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Insieme in cammino

Un giorno senza sorriso è un giorno perso Primavera 2010

Bollettino parrocchiale Aldeno - Cimone - Garniga Terme


l’indice

L’editoriale Futuro assicusato? di don Daniele

La Sacra Scrittura Chi era costui: Sansone PAGINA 3

PAGINE 32-33

Capitelli e affreschi I capitelli del Bondone, di Cimone e... a cura della redazione PAGINE 4-5

Il rosario perpetuo L’ora di guardia

Vivere la domenica La luce della domenica

Eventi

PAGINA 34

PAGINE 35-36

PAGINE 6-7-8

Ostensione della Sacra Sindone

Benvenuti tra noi La famiglia Chistè

Pellegrinaggio a Torino PAGINE 9-10

L’intervista La famiglia Senegalese a cura della redazione

Pellegrinaggio PAGINE 11-12-13

Le poesie di don Valerio Filò filodèl

A Lourdes e vestizione Claudia Dallago PAGINA 38

L’approfondimento PAGINA 14

I battezzati delle nostre parrocchie

PAGINA 15

A proposito di... solitudine PAGINE 39-40

Il carnevale in parrocchia PAGINE 41-42

Provocazioni Rosarno e noi cristiani... a cura del gruppo missionario

I presepi nelle nostre comunità PAGINE 43-44 PAGINE 16-17

L’intervista L’intervista tripla ai gestori dei supermercati PAGINE 18-19-20-21

News dal mondo cristiano

I nostri defunti PAGINE 45-46

Modulo d’iscrizione al campeggio PAGINA 47

Gli orari PAGINA 22

Bollettino junior Al.ci.ga., giochi, concorso a premi PAGINE 23-24-25-26

I vizi capitali Quando il computer fa male PAGINA 27

I nostri consacrati Suor Agnese Maria Innocenti PAGINE 28-29

33 trentini raccontano la cooperazione Quando la Coop vendeva anche le fedi PAGINE 30-31

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PAGINA 37

PAGINA 48

Insieme in cammino

Redazione: Giovanna Frizzi, Giorgia Giaimo, Emanuela Groaz, Elisabetta Giovannini, Maura Mazzurana, don Daniele Morandini, Marco Moratelli, Barbara Scarpa. Hanno collaborato a questo numero: Sandro Bisesti, don Valerio Bottura, Sara Cimadon, Alma Osler, Maria Arici, Marco Chistè, Ierta Beozzo, Luisa Bottura, Marcello Enderle e Mons. Luigi Bettazzi. Stampa: Grafiche Dalpiaz Ravina. (Tel. 0461/913545) Contatti: Tel. canonica: 0461/842514 E-mail: dondaniele@tin.it


Futuro assicurato?

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l’editoriale

efinizione: “Lo sviluppo sostenibile è una forma di sviluppo che non compromette la possibilità delle future generazioni di perdurare nello sviluppo preservando la qualità e la quantità del patrimonio e delle riserve naturali. L’obiettivo è di mantenere uno sviluppo economico compatibile con l’equità sociale e gli ecosistemi, operante quindi in regime di equilibrio ambientale.” Capito poco? Anch’io a dire il vero! Più semplicemente credo che da queste righe sia importante ricordare che nessuno di noi può permettersi di essere così egoista da rovinare il futuro del nostro mondo e delle generazioni future. Ognuno di noi può fare qualcosa di importante e, tra le mille cose che si potrebbero suggerire, mi permetto di accennarne due che considero fondamentali, oggi e per il futuro dei nostri paesi: rimettere al centro la persona e il bene comune. Parole vuote o fumose? Non direi, se si pensa che il cristianesimo riafferma da 2000 anni che: “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” e se si rammenta che Gesù, secondo i vangeli, cerca sempre la singola persona. Allora vorrei suggerire e cercare di vivere in prima persona queste semplici regole: dona il tuo tempo, le tue conoscenze e i tuoi soldi agli altri: sentirai che il cuore si riempie di gioia. Non bloccare le iniziative degli altri, appoggiale, sostienile, incoraggiale e ti accorgerai che sarà come un boomerang: pensavi di aver fatto un’azione buona invece ti accorgi che il beneficio maggiore è per te. Osserva gli altri con ammirazione, sottolinea sempre ciò che di buono fanno, eviterai di distruggere, comincerai a costruire insieme; preoccupati del bene comune, senza interessi personali, senza rivalse, senza preconcetti. Organizza, controlla, vigila fin che il risultato non viene raggiunto, fai quello che non fanno gli altri. Le cose non funzionano dove la colpa è sempre degli altri e si crede che siano sempre gli altri a dover fare. A Garniga Terme, a Cimone, a Aldeno c’è bisogno di te! don Daniele LA VIGNETTA DI SARA CIMADON

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capitelli, edicole e cappelle dei nostri paesi a cura della redazione

Il capitello del Bondone, quello al bivio per le frazioni alte di Cimone e il capitello delle “case gemelle dei Piffer” a Garniga Terme

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ncora nuove edicole da scoprire. Non passa inosservato, per coloro che si recano in Bondone, sul lato sinistro della stretta strada che si inerpica nel bosco, un massiccio piedistallo in roccia nel quale è stato solidamente conficcato un crocefisso in ferro. Nel tempo invernale è decorato con fiori finti ma in estate non manca chi vi porta qualche fiore di montagna di ritorno dai prati sovrastanti. Una Il capitello a Cimone al bivio della rientranza nella strada consente anche di sostare strada che porta alle frazioni alte. per qualche minuto di raccoglimento e, viste le dimensioni della carreggiata, si è comunque ‘costretti’ a rallentare in caso si incroci qualcuno in senso contrario... Meno visibile (perché posto proprio a ridosso della fermata delle corriere) ma in un posto più trafficato è il capitello realizzato nel 1998 (come indica il masso adiacente) al bivio che porta alle frazioni alte dell’abitato di Cimone. Il capitello raccoglie un semplice crocefisso e venne realizzato in ricordo di Corrado Bisesti, come suggerisce la piccola insegna posta ai piedi del manufatto. Al momento della realizzazione si è pensato anche ad un momento di preghiera, il crocefisso è stato posto un po’ rientrante realizzando un piccolo impiantito per poter sostare in relativa sicurezza davanti al Cristo. Decisamente meno visibile il terzo capitello a Garniga Terme, questo va cercato e cercato nel privato! In estate qualcuno se lo trova dinnanzi quando, intendendo raggiungere la antica chiesa di S. Osvaldo, sbaglia strada e si infila nel prato delle “case gemelle dei Piffer”, in località Engherle, al termine della strada denominata “Salita al Doss”. Il cancello spalancato invita a proseguire ma, fatti quattro passi, ci si trova nel prato antistante le abitazioni. A questo punto, a sinistra, ben protetto dagli alberi, si scorge il capitello. Si trova ai piedi di una breve china boscosa, due panche in muratura con seduta in legno introducono alla preghiera e ad un attimo di raccoIl capitello dei Piffer a Garniga Terme.

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capitelli, edicole e cappelle dei nostri paesi

glimento verso la statua della Madonna Immacolata. Tale manufatto è stato realizzato e fortemente voluto da Mario Piffer che in questo modo testimonia la devozione che la famiglia dei “Luigioni” ha sempre avuto per la Madonna. L’idea di realizzare il capitello prese forma nel 1989 a ridosso della costruzione delle case di villeggiatura. Mario, forte di abilità manuale, realizzò la nicchia, contornandola di muretti, con pratica seduta in legno e di invito in lastricato di porfido. Il risultato è uno spazio racchiuso nel quale viene privilegiata e favorita la preghiera e l’intimità. La pietra grezza delimita il contorno della grotta creando un netto contrasto con il bianco dell’intonaco e concentrando lo sguardo verso l’Immagine dell’Immacolata che è protetta da un cancelletto in Il capitello sulla strada del Bondone. ferro battuto. Ai lati della nicchia, ad abbellimento, sono state messe a dimora edere, eriche bianche ed un cipresso cui la famiglia ha assegnato il compito di perenne guardia d’onore. In estate i fiori del prato fanno il resto. La statua della Madonna venne acquistata nell’estate del 1989 a Monte S. Angelo presso l’antichissimo santuario dell’Arcangelo Michele e venne consacrata il 01 ottobre di quell’anno da don Ernesto Daz (che molti ricorderanno quale catechista delle scuole elementari di Aldeno). Il tutto si svolse in un clima di commozione ed intimità. Da qualche mese la nicchia ha accolto un’altra statua, rispettosamente più piccola della prima: è una raffigurazione di San Padre Pio da Pietralcina, acquistata nell’estate del 2009 nello stesso luogo della prima. Alla Madonna e al santo i fiori del Momento della consacrazione del capitello dei Piffer. prato, i lumi accesi nelle notti d’estate e le preghiere recitate sulle panche anche in ricordo di coloro che videro la realizzazione di quest’opera e che ora non sono più tra noi.

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vivere la domenica

La luce della Domenica Dalla diocesi di Bolzano-Bressanone raccogliamo una proposta molto stimolante che costituisce per ogni famiglia della nostra comunità una buona occasione per approfondire la spiritualità della domenica. Cara famiglia, è con grande gioia e vero affetto che bussiamo alla vostra porta per portarvi quest’iniziativa che di sicuro stimolerà la vostra fantasia e il modo di vivere la vostra festa. Una candela accesa, solo la domenica, sulla vostra tavola vi ricorderà che è il giorno del Signore, della comunità cristiana, della famiglia. Insieme riusciremo a “salvare” la domenica perché torni ad essere, per noi cristiani, veramente il giorno del Signore. Domenica: giorno dell’Eucarestia, della gioia e del riposo.

Il tempo libero necessita di un centro interiore

Tratto dall’omelia di sua santità Benedetto XVI il 9 settembre 2007 a Vienna «Senza il Signore e il giorno che a lui appartiene non si realizza una vita piena. La domenica, nella società occidentale, si è mutata in un fine-settimana, in tempo libero. Il tempo libero, specialmente nella fretta del mondo moderno, è una cosa bella e necessaria; ciascuno di noi lo sa. Ma se il tempo libero non ha un centro interiore, da cui proviene un orientamento per la vita nel suo insieme, esso finisce per essere tempo vuoto che non ci rinforza e non ricrea. Il tempo libero necessita di un centro: l’incontro con Colui che è nostra origine e la nostra meta.»

Vivere la domenica consapevolmente Proposte simpatiche e concrete

Bacheca domenicale

All’interno dell’appartamento può essere appesa una bacheca, su cui tutti i membri della famiglia possono affiggere i loro desideri domenicali (anche a lunga scadenza)

A tavola

Sarebbe bello che tutti i componenti della famiglia si ritrovassero per mangiare insieme a colazione, a pranzo o a cena. Questo permetterebbe di trascorrere insieme del tempo, di chiacchierare e creare un clima di condivisione e di confronto. 6


Stare insieme

Potremmo proporre di tanto in tanto a parenti ed amici di stare insieme per fare una piacevole passeggiata o per chiacchierare davanti ad una simpatica merenda oppure per andare insieme al cinema…

Il profumo

Si potrebbe iniziare o introdurre, già da sabato sera, la domenica con un profumo particolare che può essere quello di essenze, incenso o candele ma anche più semplicemente quello di una torta appena sfornata.

La decorazione

La casa può essere rallegrata festosamente con fiori freschi comprati per l’occasione oppure raccolti in giardino.

