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L’albero Cirene di

notizie XXII

3/2012

Associazione onlus di volontariato per la tutela della vita e la promozione della dignitĂ della persona


Centro d’ascolto Maria Chiara Baroni Al lavoro da 10 anni pagina 4 Una giustizia accessibile pagina 6 a tutti

Aurora

Assistenza e sostegno alle madri in difficoltà pagina 7

Editoriale Don Mario Zacchini, presidente dell’Associazione

I 10 anni dell'Albero di Cirene

La scuola di italiano: Parlare la stessa lingua pagina 8 Intervista doppia pagina 9

Liberi di sognare

L’incontro con i detenuti, per il recupero della persona pagina 10

I

l Vangelo, tanto divino e altrettanto umano, è una cosa che dà pienezza, che dà valore e gusto alla vita; l’Eucarestia

domenicale è una ricchezza di consolazione e di grazia e pure un

forte “andate”: se non viene attuato, è bugiarda la nostra presenza. Da tempo, da anni, ci si adoperava per condividere e sostenere la vita di altri meno

intervista a mons. silvagni

fortunati di noi: eravamo una quindicina ad incontrare le Donne prostitute che “lavorano” in strada e con esperienze di “visita” a Missioni in Africa-Tanzania. Inoltre, in quegli anni

vicario generale dell’arcidiocesi di Bologna pagina 12

– una dozzina di anni fa - gli immigrati clandestini, perlopiù giovani della Romania e dell’Albania, con le loro tragedie ci sollecitavano a dare loro attenzione e a porci accanto a loro, andandoli a incontrare anche dove si “rifugiavano”: nei boschetti semi abbandonati dei parchi, lungo il Reno e le linee ferroviarie o in case e fabbriche dismesse, come pure

Non sei sola

sotto e dentro a cunicoli e sotterranei delle stesse fabbriche.

Il progetto Casa Magdala Sensibilizzazione

pagina 16

I loro volti, le loro condizioni familiari e personali, la loro fame, il loro stato di vita e di

pagina 18

salute come pure il loro sguardo manifestavano sgomento, paura, miseria.

pagina 19

Le Donne in strada, prostituite, allora in particolare nigeriane e albanesi, erano una provocazione alla nostra vita “benestante” e le ingiustizie su di loro erano un grido e altrettanto le loro morti violente e sconosciute ai loro cari. Noi visitammo villaggi e famiglie

Pamoja

In cammino sulle strade del mondo pagine 20-23

dell’Albania e poi della Romania e della Moldavia: erano i familiari di queste donne che, non sapendo più nulla di loro se non una vaga notizia della loro morte, avevano posto nel cimitero croci di ferro intinte di macchie rosse come sangue per indicare la loro morte e il dolore inenarrabile. Il loro bisogno di rivolgersi a Dio nella preghiera mentre esse erano in quelle condizioni ci sconvolgeva e ci portava a interrogarci e a dirci: “ma allora è vero che ci precederanno nel Regno dei cieli!…”

Zoen Tencarari

Per avere una voce e poter essere ascoltati dai diversi Enti era necessario avere la possibilità

Vivere come famiglia

di essere riconosciuti come Associazione: “e allora facciamola!”.

pagine 24-27

Una quindicina di adulti e giovani lasciati toccare da diversi passaggi del Vangelo di Gesù e dal suo modo di fare, incoraggiati da altri ben forti e decisi come Madre Teresa di

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Giovanni

Salvatore

Alessandro

Miki

Paolo

Roberto

Cornely

Jacopo

Alain

Paolo Piero

Riccardo

Charles

Don Santo

Etienne

situazioni di vita “pesantissime” incontrate! Quanta umanità provata in modi terribili. Quanto ci hanno dato in umanità e in dignità, in tenerezza e conforto! Quanto ci hanno insegnato riguardo al saperci accontentare e gioire di quello che si ha e così il valore della pazienza, dell’attesa, del fidarsi e del cercare… Il futuro: continuare stando forti nella preghiera, nella consapevolezza che Dio viene a noi in queste “genti” e che è assolutamente necessario anche per noi (ora i volontari sono non meno di 180): dare senso al vivere di ogni giorno. Essere spalla a spalla per avere risposte e ambiti umani dignitosi per ognuno: quanto si sperimenta la propria impossibilità! Eppure, lì nella condivisione delle situazioni sta un briciolo di consolazione e di verità dell’umano vivere. La Casa Tre Tende ci darà la possibilità di una maggiore attenzione. Altro “futuro” è crescere nella capacità di smuovere le cause di queste miserie, in questo nostro mondo che sembra perdere la gioia del vivere, la gioia dell’essere di aiuto agli altri, sempre incapace di riconoscere la bellezza e l’importanza del bene comune. Ci è dato di provare che nel cuore dell’Uomo, e tanto nei desideri dei giovani di oggi, c’è un reale bisogno di vivere per qualcosa di vero e per gli altri, tanto che il più povero, il più misero, il più sfortunato arricchisce il più ricco e il più fortunato.

Paul

Paulino

Don Matteo

Erion

Don Alberto

Alessio

Luz

Ervin

Don Enrico

Gianluca

Sandro

Cristian

Silvano

Solo nel progetto-ramo Zoen Tencarari sono oltre 160 in una dozzina di anni. Quante

Pietro

Francesco

Don Stefano

Quante persone sono passate tra i Rami dell’Albero di Cirene: certamente migliaia!

Abanda

Marco

Filippo

uomini e donne in continuo aumento viventi nel sottobosco della nostra società.

Natalie

Massimiliano

Rita

10 anni di Missione in Tanzania; sospinti dal bisogno e dalle condizioni di vita di questi

Desiré

Maurizio Aldo

Calcutta, don Oreste Benzi, Papa Giovanni Paolo II e – per quel che mi riguarda – dai

Cipriano

Michele

Don Marco

Gennaro

Padre Josè

Filippo

Lucia

William

Angelo

Asad

Jovalin Don Come Quante persone Simone Don Damiano sono passate Emanuele Padre Luis Padre iJurandi tra Rami Raffaele Davide Padre Pedro dell’Albero Padre Domingo Riccardo di Cirene: Frederik Padre Milson Eugenio Iris certamente Tonino Padre Vidal migliaia! Manuel Elena Davide

Rosario Joseph

Irene Omid

Simona

Elisabetta

Tommaso

Edualis

Emanuele

Mikai

Stefano

Giuseppe

Giulio

Sergio

Nicola

Katerin

Cristian Marius

Andrea Laura

Matteo Andrea Juan

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L’intervista Un esempio di impresaImparare solidale ad ascoltare Mattia Cecchini

• Data di nascita > Novembre 2001 (un anno prima della nascita dell’Associazione) • Nome > Centro d’ascolto Maria Chiara Baroni. • Significato del nome > Il centro nasce su richiesta di Don Mario, e inizia la sua attività con Maria Chiara Baroni (a cui è dedicato) che volle con sé alcune volontarie per accogliere ed ascoltare le sofferenze degli emarginati, dei poveri, ma anche di chi vive in solitudine e depressione.

