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Insieme in cammino

Le frontiere, materiali o mentali, sono a volte dei campi di battaglia, ma sono anche dei terreni in cui vengono gettati e germogliano (consapevolmente o meno) i semi di forme future di umanitĂ Primavera 2017

Bollettino parrocchiale Aldeno - Cimone - Garniga Terme


l’indice

l’editoriale Società liquida? di don Renato PAGINE 3-4 Papa Francesco e i migranti Minorenni La Giornata Mondiale del Migrante di Sandro Bisesti PAGINE 5-6-7 il significato per un credente L’eucarestia

i nostri consacrati Suor Ancilla Maria PAGINA 33

la Sacra Scrittura Chi era costui? Zaccaria a cura della redazione PAGINE 34-35-36 antiche tradizioni I cantori della stella a Cimone PAGINE 37-38

PAGINE 8-9

lo sfratto dalla canonica Emergenza migranti: una storia triste

Aldeno e la chiesa su Rai 1 Una Messa speciale

PAGINE 39-40

PAGINE 10-11

in aiuto alla parrocchia I nostri ministri dell’Eucarestia

Libri Fratel Carlo di Gesù

PAGINA 41

PAGINA 12

il film Agnus Dei (2016): Le innocentes

la tradizione Festa del ringraziamento a Cimone PAGINA 42

PAGINA 13

esperienze di vita Zimbawe: una terra piena di colori... di Alessio Beozzo e Marika PAGINA 14 corso di preparazione al matrimonio La bellezza del divino progetto uomo donna PAGINA 15

i battezzati nelle nostre parrocchie PAGINA 16

le risposte di tre bambini dell’oratorio Intervista all’oratorio di Elia Rossi PAGINE 17-18 le poesie di don Valerio Bottura

PAGINA 19

post cresima Intervista all’oratorio di Ennio e Sandro PAGINE 20-21 ringraziamenti Un gradito dono alla chiesa di Aldeno PAGINA 22

Che senso ha oggi custodire la Terra Santa? di Fra Francesco Patton PAGINA 23 Junior le ricette - le preghiere - concorso PAGINE 24-25-26

i rinnovi Rinnovo consigli pastorali PAGINA 27

la riconciliazione Confessioni dei giovani del decanato... di Francesco Viganò PAGINE 28-29 il terremoto in centro Italia Dai luoghi del terremoto... PAGINE 30-31

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riscaldamento - oratorio PAGINA 32

il Cd Un mondo di amicizia - il coretto Notizie dal «coretto» PAGINA 43

ospitalità Fondazione aiutiamoli a vivere di Paola Davi e Sandro Pederzolli

PAGINA 44

i defunti delle nostre parrocchie PAGINE 45-46

l’altare e la sua storia Iscrizione sull’altare del S. Cuore di don Valerio Bottura

PAGIN47

il calendario della Settimana Santa PAGINA 48

Insieme in cammino Redazione: Mattia Baffetti, Tiziana Dallago, Giovanna Frizzi, Giorgia Giaimo, Marco Moratelli, Barbara Scarpa, don Renato Tamanini, Chiara Ziglio. Hanno collaborato a questo numero: Don Valerio Bottura, Sandro Bisesti, Elia Rossi, Ennio Baldo, Sandro Bottura,Francesco Viganò, Paola Davi, Sandro Pederzolli, Alessio Beozzo e Marika, Antonella Beozzo, Alma Mazzurana, Stampa: Grafiche Dalpiaz Ravina (Tel. 0461/913545) Contatti: Tel. canonica: E-mail: Tel. sacrestano: Sito Internet:

0461/842514 noi.aldeno@gmail.com 338/4493195 www.parrocchiealciga.eu


utti quelli che parlano e scrivono della società attuale hanno fatto uso qualche volta dell'espressione coniata da Zygmunt Baumann che la definisce come una società liquida, ossia una società in così rapido processo di cambiamento da dare l'impressione che non ci sia più niente di sicuro, di solido, di duraturo perché quello che oggi sembra stabile domani è già mutato, quello che fino a ieri era una verità assodata oggi è già stata superata, quello che era considerato il punto più alto è sceso in basso e deve essere abbandonato per salire più in alto. Insomma un mondo in accelerazione costante che assume perciò la cifra dell'incertezza, del provvisorio, della disponibilità al rinnovamento come caratteristica fondamentale e indispensabile della modernità. In questa prospettiva sembra che non possano più esistere valori assoluti e oggettivi, verità che attraversano indenni il correre del tempo, istituzioni e tradizioni destinate ad accompagnare per sempre la vita degli uomini. Tutto si costruisce e si ricostruisce continuamente, la vita è un cantiere in perenne attività e in continua trasformazione. Tutti noi possiamo registrare questa realtà nella nostra esperienza personale ma avvertiamo anche un certo malessere con quello che sta capitando e ci sembra necessario fare alcune precisazioni. Ci sono realtà che non cambiano e che costituiscono come la piattaforma sicura sulla quale restiamo saldi. A me pare che un primo elemento di stabilità sia la natura nella quale siamo immersi e della quale viviamo ancora. I paesaggi che possiamo ammirare aprono la nostra mente alla bellezza, allo stupore, alla contemplazione. E' vero che succedono anche i terremoti e le nevicate eccessive ma lo spettacolo della natura, dalle prime gemme che spuntano agli orizzonti infiniti del cielo, non cessa di affacciarsi sulla nostra vita. La terra ci nutre con un processo di fecondazione e crescita che sfugge al nostro controllo e alla nostra autorità. Certamente, lo possiamo bloccare o deviare ma non lo

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l’editoriale

Società liquida?

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l’editoriale 4

possiamo generare. Ancora più importante mi pare che sia un altro elemento tutt'altro che liquido e mutevole, mi riferisco al valore della singola persona e del suo mondo interiore. Anche se cambiano i comportamenti e le scelte di vita, rimane inalterabile il fatto che nella persona umana c'è uno spazio sacro, inviolabile, dove tutto ha la sua giustificazione e la sua ragione. Mi riferisco alla coscienza; è certo che può anch'essa essere manipolata e condizionata in modi e con forme molto diverse, ma rimane il fatto che c'è un "luogo" interiore che è l'unico ad avere l'autorità e il diritto di prendere decisioni. Può essere tutto mutevole ma non cambia mai il fatto che c'è un'istanza interiore e singolarissima che presiede a tutto quello che la persona decide di fare. Qualcuno può anche rinunciare alla propria coscienza oppure può esserci un sistema che riesca a imporsi sulle coscienze con la forza o con la persuasione occulta ma questa prerogativa dell'uomo di dire "io", di onorare la propria autonomia e il proprio pensiero, di gridare dentro di sé la propria libertà, non può scomparire, pena la perdita totale dell'umano. In conclusione allora mi pare che dobbiamo sicuramente partecipare alla costruzione di questo mondo moderno, non ci lasciamo spaventare dalle novità in corso, non ci sentiamo estranei ai tanti cambiamenti ma manteniamo anche la certezza di avere un nucleo personalissimo e irrinunciabile che è costituito dalla nostra interiorità, da quello che ciascuno di noi pensa, sente vero, apprezza e costruisce, un mondo di sentimenti e di sensazioni troppo prezioso per essere accantonato, perché è quello che protegge la nostra libertà e la nostra soggettività individuale e che crea le condizioni perché esista lo stupore e nasca e cresca l'amore. Fondamentale quindi risulta custodire la propria interiorità, avere momenti di silenzio e di tranquillità nei quali ascoltare solo noi stessi, le nostre emozioni, le nostre esperienze, le nostre paure, misurarci con i volti delle persone che incontriamo, far fiorire i sentimenti, registrare le impressioni, valutare le opinioni e le proposte, ricordare ( ossia portare al cuore) quello che succede, insomma esserci, essere noi stessi, senza intermediari e senza rumori. Solo così possiamo proteggere la nostra libertà e costruire in modo autentico la nostra umanità. Il vostro parroco, don Renato


Dedicata ai “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce” apa Francesco ha voluto, celebrando la giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, porre l’attenzione sui migranti minorenni. E per dare forza a questo P tema cita il Vangelo: “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, acco-

di Sandro Bisesti

glie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”. (Mc 9,37; cf. Mt 18,5; Lc 9,48 e GV 13,20) Spiega: “Con queste parole gli Evangelisti vogliono ricordare a noi che Gesù traccia la via che conduce a Dio partendo dai più piccoli nella dinamica dell’accoglienza” e questa diventa condizione necessaria perché questo itinerario si possa rendere concreto. “Carità, fede e speranza sono coinvolte nelle opere di misericordia.” Non c’è soltanto quest’aspetto; gli evangelisti, infatti, si soffermano sulla responsabilità di chi va contro la misericordia: “Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare”. (Mt 18,6; cfr Mc 9,42; Lc 17,2). “Come non pensare, -scrive il papa-, a questo severo monito considerando lo sfruttamento esercitato da gente senza scrupoli a danno di tante bambine e tanti bambini avviati alla prostituzione o presi nel giro della pornografia, resi schiavi del lavoro minorile o arruolati come soldati, coinvolti in traffici di droga e altre forme di delinquenza, forzati alla fuga da conflitti e persecuzioni, col rischio di ritrovarsi soli e abbandonati?” Per questi motivi il papa richiama “l’attenzione sulla realtà dei migranti minorenni, specialmente quelli soli, sollecitando tutti a prendersi cura dei fanciulli che sono tre volte indifesi perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando, per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari”. “Le migrazioni, oggi, non sono un fenomeno, -continua il papa- limitato ad alcune aree del pianeta, ma toccano tutti i continenti e vanno sempre più assumendo le dimensioni di una drammatica questione mondiale. Non si tratta solo di persone in

Papa Francesco e i migranti minorenni

La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

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Papa Francesco e i migranti minorenni 6

cerca di un lavoro dignitoso o di migliori condizioni di vita, ma anche di uomini e donne, anziani e bambini che sono costretti ad abbandonare le loro case con la speranza di salvarsi e di trovare altrove pace e sicurezza. Sono in primo luogo i minori a pagare i costi gravosi dell’emigrazione, provocata di solito dalla violenza, dalla miseria e dalle condizioni ambientali, fattori ai quali si associa anche la globalizzazione nei suoi aspetti negativi. La corsa sfrenata verso guadagni rapidi e facili comporta anche lo sviluppo di aberranti piaghe come il traffico di bambini, lo sfruttamento e l’abuso di minori e, in generale, la privazione dei diritti inerenti alla fanciullezza sanciti dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia”. L’età infantile, per la sua particolare delicatezza, ha delle esigenze uniche e irrinunciabili. Anzitutto il diritto a un ambiente familiare sano e protetto dove poter crescere sotto la guida e l’esempio di un papà e di una mamma; poi, il diritto-dovere a ricevere un’educazione adeguata, principalmente nella famiglia e anche nella scuola, dove i fanciulli possano crescere come persone e protagonisti del futuro proprio e della rispettiva nazione. Di fatto, in molte zone del mondo, leggere, scrivere e fare i calcoli più elementari sono ancora un privilegio per pochi. Tutti i minori, poi, hanno diritto a giocare e a fare attività ricreative, hanno diritto insomma a essere bambini. Tra i migranti, invece, “i fanciulli costituiscono il gruppo più vulnerabile perché, mentre si affacciano alla vita, sono invisibili e senza voce: la precarietà li priva di documenti, nascondendoli agli occhi del mondo; l’assenza di adulti che li accompagnano impedisce che la loro voce si alzi e si faccia sentire. In tal modo, i minori migranti finiscono facilmente nei livelli più bassi del degrado umano, dove illegalità e violenza bruciano in una fiammata il futuro di troppi innocenti, mentre la rete dell’abuso dei minori è dura da spezzare”. Che fare allora? Prima di tutto rendendosi consapevoli che il fenomeno migratorio non è avulso dalla storia della salvezza, anzi, ne fa parte. A esso è connesso un comandamento di Dio: “Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto” (Es 22,20); “Amate dunque il forestiero, perché anche voi foste forestieri nella terra d’Egitto” (Dt 10,19). “Tale fenomeno costituisce un segno dei tempi, un segno che parla dell’opera provvidenziale di Dio nella storia e nella comunità umana in vista della comunione universale”. Pur senza misconoscere le problematiche e, spesso, i drammi e le tragedie delle migrazioni, come pure le difficoltà connesse all’accoglienza dignitosa di


