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il mensile del centro d’italia REG. TRIBUNALEDIRIETIN.1/98del2Febbraio1998

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2061,17Marzo:200anni BuoncompleannoItalia! di Rino Panetti

Oggi, 17 marzo 2061, l’Italia festeggia i suoi 200 anni. Tu, caro Leonardo, ne hai invece 54, di anni. Quasi 55. Non so se io potrò esserci; tecnicamente è possibile. Ma sarei un ultranovantenne. Francamente mi auguro di no, per non esserti di peso a quell’età. 2061. E’ strano, e difficile, rivolgersi ad un figlio che ha più anni di me. Così come è stato sempre strano parlare ad un nonno più giovane: un nonno morto in guerra a neanche trent’anni. E così, ecco già abbracciati 100 anni di storia d’Italia. Quale Italia vedrai, da lì, dalla finestra di un secolo già in discesa? Sarei tentato di fare delle previsioni (sono o non sono un mago?), ma so che ti apparirebbero ridicole. Sai, verso la fine dell’800 gli studiosi più stimati affermavano che con il “frenetico” (?) ritmo di crescita di allora, nel giro di cinquanta anni Londra sarebbe stata ricoperta da uno strato di cinquanta centimetri di stabbio di cavalli, a causa dell’esplosione demografica e della crescita esponenziale del traffico di carrozze … con conseguenti catastrofi nell’ambiente e per l’igiene. Come sia andata realmente lo sappiamo benissimo! Dunque, non posso fare previsioni. Ma non posso neanche darti consigli: sarei in verità tentato, ora che ti vedo così indifeso sul letto accanto a me, giocare con la bandierina tricolore e canterellare l’inno di Mameli. Vorrei riempirti di consigli e raccomandazioni … ma ora ai quattro anni, nel 2061 ne avrai cinquanta in più. No, non avrebbe senso. Posso invece rivolgerti degli auguri, le mie speranze. Spero che questi ultimi cinquanta anni ti abbiano regalato un altro Giovanni Paolo e un altro Steve Jobs: veri “visionari”, quelli che il futuro lo creano e lo reinventano. Se così fosse, quello in cui sarai non sarà un cattivo mondo, in fondo. Ma l’Italia, l’Italia come sarà? Con questi ritmi, mezzo secolo sembra un’infinità: quanti rimescolamenti, quali stravolgi-

menti avrai affrontato? Come potevano, tuo padre e tua madre, prepararti a tutto ciò a cui sarai andato incontro? Quanto saremo stati bravi a scrivere il tuo essere Uomo su quella pagina bianca che eri, cinquant’anni prima? E che italiano sarai? Mi auguro (ma nel dire questo mi appaio solo come un vecchio proveniente da un’altra era) che non perdiate il significato profondo dell’essere “italiano”, che non lasciate scivolare nell’oblio la nostra storia. Quella storia dalla quale anche tu vieni: un bisnonno morto in guerra, un altro emigrante dieci anni negli Stati Uniti, gli altri protagonisti del boom economico del dopoguerra e testimoni della cristianità e della fratellanza. Ovunque tu sarai, non dimenticare tutto questo. Così come non dimenticare il Risorgimento. E il Rinascimento. Solo così la parola “Italia” potrà avere ancora un senso. Solo così non finirete per appiattirvi in un mondo senza più identità (“identità” al plurale). Mi piacerebbe vederti portare con onore e orgoglio, ovunque ti troverai, gli insegnamenti di tuo padre e tua madre, sperando di aver fatto il massimo per te. E’ difficile trovare le parole, e allora consentimi di prenderle in prestito da Roberto Vecchioni, un cantautore che proprio nel 2011 vinse il Festival di Sanremo (già, hai ragione: Sanremo era un Festival molto famoso, quando avevi quattro anni): “Figlio, chi ti insegnerà le stelle se da questa nave non potrai vederle. Chi ti indicherà le luci dalla riva, figlio quante volte non si arriva. Chi ti insegnerà a guardare il cielo fino a rimanere senza respiro, a guardare un quadro per ore e ore fino ad avere i brividi dentro il cuore. Ché al di là del torto e la ragione contano solo le persone, ché non basta premere un bottone per un’emozione”. Buona strada, Leonardo.


05 | Rieti tra Massoneria e Unità

20 | Tempo di Revival?

L’Archivio di Stato racconta

La “Parata di Primavera” era troppo avanti per Rieti

07 | L’eletto

23 | MaglianoSabina,terradiconfine1860-1870

Finale del Premio Letterario “Città di Rieti”

Dal Risorgimento a Guido Poeta

09 | E’ accaduto mentre dormivo…

23 | L’ultima schiacciata

Lettera di Pasquale G.

Vinicio Truini ci ha lasciato per sempre

11 | Appuntamento prestigioso 2° Festival Dom Bedos Roubo

20 | Rieti Danza Festival 2011 Torna il Concorso dell’eccellenza reatina

13 | Un cittadino contro tutti L’esempio dell’indignazione

Maggio 2011

17 | Corsi gratuiti di italiano Nel processo di integrazione per l’immigrazione

20 | Le Orme di ritorno a Rieti “Esordirono” in città nel ‘69 al “Festival dei Complessi”

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14_GRAZIE MILLI 15_ LUCI ED OMBRE 18_REATE NOSTRA 19_IL PROF. ARISTIDE 21_POLVERI SOTTILI 22_IL SASSOLINO NELLA SCARPA 27_CARATTERI ORIGINALI 28_LA PULCE NELL’ORECCHIO 28_ARCHI_MADE 29_L’ANGOLO AZZURRO 30_ARREDANDO

&

30_ IN PUNTA DI PIEDI 31_CEOLA IMMOBILIARE 32_BOTTEGA DELL’ARTE 32_MAGICAMENTE 33_LA SCHEGGIA IMPAZZITA 34_REPARTO ORTOPEDIA 35_OROSCOPO&LUNARIO 36_SANTABARBARA 41_NAVIG@NDO/INTERNETTAGENDO 42_ALBUM DI FAMIGLIA 44_LO SPORT


RietitraMassoneriaeUnità L’Archiviodi Statoracconta Diverse le iniziative dell’Archivio di Stato per i 150 anni dell’unificazione nazionale. “Sapevamo che i riflettori si sarebbero accesi su tutti gli Archivi d’Italia ed abbiamo iniziato a lavorare dal 2010 - spiega il direttore dr. Roberto Lorenzetti - Le mostre realizzate sviluppano il percorso che ha portato all’unificazione nel nostro territorio. “Comincia l’Italia” ha illustrato cosa è accaduto a Rieti nel primo anno dell’Unità dalle cose più curiose come il non avere carta intestata ed essere costretti a cancellare la dicitura “Governo Pontificio” per sostituirlo con un “Regno d’Italia”, a come spostare repentinamente le postazioni della dogana a Passo Corese, Scandriglia, nel territorio romano, ai primi fenomeni del brigantaggio con presenza significative nella Valle del Turano. In questa occasione i reatini hanno scoperto come la nostra città non sia entrata nel Regno d’Italia il 17 marzo 1861, ma addirittura un anno prima: Rieti, città papalina per eccellenza attraverso un plebiscito aderì con soli 3 voti contro l’annessione. Si è poi chiusa da poco, nei locali ampi della Fondazione Varrone che ci ha ospitato, la grande mostra, quella ufficiale del Comitato Commemorativo, che sintetizza quanto già fatto ed offre anticipazioni, mentre è stata appena inaugurata la mostra storico-documentaria sulla Massoneria a Rieti nel periodo risorgimentale, intitolata “La Loggia massonica ‘Sabina Oriente di Rieti’, Lodovico Petrini e il Risorgimento reatino” che rimarrà aperta a lungo.” Massoneria è un termine che ha per noi un’accezione negativa, trattandosi di società segreta con forte spirito anticlericale ha invece avuto un ruolo centrale nel Risorgimento con ruoli certamente più nobili nel passato di quelli che attribuiamo alla P2. Erano massoni Mazzini, Cavour, lo stesso Garibaldi. “Siamo i fortunatissimi possessori, probabilmente gli unici in Italia, ad avere l’archivio della Loggia massonica reatina - prosegue Lorenzetti - con tutto il campionario della simbologia, lettere cifrate, adepti e documenti, verbali delle sedute e riti.” Ma chi faceva parte della Massoneria reatina? “Un po’ tutta la città che contava, non acattolica ma anticlericale, come tutti i liberali di quel tempo. Dobbiamo collocare quanto affermiamo nel momento storico in cui il potere temporale era in mano ai Papi con Roma che resisteva, ultima parte da liberare. Sopra la storica Farmacia di Via Roma si ritrovavano Gennaro Pennesi, Vincentini, Antonio Picarelli, Domenico Petrini, Cristoforo Colarieti, Pietro Odoardo Vincentini, Pietro Maffei, Bartolomeo Vecchiarelli ed anche il sottoprefetto Mastricola.”

Come visse la città l’arrivo di Garibaldi? “Pochi si rendono veramente conto di cosa rappresentasse Garibaldi in quel momento soprattutto per i giovani. Voglio ripetere ciò che ha raccontato molto bene Benigni durante una puntata dello scorso Sanremo: se noi oggi pensiamo a queste figure storiche del Risorgimento ci torna un’immagina stanca, retorica, lontanissima dalla realtà. Garibaldi era un mito più di Che Guevara, più di ciò che rappresentarono i Beatles per un’altra generazione, e Rieti ne fu testimone. Siamo stati fortunati anche in questo: l’eroe dei due mondi ha dormito in ogni piccolo borgo d’Italia ma nella nostra città si è fermato per molti mesi con tutta la sua legione di circa 700 militari, ciò che rimaneva dei 1.500 partiti. Migliaia di giovani scappavano di casa per seguirlo, abbiamo le carte che testimoniano come molti fossero rifiutati a causa della giovane età, avevano 13/14 anni, tutti figli della borghesia e dell’aristocrazia. E’ vero quando si dice che le masse popolari piegate dal lavoro e dalle difficoltà economiche non ebbero tempo per la Rivoluzione, anzi furono utilizzate soprattutto al Sud per ostacolarla. Il fenomeno del Brigantaggio ad esempio, anche nel Cicolano, nasceva rispetto ad uno Stato che non si conosceva. Si facevano azioni che prima dell’Unità erano giudicate legali, come i diritti d’uso civico, il legnatico, trasformate in seguito alla privatizzazione in atti fuori legge che costringevano queste persone a darsi alla macchia per non cadere nelle mani dei gendarmi.” Contrabbando ed incetta di derrate alimentari, furtivamente introdotte nel regno di Napoli, videro coinvolti la maggior parte dei ‘Signori’ del Cicolano che spesso si erano serviti, per imporre le loro condizioni, di bande armate composte da contadini e braccianti, i quali, dopo aver partecipato alle consuete scorrerie, rientravano tranquillamente nei loro villaggi come fosse una normale prassi all’interno di un equilibrio che entrambe le parti sorreggevano. “Tra i nomi importanti della nostra zona puntualizza Lorenzetti - Berardino Viola nonno di quel Berardo Viola personaggio di Fontamara di Silone.” “Oggi si discute sulla bellezza o meno del nostro inno - continua tornando ai festeggiamenti per l’Unità d’Italia il direttore dell’Archivio - una delle polemiche idiote del nostro tempo. ‘Fratelli d’Italia’ è quello: è un inno. ‘Va pensiero’ è sicuramente più bello, ma il nostro inno è stato scritto da un ragazzo di venti anni che è morto per fare l’Italia. Ho grande considerazione per il lavoro fatto dal nostro Presidente della Repubblica per resuscitare questo spirito patriottico. Ringrazio il signor Prefetto perché in queste

manifestazioni abbiamo collocato la ristampa della nostra Costituzione con un’introduzione, letta durante i festeggiamenti al Teatro Flavio Vespasiano da Paolo Fosso, tratta dalla lezione agli studenti milanesi di Piero Calamandrei del 1955. A significare come questi 150 anni partano da allora e abbiano questo secondo momento: il culmine è la Lotta di Liberazione e la nostra Costituzione. Di tutto questo dobbiamo essere orgogliosi. Eppure la sinistra sembra non amare molto il termine ‘patriottismo’ chissà perché!” Le iniziative si intrecciano e si accavallano con quelle della Settimana della Cultura. E’ così che l’Archivio di Stato si è trovato ad ospitare un lavoro realizzato dall’Istituto Tecnico Commerciale. “Si intitolava ‘Sorelle d’Italia’, bellissimo lavoro realizzato anche grazie ai documenti dell’Archivio. Tra le figure dominanti quella di Margaret Fuller che la nostra città ha finalmente degnamente celebrato. Affascinante la storia di questa donna notissima in America in cui ancor oggi si vendono libri e poster a lei dedicati. Considerata una delle madri del femminismo, prima inviata di guerra donna, mette al mondo un figlio con uno degli esponenti dell’aristocrazia nera romana, conte Ossoli. Amore difficile da vivere con lui che combatte tra i liberali e lei che ad un certo punto si dedica alla cura dei malati all’Ospedale Fatebenefratelli, primo esempio alla Gino Strada di Emergency, in quanto in quell’occasione si curano tutti i feriti, anche i francesi che combattevano la Repubblica Romana. Storia finita tragicamente nel viaggio di ritorno in America in cui Margaret ed il suo uomo perdono la vita in seguito a naufragio e di cui rimane solo un corpicino sepolto a Boston sulla cui lapide è scritto ‘nato a Rieti’. Una pagina bella di una donna straordinaria raccontata nel film ‘In nome del popolo sovrano’. Stefania Santoprete

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NellacasadiAngelo L’eletto Perlaprimavolta FinaledelPremioLetterario Si è svolta una visita guidata, organizzata dal Centro di Promozione Sociale “Porta d’Arci”, nello storico monastero delle suore clarisse di Santa Chiara, con annessa casa di Angelo Tancredi da Rieti e nella chiesa omonima. “San Francesco passando per Rieti incontrò un nobile cavalieri di nome Angelo Tancredi, al quale, sebbene sconosciuto, rivolse il Santo questo parlare: “Signor Angelo, da troppo tempo porti la cintura, la spada ed i calzari; ora però ti conviene cambiare la cintura con una rozza fune, la spada con la croce di Cristo, i calzari con la polvere e il fango delle piazze. Seguimi dunque, poiché ti farò cavaliere di Cristo”. Ed Angelo immediatamente lo seguì.” Un anonimo scrittore reatino del XIV secolo in Actus Beati Francisci in Valle Reatina fa riferimento più volte ad Angelo Tancredi. Le fonti biografiche francescane si limitano a dire solo che “fu il primo cavaliere entrato nell’Ordine dei Minori, lodato davanti agli altri, più volte dal beato padre, per la sua cortesia e gentilezza”. Tra le mura del convento di Santa Chiara, si osservano i resti della casa di Angelo che Papa Nicolò IV aveva donato nel 1289 a 4 nobili sorelle reatine: suor Maria, suor Atonia, suor Clara e suor Giulia. La tradizione che il nucleo più antico del monastero sia costituito dall’antica casa dei Tancredi, è riferita dagli scrittori del ‘600, come padre Angelo da Naro, confessore del monastero e dal Da Modena. Della chiesa si ha notizia dal 1440 quandolesuoreottennerodalPapal’autorizzazioneacostruire un monastero dentro Rieti. Di fianco il campanile formato da due ordini di bifore. L’interno ha quattro altari. L’altare maggiore presenta una pala raffigurante la Resurrezione, San Francesco e Santa Chiara. L’organizzazione della visita, concessa per la prima volta ad un gruppo di visitatori, è stata possibile grazie alla disponibilità dell’abbadessa Maria Luisa Principessa e delle sue consorelle. La visita è stata guidata dalla professoressa Rita Giovannelli.

Sprint d’arrivo per il Premio Letterario Città di Rieti Centro d’Italia che vuole consacrare ogni anno un testo letterario edito particolarmente significativo nell’ambito della letteratura italiana contemporanea scelto tra cinque finalisti. Le cinque opere sono state affidate anche quest’anno ad una giuria di 150 lettori, Carla Todero, Franco Stelzer e l’ass. Formichetti scelti in un campione rappresentativo della popolazione reatina tra le centinaia di richieste inoltrate rendendo così possibile un ricambio netto dei lettori-giurati rispetto alle precedenti edizioni. La premiazione avverrà nel pomeriggio di domenica 22 maggio 2011 presso il Teatro Flavio Vespasiano. Durante lo spoglio delle schede è prevista la lettura di alcune pagine dei libri finalisti. Quest’anno in gara l’insegnante e traduttore Franco Stelzer con “Matematici nel sole”, l’esordiente Alessandro D’Avenia con “Bianca come il latte rossa come il sangue”, il giornalista Flavio Soriga con “Il cuore dei briganti”, la vincitrice del Campiello 2010 Michela Murgia con “Accabadora” ed il critico letterario Emanuele Trevi con “Il libro della gioia perpetua”. Come ogni anno i giurati hanno ritirato la copia di ogni libro un mese prima dell’incontro con l’autore che si è reso disponibile, dopo la presentazione, per domande e chiarimenti. La giuria era composta da 114 donne e 36 uomini, così distribuiti per fascia d’età: 16-30: giurati 22, 31-45: giurati 43, 46-60: giurati 54, > 60: giurati 31.

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E’accadutomentredormivo... Giunge nella nostra Redazione questa lettera. E’ una riflessione che ha destato immediatamente la nostra curiosità ed il nostro interesse. Vogliamo pubblicarla così, senza tagli, integralmente: la nostra Città viene vista e “interpretata” anche così da chi vi si affaccia per la prima volta.

