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Distribuzione gratuita - Anno 9 - n. 2/2011 - Marzo/Aprile

BAMBINI IN CATTEDRA APPROFONDIMENTO

Malattie sessualmente trasmissibili

BENESSERE

Oli essenziali

SALUTE A 4 ZAMPE Il ruolo dello psicologo comportamentale


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Sommario 2

SPECIALE

A scuola di cuore

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CONSIGLI

Al diavolo le sigarette

APPROFONDIMENTO Malattie sessualmente trasmissibili

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SPAZIO BIMBI

Sindrome da “ramarro marrone”

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BENESSERE

Numeri polivalenti

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ANZIANI

Una vita senza piaghe

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SALUTE A 4 ZAMPE

Strizzacervelli per animali

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RISPONDE IL FARMACISTA

Giovani di cuore Per non andare incontro, in futuro, a problematiche cardiovascolari o circolatorie scendono in campo i giovanissimi, chiamati a educare i genitori, loro sì dimentichi delle conseguenze legate al fumo e alla sedentarietà. La prevenzione cardiologica viene affidata in prima battuta ai ragazzini nei confronti degli adulti, ma viaggia anche nella direzione dei piccoli, visto che non pochi bambini sono sovrappeso. Un buon motivo perché si convincano a cambiare rapidamente le abitudini alimentari (troppe merendine) e a muoversi di più e meglio (troppa tv, troppo computer). A “Scuola di Cuore”, un’iniziativa di alcune benemerite associazioni di volontariato, è un’ottima idea, in attesa che le Regioni e lo Stato facciano la loro parte, come agenzie educative. Sempre in relazioni ai vizi di cui liberarsi, vi proponiamo le molte possibilità che si offrono, soprattutto in farmacia, a chi si propone di smettere di fumare. Non facile, a detta di tutti. E facile, se sai come fare, come suggerisce un volume di crescente successo.Tema imbarazzante - per la scarsa conoscenza che se ne ha, in generale e in dettaglio (quali sono e come si contraggono) è quello delle malattie sessualmente trasmissibili, di cui la nostra esperta di fiducia offre un’ampia panoramica, suddivisa in due puntate. Vi trasmettiamo la prima. Per lo Spazio bimbi la parola va al logopedista, figura professionale in molti casi risolutiva. In tema di allergie, annuali e di stagione, ci sono rimedi di tipo naturale sin qui poco noti, almeno in Italia. Ci riferiamo agli oli essenziali, ritrovati fitoterapici che in Francia trionfano da anni. A chiudere un tema delicatissimo, le piaghe da decubito, delle quali ci occupiano a conforto dei parenti degli anziani che potrebbero esserne colpiti. Per un parziale sollievo, almeno per loro.

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Sergio Meda


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A scuola di cuore «I farmaci sono fondamentali, guai se non ci fossero, ma bisogna andare oltre, fare prevenzione cardiologica». Chi parla è Giovanni Bisignani, Direttore dell’unità di Cardiologia dell’Ospedale di Castrovillari, osservatore attento della realtà cardiologica italiana: «Chi ha subito cardiopatie ischemiche trova nell’aspirina un farmaco preferenziale, ma già in fase di dimissione dal reparto, se ha subìto un’angioplastica, viene trattato con un’associazione di antiaggreganti. Anche altre patologie cardiovascolari, tra queste l’ipertensione, trovano classi di farmaci ad hoc. Mi riferisco ai betabloccanti, agli ACE-inibitori, ai sartani. Un ruolo importante hanno anche le statine per i problemi di dislipidemia. Un notevole cambiamento viene dal diverso approccio alle cardiopatie cardiovascolari: più aggressivo nel correggere i fattori di rischio, ma è sempre meglio ragionare di prevenzione.

Alcuni dicono che prevenzione è un termine svuotato di significato, se ne è abusato. Non direi proprio, la realtà dei fatti impone la prevenzione, che ha a che fare con abitudini diverse e migliori, difficilissime da instaurare perché occorre modificare i comportamenti sin dalla giovane età. Da un’indagine epidemiologica su 30mila ragazzi calabresi in età scolare, emerge che i ragazzi sanno ciò che è bene e ciò che è male per il cuore, ma nella realtà si comportano in modo diverso. Se i genitori fumano, se non fanno attività fisica, se sono insomma un cattivo esempio, sono proprio i figli che possono educarli, mettendoli di fronte alle loro responsabilità. Il bambino può indurli a cambiare atteggiamenti, li può convincere. È nata così l’idea della “scuola del cuore”, al momento affidata ai volontari che girano le scuole d’Italia grazie all’Associazione Amici del Cuore, ma che ci piacerebbe fosse accolta a livello generale, regionale e nazionale, attraverso le istituzioni». Che cosa la rende fiducioso? Lo scenario è cambiato, la gente s’informa di più, è più consapevole. Internet è utile in non pochi casi.

Veniamo alle donne, soggetti cardiologicamente a maggior rischio, in certe fasce d’età, fra i 40 e i 60 anni. La donna con la menopausa perde il cappello protettivo dovuto agli ormoni della fertilità e aumentano i rischi di infarti e di stroke. Noi stiamo operando, attraverso il centro Cuore di Donna, per modificare i termini della prevenzione al femminile. Ancora oggi le donne hanno in mente la prevenzione “a bikini”, tendono a difendersi soltanto dalle neoplasie dell’apparato genitale. Ma la prima causa di mortalità al femminile dopo la menopausa sono le cardiopatie ischemiche, colgono 1 donna su 3, mentre 1 su 9 muore per un tumore della mammella. Dal punto di vista pratico, come vi state muovendo? Nella nuova struttura ospitata nella sede dell’associazione, con gestione privata e assistenza per intero gratuita, effettuiamo lo screening per valutare i fattori di rischio, nelle donne fra i 40 e i 60 anni. Si procede con visite e analisi che permettono di calcolare il profilo di rischio cardiovascolare,


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Speciale

dall’età fertile in poi. Tenendo anche conto del profilo psicologico della donna, che vive nella menopausa un momento di difficoltà, di disadattamento.

