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la nostra storia

1987 | 2007 ASSOCIAZIONE CULTURALE ITALIA-INGHILTERRA


1987 | 2007 ASSOCIAZIONE CULTURALE ITALIA-INGHILTERRA


Comitato di redazione Franco Staffa, Alberto Soi, Roberto Serra, Gisella Arcais

I T A L I A - I N G H I L T E R R A Associazione culturale fondata nel 1987

Editing Alberto Soi, Franco Staffa, Roberto Serra Grafica: Ojos design, Cagliari Foto: Alistair Crawford, Tore Ligios, Liam Lyons, Sandra Mancosu, Anna Marceddu, Agostino Mela, Marlis Momber, Sebastiano Piras, Lord Snowdon, Alberto Soi, Max Solinas, Priamo Tolu, Riccardo Tenti, Gabriella Viana, Chris Warde Jones, Daniela Zedda, Archivio Italia-Inghilterra Stampa: Arti Grafiche Pisano, Cagliari

Un sincero thank you a quanti hanno generosamente contribuio alla realizzazione di questo volume con idee, testi, foto, sostegno morale. Associazione culturale Italia-Inghilterra Via Machiavelli 97, 09131 Cagliari – Italy telefono +39/070/402835 – fax +39/070/402966 info@italiainghilterra.org italiainghilterra@tiscali.it www.italiainghilterra.org CUEC Cooperativa Universitaria Editrice Cagliaritana Via Is Mirrionis 1, 09123 Cagliari - Italy ISBN 978 88 8467 403 6 © Novembre 2007, Associazione culturale Italia-Inghilterra / CUEC


Mettersi a frugare nell’archivio alla ricerca di materiali per raccontare venti anni di attività significa veder affiorare foto, lettere, documenti, rassegne stampa e conseguentemente ricordi, aneddoti, persone e personaggi che hanno costellato un significativo periodo della propria vita professionale e certamente anche personale. Venti anni di vita associativa trascorsi velocemente, vissuti intensamente, dedicati a perseguire un obiettivo molto semplice: favorire un effettivo interscambio di conoscenza fra i due paesi, senza mai – speriamo – cadere nella retorica dei luoghi comuni, senza prendersi troppo sul serio, senza piangere mancanza di fondi. Venti anni trascorsi a stimolare la conoscenza della lingua e della cultura dei paesi di lingua inglese attraverso la promozione di attività volte a far conoscere i molteplici aspetti che caratterizzano un paese: dalla economia alla violenza negli stadi, dal come iscriversi ad una università britannica all’ambiente, dall’architettura all’arte contemporanea, passando per il giornalismo, la traduzione letteraria, i viaggiatori dell’Ottocento, il recupero delle miniere dismesse e tanti altri argomenti ancora, e – quando possibile – a contribuire alla diffusione di aspetti della cultura sarda in Gran Bretagna. Sempre ben consci della nostra funzione di ponte culturale e quindi in attiva collaborazione e sinergia con chi, dell’argomento trattato, si occupa professionalmente.

Questo spiega le innumerevoli collaborazioni attivate: dalle più svariate facoltà universitarie alle soprintendenze, dalle case editrici nazionali e regionali alle associazioni studentesche, senza dimenticare organismi istituzionali quali ambasciate, consolati, British Council, Camera di Commercio britannica ed italiana e tanti altri organismi ancora. Collaborazioni spesso ripetute nel tempo e sempre in una funzione attiva sin dall’ideazione del progetto, spesso prive di risvolti meramente economici. Questa pubblicazione, immodestamente autocelebrativa, riflette questo spirito e vuole ricordare gli argomenti trattati, i relatori invitati,la copertura avuta dalla stampa, senza dimenticare alcuni tra gli amici più cari che ci hanno lasciato. Volutamente polifonica, ospita i contributi di tanti soci, sostenitori, amici che abbiamo incontrato in questi anni e che ci hanno generosamente sostenuto nel corso delle attività ed ancora una volta hanno accolto il nostro invito a testimoniare il loro interesse per la funzione svolta dalla Associazione. A tutti loro, a quanti in questi anni hanno seguito e sostenuto i nostri corsi e le nostre attività, alle istituzioni locali, regionali, nazionali ed internazionali che hanno creduto nel nostro progetto culturale va la nostra gratitudine, con l’augurio di fruttuose collaborazioni per i prossimi venti anni. Franco Staffa, MBE Presidente Associazione culturale Italia – Inghilterra

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It gives me great pleasure to send my warmest wishes to the ItaliaInghilterra Cultural Association on the occasion of its 20th anniversary. Since its foundation in 1987, the Association has made a significant contribution to creating and strengthening cultural bridges between Sardinia and the UK, through a range of activities, cultural exchanges and initiatives of various types in the arts, literature and in the promotion of British culture. I particularly value the role played by the Association in encouraging professional exchanges between Sardinia and the UK. I am delighted that so many Sardinians have been helped to develop professionally in the UK, just as increasing numbers of my countrymen favour this sunny and hospitable island, not only as a tourist destination, but as a place to live and work professionally. My special thanks to your President, Franco Staffa, who has carried forward the Association’s work with remarkable creativity, enthusiasm and dedication. I am sure the Association will continue to go from strength to strength, as a vital link between our two islands. I look forward to further visits to what D.H. Lawrence rightly described as a “delightful land, that isn’t like any other”. Edward Chaplin CMG,OBE British Ambassador in Italy.

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On behalf of the British Council I would like to offer my very best wishes to Associazione culturale Italia-Inghilterra on the occasion of its 20th anniversary.

Sono lieto di associarmi alle celebrazioni per i venti anni di ItaliaInghilterra. L’Istituto Italiano di Cultura di Londra ha accolto l’anno scorso la proposta di organizzare la presentazione di un libo di Nigel Foxell, scritto sulle orme di un viaggio di D.H. Lawrence nel cuore della Sardegna.

The world is a very different place from the one we inhabited in 1987. Many of our political, social and economic certainties from that time have been replaced by entirely new challenges. Technological changes, especially in the field of communications, have been breathtaking and have enabled us to have much greater direct contact between peoples. But throughout the last 20 years the need to build lasting cultural relations between people in different countries and cultures has arguably never been greater. My own organisation, the British Council, understands this very well. We also understand that to be effective in building lasting relationships we need to work with reliable and serious partners. Cultural relations is a long term business and these attributes are essential for success.

La buona riuscita dell’evento, che ha richiamato un pubblico foltissimo e interessato, è stata frutto di due elementi. In primo luogo, la qualità della proposta: un bel libro, ben presentato, e un tema che costituiva un ponte culturale tra Italia e Regno Unito. Poi, una sinergia ben riuscita in cui il contributo generoso dal punto di vista finanziario, organizzativo e promozionale di Italia-Inghilterra e dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Cagliari ha incontrato il supporto strutturale dell’Istituto in una atmosfera di disponibilità, fiducia, spirito di collaborazione e simpatia. L’esperienza di una collaborazione proficua e armoniosa, l’inesauribile energia e l’entusiasmo di Franco Staffa ci hanno quindi facilmente convinto a continuare a seguire le tracce di D.H. Lawrence per presentare in autunno anche a Londra la prima edizione del “Premio Internazionale D.H. Lawrence per la letteratura di viaggio” che era stato lanciato proprio qui un anno fa.

The Associazione Italia-Inghilterra has these qualities and the British Council is proud to have worked with it from its early days through to the present. Many of our collaborations are described in this book. We celebrate those successes and we look forward to the next 20 years of fruitful co-operation. Paul Docherty Director British Council Italy

Pierluigi Barrotta Direttore Istituto Italiano di Cultura di Londra

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I am very happy to respond to Franco Staffa’s invitation to contribute to this commemorative publication, for three main reasons. Firstly as I am current Chairman of the British-Italian Society, and secondly because of my several visits to Sardinia; but most of all because I admire very much what Franco and the Association have achieved.

After I left Milan in 2001, Franco kept me on the mailing list for events, and the BIS collaborated with Franco (who is one of our members) and the Association on the event ‘Travelling in Sardinia with Lawrence’ presented in London in 2006 to a packed audience. We in the BIS are looking forward to the follow-up event next December to announce the winner of the book prize for travel writing launched on that occasion.

The success and vigour of the Association really needs little underlining from me, because its 20 years of varied activity speak for themselves. But the sheer range of events owes a great deal to the initiative and commitment of Franco himself, and to his talent not only for identifying interesting themes but for persuading people to come and speak about them. When he first invited me to visit, it was as Counsellor of the British Embassy in Rome in 1991, and it was part of my job to preach our message about the EU and how we saw it, and to talk about the benefits of privatisation. So I accepted, and found Franco’s welcome to Cagliari both warm and genuine. His work and the role of the Association were already much appreciated in the Embassy – including by successive Ambassadors – and the British Council at that time.

My wife and I visited Sardinia again this summer, and were wonderfully hosted by Franco both in Cagliari and beyond. As an islander myself, I have learnt to appreciate both its rich history and culture, and also its special ‘otherness’, compared to perhaps better known parts of Italy. As Lawrence showed, the British can and do respond to Sardinia, and Franco’s decoration – the MBE awarded to him by the Queen and presented personally by the Prince of Wales in 2002 – was a recognition both of his work and of the significance of the Association. I warmly congratulate Franco and the Association on this anniversary, and look forward to the next two decades!

When I returned to Italy some years later, this time as ConsulGeneral in Milan and Director of Trade Promotion, we resumed our friendship, and he invited me back, this time to speak about the Third Way, the theme of the new Blair Government. I remember how difficult I found it to grasp and then prepare to explain the essence of this nebulous concept, though I researched it diligently (even discovering that its origins lay partly in Social Catholicism in Italy). But I enjoyed my second visit to Cagliari even more, and I also had reason to visit Sassari and Alghero too.

Charles de Chassiron Chairman of the British-Italian Society, London Head of Protocol at the FCO and Vice-Marshal of the Diplomatic Corps at Buckingham Palace (2002-2006)

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luglio

Costituzione associazione 25 settembre

Inaugurazione sede via De Gioannis, 10 – Cagliari 9 ottobre

Inizio programmazione films in lingua originale 12 ottobre

Inaugurazione corsi di lingua inglese 16 ottobre

Inaugurazione video-biblioteca 12 novembre

1° Bring a Bottle Party

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L’Unione Sarda, 12 novembre 1987 Carlo Figari Cultura. Club di anglofili

Nasce un’associazione per favorire l’amicizia con gli inglesi Un angolo di Inghilterra in città: il locale non è grande ma ospitale. Alle pareti manifesti caratteristici e la bandiera con i colori dell’Albione. Si parla rigorosamente inglese. Non importa se l’accento non è quello degli studenti di Oxford, l’importante è farsi capire. Nella sede dell’Associazione culturale Italia-Inghilterra, appena aperta in via De Gioannis 10, tutto è impregnato di cultura anglosassone. Fondata da un gruppo di insegnanti di lingue straniere e di fans della Gran Bretagna, dopo un mese di vita conta già su un centinaio di iscritti. Proprio ieri si è svolta l’assemblea dei soci in cui sono state poste le basi dei programmi futuri. Scopo principale dell’iniziativa è diffondere la lingua inglese attraverso incontri, manifestazioni e viaggi, offrendo l’opportunità di continui contatti con cittadini britannici. “Da tempo si sentiva l’esigenza di una struttura permanente in grado di colmare le lacune della scuola pubblica e privata”, afferma Franco Staffa, insegnante e presidente dell’associazione. “Non basta studiare sui libri; per esperienza sappiamo tutti che una lingua straniera, se non viene praticata, si dimentica. Gli insegnanti da sempre si lamentano della mancanza in città di iniziative che consentano di parlare l’inglese con veri inglesi. Con la nuova associazione intendiamo colmare questa lacuna”. L’associazione vanta una ricca biblioteca di testi e riviste inglesi e americane e mette a disposizione dei soci anche giornali e quotidiani. Ha inoltre una nastroteca con una sessantina di film in lingua originale che vengono proiettati giornalmente su un televisore a grande schermo oppure vendono dati in prestito. In stretto contatto con analoghe associazioni sparse in tutta Italia, si avvale della collaborazione del British Council. Per informazioni gli interessati possono rivolgersi alla sede di via De Gioannis 10 (telefono 308.682), dalle 17 alle 21.

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La Nuova Sardegna, 06 dicembre 1987 Angelo Porru Staffa, per l’Associazione Italia-Inghilterra

Se la Union Jack fa tremare i cuori d’un gruppo di amici “Abbiamo fondato l’associazione” - ricorda, nella sede cagliaritana di via De Gioannis, lo stesso Staffa - “riunendo le forze di vecchi amici, appassionati della lingua inglese. Viaggiatori incalliti, compagni di avventura. E con questi contributi, lo scorso settembre, ha preso il via la nostra attività”. Un insieme di strutture e servizi che spesso esigono soltanto la tessera di socio. Con uno dei cartoncini firmati da Franco Staffa è possibile, ad esempio, assistere gratuitamente alla videoproiezione di films in lingua inglese. Ogni Venerdì, qualche decina di spettatori valuta sullo schermo la personale familiarità con la lingua di Shakespeare. Se i risultati sono scoraggianti, i corsi organizzati dall’Associazione Italia-Inghilterra possono assumersi il compito di risollevare morale e livello di comprensione linguistica. “I nostri scopi, però, non si esauriscono con la didattica”, avverte Staffa. Ai cittadini stranieri residenti nell’isola, la sede cagliaritana spalanca le porte d’accesso. “È davvero importante il contatto che si può instaurare - sostiene - con chi conosce, oltre alla madrelingua, le realtà del proprio paese”. Non è solo la Gran Bretagna l’obiettivo di queste ricognizioni a distanza: dal Canada alla Nigeria, dal Sud Africa agli USA, tutte le aree anglofone meritano l’interesse dell’associazione quasi neonata.

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Cultura Inglese/Cultura Sarda Ciclo di conferenze

15 agosto

Il sindaco della cittadina di Sardinia, New York, conferisce la cittadinanza onoraria a Franco Staffa

Peter Gregory Jones, Università di Cagliari Cucina sarda / Cucina inglese Miryam Cabiddu, Università di Cagliari Mauro Rombi, storico della fotografia Viaggiatori inglesi in Sardegna nell’800 Lucia Duff, University of Cambridge La Sardegna vista dal Dipartimento di Italiano Lina Unali, Università di Roma, Tor Vergata L’emigrazione sarda in Gran Bretagna Dante Olianas, Associazione culturale Iscandula Launeddas e Bagpipes

The Springville Journal, USA, 17/08y

Sardinians host visitor from Sardinia The Springville Journal, USA, 25/08y Bucky Meyers

Sardinia, Italy Meets Sardinia, New York L’Unione Sarda, 08/09 Carlo Figari

Benvenuti a Sardinia, sotto le cascate del Niagara

22 novembre - 13 dicembre

Britishness in Sardinia I

Una cittadina americana deve il suo nome ad un generale religioso e non ad emigrati sardi. La visita di un cagliaritano

Ciclo di conferenze

John Wyles, Bureau Chief for the “Financial Times” in Rome The New Italy: a British Journalist’s View Alan Griffiths, University of Sheffield Sardinian Studies in Great Britain Nigel Foxell, writer, London Nelson in Italy Roland Packham, Università di Pisa English Saying and Where they Come from John Baldry, writer, London British Customs and Cerimonies The Journal of The British-Italian Society London, January/February, 1988 Associazione culturale Italia-Inghilterra in Cagliari

“The BIS sends Italia-Inghilterra our very best wishes and will look forward to hearing more of it.” 12


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“It’s a Franco Staffa from Cagliari,” said my secretary all those years ago. “Franco who?” I replied. “I don’t know him but put him through.” Thus began my all-too brief relationship with the Italia-Inghilterra in 1988. Franco Staffa introduced himself as the founder of the recently-formed associazione, spoke of its mission and said that he wanted me to go to Cagliari to give a talk to his members. Frankly, I was not very enthusiastic. I had plenty to do in Rome as the Financial Times correspondent and had already visited Cagliari without falling in love with the place.

introduction to spaghetti alla bottarga – to this day one of my most favourite pasta dishes. I feel honoured to have been part of the very early life of an organization which clearly makes a major contribution to Sardinian society and its cultural relations with England. The range of topics you deal with and the quality of speakers you attract testifies to the associazione’s contemporary value and importance. Above all, it draws necessary attention to those aspects of the relationship between England and Sardinia that go far beyond tourism. The Associazione culturale Italia-Inghilterra is a treasure and Franco Staffa its peerless guardian.

Franco is a very charming and very persuasive man. I cannot remember what he wanted me to talk about but he stressed that I could expect a large audience, that the crowd would be very happy to welcome such a distinguished visitor as myself, and that I could look forward to a good dinner afterwards. I am, it is true, rather susceptible to flattery and good food so it is not surprising that, within a short space of time, I found myself en route to Cagliari. I remember Franco met me at the airport and during the journey to the sede dell’Associazione two things became clear: Franco has a deep love for Cagliari, its history and its people and that if the future of the associazione could be assured by one man’s energy and enthusiasm, then Franco was a guarantee of its success. And if the account of its activities over the last few years on the associazione’ s website is any indication, Italian-English cultural relations continue to be nurtured in very safe hands. I can remember very little now of my talk, where it took place and who was in the audience. I am sure there have been many better contributions since. I do remember the dinner afterwards because it provided my first 13

John Wyles è stato il primo giornalista britannico ad accettare un nostro invito, inaugurò il primo ciclo di “Britishness in Sardinia” con una conferenza sull’Italia vista dalla stampa britannica nel novembre 1988. Attualmente è un EU strategic adviser per GPlus Europe di cui è senior partner.


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Prima di Franco Staffa l’Inghilterra non esisteva. E non solo l’Inghilterra, nel senso di Gran Bretagna, ma anche tutto il mondo anglosassone, al di là di qualche timida e sporadica apparizione, in piccoli e saltuari circuiti d’essai cinematografici, attraverso qualche pellicola, mal sottotitolata (o, addirittura in lingua italiana), non avevano una finestra. Uno spazio dove presentarsi, farsi conoscere. Naturalmente tutto questo accadeva venti anni e più, in Sardegna, a Cagliari.

lestendo incontri e rassegne di rilievo nazionale, lentamente e con tenacia ha costruito una rete di rapporti nuova e inedita tra paesi e regioni d’Europa, ha contribuito a sprovincializzare, facendo crollare luoghi comuni e giudizi frettolosi, spesso senza fondamenti, su una cultura di grande respiro e valore come quella anglosassone. Dalla politica all’economia, dall’architettura all’arte, dai media alla letteratura, dall’ambiente al calcio. Non esiste un settore che Italia-Inghilterra non abbia esplorato illuminandolo con iniziative di ottimo livello, chiamando al confronto studiosi ed esperti, docenti universitari ed artisti, giornalisti di fama e scrittori.

Certo , il mito, quello sì, era vivo, forte. Nutrito naturalmente da una generazione cresciuta con i Beatles e i Rolling Stones, le minigonne di Mary Quant, la pop generation insomma. Quella che scoprì davvero l’Inghilterra, come meta di viaggi avventurosi, porto desiderato e agognato di libertà e cultura, luogo dove esisteva una società in rapida trasformazione, una democrazia antica e solida. Franco Staffa apparteneva a quella schiera di studenti che proprio in quelle contrade andarono a bagnare i loro panni linguistici, immergendosi dentro un mondo per certi versi assai lontano e diverso dal nostro, ancora ancorato a schemi e costumi viziati di un piccolo e contorto provincialismo.

Contemporaneamente è cresciuto anche il flusso di informazioni e feedback che dalla Sardegna e dall’Italia, l’associazione di Franco Staffa ha fatto partire verso quel mondo. Anche in questo caso nulla è stato lasciato al caso, ma è stato frutto di scelte ben precise e mirate, con l’obiettivo di far conoscere, incontrare realtà diverse. Si è trattato di una intelligente logica di superamento di altri luoghi comuni e provincialismi, indispensabile a una pratica di democrazia in grado di costruire un’Europa ed un mondo senza più conflitti.

La decisione di annodare le due bandiere, quella italiana e quella inglese, fondando l’associazione Italia-Inghilterra, è probabile, anzi è sicuro, parte proprio da questa elementare constatazione. Quella di mettere in contatto due realtà molto diverse, provocando nuovi sguardi e favorendo utili e feconde contaminazioni, incontri necessari per capire e conoscere. Utilissimi in casa nostra per crescere e aprirci a un universo nuovo e stimolante per gli elementi anche di insegnamento che potevano pervenire. E ne sono arrivati tanti. Fin dalle prime iniziative, l’associazione fondata da Franco Staffa si è inserita con forza nel panorama culturale cittadino e regionale. Al-

Walter Porcedda, giornalista de La Nuova Sardegna, è caporedattore per il settore cultura.

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30 gennaio - 20 marzo

La Nuova Sardegna, 19/03 Leandro Muoni A Quartu un incontro culturale sardo-inglese

Le Istituzioni nei paesi di lingua inglese I Confronti fra il caso italiano ed anglosassone

Gli anglosassoni in «berritta»

Antonio Mattu, Università di Cagliari Kenneth Rose, “The Sunday Telegraph”, London Il rapporto monarchia-governo-autonomie locali Eric Crowther, Magistrate at London Courts The British Judiciary

Da oggi musica, cucina, letteratura e tradizioni dei due popoli si confrontano non senza un po’ di ironia La Nuova Sardegna, 26/11 Un ciclo dell’Associazione Italia-Inghilterra

Incontri ravvicinati con la cultura inglese

27 novembre - 12 dicembre

Britishness in Sardinia II

The Independent, London, 07/11 Michael Sheridan

Ciclo di conferenze

Michael Sheridan reports from Cagliari

Michael Sheridan, Bureau Chief for the “Independent” in Rome Fare informazione in Italia e in Gran Bretagna Antonella Ibba, Produttrice “Channel Four TV”, Londra Fare televisione in Gran Bretagna Bruce D. Grossetta, Comandante distaccamento americano, Decimomannu Vivere in Sardegna John M. Kennel, Comandante RAF, Decimomannu La presenza inglese in Sardegna

“Franco Staffa, a local teacher who has what may be a thankless task of running the local Anglo/Italian cultural society is doing his best to persuade Sardinians that English culture has more to offer than football violence and warm beer. He has organised a series of lectures, films, conferences and debates through the winter and spring, energetically backed by the local council. “ La Nuova Sardegna, 23/11 Un corso promosso da Italia-Inghilterra

Culture a confronto

Il progetto coinvolgerà quasi 250 studenti

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La lingua inglese è stata basilare per il nostro sviluppo: gli impiegati sono diventati manager, la pilla è diventato il budget, l’assassino un operatore specializzato: il killer; uno stanzone malandato è diventato il club, la bambinaia è baby sitter, abbiamo il trend, il party. Il tramezzino, un tempo “tra i due”, è diventato sandwich. Ha salvato tante vite il bypass, il day hospital, il check up, perseguiamo il fitness, ricorriamo al lifting. Un mio amico, che parlava uno splendido cagliaritano e un italiano così così, usava l’inglese senza sapere di farlo: il baby era per lui una marca di “uisky”, il week end era una vacanza dai 3 ai 15 giorni, se erano 30 era un week end lungo. Il mio professore del ginnasio capiva l’inglese ma non capiva un inglese. Cioè mr. Smith, per due mesi teacher aggiunto al Dettori. Parlavano in “lenguige” tra di loro, ma dopo i saluti, le words che usavano di più erano: Pardon? I beg your pardon! ita? What? Eh? Il nostro prof. non era mai stato in England. Poca gente ci andava, si preferiva Roma, la Francia, il Cavalluccio Marino. Ci insegnò solo l’inglese scritto, buono per rapporti epistolari. La prima volta che atterrai a Heathrow chiesi dov’erano i taxi, ma pronunciai texi, nessuno mi capì, eppure a gesti non sono niente male. Non buttatevi giù, la prima volta avrete tutti uno shock (inglese), ma don’t worry, la prognosi è lunga. Ai miei tempi I think si pronunciava I tink. La t sostituiva il th. Si diceva uan ciù tri. L’errore perdura ancora.

stirati con la piega che… glielo spiegò in un inglese moderno, quelle ridevano, lui imperterrito, quelle sempre più divertite. Alla fine Efisio ebbe i pantaloni come li voleva e in più quelle due accettarono di uscire con noi per imparare il sardo. Il modo migliore per imparare l’inglese (e anche l’aramaico) è di uscire con una del posto, farvela amante, se appassionata meglio, sarà l’unica che vi ascolterà rapita, che avrà voglia di farsi comprendere, e oltre alle parolacce, vi farà apprendere le parole d’amore, compreso il babish, quel linguaggio speciale tra fidanzati, quando nessuno li ascolta.

Prima regola per imparare l’inglese, non si deve avere vergogna di fare errori. In England lavorai in un hotel dove c’era un cuoco di Capoterra, Efisio Cappai. Passò una tipa e lui le disse “asciulett”. Gli chiesi se stesse parlando in bergamasco. Dieci giorni dopo diceva “I see you later”. Una volta entrò in lavanderia, due commesse si lasciarono entusiasmare dai suoi baffi. Voleva i pantaloni lavati,

Nino Nonnis, scrittore, è l’autore di svariati racconti tra i quali Hanno ucciso il bar Ragno (cuec, 2005); nel giugno 2006 ha partecipato alla manifestazione “In viaggio con Lawrence ed altri scrittori”.

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In the summer of 1988 I got a call from Franco and was surprised when he asked me, an American, to work for his “English” Association. I accepted and was lucky not only to have him as my boss, but even more so as my “maestro.” Before sitting down to write this, I tried to collect my thoughts and remember as much as I could, both good and bad, about my experiences with him. I can’t recall anything negative: neither the slightest quarrel nor squabble between us, which is odd considering he was my boss, a good friend and mentor. This is not to imply that “working” with Franco was boring or monotonous. It was always full of surprises and activity. I remember being invited to his ancestral village, Villanova Strisaili, for a sheep-shearing festival, where upon our arrival we “smurtzed” on còrdula and casu axedu even after all those curves on the Orientale Sarda.

I found myself in the midst of a small group of Italians and was able to smile my way through things. But then the woman dominating the discussion suddenly stopped speaking Italian, turned right to me and asked: “And you, what do you do?” “Um, I work for Franco.” “How long have you been working for him?” I was obviously “totu prexau” to be able to speak English at that ungodly hour and decided she deserved to be paid a nice compliment: “Your English is fantastic! Where did you study it?” - taking a sip of vermentino to seem less Yankee, a bit older and hopefully appear nonchalant. She in turn stoically replied: “I am British. I’m the British Consul here in Cagliari.” My vermentino sprayed everywhere, arruscendi totu. That’s what “working” with Franchixeddu was like. Full of surprises.

Besides various funny episodes that happened in classes, one particular incident always comes to mind when I think about the “Associazione Italia-Inghilterra”. Franco had invited a British journalist to Cagliari for one of his famous and successful series of lectures. I had classes until late that evening and Franco asked me to come afterwards to hear the tail end of it and was kind enough to invite me to join him and a bunch of big-wigs for dinner: city councillors, professors, assistants and presidents of this or that institution and a menu of fish “a fuliadura” at Bruno’s in the Marina. I was a bit tired, as the conference had gone overtime, and although I felt somewhat uneasy not only for being the youngest “guest” there, but also American, I did my best to mingle with the VIPs with a glass of vermentino and my rudimentary Italian. 17

Micheal Scott Hughes ha insegnato nei corsi della Associazione Italia-Inghilterra nel 1988/89, 1989/90 e 1990/91 e contemporaneamente ha condotto una sua ricerca sulla lingua sarda. Dal 1991 vive a Bologna dove è Director of Studies di una importante scuola di lingua inglese. È ancora vivo il suo interesse per la lingua sarda.


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Ben volentieri ho accolto l’invito di dedicare qualche cenno alla ricerca e alla produzione della prof. Miryam Cabiddu nell’ambito della storia e della cultura della Sardegna nell’Ottocento. A Mirella mi legavano, oltre ai comuni interessi della storia sarda e ai rapporti di famiglia (in ragione anche delle nostre origini da due centri contermini del Sarcidano, Lei nata a Nurri ed io ad Orroli), i molti anni di amichevole e rispettosa colleganza accademica nella Facoltà di Scienze Politiche di Cagliari.

aspetti storico-linguistici della produzione in lingua inglese riguardante la Sardegna. Si trattava di un piano di lavoro assai ampio, che confluiva nell’indirizzo più generale degli studi storici dell’età moderna e contemporanea della giovane Facoltà di Scienze Politiche, che era impegnata allora nell’edizione delle memorie del deputato Giorgio Asproni; in questo ambito trovarono pure posto numerosi apporti di Miryam Cabiddu, editi negli Annali della nostra Facoltà, coordinati dallo scrivente, tra cui: Due Osservazioni sulla Sardegna agli albori dell’Ottocento (J. Galt e D. A. Azuni), in “Annali della Facoltà di Scienze Politiche di Cagliari”, vol. V, 1980. In quello stesso anno usciva la prima sua monografia: I viaggiatori inglesi dell’’800 in Sardegna (Cagliari, ESA, 1980); due anni dopo, nei citati “Annali della Facoltà di Scienze Politiche di Cagliari”(vol. VII, pp. 261-273) appariva la nota su: La letteratura e la pubblicistica inglese sulle ipotesi di cessione della Sardegna negli anni 1816-1860, relativa ad una vicenda politico-diplomatica che aveva fortemente appassionato la classe politica sarda del tempo. Nel corso del 1982, inoltre, vedeva la luce la nota su: La Sardegna in appunti di viaggio di ufficiali inglesi tra il XVIII e XIX secolo, e quasi in contemporanea il libro La Sardegna vista dagli Inglesi. I viaggiatori dell’’800 (Cagliari, ESA, 1982), cui Mirella teneva in particolar modo.

Miryam Cabiddu aveva la vocazione di conoscere la vita e la storia dei Popoli e Paesi di ogni dove del nostro Mondo, vocazione connaturata alla sua inarrestabile passione di viaggiare; la sua esistenza ne è stata fedele interprete - come è stato già detto -, talvolta persino con spirito di avventura, con le visite e i soggiorni in tantissimi luoghi d’Europa, Asia, Africa e delle Americhe e Oceania. Un viaggiare turistico-geografico ed al contempo storico e letterario, che ha voluto pure riversato sulla sua Sardegna. L’intenso amore che portava alla sua Terra, e a Cagliari in modo particolare, aveva originato e motivato l’attenzione della studiosa per i viaggiatori e visitatori stranieri della Sardegna; naturale anche che Lei privilegiasse gli intellettuali e gli scrittori che hanno parlato dell’isola, quelli inglesi del secolo XIX, principalmente, che è l’apogeo del Gran Tour. Fu l’incarico d’insegnamento della lingua inglese e poi l’associazione presso la Facoltà di Scienze Politiche di Cagliari, il cui programma didattico e scientifico contemplava l’approfondimento della storia e della cultura attinente alla lingua impartita, a dargliene l’occasione.