Mi chiamo Pasquale G. Tre anni fa ottenni il trasferimento in questa città, proveniente da una provincia del sud delle più tristemente famose per la cronaca giudiziaria legata alla grande criminalità. L’arrivo a Rieti è stato entusiasmante per me e la mia famiglia. Qui infatti abbiamo incontrato lo Stato che non conoscevamo: le rassicuranti presenze di un grande Questura, una Stazione di Carabinieri grande e moderna, poi una Caserma della Guardia di Finanza imponente, ed una Prefettura elegante e monumentale. Città ordinata. Il Paradiso. L’unica cosa che somiglia al mio paese è l’ex nucleo industriale, pieno di capannoni adibiti a grandi superfici commerciali sufficienti per una città di 150.000 abitanti. Ho sentito parlare di una crisi economica che all’inizio non ho capita: bella gente, belle case, belle macchine, bei negozi. Poi ho iniziato a leggere settimanalmente di problemi di fabbriche in chiusura, di attività commerciali in fallimento, di progressivo impoverimento del territorio ed aumento delle assistenze della Caritas e della mensa dei poveri. Ed è vero, i negozi chiudono, e ne chiudono tanti! Via Cintia, via Terenzio Varrone, via Roma: SI VENDE; SI VENDE; SI VENDE. Ma ho l’impressione che pochi vendano, nella maggior parte dei casi rimangono i cartelli. Quando qualcuno vende, pochi mesi dopo riaprono strane piccole attività commerciali, con i neon al soffitto, gli scaffali in alluminio, mai un cliente dentro. Strano, somigliano proprio a quei negozietti che aprivano e chiudevano nel paesotto dal quale provengo, ma quelle non erano attività commerciali, erano i negozi che servivano da paravento ad altre attività… e qui, non credo sia così. Però sono iniziate ad accadere altre cose inspiegabili, una soprattutto. Una abnorme crescita dell’edilizia. Decine e decine di edifici nuovi, centinaia di appartamenti costruiti o in costruzione in due anni. Ho immaginato che finalmente ci fosse una buona notizia: la prevista apertura di qualche fabbrica che garantirà un migliaio di posti di lavoro e molta gente verrà anche da fuori per lavorare e vive-

re a Rieti. Chiedo notizie, ma nessuno sa di un’imminente apertura di fabbriche… “Apre il carcere!” mi hanno detto. Chiedo allora la ragione del perché di tanti nuovi appartamenti (900, dicono). Nessuno conosce la risposta, ma la cosa più strana è che nessuno se n’era accorto!!! E la mia domanda genera sorpresa, non per le tante case vuote, genera sorpresa il fatto che io mi ponga una domanda così stupida. Scopro anche che la popolazione reatina è praticamente numericamente ferma. Non è possibile! Ma allora per chi sono le case? E’ a questo punto che scopro un’altra anomalia: la città è GIA’ piena di appartamenti vuoti in edifici vecchi in strade del centro storico e della periferia. Ma, allora, i conti non tornano proprio. Qualcuno mi risponde che gli appartamenti li comperano i ricchi per investire, ma, mi chiedo “Saranno ricchi e scemi, perché chi mai investirebbe denaro in appartamenti in un posto dove gli appartamenti avanzano a migliaia e quindi conseguentemente si svalutano?” Mi guardano come se fossi un marziano. Ma allora le cose sono due: o i costruttori costruiscono per il piacere di farlo e poi non vendono gli appartamenti e se li tengono lì, belli vuoti, per orgoglio professionale, ed allora immagino che la Guardia di Finanza stia indagando su questo strano “hobby”; o li compera qualcuno per tenerseli vuoti, ma allora la Guardia di Finanza avrebbe indagato sui compratori che hanno quest’altro strano “hobby”. E immagino proprio che stia indagando,

perché poi ho scoperto un’altra strana caratteristica di questa città: le banche. Una volta da ragazzo sono stato a Lugano, perché volevo emigrare in Svizzera. Solo lì ho visto tante banche come a Rieti. E vedo banche di tutta Italia! Ce n’è anche una spagnola! Ma con la crisi che c’è qui, chi sa come fanno a tenere in piedi tante banche… ma in questo caso non dev’esserci nessun mistero, perché sono tutte lì in bella vista, e poi non c’è più il segreto bancario, quindi le autorità sanno bene di chi sono i soldi nei conti correnti e quindi dev’essere tutto a posto. Questo mi rassicura. Poi però è avvenuto un episodio che mi ha preoccupato, e molto. Ho incontrato nel bar sotto casa mia (vivo in periferia), Don Nicola. No , non un sacerdote, Don Nicola del paese vicino al mio. Lui non mi conosce, sono un povero anonimo, ma io si che lo conosco! E chi non lo conosce a Don Nicola! E’ ricco, è potente, ha due cave di breccia vicino al mare, gli stabilimenti balneari, è il genero dell’ex sindaco di lì, ha un’impresa di costruzioni. E Don Nicola era accompagnato da due ragazzi che parlavano il mio dialetto. Ma la cosa più strana è che il barista lo conosceva benissimo a Don Nicola, a giudicare dalla confidenza delle battute, però lo chiamava Luigi, non Nicola. “Come vanno le cose Luigi! Sempre in forma? Quanto ti fermi stavolta?” “Solo pochi giorni, solo pochi giorni, finché non ho finito di arredare la casa, allora il caffè da te, tutte le mattine me lo vengo a prendere!”. Questa frase mi ha scatenato uno spaventoso flusso di ricordi… ma, non sarà che… !?

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Appuntamentoprestigioso

2°FestivalDomBedosRoubo Dal 19 al 22 maggio nella Chiesa di San Domenico verrà data voce per la seconda edizione del Festival d’Organo Dom Bedos Roubo, allo straordinario strumento Pontificio, un gioiello dell´arte organaria inaugurato a Rieti nel 2009 e costruito come copia di organo classico francese, uno dei più imponenti al mondo. Realizzato dall’organaro italo-francese Barthelemy Formentelli secondo i trattati di Dom Bedos per la parte fonica e sul trattato di falegnameria coevo di Andreas Roubo per la cassa, lo strumento è un omaggio all’organaro-esperto francese Dom Bedos, inaugurato nel tricentenario della morte (1709-2009). Misura 14 metri e si basa su un principale di 32 piedi, ha 5 tastiere e tornerà a suonare per un ciclo di 5 concerti d’Organo, e per la messa solenne della domenica pomeriggio con organo e coro. Giovedì 19 maggio alle ore 21 inaugurazione ad opera del M° Carolyn ShusterFournier (Inno d‘Italia di G.Mameli, A.Valente, Boyce, Clérambault, Balbastre, Bach, De Grigny) organista e musicologa franco-americana presso la Cattedrale americana di Parigi, nominata titolare del coro organo Aristide Cavaillé-Coll a La Trinité Chiesa. Si è esibita in Europa e negli Stati Uniti, collaborando con compositori prestigiosi. Venerdì 20 maggio ore 21 concerto del M° Paolo Bottini (Giuseppe Verdi - Brani in trascrizione organistica dello stesso Bottini tratti dalle opere) Musicista cremonese

diplomato in organo pianoforte e clavicembalo, è il segretario nazionale della “Associazione Italiana Organisti di Chiesa” e organista supplente al prestigioso organo “Mascioni” (1985) della cattedrale di Cremona. Sabato 21 maggio alle 18,30 concerto del M° Francesco Tasini (George Bohm - 350° anniversario della nascita, - Johann Sebastian Bach). Tasini ha studiato presso i Conservatori di Bologna e Milano, diplomandosi «cum laude» in Organo e Composizione organistica (con W. Van de Pol), Clavicembalo (con S. Vartolo) e Composizione (con G. Manzoni). Ha conseguito a pieni voti la laurea al DAMS con una tesi sull’opera XV del musicista seicentesco Maurizio Cazzati. Numerose sono le pubblicazioni e le revisioni critiche di opere tastieristiche italiane dei secoli XVII e XVIII da lui edite. Sabato 21 maggio alle ore 21 Concerto del M° Marc Pinardel (Attaignant, Titelouze, Buxtheude, Homilius, Krebs, Pinardel). Professore incaricato alla Sorbona, del corso di accompagnamento e di improvvisazione per i professori candidati all’insegnamento secondario, organizza stage di formazione all’improvvisazione destinati ai professori di strumenti dei conservatori ed ai musicisti professionali Ha accompagnato alcuni film storici: ‘Jeanne’ di Carl Theodor Dreyer, ‘La Passione secondo San Matteo’ di Pier Paolo Pasolini, l’integrale dei ‘Fantomas’ di Louis Feuillade, con improv-

visazione in diretta all’organo, al clavicembalo ed al piano. Durante il Festival Internazionale “Tolosa gli Organi” 2006, entra a far parte della squadra della Francia di improvvisazione, vittoriosa sul Canada. Domenica 22 maggio alle ore 18,30 Messa Solenne con Organo e Coro Corale Aurora Salutis, diretta dal M° Daniele Rossi (chiusura del Festival con musiche del Risorgimento di Morandi, Provesi, Petrali, Moretti, Sperati, Botti, Verdi - coro del Nabucco) . Con l’Orchestra di S. Cecilia per la Deutsche Grammophon Rossi ha inciso una serie di cd di musica sacra, di cui uno dedicato ai Requiem di G. Fauré e M. Duruflé che in Francia ha ottenuto il prestigioso riconoscimento “Diapason d’Or”. Titolare di cattedra dal 1978, è attualmente in servizio presso il Conservatorio di Musica “A. Casella” di L’Aquila.

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Uncittadinocontrotutti L’esempio dell’indignazione di Stefania Santoprete “Ajmone Filiberto Milli nel corso di una trasmissione disse Questa è una città zozza, lurida e cozzosa” esordisce così Benito Rosati ambientalista per vocazione naturale e volontario per forza. Non è difficile capire di chi stiamo parlando anche con conoscendolo per nome: è l’unico uomo-sandwich che abbiamo, colui che troviamo ai bordi delle strade munito di ramazza, che pianta fiori in aiuole abbandonate o fotografa ciò che gli altri non hanno il coraggio di denunciare. E’ colui che sostituisce le istituzioni quando quest’ultime latitano. Non ama le parole ma i fatti, esempio coerente e scomodo per chi inutilmente ha tentato di imbrigliarlo all’interno di associazioni o partiti. Benito è un battitore libero ed in quanto tale riesce facilmente ad aggregare persone con i suoi stessi ideali senza che ci sia bisogno di un logo o di una bandiera per riconoscersi. Come nasce Benito ecologista? “Nasce da quel lontano bimbetto di 5 anni che, al fianco del papà, si inginocchiava a bere l’acqua del fosso imitando gli animali. Crescendo mi sono reso conto di ciò che stava avvenendo intorno a me, del mondo che stavamo consegnando ai nostri figli e nipoti ed ho deciso di non rimanere a guardare”. Come tante diapositive proiettate sequenzialmente sparge lo sguardo intorno alla nostra città ricordando momenti ed avvenimenti. “Io vi invito ad osservare ciò che esce dal depuratore dietro la Viscosa. Non esiste divisione tra acque chiare e scure e finisce tutto nel fiume: è pazzesco! Le fogne del Terminillo? Nell’agosto dell’89 c’erano migliaia di presenze sul Monte Terminillo e le fogne andavano a finire quasi tutte nel bosco… L’anno dopo effettuammo la pulizia di Pian de Roche 35/40 sacchi di immondizia stracolmi raccolti da 60/70 persone di ogni età...”. Quand’è che scatta l’esigenza di mettersi all’opera? “Quando non ne posso più. Io ho fatto parte di molte associazioni ma nel lungo periodo non mi ritrovo in esse. L’ambiente non ha bisogno di parole ma di fatti! Sono indicato come colui che raccoglie l’immondizia, ma sono orgoglioso di andarla a togliere pur tra mille critiche. Tre volte sono andato a bonificare l’area dal parcheggio grande all’edicola dell’ospedale, qualche volta al mio fianco c’era qualche amico dell’associazione ‘La locomotiva’. Accadono cose strane in tal senso:

mentre ero al supermercato e stavo intrattenendomi con dei conoscenti, osservavo l’insistente presenza di un signore. Non capivo il perché e stavo infastidendomi. Rimasto solo ho capito che voleva semplicemente darmi il suo numero telefonico per essere chiamato per la prossima iniziativa. Era insomma qualcuno che si riconosceva nel mio ‘voler fare’. Ad esempio anche 6 persone della Protezione Civile Comunale di cui faccio parte hanno accolto con entusiasmo la proposta di ripulire la strada adiacente i Cubi: risultato? 13 sacchi di immondizia in circa 200 metri”. Di chi è la responsabilità? “Nostra, nostra… dei cittadini. Non basta però andare a pulire, occorre stimolare la gente alla raccolta differenziata. Basterebbe chiamare l’Asm che interviene gratuitamente per lo smaltimento dei rifiuti ingombranti, evitando di gettare beni di ogni tipo ovunque, tra il verde. Un tempo ero responsabile di Legambiente, Agenda 21, andai ad una riunione nella sala comunale, rimasi sconcertato dalle dichiarazioni di chi affermò senza ritegno “Se l’azienda (Asm) non fa la raccolta differenziata ci guadagna”. Sconcertante! Sempre con Legambiente abbiamo messo in atto una raccolta/campione della differenziata. Era condotta con mezzi di fortuna ed ovviamente su piccoli numeri: andavamo nei condomini con la nostra bilancetta e valutavamo i risultati. Arrivammo alla conclusione che solo con l’umido sarebbe stato garantito un 48% di differenziata Perché poi non seguire l’esempio della periferia romana? Stabilire determinate domeniche in cui autorità e Asm, si rechino in certe zone in cui possano confluire come azione dimostrativa e stimolante, i rifiuti ingombranti. Occorre mettere i cittadini in condizione di poter effettuare la raccolta differenziata: non si possono non svuotare i cassonetti e poi lamentarci della cortina di immondizia che vi orbita”. “Non appartengo allo stesso colore politico dell’assessore Boncompagni - puntualizza Rosati - ma debbo dire che sta facendo un buon lavoro. Purtroppo anche lui incontra la malafede di chi vuole ostacolarlo. D’altronde la legge afferma che in caso di mancati risultati saremmo sanzionabili. Dov’è l’intelligenza dell’uomo? La gente ha fame e noi buttiamo il cibo, la gente ha sete e noi inquiniamo l’acqua: è questa la vera tragedia”. I depuratori da sempre sono tra i tuoi obiettivi. “Quello di Amatrice, di Cantalice, di Santa Margherita, di Leonessa, parliamo di quel-

lo di Via Tancia: la legge consente 5mila colibatteri fecali dal depuratore al fiume, da noi sono stati tre milioni e mezzo per due anni! Vogliamo parlare di ciò che andava dentro la Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile? Del fiume Turano in cui affluiva acqua bianca/azzurra e, chiamata la Forestale, rispondevano ‘non abbiamo dipendenti da poterle mandare’?” Qualcuno ha provato a fermarti durante il corso di dimostrazioni eclatanti? “Comunico sempre ciò che intendo fare alla Questura, è obbligatorio. L’avevo fatto anche durante la protesta per Casapenta: 30/40 metri di altezza di rifiuti, ho passato lì giorni, ferragosto compreso. Non potendone più ho occupato un giorno la mezzeria della Cicolana rimanendo quasi contrastato tra due camion in transito, con grande spavento. Dopo cinque minuti a sirene spiegate ho visto arrivare degli agenti che minacciavano di arrestarmi, portavano via me ma l’immondizia sarebbe rimasta, non mi sembrava giusto eppure avrei accettato anche la galera per i miei princìpi. Dopo 15 giorni però Casapenta era sgombra.” Ciò che suscita ammirazione è la capacità dell’indignazione che, nonostante il trascorrere degli anni, Benito Rosati conserva ancora e che la vita ha invece tolto a molti di noi. Cosa consiglierebbe ad un cittadino come via di ribellione? “Non posso consigliare di seguire il mio esempio perché so che non è giusto: io non vado più a votare. Non è una scelta facile, so che molte vite sono state sacrificate per garantirci questa libertà, ma non riesco a votare coloro che intendono fare i propri interessi a discapito del cittadino: non mi vedo rappresentato da alcuno di loro. Anche il singolo esponente di partito, seppure positivo, non ha, secondo me, possibilità di sottrarsi all’essere fagocitato dal sistema. E’ importante, invece, che ognuno di noi si senta estremamente responsabile del mondo che lascerà ai propri figli”.

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Giacomo Passarani, ragazzo di Salò Se il tempo cancella, il tempo (a volte) sa anche mantenere. Ed infila il passato nel presente anche se, di questo, sembra una certa anomalìa che tende ad squilibrare gli equilibrati equilibri dell’oggi. Giacomo Passarani rappresentava tale disquilibrio che disturbava gli opportunistici modi d’essere dell’oggi politico. Una storia, la sua, che, nella infezione di massa della politica, si colloca come una incurabile patologia. Prima dell’Ottosettembre Giacomo Passarani non esisteva, confuso in quell’area tipologica del Borgo che ha sempre segnato una “reatinità” diversa. Fascista? Non fascista? Afascista? Antifascista? Non si sa. Si sa soltanto che la Sua famiglia faceva parte del flusso medio cittadino del tempo che amministrava gli orgogli nazionali ed imperiali come un po’ tutti. Il punto che segna tale “anonimato di massa” è stato l’Ottosettembre perché allora Giacomo divenne uno dei tanti “ragazzi di Salò” rimanendo tale per tutta la vita di poi. Giacomo Passarani è stato questo: il combattente della Fasciorepubblica il quale, mai dismettendo o sbiadendo la divisa fasciorepubblicana, continuò idealmente ed ideologicamente ad indossarla per tutta la sua esistenza. Così infatti è stato ricordato. E non soltan-

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to dai suoi amici “camerati” ma dalla città che lo ebbe protagonista di permanenti battaglie politiche ed istituzionali.

“Le donne non ci vogliono più bene perché portiamo la camicia nera” Un’anomalìa, si diceva. Perché, in tempi dove imperversa ciò che ormai genericamente e generalmente viene definito “turismo ideologico o partitico” con le conseguenti genuflessioni dinanzi all’altare di San Gettone, santo adèspota il quale compensa la sua assenza nel Martirologio della Chiesa con laicistica presenza nelle agende private dei cascami della politica locale, in tempi di una parossistica gettonotropìa un “tipo” come Giacomo Passarani non poteva che disturbare i “turisti” della politica. Dopo Salò dove, combattendo con le armi che uccidevano, fu ferito e non si sa come scampasse alla morte, Passarani ha continuato la sua battaglia senza mai venir

meno ai propri doveri ideologici che scattarono in quell’Ottosettembre che, virilmente, non ammetteva deroghe alle scelte anche se, magari, assai poco virilmente, la maggioranza si collocava dietro alle persiane dell’attendismo arruolandosi in quella “molecolarità” diffusa che in parte faceva finta di stare “dalla parte” della Resistenza, in parte della Fasciorepubblica. Giacomo scelse subito e quando fu l’ora di partire, partì per il nord con lo zaino vuoto di speranze. Ma egualmente partì e tenne il punto fino a quel 25 aprile del ’45 quando tutto crollò nel tripùdio della Libertà. E quando ritornò la divisa con il gladio romano da panno pesante diventò “divisa ideologica” partecipando alla formazione di quel Msi che intendeva riallacciarsi non tanto al fascismo del regìme quanto al fascismo sociale della Fasciorepubblica. La “personalità” politica ed umana di Passarani ha avuto la corale manifestazione di trasversalità politica durante le esequie: c’era la Rieti “di tutti” che da Salò transitava nel presente attraverso la Resistenza: questa Rieti della “molecolarità diffusa” ha reso il giusto e sentito omaggio che si deve al Combattente, pedagogico esempio di fermezza. “Il resto è silenzio”, direbbe Amleto.


