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JABADABADOO Mensile gratuito di attualità, informazione e curiosità - Anno VI - Ottobre 2010 n.7 - N 52


Realizzato con il contributo di:

Fondi L. 266/91- CSV Treviso


“Obitorio” tua sorella. Che non si venga a dire che nel nostro territorio non si pensa ai giovani. Non solo offrendo loro luoghi d’aggregazione pensati per il divertimento, e diversi dai soliti locali notturni. Ma anche con iniziative, manifestazioni ad hoc, eventi. Solo per citarne alcuni, presenti in questo numero: il Vittorio Veneto Film Festival, il progetto The Band Records, il nuovo Skate Park. Però è sempre facile giudicare la propria città come un dormitorio, perché così ci si autoassolve dal compito di fare qualcosa per cambiare la situazione; perché tanto “a nessuno interessa”. Sbagliato. Guardatevi davvero attorno: sono tanti a cui interessa, tra i vostri coetanei e tra i più grandi. Solo lo dimostrano dandosi da fare, senza troppo clamore, senza alzare polemicamente la voce, che in questo son buoni tutti. La ”discrezione del fare” non è una qualità particolarmente apprezzata, al giorno d’oggi. Per una volta, vogliamo accendere i riflettori anche su quelli che si impegnano nell’ombra. Buona lettura. Silvia Albrizio


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Quando parliamo di volontariato le prime immagini che ci vengono in mente (e Google Immagini sembra essere d’accordo) sono dei ragazzi come noi, che abbracciano sorridenti qualcuno. E quel qualcuno solitamente è un bimbo del Terzo Mondo, un ragazzo disabile, un anziano o un cane. Ma avete mai pensato che un’attività di volontariato possa essere rivolta anche a qualcuno che non sembra aver bisogno del nostro aiuto? Persone che soffocano il loro grido di aiuto nell’alcool, nella droga, nel cibo. Ma non dovete credere che questo sia un problema dei personaggi appartenenti a realtà molto distanti dalla nostra, raccontati in film come Trainspotting: è un

Il volontariato

che non si vede DI LUCKY DALENA

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La Scuola come prevenzione DI CHIARA PERIN

È notizia recente che spesso già alle medie inferiori i ragazzini comincino a far uso di droghe e alcool: lo dicono recenti sondaggi sia nazionali che esteri, lo dicono i giornali con titoli allarmistici, lo dicono in televisione persino nei rotocalchi. È ovvio quindi che il ruolo della scuola risulti di primaria importanza: le si chiede un’adeguata attuazione di interventi e campagne informative e di prevenzione mirate alla sensibilizzazione sui rischi del consumo certe sostanze. La realtà del nostro territorio e in particolar modo quella presso il Liceo Classico e

Scientifico “M.Flaminio” di Vittorio Veneto ci offre uno scenario positivo, di interventi di educazione alla salute mirati ed oculati a tutte le classi dell’Istituto. In collaborazione con la LILT nelle classi prime è stato affrontato il tema del tabagismo attraverso una seria informazione sui rischi del fumo attivo e passivo, mentre nelle seconde gli interventi proposti dall’ostetrica e dalla psicologa si sono orientati al tema dell’educazione all’affettività e alla sessualità. Le classi terze si sono viste impegnate con interventi mirati al tema delle dipendenze mentre le classi quarte, in collaborazione con 5

AVIS-ADMO ed il Centro Trasfusionale di Vittorio Veneto, hanno trattato riguardo la donazione di sangue e del midollo. Infine le classi quinte, grazie agli interventi del Centro di Rianimazione dell’Ospedale di Conegliano, si è discusso del delicato tema della donazione degli organi. L’obiettivo generale di questi progetti educativi è di supportare i giovani e le famiglie per la crescita di una cultura della prevenzione delle dipendenze come parte integrante degli interventi di educazione e promozione della salute, favorendo una riflessione e una corretta conoscenza sul tema delle dipendenze.


Dipendenze: chi le affronta da vicino Per saperne di più A CURA DI CLAUDIA BACCICHET

QUANDO SI PARLA DI DIPENDENZE TROPPO SPESSO SI È INCLINI A PENSARE ALL’INDIVIDUO CHE NE È VITTIMA, MENTRE POCA ATTENZIONE È RISERVATA ALLA RETE DI PERSONE CHE LAVORANO PER RISOLVERLE. PER QUESTO MOTIVO CI È SEMBRATO OPPORTUNO DARE ALMENO UN PICCOLO SPAZIO ALLA REALTÀ DELL’ASSOCIAZIONISMO CHE OPERA IN QUESTO SETTORE. LA LORO RISPOSTA DI FRONTE ALL’EMARGINAZIONE E ALL’ISOLAMENTO CHE COLPISCONO CHI SOFFRE DI QUESTI PROBLEMI SONO INIZIATIVE CHE COINVOLGONO NON SOLO IL SINGOLO, MA ANCHE LA FAMIGLIA E ATTRAVERSO DI ESSA IL TESSUTO SOCIALE, ELEMENTI FONDAMENTALI NEL PROCESSO DI RECUPERO DELLA PERSONA DIPENDENTE. QUI DI SEGUITO “ACAT SINISTRA PIAVE” E “DIPENDE!” CHE SI OCCUPANO RISPETTIVAMENTE DI ALCOLISMO E TOSSICODIPENDENZA.

Con queste intenzioni sono partecipi ai piani di zona sia nell’area dipendenze che famiglia, al laboratorio politiche famigliari di Treviso, e collaborano con l’AFR, con l’associazione Piccola comunità e Comunità giovanile. Inoltre si impegnano nel campo della sensibilizzazione proponendo incontri formativi con esperti dell’argomento nell’ambito sociale, giuridico e medico, quali il personale qualificato del Sert dell’ULSS7, aperti a tutti coloro che fossero interessati a saperne un po’ di più. Insomma il loro impegno è tanto, così come la voglia di farsi conoscere per arrivare in maniera più capillare lì dove ci fosse bisogno, magari riuscendo a creare una buona rete di collaborazione con figure chiave quali l’insegnante, il medico, le associazioni sportive, che potrebbero essere un prezioso aiuto nel segnalare le persone in difficoltà. Per chiunque volesse contattarli eccone i riferimenti.