Questo studio infatti, come precisa l’Autore nell’introduzione, presenta la rassegna dei principali scritti di viaggiatori inglesi sull’argomento, con preferenza per i letterati dell’Ottocento, fatta eccezione per le lettere dell’Ammiraglio Horatio Nelson, di prevalente interesse politico-militare. Da notare che il libro della Cabiddu, anche per la veste editoriale impreziosita da un gran numero di illustrazioni tratte da rare incisioni d’epoca, ebbe fortuna di pubblico, in modo particolare negli ambienti anglosassoni interessati a conoscere la

Mirella intensificò quindi, e con intenti di studio, le ricerche storiche sull’Ottocento sardo, incentrandole preferibilmente sugli 18


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Sardegna; ma ebbe anche l’effetto di sollecitare diversi editori sardi alla ristampa dei libri di viaggiatori-autori meno noti, che aveva riscoperto e segnalati la studiosa cagliaritana. Poco tempo dopo, ma con la data del 1983, ancora negli “Annali della Facoltà di Scienze Politiche di Cagliari” (Anno Accademico 1983-1984), la Cabiddu pubblicava il saggio su: I pellegrinaggi di D.H. Lawrence, Sea and Sardinia e i due romanzi esotici, l’Autore che dedica maggior spazio all’isola e che Mirella preferiva anche in sede di esposizione didattica. Ma la finalità della prof. Cabiddu era anche quella di attualizzare la letteratura oggetto dei suoi studi come richiamo e promozione del patrimonio culturale e paesaggistico della Sardegna. A tal fine, agli argomenti delle sue ricerche aveva dato divulgazione in articoli della stampa locale e della rivista “Almanacco di Cagliari” diretta da Vittorio Scano; si segnalano dal 1984 al 1997: Tra topi e belle donne; Cagliari vista dagli inglesi: John Warre Tyndale; Una città in decadenza: William Henry Smyth; come pure in trasmissioni radiofoniche di Radio Sardegna.

Miryam Cabiddu (1926-1989) con la sua pubblicazione La Sardegna vista dagli Inglesi (ESA Edizioni, 1982) e con il suo travolgente entusiasmo ha stimolato la nascita della Associazione; a lei è dedicata la nostra biblioteca. Tito Orrù ha insegnato Storia della Sardegna presso la Facoltà di Scienze Politiche della Università di Cagliari.

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6 - 30 marzo

13 - 27 novembre

Confronti fra il caso italiano ed anglosassone

Confronti fra il caso italiano ed anglosassone

Le Istituzioni nei paesi di lingua inglese III

Le Istituzioni nei paesi di lingua inglese II

Romano Satolli, Presidente Regionale Unione Consumatori, Cagliari Il mercato e la sovranità del consumatore: il caso italiano Frances Harrison, Citizen Advice Bureaux, London Il mercato e la sovranità del consumatore: il caso inglese John Wyles, Bureau Chief for the “Financial Times” in Rome L’informazione economico/politica in Italia e Gran Bretagna Gavino Sanna, Presidente Young & Rubicam, New York La creatività pubblicitaria ed i diritti del consumatore Chris Needham, Young & Rubican, London Istitutional Advertising in the U.K.v

David Nilson Relazione introduttiva Michael Hahn, First Secretary, The American Embassy, Rome Autonomie locali e il governo centrale negli Stati Uniti Michael S. Deutsch, Economic and Commercial Counsellor, The American Embassy, Rome Gli Stati Uniti e l’Europa verso il 1993 Antonio Sassu, Università di Cagliari Considerazioni di un italiano sull’economia americana John S. Rossant, Bureau Chief for “BusinessWeek” in Rome Considerazioni di un americano sull’economia italiana Dante della Terza, Harvard University, USA Le opere di Grazia Deledda nei paesi anglosassoni Giovanni Mameli, Critico letterario, Cagliari La fortuna degli scrittori sardi nei paesi anglosassoni Sara Volterra, Università di Padova I diritti delle minoranze nell’ordinamento giuridico americano Laura Jottini, Università di Cagliari Gli Amish: una minoranza nel contesto etnico-linguistico americano Luisanna Fodde, Università di Cagliari La cultura americana: un approccio multi-etnico

31 marzo

I vini sardi incontrano i piatti inglesi

L’Unione Sarda, 03/04 Emanuele Dessì Quartu. Alleanza in vista del Mondiale

Con buffet freddo e degustazione

Lucia Pintore, primo sommelier d’Italia Malcolm Hogarth, primo chef presso la R.A.F. di Decimomannu

Vini sardi e piatti inglesi: confronto chiuso in pareggio 20


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23 aprile

Rogan Taylor, The National Football Supporters Association, London The English Football Crowd in 1990 Mariano Delogu, Consigliere Federale Federazione Italiana Gioco Calcio Le iniziative della F.I.G.C. per un calcio più sereno Glen Kirton, Head of Public Relations, The English Football Association The Football Association and the Taylor Report Moderatore Luigi Agnolin, Arbitro Internazionale di Calcio

Arrivano gli Inglesi

Convegno sulla presenza della squadra di calcio inglese e dei suoi tifosi a Cagliari Franco Staffa, Associazione culturale Italia-Inghilterra Roberto dal Cortivo, Assessore Turismo e Sport, Comune di Cagliari David Ricks, Direttore generale del British Council per l’Italia Relazioni introduttive Relatori Ian Taylor, University of Salford-Manchester Heysel, Bradford and Hillsborough: Crisis and Recovery: The Taylor Report Roberto Moscati, Università di Milano Forme di partecipazione allo spettacolo sportivo negli stadi italiani John Williams, University of Leicester The Recent History of Spectator Violence Gordon Taylor, Executive Director, English Professional Footballers Association The Players’s Perspective on English Football in 1990 Piero Olla, Fiduciario Nazionale Associazione Italiana Calciatori Professionisti Si al sorriso, no alla violenza Tom Finney, Footballer Football and the Community Franco Brozzu, Giornalista sportivo, “L’Unione Sarda”, Cagliari Gli inglesi maestri di calcio o di violenza? Gian Paolo Ormezzano, Giornalista Sportivo, “La Stampa”, Torino Non c’è niente da fare, ma bisogna fare qualcosa Bryan Butler, Sports Head Correspondent for B.B.C., London The English Football Press and European Football Raffaele Garzia, Presidente Associazione Commercianti, Cagliari I commercianti e il mondiale Marius, Centro Coordinamento Cagliari Clubs I tifosi e il mondiale

L’Unità, 20/04

Gli inglesi troveranno la loro isola La Nuova Sardegna, 20/04 Felice Testa Hooligans, Lunedì in città un convegno per tentare di fugare paure

«Arrivano gli inglesi» e l’avvenimento deve interessare soltanto sport e turismo La Stampa, 24/04 Gian Paolo Ormezzano Convegno a Cagliari per la sicurezza

Arrivano gli inglesi, è giusto aver paura? L’Unità, 24/04 Paolo Branca

«Aiuto gli inglesi... benvenuti»

L’Unione Sarda, 24/04 Ivan Paone Qui Italia. Moscati e Ormezzano, ricette diverse contro il teppismo

Inutili i ghetti e le prediche

Pensiamo a studiare la violenza di casa nostra La Nuova Sardegna, 24/04 Felice Testa

‘Saranno 5.000 e squattrinati’

I risultati dello studio di un sociologo britannico. La raccomandazione è «Cercare di ignorarli» L’Unione Sarda, 24/04 Massimo Crivelli Cagliari. Emerge il no agli allarmismi ingiustificati nel convegno italo-inglese

Arrivano segnali di pace

Solo una festa, fino a prova contraria

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Italia-Inghilterra è, per tanti, soprattutto un confronto calcistico. Non una semplice partita, ma la contrapposizione tra due scuole: i maestri, a lungo tabù per gli azzurri, e gli allievi, il cui calcio nacque da padri inglesi. In vent’anni, doveva necessariamente capitare che anche un’associazione, nata con finalità culturali, si imbattesse nel calcio. E, due volte, è capitato.

con il calcio italiano, sezionandolo impietosamente nel suo libro Calcio – A History of Italian Football (Harper Collins, 2006). A Cagliari, per iniziativa dell’associazione Italia-Inghilterra, il volume fu presentato in prima nazionale la prima settimana di maggio del 2006, nei locali della Camera di Commercio, mentre esplodeva lo scandalo di Calciopoli. Per Foot, la cui opera uscì qualche mese dopo anche in italiano, arricchita dai capitoli sulle ultime vicende, non fu soltanto l’occasione per promuovere il libro. Tifoso dell’Arsenal, il professore potè realizzare il desiderio di incontrare Gianfranco Zola, ex giocatore dell’odiato Chelsea, universalmente apprezzato dai tifosi inglesi e da poco nominato Member of British Empire per i suoi meriti sul campo e fuori da esso.

Nel 1990, ai mondiali di calcio organizzati dall’Italia, la squadra inglese venne collocata nel girone di Cagliari. Una scelta dettata da opportunità: l’idea era di confinare (nella speranza sottaciuta che la squadra di Bobby Robson non superasse il primo turno) l’Inghilterra e i suoi tifosi in un’Isola, dove potessero essere meglio controllati. La paura di un’invasione di “hooligans” tolse il sonno a organizzatori e amministratori locali. A stemperare il clima contribuì un convegno organizzato da Italia-Inghilterra, dal British Council e dal quotidiano “L’Unione Sarda”, con il patrocinio del Comune di Cagliari, sul tema “Arrivano gli inglesi”. Il 3 aprile del 1990, a un mese e mezzo dal via dei Mondiali, nella sala del Banco di Sardegna si ritrovarono esperti inglesi e italiani per anticipare i possibili scenari dello sbarco dei sudditi di Sua Maestà. Sociologi come John Williams, Ian Taylor, Roberto Moscati, ex calciatori come Tom Finney e Comunardo Niccolai, giornalisti del calibro di Gian Paolo Ormezzano, Franco Brozzu e Bryan Butler della BBC, rappresentanti di tifosi inglesi e cagliaritani, dirigenti federali e amministratori contribuirono a delineare le possibili strategie. Fu una giornata molto produttiva. Ai mondiali non si verificarono incidenti rilevanti. L’Italia aveva messo nella lente il calcio e la società inglese per studiarne i mali e i rimedi.

“Arrivano gli inglesi “, convegno sulla presenza della squadra di calcio inglese e dei suoi tifosi a Cagliari, si svolse a Cagliari il 23 Aprile 1990 e fu moderato da Luigi Agnolin, indimenticato arbitro internazionale. Il saggio Calcio - A History of Italian Football (Harper Collins, 2006) è stato presentato il 5 Maggio 2006 ed è intervenuto l’autore, lo storico John Foot. Carlo Alberto Melis, giornalista de L’Unione Sarda, scrive di calcio.

Sedici anni dopo, uno storico londinese, John Foot, fece altrettanto 22


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Un fatto importante in uno scultore come Nivola è lo sviluppo, la crescita della nostra comprensione, del nostro apprezzamento del suo lavoro, e del come facciamo nostre queste sculture, anno dopo anno, nel corso dei decenni. Perché questi sono lavori, secondo me, che durano nel tempo; sono lavori che continueranno a preoccuparci ed a preoccupare le future generazioni. Vorrei delineare alcuni dei problemi che una interpretazione regionale della sua arte comporta. Innanzitutto, è importante evitare il campanilismo, il lato nazionalistico della questione, e naturalmente questo è molto difficile. A tal proposito ritengo sia importante risolvere il problema della definizione di “emigrazione”, perché questo è estremamente importante nella vita e nella percezione di Tino. Lui non era un espatriato, forse lo fu durante il suo soggiorno a Milano negli anni 30, ma non durante il soggiorno americano. Per Tino l’emigrazione non fu una scelta, ne sofferse per molti anni, ma alla fine accettò di riconoscerla come parte importante del suo destino d’artista. Poiché senza l’emigrazione, forzata probabilmente, non sarebbe mai stato in grado di esprimere ciò che ha così bene espresso sulla sua terra natia, sulla Sardegna, sui principi della vita fortemente legati e derivati dalla civiltà sarda. Gradirei evidenziare che la qualità della civiltà sarda è particolare in uno specifico punto: non tanto su un piano formale o spirituale, ma su un fatto comune anche ad altre civiltà che tendono ad essere considerate periferiche: civiltà che impongono un senso di destino ai propri figli. Ritengo che questo destino sia comune agli irlandesi, e sono convinto che ciò valga anche per gli ebrei. Qualcosa con il quale non si può scegliere se decidere di convincerci o rifiutare. L’artista sardo non ha scelta, volente o nolente si porta appresso, ineluttabilmente, un suo atteggiamento peculiare nei confronti

11 - 14 dicembre

Britishness in Sardinia III Ciclo di conferenze

Antine Nivola: in Exile at Home and Abroad

Giornata di studi Relatori Antonello Satta, Giornalista Fred Licht, Curator Peggy Guggenheim Collection William Ward, Author of Getting it right in Italy, Bloomsbury Publ., 1990 Another British View of Italy Beppe Severgnini, Autore de Inglesi, Rizzoli, 1990 La Gran Bretagna è in Europa?

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del mondo. L’esserci nato in una cultura, in una civiltà con i suoi segreti, che mai potrà essere completamente capita dagli estranei, impone dei limiti molto severi. Per Tino, credo, l’America aveva qualche cosa di diverso da offrirgli. In un certo senso era l’esatto opposto di quello che la Sardegna gli aveva dato: la totale mancanza di limiti. Quando si nasce in una famiglia sarda, si è già qualcuno, si ha già una certa determinata personalità che viene imposta, Ruth Guggenheim Nivola, Cagliari 1990 come parte del proprio diritto di nascita. In America non solo l’emigrato, ma anche l’americano stesso, nato da genitori americani, deve cercare, scoprire, creare la propria America da solo. L’uomo è e si sente solo uno sconosciuto. Per Tino la possibilità di essere uno sconosciuto era molto importante. Ora dobbiamo affrontare il problema più difficile: come tutto questo si manifesta nell’arte? Molti critici, ed io devo ammettere di essere stato uno di questi, semplicemente direbbero: “Non c’è alcuna relazione tra il contesto dove si nasce, la crescita ed il lavoro da artista maturo, il quale è riuscito a prendere le distanze, ad oggettivare il suo talento e le sue idee”. Ma allo stesso tempo è mai possibile pensare a Rembrandt senza immediatamente associarlo all’Olanda?

Chi di voi ha mai pensato a Tiepolo senza pensare immediatamente a Venezia? Volenti o nolenti, anche se ci opponiamo strenuamente all’idea che una tradizione nazionale, o locale, o regionale possa influenzare l’arte, non possiamo liberarcene. Per uno come Tino, io ritengo che il problema si ponga in termini iconografici. I temi di tutte le sue sculture, ad eccezione di pochissime sculture astratte e di poche altre volutamente a tema americano (mi riferisco in particolare alle piscine di Los Angeles, che comunque interpretò come Dei e Dee sarde sulla spiaggia), sono molto sardi, e la sua iconografia è costante in tutta la sua carriera. Le sue prime sculture di cui fortunatamente abbiamo documentazione (di molte purtroppo non è rimasta traccia, ad eccezione di alcune foto) hanno già la qualità di idoli, di esseri profondamente radicati nella sua immaginazione costruita sul passato sardo. Nivola non avrebbe mai potuto ricevere gli impulsi verso il titanico, espressi in queste sculture, senza il sostegno della sua cultura sarda. Le prima sculture esposte da Tino a New York riguardavano, come ho detto, gli idoli che ci osservano dall’alto, che pretendono rispetto, dotati di una sorta di segreto interiore. Il suo primo grande successo è il grande lavoro in sand-casting per lo showroom dell’Olivetti. Per la prima volta, credo, l’arte diventava una istanza che coinvolgeva tutta Manhattan. Non che prima la gente non andasse al Museum of Modern Arts, o al Guggenheim Museum. Ma ora il rapporto con l’arte diventava diverso, sia che si trattasse di studenti universitari, o di segretarie, tutti dovevano andare a vedere questa scultura mobile. L’iconografia, nell’osservare le sculture mi ricorda il passato sardo di Tino. Ed anche quando fece una vera e propria scultura all’aperto, sul lato esterno di un building (il palazzo sede di un gior24


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nale del New England a Ridgefort, Connecticut) fece quello che voi avete sotto gli occhi tutti i giorni: l’iconografia della figura materna. La figura femminile da cui si dipartono varie forme, svariate germinazioni, che talvolta prendono sembianze umane, altre volte vegetali o floreali, ma la forma dominante è e rimane quella della madre. Veniamo ora all’importanza di questi lavori nel contesto del tema odierno: Italia-Inghilterra, Italia ed il resto del mondo (non limitiamoci all’Inghilterra e all’America, diciamo il resto del mondo). Questa bivalenza è di grandissima importanza, gli ha dato un substrato tremendamente solido. Il successo ottenuto in America è certamente diverso dal successo che avrebbe potuto avere se non fosse mai andato in America. Certamente avrebbe raggiunto il successo, ma l’avrebbe raggiunto seguendo la progressione naturale attraverso la quale un artista italiano arriva al successo: l’accademia di belle arti, le mostre, l’esposizione delle sue opere in un museo e cosí via. In America, Tino dovette inventarsi la sua via al successo, proprio poiché in America non c’è una via precostituita, e ciò gli diede fiducia in se stesso che nessun altro tipo di successo avrebbe potuto dargli. Io non penso che l’America gli diede una nuova lingua o una nuova iconografia, l’America gli diede l’autorità che gli permise di fare tutte le cose che fece, e questo per un artista è un fattore determinante. Un’altra svolta che io considero molto importante è Piazza Satta a Nuoro. Piazza Satta riportò Tino a casa. Mise insieme l’iconografia, la forma e la giovinezza dell’arte: coincidevano. Nuoro non sarà più la stessa. La piazza ha un aspetto che io ritengo un po’ americano, e questo grazie alla straordinaria libertà con la quale Nivola definiva la propria tradizione, rovesciandola completamente. Un po’ con la stessa poca accuratezza tipica americana, prendere delle sculture che per cinque millenni sono sempre state

in modo verticale, e all’improvviso appenderle al soffitto, privandole della loro essenzialità che resiste alla forza di gravità, che mai fu messa in discussione nel corso di cinque millenni. Questo poteva essere fatto, credo, solo da una persona con un certo atteggiamento cavalleresco verso la tradizione, e di cui Nivola ne era ricco. Il monumento è terrificamente grande, per definizione. Lui rovesciò completamente questo concetto ed infatti i suoi monumenti sono piccoli. Sono i piedistalli, quegli enormi blocchi di scultura, ad essere grandi. Non è più il monumento a dominarci, siamo noi a dominare il monumento, per via di questo curioso rovesciarsi della situazione, noi ne veniamo avvolti. Mi riferisco in particolare al monumento alla Brigata Sassari, il quale pur essendo in uno stato di monumento non nato, è uno dei più importanti lavori di scultura pubblica. La scultura pubblica, per essere considerata tale deve avere un significato condivisibile, deve fare riferimento ai valori intrinsechi al contesto comune, ed in questo il monumento alla Brigata Sassari. È uno dei più grandi monumenti pubblici che mai sia stato progettato. Immediatamente è comprensibile, ed allo stesso tempo coinvolge l’intera comunità, in un modo che ben poche opere del XX secolo riescono a fare. Ora la questione è: nuraghi o grattacieli, America o Sardegna, e nel caso di Nivola, qual è la chiave? Nivola stesso non era in grado di dirlo. L’ultima volta che lo vidi fu proprio qui a Cagliari, e fu la prima ed ultima volta che mi diede la sensazione di essere ferocemente sardo. Accadde un fatto che mai potrò dimenticare. Ci trovavamo nell’attuale palazzo del Consiglio Regionale, ancora alla stadio di cantiere. Un ingegnere o architetto milanese aveva delle difficoltà con il graffito che, come voi sapete, si trova nella parte interna dello 25


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ingresso del palazzo, e sosteneva che non era possibile realizzarlo, che per realizzarlo sarebbe stato necessario far arrivare da Milano macchinari speciali e degli specialisti in grado di usare tali macchinari. Insomma c’erano, secondo l’ingegnere, centinaia di difficoltà che rendevano impossibile riportare i disegni sul graffito. Mentre l’ingegnere ci spiegava tutto questo, sentii una sorta di subbuglio, di rivolta montare intorno a noi, gli operai parlottavano fra loro rumorosamente, piuttosto adirati. Non riuscì a capire quel che dicevano perché parlavano in sardo. Ma Tino li ascoltava, ed ad un certo punto si avvicinò ad uno di questi operai che parlottavano e si mise a parlare con lui in sardo. Quindi prese un pezzo di marmo buttato via perchè inutilizzabile e gli disse: “Realizza il mio disegno su questo pezzo di pietra, dici di saperli fare, facci vedere”. E l’operaio lo fece; molto semplicemente riportò un particolare del disegno sulla pietra, il che era esattamente quello che l’ingegnere diceva fosse impossibile da farsi. Ed ora viene il punto, sulla sua sardità: non fece salti di gioia, non disse proprio niente, era semplicemente sottinteso che dal momento che si poteva fare, si sarebbe fatto, e così fu. L’unica concessione che fece per la vittoria dei lavoratori sardi, e della sua idea di riprodurre i suoi disegni sulla parete, fu di andare a pranzo in un bel ristorante, sebbene avessimo già programmato di andare in una piccola trattoria. Ed insistette perché si andasse al ristorante, ovviamente per celebrare la vittoria, ma ciò non fu mai detto, non l’avrebbe mai detto in toni trionfalistici. quindi andando all’aeroporto mi disse: ”Fra due settimane, prenderò un aereo e tornerò in America. Sto lavorando per la Sardegna, ma non posso lavorare in Sardegna. Devo avere il diritto di essere frainteso, così come devo avere il diritto di essere capito”. Il bisogno di questo vuoto, di questo senso di esistenza ai margini, la quale è dopotutto l’essenza,

la forza di molti artisti americani: aveva bisogno dell’esilio. A Milano si sentiva un espatriato, non in esilio. L’America gli aveva dato quel che è la condizione essenziale dell’arte contemporanea: gli aveva dato l’esilio, un qualcosa che la Sardegna non avrebbe potuto dargli. Questi sono i due poli che dobbiamo tenere bene in mente nell’osservare il suo lavoro e questi naturalmente sono gli elementi che lo rendono infinitamente, continuamente affascinante.

Estratto dall’intervento tenuto da Fred Licht nell’ambito della giornata di studi su Nivola da noi organizzata l’11 dicembre 1990.

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Fred Licht ha insegnato all’Università di Princeton ed è stato il direttore del Committee to Rescue Italian Art dopo l’alluvione di Firenze. È curatore della Collezione Peggy Guggenheim a Venezia ed ha pubblicato, tra le altre, monografie su Antonio Canova e Costantino Nivola.


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12 - 21 novembre

Le Istituzioni nei paesi di lingua inglese IV

I diversi modelli di organizzazione istituzionale: confronti fra il caso italiano ed anglosassone

Martin Rose, Education & Social Sciences Officer, The British Council, Rome Franco Mulas, Assessore agli Affari Generali, R.A.S. Relazioni introduttive Benedetto Barranu, Vicepresidente Commissione Bilancio e Programmazione R.A.S. Le Regioni: un veicolo per un più alto livello di integrazione europea Eric Robinson, Director Scottish Arts Lobby, Edinburgh Regional Autonomy and Cultural Identity in Scotland Vindice Ribichesu, Giornalista professionista, Cagliari Le culture regionali e il mezzo televisivo Jonathan Curling, Financial Manager, European Script Fund, London The Role of Regional Production in the European Film and T.V. Market Giuseppe Tullio, Università di Cagliari Squilibri regionali e fiscali in Italia Charles De Chassiron, Economic and Commercial Counsellor, The British Embassy, Rome The Single Market and the Regions in Tomorrow’s Europe: a British View

13 dicembre

Britishness in Sardinia IV Tavola rotonda

Where is Italy Going Next?

Relatori Robert Graham, Bureau Chief for the “Financial Times” in Roma Dennis Redmont, Bureau Chief for “Associated Press” in Roma John S. Rossant, Bureau Chief for “BusinessWeek” in Roma

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Portate qualcosa da bere o da sgranocchiare: sarete comunque i benvenuti. Che si tratti di una bottiglia di vino pregiato o di una semplice bibita acquistata al supermarket sotto casa, oppure di una frittata di piselli piuttosto che di un vassoio della migliore pasticceria mignon. Il “Bring a Bottle Party” è ormai una tradizionale, piacevole consuetudine dell’associazione culturale Italia-Inghilterra. Sarebbe esagerato sostenere che non si aspetta altro che ritrovarsi a casa di Franco Staffa, all’inizio e alla fine dell’anno di studi. Certo è che in pochi mancano all’appello, quando arriva l’appuntamento del venerdì. Per i nuovi arrivati, è una piacevole occasione per conoscere meglio i compagni di corso e delle altre classi; per i più “anziani”, invece, una riunione conviviale che permette di trascorrere qualche ora in relax e rafforzare i rapporti con gli altri associati: spesso, durante l’anno, siamo un po’ tutti di corsa per gli impegni di lavoro, di studio o familiari, dunque non sempre riusciamo a scambiare quattro chiacchiere in tranquillità prima o dopo le lezioni.

collega Giuliana abbia potuto lasciarsi sfuggire un’occasione del genere. Valle a capire, le donne. Dire “Bring a Bottle Party” significa ripassare mentalmente numerose serate degli ultimi dieci, quindici anni della mia vita. E della vita di tanti amici e colleghi. Significa anche cogliere uno dei motivi per cui suggerisco di parlare con Franco Staffa, a chi mi chiede un parere prima di iscriversi (o di iscrivere i figli) a un corso di inglese. Perché Italia-Inghilterra è davvero un’associazione culturale che propone tanti appuntamenti di alto livello, e perché propone un clima familiare ancorché serio e puntuale: parlano i risultati e le percentuali dei promossi agli esami per la certificazione europea rilasciata dalla University of Cambridge ESOL. Anno dopo anno. Gli amici che hanno seguito il mio suggerimento mi hanno sempre ringraziato e, di solito, hanno proseguito negli studi con gli insegnanti che affiancano Franco. Ecco spiegato il piccolo segreto di questi primi vent’anni di vita. Auguri, Presidente!

Ogni volta mi chiedo come facciano tante persone a trovare posto in un appartamento non piccolissimo, ma neppure gigantesco. È uno dei tanti segreti di Franco. Che ha dato un’impronta precisa al “Bring a Bottle Party”, in linea con il suo carattere semplice e informale: condivisione e piacere di incontrarsi, di discutere di argomenti impegnati o di frivolezze. Si ride, anche: perché, a metà serata, c’è la tradizionale estrazione delle tessere sociali, con annessi premi: alcuni molto interessanti, altri decisamente ispirati a una sana goliardia. Io, per esempio, sono uno dei fortunati che, nel 2006, si è aggiudicato un bacio (sulla guancia) del presidente. Convinto, com’ero, di aver strappato uno dei premi più ambiti, ho cercato di barattarlo con un biglietto aereo andata/ritorno per Londra. Non ci sono riuscito, e ancora oggi non capisco come la mia 28

Luigi Alfonso, giornalista professionista, è socio di Italia-Inghilterra e, lavoro permettendo, studia inglese nei corsi tenuti dalla Associazione.


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Da una email che abbiamo ricevuto da Luisa Spanu: “Ciao Franco, quest’anno Steve ed io festeggeremo il nostro 12 anniversario di matrimonio. Ma è 15 anni fa che Steve ed io ci siamo incontrati ai corsi di ItaliaInghilterra. Io ero una studentessa e lui un insegnante. Un anno dopo il nostro matrimonio, celebrato in un romantico gazebo a Laguna Beach in California, mi sono finalmente decisa a trasferirmi nella lontana America! In California!! Dove abito insieme con Steve e Jem Chiara, la nostra bambina sardo-italo-americana, perfettamente bilingue! Ma la Sardegna è sempre nel mio cuore, come la gente, e come te, Franco! Grazie! Luisa”

Da una lettera che abbiamo ricevuto da Claire Head “È grazie a Franco che ci siamo conosciuti 15 anni fa. Aveva organizzato un corso di inglese che si svolgeva la mattina. I miei studenti lavoravano la sera tardi, il giorno dopo erano sempre un po’ addormentati. Comunque i corsi erano molto frequentati e lo ricordo come un periodo molto divertente. Carlo era uno studente nella mia prima classe, ora siamo marito e moglie e abbiamo 3 figli! Grazie Franco, una vera associazione Italia-Inghilterra!” Queste sono solo alcune delle tante testimonianze che abbiamo ricevuto nel corso degli anni, infatti frequentare l’associazione e le sue attività, dai corsi di inglese alle gite, dalle conferenze ai seminari non incrementa solo le opportunità di usare e migliorare la lingua inglese, ma anche di match-making: non meno di 20 coppie regolarmente sposate e con prole sono nate tra i soci in 20 anni di attività. Tutto sommato una media discreta che naturalmente non tiene conto di quanti non hanno poi tied the knot. Per dovere di completezza dobbiamo dire che il frequentare l’associazione ha portato anche a due separazioni, ma... non tutti i mali vengono per nuocere ossia every cloud has a silver lining.