Cosa vuol dire “Buona Pasqua”? Cosa significa scambiarci gli auguri di buona pasqua, oggi? Spesso vedo persone che si augurano buona Pasqua, e penso che a volte quel augurio sia solo di facciata, di buon costume, di “vecchia” tradizione. Dire “buona pasqua” a qualcuno è comunicargli la gioia di aver incontrato il Cristo Risorto e nel contempo significa invitarlo ad accogliere questa gioia; è annunciargli il vangelo! Diciamo di amare la sincerità, la verità, la lealtà; allora prima di fare gli auguri pasquali a qualcuno, pensiamo: in questa notte di Pasqua ho incontrato il Cristo Risorto? Per le strade e i viali delle nostre città assisteremo a tanti scambi di auguri, di abbracci, di baci e probabilmente alcuni di essi saranno sinceri nella forma, ma falsi, bugiardi, privi di significato nella sostanza. Tanti giovani nello scambiarsi gli auguri si domanderanno: Come stai trascorrendo queste feste pasquali? Con chi hai passato la notte? Forse risponderanno: benissimo; abbiamo ballato tutta la notte, poi siamo andati a fare colazione al bar... poi...., o altre frasi del genere. Ma se la notte dell’ week-end pasquale fosse stata identica alle altre notti, o se aveste cercato un divertimento nuovo, alternativo, diverso dal solito e non aveste incontrato il Risorto, quale senso avrebbe farsi tale augurio? Inoltre c’è chi sta vivendo questa pasqua come una vacanza, caso mai all’estero, o ne approfitta per fare un viaggio, per andare al mare o in montagna. Certo, tutto questo può essere bello, ma se in tutto questo fare, non aveste riservato uno spazio per incontrare il Risorto, quale senso avrebbe la

vostra vacanza pasquale? Augurarsi Buona Pasqua è dire: “ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto, ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo” . Cosa hanno visto Maria, Pietro e Giovanni? Cosa hanno creduto? La Maddalena va al sepolcro, vede la pietra rotolata via, il sepolcro vuoto! Pensa al trafugamento del corpo di Cristo! Allora decide di avvertire gli apostoli. Pietro e Giovanni corrono al sepolcro, Giovanni vede le bende per terra. Pietro vedendo le bende per terra e il sudario piegato a parte, forse resta perplesso, riflette, medita, contempla, si chiede, si domanda. Ma Giovanni vede e crede! Come vede, cosa crede? Giovanni conserva nel suo cuore tutta l’esperienza di sequela del Signore; conserva le gesta e le parole del Maestro, ha nella memoria il ricordo vivo del Suo amore rivelato nell’ultima cena, nella passione e nella morte in croce. Giovanni ha imparato a vedere con gli occhi della fede che sa interpretare i segni della realtà (pietra rotolata, bende per terra, sudario a parte, sepolcro vuoto) come segni rivelatori del compimento della missione e delle promesse del Messia. Lui aveva annunciato loro che il Figlio dell’uomo avrebbe dovuto molto soffrire, sarebbe stato riprovato dagli anziani del tempio, sarebbe morto e poi sarebbe risorto. Lui disse nell’ultima cena che avrebbe donato il suo

corpo e il suo sangue in remissione dei peccati. Lui è stato di parola! Il venerdì ha veramente donato il suo corpo e il suo sangue! Lui è il Signore, tutto quello che Giovanni ora vede, non è altro che l’avverarsi nella storia, di quanto Gesù ha detto e ha fatto. Giovanni vede e crede alla Parola di Gesù, al Verbo, coeterno al Padre, incarnato per la nostra salvezza. Non ci sono dubbi, anche la ragione di Giovanni si illumina di fronte all’evento pasquale. Giovanni sa anche che incontrerà il Risorto, perché lui glielo ha promesso! Così avverrà. La sera stessa il Risorto incontrerà lui e tutti gli altri nel cenacolo e donerà loro la pace e il Consolatore. Che meraviglia! Vedere e credere! Anche noi siamo chiamati a vedere e credere. Perché la Chiesa chiama tutti a vivere gli eventi del triduo pasquale nella liturgia? Perché è lì che anche per noi avviene l’incontro con il Risorto. Ciò che abbiamo udito; cioè ciò che abbiamo ascoltato e accolto nell’annuncio della Parola di Dio: il Risorto. Ciò che abbiamo visto; cioè ciò che abbiamo visto nei segni (lavanda dei piedi, banchetto eucaristico, via crucis, adorazione della croce, benedizione del fuoco, benedizione dell’acqua, il battesimo.., l’assemblea di fedeli che vive nella preghiera la comunione tra loro e con la Trinità): il Risorto. Ciò che abbiamo toccato, anzi ciò che ci ha toccato, la grazia del perdono sacramentale e il dono del suo corpo e del suo sangue, nell’eucaristia: il Risorto. Allora se ci siamo lasciati coinvolgere nella pasqua di Cristo, se il Risorto lo abbiamo incontrato, la Sua gioia è entrata in noi, e possiamo con verità, lealtà, sincerità annunciarla con il nostro augurio. Dicendo a tutti Buona Pasqua, noi gli vogliamo comunicare la nostra fede nel Risorto! Allora Buona Pasqua a tutti voi!!!.

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Corsigratuitidiitaliano Nazionali perStimigliano Il tema dell’immigrazione sta occupando le pagine di interi giornali ormai da giorni, nello sforzo di raccontare i tentativi di risoluzione di quella che viene definita “un’emergenza” che vede il nostro paese nuovamente impreparato. Il tema che però nessuno tratta è quello dell’integrazione. Quali politiche sono state realizzate finora nel nostro paese dove vivono ormai più di 5 milioni di cittadini stranieri? Cosa è stato fatto nella nostra città per agevolare la convivenza e assicurare la parità dei diritti e dei doveri tra reatini e migranti? La Regione Lazio ha falcidiato i fondi per le politiche di integrazione, come del resto ha fatto su tutto il sistema del welfare, mettendo in secondo piano il benessere dei cittadini che comunque continuano a pagare quanto dovuto all’erario. Nel tentativo di dare risposta ai bisogni dei migranti presenti in città, affinché attraverso la lingua possano esprimere bisogni, rivendicare diritti, assolvere ai doveri anche quest’anno l’Arci di Rieti sta organizzando dei corsi gratuiti di italiano per stranieri. Le lezioni saranno tenute nella sede dell’ARCI in Via Centuroni 39, grazie alla collaborazione e all’ormai acquisita competenza dei volontari in servizio civile, che affiancheranno un’insegnate esperta. I corsi hanno avuto inizio il 19 e il 20 Aprile e termineranno il 24 Giugno. Per offrire una più ampia scelta ai migranti e per dare modo anche a coloro i quali avessero già una buona conoscenza della nostra lingua, la possibilità di migliorare, i corsi sono stati strutturati in due livelli. Il primo livello si svolgerà il martedì e il giovedì dalle ore 10,00 alle ore 12,00. Il secondo livello si terrà il mercoledì e il venerdì dalle ore 18,00 alle ore 20,00. E’ già possibile effettuare le iscrizioni formalizzandole presso la sede di Arci Rieti. Per info: 0746.202510

Sandro e Renato Ceccarelli hanno vinto il Campionato Regionale di coppia disputato presso il nuovissimo impianto federale FIB di Roma, battendo in sequenza le provincie di Latina, Frosinone e in finale i fortissimi atleti della federazione romana. La prova dei cugini Ceccarelli ha del clamoroso viste le qualità degli avversari e il clima di alto tenore tecnico e agonistico in cui si è svolta la gara seguita da una foltissima presenza di spettatori. Alla fase finale il Circolo bocciofilo di Stimigliano ha schierato anche una terna formata da Giuseppe Antonini, Dino Angiolani e Mario Giuliani in quanto vincitori della fase provinciale. Il Circolo ha confermato ancora una volta la grande crescita tecnica e organizzativa dei suoi atleti che con le loro vittorie (numerosissime anche nel 2010) stanno contribuendo anche alla valorizzazione sportiva e ad una maggiore conoscenza della Città di Stimigliano. Il prossimo e attesissimo appuntamento, a breve, sarà il campionato nazionale a cui Renato e Sandro Ceccarelli, grazie alla vittoria regionale di Roma, saranno sicuri protagonisti.

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Tra la zolla e la fabbrica della tutela dei Santi. Intanto, le istanze della Sinistra locale, meglio recepite dalla borghesia delle professioni liberali, venivano rappresentate in Parlamento dall’onorevole Luigi Solidati Tiburzi, avvocato a Roma intorno alla metà del secolo, sindaco di Contigliano, deputato per sette legislature, per due senatore del Regno. Nato nel 1825, aveva preso parte attiva all’epopea risorgimentale sperimentando il carcere negli ultimi anni del potere temporale della Chiesa. Dopo l’Unità, si adoperò per la crescita economica e sociale della nuova Italia, fin dal nucleo primario della sua piccola patria di cui ben comprendeva i caratteri ed i bisogni. Il senatore Luigi Solidati Tiburzi morì a neppure sessantaquattro anni di età, nell’estate 1889 ” figlio buono, congiunto tenero, amico raro, cittadino eccellente, la cui vita fu tutta nel fare il suo dovere e che nel fare il suo dovere mise tutta la

GRAFFITIARTSCHOOL

Inauguratalasede

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La Graffiti Art School è nata da un’iniziativa di Raoul Bova e sua moglie Chiara Giordano che, sostenendo da sempre valori di giustizia e solidarietà hanno deciso di dare vita ad una scuola che diventi non solo il centro d’arte e dei graffiti a lavello nazionale, ma che partecipi attivamente ai progetti ed agli scopi perseguiti dalla fondazione ad essa correlata, la onlus “Coloriamo i sogni”. La Scuola è stata inaugurata lo scorso 9 maggio in via dei Crispolti 20, nella nostra città alla presenza dell’attore di “casa” dalle nostre parti, di sua moglie, del presidente e direttore della Fondazione Varrone (che ne ha permesso la realizzazione e ne ospita la sede presso i propri locali nel Palazzo Potenziani) e della direttrice e produttrice artistica Santina Eleuteri. I Graffiti sono ormai una manifestazione sociale, culturale ed artistica diffusa in tutto il pianeta, basata sull’espressione della propria creatività tramite interventi pittorici sul tessuto urbano “Abbiamo deciso di contribuire alla realizzazione della Graffiti Art School - ha detto il presidente Innocenzo De Sanctis - perché attraverso questa scuola si vuole lanciare il messaggio che il fenomeno dei graffiti, che ricorda la pittura murale, associato spesso ad atti di vandalismo, può diventare invece una forma di espressione legale che contribuisce a valorizzare molte zone della città”.

sua compiacenza e la sua gloria [...] stimato dai colleghi, rispettato dagli avversari, da tutti desiderato; dalla natia Sabina, quale benefattore, venerato e pianto”, come affermò il Presidente del Regio Senato On. Domenico Farini nella commemorazione pubblica tenuta al Parlamento il 26 novembre di quell’anno. Il popolo contadino tardò ancora a riconoscersi classe operaia. Poco a poco Sant’Isidoro patrono dei contadini, titolare di una confraternita che aveva sede presso la chiesetta della Madonna del Cuore, fu soppiantato da San Giuseppe artigiano, proclamato nel 1859, patrono della Chiesa. A incoraggiarne la devozione, il vescovo monsignor Gaetano Carletti intitolò una cappella della cattedrale, la terza a cornu Epistulae, al Santo protettore del lavoro che riscatta l’uomo dalle mende del peccato mortale, affidando al pittore romano Pietro Gagliardi l’incarico di realizzare la tela dell’altare. Ma sarebbe dovuto scoccare il nuovo secolo per vivere con diversa consapevolezza la fase dell’industrializzazione, nel quartiere operaio sorto ai margini della piana.

Lacaricattura

Chi si celerà sotto queste “caricate” spoglie, stavolta? Caricattura di Aprile 2011: Gianfranco FORMICHETTI

Maggio si annuncia caldo e profumato, anticipato da un aprile dagli inusuali tepori che fanno presagire l’estate ormai vicina. Il bizzoso calendario del 2011 sottrae al meritato riposo dei lavoratori la festa che inaugura il mese. Il calendimaggio delle corporazioni medievali, depositarie orgogliose dei segreti di arti e mestieri che garantivano prestigio sociale ed economico ai membri sagaci di una borghesia emergente, nell’Ottocento si colorò di rosso coagulando intorno a questa data le legittime rivendicazioni della classe operaia, che si organizzava in leghe e sindacati impegnati in aspre battaglie per la conquista di sacrosanti diritti. La lenta trasformazione del tessuto sociale ed economico reatino e sabino, dopo l’unità d’Italia, investì in particolare il ceto bracciantile della piana. Fra questi umili contadini, avvezzi a lavorare da stelle a stelle per un fattore esigente al servizio di un padrone che non ammetteva contrattazione, vennero reclutati i primi operai, forza-lavoro al servizio delle macchine negli opifici della prima fabbrica dello Zuccherificio. Le ansie del riscatto sociale che nutrirono il movimento operaio internazionale tardarono a formularsi come idee condivise da gente indurita dalla fatica, ad una sopportazione rassegnata a cui continuò a dare conforto l’invocazione


“Nonest,credemihi,sapientisdicere‘Vivam’. Seranimisvitaestcrastina;vivehodieâ€? (Credimi, non è da savio il dire “Vivròâ€?. Domani è giĂ troppo tardi: vivi oggi) - Marziale - Epigrammi, lib. I, ep. 16, v. 11-12

della vita. Sopportate, rattristatevi quanto basta e poi andate avanti. L’unica persona che ci accompagna per tutta la vita siamo proprio noi stessi. Siate vivi mentre siete in vita! Circondatevi di tutto ciò che amate di piĂš, che sia la famiglia, gli animali, la musica, le piante, gli hobby‌ qualsiasi cosa vi piaccia davvero, insomma. Il vostro “essereâ€? ricco e intenso è il vostro rifugio. Curate il vostro corpo e tenete in giusto conto la salute: se è giĂ buona fate in modo di conservarla il piĂš a lungo possibile e se avete qualche problema, cercate di migliorarla. Muovetevi e viaggiate, quanto piĂš potete, fate due passi nel parco, visitate la regione vicina, un paese straniero, insomma‌ aprite la mente, ma evitate di avventurarvi e “viaggiareâ€? dove regna il male. Dite a tutte le persone che amate , chiaramente e in ogni momento, che gli volete bene e ricordate sempre che “la vita non si misura dal numero dei respiri che facciamo, ma da quanti momenti ci lasciano senza fiato!â€? Postilla: L’occasione mi sembra opportuna per consigliare anche il famoso ed altrettanto efficacissimo 11° comandamento: “Fatevi gli affari vostri!â€?

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del sonnoâ&#x20AC;Ś ma non finisce qui: a partire dai 90 si comincia a tornare indietro â&#x20AC;&#x153;Ho appena 92 anni!â&#x20AC;?, quindi accade qualcosa di strano: se si superano i 100 si torna bambini e diciamo â&#x20AC;&#x153;Ho 100 anni e mezzo!â&#x20AC;? Auguro a tutti di poter arrivare in piena salute a dire â&#x20AC;&#x153;Ho 100 anni e mezzo!â&#x20AC;?, nel frattempo ricordiamo che, per restare giovani, è bene seguire questo semplice, ma efficace decalogo. Evitate di preoccuparvi di tutti i numeri inutili che riguardano etĂ , peso e altezza; lasciate che siano i medici a pensarci, del resto è per questo che sono pagati! Frequentate soltanto amici allegri e pieni di vita. Le persone tristi e negative fanno male allâ&#x20AC;&#x2122;umore e quindi alla salute. Continuate ad imparare; imparate anche una sola cosa nuova al giorno e aggiornatevi sullâ&#x20AC;&#x2122;uso del computer, sul giardinaggio, insomma, qualsiasi aspetto del nostro vivere quotidiano. Non lasciate mai inattivo il cervello perchĂŠ una mente passiva è â&#x20AC;&#x153;lâ&#x20AC;&#x2122;habitat ideale del diavoloâ&#x20AC;?â&#x20AC;Ś e questo diavolo si chiama Alzheimer! Godete delle piccole e semplici cose. Ridete spesso e a lungo. Ridere a crepapelle favorisce la circolazione e fa bene allo spirito. Anche i dolori e le lacrime fanno parte

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Vi rendete conto che lâ&#x20AC;&#x2122;unica volta in cui desideriamo crescere (e quindi invecchiare) è quando siamo bambini? Al di sotto dei 10 anni si è talmente entusiasti dellâ&#x20AC;&#x2122;etĂ che se ne parla utilizzando le frazioni: â&#x20AC;&#x153; Quanti anni hai?â&#x20AC;? â&#x20AC;&#x153;Quattro e mezzo!â&#x20AC;?. Nessuno dice mai â&#x20AC;&#x153;trentasei e mezzoâ&#x20AC;?; ne hai quattro e mezzo e vai per i cinqueâ&#x20AC;Ś è questo il punto. Poi arriva lâ&#x20AC;&#x2122;adolescenza e il tempo comincia a passare inesorabile; si passa velocemente a 13, 16, fino alla fatica soglia dei 18! Anche le parole assumono un tono di solennitĂ : â&#x20AC;&#x153;compi 18 anniâ&#x20AC;Ś diventi maggiorenneâ&#x20AC;?! Ma neanche il tempo di rendersene conto che arrivano i 30 e ti avvii velocemente verso i 40. Ehi... frena! Il tempo vola davvero e scivola tutto via in un battibaleno; prima che te ne renda conto, arrivi ai 50 e i tuoi sogni sono di colpo svaniti! Ma aspettaâ&#x20AC;Ś eccoti a 60; non avresti mai creduto di arrivarci da bambino ed ora ci sei! Insomma, diventi maggiorenne e ti ritrovi improvvisamente a 60 anni, in un arco di tempo cosĂŹ rapido che arrivano anche i 70 e gli 80! A questo punto, la situazione cambia e si trasforma in un percorso basato sul â&#x20AC;&#x153;giorno per giornoâ&#x20AC;?: si arriva la soglia delâ&#x20AC;ŚmercoledĂŹ, allâ&#x20AC;&#x2122;ora di pranzo, alla pennichella, alla cena e allâ&#x20AC;&#x2122;ora

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LeOrmeaRieti “Esordirono”incittànel1969al“FestivaldeiComplessi”

Il gruppo musicale storico Le Orme è tornato a cantare dal vivo per ritrovare il pubblico affezionatissimo al loro classico repertorio ma per presentare anche il nuovo cd “La via della seta“, uscito da pochi giorni con testi di Maurizio Monti, musiche di Michi Dei Rossi e Michele Bon e la direzione artistica di Guido Bellachioma: 12 brani di cui sei strumentali per un totale di 41 minuti di musica. Questa la tracklist completa del disco: L’alba di Eurasia, Il Romanzo di Alessandro, Verso Sud, Mondi che si Cercano, Verso Sud (ripresa), Una Donna, 29457, l’Asteroide di Marco Polo, Serinde, Incontro dei Popoli, La Prima Melodia, Xi’an - Venezia - Roma, La Via della seta. Le Orme, con PFM e Banco del Mutuo Soccorso, sono universalmente con-

siderati come uno dei migliori gruppi del movimento progressive italiano, che negli anni ‘70 ha imposto la musica proveniente dal nostro paese in tutto il mondo, con acclamati tour in America, Gran Bretagna e Giappone. E’ quindi con particolare orgoglio che abbiamo accolto al Flavio Vespasiano, lo scorso 11 aprile, la data reatina del loro tour teatrale dove è stata presentato in anteprima l’ultimo loro lavoro uscito lo scorso marzo. Con questo album dal titolo vagamente evocativo, Le Orme arricchiscono il loro straordinario percorso creativo con l’ennesima opera che prosegue, inarrestabile, il cammino lungo le strade del rock sinfonico, romantico e progressivo; questo percorso che, in 45 anni di attività, ha partorito album capolavoro come Collage, Uomo di pezza, Felona e Sorona, Contrappunti, Florian... oggi è più vivo, attuale, che mai. Le Orme si sono presentate a Rieti con la formazione a 6 elementi già presentata nel tour 2010: Michi Dei Rossi (batteria, ed unico superstite della storica formazione), Michele Bon (tastiere, voce), Fabio Trentini (basso, chitarra acustica, voce) e con la partecipazione di Jimmy Spitaleri (voce, ed ex leader dei Metamorfosi), William Dotto (chitarra elettrica e acustica), Federico Gava (pianoforte, tastiere). In scaletta, oltre al nuovo CD, i più grandi classici di questa band senza