Papa Francesco e i migranti minorenni

queste persone, la Chiesa incoraggia a riconoscere il disegno di Dio anche in questo fenomeno, con la certezza che nessuno è straniero nella comunità cristiana, che abbraccia “ogni nazione, razza, popolo e lingua” (Ap 7,9). Ognuno è prezioso, “le persone sono più importanti delle cose e il valore di ogni istituzione si misura sul modo in cui tratta la vita e la dignità dell’essere umano, soprattutto in condizioni di vulnerabilità, come nel caso dei minori migranti”. E allora occorre puntare sulla protezione, sull’integrazione e su soluzioni durature. Protezione e difesa, perché “questi ragazzi e ragazze finiscono spesso in strada abbandonati a se stessi e preda di sfruttatori senza scrupoli che, più di qualche volta, li trasformano in oggetto di violenza fisica, morale e sessuale”. Infatti, la linea di demarcazione tra migrazione e traffico può farsi a volte molto sottile. Molti sono i fattori che contribuiscono a creare “uno stato di vulnerabilità nei migranti, specie se minori: l’indigenza e la mancanza di mezzi di sopravvivenza; il basso livello di alfabetizzazione; l’ignoranza delle leggi, della cultura e spesso della lingua dei Paesi ospitanti”. L’integrazione dei bambini e dei ragazzi migranti dipende in tutto dalla comunità degli adulti e, molto spesso, ”la scarsità di risorse finanziarie diventa impedimento all’adozione di adeguate politiche di accoglienza, di assistenza e di inclusione. Per questo anziché favorire l’inserimento sociale dei minori migranti, o programmi di rimpatrio sicuro e assistito, si cerca solo di impedire il loro ingresso, favorendo così il ricorso a reti illegali”. Ricercare soluzioni durature. E’ certamente un fenomeno complesso, per questo la questione dei migranti minorenni va affrontata alla radice. “Guerre, violazioni dei diritti umani, corruzione, povertà, squilibri e disastri ambientali fanno parte delle cause del problema. I bambini sono i primi a soffrirne, subendo a volte torture e violenze corporali, che si accompagnano a quelle morali e psichiche, lasciando in essi dei segni quasi sempre indelebili”. Pertanto un primo passo sarà “l’impegno dell’intera Comunità internazionale a estinguere i conflitti e le violenze che costringono le persone alla fuga. Inoltre, s’impone una visione lungimirante, capace di prevedere programmi adeguati per le aree colpite da più gravi ingiustizie e instabilità, affinché a tutti sia garantito l’accesso allo sviluppo autentico, che promuova il bene di bambini e bambine, speranze dell’umanità. Infine, desidero rivolgere una parola a voi, che camminate a fianco di bambini e ragazzi sulle vie dell’emigrazione: essi hanno bisogno del vostro prezioso aiuto, e anche la Chiesa ha bisogno di voi e vi sostiene nel generoso servizio che prestate. Non stancatevi di vivere con coraggio la buona testimonianza del Vangelo, che vi chiama a riconoscere e accogliere il Signore Gesù presente nei più piccoli e vulnerabili”.

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il significato per un credente 8

L'EUCARISTIA ncominciamo chiarendo i Iviene diversi nomi con i quali chiamato questo Sacramento. In passato si parlava soprattutto, o quasi esclusivamente, di santa Messa. Il termine Messa viene dal latino "missio" e molti si ricorderanno come era il saluto conclusivo in latino: "ite, missa est" = andate, la Messa è finita. Ma più che la conclusione della celebrazione, questa espressione inizialmente aveva il senso del mandato, della missione, come se dicesse: adesso siete pronti, forti, per la missione di andare a mettere in pratica quello che avete ricevuto e celebrato. Gesù Cristo vi ha portato se stesso, la sua stessa forza di vita, ora andate nel mondo, nella vita ordinaria, e vivete secondo quello che Foto Remo Mosna esige la presenza di Cristo in voi. Eucaristia invece viene dal greco e vuol dire ringraziamento. E' soprattutto all'inizio della parte centrale della Messa che nel dialogo con la assemblea il sacerdote invita il popolo a rendere grazie e tutti rispondono "è cosa buona e giusta"; prosegue il sacerdote con la preghiera del prefazio nel quale indica sempre che il motivo fondamentale del ringraziamento è sempre Gesù Cristo, la cui opera però viene presentata con sfumature diverse a seconda dei tempi liturgici. Comunque il motivo del nostro grazie a Dio è sempre Gesù Cristo: i cristiani si riuniscono la domenica per ringraziare Dio a motivo di quello che ha fatto e vissuto Gesù Cristo, anzi a motivo di quello che Gesù continua ad essere per noi e per tutti: via alla comunione con Dio. Tra l'altro ricordiamo che Gesù nell'Ultima Cena "prese il pane e rese grazie" e l'assemblea è lì proprio attorno a queste parole e a questo gesto di Gesù. Oggi si preferisce usate il termine Eucaristia proprio per restare fedeli a quello che ha fatto lo stesso Gesù. Un altro termine che forse è opportuno chiarire è quello di Sacramento, linguaggio più generale che si applica ai 7 momenti importanti dell'azione liturgica della Chiesa. Anche questa parola viene dal latino e immediatamente fa pensare a qualcosa di sacro, come dice la parola, qualcosa che ha a che fare con Dio e con la sua presenza nel mondo. Ma la particolarità del Sacramento è quella di essere un'azione di Dio che passa attraverso un azione umana o un elemento naturale. Nel Battesimo


il significato per un credente

per esempio è Dio che dona il suo Spirito alla persona umana ma lo fa attraverso l'elemento naturale dell'acqua. Naturalmente però è accompagnato da alcune parole che ne danno il significato e avviene nella fede della Chiesa. Così l'Eucaristia è azione di Cristo che dona all'uomo la sua stessa vita ma ha bisogno del pane e del vino e delle parole della consacrazione. Così potremmo continuare con tutti i Sacramenti. Ma ritornando all'Eucaristia, parlare di Sacramento vuol dire che ad agire è Dio, è un momento sacro proprio perché c'è di mezzo Dio che attraverso la potenza del suo Spirito trasforma il pane ed il vino nel Corpo e Sangue di Cristo, dona ai fedeli cioè l'atto di amore di Gesù Cristo, rende possibile entrare in comunione con Gesù che si dona per amore all'umanità, che risorge dai morti per superare ogni nostra paura e ogni nostro limite, che si rende presente per spingere la comunità verso una autentica vita fraterna di amore e di unità. Abbiamo parlato di Comunione ed è questo un altro nome con il quale si descrive la celebrazione della santa Messa, soprattutto quando si parla della Prima Comunione. In effetti l'Eucaristia è un mistero di comunione tra noi e Dio e tra di noi. Gesù Cristo ci dona il suo Corpo e il suo sangue per fare comunione con noi, per diventare una sola cosa con ciascuno di noi, o meglio per far sì che ognuno di noi diventi un altro Gesù, faccia parte della sua stessa vita, sia inserito in Lui come i tralci nella vite; ma questo ha come finalità anche quella di rendere più forti i motivi di comunione tra di noi perché se tutti ci nutriamo dello stesso Gesù Cristo, allora a maggior ragione possiamo sentirci legati gli uni agli altri e considerarci fratelli tra di noi, membra di un unico Corpo, dove Cristo è il capo, la testa, e noi siamo le membra di quell'unico corpo che è la Chiesa. Per ora abbiamo chiarito un po' i termini; proseguiremo nei prossimi numeri commentando le parti della Messa.

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Aldeno e la sua chiesa su Rai 1 10

Una Messa speciale a mattina di Natale sto finendo di preparare il pranzo quando ad un tratto sento strilL lare dal salotto: “ Guarda che meraviglia di riprese! Che paesaggio! Che campanile stupendo!” Mi affaccio dalla cucina per controllare cosa sta succedendo e vedo in televisione un campanile davvero moto bello. Mi sembra di riconoscerlo. …ma è il nostro campanile! Cosa ci facciamo su Rai uno, la mattina di Natale? Mi fermo ad osservare le stupende riprese, seguo con attenzione la presentazione del paese e poi mi trovo catapultata in chiesa, da dove viene trasmessa sul canale nazionale la S. Messa della mattina di Natale. Che meraviglia! Credo che tutti noi abbiamo apprezzato molto la S. Messa e forse non ci siamo resi conto del lavoro che ha comportato la sua preparazione. Per questo, con la redazione del bollettino, abbiamo pensato di fare alcune domande ad alcuni di quelli che hanno contribuito a rendere così speciale quella Messa. Chiediamo a d. Renato come sia nata l’idea di fare le riprese proprio qui da noi e lui, tranquillo come al solito, ci risponde che tutto è cominciato quando d. Ivan Maffeis, segretario delle comunicazioni sociali della CEI, gli ha telefonato e gli ha chiesto se lui sarebbe stato contento che la televisione venisse qui, in questa chiesa così bella, a riprendere la S. Messa di Natale. Così don Renato, accettato l’invito di d. Ivan, comincia a comunicare la notizia. Chiediamo a Stefano Rossi (direttore del coro parrocchiale) e Alessandro Cramerotti (organista) come hanno vissuto la preparazione a questa Messa particolare. Ci dicono che, durante una normale prova del venerdì sera, il parroco è andato a trovarli ed ha buttato lì che la Messa di Natale del mattino sarebbe stata trasmessa sulla Rai, subito prima della benedizione del papa. Lo stupore iniziale ha presto lasciato spazio alla voglia di iniziare a prepararsi al meglio. Quindici giorni prima di Natale il regista Gianni Epifani e l’aiuto regista, come fanno di consueto, vanno a controllare come procedono i preparativi e a fornire “qualche” indicazione per la celebrazione. Le indicazioni riguardano i tempi precisi (al secondo!!!) di ogni canto costringono a tagliare, accorciare, limare e modificare. Inoltre si chiede di spostare il coro dal presbiterio, per esigenze di ripresa. Niente seggiole, formazione compatta, lontano l'organista. Le cose si fanno più complicate, così l'impegno aumenta: Giuliano Baffetti predispone delle pedane perché il coro si disponga al meglio e Assunta Pederzolli realizza delle sciarpe color rosa antico che hanno reso uniforme l'immagine del coro. Ci rivelano che Alessandro durante la Messa ha indossato un auricolare, per comunica-


Aldeno e la sua chiesa su Rai 1

re con il regista. Scopriamo in questo modo che il commentatore ha passato tutto il tempo nello sgabuzzino delle scope della sacrestia, ad osservare la celebrazione con monitor e cuffia. Durante la chiacchierata è presente anche Alma (come definire quello che fa?) che ci spiega che il regista, durante la sua prima visita, ha chiesto di essere accompagnato a vedere il paese per scoprire gli scorci più belli. E così visita attraverso il paese e Postal. Ci dice che è stupefacente la velocità e l’abilità con le quali gli addetti hanno realizzato quelle belle riprese che sono poi state mostrate subito prima della Messa. Il parroco ci spiega che anche lui ha ricevuto delle istruzioni per la celebrazione, che nel suo caso riguardavano soprattutto la durata dell’omelia, fissata in meno di 7 minuti. Ha inoltre dovuto spedire a Roma il testo dell’omelia qualche giorno prima del 25, per permettere che venisse tradotto nel linguaggio dei segni. Un gran lavoro hanno svolto anche le persone che hanno preparato la chiesa, ci dice Alma: “Questa volta abbiamo chiesto anche l’aiuto dei vigili del fuoco volontari di Aldeno che, scala e super aspirapolvere alla mano, hanno ripulito da sporco e polvere tutta la parte dietro l’altare maggiore. Senza dimenticare il prezioso e costante lavoro svolto anche da Sergio e Fabrizio. ” All’avvicinarsi della fatidica data, il regista e tutta la troupe (ma quanti sono??) tornano in paese. È il 23 dicembre e in chiesa si svolgono le prove generali: parroco, chierichetti e coro sono convocati per verificare che tutto possa funzionare alla perfezione. Luci a posto, controllo audio effettuato, telecamere in posizione, ripresa dentro la chiesa fatta e prove generali hanno finalmente inizio. Tutti gli “attori” eseguono la loro parte con cura, qualche particolare viene sistemato. Un saluto e un arrivederci alla mattina di Natale: ore 9, per sistemare gli ultimi dettagli. Un’ultima prova audio e via con la Messa. “Siamo rimasti colpiti dal numero di persone che sono coinvolte nella ripresa della Messa”, ci dicono Alma, Alessandro e Stefano, “sono davvero moltissime. E sono tutte molto veloci, organizzate, professionali e gentili. La celebrazione viene curata sin nei più piccoli dettagli. Ad esempio la consolle dell’organo è stata adornata con alcune piante per evitare che il bianco degli spartiti desse fastidio alle riprese.” Quando chiediamo ai nostri intervistati come giudicano questa esperienza la loro risposta è unanime: molto positiva. La fatica della preparazione lascia il posto alla constatazione dell’ottimo lavoro svolto, a favore di tutti quelli che possono gustare la S. Messa solo da casa. Con una certa soddisfazione ci dicono che molte persone hanno seguitola celebrazione e si sono complimentate per la preparazione della chiesa e l’esecuzione dei brani musicali da parte del coro. Da parte nostra e loro un grande grazie a tutti quelli che hanno permesso che la celebrazione riuscisse così bene.