A cura di Mattia Cecchini

Al lavoro da 10 anni, con migliaia di incontri: tradizione e rinnovamento

• Numero volontari > Il Centro d’Ascolto inizia con 6 volontari, fino agli attuali 12 volontari. • Quando > nelle due mattine di martedì e giovedì dalle 9,30 alle 11. • Quanti > Le persone che incontriamo sono sempre tante arrivando a numeri di 1600/1700 colloqui annuali. • Progetti di solidarietà attivati > sostegno alle rette di studio, strumenti

Iniziò il suo servizio quando c’era ancora Maria Chiara Baroni, a cui ora il Centro d’ascolto è intitolato, e oggi Paola è ancora lì: un impegno che dura dal 2003. È martedì e poco prima delle 9, prima cioè di iniziare il suo mo-

medici e diagnostici, sostegno a orfano-

mento di impegno al Centro, trova il tempo per riguardare un po’ indietro

trofi e case famiglia, contributi a opere

alla storia di questo progetto, a come è cresciuto e cambiato nel tempo.

parrocchiali, animazione per bambini e ragazzi • Segni particolari > Il Centro d’Ascolto è un luogo accessibile a tutti, dove i volontari incontrano, orientano, respon-

Ma non senza dimenticare l’importanza di saper trovare qualcosa su cui rilanciare i semi gettati con idee “che portano una nota nuova e particolare anche in questo servizio”. Ad esempio? Passare dall’ascolto alla opportunità

sabilizzano e tutelano le persone più in

di creare e dare lavoro. E rispondere così a quella che è oggi una delle esi-

difficoltà, guardando ciascuno nella sua

genze più pressanti di quanti si rivolgono al Centro di ascolto.

unicità al di là dei bisogni che esprime. Il Centro d’Ascolto è la capacità di vedere il volto di Gesù nel volto di ciascuno.

Dunque, dire oggi Centro d’ascolto si-

Anche rispetto al numero di persone

gnifica dire che cosa?

che arrivano: nei due momenti di aper-

È lo stesso significato di allora, di die-

tura del centro, martedì e giovedì, con-

ci anni fa: il nome deriva dal progetto,

tiamo quasi sempre 35-40 persone e

l’ascolto, che vuol dire aprirsi alle per-

non riusciamo ad accoglierle tutte.

sone che arrivano e lasciarsi coinvolge-

Nel 2011 sono state almeno 800 le persone arrivate al Centro per la prima volta 4

re dalle loro situazioni con delicatezza

E in un anno quante diventano le ri-

e attenzione. Nel tempo però, il cam-

chieste di ascolto e aiuto?

biamento delle condizioni economiche

Nel 2011 sono state almeno 800 le

del Paese si è fatto molto sentire: oggi

persone arrivate al Centro per la prima

manca il lavoro, ma non solo per gli

volta. Ma questi numeri vanno rad-

immigrati che agli inizi erano i princi-

doppiati a portati a 1.700-1.800 per-

pali utenti del Centro d’ascolto, mentre

ché molte persone ritornano più volte.

gli italiani erano pochi e per lo più con

A queste persone diamo aiuti alimenta-

disagi mentali. Oggi sono aumentati

ri: un tempo erano solo a lunga dura-

moltissimo gli italiani, anche quelli di

ta, adesso possiamo distribuire anche

mezza età, che hanno perso il lavoro.

verdura, frutta. E poi diamo gli abiti:

Una situazione che ha un effetto domi-

dieci anni fa non c’era il guardaroba,

no: famiglie che si sfasciano, persone

invece adesso è un servizio importante.

che restano sole, anche madri in attesa

Per alcuni c’è anche un aiuto econo-

di figli… Questa crisi si sente molto.

mico per le bollette con un contributo


Progetto Centro d’ascolto Maria Chiara Baroni

siamo in una

taliano è decisivo per trovare un im-

dozzina

di

piego e relazionarsi con gli altri. Per il

volontari

che

futuro, una cosa che ci piacerebbe fare,

si alterna e siamo

magari avendo degli spazi maggiori,

sempre in quattro-cinque

è creare un laboratorio, una sorta di

che è pari a circa

metà

della

somma da pagare, per far capire che qualcosa bisogna che ci

fissi da alcuni anni.

cooperativa di arti e mestieri, perché

mettano anche loro. Diamo poi aiuto

Come si può definire il cammino del

in questo momento bisogna anche in-

anche per i biglietti dell’autobus. Poi

Centro d’ascolto fino qui e come può

ventarsi il lavoro. Questo può essere

il lavoro: cerchiamo di dare indicazio-

proseguire oggi? Come va avanti que-

un progetto per dare aiuto e coinvol-

ni, spesso sfruttando internet, di posti

sta storia guardando al suo passato?

gere persone con situazioni particolari.

dove cercare un impiego. E infine sia-

Questa è una esperienza che ha anche

Perché servono anche cose che portano

mo collegati con i Servizi Sociali con

momenti di una certa fatica. Anche io

una nota nuova e particolare anche a

cui abbiamo fatto alcune riunioni per

i primi tempi mi portavo a casa tutte

questo servizio.

vedere nuclei e casi singoli per i quali

le situazioni che incontravo, mi face-

avere occhio di riguardo. Case di acco-

vo coinvolgere… poi piano piano

glienza non ne abbiamo tante da poter

le cose sono cambiate, pur non

accogliere tutti: per le donne c’è la casa

volendo che diventasse una que-

delle suore della Misericordia, c’è l’O-

stione di routine. Credo di avere

pera Padre Marella… ma per le altre si

evitato di far diventare

passa dai Servizi Sociali.

questo impegno una routine, io come altri

Tutto questo grazie al volontariato, ma

che altrimenti avreb-

chi regge questo sforzo?

bero interrotto il servizio

Negli anni alcuni hanno interrotto

che danno. E oggi bisogna

questo servizio, perché andando avanti

portare avanti le basi che abbia-

negli tempo la fatica dell’impegno si è

mo gettato: negli anni, tra l’altro,

fatta maggiore e qualcuno non ha potu-

sono nate cose come la Scuola di Ita-

to continuare; ma sono arrivati giova-

liano. È partita con una-due persone e

ni e relativamente giovani. Il che non è

oggi sono in tanti ed è di-

scontato perché si tratta di un servizio

ventata un nuovo proget-

alla mattina e per ragazzi che lavorano

to per l’Albero di Cirene.