TempodiRevival? LaParatadiPrimaveraeratroppoavantiperlanostracittà

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Eravamo poco più che bardasciacci, quasi infanti ancora, quando a Rieti scoppiava uno dei più grandi concentramenti di volti e voci note (almeno per quei tempi) d’Italia. Si parla della fine anni ’60, del 1969, per la precisione, quando Elio Palumbo organizzò la 4° Parata di Primavera: una kermesse musicale, con tanto di vincitore finale, che si tenne nel fastoso Teatro Moderno. Rieti venne invasa da centinaia di artisti, più o meno conosciuti, più o meno celebri, che girovagavano per la città, ognuno con un nugolo di ragazzini e ragazzine al seguito alla caccia di un auto-

grafo. C’era, in concomitanza, a latere della Parata, il “Festival dei Complessi” che proponeva nomi e sigle la cui eco ancor oggi non s’è spenta del tutto ma che, addirittura, ogni tanto rimbalza da un programma televisivo “deja-vu” all’altro. Gruppi “storici” come Le Orme (fresco di recente tappa al Flavio giorni fa), I Bisonti, I Giganti, I Rokes, I Nomadi, I Dik Dik, l’Equipe 84, I Ribelli, I Gens e poi emeriti sconosciuti in cerca di gloria come “The Rogers”, “Gli Scooters”, “I Rokketti, “I Pelati” (in controtendenza ai capelloni dell’epoca) o gli stravaganti “Quelli dai capelli verdi”. Mai così sulla ribalta nazionale in quel tempo la nostra città! Un faro potente, multicolore, era puntato su di noi grazie ad un evento che riuscì a coinvolgere anche un “certo” Lucio Battisti (con “Balla Linda”), agli albori della propria carriera, nell’anno in cui vinse Mino Reitano con il brano “Avevo un cuore che t’amava tanto”. Forse qualcuno ricorderà passeggiare per piazza tale Dino, Patty Pravo, Alberto Anelli, Silvie

tempo: Gioco di bimba, Collage, Sguardo verso il cielo, Cemento armato, Felona e Sorona... Il gruppo nasce nel 1966 a Marghera, ma è nel 1968 che arriva al primo successo discografico (“Senti l’estate che torna”), dopo l’ingresso di Michi Dei Rossi e successivamente di Tony Pagliuca, provenienti dal disciolto gruppo degli Hopopi. La metamorfosi dei componenti è lunga e tribolata ma la più famosa, prima dell’ennesimo “scioglimento e ricostituzione”, vede anche Tony Tagliapietra a completare lo storico trio, quello delle croci in mano, tutti dipinti di bianco, con lo sfondo di un cimitero, nella copertina del vinile “Collage”. Della loro lunga e prolifica carriera segnaliamo: due dischi d’oro, un premio della critica discografica, un Tour in Inghilterra, la collaborazione con Peter Hammill, le registrazioni nelle sale di incisione di Londra, Parigi e Los Angeles e la realizzazione del primo disco live italiano. La loro discografia si compone di 16 dischi, diversi singoli più una serie infinita di compilation rimanendo così, nelle vette delle classifiche per molti anni. Rieti ha accolto con calore, e buona risposta di presenze a teatro, la “neo-band” prog riconoscendo all’assessore provinciale Alessandro Mezzetti il merito di essere attento anche ai gusti di un’elite di fans difficile da accontentare sotto il profilo della qualità e della particolarità di un evento musicale. Dopo il “Dalla-De Gregori” dell’autunno scorso, avremo ancora un grande appuntamento nella nostra città: Francesco Guccini, sempre al PalaSojourner, verso fine anno.

Vartan, Patrick Samson, Little Tony, Iva Zanicchi, Wilson Picket, Mario Tessuto, Fausto Leali, Wilma Goich, Carmen Villani, Maurizio (dei “New Dada), Herbert Pagani. Erano questi solo alcuni dei grandi nomi dell’epoca che potevamo incontrare tranquillamente, tra una prova e l’altra, a prendere un caffè da Gengarelli o a rimirar il panorama dal balconcino del Vignola mentre dalle cantine nei i vicoli del centro storico era tutto un pullular di ugole al vento, chitarre distorte, rullanti impazziti e watt a go-go: anche le band reatine iniziavano a… farsi sentire!. Vogliamo ricordare quest’evento perché proprio tra l’8 ed il 10 maggio del ’69 si consumò un’altra debacle reatina: da quell’anno Elio Palumbo riprese “baracca e burattini” e se li portò altrove perché, mi confidò, … lì non si trovarono i soldi per portare avanti la manifestazione. Né più né meno, qualche e qualche anno prima, la stessa sorte toccò al “Festival dei due Mondi”, approdato altrove, com’è noto, sicuramente lontano (mica tanto, poi) da qui. Sigh! Cosa ha consegnato nelle mani di Rieti quella gloriosa “Parata”? un “reduce”, Tito Cheli: allora giovane addetto stampa, oggi (meno giovane) inviato del TG3. Maurizio Festuccia


Interessa a qualcuno? Dall’ultima analisi sull’economia regionale condotta dal Centro Studi di Confindustria Lazio, risulta che il numero dei disoccupati ha raggiunto a fine 2010 la quota record di 232mila unità. A Rieti l’aumento dell’1,8% della forza lavoro ha coinciso con la crescita del 2,5% di persone in cerca di primo impiego, così fissando il tasso generale di disoccupazione all’8%, con quella giovanile (minori di 24 anni) pari al 29,9%. Sono numeri da brivido, ma non del tutto spiegabili con la sola crisi economica. Questi dati mostrano infatti come il tessuto socio-economico vada impoverendosi anche per la mancanza di ricambi generazionali, bloccati dagli esiti perversi di un concorso di fattori. Ad esempio, i giovani reatini scontano come tutti i loro coetanei gli effetti di quell’inedito fenomeno per cui, per la prima volta dal dopoguerra, alle nuove generazioni si aprono prospettive peggiori rispetto a quelle che le hanno precedute. Ma per sovrappiù essi sono costretti ad andare fuori per studiare, mentre chi resta non trova lavoro e quello che trova è spesso precario, temporaneo, incerto e provvisorio. Nessuna società può ragionevolmente permettersi il lusso di avere tra i suoi ragazzi un disoccupato su

tre e di disperdere per il mondo quelli maggiormente qualificati. Eppure, di tutto questo non c’è quasi traccia nell’inconcludente dibattito politico locale, sempre più autoreferenziale e concentrato su questioncelle di minima rilevanza. Piove sulle tamerici e dentro le gallerie Anche ai più benevolenti il perdurare dello stato di abbandono della galleria Colle Giardino a San Giovanni Reatino, sulla Salaria in direzione Roma, ha fatto esaurire la pazienza. Da mesi la canna in uscita da Rieti è percorribile sulla sola corsia di sinistra per ben tre dei quattro chilometri e mezzo della sua lunghezza, e ciò a causa delle forti infiltrazioni d’acqua che la rendono parzialmente impraticabile. Pensare che l’acqua infiltri le volte fino a depositarsi sull’asfalto è tutt’altro che tranquillizzante, quindi due domande sorgono spontanee: com’è possibile che una galleria inaugurata solo qualche anno fa faccia già (e non in senso metaforico) acqua da tutte le parti? E ancora, posto che il danno si è verificato, è normale che in tanti mesi, oltre a piazzare una fila di birilli e qualche segnale provvisorio, non sia stato aperto un solo cantiere per la messa in sicurezza e il recupero della piena funzionalità del tunnel? Primum vivere Secondo il recente Rapporto sulla sanità

del Lazio realizzato da CittadinanzattivaTribunale per i diritti del malato, oltre il 60% delle prestazioni erogate non è prenotato. Addirittura, al Policlinico Umberto I di Roma si tocca la soglia dell’85,8%, mentre i valori più contenuti si registrano proprio a Rieti, con “appena” il 49,5%. Dal che si ricava (in maniera paradossale ma logicamente ineccepibile) che i tempi d’attesa per le prestazioni sanitarie sono in realtà assai più contenuti di quanto dicano le statistiche ufficiali. Se, infatti, la maggioranza dei cittadini riesce ad ottenere in tempi brevi una visita o un esame grazie a qualche scorciatoia, vuol dire che, nel complesso, il sistema funziona, con buona pace di quella minoranza di sprovveduti che devono aspettare mesi per una mammografia o un controllo specialistico. L’insegnamento che la Asl reatina dovrebbe trarne è quindi che è meglio smetterla di essere i più virtuosi della regione, lavorando invece per promuovere il fai da te. Paradosso per paradosso, quello che conta alla fine è il risultato. Via della Sporcizia E’ un titolo che a Rieti si contendono parecchie strade. Tanto per citarne due, via di Mezzo, in pieno centro storico, e viale Matteucci. Come diceva quello, provare per credere.

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Industria,ilcoraggiodivoltarepagina Mi sento umanamente vicino ai dipendenti della Ritel. Da almeno un decennio sono costretti a convivere con gli isterismi di un sistema globalizzato che fa leva solo sul maggior profitto agganciato all’avarizia di minori costi. Telettra, Alcatel, Ritel. Domani chissà cosa. Ma in questi giorni nel panorama in chiaroscuro della nostra imprenditoria è subentrato un elemento di novità. Anzi due. Il primo riguarda lo “Stato di crisi”, che la Regione Lazio si appresta a riconoscere, con conseguenti sgravi fiscali, agevolazioni e contributi per il nostro sistema. Il secondo è la richiesta con forza, indirizzata alla Polverini, di attribuzione della qualifica di “Cittadella dell’Innovazione” per il nostro Nucleo Industriale. Insomma, dopo anni che hanno visto Rieti ingoiare passivamente le perdite del comparto, si potrebbero aprire finalmente nuovi scenari. L’evoluzione di questi sviluppi dipende anche da noi. Ancor più da chi ci rappresenta. Nei prossimi giorni dobbiamo ribadire alla presidente Polverini che Rieti ha bisogno di aiuti e subito. Non regali o elemosine. Ma formule finanziarie complesse legate a progetti di sviluppo. Nuove imprese da incardinare, interinali da stabilizzare, aziende da riconvertire. Tutto questo è

possibile ma dobbiamo essere bravi a disegnare i nostri destini, ad influenzare i nostri percorsi. Dobbiamo avere il coraggio di pretendere. E di sbattere le nostre pretese, legittime, sul tavolo di chi ci governa. Il Consorzio Industriale ha capito che è il momento di osare e sta preparando il terreno ad una rivoluzione. Il 28-29-30 settembre 2011 ci sarà “Rieti Innova”, vetrina internazionale dedicata alle aziende impegnate nell’innovazione dei loro processi produttivi. Si tratta della seconda edizione

e per quest’anno gli organizzatori puntano ad alzare sia il numero degli espositori che quello dei visitatori. La location, ancora una volta, sarà ricavata tra la Sala Congressi e i padiglioni attigui del Consorzio Industriale di via dell’Elettronica e la “cabina di regia” dell’evento vede come attori protagonisti, oltre al Consorzio per lo Sviluppo industriale della Provincia di Rieti diretto dal presidente Andrea Ferroni, la Camera di Commercio, la Federlazio e Unindustria Lazio. Si è già insediato il comitato ristretto degli organizzatori per formalizzare le date dell’evento e per individuare i punti di forza dell’iniziativa. Sarà un’occasione nella quale si presenteranno tutte le realtà industriali della provincia di Rieti che lavorano in ogni settore e segmento dell’innovazione. Il posto in prima fila è per i nostri imprenditori locali ma Rieti Innova apre anche alle eccellenze che vengono da altri territori, a partire dai parchi scientifici vicini. Non sarà soltanto un’occasione per addetti ai lavori ma il luogo di incontro e di confronto tra il fare impresa, il mondo della scuola e il semplice cittadino che non conosce ancora la qualità di talune aziende che risiedono nel nostro comprensorio.

MaglianoSabina:dalRisorgimentoaGuidoPoeta

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Il “personaggio” che “fa” la storia di Magliano Sabina è il muto e solidamente strutturato Ponte Felice che emerge in tutta la sua possanza dalle

pagine del bel libro che Guido Poeta, seriale ricercatore il quale mette in fila, cucendoli con il filo di una inappellabile documentazione, documenti e fatti occorsi in quell’area tiberina dove il Ponte Felice segnava non tanto una viabilità che scavalcava il Tevere, quanto addirittura il confine di Stato anche se la costruzione di quel ponte derubricò Magliano da “potenza economica” (il porto fluviale che sparì per la deviazione del fiume) a fatto di comune amministrazione. Ma il libro di Poeta (Magliano Sabina, terra di confine. 1860-1870), nonostante la sua dichiarata funzione di contribuire memorialmente al 150° compleanno dell’Unità nazionale, dice qualcosa di più e che emerge, qua e là, dalle intercapedini delle pagine: l’inciampo che lo Stato pontificio portava al processo unitario. E, senza iattanza né con velature propagandistiche a sfondo laicistico, Poeta, da distaccato strumento di sto-

riografia, ritira fuori dai cassetti del tempo non soltanto la funzione “unitaria” che ebbe quel paese e la sua immediata contiguità, ma persone e funzioni collettive di cui la comunità maglianese fu direttamente protagonista non comprimaria. Ma il libro di Poeta (edito dall’Archivio storico del Comune e che lo stesso autore dirige) pone un quesito: in che misura questa didattica ordinazione di memorie “oggettive” viene usata nelle scuole locali? O viene ignorata? E così tutti i libri con cui Poeta ha saputo rendere giustizia alla “memorialità” della storiografia maglianese? O la Scuola ci passa sopra usando la spugna dell’indifferenza? Ma esiste una “Sezione locale” di Storia maglianese nelle scuole? No? E perché? Sì? Ed in che misura i suoi contenuti fanno parte della “didattica formativa”? Ajmone Filiberto Milli


L’ultimaschiacciata VinicioTruinicihalasciatopersempre

Più di un cliente in cerca di un parere legale si sarà certo stupito, varcando la soglia dell’elegante studio del giovane avvocato Costanzo Truini in via Cintia, al pianterreno di palazzo Vincentini, sentendo risuonare le note ritmate di Tom Dooley, una ballata country assai in voga negli anni Cinquanta del secolo scorso, quando il sogno americano nutriva le menti e forgiava i gusti di tutti i ragazzi, figli del dopoguerra. Ma chi ha partecipato al lutto della famiglia Truini nella dolorosa circostanza del funerale di Vinicio, sabato 12 febbraio a Regina Pacis, sa bene quanto sia piena di senso e significato quella musica ormai fuori moda: il rito funebre, celebrato nella chiesa parrocchiale così vicina alla casa dei Truini, ha infatti avuto una cornice certo inusuale, ma pure rispettosa della sobria e mesta liturgia che consegna la fragilità della persona alla dimensione della misericordia e della pace eterna. Nell’accogliente atrio della chiesa, avevano trovato spazio i ricordi di una vita bruscamente conclusa, i ritratti giovanili, le foto, le coppe ed i trofei di un giovane talento atletico coltivatosi dopo il liceo negli spazi attrezzati della Farnesina fino a diventare un valente allenatore, un apprezzato insegnante di educazione fisica. E risuonavano da un registratore le suggestioni di una colonna

sonora imbastita dal desolato amore di chi non avrebbe voluto arrendersi all’evidenza della sorte nel tentativo estremo di strappare a un sonno sempre più profondo un marito amato, un padre affettuoso, un fratello diletto. E tanti sono stati a stringersi con sincero sgomento, con autentico rimpianto intorno ai familiari, già affranti dalla recente perdita del dottor Emilio Palomba. Sono stati gli amici di gioventù, i colleghi di scuola, i soci del Panathlon, i tanti studenti cresciuti in palestra, avviati alla pratica sportiva che aiuta a crescere in maniera sana, misurandosi con sé stessi prima ancora che con gli altri, ormai uomini e donne maturi, eppure non dimentichi del loro professore di un tempo, quello forse meno temuto, certo più rispettato ed amato, capace di ascoltare confidenze, di cogliere con uno sguardo, in palestra o sul pistino del caposcuola, gli indizi di un bisogno o di un disagio altrimenti inconfessabile di fronte ad una cattedra. Ormai distante dalle palestre e dai campi sportivi, pensionato da qualche tempo, Vinicio Truini aveva però saputo mantener vivo il tratto aperto e cordiale, l’attivismo concreto, la capacità comunicativa propria di chi ha dedicato la propria vita alla crescita sana delle nuove generazioni, nel fisico e nello spirito.

Alle soglie dei settant’anni, tradito da un fisico solo apparentemente ancora integro, quest’uomo generoso ci ha dunque lasciato, ma questo lutto è accompagnato dal sincero rimpianto di chi lo ha conosciuto ed apprezzato. Sia questo un motivo di conforto per la moglie Gabriella, per i giovani figli Vivienne e Costanzo, la sorella Maria Giuseppina, gli affezionati nipoti a cui la redazione di Format rivolge sincere condoglianze. Ileana Tozzi

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IlCOMUNEdiRIETI-ASSESSORATOALLACULTURA IncollaborazioneconlaFONDAZIONEFLAVIOVESPASIANOpresenta:

1-8 M

Assessore alla Cultura GIANFRANCO FORMICHETTI

Direzione Artistica WALTER ZAPPOLINI

PROGRA SPETTACOLI

1MAGGIO-ore TeatroFlavioV «NOZZEDIDAN conlapartecip egruppiospiti

7MAGGIO-ore TeatroFlavioV GranGaladich coniballerinif KLEDIKADIUe RITAROSSIeJO Presentano:Va

Direzione generale PIERO FASCIOLO “Sono veramente orgoglioso di questo festival, che anche quest’anno il Comune di Rieti Assessorato alla cultura, pur tra mille difficoltà è riuscito a realizzare con grande successo. Vorrei segnalare che questa 21° edizione propone una ghiotta novità. Infatti nell’ottica di promuovere sempre di più il nostro evento tersicoreo abbiamo previsto per il giorno 27 Maggio nello storico Teatro Ghione di Roma (a 200 metri dal Vaticano), un Gran Galà che vedrà la partecipazione dei vincitori di tutte le categorie del nostro concorso e alcuni vincitori delle più importanti competizioni coreutiche italiane quali il Premio Internazionale di Danza Classica Maria Antonietta Berlusconi per i giovani (Premio M.A.B.), della “Settimana Internazionale della Danza Città di Spoleto”, del Concorso “Danza Sì” e ospiti di livello nazionale. La madrina della predetta serata è la nota attrice Milena Vukotic”.

Solol’eccellenza! Sboccia la Primavera e torna, puntuale come una stagione che si rinnova di anno in anno, “Rieti Danza Festival”, il concorso internazionale di danza fiore all’occhiello della programmazione culturale della nostra amministrazione comunale. Non è un appuntamento solo per noi reatini, ma per centinaia e centinaia di giovani ballerini che si danno appuntamento a Rieti laddove esiste, e resiste alla grande, uno dei vertici più alti della danza internazionale. Mancare a Rieti è un po’ fallire un traguardo importante per chi si cimenta in questa disciplina. Il nome della nostra città è legato indissolubilmente a questo evento come pochi nel mondo intero. Convergono tra le nostre mura amiche partecipanti da ogni parte del globo e spesso chi esce vincitore da questa selezione, severa, competitiva, drastica per certi versi, può vantare un distintivo talmente altisonante, come una sorta di passepartout, per competere ovunque a testa alta e senza timori reverenziali. La giuria del “Rieti Danza Festival”, ogni anno, si compone di elementi sempre più qualificati e competenti: è questa la vera forza del nostro concorso, il minimo comun denominatore da sbaragliare, convincere, sbalordire, e chi ci riesce avrà vita facile o, quantomeno, si porterà in valigia nel mondo un attestato di immenso valore, di eccellenza pura. Si chieda pure a chi già avuto a che fare con la competizione reatina nelle scorse edizioni: “E’ dura vincere a Rieti”, sarà la risposta, ma una volta passato questo scoglio, il mare aperto consegnerà nelle mani dell’eletto le chiavi del successo senza riserve. Da qui esce solo il talento puro, il più raffinato, dove la caratura è senz’altro la più alta. Ed è con questa consapevolezza di rispetto verso il lavoro di molti, che Rieti si accinge ad accogliere ancora una volta, la tribù che vien ballando e che, seppur per pochi minuti, si sentirà non solo al centro dell’Italia ma del mondo quando salirà a volteggiare sulle tavole del teatro Flavio Vespasiano.