L’atmosfera

Sarebbe una bella idea introdurre qualche buon proposito che è stato deciso insieme, ad esempio il rinunciare alle critiche, cercando di non criticare né gli altri, né noi stessi e neppure alcune circostanze o avvenimenti esterni.

La santa messa

E perché non invitare amici e parenti a frequentare insieme la Celebrazione Eucaristica?

Il brutto tempo

Se poi domenica è brutto tempo si è costretti a casa, questa può essere l’occasione per giocare insieme, guardare vecchie foto, raccontarsi storie del passato o ascoltare insieme buona musica.

La preghiera

E perché non iniziare il pasto con una preghiera recitata insieme ad alta voce dopo aver acceso la “luce della domenica”?

La luce

Si potrebbe dedicare la luce della candela ad una persona cara, ad un amico che è in viaggio, o a chi non è più con noi, a chi è costretto a lavorare, a chi non sta bene… 7


vivere la domenica

I ricordi

Un’altra idea potrebbe essere quella del contenitore dei ricordi –un vaso o un piccolo cesto- in cui tutti possono inserire dei biglietti che ricordano i momenti belli trascorsi insieme alla domenica. Dopo qualche tempo si tireranno fuori questi biglietti e ognuno cercherà di ricordarsi e di ricordare all’altro un determinato avvenimento.

La conclusione Alla domenica sera sarebbe bello che la famiglia si ritrovasse e si preparasse insieme per la settimana che sta arrivando: quali avvenimenti aspettiamo con gioia? Che cosa possiamo organizzare e pianificare perché la settimana riesca al meglio?

Meditazione e preghiera Beata la famiglia aperta alla vita, che accoglie i figli come un dono, valorizza la presenza degli anziani, è sensibile ai problemi di chi è povero e sofferente. Beata la famiglia che prega insieme, e affida a Dio problemi e speranze. Beata la famiglia che trova tempo per dialogare e far festa insieme. Beata la famiglia che non è schiava della televisione e sa scegliere programmi costruttivi. Beata la famiglia in cui i contrasti non sono un dramma, ma una palestra per crescere nel rispetto, nella benevolenza e nel perdono vicendevole. Beata la famiglia dove regna la pace: in essa si radica la pace del mondo. Beata la famiglia che, pur non trovandosi in queste beatitudini, decide che è possibile percorrerne almeno qualcuna. Beata la famiglia in cui vivere è gioia, allontanarsi è nostalgia, tornare è festa. 8


La famiglia Chistè e la scelta di Garniga Vecchia

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benvenuti tra noi

ono Marco Chistè (tecnico all’Unifarm), Maria Arici (insegnante impegnata a livello provinciale nel progetto intercultura e nell’inserimento di bambini non di madre lingua italiana nelle classi elementari) e i loro figli Francesco e Tommaso. Marco e Maria con i figli Francesco e Tommaso Fino a un anno e mezzo fa vivevano a Povo, ora sono a Garniga Vecchia, hanno trasformato la casa in cui abitano in una villa autosufficiente dal punto di vista energetico e hanno cambiato molti aspetti della loro vita. Ci hanno incuriosito le loro scelte e i valori che li hanno guidati e per questo con la redazione del bollettino ci siamo recati a casa loro per ascoltarli e capire. Perché siete arrivati a Garniga vecchia? Marco: La nostra scelta parte dalla voglia di avere una casa singola, a contatto con la natura, che ci permettesse di essere più coerenti con i valori che cerchiamo di vivere nel quotidiano. Fare questo nella collina est di Trento, zona Povo, ci risultava impossibile per i prezzi fuori di testa delle case. Fortuitamente abbiamo saputo che era in vendita una casa a Garniga Vecchia e, per farla in breve, eccoci qui. Eravate mai stai a Garniga prima di allora? Maria: mai. La prima volta è venuto Marco da solo per vedere la casa. Poi mentre lui scendeva per tornare a Povo ci siamo sentiti per telefono e mi ha colpito una frase che lui mi ha detto: “ancor prima di vedere la casa mi sono sentito bene”. Marco: era l’una del pomeriggio, mi hanno portato al giardino che c’è sopra la casa, era caldo, silenzioso, un falchetto mi girava sopra la testa e da dentro ho sentito che stavo bene. Maria: La seconda spinta forte per arrivare a Garniga è stata la possibilità che questa casa ci dava di realizzare un progetto di eco-compatibilità, o lo facevamo ora o tutti i nostri pensieri e valori rimanevano chiacchiere. Per noi è molto impegnativo anche dal punto di vista economico, ma ci crediamo molto e siamo disposti a fare i sacrifici necessari. In cosa si distingue la vostra casa dalle altre? Marco: Principalmente nel discorso dell’energia. Abbiamo una sonda geotermica che si basa sullo scambio del calore con la terra. Sotto casa è stata fatta una sonda che ha perforato il terreno per 150 metri, una pompa spinge l’acqua verso il basso e quando questa risale, in un grande boiler, viene catturato il calore che ha acquistato, questo permette di avere acqua calda per i sanitari e il riscaldamento. Per l’Italia è un progetto nuovo ma negli stai vicini (Austria e Svizzera) sono molto dif-

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benvenuti tra noi 10

fusi. Il fotovoltaico sul tetto produce l’energia per far funzionare la pompa e tutti i nostri bisogni energetici. E’ una casa clima B. I materiali sono stati scelti con molta oculatezza: cappotto in fibra di legno, pareti interne in argilla, pavimenti di pietra e legno. La casa è quasi tutta di terra, pietra e legno. Per chi, come voi, viene dalla città, quali vantaggi e svantaggi offre un paese come Garniga? Maria: adesso è un anno che siamo qui e l’entusiasmo di aver realizzati questi sogni ci permette di vedere quasi solo vantaggi. Ci piace tanto l’idea di poter veder crescere liberi, ruspanti, a contatto con l’ambiente i nostri figli. Dal punto di vista sociale ci siamo sentiti subito accolti e le relazioni che abbiamo intrapreso, con le persone del posto, sono molto spontanee e genuine. Abbiamo avuto la fortuna di rimanere per un anno sopra il negozio a Garniga paese, in affitto, in attesa dell’ultimazione dei lavori, e questo ci ha permesso di conoscere tante belle persone. Marco: anche la strada che in apparenza è brutta e stretta non ci crea alcun problema, anzi rende l’ambiente più tranquillo, meno trafficato e più vivibile. Quale rapporto avete con la fede? Maria: come coppia siamo sempre stati molto inseriti in vari gruppi parrocchiali e tra l’altro ci siamo conosciuti da padre Carlo Carretto a Una veduta di Garniga vecchia Spello. Dopo molti anni di full immersion nelle nostre parrocchie di origine, abbiamo avuto anni di stanca. Lavoro, altri impegni, famiglia ecc.. ci hanno un po’ rallentato. Marco: Siamo in attesa di trovare un posto dove possa essere possibile realizzare qualche istanza che abbiamo dentro. Spesso il fine settimana siamo via quindi anche la messa domenicale qui in paese è difficile frequentarla. Ci stavamo perdendo come pratica, ma ora si aprono nuove possibilità. Qualche suggerimento per il nostro paese? Marco: Abbiamo visto che ci sono delle belle iniziative proposte in paese e anche serate interessanti, ma poco partecipate o addirittura fallite perché eravamo troppo pochi iscritti. Quindi invitiamo tutti ad approfittare delle proposte che vengono offerte e viviamole come proposte aggregative importanti. Penso che se ci sarà partecipazione ci sarà anche più offerta. Concludiamo la serata con un’ottima cena, due sane risate e del pane fatto in casa. L’esterno della casa ripresa durante una nevicata


L

a cura della redazione

a famiglia alla quale facciamo visita è quella di Yelly Sarr. Abita a Cimone da alcuni anni, in un appartamento accogliente dove veniamo invitati ad accomodarci con un sorriso e una calorosa stretta di mano. Sono presenti il capofamiglia, la moglie Die Niang e la figlia Fatou. È lei che parla l’italiano meglio di tutti, essendo nata in Italia come i suoi due fratelli, il maggiore Ablaye e il piccolo di casa, Falilou. Subito cominciamo la nostra chiacchierata, mentre dalla cucina ci arriva il profumino della cena che la mamma sta preparando… D: Partiamo da dove siete partiti voi… È difficile per me, lo è sempre stato, raccontare la mia storia… Sono nato in Senegal, in una località vicino a Dakar. A sei anni mi sono trasferito nella capitale da mio nonno, che mi ha cresciuto. Lì ho frequentato le scuole francesi e mi sono diplomato in un istituto professionale. Sono arrivato in Italia nel 1986, ma dalla mia terra, il Senegal, ero partito già nel 1982. Ho Die Niang e Yelly Sarr attraversato il deserto algerino, la mia prima meta è stata la Libia, dove ho vissuto e lavorato fino al 1985. Come potete immaginare, però, anche lì la situazione era piuttosto difficile, per cui sono ripartito, questa volta verso l’Italia, più precisamente la Sicilia, nelle province di Catania ed Agrigento. All’epoca tra il vostro e il mio Paese non era possibile ottenere alcun tipo di visto, ma, dimostrando di avere un lavoro e di poter mantenersi, ho potuto rimanere e cominciare la mia vita in Italia. D: Poi cos’è successo? All’entrata in vigore della Legge Martelli ho ottenuto il permesso di soggiorno. In Sicilia le opportunità di lavoro erano molto scarse, così, nel 1989, ho deciso di ripartire e sono arrivato a Trento. La mia prima casa è stata l’Opera Bonomelli, il dormitorio pubblico. Fortunatamente ho trovato subito lavoro in una ditta di Mezzocorona che produceva prefabbricati, il proprietario mi passava a prendere ogni mattina e la sera rientravo in corriera. Ora lavoro in una ditta a Spini di Gardolo. D: Cosa ti ha aiutato a superare le inevitabili difficoltà di quel periodo? Ho avuto la fortuna di incontrare le persone giuste al momento giusto. Erano obiettori di coscienza in servizio al Punto d’Incontro di don Dante, ero in difficoltà e loro mi hanno offerto aiuto e sostegno. Col tempo si è creato un vero rapporto di amicizia, i loro figli hanno l’età dei miei e ancora ci frequentiamo insieme alle nostre famiglie. È grazie a loro che ho trovato casa e ho risolto i molti piccoli e grandi problemi che la mia situazione com-