e studiano non è facile. Eppure abbia-

è un servizio importante

mo avuto anche dei ragazzi. Adesso

per i migranti, perché sapere l’i-

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Lo sportello legale Rosamaria Micolucci

Una giustizia accessibile a tutti

Progetto Centro d’ascolto Maria Chiara Baroni

Il profondo senso di giustizia che ho sempre avuto dentro di me, fin da quando ero piccola, mi ha portato a lottare tenacemente contro le ingiustizie che subivo e che vedevo subire dagli altri: amici, compagni di scuola o di strada. Ho così maturato nel tempo che la giustizia non è un concetto astratto, un ideale da raggiungere (a volte così lontano da sembrare quasi utopia), ma è quanto di più concreto si possa fare per il proprio simile; è il punto di partenza, è ciò che spinge ad agire, a fare, ad impegnarsi perché a ciascun uomo (sia esso italiano o straniero) sia garantita dignità, libertà, uguaglianza, diritto alla casa, allo studio, al lavoro, alla salute, per citarne solo alcuni.

In particolare, poi, per quanto riguarda

e conseguentemente ricevere un con-

uffici comunali, telefonate, invio mail,

la giustizia intesa come quella ammini-

siglio, “una dritta”. Tante volte basta

eccetera. Per noi volontari della consu-

strata dai tribunali, sono molto affe-

davvero una semplice indicazione per

lenza è fondamentale lavorare in rete e

zionata all’idea di una giustizia acces-

risolvere una questione che sembra in-

in collaborazione con i volontari degli

sibile a tutti, che per me significa che a

sormontabile. Tutto questo senza che

altri progetti dell’Associazione, cosic-

ognuno deve essere data la possibilità

si abbia la preoccupazione di dover

ché la persona possa essere sostenuta

“raccon-

necessariamente, seppur giustamente,

sotto diversi profili.

tare” la

pagare la consulenza.

Allo Sportello vengono molti stranieri

propria

È questo lo spirito che anima il servi-

e ciò ha portato ad uno specifico ap-

vicenda

zio di consulenza legale attivo all’in-

profondimento delle questioni attinen-

terno dell’Associazione fin dal

ti al diritto dell’immigrazione e di tutta

2004, dove vengono seguite me-

la legislazione susseguitasi in materia.

diamente 20-25 persone ogni

Da qualche anno si registra una cresci-

anno. Si cerca di ascoltare i

ta del numero di persone italiane che

bisogni delle persone e, a

si rivolgono a noi con problematiche

seconda delle questio-

riguardanti soprattutto questioni fami-

ni poste, si interviene

liari, questioni inerenti all’abitazione e

con semplici consigli o

questioni economiche.

di

con attività più o meno

Attualmente la consulenza si svolge il

complesse, che vanno dallo

lunedì pomeriggio su appuntamento

studio approfondito agli

con il prezioso e costante ausilio del-

accompagnamenti

in

Questura o presso

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la Dott.ssa Martina Boschi e del Dott. Emanuele Mansuelli.


A difesa dei più piccoli

• Data di nascita > 2009 • Nome > AURORA • Significato del nome > accogliere e sostenere la vita nascente • Numero delle persone aiutate >

Maurizio Giamboni, Chiara Zini

Assistenza e sostegno alle madri in difficoltà Donne in gravidanza, in difficoltà economiche, sole, senza lavoro e relazioni sociali. Giovani madri o famiglie con bambini

in questi anni sono stati forniti aiuti a diverse giovani mamme in attesa con sostegni economici e materiali (pannolini, vestiti, ecc.). Attualmente sono in carico 12 mamme. • Servizi attivati > Una prima collaborazione è stata con le Piccole Sorelle di Madre Teresa, più recentemente è stato creato uno spazio apposito nel Centro d’Ascolto con alcuni volontari dedicati (stabilendo un rapporto di collaborazione con il Servizio Sociale Territoriale di Quartiere per una supervisione). È recentissima l’apertura di Casa Aurora, un appartamento per brevi periodi di ospitalità per madri e famiglie con bambini. • Segni particolari > progetto giovane, scattante, ha molte cose ancora da far nascere!

piccoli, anch’esse in situazioni di disagio. Sono queste le persone al centro del progetto Aurora, che si fonda sulla convinzione che la

Progetto AURORA

vita umana, a partire dal concepimento, sia un bene prezioso per il futuro dell’umanità e quindi vada protetto, custodito, difeso, aiutato.

Il progetto, uno dei rami giovani

Recentemente, presso il Poliambulato-

nel delicato problema dell’affido part-

dell’Associazione Albero di Cirene,

rio Zanolini, i volontari hanno avuto

time di minori in difficoltà relazionale

è portato avanti da alcuni volontari

un incontro con i Servizi Sociali, che

e sociale.

del Centro di ascolto: il loro compito

hanno apprezzato il progetto Auro-

I volontari del Centro d’ascolto rivol-

è quello di individuare le mamme bi-

ra ed espresso la volontà di costruire,

gono a tutti l’appello a sostenere il

sognose di aiuto, alle quali prestare

con scambio di informazioni e consu-

progetto Aurora: di persona, come vo-

un’assistenza sia materiale - attraver-

lenze, un’utile collaborazione per la

lontari, con contributi in denaro, con

so alimenti per l’infanzia, pannolini,

soluzione dei casi seguiti da entrambi

prodotti per l’infanzia.

vestiario, cibo - sia morale con l’inco-

gli organismi, inclusa la possibilità di

raggiamento, la fiducia, la condivisio-

coinvolgere la comunità parrocchiale

Da parte di tutti i volontari: grazie!

ne della loro particolare situazione di vita. Anche solo il fatto di trovare persone disposte ad ascoltare i loro sfoghi è un grande aiuto per queste donne che non hanno nessuno con cui parlare e neppure la minima idea di come risolvere i loro problemi. Il progetto deve fare i conti con la scarsità di personale, di strutture, di denaro, ma la speranza è che si possa creare, con altre associazioni e strutture, una rete di accoglienza su tutto il territorio bolognese per queste persone.