27MAGGIO-or TeatroGhione GranGala Inte conivincitorid MariaAntoniet della“Settiman eospitidilivell Madrinadellas IdeazioneeDir Coordinament Presentano:Va INIZIATIVE

30Aprile-7MA SalaMostrePa Mostrapittoric acuradell’Asso

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7-8Maggio CentroCultura TeatroFlavioV STAGEdidanza


MAGGIO Teatro Flavio Vespasiano

AMMA ARTISTICO

e21:00 Vespasiano NZA»acuradiMONICARATTI pazionedelleScuoledidanzadelterritorio dilivellonazionale

e21:00 Vespasiano hiusuradella21°edizionedelConcorsodiDanza finalistieospitidilivellointernazionale: EMANUELABIANCHINI ORGECARREÑO(PrimiBallerinidelBalletNacionalChileno,ElBanch) alentinaMariniePaoloDiLorenzo

re21:00 diRoma ernazionaledidanza«STELLEDOMANI» del“RietiDanzaFestival”,delPremioInternazionalediDanzaClassica ttaBerlusconiperigiovani, naInternazionaledellaDanzaCittàdiSpoleto”,delConcorso“DanzaSì” lonazionale. serata:MILENAVUKOTIC rezioneartistica:PieroFasciolo toGenerale:SimoneLolli alentinaMariniePaoloDiLorenzo

AGGIO alazzoComunale ca«Passitraicolori»-10°edizione ociazioneInternazionaled’Arte«Punto9»

ENTI PATROCINATORI MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI REGIONE LAZIO - Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport CAMERA DI COMMERCIO di RIETI - Industria, Artigianato e Agricoltura AMM.NE PROVINCIALE DI RIETI - Assessorati alla Cultura e alle Politiche Turistiche HANNO COLLABORATO FONDAZIONE VARRONE A.T.C.L. (Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio) ASCOM Confcommercio Rieti UNINDUSTRIA - Confindustria Rieti FOCOS IANNELLO srl BALLET DANCE GALLERY di Nicoletta Scarpino SÓ DANÇA - Pubbliche Relazioni in Italia CLAUDIA ZACCARI GIURIA WALTER ZAPPOLINI (Presidente) MAURO ASTOLFI ANDRÈ DE LA ROCHE VLADIMIR DEREVIANKO ROBERTO FASCILLA RAFFAELE PAGANINI MONICA RATTI ELISABETTA TERABUST STAFF ARTISTICO E TECNICO Direttore di scena: CARLA WERTENSTEIN Ispettore generale: FRANCO CONCILIO Insegnante di tecnica accademica: NICOLETTA PIZZARIELLO Insegnante di tecnica contemporanea: MAURO ASTOLFI Accompagnatore al pianoforte: GIANCARLO CAPPELLO Fotografo ufficiale del Festival: CRISTIANO CASTALDI Promozione: LA RATTI srl - SIMONE LOLLI Comunicazione: EUROWORK sc arl Pubbliche relazione: ANDREA DI NICOLA Gestione Programma Segreteria: GUGLIEMO CAPPONI Consulenza Tecnico-Amministrativa: ASSOCIAZIONE CULTURALE ROMA SINFONIETTA Settore Informatica - Gestione Web: NEXINE snc Grafico - Vignettista: DONATO SAMMARTINO Service Audio/Video e allestimento: ELPI SPETTACOLI

e18:00 Vespasiano INEMA,DANZA,TELEVISIONE.LASTELLADIKLEDIKADIU» MELAPICCIONEeKLEDIKADIU

SEGRETERIA

le“Cygni”e Vespasiano acontemporaneaconGigiGeorgheCaciuleanu

COORDINAMENTO AMMINISTRATIVO-CONTABILE

LUCIANA SCAPPA ALESSANDRA MURRU ANNA SEVERONI

ANNARITA DIONISI


MareateRockFest InfoPoliziaMunicipaleRieti

Dalsubliminalealsublimetramusicaeimpegnosociale

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Tra le tante iniziative organizzate dalla nostra città, delle quali molte sono purtroppo destinate a passare nell’indifferenza più assoluta, la musica con il suo linguaggio universale, è senza dubbio quella che più di ogni altra sa scuotere gli animi, aggregare i giovani ed aprire una breccia nei loro cuori. Proprio per dare alla musica lo spazio necessario per evolversi e crescere, quest’anno si terrà la seconda edizione del “Mareate Rockfest. Dal subliminale al sublime”: si tratta di una rassegna musicale sotto il patrocinio Comunale, fortemente voluta ed infine concretamente realizzata, dal Professor Fulvio Iampieri -che ormai da anni insieme alla sua associazione “Segnali di fumo”, si occupa di iniziative del genere- a cui spetta la direzione artistica; l’attuazione finale dell’idea, è inoltre stata resa possibile grazie al contributo della Polizia Municipale di Rieti ed in particolare alla volontà del

comandante Enrico Aragona e alla fiducia che ha subito riposto nell’iniziativa. Anche per quest’anno, è stato riconfermato il parcheggio sotterraneo di Piazza Mazzini come luogo deputato ad ospitare la manifestazione. La scelta del posto non è casuale ovviamente: per accedere al livello sotterraneo del parcheggio, è possibile usufruire di un ascensore. L’ascensore non è altro che un simbolo, una metafora significativa: tutti possono servirsene e dunque, avere in questo modo, accesso alla musica, che è e deve rimanere di tutti. Il concerto tuttavia, non si terrà solo a “colpi di rock”, ma sarà anche caratterizzato da un forte impegno sociale nell’affrontare una serie di problematiche purtroppo presenti sul territorio ;alla disabilità ed all’abbattimento delle barriere architettoniche ad esempio (non solo quelle fisiche, ma soprattutto quelle psichiche, dettare dai pregiudizi di tutti coloro che ritengono i diversamente abili un “peso” a carico della società), si è guardato quando è stata scelta una sede “underground” per il concerto. Il parcheggio di Piazza Mazzini, come già detto, è sotterraneo, proprio come è purtroppo sotterranea la problematica dell’handicap, con la sua lunga storia di segregazione ed esclusione dalla società. Anche per questo motivo, sulle locandine della manifestazione che a breve saranno affisse in tutta Rieti, sarà riportata la significativa frase “dal subliMarco Graziosi minale al sublime”, che è poi lo slogan del Mareate Rockfest: subliminale, ad indicare tutto ciò che rimane sotto, e non affiora in superficie; sublime, come solo la musica sa esse-

Comune diRieti

re. La manifestazione si terrà in data 30 Aprile, proponendosi pertanto come una sorta di anteprima al tradizionale concerto del 1 Maggio, che si tiene ogni anno a Roma. Nel suo piccolo dunque,anche Rieti ha tentato di ricreare qualcosa di simile, grazie alla collaborazione di Confartigianato, Saba, Camera di Commercio, Confcooperative, Centro Giovanile, Segnali di fumo, Sfumature di Viaggio, Aic (Associazione Italiana Coltivatori), Protezione Civile, e le associazioni di volontariato legate al mondo della disabilità, quali “Luna blu”,

“Fiaba” e “Special Olympics”. Possiamo inoltre anticipare i nomi di alcuni gruppi ormai noti del panorama reatino, che hanno già confermato la loro presenza, tra questi: gli Sweet Delirium, i Transalcolico, gli Hike, i Brooks of Sheffield, i Dies Irae e i Mirror’s illusion. Sullo sfondo delle esibizioni musicali, sarà inoltre presente un gruppo di writers reatini, che disegnerà live alcuni graffiti, da esporsi successivamente su dei grandi pannelli, contribuendo con una forma di linguaggio del tutto affine alla musica, ad arricchire un’atmosfera già magica. Per tutti coloro che preferiranno non scendere nel parcheggio sotterraneo,in “superficie”, a Piazza Mazzini, verranno poi allestiti degli stand informativi, ed organizzati dei dibattiti su problematiche attuali legate al territorio reatino. L’appuntamento è dunque al 30 Aprile, nella speranza che la musica e l’handicap insieme, possano portare il germe della guarigione in questa società malata.


Distribuzionedeimanufattiemorfologiadeisiti Tutte le ville del territorio reatino analizzate in questa ricerca hanno come area gravitazionale la piana reatina intorno alla quale si dispongono o sono in qualche modo in relazione anche solo dal punto di vista percettivo. Il gruppo di ville più nutrito si trova in località La Foresta. Qui troviamo villa dell’Annunziata, villa Marinelli, villa Ferrari, villa Ceci, villa Stoppani Maraini, villa Matricardi, villa Porfiri, villa Piselli, villa Rossi. Spostandoci verso Nord, in direzione Poggio Bustone - Cantalice, troviamo ville non riunite in un sistema paesaggistico come le precedenti: Villa Cabrini, villa di Montegambaro, villa Malatesta, villa Provaroni che dominano dall’alto la pianura reatina. Continuando in questo ideale percorso intorno alla piana reatina non troviamo più altre ville fino a Morro dove incontriamo villa Fausti e villa Tosoni. Portandoci in direzione Nord-Ovest incontriamo poi la villa Vitelleschi di Reopasto. Proseguendo in direzione Sud, superato l’abitato di Greccio, arriviamo a Contigliano dove incontriamo un altro piccolo gruppo: villa S. Isidoro, villa Riccardi e villa Franceschini. Sempre in prossimità di Contigliano, ma continuando in direzione Sud, nei pressi di Collebaccaro, troviamo

villa Battistini. Attraversata la val Canera, sul lato opposto a Collebaccaro, inizia il sistema collinare su cui sono i centri di Poggio Fidoni e Castel S. Benedetto. Proprio in questa zona troviamo un altro piccolo nucleo: villa Dupré, nei pressi del convento di Fonte Colombo, villa Ponam, villa Ferroni e villa Cappuccina. Tornando in direzione di Rieti incontriamo villa Fiordeponti, una delle poche poste in pianura. Allontanandoci da Rieti verso Sud troviamo: villa Focaroli, villa Salvi e villa Cattani, tutte in località Maglianello Basso. In direzione Nord - Est sul colle S. Mauro troviamo villa Potenziani. Alla base del colle incontriamo villa Anita, posta all’imbocco di Valle Oracola, mentre di fronte a colle S. Mauro, appena all’esterno della città, troviamo villa Marcucci. Prendendo la direzione di Cittaducale, andando dunque verso Est, incontriamo villa Stoli, a villa Reatina e più distante, dalla parte opposta del monte di Lesta, troviamo villa Roselli. Andando invece da Rieti verso Terminillo, lasciata alle spalle villa Potenziani, incontriamo villa Colantoni posta all’inizio della grande spianata di Campoloniano dove troviamo anche villa Mari e villa Majorana. Dall’alto delle colline che dominano

Campoloniano si ergono villa Rosati Colarieti e villa Vecchiarelli. A Vazia troviamo villa Faraglia e villa Matteocci. Tornando verso Rieti e andando verso il limite meridionale della piana, troviamo villa Maraini. Infine, quasi al centro della parte meridionale della piana, troviamo villa Vecchiarelli di Monticchio, posta sulla sommità del colle da cui domina l’agro reatino circostante.

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a cura del geom. Antonio Martellucci

...il cane che si morde la coda Ormai sono quasi rassegnato e sicuro di non essere il solo ad avvertire questa sgradevole sensazione. Che vergogna dover annotare che un essere pensante come quello umano, debba invidiare il regno animale, dove chi vi appartiene, non è ancora riuscito ad imparare il gioco delle tre carte. Purtroppo, ma io dico fortunatamente, in quel “mondo” gli esseri che vi appartengono, si relazionano tra loro secondo le leggi della natura, dove nonostante le apparenze, niente è improvvisazione, perché tutto si muove e interagisce con ritmi e regole straordinariamente efficienti, non modificabili. Chi per imperizia o negligenza segue un percorso diverso, mette a repentaglio la propria sopravvivenza e, se è fortunato, non farà più lo stesso errore, potete esserne certi. Da noi “umani” è diverso, noi abbiamo il dono dell’intelletto e quindi per questo dovremmo utilizzare la “materia grigia” affinché tutti, gli umani appunto, ne possano trarre beneficio. Ma non è così, assistiamo allora a episodi che ormai fanno parte purtroppo della quotidianità e con i quali ci siamo abituati a convivere, anche se per la loro gravità meriterebbero maggiore attenzione, pubblica denuncia, sanzioni certe e immediate. Invece no, amici miei, tutto si risolve alla fine a “tarallucci e vino” in barba ai cittadini onesti che ahimè, pigliano schiaffi ogni giorno da tutte le parti, così imparano… a diventare furbi! Mi auguro vogliate scusarmi amici miei, ma io sono veramente a pezzi e, soprattutto stanco di dover rilevare, nella quotidianità di tutti i giorni episodi e problematiche ormai stantie che per la loro gravità e urgenza avrebbero dovuto trovare soluzione ma che invece, restano ritualmente all’ordine del giorno. Cercherò di limitare l’attenzione al settore riguardante la mia attività, anche se forte è la tentazione di aggredire anche sfere diverse, laddove sempre più spesso sono evidenti anomalie e incongruenze paradossali. Anche se non rappresenta il massimo della soddisfazione dal punto di vista professionale, noi agenti di assicurazione dobbiamo fare quotidianamente i conti con il ramo RCA (Responsabilità Civile Auto), dove dalla data di liberalizzazione delle tariffe siamo costretti ad operare in una giungla di normative e condizioni che, di fatto, sembrano studiate apposta per disorientare l’utente, rendendo di fatto difficile e talvolta impossibile la comparazione delle tante offerte disponibili. Ma è normale direte voi, è in linea con l’andamento generale della nostra attuale società vi confermo io, dove le regole sembrano studiate apposta per essere violate, anche perché saranno poi le molteplici possibili interpretazioni legali a consentire ai furbi di farla franca, sempre e comunque. Proverò, augurandomi di riuscire nell’intento, ad esaminare nel modo più analitico possibile le incongruenze di questo specifico settore, dove tante sono le cause e gli effetti che concorrono alla formazione del risultato finale, il premio da pagare appunto.

RIETI - Via P. Borsellino, 36 - Tel. e Fax 0746.202191

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info@martellucciassicurazioni.com Difesa Automobilistica Sinistri S.p.A. Difesa Legale e Organizzazione Internazionali

a cura dell’Arch. Lorenzo Franceschini

Questionedistile Perché parlare di Stile? Esiste oggi lo stile? e soprattutto che cos’è lo stile? una definizione possibile è: “la forma costante dell’arte di un individuo o di un gruppo di artisti”, è un insieme di tratti formali che caratterizza il linguaggio di un autore, di un’opera, di un genere e che risulta da una scelta consapevole che si allontana dall’uso o dalla norma correnti. Lo stile, l’elaborazione e ripetizione di un “modus operandi”, di una “cifra” estetica, hanno caratterizzato l’evoluzione del fare e del progettare Architetture nel tempo sino ai giorni nostri. Dall’analisi di quanto sopra descritto nascono le domande iniziali, osservando le opere di Architettura contemporanea, esse si discostano o meno dalla caratterizzazione o cristallizzazione del linguaggio progettuale in uno “stile”? potremmo dire che oggi lo stile si manifesta sotto le diverse forme e materiali dell’Architettura? e/o attraverso le nuove forme di comunicazione del significato dell’Architettura? Le correnti architettoniche di tutto il mondo hanno espresso il proprio linguaggio attraverso la creazione di uno stile peculiare, pensando alle più influenti degli ultimi decenni come il Post Modern , inaugurato da Robert Venturi, secondo cui la cultura contemporanea ha ormai accettato la contraddizione come condizione esistenziale, per ciò in ogni settore si manifesta l’impossibilità di giungere ad una sintesi omnicomprensiva e perfetta della realtà. Secondo questo ragionamento il cambiamento è certamente il fenomeno sociale più affascinante ed elusivo: “se è facile rendere conto di quanto abbiamo alle spalle, emozionante ma difficile è cercare di intravedere ciò che ci aspetta. Che le cose cambino è perfino banale osservarlo, ma è sul disegno che le lega che l’esercizio diventa difficile, soprattutto quando vecchio e nuovo trasmutano l’uno nell’altro, fondendosi con tempi e ritmi diversi a seconda delle sfere di azione sociale coinvolte, per cui passato e futuro si trovano spesso a convivere nel medesimo tempo e spazio”. All’opposto il movimento De Costruttivista inaugurato nella mostra “De-constructivist Architecture” da Philip Johnson e capofila F.O.Ghery, in questa esposizione veniva estrapolata un’architettura “senza geometria” (la geometria euclidea), piani ed assi, con la mancanza di quelle strutture e particolari architettonici, che sono sempre stati visti come parte integrante di quest’arte. Una non architettura, quindi, che si avvolgeva e svolgeva su sé stessa con l’evidenza e la plasticità dei suoi volumi. La sintesi di ciò è una nuova visione dell’ambiente costruito e dello spazio architettonico, dove è il caos, se così si può dire, l’elemento ordinatore. Le opere decostruttiviste sono caratterizzate da una geometria instabile con forme pure e disarticolate e decomposte, costituite da frammenti, volumi deformati, tagli, asimmetrie e un’assenza di canoni estetici tradizionali. I metodi del decostruttivismo sono indirizzati a “decostruire” ciò che è costruito, una destrutturazione delle linee dritte che si inclinano senza una precisa necessità. Siamo davanti a un’architettura dove ordine e disordine convivono. Il perché di questo discorso sullo stile? citando R. Nicolini: ”Se lo stile è inteso (formalisticamente) come una cifra comunicativa, come una sorta di griffe che preesiste all’opera ed a cui questa deve subordinarsi e adeguarsi, il risultato non può che essere negativo. Lo stile, il linguaggio, deve essere la conquista di ogni singolo progetto, non può preesistere idealisticamente ad esso”. Volete approfondire l’argomento con noi? Contattateci o venite a trovarci nei nostri nuovi uffici in via L. Cattani.


a cura di Lidia Nobili

LeDonne:eroineinvisibilidelRisorgimento

Prof. Roberto Balzani, Sen. Emma Bonico, Pres. Consulta Pari Opportunità Lidia Nobili