Da una email che abbiamo ricevuto da Francesco Bayre “Salve Franco come da oggetto sono Francesco Bayre, quel ragazzo che avevi mandato dritto dritto al Camden College nell’ottobre 2002 per imparare la lingua inglese. Dopo circa 3 anni passati a Londra (ove sono tutt’ora) ed uno a Budapest non avevo ancora avuto modo di ringraziarti per l’aiuto che mi avevi dato. Come puoi immaginare ne ho passato di tutti i colori ed attualmente lavoro da circa 2 annetti ai magazzini Harrods anche se faccio ancora un po’ il “bagamundu” nel senso buono del termine. Ad ogni modo nel sito internet che avete puoi anche aggiungere che grazie alla tua associazione si può trovare l’amore in quanto al Camden College ho trovato la mia attuale ragazza. Cordiali saluti e buon lavoro Francesco Bayre” 29


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Carlo Pillai

Britishness in Sardinia V Ciclo di conferenze

Alan Broughton, University of Vermont, U.S.A. The Process of Writing Fiction and Poetry Sergio Serra, Vicesegretario Generale Camera di Commercio, Cagliari La bandiera, gli stemmi e i simboli del Regno Unito Cecil Humphery-Smith, Editor of “Family History”, Canterbury Cambridge University Heraldry

Giornata dedicata a Benjamin Piercy

Lorenzo del Piano, Università di Cagliari Benjamin Piercy nella Sardegna dell’Ottocento Contessa Giustiniani La figura di Benjamin Piercy nei ricordi di famiglia Baroness Strange, Member of the House of Lords, London My Experience in the House of Lords Peter Panton, Publisher of “Yes Please Magazine,” Milan The English Language Business Today

10 - 27 novembre

Le Istituzioni nei paesi di lingua inglese V Confronti fra il caso italiano ed anglosassone

I diritti dei cittadini

Tavola rotonda Relatori Giuseppe Contini, Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, Roma James O’Callaghan, Director of U.S.I.S. for Southern Italy and Sardinia, Naples Graeme Roberts, Her Britannic Majesty’s Consul General, Milan Gianfranco Bottazzi, Università di Cagliari Nimalaya Bandopadhyay, Senior Officer, Commission for Racial Equality, London Integrazione ed uguaglianza razziale: esempi a confronto Anna Oppo, Università di Cagliari Patricia Clough, Bureau Chief for the “Independent” in Rome I diritti delle donne nel lavoro e nella società

La presenza inglese in Sardegna in età moderna si presenta molto varia e articolata, perché se da una parte risulta determinata da motivi commerciali o economici in senso lato, dall’altra non mancano motivazioni politiche, militari, o più semplicemente di turismo, come nel caso di Byron, che venne a Cagliari nel 1809 con l’amico Hobhouse e fu colpito dalla originalità degli abiti locali e dall’animazione del mercato della città. L’isola suscitava un suo fascino particolare non solo per le bellezze paesaggistiche, ma anche per il suo isolamento e la fierezza degli abitanti; alcuni vennero per dedicarsi alla caccia, in passato fiorente o magari per il brivido 30


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di incontrare i banditi, cone Geo Burdett o Michael Biddulph o Thomas Forester, altri per incontrare una natura incontaminata ed una popolazione genuinamente ancestrale, come David Herbert Lawrence. Anche chi venne per motivi di lavoro non mancò comunque di affezionarsi alla nostra terra e di apprezzarla. È questo il caso di William Sanderson Craig, che fu console della sua nazione a Cagliari verso metà Ottocento e successivamente di Benjamin Piercy, un ingegnere gallese nato nel 1827 che operò in India e in diverse parti del mondo nel settore delle comunicazioni, mettendo a frutto le sue capacità ed esperienze anche in Sardegna, dove fin dal 1862 collaborò all’impianto delle ferrovie prima nella fase di progettazione e poi di realizzazione. Anzi fu ad un certo punto l’unico azionista della Società ferroviaria a risiedere in Sardegna. Peraltro estese i suoi interessi ai settori minerari e forestale e divenne uno dei più noti ed affermati imprenditori agricoli del suo tempo, specie dopo l’acquisto, negli anni ottanta dell’Ottocento, delle tenute di Baddesalighes e Padru mannu, nel territorio di Bolotana. Qui effettuò decisivi lavori di bonifica, dando prova non solo di perizia ma anche di magnanimità per aver assunto manodopera locale in anni critici. Per questo nel 1882 l’amministrazione comunale di Bolotana gli concesse la cittadinanza onoraria, il che fu fatto in seguito anche dal comune di Macomer. Morì prematuramente nel 1888 durante una sua visita a Londra, suscitando generale cordoglio (fu anche commemorato dal giornale “L’Avvenire di Sardegna”). Sposato con la conterranea Sarah Davies, ebbe numerosa figliolanza, tre maschi e sei femmine, i quali tutti contrassero matrimoni con rampolli di famiglie aristocratiche o dell’alta borghesia sia inglesi che italiane, come gli Alliata o i Theodoli, per cui, dopo un periodo più o meno lungo di permanenza tra noi, i suoi discendenti rientrarono in Continente. Fra di loro però non mancarono coloro

che ebbero con la nostra isola rapporti più stretti. Ricorderemo la figlia Florence, autrice di un diario, che senz’altro può essere giudicato di notevole interesse per la descrizione della società cagliaritana degli anni settanta dell’Ottocento, e il figlio Henry Egerton, che fissò proprio in Sardegna il centro della sue attività, sfruttando i beni di famiglia sempre nel campo agricolo, siti a Porto Pino e Oridda. Morì nel 1929 nelle acque di Olbia nel corso del primo incidente aereo avvenuto nell’isola.

Ci siamo occupati della presenza inglese in Sardegna nell’Ottocento nel 1988 con una conferenza di Miryam Cabiddu. Ancora nel 1992 con un convegno dedicato a Benjamin Piercy e nel 1996 con la presentazione di studi sull’argomento condotti da nostri soci.

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Carlo Pillai è presidente del Centro Sardo Studi Genealogici e già Sovrintendente Archivistico per la Sardegna.


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When, after a complex legal battle to establish her claim to be Baroness Strange — 16th in line to a title that dates back to the reign of Charles I — Cherry Drummond took her seat in the House of Lords, she had to decide what exactly she was there for. She set out her priorities as follows: first, the family, which she regarded as the foundation of society. Second, loyalty, which held it together. Thirdly, thinking of other people, which she had been taught by her governess was the most important thing in life. It may not have been the most sophisticated of political philosophies, but it won the affection and the respect of her fellow peers, and when in 1999 they had to elect those of the “hereditaries” who would stay on, Lady Strange was a popular choice. Her manifesto said simply: “I bring flowers every week to this House from my castle in Perthshire.” For their lordships, that was reason enough, and they had no cause to regret it. True to her promise, she would sail into the House at the beginning of the week, bearing armfuls of sweet peas, daffodils, and vegetables that she had dug herself from the kitchen garden at Megginch Castle, the family seat. To start with, she also brought bottled fruit, but it tended to explode in the aircraft on the way down. She adopted the Lords as a kind of extended family, knew all the officials by name, attended every session without fail, and spoke up for simple things in which she believed: the importance of the English language, war widows — for whom she campaigned tirelessly — marriage, the family, good manners and tradition. Like all true eccentrics, she was completely unselfconscious, and could say things without embarrassment that seemed to stem from another age. “Heredity is the basis of all civilisation,” she told a TV interviewer. “It’s about grandparents and what mummy and daddy hand down to you. Obviously you do get one or two people in the Lords who are

a bit odd, but you get nutters everywhere. Privilege is like a talent — like being pretty, or clever, or having lots of money. You have to use what you’ve been given.” One of these gifts was a happy childhood, which she was later to re-create lovingly for her own children and grandchildren. Born Cherry Jean Drummond, the daughter of John Drummond of Megginch, 15th Baron Strange, and his wife Violet, she was brought up at Baroness Strange, Cagliari 1992 the family seat in Perthshire, a 17th-century castle filled with dogs, ancient weapons, mechanical organs and a remarkable collection of birds, shot and stuffed by her great-great-uncle, Henry Morris Drummond. In the garden, which was a paradise for children, were four yew trees more than 1,000 years old, a 17th-century rose garden, a sundial dated 1572 and acres of daffodils. Later, Cherry wrote another called Castle of Dreams. Educated by a governess called Bonbon, she wrote plays for her two younger sisters to act in, and learnt to drive at 13. At Oxenfoord Castle, a boarding school near Edinburgh, she was taught classics by the Scottish nationalist and scholar Douglas Young; then, against the wishes of her parents, she went to St Andrews University, where she read English and history, graduating with an MA in 1951. Her intention was to study for the Foreign Office, but that year 32


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she became engaged to Humphrey Evans, MC, a Guards officer and naturalist. They married the following year, and their honeymoon took precedence over the exams. When, in 1966, they moved into Megginch Castle, her husband adopted her family name. Maintaining Megginch, with its huge rooms and endless corridors, was a constant financial struggle. The family motto — Marte et Arte — roughly translated to by hook or by crook, certainly applied to her. To save on heating, guests were encouraged to wear several layers of clothing. Three years after taking on the castle, disaster struck when fire destroyed the south end of Megginch. Cherry and Humphrey calmly supervised the removal of their children to safety, saving as many precious objects as they could, and later set about rebuilding it exactly as it had been. Her guiding star was always common sense. “I know about people and bringing up children and families,” she once said. “And I know about economising because ends never quite meet.” The Strange barony, created by Charles I in 1627, came her way after a series of legal and family struggles. The Strange forebears, descended from the Earls of Derby, ruled the Isle of Man until 1765, when they were bought out by George III for £70,000. The title passed to the Dukes of Atholl, to whom the Drummonds were distantly related. After the death without issue of the 9th Duke, the barony went into abeyance, and was claimed by Cherry’s father, who won it after a long struggle, and took his seat in the Lords. Since he had no male heirs, with his death in 1982 the title again fell into abeyance because there is no female right of primogeniture. In the Lords she was a member of the Inter-Parliamentary Union, visiting Bulgaria, Bangladesh, Kazakhstan, the Philippines and Canada. She was an active member of the all-party parliamentary defence study group, travelling to the Falklands and Belize.

She worked tirelessly for war widows, pushing through several amendments which improved their pension rights, and becoming president of the War Widows’ Association of Great Britain. She voted against lowering the age of homosexual consent, and against the Maastricht treaty. She resigned from the Tory benches in protest at the dismissal of Lord Cranborne by William Hague after he had negotiated a deal with Tony Blair to save 90 of the hereditaries without seeking his leader’s approval. Thereafter she sat on the cross benches. She was the author of several novels, including Love from Belinda, and Lalage in Love, an autobiographical work, Creatures Great and Small, a set of poems, Love is for Ever and a biography, The Remarkable Life of Victoria Drummond, Marine Engineer. Large of shape and stature, Cherry Strange was an indomitable enthusiast for the human race, always passionately interested in other people, and particularly loved by children for whom no trouble was too much. Her annual Christmas parties, given on an Edwardian scale complete with storytelling, conjuror, dressing-up, cake and jelly, will long be remembered by children and their parents alike. She is survived by her husband, three daughters and three sons, of whom the eldest, Adam, succeeds to the barony. Lady Strange, author, peer and campaigner for war widows, was born on December 17, 1928. She died on March 11, 2005, aged 76.

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Baroness Strange, pronipote di Benjamin Piercy da parte di madre fu nostra ospite nell’ambito di una manifestazione organizzata nel 1992 per ricordare il suo celebre bisnonno; accettò di tenere una relazione sulla sua esperienza alla Camera dei Lords.


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PET, First Certificate, Advanced, Proficiency.

Così sono affettuosamente definite le omonime certificazioni di livello B1, B2, C1 e C2 del Quadro Comune Europeo di Riferimento rilasciate dalla University of Cambridge ESOL. Dal 1993 l’Associazione tiene corsi finalizzati all conseguimento di queste certificazioni e le statistiche ci riconoscono ottimi risultati: dal 1993 al 2007 la media dei nostri candidati che le ha conseguite oscilla fra il 90% e il 98%.

Luglio

The Fires Within

Coproduzione e collaborazione alla realizzazione del film The Fires Within, un docufiction sulla vita e le opere di Grazia Deledda diretto da Antonella Ibba su commissione di Channel Four con il contributo dell’Arts Council of Great Britain ed altri organismi britannici

12 novembre - 15 dicembre

Britishness in Sardinia VI Ciclo di conferenze

Daniele Fiorentino, Cultural Affairs Specialist, USIS, Rome The “Other” in American Indian Eyes

Meeting the Challenge of Europe: Universities on the Celtic Fringe Tavola Rotonda, relatori Penny Aspden, Science Officer ,The British Council, Rome David Kitchen, University of Ulster, Northen Ireland Cathy Sutherland, Queen’s University, Northen Ireland Guss Walker, Napier University, Scotland Gillian Mac Fazdean, Stirling University, Scotland Derek Robbins, Cardiff University, Wales Hugh Jones, Aberystwyth University, Wales Lina Unali, Università di Roma, Tor Vergata Temi imperiali in Inghilterra: modelli di rappresentazione di oriente Christine Marciasini, Alegi & Associates Law Firm, Rome Il matrimonio misto: aspetti legali Beppe Severgnini, Giornalista e scrittore Visti da lontano Tim Park, Romanziere Living in Italy

John Running, Kiowa/Commanche Woman – Fort Washakie, Woyoming.

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L’Unione Sarda, 16/07 Sergio Naitza Nuoro, oggi un film inglese sulla scrittrice

Grazia Deledda, il fuoco della sardità

La Nuova Sardegna, 14/11/93 A Cagliari convegno sugli indiani d’America

Gli occhi dei Sioux

La Nuova Sardegna, 09/01/94 Walter Porcedda La nazione indiana a metà del guado tra passato e futuro

La lunga marcia dei “pellerossa”

Uno dei maggiori studiosi italiani, Daniele Fiorentino, fotografa il presente dei Native Americans dalle lotte per i diritti civili degli anni 60 alla battaglia per una più concreta autonomia politica

Beppe Severgnini ha un grande merito: ha scoperto i capelli metallizzati. Più preziosi, più eleganti, più ricercati di quelli bianchi. I suoi di sicuro, ma anche quelli di chi ha il privilegio di essergli simpatico. Per la verità - almeno all’apparenza - i sardi gli sono simpatici tutti. Tanto da fargli negare che siano generalmente bassi di statura («non sono piccoli, sono concisi»), tanto da fargli dire che la Sardegna, quando non si piange addosso, quando capisce che essere fuori dai giri può essere un vantaggio, «è l’Italia che sta per succedere: la più interessante». Forse non è proprio così, ma è bello sentirselo dire. Così come è consolante sentirgli dire: «Gli occhi delle donne. Guardateli, e capirete perché in Sardegna comandano loro». Balle, le donne non comandano neppure in Sardegna, ma perdoniamo a Beppe questo luogo comune del matriarcato, peraltro così caro anche a molti sardi. Glielo perdoniamo perché Severgnini, che non appartiene di certo alla categoria dei luogocomunisti, ha altri grandi meriti. Nonostante sia un vanitoso (o forse proprio perché lo è) conosce il gusto del non fare, del non dire, del non esserci. Lo ha appreso dal suo maestro, Indro Montanelli, e non lo ha dimenticato. Così lui che è così presente, così pronto a raccontare il mondo che lo circonda e a prendersi gioco degli uomini - e di se stesso - sa bene che cosa significa fermarsi al momento giusto. Giornalista multimediale: quotidiani, riviste, libri, web, radio, tv, non crede affatto che il mezzo cambi il messaggio. «Conosco alcuni imbecilli che hanno scritto delle grandi fesserie con tutte le macchine a disposizione: le hanno dettate per telefono, le hanno scritte sull’Olivetti, le digitano al computer». Inguaribilmente snob, è una persona maledettamente seria. Capace di sublimi leggerezze e fermamente convinto che il suo mestiere, quello del giornalista, debba fare i conti con l’etica, esattamente come con la grammatica. 35

Beppe Severgnini è stato nostro ospite nel 1990, 1993, 1995, 1998 e nel 2005, spesso per presentare i suoi libri e col tempo è diventato un grande amico di Italia-Inghilterra. Beppe Severgnini è pubblicato in Italia da Rizzoli, in Gran Bretagna da Hodder and Stoughton e negli Stati Uniti da Random House, per una bibliografia completa vedi www.beppesevergnini.it Maria Paola Masala, giornalista de L’Unione Sarda, ha più volte intervistato Beppe Severgnini.


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Nato a Manchester nel 1954, figlio di un sacerdote metodista, ha studiato letteratura presso l’Università di Cambridge e Harvard, prima di stabilirsi definitivamente nel 1981 a Verona, città alla quale ha dedicato tre dei suoi libri più noti: Italian Neighbours (1992), An Italian Education (1996) e, più recentemente, A Season with Verona (2002) in cui, da appassionato tifoso dell’Hellas Verona (ne segue tutte le trasferte), traccia un ritratto dell’Italia vista attraverso il calcio. Tim Parks è anche autore di numerosi romanzi che lo confermano osservatore acuto e ironico dell’animo umano e dei meccanismi che regolano i rapporti interpersonali. Pur diversi nell’argomento e nello stile, tutti i suoi libri sono accomunati da una prosa lucida e brillante e da una vena di umorismo tale da rendere di godibile lettura anche i temi più drammatici. Tongues of Flame (1985), uno dei suoi primi romanzi, è la storia del disastroso incontro di un quindicenne con una forma di religione carismatica, completa di demoni ed esorcismi, alla quale non è forse estranea l’influenza della figura paterna. Cara Massimina (1990), di poco successivo, ha come protagonista un giovane insegnante di inglese che lavora in Italia, si invaghisce di una sua allieva (nonché dei beni della famiglia) e con lei scappa in Sardegna, dove finisce per ucciderla a seguito di un malaccorto tentativo di inscenare un rapimento. Forse non è casuale che in quegli anni Tim Parks si guadagnasse da vivere insegnando inglese dapprima in una scuola privata e poi come lettore all’università. L’esperienza di lettore e la sua partecipazione attiva alla vertenza che nei primi anni ’90 vide contrapporsi, davanti al Parlamento Europeo, i lettori di madrelingua in servizio nelle università italiane e il governo italiano, è magistralmente raccontata nel suo romanzo Europa (1997) che segna un deciso cambiamento rispetto ai precedenti in termini di trama, ritmo e struttura e per il

quale fu selezionato tra i finalisti del prestigiosissimo Booker Prize. Tra i suoi romanzi più recenti Destiny (1999), Judge Savage (2003) e Cleaver (2006). Suoi racconti brevi appaiono spesso su “Granta” e recensioni e interventi critici sul “New York Review of Books” e “New Yorker”. All’attività di romanziere Tim Parks affianca quella di traduttore, che dagli anni ’90 è esclusivamente rivolta ad autori italiani quali Calvino, Moravia, Tabucchi e Calasso. È stato vincitore, per ben due volte, del Premio Florio per la traduzione. Proprio dalla traduzione, agli inizi della sua carriera, della noiosissima quanto imponente documentazione relativa al contenzioso legale fra un ente minerario sardo e una società australiana, si deve il suo primo contatto con la Sardegna che era già comparsa, sia pure fuggevolmente, in Cara Massimina. Questo lavoro gli permise inoltre di familiarizzare con il mondo delle cave di granito e delle miniere che in seguito gli avrebbe fornito lo spunto per le atmosfere e il lessico di Shear (1993), un thriller ambientato in un’isola “abbacinata dal sole”, visto attraverso gli occhi di un geologo sull’orlo di un esaurimento nervoso.

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Tim Parks è pubblicato in Italia da Bompiani e Adelphi, in Gran Bretagna da Heinemann e da Secker & Walburg, per una bibliografia completa vedi www. timparks.com

Gisella Arcais, Insegnante di inglese è membro del nostro Consiglio direttivo dal 1996.


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Invitammo Tim Parks per la prima volta nel 1993 per parlare del suo Italian Neighbours, allora fresco di stampa e poiché, per una strana coincidenza, proprio il giorno prima l’editore gli aveva accettato il manoscritto di Shear, egli colse questo nostro invito come segno del destino e per venire non ci chiese alcun compenso, che comunque non ci saremmo potuti permettere, se non quello di poter visitare una cava di granito. Fu accontentato, con gran sorpresa dei cavatori che mai avrebbero pensato di potersi confrontare con uno scrittore inglese così ben documentato sul loro lavoro. È tornato a trovarci nel 1999 per la presentazione dell’edizione italiana del suo saggio di estetica della traduzione – disciplina che insegna all’Università IULM di Milano - Tradurre l’inglese (1998), e dei romanzi Shear (uscito in Italia col titolo Fuga nella luce – 1998) e Cara Massimina (1999). Tim continua ad intrattenere buoni rapporti con le nostra associazione e, nonostante i suoi impegni siano sempre più intensi, contiamo di riportarlo presto a Cagliari, magari tentandolo con un volo “air aragosta”, ossia l’argomento che l’aveva convinto a tornare come nostro ospite nel 1999: un pranzo con il crostaceo in questione come piatto forte.

Clifton Adams, Sardinia, 1923

12 novembre - 10 gennaio

Britishness in Sardinia VII Ciclo di conferenze

John Rossant, Bureau Chief for “BusinessWeek” in Rome The Berlusconi Government as Seen by the U.S. Press Domenic Pini, Chairman, British Italian Law Association, London Political Influence in the Judiciary: Myth or Reality Colette Rossant, Food and Travel Editor, “The Daily News”, New York Italy, Sardinia and the American Traveller David Willey, Bureau Chief for “BBC World Service” in Rome Italy of the ‘90s: a British View

Il manifestarsi dell’ambiguo, CUEC, 1993

È intervenuto l’autore Sandro Corso introdotto da Mario Domenichelli, Università di Pisa e da Paola Boi, Università di Cagliari

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Alistair Crawford, University of Wales Italy through the Eyes of British Photographers

Noah Webster: National Language and Cultural History in the USA (1758-1843), CEDAM, 1994

È intervenuta l’autrice Luisanna Fodde introdotta da Antonio Mattu, Università di Cagliari Carol H. Krinsky, New York University Major Themes in American Art and Architecture, ca. 1650 -1990 Robert Krinsky, Chairman, National Dance Institute, New York How Americans Finance the Arts and Universities


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Se dovessi usare una sola parola per definire l’Associazione ItaliaInghilterra, questa sarebbe il termine inglese friendly: non solo per poter esibire, in tal modo, la conoscenza della lingua ottenuta frequentando i corsi dell’Associazione, ma anche, e soprattutto, per le accezioni che il termine anglosassone possiede e mancano invece nel corrispondente italiano. Friendly indica non solo relazioni amichevoli, ovvero improntate a una simpatica e affettuosa giovialità, ma aggiunge a questo significato anche l’idea di disponibilità, e facilità d’uso. Amichevole in questo senso non è solo un’atmosfera o un legame cordiale, ma qualcosa che gli amici hanno progettato per venirti incontro, prevedendo e appianando le probabili difficoltà e consentendoti la possibilità di una libera utilizzazione. È stata proprio la friendliness dell’Associazione ad avermi tirato fuori “dai margini di un territorio di ampia vergogna” (De Lillo) al quale la scarsa conoscenza dell’inglese mi condannava a vivere, e non si pensi stia esagerando: in un mondo in cui la quasi totalità della produzione scientifica è in lingua inglese, io passavo gran parte del tempo a cercare di nascondere il fatto che lo leggessi malissimo, non lo parlassi affatto e non sapessi neppure da dove cominciare per mettere su carta la frase più elementare. Naturalmente i tentativi di uscire da quella situazione di minorità furono diversi, ma fallirono tutti più o meno miseramente. Credetemi, non è facile trovare delle classi in cui un adulto, professionalmente impegnato, possa imparare una nuova lingua: se vai nei principianti finisci circondato da garruli e svelti ragazzini che parlano e imparano senza vergogna, se scegli classi più avanzate incontri più facilmente persone adulte, ma ti ritrovi tra gli ultimi della compagnia a covare sentimenti degni del Franti peggiore. E neppure una buona soluzione si rivelò lo studio individuale con precettore privato, imparare una lingua da soli è di una noia senza

fine: non si può imparare una lingua senza conoscere delle nuove persone. Come ho detto sopra, l’incontro con le attività dell’Associazione con la sua friendliness ha risolto gran parte dei miei problemi, perché se è vero che per imparare una lingua occorre fare nuove conoscenze, è anche vero che l’apprendimento viene di gran lunga facilitato se le persone che incontri, sia studenti che docenti, sono interessanti.

Pietro Storari studia inglese presso l’Associazione ininterrottamente da diversi anni e ha raggiunto il livello C1. Quando non studia inglese, insegna Filosofia del Linguaggio alla Facoltà di Scienza della Formazione dell’Università di Cagliari.

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Twelve pairs of beady eyes zero in on me. Twelve pairs of suffering eyes. An unanswered question about the layout of a proposal composition hangs in the air for a few seconds. The short silence is interrupted by the sounds of raucous laughter emanating from an adjoining room. The unmistakable melody of an Elton John song drifts in from another lesson. A light, carefree lesson. Yet here in the library, where tall walls of books sometimes seem to close in and threaten to topple down on students, music and laughter are replaced by the stresses and strains of a Cambridge exam course.

storm clouds of worry build on the horizon that ends with a crescendo of stress, panic and trepidation that marks examination day in mid-June. Going to the examination centre is the culmination of nine months’ hard graft. Ten further tortuous weeks are piled on in the shape of the wait for the results and the consequent vindication or delusion they will bring. On the beach, one eye is kept nervously on the mobile phone, awaiting the call that will bring a swift end to nine months of anticipation and dread.

Tracking stress levels during these courses is a simple matter. In October, a late summer’s warmth still in the air, the feeling is predominantly one of expectation and hope for the coming academic year. The initial shock at the early workload is then quickly replaced by a sensation of drowning, of being overwhelmed as the work continues to pile up. Then, no sensation at all. A dispiriting numbness kicks in at some point after Christmas as the accelerator is depressed. By now it’s a matter of hanging on and not letting go as a landscape of compositions, tough listening classes and Use of English exercises flash by in a blur.

Another year of Cambridge examination courses at the Italia-Inghilterra is complete. Wounds licked and nervous energy levels topped up, books are neatly stacked away in preparation for the following course. “Yeah, those students have it really bad. But what about the teacher’s stress?” I hear you ask. Excuse me! I was talking about the teacher!

Mock season starts in February. An unavoidable pain akin to taxation, mocks stretch the most able of individuals. Usually involving not only weekend work but also the dubitable pleasure of having to relive the whole nightmare the following week for corrections. And then there are the statistics. More than any baseball fan worth his salt would consider sufficient. Implications of results are discussed with Franco whilst sitting at a desk in palpable tension. After the mock exams, the following four torrid months see growing 39

Neil Coghlan dal 2000 insegna nei corsi finalizzati alle certificazioni organizzati dalla Associazione; inoltre è la mente e il braccio dei siti www.esl-lounge.com e www.scribas.com dedicati rispettivamente alla didattica dell’inglese e a una raccolta di ricordi con esercizi di nostalgia.


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Alistair Crawford, Head of School of Art, The University of Wales Keith Bloomfield, First Secretary, The British Embassy, Rome

Out of Print - Trent’anni di grafica britannica 1946-76

Inaugurazione della biblioteca dell’Associazione dedicata a Miryam Cabiddu

Mostra collettiva

Sono intervenuti Paola Bertolucci, Direttore servizio biblioteche, RAS Laura Sanna, Università di Cagliari

Prodotta dal British Council, catalogo a cura di Bryan Robertson, Londra EXMÀ - Centro Comunale d’Arte e Cultura, Cagliari

È intervenuto l’artista Allen Jones, protagonista della Pop Art inglese, presentato da Keith Hunter, direttore generale del British Council per l’Italia, da Anna Maria Montaldo, direttore Galleria Comunale e da Giorgio Pellegrini, Università di Cagliari

13 - 27 novembre

Britishness in Sardinia VIII Ciclo di incontri con l’autore

14 maggio – 25 giugno

Artigianato degli indiani d’America

Inaugurazione sede via Machiavelli, 97

Un Italiano in America, Rizzoli, 1995 È intervenuto l’autore Beppe Severgnini New York: la città delle colline, Il Saggiatore, 1995 È intervenuto l’autore Mario Maffi introdotto da Mauro Pala Philip M. Hosey, New York University Multiculturalism and American Politics Cynthia K. Hosay, Cornell University The Politics of American Health Care

12 - 22 settembre

8 - 23 dicembre

Mostra collettiva

Prodotta dall’USIS in collaborazione con il Museo Pigorini di Roma Parco e Museo Civico Genna Maria, Villanovaforru

12 settembre

Sardinna, Cymru, England Photography and our Cultural Heritage

Il lavoro: Photographs of Uganda and Sardinia Mostra fotografica personale di Priamo Tolu

Titolo collettivo per tre distinte mostre fotografiche

Prodotta dall’associazione Italia-Inghilterra, catalogo a cura di Alistair Crawford e Mauro Rombi

Frank Meadow Sutcliffe (1853-1941) A Retrospective

School of Art Gallery, University of Wales at Aberystwyth

Offerta dal British Council, catalogo a cura di Michael Hiley

13 dicembre

The School of Art at Aberystwyth

Offerta dall’autore Priamo Tolu, catalogo a cura di Mauro Rombi

Il recupero delle miniere dismesse: l’esperienza della Gran Bretagna e del Belgio

Sono intervenuti Christine Cole, Education Officer, The British Council, Rome

Margaret Faull, Director, National Coal Mining Museum for England, Yorkshire, UK Jean Defer, Directeur Complexe Touristique du Charbonnage de Blégny, Belgique

Offerta dalla University of Wales, catalogo a cura di Alistair Crawford

La memoria del lavoro

Convegno

Sede Italia-Inghilterra, Cagliari

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Twelve years ago, I was approached by Franco Staffa, who is a very persuasive man, to come to Sardinia to speak to the Associazione Culturale Italia-Inghiliterra about regeneration in mining areas through the restoration of disused mine sites. In particular he wanted me to discuss how a closed colliery could be transformed into a mining museum. The fact that the National Coal Mining Museum for England had by then been established for some seven years, during the whole of which I had been Director, meant that I was well placed to advise on how a mining museum could have a real impact in coalfield areas. Our own museum had grown from a regional resource with some thirty staff to a national institution employing more than a hundred people locally and forming an important part of the regional tourist economy. The parallels with the situation in Sardinia were very apparent. I was happy to do so, although I had not expected quite such an august audience, with the mayors of most towns in southern Sardinia in the front rows and RAI recording the whole talk and then doing an interview with me afterwards. Nor had I expected such a large audience in such elegant surroundings as the eighteenth-century Camera di Commercio conference room in Cagliari.

of the colleges in the area about developing tourism in the region. Again, I had thought that this would involve just sitting chatting to some students sitting around a table, and had certainly not expected to find a room full of people, with the Mayor of the town waiting to greet me on arrival. Since that first encounter in December 1995, I have been back to Sardinia several times and each time I have been struck by the wealth of industrial archaeology, the beauty of the country and the hospitality of the people. The National Coal Mining Museum for England has also hosted trainees in tourism and in museum studies from Sardinia. I hope that the advice that I have been able to give on the setting up of a coal-mining museum, on tourism and about regeneration of industrial areas in general has been of some value to people in Sardinia.