DIPENDE! Nasce circa due anni fa dall’idea di alcuni familiari che in occasione di un percorso di gruppo hanno sentito la necessità di mettere a disposizione la propria esperienza per attivare percorsi idonei ad aiutare altre famiglie nella medesima situazione. Di fatto si è poi costituita come associazione nel dicembre 2009. Il nome evoca la dipendenza, nel loro caso quella da stupefacenti, ma il punto esclamativo lascia intendere la voglia di precisare che al suo interno possono essere raccolti tanti punti di vista, tante verità, nessuna assoluta ma tutte ugualmente importanti, da rielaborare non nell’ottica di un relativismo inconcludente ma di una piena comprensione. Obbiettivo principale: combattere il pregiudizio e promuovere l’integrazione di chi ha vissuto in prima persona, o comunque da molto vicino, la tossicodipendenza. Come? Sostenendo il ruolo fondamentale della famiglia in questo e indirizzandola nei percorsi di sostegno sociale, pubblico e privato, in base alle sue necessità, al suo vissuto, alla sua personalità, nella convinzione che uno standard uguale per tutti non sia efficace.

Sede Incontri: Area Fenderl Vittorio Veneto Orario Incontri: il 1° e il 3° mercoledì di ogni mese dalle 20.30 alle 22.30 Email: info.dipende@virgilio.it Sito Web: www.dipende.org Tel: 331 1690528 (attivo dal lun al ven) 6


qualità dell’intero sistema. Nel 2003 si è creato un centro d’ascolto fatto di volontari che fossero in grado di saper rispondere alle richieste di informazioni ed aiuto sempre più numerose. A seguito di un’esigenza esposta dalle famiglie sono stati istituiti dei corsi di formazione strutturati in tre moduli rivolti rispettivamente ai nuovi entrati, a chi partecipa a un CAT da tempo e a chi, pur non avendo problemi con l’alcol, è interessato all’argomento. Infine l’Associazione sinistra Piave, in collaborazione con gli Istituti di 1° e 2° grado, svolge una costante opera di sensibilizzazione sul tema dell’alcolismo direttamente rivolta agli studenti. È quindi evidente come il club degli alcolisti in trattamento sia una realtà viva, dinamica e integrata nella società, non gruppo chiuso rivolto al proprio interno ma nodo fondamentale nella rete multidimensionale di protezione e promozione della salute nel territorio in cui opera.

ACAT Sin. Piave È l’Associazione dei Club degli Alcolisti in Trattamento a livello locale, corrispondente al territorio dell’ ULSS n° 7. I primi club sono sorti nel 1985 e l’associazione si è formata il 10 maggio 1990 con lo scopo di essere al servizio dei club e dei suoi membri, famiglie e servitori-insegnanti (al momento comprende circa 270 famiglie). Per poter costituire un club sono sufficienti due famiglie nelle quali vi siano problemi alcolcorrelati e un operatore interessato e disponibile, il trattamento ha carattere sistemico e richiede l’ingresso dell’alcolista e dei familiari, per quanto molte volte essi non ne comprendano immediatamente le ragioni. Il numero massimo per club è 12 famiglie, oltre è necessario che il club si divida altrimenti non sarebbe possibile la partecipazione attiva di tutti all’interno di ogni incontro. Una volta nato questo viene incluso nell’ACAT che opera per favorire lo sviluppo dei programmi e la cooperazione con i servizi pubblici, e per questo si impegna estendendo la sua attività dai club alle comunità locali. Compito dell’ Associazione è anche stimolare e incentivare l’aggiornamento di tutti i membri per migliorare la

Sede: Piazzale San Martino, 2 Conegliano Tel: 0438 410449 Email: acatsinistrapiave@libero.it Sito Web: http://digilander.libero.it/acatsinistrapiave/ 7


La d ipen den za

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La questione è delicata. Abbiamo avuto qualche titubanza prima di decidere di intervistare chi in comunità per curare una dipendenza c’è davvero, oggi, in questo momento. Per quanto di tossicodipendenza e alcolismo se ne parli di continuo sui mass media e non, i protagonisti effettivi non vengono mai interpellati, se non citando sterili dati statistici. Forse li si considera ancora obnubilati dalle sostanze che assumono per poter pensare di instaurare con loro una vera e propria forma di comunicazione. Se così fosse, il lavoro dei medici, degli operatori, dei volontari del settore che con loro ci parlano di continuo sarebbe totalmente inutile. E la riabilitazione vana. Ma le risposte forniteci da un gruppo di pazienti della Piccola Comunità di Conegliano dimostrano in realtà una lucidità disarmante sulla propria condizione. L’età degli intervistati è varia, il che evidenzia come la dipendenza possa colpire chiunque: non solo ventenni sbandati, ma padri di famiglia, casalinghe, ultracinquantenni. Allo stesso modo la disoccupazione li accomuna senza distinzione: in tanti ammettono, anche con frasi eloquenti, di aver contribuito allo sfascio della propria vita professionale a causa dell’impellente bisogno di bere o farsi. Un bisogno cieco che si scopre dipendenza proprio quando si sentono gli effetti dell’astinenza, non solo fisicamente ma anche tra i pensieri, che non smettono di accentrarsi attorno al desiderio di procurarsi la roba o di farsi un bicchiere. Tanto da dimenticare cos’è stato a spingere a ubriacarsi di continuo o a bucarsi senza sosta: problemi familiari, affettivi, la ricerca dello sballo, di un piacere sempre più grande, semplice curiosità, persino la voglia di sentirsi al sicuro. Inevitabilmente si cambia: nel fisico e nel comportamento. In tanti hanno scritto di esser diventati falsi, manipolatori, di aver speso innumerevoli energie per mostrarsi migliori agli occhi degli altri. Che poi gli altri sono gli amici, i genitori, i colleghi di lavoro: tra loro c’è chi aiuta, chi fa finta di nulla, chi si dilegua, chi addirittura contribuisce alla dipendenza. Poi, a poco a poco, si insinua la speranza di stare meglio, senza aiuti illusori e temporanei. Di smettere di dipendere, di essere vulnerabili e soli. Spesso un amico o un genitore si dimostra convincente, ma di solito è una scelta che si decide in autonomia: è in questo momento che ci si rivolge alla Comunità. Il resto è un percorso difficile e doloroso, ma affrontato con l’idea di giungere a un finale diverso. 9