Ora gli aspetti cardine della prevenzione, per tutti. La dieta mediterranea è certamente salvacuore, ma andrebbe seguita mangiando

CONACUORE, in prevenzione CONACUORE, il coordinamento delle cento associazioni Onlus impegnate nella lotta alle malattie cardiovascolari, opera da sempre per arrivare prima o per tempo, a evitare le cardiopatie o per scongiurare il peggio, in caso di arresto cardiaco, grazie ai defibrillatori consentiti anche per legge ai non medici. Ogni anno, non dimentichiamolo, quasi 60mila italiani sono vittime di “morte improvvisa”. Le associazioni di CONACUORE effettuano controlli gratuiti sui principali fattori di rischio cardiovascolare (colesterolo, glicemia, pressione); si recano nelle scuole per suggerire ai ragazzi “farmaci” che non sono in vendita (attività fisica graduale e mangiar sano) e raccomandano attenzione soprattutto alle donne, a partire dai 40 anni. «Nelle donne - spiega il presidente, professor Giovanni Spinella - l’albero circolatorio è più fragile e quando viene meno la protezione ormonale, le patologie cardiovascolari e circolatorie hanno crescente

incidenza. Le donne italiane sono vittime di eccesso di ruoli e di altruismo». CONACUORE si affida alla prevenzione. «Per il bene comune – dice Spinella – occorre limitare il numero di morti d’infarto e di cardiopatici. Tre milioni e 500mila italiani, quasi il 5% della popolazione, sono affetti da cardiopatie o da malattie croniche. Queste sono prevenibili. Secondo noi non ha senso investire nella medicina riparativa, è spreco di risorse. Ma alla prevenzione nel 2005 era dedicato lo 0,47% del prodotto interno lordo nazionale, quota scesa nel 2009 allo 0,38%». In proposito, a titolo di esempio, CONACUORE ha appena assegnato quattro borse di studio a giovani valenti ricercatori. Presentandoli a Palazzo Chigi e al ministro della Salute Fazio, dicendo che la ricerca è prevenzione, al pari «delle vaccinazioni, che fanno da scudo, non a caso prevengono alcune gravi patologie».

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modiche quantità di ogni alimento. Il vino deve fare parte della nostra dieta, è da raccomandare per l’effetto protettivo che ha sul sistema cardiovascolare. Fa bene un bicchiere a pasto e poco importa che sia rosso o bianco perché il contenuto di polifenoli, che ci proteggono dalle cardiopatie ischemiche, è molto simile. Muoversi rimane un dato utile? Direi fondamentale, bastano camminate a passo svelto, in maniera graduale e soprattutto costante: almeno tre volte la settimana, altrimenti i benefici non si avvertono. Da evitare gli sforzi concentrati di sabato e di domenica, in particolare gli over 50 che decidono, di punto in bianco, di mettersi a correre. Gradualità, cioè allenamento, è il fondamento di qualsiasi attività fisica. Attenzione all’alimentazione e allo scarso movimento va posta per i bambini, molti dei quali verso gli 8-10 anni sono già sovrappeso. Non c’è dubbio che da adulti svilupperanno patologie metaboliche, se non riusciranno a modificare le loro abitudini. Sergio Meda in collaborazione con Giovanni Bisignani, Direttore dell’unità di Cardiologia dell’Ospedale di Castrovillari

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Al diavolo le sigarette Ampio il ventaglio di suggerimenti, in farmacia e altrove, per smettere di fumare, ma nessun rimedio è in grado di garantire risultati certi L’antidoto nessuno l’ha, non a caso si parla di tentativi di smettere di fumare. Liberarsi di una dipendenza non è semplice e a ben poco serve la Giornata mondiale senza tabacco, che cade il 31 maggio di ogni anno. Nonostante le iniziative per sensibilizzare contro i danni provocati dal fumo, nonostante la legge che in Italia vieta il fumo nei locali pubblici e sui mezzi di trasporto, nonostante i numerosi rimedi a disposizione, è ridotto il numero di chi riesce a smettere di fumare. Per ragionare del solo farmaco presente in elenco abbiamo interpellato Stefano Govoni, farmacologo a Pavia, anche perché la pillola antifumo, nome commer-

efficace dei prodotti sostitutivi della nicotina. Spesso vi ricorre chi ha già sperimentato altri trattamenti, rivelatisi inefficaci. Può provocare effetti secondari gravi come il rischio di convulsioni e reazioni allergiche, oltre a disturbi come la sonnolenza». Quanto ai farmaci da banco per smettere di fumare sono tutti a base di nicotina. «Sotto forma di sali diversi – chiarisce Govoni - sostitutivi di quelli della sigaretta. Una vera e propria cura di disassuefazione, per cui bisogna seguire attentamente le istruzioni e iniziare con una dose che è proporzionale alla gravità della dipendenza da sigarette, per poi ridurla gradualmente».

ciale Zyban, va prescritta da un medico. «È un farmaco a base di bupropione, in origine studiato per contrastare la depressione, per il quale si è scoperto, vent’anni fa, che riduce il desiderio di fumare. La terapia va seguita da 7 a 9 settimane in base al responso del medico, ma non ci sono evidenze che sia più