After the talk, Franco took me to look at some of the disused mining sites, which were a revelation. Nowhere in the United Kingdom had I seen such large, extensive sites, some of them with really beautiful buildings on them. It was obvious that they could not all be saved, as mining museums, but I am delighted to understand that the plans for the development of Montevecchio are now going ahead. During the course of those few days travelling around the south-western part of Sardinia, I came to appreciate how magnificent the scenery is, and Franco also asked me to talk to a few tourism students at one

Margaret Lindsay Faull è direttrice generale del National Coal Mining Museum for England ed è stata relatrice al convegno “Il recupero delle miniere dismesse: l’esperienza della Gran Bretagna e del Belgio”, svoltosi il 13 dicembre 1995.

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Il più erotico degli artisti Pop, americani inclusi, ossessionato a iterare quei tacchi altissimi di scarpe luccicanti che chiudono sempre, con l’ultima brillante curva del tallone, la serie di femminilissime sinuosità anatomiche delle sue Maitresses: spalle, seni, glutei, polpacci turgidi, rigonfi di una sensualità greve, scontata, pop, appunto, rovesciata a piene mani nei dipinti, nelle serigrafie, nei famosissimi mobili-sculture, lascivamente sadomaso, in cuoio nero, parucche e rossetto di plastica rossa. Come potevi mai immaginartelo, fisicamente, questo “perverso” Allen Jones, se non come un gaudente e sanguigno sovrappeso, capelluto figlio dell’Albione più trasgressiva, magari con lo sguardo porcino e il sorriso ambiguo di un Evelyn Waugh. Questa era l’immagine che mi ero fatto di lui, mentre accompagnavo Franco Staffa a Elmas, ad accogliere il divo della pop art inglese, a Cagliari per presentare quella bellissima “Out of Print. Trent’anni di grafica britannica”, una mostra indimenticabile, portata all’Exmà dall’Associazione Italia-Inghilterra nel marzo del ‘95. Immaginate allora la sorpresa, nel veder sbucare dalle porte scorrevoli degli arrivi, un magrissimo e segaligno gentleman pallido e molto calvo, quasi un austero pastore metodista, non fosse che per gli occhi, penetranti come due bisturi grigiacciaio. Una linea di sobrietà che si conferma nell’educato rifiuto del pranzo nel miglior ristorante di Cagliari, cui Jones preferisce invece un toast e una birra in un baretto del Poetto: la spiaggia subito notata e desiderata dall’aereo. E così, all of a sudden, giovane ricercatore di storia dell’arte contemporanea patito della pop art, ti ritrovi a chiacchierare davanti al mare con uno dei maestri incontestati e più famosi di quella ormai storica tendenza. America, Inghilterra, pornografia, ermafroditismo della produzione artistica, Freud, Jung, Hockney: tra un sorso di birra e un morso al tramezzino il nostro ci dispensa-

va, in grani essenziali e divertenti, quella Storia dell’arte di cui era semplicemente protagonista. Più sintetico e brillante l’intervento che propone più tardi anche al folto pubblico dell’Exmà, quando quell’austerità asciutta, che lo distingueva anche nell’abbigliamento, si rompe nella bella cravatta a righe, vivida di colori sgargianti. I colori dei suoi quadri: nero, grigio, celeste e quel rosa shocking che si affaccia quasi sempre, provocante come una scollatura impudica, dalle sue tele.

Giorgio Pellegrini insegna Storia dell’Arte Contemporanea presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Cagliari e ha presentato il lavoro del maestro Allen Jones al pubblico presente alla inaugurazione della mostra “Out of Print”.

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La Nuova Sardegna, 24/03 Walter Porcedda Cagliari, da questo pomeriggio “Out of Print”

Pop art inglese, mostra all’Exma L’Unione Sarda, 10/06 Gino Camboni

Sottomettersi o morire

La storia degli indiani d’America ricostruita in una bella mostra nel museo di Villanovaforru. Chi erano e come sopravvivono gli eredi di tribù come gli Apaches, i Sioux, i Navajos e le altre che costruirono l’epopea del West. L’Unione Sarda, 11/09 A.LE. Anniversari. Una mostra antologica per gli otto anni dell’associazione ItaliaInghilterra

L’occhio indiscreto del fotografo giramondo

L’Unione Sarda, 13/09 Marco Manca Italia-Inghilterra cambia sede e festeggia con tre mostre fotografiche

Metti una sera un viaggiatore...

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La Nuova Sardegna, 15/09 Daniela Paba Un mini-bilancio sulla poliedrica attività culturale di “Italia-Inghilterra”

Quando l’associazionismo è senza frontiere L’Unione Sarda, 12/12 Sandro Corso Un libro di Mario Maffi scruta il Lower East Side, il variegato quartiere multietnico

New York sospesa fra ricordi e desideri L’Unione Sarda, 12/12

Miniere-museo, l’esempio di Inghilterra e Belgio L’Unione Sarda, 13/12 Convegno

Archeologia mineraria: l’esperienza britannica La Nuova Sardegna, 14/12 A.S. lo Yorkshire e il Belgio: dalle lotte dei lavoratori ai complessi turistici integrati

La miniera diventa un museo

Problemi simili ai nostri: ecco come li hanno risolti A Cagliari il convegno dell’Associazione Italia-Inghilterra sulle esperienze già maturate nei pozzi dismessi. Domani il tour a Guspini


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29 marzo - 30 giugno

L’Unione Sarda, 29/03 Carnet. All’Exmà una mostra fotografica di Sebastiano Piras

Artists Exposed

I protagonisti dell’arte contemporanea americana in 42 ritratti

Da Warhol a Segal, la pop-art in uno scatto

Mostra fotografica personale di Sebastiano Piras prodotta dalla Associazione ItaliaInghilterra e dalla Joseph Helman Gallery di New York Catalogo a cura di Anna Maria Montaldo con introduzione di David Ross, direttore Whitney Museum di New York

La Nuova Sardegna, 14/04 Walter Porcedda All’Exmà i fotoritratti di Sebastiano Piras

EXMÀ - Centro Comunale d’Arte e Cultura, Cagliari

L’artista si specchia nella sua immagine

8 novembre - 8 dicembre

Britishness in Sardinia IX

L’Unione Sarda, 10/11 Raffaele Serreli Settimo. Noto archeologo americano a Cuccuru Nuraxi

Ciclo di conferenze

Robert J. Rowland Jr., Dean, Loyola University, New Orleans Some American Views of Sardinia Franco Staffa, Associazione culturale Italia-Inghilterra La Sardegna nelle pubblicazioni della National Geographic Society Giulio Fanari, Associazione culturale Italia-Inghilterra Inglesi ad Iglesias tra il XIX e il XX secolo Annalisa Casula, Associazione culturale Italia-Inghilterra I diari inediti di Herbert Piercy Carlo Pillai, soprintendente Archivio di Stato, Cagliari I Craig: una famiglia inglese stabilitasi in Sardegna John Purser, Musicologo scozzese, Glasgow Sulle tracce di un mistero celtico del IX secolo a.D.: le launeddas in Scozia e Irlanda

Yankee nei nuraghi

Un progetto per il pozzo sacro L’Unione Sarda, 15/11 Musica

Anche i Celti suonavano le launeddas? A Quartu conferenza e concerto

Italian job for parkland chief La Nuova Sardegna, 16/11 Michela Cuccu Gli esperti del British Council a Sinnai per una visita

Dal Regno unito ai Sette Fratelli

Un convegno sulle grandi riserve inglesi La Nuova Sardegna, 23/11 Giornata di studio a Cagliari sull’organizzazione dei parchi inglesi

La natura è anche un lavoro: l’esempio arriva dal Regno Unito

L’Unione Sarda, 02/12 Giacomo Serreli Ambiente. Un ecologista-manager di Newcastle a Bruncu Santòru, la foresta delle martore

Brughiera e sterline Giacomo Mameli

Ricetta inglese a Perdasdefogu

Ma perché una natura così bella non rende una lira?

Presentazione dell’edizione italiana di

John Galt , Il majolo: un racconto, Condaghes, 1996 Thomas Forester, Come due vagabondi. Due ufficiali inglesi nella Sardegna dell’Ottocento, Condaghes, 1996 Relatori Martin Clark, University of Edinburgh Tito Orrù, Università di Cagliari, Federico Francioni, Università di Sassari

Evening Herald, Exeter, 5/11 Carol Saunders

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22 novembre

Quando Aitken Clark, direttore Broads Authority National Park, spiegò che il futuro dei parchi nazionali andava progettato con la popolazione residente, che occorreva entrare nelle case degli abitanti e dialogare, si capì che aveva centrato uno degli argomenti chiave, in grado di catturare l’attenzione di una platea numerosa e composita, formata da amministratori, studiosi, docenti universitari, ambientalisti, esponenti del ministero dell’Ambiente, il sindaco di Cagliari, il presidente della Provincia, ma anche allevatori e agricoltori.Il fronte del sì e il fronte del no sotto lo stesso tetto. A confrontarsi, a capire, a intervenire, a trovare conforto alle proprie idee, anche alle perplessità, ascoltando con attenzione le parole degli ospiti, in particolare quelle che rassicuravano sulla partecipazione delle popolazioni ai progetti di tutela ambientale. L’ approccio fu molto pragmatico, britannico, a uno dei temi - la salvaguardia della natura e la creazione delle aree protette - che da anni caratterizza il dibattito politico e sociale in Sardegna. Era il 1996 quando l’Associazione Italia-Inghilterra e il British Council organizzarono a Cagliari il convegno “National Parks: a viability or liability?”, dedicato all’esperienza dei parchi nazionali della Gran Bretagna. Un importante incontro di studio, soprattutto uno scambio di esperienze. Uno stimolo ad approfondire l’argomento, ad arricchire un dibattito che nell’Isola era al culmine. Come valorizzare una terra ricca di natura come nessun’altra regione del Mediterraneo? Come proteggere questo grande patrimonio? Insomma: i parchi, opportunità o peso?, come recitava il titolo del convegno. In quegli anni la nascita delle aree protette suscitava discussioni e conflitti. Molentargius era destinato a diventare un grande parco d’acqua (lo stagno fu visitato dai relatori sotto la guida dello zoologo Helmar Schenk), l’arcipelago de La Maddalena si avviava a diventare un parco internazionale di rara bellezza. Infine, il Gennargentu, la grande incompiuta ambientale

National Parks: a Viability or Liability? L’esperienza dei Parchi Nazionali della Gran Bretagna Incontro di studio sulla salvaguardia e la valorizzazione ambientale

Franco Staffa, Associazione culturale Italia-Inghilterra Mariano Delogu, Sindaco di Cagliari Nicola Scano, Presidente Provincia di Cagliari Richard Alford, Direttore generale del British Council per l’Italia Relazioni introduttive Relatori Nick Atkinson, General Manager, Dartmoor National Park, Devon David Haffey, Consultant, Northumberland National Park Aitken Clark, General Manager, Broads Authority National Park, Norfolk – Former President, Federation of Nature and National Parks of Europe Andrea Ferraretto, Servizio Conservazione Natura, Ministero dell’Ambiente, Roma Moderatore Lello Caravano, Giornalista de “L’Unione Sarda”, Cagliari

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An Italian Edwardian sort of venue the Chamber of Commerce in Cagliari. High up along the three-lined Charles Felix Avenue, its Beaux-Arts façade of mellow golden stone epitomizes the ethos that in many respects characterized Giolitti’s Liberal Italy - and Bacaredda’s Cagliari. A little self-congratulatory perhaps, yet also sedate and reticent, enshrining that more generalized belief in humanity’s progress which underpinned the social and commercial optimism so typical of Europe’s pre-1914 parliamentary democracies. Based on designs drawn up before the Great War by the conservative architect Luca Beltrame (1854 – 1933), who was to become a famously outspoken opponent of the Modern Movement, building only began in 1925, with additional designs provided by Giovanni Battista Casati and Riccardo Simonetti. Simonetti was also closely involved with the planning and construction of the Chamber of Commerce’s architectural ‘twin’ - the Banca Commerciale [now Banca Intesa] next door. As far as the rank and file of the Associazione Italia – Inghilterra is concerned our acquaintance with this building is limited - but what lofty, expansive limits! We use the ‘private’ rather than the ‘business’ entrance. This opens on to a spacious-feeling hall-vestibule. Our progress muffled by the thick pile of the cherry-red runner, we climb the shallow-stepped, bevelled-edged white marble staircase; cross the half-landing; pass leisurely or hurriedly (depending possibly on one’s relationship with chronological time...) through the double-doors and into the Ante-Room. This space will be invariably crowded with Associazione members, guests, friends and colleagues. So there is perhaps little opportunity to note that the ponderous, rather ‘municipal’ furniture, a vast Edwardian Baroque (though also somehow vaguely Art Nouveau) sofa and two

equally elephantine armchairs, a long onyz-topped table of mayoral proportions, and opposite a console-table surmounted by a dark, lugubriously framed looking-glass - actually takes up more floor space than we are doing. In fact the floor of the Ante-Room is arguably its most attractive feature. Like the Great Chamber beyond (where of course the Real Business of the evening unfolds) it is of pale honey-coloured parquet, elm I should think, laid in a herring-bone pattern. At once elegant and reassuringly modest, this floor covering contrasts agreeably with the rather noisy white and gold, monumentally coffered ceiling. The Great Chamber is a text-book exercise in neo-Renaissance correctness, a double cube of solid yet dynamic proportions; its appealing aura of architectural purpose somehow echoing in stone, wood and plaster the mercantile and ultimately Darwinian optimism of Beltrame’s burgherly patrons. The tall windows, the cool groupings of paired Ionic pillasters and the serene acres of faded gold silk wallpaper produce sensations of both harmony and a somehow vigorous repose. The same could hardly be said of the Great Chamber’s remaining decorative features. Filippo Figari’s alarmingly vast canvasses, which all but cover the two shorter walls, are by contrast totally incongrous. While the mercantile and productive scenarios they strain to depict would not of themselves be out of place in such a setting, their inept composition and nursery-school choice and application of colour seriously compromise the quiet poise of this otherwise distinguished and placid room. So far wiser to direct one’s gaze towards Guglielmo Bilancioni’s portraits of Enrico Serpieri (1863 – 1872) and Josias Pernis (1881 – 1895), respectively, the first and third presidents of Cagliari’s 47


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Chamber of Commerce, which adorn if not actually enliven, the long wall to one’s right on entering the Great Chamber from the Ante-Room. Of considerable socio-historical and sartorial interest, and of some artistic merit, these pictures in any case, ‘belong’ here: this place was their immediate successors’ brain-child; their wager; their hope for Cagliari’s economic future and well-being. Two final considerations: the Great Chamber’s heating apparatus and its seating arrangements. The former is antiquated in appearance; state-of-the-art in terms of results. This is a hot room, often woefully so, Serpieri and Pernis in their black, broad-cloth frockcoats and high collars must broil. As for the chairs, there are seventy-five of them. Great four-square baronial monstrosities, which suggest slumber though rarely supply it. Yet what these unwieldy perches do provide is a useful illusion. That on a cold, wet night in, say, deepest February, there are hundreds of us present, with the late-comers (or early-goers?) amassed in the Ante-Room’s doorway anyway, adding to the impression, when in reality we number far fewer. Those thrones of embossed leather and oak, carpentered for inter-war bankers and businessmen are a tonic for our morale; a trial for our haunches (as in, ‘of beef’). For one reason or another, I often find myself to be one of the last Associazione members to be leaving the building. I like the place. It amuses me. It makes me feel secure. At this juncture, one also suddenly remembers and how easy it is to be lazy about one’s thank- you’s!, that without the superb back-up provided by the Chamber of Commerce’s various commissionaires and technicians, the microphones might not have worked or the film-projector functioned. Franco has long understood the importance of these stalwarts and regularly manifests his... gratitude. If I’m not too distracted, hungry or thirsty, as soon as I gain the

broad pavement outside, I tend to look up at the by then darkling façade and see silhouetted against the first stars those stately urns which punctuate the parapet of Cagliari’s Chamber of Commerce. An integral part of Classical architectural syntax, these finials some scholars emphasize are symbols of hope and success. I feel sure some must have rubbed off on us, whether we deserve it or not. Whatever else could be said, having been able to use such a prestigious venue for so many years can have only added a degree of lustre to the Associazione that might not otherwise have been granted us.

La Camera di Commercio di Cagliari dal 1989 ospita – gratuitamente – le nostre conferenze e per noi è un po’ il salotto buono dove incontrare gli ospiti importanti. Peter Gregory-Jones è lettore di lingua inglese presso la Facoltà di Economia dell’Università di Cagliari e socio dell’Associazione Italia-Inghilterra dal 1987. È autore di alcune ironiche pubblicazioni sull’essere inglesi in Sardegna tra cui So God is not Sardinian (Club della Ghiandaia, 2005) e ha tenuto, per l’Associazione, numerose conferenze e seminari.

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25 novembre - 2 dicembre

Mi sono sempre piaciute le città con i porti. Mi piace stare lunghi minuti, forse mezze ore, forse ore, a guardare le imbarcazioni all’attracco, o che entrano nel porto o ne escono, e tutto quello che si muove e ondeggia intorno. Ci sono riflessi particolari sull’acqua e sugli scafi, si mescolano odori di salsedine e di olio di macchina, s’intrecciano parole e grida a volte in tutte le lingue. Ci sono navi e battelli, grandi e piccoli, da crociera e da pesca, e ognuno porta volti diversi, espressioni diverse, urgenze e ritmi diversi. Mi sono sempre piaciute le città con i porti, e Cagliari è fra queste. Così, quando mi è capitato di venirci per presentare qualche libro, mio o altrui, ho sempre fatto in modo di ritagliarmi qualche minuto, anche una mezz’oretta, per starmene giù al porto, magari dopo aver mangiato la fregola nella piccola trattoria in un vicoletto accanto all’albergo. Forse, la testa ronzava con le cose da dire qualche ora dopo – sul Lower East Side di New York, oppure sugli scrittori asiaticoamericani o messicoamericani o portoricani, o ancora su Londra o sul fiume Mississippi. E forse Pedro Pietri, il poeta nuyorican, che dovevo presentare e che era un amico e che è diventato amico di tanti a Cagliari e che purtroppo è scomparso troppo presto, forse Pedro, dicevo, mi aspettava all’albergo per concordare la scaletta delle poesie da leggere. Così, quando torno a Cagliari, vado sempre al porto, perché nelle sue acque ritrovo tutto ciò. E anche di questo sono grato a Franco Staffa e a Italia-Inghilterra, che tante volte m’hanno invitato qui, a Cagliari, una città con un porto.

Britishness in Sardinia X Ciclo di conferenze e incontri

Le Università britanniche: istruzioni per l’uso – I

Incontro informativo a cura di Michele Mastronardi, Information Officer, The British Council, Napoli In collaborazione con ERSU, Ufficio Relazioni Estere Università di Cagliari, e le associazioni studentesche AEGEE, AIESEC, ELSA Moira Vincentelli, University of Wales Visual Culture and National Identity Mario Maffi, Università Statale di Milano L’intrecciarsi delle culture negli Stati Uniti Gabriella Corona, University of Toronto Dietro le quinte del Dictionary of Old English

12 dicembre

La Moneta Unica Europea: a British View Incontro di studio

Relatori James Blitz, Bureau Chief for the “Financial Times” in Rome William Ward, Correspondent for “Panorama” in London

L’Unione Sarda, 28/11 Cristina Cossu Un convegno a Cagliari per scoprire come si può frequentare una università britannica senza dissanguarsi

Inghilterra, il nuovo Eldorado di chi vuol far fruttare gli studi

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Mario Maffi insegna Letteratura Angloamericana presso la Università Statale di Milano, è stato nostro ospite nel 1995, 1997 e 2005 per presentare i suoi libri su New York, Londra e il Mississippi e nel 2001 per farci conoscere il grande poeta nuyorican Pedro Pietri.


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Non stupisce che Mario Maffi abbia riscosso un notevole successo di pubblico in occasione degli incontri organizzati dall’Associazione Italia-Inghilterra. Maffi, ordinario di letteratura americana presso la Statale di Milano, è infatti uno studioso che combina alta divulgazione di scuola anglosassone con accuratezza scientifica, il tutto nutrito da un’insaziabile curiosità intellettuale. Una curiosità che va generalmente concentrandosi su un elemento geografico per poi trasformare siti, città o anche fiumi – tutti elementi del territorio comunque dotati di grande presa simbolica – , attraverso una paziente opera di scavo e confronto, in veri e propri affreschi della cultura contemporanea: la vastissima produzione recente di Maffi si incentra in primo luogo su New York con Nel mosaico della città (Feltrinelli, 1992) dove egli individua nel quartiere del Lower East Side le stratificazioni dell’immigrazione multietnica nel corso dei decenni, per poi verificare come il Melting Pot si sia realizzato secondo modalità affatto diverse dalla lettura iscritta nella retorica ufficiale. New York, l’isola delle colline, (Il Saggiatore, 1995) ripercorre le tappe dell’esplorazione newyorchese dall’interno, concentrandosi sui retroscena, le scoperte casuali come quella di una mappa che riproduce i luoghi di ritrovo o di culto del Lower East Side all’inizio del Novecento, con relativa indicazione delle etnie che li frequentavano. Una sorta di Master Plot che Maffi stesso ha sviluppato quasi un secolo più tardi corredandolo con le foto di Marlis Bomber. Sempre partendo dalla Grande Mela, Maffi esplora una realtà ignota in Italia e ancora poco studiata negli USA, quella delle comunità etniche minoritarie e della rispettiva produzione letteraria, prima con Voci dal silenzio. Scrittori ai margini d’America (Feltrinelli, 1996) e, in rapida successione, con Voci di frontiera. Scritture di Latinos negli Stati Uniti (Feltrinelli, 1997). Un ulteriore passo avanti in questa

ricerca si ha con Sotto le torri di Manhattan (Rizzoli, 1998) in cui si esplora la multidimensionalità della metropoli, la sovrapposizione di strati e di significati, rievocando, a partire dalla toponomastica, un subconscio urbano, che spesso coincide con le vicende di coloro che vivono ai margini della grande città, invisibili perché scomodi. Con Londra, mappe storie labirinti (Rizzoli, 2000) si apre un altro viaggio urbano le cui sezioni tematiche sono intitolate semplicemente “Acque”, “Interni”, “Corpi” o “Ritratti”: qui si attua un riuscito intreccio tra storia sociale e letteraria, all’interno del quale spetta al lettore ricostruire i capitoli e comporre i tasselli di questo mosaico letteralmente e letterariamente inesauribile. Con Londra la trattazione scivola impercettibilmente dal piano reale a quello immaginario inglobando il materiale della memoria in luoghi che divengono così ricettacolo di sensazioni e ideologia. Dal punto di vista metodologico lo scavo psicologico di Maffi continua con Mississippi (Rizzoli, 2004): il “grande fiume” infatti corrisponde alle fonti dell’America, dove le lingue, le genti viste nel loro continuo e storico flusso; il fluire del fiume verso la foce, ne rende epiche le vicende. Ma ben oltre i dati, la ricchissima documentazione che li caratterizza, la grande qualità di questi lavori risiede nella partecipazione appassionata che il loro autore sa comunicare al lettore così come allo spettatore delle sue comunicazioni. Perché gli incontri di Mario Maffi con Italia-Inghilterra questo sono stati: non conferenze, ma conversazioni da cui di un luogo si coglie non solo l’attrazione esotica che esercita, quanto il sentire profondo della sua gente. Mauro Pala insegna Letterature Comparate presso la Facoltà di Lingue della Università di Cagliari ed è membro del Consiglio direttivo di Italia-Inghilterra dal 1999.

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198719881989199019911992199319941995199619971998199920002001200220032004200520062007 La nostra splendida ossessione: la stampa anglosassone Franco Staffa

“È una ossessione tutta italiana, probabilmente figlia della sindrome piccolo borghese della bella figura”. Con queste parole Tana de Zolueta, corrispondente del “The Economist” in Italia per gran parte degli anni ’90, nel corso di una intervista definiva l’interesse da parte dell’opinione pubblica italiana per quanto detto e scritto sull’Italia dalla stampa estera, lasciando intendere un atteggiamento provinciale tutto italiano. Italia-Inghilterra ha certamente fornito argomenti a questa tesi, considerato il numero di corrispondenti britannici invitati a Cagliari a parlare di come l’Italia e la Sardegna sono visti nel mondo anglosassone e come si collocano nello scenario internazionale. Infatti il primo conferenziere in assoluto del primo ciclo di “Britishness in Sardinia” fu John Wyles, allora corrispondente da Roma del “Financial Times”. Proprio con questa testata l’associazione ha sviluppato un intenso feeling, tanto è vero che tutti i corrispondenti sono stati nostri ospiti, dopo il già ricordato John Wyles, che peraltro ritornò nel 1990, fu la volta di Robert Graham, poi di James Blitz, quindi Tony Barber e più recentemente di Guy Dinmore, fresco di nomina. Ma non possiamo non ricordare altri nomi, da Michael Sheridan e Patricia Clough del “The Independent”, a William Ward venuto dapprima in veste di corrispondente freelance per il “Times” da Roma e più recentemente di “Panorama” e “Il Foglio” da Londra. E ancora Kenneth Rose del “Sunday Telegraph”, Dennis Redmont di “Associated Press”, Antonello Caruso di “Limes”, David Willey di “BBC World Service” e last but not least John Rossant che venne per la prima volta nel 1990 come corrispondente da Roma del settimanale statunitense di economia “BusinessWeek”, poi nel 1991 come Bureau Chief for Southern Europe and Nothern Africa e ancora nel 2003 come European Editor da Parigi dello stesso settimanale.

In questo elenco non posso non citare il recente dibattito che ha visto la partecipazione di Richard Owen del “Times”, David Lane di “The Economist” e Guy Dimore del “Financial Times”. Tuttavia, contrariamente alla ipotesi della De Zolueta, questa nostra ossessione è sempre stata animata da ben altro spirito, ossia contribuire, nel nostro piccolo a sprovincializzare la nostra città, la nostra provincia, la nostra regione. Non abbiamo mai avuto come orizzonte né via Roma con i suoi palazzi istituzionali, né La Maddalena (il comune sardo più distante da via Machiavelli 97), ma neanche Londra, bensì il “vasto mondo”, animati dal desiderio di conoscere dalla viva voce di chi scrive e fa opinione a livello internazionale il loro parere sui grandi avvenimenti di cui si occupano professionalmente, sapere come gli avvenimenti di casa nostra vengono percepiti, quali sono i meccanismi che regolano tale percezione, come rapportarsi allo scenario internazionale. Se poi, collateralmente, il giornalista ospite scrive anche un pezzo sulla Sardegna, magari un pezzo non legato ad un fatto di cronaca nera ma a qualche aspetto positivo che ha avuto modo di apprezzare durante il suo soggiorno, tanto meglio.

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Commemorazione bicentenario della sosta dell’Ammiraglio Horatio Nelson nella baia dell’Isola di San Pietro. Ricostruzione storica a cura di Paolo Cao della Soprintendenza Archivistica di Cagliari. Con la collaborazione del Comune di Carloforte e della Ambasciata Britannica

L’Unione Sarda, 16/05 Nicolo Capriata Carloforte. Una festa per ricordare l’arrivo dell’ammiraglio inglese

La leggenda di Nelson

27 maggio

Dopo duecento anni ritrovato il carteggio

La musica celtica tra passato e presente John Purser, Musicologo Scozzese

20 - 27 novembre

Ethics and Economics: a British view Incontri di studio

Charles de Chassiron, Her Britannic Majesty’s Consul General, Milan Mr Blair’s Third Way Michael R. Griffiths, British Chamber of Commerce for Italy Ethical Economics

1 - 15 dicembre

Britishness in Sardinia XI

L’Unione Sarda, 05/12 Cristina Cossu Il libro

Ciclo di incontri con l’autore

Cool Britannia – gli inglesi (e gli italiani) visti da Londra, Donzelli, 1998 È intervenuto l’autore Antonio Polito, inviato de “La Repubblica” a Londra Italiani si diventa (anche andando in Inghilterra e venendo in Sardegna), Rizzoli, 1998 È intervenuto l’autore Beppe Severgnini Sotto le torri di Manhattan, Rizzoli, 1998 È intervenuto l’autore Mario Maffi introdotto da Mauro Pala Matthew Fforde, Università Santissima Assunta di Roma The British Aristocracy During the Nineteenth Century

Italiani si diventa, autobiografia collettiva della borghesia

L’Unione Sarda, 31/12 Caterina Pinna Una mappa alternativa alle guide preconfezionate per visitare una “Babele” di furori, dubbi e nostalgie

New York. Viaggio con la bussola nel “villaggio” che riassume il mondo

New York: cos’è la metropoli americana oltre l’immagine rimandata dall’occhio tv del villaggio globale? Una sintesi delle contraddizioni contemporanee. Per tentare di carpirla, al di là degli stereotipi, ecco un libro di Mario Maffi, Sotto le torri di Manhattan

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All’indomani della Rivoluzione, i tormentati anni novanta del XVIII secolo vedono la Sardegna assumere una posizione di tutto rilievo nello scacchiere strategico del Mediterraneo. Già nel febbraio del 1793 sono i legni da guerra della giovane Repubblica di Francia a portare fuoco e fiamme su Cagliari, insieme a un tentativo, fallito, di sbarco al Poetto. È questo l’ultimo episodio, velico e bellico insieme, sullo sfondo delle nostre coste, seppure meritano attenzione le visite frequenti del grande Horatio Nelson intorno all’isola. La prima, dal 23 al 27 ottobre del 1798, lo vede approdare a Carloforte a bordo della Vanguard, disalberata da un fortunale che coglie la squadra inglese all’inseguimento del convoglio partito da Tolone per l’avventura napoleonica d’Egitto. Fredda l’accoglienza sabauda nell’isola tabarchina: si confida sul recente trattato di pace con la Francia ma già l’anno successivo saranno proprio le vele di Sua Maestà Britannica a scortare a Cagliari, sino al molo gremito di cagliaritani festanti, il Re di Sardegna, Carlo Emanuele IV, privato dei suoi stati di terraferma da un fulminante Bonaparte. E continua allora quella singolare storia d’amore e di vela che si intreccia tra la Sardegna e l’ammiraglio Nelson. Imbarcato stavolta sulla sua famosa Victory, comanda la squadra – che arriverà a comprendere sino a diciotto navi di linea – di ronda nelle acque

dell’isola, dal 1803 al 1805, in una sorta di periplo routinario, con soste nella rada di Pula e nell’arcipelago maddalenino, attenta ad eventuali movimenti della flotta francese, riparata a Tolone. All’ancora tra La Maddalena e Santo Stefano, Nelson si innamora letteralmente, e non gli si può dar torto, di quella che considera “la rada più bella del mondo” e perfino ribattezza Agincourt Sound. Ma è invero l’intera Sardegna, cui riconosce il ruolo di fondamentale caposaldo strategico mediterraneo – “summum bonum” la definisce in una lettera del 1803 – che l’ammiraglio segnala più volte al suo Sovrano valere “più di cento Malte”. Un amore che purtroppo è senza futuro: il 19 gennaio del 1805, i tremila metri quadri di superficie velica della Victory si spiegano, s’increspano sino a gonfiarsi improvvisi al respiro del mare e l’imponente vascello, lasciata la splendida baia di Mezzoschifo, inizia il lungo inseguimento delle navi nemiche, che si concluderà con il trionfo di Trafalgar ma, com’è noto, anche con il sacrificio dell’ammiraglio.