L’Italia è donna, si dice, alludendo al fatto che, nell’iconografia ufficiale, la Repubblica Italiana è rappresentata da una statuaria figura femminile col capo cinto da una corona, nonostante solo nel 1946 il suffragio venga esteso alle donne italiane e per la prima volta sarà consentito loro di votare ed esprimere le proprie scelte. E’ un traguardo importante, conquistato con fatica e caparbietà in una battaglia dolorosa durata decenni. Per secoli le donne sono escluse dalla politica perché considerate “inadatte” e subordinate all’operato maschile. Eppure le donne, nelle imprese che hanno portato all’Unità d’Italia, hanno compiuto azioni di grande coraggio e intraprendenza, forse non ancora conosciute quanto meriterebbero. Con questo scopo, nella celebrazione del 150° anno dell’Unità d’Italia, la Consulta Pari Opportunità dell’UPI, presieduta da Lidia Nobili ha organizzato, presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, Senato della Repubblica, il Convegno su “Le Province e le Donne del Risorgimento”, a cui ha preso parte una folta rappresentanza reatina tra cui la Presidente Lions Flavia Gens, Maria Agnese Grillotti, il notaio Giuseppina Casazza, la Vice Preside dell’ITC Livia Moretti ed altre amiche a dimostrare che la scarsa presenza al femminile nella vita economica e politica italiana e l’assenza quasi totale da ogni ruolo apicale sia sentita anche nella nostra città. La rievocazione storica, che ha evidenziato quanto le donne abbiano contribuito alla costru-

zione di una coscienza civica unitaria, soprattutto attraverso l’istruzione, la formazione, l’emancipazione del loro ruolo, ha lasciato spazio a un dibattito sull’emergenza della mancata parità di genere in Italia. Tale incontro non si è limitato a ricordare come il Risorgimento abbia ricevuto un contributo rilevante dalle donne, (donne che si vestivano da uomo per par-

Vice Pres. Consulta Pari Opportunità, On. Beatrice Lorenzin, Pres. Lidia Nobili

tecipare all’impresa dei Mille, scendevano in pazza durante le Cinque giornate di Milano, aprivano le porte dei loro salotti per accogliere i pensatori e permettere ai patrioti di organizzare piani di liberazione, rischiavano la vita passando il confine per portare in mezzo alle loro capigliature messaggi cifrati) ma soprattutto come in generale le donne contribuiscano quotidianamente, in sordina, senza troppo clamore, allo sviluppo della società. La Presidente Lidia Nobili, aprendo i lavori, ha sottolineato come “celebrare le donne che hanno fatto l’Unità d’Italia

non è solo un modo per ricordare figure decisive, eroine troppo spesso trascurate nei libri di storia, piuttosto un modo per dare seguito alle loro azioni, di rilanciare un dibattito sulla necessità di rendere sempre più incisivo il ruolo delle donne nella vita del nostro Paese. Partire dalla storia deve dare la forza necessaria per costruire un futuro di reale parità”. Attraverso il nome e il ricordo di Eleonora Plimentel, Cecchina Menotti, Cristina di Belgioioso, Enrichetta Pisacane, Rosa Montmasson Crisp, Colomba Antonietti e delle innumerevoli altre figure che illuminarono il nostro Risorgimento, il tema della piena e compiuta applicazione del principio costituzionale dell’uguaglianza di genere trova oggi un decisivo e rinnovato impulso, per eliminare definitivamente pregiudizi che frenano il processo di modernizzazione e di crescita civile del Nostro Paese. Il problema della scarsa rappresentanza femminile, infatti, risulta ormai da anni evidente. La presenza di donne nelle Assemblee elettive a tutti i livelli pone l’Italia agli ultimi posti dell’Europa. Se si considera che nel nostro Paese le donne rappresentano oltre il 52% della popolazione, il loro numero in Parlamento, nei Consigli regionali, provinciali e comunali è decisamente minoritario. Seppure le percentuali sulla presenza femminile nelle istituzioni siano lievemente in aumento, il quadro complessivo presenta una forte debolezza, registrandosi di fatto l’inapplicazione del principio sancito dall’art. 51 della Costituzione: “Tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”. Occorre attuare politiche di genere in ogni settore perché grazie al lavoro delle donne si può riemergere dalla crisi economico-finanziaria che ha colpito tutti indistintamente. “C’è bisogno quindi - ha concluso Lidia Nobili - di un “Nuovo Risorgimento” che valorizzi il ruolo delle donne nell’interesse del Paese e quale segno di civiltà. In Europa e in Italia le donne invisibili non devono più esistere”.

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a cura di Carlo Proietti

Tendenze Il salone di Milano compie 50 anni ma non li dimostra

Si è appena conclusa la settimana più frizzante, glamour e internazionale di Milano che da martedì 12 a domenica 17 aprile, ha portato in città orde di stranieri, architetti, studenti, modaioli, trend setter. Per quello che rimane l’appuntamento più bello e più made in Italy della produzione industriale e artistica del nostro paese. Sto parlando, ovviamente, del Salone Internazionale del Mobile di Milano. E la città è stata tutto un party, un vernissage e un aperitivo in occasione del Fuori Salone 2011, che altro non è che l’insieme di tutta una serie di eventi che si svolgono al di fuori dello spazio fieristico di Rho. E’ questa, sicuramente, la parte più stimolante della kermesse milanese, dove i designers e gli artisti che collaborano con le varie aziende, sono liberi di esprimersi al di fuori delle leggi del mercato, un po’ come avviene nelle sfilate di alta moda. Ed è qui che si può intravedere il futuro. Quello che diventerà tendenza nei prossimi anni. Siamo stati invitati all’Evento Kartell, presso lo showroom in via Turati angolo Porta. Una delle aziende italiane leader nell’arredamento ha deciso di festeggiare i 50 anni del Salone del Mobile con Kartell loves Milano. A molte personalità dei più diversi ambiti (personaggi dello spettacolo, musica, cucina, letteratura) è stato chiesto di rendere un tributo alla città a cui erano legate per l’origine o per motivi professionali. L’obiettivo era reinterpretare un oggetto Kartell imprimendo il proprio personale marchio. Le opere di (tra i tanti) Linus, Antonio Marras, Etro, Fabio Volo, Gianni Canova, i charity, Dolce&Gabbana, Dsquared2, Missoni, Moschino, Aspesi sono state in mostra al flagstore e più avanti saranno messe all’asta per una giusta causa (il ricavato verrà devoluto alla Fondazione Umberto Veronesi). E proprio l’oncologo Umberto Veronesi, ha firmato la lampada “Dna Revolution Lamp”, con all’interno l’elica colorata dell’acido desossiribonucleico, ovvero la mappa dei cromosomi del corredo genetico umano. L’impressione che ne abbiamo ricevuto è che la plastica si sia definitivamente sdoganata. Ormai è considerata, a titolo definitivo, uno dei materiali migliori per costruire mobili e soprattutto complementi d’arredo. La sua malleabilità, i suoi colori, uniti alle caratteristiche tecniche, la rendono ideale per chi vuole cimentarsi in delle vere e proprie creazioni. E questa è la seconda tendenza che abbiamo potuto rilevare. Dopo anni di semplificazioni e di minimalismo, oggi si è tornati a creare. Ogni azienda ha cercato di proporre qualcosa di unico, utilizzando al meglio il proprio bagaglio culturale. E quindi anche all’interno degli stands è stato un susseguirsi di oggetti mirabili, a volte anche difficili da decifrare. Quest’anno c’era di che rimanere strabiliati soprattutto all’Euroluce. Questo spazio, che si ripete ogni due anni, è stato il vero protagonista del salone. Infatti, con la messa al bando di molti tipi di lampadine, abbiamo assistito alla presentazione di lumi con forme e materiali, prima improponibili. Abbiamo preparato un reportage del salone che potrete trovare sul nostro sito www.light-design.it, per mostrarvi in anteprima quello che verrà messo (forse) in produzione nei prossimi mesi. Abbiamo aggiunto il forse, perché a volte capita che molti di questi oggetti rimangano delle piccole provocazioni senza futuro. Speriamo non sia il caso di quelli che abbiamo selezionato per voi.

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a cura dell’Arch. Lorenzo Franceschini a cura del Dr. Eugenio Fovi

Onicomicosi Un’altra onicopatia presente soprattutto tra la popolazione adulta è l’onicomicosi. Nel caso specifico delle unghie dei piedi, tematica questa di interesse podologico, l’onicomicosi risulta avere una prevalenza inferiore allo 0.5% in età infantile, del 3-14% negli adulti e del 15-29% nei soggetti oltre i 60 anni. Queste percentuali la collocano tra le onicopatie più diffuse che spesso ci troviamo ad affrontare nel nostro lavoro. Da studi condotti l’onicomicosi risulta essere molto più frequente in soggetti affetti da altre patologie: diabetici, pazienti con disturbi vascolari, psioriasici o immunodepressi. Gli agenti patogeni coinvolti in questa alterazione della lamina possono essere diversi: dermatofiti (come il Trichophyton rubrum e Trichophyton interdigitale) miceti (Scytalidium sp., Scopulariopsis, Hendersonula, Aspergillus) e lieviti (Candida). La diagnosi risulta essere fondamentale per la risoluzione di questa patologia. Prima di iniziare qualsiasi trattamento, al fine di evitare terapie non necessarie, è opportuno effettuare degli appositi esami di laboratorio prelevando con strumenti adatti una piccola porzione dell’unghia con relativo tessuto subungueale in prossimità della zona ove la eventuale micosi è attiva. A volte può rendersi necessario ripetere l’esame di campionamento anche a distanza di alcuni mesi per arrivare ad una diagnosi precisa. Gli esami di laboratorio hanno lo scopo di escludere, nella diagnosi differenziale, altre patologie spesso confuse con l’onicomicosi come ad esempio la psoriasi ungueale, l’unghia traumatica, l’onicogrifosi ed in alcuni casi, seppur rari, da melanomi. Il ruolo del PODOLOGO, risulta essere fondamentale nella prevenzione dell’insorgenza di onicopatie. Spesso, è la figura professionale a cui si rivolgono per primo i pazienti che chiedono preoccupati quale siano le conseguenze di una micosi. Il PODOLOGO dopo un esame obbiettivo laddove sospetti la presenza di micosi, ha il compito di inviare i pazienti dal dermatologo che provvederà a sua discrezione a fornirgli una terapia appropriata. Le regole di base da osservare sono poche e semplici ma utili per evitare l’instaurarsi di dette patologie. Esse prevedono : - Una perfetta igiene e cura del piede soprattutto per chi frequenta posti pubblici (docce, piscine, saune…) evitando quindi di camminare scalzi ed indossando calzature appropriate (sandali); - Asciugare accuratamente lo spazio tra le dita dei piedi, sede eletta della Tina pedis (formazione micotica tipica della pianta dei piedi e degli spazi interdigitali); - Cambiare spesso scarpe (meglio calzature e solette diverse tutti i giorni, per consentire all’umidità della scarpa di asciugarsi del tutto);. - Utilizzare prodotti a Ph fisiologico e lozioni idratanti lenitive, che garantiscono l’integrità della pelle e la sua funzione di barriera verso gli agenti esterni; - Gli sportivi dovrebbero controllare di frequente il proprio guardaroba e eliminare, o almeno limitare, l’utilizzo di indumenti o calzature che impediscono la normale traspirazione e causano il ristagno del sudore. Inoltre, dovrebbero sempre scegliere indumenti di cotone o lino; limitare l’uso delle scarpe da ginnastica (da portare sempre con le calze, che devono essere ogni volta pulite) e lavare spesso le solette plantari.


CEOLAIMMOBILIARE a cura del dott. Giuseppe Ceola

Acquistarecasa: irischidel“faidate” L’acquisto della “casa” costituisce, per la generalità delle famiglie, uno dei momenti più importanti della vita e spesso rappresenta la realizzazione di un “sogno”. La “casa” infatti resta ancor oggi simbolo ancestrale di sicurezza, realizzazione sociale e, il possederla, grande motivo di soddisfazione. Quanti sacrifici, quanto duro lavoro al fine di procurarsi i capitali necessari per l’acquisto o per la corresponsione della sola caparra e poi, quasi sempre, per il pagamento delle gravose rate del mutuo contratto con le banche. Attenzione perciò! “il fai da te” o un approccio superficiale od inadeguato possono vanificare in un attimo i sacrifici di anni. Per evitare “brutte sorprese” quindi, prima di compiere atti impegnativi, è opportuno acquisire indispensabili informazioni circa la persona del venditore oltre che, naturalmente, riguardo all’immobile da acquistare. Per prima cosa occorre accertarsi che la persona che vi ha proposto la vendita sia realmente il proprietario e che, quindi, non vi siano altri soggetti che possano vantare diritti reali sull’immobile (nuda proprietà, usufrutto, ecc.). A tal fine bisogna richiedere al proprietario una copia dell’atto di acquisto o della dichiarazione di successione o di altro titolo attestante il diritto di proprietà. Per maggiore cautela è consigliabile effettuare una verifica presso la Conservatoria dei registri immobiliari al fine di verificare che l’immobile sia, al momento, ancora di proprietà del potenziale venditore. Rassicurati circa quanto sopra, è necessario appurare che sull’immobile non esistano iscrizioni ipotecarie o vincoli di qualsiasi natura che possano ostacolare il pacifico e completo godimento del bene. L’acquisto di un immobile gravato ad esempio da ipoteca potrebbe anche farvelo perdere, qualora il debito che aveva dato luogo all’iscrizione non dovesse essere onorato. Presso la Conservatoria dei registri immobiliari è possibile verificare oltre all’esistenza di ipoteche, eventuali altre iscrizioni pregiudizievoli (ad esempio una servitù). Tenuto conto che nei riguardi del nuovo acquirente possono essere fatti valere solo vincoli antecedenti alla trascrizione dell’atto di compravendita, l’assenza di tali iscrizioni vi darà la massima garanzia di un godimento pacifico ed esclusivo. Un’ulteriore precauzione è quella di controllare che sull’immobile siano state pagate le imposte (IRPEF) per l’anno in corso e per quello precedente. Ciò in quanto il fisco gode di un privilegio sullo stesso rispetto ad altri creditori. Necessita fare attenzione anche alle previsioni del regolamento di condominio per venire a conoscenza di eventuali divieti che possano essere influenti sull’ opportunità dell’acquisto. È di estrema importanza, per immobili in corso di costruzione, richiedere copia della concessione edilizia e, in caso di recente costruzione, anche il certificato di abitabilità e copia di un eventuale condono. Se si acquista direttamente dal costruttore si segnala che, qualora lo stesso versasse in stato di insolvenza, un suo eventuale fallimento potrebbe trascinare con sé il vostro immobile. Anche un’indagine in proposito è pertanto consigliata. Da martedì 29 marzo c.a. è in vigore l’obbligo a carico del venditore di fornire le informazioni e la documentazione in ordine alla classificazione energetica dell’edificio; è bene quindi premunirsi sotto tale aspetto, poiché nei contratti di compravendita è necessario inserire un’apposita clausola al riguardo. Nella breve disamina delle precauzioni da assumere prima di effettuare l’acquisto del vostro immobile, sono state volutamente tralasciate le problematiche di natura tecnica concernenti l’edificio e i suoi impianti, al riguardo dei quali solo un buon tecnico del settore potrà rassicurarvi.

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a cura di M. Antonietta Dionisi

Ci voleva un’americana... Non mi sbagliavo quando, poco tempo fa, parlavo delle potenzialità dei giovani e ho detto che quest’anno mi sarei dedicata a loro in particolare... Ed eccoli infatti pronti ad imparare, con l’effervescenza dei loro pochi anni, a volte con la loro intemperanza, ma bisogna anche assecondarli un po’, anzi direi che per entrare in sintonia bisogna comunicare in modo che ci capiscano (non è facile parlare a ciascuno secondo le sue esigenze, ma ci provo) ed è bellissimo quando ci troviamo a ridere, scherzare, provare, sbagliare insieme e ricominciare un lavoro. Nella mia vita non guardo mai indietro con nostalgia, anzi, ma mi piace pensare che forse ero così anche io. Quando ieri due ragazze, che vedevo solo per la seconda volta, sono andate via finito un corso dicendo “Ci vediamo presto, siamo state bene!” mi sono sentita piccola piccola. Non era la soddisfazione professionale che contava in quel momento, ma quel “siamo state bene” che scandiva il fatto che bastano piccole cose ad appagarci, che sottolineava che in quel momento non c’era differenza di età né di formazione, eravamo tutte uguali e quei sorrisi mi hanno commosso. Finché vivrò di questi momenti non ci sarà crisi che mi scoraggerà! Un altro grande insegnamento l’ho ricevuto quando, insieme ad una cara cliente, sono andata a fare il corso di tessitura con Laura Mc.Cabe’s di cui vi avevo anticipato. Dunque siamo arrivate un po’ intimorite (sai quando non si conosce bene una cosa). Tante erano già intorno ai tavoli, imbrilloccate come non mai con i gioielli da esse stesse realizzati, tutte intente a cianciare: “Ah io ho fatto questo, io sono andata di qua e di là…”; qualcuna era insegnante, chi negoziante, chi solo appassionata, ma tutte con tanta presunzione, qualcuno addirittura non voleva essere fotografato perché non si dicesse che era andato ad imparare da una rivale. Mi veniva da ridere, ma in tutto ciò non vedevo quella che sarebbe stata la nostra maestra. Poi dietro di me ho sentito una voce che parlava inglese, mi sono voltata e... sono rimasta a bocca aperta: poco più di una ragazzetta, acqua e sapone, graziosa d’aspetto, semplice nei modi... era Laura Mc.Cabe’s... grande creatrice le cui pubblicazioni compaiono in tutto il mondo. Possibile? Con pazienza, aiutata da un interprete, ha iniziato a darci istruzioni e mi sono sentita a casa mia. Il linguaggio tecnico faceva sì che a volte non serviva nemmeno che il ragazzo traducesse; con garbo faceva il giro dei tavoli a controllare i nostri lavori. Le sue creazioni erano sparse sui vari tavoli e devo dire che anche se molto appariscenti, complesse di tecniche ed elementi, non erano mai pacchiane. Ecco, dall’America la lezione che la semplicità non compromette l’essere artisti, mentre noi tendiamo ad essere gelosi di quello che sappiamo fare. Anche se lavoravo con strumenti a cui non sono abituata, le perline mi scorrevano tra le dita come i pensieri nella mia mente; non abbiamo finito tutto il lavoro che è lunghissimo, ne porto avanti un po’ ogni volta che ho un ritaglio di tempo la sera, però ho imparato molto!

A cura del Mago Jensen

SAINT VINCENT 2011 And the winner is... Autostrada, stazione di servizio di Michelino Ovest, provincia di Torino. Lunedì 18 aprile, ore 13,30. Il navigatore dice: “673 km a Rieti”. Sei ore e venti di viaggio ancora da fare.

il momento della premiazione Rino Panetti con Walter Rolfo, presidente dell’evento e assieme al Campione del Mondo di mentalismo, Banacheck

Sul tavolo dell’Autogrill un hamburger e una Coca. E il mio PC: devo scrivere l’articolo per Format. La mia macchina, lì fuori, piena di bagagli e vestiti. Ma soprattutto carica di Emozioni. Emozioni forti. Sto rientrando da Saint Vincent, l’evento magico dell’anno (“Masters of Magic” è il nome di questo famosissimo evento). Negli occhi ancora le immagini di cinque giorni unici: spalla a spalla con i più grandi artisti di tutto il mondo, una babele di lingue, gesti, pensieri, parole, confronti. Come dimenticare Cyril Takayama, il più grande mago giapponese (autentica Star mondiale) che, nel ricevere la Grolla d’Oro (ambitissimo premio di Saint Vincent, nel passato dato a personaggi come Fellini, Mastroianni e la Loren), la dedica al suo Paese, colpito dal terremoto un mese fa. Come dimenticare Brett Daniels, che in un fantasmagorico numero, viene risucchiato da un motore di aeroplano (presente sul palco!!!) per poi ricomparire dal fondo del teatro? E come dimenticare le due ore passate insieme al campione del mondo di mentalismo, Banacheck, di cui potete vedere la foto in questo articolo? Ma, soprattutto, come dimenticare l’evento delle premiazioni, tenutosi domenica 17 aprile? Tra i diversi Concorsi di Masters of Magic ce ne è uno, considerato tra i più ambiti: il premio alla migliore creazione magica dell’anno. Sul palco il Presidente di Masters of Magic, Walter Rolfo, e la hostess per la consegna del premio. Sul palco, Walter chiama il vincitore: “Signore e signori, Rino Panetti!”. Che emozione. L’applauso parte quando ancora devo raggiungere il palco: pochi secondi ancora ed eccomi passare dal buio dei posti in teatro alle luci intense e caldissime del teatro. La musica sale. Walter mi saluta et… voilà la consegna della prestigiosa pergamena. Solo pochi secondi flash di fotografi e di nuovo torno a sedermi pronto ad applaudire il vincitore del Concorso successivo. Tutto ciò è accaduto solamente ieri. Ancora non ho le foto ufficiali (quelle fatte dai fotografi di Masters of Magic); ma intanto voglio condividere con voi questa foto scattatami da un mio collega. Il cammino continua…

Vuoi ospitare la magia di Rino Panetti?