l’intervista

«Aprite le porte!» La famiglia Senegalese

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l’intervista 12

portava. D: E tua moglie? Nel 1990 ho presentato la richiesta di ricongiungimento, eravamo già sposati a quell’epoca. Appena ottenuto il permesso, Die Niang mi ha raggiunto e, con la nascita dei nostri tre figli, siamo finalmente diventati una vera famiglia. Anche lei, piano piano, ha imparato l’italiano, in questo l’ha aiutata molto seguire le trasmissioni televisive. D: Quando siete arrivati a Cimone? Era il 1998. Da allora abitiamo qui, dove i nostri figli hanno frequentato la scuola dell’infanzia e le elementari. Falilou frequenta ora la terza media ad Aldeno, Fatou la terza al liceo linguistico e Ablaye sempre la terza al liceo di scienze sociali. D: E il pensiero al Senegal c’è? Com’è la situazione nel vostro Paese? Questo pensiero c’è sempre. Con i risparmi di tutti gli anni di lavoro in Italia siamo già riusciti a costruirci casa laggiù ed è là che tornerò. Non so se i ragazzi ci seguiranno, per loro è diverso, ma io e mia moglie torneremo a casa un giorno. Ho una mia opinione a questo proposito: ogni storia di emigrazione, ogni sacrificio compiuto lontano dalla propria terra, hanno senso solo se servono a rendere migliore la vita là dove si è nati, altrimenti non ne vale la pena. Non sono qui per avere una bella macchina, mangiare bene… Per quanto riguarda il Senegal, la situazione là non è semplice, le vicende politiche sono contorte e non aiutano certo il Paese a creare condizioni migliori. Le risorse ci sarebbero: speriamo… D: Cosa pensi della colonizzazione francese? Non tutti gli aspetti sono stati negativi, è la storia… Siamo indipenFatou denti ormai dal 1960, ora ci vogliono onestà, coscienza e lavoro, valori che cerco di onorare ogni giorno e trasmettere ai miei figli. D: Posso fare una domanda a Fatou? Come ti senti tu? Italiana o senegalese? Sento di essere un po’ l’una e un po’ l’altra e non avverto disagio per questo. In famiglia parliamo la lingua dei miei genitori, il wolof, e seguiamo alcune tradizioni del Senegal, con le amiche a scuola parlo italiano, non è un problema. A me poi le lingue piacciono molto, sto studiando inglese, francese e anche un po’ di spagnolo, spero da grande di poter diventare interprete o traduttrice. D: Ma dove sarà il tuo futuro? Qui o in Senegal? In Senegal sono già stata, mi piace… non saprei rispondere… sarebbe bello un po’ qui e un po’ là… D: Torniamo al papà: cosa pensa dell’ambivalenza nelle parole di sua figlia? Per me è importante trasmettere ai miei figli la mia cultura, le mie tradizioni. So bene che quando non ci sarò più loro taglieranno il legame con il nostro Paese, per questo sento forte il compito di insegnare loro il più possibile della nostra cultura, sono pronto a qualsiasi sacrificio per questo. Una volta adulti, saranno liberi di decidere quale strada seguire, ma è compito di un padre, e lo dice la nostra stessa religione islamica, insegnare ai propri figli i propri valori religiosi e culturali. E questo naturalmente significa anche insegnare il rispetto verso le altre culture e religioni. D: Il bollettino parrocchiale entra in tutte le case dei nostri tre paesi. Come spiegherebbe in poche parole i valori di un buon musulmano? È molto semplice: un buon musulmano non farebbe mai agli altri quello che non vorrebbe che gli altri facessero a lui. Da quando sono qua, mi sono sempre comportato bene, ho sem-


l’intervista

pre rispettato le leggi e le regole della buona convivenza, come se l’Italia fosse il mio Paese. Faccio una vita tranquilla, lavoro e casa, esco molto poco. Ma sarei pronto ad uscire subito di qui se sapessi che qualcuno ha bisogno d’aiuto, così come altri mi sono venuti incontro quando io ero in difficoltà. D: E se dovesse dare un giudizio sui cristiani? Penso che il gesto buono verrà sempre ripagato, non importa che tu sia cristiano, musulmano, buddista ecc. . Importante è fare del bene. Io sono stato aiutato da cristiani, sono musulmano e mi sono venuti incontro ugualmente. Se ne avrò la possibilità, sono pronto ad aiutare anch’io. Anche nei confronti dei simboli e delle ricorrenze della confessione cattolica non mi trovo in difficoltà: i miei figli hanno sempre partecipato alle attività scolastiche relative al Natale, Ablaye alla Pasqua ecc. . Ho forti dentro di me i principi e i valori che il Corano mi ha insegnato, il crocefisso appeso non mi mette a disagio, non offende la mia coscienza musulmana. D: Respirate mai aria di razzismo? Quando sono arrivato in Italia la situazione era diversa, erano gli anni ottanta, ero tra i primi, tutti ci guardavano male. Ora i miei figli vivono in un ambiente più aperto, non avvertono pregiudizi così forti nei loro confronti. Capita ancora, alle volte, di incontrare persone contrarie alla nostra presenza, ma sono sicuro che capiranno anche loro col tempo che chi, come me, si è rotto la schiena nel loro Paese, merita di essere rispettato come tutti gli altri. D: Dopo 10 anni di vita a Cimone, siete riusciti ad integrarvi con le persone del Paese? I figli hanno le loro amicizie, sono integrati bene. Io e mia moglie usciamo poco, ma cerchiamo di comportarci come “ambasciatori del nostro Paese“, il desiderio è quello di Falilou dimostrare che anche noi africani siamo belle persone. Speriamo di esserci riusciti… . D: Ci sono altri vostri parenti in Italia? Ho un fratello a Bergamo e un nipote a Milano che ha sposato una ragazza italiana. Tutti gli altri parenti sono in Senegal, riusciamo ad andarli a trovare ogni tre, quattro anni. Mia moglie partirà proprio martedì prossimo, andrà a trovare la madre per un mese. D: Domanda leggera: sei tifoso di calcio? Diciamo Inter… ma se ci fosse Senegal-Italia… .

Gita parrocchiale 2010

Quest’anno è prevista in pullman per fine maggio, sarà con destinazione Roma e Costa Amalfitana. Maggiori informazioni saranno comunicate prossimamente alle Messe domenicali. Iscrizioni presso Cecilia Schir (0461/842643) 13


le poesie di don Valerio Bottura

Filò filodèl

Quande che gh'era le vache e i bòi, tute le sere dai Santi a S. Giuseppe, se feva 'n le stale el filò. Le familie le se trovava ensema come al mercà. Quande l'autum tornava co le so sere longhe, e 'l sol mez malandà fredot el tramontava, e quande la vendema sfoiava zo le vigne e i popi tuti 'nsema i neva driti a scola, e basta a péi descolzi a nar al terzo 'n cesa (1) perché ghe vòl le sgalmere co' l'umit che fea presa, alora dopo tut, fioi cari, mi no so, no gh'era meio temp che nar a far filò. Filò, filodèl, la sera per scaldarse CIMA PALON

Filò, filodèl, che ciacere 'n la stala La bianca no i la paga, (2) sentài spala a spala la fam ancor la cresse, su 'n secio o su 'n scagnel. i prezi i va a le stele, le steore sempre istesse. Matele, done e veci, Filò, filodèl, matei de mez'età al calt en la staleta scoltar che i dis de guera, l'è come na gazeta braure de soldà. de tante novità. Po' gh'era chi saéva Filò, filodèl, de ogni novità ancòi no ghe n'è pù; e i te portava fòra gh'è radio, gh'è Ti Vù, le bagole de ca'. ma ne manca 'l pù bel. (3) La Meri la se sposa, la tòl quel orbo zopo, la Nina la g'à 'n popo, o za l'è lì che 'l vegn.

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CENTRO DEL FONDO

1)

al terzo (o terzet) =rosario di ottobre 2) la bianca = l’uva bianca 3) ‘l pù bel = il bello dello star insieme.

PANORAMICA DELLE VIOTE DALLA ROSTA

MARZOLA RIFUGIO VIOTE

El Toni ghe cogn vender La casa e 'n tòc de ort; l'è piem fin chì de debiti, ancòi l'è 'n omo mort.

e 'nsema per contarse le baie d'en paesèl.

PORTULE

VIGOLANA


MICHELETTI GIOVANNI battezzato il 31/10/2009 ad Aldeno figlio di Mattia e Marica Piffer

TOMASI MARTINO battezzato l’8/12/2009 ad Aldeno figlio di Michele e Chiara Moratelli

MAISTRI ANNA battezzata l’8/12/2009 ad Aldeno figlia di Roberto e Laura Manica

OLIVER GIULIA battezzata l’8/12/2009 ad Aldeno figlia di Tiziano e Cinzia Tonini

TOMASELLI SOFIA battezzata il 7/02/2010 ad Aldeno figlia di Marco e Aurora Bernardi

CIMA VERDE M. 2102

DOSS D’ABRAMO M. 2140

i battezzati delle nostre parrocchie

VETTORAZZI GRETA battezzata il 28/11/2009 a Garniga Terme figlia di Andrea e Maddalena Tomasi

CORNETTO M. 2180

BOCCA DI VAIONA

MONTE STIVO

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provocazione a cura del gruppo missionario 16

Rosarno... e noi cristiani

I

fatti di Rosarno (paese vicino a Reggio Calabria) ci interpellano tutti, noi cristiani per primi. Da un'automobile, restata anonima, partono fucilate contro lavoratori neri, impegnati nella raccolta di agrumi, ma trattati come schiavi, sia per l'ammontare della paga giornaliera che viene loro consegnata, sia per le condizioni di alloggio, miserrime, a cui sono condannati. E questi reagiscono distruggendo e incendiando. Reazione da condannare, certamente, che fra l'altro ha portato alla fuga di quasi tutti gli immigrati; e forse era questa la cosa che si voleva. Ma chi, anche tra i governanti che hanno condannato - giustamente - la rabbia distruttiva, ha anche solo fatto cenno a quanto l'ha provocata? E non parlo solo delle fucilate, che resteranno anonime, bensì degli anni in cui tutti sapevano (e tutti vedevano) le condizioni di lavoro e di vita dei migranti. E poi si parla di politica dell'amore e della libertà. In realtà si tratta di "amore di sé" (cioè egoismo) e di "libertà nostra" (pagata con la schiavitù di altri). Mi chiedo quale debba essere la nostra reazione come cristiani?! Perché è vero che chi ha soccorso questi poveracci è stata la Chiesa, con qualche aiuto materiale, prima, poi con l'offerta provvidenziale degli automezzi di fuga. Ma è anche vero che la prima carità è la giustizia, e il rispetto della legalità. L'impressione invece è che, pronti alla carità come elemosina, non lo siamo altrettanto alla prima carità, appunto alla giustizia. Si parla tanto - e giustamente - di principi irrinunciabili, applicandoli in primo luogo alla salvaguardia della vita, dal suo sbocciare al suo tramonto; ma non si riesce a puntualizzare che la vita va salvaguardata anche nella sua pienezza, e non solo in quella della "nostra", ma in quella di ogni nostro fratello, di ogni essere umano. Il vero antagonismo a Dio è "mammona", parola aramaica che noi traduciamo oggi con "ricchezza", ma che implica anche il "potere": "Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire Dio e la ricchezza" (Mt 6,24). Perché questa porta poi a diffondere la mentalità in cui ognuno


provocazione

cerca solo i propri interessi, manipolando le leggi (o creandosene a proprio uso e consumo) e frodandole con tutti gli espedienti possibili. Poi ci lamentiamo se i giovani fanno "i furbi" o i "bulli", se non hanno più veri ideali, né civili né religiosi: glielo abbiamo insegnato noi adulti! Credo che di fronte alle chiusure dell'individualismo e dell'egoismo, manifestazioni del peccato originale, il primo principio irrinunciabile del cristianesimo sia proprio "amare anche i diversi" (il Vangelo dice: "Amate i vostri nemici" Mt 5,44), sia "farsi prossimo" di chi si trova in difficoltà (v. il buon samaritano, Lc 10,36). Se no, il dirsi cristiani può diventare un'etichetta per coprire i propri interessi, magari difendendo il crocifisso dopo aver "giocato" con le religioni antiche e dopo aver oppresso e umiliato tanti sventurati. Già Gesù ammoniva: "Non chiunque mi dice 'Signore, Signore' entrerà nel Regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio" (Mt 7,21); ed il "comandamento", il "precetto" di Dio è proprio che "ci amiamo gli uni gli altri" (1 Gv 3,23). Il Papa ha ammonito fortemente, il Vaticano ha espresso chiaramente la sua condanna e anche la Cei ha parlato. Tocca alla Chiesa che è in Italia, cioè alle nostre comunità, a ciascuno di noi - clero in testa - testimoniare questo irrinunciabile principio della solidarietà, proprio a cominciare dalla giustizia del rispetto per ogni vita umana. Contro la tendenza alla chiusura dell'egoismo occorre rendere evidente al mondo cosa intendiamo noi per cristianesimo. Mons. Luigi Bettazzi - Vescovo emerito di Ivrea I MATRIMONI

Marchi Stefano e Bello Eleonora 24/10/2009 a Garniga Terme - S. Osvaldo

Cestari Claudio e Partez Serena 11/07/2009 a Cimone

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l’intervista

Intervista tripla ai gestori dei supermercati Andrea Cont Aldeno

Andrea Cont 27 Dal prossimo anno sarà direttore.