Ci siamo occupati dei rapporti di Horatio Nelson con la Sardegna nel 1988 con la conferenza di Nigel Foxell e nel maggio 1998 abbiamo commemorato il bicentenario della sua sosta a Carloforte, con la posa di una targa.

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Giorgio Pellegrini, docente presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Cagliari, è un appassionato di Storia Militare e di Lord Nelson.


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19 aprile - 14 maggio

Mutations, 6 Women Artists from Sardinia

Mostra collettiva d’arti visive di Rosanna D’Alessandro, Caterina Lai, Anna Marceddu, Anna Maria Pillosu, Maria Spissu Nilson, Gabriella Viana, prodotta dall’Associazione Italia-Inghilterra School of Art Gallery, University of Wales at Aberystwyth

14 - 28 maggio

Britishness in Sardinia XII

Incontri con l’autore Tim Parks, romanziere e traduttore letterario Presentazione dell’edizione italiana degli ultimi romanzi e saggi Fuga nella Luce (Adelphi, 1998), Cara Massimina (Adelphi, 1999), Tradurre l’inglese (Bompiani, 1998) Roger McGough, poeta Poetry reading e presentazione dell’edizione italiana delle raccolte di poesia Sconfiggere la gravità, Sestante, 1994, Un’estate con Monica, Oedipus Ediz., 1999 Concerto di presentazione del lavoro discografico Songs of Innocence and of Experience del gruppo rock Man on the Margin preceduto dalla conferenza di Laura Sanna e Mauro Pala, Università di Cagliari dal titolo William Blake nostro contemporaneo

11 settembre – 6 ottobre

The Welsh Lens: 12 fotografi gallesi contemporanei Mostra prodotta dal Museum of Modern Art, Wales Catalogo a cura di Alistair Crawford, University of Wales Parco e Museo Civico Genna Maria, Villanovaforru

9 novembre

The Process of Writing

Lennart Axel Bjork, University of Göteborg

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L’autobiografia di Roger McGough intitolata Said and done (Century, 2005) racconta in oltre 300 pagine la vita di uno dei poeti inglesi più popolari degli ultimi decenni. McGough oltre ad essere autore insieme a Brian Patten e Adrian Henri di The Mersey Sound (Penguin, 1967), libro di iniziazione alla poesia per generazioni di teen-agers con il milione di copie vendute, e voce fra le più amate per le geniali creazioni poetiche rivolte ai bambini, è stato anche fortunato performer con il gruppo degli Scaffolds. L’autobiografia inizia con una lettera che Roger in genere legge in traduzione all’inizio di ogni suo reading internazionale, incespicando nelle difficoltà fonetiche di lingue che non conosce. Ecco il testo della lettera: I apologize sincerely for being unable to attend this evening’s performance. Owing to pressure of work, an increasing sense of unreality, and the fear of drowning in a sea of upturned faces, I have employed an out-ofwork actor to impersonate me. On my behalf he will read poems, answer questions, sign books, get drunk and generally keep up the poetic image. Of course, there will be weakness in performance, the overeagerness to please, the nervous mannerism too consciously affected, and it goes without saying that he lacks the charisma, charms, wit and raw animal sexuality of the real poet. I trust, however, that you will enjoy the evening, and forgive my underpaid stand-in should the mask slip and his true self show through. Yours faithfully, Roger McGough Il suo sogno, commenta Roger, è avere una serie di controfigure che 55


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vanno in giro per il mondo a leggere quello che lui invece vorrebbe solo creare nella solitudine di casa sua. La dimensione pubblica, che ha dato a Roger McGough, poeta pop di Liverpool e musicista, una grande notorietà è per Roger motivo di orgoglio ma anche di grande preoccupazione. Lo si vede bene quando si è con lui prima di una lettura pubblica. La sua tensione paradossalmente mette a proprio agio i traduttori, che di solito, come almeno nel mio caso, non sono abituati a stare sotto i riflettori di scena. È stato così al salone dei libri di Torino, dove presentammo nel 1994 la prima raccolta di sue poesie uscite in Italia, Sconfiggere la gravità (Sestante, 1994), ai Festival di Genova o di Mantova o nella recente tournée italiana in occasione della presentazione dell’ultima raccolta, Eclissi quotidiane (Medusa, 2004). La sua preoccupazione traspare anche nella meticolosità con cui definisce la scaletta delle poesie da leggere, gli interventi musicali di Andy Roberts, chitarrista e compositore che lo ha accompagnato dai tempi del fortunato poemetto Summer with Monika (Penguin,1967): non gli capita mai di esitare nel momento della lettura, sfogliando incerto le pagine del suo ultimo libro, come capita invece a tanti altri poeti che decidono all’ultimo minuto, sul palco, davanti al pubblico, che cosa leggere. Ogni cosa è decisa in anticipo, secondo un copione che prevede tempi serrati, alternanza di poesie brevi e lunghe, divertenti e meditative. Ma la lettera citata è un modo anche per segnalare una direzione chiara della sua poetica. Per McGough il poeta non è una figura ieratica, distaccata, che arriva carico di un sapere ricevuto in dono da chissà chi, e che te lo fa pesare; il poeta è piuttosto uno che, dotato di una salutare autoironia, ascolta con curiosità e attenzione la vita che gli gira attorno, carpisce da questo turbinio confuso alcuni suoni, frammenti di frasi, oggetti quotidiani ed è capace di illuminarli con una luce diversa, trasformandoli in allegorie dell’esistenza.

E lo fa con discrezione e leggerezza, giocando con i suoni delle parole; parole che, grazie alla sua vivace e geniale intuizione creatrice, ci divertono e ci fanno vedere il mondo in modo diverso, nuovo, a volte sorprendente. E questo non è poco.

Roger McGough è stato nostro ospite nel maggio del 1999 e ci chiese come unico compenso di poter mangiare a pranzo tonno fresco. Per una bibliografia completa si veda il sito www.rogermcgough.org.uk. Franco Nasi è il traduttore italiano delle poesie di Roger McGough ed insegna Letteratura Italiana Contemporanea all’Università di Modena e Reggio Emilia. Ha tenuto per l’Associazione delle conferenze sulla traduzione letteraria nel novembre 2001 e di nuovo nell’Aprile 2005 quando presentammo il suo saggio Sisifo e le fatiche del tradurre (Medusa, 2004).

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16 - 29 novembre

L’Unione Sarda, 19/05/99 Sandro Corso Incontri. La conferenza dello scrittore inglese che ama la Sardegna

La città e i suoi abitanti, testimonianze dai paesi anglosassoni

Un’isola del desiderio

Incontri di studio Laura Assmuth, Università di Helsinki Il cambiamento dei percorsi di vita in Sardegna Elena Carlini e Pietro Valle, Università di Ferrara The Rust Belt: città e industria nel Midwest americano

Gli inquieti naufraghi dell’esistenza di Tim Parks La Nuova Sardegna, 24/05/99 Daniela Paba

Via di fuga nella luce

8 - 9 dicembre

Ambientato in Sardegna il nuovo Tim Parks

I luoghi di D.H. Lawrence

Con il trenino verde abbiamo ripercorso il viaggio Cagliari-Mandas-Sorgono fatto da D.H. Lawrence nel 1921 e raccontato in Sea and Sardinia. Erano presenti Nigel Foxell ed altri esperti lawrenziani. In collaborazione con le Ferrovie della Sardegna. Nigel Foxell, travel writer from London On the Track of D.H. Lawrence

La Nuova Sardegna, 14/05/00 «Songs of Innocence and of Experience» in musica grazie ad un gruppo sardo

Su una radio canadese le melodie dei M.O.M.

L’Unione Sarda, 19/11 Cristina Cossu Una ricercatrice finlandese a Baunei per capire come vivono, lavorano, pensano le donne sarde

La periferia che non t’aspetti

Arrivare nelle periferie del mondo vuol dire anche esser disponibili ad ogni sorpresa. Come quella di un’isola che vive tra Internet e le tradizioni più arcaiche. Una ricercatrice finlandese racconta la sua Sardegna L’Unione Sarda, 11/12 Giorgio Pisano Non diffamò la Sardegna, anzi la esaltò. Parola di Foxell, studioso inglese che ha replicato il viaggio dello scrittore

Lawrence, sulle orme di un malinteso

Un viaggiatore sulle orme di Lawrence. Per capire se lo scrittore inglese nei suoi cinque giorni in Sardegna non avesse giocato d’azzardo nello scrivere Sea and Sardinia che resta tra le sue opere più note

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1 - 6 - 23 giugno

Britishness in Sardinia XIII Ciclo di incontri con l’autore

Londra, storie, mappe e labirinti, Rizzoli, 2000 È intervenuto l’autore Mario Maffi introdotto da Mauro Pala Manuale dell’imperfetto viaggiatore, Rizzoli, 2000 È intervenuto l’autore Beppe Severgnini Jauneth Skinner, artist, Minnesota, USA Carol Ann Russel, poet, Minnesota, USA Passeggiata - a Cross-cultural Project of Fine Arts

9 settembre - 4 ottobre

Ritorno dal Presente I

Mostra collettiva d’arti visive de Le Mutanti prodotta dalla Associazione Italia-Inghilterra. Catalogo a cura di Alberto Soi Parco e Museo Civico Genna Maria, Villanovaforru

Le mutanti sono Rosanna D’Alessandro, Caterina Lai, Anna Marceddu, Anna Maria Pillosu, Anna Saba, Maria Spissu Nilson, Gabriella Viana Frontespizio del Manuale dell’imperfetto viaggiatore con dedica autografa dell’autore.

Corriere della Sera, 02/07 Beppe Severgnini Il libro del giorno

Maffi, uno sguardo colto su Londra L’Unione Sarda, 06/07 Maria Paola Masala Severgnini racconta vizi e virtù del turista tipo

Avviso ai viaggiatori

L’Unione Sarda, 13/09 Alessandra Menesini Sette artiste sarde di scena in “Le Mutanti”, viaggi dell’anima e reportage fino al 4 ottobre

Segni e disegni di un libro a parte A Villanovaforru una collettiva tra fotografia, pittura e scultura La Nuova Sardegna, 18/10 Daniela Paba

Uno sguardo al femminile e mutante

«Ritorno al presente», al museo Genna Maria in mostra l’originale ricerca di un gruppo di artiste sarde

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La Sardegna archeologica di fine Ottocento nelle fotografie inedite del padre domenicano inglese Peter Paul Mackey. Peter Paul Mackey (1851 – 1935) aveva la peculiare vocazione allo studio sistematico che ci si può aspettare da un padre domenicano inglese. Fotografo, ed appassionato di archeologia, egli percorse l’impervio territorio della Sardegna, in treno, a piedi e a dorso di mulo, durante due viaggi estivi compiuti nel 1898 e nel 1899. Con le sue riprese fotografiche di monumenti sardi (117 in totale, di cui 109 sopravvissute e conservate presso la British School at Rome, ritrovate da Alistair Crawford e grazie all’Associazione Italia-Inghilterra esposte nella Mostra e riprodotte nel Catalogo), egli compose un minuzioso diario, annotandovi ogni dettaglio delle condizioni di scatto, la data, l’orario, la ventosità, la località, l’esposizione, L’apertura del diaframma e il tempo di posa. È dunque stato possibile ricostruire l’itinerario percorso da Mackey nelle sue due esplorazioni, ed individuare quasi tutti i monumenti da lui fotografati, proponendo anche un confronto con lo stato attuale dei siti. Veniva così pubblicato il primo organico reportage illustrato, benché non completo, della Sardegna archeologica di fine Ottocento, ancora prima delle grandi campagne di ricerca e di restauro che sarebbero state inaugurate da Antonio Taramelli agli inizi del Novecento. Protagonista delle immagini di Mackey è la pietra, nel suo stato naturale o lavorata dall’uomo. Soggetti preferiti delle sue fotografie sono i nuraghi, monumenti dominanti nel paesaggio sardo, ma egli ritrae anche domus de janas e tombe di giganti, menhirs e ponti romani, ed anche alcune chiese campestri. L’antico e nobile prodotto del lavoro umano è visto nella sua indissolubile relazione con la natura, perenne testimone della sua permanenza e della sua vetustà. Il persistente gusto romantico, che parte da Giovanni Battista Piranesi e passa attraverso John Ruskin, non lascia il positivista 59


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Mackey immune dal compiacimento di ritrarre il rudere immerso nella vegetazione, oppure animato dalla presenza di uomini e donne ansiosi di lasciare la indelebile testimonianza della loro esistenza. Per la prima volta, uno strumento di riproduzione automatico, la fotografia, fissava l’immagine di strutture esistenti da migliaia di anni. Per la prima volta, proprio grazie alla fotografia, il padre domenicano inglese consapevolmente documentava l’aspetto dei principali monumenti nuragici, e della altre tracce delle antiche civiltà della Sardegna. Non più giovane, quasi cinquantenne, sotto la calura estiva e con evidente disagio, egli perlustrava la nostra Isola da un capo all’altro con l’intento di sperimentare la ripresa fotografica come mezzo di censimento, rapido ma puntuale, del patrimonio archeologico sardo. A partire dal 1880, Peter Paul Mackey era stato spesso a Roma e aveva partecipato alle attività della Società Archeologica, animata da Rodolfo Lanciani, compiendo frequenti escursioni nelle principali zone di interesse archeologico sia vicine alla città (Tusculum, Veio, Tivoli, Villa Adriana) che lontane (Grecia, Sardegna e Malta), delle quali ha lasciato numerosissime fotografie. Non fu l’unico, né il primo viaggiatore straniero a visitare e a raccontare la Sardegna. Il Grand Tour, che dal Seicento all’Ottocento ha rappresentato per l’alta borghesia europea una istituzione educativa di fondamentale importanza, ha lungamente trascurato la Sardegna. Si partiva da Tolone o Marsiglia, si sbarcava sulla costa ligure o toscana, e si raggiungevano le città italiane più ricche di monumenti e di capolavori artistici, con soste più lunghe a Firenze e Roma, e qualche rara escursione nel Meridione, fino a Pompei e a Paestum. Solo nel secolo XIX giungono in Sardegna i primi viaggiatori, italiani ma soprattutto stranieri, che la esplorano con diversi intenti e per ragioni diverse, e che ci lasciano interessanti resoconti

dei marcati caratteri culturali dell’Isola, sotto forma narrativa o poetica, documentaria o introspettiva. Emozionante e suggestivo dovette essere per Mackey scoprire e documentare le insolite forme delle costruzioni nuragiche e di altri vetusti segni della storia sarda. Emozionante e suggestivo è stato per noi ripercorrere i suoi tortuosi itinerari, fin nelle zone più recondite della nostra Isola. Del suo interessante reportage fotografico, utile testimonianza dello stato di tanti importanti monumenti archeologici isolani alla fine del secolo XIX, colpisce soprattutto il singolare connubio tra l’approccio scientifico e la sensibilità romantica. Guardando le sue fotografie in bianco e nero, e dunque collocabili istintivamente fuori dal tempo, sembra quasi che i vecchi ruderi nuragici costituiscano, da sempre, parte integrante del paesaggio naturale della Sardegna. La mostra “Immagini dal Passato, la Sardegna archeologica di fine Ottocento nelle fotografie inedite del padre domenicano inglese Peter Paul Mackey” è stata promossa dalla Associazione Italia-Inghilterra in collaborazione con la British School at Rome e con le quattro Soprintendenze della Sardegna e ha avuto luogo a Sassari, Museo G. A. Sanna, ottobre 2000; a Cagliari, ExMà, novembre 2000; a Nuoro, Galleria Comunale d’Arte, dicembre 2000. Paolo Scarpellini è il direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici per la Sardegna

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29 settembre - 20 dicembre

Immagini dal Passato.

La Sardegna archeologica di fine ottocento nelle fotografie inedite del padre domenicano inglese Peter Paul Mackey

L’Unione Sarda, 27/09 Marco Manca Da Venerdì a Sassari una grande mostra, su com’era l’archeologia in Sardegna cento anni fa

La Nuova Sardegna, 18/10 Riccardo Campanelli Al museo “Sanna” di Sassari la mostra fotografica del domenicano inglese sull’isola negli ultimi decenni dell’800

Il Quotidiano di Sassari, 27/09 Enrico Martini Mostra fotografica

Un interessante confronto tra lo stato dei monumenti allora e oggi

Mackey, un prete dell’800 tra i ruderi dell’isola pagana

Mostra fotografica prodotta, allestita e circuitata dalla Associazione Italia-Inghilterra in collaborazione con le quattro Soprintendenze della Sardegna, il Ministero dei Beni Culturali e la British School at Rome Catalogo a cura di Patricia Olivo Museo Nazionale Archeologico “Giovanni Sanna”, Sassari EXMÀ - Centro Comunale d’Arte e Cultura, Cagliari

Padre Mackey. Immagini dal tempo

Galleria Comunale, Nuoro

Venerdì alle 18 al museo Sanna si inaugura la mostra dedicata alle inedite fotografie del sacerdote gallese che ritrasse i siti archeologici sardi negli ultimissimi anni del XIX secolo. Un allestimento unico, frutto di un avventuroso ritrovamento, testimone di un passaggio epocale. Il Quotidiano di Sassari, 03/10 Monica Doria Mostra fotografica

12 dicembre

Le foto di Mackey. L’eredità “restituita”

Le Università britanniche: istruzioni per l’uso II

Venerdì sera al Museo Sanna è stata inaugurata la mostra dedicata al padre domenicano che immortalò i siti archeologici della Sardegna di fine Ottocento. Una preziosa documentazione ritornata nell’isola dopo un miracoloso ritrovamento negli archivi della British School at Rome

Incontro informativo a cura di Amanda Thursfield, Information Officer, The British Council, Roma In collaborazione con ERSU, Ufficio Relazioni Estere Università di Cagliari e le associazioni studentesche AEGEE, AIESEC, ELSA

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Nuraghi in bianco e nero. Immagini di Sardegna nelle foto di fra’ Mackey Sguardi inglesi sulle antichità sarde

Il Messaggero Sardo, Novembre, 2000 Maria Grazia Caligaris Le fotografie scattate nell’800 scoperte dall’Associazione Italia-Inghilterra nella British School di Roma

Sardegna immortalata nelle immagini inedite di un frate inglese Volo, Novembre, 2000 Mauro Pala

Il nuraghe e il tomista fotografo


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22 marzo

Pedro Pietri, Out of Order, CUEC, 2001

Con l’autore erano presenti Mario Maffi, curatore della raccolta di poesie, Mauro Pala e Alberto Lecca La manifestazione è stata successivamente replicata a Nuoro (Biblioteca Satta) e Roma (Centro Studi Americani).

La Nuova Sardegna, 24/03 Daniela Paba Pedro Pietri,esponente della «Portorican experience», presenta a Cagliari il suo ultimo libro

A sinistra:

Nei suoi versi la dura vita dei portoricani a New York

reading del 22 marzo.

Nuyorican, lingua corsara

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manoscritto di Pedro Pietri, Cagliari 2001. In alto: Pedro Pietri in un ritratto di Alice Maffi, 1995 Nella pagina seguente: fotocopia distribuita da Pedro durante il


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L’Unione Sarda, 18/04 O.S. Da Sabato a Cagliari una mostra di Italia-Inghilterra

Mutanti e paradossi dell’arte La Nuova Sardegna, 20/04

Le Mutanti, sette artiste alla Cittadella dei musei

21 aprile - 5 maggio

Ritorno dal Presente II

Mostra collettiva d’arti visive de Le Mutanti prodotta dalla Associazione Italia-Inghilterra, allestimento a cura di Alberto Soi Cittadella dei Musei, Cagliari

Le mutanti sono Rosanna D’Alessandro, Caterina Lai, Anna Marceddu, Anna Maria Pillosu, Anna Saba, Maria Spissu Nilson, Gabriella Viana

Da domani una mostra organizzata dall’Associazione Italia-Inghilterra

L’Unione Sarda Alessandra Menesini Una mostra nata quasi per gioco che approderà negli Stati Uniti tra qualche mese

Sette donne per giocare con l’identità

Alla Cittadella di Cagliari ingegno e provocazione con Le Mutanti

28 settembre

L’ambasciatore britannico in Italia Sir John Shepherd, KCVO CMG ha incontrato i soci nella sede della Associazione

3 - 29 novembre

Sardinia - Immagini sul paesaggio barbaricino contemporaneo

Mostra personale del fotografo gallese Pete Davis prodotta dall’Associazione Italia-Inghilterra in collaborazione con il Museum of Modern Art, Wales Catalogo con introduzione di Alistair Crowford Parco e Museo Civico Genna Maria, Villanovaforru

9 - 23 novembre

Britishness in Sardinia XIV Ciclo di conferenze

Brian Patten, poeta Poetry reading e presentazione dell’edizione italiana della raccolta di poesie Il gigante delle storie, Corbaccio, 2001; Il sogno preferito del mulo ed altre storie, Oedipus Ediz, 1999 Geoffrey Gray, Università di Cagliari Global English: Planetary Citizenship or Product of an Empire? Sulla traduzione letteraria - figura del traduttore, studi sulla traduzione, modi di tradurre, Longo Ediz., 2001 È intervenuto il curatore Franco Nasi, University of Chicago, introdotto da Mauro Pala

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Verso la fine degli anni cinquanta e l’inizio degli anni sessanta, a San Francisco, a New York, a Liverpool numerosi poeti ricominciarono a cantare e a recitare in pubblico. Cantavano e recitavano per un pubblico che non era quello che di solito leggeva poesia: i destinatari erano teenager, avventori di birrerie, amanti di musica jazz, gente qualunque. A Liverpool che, secondo Allen Ginsberg, era a quel tempo “il centro della coscienza dell’universo umano”, un gruppo di poeti e artisti mise insieme una specie di circo itinerante della poesia che si esibiva nei bar, nei teatri, delle piazze. Il più anziano del gruppo era, all’epoca dei primi reading nel 1961, un pittore ventinovenne, Adrian Henri. Accanto a lui Roger McGough. Terzo e più giovane: Brian Patten. Nato nel 1946 Brian abbandona a quindici anni la scuola, e giovanissimo comincia a pubblicare la rivista “Underdog”, su cui scrivono gli amici di Liverpool, ma anche i beat americani. Pur condividendo una poetica per molti versi simile che troverà voce nelle fortunate antologie del 1967 The Mersey Sound e The Liverpool Scene (Penguin, 1967), ciascuno dei tre poeti mantiene un proprio distinguibile stile sia nella recitazione in pubblico che nella scrittura. Henri leggeva spesso con accompagnamento musicale testi ricchi di ripetizioni, che davano alla lettura un andamento salmodiante. McGough, interpretava le poesie con tono distaccato, restando impassibile anche quando leggeva le sue composizione più comiche. Patten sembrava sempre di cattivo umore, completamente preso dalla lettura e pronto a litigare con chiunque avesse avuto qualcosa da ridire.

Brian Patten, ph Hugo Glendinning

La poesia di Patten, Selected Poems (Penguin, 2007) colpisce per la 65


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freschezza della lingua, per la linearità sintattica, per una musicalità mai irrigidita in forme chiuse. L’umorismo, a volte surreale a volte freddo e calcolato, disorienta e presenta per contrasto, con il sorriso amaro che fa sorgere, una realtà ancor più desolata e triste. Ma questo modo distaccato, a volte cinico di descrivere la fugacità delle cose non è la principale marca stilistica di Patten. Le armi più affilate di Patten sembrano essere piuttosto, da un lato, la capacità di riprendere in modo personalissimo i movimenti e i temi della lirica tradizionale e, dall’altro, l’abilità di condensare nello spazio di brevi composizioni una feconda esuberanza narrativa che spesso muovendo dal quotidiano s’inoltra in territori sconosciuti, surreali. Scrive d’amore Collected Love Poems (Harper, 2007) ma le poesie su questo tema, che utilizzano il lessico tradizionale della lirica, sono spesso crude, crudeli, segnate da una malinconia disillusa e totale. Si è parlato, a proposito della poesia di Patten, di Hard Lyric. Secondo Patten Hard Lyric significa “Essere in grado di usare la poesia lirica, la poesia lirica tradizionale per raccontare cose contemporanee, per parlare delle strade, della gente con la lingua del sole e dei fiori; non usare questa lingua solo per dire cose tenere, gentili, ma per dire cose terribili, cose molto aspre, mantenendo tuttavia il registro lirico. Fare che la lirica diventi qualcos’altro. Trasformarla”.

la storia e di cui il poeta è “innamorato”. Patten scava a fondo nei sentimenti interiori e li ripropone nella loro disarmante crudezza esorcizzandoli con il linguaggio della lirica. Tradurlo è stato un esercizio di spogliazione dai luoghi comuni del poetese e un viaggio in insospettati mondi paralleli.

Brian Patten è stato nostro ospite nel novembre 2001 e ci chiese come compenso di poter visitare Nuoro e i luoghi de Il giorno del giudizio di Salvatore Satta (Adelphi, 1990). Per una bibliografia completa si veda il sito www.brianpatten.co.uk.

La contrapposizione tra una lirica imbelle e rassicurante e una lirica dura, dark, viscerale è dichiarata programmaticamente nei versi iniziali di una poesia famosa come Meat: “Qualche pensierino carino,/ qualche saggia canzoncina,/ qualche osservazione confezionata con grazia,.../ non voglio darvi queste cose./ Voglio darvi carne,/ la carne splendida,/ la carne difettosa.” È la carne, con i suoi difetti e i suoi slanci, la carne nella sua concretezza, con il sangue e le malattie che la penetrano che muove

Franco Nasi è il traduttore italiano delle poesie di Brian Patten.

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I know at the outset that in writing these few words I will get nowhere near the heart of why I admire The Day of Judgment* as I do. At some point during their journey from the author’s imagination to the page even the best of books can be polluted by the outside world – whether because of publishers harassing the author to finish the work, as if the book were some kind of commodity, or because the authors themselves feel under financial pressure to finish and release it. Where’s the next book? asks the agent, the editor, the reader, all unconsciously implying that the last has been used up, chewed and devoured like a meal or sucked of its juices like a spider sucks a fly. If Satta had worked in such a world as an author, The Day of Judgment would not – could not – have existed as it does. William Wordsworth’s description of the essence of poetry – “emotion recollected in tranquility” applies to The Day of Judgment. To see it simply as a novel belittles it. I remember reading a benign review of Satta’s book by Julian Barnes. While admiring it, his criticisms ranged from complaining that the book was too static to having undeveloped characters. His praise, when given, was tempered by buts. One of his complaints is that Satta was not advancing the narrative! Reviewing it as a mere novel is a mistake and belittles it. It belongs to that very small handful of books that were never and could never have been part of a hurrying world. It is a great poem, a mirror held up to the souls of ghosts. Satta’s writing is more akin to an act of meditation or prayer than an attempt to write a work of fiction. When I visited Franco Staffa in Cagliari in 2002 it must have seemed strange to him that the one thing this English poet wanted was to traipse around Nuoro on a cold winter’s day. What I wanted to do was peel away a brief layer of time, and attempt to see a little of the physical world in which Satta’s characters lived. I thought this

might help me see a little deeper into the world he portrayed. It was a world he lost, a world which I suspect somewhere in his middle years he began to believe he had somehow betrayed, or at least was in danger of betraying if he – an articulate man – did not stand witness. In writing the book he was seeking redemption from whatever it was that plagued him and drove him on. This is a highly personal reading of the book, coloured by my own circumstances when I first came across it. My mother had not long died and I had just written a sequence of poems about childhood with her in the back streets of Liverpool. I had written about the working class people of that time as “the loose change of history, spent without caring.” The Day of Judgment is not a well-known book in Britain. I found it by accident in a shop that was selling remaindered books, sadly these are often the best kinds of shop to look for great literature in Britain. I believe that in writing his book Salvatore Satta was attempting to rescue from oblivion the world that had shaped him. That he took thirty years or so writing it lends the book a great dignity. It is majestic, without hurry. There was no one screaming for it to be finished because those for whom it was being written were already dead. The fact that they were dead did not lessen his need to write it, it simply lessened the need fore him to hurry and finish it. Some books are acts of magic written by a magus. Such is The Day of Judgment.

Il testo è una recente rielaborazione, curata dallo stesso Brian Patten, del suo contributo inviato al convegno di studi sattiani promossi dall’Università di Cagliari nel 2002. * The Day of Judgment by Salvatore Satta, as translated by Patrick Creagh

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26 aprile - 12 maggio

9 settembre - 30 ottobre

Mostra collettiva d’arti visive de Le Mutanti prodotta dalla Associazione Italia-Inghilterra, direzione artistica di Alberto Soi.

Mostra collettiva d’arti visive de Le Mutanti prodotta dalla Associazione Italia-Inghilterra, direzione artistica di Alberto Soi

Le mutanti sono Rosanna D’Alessandro, Caterina Lai, Anna Marceddu, Anna Maria Pillosu, Anna Saba, Maria Spissu Nilson, Gabriella Viana

Le mutanti sono Rosanna D’Alessandro, Caterina Lai, Anna Marceddu, Anna Maria Pillosu, Anna Saba, Maria Spissu Nilson, Gabriella Viana

The Mutants

Le Mutanti - 7 Artists from Sardinia

Istituto Italiano di Cultura, Chicago, USA

Visual Art Center and Diboll Gallery, Loyola University, New Orleans, USA

8 - 21 maggio

15 novembre

Incontri con l’autore

Michael Lugton, Head of the Constitution and Parliamentary Secretariat in the Scottish Executive, Edinburgh Ha introdotto Gianmario Demuro, Università di Cagliari

Britishness in Sardinia XV

Devolution for Scotland: How is it Working?