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Occhiello

Un esempio di impresaLasolidale scuola di italiano • Data di nascita > Novembre 2001 (un

anno prima della nascita dell’associazione)

• Nome del progetto > Scuola di Italiano Paola Moruzzi. • Significato del nome > la Scuola è intitolata a una delle prime maestre che, dopo una vita dedicata all’insegnamento, ha dato vita a questo servizio impegnandosi con dedizione e amore per il prossimo. • Volontari coinvolti nell’insegnamento > 30 • Studenti della scuola > 150 • Periodo di attività > da Ottobre a Giugno

I volontari della scuola di italiano

Parlare la stessa lingua per sentirsi a casa

• Orari > martedì e giovedì, 15.30-17.00 e 17.30-19.00 - lunedì e mercoledì e martedì e giovedì 20.30-22. • Altre iniziative > Festa conclusiva in parrocchia, rassegna estiva di film in

Il suono della nostra lingua madre ci

possibilità di farsi comprendere e co-

fa sentire a casa. Madre perché la im-

noscere, anziché essere ignorate a cau-

che provengono da altri paesi ai fini

pariamo dalla prima persona che ci ha

sa dell’incapacità di esprimersi.

della loro piena inclusione sociale.

accolto e a cui vogliamo dire qualco-

Una persona la conosciamo da come

sa di noi. Se si trascorre qualche mese

agisce, ma anche da quel che ci dice di

all’estero, al rientro i suoni familiari

sé, di quel che ha vissuto, delle perso-

ci cullano. Ci beiamo della facilità di

ne che ama, di come interpreta ciò che

trovare le parole per condividere una

accade in base alla sua cultura e al suo

storia o esprimere ben precisi concet-

sistema di valori. Ed ecco il terzo me-

ti (compresi quelli che non hanno un

raviglioso effetto: la possibilità di farsi

corrispettivo in altre lingue, come ad

conoscere come persone a tutto tondo

esempio la parola bazza).

e grazie a questo sovvertire gli stereo-

Questo ci suggerisce che l’impegno

tipi.

nell’imparare una lingua non è dato

Noi volontari abbiamo il privilegio di

solo dalla necessità di barcamenarsi

ascoltare per primi queste storie uni-

tra permessi di soggiorno, sanità, ricer-

che, perché insegniamo le parole con

ca di alloggio e lavoro. Queste motiva-

cui ci verranno raccontate; speriamo

zioni corrispondono a neces-

poi non solo a noi ma anche a tanti al-

sità primarie, sono molto

tri che grazie ad esse vedranno la per-

rilevanti e determinano il

sona, non solo lo straniero.

primo obiettivo della scuo-

È una continua sfida tenere insieme ne-

la: aumentare le chance di

cessità pratiche, accoglienza, volontà

sicurezza, di salute, di par-

di superare gli stereotipi e… insegnare

tecipazione e di miglio-

la grammatica! E comunque prima o

ramento della propria

poi ci scontriamo con il limite di quan-

italiano. • Segni particolati > è un progetto che opera per l’integrazione dei cittadini

Progetto La scuola d’italiano Paola Moruzzi

A 8

vita per tanti che

to come insegnanti possiamo fare.

bussano

ogni

Come si dice, in italiano, quel gioiello

momento dell’anno

– una catenina che circonda il capo e

per iscriversi. Ma non

scende sulla fronte – che in Bangladesh

in

sono le sole motivazioni.

indossano le spose? Per trovare tutte le

L’impegno nell’imparare una lingua,

parole, mille lezioni di italiano non ba-

nel farsela diventare familiare, è fat-

stano. E allora? Mi ricordo di San Paolo:

to anche dal desiderio di farsi capire

“Se parlassi le lingue degli uomini e de-

ed essere capiti, come a casa, di essere

gli angeli, ma non avessi l’Amore, sarei

accolti per quel che si è. Quindi il se-

come una campana che risuona, come

condo obiettivo è dare alle persone la

un tamburo che rimbomba”.


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L’intervista doppia

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Verticali 1. È importantissimo nella nostra scuola // 2. Passato, presente, futuro // 3. Gli irregolari sono difficili da imparare // 4. Abbreviazione del

Intervista doppia: allievo e insegnante

modo indicativo // 5. La doppia in pennarello // 6. Preposizione articolata // 7. Lo sono quelli scolastici // 9. Preposizione articolata // 10. Uno dei tempi verbali // 11. È un programma tv utile per imparare la lingua // 13. Indica la forma verbale attiva sulle grammatiche // 14. Ascoltare all’inizio // 16. A scuola si comincia da qui // 17. Verso il basso // 20. Il modo aulico per dire “non lo” //

Come ti chiami?

diana pigrizia per incontrare persone

Said (allievo).

che hanno grande voglia di imparare

Alfonso (insegnante).

e di incontrare un sorriso.

Da dove vieni?

Cosa hai imparato?

S - Dal sud del Marocco.

S - Sono più sicuro quando parlo in

A - Dal sud dell’Italia ma, quando sono

italiano. Ho imparato a scrivere e ho

arrivato a Bologna, qualcuno diceva

trovato degli amici. Riesco a vedere

che venivo dal Marocco.

la tv, quando sento delle parole nuo-

Da quanto tempo sei a Bologna?

ve le scrivo su un foglio e poi chiedo

S - Da 5 anni.

ai miei insegnanti.

A - Da 32 anni, anche se dal mio accento sembra che sia arrivato ieri. Sei qui con la famiglia? S - Si, con mia moglie e i nostri bambini di 1 e 3 anni. A - Si, con mia moglie e i nostri figli di 11 e di 14 anni.

A - Che per aiutare gli altri basta poco, e quando fai quel poco ti accorgi che basterebbe un niente per fare di più.

22. Imparo alla fine // 24. Non più, non meno, non diviso. // 26. Lo può essere la penna // 27. Serve per studiare // 28. I nostri studenti alla fine sanno l’italiano così. // 30. I pennarelli delle lavagne, all’inizio // 31. Abbreviazione di passato // 33. Entrare all’inizio // 35. Avrete alla fine // 40. Le vocali sono: a-e-i-…

Orizzontali 3. Indicativo presente di andare: io… // 4. Tanti alunni vengono da questo Paese dell’Asia // 8. Il nostro albero era… il suo // 9. Lo sono le insegnanti e sempre più alunne // 10. Abbreviazione di Italiano // 11. Prime lettere del verbo lanciare // 14. Inizio di Albero // 15. La seconda lingua più usata a scuola // 18. Al termine di via Massaren-

Cosa vi piacerebbe fare a scuola?

ti // 19. Indicativo presente di essere: essi… //

S - Studiare di più i verbi e la storia.

21. Fine dei libri // 23. Vengo alla fine // 25. Il

A - Imparare qualcosa di più dei Paesi e dei modi di pensare degli allievi.

contrario di no // 26. In servizio a scuola insieme agli altri volontari // 28. Come inizia la città in cui si trova la scuola? // 29. Un’epoca all’inizio

Come ti trovi a Bologna?

Fai delle proposte per la scuola

// 32. Abitanti di Arezzo // 34. Indicativo presen-

S - È difficile trovare lavoro, ma la gente

S - Fare altre feste con le famiglie come

te di stare: egli… // 36. Avverbio di negazione //

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A B C

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A N N I

A - Grazie a Don Mario, è un grande!