Di seguito le schede riassuntive dei prodotti da banco e di altri rimedi antifumo: Gomme da masticare. La cura dura non meno di 4 settimane, durante le quali si può masticare una gomma ogni volta che si ha il desiderio di fumare (con dosaggio massimo di 15 gomme al giorno). Per i fumatori

leggeri si suggerisce il dosaggio più basso (2 mg), per gli accaniti è previsto quello più alto (4 mg). Attenzione alla presenza nelle gomme del sorbitolo, che – se consumato in quantità - può avere un effetto lassativo. Le gomme sono di aiuto nel contrasto al senso di fame provocato dalla disassuefazione. Inalatore. La cura per almeno 8 settimane, cui seguono altre due settimane in cui ridurre la dose. L’inalatore è un bocchino al cui interno s’inserisce una cartuccia con un tampone impregnato di nicotina. Ogni cartuccia contiene 10 mg di nicotina e ogni giorno se ne possono assumere non oltre cartucce. Contrasta l’astinenza da nicotina. Il trattamento non deve superare i 6 mesi. Possibili leggere irritazioni in bocca e in gola. Compresse sottolinguali. La cura è prevista in circa tre mesi, con pastiglie da 2 mg di nicotina, che si sciolgono sotto la lingua (assorbimento in circa venti minuti). Massima assunzione, 30 tavolette al giorno. Possibili leggere irritazioni in bocca e in gola. Cerotto transdermico. Cerotti speciali impregnati di nicotina da applicare ogni mattina sulla pelle, in punti sempre diversi tra la vita e il collo, a evitare irritazioni e pruriti. Rilasciano una quantità costante di nicotina in gel attraverso la pelle, fatto che blocca il senso di astinenza. Il trattamento, durante il quale vietato fumare, deve proseguire per 5-8 settimane al massimo, ma se dopo un mese non ci sono miglioramenti occorre cambiare la terapia. Controindicati in gravidanza e per chi ha problemi circolatori. Il sovradosaggio di nicotina assunta attraverso la pelle può provocare tachicardia, rallentamento del polso, tremiti e insonnia. Biomagneti. Due, si applicano all’orecchio per 4-8 ore al giorno, per circa una settimana, e sono un’evoluzione dell’agopuntura auricolare. Non necessitano di prescrizione medica. Sono proposti come efficaci nell’80% dei casi, nel giro di una settimana. Orecchino o graffetta antifumo. Per circa 50 giorni si inseriscono, tra il padiglione e il lobo dell’orecchio, graffette dorate, fili di seta o placche, tutti elementi che stimolano endorfine, utili a superare la crisi di astinenza da fumo e tabacco. Agevolano la possibilità di smettere di fumare. L’orecchino antifumo non ha controindicazioni particolari. Altre pratiche antifumo vengono da me-


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Consigli dicine antiche o alternative a quella occidentale: Mesoterapia. Una miscela antifumo è iniettata sotto pelle in quattro punti del corpo, due all’altezza dell’intestino, due dello stomaco, per inibire di desiderio di nicotina. Trattamento che dura circa un mese, cui si associano tecniche di rilassamento. Omeopatia. Terapia sconsigliata ai forti fumatori, in quanto ha effetti a lungo termine, si basa normalmente su quattro sostanze che disassuefanno l’organismo al fumo: il Tabacum l’Hypophysis, l’Echinacea e il Natrum Chloratyum. Agopuntura. Sollecita i punti chiave del corpo per ripristinare l’equilibrio dell’organismo e annullare il desiderio di tabacco. È sconsigliata a chi soffre di cuore e di disturbi allo stomaco. Ipnosi. Tramite il rilassamento profondo, lo psicologo interviene sulla volontà del fumatore, stimolandone l’inconscio, per portarlo a provare repulsione verso la sigaretta. Di solito sono necessarie 4-6 sedute di un’ora per ridurre il numero delle sigarette e altrettante per smettere di fumare, ma il risultato è individuale. di Gianni Poli, in collaborazione con Stefano Govoni, farmacologo

In un volume il segreto per smettere È facile (se sai come farlo) È stato e continua a essere un caso editoriale a livello mondiale. Parliamo del volume Smettere di fumare: è facile (se sai come farlo), 12 milioni di copie vendute in tutto il mondo, di cui 1 milione solo in Italia, tradotto in 27 lingue. Nelle 192 pagine edite in italiano da EWI (10 € il prezzo di copertina) si racconta il metodo proposto da Allen Carr, un contabile inglese un tempo accanito fumatore - da 100 sigarette giornaliere - che nel 1983 riuscì a smettere, scoprendo da solo quali fossero le buone ragioni per farlo. Molto semplicemente ha messo in fila una serie di pensieri e valutazioni, da condividere con chi legge, utili a eliminare dapprima il desiderio, poi il bisogno di fumare. L’approccio è esclusivamente psicologico, non si fa uso di farmaci o presidi o trattamenti di medicina alternativa. Il libro di Allen Carr è il risultato dei suoi primi approcci pubblici, sperimentati nei seminari di gruppo (dalle 5 alle 25 persone), della durata di 5-6 ore, che or-

ganizzò a partire dal 1985. Seminari, che continuano in ogni Paese, Italia inclusa e che prevedono pause per fumare – in cui il terapista rimuove le convinzioni più dure a morire: in primis l’idea che fumare offra una qualunque forma di piacere o di supporto. Con il metodo Carr Easyway viene poi meno la sensazione di sacrificio e privazione che accompagna i molti tentativi, infruttuosi, di smettere. Togliendo il desiderio e il bisogno di fumare viene meno anche la necessità, presunta, di dover usare la forza di volontà. Al termine del seminario, i partecipanti sono felici di spegnere l’ultima sigaretta, consapevoli che saranno perfettamente in grado di godersi la vita e di affrontarne meglio le situazioni problematiche, e che non sentiranno mai più la mancanza del fumo. Sulla base dell’esperienza 8 lettori (o frequentatori dei corsi) su 10 smettono davvero di fumare. Per ulteriori informazioni www.easywayitalia.com.