Francesco Marchi Cimone

Nome: Francesco Cognome: Marchi Età: 57 da 28 anni direttore + 4 da apprendista.

Onorio Zanlucchi Garniga Terme

Onorio Zanlucchi

71 (da 38 anni gestisce il negozio + sei anni come dipendente della Cooperativa). Il viaggio più bello che ha mai fatto: Quest'anno in Brasile dal Non mi è mai piaciuto Sudafrica. 24 gennaio al 9 febbraio viaggiare… forse quello 2010 (in effetti è molto in Sicilia a visitare Feudo abbronzato, ndr). Arancio. Ha qualche hobby: No. Troppi impegni per averuna volta sciavo e viagne, una volta andavo a giavo, ora ho smesso e pesca. l’uno e l’altro per l’età. Ultimo film visto al cinema: The Millionaire di Danny ero un bocia: “Il giorno è talmente tanto tempo Boyle. più lungo” del 1962 sulla fa che “no me ricordo sbarco in Normandia. gnanca”. Fede calcistica: Milan. Milanista senza nessuna. impegno. La frase più bella che ha mai detto a sua moglie: Alla fidanzata la frase più “Giarolina del mio no sen tant da frasi dolci bella è sempre quella che cuore” lo ripeto spesso. comunque “bella gioia” le dirò domani… ghel digo spes. 18


Ce ne sono stati tanti, ogni giorno mi presenta una belle sorprese.

gli attori comici in particolare Totò.

Il giorno più bello della sua vita: Bisogn che diga el me Il matrimonio. matrimonio.

Quando ho ricevuto la lettera per andare militare, mi ha rovinato tutti i piani.

… e il più brutto: La morte dei genitori.

l’intervista

Attore o attrice preferita: Marcello Mastroianni.

Jim Carrey.

Quando è morto mio papà.

La persona a cui deve di più: Maria Teresa che mi ha Mia moglie Elsa. La mia Mamma Silvana sposato. insieme a tante altre. Quali caratteristiche ha il cliente medio: Sono cordiali In genere cerca cortesia, Desidera sentirsi impore spontanei. cordialità e solarità, tante e considerato. è difficile capirlo e spesso non ha tempo e vuole essere servito in fretta.

Andrea in braccio alla mamma Silvana e al papà Beppino

Si.

Francesco il giorno della prima comunione

Onorio a sinistra assieme alla mamma Giuseppina e la sorella Graziosa

I suoi dipendenti lavorano? Nel tempo ne sono Devo dire di si, siamo passati 20 e direi che tutti in famiglia anche tutti hanno lavorato. se non sempre è la cosa migliore. 19


l’intervista

Come è cambiato negli anni il rapporto tra dirigente e cliente: Una volta era riverente e Fino agli anni ’60 il diriNon posso saperlo sono si accontentava di tutto, gente stava fermo in uffiancora all'inizio. chiedevano per piacere le cio, oggi è molto imporcose, oggi il cliente esige tante anche per lui stare e richiede più qualità e in mezzo ai clienti e ai servizio. suoi dipendenti. Meglio lavorare o andare in pensione: Lavorare. Lavorare. Meglio la pensione ma apprezzo il fatto di avere un lavoro. Un messaggio pubblicitario: Bisogna essere affezionaIl nostro massimo impeServizio e qualità sono la ti al negozio del paese e gno è per il servizio, la soddisfazione del socio. ricordarsi sempre che è il qualità e il prezzo negozio della comunità. migliore possibile. “Tegnighe de pù”. Se potesse tornare indietro rifarebbe questo lavoro? Si anche se oggi è un po’ Si deciso! È un lavoro Si, mi piace molto. più duro di una volta, bellissimo avevo provato a fare il in mezzo alla gente. falegname ma… questo lavoro è la mia vita, mi piace il rapporto con la gente, non controllo mai le ore che faccio…

L’interno della Coop di Aldeno

Francesco con i bambini dell’asilo davanti alla «sua» Cooperativa; a destra, in una foto d’epoca, assieme alla mamma e la sorella

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l’intervista

I valori più importante per chi gestisce un negozio come il suo: Onestà, riservatezza Serietà, onesta Onestà e trasparenza, mi e fiducia nel cliente. e trasparenza. piacerebbe che i clienti trovassero "ordine, pulizia e disciplina". Quale è il suo rapporto con la fede: Abito di fronte alla Credente medio, vivo Sono credente, ma frechiesa, “no tiro zo altauna fede senza fronzoli. quento poco. ri”, ma sono credente. Una cosa che non ha mai fatto e vorrebbe fare: Realizzare la banca Mi sarebbe piaciuto Tante, tra queste riuscire del tempo. ampliare a costruire. a vedere e capire il mondo. Un consiglio per chi legge: Rispettate e riscoprite i Siate più legati al vostro Siate tutti più sereni e valori della cooperazione paese, senza chiusure! cercate sempre quello che ci rendono Abbiamo tutti che unisce. più uomini. Venite da guadagnarci. a trovarmi in negozio, (ndr: le luganeghe vi aspetto con il sorriso! dell’Onorio sono le più buone del mondo).

Il piccolo Andrea

A sinistra, Onorio assieme ai suoi familiari davanti al negozio di Garniga Terme. Sopra, Onorio (il primo a destra) in una foto d’altri tempi assieme ai genitori, la sorella e il fratello più piccolo

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news dal mondo cristiano 22

CITTA’ DEL VATICANO - La pace «incomincia da uno sguardo rispettoso, che riconosce nel volto dell’altro una persona, qualunque sia il colore della pelle, la sua nazionalità, la sua lingua, la sua religione»: lo ha detto papa Benedetto XVI nell’omelia della messa per la solennità di Maria Madre di Dio e la 43/ma Giornata mondiale della pace. Benedetto XVI ha voluto sottolineare più volte, nella sua omelia, lo stretto nesso che lega la fede in Dio al rispetto per l’altro, specie se ‘’segnato dalla durezza della vita’’. A GERUSALEMME LA BIOETICA UNISCE LE RELIGIONI – Alcuni esperti di bioetica appartenen- Benedetto XVI durante la celebrati alle tre grandi religioni monoteiste si sono incontra- zione della S.Messa del 01 gennaio ti a Gerusalemme, il 13 e il 14 dicembre 2009 presso 2010 il Pontifical Institute Notre Dame of Jerusalem Center, diretto dai Legionari di Cristo in due congressi internazionali intitolati “Cultura della vita e religione” e “Bioetica, legge e religione nei problemi di fine vita”. Sono stati affrontati le convinzioni e gli orientamenti di ognuna delle tre religioni sui problemi riguardanti la vita umana nelle sue fasi. Dall’insieme delle conferenze e tavole rotonde è emerso con chiarezza un ricco panorama di elementi profondamente condivisi: la vita umana è sacra, creata e donata all’uomo da parte di Dio e pertanto ogni singolo essere umano gode di una dignità intrinseca e merita profondo rispetto; il valore inerente di ogni vita umana ci impedisce di danneggiarla o distruggerla; solo Dio, creatore della vita, è sovrano nelle decisioni sul tempo dell’inizio e la fine degli essere umani e quindi causare intenzionalmente la morte, anche con la finalità di porre fine alla sofferenza, è moralmente inaccettabile; prolungare la vita ricorrendo ad interventi sproporzionati non è ammissibile e si può interrompere simili interventi lasciando che il processo naturale della morte segua il proprio corso; le cure palliative sono di gran Gerusalemme valore e devono essere ulteriormente incoraggiate e migliorate. NELL’ANNO 2009 SONO STATI UCCISI 37 OPERATORI PASTORALI - E’ quanto si legge nel dossier stilato dall’agenzia della Congregazione vaticana per l’Evangelizzazione dei Popoli, Fides, secondo cui “sono quasi il doppio rispetto al precedente anno 2008, ed è il numero più alto registrato negli ultimi dieci anni”. L’elenco stilato porta al primo posto l’America, seguono l’Africa, l’Asia. Il conteggio di Fides riguarda tutti gli operatori pastorali morti in modo violento. Fides chiarisce che a questo elenco provvisorio deve comunque essere sempre aggiunta la lunga lista dei tanti che rimarranno nell’anonimato, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano anche con la vita la loro fede in Cristo.


Alcune foto del concorso «La luce di Natale»

Aaron Bisesti 10 anni e Luca 7 anni - Cimone

Sofia Dallago 3 anni - Garniga Terme LE SOLUZIONI DEI GIOCHI DEL NUMERO PRECEDENTE OCCHIO AI PUNTINI

Ilaria Dallago 6 anni - Garniga Terme

Alessia Dallago 8 anni - Garniga Terme

CRUCIVERBA CIFRATO

IL FARO

l’intervista ai sindaci

AL. CI. GA. Aldeno, Cimone, Garniga Terme


bollettino junior - giochi 24

La Pasqua nel mondo La Pasqua cade nello stesso periodo dell’anno sia per la religione Ebraica che per quella Cristiana. Per i primi, la Pasqua celebra la fuga degli Ebrei dall’Egitto, verso la terra promessa, guidati da Mosè. Per i Cristiani ricorda la passione e la resurrezione di Cristo. Ecco perché si donano uova, sia vere che di cioccolato, come simbolo di rinascita e di prosperosa fecondità. La Pasqua in alcuni stati del mondo Germania – Ostern Il termine tedesco che indica la Pasqua deriva dal nome dell’antica divinità germanica della primavera: Eostre. Nel periodo pasquale le finestre delle case vengono abbellite con disegni di coniglietti, uova e altri motivi; nei vasi si mettono alcuni rami che vengono poi addobbati. Francia – Pâques Le campane delle chiese sono silenziose dal venerdì fino alla domenica di Pasqua, come segno di dolore per il Cristo crocifisso. Le mamme dicono ai loro bambini che «le campane sono volate via a Roma». Svezia – Påsk Un’antica credenza popolare voleva che nel periodo immediatamente precedente alla Pasqua le streghe volassero verso la montagna di «Blakulla», per trovare il diavolo. Olanda - Pasen o Pasen Zontag In tutta la nazione la Pasqua viene celebrata come una festa primaverile. La maggior parte della gente appende una corona decorata alla porta di casa. Si pitturano le uova che poi vengono appese ad un albero nel giardino. Russia – Paskha Per la Chiesa ortodossa la Pasqua è la festa più importante dell’anno e la si celebra con grande solennità, in una data diversa da quella cattolica. Grecia – Paskha In Grecia si festeggia la Pasqua con i riti grecoortodossi. Con il suono delle campane nella notte di Pasqua e la celebrazione del rito della Resurrezione, termina la Quaresima. Ogni fedele accende nella chiesa la candela che ha con sé e che porterà a casa ancora accesa. Inghilterra – Easter In Gran Bretagna il Giovedì Santo è tradizionalmente giorno di elemosine: nell’abbazia di Westminster, dopo la cerimonia religiosa, vengono donate ai poveri borse di denaro, distribuite dal sovrano su di un vassoio d’argento. Romania - Pastele Anche in Romania si sono sovrapposti antichi riti pagani alle celebrazioni religiose. Con l’avvicinarsi della Pasqua finiscono le feste popolari invernali ed iniziano quelle di primavera. Il Giovedì Santo è per i rumeni il giorno dei morti ed è chiamato il «gioia mare» (in italiano «giovedì grande»). In questo giorno si portano in chiesa dolci fatti con farina o con grano bollito ricoperto di zucchero e noci, del vino e della frutta, che sono offerti in memoria dei morti e distribuiti ai vecchi e ai poveri.