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i libri 12

FRATEL CARLO DI GESÙ l primo dicembre 2016 ricorreva il centenario della morte del beato Charles de Foucauld, ucciso quasi per sbaglio nel suo piccolo eremo nel deserto del Sahara. Per celebrare la ricorrenza sono usciti vari libri sulla sua vita; quello, a mio parere più affascinante, è quello scritto dallo spagnolo Paolo d'Ors e intitolato appunto "L'oblio di sé"(Ed. Vita e pensiero). Fratel Carlo di Gesù- così si faceva chiamare - è stato sicuramente un personaggio fuori dal comune, esagerato, radicale in tutti i momenti e le situazioni della sua esistenza. Nato nel 1858 a Strasburgo, visconte francese, ha perso i genitori molto presto ed è stato seguito dal nonno, militare in pensione. Dopo gli studi superiori, durante i quali ha abbandonato la fede, ha intrapreso la carriera militare, senza però accettarne la disciplina e dedicandosi a una serie continua di eccessi e di stravaganze, al punto da doversi dimettere temporaneamente dall'esercito. Quando seppe che i suoi commilitoni partivano per la guerra, chiese di essere di nuovo incorporato all'esercito e si distinse per il suo valore. Mentre si trovava in Francia, avvenne la sua conversione a 28 anni ad opera del padre Houvelin. E' famosa e significativa la sua frase: "Dal momento in cui credetti in Dio, capì subito che non potevo vivere che per Lui". Così iniziò una nuova dimensione della sua vita, nella quale l'obiettivo unico fu quello di seguire l'esempio di Gesù. Per questo sentì di essere chiamato alla vita religiosa. Ma lo assillava l'idea di andare a vivere nei luoghi stessi di Gesù e di vivere assolutamente come Lui: "Condurre quanto più esattamente possibile la stessa vita di Nostro Signore, vivendo unicamente del lavoro delle mani, senza accettare alcun dono spontaneo né alcuna questua, non possedendo niente, dando a chiunque chieda, non esigendo niente, privandosi del più possibile…". Nazareth era il suo sogno e così si stabilisce lì. Nel 1900 Fratel Carlo ritornò in Francia e si ritirò ancora nella trappa per prepararsi al sacerdozio. Nel frattempo maturò la convinzione che la sua vita di Nazareth la doveva svolgere "tra le anime più malate, le pecore più abbandonate", quelle del deserto del Sahara. Così si stabilì a Beni Abbes, un'oasi ricca di palme e si costruì una casetta molto piccola con una cappellina. Dedicava molto tempo alla preghiera, leggeva e studiava la Parola di Dio. Inquieto come sempre, decise di ritirarsi in un eremo ancora più in alto, a 2900 metri, l'Asekrem. Fu lì che alcuni ribelli tuareg lo assalirono e, spaventati dall'arrivo di alcuni soldati, gli spararono in testa, gli portarono via tutto e lo spogliarono, gettandolo in un fosso. Così ebbe fine la sua vita di penitenza e di preghiera.

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C’è tanto nel film di Anne Fontaine, regista delle donne forti, che vi proponiamo questa volta. Un film difficile che lascia il segno.C’è una storia vera innanzitutto, romanzata e magari ingenua in alcune scene, ma non caricata di orpelli scenografici e accenti melodrammatici: la storia di Madeleine Pauliac, giovane medico della Croce Rossa francese che nella Polonia devastata dalla guerra e dall’avanzata sovietica aiutò a partorire e a guarire dal senso di vergogna le suore di un convento benedettino impunemente violentate da soldati brutali come lanzichenecchi e feroci come barbari medievali. Questa dolorosa vicenda diventa un’indagine sulla condizione umana, innanzitutto, sulla fragilità, sulla trasgressione e perfino sulla fede, fonte ora di pacata serenità, ora di incertezza e dolorosa accettazione. Il film accavalla le restrizioni e le insicurezze delle suore benedettine, divise tra l’atavico desiderio di essere mamme e il rifiuto di accettare bambini concepiti nell’orrore, la necessità di essere aiutate e la convinzione di voler rispettare il voto di castità (nonostante gli stupri subiti) e non farsi né guardare né toccare da Mathilde, la paura per il soggetto estraneo privo di Fede e la tentazione di concedersi a un Angelo salvifico venuto per lenire la loro ignominia. E’ questo il cinema che non dimentica di essere teso e incalzante. Non ci si annoia mai, infatti, a seguire il cammino verso l’orrore e poi verso una rinnovata speranza della giovane protagonista laica e delle «sorelle» che si trova a soccorrere e curare. Al corpo di Madeleine - che si muove sicuro nello spazio e risponde a istinti e desideri - si contrappone ad esempio quello tradito o rinnegato delle suore, che nascondono la pancia sotto le vesti o si muovono furtivamente fra le celle. Ancora, alla rigida gerarchia che regola la quotidianità del convento fanno da contraltare la libertà e l’anarchia del mondo esterno, che si autodetermina con testarda prepotenza. Infine, alla castità come voto irrinunciabile risponde la natura con i suoi cicli e con le sue leggi, e con una condizione (la maternità) di cui Agnus Dei parla con una tenerezza e un incanto infiniti. Nessuno di questi «misteri» viene svelato fino in fondo nel film, così come nessun conflitto si risolve e nessuna ideologia si impone come la migliore. C’è solo una forza che sembra avere la meglio sulle altre: la forza delle donne, vere vittime della guerra perché prede da catturare, bottino da conquistare, trofei da ostentare. Per quanto diverse fra loro, le suore del convento funzionano come una sola armata, un unico poderoso blocco. La regista confessa che pur essendo nata in una famiglia cattolica, non sapeva come vivessero le suore. Per conoscere da vicino la quotidianità di un convento, è stata ospite in un monastero benedettino e ho voluto osservare con i propri occhi come vivono le consorelle. Ha visto anche i rapporti umani che si consolidano tra le consorelle, le tensioni, le varie psicologie in gioco e le azioni e i movimenti di ognuna. Non si tratta di un mondo unidimensionale e freddo, come si può pensare dall’esterno. È stata colpita dal fatto che la fede non sia del tutto cementata ma sia in realtà fragile e labile. (bellissima la definizione della fede che viene proposta: ventiquattro ore di dubbi e un solo minuto di speranza…).

il film

Agnus Dei (2016): Le innocentes

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esperienze di vita di Aleesio Beozzo e Marika 14

Zimbabwe: una terra piena di colori e di splendidi sorrisi lcuni mesi fa, abbiamo avuto la fortuna di accompagnare il roveretano Dottor Carlo A Spagnolli in una delle sue importanti missioni. Carlo ha dedicato la propria vita all'Africa, alternandosi fra Uganda, Eritrea, Etiopia, Camerun per poi arrivare finalmente in quella terra magica che è lo Zimbabwe dove attualmente risiede. In Zimbabwe l'economia è in profonda recessione ed il Paese sta vivendo un'importante crisi economica, sociale, politica e umanitaria ed il regime dittatoriale instaurato non migliora certo la situazione anzi l'aggrava ulteriormente. In questo contesto opera l'amatissimo Carlo Spagnolli: in Zimbabwe è impegnato nella cura dei pazienti ammalati di AIDS, assiste con mezzi e cibo diversi ospedali, scuole, asili e centri di formazione professionale per dare a tutti una possibilità di futuro. Ritornando a noi, zaino in spalla e valigia in mano, siamo partiti e siamo atterrati, ad attenderci incredibilmente c'era la pioggia, che benché timida, ha rallegrato il cuore di tutta quella popolazione. Lungo le strade, sotto l'acqua, padri e madri, con i rispettivi bambini sulle spalle, uscivano per andare a lavorare la terra; pochi gli strumenti a disposizione: solo alcune vecchie zappe, ma sui loro volti bagnati si leggeva un'unica parola "Felicità". La nostra prima meta: il villaggio "San Marcellino", un piccolo paradiso che sorge in un'area di circa tre ettari e nel quale sono attualmente ospitati 74 bambini colpiti da importanti problematiche famigliari quale la mancanza dei genitori agli abusi ed ai maltrattamenti subiti. Il programma di adozioni a distanza ed i sostegni economici inviati anche dal Trentino aiutano questi bambini nella crescita fisica e professionale, cercando di farli diventare cittadini responsabili ed onesti. Da qua ci siamo diretti verso Chinhoyi, un centro abitato situato nel centro nord dello Zimbabwe. E' li che dovevamo apportare il nostro contributo. Fra gli innumerevoli piani seguiti dal Dottor Spagnolli e sostenuti con ammirevole impegno e grandissimi sacrifici dall'associazione Lifeline Dolomites ed in prima persona dal suo presidente nonché grande amico Claudio Merighi, vi è il progetto sanitario polispecialistico di formazione ed attività clinica che ha come fine quello di promuovere la formazione del personale nelle tecniche di chirurgia laparoscopica mininvasiva. Abbiamo trascorso la maggior parte delle nostre giornate in sala operatoria dove il nostro team si è rivelato fondamentale per i chirurghi zimbabwani e per tutto il personale di sala operatoria che abbiamo attentamente e costantemente seguito, formato ed accompagnato, sino ad arrivare ad una buona autonomia raggiunta proprio al venerdì, ultimo nostro giorno in ospedale. La sera siamo stati ospitati dalle Sola Sister, un simpatico gruppo di suore presso le quali abbiamo potuto incontrare un bellissimo gruppo di bambini accompagnati dalle loro mamme ed ai quali noi abbiamo distribuito alcuni piccoli doni portati dal Trentino. Questa esperienza è stata sicuramente molto forte, guardiamo con nostalgia alla bellezza ed alla ricchezza umana di questa gente e siamo grati di quello che abbiamo.


enite e vedrete:.. il matrimonio cristiano, una sorpresa continua. Ci piace pensare che il matrimonio cristiano sia una continua sorpresa. Una sorpresa che ogni giorno aiuta a crescere la coppia, che si prepara a vivere insieme per sempre come famiglia, e questo è possibile solo se l’amore è una relazione che cresce fondata non sulla sabbia dei sentimenti che vanno e vengono ma sulla roccia dell’amore vero, l’amore che viene da Dio. La famiglia nasce da questo progetto d’amore, un luogo di affetto, di aiuto, di speranza, di sostegno, di fede stabile per sempre così come è l’amore di Dio . Una vita che diventa un cammino spirituale quotidiano, fatto di passi, piccoli passi, passi di crescita comune, fatto di impegno a diventare uomini e donne maturi nella fede. Non c’è matrimonio senza la parola che dichiara l’amore, senza la parola che lo traduce, lo prepara, lo trasmette. Stare insieme e sapersi amare per sempre è la sfida degli sposi cristiani. Papa Francesco ha spiegato che «Il sacramento del matrimonio è un grande atto di fede e di amore: testimonia il coraggio di credere alla bellezza dell’atto creatore di Dio e di vivere quell’amore che spinge ad andare sempre oltre, oltre sé stessi e anche oltre la stessa famiglia. La vocazione cristiana ad amare senza riserve e senza misura è quanto, con la grazia di Cristo, sta alla base anche del libero consenso che costituisce il matrimonio». Con questa premessa il corso di preparazione al matrimonio cristiano presso la nostra comunità di Aldeno si presenta con l’intenzione di stimolare nuova presa di coscienza nei giovani che intendono iniziare a costruire una nuova famiglia. Il nostro apporto, come coppie guida, non vuole essere assolutamente di insegnamento ma di esempio con i nostri difetti, le nostre fragilità e con un pizzico di coraggio perchè vorremmo con tutto il cuore provare a stimolarvi nel guardarvi «dentro» per cercare quotidianamente la sorpresa evocata nel titolo.