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A - Bella esperienza, si esce dalla quoti-

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S - Sì, vorrei ringraziare tutti per l’aiuto!

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lezione.

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Volete dire qualcos’altro?

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con ansia che arrivi il giorno della

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diventi l’allenatore dei tuoi piccoli.

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P A S S

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scuola mi viene mal di testa. Aspetto

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I N D I N N E L A D G T R I T O U T E S T E N O T E T U O

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A - Benissimo, allora spero che mio figlio

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imparino a giocare a pallone presto!

V A D O E D R I T A B A N G L I F S I S N P T E T I N I T N L N U O V O

S - Benissimo, quando non vado a

già 8 palloni e spero che i miei figli

Soluzioni 42

Come ti trovi alla scuola d’italiano?

S - Io ho il calcio nel sangue! A casa ho

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a casa i miei figli.

con gli allievi.

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sento a casa e soprattutto si sentono

appena arrivato // 43. Aggettivo possessivo

D T C I R E N A M A L P S O N O G O P E B O L E A R N O N E S S I

A - All’inizio è stata dura, ma oggi mi

A - Organizzare delle partite di calcetto

39. Per prendere appunti // 41. Pronome personale di terza persona plurale // 42. Lo è l’allievo

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se sanno che hai dei bimbi piccoli.

quella dell’estate scorsa, fantastica!

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ti aiuta ad andare avanti soprattutto

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• Data di nascita > 2012, anche se l’attività dei singoli volontari era già comin-

Un nuovo ramo dell’Albero

ciata dal 1996 • Nome > Liberi di sognare…una società oltre il carcere

Marco Merighi

• Significato del nome > i detenuti sono persone che hanno le potenzialità per ricostruirsi una vita. Hanno bisogno di un appoggio e un sostegno per credere che possono ricominciare partendo proprio dai loro sogni. • Numero volontari > 10 • Segni particolari > È possibile pensare che ci sia una società che non abbia più bisogno di carceri e una società che guarda all’uomo, oltre il suo errore, e non lo abbandona ma cerca di integrarlo nella società in cui vive.

È bene che ogni persona, nel corso del-

stranieri senza permesso di soggiorno

nella propria dignità e personalità at-

la propria esistenza, vada a far visita

e tossicodipendenti che avrebbero bi-

traverso interventi mirati sia sulla sin-

ai detenuti e viva in qualche modo, at-

sogno di una comunità di recupero

gola persona che nel tessuto sociale.

traverso qualsiasi tipo di attività utile

piuttosto che del carcere.

L’obiettivo primario, dunque, è pro-

che vi possa essere svolta, l’esperienza

Fotografia della realtà del carcere di

prio quello del recupero della perso-

di entrare in un Istituto di Pena.

Bologna, simile a tutte le realtà delle

na, inevitabilmente provata dal perio-

La Casa Circondariale di Bologna

carceri italiane (con rarissime eccezio-

do di detenzione, anche in vista del

Dozza si trova appena fuori città e

ni), sufficiente a far comprendere la

difficile percorso di reinserimento nel-

ospita circa 1050 detenuti per una ca-

condizione “spersonalizzante” in cui

la società una volta usciti dal carcere,

pienza effettiva di 480 e “tollerabile”

vivono le persone detenute.

al fine di cercare di costruire una rete

di 880 persone. Tanti di loro si trova-

La forte motivazione che spinge e so-

di relazioni familiari e sociali per il ri-

no a vivere in 3-4 in celle di 10 mq,

stiene i volontari e chi si occupa del

accoglimento all’interno della stessa

dove trascorrono circa 20 ore al gior-

“pianeta carcere”, oltre alla fede e

società.

no in una situazione critica di eviden-

alle convinzioni personali di ciascuno,

Non va trascurato che i detenuti (pri-

za lampante. Fa riflettere il fatto che

è da ricercare nella profonda convin-

ma o poi) verranno restituiti alla so-

la stragrande maggioranza delle per-

zione che ogni persona, in qualunque

cietà. Come possono rientrare nella

sone presenti in carcere siano in attesa

condizioni si trovi (soprattutto se in

società persone a cui oltre alla libertà,

di giudizio o, comunque, non definiti-

posizione di svantaggio ed emargina-

che è la sola limitazione che dovrebbe

vi (cioè per lo Stato sono innocenti),

zione), vada sostenuta e valorizzata

patire un carcerato, è stata tolta ogni

Come possono rientrare nella società persone a cui è stata tolta ogni dignità? 10

L’incontro con i detenuti, per il recupero della persona


Progetto Liberi di sognare Molti detenuti, circa 400, sono impegnati in attività scolastiche. Molto si cerca di fare con la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti e molto c’è ancora da fare, sia dentro il carcere che fuori dal carcere, poiché è una realtà che ci interessa tutti, anche se è confinata ai margini della città. Vorrei concludere con una preghiera rivolta ai detenuti da Papa Giovanni Paolo II “…Vengo fra voi per condividere le vostre preoccupazioni, vengo per recare a ciascuno il messaggio del Vangelo, che è liberazione interiore e dignità? Infatti, proprio nel carcere si

polizia penitenziaria, che svolgono, o

riconciliazione con il prossimo. Alla

manifestano ben amplificati tutti quel-

dovrebbero svolgere, un ruolo premi-

scuola di Gesù si impara che la vio-

li che sono i problemi che la nostra

nente nel percorso di rieducazione del

lenza svuota la persona e distrugge la

società manifesta: ingiustizia, emargi-

detenuto (sono a stretto contatto per

società, che il male conduce alla morte

nazione, maggiori possibilità di vivere

la maggior parte della giornata), sono

dello spirito, alla distruzione dell’indi-

meglio la detenzione per chi possiede

in sottonumero e assai poco prepara-

vidualità. Dio ci chiama a collaborare

denaro. Passando di sezione in sezione

ti all’importante funzione di rieduca-

con lui per fare del mondo la sua fa-

c’è la possibilità di riscontrare i prin-

zione che pure hanno, oltre a quella

miglia, retta dalla indistruttibile leg-

cipali malesseri che ci affliggono ogni

repressiva e di contenimento. Questo

ge dell’amore. Dio conosce il segreto

giorno.

porta il carcere ad essere, soprattutto

dei vostri cuori, le vostre angosce, le

In carcere si picchia molto, e sem-

per i più giovani, una sorta di univer-

vostre speranze. La Sua giustizia tra-

pre di più in seguito al problema del

sità del crimine, ad aprire loro una

scende ogni giustizia umana, la Sua

sovraffollamento, ma non mancano

strada della malavita per sempre, dal-

misericordia supera ogni nostra im-

anche episodi di solidarietà e di reci-

la quale spesso, senza adeguato soste-

maginabile capacità di perdono. Cri-

proco sostegno. Purtroppo le risorse

gno, può risultare impossibile uscire,

sto si centra sempre su ciò che è nel

sono limitate e sempre ridotte, perciò

tornare indietro.

cuore umano e si affida alle potenzia-

mancano educatori (sono solo 8) e at-

Ma alcune opportunità, anche di la-

lità, alle energie che sono nell’uomo e

tività volte al recupero della persona,

voro, vengono offerte alla Dozza: ad

che vengono aiutate dalla grazia dello

lacune a cui per piccoli aspetti soppe-

esempio la sartoria nella sezione fem-

Spirito Santo e possono fare di un pri-

riscono i volontari. Anche gli agenti di

minile e il laboratorio di rifiuti Raee.

gioniero anche un Santo…”.