Due parole con la Coordinatrice di Comunità Emanuela Andreoni, responsabile del programma terapeutico della Piccola Comunità

Quanto contano i media nel “promuovere” gli eccessi e le dipendenze? Negli ultimi anni parecchio. I media propongono modelli apparentemente vincenti di vip che usano sostanze e lo ammettono pubblicamente senza problemi. Attraverso di loro si diffonde la falsa credenza delle disintossicazioni magiche (rehab di un mese, ecc.) e nessuna informazione reale sulle difficoltà e sulle conseguenze fisiche, psicologiche, sociale e legali dell’uso di sostanze. Quali sono le responsabilità del contesto familiare nella nascita di dipendenze? È difficile parlare genericamente di responsabilità: l’uso e l’abuso di sostanze si diffon-

dono sia in contesti familiari problematici che non; la dipendenza invece, spesso è correlata a fattori psicopatologici predisponenti e/o a situazioni familiari compromesse sul piano relazionale (assenza, abbandoni, lutti, separazioni…) o socio sanitario (povertà culturale, patologie psichiatriche…). Va comunque precisato che non in tutte le famiglie problematiche si sviluppano situazione di dipendenza da sostanze è però anche vero che nella maggior parte dei ragazzi con problemi di tossicodipendenza la situazione familiare può considerarsi una concausa, mai comunque una causa. Dietro l’uso di sostanze c’è sempre una libera scelta dell’individuo che a volte inconsapevolmente rimane intrappolato in una situazione inizialmente pensata come gestibile. Che rapporto c’è tra proibizionismo e dipendenze? Può essere considerato come una soluzione o va visto come un ulteriore fattore alimentante? Le sostanze sono estremamente dannose per la persona e la società e costose per il sistema sanitario nazionale, pertanto la legalizzazione rappresenterebbe una follia.

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La riflessione sul proibizionismo è complessa e richiederebbe un’analisi approfondita di tutto il sistema che ruota attorno al mondo delle sostanze psicoattive, alcool compreso. Più che parlare di proibizionismo forse sarebbe fruttuoso attivare politiche di tolleranza zero. Esistono dipendenze correlate? Esiste ed è sempre più frequente il poliabuso: un fenomeno in continua crescita anche in Italia e che rappresenta una delle più importanti emergenze sociali e sanitarie e spesso è difficile individuare una o più sostanze come primarie. Alcool, eroina, cocaina e psicostimolanti vengono spesso abusate dalla stessa persona in pattern d’abuso del tutto particolari in grado di determinare quadri clinici complessi e difficili da trattare. La recidiva è un fallimento del medico o del paziente? Di entrambi… o meglio di tutto il sistema sociale, sanitario e legale che ruota attorno al paziente tossicodipendente, anche se la tossicodipendenza è definita dall’OMS come una malattia cronica e recidivante.


Comprendere le dipendenze A quattr’occhi con il prof. Luigi Galimberti, Professore di psichiatria delle tossicodipendenze all’università di Padova e, tra le molte pubblicazioni, autore del libro “Il bere oscuro”, cerchiamo di comprendere più a fondo che cosa significhi dipendere da una sostanza, quali sono le droghe più diffuse e quelle che creano la maggiore dipendenza. Il concetto di dipendenza è molto semplice: si diviene dipendenti quando, sospendendo improvvisamente l’uso di una sostanza, si va incontro a una serie di disturbi, diversi a seconda della sostanza (cocaina, eroina, alcol ecc). Usare delle droghe è sempre un male? Le droghe sono tutte accomunate dalla caratteristica di produrre sensazioni piacevoli, differenziate per ogni sostanza. Il provare piacere di per sé non è affatto un male, tipo il bicchiere di vino a cena con gli amici. Se la stessa sostanza viene assunta per riempire un pomeriggio noioso, il piacere che essa produce è un piacere “malato” e quindi pericoloso. Escluso l’alcol e le benzodiazepine prescritte dal medico, non esistono droghe che non diano dipendenza ed è sostanzialmente corretto considerare la loro assunzione “un male”. Quale pericolosità hanno sostanze come l’alcol, la Marijuana o la cocaina per un giovane? A parte l’alcol, che per i motivi sopraddetti può essere usato all’interno di un contesto sociale determinato, le altre sostanze, soprattutto se associate all’alcol in una logica da “sballo” hanno un potere devastante, in particolare su cervelli adolescenziali. Ciò è scientificamente dimostrato sia in animali di laboratorio che in giovani forti consumatori morti in incidenti stradali. Una falsa credenza, oggi definitivamente smontata dagli scienziati, è l’innocuità dei cannabinoidi: una serie ormai incontestabile di lavori scientifici hanno evidenziato l’elevato grado di pericolosità di questa sostanza, in grado di produrre dipendenza come tutte le altre. Se possibile vorrei si soffermasse un poco sull’aumento dell’uso di cocaina tra i giovani. Se meno dell’1% ha provato l’eroina, la cocaina è stata utilizzata almeno dal 10-15% della popolazione giovane-adulta. La cocaina ha preso piede –e con ciò è tramontato il suo status symbol- oltre che per il costo decisamente inferiore rispetto al passato, anche per l’errata convinzione che sia una droga 11

DI ANDREA CONDOTTA

che non produce dipendenza. Ciò è assolutamente falso. Il suo uso è pericolosissimo, e parlo anche per la mia esperienza diretta di clinico. Il fenomeno delle Smart Drugs: Come si viene a conoscenza che un prodotto domestico può essere utilizzato come droga? Di solito ciò avviene per caso. Per le smart drug il discorso è un po’ diverso e va collocato in generale in quell’esigenza, molto pericolosa anche se l’effetto di tali sostanze è modesto, nell’aver bisogno, spesso per stare svegli e mostrarsi in forma, di aiutarsi con sostanze eccitanti. Questa tendenza, associata alla privazione di sonno può spalancare la strada alla dipendenza da altre sostanze.