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corso di preparazione al matrimonio

LA BELLEZZA DEL DIVINO PROGETTO UOMO E DONNA

IL TAGLIANDO PER L’ISCRIZIONE AL CORSO DI PREPARAZIONE AL MATRIMONIO È A PAGINA 36 15


i battezzati nelle nostre parrocchie

ERIKA PIFFER battezzata il 23/10/2016 ad Aldeno figlia di Matteo e Chiara Calovi

ALESSIA PRESOTTO battezzata il 08//10/2016 ad Aldeno figlio di Mauro e Paula Forelli

MATHILDE LARCHER battezzata il 23/10/2016 ad Aldeno figlia di Lorenzo e Antonella Montedoro

LEONARDO CONT battezzato il 08/10/2016 ad Aldeno figlio di Andrea e Katia Bertoldi

ALYSSA VELOCCIA battezzata il 09/10/2016 ad Aldeno figlia di Paolo e Stefania Rossi

BATTESIMI Allo scopo di dare maggiore senso comunitario e solennitĂ alla celebrazione dei Battesimi si chiede, se possibile, di attenersi alle date qui indicate: 19 febbraio 15 aprile Sabato Santo nella veglia Pasquale 4 giugno Pentecoste 15 agosto Assunzione di Maria 22 ottobre Giornata missionaria mondiale 8 dicembre Immacolata Concezione di Maria 16

Al momento dell’iscrizione si fisseranno anche gli incontri di preparazione


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di Elia Rossi

uesto non è un articolo tra tanti, né un’intervista dettagliata e soddisfacente. Anzi: è piuttosto confusa e decisamente poco chiara. Sono le 14.30 di un qualsiasi sabato pomeriggio, entro nell’oratorio di Aldeno e la prima cosa che noto (o che sento?) sono le urla dei bambini nella sala grande della canonica. Per poco non mi viene un colpo, «ma li stanno ammazzando lì dentro?» è la prima cosa che penso. Poi mi concentro e tra i rumori delle sedie che si spostano, dei palloncini che esplodono e di qualcosa che cade per terra riesco a distinguere chiaramente delle risate; risate di gioia e di gioco. Il, passatemi il termine, «caos» dura ancora un’oretta dopodiché la mandria viene rilasciata in piazza dove gli animatori servono the, panettone e patatine. Non è un accostamento particolarmente raffinato, ma sembra che i bambini ne vadano pazzi. Finita la merenda c’è chi entra in sala giochi per massacrare un animatore sui materassoni, chi gioca a prendi e scappa e chi sale al campetto per stracciare i propri amici a calcio, o qualche animatore. Insomma, il bersaglio sono sempre quei poveracci degli animatori: contenti loro! Decido di fare un esperimento: chiedo a tre bambini a caso, i quali identificheremo come: maglietta rossa, maglietta blu e maglietta gialla, di rispondere alle prime sei domande che mi vengono in mente. Per correttezza nei loro confronti e nella tutela della salute delle loro maestre ometterò errori di ortografia e di sintassi. Niente A senza H questa volta. Quando pensi all’oratorio cosa ti viene in mente? M. rossa: Divertimento in compagnia, incontro con gli amici. M. blu: Felicità, amicizia, merenda buonissima. M. gialla: Giocare fino a scoppiare. Ci racconti il gioco più bello fatto all’oratorio? M. rossa: In campeggio, il gioco delle palline in cui c’erano diverse prove da fare, tra le quali: canestro in uno scatolone, hokey, golf ecc.. M. blu: Durante il Pigiama Party quando abbiamo giocato a «mi siedo oppure no?» M. gialla: Senza dubbio il gioco in cui bisogna trovare i biglietti colorati nascosti per tutta la canonica.

le risposte di tre bambini dell’oratorio

INTERVISTA ALL’ORATORIO

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le risposte di tre bambini dell’oratorio 18

Se l’oratorio fosse un colore quale sarebbe? e se fosse un cibo? o un animale? M. rossa: Giallo, perché mi ricorda la gioia. La fragola, perché è buona. Il pesciolino perché è simpatico. M. blu: Giallo come il sole. Profumo di frutti di mare. Il cane, perché è buono e gli piace giocare. M. gialla: Arcobaleno. La pizza perché è il mio piatto preferito. La scimmietta perché è un animale a cui piace giocare e divertirsi. Cosa miglioreresti dell’oratorio? M. rossa: Vorrei che durasse più di due ore, così da avere più tempo per giocare. M. blu: Vorrei che ci fosse anche il pomeriggio dopo la scuola. M. gialla: Mi piacerebbe che ci fossero più bambini. Quali temi vorresti fare nei prossimi sabati? M. rossa: Tema spaziale, tema musicale, tema acquatico e tema sportivo. M. blu: Un tema caramelloso! M. gialla: Una giornata di soli giochi sportivi Cosa diresti ad un bambino che non è mai stato all’oratorio? M. rossa: Devi venire all’oratorio, dai che è divertente M. blu: Vieni! M. gialla: Sul serio non sei IL PROGRAMMA PER I PROSSIMI SABATI mai venuto? Dopo cinque minuti faccio fatica a tirare fuori dei contenuti profondi degni di un buon articolo, in quanto i tre scalmanati che sto intervistando non vedono l’ora di tornare a giocare con gli altri. Così finisce la mia intervista. Insomma qui in canonica il sabato pomeriggio è pieno di bambini che dicono cose senza senso, di animatori fuori di testa, di rumori che fanno male alle orecchie e di giochi che ti costringono a divertirti insieme agli altri. Questo è l’oratorio visto dagli occhi di un bambino; gli unici occhi con la quale bisognerebbe guardarlo.


Mi alsera no ò podest endromenzarme né serar ocio en fin a mezanot. Me svoltolava 'n let senza calmarme per quatro manzolami chì de sot. De zert no l'era pù matérie bèle che se tirava acqua per dispèt, da mateloti, ados ale matele: per questo manzolam se cambia aspèt. Se i fussa sol demò tre quatro gati, con pochi ossi i gaveria pastura. Ma ancoi i manzolami i fa i so ati pù arditi e rumorosi e i fa paura.

le poesie di don Valerio Bottura

Manzolami d’ancoi N.b. Assolutamente senza riferimenti attuali personali.

Come voria binarli tuti a um, parlarghe e starghe 'nsema en compagnia. Scometo che alla fim fòrsi nissum rifuderia con mi n'Ave Maria.

Johannes Rettenmayer e Elisa Fedrizzi si sono sposati a Garniga Terme il giorno 20 agosto 2016 19


Post cresima

Chi l’ha detto che dopo la Cresima non si vede più nessuno?????

di Ennio e Sandro

i fa un gran parlare della Pre-adolescenza (11-14 anni) come un’età difficile, perS ché è il momento in cui i ragazzi escono dalla strada che fino ad ora altri hanno tracciato per loro e iniziano a cercare strade proprie. Vivono un’età in cui mettono in

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discussione tutto e tutti, alla ricerca di qualcosa di nuovo e di proprio. Ma noi non vogliamo cedere alla tentazione e tirare i remi in barca, pensando quello che pensano la stragrande maggioranza della comunità parrocchiale “Tanto non si vedono più in Chiesa” e insieme agli animatori del decanato abbiamo accettato la sfida di accompagnare anche in questa età i nostri giovani. Un primo passo va fatto con il cuore: come animatori e comunità cristiana dobbiamo preoccuparci dei nostri ragazzi, pregando per loro, informandoci su di loro, confrontandoci con loro……senza cedere alla tentazione di abbandonarli. Un secondo passo va fatto con la testa: accogliendo la sfida della diversità che con le loro idee e le loro scelte ci propongono. Se è vero che per molti di loro la frequenza alla s. Messa è molto saltuaria, possiamo per questo considerarli estranei alla comunità parrocchiale??? Si può ridurre la vita cristiana solo alla s. Messa???? E’ importante leggere i segni di Dio anche in loro: di solito i ragazzi si mostrano disponibili e si appassionano quando sono coinvolti in attività pratiche di volontariato e di solidarietà. Se la nostra comunità parrocchiale accetta e accoglie la sfida della concretezza, scoprendo il lato pratico dell’amore, solo così potrà incontrare i propri giovani “nella loro parrocchia”. Finalità principale è creare per gli adolescenti occasioni di confronto a partire dal Vangelo. Ed ecco che il 13 novembre scorso ci siamo ritrovati con tutti i giovani del decanato all’oratorio di Romagnano, per un momento di gioco e un momento di riflessione. Il 29 novembre abbiamo preparato l’animazione della seconda domenica di Avvento che aveva per tema : “E’ ora di accoglienza…” qui di seguito le riflessioni dei ragazzi. “E’ ora di accoglienza…” “Le relazioni tra le persone sono molto importanti specialmente con quelle provenienti da paesi diversi, con culture diverse, con lingue diverse, perché ci permetto-


post cresima

no di conoscere, scoprire e capire i loro valori, i loro stili di vita, le loro aspirazioni, le loro religioni le quali potrebbero arricchire la nostra vita aprendoci gli orizzonti nuovi e aumentando il nostro bagaglio culturale. E non ci siamo accontentati di ritrovarci, ma il 28 – 29 dicembre abbiamo effettuato una uscita di due giorni con tutti i ragazzi del decanato a Maso Colombin che aveva per tema: l’AMICIZIA. Qui di seguito una descrizione di quei due giorni da parte di Elisa. “L’emozione freme, dai finestrini si vede il paesaggio mutare. In quei due giorni abbiamo riflettuto sull’amicizia e ci siamo resi conto di quanto essa sia importante nella nostra vita. Ovviamente durante i giochi abbiamo avuto più di una occasione di incontrare persone nuove. E con loro scambiare parole, idee, opinioni, o molto più semplicemente un sorriso. Quando è stata ora di tornare a casa eravamo tutti dispiaciuti, ma più ricchi. Ci consolava l’idea che avremo avuto altre occasioni per incontrarci.” In quei due giorni, insieme ai nostri ragazzi di Aldeno abbiamo deciso di ritrovarci una volta al mese ad Aldeno per iniziare il corso di Junior Master Chef coordinato dal grande papà CHEF Sandro Bottura e così il 17 gennaio scorso abbiamo iniziato con la serata degli antipasti. Mentre le torte si cuocevano nel forno, Imanol il lettore per eccellenza ci ha deliziato con le letture della seconda domenica del tempo ordinario, condividendo così anche la parola di Dio. Ecco qui di seguito le prossime date: il 21 febbraio confezioneremo dei primi; il 21 marzo confezioneremo i secondi, il 18 aprile confezioneremo dei dessert Nel mese di maggio, dedicato alla mamma celeste e alla mamma naturale, inviteremo a cena tutte le mamme e i papà sosterranno le spese. Questa esperienza, serve per crescere e per stare insieme divertendosi. A livello decanale ci ritroveremo ancora per chi lo desidera, il 27 febbraio prossimo alle ore 20,00 all’oratorio di Romagnano per la festa di Carnevale. A Marzo siamo invitati alla FESTA DEI RAGAZZI organizzata dai Salesiani che si terrà a Jesolo il 12 marzo dalle ore 9,00 alle 17,00. E ad aprile o maggio uscita primaverile destinazione………. Ecco, questo il programma del post cresima condito chiaramente da obiettivi ben precisi: far conoscere la parola di Dio e conoscere e saper raccontare i propri sentimenti e le proprie emozioni. Grazie ragazzi per esserci e buon cammino!!!!

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ringraziamenti

Un gradito dono alla chiesa di Aldeno hi scrive è Sergio Spagnolli, autore del dipinto della Madonna con bambino che è stato esposto in chiesa ad Aldeno sotto l'ambone. "Ho sempre avuto la passione per il disegno; con il tempo, assolutamente autodidatta, ho cercato di "imparare" tecniche varie utilizzando vari materiali. Matita, carboncino e pennino/china per poi passare ai colori e al loro infinito universo. Disegnando e dipingendo per hobby ho sperimentato l'arte del fumetto, delle caricature, delle illustrazioni di libri per bambini e quindi, provando e riprovando, sono arrivato al dipinto ad olio, acrilico, resine sintetiche, pitture su case - murales -, senza l'assillo del risultato a tutti i costi ma per il solo piacere di farlo; ovviamente non rinunciando alla soddisfazione di suscitare una qualche emozione in chi, occasionalmente, ha voluto vedere qualche mio "lavoro".