11


L’intervista Un esempio di impresaIlsolidale valore del servizio per un cristiano A cura di Giovanni Lauretti

Intervista a monsignor Giovanni Silvagni, vicario generale dell’arcidiocesi di Bologna L’accoglienza dello straniero è un tema

c’è una sostanziale unità e una vera co-

molto presente nella Bibbia. Come

munione, anche se imperfetta.

vede la sfida dell’integrazione nel pa-

12

norama attuale?

Un altro passo della Scrittura con cui

È un tema molto affascinante questo,

spesso ci confrontiamo è quello in cui

sia a livello antropologico sia nella di-

Gesù dice che le prostitute ci precede-

mensione spirituale e teologica, perché

ranno nel regno dei cieli. Quale deve

l’estraneità è la condizione di parten-

essere la coscienza dei cristiani rispetto

za dell’esperienza umana, e la familia-

a una forma di schiavitù come quella a

rità, la comunione, il punto di arrivo.

cui assistiamo sulle strade delle nostre

Questo è vero nel rapporto dell’uomo

città?

con Dio e nel rapporto con suoi simili.

Gesù ci spiazza spesso con affermazio-

Qual è il valore del servizio per un cri-

L’estraneità porta spesso a indifferen-

ni con cui rovescia le prospettive e ci

stiano?

za, pregiudizio, emarginazione, difesa

aiuta a uscire dai luoghi comuni e dal-

Il servizio per noi cristiani è soprattut-

dei propri privilegi, paura del confron-

la violenza dei giudizi. Mentre noi ten-

to imitazione di ciò che per primo ha

to con l’altro; prendere atto di questa

diamo spesso a identificare le persone

fatto Gesù per noi. Si è fatto nostro

condizione di partenza aiuta a evolvere

con quello che fanno, Gesù vede sem-

servo, ci ha lavato i piedi, ha dato la

verso una condizione di familiarità è

pre prima di tutto la persona, un fra-

vita per noi. Non l’ha fatto per costri-

estremamente positivo. Bisogna anche

zione ma per amore e ci ha insegnato

essere realisti nell’ammettere che non

che questa è la regola della vita insie-

è un cammino facile: ci sono aspetti

me tra noi. Più che un dovere è una

della cultura che non saranno mai inte-

possibilità che il Signore ci ha aperto

grabili al 100% e questo va accettato.

davanti: imparare da lui il servizio e

C’è un margine di riserbo, una misura

condividerlo tra di noi in una dimen-

oltre la quale solo Dio vede nel cuore

sione di totale fraternità, riconoscendo

dell’altro: a quel punto bisogna mette-

di essere tutti sullo stesso piano. Siamo

re in atto un’altra dimensione molto

fratelli, siamo tutti bisognosi e abbia-

preziosa, quella della pazienza, dell’a-

mo tutti qualche ricchezza: nel condi-

scolto, del rispetto, affidando sempre

videre quello che abbiamo, bisogni e

questo percorso così prezioso verso

risorse, si può fare giustizia, cercare di

l’integrazione, al nostro Dio che ci co-

rendere questo mondo così come Dio

nosce ed è padre comune a tutti i figli,

lo vuole.

pur così diversi. Nel riferimento a Lui

Nel condividere bisogni e risorse possiamo rendere questo mondo così come Dio lo vuole.


tello da amare, cercare e aiutare, vede

della comunità cristiana nel suo insie-

in ogni persona l’immagine di Dio, per

me. Un’altra cosa che vorrei dire è che

quanto umiliata e nascosta.

la prima responsabilità che abbiamo

L’aspetto della schiavitù spesso è poco

verso noi stessi e la società è quella di

presente nella coscienza generale: an-

rispondere ognuno di noi alla propria

drebbe smascherato apertamente tutto

vocazione. A volte il rischio è che il vo-

il sottobosco di violenza e prevarica-

lontariato diventi un luogo di rifugio

zione, anche per la coscienza di coloro

per eludere una presa di posizione sulla

che approfittano di queste condizioni.

propria vita personale, e ciò può por-

Bisogna guardare a queste condizio-

tare a vivere di esperienze senza che ci

ni pensando alle proprie madri, alle

sia un baricentro in una effettiva scelta

proprie figlie, alle proprie spose: cre-

di vita. Ciascuno di noi ha una strada

are empatia e partecipazione profon-

su cui il Signore chiede di camminare:

da. Oggi anche quella che può essere

il primo volontariato è la risposta alla

una riprovazione sociale degli stili di

tua vocazione e, all’interno di questa,

vita è passata in secondo piano: si può

aprire tutti gli spazi possibili per arric-

cadere nella tentazione dell’indifferen-

chire chi ti sta intorno con quello che

za, assecondando una mentalità che

puoi dare.

considera la persona un oggetto e non quello che vale. Quello che si può fare

L’Albero festeggia 10 anni di vita: cosa

non è alla portata di tutti, per questo

può augurare per il futuro dell’Asso-

sono preziose iniziative come le vostre,

ciazione?

non isolate, che offrano vicinanza e al

Quello che si riscontra nell’Albero di

tempo stesso una concreta possibilità

Cirene è una grande vitalità e capacità

di uscire da questo giro.

di intercettare bisogni e situazioni nevralgiche della vita dell’umanità. L’Al-

Un consiglio per i volontari dell’albero

bero è ben piantato: l’augurio è che

di Cirene.

possa continuare su queste basi solide

Consiglio di approfondire sempre il

e anche interagire sempre più con tutto

senso di quello che fate, la spirituali-

il contesto ecclesiale bolognese, per di-

tà, e anche la capacità di vivere tutto

ventare uno stimolo alla crescita nella

come espressione di una carità che non

dimensione della carità e della condivi-

è soltanto la propria, ma anche quella

sione per tutta la comunità cristiana.