NOTA: Data la prima definizione, le successive si ottengono cambiando una lettera della parola precedente. DEFINIZIONI 1. Lo è anche lo zio. 2. Documento indispensabile per mettersi alla guida di un'auto. 3. Poderoso, energico. 4. L'occidente. 5. Pietanze tipiche del Nord Italia. 6. Triste, sofferente. 7. Insegnante. 8. Pulito e decoroso. 9. Avvenuto da poco tempo. 10. Liberate dal peccato. 11. Come un volo che lambisce il suolo. 12. Gioioso, gradevole.

bollettino junior - giochi

BINARIO DEL SOLE

REBUS (5, 3, 1, 8)

CRUCIVERBA

ORIZZONTALI 1. Il punto dove nasce il sole - 3. Uomo meccanico 5. Inizia una ipotesi - 6. Messo fra 3 e 4 fa 12 - 7. La punta della puntura - 8. Articolo del cappello - 10. Nascosto dal cofano dell'auto - 12. Dieci è il massimo - 13. Animale del prosciutto - 15. Figura a sinistra - 16. Ci si va sulla neve - 18. Compito d'italiano - 19. Il fiume dell'egitto - 20. Dà il miele - 22. Mostra degli animali - 24. Può unire due piazze - 25. Come dopo - 26. La nostra regione - 29. Insieme ai - 30. Serve per volare 31. Prima persona singolare. VERTICALI 2. Il gatto ci gioca - 3. Marito della regina - 4. Bevanda calda - 7. Si dice per fermare - 8. Il primo numero con due cifre - 9. Va dal lunedì alla domenica - 10. Il contrario di sempre - 11. Punto dove tramonta il sole 14. Hanno quattro ruote - 17. Il fratello della mamma - 19. Io e te - 21. La prima donna - 23. Figura a destra 27. Non accompagnati - 28. Arrivederci tra amici.

Le soluzioni dei giochi saranno pubblicate sul prossimo numero

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bollettino junior - giochi 26

Il concorso: "RicostrUNIAMO"…AlCiGa!

I

n questo numero del bollettino hai trovato una busta con una tessera di un puzzle… è la prima di tante tessere che potresti collezionare e che ti daranno la possibilità di "ricostruire e unire" i nostri tre paesi in un unico grande paese! Come? Raccogliendo il maggior numero di tessere bussando di casa in casa, anche in quelle di persone che non conosci e che certamente saranno contente di donarti la "propria" parte di Aldeno, di Cimone, di Garniga Terme! Al termine della raccolta faremo tre classifiche separate… i tre bambini dei tre paesi che raccoglieranno e porteranno il maggior numero di tessere in Canonica entro Pasqua 2010 saranno i vincitori del concorso di questa edizione del Bollettino Junior! E allora… buon divertimento e buona raccolta!


P

rova a rispondere alle seguenti domande: Passi più di due ore al giorno davanti al computer (non per motivi di lavoro)? Hai più amici virtuali che reali? Ti nascondi quando sei connesso, cioè ti presenti per quello che non sei? Soffri se non puoi usare il computer? Se hai risposto di sì anche a una sola di queste domande credo sia importante che tu legga tutto il resto dell'articolo. Un articolo di "Civiltà cattolica" si pone una domanda che sembra molto interessante: in questi anni sono nati nuovi vizi? La risposta è Sì! Due gli aspetti della stessa medaglia: l'indifferenza e l'incapacità di portare a termine ciò che si è iniziato. Oggi si fanno le cose senza esserne coinvolti: è difficile innamorarsi della propria professione. Da un lato si diventa sempre più indifferenti nei confronti degli altri oppure si riserva grande attenzione verso i prossimi per pura logica di clan, ma nelle relazioni sociali si afferma la maleducazione: sintomatici sono il poco rispetto verso gli altri e molti i fatti di danneggiamento delle cose pubbliche da parte dei giovani. Nelle nuove generazioni si concentra il maggior tasso di pigrizia spirituale: "Vogliono essere attivi e così iniziano tante cose, ma le lasciano a metà: prima provano con il nuoto, poi passano all'equitazione, che mollano quando questa si fa impegnativa: per non parlare dell'università! Insomma, la vita diventa un bricolage. Internet poi è diventato un modo per chattare a vuoto: un modo moderno di essere accidiosi, cioè sempre stanchi e indifferenti a tutto". I giovani hanno paura dei 'tempi morti', dei momenti passati magari sul divano a pensare e riflettere, o in un bosco a passeggiare nel verde; preferiscono connettersi con un mondo virtuale che li imprigiona nell'inganno delle chat e di Facebook, collegati con il vuoto e lontani da una relazione vera. La loro è l'accidia del nulla, l'impegno inutile a riempire il tempo vuoto. Può il cristianesimo rimediare a questa debolezza morale? Certo che sì, perché insegna la perseveranza come atteggiamento dello spirito. Punta a far rispettare la Legge e seguire Cristo anche quando tutto ciò diventa impegnativo secondo la società. La fede insegna a rispettare le promesse, a prendere un impegno e portarlo a termine: tutt'altro rispetto all'accidia, che è distrazione, lentezza e infedeltà anche a se stessi. Di fronte a questa pigrizia collettiva che colpisce soprattutto i giovani ai quali non viene trasmessa né la fede in Dio né la fiducia nella vita né la fede nell'uomo né tanto meno la fiducia nel futuro, Enzo Bianchi, il monaco di Bose, rilancia la capacità incisiva della fede cristiana: "Il cristianesimo porta la sua fiducia nell'uomo creato a immagine di Dio e nell'amore. Ma noi cristiani crediamo davvero all'amore? L'amore il miglior antidoto all'accidia".

i vizi capitali

Quando il computer fa male

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i nostri consacrati 28

Suor Agnese Maria Innocenti

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uor Agnese comincia la sua testimonianza precisando la sua ‘nuova’ identità: «Mi chiamavo Maria Grazia quando abitavo ad Aldeno; ora mi chiamo Sr. Agnese Maria» e la sua ‘casa’: l’Ara Crucis a Ravenna è un monastero di vita Suor Agnese è la sesta, partendo da sinistra, con l'abito contemplativa fondato dal domeni- scuro, che ha la mano appoggiata sul cane. cano P. Domenico Galluzzi, morto nel 1992, appartiene all’Ordine domenicano, ed è stata fondata col preciso scopo della preghiera per la santificazione dei sacerdoti. La giornata e la vita intera delle consacrate si svolge avendo presente questo ideale, dalla S. Messa del mattino fino alla Compieta della sera. Suor Agnese, ricordando che quest’anno è dedicato ai sacerdoti ammette che lei e le sue consorelle si sentono ancora più impegnate a donare tutto e tutte per questo ideale. La vocazione della nostra conterranea è nata nella “Casa del Sacro Cuore” di via Chini a Trento, allora sede della scuola apostolica per aspiranti al sacerdozio. Così racconta: «Avevo sedici anni quando per necessità della mia famiglia dovetti andare a lavorare. Rimasi nella suddetta casa tre anni, cioè fino al mio ingresso in monastero. Quei tre anni furono molto belli per me, ricchi di esperienze che hanno cambiato totalmente la mia vita. Eravamo una decina di ragazze, tutte molto giovani, impegnate nei vari lavori di cucina, guardaroba e lavanderia. Si viveva come in un convento: S. Messa tutte le mattine, confessione settimanale, rosario in comune, visita in chiesa tutte le sere prima del riposo. Io ne ero entusiasta anche se le visite a casa avvenivano di rado (una giornata ogni due mesi). Anche il contatto con quei ragazzi, che si chiamavano comunemente “apostolini”, ha influito positivamente sulla mia vocazione». La vocazione di Suor Agnese fu fin dall’inizio «incline alla totalità del dono...dentro di me sentivo che dovevo dare di più, anche se allora capivo poco della vita di consacrazione. Dicevo a me stessa: o in clausura o in missione. Ne parlai con un sacerdote ed egli mi mise in contatto con una persona che conosceva bene l’Ara Crucis. Da allora il mio desiderio era tutto proteso verso l’Ara Crucis». A fronte di tanta determinazione vi era però il pensiero della famiglia, quella famiglia che viveva anche del lavoro di questa giovane e che, per quanto profondamente cristiana, avrebbe potuto dire un sì stretto per penuria di mezzi: “la difficoltà finanziaria rimaneva però l’ostacolo più grande». A quei tempi la solidarietà tra le persone era molto più sentita e quella vocazione venne sostenuta anche grazie ad «una persona che si impegnò a dare ogni mese un piccolo aiuto alla mia famiglia di modo che non sentissero subito la Comunità Ara Crucis. Suor Agnese è in mia assenza». secondo piano, a partire da destra, la prima Suo Agnese prosegue: «io ero la figlia maggiore, vicino alla colonna. la sola che guadagnava qualcosa. A casa rima-


Suor Agnese nell'orto con il trattore.