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Nelle foto: sopra il quadro esposto nella chiesa; a fianco Sergio Spagnolli «al lavoro»

Ringraziamento coro parrocchiale di Aldeno desidera Itolrivolgere attraverso queste righe un sentiringraziamento al signor GIORGIO ROSSI, originario di Cimone e ora residente a Trento, per aver donato gratuitamente, un organo elettronico mod.GEM ancora perfettamente funzionante. Lo strumento, dopo una bella ''ripulita'' interna necessaria dopo un prolungato inutilizzo, è stato portato alla fine di dicembre 2016 in una sala della canonica e viene ora utilizzato regolarmente per accompagnare i canti durante le prove del coro. ANCORA GRAZIE! 22


Che senso ha oggi custodire la Terra Santa? di Fra Francesco Patton Custode di Terra Santa a il senso di custodire la memoria delle nostre origini: la memoria incarnata nei luoghi e la memoria vivente, che sono le comunità cristiane che vivono oggi in Terra Santa. Questo ci rende coscienti delle nostre radici per poter vivere oggi con umiltà e consapevolezza la nostra fede. Il nostro - purtroppo - è il tempo della "memoria corta", dove conta solo ciò che è nuovo. Ma qui, in realtà, noi custodiamo i luoghi in cui è possibile ricordare che la vera novità è quella portata dall'incarnazione del Figlio di Dio, dalla sua passione, morte e risurrezione. Non ci sono infatti novità più grandi o più importanti del fatto che Dio abbia colmato la distanza che separava noi da Lui proprio qui, a Nazareth e Betlemme. E men che meno c'è una novità più grande di quella che sprigiona dal Sepolcro vuoto che testimonia che la morte è veramente sconfitta per sempre e lo testimonia a tutti coloro che sanno vedere i segni di Dio e credere a ciò che Dio ci dice attraverso quei segni. Custodire questi luoghi significa offrire a quanti vengono qui la possibilità di "toccare" quello che il beato papa Paolo VI chiamava giustamente il Quinto Vangelo. Custodire i luoghi santi e renderli accessibili ai pellegrini vuol dire affermare fisicamente che la nostra fede non si basa su un mito ma su qualcosa che è avvenuto nella storia. Per usare il linguaggio del Nuovo Testamento, qualcosa che è avvenuto "nella pienezza dei tempi". C'è poi l'aspetto del custodire le "pietre vive", cioè le tante comunità cristiane presenti in Terra Santa e in Medio Oriente. Sono quei fratelli che lungo la storia hanno testimoniato e garantito - continuando a farlo anche oggi - una continuità di fede vissuta. Oggi le comunità cristiane in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente sono comunità piccole, minoritarie, spesso minacciate, ma al tempo stesso importanti perchè testimoniano il valore del cristianesimo, sono lievito di dialogo e riconciliazione tra culture e religioni, sono attive e impegnate anche sul versante sociale e caritativo. In Terra Santa si sperimentano le due dimensioni, dunque: quella della storia e quella della continuità della fede. Quindi custodire la Terra Santa significa salvaguardare le pietre della memoria e sostenere le comunità che in questa terra continuano a tramandare la fede.

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Fra Francesco Patton, nato a Vigo Meano, nella diocesi di Trento, il 23 Dicembre 1963, appartiene alla Provincia di S. Antonio dei Frati Minori, Italia. 23


le ricette di junior

Gli strauben Carissimi, proseguiamo il nostro viaggio nel mondo della gastronomia, questa volta Vi proponiamo gli strauben: frittelle di origine altoatesina, a base di latte, farina, uova e grappa, dalla caratteristica forma a chiocciola. Questo motivo a spirale si ottiene facendo passare la pastella attraverso un apposito imbuto direttamente nell'olio a 170°. Questo attrezzo può essere facilmente sostituito da un comune imbuto, la cui apertura andrà bloccata con un dito per non far fuoriuscire il contenuto. Una volta fritti, gli strauben vengono cosparsi di zucchero a velo e accompagnati da confettura di mirtilli rossi che, eventualmente, può essere sostituita da composta di mele, pere o cotogne. COMPOSTO:  200 g di farina 00  250 ml di latte intero  20 g di burro fuso  3 uova a temperatura ambiente  20 ml di grappa  50 g di zucchero  1 pizzico di sale  olio per friggere PER COMPLETARE:  zucchero a velo  confettura di mirtilli rossi (o anche frutti di bosco) Buon appetito!

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L'Angelo di Dio Gli angeli aspettano soltanto di poterci dare una mano quando ne abbiamo bisogno, sono lĂŹ per farci compagnia quando ci sentiamo soli, ci sostengono nei momenti di difficoltĂ , soprattutto gioiscono con noi quando ci capita qualcosa di bello.

junior - le preghiere

Impariamo le preghiere:

(Craig Warwick)

DA COLORARE

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concorso junior

Concorso: Disegna la tua Chiesa‌ Come vedono il mondo i bambini ? In questo numero chiediamo aiuto ai bimbi per farci un regalo, disegnate la Vostra Chiesa, possibilmente della Vostra parrocchia di appartenenza. Lasciate il vostro disegno nella cassetta postale della parrocchia con scritto sul retro del disegno:

Per concorso Junior nome, cognome ed etĂ nome della chiesa e/o paese raffigurata Il vincitore vedrĂ  pubblicato il proprio disegno sulla copertina del prossimo numero del bollettino parrocchiale. Concorso riservato ai bambini delle nostre parrocchie dai 2 ai 10 anni

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tutte le Parrocchie della Diocesi nel mese di Novembre 2016 si è provveduto dei nuovi Consigli Pastorali. Nelle nostre tre Parrocchie si è deciso di Idarenall’elezione vita ad un unico Consiglio pastorale interparrocchiale, composto dai primi 4 elet-

i rinnovi

RINNOVO CONSIGLI PASTORALI

ti di ogni paese. Il Consiglio interparrocchiale è così composto: Aldeno MURAGLIA ELDA, BISESTI TERESA, SCHIR CHIARA, MARCHELLI MAURO

Cimone DAL POZZO MONICA, ROSSI MARIANO, PIFFER SABRINA, PIFFER ORNELLA

Garniga Terme COSER SANDRA, CARBONARI DOLORES, NICOLODI FABIOLA, DEPAOLA MANUELA

Il Consiglio Pastorale, secondo lo Statuto tipo, è “strumento di partecipazione e corresponsabilità di tutti i battezzati nell’azione pastorale della Parrocchia. Il suo primo compito è quello di testimoniare l’unità ecclesiale dinamica nel suo stesso essere e agire.” In primo luogo quindi deve essere momento di incontro fraterno e di fede, nel quale si viva e si sperimenti l’essere Chiesa. Allora vuol dire che si vive l’incontro nella consapevolezza che Cristo è presente (dove due o tre…Mt 18,20). In prima istanza non ha una funzione organizzativa ma di riflessione, di lettura della realtà alla luce della fede, nella preoccupazione di fare il possibile per aiutare la comunità a crescere nella comunione e nella vita cristiana. Prima di tutto quindi dovrà rendersi conto della realtà e studiare nei vari ambiti i passi possibili per migliorare la vita cristiana della comunità, a partire da una prospettiva ideale: verso quale comunità il Signore ci vuole portare? Siamo responsabili del Vangelo, della conoscenza di Cristo e se Cristo è la forza e la gioia della nostra vita, allora è un impegno che assumiamo volentieri. E poi si tratta fondamentalmente di dare testimonianza e di trovare i piccoli passi possibili alla nostra portata. Siamo testimoni del Regno, di un Dio che si è fatto uomo per amore degli uomini e che ci chiama ad essere partecipi del suo amore. Nel nostro caso sarà anche importante aiutare le tre parrocchie a considerarsi unità pastorale, a capire che dovranno imparare sempre di più a lavorare insieme, superando le gelosie e i campanilismi. Dal punto di vista operativo però si è anche deciso di mantenere la fisionomia e le caratteristiche proprie di ogni comunità e quindi si è formato un Consiglio Pastorale di ogni paese, formato dai 4 già presenti nell’interparrocchiale integrati dai due eletti che li seguono come numero di voti. 27


la riconciliazione di Francesco Viganò 28

Confessioni dei giovani del decanato - 16 dicembre 2016 ome si fa a far piacere la confessione agli adolescenti? Non è esattamente il punto di partenza migliore per far sì che i giovani scoprano (o riscoprano) che C la riconciliazione può essere un momento importante per la propria vita. Solo che dovevamo provare, in qualche modo, a far sì che quella data, fissata sul calendario ancora qualche settimana prima, potesse diventare un appuntamento significativo. Il giorno già deciso era il 16 dicembre: "confessioni per i giovani del decanato", che stavolta sarebbero state ad Aldeno. Bisognava organizzare la serata e, soprattutto, coinvolgere i giovani. Così, tra gli animatori degli adolescenti del decanato (che una volta al mese hanno un incontro di formazione insieme a Mattarello) alcuni si sono resi disponibili per preparare le confessioni. Lo spunto che don Duccio, il parroco di Mattarello, ha lanciato è stato questo: se la nostra proposta per i ragazzi è qualcosa del tipo: "Guardate, per confessarvi bene partiamo da qui…" non è detto che funzioni, perché tanti ragazzi vengono all'appuntamento non per un gran desiderio di confessarsi, ma soprattutto perché ci partecipano in gruppo. Non si può dare per scontato che dei giovani abbiano tanta voglia di parlare e di confrontarsi con un prete, soprattutto per parlare di qualche propria fragilità e dei propri peccati. Ecco che allora il gruppo organizzatore di 7-8 animatori ha pensato di offrire agli adolescenti una proposta diversa: attraverso un video iniziale, alcune piccole storie di vita quotidiana dei ragazzi e un brano del Vangelo, il messaggio voleva essere questo: "Quando sbagli (e sappiamo che ci capita di sbagliare), tutti ti dicono: Lo sapevo!, Sei sempre il solito, Così impari!, Non mi interessa…Vuoi scoprire cosa ha da dirti Dio di fronte ai tuoi sbagli? Alzati e vieni a scoprirlo!" Sia il video che le storie avevano l'obiettivo di aiutare a capire come nelle nostre giornate ci capiti di sbagliare qualcosa, e ne siamo consapevoli: il problema, spesso, sono i giudizi che gli adolescenti si sentono rivolgere dagli adulti. Spesso sono i giudizi sui propri sbagli a fare paura, più degli sbagli stessi. E, troppo spesso, i giovani si sentono dire sempre i soliti giudizi di fronte ai propri errori. Non che non sia giusto per un genitore riprendere un figlio, ma quando un giovane sente che la sua fragilità viene


la riconciliazione

solo "bastonata", che farà? E del suo desiderio di bene, al di là di aver fatto qualcosa di male, che ne è? Durante la celebrazione è stato allora letto il Vangelo dove anche da Gesù ci si aspetta che venga dato un giudizio di questo genere, quando nel tempio gli portano una donna sorpresa in adulterio (Gv 8, 2-11). Anche lì gli scribi e i farisei vorrebbero che anche Gesù dicesse: "Lo sapevo, non ci si può fidare di te…", solo che lui tace. Le parole di Dio nei nostri confronti, quando sbagliamo, non sono mai giudizi che chiudono. Cosa ci dice invece Dio? Ecco che allora i ragazzi sono stati invitati, se volevano scoprirlo, ad alzarsi e a pescare da un cesto davanti all'altare un biglietto, dove era scritto un semplice versetto della Bibbia. Alcuni esempi? "Bene, servo buono e fedele", "Non temere, perché io sono con te"...Con quel biglietto in mano sono stati poi invitati, se lo volevano, ad andare da uno dei sacerdoti presenti per condividere la frase che avevano ricevuto e magari usarla come punto di partenza per la riconciliazione. La Parola di Dio, se la accogliamo con il cuore aperto, è più forte di quel che si pensi e più forte di qualsiasi altra parola umana. Volete la prova? Raccogliendo qualche impressione dai ragazzi, nei giorni successivi, qualcuno raccontava come il biglietto che aveva pescato contenesse proprio la frase perfetta per sé! Probabilmente nessun gruppo di animatori riuscirà a far amare a degli adolescenti la confessione, ma la forza della celebrazione che abbiamo vissuto è stata nella preparazione fatta insieme, dove alcuni animatori hanno potuto mettersi in gioco per primi, e nel lasciare spazio alla Parola di Dio, con la fiducia che non c'è parola migliore che possiamo ascoltare, soprattutto nel momento della nostra fragilità. n gruppo di 50 persone stava seguendo un seminario, quando all'improvviso U l'oratore decise di organizzare un'attività di gruppo. Iniziò a dare un palloncino ciascuno a tutti i presenti. Ad ognuno fu chiesto di scrivere con un pennarello indelebile il proprio nome su di esso. Poi tutti i palloncini vennero raccolti e messi in una stanza. Una volta riempita la stanza, l'oratore chiese ai 50 seminaristi di entrare dentro la stanza e trovare il proprio palloncino in 5 minuti. La scena fu questa: tutti si fiondarono dentro la stanza alla ricerca del proprio palloncino, spinte, gomitate… nella stanza regnavano caos ed anarchia. Alla fine dei 5 minuti nessuno riuscì a trovare il proprio palloncino. Vista la prova fallimentare, l'oratore chiese ad ognuno di loro di prendere un palloncino e darlo alla persona che aveva scritto il nome su di esso. In pochissimi minuti tutti i presenti avevano in mano il palloncino su cui avevano scritto il nome. Così l'oratore disse: "questo è quello che accade nella nostra vita. Tutti andiamo alla ricerca frenetica della nostra felicità, ma non riusciamo mai a trovarla. Dobbiamo capire che la nostra felicità sta nella felicità delle altre persone. Se rendete felici gli altri anche voi avrete la vostra felicità. E' questo lo scopo della nostra vita!"