Uragano Carr DI GIULIA DEPENTOR

di qualsivoglia farmaco sostitutivo. Superata la diffidenza iniziale, mi sono ritrovata alla Feltrinelli di Padova ad osservare la copertina ammiccante di sorrisi, pensando che in essa stavo riponendo le mie ultime deboli speranze di riuscire ad abbandonare il vizio. Avevo ventitrè anni, troppe sigarette alle spalle e i primi inquietanti disturbi del fumatore. Ho iniziato subito e non ho quasi smesso fino all’ultima pagina. Improvvisamente è diventato tutto chiaro. Leggendo il libro, potrete smettere anche subito e non ne soffrirete. Perchè? Semplice, capirete di non averne bisogno. Le parole di Allen Carr si insinuano nella vostra mente, si concretizzano e preparano la strada al capitolo fatidico “L’ultima sigaretta”. E qui avviene la magia. Non voglio svelare i segreti di Easyway a chi non ha letto il libro perché rischierei di ridurne l’efficacia. Posso dirvi però che il mio capitolo con il tabacco si è concluso durante una notte d’inverno del 2006, quando ho fumato la mia ultima sigaretta in compagnia delle parole confortanti di quell’eccentrico signore inglese. Di tutta questa storia rimane un postit: “17 dicembre 2006, ore 1.13, ho fumato la mia ultima sigaretta”. Ce l’ho ancora, attaccato alla porta del frigorifero, come prova del mio grande successo.

Alzino la mano i fumatori che vogliono smettere e hanno collezionato una serie infinita di fallimenti. Quelli che hanno provato cerotti, gomme alla nicotina, forza di volontà e agopuntura, che a volte sono addirittura riusciti ad abbandonare il tabacco per qualche giorno, magari per un mesetto o due, ma sempre col pensiero fisso della sigaretta in testa, tanto da mollare la presa tanto rapidamente, e riprendere il vizio in breve. Io ero una di voi e, come tanti, avevo gettato la spugna. La svolta è arrivata quando mi hanno parlato di Allen Carr, l’inventore di un metodo semplice ed efficace con alte percentuali di successo anche tra gli incalliti della nicotina. Easyway - questo il nome della nuova “dottrina” - prometteva l’abbandono del tabagismo in modo soft e soprattutto senza l’intervento

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L’Associazione Piccola Comunità Comunità terapeutica per le dipendenze L’ASSOCIAZIONE “PICCOLA COMUNITÀ” È DA PIÙ DI TRENT’ANNI UN PUNTO DI RIFERIMENTO RICONOSCIUTO PER LE PROBLEMATICHE LEGATE ALLA TOSSICODIPENDENZA. NASCE COME COMUNITÀ TERAPEUTICA DI STAMPO RELIGIOSO: IL FONDATORE DON LUIGI VIAN, SACERDOTE SALESIANO, NE HA DELINEATO I PRINCIPI ISPIRANDOSI AL SISTEMA PREVENTIVO DI DON BOSCO.

Nel corso degli anni la struttura si è specializzata e professionalizzata, arricchendo il suo programma terapeutico con figure multidisciplinari (educatori, psicologi, psicoterapeuti, psichiatri e maestri d’arte). Collabora come membro del Dipartimento delle Dipendenze dell’ULSS 7 di Pieve di Soligo, ed è iscritta nel Registro Re-

gionale delle Associazioni di Volontariato e ad oggi realizza una media di 500 ore di formazione l’anno rivolta a: disoccupati, operatori del settore, emarginati, detenuti, tossicodipendenti, over 45 in difficoltà e nuove povertà. Nel 2010 è stata inoltre avviata l’apertura di una casa famiglia per persone in una situazione di precarietà familiare, esistenziale e lavorativa. 13

Piccola Comunità Conegliano Via P. Molmenti, 8 31015 - Conegliano (TV) Amministrazione e direzione:

0438 411374 Comunità: 0438 32179 Fax: 0438 21872 www.piccolacomunita.org infopc@piccolacomunita.org FOTO : La Casa di Fontanelle della Piccola Comunità


I vincitori della 6^Edizione

ITALIA (MENZIONE) La casa verde di Gianluca Brezza, Italia Muto di Blu, Italia Caffè capo di Andrea Zaccariello, Italia Blue sofa di Fremder Delbono Baresi, Italia

PREMIO RODOLFO SONEGO alla miglior sceneggiatura Respira di Fabrizio Parisi e Francesca Petrucci, Italia

PREMIO REGIONE VENETO A Nord Est di Milo Adami e Luca Scivoletto, Italia

PREMIO RODOLFO SONEGO menzione speciale 3 e 27 di Massimo De Angelis, Italia e Senza Sale di Luca Scalet e Livio Vianello, Italia

REGIONE VENETO (MENZIONE) Rovine di Alessandro Guaita, Italia e On Water di Delfina Marcello, Italia LIMNO (MENZIONE SPECIALE) Eather and Goliath di Thea Lucia Mercouffer, U.S.A.

PREMIO DEL PUBBLICO AL MIGLIOR CORTOMETRAGGIO L’amore non esiste di Massimiliano Camaiti, Italia

NUOVI SEGNI (MENZIONE SPECIALE) Domenica 6 aprile, ore 11:42 di Flatform, Italia

PREMIO MIGLIOR CORTOMETRAGGIO Exit, An Underground Journey di Mohanad Yaqubi, Palestina

SUI GENERIS (MENZIONE SPECIALE) Die Schneider Krankheit di Javier Chillon, Spagna

CORTOMETRAGGIO INTERNATIONALE (MENZIONE SPECIALE) Emozioniere di Simon Baumann e Andreas Pfiffner, Svizzera

SUI GENERIS (MENZIONE ITALIANA) Ice Scream di Vito Palumbo, Italia SUI GENERIS (MENZIONE INTERNAZIONALE) La caverne di Christian Garcia, Svizzera

FICTION INTERNAZIONALE (MENZIONE) Betty B. & the The’s di Felix Stienz, Germania

PREMIO UNICEF Listen to me! di Elena Rogova, Ungheria

DOCUMENTARIO INTERNAZIONALE (MENZIONE) The small army of the silver mountain di Jason Boenne, Belgio