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Tiziano Conti Di solito gli articoli pubblicati su Format li scrivo la Domenica pomeriggio, perché chiaramente ho più tempo e più voglia. Per motivi di programmazione, oggi Venerdì 15 Aprile, mio malgrado, dovevo anticipare questa consuetudine. Al dire il vero non avevo in mente nulla che valesse la pena raccontare e invece…! Alle 11:30 di questa mattina è entrato in negozio un mio carissimo amico l’Ing. Galafro Conti. Ci conosciamo da più di 30 anni, perché tempo fa, pendolari di città diverse, stavamo a pranzo tutti i giorni in una nota trattoria di Rieti. Dopo esserci salutati mi ha detto: “C’è un ragazzo di Rieti che è un tuo “fan”, perché segue tutti gli articoli che scrivi. Gli avrebbe fatto piacere regalarti questo suo libro!” Titolo: “Il guerriero della leggenda”. Autore: Tiziano Conti. Mi si è gelato il sangue… l’autore è il figlio di Galafro, morto suicida! Voi non sapete, ma questo figlietto è cresciuto nel mio negozio. Sin da piccolo gli occhiali da vista glieli facevo io, per cui l’ho visto crescere nel vero senso della parola. Era un bimbo dolce, di bel-

l’aspetto, ma molto sensibile ed intelligente. E come tutte le persone con queste caratteristiche, viveva in un mondo piuttosto lontano dal materiale. Amava la natura, gli animali, le cose belle e le persone, con le quali era anche molto generoso. Adorava leggere e la sua mente spaziava ben oltre il visibile. Era “molto più avanti dei suoi coetani”, ma questo non lo faceva sentire diverso. Non era assolutamente presuntuoso, anzi, ma solo più sensibile ed intelligente. I genitori l’hanno sempre amato e curato, ma lui stava “troppo avanti”. Con questo suo, diciamo “disagio”, ha convissuto sin da piccolo. L’infanzia, l’adolescenza, l’inizio della maturità: qui qualcosa si incrinò. Lo scorrere della vita non era più fluido. Era difficile, ruvido, lento, insostenibile! È complicato capire queste menti elette, perché parlano un linguaggio talmente profondo che noi abituati alla macchina, alle vacanze, alla bella casa, a “magnà”, ai “sordi” (quelli con la O aperta) non potremo mai comprendere! Quando leggiamo una poesia di Giacomo Leopardi, ci

estasiamo, perché ci infonde una sensazione immaginifica. Quasi mai ci viene alla mente però, il poeta, la sua figura, il suo tormento, ma soltanto la sua estasi: questo prendiamo, del resto non ce ne frega niente! E quando incontriamo una persona così “speciale”, prendiamo senza dare nulla. Questo nulla forse è stata la sofferenza più intima di Tiziano. Ha dato tutto agli altri, senza chiedere nulla in cambio ed il mondo, egoista per antonomasia, si è dimenticato di contraccambiare! Cosi un giorno, questo figlietto, ha pensato che era fuori posto, fuori luogo e fuori tempo. Ha preso un biglietto di sola andata e ci ha lasciato con le nostre “miserie quotidiane”! Lui era fatto per ben’altra vita. Però c’ha donato un ricordo indelebile di ragazzo eccelso: dolce e buono come ce ne sono pochi. “Tiziano, ormai c’ho quasi 60 anni e quando il buon Dio mi chiamerà a fare l’ottico anche li da voi, stai pur certo che gli occhiali te li continuerò a fare sempre io. Te lo prometto!” CIAO! Il tuo ottico, Alvaro Galasso.

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IldirettoreAsl,Giananiin Commissioneconsiliare Criticità,problematichemaanchepuntidieccellenza enuoveprogettualità

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Nei giorni scorsi la Commissione Consiliare Sanità, Cultura, Sicurezza e Tempo Libero presieduta dal Consigliere Fabio Nobili ha incontrato - unitamente al presidente del Consiglio Gianni Turina e all’assessore Antonio Boncompagni - il Direttore generale dell’Asl di Rieti, Rodolfo Gianani e il Direttore amministrativo, Adalberto Festuccia per l’illustrazione dell’atto aziendale. Un incontro fattivo che ha dato spazio ad un ampio e approfondito dibattito tra i consiglieri comunali membri di Commissione e i vertici dell’Asl di Rieti nel corso del quale sono state messe in evidenza criticità e problematiche ma anche punti di eccellenza e nuove progettualità. Nel tempo, al fine di poter conosceCons. Fabio Nobili re e monitorare lo sviluppo dell’atto aziendale, gli amministratori comunali incontreranno periodicamente i vertici dell’Asl reatina in sede di commissione. Tante le tematiche affrontate: dal Piano di rientro della sanità locale al mancato accreditamento delle Rsa fino alle soluzioni possibili per l’abbattimento dei tempi delle liste di attesa anche attraverso la riconversione di presidi ospedalieri e la volontà di realizzare in seno al nosocomio reatino De Lellis almeno quattro punti di eccellenza sanitaria. Inoltre è stata ampiamente affrontata la problematica dei reparti di Ortopedia e Otorinolaringoiatria, attualmente senza nomina di un primario con conseguente perdita economica a causa della mobilità passiva ed è stata esposta anche la pianificazione della pronta reperibilità per i medici di famiglia. Infine il dott. Gianani ha illustrato il nuovo progetto di “Telecardiologia”, strumento attraverso il quale ogni farmacia potrà diventare, in tempo reale, un sito di diagnostica attraverso Dott. Rodolfo Gianani un monitor direttamente collegato con il personale sanitario dell’ospedale. Si tratta di un progetto pilota che vedrà Rieti tra i primi comuni capofila in Italia. Grazie poi alle unità provenienti dall’ospedale di Magliano Sabina verrà implementato il servizio ospedaliero del reparto di Cardiologia, già tra i reparti di eccellenza del nosocomio, così come quello di Emodinamica che conseguirà il doppio turno. Numerosi gli interventi dei consiglieri che hanno posto sul tavolo le principali problematiche afferenti la gestione della sanità reatina.

Reparto a cura dell’Arch. Lorenzo Franceschini a cura del Dr. Antonio Mariantoni

Allucevalgo:èpossibile una correzione indolore L’alluce valgo, volgarmente conosciuto con il nome di “patata” o “cipolla”, è senza dubbio la patologia più frequente del piede. Col termine “patata” viene indicata infatti quella fastidiosa, dolente e a volte fonte di infezione, malattia rappresentata da una tumefazione (“bozza”) sulla parte mediale dell’avampiede. A dire il vero questo termine indica solo una parte del problema, oserei dire la parte più evidente di un iceberg (la patologia sottostante). In ambito medico con il termine tecnico di alluce valgo viene intesa una complessa alterazione del piede in cui la patata, rappresenta solamente l’aspetto più evidente, altre volte invece sono più evidenti e sintomatiche le altre alterazioni. Oltre “la patata”, che è costituita da una esostosi della testa del 1° metatarso spesso sovrastata da una imponente reazione infiammatoria (borsite), sono presenti una deviazione laterale dell’alluce (il vero valgismo), una deviazione mediale del 1° metatarso, lo spostamento laterale dei sesamoidi a volte lussati nello spazio intermetatarsale, lo spostamento laterale dei tendini dell’estensore proprio e dei flessori dell’alluce. Frequentemente sono presenti alterazioni alle altre dita del piede. Tutto ciò determina uno squilibrio strutturale di tutto l’avampiede con gravi ripercussioni sulla statica e sulla dinamica del passo. Naturalmente esistono diversi gradi di alluce valgo, che viene misurato con l’angolo tra il metatarso e la falange nonché con l’angolo intermetatarsale. La patologia è per così dire ingravescente e caratterizzata da un progressivo peggioramento del quadro clinico e della sintomatologia soggettiva. Numerosi sono i possibili rimedi, che in un algoritmo di trattamento, vanno dall’applicazione di semplici rimedi ortopedici, plantari o divaricatori, fino ad arrivare a interventi chirurgici complessi sull’avampiede e su tutto il piede. Naturalmente dipende dalla gravità delle deformazioni. Negli ultimi anni si è andata sempre più affermando una nuova tecnica di correzione dell’alluce valgo la cosiddetta “tecnica percutanea”, da molti erroneamente chiamata “correzione con laser” per l’assenza di cicatrici. Con tale tecnica è possibile intervenire in anestesia locale eseguendo soli due o tre fori sulla pelle, spesso in Day Hospital. Sorprendente è poi l’assenza di forte dolore post operatorio e la precoce ripresa della deambulazione. Per avere un buon risultato clinico e non aver amare sorprese, tale intervento minimamente invasivo deve però essere praticato in casi selezionati, dopo un attento studio della deformità senza estendere troppo l’indicazione; solo un chirurgo ortopedico esperto in tale tecnica e capace di applicare anche altre tecniche operatorie potrà dare la giusta indicazione. Dott. Antonio Mariantoni - Specialista in ortopedia Responsabile dell’ambulatorio di Patologia del Piede e della Caviglia dell’Ospedale San Camillo de Lellis di Rieti Centro ITER Via Servilia Passo Correse (Ri) - Tel. 0765.484043 Rieti in via B.Riposati 16 (Campoloniano) - Tel 328.9237099


Oroscopo di Maggio Il Lunario Ariete 21 Marzo - 20 Aprile La situazione economica è buona: vi permette di non posticipare desideri e progetti. Anzi, vi offrirà l’opportunità di fare qualche spesa in più! Si avvicina il primo maggio: organizzate un viaggio con la famiglia, anche verso mete vicine.

Bilancia 23 Settembre - 22 Ottobre Siate superiori a certi commenti altrui, non cedete alle provocazioni e siate meno permalosi. Talvolta, la gente parla con invidia e cattiveria. Non bisogna dare ascolto alle malelingue, che hanno il potere di mettervi in agitazione e di malumore.

Toro 21 Aprile - 20 Maggio Riuscirete ad instaurare rapporti spontanei e amichevoli con molte persone. Questo non fa altro che aumentare la vostra sicurezza e autostima. Vi attende un mese luminoso, gli astri vi sorridono e voi raggiungerete alcuni vostri obiettivi.

Scorpione 23 Ottobre - 22 Novembre La vita quotidiana vi annoia un po’, ma cercate di focalizzare la vostra attenzione sulle piccole gioie che non mancano mai. Positività. Essere troppo titubanti non vi giova, quindi bando alle insicurezze: le occasioni vanno prese al volo.

Gemelli 21 Maggio - 21 Giugno Se in famiglia qualcuno criticherà qualche vostro comportamento, non mettete il muso, ma ascoltate ciò che ha da dire, senza fare polemiche. Arriveranno notizie positive dall’estero o da qualche conoscente che avete perso di vista da un po’.

Sagittario 23 Novembre - 21 Dicembre Siete circondati dall’affetto e dalla solidarietà della famiglia, che vi aiuterà ad ottenere ciò che più desiderate. Cercate di essere presenti. Ultimamente, vi siete un po’ allontanati dai vecchi amici: perché non organizzare una bella rimpatriata?

Cancro 22 Giugno - 22 Luglio Siete stanchi della routine quotidiana, ma ogni weekend è quello giusto per “evadere”: pensate ad uno svago diverso dal solito, che vi aiuti a staccare la spina. C’è chi non è sincero e approfitta della vostra buona fede per farvi brutti tiri, fate attenzione.

Capricorno 22 Dicembre - 20 Gennaio Siete sempre attenti e cauti: utilizzate queste vostre doti per distinguere le proposte davvero interessanti, da quelle meramente aleatorie. Siete sempre disponibili ad aiutare gli altri, ma non aspettatevi da tutti lo stesso atteggiamento.

Leone 23 Luglio - 23 Agosto Siate aperti a nuove esperienze: si presenteranno grandi occasioni per mettere a frutto la vostra esperienza. Curate le pubbliche relazioni. Riuscirete ad ottenere risultati concreti in progetti alquanto impegnativi. Vi sentirete pieni d’energia.

Acquario 21 Gennaio - 19 Febbraio La famiglia e gli amici reclamano la vostra presenza, non solo fisica. Ricordate che per molti di loro siete un punto di riferimento. Non deludete chi vi vuole bene: aiutare gli altri, anche solo con un consiglio, farà bene anche a voi.

Vergine 24 Agosto - 22 Settembre Potrete perdere occasioni importanti e non considerare aspetti interessanti, se dimenticherete che la fretta è sempre cattiva consigliera. Organizzate con calma tutti i vostri impegni e lasciate quelli meno importanti per un altro momento.

Pesci 20 Febbraio - 20 Marzo In questo periodo avvertite un senso d’insoddisfazione, che vi porta a chiudervi in voi stessi. Cercate di comprendere cos’è che realmente vi disturba. Il nervosismo, dovuto ad un quadro astrale birichino, appesantisce l’atmosfera familiare. Non siate insofferenti.

Luna Piena 17 maggio, Nuova 3 maggio I nostri Santi in Paradiso 5 - San Gottardo - Monaco benedettino e vescovo di Hildeshein in Baviera. 6 - San Domenico Savio - I suoi resti mortali si venerano nella Basilica di Maria Ausiliatrice. E’ patrono dei “Pueri cantores”. 17 - San Pasquale Baylon - Nato il giorno di Pentecoste, il 16 maggio 1540, a Torre Hermosa, morto nei pressi di Valencia il 17 maggio 1592, giorno di Pentecoste, quest’umile “frate laico” che non si sentì degno di accedere all’ordine sacerdotale, fu davvero “pentecostale”, cioè favorito dagli straordinari doni dello Spirito Santo, tra cui il dono della sapienza infusa. 20 - Beata Colomba di Rieti - Fin dalla fanciullezza in pratica fu considerata come una “santa vivente”. Nel 1494 salvò Perugia dalla peste. Macerata dalle penitenze e dai digiuni morì a soli 34 anni. Sette anni prima aveva predetto la sua morte, durante tutta l’esistenza compì l’esperienza di visioni estatiche, della precognizione, della bilocazione e della levitazione. Compì anche diversi miracoli. 26 - San Filippo Neri - Prete e Confessore, Fondatore della Congregazione dell’Oratorio, insigne per la verginità, per il dono della profezia e pei miracoli Zodiaco Il 21 maggio il Sole entra nel segno dei Gemelli Detti e ridetti • Maggio ortolano, tanta paglia e poco grano • Maggio asciutto gran per tutto. • Maggio giardinaio non empie il granaio. • Maggio soleggiato frutta a buon mercato. • Maggio molle lin per donne. • Maggio maggione non ti levare il cappottone. • Massaio con lo staio fa di maggio danaio. • Maggio ridente fa allegra la gente.

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Le categorie

1 | appartamenti 2 | locali/uffici/garage 3 | terreni 4 | casa 5 | elettrodomestici 6 | lavoro/baby-sitter 7 | lezioni private 8 | attività/esercizi 9 | attrezz./veicolilavoro 10 | audio/video 11 | abbigliamento 12 | animali 13 | antiquariato/collez. 14 | libri/tempo libero 15 |campeggio/nautica 16 | computer 17 | telefonia 18 | sport 19 | giochi/modellismo 20 | strumenti musicali 21 | automobili 22 | moto/bici 23 | ricambi/access. 24 | auguri - messaggi 25 | varie RICORDATI DI INVIARE O CONSEGNARE GLI ANNUNCI

ENTRO IL

17 Maggio Per gli annunci di CESSIONE ATTIVITA’ n° 328.8635881

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NON SI ACCETTANO INSERZIONI DETTATE PER TELEFONO

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medie. € 10 l’ora. @ 340.2401445 Laureando in Scienze Politiche impartisce lezioni di Inglese, Storia e Geografia per bambini di Scuole elementari e medie. Prezzi altamente modici @ 347.8225626 Ragazza laureata con il massimo dei voti effettua riassunti su varie materie per ragazzi/e di scuole elementari, medie e anche Universìtà. Disponibilità immediata e massima serietà @ 339.7500610 Studentessa universitaria ventunenne segue bambini di elementari e medie nei compiti a casa e nell’acquisizione di un metodo di studio adeguato. Effettua, inoltre, riassunti e rielaborazioni scritte di testi relativi a ogni disciplina per ragazzi di scuole di ogni ordine e grado. Prezzi davvero vantaggiosi. Marta @ 340. 6600693

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Maggio 2011

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aspassoinrete Diecifalleperme Ho visto un PC che moriva per spyware, ne ho visto un altro che più RAM non ha. Nessun worm mai ti può ferir di più di un grande virus che ti formatta l’hard disk. Dieci falle per me posson bastare dieci patch per me voglio dimenticare dialer truffaldini da eliminare e bollette Telecom sulle quali morire. Dieci falle per Windows... solo per Windows. Una la voglio perché... fa bene crashare. Una la voglio perché ancor non sa cosa vuol dir l’exploit. Una soltanto perché, ha fatto conoscere a tutti il mio PC. Dieci falle così, che dicon solo di sì. Vorrei sapere chi ha detto che non vivo più senza IE. Matto, quello è proprio matto perché, forse non sa che posso avere un firewall per il giorno, un’antivirus per la sera però quel matto mi conosce perché ha detto che non ne val la pena. Dieci falle per me posson bastare dieci patch per me, io voglio dimenticare dialer truffaldini da eliminare e bollette Telecom sulle quali morire. Dieci falle così, che dicon solo di sì Vorrei sapere chi ha detto Dieci falle per me - dieci falle per me - dieci falle per me però io formatto per te - però io formatto per te.

Regoleperesserefelici: 1) La vera felicità sta nelle piccole cose: una piccola villa, un piccolo yacht, una piccola fortuna. 2) Se cerchi una mano disposta ad aiutarti, la trovi alla fine del tuo braccio. 3) C’è un mondo migliore... però minchia... è carissimo! 4) L’importante non è vincere. L’importante è competere, senza perdere né pareggiare. 5) Avere la coscienza pulita è segno di cattiva memoria. 6) Colui che è capace di sorridere quando tutto va male, è perché già ha pensato a chi dare la colpa. 7) Chi ride ultimo, pensa più lentamente. 8) Alcune persone sono vive solo perché l’assassinio è illegale. 9) Se non puoi convincerli, confondili. 10) Il denaro non fa la felicità... figurati la miseria! 11) L’amore eterno dura tre mesi. 12) Chi nasce povero e brutto ha buone possibilità che, crescendo, si svi luppino entrambe le condizioni. 13) Pesce che lotta contro la corrente muore fulminato. 14) Quando il sole si alza iniziano i problemi. 15) Non è la misura del trattore che conta, ma quanto tempo trascorri ad arare il campo 16) La fine del giorno è vicina quando uomini bassi fanno lunghe ombre 17) Se la montagna viene verso di te... cooorrriiiii!!! É’ una fraanaaaa!!!

