SERGIO GRILLO

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La notizia del mese è indubbiamente la storica vittoria dell’Italia sul Sudafrica. Un sogno divenuto realtà. Un risultato che è nato dalla maggiore capacità di concentrazione e motivazione del quindici azzurro. Una superiorità che ha permesso di sfruttare in pieno tutte le capacità fisiche e tecniche di Parisse e compagni. Gli Springbox battuti per 20 a 18 hanno perso proprio sul terreno a loro più congeniale, quello della prestanza atletica. Ma, ripeto, non c’è supremazia fisica se non ci sei con la testa, con la forza di volontà. E sotto questo aspetto i sudafricani sono apparsi appannati, con le pile scariche.Il risultato, ripeto storico, si inquadra in un contesto di altri clamorosi eventi. L’Irlanda è riuscita a battere gli Al-

Incredìììbbbile! Fiorello. Se ci fosse ancora, Mike chiederebbe a Rieti: “Allora, mi dica cosa vuole: l’A1, l’A2 o l’A3?”. L’ex generale Roberto Speciale. Fossi stato ancora in carica avrei inviato un ATR 42 della Guardia di Finanza a prendere al porto qualche chilo di spigole per festeggiare con una bella grigliata. Andrea Camilleri. Ma lei, le triglie di scoglio come le cucina? Toto Riina. Ha inviato il seguente pizzìno: “U cazzu ‘n culu d’autri è filu d’origanu, ‘nto propriu è locomotiva”. Ma un personaggio su tutti ci ha stupito per la profonda conoscenza del basket e per aver individuato la causa della sconfitta della Npc. Nino Frassica. Rieti senza Chillo è come il bersagliere senza bersaglio. Gassman senza gas. Il Peloponneso senza pelo. Il colonnello senza colonna... Ma a questo punto abbiamo dovuto fermarlo perché non la smetteva più.

lBlacks, la Scozia ha superato l’Argentina (19 a 16), l’Inghilterra ha steso l’Australia e la Francia ha sfiorato il colpaccio con i canguri perdendo di due soli punti (23 a 25). E se il rugby internazionale è sempre più seguito, aumentando per audience e praticanti, nel nostro piccolo la formazione Rieti - Terni ha ripreso la sua marcia positiva. Dopo il vittorioso recupero con il Tivoli (45 a 7 il risultato finale al termine di una partita a senso unico), l’attenzione si sposta alla programmazione di dicembre, con la disputa degli ultimi match della prima fase. La corsa si fa comunque sempre più ristretta e, per il primo posto, sarà sicuramente una lotta a due tra gli ArietiDraghi e il Frascati. “L’importante è passare alla poule promozione - fanno sapere i tecnici reatini - Nella seconda fase si ripartirà da zero e si vedrà un altro campionato, con chances maggiori per chi si presenterà al top della forma”. E come detto per l’Italia, la battaglia verrà vinta da chi avrà più testa e più birra nelle gambe.


Real Rieti - Calcio a 5

Il mese di novembre ha confermato l’ottimo stato di forma del Fc Rieti, che si è aggiudicato il primato in classifica nel girone G della serie D 2016-17 a due punti sulle inseguitrici Albalonga e Ostiamare, con la temibile formazione Aquilana che rimane in scia a sole tre lunghezze. Dopo la partita di Sansepolcro, rinviata per terremoto, gli uomini di mister Paris mettono sotto il Città di Castello per 3 a 1 (a segno Scotto, Valeri, Biondi) tra le mura amiche, anche se c’è da segnalare il solito bollettino di guerra che vede molte squalifiche tra gli amarantocelesti. Assenze che si fanno sentire ad Avezzano, dove un ottimo Rieti chiude il primo tempo in vantaggio grazie alla rete al volo di Scotto, ma crolla nel secondo contro la rediviva formazione biancoverde che grazie anche ad un po’ di fortuna travolge il Rieti con ben tre reti filate. Un crollo inspiegabile, che vede infatti gli amarantocelesti rifarsi in pieno nel recupero infrasettimanale contro il Sansepolcro, espugnando il difficile campo toscano con una botta tremenda di Bianchi nel finale. La setti-

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UN DICEMBRE DECISIVO

mana seguente il Rieti affronta una Flaminia Civita Castellana in ottimo stato di forma, ma gettando il cuore oltre l’ostacolo riesce a superare i falischi 2 a 1 grazie alla testata di Scotto e alla serpentina di Dieme. Il Rieti piomba al primo posto solitario, che conferma nel catino infernale di Nuoro grazie ad un pareggio in rimonta sui verdeblu che erano passati in doppio vantaggio: Valeri e Scotto firmano un pareggio che fino alla metà del secondo tempo sembrava impensabile, nonostante l’ottima gara fin lì disputata. Grazie ai concomitanti risultati negativi delle inseguitrici il Rieti ha così rafforzato il primato, seppur di poco: indubbiamente ci sono dei piccoli dettagli da sistemare, ma mister Paris finora ha dimostrato di saper guidare ottimamente lo squadrone messogli a disposizione dalla proprietà e dallo staff tecnico, completo in ogni reparto. Si monitora anche il mercato regolarmente: una società che vuole vincere dev’essere sempre dieci passi avanti e quindi si devono vagliare tutti gli elementi che potrebbero migliorare l’or-