i nostri consacrati

nevano due fratellini molto piccoli e inoltre mio papà, anche se ancora giovane, era molto malato. Parlai prima di tutto con la mamma, la quale disse subito di sì. Una sera mi decisi a parlarne col papà. Sapevo che gli avrei dato un grosso dispiacere, per questo prima di parlare con lui pregai a lungo. Papà mi disse: “Se è quella la tua strada, va’ pure”. Ma quella sera parlò poco e andò a letto presto. Il mattino dopo la mamma mi disse: “Senti, pensaci bene, perché papà ha pianto tutta la notte…”. Con me non ne parlò più e anch’io cercavo di evitarlo». Le cose dovevano fare il loro corso e Suor Agnese entrò in clausura il 23 settembre 1962 all’età di diciannove anni. Quel giorno è ancora impresso nella sua memoria e ricorda che era felice «anche se nel mio cuore rimaSuor Agnese con le consorelle nell'orneva il dolore per la mia famiglia». to-giardino, tra gli ulivi. (è in secondo Dal 1962 la sua vita è cambiata radicalmente ma nelle piano al centro). parole di Suor Agnese non ci sono rimpianti, anzi, appena può riconosce che «in questa nuova famiglia ho trovato gli affetti familiari che avevo lasciato: delle Madri veramente materne e tante sorelle che mi hanno aiutato a crescere nella gioia della mia donazione. Ora voglio parlare della mia Ara Crucis ... mi sento molto felice nella mia Ara Crucis. È una gioia profonda, intima, forte, che resiste anche di fronte a qualche difficoltà che può capitare». A distanza di tanto tempo nulla è cambiato nello spirito di suor Agnese, le impressioni che ci trasmette sono proprio quelle di una persona che ha trovato piena realizzazione di sè: «mi sento profondamente realizzata, sento che per questa mia vocazione vivo nel cuore della Chiesa. Appartenere totalmente a Dio, vivere in comunione con Lui nell’intimità dell’amore mi riempie di gioia e di pace. Sento che è una gioia vera che col passare del tempo aumenta, che col passare degli anni si fa più profonda. Sì, gli anni passano, ma l’amore rimane sempre giovane e può trasformare totalmente una persona». Quando si pensa alla clausura si è spesso sgomenti, le parole della nostra consacrata sono di tutt’altra inclinazione: «sono convinta che questa vita è coinvolgente anche per una ragazza di oggi (abbiamo una novizia) assetata di autenticità, di verità, dell’unica verità che può saziare la nostra sete di felicità: Dio». Questa sua straordinaria ‘sete di felicità’ viene appagata nel suo lavoro di tutti i giorni in cui «tutto mi piace tanto perché si svolge in un clima semplice, con tempi di silenzio che aiutano a restare alla presenza di Dio. L’orario è suddiviso tra preghiera e lavoro, riposo e ricreazione… e il tempo passa sempre troppo in fretta». Il richiamo di un silenzio che permetta l’incontro con Dio era già maturato tanto tempo addietro quando a 12 anni fece un ritiro con altre ragazze presso le Suore di Maria Bambina a Trento e nella chiesa di questo istituto sentìì dentro di sè un qualche cosa che diceva: «come deve essere bella una vita tutta per Dio, tutta nel silenzio…». I rapporti che suor Agnese ha con il paese e la comunità sono evidentemente limitati, quantomeno fisicamente, ma non ha dimenticato le sue origini e confida: «porto sempre nel cuore il mio paese e la mia cara comunità». Quindi ci saluta con queste parole: A tutti vorrei dire: vi voglio bene! Un saluto affettuoso per tutti».

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Quando la Famiglia Cooperativa vendeva anche le fedi La rivista Cooperazione trentina dedica dal novembre 2006 ai protagonisti del movimento un ritratto ogni mese, è il racconto della loro vita, delle loro idee e del coraggio di metterle in pratica. Tra questi due nostri parrocchiani. Pubblichiamo ampi stralci di quella fatta a Marcello Enderle.

33 trentini raccontano la cooperazione

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a mattina il tono di mia madre non lasciava spazio a repliche. "Guai a tardare". Così mi faceva alzare con un'ora di anticipo. Tutti i santi giorni. Avevo 16 anni e quello era il mio primo lavoro, alla Famiglia Cooperativa di Aldeno. Mi sentivo fortunato, perchè lei continuava a ripetere che era una grazia. La famiglia aveva bisogno di me. Papà lavorava nell'edilizia; allora non c'era la cassa integrazione per l'inverno. Alcuni mesi rientrava profumando di calce. Ancora oggi, che ho 72 anni, associo quell'odore pungente alla serenità. Negli Una foto di Marcello quando aveva 19 anni altri la cinghia non bastava, in qualsiasi modo la davanti al bancone della cooperativa si stringesse. Con l'arrivo del freddo diventavo io l'uomo di casa, quello che guadagnava i soldi per saldare il libretto della spesa. Il primo giorno di lavoro il signor direttore mi spiegò che dovevo prendere uno straccio e pulire tutto il pavimento. "Quando arrivi in fondo - declamò - ricomincia da principio". Man mano che mi spostavo nel negozio, con lo scopone, allungavo il collo per guardare cosa c'era dentro quei grandi sacchi di iuta. Farina, zucchero, pasta, sapone, verdura, frutta. Tutto era sciolto, senza confezioni, senza imballaggi. Dopo qualche settimana il direttore mi insegnò la cosa più difficile. Se ci penso oggi, quando impacchetto un regalo di Natale, sorrido. Lo scotch, che preziosa invenzione! In quegli anni (e per molti altri ancora) tutto veniva incartato a mano, senza aiuti. Il segreto stava nascosto nelle pieghe della carta: dovevano essere talmente fisse da non far uscire neanche un granello di farina. Quello era il terreno dove dimostrare la bravura. Mia madre lo sapeva bene e la sera mi daceva fare esercizio a casa, sulla tavola della cucina. [...] Il venerdì era il giorno del baccalà. Ne preparavamo 40-50 chili. Poi c'era il macello. Il lunedì uccidevamo il maiale e il negozio si riempiva a festa. Veniva venduto tutto. Ossa, musetto, piedini, pelle interiora, orecchie. I più poveri aspettavano gli scarti, perchè ci potevi comunque fare un buon borodo", con umiltà e pazienza. In Famiglia Cooperativa ci occupavamo anche della stagionatura del formaggio. Allora non c'era il Trentingrana. Per grattuggiare si usava un Vezzena stagionato. Ne tenevamo quasi mille forme nella cantina. Dovevamo girarle ogni giorno e ungerle ogni due settimane. Dopo il lavoro. Ero giovane. Per arrivare a girare la manovella del registratore di cassa dovevo usare il cassetto più basso come scala. Dopo un anno il presidente della Famiglia Marcello in pellegrinaggio


33 trentini raccontano la cooperazione

Cooperativa chiese se ero in gamba. Al cenno soddisfatto del direttore, egli sentenziò: "Bene, allora dagli un paio di scarpe". Fu la paga del mio primo anno di lavoro. Il secondo guadagnai 3.300 lire al mese. La sera salivo in sella alla bici e pedalavo fino a Trento. Lì seguivo i corsi dell'Enalc (l'istituto serale per il commercio) dove si tenevano lezioni di ragioneria, merceologia, vetrinistica, fisco. [...] Marcello con la sua cinquecento Nel 1960 mi proposero di diventare "signor direttore", alla Famiglia Cooperativa di Canal San Bovo. Avevo 25 anni. Mi madre sentenziò che la vespa non sarebbe stata sufficiente per il viaggio (erano 120 chilometri) e così acquistai la mia prima macchina: una cinquecento. (vedi foto) Come prima cosa feci l'inventario e trovai una scatola piena di ganci per le tende. Pensavo. Invece erano fedi. Allora la Famiglia Cooperativa vendeva anche fedi e occhiali da vista, che venivano "misurati" con la lettura del giornale. [...] Presto tornai in Villalagarina e divenni direttore della Famiglia Cooperativa di Besenello. Lì si vendevano anche materiale per l'edilizia e scorte agrarie. Allora la Cooperativa aiutava i soci a costruire la casa. Qualche anno dopo fu la volta degli elettrodomestici. Decisi di proporre stufe a carosene, frigo, gas. Poi lavatrici. Le donne non le guardavano neanche. Credo sia stato l'elettrodomestico più difficile da vendere, perchè percepito come minaccia e, in qualche caso, addirittura offesa. Era come dir loro che non erano brave mamme. Il consiglio di amministrazione si riuniva in magazzino. I consiglieri giravano le cassette vuote delle patate che diventavano sedie. Le riunioni diventavano occasioni per affrontare i problemi del paese, per capire cosa potevamo fare. Parlavamo dei clienti in difficoltà, e decidevamo di sostenere l'anticipo dei beni per l'edilizia. Non lo abbiamo mai rifiutato, neanche nei casi più delicati. Quelli dove nessuno avrebbe concesso credito. Ma la Famiglia Cooperativa non poteva tirarsi indietro con i soci nel momento della costruzione della casa. Era un passo troppo importante. Non si poteva fare altrimenti. I consiglieri si davano da fare in mille altri modi. ... Per spirito di cooperazione, null'altro. Oggi gli amministratori prendono un compenso, talvolta alto, ed è sempre più difficile capire quanto siano mossi dalla convinzione personale e quanto dall'interesse. Una volta in settimana facevo i conti. Avevo un librone per la partita doppia. Stavo sveglio fino a notte fonda per fare e rifare quei calcoli. Non c'era la calcolatrice. Mia moglie mi portava il caffè e mi diceva: "Te la do io la lira che ti manca". Quando mi dicono che oggi si sta peggio di ieri, che la povertà avanza, mi torna in mente la corsa per accaparrarsi i resti degli animali, le famiglie che mandavano in Famiglia Cooperativa i ragazzini con una pentolina per prendere il sugo degli sgombri (solo il sugo) per poterci pocciare il pane. La fame, la miseria. Io ho le prove che non è così, immobili come statue nella mia memoria. di Marcello Enderle (racconto raccolto da Dirce Pradella) da "33 Trentini raccontano la cooperazione" a cura di Federazione Trentina della Cooperazione (dicembre 2009). Marcello oggi assieme alla moglie Gabriella e ai nipoti

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la Sacra Scrittura

Chi era costui: Sansone

S

ansone (in ebraico Shimshon, che significa «piccolo sole»), è uno dei giudici di Israele. La sua storia e le sue imprese straordinarie, dai tratti fantastici, sono raccontate nel libro dei Giudici ai capitoli 13 e seguenti; qui descriviamo solo alcuni episodi invitando, chi vuole, ad approfondire sul testo biblico. Anche la nascita di Sansone ha del miracoloso: gli Israeliti per quarant’anni restano in balia dei Filistei a causa dei loro peccati. Il padre di Sansone, Manoach e la moglie non erano riusciti ad avere figli. Quando oramai disperavano, un angelo appare alla donna e le annuncia la nascita di un figlio. L’angelo le impone di astenersi da cibi impuri e bevande inebrianti e di non tagliare i capelli del bambino perché sarà un nazireo, consacrato a Dio fin dal concepimento. Quel figlio sarebbe stato un uomo caro La copertina di un libro a Dio e avrebbe salvato Israele dalla minaccia Filistea. Il bambino cresce e il Signore lo benedice. Nazireato: è un voto biblico descritto nella Legge Mosaica (Numeri 6) e custodito dalla Cristianità dalla sola tradizione etiope. Questa pratica ascetica comporta la consacrazione del proprio capo e dunque l’astensione dalla tonsura e dalla pettinatura, generando naturalmente le celebri trecce; implica inoltre una dieta vegetariana e l’astensione da tutto ciò che che sia impuro (quali alcool e tabacco).