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Dire ‘Forgini’ a Rieti vuol dire parlare di musica ed è quanto ci ripromettiamo di fare in uno dei nostri prossimi numeri di Format. Intanto ringraziamo Leonida per averci aperto i suoi album ed averci restituito un ponte tra il passato ed il presente:

Il lancio della fisarmonica a Rieti avvenne nel 1939 per merito del maestroAntonioForgini(quintodadestra)nellafotoconisuoiallievi. Era figlio d’arte: suo padre Giovanni era violinista, sua madre Giovannina Matricardi e sua nonna suonavano il pianoforte. Nel 1939 formò un trio di fisarmoniche con due componenti del gruppo - nella foto: il primo da sinistra, Sergio Ferraresi,e il terzo a partire dadestra,AmerigoScopigno.Inquell’annovinseroilprimopremio in un concorso nazionale per fisarmonicisti a Macerata; in quell’occasione la fabbrica di fisarmoniche Scandalli regalò al Maestro Forgini la fisarmonica con cui è raffigurato nella foto. Il secondo da destra è il piccolo Lello Micheli, da molti conosciuto come bravo fisarmonicista.Ilsignorealcentroeraildirettoredell'ENALdiRieti.La geneticafamiliarehapermessoadAntonioForginiditrasmettereai suoi figli Leonida e Luciano e a suo nipote Antonio, pianista figlio di Leonida,quelladisposizioneperlamusicachehaconsentitolorodi diventareprofessionistidiquestaarteinfinitamentebellainsegnata ad intere generazioni di reatini.

Vallechiara anni '50 (salone posto al di sopra dell’attuale supermercato diViale Marroni) da sx fila, dietro: Leonida Forgini (batteria), Antonio Proietti (cantante), Cesare Franceschini (contrabbasso) da sinistra, prima fila: X (sassofono), Natale Massacesi (sassofono), Antonio Forgini (fisarmonica), Dario Seri (tromba)

Orchestra Forgini Anno 1960 da sx:Toni Proietti -Bellepalle- (cantante), Amerigo Scopigno (batteria), Cesare Franceschini (contrabbasso), Antonio Forgini (chitarra) Leonida Forgini (fisarmonica), un signore diTerni (clarinetto e sassofono)

2001

Concerto di Antonio Forgini

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Anni ’90 Leonida Forgini con alcuni suoi allievi di Rieti da sx: Francesco Zanin, Ezio Festuccia, Luca Sebastiani, Federico Bianchetti

da sx: Giancarlo Caporilli concertista di fisarmonica di Roma, Vincenzo Galassetti, maestro di fisarmonica di Roma Angela Storsberg moglie di Leonida Forgini, Wolmer Beltrami Oscar Mondiale della Fisarmonica seduto: Antonio Forgini


13: Tetto aprib. 14: Climatiz. 15: Volante multifunz. 16: Chius. centr. 17: Retro. elettr. 18: Cambio autom.

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garanzia

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condizioni

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a cura di Luigi Ricci

“Me brusa el cù!»”

E poi uno parla di presentimenti. Cioè? Come sarebbe a dire? Ve lo spieghiamo subito. E’ vero che tra le deliranti elucubrazioni contenute in questa rubrica ben pochi riescono a trovare un significato cestistico, un’indicazione, un pronostico. Eppure chi sa leggere tra le righe può scovare questo e altro. Per farla breve: nel numero precedente, prendendo la disfida di Barletta come esempio delle battaglie che attendevano la Ircop nel finale di stagione, furono elencati alcuni partecipanti a quell’epico duello. Ebbene, tra i coraggiosi cavalieri presenti citammo Bartolomeo Tito Alon, ben più noto come Fanfulla Da Lodi, il quale, più che per le doti di combattente, è noto per una canzone goliardica di cui vi invitiamo a rileggere il testo su internet, anche se molti ricordano le strofe finali che fanno riferimento alle famose leggi del menga e del Volga, alle dolorose conseguenze e agli empirici rimedi, rappresentati dal sapiente uso del tirabusciò.

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Ciò premesso, come ormai tutti sanno, la Ircop, nella sfida per la salvezza con Ferentino, si era trovata in svantaggio di 2 punti a una manciata di secondi dalla fine, e rischiava di subire la legge del menga. Però, come noto, per non subire gli effetti di tale legge si può provare a rimediare con la legge del Volga. Ed è qui che casca l’asino! In tutti i sensi. Lo so, lo so: non ci state capendo un ca...volo e state per mandarmi a... quel paese. Però, vi prego, ancora un po’ di pazienza. Dunque, dicevamo: la legge del Volga. Dicesi Volga: fiume della Russia europea le cui sorgenti sono nel Rialto del Valdaj, a poche centinaia di chilometri dalla Lettonia. Che è pure la nazione di Gints Antrops, giocatore della Ircop. E allora a chi, se non a lui, si doveva affidare il compito di porre in atto la legge del Volga? E sì perché, come già accennato, nel match con Ferentino, a pochi secondi dalla fine, Rieti stava per subire la legge del menga e

l’opportunità di evitarne le devastanti conseguenze, applicando la legge del Volga, è stata affidata proprio a uno reputato del mestiere, anche perché, come suol dirsi, è pure uno di quelle parti! Insomma, intendiamo il buon Antrops. Per cui il destino di Rieti, cioè la salvezza, pareva affidato in buone mani. E invece cosa ti combina Antrops? Ma non ti va a tirare da tre, sbagliando, invece di puntare a canestro per tentare un facile appoggio e subire un fallo (...anche se stiamo parlando di leggi del menga e del Volga, non è “quel” tipo di fallo...) e vincere la partita? Morale: legge del menga subita senza rimedio e lettone (come dicevamo? Qui casca l’asino?) rispedito in fretta e furia a casa. Invece il tirabusciò, che poteva servire per stappare una bottiglia di champagne, è rimasto nel cassetto tra le recriminazioni degli sportivi. E se quel tiro di Antrops fosse entrato? Un evento affidato al caso. Però, come diceva il premio nobel Anatole France: «Caso è lo pseudonimo di Dio quando non vuole firmare». Ma a quanto pare la firma sulla salvezza di Rieti non ce l’ha messa nessuno. Eppure a dicembre la squadra prometteva altri risultati. Però, come dice Alberto Arbasino: «In Italia c’è un momento stregato in cui si passa dalla categoria di “brillante promessa” a quella di “solito stronzo”. Soltanto a pochi fortunati il tempo concede di accedere alla dignità di “venerato maestro”». Purtroppo, la Ircop è stata tutto meno che maestra. E qui il povero Antrops c’entra poco perché Rieti, a dire la verità, oltre a non giocare da maestro, non ha neanche imitato Daniel Pasarella, il quale diceva: «I difensori di oggi sono gente che picchia perché è scarsa, mentre io picchiavo per il piacere di picchiare». Invece la Ircop in troppe partite ha menato solo... il can per l’area. E così, mentre altri si trastullano con playoff ed altre amenità del genere, dalle nostre parti si deve già pensare al futuro, per tentare di risalire la china. Anche se, in questo momento la società sembra un portiere disorientato che non sa dove andare a parare. Invece i tifosi vorrebbero dalla società una seria programmazione e una ferrea organizzazione: come i tedeschi, gli svizzeri, il movimento di Arrigo Sacchi, o il PCI da Togliatti a Berlinguer. A proposito sapete cosa disse Togliatti a un militante che lo salutò con il tu?: «Compagno, dammi pure del lei». Se fosse ancora vivo, Gino Bartali esclamerebbe: «Gli è tutto sbagliato, tutto da rifare». Invece a noi, restando in tema ciclistico e ripensando alla legge del menga e alla retrocessione, viene in mente Alfredo Binda a cui, dopo aver vinto la MilanoSanremo, un giornalista chiese: «Cosa prova in questo momento?». La risposta, storica: «Me brusa el cù!».


a cura di Francesco Inches

FC Rieti: quale futuro adesso? La stagione agonistica, che lentamente si sta concludendo, ha ancora una volta messo in evidenza la condizione di grave difficoltà in cui versa lo sport reatino. Tolte rare realtà felici, come il basket in carrozzina e il calcio a cinque, le società del nostro territorio faticano o hanno faticato più del dovuto per imporsi, o quantomeno sopravvivere, nei rispettivi campionati. Uno status di crisi a 360° che altro non è se non la proiezione esatta nelle discipline sportive dei mille problemi economici, politici e sociali che flagellano da anni la nostra Provincia. Al di là di questa doverosa riflessione, ho trovato assai illuminante dedicare questo numero di Format al caso particolare del Fc Rieti, un club legato da diversi anni ormai ad un “papa straniero”, termine oggi tanto in voga nel linguaggio politico e giornalistico italiano. Tra mille peripezie e risultati spesso non proprio positivi, la presidenza del Patron Stefano Palombi ha spento le sue prime otto candeline di permanenza in Città nella consueta indifferenza del tessuto

imprenditoriale ed istituzionale locale. E’ risaputo ormai che la società di via De Gasperi goda da tempo “solo” di un minimo contributo da parte del Comune, mentre la gran parte della gestione del club grava sulle capienti tasche dell’attuale Presidente. Grazie all’enorme potenziale economico del numero uno amarantoceleste e grazie soprattutto alla sua oculata amministrazione, il Fc Rieti versa in un’ottima condizione finanziaria, oggi requisito assai inconsueto nel mondo del calcio. Il bilancio in positivo fa però da contraltare al pessimo titolo sportivo del club, relegato nel modesto e assai poco stimolante campionato d’Eccellenza regionale. Mentre la stagione della squadra allenata da mister Onesti va verso i titoli di coda al termine di una annata tuttavia positiva, il discorso legato al futuro della società reatina è tornato prepotentemente di gran moda negli ultimi mesi. Vivacchiare in Eccellenza senza grandi programmi ed ambizioni non è di certo consono per una realtà importante come Rieti, e tutto

questo sembra aver finalmente risvegliato l’interesse di qualche “pezzo da novanta” del nostro territorio. Negli ultimi giorni infatti, si è ripreso a parlare di una possibile, ma ancora tutta da verificare, apertura da parte dell’ente Provincia verso l’universo Fc Rieti con il chiaro intento di rilanciare in grande stile il calcio reatino. Quasi in contemporanea a questo nuovo abboccamento istituzionale, è stata di nuovo ventilata l’ipotesi di concedere la gestione di alcuni terreni di gioco (stadio, antistadio, ex Scia) al club amarantoceleste secondo un piano d’affitto pluriennale. Due mosse queste che potrebbero diventare effettivamente decisive per il futuro del Fc Rieti visto che spingerebbero il Patron Palombi ha indirizzare nuove e più cospicue energie economiche e non solo nel progetto calcio. Dopo gli enormi danni d’immagini e soprattutto di titolo sportivo legati all’affaire-non affaire della cordata famosa/fumosa guidata dall’Assessore Marzio Leoncini nella scorsa estate, il Presidente reatino sta ora saggiamente rimanendo alla finestra aspettando con rinnovata fiducia iniziative veramente concrete. Le stesse buone nuove che tutti i tifosi calciofili attendono con ansia da ormai troppi anni. A differenza del recente passato però, il Fc Rieti ha oggi un estremo bisogno di risposte chiare e di proposte tangibili per non esaurire definitivamente la spinta e l’entusiasmo del suo “papa straniero”.

AruotaliberaSolsonicaCaririRietiinserieA!

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La promozione al massimo campionato di basket in carrozzina era un sogno per la giovane società del presidente Paolo Anibaldi. Un sogno che con lavoro, dedizione, impegno, passione di tutto lo staff societario e tecnico e dei giocatori, si è concretizzato il 2 aprile 2011 sul parquet del PalaCordoni di Rieti. Vittoria sulla Delfini Vicenza nella gara play off e un unico grido liberatorio per tutti: SERIE A! E’ una data indelebile che racchiude emozioni, sacrificio, voglia di emergere di una squadra che ha fatto scoprire alla città una disciplina sportiva della quale si conosce e si parla troppo poco contribuendo anche alla crescita della sensibilità nei confronti della disabilità. Il progetto di Aruotalibera ha

preso forma nel 2007 da un’idea del presidente-giocatore Paolo Anibaldi e di Roberto Scagnoli. Due stagioni in serie B, la promozione in A2 nel 2009 fino ad arrivare allo scorso 2 aprile, data che ha sancito il salto in serie A con un ruolino di marcia impeccabile. La Solsonica Cariri Aruotalibera ha inoltre portato recentemente Rieti alla ribalta internazionale. Scelta dall’IWBF-Europe (International Wheelchair Basketball Federation) ha organizzato il girone di qualificazione di Eurolega 3 (11-13 marzo 2011) conquistando il secondo posto e ha curato l’organizzazione della Final Four di Coppa Italia su mandato della FIPIC, Federazione Italiana

Pallacanestro In Carrozzina (18-19 marzo 2011). Giunti al termine di questa entusiasmante stagione è giusto ricordare i protagonisti sul campo che hanno avuto la fortuna di condividere un momento così emozionante come quello della promozione: Roberto Scagnoli, Paolo Anibaldi, Rafal Tyburowski, Massimo Fegatilli, Alessandro Boccacci, Jordan Jarrett-Bryan, Fabio Rasa, Mikael Persson, Alireza Amhadi, Bart Nulens, Andrea Carpentieri (allenatore-giocatore). E’ euforico, felice ed orgoglioso il presidente Anibaldi per aver raggiunto un così importante traguardo solamente in quattro stagioni sportive. “Per noi è motivo di grande orgoglio - sottolinea Anibaldi - ma la cosa che ci fa ancora più piacere è aver fatto conoscere ai reatini il basket in carrozzina. Ora siamo chiamati ad onorare il campionato che ci aspetta e continuare a lavorare sulla crescita del progetto Aruotalibera”. I traguardi non finiscono mai e Aruotalibera non si limita allo sport sul campo. Proprio attraverso lo sport intende portare avanti iniziative di carattere formativo per favorire l’inclusione sociale delle persone disabili. Tra queste, la presentazione nelle scuole del progetto “SPORT = PER TUTTI” che ha partecipato ad un bando promosso dalla Provincia di Rieti e l’organizzazione di un convegno, in collaborazione con la Camera di Commercio, da tenere entro il 2011 sulla responsabilità sociale delle imprese. Emanuela Laurenzi


NelSegno/SognodiRoberta

tori; scegliere l’alternativa chirurgica e sotVi sono nel mondo centinaia di storie beltoporre il bambino ad una interminabile lissime: storie di vita, di esistenze coraggiocatena di interventi, che consiste in tre opese anche nella sofferenza più atroce, storie razioni da effettuare a cuore aperto entro i purtroppo sconosciute ai più, mute, perché primi due anni di vita. Ad ogni modo, queancora non hanno chi presti loro una voce sta alternativa non assicura purtroppo la per essere gridate al mondo. sopravvivenza del neonato: la mortalità al La storia di Roberta è una di queste. termine delle tre operazioni è comunque di Roberta è nata il 3 Ottobre 1994 con una circa il 70%. rarissima malformazione cardiaca (circa C’è poi la terza alternativa, la più auspicabil’1% di incidenza sulla popolazione monle senza dubbio: il trapianto cardiaco, che diale), conosciuta come “sindrome del cuore sinistro ipoplasico”. Tale malformazione comporta un non adeguato sviluppo delle strutture della parte sinistra del cuore, e nello specifico, del ventricolo sinistro, fondamentale alla sopravvivenza perché ad esso spetta il compito di raccogliere il sangue proveniente dai polmoni e di pomparlo poi al resto del corpo. In chi è affetto da questa sindrome, è il lato destro del cuore (normalmente sviluppato) a dover svolgere tutto il lavoro, pompando il sangue direttamente nell’aorRoberta con il Com. Aragona e la madrina Paola Zanoni ta attraverso il cosiddetto “dotto di Botallo”, che diventa così, essenziale. Appena il dotto si chiude, tuttavia la mancanza di donatori rende un’iovvero pochi giorni dopo la nascita, nascopotesi decisamente impraticabile. no le prime complicazioni che segneranno Al di là di qualsiasi diagnosi medica, c’è il lunghissimo calvario di chi, non rasseinvece la vita di Roberta, che dopo 16 anni gnandosi alla malattia, deciderà di combatcontinua a scorrere imperturbabile, con terla. Le vie da poter intraprendere sono una forza ed una ostinazione propria solo infatti tre: lasciare che la natura faccia il suo di coloro che il mondo chiama ancora a corso ed evitare una serie di enormi soffevivere. Si tratta tuttavia di una vita affatto renze e patimenti sia al neonato che ai genifacile: Roberta ha subìto il terzo intervento

prescritto dalle procedure che si adottano in questi casi, il 21 Settembre del 2000 e, ad oggi, sono stati necessari ben 38 interventi per mantenerla in vita. Ad aggravare la difficoltà di combattere questa rarissima malformazione, vi è inoltre un’altra complicazione: l’unico centro attualmente esistente, specializzato nello studio della sindrome del cuore sinistro ipoplasico, si trova solamente in America, presso il “ Children’s Hospital”di Boston. La storia di Roberta è dunque una storia di indicibili sofferenze, ma anche di grandissimo coraggio ed enorme dignità, seppur nel dolore; è la storia di una ragazzina che ha ormai 16 anni e di sua madre, la signora Franca, che dal giorno della sua nascita ha scelto di lottare contro la malattia insieme a sua figlia e che ogni giorno si arma di nuovo vigore per tenere viva la speranza che àncora la sua bambina alla vita. Tutto questo per Franca, ha naturalmente significato lasciare il lavoro, vendere la casa, disfarsi di tutti i beni di famiglia per recuperare le risorse economiche necessarie alle cure mediche di cui sua figlia costantemente necessita. Per questo motivo, il comandante della Polizia Municipale di Rieti, il dr. Enrico Aragona, al quale la storia di Roberta ha davvero aperto una breccia nel cuore, si è fatto promotore di un’iniziativa encomiabile: una cena benefica al fine di raccogliere il denaro necessario per permettere a Roberta di continuare le cure presso il centro specializzato di Boston, che hanno costi ingentissimi. La cena, “ Nel segno/sogno di Roberta”, è ormai giunta alla sua terza edizione, e vanta una madrina d’eccezione: la conduttrice televisiva Paola Zanoni, nonché la presenza di molti altri ospiti, tra cui Giuseppe Saletta (ex allievo della scuola di “ Amici”), legato a Roberta da una profonda amicizia, il cantante Raffaello Simeoni, Monica Cherubini e tanti altri. La serata quest’anno è prevista per il giorno 29 Aprile, alle ore 21:00, presso il ristorante “ Mondo Antico”. Come è accaduto al comandante Aragona, chiunque si soffermerà a guardare gli occhi profondi di Roberta, leggendovi dentro tanta sofferenza, ma anche tanta voglia di sfidare una vita difficile, sarà mosso dallo stesso desiderio: fare di tutto per poterla aiutare a vivere una vita bellissima.

InfoPoliziaMunicipaleRieti

Roberta con gli artisti ospiti

Comune diRieti

foto M. V. Scucciari

Un vita coraggiosa


Format Rieti Maggio 2011  

Format Rieti Maggio 2011