Desmond Egan, poeta irlandese Poetry reading e presentazione dell’edizione italiana della raccolta di poesie Poesie Scelte, Edizione Tracce, 1998, e The Hill of Allen, Goldsmith Limited Editions, 2001 Introdotto da Giuseppe Serpillo, Università di Sassari Frank McCourt, scrittore Presentazione dell’edizione italiana de Le ceneri di Angela, Adelphi, 1997, Che paese è l’America, Adelphi, 2000 The Periphery in the Center, Sardinia in the Ancient and Medieval Worlds,

L’Unione Sarda, 18/02 Giulia Clarkson

BAR International Series, Archeopress, Oxford 2001

È intervenuto l’autore Robert Rowland Jr., Dean, Loyola University, New Orleans Ha introdotto Carlo Tronchetti, direttore nella Soprintendenza Archeologica di Cagliari e Oristano

“Un’isola oltre il mare”

Lo spettacolo, la cultura e l’arte della Sardegna presto in vetrina a Chicago

20 luglio - 18 agosto

ANCAMAROGAS

Mostra collettiva d’arti visive de Le Mutanti prodotta dalla Associazione Italia-Inghilterra, direzione artistica e allestimento di Alberto Soi.

L’Unione Sarda, 15/05 Giancarlo Ghirra Frank McCourt: un sorriso contro la miseria

Che risorsa, gli emigrati

Un successo planetario arrivato a sessant’anni dopo una faticosissima vita nel “sogno” americano L’Unione Sarda, 19/05 A.M. Martedì a Cagliari l’archeologo Robert J. Rowland

S’Iscolasticu, Dorgali

Le mutanti sono Rosanna D’Alessandro, Caterina Lai, Anna Marceddu, Anna Saba, Maria Spissu Nilson, Gabriella Viana

Sardegna, la periferia nel centro 68


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Rosanna D’Alessandro, Caterina Lai, Anna Marceddu, Anna Maria Pillosu, Anna Saba, Maria Spissu Nilson, Gabriella Viana: iridescenze di PATRM, bagliori di licuccos, colori cubani, volumi gessosi, enigmatiche scritture, texture di inconsueto quotidiano popolano, tra il 2000 e il 2001, la sale del Parco Museo Genna Maria a Villanovaforru e della Cittadella dei Musei a Cagliari annunciate da un’immagine evanescente di figure sfocate su un crepuscolo.

tornata a ritirarsi nel chiuso dei singoli studi, matura forse per un prossimo futuro un nuovo mutamento, un nuovo confronto dialettico tra mutate mutanti.

Il catalogo – esso stesso oggetto mutante nella discontinuità di formato e di lettura delle pagine, nella possibilità di decostruzione e ricostruzione delle sequenze di lettura – raccoglie la loro dichiarazione di intenti: “Il mutamento. Perenne, immutabile. Idea frastagliata e flessibile, essenza della vita e del vivere, invade la materia e, più intimamente, l’essere, l’anima, la formazione stessa del pensiero e dei linguaggi espressivi. Sarà che divenire e mutare ci appartiene perché nella nostra natura femminile, generatrice di idee e di vita; sarà che questa appartenenza facilita il riconoscersi che quasi per gioco abbiamo iniziato un percorso... un viaggio. Primo approdo un’altra isola, l’Inghilterra che ci accoglie e ci saluta con il nome The Mutants. Superficie e Spazio sono i nostri luoghi. Il nostro viaggio prosegue”.

La prima mostra de Le Mutanti si è tenuta alla School of Art Gallery di Aberystwyth in Galles nel 1999, sono poi seguite le mostre a Villanovaforru, Cagliari, Dorgali e negli Stati Uniti a Chicago e New Orleans rispettivamente presso l’Istituto Italiano di Cultura e presso il Visual Arts Center della Loyola University. Tutte le mostre sono state prodotte dalla Associazione che ne ha curato la circuitazione sia in Sardegna che in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

Nuove opere traverseranno l’anno successivo l’Atlantico nelle mostre The Mutants a Chicago e a New Orleans e saliranno a Dorgali con Ancamarogas segnando il momento di massima fecondità del gruppo che riesce ad evadere dai recinti soggettivi della singola individualità artistica creando mostre-allestimenti che divengono coopera unitaria di cui leggere in trama e ordito un senso superiore alla somma aritmetica dei sensi. Da allora, e sino ad oggi, l’infinita mutazione della creatività è 69

Alberto Soi, grafico, specializzato in divulgazione e allestimenti culturali, ha curato la comunicazione e gran parte degli allestimenti de Le Mutanti.


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Da: @aol.com A: “Italia-Inghilterra” <italiainghilterra@tiscalinet.it Data Invio: giovedì 16 maggio 2002 21:31 Oggetto: Re: A big thank you Dear Franco: We had a pleasant and uneventful return to Rome and are already missing the warm hospitality of Sardegna. Thanks for a memorable couple of days and we look forward to seeing you again in either Sardegna or New York. Ciao, Ellen and Frank McCourt

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6 novembre

Sua Altezza Reale Carlo, Principe di Galles, ha conferito l’onorificenza MBE a Franco Staffa

ANSA, 06/11 Franco Staffa nominato cavaliere impero britannico da principe Carlo. Onorificenza a presidente Italia-Inghilterra “Franco Staffa, come presidente di “Italia-Inghilterra” – recita la motivazione – promuove da molti anni le relazioni britannico-sarde con grande entusiasmo, organizzando numerose iniziative culturali e mostre di interesse anglo-italiano, sia autonomamente, sia in collaborazione con l’Ambasciata britannica o il British Council, l’Ente britannico per le relazioni culturali con l’estero. La collaborazione con il British Council ha contribuito inoltre ad incrementare in maniera significativa il numero di studenti sardi che scelgono di proseguire gli studi nel Regno Unito; mentre il valido legame stabilito con l’Università del Galles ad Aberystwyrh, ha portato ad effettivi scambi linguistici e cultural

L’Unione Sarda, 07/11 Emanuele Dessí La prestigiosa onorificenza consegnata ieri a Roma al presidente dell’associazione Italia-Inghilterra

Un sardo alla corte di Elisabetta

Franco Staffa riceve dal principe Carlo il titolo di baronetto

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La Nuova Sardegna, 07/11 Daniela Paba Franco Staffa membro dell’«impero» britannico

Elisabetta premia un sardo The Times, 08/11 Richard Owen

Prince in Italy to see art and confer honours


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12 febbraio

26 marzo

www.italiainghilterra.org è on line

Sua Maestà Elisabetta II riceve Franco Staffa a St. James’s Palace a Londra

marzo

Primo numero della newsletter A Road to Go

(da pronunciarsi rigorosamente con un forte accento cagliaritano)

21 febbraio - 11 marzo

Britishness XVI

Ciclo di conferenze e seminari

Manuale di traduzione dall’inglese, Bruno Mondatori, 2002 Sono intervenuti i curatori Romana Zacchi, Università di Bologna e Massimiliano Morini, traduttore, introdotti da Mauro Pala

Seminario sulla traduzione

A cura di Massimiliano Morini Peter Gregory Jones, Università di Cagliari Let Me Assure You, Madam, That I Never Swear Unless I Can Fxxxing Help It!- Un’analisi imparziale del turpiloquio britannico John Douthwaite, Università di Cagliari Lingua e identità: le varietà dialettali e sociali dell’inglese contemporaneo

L’Unione Sarda, 28/02

Quando l’inglese diventa un sito Internet L’Unione Sarda, 11/11 Web/Notizie sull’attività ma anche link

Sito Internet pieno di risorse per l’associazione Italia-Inghilterra

L’Unione Sarda, 23/02 Mauro Pala Romana Zacchi e Massimiliano Morini propongono un saggio di estremo interesse

La traduzione? È la bella arte del compromesso

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L’Unione Sarda, 23/03 Emanuele Dessì

Franco Staffa incontra la regina Elisabetta

“Un sardo alla corte di Sua Maestà la Regina. Mercoledì alle 18, a Londra, Franco Staffa, da 16 anni presidente dell’associazione culturale Italia-Inghilterra, sarà ricevuto da Elisabetta II a St James’s Palace, nella Throne Room, la stanza del trono. L’iniziativa rientra nei festeggiamenti per il 50° anniversario dell’incoronazione della Regina. Elisabetta II vuole tributare in prima persona la sua gratitudine a quanti, nel mondo, contribuiscono a tenere alta la cultura del Regno Unito. Gli invitati sono 70, ma solo 7 saranno ricevuti dalla regina nella stanza del trono. Tra questi c’è Franco Staffa. Nato a Quartu 48 anni fa, laurea nel ’79 con 110 e lode in Lingua e letteratura straniera, Franco Staffa insegna dal 1980 all’ITC Mattei di Decimomannu. È stato il primo sardo ad essere insignito del titolo di baronetto: era stato il Principe di Galles, Carlo d’Inghilterra, il 6 novembre scorso a Roma, a consegnare a Sir Franco le insegne dell’Ordine dell’Impero Britannico.

16 - 24 maggio

Lavori Italiani/Italian Works

Mostra d’arti visive di Lucy Fradkin e Arthur Simms, artisti statunitensi Galleria Officina Ceramica, Cagliari

L’Unione Sarda, 30/05 Mauro Pala Oggi presentazione del primo “Quaderno di Italia-Inghilterra”

L’inglese secondo gli inglesi

Ospiti due dirigenti del British Council

30 maggio

Quaderni dell’Associazione culturale Italia-Inghilterra Vol I 2002/2003

Presentazione del volume Relatori Tony Buckby, Director of Language Services, The British Council, Italy Laura Sanna, Università di Cagliari Franco Staffa, Associazione Italia-Inghilterra Malcolm Griffiths, The British Council, U.K. Velvet Revolutions and Language Revolutions: Experiences of Language Teaching in Post-communist Central Europe

18 luglio – 10 agosto

14 Artists from the Department of Visual Arts

Mostra collettiva d’arti visive prodotta dalla Loyola University, New Orleans, USA Parco e Museo Civico Genna Maria, Villanovaforru

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La Nuova Sardegna, 30/05 S.G. Questa sera alla Camera di Commercio

Per «Italia-Inghilterra »: sedici anni di cultura festeggiati con i Quaderni L’Unione Sarda, 16/07 A.Z.

Quattordici artisti di New Orleans al museo di Sa Corona Arrubia L’Unione Sarda, 30/07 Maria Dolores Picciau Sperimentazioni proposte dalla prestigiosa Loyola University e dall’associazione Italia-Inghilterra

Qui America

Artisti da New Orleans


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La Sardegna senza Lawrence, AIPSA Edizioni, 2003

July 12, 2003

È intervenuto l’autore Nigel Foxell

Dear Dott. Staffa:

L’Unione Sarda, 01/05 Giorgio Pisano

This is to acknowledge receipt of the serial entitled:

L’amante di Lady Sardegna e il reportage dal finestrino

Quaderni dell’Associazione culturale Italia-Inghilterra

L’Isola del ’21 in un diario di viaggio fuori dagli schemi. Un grande Inglese ci racconta con passione e ironia

Thank you very much for mailing the booklet, it is greatly appreciated. The Library of Congress is continually making the efforts to add new materials to its collections, and your publications are a welcome addition to our Library. Your name has been added as a new gift partner to the Library of Congress. Any materials you might like to send us in the future please send them to the following address:

L’Unione Sarda, 01/05 Giorgio Pisano L’opinione di Nigel Foxell, profondo conoscitore dello scrittore britannico, sul libro nato da una Cagliari - Olbia sui binari

Cambridge non ha dubbi: «Rassegnatevi, David vi adorava»

Library of Congress European/Latin American Acquisitions Division Western European Acquisitions Section Gifts 101 Independence Ave., S.E. Washington, D.C. 20540-4184 U. S. A

L’Unione Sarda, 15/10 Mauro Pala Oggi presentazione

Un inglese sulle orme di Lawrence L’Unione Sarda, 25/10 Giorgio Pisano Lettera aperta al professor Nigel Foxell che ha ripercorso le tappe d’un celebre viaggio

Please feel free to contact us if you have any questions. With best regards,

«È questa la Sardegna? Lawrence, io ti perdono»

Nawal Kawar (Ms.) Acquisitions Specialist (Italian) Western European Acquisitions Section Library of Congress

Nuove opinioni sull’Isola e qualche sommessa polemica nel rifare, ottant’anni dopo, il percorso di Sea and Sardinia

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L’Unione Sarda, 11/11 Nigel Foxell Nigel Foxell interviene su Sea and Sardinia e sul suo La Sardegna senza Lawrence

I sardi sono “stupid”? Per sir Herbert era un complimento L’Unione Sarda, 05/04/04 Gianni Filippini Uno stimolante libro di Nigel Foxell

Grazie Deledda nel bagaglio di Lawrence L’Unione Sarda, 15/11

Gemellaggio economico tra l’Isola e il Regno Unito


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A vederlo, molti italiani lo definirebbero singolare, bizzarro. E lì si fermerebbero. Invece Nigel Foxell è solo e soltanto autenticamente inglese. By Appointment of Her Majesty, targato come uno scotch di qualità, come non avrebbe saputo fare la fisiognomica di Niceforo o quella lombrosiana. Perfetto, in un certo senso: a dispetto dei suoi settant’anni superati con leggerezza, indossa pantaloni rigorosamente più corti del necessario, calzini da sandalo, camicia da pensionato hawayano e – a seconda dei casi - cappelli oh my God che-fine-ha-fatto-l’Impero o papaline da hippy che non è riuscito a liberarsi della sindrome indiana. Il professor Foxell è un uomo colto, arguto, romantico, sensibile. Certo, fuori dal tempo e dall’orologio della storia. Uno che lascia l’Inghilterra per mostrare la Sardegna - wild and dramatic - a sparuti gruppi di connazionali che sono turisti e vorrebbero essere viaggiatori. Viaggiatori come Lawrence che Foxell ha inseguito a oltre settant’anni di distanza dall’incursione-lampo (sei giorni) che lo scrittore inglese fece nel 1921.

ha mostrato il suo vero volto, abbarbicato a radici di millenni e per niente assimilabile a un giudizio superficiale, frettoloso e sbagliato. Né wild né dramatic: semplicemente sardi.

Giorgio Pisano, giornalista de L’Unione Sarda ha intervistato Nigel più volte e con lui ha intessuto, sulla pagine del giornale, un interessante dibattito su Lawrence e la Sardegna.

Lawrence cercava in Sardegna la purezza degli uomini non contaminati da un certo tipo di civiltà, affermando – perdono – che Nuoro era bella innanzitutto perché non aveva monumenti. E questo la dice lunga sul dandysmo irrequieto di una stagione letteraria che cercava se stessa lontano dal tetto della Regina. In Sea and Sardinia, Lawrence trovò il buon selvaggio che cercava, adorabile nel suo essere così sporco-scortese-incivile-analfabeta da far uggiolare di gioia. Non s’era accorto che si trattava di altra merce umana: braccianti, sottoproletari. Foxell, che si è mosso sulle sue orme dopo tanti anni, lo ha capito invece molto bene. E lo racconta con onestà nel saggio Sardegna senza Lawrence, certo preoccupato di difendere i colori nazionali, la sacralità del grande scrittore e anche di non offendere - seppure a posteriori - quella gente che nel frattempo 75

Nigel Foxell è un travel writer londinese, è stato ospite della Associazione nel 1988 e nel 1999. Durante quest’ultimo soggiorno ha ripercorso con i soci parte del viaggio di D.H. Lawrence. Sollecitato da questa esperienza ha scritto La Sardegna senza Lawrence (AIPSA, 2003). Il libro presentato a Cagliari nel 2004 è stato successivamente pubblicato in inglese per i tipi della Hearing Eye di Londra. L’edizione inglese è stata presentata una prima volta a Cagliari nel 2005 e successivamente nel 2006 presso l’Istituto Italiano di Cultura di Londra nell’ambito di una manifestazione da noi organizzata per far conoscere al pubblico inglese il premio letterario sulla letteratura di viaggio dedicato a Lawrence e promosso dalla Provincia di Cagliari.


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Sea and Sardinia venne scritto quasi per caso, sostanzialmente su richiesta dell’editore, e per inquadrarlo storicamente non bisogna dimenticare che si tratta di una tappa di quel viaggio senza ritorno che Lawrence intraprese nel 1919 lasciando l’Inghilterra in parte per motivi di salute, ma assai più a causa di una crescente, istintiva incompatibilità con il pensiero e il costume mainstream inglesi. Si tratta, in primo luogo, di un libro contro la modernità: nei confronti di quest’ultima la Sardegna costituisce, in un certo senso, un antidoto. Questa relazione di viaggio va anche riportata allo spirito dominante negli anni Venti, quando soluzioni come la rivoluzione sociale – sono frequenti i commenti a quella sovietica, appena verificatasi – o cesure radicali rispetto alla tradizione artistica, come il fenomeno delle avanguardie, sono all’ordine del giorno. Rientra in questa percezione lo stesso modernismo in cui Lawrence viene inserito, seppure più per le sue posizioni polemiche che per la sperimentazione letteraria in senso stretto. Nel corso del suo viaggio in Sardegna, Lawrence ribadisce una radicale sfiducia nell’interpretazione positivista, progressiva ed eurocentrica della Storia, anche sulla scorta della tragica esperienza della Grande Guerra. Egli ribadisce, con l’esperienza sarda, convinzioni già maturate negli anni e che in questo viaggio uno sfondo geografico appropriato, primitivo e selvaggio, rende ancora più chiare. La Sardegna rientra in un ideale itinerario utopico pre moderno che lo scrittore ritiene di scorgere nei luoghi più disparati, criticando aspramente tutti gli aspetti che identifica con la civiltà occidentale. La Sardegna è per Lawrence il fulcro e l’esempio tangibile della validità di certe sue idee che poi si troveranno anche in Kangaroo e The Plumed Serpent. Va detto che la relazione di viaggio come genere va ampliando nel Novecento la propria sfera d’azione, per

cui, nonostante le dimensioni ridotte, Sea and Sardinia si candida a bilancio di un’intera civiltà, e della crisi di questa, in un preciso momento storico. Tra i maggiori esponenti della letteratura inglese novecentesca probabilmente nessuno fu più critico nei confronti della civiltà europea di D.H.Lawrence. Di origini operaie, nato e cresciuto nell’inospitale distretto minerario di Notthingham, egli considera la modernità, vista come l’estendersi a livello mondiale della tecnologia e della massificazione – di cui la democrazia è un aspetto deprecabile –, l’origine di tutti i mali, un problema planetario che va però risolto a livello personale. Quest’ultimo aspetto del suo pensiero colloca Lawrence in quella tradizione strettamente individualistica del travelogue anglosassone, che assume però qui una piega inattesa, candidandosi a strumento di polemica politica sia per bocca dei personaggi incontrati durante il percorso sia attraverso i protagonisti dei romanzi legati a esperienze di viaggio che presentano sempre marcati tratti autobiografici. Al di là dei problemi contingenti, legati alla tubercolosi, che spinsero Lawrence e sua moglie Frieda costantemente verso climi caldi, i trascorsi in Messico, Australia, Sri Lanka o, infine, in Provenza ne fanno uno scrittore di viaggio intimamente idiosincratico, e senza dubbio atipico rispetto ai suoi antecedenti nella genealogia del Grand Tour. Poiché, come si è detto, Lawrence considera la Gran Bretagna culturalmente defunta, egli volgerà l’attenzione a tutti quei luoghi dove l’incalzante massificazione non ha ancora prevalso. L’Italia sarà così una meta ricorrente, dal 1912 con Twilight in Italy fino a Etruscan Places, che uscirà postumo nel 1932. Nel corso di tali frequentazioni le tappe consuete per il Grand Tour di Venezia Roma e Firenze non sono quasi contemplate, se non per accentuare il contrasto rispetto a mete alternative e inusuali; in ambito italiano 76


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Lawrence si dirigerà provocatoriamente verso aree periferiche prediligendo espressioni artistiche eterodosse, respingendo la retorica, imperante proprio in quegli anni, incentrata su Roma e sulla sua storia imperiale. Anzi, proprio Roma come culla della civiltà occidentale rappresenta un bersaglio ricorrente, come anche il Rinascimento italiano considerato secondo la concezione di Burkhardt, che di quell’ideale umanistico occidentale sarebbe la naturale prosecuzione: in entrambi i casi l’armonia rassicurante è per Lawrence solo una patina ideologica, alibi al caos della modernità, e il rimedio va cercato altrove, in una dimensione arcaica ancora incontaminata ma, come si evidenzia proprio in Sardegna, dai contorni storici molto vaghi. Con simili presupposti, non stupisce che Lawrence rifiuti e stravolga quell’immagine dell’Italia sedimentata nella letteratura del Grand Tour confacente ai gusti della borghesia vittoriana. La sua polemica va intesa peraltro come vera e propria ribellione sociale, sia nei confronti della classe operaia dove era nato e cresciuto, sia verso la borghesia di cui frequentava gli ambienti da scrittore di successo. L’incerta identità e la travagliata collocazione sociale gli valsero prima l’ostracismo e la censura in patria, e, allo stesso tempo, costituirono una costante nella profonda inquietudine che caratterizza il suo nomadismo. Un simile rigetto delle proprie origini, pur all’interno di un circuito di comunicazione prettamente borghese, ripropone, un secolo più tardi, le modalità di comportamento tipicamente romantiche dell’altro grande esule volontario sulla scena letteraria inglese, Lord Byron. Sea and Sardinia rispetto a Italian Hours di James risulta agli antipodi sia per la scelta delle mete che per il giudizio complessivo espresso sulla penisola. L’incipit perentorio esprime l’urgenza del viaggio: “Viene addosso l’assoluta necessità di muoversi”.

E come viene motivata la scelta della destinazione? “Dove allora? La Spagna o la Sardegna. La Sardegna che non assomiglia a nessun luogo. La Sardegna che non ha storia, né età, né razza, nulla da offrire. Vada per la Sardegna. Dicono che né i Romani né i fenici né i greci né Arabi conquistarono mai la Sardegna. Essa sta fuori, fuori dal cerchio della civiltà. Come i paesi baschi. Certo, ora è italiana, con le sue ferrovie e i suoi autobus. Ma c’è ancora una Sardegna indomita. Giace nella rete della civiltà europea, ma non è stata ancora tirata in secco. E la rete si fa vecchia e lacera. Molti pesci sgusciano dalle maglie delle vecchia civiltà europea. Come quella grande balena che è la Russia. E forse anche la Sardegna. La Sardegna dunque. Vada per la Sardegna”. Esprimendosi in questi termini Lawrence non evidenzia certo una notevole competenza sulla storia sarda, e la scelta dell’isola è dettata esclusivamente dall’ossessione, sorprendentemente affine a Spengler, del tramonto dell’Occidente da cui occorre immediatamente allontanarsi per non restare infetti dall’ennui che questo propaga. L’idea della Sardegna “fuori dalla storia” si inserisce curiosamente tra considerazioni su eventi remoti, come le varie invasioni non riuscite, e sviluppi recentissimi della storia contemporanea, come la rivoluzione bolscevica in Russia. In una simile visione sinottica – o, piuttosto, congerie di eventi – la prospettiva storica collassa in grossolane approssimazioni che non hanno mai un riscontro in fatti precisi e documentati, ma trova un pittoresco surrogato nella descrizione di impressioni in momenti particolari. Sono queste sensazioni, amplificate dal riferimento a civiltà del passato, a prevalere poi su uno sfondo storico decisamente improvvisato. A questo punto si potrebbe liquidare Sea and Sardinia come documento storico inattendibile e visita parziale, incompleta e fortemente umorale ai luoghi sardi (perché Nuoro e non Sassari? perché 77


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13 novembre

Sorgono e non Alghero?). Ma non sarebbe la chiave di lettura giusta. Come già accennato, non si tratta infatti di un baedeker e Lawrence sostituisce un discorso mitopoietico ad uno propriamente storiografico, dimostrando, proprio in questo scarto le sue grandi qualità letterarie: in una scrittura introspettiva e impressionistica, dove i luoghi sono stimolo a continua introspezione, la cronaca va decodificata come sismografia di sentimenti, secondo un gioco di rispondenze già teorizzato da Keats e Shelley. Facendo aggio su una sensibilità esasperata, Lawrence è uno dei primi scrittori ad acquisire una competenza specifica in ambito psicoanalitico e la prima versione del suo Fantasia of the Unconscious, intitolata Psychoanalysis and the Unconscious, venne pubblicata, non a caso, proprio nel 1921, contemporaneamente cioè alla stesura di Sea and Sardinia.

L’ambasciatore britannico in Italia Sir Ivor Roberts, KCMG ha incontrato i soci nella sede della associazione

14 novembre

Franco Staffa nominato segretario onorario per la Sardegna della British Chambre of Commerce for Italy

Sono intervenuti Sir Ivor Roberts, KCMG, Ambasciatore britannico in Italia Gian Bruno Bruni, presidente British Chambre of Commerce for Italy

28 novembre – 5 dicembre

Must the United States and Europe Re-Invent the Trans-Atlantic Partnership?

Incontri di studio Relatori John Rossant, European Editor for “BusinessWeek”, Paris Antonella Caruso, redattrice per il Nord Africa e Medio Oriente di “Limes”, rivista italiana di geopolitica Tony Barber, Bureau Chief for the “Financial Times” in Rome Of Founding Fathers and Big Brothers: Italy, Europe and the Changing Transatlantic Relationship

Ci siamo occupati di D. H. Lawrence una prima volta nel 1999 con una gita sul Trenino Verde sulle orme di Lawrence cui partecipò tra gli altri il travel writer londinese Nigel Foxell che poi scrisse La Sardegna senza Lawrence (AIPSA, 2003). Più recentemente nel giugno 2006 abbiamo curato la manifestazione “In viaggio con Lawrence ed altri scrittori” ed ancora abbiamo collaborato attivamente con l’Assessorato alla Cultura ed Identità della Provincia di Cagliari alla istituzione e presentazione a Londra del Premio letterario Lawrence dedicato alla scrittura di viaggio.

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The strong bond between the Associazione culturale Italia-Inghilterra and the British Chamber of Commerce for Italy dates back to 1991 when the Associazione first became a member of the Chamber. It is essential that an organisation such as the British Chamber of Commerce for Italy, which represents the English Speaking Speaking Business Community throughout the country, has strong foundations on a broad regional basis and the Associazione culturale Italia-Inghilterra has been a cornerstone to strengthening our organisation in Sardinia.

The broad range of topics has stimulated our thinking, has created a unique mix of business with culture and most of all, has increased the opportunities for our members in Sardinia and beyond. Thank you Franco for your enthusiasm, for you commitment and most of all for the tremendous support of the Associazione culturale Italia-Inghilterra in this your anniversary year.

In November 2003 Franco Staffa MBE, President of the Associazione, was nominated Honorary Secretary and a Sardinian Branch of the Chamber was established for the first time after ninetynine years since the Chamberâ&#x20AC;&#x2122;s foundation. The Branch was inaugurated by HM Ambassador Sir Ivor Roberts at a high profile reception attended by representatives of the Chamber, as well as the local business community and sponsored by Deloitte. The enthusiasm of Franco, together with his regional committee and the tremendous support of the Associazione culturale Italia-Inghilterra have led the Sardinian Branch to be one of the most successful in the country. The Cultural Dimension is, however, the element which most distinguishes the Sardinian Branch. By organising joint events with the Associazione culturale Italia-Inghilterra Franco and his committee have uniquely intertwined the promotion of cultural events with the development of the English Speaking Business Community, creating new points of contact and broadening the interest for our members. The long list of events since the inauguration of the Sardinian Branch speaks for itself.

Lâ&#x20AC;&#x2122;Associazione Italia-Inghilterra dal novembre 2003 ospita nella propria sede la Branch for Sardinia della British Chamber of Commerce for Italy.

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David Crackett è il presidente della British Chamber of Commerce for Italy.


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1 febbraio

Cagliari si mobilita per Pedro

La Nuova Sardegna, 31/01 Domani a Cagliari un reading dedicato al grande poeta bisognoso di aiuto

Pedro Pietri, una serata di solidarietà L’Unione Sarda, 31/01 Francesca Fradelloni Domani, dalle 18, a Cagliari

Una serata di poesia per aiutare Pietri l’artista nuyorican L’Unione Sarda, 03/02 Francesca Fradelloni Mario Pischedda, i Machina Amniotica e Alberto Lecca in scena per il poeta Pietri

Tutti insieme per salvare Pedro il nuyorican

L’Unione Sarda, 05/02 Francesca Fradelloni Si è conclusa la due giorni di solidarietà dedicata al poeta nuyorican Pedro Pietri

Pensando a Pedro, con una lacrima e una grande risata

L’Unione Sarda, 13/02 Francesca Fradelloni Da domani a Cagliari manifestazione di beneficenza per Pedro Pietri

Nuyorican poetry café

Lettere e musica per 2 giorni alla Marina L’Unione Sarda, 06/03 Francesca Fradelloni

Si è spento ieri Pedro Pietri il nuyorican

Pedro Pietri in una cartolina da New York.