MENZIONE SPECIALE LAGO FILM FEST al miglior cortometraggio da ZOOPPA.COM World wide wow di Elena Da Ros, Italia

ANIMAZIONE INTERNAZIONALE (MENZIONE) Homeland di Juan de Dios Marfil, Spagna

LA GIURIA 2010 Flavia Mastrella e Antonio Rezza David Moreno e Raquel Pedreira Silvio Bandinelli e Monica Timperi (aka FRANK SIMON) Antonello Rinaldi (per le sceneggiature) Manlio Piva (per le sceneggiature)

ITALIA (MENZIONE SPECIALE) Ex-aequo: Videogioco, Loop Experiment di Donato Sansone, Italia e Il pomodoro di Alessio Angelico, Italia 14


In forse la settima edizione del Lago Film Fest. Parola di Viviana.

Qual è stato il punto di forza dell’edizione 2010? Sicuramente i film: ne abbiamo avuti 144 in concorso, selezionati dagli oltre 1000 arrivati. Poi gli ospiti eccezionali, come Antonio Rezza, e internazionali, come Blue & Joy, Ackroyd & Harvey, e moltissimi altri. E ovviamente l’equipe di volontari che rende possibile il festival. Aspetti da migliorare? Sicuramente uno degli aspetti da potenziare è l’accoglienza dei registi e dei visitatori, dare la possibilità di vivere il festival. Qualche nuova idea per il prossimo anno? Quelle che ci hanno stimolato fino ad oggi: la voglia di creare sempre nuove opportunità, di conoscere, vedere e incontrare persone e storie. Così è nato il Lago Film Fest e così si alimenta, fuori da logiche politiche ed economiche. E ora, Lago Film Fest è in letargo? Parallelamente alla manifestazione siamo già al lavoro per i corsi di formazione nelle scuole e creiamo sempre nuove possibilità di collaborazione per proiettare i film dell’archivio del festival, come ad esempio quella con il Siloe Film Festival (festival all’interno di un monastero benedettino di Siloe in Toscana). Purtroppo però non è sicuro che queste iniziative portino alla realizzazione di una settima edizione del Lago Film Fest, quindi al momento non possiamo confermarla. L’importante è non smettere di sognare. 15


Comodamente quarta edizione Comodamente è un festival culturale è nato a Vittorio Veneto con la volontà ambiziosa di “dare la sveglia” e nuovi stimoli alla città e aprendosi anche a tutto il Nordest. Per la quarta edizione, intellettuali, scrittori, scienziati, giornalisti, docenti universitari, artisti, imprenditori e politici sono stati invitati a confrontarsi con il pubblico sul tema della Leggerezza. Nei quattro giorni della manifestazione, Vittorio Veneto ha accolto 130 ospiti che hanno animato oltre 100 eventi della città. È stata una festa popolare, partecipata: con migliaia di presenze ha avuto un notevole riscontro sui quotidiani regionali e sui principali media nazionali. Si è fatta cultura e si sono trasmesse esperienze e pensieri in maniera non paludata, al di fuori dei troppi schemi che imprigionano la conoscenza a una visione esclusiva e soporifera. Comodamente testimonia infatti “la necessità che un pubblico sempre maggiore ha di confrontarsi con temi importanti, con notizie che non siano la solita e noiosa minestra riscaldata”. Tutto questo è stato reso possibile dalla collaborazione di tutti gli enti locali, dal coinvolgimento delle realtà produttive nazionali e del territorio, nonché dalla partnership con numerose aziende che hanno contribuito direttamente a supportare i costi o a fornire i servizi necessari al festival. Parallelamente è stato fondamentale il lavoro dei volontari che hanno prestato la loro opera per allestire e gestire i luoghi del festival e le mostre. Dal 2010 Comodamente è stato inserito tra i grandi eventi che sostengono la candidatura del Nordest a Capitale Europea della Cultura nel 2019.

Un botta e risposta con Claudio Bertorelli direttore artistico di Comodamente e presidente di Centro Studi Usine Quale è stato l’ospite più divertente? E il più noioso? Difficile stilare una classifica. Noioso non direi nessuno, al massimo rompiscatole ed incasinato. Tanto per dire, Oliviero Beha ci ha chiamati che stava alloggiando in città nell’albergo sbagliato. E poi Mauro Corona ne ha combinate di tutti i colori in osteria! Il dialogo più seguito? Sicuramente la chiusura con Morgan, che è stato uno dei colpi del festival e ha attirato quasi 2.000 persone in Piazza Minucci. Nessuno poi si aspettava di sentirlo parlare di filosofia e politica. Quest’anno, comunque, il festival è stato frequentatissimo, realmente un successo! Qual è il tema del prossimo anno? Non lo abbiamo ancora deciso, cominciamo a lavorarci da ottobre. E poi non ti nascondo che ci vogliono mesi per scegliere con oculatezza. Il programma è un lavoro estenuante. Dove si svolgerà il Festival nel 2010? Ancora a Vittorio Veneto? Lo speriamo fortemente, ma Vittorio Veneto deve darsi una mossa e capire che Comodamente è divenuto un patrimonio imprescindibile per il proprio futuro; non lo diciamo noi ma tutti i soggetti nazionali che hanno scoperto lo splendore della città attraverso il festival. Non nascondo che poi abbiamo più proposte, sia per trasferirlo altrove che per farne un evento allargato... Oltre ai fondi, qual è il problema più grande per realizzare un evento di tale portata? Garantire continuità al gruppo di persone che lavora e poi spiegare a tutti i decisori che la cultura è un investimento a ritorno immediato. C’è ancora una mentalità troppo chiusa e provinciale. Se non si pensa in grande non si andrà da nessuna parte! La redazione 17


Il festival dentro ELISA MARCHESINI, DIRETTORE ARTISTICO DEL VITTORIO FILM FESTIVAL, RACCONTA DELLA RECENTE ESPERIENZA VISSUTA ALL’ULTIMA 67° EDIZIONE DEL FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA, ASSIEME A DODICI RAGAZZI IN VESTE DI GIORNALISTI CINEMATOGRAFICI.