13


Le radici e le foglie

ZOEN TENCARARI

Per noi l’Albero è… la forza del metterci insieme

PAMOJA

Per noi l’Albero è… mille colori di pelle, di incontri, di vite, riuniti insieme intorno a Gesù

LIBERI DI SOGNARE

Per noi l’Albero è… fonte di speranza e di luce per tutta la nostra società

NON SEI SOLA

Per noi l’Albero è… incontro, ascolto e accoglienza

Betta Manfredini L’albero è l’altalena dei poveri, oggi sei di qua, domani potresti essere di là. Lo sapevate che l’associazione avrebbe dovuto chiamarsi Il Cireneo?! Marco ci teneva tantissimo: la cosa che ricordo con più emozione sono gli innumerevoli incontri per parlare del “nome”. Pensare a un “nome” è già tradurre in opera un pensiero, un’idea. Con la consapevolezza che bisogna mettere l’Amore più nelle opere che nelle parole, continuavamo a rimuginare sul “nome” mentre facevamo ricerche per gestire gli aspetti giuridici, trovare la sede, i soldi (!!!), parlare con le autorità, convincere tutti della necessità di radunare tutte le molteplici attività di volontariato in un’unica realtà per non disperdere le energie. E intanto la “croce” del cireneo lavorava dentro a ciascuno di noi, e accogliere l’altro, il diverso, lo straniero nella sua diversità diventava un dono che arricchiva il singolo e di conseguenza tutta la comunità. Con questo spirito è nata l’associazione, strumento al servizio della comunità e dieci anni di lavoro di tantissime persone unite nella volontà comune di essere strumenti del “cambiamento”, hanno trasformato l’alberello degli inizi in un tronco solido con rami robusti e protesi verso la Luce e radici ben salde nella Verità.

14 A

PAOLO BOSCHI Abito nel territorio di S. Antonio di Savena dalla fine del 1996. Pur avendo molto tempo a disposizione (a quel tempo in pensione da pochi mesi), ero impegnato pressoché a tempo pieno in diverse attività di volontariato. Quando ho dato un po’ di disponibilità, sono stato subito coinvolto da Don Mario nel settore amministrativo della Parrocchia, prendendo visione, tra l’altro, delle tante attività caritative e sociali che molti effettuavano sì in ambito parrocchiale, ma con grande attenzione a zone del mondo meno fortunate di noi (Tanzania e Bosnia). Pur non avendo partecipato direttamente, ho sempre seguito con interesse i diversi progetti di condivisione che di anno in anno venivano attuati. Già dagli anni 1999-2000 ero stato sollecitato più volte, soprattutto da Lorenza Valetti, a collaborare per la creazione di una “struttura” in ambito parrocchiale. In verità, all’inizio ero un po’ scettico perché mi pareva un organismo superfluo. Però fin dai primi incontri per esaminare la bozza di Statuto mi sono

reso conto che si trattava di una proposta vincente che permetteva di operare in modo snello ed efficace nei confronti di terzi e soprattutto avere la possibilità di coinvolgere tanti volontari. E, soprattutto, veniva “costruita” su ottime basi quali il Vangelo e la Chiesa cattolica. La frase dello statuto “promozione della dignità umana come espressioni della missionarietà evangelica cristiana” mi ha sempre colpito. La partenza non fu subito facile: si poteva fare affidamento su entrate limitate e che pervenivano in gran parte dall’attività dei “mercatini”. Con l’andare del tempo i fondi raccolti sono aumentati grazie all’impegno e alla generosità di tanti e tutte le “entrate” sono state utilizzate nelle molteplici attività svolte dai singoli “rami” e hanno permesso di aiutare tante situazioni di persone svantaggiate. Sono personalmente molto soddisfatto per il tanto BENE che viene realizzato attraverso l’associazione “Albero di Cirene”. I tanti giovani volontari che vi collaborano con grande impegno e abnegazione meritano fiducia, oltre a un caloroso GRAZIE.


SCUOLA DI ITALIANO

Per noi l’Albero è… l’ABC di un futuro possibile

AURORA

Per noi l’Albero è… l’altalena dei poveri

Marco Bruno

LUCA FANTUZ

LORENZA Sono sempre stata convinta che L’Albero di Cirene sia nato ben prima di dieci anni fa. Ero una ragazzina quando ascoltavo affascinata i racconti dei primi volontari che tornavano da Usokami, carichi di calore umano di gioia della condivisione vissuta, sono stati questi ricordi che 10 anni fa mi hanno spinto a dare una mano per creare quell’identità istituzionale che ora l’associazione possiede. Quella piantina piccola ma forte è cresciuta non condivide solidarietà solo con l’Africa ma anche con altri paesi, si è ramificata prepotentemente, ora presso l’albero trovano una mano stranieri, donne mercificate, mamme che reclamano il diritto di crescere per i loro bambini. Trovano tanto anche i volontari che arrivano donando amore ma non ritornano mai vuoti, tanta è la ricchezza che li riempie. Auguro a questo albero di diventare una “sequoia”: il nutrimento per tanti volontari.

La disponibilità iniziale, nel 2001, di aderire al progetto “Tanzania”, promosso da Don Mario, fu data da me e Nadia con molto entusiasmo. Il progetto visto sotto questa luce ben si sposava con il percorso del matrimonio che ci accingevamo ad intraprendere. Poi ci è stato chiesto di impegnarci in un cammino per giungere alla fondazione di un’Associazione. Ora i fatti hanno dato ragione a Don Mario, poiché l’Associazione sta proseguendo il suo lavoro non solo nei paesi meno fortunati ma sta lavorando molto bene anche sulle problematiche quotidiane di Bologna. Ha acquisito un ruolo importante come punto di riferimento anche per altre realtà Associative. Siamo sempre più contenti ed orgogliosi della scelta di cui siamo stati chiamati a far parte. Il nostro impegno si è rivolto verso la missione in Tanzania ed in particolare verso Chita a cui siamo molto legati e che abbiamo visto crescere negli anni. Speriamo che in futuro ci sia l’opportunità di continuare a portare aiuti concreti alle persone bisognose, non solo a livello materiale ma anche e soprattutto affettivo e spirituale nonché di mantenere le amicizie consolidate negli anni.