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il terremoto in centro Italia 30

Dai luoghi del terremoto: immagini e parole n uno dei borghi antichi tra i monti Idanneggiati, Sibillini, tra il castello e la chiesa il campanile crollato lascia vedere già da lontano le ferite del sisma. A valle, tra il colle storico e sentieri dei pastori, un grappolo di case; entro nel silenzio inquietante di case vuote e macerie. Nelle strade strette si vede qualche anziano vicino a casa, che cura gli interni agibili, con un'uscita sicura; ascolto da ognuno il terrore vissuto e la paura di nuove scosse, il disagio per la precarietà delle nuove sistemazioni. Ma il prendersi cura degli animali domestici, pulire un cortile, aiuta a ritrovare nel caos un minimo ordine, una quotidianità. Ognuno fa i conti con un senso di straniamento, quasi si stupisce di essere in vita. Negli adulti, in chi ha perso il lavoro, lì dove il disastro ha messo in ginocchio un'azienda, negli occhi, nelle parole sconcerto e un senso angoscioso di isolamento e solitudine. Eppure in loro si esprime una capacità di piegarsi, di assorbire ogni tragedia, ogni perdita mantenendo un senso di legame con il territorio, la vita vissuta e il senso del noi. Raccontano così della tradizionale festa locale che ha richiamato molti al paese, pochi giorni prima del sisma. Settanta persone, tutti insieme la notte in due tende; con una modesta cucina da campo si gestiscono i pasti, consumati nella tenda leggera che non si riesce a scaldare. Gran parte di loro infatti non vuole assolutamente lasciare il paese e sono proprio i giovani i più convinti e impegnati. Per tutti si impongono sforzi sovrumani per riorientarsi a ricreare un ordine, ricostruire luoghi e le memorie; per ritrovare i legami e ridare un senso all'accaduto, accettando il senso di assurdità. Prima ancora dell'aiuto professionale, per noi ha un senso anche solo reggere accanto alle persone questo peso, accogliere il dolore e la rabbia, essere testimoni di quella realtà, semplicemente presenti tra loro. Anche nel sostenere i soccorritori. In un altro paese montano che ci aveva richiesti, ho conosciuto una ferita forse ancor più profonda. Qualche persona che deve lasciare il posto della prima emergenza non riesce a prendere una decisione, lo vive con angoscia: forse perché questo passo implica ancora un lasciare, una nuova ferita. Ricordo due sorelline della scuola materna che entravano in uno stato d'inquietudine incontenibile quando i


il terremoto in centro Italia

genitori volevano tornare a casa, per cenare nel loro garage agibile: il loro luogo sicuro era diventato un palazzetto dello sport, dove da un mese si trovavano a dormire in 400 persone: la loro casa non era più un'ancora affettiva... In quei pomeriggi e lunghe serate con alcuni di loro era stato possibile un certo percorso, che li aveva aiutati nel capire le proprie reazioni e soprattutto quelle dei bambini, prevenendo ulteriore sofferenza; come pure ad orientarsi nella nuova realtà, rafforzando risorse personali e familiari. L'impatto del terremoto nelle persone è infatti fortissimo, ci penetra dentro. Scardina non solo le profondità della terra ma la nostra unità, il sentimento primordiale di sicurezza e fiducia nella stabilità e prevedibilità della terra, che con una metafora chiamiamo madre. Accompagnando qualche persona che torna qualche ora al paese, sento di stare in un territorio sacro: quei luoghi distrutti sono microcosmi di significati, hanno dato forma a sentimenti e identità e ora.. sono in quei ricordi, in quell'oggetto che bisogna assolutamente recuperare. E per chi deve tornare nelle abitazioni agibili ci sono fortissimi il desiderio ma anche la PAURA: paura di non avere più la forza di ricominciare, paura di essere dimenticati. Ho dedicato gli ultimi giorni ai luoghi verso la costa, più o meno lontani, che accolgono le persone sfollate: luoghi del sollievo per avvertire le nuove scosse con minor intensità ma anche non-luoghi del sentirsi in esilio, sospesi tra inattività e spaesamento, quando il bisogno è piuttosto di appartenenza, di stabilità, di ordinarietà! Qui le persone rischiano di non poter valorizzare le risorse personali e comunitarie e di sentirsi troppo impotenti nel riprogettare il futuro. Per questo, sostenere la rinascita di questi luoghi umani è anche - come ha ricordato il vescovo di Rieti - assicurare come indispensabili quei beni relazionali (come una valida comunicazione), che restituiscono dignità e speranza e sostengono le capacità di far fronte in maniera positiva e solidale a questi eventi catastrofici che hanno dato luogo a un'esperienza traumatica così prolungata. CP psicologa

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riscaldamento - oratorio

RESOCONTO SPESE NUOVA CALDAIA COME SI NOTA DAL PROSPETTO ECONOMICO SIAMO ANCORA IN DEBITO DI 11.461 EURO PER COPRIRE TUTTE LE SPESE DEL NUOVO IMPIANTO. Quando entriamo in chiesa per la celebrazione o per un momento di preghiera personale, trovare un luogo caldo fa piacere a tutti e ci sembra veramente di essere a casa. Tutto questo ha un dei costi e quindi facciamo ancora appello alla generosità dei parrocchiani per coprire le rimanenze. Eventuali offerte si possono consegnare in busta chiusa indicando la destinazione sia durante le collette in Chiesa sia in segreteria. Oppure versarle direttamente alla CASSA RURALE DI TRENTO specificando la causale del versamento: IT 11 V 08304 34290 000040304332

Da qualche tempo a questa parte le sale dell’oratorio sono desolatamente vuote e silenziose… La scelta, ci dicono, è stata inevitabile…la maleducazione – diciamo pure inciviltà -, di pochi ha costretto a chiudere le porte ai più… restituire le sale sporche, usare la cosa pubblica senza rispetto - proprio perché è pubblica, anzi della parrocchia e quindi “di nessuno”- , non fare neppure un’offerta per l’uso della cucina e dei locali causando magari danni, hanno provocato una reazione estrema… ma chiudere ha senso??? Vogliamo anche noi privarci di un luogo di aggregazione voluto con forza dalla comunità parrocchiale e significativo strumento per vivere assieme?? Non dovremmo, invece, indignarsi contro quei pochi e insistere perché le cose vadano avanti nel segno dell’apertura e della condivisione??? Dite la Vostra, ma per favore, agite in modo che si possa ritornare a dire che la canonica è un luogo in cui ci si può trovare, e, perché noh, in cui si può anche fare festa, nel rispetto della convivenza e delle buone maniere!!!

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Monastero Visitazione S. Maria - Salò uor Ancilla Maria ha raggiunto i S suoi 60 anni di professione religiosa alla Visitazione il giorno 8 settembre 2016. Un «errore di sbaglio» ha anticipato l’annuncio all ‘8 agosto e una serie di circostanze ha posticipato la festa sia religiosa che famigliare al sabato 22 ottobre. E tutto è stato bene! Raccolti con cura gli omaggi pervenuti e moltiplicate le preghiere e le intenzioni di preghiera, finalmente quel sabato 22 ottobre la nostra sorella si è vista al centro di tanta attenzione quanta non si aspettava! Alla Messa della tarda mattinata erano presenti i parenti venuti dal Trentino e parecchie persone ancora affezionate alla «suorina» che, fino a 10 anni fa, curava la liturgia mattutina nella nostra chiesa esterna. I celebranti, don Battista Poli e don Renato Tamanini, parroco di Aldeno, hanno fatto le cose proprio bene e la nostra giubilare ha eseguito la sua parte in modo egregio, con commozione, ma pure con disinvolta semplicità. Nel dopo-pranzo i famigliari si sono ripresentati in parlatorio dove si sono intrattenuti con la festeggiata rievocando persone e fatti e concludendo con una breve preghiera di ringraziamento al Signore e un «arrivederci» qui o lassù! Per Aldeno è una grande ricchezza certamente avere delle persone che si sono totalmente e per sempre donate al Signore nella sua Chiesa per amare, servire, lodare Lui e chiedergli continuamente aiuto e misericordia per le persone care e per i più lontani. Speriamo che suor Ancilla Maria Peterlini lasci in eredità alle nostre parrocchie altre vocazioni per questa missione tanto importante e bella! Dio sia benedetto!

i nostri consacrati

Suor Ancilla Maria

Ecco la preghiera di abbandono, la più conosciuta - di fra Francesco Patton Padre, mi abbandono a te, fa' di me ciò che ti piacerà. Qualunque cosa tu faccia di me, ti ringrazio. Sono pronto a tutto, accetto tutto, purché la tua volontà si faccia in me e in tutte le tue creature; non desidero altro, mio Dio. Rimetto la mia anima nelle tue mani,

te la dono, mio Dio, con tutto l'amore del mio cuore perché ti amo ed è per me un'esigenza d'amore il donarmi, il rimettermi nelle tue mani, senza riserve, con infinita fiducia, perché tu sei mio Padre.

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la Sacra Scrittura a cura della redazione 34

Chi era costui? Zaccaria ("il signore ricorda") otto l'unico nome di Zaccaria si raccolgono S due profeti diversi. Il c.d. Primo Zaccaria occupa i capitoli 1-8 del libro: egli inizia la sua predicazione nell'ottobre-novembre del 520 a.C. Gli oracoli del Primo Zaccaria, sono perciò da ricollegare ai primi anni della ricostruzione, dopo l'esilio babilonese, ed evocano i due personaggi principali, il capo politico Zorobabele e il sacerdote Giosuè. Le sue pagine sono in prosa e sono dominate da otto visioni surreali (capitoli 1-6 poste in coppia tra loro). La prima visione dei cavalieri si associa all'ottava dei cocchi; Buonarroti-Michelangelo - Cappella la seconda visione delle corna e degli artigiani Sistina profeta Zaccaria si raccorda con quelle del geometra". La quarta, che mette in scena le vesti sacerdotali di Giosuè, va insieme con la quinta del candelabro e degli olivi. La sesta, introduce il rotolo volante, si connette con la settima, che presenta un moggio enorme da cui esce una donna, l'iniquità. Il Secondo Zaccaria (capitoli 9-14) si esprime principalmente in testi poetici e giunge storicamente fino all'epoca ellenistica (vi è forse un richiamo ad Alessandro Magno e alla sua conquista delle città siro-palestinesi). Non mancano anche qui immagini curiose cone nella parabola dei due pastori. Molti elementi di questa pagine sono stati riletti dal Nuovo Testamento in chiave cristiana: il pastore trafitto, i trenta sicli d'argento e il celebre ingresso in Sion del re-Messia su un asino per annunciare a tutto il mondo il ristabilimento e il trionfo della pace. Prima di esporre le visioni il profeta fa una forte e severa esortazione ad Israele affinchè si conLa "terra santa". Per la prima volta nella verta adducendo tutto quanto il popolo sta sofBibbia, il territorio abitato frendo alla sua ostinazione nel rigettare moniti dagli Ebrei è chiamato in dei profeti, continuando nella ribellione al Zaccaria 2,16 con questo ter- Signore e alla sua Parola. mine (in ebraico admat ha- Zaccaria è il destinatario di visioni che preanqodesh, "la terra della santi- nunciano un periodo di pace e serenità per tà"). Questa nuova denomina- Israele dopo settant'anni di prova, soprattutto zione subentra a quella più nell'esilio babilonese. Un angelo quindi annunnota - "terra della promessa" - cia che il Signore ha un amore appassionato ed per sottolineare una nuova esclusivo per la città santa e che la farà risorgeera della terra di Canaan, che re come nuova e splendida città aperta a tutti, ha inizio con la ricostruzione densamente popolata, protetta dal Signore stesdi Gerusalemme e del suo so che si farà muro di fuoco a sua difesa. Egli tempio, dimora del Dio di infatti avrà abbattuto tutti gli oppressori (le quattro corna di ferro) e avrà riaffermato il suo ogni santità. dominio sulla terra (grazie ai quattro artigiani