Approfondimento MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI

MST, una sigla su cui riflettere Delle malattie sessualmente trasmissibili la gente sa ben poco e meno ancora è al corrente di come si contraggono. Vediamo di fare piena luce sul tema che abbiamo suddiviso in due puntate a cura della dermatologa Virginia Caliendo

Molti sanno dell’esistenza della malattie sessualmente trasmissibili (MST), ma pochi sono al corrente di cosa siano e soprattutto di come si contraggono. Questo genere di malattie, sia subito chiaro, riguardano esclusivamente le persone che hanno rapporti sessuali. Sono curabili e, se la terapia è tempestiva, guariscono senza dar luogo a complicanze. Le MST sono causate da batteri, funghi, parassiti o virus e si trasmettono da un soggetto all’altro attraverso rapporti sessuali non protetti. Per capirci, fare sesso non protetto con una persona che abbia una MTS, e poco importa se ne sia a conoscenza, è possibile causa di trasmissione. Le più conosciute MST sono la sifilide, la gonorrea e l’aids, ma altre MST molto diffuse sono le infezioni da herpes genitale, quelle da papillomavirus (HPV) e le epatiti virali da HAV, HBV, HCV (epatite A, B, C). Molte di queste possono essere presenti in un soggetto senza che questi avverta sintomi particolari, altre provocano sintomi e/o segni: bruciore urinario, secrezioni genitali, ulcerette genitali, ingrandimento dei linfonodi inguinali, prurito genitale, escrescenze genitali-perianali, dolore-perdita di sangue durante i rapporti sessuali. Gli adolescenti sono una delle categorie maggiormente a rischio. Nella maggior parte dei casi, le relazioni sessuali iniziano molto presto, nella fase adolescenziale. Dei 333 milioni di nuovi casi


stimati ogni anno, almeno 111 interessano giovani sotto i 25 anni di età. La carenza di conoscenze e talvolta la difficoltà di accesso ai contraccettivi rendono i ragazzi molto più esposti alle infezioni sessualmente trasmissibili. E inoltre, le ragazze sono più vulnerabili dei ragazzi per ragioni fisiologiche ma talvolta anche sociali, essendo spesso costrette a relazioni sessuali fin da bambine. Secondo l’Oms, ogni anno un adolescente su venti contrae una MST curabile, senza contare le infezioni virali. Si stima che nel mondo ogni anno più della metà delle nuove infezioni da aids interessi giovani nel gruppo di età compresa tra i 15 e i 24 anni. Non va infine dimenticata la possibilità di contrarre una infezione sessuale in gravidanza con conseguenze a volte molto importanti per il feto.

LE INFEZIONI PIÙ IMPORTANTI Entriamo dunque nel vivo dell’argomento chiedendoci quali sono le infezioni sessualmente trasmissibili (IST): • aids • sifilide • gonorrea (o blenorragia) • clamidia • infezioni da HPV • herpes genitale • epatite virale B e C Ne esistono altre, ma ora prenderemo in esame quelle più frequenti. Gli agenti batterici, virali e parassitari responsabili delle IST sono almeno una trentina. Per alcuni di essi (in particolare i virus dell’epatite, il virus Hiv e il treponema della sifilide) sono noti, oltre al contatto sessuale, altre vie di trasmissione: ad esempio: il contagio materno-

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fetale durante la gravidanza e il parto o il passaggio attraverso i derivati del sangue o i trapianti di tessuto o di organi. Vediamo ora i batteri principali: • Neisseria gonorrhoeae (gonorrea o infezione gonococcica); • Chlamydia trachomatis (infezioni uro-genitali, anorettali e faringee da clamidia); • Treponema pallidum (sifilide); • Haemophilus ducreyi (cancroide o ulcera venerea); • Klebsiella granulomatis (granuloma inguinale); • Micoplasmi, streptococchi, batteri anaerobi (infezioni batteriche non gonococciche e non clamidiali) Ora i virus: • Virus dell’immunodeficienza umana (infezione da Hiv/Aids) • Virus herpes simplex di tipo 2 ma anche di tipo 1 (nel 20% ,30% circa dei casi, herpes genitale) • Papillomavirus umano (Hpv, condiloma genitale e alcune forme di cancro della cervice uterina)1 • Virus dell’epatite B e C (epatite e, in caso di cronicizzazione, epatocarcinoma) • Cytomegalovirus (infezioni a carico di cervello, occhio, apparato gastrointestinale) • Pox virus (mollusco contagioso). Da ultimo i parassiti: • Trichomonas vaginalis (uretrite e vaginite) • Candida albicans (vulvovaginite nella donna; balanopostite nell’uomo) • Phthirus pubis (pediculosi del pube).


Approfondimento

MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI Herpes

Infezioni genitali da Hpv

È un’infezione sostenuta dal virus herpes simplex tipo2. Si tratta di una malattia virale al cui primo insorgere seguono spesso episodi successivi (recidive). La diagnosi clinica è abbastanza semplice. L’infezione viene trasmessa abitualmente per contatto genitale diretto con un partner che ospita il virus nella zona ano-genitale o sulle labbra. Sono a rischio di infezione tutti i rapporti sessuali non protetti ma anche quelli che comportano il semplice contatto fra genitali, tramite baci, carezze, effusioni; e ancora, tramite il contatto diretto o mediato con le lesioni (tutte molto infettive!) e tramite il passaggio del virus dalla madre infetta al bambino durante il parto. Le manifestazioni cliniche si presentano usualmente entro due settimane dal contagio, ma il virus può rimanere latente e manifestarsi dopo alcuni mesi dall’avvenuto contatto. L’herpes si presenta come un piccolo grappolo di vescicole che diventano poi ulcerette e da ultimo croste, accompagnate e/o precedute da bruciore, formicolio, gonfiore e frequentemente da ingrossamento delle stazioni linfonodali regionali. Gli episodi successivi sono caratterizzati da analoghe manifestazioni cutanee che si ripresentano nella medesima sede della cute. Attualmente non esiste una terapia risolutiva per l’herpes genitale. Si impiegano farmaci antivirali per ridurre la durata e l’intensità di ogni singolo episodio