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Woke up this morning feeling excellent, picked up the telephone dialed the number of my equal opportunity employer to inform him I will not be in to work today. “Are you feeling sick?” the boss asked me “No Sir,” I replied: “I am feeling too good to report to work today. If I feel sick tomorrow I will come in early!” Telephone Booth #905 1/2 by Pedro Pietri

Esteves, Miguel Pinero, Bimbo Rivas, fra gli altri, danno vita ad una ininterrotta performance a base di musica, poesia e pittura dalle radici latine ma innestate in un contesto metropolitano anglofono e yankee. Questa poesia non amplifica in modo retorico la rivendicazione identitaria di un popolo -quello portoriquenosfruttato ed emarginato, quanto piuttosto, come ben chiarisce la poesia d’apertura, sferra un attacco ironico, ovvero indiretto, al potere onnipresente e onnivoro: “dillo tutto, ma dillo di sbieco”, suggeriva Emily Dickinson, e Pietri fine conoscitore di poesia ma anche autore istintivo, savant sauvage, assai saggio nella sua naiveté accorata, dà una voce a Milagros, Olga e Manuel, i dannati della sua personale Spoon River, “morti ieri e oggi e che torneranno a morire domani/Sempre al verde/ Sempre in debito/ Senza mai sapere /che sono gente meravigliosa/Senza mai sapere/la geografia della loro carnagione”. Terminologia burocratica, spaventosa nel suo anonimato asettico, slogan pubblicitari, ostentatamene fasulli, espressioni gergali, eco della ghettizzazione, tutto si mischia in un pastiche linguistico suggestivo, dove l’alienazione modernista è resa leggera da un nonsense esilarante. Un reading memorabile dell’Obituary si svolse a Cagliari, e il crescendo delle voci di Pietri e Maffi seppe far rivivere le contraddizioni terribili del popolo nuyorican. In quell’occasione, invitato da Italia-Inghilterra, il Reverendo Pedro trovò un ambiente congeniale, e non è un caso che la raccolta Out of Order venne pubblicata per la prima volta proprio a Cagliari nella collana “Estro Versi” della CUEC, diretta da Antonello Zanda e Alberto Lecca. Pur non conoscendo l’italiano, Pedro capiva al volo, in occasione di questi incontri, allusioni e silenzi, e si sentiva fra amici, intuendo forse della sardità l’elemento meticcio, così affine alle sue origini corse e ribelli. La copia di Out of Order che gli consegnai per la lettura era

Difficile da interpretare e impossibile da classificare il fenomeno Pedro Pietri, per la moltitudine di fonti e suggestioni che animano il cappellaio matto di Alice -secondo la definizione dell’amico e mentore Mario Maffi- un cappellaio resuscitato e cresciuto nel calderone linguistico e culturale newyorchese. Il Reverendo Pedro della Chiesa di Santa Maria dei Pomodori è infatti l’epigono tragico -perché comico- di una tradizione che sfrutta il bilinguismo anglo ispanico non come gioco auto referenziale, ma come cifra di una visione del mondo profondamente ironica e dunque estremamente raffinata. Il Puerto Rican Obituary che Pietri pubblica nel 1973 è un esplosivo manifesto e compendio della poesia nuyorican, forma artistica sinergica e meticcia dove Miguel Algarin, Sandra Maria 81


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10 marzo

difettosa, con il testo capovolto rispetto alla copertina. “That’s the right one!” commentò entusiasta, a conferma della prospettiva corretta – quella a testa in giù – che caratterizzava il suo mondo di reietti, popolato dagli “scarafaggi metropolitani”. Italia-Inghilterra, che aveva reso possibile quell’incontro, organizzò una serie di manifestazioni nel 2004 quando si diffuse la notizia che Pedro era gravemente malato. Si proiettarono filmati e si raccolsero fondi, e la sua immagine, vera icona, che lo voleva immancabilmente vestito di nero e con berretto floscio in testa, si materializzò nelle serate del quartiere Marina. La solidarietà sembrò funzionare, ma purtroppo solo per poco, come antidoto contro il tumore, probabilmente contratto durante il suo servizio in Vietnam. Nell’ultima telefonata da New York mi chiedeva urgentemente copie del libro. “Get me those books, soon”: tono concitato, impaziente, come se i libri potessero sconfiggere la malattia. Lo vogliamo ricordare come piacerebbe a lui, attraverso la sua arguzia del non detto: “Porque the poem nunca dice lo que dice. “El poema always says what it doesn’t say.” Un’intelligenza della vita che faceva della dimensione liminale e del provvisorio delle risorse. A disposizione di tutti coloro che sanno ascoltare.

What is in, What is out in Current English Usage?

James Banner, Director External Courses, Hilderstone College, Broadstairs, UK

8 aprile

Faticare, lottare vincere in Gran Bretagna - tre sardi si raccontano Tavola rotonda

Relatori Antonella Ibba di Morgongiori – produttrice televisiva e cinematografica Pasquale Lattuneddu di Tempio – organizzatore eventi sportivi Simone Pittau di Sanluri – direttore d’orchestra Modera: Franco Staffa di Quartu – insegnante

L’Unione Sarda, 08/04

Faticare e vincere fuori casa: tre sardi si raccontano L’Unione Sarda, 10/04 Maria Paola Masala Italia-Inghilterra ha riunito al Lazzaretto di Cagliari “tre grandi sardi”

Lí riesci ad emergere, se hai i fuochi dentro

Pedro Pietri è stato ospite della Associazione nel marzo 2001 in occasione del tour che organizzammo per presentare la raccolta Out of Order, (Cuec 2001).

Antonella Ibba, Pasquale Lattuneddu e Simone Pittau raccontano la loro Londra

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La Nuova Sardegna, 11/04 Sabrina Zedda Parlano i «britannici» Ibba, Pittau e Lattuneddu

Fuga di cervelli dall’isola. Tre storie esemplari


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Cagliari, Ex Tobacco Factory, early in the morning. Palma Palmira spalancò le rugginose persiane del Due Palme (Twin Palms) antica sala di cinema a luci rosse trasformata in camera da letto per palme adulte. “I think I’ll make a turkey with stuffin’ today for you my darling” – annunciò Palmira slenzuolando Paloma e le sue cento braccia palmizie. Paloma l’attirò a sé tra le sue spire vegetali e chiese sweetly “Ti sei svegliata inglese oggi, dolcezza”. Capitava a loro due palme, unite nel letto King Size, di amarsi in inglese, in sardo, perfino in latino e talvolta in arabo, per via di tante amicizie con migranti nordafricani scafizzati sulla riviera punica ad ovest di Karel. “Oh my God! – esclamò Paloma – un tacchino ripieno nel bel mezzo della primavera sarda non si era mai sentito”. Palmira cavò un tono da teacher in cathedra “Listen and repeat, it is going to be a turkeyhen not a turkey-tom”. “Tacchinella ripiena in salsa gravy è sinonimo di Thanksgivin’– disse Paloma – ma Sa die de su ringraziamentu americanu cade l’ultimo giovedì di novembre, quindi non è aprile e non è neanche tempo di Sa die de sa Sardigna”. Aprì il dizionario di limba sarda de mesania alla voce tacchino/dindu. “Solo se parli un buon inglese puoi cucinare un buon tacchino stuffinato ed io il mio inglese lo devo alla scuola di Franco Staffa” dichiarò Palmira. Paloma ci pensò su un momento poi la sparò grossa “Staffa in Italian, Stuffin’ in English… to stuff-stuffed-stuffed, regular; una certa assonanza/associazione di parole tra Italia e Inghilterra, che ne pensi?” “Guess who’s coming to dinner? – fece Palmira. Paloma rispose speedly: “Katherine Hepburn, Spencer Tracy e Sidney Poitier”. “No way – said Palmira – loro sono Antonella Ibba Hartog da Morgongiori, Pasquale Lattuneddu Ecclestone da Tempio, Simone Pittau Davis da Sanluri. Tre grandi sardi a Londra e se ci aggreghi Sir Franco Staffa da Quartu fanno i FabFour come i

Beatles o i Barritas. Lei è regista e tv producer con The Fires Within, lui è trapezista del circo della Formula 1 gommato Fire o Bridgestone, il terzo è capobanda della London Symphony Orchestra di Sir Colin Davis e della Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Orchestra. Una sennoredda di ossidiana vera, un uomo-scocca in fibra di carbonio, un musicista tirato come una corda di violino. “Facciamo un surprise&turkey party all’ex Lazzaretto – avvisò Palmira – ancora più ex di noi ex manifattura”. Paloma cominciava a sentirsi eccitatissima. “Buona idea, così invitiamo tutte le palme di Sant’Elia e del rione La Palma over and over again…” “E se arriverà Gianfranco – profetizzò Palmira – gli cantiamo Zoooola mezz’ala bianca volaaaa…”. Così fecero, tutti presero allegramente di quella tacchina grande e grossa come un bue rosso, squisita con stuffin’ di pane, cipolla, sedano e spezie impastato e ammollato nel brodo secondo la ricetta prescritta da Mr. Michael Stuffin’ Hughes, detto Scotty. Era l’8 aprile del 2004, una storia vera. A true story.

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Il dibattito “Faticare, lottare e vincere in Gran Bretagna” ha avuto luogo l’8 aprile 2004 e i relatori sono stati Antonella Ibba, Pasquale Lattuneddu e Simone Pittau.

Carlo A. Borghi, arteologo, è simpatizzante di Italia-Inghilterra sin dai primi anni di vita associativa, ha seguito il dibattito in veste di ferrarese piuttosto che di ferrarista.


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12 - 25 maggio

Britishness in Sardinia XVII Ciclo di conferenze e seminari

Curati da soci Italia-Inghilterra residenti in Gran Bretagna Gabriella Corona, Centre of Medioeval Studies, University of York Donne, elegia e retorica nella poesia anglosassone Filomena Campus, regista teatrale e musicista jazz a Londra Il ruolo e il linguaggio del teatro attraverso la pratica e la ricerca didattica Silvana Vitale, interprete e traduttrice freelance a Edimburgo Traduzione: teoria e pratica Sir John Shepherd, KCVO CMG, Ambasciatore britannico in Italia, 2000-2003 What are Diplomats for? A British Answer Desmond O’Grady, poeta irlandese Presentazione della raccolta di poesie The Wandering Celt, A. Wyeth Publishing, 2002 Introdotto da Giuseppe Serpillo, Università di Sassari

Quaderni dell’Associazione culturale Italia-Inghilterra Vol II 2003/2004

Presentazione del volume

Richard Alford, OBE – Director, British Council Italy, 1996-2003 Worlds Apart: Cultural Relations through the Looking Glass Iain Chambers – Università di Napoli Pop: from Popular Culture to Pop Art

La Nuova Sardegna, 01/06 Sabrina Zedda Nella rivista culturale gli effetti della guerra irachena. È il secondo volume dell’associazione Italia-Inghilterra

Su «Quaderni» i rapporti USA - UE 84


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Quando, molti anni fa, raccolsi il materiale per la stesura della Bibliografia storica della Sardegna, nella scheda dedicata a Sergio Serra, riportai notizie essenziali riferite ad un amico che per le circostanze della vita era diventato a me più vicino; alle scarne notizie biografiche aggiunsi doverosamente l’elenco delle sue pubblicazioni di carattere storico. Oggi, ricordando Sergio, non posso non ripensare ai tempi lontani della giovinezza: il liceo, gli amici comuni e inseparabili, l’estate cagliaritana scandita tra Lido e passeggiate serali in via Roma a parlare di politica, di arte, di storia. Ritrovo così la vastità e la complessità della sua personalità: l’interesse per la musica classica, per la fotografia nella quale si esprimeva a notevole livello, per le lingue straniere che considerava come uno strumento indispensabile per arricchire le possibilità di comunicare con gente di cultura diversa, ma soprattutto l’interesse per la storia. In questo campo i suoi studi di araldica rivestono un carattere innovativo, in essi ha saputo individuare una dimensione quasi inesplorata negli studi di storia in Sardegna. Essi sono uno strumento di grande importanza, sono pensati e scritti per dare alla maggior parte dei lettori, digiuni di nozioni di araldica, una guida alla loro comprensione e rappresentano l’avvio di uno studio organico e scientificamente corretto di questo settore della storia in Sardegna. Egli non si accontenta di corredare il lavoro di una notevole quantità di materiali documentali ma anche manifesta l’esigenza di utilizzarli in modo corretto e produttivo. L’araldica, nelle opere di Sergio, diventa narrazione e descrizione del sistema degli stemmi dell’isola, dei suoi rapporti con gli altri aspetti della ricerca storica.

18 maggio

Le Università britanniche: istruzioni per l’uso III Incontro informativo

A cura di Amanda Thursfield, Information Officer, The British Council, Rome In collaborazione con ERSU, Ufficio Relazioni Estere Università di Cagliari e le associazioni studentesche AEGEE, AIESEC, ELSA, MIGHT.

La Nuova Sardegna, 19/05 Sabrina Zedda I consigli della direttrice del British Council

L’inglese in Inghilterra? Si, ma non ai soliti posti

La Nuova Sardegna, 01/06 Sabrina Zedda

Qualche dritta per studiare o lavorare in Gran Bretagna 85


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Sembra volerci ricordare che il lavoro dello storico non è riconducibile ad un mero impegno tecnico di catalogazione e di interpretazione filologica delle fonti ma è anche occasione per comunicare, in modo chiaro e intelligibile, ciò che lo storico ha dentro di sè. I problemi che affronta, le soluzioni che propone, il metodo di lavoro del quale si serve ci inducono a ripensare quindi anche alla vastità degli altri interessi che coltivava con eguale passione. Oggi che la lontananza tra due vecchi amici è divenuta incolmabile, la rilettura dei suoi lavori consente di cogliere il modo attraverso il quale egli sia riuscito a rendere organica alla propria vita di uomo, impegnato in un settore diverso, la ricerca storica della quale sembra si servisse per confermare e sostenere i valori che orientano la sua vita e per renderne partecipe il suo prossimo. Il desiderio di additare nuove vie alla ricerca storica ha portato Sergio Serra a condividere lo sforzo degli storici che hanno ruotato intorno agli “Annales” a privilegiare nella loro ricerca settori che la storiografia classica ha considerato marginali o propri di sfere riferite ad altre scienze. Per questo il suo lavoro non si limita all’araldica, ma spazia alla genealogia delle famiglie nobili sarde, alle residenze dell’aristocrazia, all’economia della Cagliari dell’Ottocento. Spinto da questa prospettiva, ha condotto ricerche che avevano come obiettivo la ricostruzione della vita quotidiana della classe aristocratica, dei singoli individui e delle società, portandola da una dimensione meramente statistica ad una interpretazione intellettuale ricca di travagli ideali. La portata del suo lavoro però non si riesce a valutarla a pieno se non si tiene conto degli altri aspetti della sua personalità; dal loro insieme sembra potersi affermare che egli aveva la necessità di delineare una visione politica della vita.

La visione di una politica intesa come strumento indispensabile di guida per l’esistenza individuale e insieme come esperienza per entrare in relazione col prossimo in modo civile e paziente contribuendo alla ricerca di un bene comune con autenticità e sostanza non inquadrabile però in nessuno degli schieramenti o partiti. Amava la vita in modo profondo e quieto, la affrontava con distacco e ironia; erede della grande tradizione civile sassarese che aveva saputo innestare con originalità nella nostra realtà cagliaritana, rimarrà sempre vivo nella memoria di quanti lo hanno conosciuto.

Sergio Serra è stato un grande socio ed amico della Associazione sin dai primi anni e ci ha lasciato prematuramente nel 2004. Francesco Floris è autore di numerose pubblicazioni sulla storia della Sardegna ed è stato per oltre un decennio il preside del Liceo Siotto di Cagliari.

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Desmond Egan, Desmond O’Grady: due poeti irlandesi quasi contemporanei (del 1936 il primo, del 1935 il secondo), dello stesso nome, ma quanto diversi: per carattere, orientamenti politici, esperienze, tematiche! Eppure entrambi rappresentativi di quell’ampio, variegato, mutevole, spesso sfuggente panorama della scrittura irlandese, che cerca in continuazione se stessa, fortunatamente senza trovarsi mai in modo definitivo. Per entrambi sono importanti il mito e la ricerca dell’identità, ma ci arrivano seguendo percorsi diversi: il primo scavando nella terra che sente ancora bagnata del sangue versato nel corso dei secoli tormentati e dolorosi del suo paese (“seven hundred years the sadder for it and / nothing to offer except a car bomb”); l’altro, O’Grady, allontanandosi da quello stesso paese che sente pericolosamente provinciale (“the best road on an island / is the road to the pierhead”) per avventurarsi nel vasto mondo dove, da diversa prospettiva, poter riconsiderare l’essenza della propria insularità: esule quando si allontana, ma esule dall’esilio quando ritorna, perché quello che la ricerca gli fa trovare è solo “what you’ve brought with you / in your heart”. Due poeti: due uomini sanguigni, illuminati spesso da uno sguardo beffardo sul mondo, ma soprattutto su se stessi, soggetti a improvvise malinconie, a scatti d’ira, spesso distratti: dietro, probabilmente, un’immagine o al suono di una parola. Ma non c’è nulla di affettato, di esibizionisticamente mostrato in questo loro comportamento: in Irlanda essere poeti è cosa, sembra, del tutto normale e nessuno si sentirebbe di flautare ovvietà come se direttamente provenienti dalla Musa: si sentirebbero ridicoli, e li farebbero sentire ridicoli. Ne risente la qualità dei linguaggi: solitamente piana, pur nella densità delle immagini e dei pensieri, vicini alla parlata comune, alla conversazione quotidiana. Eppure dietro quella apparente semplicità c’è un lavoro intenso, quasi selvaggio,

di limatura, revisione, riscrittura: Desmond Egan addirittura scrive spesso poesie “doppie”: due testi accostati nella stessa pagina che sono due risposte successive o contemporanee allo stesso pensiero, esperienza, sentimento; Desmond O’Grady siede al suo tavolino per ore, ogni giorno. Nessuno dei due crede che la poesia sia, romanticamente, l’ispirazione di un momento. Qualcosa in comune però questi due poeti l’hanno: l’amore per la Sardegna, scoperta e più volte rivisitata nel corso degli anni. Amano i suoi paesaggi, così simili all’Irlanda ma senza le sue ugge di cieli nuvolosi e campi bagnati; amano la sua gente soprattutto: la cordialità senza sguaiataggine, la disponibilità all’amicizia e all’accoglienza, e il loro attaccamento a una terra di cui, come per loro – gli irlandesi – cominciano a sentirsi orgogliosi.

Giuseppe Serpillo insegna Letteratura Inglese alla Università di Sassari e ci ha fatto conoscere Desmond Egan e Desmond O’Grady che sono stati nostri ospiti rispettivamente nel 2002 e nel 2004.

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3 - 5 marzo

Mississippi. Il grande fiume: un viaggio alle fonti dell’America, Rizzoli, 2004 È intervenuto l’autore Mario Maffi, introdotto da Mauro Pala

L’immaginario del Blues

Mario Maffi, Università Statale di Milano Alberto Lecca alla voce Piero Di Rienzo al contrabbasso Proiezione del video: Reverendo Pedro_it’s an Emergency Call diretto da Raffaele Mandis

Mario Maffi racconta altre storie del Mississippi.

Introdotto da Priamo Siotto, Anna Saderi e Mauro Pala. In collaborazione con: C.U.E.C, Erbafoglio, Consorzio per la Pubblica Lettura Sebastiano Satta, Nuoro

Copertina del volume Archaeology of the air, di Kester Rattenbury, dedicato a O’Donnel + Tuomey.

11 marzo

Il Giornale di Sardegna, 15/03 Daniela Paba

So God is not Sardinian!, Il club della Ghiandaia, 2005

Mississippi padre delle acque e di memoria

È intervenuto l’autore Peter Gregory-Jones

18 marzo

Il viaggio alle fonti dell’America di Mario Maffi: collage di storie e racconti lungo 5mila chilometri

Archaeology of the Air

Sheila O’Donnel + John Tuomey, architects, Dublin Introdotti da Enrico Corti, Università di Cagliari Sono intervenuti Elena Carlini e Pietro Valle, Università di Ferrara In collaborazione con il Dipartimento di Architettura, Università di Cagliari

L’Unione Sarda, 16/03 Caterina Pinna Libri. Edito da Rizzoli è stato presentato dall’autore a Cagliari, su invito dell’Associazione Italia-Inghilterra

9 aprile

Piano recital

Il grande fiume racconta le mille leggende dell’America

Concerto di Marguerite Wolff Accompagnata da Paolo Botti e dal coro polifonico dell’Associazione 3G Pueri Cantores Guido D’Arezzo diretto da Raimondo Mameli

Mississippi di Mario Maffi, un libro di viaggio, di geografia, di poesia. Leggerlo è un po’ come navigarlo, per giungere alle fonti della civiltà.

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L’Unione Sarda, 22/03 A Cagliari (grazie a Italia-Inghilterra) l’incontro con i due architetti irlandesi

L’archeologia dell’aria di O’Donnel + Tuomey Ovvero, l’etica di un’architettura di sostanza e rigore vicina alle ragioni del luogo e della storia


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Ricordo un’aula gremita di studenti di ingegneria e architettura, di docenti e colleghi architetti, in un bel palazzo del Castello di Cagliari; la folla attende due ospiti che vengono da Dublino - da un’isola all’altra. Il pubblico è rilassato ma anche curioso, chissà quali progetti mostreranno gli ospiti irlandesi, architetti un po’ speciali. Sheila O’Donnell e John Tuomey sono due progettisti molto apprezzati e conosciuti in tutt’Europa e negli Stati Uniti, per l’Italia sono ancora un piccolo segreto che sarà “svelato” a Cagliari proprio grazie all’Associazione Italia-Inghilterra che li ha invitati a presentare le loro architetture e il libro di Kester Rattenbury Archaeology of the Air. O’Donnell + Tuomey architecture. Arrivano a Cagliari da Alghero, dopo un viaggio attraverso la Sardegna che li ha portati a conoscere i nuraghi, il pozzo di Santa Cristina, la Giara di Gesturi, gli aspetti affascinanti e caparbi del paesaggio sardo. O’Donnell e Tuomey sono impressionati dall’articolazione volumetrica e dalla dimensione insediativa dei complessi nuragici, nuclei abitativi che s’inseriscono nel paesaggio divenendo importanti riferimenti territoriali ma anche notevoli esempi costruttivi. La pietra – grigia scura in Irlanda, rosso bruno in Sardegna – il vento, la vegetazione bassa sono tratti comuni delle due isole, come lo sono le torri d’avvistamento, le costruzioni megalitiche, i mounds irlandesi e i nuraghi che presentano elementi similari, quasi a testimoniare di una comune ed arcaica attenzione all’architettura nel paesaggio. Quest’attenzione e appropriateness diviene tradizione che si tramanda e vive ai giorni nostri grazie a progettisti come O’Donnell e Tuomey che interpretano con intelligenza e sensibilità un’arte millenaria proprio operando nella realtà fisica e sociale, frettolosa e affollata della città contemporanea. Formatisi alla scuola inglese di architetti carismatici e socialmente impegnati come James Stirling o gli Smithson, i due irlandesi deci-

dono di ritornare a Dublino dopo alcuni anni di pratica professionale a Londra; l’Irlanda del loro rientro non vive il boom economico di oggi e la committenza scarseggia, così decidono di formare un grande gruppo di progettisti e propongono all’amministrazione di Dublino di riqualificare un grande nucleo urbano centrale, Temple Bar, completamente abbandonato e prossimo alla disintegrazione edilizia e sociale. Presentano un progetto complesso che mette in primo piano gli spazi pubblici, i percorsi pedonali, i luoghi di aggregazione come il centro di fotografia o di musica; propongono recuperi edilizi rispettosi del tessuto storico ma inseriscono nuove architetture che connotano l’intervento come contemporaneo. Di questo gruppo fanno parte anche altri validissimi architetti come ad esempio Grafton architects, progettisti del nuovo complesso Bocconi a Milano. Oggi Temple Bar è il luogo più vissuto e visitato di Dublino, talvolta caotico per l’affollamento ma sicuramente riuscito come operazione di riqualificazione urbana; vi sono edifici nuovi inseriti nel tessuto storico ma le dimensioni degli interventi sono appropriate al luogo ove sono realizzati e questo è il pregio più grande dell’operazione che infatti vince prestigiosi premi d’architettura e urbanistica. Mentre Temple Bar rinasce, O’Donnell e Tuomey avviano il proprio atelier e iniziano una lunga serie di progetti e realizzazioni che li porta a vincere numerosissimi premi e menzioni d’onore tra cui il Mies Van Der Rohe Award e vari Royal Institute of British Architect Awards. Entrambi insegnano alla facoltà di architettura di Dublino dove, molto amati dagli studenti, tramandano la loro passione per l’urbanistica e il paesaggio, per un’esecuzione edilizia precisa e accurata; rimarcano l’importanza della responsabilità civile dell’architetto, favoriscono la sperimentazione di nuove procedure edilizie in dialogo con i costruttori. O’Donnell e Tuomey non vogliono essere star dell’architettura, vogliono costruire 89


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architetture per e con le persone, hanno un’eleganza progettuale ed edilizia che li contraddistingue ma che non vuole prevalere o pregiudicare la realtà sociale ed economica del contesto nel quale sono invitati ad operare. Creano architetture intelligenti che rispondono ai programmi proponendo nuove visioni o attitudini e sono al tempo stesso semplicemente belle. Dunque da isola a isola, dall’Irlanda alla Sardegna, in un’aula gremita di giovani che affascinati ascoltano la conferenza di O’Donnell e Tuomey scoprendo la loro architettura e le loro idee. Sheila e John considerano molto importante la conoscenza dell’architettura costruita e del luogo in cui essa è stata realizzata, l’uno non può prescindere dall’altro. L’attenzione che essi riservano allo studio dei luoghi è spaziale, culturale, sociale, storica, passa attraverso l’analisi reale del contesto ma si arricchisce di letture altre, di poesie, del dialogo con i committenti e i costruttori, con i giovani collaboratori o i colleghi più anziani. Il pubblico pone varie domande alle quali a O’Donnell e Tuomey rispondono con semplicità e modestia, dote rara tra i progettisti contemporanei. Dopo la presentazione e la firma dei libri sono accolti assieme a Franco Staffa, Presidente dell’Associazione ItaliaInghilterra, in Municipio dove il Sindaco di Cagliari li attende per un saluto della città agli ospiti isolani.

Gli architetti Sheila O’ Donnell e John Tuomey tennero una memorabile lezione presso il Dipartimento di Architettura del’Università di Cagliari nostro partner nell’organizzazione dell’evento. Elena Carlini è architetto e insegna Progettazione Architettonica presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Ferrara e insieme con Pietro Valle ci ha fatto conoscere O’Donnell+Tuomey. Pietro ed Elena sono gli editori di Archaeology of the Air (Navado Press, 2005), volume dedicato al lavoro degli architetti irlandesi.

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ph. Lord Snowdown

Ho avuto il grande piacere di ascoltare dal vivo la pianista di fama internazionale Marguerite Wolff durante un concerto organizzato dall’Associazione Italia Inghilterra a Cagliari nel novembre del 2006. Conoscevo Marguerite in quanto avevo già sentito diverse sue incisioni discografiche in vinile, risalenti agli anni ’60. Durante la sua esibizione cagliaritana ho potuto apprezzare delle qualità artistiche di tutto rispetto. Ho notato una grande padronanza interpretativa del repertorio eseguito interamente a memoria, e nonostante fosse ultraottantenne, mostrava una coordinazione delle mani ed una articolazione delle dita tipica di un giovane fresco di studi. Non è mancato il contatto con il pubblico in quanto, con un bell’accento inglese, di volta in volta ci presentava i brani che eseguiva mettendone in risalto la valenza ed il loro contenuto storico. Indubbiamente Marguerite ha fatto della musica una ragione di vita e sono certo che se avesse suonato alla Royal Albert Hall di Londra di fronte a 5.000 spettatori avrebbe avuto lo stesso atteggiamento professionale e di grande umiltà avuto nel piccolo Teatro Club di Cagliari. Personalmente ho riscontrato in lei un ottimo gusto musicale ed un rispetto per la musica degno di una grande interprete. Da ammirare il carisma, l’impegno e la determinazione nonostante la non più giovane età, senza tralasciare la presenza scenica. Infatti, indossava uno dei suoi magnifici abiti di alta sartoria per i quali è famosa, tanto da essere comparsa anche nel programma televisivo “Clothes Show” della BBC. Tra i tanti riconoscimenti, da non dimenticare che nel 2002 è stata insignita del titolo di Officer of the Order of the British Empire per i servizi resi alla musica in tutto il mondo.

Marguerite Wolff ha tenuto per i soci della Associazione due memorabili concerti nel 2005 e 2006.

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Simone Pittau, direttore d’orchestra e violinista, é stato ospite della Associazione nell’aprile del 2004 quando fu tra i protagonisti della tavola rotonda “Faticare, lottare e vincere in Gran Bretagna”, e di nuovo nell’aprile 2006 quando presentammo al pubblico sardo il CD registrato nei londinesi Abbey Road Studios in cui Simone dirige la London Symphony Orchestra.