Cosa ti ha colpito di più della recente avventura al Festival del Cinema di Venezia? L’esperienza vissuta dai giovani giornalisti del VVFilmF ha permesso loro di incontrare, parlare, e conoscere i “divi” del grande schermo e gli esperti del settore cinematografico. Osservare questi 12 ragazzi mi ha davvero entusiasmata, anche per l’unicità dell’evento: l’avere dei minori al Lido è stato un evento eccezionale anche per la Mostra stessa che ne vieta l’entrata alle sale. Quando sarà la prossima edizione del Vittorio Film Festival? Il VVFilmF sarà a Vittorio Veneto dal 2 al 5 marzo 2011 e si snoderà tra il Cinema Multisala Verdi e il Teatro Da Ponte, coinvolgendo così tutta la città. Quali sono le novità? l festival vedrà 800 giovani giurati che potranno incontrare molti beniamini del grande schermo, grandi interpreti e protagonisti del settore, aprendo le porte, durante le mattinate, ad pubblico anche di studenti universitari. Vi sarà poi una giuria di qualità formata da registi, attori, sceneggiatori, produttori musicali e cinematografici, distributori, critici, giornalisti ed esperti del settore. Oltre a ciò, verrà istituito un premio alla carriera ad un grande

nome della cinematografia internazionale; verranno realizzati un laboratorio di recitazione cinematografica sotto la guida dell’attrice Barbara Enrichi, David di Donatello come miglior attrice per il film “Il Ciclone” e un laboratorio di montaggio con un montatore professionista della RAI. Il “cinegiornale quotidiano”,, già presente nella scorsa edizione, sarà guidato dal regista - giornalista Giuseppe Di Tommaso di RAIUNO, che ha già firmato la regia del “Cinegiornale della 67° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Continuerà inoltre la collaborazione con Federico Campodall’Orto e con La Tenda TV ci ha permesso di creare un sodalizio che, inevitabilmente, c’è e ci sarà tra cinema e televisione anche durante il festival. 18


ro al festival AD ACCOMPAGNARE E TESTIMONIARE LA PRESENZA DEI RAGAZZI DEL VITTORIO FILM FESTIVAL A VENEZIA È STATO FEDERICO CAMPODALL’ORTO, IDEATORE, ORGANIZZATORE, REGISTA, TUTTOFARE DELLA LOCALE EMITTENTE TELEVISIVA TENDATV.

montaggio. Tutti i video sono a disposizione su un apposito canale tematico all’interno del sito www.latendatv.it

Personalmente e professionalmente cosa ti ha dato l’esperienza al Festival del Cinema di Venezia? È stata un’esperienza molto bella ed entusiasmante dal punto di vista umano, vissuta in un contesto totalmente diverso da quelli a cui sono abituato. Da subito si sono creati feeling e sintonia con i ragazzi che hanno partecipato al laboratorio, ma anche con lo staff del VvFilmF e col regista. I ragazzi in particolare, nonostante la giovane età, mi hanno stupito per la loro motivazione e per la disinvoltura che hanno dimostrato di fronte alla telecamera. Professionalmente parlando,

è stata un’avventura utile ed interessante. Essendo in stretto contatto con persone del settore televisivo, ho avuto la possibilità di scambiare opinioni e di ricevere consigli in merito al lavoro che stavo svolgendo. Si è creata una bella squadra. Cosa ha fatto di specifico la Tenda TV? La Tenda Tv ha fatto da troupe operativa per il laboratorio del Vittorio Film Festival. Abbiamo quindi girato tutte le immagini dei cinque cinegiornali che sono stati realizzati a Venezia e ci siamo poi occupati della complessa fase della selezione dei materiali e del 19

Da chi era composto lo staff di lavoro? Lo staff tecnico era composto dal sottoscritto e da Alessio De Nardi, accompagnati costantemente dal regista Rai Giuseppe Di Tommaso, che ha curato l’ideazione e la regia dei servizi. Hanno inoltre partecipato attivamente alle riprese Elisa Marchesini e Michele Fantuzzi. Prossimi progetti in campo? Col VVFilmF si è avviata una collaborazione che ci vedrà lavorare di nuovo insieme a marzo, in occasione della seconda edizione del festival. Riguardo al cammino della nostra emittente, invece, ci stiamo preparando per affrontare e, si spera, superare un grande scoglio: il passaggio al digitale terrestre, previsto per il prossimo dicembre. Nel frattempo, continueranno le normali trasmissioni e riprenderanno gli appuntamenti settimanali con la rubrica Ss. Pietro e Paolo Informa.


photo: Giorgio Collodet ideazione e grafica

  

  

BERGHEIL

Via del Gelsolino n.27, Vittorio Veneto TV - tel/fax: 0438 520007 - bergheilvv@libero.it

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ORARI DI APERTURA Lunedì 14 - 18 | Martedì-Mercoledì-Venerdì 09 - 18 | Giovedì 14 - 22 | Sabato 09 - 17


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A CURA DEL CENTRO GIOVANI INTERCOMUNALE “CITTÀ DI CRICIUMA”

DUE GIORNI DEDICATI A SPORT, MUSICA, ESIBIZIONI E DIVERTIMENTO. LI PROPONGONO IL PROGETTO GIOVANI DEL COMUNE DI VITTORIO VENETO PER FESTEGGIARE L’ARRIVO DEL NUOVO SKATE PARK COMUNALE DI VIA DE NADAI (NELL’AREA ESTERNA DEL VICTORIA SPORT&CITY).

“Citta Cantiere”). A seguire, le esibizioni di Nicksees e Money Makers, tra i più interessanti rapper emergenti della scena locale. Poi scatterà il contest con cui gli skaters provenienti da tutta la provincia si contenderanno i premi offerti da CMYK (noto marchio dello street style) e da Bergheil (il nuovo negozio a Vittorio Veneto intermente dedicato al mondo dello skate), accompagnati dal sound indierock di dj ½ adro. Dopo le premiazioni la festa non finisce...e sarà ancora “free skate” con il concerto punk-rock dei vittoriesi Skylonger e dei Rooks. La manifestazione è organizzata dal Progetto Giovani del Comune di Vittorio Veneto in collaborazione con Bianconiglio e Victoria Sport&City e l’intero week-end sarà seguito dalle telecamere della Tenda TV.