L’importanza delle infezioni genitali da Papillomavirus (Hpv) è legata alla loro infettività e al rischio che alcune di esse evolvano verso forme tumorali. I condilomi sono lesioni verrucose causate dal virus Hpv che si localizzano in regione genitale, ano-perianale, ma possono interessare anche le zone cutanee adiacenti (cosce, inguine). Sono la più frequente malattia sessualmente trasmissibile. Il passaggio del virus avviene durante il rapporto sessuale, e il periodo di incubazione è variabile da uno ad alcuni mesi. Questo fa sì che le lesioni cutanee possano presentarsi clinicamente anche molto tempo dopo il contagio. Non è quindi possibile stabilire né la fonte del contagio stesso, né la durata dell’infezione. La diagnosi raramente presenta delle difficoltà. L’aspetto clinico è di piccole escrescenze generalmente verrucose o piatte di dimensioni variabili, isolate o riunite in gruppo. Nel tempo, se non trattate, queste escrescenze aumentano di volume. L’infezione da Hpv rappresenta la causa più importante per lo sviluppo del cancro del collo dell’utero. Le donne che presentano condilomatosi vulvare sono esposte a un rischio aumentato di sviluppare la neoplasia quando presentino il virus, ma va sottolineato come solo alcuni tipi di HPV siano in grado di determinare la comparsa di questo tumore. Per prevenire questo rischio è indispensabile eseguire annualmente il Pap-test e seguire scrupolosamente le indicazioni del ginecologo. La modalità di trasmissione è analoga a quella vista per l’herpes. Anche lo scambio di biancheria intima, di salviette e il semplice contatto, determinano il passaggio del virus. La terapia prevederà metodiche fisiche (crioterapia, diatermocoagulazione, laserterapia) o metodiche chimiche (applicazione di prodotti topici) in funzione della localizzazione e del numero delle lesioni.

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Spazio bimbi

La sindrome da “ramarro marrone” Problemi di pronuncia, di voce, di linguaggio non vanno mai sottovalutati, possono nascondere patologie più serie o creare problemi di socialità in periodi delicati come lo sviluppo o le scuole primarie Alzi la mano chi ha un’idea precisa del ruolo del logopedista? La nostra è una provocazione - più buona che bella - perché non è certo facile riassumere in poche parole la figura di questo professionista della salute, spesso ridotta a semplice risolutore di problemi legati a “erre moscia” (rotacismo) e balbuzie.

tri, specialisti in medicina riabilitativa, neurologi, fino ad arrivare ai dentisti, ai fisiatri. Un po’ tutti, insomma». Il motivo di questa interdisciplinarietà è che i difetti legati a una sordità, ad esempio, non sono facili e veloci da curare. Spesso poi non vengono diagnosticati in tempo: «In caso di problemi all’udito, è utile una visita nei primi mesi di

Il logopedista è preposto alla prevenzione e alla riabilitazione delle patologie del linguaggio e della comunicazione, per tutte le età. Alessia Zanini, esperta neuropsichiatra al Fatebenefratelli di Milano e alla cooperativa Moscati di Buccinasco, esordisce spiegando che «il logopedista è un operatore sanitario preposto alla prevenzione e alla riabilitazione delle patologie del linguaggio e della comunicazione, per tutte le età». Gli stessi problemi già citati rappresentano solo una minima parte del suo intervento: «oltre all’erre moscia, nei bambini italiani riscontro il sigmatismo - la esse interdentale per capirsi – varie semplificazioni fonologiche (si saltano sillabe, si fanno involontarie crasi tra parole), problemi di deglutizione, afasia (altro disturbo della comprensione e della produzione del linguaggio). Fino ad arrivare a vere e proprie patologie come la dislessia e la sordità». La logopedia si è affinata nel secolo scorso in parallelo alle dottrine pedagogiche, concentrandosi sulla riabilitazione dei problemi del linguaggio. Con il tempo, l’area di interesse si è molto allargata, così come le collaborazioni con altri professionisti della salute. «Necessariamente, scoprendo che molti problemi interessavano altre parti del corpo, non solo il cavo orale, la logopedia si è aperta a collaborazioni con neuropsichia-

vita di un bambino mentre per ritardi nello sviluppo linguistico, consiglio di aspettare almeno i due anni. Ogni bambino ha i suoi tempi, magari non ha deficit, è semplicemente pigro. A seguire, intorno ai 4 anni, se insorgono acclarati problemi di pronuncia, è utile affrontarli per evitare un inserimento scolastico in salita, sia nella socialità, sia nel rischio di ritardi di apprendimento (lettura e scrittura)». Come vedete, sono tanti i fattori che intervengono nel linguaggio: orecchio, lingua, pronuncia, voce. Anche quest’ultima, ad esempio, può dare problemi e vanno affrontati o prima della pubertà o dopo la cosiddetta “muta”, durante l’adolescenza.

IL PROBLEMA DISLESSIA Questa patologia, oltre a essere abbastanza diffusa, è poco riconoscibile. Si tende a sottovalutarla o a catalogarla come un lieve ritardo, magari passeggero. «Spesso chi ne soffre sono persone intelligenti, acute che però si perdono in banali problemi di calcolo, lettura, scrittura. Per fortuna la società ha fatto passi da giganti in merito: qualche anno fa i dislessici erano irrimediabilmente

dei “ritardati”. Ora sono considerati per quello che sono: persone con buon potenziale che necessitano di una guida, un appoggio per essere come tutti gli altri». Come vedete la logopedista ha innumerevoli ambiti di intervento, anche perché non sono le patologie a essere aumentate ma le diagnosi in generale: «prima non ci si recava dal pediatra con la frequenza odierna. Lo stesso Servizio sanitario nazionale è molto migliorato: malati e cure vanno di pari passo. E, nel mio caso in particolare, il cambiamento etnico italiano non porta che nuovi clienti e problematiche: i figli di immigrati di prima generazione – la seconda e la terza non ne soffrono quasi più – vivono un bilinguismo coatto (a casa si parla sono la lingua madre, nelle scuole l’italiano e l’inglese) che crea difficoltà di alfabetizzazione molto gravi. Si fa fatica, in questi casi, perché alcuni difetti si riscontrano solo in un idioma parlato. Ma in caso di lingue non neolatine - come il cinese - può essere molto complicato intervenire».