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22 aprile

Poetiche in transito Sisifo e le fatiche del tradurre (Edizioni Medusa, 2004)

È intervenuto l’autore Franco Nasi, Università di Ferrara

6 maggio

What is in, What is out in Current English Usage? II

James Banner, Director External Courses, Hilderstone College, Broadstairs, UK

5 luglio

La testa degli italiani (Rizzoli, 2005)

È intervenuto l’autore Beppe Severgnini

L’Unione Sarda, 10/07 Giorgio Pisano

«Come sono i sardi ve lo dico io»

Beppe Severgnini e il viaggio impossibile nella testa degli italiani L’Unione Sarda, 04/12 Giorgio Pisano

11 novembre - 2 dicembre

Britishness in Sardinia XVIII Ciclo di incontri e seminari

I lettori di lingua inglese dell’Università di Cagliari e il territorio

Tavola rotonda con Jon Browstein, Steve Buckledee, Sally Davies, Shaun FitzGerald, Geoffrey Gray, Peter Gregory Jones, John Wade. Moderatore Franco Staffa

Vivere in Sardegna, produrre in inglese. Due storie interessanti. Kay Goodridge, fotografa residente a Bosa Sally Read, poetessa residente a Orosei

Seminari a cura dei ricercatori di lingua inglese dell’Università di Cagliari Opening a Window to Let in the Light of Day. Does Translation Have a Place in Language Learning? A cura di John Wade The Queen says it’s been a bum year – Vulgarity and Linguistic Inventiveness in British Tabloid Newspapers. A cura di Steve Buckledee Is Life a Beach or a Bitch? Fathoming, Tumbling and Getting the Hang of Metaphor A cura di Geoffrey Gray Allegorie metropolitane - metropoli come poetiche in transito, CUEC, 2004 È intervenuto l’autore Mauro Pala, immagini e musiche a cura di Machina Amniotica Sardinia without Lawrence, Hearing Eye Publications, London 2005 È intervenuto l’autore Nigel Foxell

Sardegna alla brace in salsa inglese

L’Unione Sarda, 13/11 Clara Mulas Al “Britishness in Sardinia”

Inghilterra e Sardegna. L’esperienza nell’Isola degli artisti britannici L’Unione Sarda, 21/11 Clara Mulas Convegno Italia-Inghilterra. Nell’Isola si sono trasferiti numerosi artisti e studiosi britannici

«La Sardegna come fonte d’ispirazione» Sardegna Economia, giugno 05 Benedetta Pintus Gli incontri di Italia-Inghilterra

Partire alla ricerca di migliori opportunità. Successi in trasferta

Un ciclo di conferenze dedicate a persone che hanno scelto la Sardegna per far crescere un progetto professionale. La passata edizione aveva presentato i casi di alcuni sardi che si sono affermati nel Regno Unito o negli USA. L’Unione Sarda, 04/01/06 Alessandra Menesini Allegorie metropolitane, ovvero letteratura, arte e moda negli anni Venti nell’acuta analisi di Mauro Pala giocata su due romanzi

Frammenti lampeggianti di città

Nigel Foxell: da Cagliari a Sassari, tutto quello che so di voi

Manhattan Transfer e Berlin Alexander Platz a confronto

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24 marzo – 5 maggio

Britishness in Sardinia XIX Ciclo di conferenze e incontri Piano recital

Concerto di Stephen Swedish Calcio: A History of Italian Football, Harper Collins, 2006 È intervenuto l’autore John Foot, University College, London

Quaderni dell’Associazione culturale Italia-Inghilterra Vol IV 2005/2006

Presentazione del volume Relatori Cristina Murroni, Ufficio di Gabinetto Assessore alla Cultura, RAS Andrew Graham, console britannico per la Sardegna Mauro Pala, Università di Cagliari Steve Buckledee, Università di Cagliari Roberto Serra, CUEC Edizioni, Cagliari

Stratosphere

Concerto di presentazione del compact disk del duo sardoscozzese Band-Re, Barnaby Brown, cornamuse scozzesi, flauto, voce Gianluca Dessi , bouzouki, chitarra

Korngold / Griffes

Barnaby Brown

London Symphony Orchestra diretta da Simone Pittau Alla presentazione del CD sono intervenuti Colin Paris, London Symphony Orchestra, co-principal double bass, vice chairman of the Orchestra since 1994; Brendan G Carrol, president of the International Korngold Society and Foundation Franco Staffa, Associazione Italia-Inghilterra Simone Pittau, direttore d’orchestra

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L’Unione Sarda, 07/05 Carlo Alberto Melis

Catenacciari ma innovativi. Cosí ci vedono gli inglesi Il calcio italiano in un libro storico di John Foot. «Ma adesso dovrò aggiungere il capitolo Moggi» La Nuova Sardegna, 02/04 Andrea Massidda

I Quaderni di Italia-Inghilterra La Cuec pubblica il quarto volume curato dall’associazione L’Unione Sarda, 30/04 Maria Paola Masala

Un podio per un doppio sogno Simone Pittau: ecco il mio cd con la London Symphony


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1 - 2 giugno

In viaggio con D.H. Lawrence ed altri scrittori Manifestazione sulle orme dell’autore di Sea and Sardinia

Peter Preston, D.H.Lawrence Research Centre, University of Nottingham A little Dash to Sardinia: D.H.Lawrence and Departure Introdotto da Luciano Marrocu, assessore alla Cultura e Identità della Provincia di Cagliari Museo delle Ferrovie della Sardegna, Via Pompeo, Monserrato

Mandas- Visita guidata ai luoghi di Lawrence A cura di Umberto Oppus- sindaco

In viaggio con D.H. Lawrence ed altri scrittori

Giulia Clarkson, Luciano Marrocu, Nino Nonnis, Flavio Soriga, Peter Preston, a bordo del Trenino Verde nella tratta Mandas-Sadali hanno letto pagine dei loro romanzi

18 luglio - 25 agosto Il viaggio di D. H.Lawrencw del gennaio 1921

Travelling to Sardinia with D.H. Lawrence

Presentazione a Londra dell’omonimo premio letterario dedicato alla scrittura di viaggio.

Promosso dalla Provincia di Cagliari, sono intervenuti Luciano Marrocu, assessore e Nigel Foxell, travel writer Istituto Italiano di Cultura, Londra

La Strada felice

Mostra fotografica collettiva Prodotta da Su Palatu di Villanova Monteleone, Sassari, catalogo a cura di Salvatore Ligios Istituto Italiano di Cultura, Londra

L’Unione Sarda, 31/05 Sul trenino delle Ferrovie con Italia-Inghilterra

Scrittori in carrozza sul percorso di Mr. Lawrence La Nuova Sardegna, 31/05 Walter Porcedda In viaggio con Clarkson, Marrocu, Nonnis, Soriga e Peter Preston

Sulle tracce di David Herbert Lawrence

Venerdi sul trenino verde da Cagliari a Sadali quattro scrittori sardi ricorderanno l’autore di “Lady Chatterley” L’Unione Sarda, 02/06 Celestino Tabasso

Lawrence, rapido amante di Lady Sardinia Il viaggio del romanziere nell’Isola: un fenomeno letterario riscoperto dagli inglesi ma anche un’eredità turistica

L’Unione Sarda, 03/06 Celestino Tabasso Quattro scrittori sardi e novanta escursionisti sulle tracce dello scrittore inglese

I nipotini di D. H. Lawrence in viaggio per il Trexentashire

Brughiera e pale eoliche lungo l’itinerario ferroviario di Mare e Sardegna

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La Nuova Sardegna, 04/06 Andrea Massidda Miti letterari. Nonnis, Marrocu, Clarkson e Soriga rendono omaggio al romanziere inglese leggendo racconti e raccontando aneddoti

Viaggiando sul treno di David Herbert Lawrence

Da Mandas a Sadali sulla vecchia linea scrittori sardi e appassionati di storie L’Unione Sarda, 14/07 La Provincia di Cagliari presenterà martedí a Londra il concorso intenazionale per saggistica e narrativa

Carta e penna nello zaino

Letteratura di viaggio: via al Premio Lawrence La Nuova Sardegna, 14/07 Stefania Siddi Italia-Inghilterra e la Provincia di Cagliari presenteranno martedí a Londra una nuova iniziativa culturale

D.H. Lawrence ambasciatore di Sardegna

Promuovere l’isola e i suoi luoghi attraverso i racconti degli scrittori

23 novembre

L’Unione Sarda, 14/07 Celestino Tabasso La Provincia di Cagliari e il Comune di Mandas hanno istituito un concorso sulla letteratura di viaggio in Sardegna

Piano recital

Concerto di Marguerite Wolff

15 dicembre

Un premio e un parco sulle tracce di Lawrence

Quaderni dell’Associazione culturale Italia-Inghilterra Vol V 2006

La Nuova Sardegna, 19/07 Andrea Massidda Presentata ieri nella capitale britannica un’iniziativa per promuovere la Sardegna nel Regno Unito

Presentazione del volume Relatori Luisanna Fodde, Università di Cagliari Franco Meloni, Vice presidente CRS4 – Università di Cagliari Gianluca Dessi, musicista, componente Band- Re Moderatore Franco Staffa, Associazione Italia-Inghilterra

A Londra l’isola di Lawrence

Nasce un premio letterario per i racconti di viaggio

L’immagine della Sardegna nella stampa britannica

L’Unione Sarda, 22/08 Sergio Di Giacomo Uno studioso siciliano ripercorre il periodo taorminese dello scrittore inglese e la vacanza sarda

Presentazione della ricerca promossa dall’associazione Italia-Inghilterra e curata da Olga Denti, Università di Cagliari

Quel Sea and Sardinia dimenticato in bagno Fu la moglie Frieda a spingere D. H. Lawrence a pubblicare il diario del viaggio nella nostra Isola

L’Unione Sarda, 16/12 Celestino Tabasso

God save Sardinia

Ambiente, cucina, politica e letteratura: l’Isola raccontata dalla stampa anglosassone

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La Nuova Sardegna, 20/12 Andrea Massidda

Cosí ci vedono i britannici: «Sardinia? Wonderful place»

Le cronache sull’isola nei quotidiani del Regno Unito al centro dello studio di una ricercatrice


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Per un giornalista o analista di cose anglofone serie, anche per un veterano di diversi decenni di militanza come il sottoscritto, venire in Italia in qualità di professionista ha sempre una valenza in più rispetto a quello che si vive in patria: si sente subito molto più saggio, e più importante.

isolano? Magari nata da un atavica mancanza di stimoli concettuali, o da un innata superiorità mentale? Non saprei, sono solo un giornalista. Ma il fatto rimane: che siano studenti, professionisti, pensionati, casalinghe o flaneurs – i cagliaritani sembrano seguire tutti gli argomenti con interesse critico, e sanno porre delle domande rilevanti e spesso difficili, tutto senza cadere negli eccessi polemici degli inglesi sempre diffidenti nei confronti di chi parla. Sarà forse (almeno in parte) dovuto al genio organizzativo di Franco di creare, quasi come impresario o direttore artistico, la giusto atmosfera ed ethos per le sue adunate? Comunque, venire a Cagliari, ideale sintesi delle virtù britanniche e di quelle italiche, è sempre un piacere. Specialmente quando sono in fiore le jacaranda, o si è seduti ad un tavolino dell’Antico Caffè...

Avete presente quegli arciduchi imperiali russi, obbligati dopo la rivoluzione d’ottobre a fare il tassinaro a Cannes, o il lavapiatti a Parigi? Così spesso ci sentiamo in patria, persino i veri principi della carta stampata, o del video – poco apprezzati per le nostre capacità. Per intendersi, la nostra categoria è nella coscienza pubblica più o meno ai livelli degli agenti immobiliari, o della classe politica. Il famoso rigore del giornalismo anglosassone è anche questo: trattare sempre con modi sbrigativi anche le migliori penne e/o voci. Ma quella riverenzialità riservata alla categoria in Italia si rivela presto inutile, e raramente sembra motivata da considerazioni di merito: l’essere “uno dei media” basta per potersi atteggiare da persona importante. E in queste condizioni, non sorprende che il pubblico italiano che ti viene a sentire, a te riverito giornalista estero, non ascolti con molta attenzione le tue parole. L’intervento del “Famous Foreign Journalist” davanti a certe platee risulta così un gioco delle parti, una roba di facciata, di presenze ma non di attenzione critica. Perchè allora, Cagliari, o meglio i cagliaritani associati alla “premiata ditta” Italia-Inghilterra sembra diversa? In tutte le varie occasioni nelle quali sono stato presente, in qualità di speaker o di ospite in platea, ho sempre notato una qualità dell’attenzione critica nei confronti degli speaker che non trovo – quasi mai – in altre parti d’Italia. È dovuta all’educazione migliore di un sobrio popolo

William Ward è il corrispondente da Londra per Panorama e Il Foglio. Come esperto di cose italiane collabora con le principali testate britanniche tra cui il Sunday Times, The Spectator, The Economist e The Financial Times. Ha vissuto a Roma dal 1979 al 2003 ed ora fa la spola fra i due paesi. È stato nostro ospite nel 1990 per presentare il suo Getting it right in Italy (Bloomsbury, 1990) ed ancora nel 1997 e nel 2007.

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14 febbraio

L’Unione Sarda, 15/02 Michele Ruffi Incontro con il diplomatico britannico sir Edward Chaplin

L’ambasciatore britannico in Italia Edward Chaplin, CMG OBE ha incontrato i soci nella sede della associazione

Dall’Iraq alle launeddas, ecco l’ambasciatore inglese

12 - 25 maggio

Britishness in Sardinia XX

Visita dell’ambasciatore britannico sir Edward Chaplin nella sede dell’associazione culturale Italia-Inghilterra

Ciclo di conferenze

Launeddas e triplepipes: oltre il folklore

Tavola rotonda. Relatori Paolo Bernardini, direttore Museo Archeologico, Cagliari Barnaby Brown, Royal Scottish Academy of Music and Drama, Glasgow Dante Olianas, presidente associazione culturale Iscandula, Cagliari Giuseppe Orrù, musicista Moderatore Franco Staffa, Associazione Italia-Inghilterra Conclusioni Paolo Scarpellini, direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici per la Sardegna Concerto del duo sardo-scozzese Band-Re

L’Unione Sarda, 16/02 Caterina Pinna Edward Chaplin dopo l’esperienza a Baghdad è arrivato a Roma da 4 mesi

L’Italia, un partner ideale

L’ambasciatore inglese: «Uniti contro il terrorismo»

Museo Archeologico Nazionale, Cittadella dei Musei- Cagliari

Christopher Arnander, writer from London English and Italian Proverbs Compared and Illustrated William Ward, Correspondent for “Panorama” in London Thinking along tramlines: an insider’s reflections on how the two media systems compare.

21 settembre

Is Protocol Really Necessary?

Charles de Chassiron, Head of Protocol at the FCO, Vice-Marshal of the Diplomatic Corps at Buckingham Palace (2002-2006) Chairman of the British-Italian Society, London.

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Early Music Today, September 2007 Adam Smyth

Pipe work

When Barnaby Brown started researching the links between the triplepipes and the Sardinian launeddas he didn’t realise the cultural storm he was going to create. Adam Smyth joined him in experiencing a living part of an ancient Celtic-Mediterranean tradition. L’Unione Sarda, 23/09 Celestino Tabasso A Cagliari Charles De Chassiron, già capo del protocollo di Buckingham Palace

Cerimoniale, l’arte che fa girare il mondo


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The Celts pride themselves on their music and musicianship, but it was to Sardinia that we Scots had to come to discover how to make and to play one of our ancient musical instruments. All we had to go on was 1000-year-old images of triple pipes and a story about how they were made from three saplings nourished by three streams of blood. But there were no actual instruments, and there was no tradition of how they were played. Quite simply, if the tradition of the Sardinian launeddas had not survived we would have had nowhere to go. The journey, musically and in general cultural interchange has been a revelation and a joy. First, the renowned Scottish pipe-maker and player Hamish Moore came to Sardinia to see how the launeddas was made and played. On the basis of that experience he made the first reconstructions of our own triple pipes and recorded them and is still playing them. As a consequence of that visit, Orlando Mascia and Franco Melis came to Scotland, contributing to the Second Grand Concert of Piping in 1996. In the same year, I followed up Hamish’s visit, giving lectures on Scottish music and discussing what our own images of triple pipes might mean. It is clear from the stone-carvings that we used our triple pipes along with the Celtic harp, or clarsach, and also with a drum; so there were aspects of our use of a similar kind of instrument to the launeddas, which were quite distinct from the launeddas repertoire itself, and yet the similarities were undeniable. Our images even showed the players’ cheeks extended for circular breathing. During my visit in 1996 I met many fine musicians and fascinating people – Orlando Mascia, Franco Melis, Bruno Camedda, and the delightful Don Giovanni Dore, whom I was able to present with a set of Highland bagpipes for his incomparable museum of musical

Bassorilievo. Lethendy, Perthshire, Scozia, X secolo d.C.

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John Purser è autore di una monumentale Scotland’s Music, Mainstream Publishing in conjunction with BBC Radio Scotland (Edinburgh, 1992) e attualmente cura per BBC Radio Scotland il programma “Scotland’s Music”. È stato nostro ospite nel 1996 quando tenne una memorabile conferenza sulle possibili relazioni fra le launeddas e un misterioso strumento celtico a tra canne di cui allora si conoscevano solo due raffigurazioni incise su due croci celtiche del X secolo d.C. Ulteriori studi su questo argomento, condotti da Barnaby Brown, hanno portato alla luce ben 11 raffigurazioni iconografiche che per la prima volta sono state raccolte insieme nel volume IV dei Quaderni della Associazione Italia-Inghilterra. In merito al ruolo di sostegno avuto da Italia-Inghilterra, John ci ha scritto:”Dear Franco - without you, nothing. You have been the heart and soul of this whole venture. Helpful, kindly, supportive in every way, and concerned with scholarly and social integrity. Blessings upon you, sir! Beannachdan leat! You have travelled and fed us, given us outlets, encouragements of every sort, introductions: the lot. I know you’ve been honoured by Prince Charles: but there are greater honours than that for you in the hearts of those who truly know you.”

instruments. I also had the great pleasure of meeting the sculptor, Pinuccio Sciola, as I have a close interest in sculpture, especially in stone; and I had the privilege of accompanying a wild boar hunt – an unforgettable experience. A return visit with my wife in May 1998 allowed me to pursue further research and to give some more presentations in Cagliari and Santa Teresa Gallura, but above all it gave me a deeper understanding of Sardinian culture and a chance to experience more of the beauty of the island. I need hardly say that all of this was arranged superbly by Franco Staffa and his staff, without whom we would have been lost. Since then, my colleague Barnaby Brown moved for a couple of years to Sardinia, continuing and expanding on the work of Hamish Moore and working with Sardinian musicians, including setting up a group – Band-Re – which reflects and combines both musical cultures. Barnaby has made his own reconstructions and has further developed the musical possibilities of our triple pipes by applying a combination of Sardinian and Scottish musical practices to an instrument which, were it not for this interchange, would have remained silent for us. It is, of course, an exciting adventure reconstructing instruments, but music does not live in social isolation: it is a fundamental part of any community and to understand it fully one must have some experience of its context. Sardinia and its people could not have been more open and generous in sharing their deep and, for ourselves, vitally relevant culture. We are greatly in your debt.

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Bronzetto, Ittiri, Sardegna. Età Nuragica (X – VI secolo a.C.).


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Non è stato certo facile trovare chi mi consentisse di effettuare il tirocinio formativo e specialmente in ambito di stretta attinenza al corso di laurea che ho intrapreso. Quando, dopo vari tentativi andati a vuoto e altri che avevano prodotto solo speranze, ho ricevuto il parere positivo dell’associazione culturale Italia-Inghilterra e ho provato una vera e grande soddisfazione. La mia attività in seno all’Associazione ha avuto inizio il 22 giugno 2007 e, in tutta sincerità, devo confessare che ero abbastanza preoccupata circa le mansioni che mi sarebbero state affidate e la mia personale capacità a svolgerle con profitto. Non appena ho preso contatto con tutti coloro che gestivano, a vari livelli, le attività ho potuto piacevolmente constatare che regnava un ambiente assolutamente sereno, molto collaborativo e la cosa mi ha rincuorato anche perchè, da subito, mi sono sentita una del gruppo accolta in modo veramente cordiale. Ovviamente ho dovuto, almeno inizialmente, ascoltare le informazioni e le raccomandazioni sulle attività pratiche che giornalmente andavano svolte, in modo da acquistare rapidamente una sufficiente autonomia seppur sempre sotto la guida del mio tutore. Le attività che ho svolto nelle cento ore di tirocinio possono così schematicamente essere riassunte: a)lavoro di segreteria (rispondere al telefono, usare il pc per compilare e modificare documenti utili all’associazione, gestione della biblioteca e della videoteca in lingua, traduzione testi; b) assistenza al presidente c) corso di conversazione in lingua inglese con insegnante madrelingua.

che molto formative. In questo periodo, ho avuto modo di osservare e veramente toccare con mano e quindi capire i vari meccanismi che stanno alla base del funzionamento di un’associazione culturale e ne regolano le varie attività. Ritengo di aver accumulato un importante bagaglio di nuove conoscenze e di aver utilizzato competenze specifiche quali, per esempio, quella di essermi saputa rendere operativa in funzione delle diverse incombenze che quotidianamente si sono presentate. Inoltre, in qualità di assistente del presidente, mi è stata data l’opportunità di prendere parte attivamente alle riunioni del direttivo, addentrandomi cosi anche negli aspetti gestionali.

Veronica Zucca studia Lingue per la Mediazione Linguistica presso la Università di Cagliari e ha svolto il tirocinio dal 20 giugno al 20 luglio 2007.

Al termine della mia esperienza, posso sicuramente affermare che le 100 ore trascorse in Associazione si sono rivelate utilissime oltre 100


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Robert J.Rowland Junior, scomparso il 14 marzo di quest’anno, è stato uno studioso che ha dedicato gran parte della sua vita e della sua attività scientifica alla Sardegna antica. Ricordo di averlo conosciuto pochissimo tempo dopo essere entrato nella Soprintendenza Archeologica di Cagliari, dapprima sui libri, leggendo i suoi primi lavori sulla Sardegna romana fra i quali mi colpì particolarmente quello del 1977 sulla continuità culturale fra il periodo punico e quello romano, in cui poneva le basi di un concetto ancor oggi validissimo, e che mi vede personalmente impegnato ad approfondire in prima persona nelle mie ricerche. Subito dopo ebbi la fortuna di incontrare Robert di persona, quando iniziò il suo lavoro sul territorio, prima con ricognizioni ad ampio raggio e successivamente con un appuntarsi delle ricerche nell’oristanese. Robert Rowland, di formazione filologica e storica, chiese la mia collaborazione per informazioni sulle ceramiche romane di fabbrica locale, praticamente sconosciute nella letteratura scientifica, che si accompagnavano a quelle importate e di larga diffusione mediterranee, a lui già ben note, tutte però ampiamente diffuse sul territorio. Iniziò allora un rapporto di confidenza, sfociato poi in amicizia, consolidata attraverso anni di frequentazioni in Sardegna ed all’estero in Congressi sull’archeologia sarda ed italiana. Robert Rowland, pur senza trascurare altri filoni di attività e ricerca (il suo insegnamento universitario, il ruolo di Segretario della Società Virgiliana Americana, con la direzione del periodico “The Augustan Age”, membro del Comitato Editoriale di due enciclopedie on-line: sugli imperatori romani e sulle province romane), dedicò la massima parte del suo impegno all’archeologia sarda, sino al periodo medievale. Proprio per questa sua attività e per gli ottimi risultati scientifici conseguiti, nel 1994 ricevette la nomina a Cavaliere della Repubblica Italiana, titolo di cui era fiero ed orgoglioso.

La summa delle sue ricerche sarde ha visto la luce in un volume della prestigiosa collana dei British Archaeological Reports nel 2001, di cui Robert mi fece l’onore di chiedermi la presentazione presso l’Associazione Italia-Inghilterra, qui a Cagliari. La cena che seguì la manifestazione è stata l’ultima volta che ho visto di persona Robert Rowland, anche se siamo rimasti in contatto per lettere, mail e scambio di lavori. Con lui è scomparso uno studioso della Sardegna che ha affrontato temi diversi, da generali a molto particolari, e periodi diversi, da quello cartaginese sino al pieno Medioevo, sempre con una solida visione storica rafforzata dalla sua conoscenza delle fonti antiche. Ma sopratutto è scomparso un amico, di calda e cordiale umanità.

Robert J. Rowland Jr. è stato un grande amico della Associazione sin dal 1988. Tenne una conferenza nel 1996 e nel 2001 ci offrì l’opportunità di presentare il suo libro The Periphery in the Centre - Sardinia in the ancient and medieval worlds (BAR International Series, 2001) e infine ci aiutò a esporre la mostra de Le Mutanti a New Orleans.

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Carlo Tronchetti è stato direttore del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.


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Venti Anni di Attività

due giorni per condividere questo traguardo

8 novembre

Cagliari, l’Italia e l’Europa viste dalla stampa britannica.

Tavola rotonda Sono intervenuti Guy Dinmore, The Financial Times, corrispondente per l’Italia David Lane, The Economist, corrispondente per l’Italia Richard Owen, The Times, corrispondente per l’Italia William Ward, Panorama e Il Foglio, corrispondente per la Gran Bretagna

9 novembre

Anniversary Party

Presentazione del volume La nostra storia, 1987-2007 Interviene Edward Chaplin, CMG OBE Ambasciatore britannico in Italia Concerto di musica gaelica con Allan MacDonald, Highland Piper

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I nostri magnifici collaboratori

Sede di via De Gioannis

Sede di via Machiavelli

Tirocinanti

Michael S. Hughes Steve Bonfiglio Nicky Baptist Sophie Adams

Mark Wheaton Michael S. Hughes Claire Head Pete Handerson Jon Brownstein

Mark Wheaton David Webb Claire Head Pete Handerson Max Gold

Insegnanti

Francesca Richardson Susan Mitchel

Carl Raikes Michael S. Hughes Mary Groeneweg Sophie Adams

Segretarie

Ilaria Braina

Daniela Negroponte Daniela Braina

Daniela Braina

Paola De Sanctis

Paola De Sanctis

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1996

Segretarie

Daniela Braina

Daniela Braina

Daniela Braina

Paola De Sanctis

Paola De Sanctis

Insegnanti

Michael S. Hughes Susan Mitchell

Sophie Adams Michael S. Hughes James Northway

Nicky Baptist John Bayrne Shawn FitzGerald Michael S. Hughes James Northway

Jon Brownstein Pete Handerson Claire Head David Webb Mark Wheaton

Max Gold Pete Handerson Claire Head Mark Wheaton

Tirocinanti


Benedetta Pintus Mattia Mela Michele Loi

Carla Trudu Silvia Montesuelli Francesca Floris

Veronica Zucca Martina Sedda Alessandra Acciaro

Richard Streeter Fiona Nimmo Max Gold

Esther Smith Paul O’Connor Max Gold

Clive Hawkins Bryan Grant Max Gold Neil Coghlan

Bryan Grant Laurence Gambella Neil Coghlan

Richard Lisle Kevin Legge Neil Coghlan

Noel Thomas Richard Lisle Neil Coghlan

Roberta Dotti

Roberta Dotti

Roberta Dotti

Cristina Peddio

Roberta Serra

Roberta Serra Eloise Fresu

2003

2005

1997

1998

1999

2000

2001

2002

2004

2006

Roberta Dotti

Roberta Dotti

Carla Fancello Cristina Peddio

Cristina Peddio Roberta Serra

Roberta Serra

Max Gold Paul O’Connor Esther Smith

Max Gold Paul O’Connor Esther Smith

Neil Coghlan Laurence Gambella Bryan Grant

Neil Coghlan Laurence Gambella Richard Lisle

Neil Coghlan Richard Lisle John Morgan Noel Thomas

Mauro Meleddu Samanta Murru Francesca Muscas

Manola Loi Sara Solaro Federica Vacca

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Le nostre immagini

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2006


Frank McCourt ha tenuto una memorabile conferenza a Cagliari il 15 Maggio 2002 in un gremitissimo cinema Odissea. Dotato di grande ironia e senso del ritmo del racconto, ha tenuto tutti incollati alla sedia per oltre due ore raccontando aneddoti della sua incredibile vita, dall’infanzia descritta in Angela’s Ashes (Touchstone,NY, 1996) ai più recenti tentativi di sfuggire alle esigenze dello status symbol americano. Non ha mai dimenticato di sottolineare, ad ogni occasione, quanto fosse stata importante per lui la presenza della moglie Ellen che, con molta naturalezza, è stata felice di dare il suo contributo al racconto. I ritratti sono stati scattati durante il suo soggiorno cagliaritano.

Anna Marceddu, fotografa professionista, ha al suo attivo numerosi libri fotografici, tra i quali Botteghe (Blackwood, 1996), Mercati (Delfino, 2005), ha curato la pubblicazione Fotografi e illustratori in Sardegna (Delfino, 2001). Tra le sue principali mostre “Scrittori per il mondo”, “Abitare il libro”, “Modigliani”, ha esposto alla Permanente di Milano. A fianco una sua interpretazione del romanzo Le ceneri di Angela.


Priamo Tolu, fotografo professionista, collabora assiduamente con numerose testate giornalistiche nazionali e internazionali. La sua mostra “La memoria del lavoro” ha inaugurato la nostra sede nel 1995; nello stesso anno un’altra sua mostra è stata allestita alla School of Art Gallery di Aberystwyth in Galles. Frank McCourt, Cagliari 2002

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Beppe Severgnini, Cagliari 1993

Beppe Severgnini, Cagliari 2005 Daniela Zedda, fotografa professionista, ha realizzato numerose mostre e libri fotografici: tra i piÚ recenti Solitude (Imago Multimedia, 2006); Francesco Guccini, parole e canzoni (Einaudi, 2000); Paolo Conte, parole e canzoni (Einaudi, 2003); Deserti di colori, immagini di Eritrea (Touchè, 2002). Collabora assiduamente con numerose agenzie e testate giornalistiche nazionali e internazionali.

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Max Solinas, fotoreporter e photoeditor de Lâ&#x20AC;&#x2122;Unione Sarda, è autore di numerose pubblicazioni e mostre.

Nigel Foxell, Cagliari 2003

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1987 1988 A Message to Italia-Inghilterra, John Wyles Venti Anni, Walter Porcedda 1989 Studiare la lingua inglese, Nino Nonnis Teaching at Italia-Inghilterra in the Early Years, Michael Scott Hughes Miryam Cabiddu, Tito Orrù 1990 Il calcio, Carlo Alberto Melis Antine Nivola: In Exhile at Home and Abroad, Fred Licht 1991 Il “Bring a Bottle Party” da Franco, Luigi Alfonso Match-Making, Franco Staffa 1992 Benjamin Piercy e la presenza inglese nella Sardegna dell’Ottocento, Carlo Pillai Baroness Strange (1928-2005), Obituary pubblicato sul “Times” del 21 marzo 2005

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1993 Beppe Severgnini, Maria Paola Masala Tim Parks, Gisella Arcais 1994 Friendly atmosfera, Pietro Storari A Testing Time, Neil Coghlan 1995 Sardinia and Mining Museums, Margaret Lindsay Faull Allen Jones a Cagliari, Giorgio Pellegrini 1996 L’esperienza dei parchi britannici e la Sardegna, Lello Caravano Where We Meet, la Camera di Commercio di Cagliari, Peter Gregory Jones 1997 Cagliari, Mario Maffi Mario Maffi, Mauro Pala La nostra splendida ossessione: la stampa anglosassone, Franco Staffa


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1998 Nelson e la Sardegna, Giorgio Pellegrini 1999 Roger McGough, Franco Nasi 2000 Immagini dal passato, Paolo Scarpellini 2001 Brian Patten, Franco Nasi A Mirror Held up to the Souls of Ghosts, Brian Patten 2002 Le Mutanti, Alberto Soi 2003 Nigel Foxell, Giorgio Pisano Perché la Sardegna di Lawrence, Mauro Pala A Cultural Dimension to the English Speaking Business Community, David Crackett

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2004 Pedro Pietri (1944-2004), Mauro Pala Faticare, lottare, vincere in Gran Bretagna ovvero Palm Fiction, Carlo A. Borghi Sergio Serra, un uomo libero (1937-2004), Francesco Floris Desmond Egan e Desmond O’Grady, Giuseppe Serpillo 2005 Sheila O’Donnell + John Tuomey, Elena Carlini Marguerite Wolff, Simone Pittau 2006 Cagliari: impressioni di un corrispondente, William Ward 2007 The Celts and Sardinia: a Music Relationship, John Purser 100 ore per imparare, Veronica Zucca Roberts J. Rowland Jr. (1938-2007), Carlo Tronchetti

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Finito di stampare il 31 ottobre 2007 dalle Arti Grafiche Pisano su carta Tatami da gr/mq 135 delle Cartiere Fedrigoni Font utilizzati: TheMix, Lucas de Groot, FontFabrik 2001 Filosofia, Zuzana Licko, EmigrĂŠ 1996


20 years, la nostra storia. Associazione culturale Italia-Inghilterra  

Venti anni di vita associativa trascorsi velocemente, vissuti intensamente, dedicati a perseguire un obiettivo molto semplice: favorire un e...