Divenuto adulto Sansone vede una figlia dei Filistei e se ne innamora. Tornato a casa, la chiede in sposa ai genitori. Questi, davanti alla risolutezza del figlio, accettano di imparentarsi con Francesco Hayez, Sansone e il Lione, 1842. Galleria una straniera. “Suo padre e sua madre non sapevano che questo veniva dal Signore, Sansone infatti cercava un’occasione di d'Arte Moderna, Firenze contesa da parte dei Filistei. In quel tempo, i Filistei dominavano Israele” (Gc 14:4). Sansone si mette in viaggio con i genitori per andare a chiedere la mano della sposa. Giunti presso le vigne di Timna, un leone attacca Sansone. Investito dallo spirito del Signore, Sansone squarcia a mani nude il leone come si squarcia un capretto. Va quindi dalla donna, le parla e la chiede in sposa. Dopo qualche tempo, tornando per prendere la donna, esce dalla strada per vedere la carcassa del leone: tra i suoi resti trova un alveare. Prende del miele, ne mangia e poi lo offre ai genitori. Tutti raggiungono la casa della donna e Sansone offre un banchetto ai trenta invitati della sposa. Sansone allora propone un indovinello agli invitati: «Dal divoratore è uscito il cibo e dal forte è uscito il dolce». Se riusciranno a risolverlo entro i sette giorni del banchetto, avranno tren-

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la Sacra Scrittura

ta ricche tuniche; ma se nessuno indovinerà la soluzione, allora saranno i Filistei a donare altrettanto a Sansone. I filistei non intendono perdere la scommessa e quindi minacciano la sposa affinchè scopra la soluzione. Per i sette giorni del banchetto la moglie tormenta Sansone con continui piagnistei. Il settimo giorno Sansone cede e le spiega la soluzione. Nel settimo giorno, prima del tramonto, i Filistei risolvono l’enigma: «Che c’è di più dolce del miele? Che c’è di più forte del leone?». Sansone capisce di essere stato raggirato. Allora decide di vendicarsi: uccide 30 uomini e brucia il Pieter Paul Rubens, Sansone e Dalila, raccolto dei nemici che, nonostante i tentativi non 1609 National Gallery, Londra riescono a catturarlo. Sansone diventa giudice di Israele per venti anni. In seguito Sansone si innamora di Dalila, una donna della valle di Sorek. I capi dei Filistei le offrono mille e cento sicli d’argento ciascuno per sedurlo e farsi rivelare il segreto della sua forza in modo da poterlo legare. Ad ogni incontro Dalila interroga Sansone su come può essere legato, ma Sansone la inganna: la prima volta parla di sette corde d’arco fresche, la seconda di funi nuove, la terza di tessere le sue sette trecce nell’ordito e di fissarle al pettine del telaio. Di volta in volta Dalila esegue le sue indicazioni, ma Sansone si libera facilmente dai legami. Dalila allora lo tormenta fino alla noia e alla fine Sansone le rivela il suo segreto: se il suo capo fosse rasato, perderebbe tutta la forza. La notte Dalila, approfittando del sonno gli fa radere le sette trecce. Persa la forza, Sansone viene sopraffatto dai Filistei: gli cavano gli occhi, lo portano a Gaza, lo legano con catene di rame e lo mettono a girare la macina della prigione. Mentre i capelli cominciano a ricrescergli, i Filistei celebrano un grande sacrificio in onore del loro dio Dagon e portano Sansone Hedy Lomarr e Victort Mature in una scena in pubblico perché tutti possano vederlo così dell film Sansone e Dalila del 1949 in catene. Al fanciullo che lo tiene per mano chiede di lasciarlo e di fargli toccare le colonne portanti della casa per appoggiarvisi. Nella casa vi sono tutti i capi dei Filistei e sulla terrazza assistono allo spettacolo tremila persone. Allora Sansone invoca il Signore per vendicarsi dei suoi occhi, si mette tra le due colonne portanti e gridando «Che io muoia insieme con i Filistei!» con tutta la forza fa crollare la casa. Con lui muoiono più persone di quante ne ha uccise in tutta la sua vita.

Cosa ci suggerisce questa figura? Il Creatore è generoso con Sansone per la sua integrità, e gli dona assieme alla limpidezza d’animo, anche una forza spropositata, ma solo fino al momento in cui egli obbedisce al Suo comando. La figura finale di Sansone pelato, cieco, incatenato, è dunque un esempio di ciò che può accadere a chi usa il metallo di Babilonia e disubbidisce i comandi divini. 33


il rosario perpetuo

U

L’ora di guardia

na volta al mese alla bacheca della chiesa di Aldeno si trova un piccolo avviso, scritto con molta cura, che invita a pregare l’ora di guardia in chiesa la domenica pomeriggio. Forse non tutti sanno che esiste anche nei nostri paesi un gruppo di persone che si rifà all’associazione del Rosario Perpetuo, approvata ufficialmente da Papa Leone XIII il 28 marzo del 1901, e fondata già nel 1630 mentre in Italia infuriava la peste. Padre Timoteo de Ricci istituì il rosario perpetuo: cioè una lode perenne alla santa Vergine, tributata nell’arco delle 24 ore. L’associazione ha la sua sede nella chiesa di santa Maria Madonna, chiesa di Cimone Novella in Firenze. Secondo l’intenzione del suo fondatore, l’impegno fondamentale di coloro che aderiscono è quello di dedicare alla Vergine un’ora al mese, recitando il Santo Rosario (appunto ora di guardia). Ogni gruppo ha una sua zelatrice che si mantiene in contatto con la direzione di Firenze. Per tanti anni ad Aldeno questo compito è stato rivestito dalla signora Erminia Piffer in Maistri, alla quale va il ringraziamento di tutta la comunità essendo stata lei a promuovere per prima questo gruppo nella parrocchia di san Modesto. Oggi il gruppo conta questi iscritti: Baldo Flavia, Battisti Nave Elena, Beozzo Palma, Bottura Luisa (nuova zelatrice), Dallago Rosetta, Bernardi Loredana, Baldo Francesca, Coser Vittoria, Fioretti Severina, Zorzi in Piffer Annamaria, Vitti Mariarosa, Folladori Maria Luisa, Coser Ada Zanotti, Gottardi Maria, Prada Marisa, Maistri Silvia Mosna e Masera Baldo Maria. Ognuna di questa persone ha una propria ora mensile fissa in cui recita personalmente il santo rosario e l’impegno dell’ora di preghiera in Chiesa. Se volete farne parte anche voi chiedete informazioni alle aderenti al gruppo che vi accoglieranno molto volentieri. Il Rosario è composto di venti «misteri» (eventi, momenti significativi) della vita di Gesù e di Maria, divisi dopo la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, in quattro Corone. La prima Corona comprende i misteri gaudiosi (lunedì e sabato), la seconda i luminosi (giovedì), la terza i dolorosi (martedì e venerdì) e la quarta i gloriosi (mercoledì e domenica).

MISTERI DEL ROSARIO Gaudiosi 1) L’Annunciazione dell’Angelo a Maria Vergine 2) La Visita di Maria Santissima a Santa Elisabetta 3) La Nascita di Gesù 4) Gesù viene presentato al Tempio da Maria e Giuseppe 5) Il Ritrovamento di Gesù nel Tempio

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Luminosi 1) Il Battesimo nel Giordano 2) Le Nozze di Cana 3) L’annuncio del Regno di Dio 4) La Trasfigurazione 5) L’Eucaristia

Dolorosi 1) L’agonia di Gesù nel Getsemani 2) La flagellazione di Gesù 3) L’incoronazione di spine 4) Il viaggio al Calvario di Gesù carico della croce 5) Gesù è crocifisso e muore in croce

Gloriosi 1) La risurrezione di Gesù 2) L’ascensione di Gesù al cielo 3) La discesa dello Spirito Santo 4) L’Assunzione di Maria al cielo 5) L’Incoronazione di Maria Regina del cielo e della terra


Coro e banda in chiesa ad Aldeno per santa Cecilia

Alcune immagini dei bambini dell’oratorio mentre prepararno i disegni di Natale assieme ai nonni, animatrici e parenti.

In chiesa con il coro la Gagliarda

Le prove del coro dei piccoli ad Aldeno

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eventi

La Santa messa la notte di Natale ad Aldeno

Nuovo Logo

Le catechiste con alcuni alunni in visita al campanile

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Anche il gruppo missionario di Aldeno si è dotato di un proprio logo. L’intenzione è di esprimere in immagine il senso del ritrovarsi a lavorare per un mondo con logiche diverse. Il disegno rappresenta una famiglia unita che su un carrello porta il mondo. Ad uno sguardo attento non sfuggirà che il globo è appositamente rovesciato per rendere l’idea che non esiste un sopra e un sotto, un mondo ricco e uno povero, esistono eventualmente sfruttati e sfruttatori. Il mondo è di tutti e quindi ad ognuno il compito di portarlo e di salvarlo.


C

osa è la Sindone? Un lenzuolo di lino che misura 437 cm in lunghezza e cm 111 in larghezza, compresa una striscia cucita longitudinalmente larga circa cm 8. La Sindone di Torino, nota anche come Sacra Sindone, è conservata nel Duomo di Torino, sulla quale è visibile l'immagine di un uomo, di cui è identificabile non solo la condizione di morte ma anche la causa della morte, per crocifissione. Nonostante l'immagine presenti qualche difficoltà di lettura, a causa di un'inversione di toni chiaro-oscuri simili a quelli del negativo fotografico, se ne distinguono alcuni caratteri, come quello della rigidità cadaverica e dell'assenza di qualsiasi segno di putrefazione del cadavere. Si notano inoltre sul corpo numerosissimi segni di ferite da flagellazione, la presenza alle mani e ai piedi di buchi da ferita di corpo acuminato (i chiodi), i segni di numerose punture sul cuoio capelluto, una grande ferita al fianco sinistro. Questi elementi concorrono alla definizione di una vicenda misteriosa ma ben caratterizzata, di cui non è segnalato il protagonista e l'epoca dell'evento. La tradizione identifica l'uomo con Gesù e il lenzuolo con quello che fu usato per avvolgerne il corpo quando egli, morto, fu deposto nel sepolcro. Il lenzuolo sarà visibile dal 13 aprile al 20 maggio 2010 nel Duomo di Torino. L'ultima ostensione risale al giubileo del 2000 e non è dato sapere quando sarà la prossima. Per chi desidera partecipare al pellegrinaggio il Martedì 20 aprile il costo è di euro 25 da versare al momento dell'iscrizione (compilando e riconsegnando il modulo sottostante). Il programma prevede la partenza alle 6 del mattino dalla piazza di Aldeno, arrivo a Torino verso le 11 e visita al Duomo alle ore 12 (con un breve tempo per la preghiera personale). Pranzo al sacco nei pressi del centro di Torino e spostamento a Superga dove sarà celebrata l'Eucarestia e visitato il santuario. Per le ore 23 è previsto il ritorno ad Aldeno.



ostensione della Sacra Sindone

Pellegrinaggio martedì 20 aprile 2010 alla Sacra Sindone

RITAGLIARE LUNGO LA LINEA TRATTEGGIATA

PELLEGRINAGGIO A TORINO - 20 APRILE 2010

Nome e cognome Eventuali altre persone

Verso Euro:

n° di tel.

Massimo 100 persone - SCRIVERE IN STAMPATELLO LEGGIBILE

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Un giorno a Lourdes 15 settembre 2010

Dopo l'esperienza molto positiva del Pellegrinaggio di un giorno a Lourdes fatta con 70 parrocchiani lo scorso anno, riproponiamo il viaggio, per quanti lo desiderano, per il mercoledì 15 settembre 2010. La partenza sarà al mattino presto dalla piazza di Aldeno, si raggiungerà l'aeroporto Catullo di Verona e, in aereo, Lourdes. La giornata sarà dedicata alla preghiera, alle celebrazioni religiose (Via Crucis al mattino appena arrivati, santa Messa in Basilica e processione eucaristica alle ore 17), ci sarà inoltre la possibilità di andare alle piscine, alla grotta e di visitare i luoghi della vita della veggente santa Bernardetta. La quota di partecipazione è di euro 320 comprendente viaggio, pranzo in ristorante, assicurazione e pullman (Verona-Aldeno e Aereoporto di Lourdes-Santuario). Ci si può preiscrivere telefonando in canonica ad Aldeno (0461-842514), la quota va versata dal 1 aprile in poi. È necessaria la Carta d'Identità valida. Massimo 80 posti.