COSTI E TEMPISTICHE Non pensate che il logopedista sia un mago. I risultati si vedono nel tempo, grazie alla crescita, all’abitudine, a un ritrovato equilibrio. E magari con “compiti a casa” da svolgere con il genitore. Non solo, potrebbe rendersi necessario il coinvolgimento di altri specialisti. Anche in questo caso non c’è da allarmarsi, il problema non è per forza più grave o complicato: merita solo maggiore attenzione e multidisciplinarietà. E per quanto riguarda i costi, un ticket da 10 sedute arriva a costare tra i 30 e i 40 euro – ma in diverse regioni gli under 14 ne sono esenti – che è poi il prezzo medio di una singola seduta privata. Federico Poli


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Numeri polivalenti Viaggio nel pianeta degli oli essenziali, novità recente in farmacia, per contrastare i guai primaverili, con l’aiuto di Paolo Campagna, docente di Fitoterapia negli atenei di Viterbo, Siena e Catania Il novanta per cento del nostro tempo lo trascorriamo in spazi interni, chiusi in casa, in ufficio, in fabbrica, a scuola. E questi spazi, poco arieggiati e ventilati, sono spesso mal climatizzati e surriscaldati. Non a caso la scadente qualità dell’aria indoor è la causa prima dell’aumento delle allergie respiratorie. Il problema coinvolge un ampio numero di italiani, un connazionale su cinque, e poco importa che altri (i francesi per il 25-30%, gli statunitensi per il 3540%) siano peggio messi di noi. Gli allergologi puntano il dito in particolare sugli acari, chiamandoli in causa per la frequenza delle allergie respiratorie. Le statistiche segnalano che nell’80% dei casi i problemi respiratori derivano da asma, ma quella di tipo allergico coinvolge il 65-70% dei soggetti asmatici.

CON LA BELLA STAGIONE Un interessante contributo alla riduzione delle allergie respiratorie, in particolare in primavera, picco delle allergie, può venire dagli oli essenziali, una metodica te-

rapeutica che vede un crescente numero di medici che se ne avvalgono, in quanto provvisti di nozioni fitoterapiche. «In Italia – chiarisce Paolo Campagna, docente di Fitoterapia nelle università di Viterbo, Siena e Catania – c’è ancora una ridotta co-


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Benessere virucide, fungicide e protettive della mucosa respiratoria. Ragioniamo di agenti di origine vegetale e le piante, come diciamo noi – sorride il dottor Campagna – conoscono tutte le malattie degli umani». Dodici milioni di italiani sono interessati al tema del naturale e dagli oli essenziali possono trarre utili indicazioni, sentito il parere del medico e del farmacista. In tema di allergie, così avvertito in primavera, diamo due esempi di prodotti specifici.

Spray ai 41 oli essenziali

noscenza delle piante aromatiche e ancor meno degli oli essenziali che da essere si estraggono. Però se ne conoscono i numerosi principi attivi, ben noti alla biochimica aromatica. Non ragioniamo di profumazioni, di qualcosa di sensoriale, ma di potenti sostanze terapeutiche, già oggetto di studi clinici negli anni 70-80 del Novecento perché antimicrobici. La possiamo chiamare medicina energetica. In passato gli studi scientifici erano il punto debole dell’aromaterapia, ora non più. Si tratta di veri e propri farmaci vegetali, anche se la legge sull’erboristeria l’aspettiamo da anni. Ma si va avanti, oggi le composizioni di oli essenziali pronte all’uso, con campi d’identificazione ben precisati, realizzate sotto le più adatte forme galeniche, possono essere di grande utilità per alleviare i piccoli disturbi quotidiani. Mi riferisco anche a cefalee tensive, raffreddore, dolori articolari». Gli oli essenziali sono polivalenti e tutti agguerriti: «È un pool di sostanze chimiche a trazione anteriore, acaricide, battericide,

Purifica gli ambienti, combatte i batteri, gli acari, i funghi e le muffe; previene le patologie invernali (è stata testata l’efficacia contro polio virus tipo 1, adenovirus tipo 5, virus H1N1); limita le fonti di allergia. Sei studi clinici ne attestano le qualità. Non si tratta di deodorante, (non a caso spruzzato in eccesso rischia di irritare gli occhi): È 100% naturale e il flacone spray contiene 41 sostanze attive. Modo d’uso: uno o due spruzzi agli angoli dell’ambiente, mattino e sera. Sconsigliato in gravidanza e dopo il parto. Non suggerito ai bambini inferiori all’anno di età; per i più grandicelli, attendere mezz’ora prima di farli entrare nella stanza in cui è stato erogato lo spray.

Gamma respirazione ai 19 oli essenziali Antivirale, antinfiammatorio, è prezioso contro le allergie respiratorie e i disturbi invernali. Espettorante, muco-regolatore, antitosse, stimola le difese immunitarie. Con 19 sostante attive presenti, è indicato a partire dai primi sintomi di raffreddamento, raffreddore o energie. Versione spray con inalatore a secco: spruzzare 2-3 volte su un fazzoletto e inspirare profondamente; con inalazione a vapore: spruzzare 4 volte in un recipiente con acqua calda, coprirsi la testa con un asciugamano e inalare per 10 minuti. Diffusione atmosferica: spruzzare 4-6 volte in tutto l’ambiente. Versione unguento: applicare 2-3 volte al giorno con un massaggio al petto, nell’incavo del collo per poi risalire dietro la nuca e le orecchie. Versione inalatore: portarlo all’entrata di una narice, tappare l’altra e inalare profondamente per tre volte. Ripetere con l’altra narice. Limitazioni d’uso: lo spray e sconsigliato in gravidanza/allattamento e per bambini sotto i 3 anni; l’unguento e l’inalatore sono sconsigliati in gravidanza/allattamento e per bambini sotto i 7 anni. G.P.