Il nuovo spazio dedicato ai giovani verrà inaugurato sabato 17 ottobre nell’ambito della Fiera dello Sport. Il taglio ufficiale del nastro sarà seguito dall’esibizione della Vittoryo Skate Crew, il gruppo di skaters dell’area vittoriese che da tempo si riunisce al Centro Giovani Criciuma e ha contribuito attivamente alla progettazione del parco. A seguire “Learning to skate”: gli skaters più esperti metteranno le proprie competenze e la propria attrezzatura a disposizione dei ragazzi dai 10 ai 14 anni iscritti alla Fiera per insegnare loro le tecniche e le figure di base dello skateboarding. Domenica 17 ottobre è il giorno dello skate party, con il primo Vittoryo Skate Contest. Sarà un lungo pomeriggio di musica ed evoluzioni sulle tavole a quattro ruote che avrà inizio dalle 13.30 con l’apertura delle iscrizioni alla gara, accompagnate dal dj set di MxL, (Matteo Giovannini e Lorenzo Frare, allievi del Laboratorio Dj di Fregona, organizzato all’interno del progetto giovani intercomunale

Per tutte le info ed iscrizioni al contest: Centro Giovani Criciuma – Tel. 0438.59910 info@centrogiovanicriciuma.it www.centrogiovanicriciuma.it 21

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The Band Records La prima compilation “fai da te” dei giovani rockers vittoriesi Da ottobre in distribuzione gratuita nei negozi partner dell’iniziativa e al Centro Giovani

È stato presentato domenica 5 settembre, con un concerto al Bianconiglio, il Cd registrato e prodotto nello studio di registrazione “The Band Records”. Realizzato nell’ambito del Progetto Giovani Intercomunale “Città Cantiere – Area 8” e gestito dal gruppo informale TheBand.it in collaborazione con il Comune di Vittorio Veneto, lo studio di registrazione ha ospitato negli ultimi mesi diversi gruppi musicali del territorio che hanno avuto l’opportunità di usufruire dello spazio, della strumentazione e del supporto tecnico necessari per registrare la propria musica. Alcuni dei brani inediti registrati sono stati inclusi nella compilation che, da ottobre, sarà in distribuzione gratuita presso il Centro Giovani Criciuma di Vittorio Veneto e nei negozi di musica partner dell’iniziativa (Inferno Rock, Posocco Hi-Fi, Max Video Megastore e Libreria Musicale Amadeus a Vittorio Veneto; Strumenti Mu-

sicali Berti a Conegliano). “Questo Cd - commenta l’Assessore alle Politiche Giovanili Antonella Caldart rappresenta una tappa significativa del percorso avviato da qualche anno dal Progetto Giovani della Città di Vittorio Veneto per valorizzare il grande fermento musicale che anima il nostro territorio. Sale prova, corsi di formazione artistico-musicali, concerti e manifestazioni sono tutti tasselli di un ampio mosaico, ai quali si è aggiunto di recente anche lo studio di registrazione “The Band Records”, un progetto voluto e pensato per consentire ai gruppi musicali emergenti, che non hanno la possibilità di rivolgersi a servizi professionali, di avere uno strumento per promuovere la propria musica”. Secondo i giovani del gruppo TheBand.it: “L’esperienza che ha portato alla realizzazione di questo Cd è stata positiva. Naturalmente l’obiettivo non è stato quello di realizzare un prodotto professionale, ma di offrire un’occasione di visibilità alle band del vittoriese facendo al tempo stesso formazione”. Prima di utilizzare lo studio i gruppi hanno potuto infatti frequentare un corso di formazione con fonici esperti che hanno insegnato loro le basi dell’home recording. 22

SALE PROVA DEL CENTRO GIOVANI CITTÀ DI CRICIUMA Riaprono i battenti dopo la pausa estiva le due sale prova del Centro Giovani dedicate ai giovani musicisti locali. Gli interessati possono prenotarle secondo i seguenti turni: Lunedì: 15.45 - 18.15 - 20.45 Mercoledì: 15.45 - 18.15 - 20.45 Venerdì: 15.45 - 18.15 - 20.45 Sabato: 15.45 Ogni sala prova è dotata di batteria, amplificatori chitarra e basso, impianto voce composto da due casse + spia, due microfoni, mixer. La tariffa per l’utilizzo delle sale prova è di € 3,00 all’ora per gruppo (quindi € 6,00 a prova) con la possibilità di ottenere sconti nel caso di abbonamenti da 10 o 20 prove. INFO: Centro Giovani “Città di Criciuma” Tel. 0438 59910 info@centrogiovanicriciuma.it www.centrogiovanicriciuma.it


RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Dalla parte del

Parco Papadopoli luogo del cuore L´Associazione Parco Papadopoli è stata costituita da un nutrito gruppo di cittadini con la finalità di valorizzare e tutelare il Parco Papadopoli, UNA BELLISSIMA E PREZIOSISSIMA AREA VERDE DI 2 ETTARI E MEZZO NEL CUORE DELLA NOSTRA CITTÀ. L´obiettivo è quello di impegnarsi affinché l´amministrazione comunale non venda questo meraviglioso giardino sottraendolo all´uso pubblico, anche partecipando al Censimento FAI 2010 I LUOGHI DEL CUORE Grandi nomi del panorama artistico e culturale italiano hanno sposato l´iniziativa: l´ex Sovrintendente del Veneto Guglielmo Monti, il massimo poeta italiano vivente Andrea Zanzotto, la firma di punta del Corriere della Sera Gianantonio Stella, il cantautore veneziano Gualtiero Bertelli.

IL PAPADOPOLI È CONSIDERATO IL PIÙ IMPORTANTE PARCO D’AUTORE DELL’INTERA PROVINCIA, UN GIARDINO ROMANTICO REALIZZATO NELLA SECONDA METÀ DELL’800 DA CAREGARO NEGRIN, che ha trasformato sapientemente una piccola parte della collina con il suo gusto elegante, arricchendolo di essenze arboree rare e pregiatissime.