Per il Real Rieti è il momento di dare una svolta alla stagione. Dopo la finale scudetto dello scorso anno, un avvio di campionato molto deludente, notevolmente al di sotto delle aspettative della società, che ha rescisso l’accordo con il tecnico Mario Patriarca, ora succeduto dal brasiliano Marcelo Batista. Il tecnico ha esordito con la sconfitta contro il Latina, per poi guidare gli amarantocelesti in un ottimo Elite Round di Uefa Futsal Cup, anche se il mese di Dicembre sarà sicuramente decisivo. Sono quattro le partite che il Real Rieti deve ancora disputare in campionato

foto PRIMO PIANO

SI GODE... OTTIMA SALUTE!

chestra. Dal lato degli spalti invece, la tifoseria è in fibrillazione e aspetta con ansia la sfida di domenica prossima contro l’inseguitrice Albalonga: vincere tra le mura amiche sarà categorico nonostante le numerose assenze, dato che si tratta di una ghiottissima occasione per prendere definitivamente il volo in classifica e cominciare a far capire agli avversari chi comanda e vuole davvero vincere questo campionato. Sarebbe la giusta ricompensa per una città e una tifoseria che da anni segue e sostiene la propria squadra in ogni angolo d’Italia, al di là della serie e del risultato, ed anche per il povero Manlio Coletti, ultrà amarantoceleste recentemente e prematuramente scomparso la cui memoria adesso risiede in un murales davanti le mura dello Stadio Centro Italia.

nel girone di andata, e l’obiettivo primario è cercare la qualificazione alle FinalEight di Coppa Italia, attualmente abbastanza distanti, alla quale accedono le prime otto squadre classificate al termine del girone di andata. Il tempo per rimediare c’è, ma gli amarantocelesti dovranno farlo in breve tempo, perché i bonus spendibili sono già esauriti ed un campionato cosi corto non lascia ampi margini per rimettere le cose a posto. Dicembre poi è il mese del mercato, che potrebbe portare cambiamenti sia in casa Real, sia nelle altre formazioni in campionato, andando a modificare gerarchie e valori emersi fino a questo momento. Ragionare per obiettivi a breve termine, risollevare una situazione in classifica che appare complicata, ma soprattutto ritrovare entusiasmo, aspetto che ha permesso a capitan Jeffe e compagni di fare cose straordinarie lo scorso anno. Il neo tecnico Marcelo Batista avrà dunque il difficile compito di fare risultati importanti avendo a disposizione poco tempo per lavorare ma, come detto, questo Real Rieti sembra non avere altre possibilità, per provare a salvare una stagione che dopo la sconfitta rimediata in SuperCoppa sta assumendo contorni ben diversi da quanto ci si aspettava dopo i primi giorni di lavoro. Non ci sono più i margini per poter sbagliare, visto che il mese di dicembre inizierà proprio con una sfida fondamentale in chiave FinalEight : quella contro la Lazio al PalaMalfatti. Senza mezzi termini, la prima di una serie di gare che potrebbero dare contorni diversi alla stagione oppure inclinarla irrimediabilmente, soprattutto da un punto di vista psicologico.


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Avete provato di nuovo l’emozione di sfogliare un vecchio album con accanto i vostri parenti? E’ come fare un viaggio fantastico ed entusiasmante: emergono racconti, ricordi personali, punti di vista inediti, e tra una lacrima ed una risata il tempo vola e cambia lo sguardo di chi vi è accanto. Un viaggio nel tempo che ci riporta

inaspettatamente luoghi, nomi e vicende che credevamo persi. Provateci in uno dei prossimi pomeriggi d’inverno e, visto che ci siete, riservate il frutto più bello di questa esperienza per il prossimo numero di Format!

1957

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Anno 1957 - Casa Carapacchi in alto: Bruna Carapacchi, Edmondo Gobbi II fila da sx: Luigi Bernardinetti, Dosolina Maistrello, Gabriella Carapacchi, Fabiola X, Franca Santarelli, Fiorella X, Maria Turazza, Catia Gobbi in basso da sx: Maria Maistrello, Miranda Carapacchi, Ivana Carapacchi, M. Teresa Franceschini, Socrate Santoprete, Marisa Carapacchi, Graziella con bimbo

1988

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Anno 1988 - Incontro Nazionale ACG Roma Piazza di Spagna da sx: Sabrina Pasquali, Maria Vecchi, Valeria Bobbi, Mario x, Betto Cerasa, M. Grazia Valentini, Andrea Sebastiani (Chicco), M. Rita Martelli, Paolo Riganelli, Pierandrea Giagnoli, Cristina Grillo, Chiara Iacobelli, Giorgia Palmieri, Fabio De Angelis, Silvia Mazzeo, Alessandra Sperindio, Massimo Martellucci, Anna Lisa Ciancarelli, Marco Colantoni, Maurizio Pizzabiocca, Saverio Rosa, Francesco Rossi (Checco), Claudia Iacoboni

1949

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Anno 1949 - Quintetto di amici inseparabili da sx: Giovenale Giovannelli, Renzo Micheli (Renzino), Bruno Putignani, Leonida Forgini, Domenico Massari (Enico)

Quanti altri lettori di buona volontà sono disposti a fare altrettanto per i propri amici? Li aspettiamo!

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Format rieti dicembre 2016