Oli terapeutici non banali essenze A scanso di equivoci, c’è profonda differenza fra gli oli essenziali e le essenze delle piante. I primi sono un complemento alle cure mediche, le seconde hanno a che fare con i profumi. L’aromaterapia non è medicina alternativa, è semplicemente una parte della fitoterapia, scienza che studia anche l’impiego di oli essenziali. Questi sono estratti vegetali molto volatili e assai liposolubili che, attraverso la cute e l’apparato respiratorio, penetrano nell’organismo e sono efficaci su alcuni apparati e sistemi. Ad esempio, l’Eucalipto ha effetti

benefici sulle vie respiratorie, il pancreas e i reni: la Lavanda sul sistema nervoso centrale: il Timo sulle ghiandole corticosurrenali e sull’apparato digerente oltre che su quello respiratorio. La combinazione di più oli essenziali, scelti in funzione di una precisa strategia terapeutica, amplia il loro campo d’applicazione. I prodotti a base di oli essenziali sono assai tutelati. Necessitano di parecchie garanzie, a partire dalla raccolta delle piante, proseguendo con le formulazioni galeniche e il confezionamento. Non a caso li reperite in farmacia.


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Anziani

Una vita senza piaghe Più di 2 milioni di pazienti all’anno in Italia necessitano di assistenza medica per problematiche correlate alla presenza di ulcere cutanee. Nel 50% dei casi il paziente va incontro a complicanze invalidanti. Un dato allarmante, dunque, quello che emerge dalla ricerca condotta dall’Aiuc,

Associazione italiana Ulcere cutanee, sia per il gran numero di persone colpite, sia per il costo effettivo che viene a gravare sul Ssn. Mediamente le terapie richiedono cure che costano attorno ai 300 euro al mese, e che aumentano in relazione alla dimensione della lesione. La cura delle ferite difficili rappresenta una delle prestazioni sanitarie più costose in assoluto, 1 miliardo di euro. Quello che manca è un percorso integrato tra ospedale e territorio che solo alcune regioni possono vantare. Ci sono pazienti che non sono in grado di proseguire a casa terapie iniziate in ospedale o non sanno a chi ri-

volgersi quando piaghe e ulcere subentrano in quadri clinici già compromessi o come effetti secondari di diabete e allettamento. La carenza di centri dedicati a questa patologia fa sì che chi ne soffre sia costretto a estenuanti pellegrinaggi tra diverse realtà, nella speranza di trovare chi sia in grado di

Decalogo della prevenzione Ecco le regole per “Una vita senza piaghe” 1. Alimentazione. La malnutrizione contribuisce ad aumentare il rischio di insorgenza di lesioni della pelle. 2. Igiene e protezione della cute. È fondamentale tenere la pelle pulita e proteggerla dagli agenti atmosferici. 3. Movimento. Mantenere un buon tono muscolare favorisce la circolazione e lo stato di benessere. 4. Compagnia. La solitudine, il lasciarsi andare, riduce il rispetto di sé e favorisce lo sviluppo di situazioni di cronicità che possono portare anche all’arresto del fisiologico processo di riparazione. 5. Prevenzione. Bisogna sempre recarsi dal medico quando una ferita rimane aperta per oltre 7 giorni, richiedere il consulto di uno specialista dopo 4 settimane di mancata guarigione ed evitare l’automedicazione. 6. Presidi preventivi. La scelta dei presidi antidecubito deve essere operata dal medico in relazione al rischio del paziente. Per il paziente costretto nella posizione seduta deve essere sempre utilizzato il cuscino antidecubito e per il paziente allettato il materasso antidecubito. In presenza di varici, di pelle secca, di colore scuro e sottile è bene indossare calze elastiche durante il giorno. Per le persone affette da diabete, soprattutto se con un danno dei nervi del piede, ci vogliono scarpe

apposite su misura. 7. Diagnostica. Una ferita che non guarisce ha sempre una o più cause sottostanti. È necessario indagarle e identificare quale sia quella che produce lo sviluppo della piaga. È diritto del paziente conoscere il perché della propria malattia ed è dovere del curante la sua ricerca. 8. Rimozione delle cause e cura. Dopo gli approfondimenti diagnostici bisogna correggere la malattia che sta alla base. La tecnologia mette oggi a disposizione materiali e strumenti in grado di favorire la guarigione delle piaghe. Le moderne medicazioni sono in grado di ridurre il dolore, il rischio di infezioni e permettono una vita sociale che fino ad ora era spesso negata a chi ne era colpito. 9. Accessibilità ai materiali. La cura delle piaghe è una spesa importante, purtroppo solo in alcune regioni è rimborsata dal Ssn: è necessario dotarsi di una legislazione comune che permetta ai pazienti di ottenere i materiali più idonei alla guarigione. 10. Percorsi assistenza. Servono percorsi di cura chiari, basati su protocolli condivisi e su linee guida per il trattamento. È necessario evitare il pellegrinaggio assistenziale e burocratico a persone il cui spostamento è spesso difficile e problematico.

risolvere il suo problema. Questa organizzazione della risposta assistenziale “a macchia di leopardo”, porta il più delle volte a ritardi nella diagnosi e nella terapia e, di conseguenza, all’insorgere di complicanze. L’Aiuc nasce proprio con l’obiettivo di porre fine a questa carenza, creando dei punti di riferimento per il paziente che non sa a chi rivolgersi, sensibilizzando l’opinione pubblica, le Amministrazioni e i mezzi di informazione sulle patologie ulcerative, ponendo particolare attenzione a problematiche di interesse sociale (quali il riconoscimento dei diritti dei portatori di ulcere cutanee) e incrementando il livello di cultura sul territorio nazionale. Vuole inoltre dare risalto alla figura del vulnologo, che è lo specialista di queste malattie, che fino ad oggi non è ancora stato considerato come tale dalla medicina generale e specialistica. Infine l’Aiuc scende in campo per un’importante battaglia: quella di ottenere la rimborsabilità delle cure, al pari delle altre nazioni europee. Il 75% dei pazienti affetti da ulcere, infatti, non è in grado di affrontare i costi delle terapie necessarie a curarle. Per consultare l’elenco delle sedi regionali www.aiuc.it/sezioni.php di Laura Camanzi