la Sacra Scrittura

che rappresentano le forze angeliche inviate da Dio a eseguire il suo giudizio) consentendo quindi al suo popolo di far ritorno da Babilonia. È un messaggio di pace e di speranza rivolto agli esiliati, destinato a trasformarsi in un futuro di gioia perchè, rinascendo la città santa, anche il Signore tornerà a risiedervi, così da riprendersi ancora Giuda come sua eredità. Da questo momento inizierà il periodo di pace, conseguente al perdono divino. L'opera di salvezza non si attuerà attraverso la potenza militare, ma con l'intervento diretto dello Spirito divino. Gli ostacoli, raffiguraGirolamo Rimanino - Profeta Zaccaria ti da una montagna da scalare, segno anche di nella Cappella del Santissimo forza invincibile, saranno abbattuti e appianaSacramento in S.Giovanni a Brescia ti dal Signore. Anzi, da quel monte verrà estratta "la pietra di fondazione" Digiuno e lutto nel quinto e settimo mese del nuovo tempio; da umili inizi, Una delegazione di Ebrei giunti da la costruzione si leverà maestosa e Babilonia pone un quesito sulla legittimità sarà occasione di gioia per tutti. Il del digiuno osservato per commemorare la Signore avrà quindi sotto controllo distruzione del tempio di Sion, avvenuta tutti il mondo e tutta la storia. nel 586 a.C. Prima di fornire la risposta, si A Sion confluiranno tutti gli Ebrei fanno considerazioni varie e si comincia da qualsiasi punto della terra, per con una riflessione sul digiuno in sè, sul ritornare a vivere uniti e a stabilire suo valore, che è stato spesso disatteso da l'alleanza con il loro Signore. Il Israele, perchè lo compiva alle scadenze passato, caratterizzato da gravi fissate in modo formalistico, lontano da difficoltà economiche e dall'insiun'autentica adesione, così come era solle- curezza generale, deve essere citato dai profeti. Infatti, la vera astinenza dimenticato, perchè ormai è conè quella dall'ingiustizia nei tribunali, dalla cluso ed è alle spalle degli slealtà nei rapporti sociali, dall'oppressio- Israeliti. Si deve invece guardare ne dei deboli, dal loro sfruttamento e da al futuro con fiducia. La terra ogni malvagità e prepotenza nei confronti verrà trasformata e e offrirà frutti straordinari. Dio stesso renderà la del prossimo. Dopo queste premesse ecco la risposta: vita gioiosa e prospera, e Israele, tutti i digiuni devono cedere ora il passo che a lungo era apparso alle nazioalla festa, all'amore per la verità e la pace: ni come il popolo maledetto a ormai Dio è misericordioso e generoso causa delle sue vicissitudini, purchè si conservi la moralità nei rappoti diventerà d'ora innanzi il segno personali attraverso la fiducia, l'equità, la dellal benedizione e, quindi, della sincerità reciproca e il popolo si comporti gioia e del benessere. Il profeta Zaccaria si rivela, così, l'artefice, e come comunità unita e concorde. l'interprete delle speranze che

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la Sacra Scrittura

attraversavano la comunità dei rimpatriati. Il Secondo Zaccaria è di gran lunga posteriore ma il contenuto non cambia molto, anch'esso narra l'avanzata del Signore per liberare il suo popolo e sconfiggere le nazioni impure e idolatre. A questo punto il profeta canta il futuro re messianico che viene a eliminare gli eserciti e le armi e a portare la pace universale, seminando gioia e speranza (questo passo è stato utilizzato dagli evangelisti all'ingresso di Cristo in Gerusalemme). La venuta del Signore è accompagnata da fenomeni cosmici, quali lo spostamento di una parte del monte degli Ulivi per preparare una via di ingresso, lo splendore perenne del sole, le acque vive sgorganti da Gerusalemme, l'elevazione della città santa al di sopra di tutta la terra e l'afflusso dei superstiti da tutte le nazioni per rendere il culto al vero Dio, e segna il trionfo finale e universale del regno di Dio. È una visione epica e meravigliosa di salvezza definitiva che il Signore ha preparato per tutti i popoli a partire dal rinnovamento di Giuda e di Gerusalemme.

RITAGLIARE

CORSO DI PREPARAZIONE AL MATRIMONIO Presso: Canonica di Aldeno - Date: dal 9, 16, 23 e 30 marzo 6, 13 e 20 aprile (sempre di giovedì dalle ore 20,30 alle 22,30) Il corso prevede un’uscita di due giorni il 25 e 26 marzo 2017 Iscrizioni presso la canonica di Aldeno Tel. 0461/842514

Nome e cognome dei due fidanzati

Numero di telefono Indirizzo e-mail Indirizzo di uno dei due fidanzati Da consegnare o imbucare in canonica

POTRETE TROVARE ALTRI TAGLIANDI SUL TAVOLINO IN FONDO ALLA CHIESA 36


Anche quest'anno nei primi giorni di gennaio si sono riproposti i Cantori della Stella a Cimone. Si tratta di un'antica tradizione che vede i bambini e i ragazzi della nostra comunità andare ad annunziare la nascita di Gesù Bambino nelle varie frazioni del paese di Cimone. Dopo aver ricevuto l'incarico dall'arcivescovo monsignor don Lauro Tisi in Duomo il 27 dicembre 2016, i ragazzi si sono presi carico di andare ad allietare gli ammalati e gli anziani con canti natalizi che hanno portato gioia e serenità. Nello stesso tempo, grazie a questa iniziativa, sono stati raccolti € 350,00 da devolvere all'infanzia missionaria e consegnati nelle mani del parroco don Renato durante la celebrazione eucaristica nel giorno dell'Epifania. E' stata un'esperienza a 360 gradi che ha visto coinvolti i bambini e gli anziani nello stesso tempo; tante parole forse non servono… parlano meglio le immagini.

antiche tradizioni

I cantori della stella a Cimone

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antiche tradizioni


unedì 23 gennaio la canonica di Garniga è stata lasciata libera dalla famiglia L Erdan che la occupava dalla fine di Novembre 2015. La vicenda è nata in questo modo: don Lino Zatelli, parroco della Parrocchia di san Carlo in Trento, ci ha chiesto di mettere a disposizione la canonica a una famiglia di kossovari, due genitori e sei figli, che erano ammassati in un appartamento di 70 metri quadrati presso parenti. La Parrocchia di san Carlo si impegnava a coprire tutte le spese e a farsi carico di aiutare la famiglia. Così, con l'appoggio della Curia diocesana, si è stipulato un contratto di comodato gratuito, che poteva essere rescisso in qualsiasi momento con preavviso di tre mesi. La Caritas di San Carlo si è preoccupata di iscrivere i bambini a scuola, di completare l'arredamento della canonica, di provvedere alle necessità di cibo e vestiti, di finanziare i trasporti ecc. In più ha procurato un lavoro a tempo determinato per il capo famiglia. Dopo alcuni mesi, la Parrocchia di San Carlo non si è vista corrisposta nei suoi sforzi e nell'impegno economico profuso, è rimasta amareggiata dal comportamento della famiglia e ha deciso di interrompere il suo aiuto con il mese di settembre 2016, coprendo tutte le spese sostenute dalla Parrocchia di Garniga fino a quella data (spese che ammontavano a € 5.000,00). Si è così prodotta una situazione imbarazzante perché la Caritas san Carlo non aveva più la disponibilità a farsi carico delle spese di luce, acqua e riscaldamento e nemmeno di finanziare il mantenimento della famiglia e la Parrocchia di Garniga non era in grado di affrontare queste spese da sola. In conclusione la famiglia è stata lasciata al freddo per convincere il sig. Erdan, che nel frattempo aveva perso il lavoro, a cercare un'altra sistemazione. L'assistenza sociale avrebbe provveduto a garantire la collocazione della madre e dei figli piccoli in un appartamento protetto e i figli più grandi in una casa-famiglia ma il capo famiglia avrebbe dovuto arrangiarsi. Naturalmente questa soluzione non piaceva al sig. Erdan e così continuavano ad occupare la canonica. Si è così stati costretti a cercare la mediazione di uno studio di avvocati di conciliazione, che ha provveduto a emanare una sentenza di rilascio dell'appartamento, che doveva diventare effettiva martedì 24 gennaio. Per fortuna all'ultimo momento la famiglia è riuscita a stipulare un contratto di affitto di un appartamento privato ed ha lasciata libera la canonica. In questo passaggio è intervenuta anche la Diocesi che ha pagato la caparra, richiesta dal proprietario, di tre mesi di affitto anticipato. Che riflessioni possiamo fare come Parrocchia di Garniga in merito a questa vicenda? - La scelta e l'impegno è stato della Parrocchia di san Carlo e questo ha fatto sì che noi ci sentissimo poco partecipi, poco coinvolti. Di fatto non abbiamo messo in atto nessuna iniziativa specifica per integrare la famiglia nel tessuto sociale del paese;

lo sfratto dalla canonica

EMERGENZA MIGRANTI: UNA STORIA TRISTE

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lo sfratto dalla cnonica 40

considero che questo sia stato un errore dal punto di vista umano. La gente può anche non essere simpatica ma da parte di chi è del posto, in generale, è necessario esprimere forme semplici di accoglienza e di integrazione a livello di incontri interpersonali, di saluto, di scambio di battute, di inviti. Penso che questo sia l'aspetto più importante, senza il quale tutto il resto non serve tanto. Ci sono stati anche aiuti del Comune, di qualche privato cittadino ma nel complesso, mi pare, c'è stata lontananza. - Questo è dovuto anche ad un altro errore che è stato fatto, per la fretta di dare risposta alla richiesta della parrocchia di San Carlo: quello di non coinvolgere direttamente la popolazione. Ne abbiamo parlato nel Consiglio Pastorale, abbiamo dato l'informazione in chiesa ma non abbiamo pensato insieme la cosa e coinvolto tutti. L'accoglienza ha bisogno anche di una certa organizzazione e del concorso di più persone e di qualche regola chiara e condivisa. - Infine dispiace che non siamo stati capaci di aiutare la famiglia a trovare una soluzione confacente per trovare casa e spostarsi, senza dover usare la forma di pressione di tenerli senza riscaldamento nei mesi freddi. Meno male che qualcuno ha provveduto a fornire legna da ardere. In conclusione credo che da questa vicenda possiamo trarre la conclusione che l'accoglienza è impegnativa, va pensata insieme e bisogna valutare se si hanno le forze e la volontà per portarla a termine in modo dignitoso. Ci servirà per situazioni di altro genere che dovessero presentarsi. don Renato Tamanini

Grazie Sandra per quello che hai fatto per tutti noi ...: "...voglio però ricordarti com'eri, pensare che ancora vivi, voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi, e che come allora sorridi...".


ella parrocchia S. Rocco Pellegrino di Cimone sono attualmente attivi cinque ministri dell'Eucarestia. N Dal 2004 sono presenti come ministri i coniugi Forelli Adolfo e Cristina che con cura e dedizione seguono i malati del nostro paese e aiutano il parroco nel momento della Comunione. La signora Cattoni Rita, invece, è diventata ministro dell'Eucarestia nel 2011 e con molta competenza aiuta don Renato con gli ammalati e in chiesa occupandosi anche di altre incombenze come per esempio la cura e disposizione degli addobbi floreali in Rita Cattoni parrocchia. Ultimi arrivati sono infine i coniugi Oliana Ettore e Maria Assunta nominati ministri dell'Eucarestia di recente dall'Arcivescovo Luigi Bressan il 28.02.2016; anch'essi sono molto attivi in parrocchia e collaborano in chiesa e con gli ammalati.

Ettore e Maria Assunta Oliana

in aiuto alla parrocchia

I NOSTRI MINISTRI DELL'EUCARESTIA

Adolfo e Cristina Forelli

na giovane coppia di sposi novelli andò ad abitare in una zona molto tranquilla della città. Una mattina, mentre bevevano il caffè, la moglie si accorse, guardando attraverso la finestra, che una vicina stendeva il bucato sullo stendibiancheria. "Guarda che sporche le lenzuola di quella vicina! Forse ha bisogno di un altro tipo di detersivo… Magari un giorno le farò vedere come si lavano le lenzuola!" Il marito guardò e rimase zitto. La stessa scena e lo stesso commento si ripeterono varie volte, mentre la vicina stendeva il suo bucato al sole e al vento. Dopo un mese, la donna si meravigliò nel vedere che la vicina stendeva le sue lenzuola pulitissime, e disse al marito: "Guarda, la nostra vicina ha imparato a fare il bucato! Chi le avrà fatto vedere come si fà?" Il marito le rispose: "Nessuno le ha fatto vedere; semplicemente questa mattina, io mi sono alzato più presto e, mentre tu ti truccavi, ho pulito i vetri della nostra finestra!" Così è nella vita! Tutto dipende dalla pulizia della finestra attraverso cui osserviamo i fatti. Prima di criticare, probabilmente sarà necessario osservare se abbiamo pulito a fondo il nostro cuore per poter vedere meglio. Allora vedremo più nitidamente la pulizia del cuore del vicino.