Vestizione di Claudia Dallago

M

artedì 8 dicembre 2009, con una semplice quanto intensa cerimonia, si è svolta presso il monastero Trappista di Valserena (si trova vicino a Pisa) la vestizione di Claudia Dallago. Si tratta di un primo passo importante nel cammino verso la consacrazione, il vestito bianco e il velo indicano il desiderio della candidata di consacrarsi totalmente al Signore. In modo particolare la comunità di Garniga Terme ha pregato e ricordato questo evento. Alla celebrazione erano presenti i familiari di Claudia. 38

Il giorno della vestizione, 8 dicembre 2009


A proposito di... solitudine “Nessun uomo è un’isola a sé stante, ognuno è parte di un continente” (dal calendario Insegnaci la sapienza del cuore)

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l’approfondimento

olitudine: patologia, condizione subìta o scelta consapevole? Veniamo al mondo perché qualcuno ci ha desiderato, ci ha fatto nascere e ci ha accolto, collocandoci in una rete di relazioni indispensabili. Siamo al mondo e abitiamo nel mondo, ricopriamo una posizione nella società ed intessiamo relazioni interpersonali. Di base non siamo fatti per stare e vivere da soli: accettiamo le regole di una comunità civile e le interpretiamo autonomamente, rivendicando la nostra individualità al suo interno. “L’uomo è un animale sociale” dichiarava Aristotele nel IV sec. a.C. e questa affermazione è quanto mai attuale: come esseri umani abbiamo la necessità di stringere legami, che poi possiamo decidere di allentare o addirittura spezzare, ma non possiamo fare a meno degli altri. La solitudine è una condizione innaturale dell’uomo: implica isolamento, mancanza di affetti, di contatti, di sostegno, di equilibrio psicologico. E’ uno stato di privazione o di auto-privazione. Nella società contemporanea è spesso giudicata dagli scienziati sociali come una “disfunzione” da correggere; in casi estremi si trasforma in patologia. In tali circostanze la solitudine esprime una sensazione di inadeguatezza, di scontro o di lacerazione tra individuo e famiglia, comunità o società. “L’animale sociale” si sforza invece di trovare un equilibrio fra la “persona” e la “comunità”, una stabilità tra l’individuo e la società, per evitare il forte pericolo dei nostri tempi di iper-valorizzare l’Io rispetto al bene della collettività. Oggigiorno esiste anche una solitudine subìta. E’ quella dell’anziano abbandonato, che non ha le risorse economiche per sostentarsi, che non ha più stimoli e progetti e che si sente d’intralcio, o tale viene fatto sentire. E’ quella del giovane che non trova ascolto all’interno della famiglia, che non riesce ad inserirsi nel gruppo dei coetanei o che è spaventato dall’incertezza associata ad ogni decisione per il futuro. E’ quella del lavoratore lasciato precocemente a casa, estraniato improvvisamente dalle logiche del mondo produttivo e che deve reinventarsi la propria quotidianità. E’ quella sensazione di isolamento che ognuno di noi ha provato almeno una volta nella vita confrontandosi con un mondo che corre veloce, che pretende il problem-solving immediato, che impone ritmi, che detta valori e, talvolta, disvalori. Sicuramente le città frenetiche e convulse del mondo contemporaneo non facilitano le relazioni sociali e qualche volta le proposte di solidarietà e di coinvolgimento risultano un’utopia sociologica. Lo sviluppo economico sem-

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l’approfondimento

bra aver forgiato un tipo d’uomo la cui psicologia ruota attorno alla propria ristretta cerchia familiare, quando serena, e al proprio interesse. La chiusura relazionale è tangibile nei rapporti di vicinato, praticamente inesistenti nei condomini e nelle palazzine che troneggiano nelle nostre città e che ben rappresentano situazioni di disagio e drammi di solitudine chiusi dietro porte anonime. La poca conoscenza reciproca nega ai più la possibilità di creare comunità, momenti di dialogo, attimi di convivialità. La solitudine può dunque essere una patologia o una condizione subìta, ma non solo. Sicuramente tutte le attività umane che impegnano le facoltà intellettive necessitano anche di momenti di solitudine: l’ispirazione e la creazione artistica, la lettura di un buon libro, l’ascolto di musica oppure lo studio. E’ però un tipo di solitudine differente, voluta come opportunità di riflessione, di concentrazione, di benessere interiore, un’intima parentesi nella trama del tessuto sociale. Una solitudine ricercata, che la realizzazione personale, l’equilibrio maturo e la consapevolezza di sé permettono di vivere e gustare serenamente. L’incapacità di rimanere un attimo soli, riempiendo la quotidianità con continui stimoli, contatti e attività, è infatti spia altrettanto allarmante di malessere interiore e di inadeguatezza. Prima una persona riesce a star bene da sola, prima e meglio apprezzerà la compagnia degli altri. Per stare bene anche da soli si deve amare incondizionatamente ciò che si fa, perché non è detto che fare una cosa senza compagnia debba per forza essere frustrante. Siamo noi con i nostri pensieri negativi a decretare l’accezione della nostra solitudine, a far calare il buio sulle nostre relazioni e sulla nostra interiorità.

Solitudine Ha una sua solitudine lo spazio, solitudine il mare e solitudine la morte – eppure tutte queste son folla in confronto a quel punto più profondo, segretezza polare, che è un’anima al cospetto di se stessa: infinità finita. Emily Dickinson

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Il crocifisso della sacrestia a Cimone


Orso bau

Foto di gruppo

il carnevale in parrocchia

Dalmata Giulio Cesare Pippi

Supereroi

2 euro

La tv

Picasso

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eventi

Thè

Cuoco pasticciere

Farfalle

Viva gli animatori Wow Zorro

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Orsetto Famiglia di nobili

Cucu


Nicole Baldo mentre preparara il presepe della chiesa di Aldeno

i presepi nelle nostre comunitĂ 

Il telo esposto in chiesa

... e quello della famiglia di Mario Piffer Presepe della animatrice Angela Toller Martina Baldo con il suo presepe

...e quello di Giulia Forti, nel riquadro un particolare

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i presepi nelle nostre comunitĂ 

Presepe della animatrice Angela Toller Presepe vivente a Cimone

Un piccolo presepe

Due immagini del presepe in movimento della famiglia Innocenti

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Raffaella tiene in mano il piÚ antico dei suoi presepi, nell’altra foto molti altri suoi presepi


I nostri defunti

Marchi Cornelio di anni 86 Cimone = 31/10/2009

Cont Florio di anni 90 Aldeno = 14/11/2009

Prada Vanda v. Cramerotti di anni 72 Aldeno = 16/11/2009

Coser Sylva di anni 83 Aldeno = 18/11/2009

Falzin Ugo di anni 93 Aldeno = 28/11/2009

Munari Pierina v. Cramerotti di anni 86 Aldeno = 01/12/2009

Pescador Luigi di anni 82 Aldeno = 04/12/2009

Pescador Roberto di anni 90 Aldeno = 08/12/2009

Innocenti Carmela n. Cristelli di anni 66 Aldeno = 21/11/2009 Mauro ti ha teso la mano e tu non sei stata capace di dire no. Ma noi sappiamo, siamo sicuri che ora sei con lui e stai preparando la casa per tutti noi, per stare insieme per sempre, per accoglierci come sempre hai fatto qui. Grazie mamma per tutto quello che ci hai fatto, che ci hai insegnato, che ci hai dato.

E scusaci se non siamo riusciti a fare di piĂš. Ciao mamma, nonna, Carmela. Proteggici sempre e non essere preoccupata per noi perchĂŠ ci aiuteremo tutti insieme uniti come tu ci hai insegnato. Ti amiamo tanto 45


I nostri defunti

Beozzo Anna v. Rossi di anni 77 Aldeno = 01/01/2010

Carpentari Alfredo di anni 78 Aldeno = 07/02/2010

Sisti Livia di anni 89 Aldeno = 03/01/2010

Rossi Pierina di anni 79 Cimone = 08/02/2010

Coser Lidda di anni 86 Aldeno = 03/02/2010

Scarinzi Alma di anni 66 Aldeno = 13/02/2010

Piffer Rosalba in Coser di anni 57 Garniga T. = 04/02/2010 I DEFUNTI DA FUORI PAESE Peterlini Anna di anni 82 = 02/01/2010 Cont Lina in Merler di anni 72 = 12/01/2010 Endrighi Nella di anni 87 = 12/01/2010 Zanlucchi Carmela di anni 98 = 07/02/2010

SPERANZE di Ierta Beozzo

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Scrutare l'orizzonte veder spuntare il sole tendere le mani per sentire il suo calore.

Alzare al cielo il volto spaziare tutto intorno fino in cima alla montagna dove brilla una croce.

Guardare il mare azzurro poterlo sorvolare come un gabbiano in volo che libera le sue ali.

Chiudere gli occhi sentire una voce inebriarsi del suo amore di te, Signore.

Cristo pensante. Cima Castellazzo a passo Rolle. La statua è a 2.333 metri slm.


Proposte estate 2010



i moduli d’iscrizione

Campeggio per i mignon Terza asilo, prima e seconda elementare a Garniga Terme Da lunedì 7 a giovedì 10 giugno Euro 60 Campeggio per le elementari Dalla terza alla quinta elementare a Tiarno di Sotto Da martedì 13 a martedì 20 luglio Euro 170 Campeggio per le medie a Tiarno di Sotto Da giovedì 22 a venerdì 30 luglio. Euro 180 Animatori all’isola d’Elba Da da lunedì 2 a lunedì 9 agosto

RITAGLIARE

MODULO DI ISCRIZIONE

Nome e cognome classe frequentata nato il via

paese

n° di tel All’iscrizione versa un acconto di Euro 50 Il saldo dovrà essere effettuato entro fine maggio 2010

firma di un genitore o di un responsabile

TROVI ALTRI TAGLIANDI IN CHIESA

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gli orari

CONFESSIONI In quaresima ad Aldeno ogni sabato dalle ore 17.00 alle 18.00

ORARI PARTICOLARI PER LA SETTIMANA SANTA GIOVEDI’ SANTO Santa Messa in «Cena Domini» con la lavanda dei piedi alle ore 20 ad Aldeno VENERDI’ SANTO Passione del Signore alle ore 15 ad Aldeno alle ore 20.00 Via Crucis a Garniga Terme SABATO SANTO Solenne veglia Pasquale alle 22.00 ad Aldeno DOMENICA DI PASQUA Come festivo (senza la Messa alle ore 20.00) PASQUETTA

Cimone Garniga Terme Aldeno

Ore 9.30 Ore 10.30 Ore 10.30

ORARIO SANTE MESSE IN VIGORE FINO AL 6 GIUGNO 2010 GIORNI FERIALI

FESTIVO

Aldeno Cimone Garniga T.

ore ore ore ore ore

08.00 10.30 20.00 09.30 10.30

1° venerdì di ogni mese a Garniga Vecchia alle ore 18.00 48

Aldeno: lunedì martedì mercoledì giovedì venerdì Cimone: giovedì

ore 17.30 ore 08.00 ore 17.30 ore 08.00 ore 08.00 ore 18.00

Garniga T.: martedì

ore 18.00


PRIMAVERA 2010