IN QUESTI MESI PER BEN DUE VOLTE L´ASSOCIAZIONE HA CHIESTO ALL´AMMINISTRAZIONE COMUNALE L´AUTORIZZAZIONE PER SVOLGERE, NELL´AREA DEL PARCO, UNA FESTA APERTA GRATUITAMENTE A TUTTI, CON ESIBIZIONI VARIE DI MUSICISTI, SCRITTORI E INTRATTENITORI LOCALI. LA RISPOSTA È STATA NO. Un no motivato dalla mancata presentazione dello statuto dell´Associazione al Sindaco e dal fatto che, a detta dell´Assessore Flavio De Nardi, l´Amministrazione ha bisogno, per il Parco “di soldi e non di idee”. La Festa è però stata ugualmente fatta, il 19 settembre, grazie alla gentile disponibilità del proprietario dei “Palasi”, al “Caregon del Diol”, in un contesto comunque stupendo, alla presenza di centinaia di persone, che nell´arco di tutta la giornata han potuto esprimere il loro amore e attaccamento per il Parco. Senza voler indugiare in polemiche, è chiaro a tutti il reale motivo che ha spinto l´amministrazione a negare per ben due volte l´autorizzazione alla festa nonostante lo statuto dell´associazione sia stato fatto pervenire al sindaco.

L´AUTORIZZAZIONE È STATA NEGATA, IN REALTÀ, NON ALL´ASSOCIAZIONE, MA A TUTTI COLORO CHE ALLA FESTA AVREBBERO VOLENTIERI PARTECIPATO; AI 6000 E PIÙ CHE, AD OGGI, HANNO SOTTOSCRITTO LA CARTOLINA CHE INDICA IL PARCO PAPADOPOLI COME “LUOGO DEL CUORE” DA DIFENDERE E VALORIZZARE; ALLA MUSICA, ALL´ARTE E ALLA LIBERTÀ D´ESPRESSIONE. Associazione Parco Papadopoli


JABADABAD’ARTE: MANUEL DE FRANCESCH Giuseppe di Vittorio Veneto. Attualmente sta partecipando alla collettiva itinerante (Miami - Los Angeles, New York e Chicago) "Omaggio a de Chirico" a cura della Galleria Ca’ D’Oro e della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, sotto l’egida dell’Onu e del Ministero degli Affari Esteri.

Manuel De Francesch è nato nel 1976 a Vittorio Veneto e vive e lavora a Puos D’Alpago, nel bellunese. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, la sua formazione è passata attraverso il disegno, la pittura per poi approdare alla scultura. Nel 2004 ha vinto il primo premio giuria e il primo premio stampa (riconfermato nel 2006) alla ExTempore di scultura su legno di Belluno; nel 2005 il primo premio al Simposio Internazionale di Scultura su neve "Art in the snow" di Sauze D’oulx (TO) e al XVII Concorso Internazionale di scultura su legno Premio Madonna di Campiglio-Volkswagen. Nel 2008 ha allestito due importanti personali presso la sede UBS SA di Lugano e nel palazzo comunale di Pieve d’Alpago (BL). Intensa l’attività espositiva nel 2009: in marzo ha allestito una personale al Museo della Torre dell’Orologio di Vittorio Veneto; in aprile ha partecipato alla collettiva "Orme del Novecento", mostra sul panorama artistico nazionale e internazionale del secondo Dopoguerra presso Casa Mussolini di Predappio (FC); in giugno ha allestito una personale alla galleria Ca’ d’Oro in piazza di Spagna a Roma e in dicembre è stata presentata la sua scultura "Chanson d’Amour - Come vento" presso la Chiesetta di San

In 3 parole, cosa significa esser scultore? Entusiasmante, deprimente... speranzoso. Dicono che per anni ti sei ostinato a fare il pittore e poi hai abbandonato, come mai? Ho scoperto il piacere per la terza dimensione! Quando è cominciata questa passione? La passione per la scultura era insita in me fin da bambino, ma l’ho riscoperta nel 2000 quando, frequentando il Politecnico, trovavo l’architettura troppo distante dall’uomo e poco esaustiva per poterlo raccontare, senza tener conto poi del piacere per il lavoro manuale e la gioia di poter dare forma reale a un pensiero. Quali materiali scolpisci? Il materiale che prediligo è il legno perché, quasi con spirito demiurgico alla “Frankenstein”, è come ridargli una seconda vita... A volte non è la migliore per quelle povere piante! A cosa ti ispiri per le tue sculture? Alle emozioni e debolezze umane. Le tue ultime sperimentazioni? Lavorare con superfici rivestite di sabbia marina, quasi un ritorno all’infanzia e ai giochi in spiaggia. Chi mette i titoli alle tue opere? Purtroppo mi ostino a darli io. Quanto ci impieghi per completare una tua opera? Dipende dalle dimensioni e dalla complessità del soggetto, ma mediamente dalle due alle quattro settimane. Farsi dare un aiutino da qualcuno, no? Effettivamente non c’avevo mai pensato! Colgo quindi l’occasione del giornalino per pubblicare un’offerta di lavoro... ovviamente si richiede bella presenza femminile!

Iscritto al numero 14 del Registro Stampa del Tribunale di Treviso il 14.05.2005 Periodico Patrocinato dall’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Vittorio Veneto Direttore responsabile: Fulvio Fioretti Editore: Karpesika Redazione: via della Chiesa, 6 - 31029 Vittorio Veneto TV Redazione operativa: via Battisti, 8 - 31029 Vittorio Veneto TV Collaboratori: Silvia Albrizio, Claudia Baccichet, Paolo Casagrande, Andrea Condotta, Federico Campo dall’Orto, Eugenia Dal Bo, Nicolò Dal Bo, Anna Lucky Dalena, Francesca Della Giustina, Piero Della Giustina, Alberto Ferri, Giosì Garro, Manuel Gentile, Margherita Leo, Andrea Maroelli, Chiara Perin, Staff Criciuma. Progetto grafico: Alberto Ceschin. info@jabadabadoo.it - www.jabadabadoo.it


JABADABADOO - ottobre 2010