U

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la tradizione 42

FESTA DEL RINGRAZIAMENTO 2016 A CIMONE Antonella Beozzo, ragazza in Servizio Civile presso la Pro Loco di Cimone omenica 20 novembre: una nuova ricetta per una tradizione antica. Per realizzaD re al meglio una ricetta non basta solo la bravura, ma servono anche gli ingredienti giusti. Prendiamo allora una domenica novembrina, una di quelle domeniche uggiose dove a farla da padrone è quel classico cielo grigio che nasconde tra le sue nuvole montagne e paesi. Aggiungiamoci una tradizione da riscoprire e un gruppo di giovani volenterosi che ancora crede nel valore degli usi passati. Dobbiamo però mescolare il tutto con cura, seguendo il giusto procedimento e le giuste dosi, perciò è meglio andare con ordine. Sappiamo che, a novembre, nelle parrocchie si festeggia il Ringraziamento e che, spesso, in questa occasione vengono benedetti i mezzi agricoli. A Cimone questa usanza era stata messa in un cassetto, ma quest'anno è stata riportata agli antichi splendori grazie all'iniziativa dei giovani agricoltori e allevatori della zona. Mettiamo che, per organizzare questa festa, i giovani abbiano chiesto la collaborazione della Parrocchia di San Rocco Pellegrino e della nostra Pro Loco che, fin da subito, si è dimostrata disponibile a collaborare, mettendosi in gioco per la comunità e per le altre realtà (associazionistiche e non) presenti sul territorio. Aggiungiamo a questo punto la determinazione e l'entusiasmo dei giovani, oltre a quel pizzico di esperienza della Pro Loco e di tutti i volontari. Quello che otteniamo è una splendida giornata di aggregazione e condivisione, caratterizzata da momenti solenni quali la Santa Messa e la benedizione dei mezzi, ma anche da momenti ricreativi e divertenti quali la sfilata dei trattori per le vie della frazione Covelo e il pranzo presso la nostra sede. Lasciando che il tutto si svolga in un clima rilassato di genuina allegria e gioia, alla fine la giornata sarà un successo che verrà ricordato con simpatia fino alla prossima edizione!


bbene sì! E' ufficiale! E' uscito il CD del E coro RIGOTONDO! Il coro parrocchiale dei bimbi e dei ragazzi di Cimone ha inciso un CD dal titolo "Un mondo di amicizia" contenente 12 brani di musica leggera italiana e internazionale contemporanea. Si passa da Dario BaldanBembo con "L'amico è" a "La ninna nanna del chicco di caffè", ma si toccano anche artisti del calibro di Lucio Battisti con "Il mio canto libero", Eros Ramazzotti con "Se bastasse una sola canzone", Edoardo Bennato, Sergio Endrigo e tanti altri. E' il prodotto di una collaborazione tra grandi e piccini che ha reso ancora più forte il legame tra i coristi e i musicisti del coro RIGOTONDO di Cimone che anima anche abitualmente con allegria e serenità la messa domenicale. Il CD è a disposizione di chi lo desidera presso la chiesa parrocchiale di Cimone durante la messa della domenica. Il coro RIGONTONDO è inoltre stato invitato ufficialmente ad animare la messa mensile a Rocal il terzo sabato del mese alle ore 18.00. I ragazzi del coro hanno accettato con entusiasmo questo nuova esperienza.

il CD Un mondo di amicizia - il coretto

Il CORO RIGOTONDO PARROCCHIA SAN ROCCO CIMONE

Notizie dal "coretto" A fine ottobre dello scorso anno, da un'idea del coro giovani, si è pensato di formare un "coretto" di bimbi con lo scopo di animare il periodo d'Avvento e la Messa della notte di Natale. Gli inviti sono stati rivolti ai ragazzi frequentanti la catechesi della nostra parrocchia. Abbiamo iniziato così ad imparare alcuni canti che sono stati presentati alla comunità durante le celebrazioni del mese di dicembre. E' stato bello vedere la curiosità e l'entusiasmo di questi giovani coristi che hanno saputo mettersi in gioco partecipando con la loro allegria e voglia di fare. Il nostro augurio è che continuino ad essere parte attiva nella nostra comunità.

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FONDAZIONE AIUTIAMOLI A VIVERE: PROGETTO OSPITALITA', QUALI PROSPETTIVE?

di Paola Davi e Sandro Pederzolli

ospitalità

ono passati trent'anni da quel 26 aprile 1986, quando scopS piava il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl in Ucraina al confine con la Bielorussia, portando

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ingenti danni ai territori e alle popolazioni residenti. Molte persone furono fatte evacuare dalle zone maggiormente colpite dalle radiazioni. A distanza di molti anni la situazione in Bielorussia, dal punto di vista ambientale, non è molto cambiata, il terreno e di conseguenza tutto ciò che viene coltivato è ancora contaminato. Superato il momento dell'incidente le autorità hanno subito compreso la necessità di approvvigionare le popolazioni con alimenti provenienti da luoghi non coinvolti dall'accaduto. L'ospitalità di bambini bielorussi, nasce dall'intuizione di portare il maggior numero possibile di minori al di fuori del territorio contaminato, per dare loro l'opportunità di crescere, respirare e nutrirsi nel modo più salubre possibile. Inizialmente il progetto ha trovato larga disponibilità tra le famiglie con la conseguente nascita di numerosi comitati che provvedono alle pratiche necessarie alla realizzazione dell'accoglienza. Col passare degli anni abbiamo assistito ad una progressiva riduzione del numero dei minori ospitati. Nella nostra comunità ancora oggi, dopo vent'anni, è presente un comitato che grazie alla collaborazione di famiglie disponibili, offre ad un gruppo di bambini la possibilità di terminare il percorso dell'anno scolastico nel nostro Comune, consentendo quindi una reciprocità di conoscenza e di amicizia sia per i bambini italiani che per quelli Bielorussi. Anche il nostro Comitato ha visto decrescere interesse e partecipazione, tanto che attualmente i bambini ospitati sono solo 3. Vista la tendenza generale, l'Associazione "Aiutiamoli a Vivere" ha rivolto la propria attenzione anche verso altri progetti, volti al sostegno delle popolazioni bielorusse e recentemente anche delle popolazioni del centro Africa e dell'America Latina. A questo proposito il Comitato di Aldeno confida nella sensibilità di tutte le famiglie ad aprirsi e abbracciare il progetto di accoglienza e le altre proposte umanitarie che l'Associazione offre.


Roberto Tonini di anni 73 Aldeno  09/11/2016

Renato Malfer di anni 79 Aldeno  16/11/2016

Beppina Coser ved. Coser di anni 81  18/11/2016

Cristina Cont in Baldo di anni 49 Aldeno  12/12/2016

Fabio Beber di anni 74  02/01/2017

Silvana Aldrighetti di anni 83 Aldeno  18/01/2017

Sandra Benvenuti in Fioretti di anni 62 Aldeno  19/01/2017

Carmela Frizzi ved. Coser di anni 96 Aldeno  23/01/2017

i defunti nelle nostre parrocchie

Silvio Franceschini di anni 74 Aldeno  07/10/2016

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i defunti delle nostre parrocchie

Amalia Riccadonna ved. Fenice di anni 89 Aldeno  26/01/2017

Almo Zandonai di anni 92 Aldeno  28/01/2017

Ezio Malnecht di anni 81 Aldeno  31/01/2017

Elena Battisti di anni 95  14/12/2016

Franco Marchi di anni 74  18/01/2017

Felice Larentis di anni 92  28/12/2016

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Maria Piffer ved. Piffer di anni 88 Cimone  29/01/2017

O Dio, onnipotente ed eterno, Signore dei vivi e dei morti, pieno di misericordia verso tutte le tue creature, concedi il perdono e la pace a tutti i nostri fratelli defunti, perché immersi nella tua beatitudine ti lodino senza fine. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Larentis Teresina di anni 79  17/12/2016


on questo articoletto ho l’occasione di dare una breve, ma importante notizia della C storia dell’altare del S. Cuore di Gesù della nostra chiesa. E ringrazio la signora Giovanna Enderle Vitti che richiamò la mia attenzione su una scritta da lei casualmente scoperta sul fianco sinistro di detto altare. Una scritta che a suo tempo avevo cercato, e mai trovata, perchè per un malinteso la cercavo sull’altare della Madonna Immacolata. La scritta scolpita a mano nel marmo dice:

HOC ALTARE ERRECTUM FUIT SUB R(everendo) D(omino) PETRO PERONO CURATO ET DD(ominis) NICOLAO BROILO ET CHRISTOPHORO ANDERLOTTO, COMMISSARIkIS.

l’altare e la sua storia

ISCRIZIONE SULL’ALTARE DEL S. CUORE DI GESU’

Versione italiana: Questo altare fu eretto sotto il Reverendo signor Pietro Peroni, curato, e i signori Nicolò Broilo e Cristoforo Anderlotti, commissari della chiesa.

di don Valerio Bottura

Ora ne darò la spiegazione. Sappiamo che l’altare del S. Cuore di Gesù era l’altare maggiore della prima chiesa di Piazza Grande, presso la Torre e ora casa Baffetti. Di questa vecchia chiesa si ha notizia fin dal 1300, come cappella. Funzionava nel 1500 solo per la devozione privata perché la gente di Aldeno con quella di Cimone per le domeniche e le feste si riuniva nella chiesa di S.Giorgio. Aveva già due altari ed era dedicata a S. Zeno,Vescovo di Verona. Nel 1619 la chiesa di Aldeno venne fatta Curazia, e il primo curato fu il reverendo don Giovanni Battista Morandi di Arco, che abitava in Aldeno. Intanto il paese cresceva e la chiesa divenne insufficiente. Così nel 1658 fu notabilmente ampliata. Era curato il reverendo don Marco Antonio Calvo (dal 1654 al 1662). Nel 1689 era curato ilreverendo PIETRO PERONI da Besagno (dal 1675 al 1692) e fu lui con i suoi commissari, il signor NICOLO’ BROILO e CRISTOFORO ANDERLOTTI, a far costruire l’altar maggiore dedicandolo a S. Modesto, abbandonando la dedicazione a S. Zeno, Vescovo di Verona, con l’approvazione dei cittadini («vicini»). L’iscrizione trovata scolpita sull’altare del S. Cuore di Gesù e riportata all’inizio, ci dice appunto tutto questo, e venne scritta quando si abbandonò la vecchia chiesa (sempre perchè insufficiente) e il vecchio altar maggiore fu trasportato nella nuova appena finita, nel 1779. Questa data e quella della costruzione dello stesso altare sono ricordate nella cimasa di marmo oscuro, in cima a questo altare. Il Curato che terminò la chiesa nuova e vi trasportò questo altare, ora del S. Cuore insieme (con quello di S. Antonio) era il reverendo don Giuseppe Antonio Mosna di Villazzano che fu inAldeno dal 1763 al 1795, quando morì. Termino l’articolo ricordando due date: 1 - Nel 1874 venne terminato il campanile, un secolo dopo la chiesa (1774). 2 - La chiesa curaziale venne dichiarata Parrocchia il 1° marzo 1919, con don Camillo Orsi da Besenello, tre secoli dopo che era stata fatta curazia (1619) sotto il sacerdote don Giovanni Battista Morandi da Arco.

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il calendario della Settimana Santa, della comunione e cresima

QUARESIMA 2017 1 MARZO: MERCOLEDÌ DELLE CENERI: celebrazione liturgica e imposizione delle ceneri per i ragazzi della Catechesi e anziani ad ore 17.00. S. Messa e imposizione delle Ceneri ad ore 20.00 DOMENICA 5 MARZO AD ORE 14.30: RITIRO per lettori, cantori, ministri della comunione, catechisti, consiglieri pastorali all’oratorio: meditazione, preghiera personale e adorazione, condivisione. Conclusione ore 17.00 Durante la Quaresima, in tre serate, proiezione in chiesa di film sulla VITA DEI SANTI, per sostenere il nostro impegno di conversione, sia ad Aldeno che a Cimone. LE VIA CRUCIS per le strade dei paesi saranno rispettivamente: A CIMONE: venerdì 31 marzo ad ore 20.00 AD ALDENO: venerdì 7 aprile ad ore 20.00 A GARNIGA TERME: venerdì santo 14 aprile ad ore 20.00

ORARI SETTIMANA SANTA GIOVEDI’ SANTO Santa Messa in «Cena Domini» con la lavanda dei piedi a Cimone per le tre parrocchie alle ore 20 VENERDI’ SANTO Passione e morte del Signore alle ore 15 ad Aldeno alle ore 20.00 Via Crucis a Garniga Terme SABATO SANTO Solenne veglia di risurrezione alle 21.00 ad Aldeno DOMENICA DI PASQUA

Cimone Aldeno Garniga Terme

PASQUETTA

Aldeno Cimone

Ore 9.30 Ore 10.30 Ore 10.45

Ore 9.30 Ore 10.30

PRIMA COMUNIONE E CRESIMA

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LA SANTA MESSA DI PRIMA COMUNIONE AD ALDENO DOMENICA 23 APRILE AD ORE 9.30; A CIMONE IL 14 MAGGIO AD ORE 10,45. L’AMMINISTRAZIONE DEL SACRAMENTO DELLA CRESIMA AD ALDENO SABATO 13 MAGGIO AD ORE 16,30 DA PARTE DEL NOSTRO ARCIVESCOVO MONS. LAURO TISI

Bollettino Primavera 2017  

Bollettino della parrocchia di Aldeno - Cimone - Garniga Terme - Primavera 2017