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Salute a quattro zampe

Strizzacervelli per animali Nel nostro Paese c’è ancora parecchia confusione sulla figura dello psicologo per animali, anche perché sono diversi i professionisti che vengono generalmente interpellati in proposito. Il migliore rimane il medico veterinario, coadiuvato da un collega specializzato e dall’impegno di tutti i componenti del nucleo familiare in cui convive l’animale

L’associazione di terapia comportamentale (insegnamento, abitudini di vita eccetera), modificazioni dietetico/alimentari e somministrazione di farmaci è in molti casi sufficiente a risolvere problematiche comportamentali dei nostri cuccioli. Purtroppo sono protocolli terapeutici lunghi che, nel caso di un essere umano magari comprendiamo, ma nel caso di un cane e gatto non siamo preparati. La tempistica, dilatata, mette infatti in crisi i padroni che sfiduciano il percorso medico prescelto e cominciano ad adattarsi al problema o, nei casi più gravi, richiedono la soppressione dell’animale. Ben più importante, pertanto, prevenire sottoponendo cuccioli e gattini a test attitudinali precoci per valutare così le caratteristiche comportamentali e la capacità di rispettare le regole.

ETICA PER UN CANE Ogni animale domestico ha il suo ruolo e, come tale, va interpretato: ciò che noi in

buona fede possiamo considerare atteggiamenti di affetto o benevolenza, possono essere tradotti dal cane o dal gatto come segnali di deferenza e rispetto, come a evidenziare una (loro) posizione sociale superiore. Il che può portare a situazioni di eccessiva responsabilizzazione, nelle quali il cane o il gatto si sentono investiti di un ruolo sociale che non compete loro, ma che si trovano costretti a ricoprire, per il bene del gruppo, sulla

base degli input da noi inviati. Bisognerebbe rapportarsi a loro in maniera molto più semplice - con metro non umano - considerando la logicità e la linearità del risultato causa/ effetto: cani e gatti vanno ignorati spesso e volentieri, perché è sbagliato dedicare loro troppa importanza, coccolarli e vezzeggiarli gratuitamente (ovvero senza motivo) e farli sentire sempre al centro dell’attenzione. In questo modo si creano problemi di relazione e si generano comportamenti (o, per dirla in altro modo, vizi) che con il trascorrere del tempo diventano poi sempre più difficili da eradicare. Per questo, nelle famiglie è essenziale la pianificazione di una linea di condotta uniforme nei confronti di cani e gatti: se qualcuno, per esempio, concede all’animale di salire sui divani e qualcun altro glielo vieta, ecco che il soggetto non si renderà conto di quali sono le regole e si comporterà in maniera scostante, approfittando magari della debolezza caratteriale di alcuni o sottostando ai voleri di altri, ma vivendo in cuor suo una situazione conflittuale. Essere proprietari di un cane o un gatto è simile all’essere genitori e una corretta convivenza impone di non farsi coinvolgere emotivamente e di non perdere di vista l’essenza della caninità e della felinità: l’obiettivo è assecondare gli interessi di tutti, nel rispetto del benessere psico/fisico nostro e loro. Solo in questo modo, infatti, vigileremo sul loro benessere psichico e potremo trarre dal rapporto con essi le maggiori soddisfazioni possibili. Alvise Mamprin

Una figura professionale da scoprire Lo psicologo comportamentale degli animali è innanzitutto una persona che ama gli animali, che si dedica alla loro scoperta e comprensione ma, condizione sostanziale, senza chiedere loro di avere il barlume dell’umanità. Per poter esercitare la professione è necessario conseguire la laurea in Medicina Veterinaria (5 anni) e poi frequentare uno o più corsi di specializzazione seguiti da master, presenti ormai nel programma didattico di nume-

rose facoltà italiane. Sulla rete è invece possibile rintracciare moltissime informazioni riguardanti il comportamento degli animali e la loro eventuale cura. Bisogna però fare una premessa estremamente importante: il fai da te è sempre a rischio, è sempre meglio affidarsi ai suggerimenti del medico veterinario. Esiste una moltitudine di blog dedicati al tema della psicologia comportamentale degli animali ma il sito di riferimento è www.veterinario.it.


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Risponde il Farmacista

Farmaci introvabili

Bimestrale di informazione al pubblico della Cooperativa Farmaceutica Lecchese Anno 9, n° 2 Marzo-Aprile 2011 Reg. Trib. Lecco N. 10/03 del 22/09/2003 Direttore responsabile Sergio Meda Comitato Scientifico dottor Paolo Borgarelli dottoressa Valentina Guidi Collaboratori Virginia Caliendo, Laura Camanzi, Alvise Mamprin, Federico Meda, Federico Poli, Gianni Poli

Da alcuni mesi faccio fatica a trovare in farmacia lo sciroppo Nopron. Sa spiegarmi il perché e, eventualmente, dove acquistarlo? Elisa Moretti, Mortara (Pavia)

Gentile Elisa, lo sciroppo in questione non è più (o non ancora, come vedremo) in commercio in Italia, in quanto non autorizzato dall’Agenzia italiana del Farmaco (Aifa). Questo perché la confezione non è conforme agli standard italiani - manca l’apertura di sicurezza e il dosatore contiene una siringa graduata da 5ml, mentre quella italiana un misurino dosatore - e sul foglietto illustrativo non è riportata la dicitura “non somministrare a bambini di età inferiore ai tre anni”. A causa della scarsa disponibilità l’Aifa ha autorizzato la Ditta produttrice ad importarlo in Italia e di distribuirlo gratuitamente alle strutture ospedaliere pubbliche che ne facciano richiesta. E in via prioritaria ai pazienti affetti da patologie neurologiche, neuropsichiatriche e da malattie rare. Per averlo è necessario che il proprio medico curante scarichi dal sito dell’Aifa (www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/carenza-medicinale-nopron-sciroppo) il modulo di richiesta, lo compili specificando la quantità necessaria e lo spedisca all’Asl di competenza che potrà, tramite la farmacia ospedaliera, farne richiesta all’azienda titolare del brevetto. La quale lo spedirà, gratuitamente, per la fornitura al paziente.

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