L’albero ed il Cireneo L’uomo, troppo spesso, utilizza i talenti ed i beni a sua disposizione non per costruire una società solidale ma per accumulare ricchezze ed accaparrare potere, al fine di difendersi dagli altri che non percepisce più come fratelli ma come concorrenti ed avversari da combattere. Al contrario, la natura della nostra comunità associativa deve essere come quella di un albero. Gli alberi, secondo il proprio ciclo vitale, offrono gratuitamente i propri frutti agli uomini ed allora tra i due si stabilisce una relazione di cura ed amore. Infine l’albero anche morendo offre la possibilità all’uomo di utilizzare il proprio corpo per scaldarsi e costruire utensili. Allo stesso modo, il sacrificio ed il dono dei volontari devono produrre aspetti positivi nella vita della comunità oltre a sviluppare un sentimento di frustrazione e accidia tra i fratelli. Il secondo simbolo è il Cireneo: Il Cireneo è uno spettatore anonimo della folla, quindi siamo tutti noi. Il Cireneo sulla via del Golgota è l’unico a portare la Croce del Cristo. Sicuramente non ne avrà avuto alcuna voglia ma è attraverso questa sofferenza e questo sacrificio, mettendosi al fianco dell’uomo afflitto e condannato dalla società, che incontra l’amore di Gesù. Così dobbiamo metterci in gioco affianco alle persone che soffrono condividendo un tratto di strada insieme per aiutarsi reciprocamente. Infatti anche se apparentemente i poveri non hanno nulla da offrirci in realtà ci rivelano la vera vita e il vero amore.

15 A


• Data di nascita > 1996, casa Magdala invece è nata nel 2004

Non sei sola

• Nome > Non Sei Sola • Significato del nome > far capire alle ragazze vittima di tratta e sfruttamento che non sono sole, che c’è chi può aiutarle a iniziare una nuova vita • Numero volontari iniziale > circa 20 • Numero volontari attuale > circa 60 • Numero di persone aiutate attraverso il progetto > 16 le ragazze aiutate con Casa Magdala e circa 100 le ragazze incontrate ogni settimana sulle strade della nostra città. • Segni particolari > un progetto che affronta uno dei problemi da sempre presenti con uno sguardo nuovo di accoglienza e solidarietà verso le vittime della prostituzione e che vuole sconfig-

Elena Losi e Francesca Ansaloni

Per tutte queste storie è nato il progetto “Non sei sola”

gere i facili pregiudizi su questa realtà. I giovani volontari concretizzano la speranza di poter cambiare il futuro delle ragazze vittime di tratta.

Da dove si può iniziare a raccontare un progetto che ha come scopo l’incontro e l’aiuto delle donne vittime di tratta e sfruttamento sessuale? Dai piedi

Progetto non sei sola

16

di Sara, arrivati in Italia quando lei era ancora minorenne, piedi sui quali tanti hanno scommesso il loro guadagno: è una scommessa facile questa, forse proprio perché “è la più vecchia del mondo”. Hanno scommesso sul corpo di Sara, per quanto piccolo fosse e per questo i suoi piedi hanno camminato fino a noi, perché c’è chi ancora vende e chi ancora compra lungo le strade di Bologna. Possiamo iniziare a raccontare dalle

Nasce così la nostra unità di stra-

guance di Anita, gonfie perché piene

da: dalla strada in cui queste ragazze

d’alcol per restare calde fino al mattino

passano le loro sere, con il sole e con

o magari per le botte subite. Per rac-

la pioggia, esposte come merce in un

contare il progetto potremmo partire

grande mercato all’aperto. Sono incon-

dalle parole di Alina, in strada per po-

tri unici, fatti di sguardi e gesti piccoli,

tersi affermare, anche solo scegliendo

con cui si cerca di restituire la dignità

di quali clienti attirare più l’attenzione

che sera dopo sera, cliente dopo cliente

e per assicurare, se non un futuro mi-

viene loro negata.

gliore, almeno una base economica ai

I volontari cercano di creare con que-

due figli piccoli che ha lasciato in Ro-

ste giovani donne un rapporto di fidu-

mania con i nonni.

cia, cosa non sempre facile: si tratta di

Da e per tutte queste storie è nato il

persone che nella loro vita sono state

progetto “Non sei sola”, quando Don

molte volte ingannate, a cominciare da

Mario Zacchini e alcuni giovani della

chi le ha fatte arrivare in Italia con la

parrocchia di Sant’Antonio di Savena

prospettiva di un lavoro sicuro, da par-

hanno sentito la pesantezza dell’oc-

rucchiera o cameriera, e che invece le

chio che sta a guardare queste donne

costringe a prostituirsi.

mentre vengono sfruttate. Hanno sen-

Le ragazze che si incontrano sono

tito l’esigenza di andare oltre, di “fare”

principalmente Nigeriane e dell’Est

oltre che “guardare”, di incontrarle e

Europa: si tratta di due modelli di

di condividere momenti anche di pre-

prostituzione differenti, diverse sono

ghiera.

le modalità di reclutamento, diversa è


la cultura da cui le ragazze provengo-

parrucche colorate ci sono ragazze

Tante sono le ragazze passate e tante

no. Tutte hanno però in comune una

poco più che bambine. È tutto un truc-

sarebbero le storie da raccontare, ma

cosa: lo sfruttamento. Ed è con questa

co! Che nasconde la vera età e illude

tutte hanno negli occhi la stessa gioia e

consapevolezza che i volontari del pro-

chi “cerca compagnia” di poter trovare

la stessa voglia di ricominciare.

getto continuano le loro attività, per

esperienza.

Durante la permanenza delle ragazze

non lasciarle sole in una società che le

“Se quando torno in Nigeria sanno che

all’interno della struttura non c’è un

vede solo come un problema di decoro

ho fatto la prostituta mi arrestano e lì

percorso prestabilito: ogni ragazza ha

pubblico. Scandalizzano, provocano,

le prigioni non sono come quelle di qui,

i suoi obiettivi da raggiungere e le pro-

scatenano curiosità, talvolta rabbia e

io ho paura, io non posso tornare”. Si

prie difficoltà da superare, anche con

fanno scrivere un altro racconto: un

potrebbe iniziare a raccontare il nostro

l’aiuto dei volontari che, dall’interno o

racconto di caschi non allacciati, di se-

progetto anche dalle storie a lieto fine

dall’esterno della casa, le seguono co-

dicenni in jeans e di motorini che sga-

perché ci sono ragazze che sono scap-

stantemente.

sano dopo che le mani hanno lanciato

pate dal mondo della prostituzione e

Non c’è gomma che cancelli questi rac-

uova e le bocche hanno sghignazzato

hanno iniziato una nuova vita.

conti ma, come Madre Teresa ci ricor-

per averle colpite.

Consapevoli dell’importanza di ac-

da, possiamo essere noi la matita che

Da un racconto, una storia e da una

compagnarle in questa ritrovata quoti-

continua a scriverli.

storia ad un nuovo ramo del progetto:

dianità scegliendo la propria

la sensibilizzazione. Sono incontri nelle

giornata e il proprio, questa

scuole che affrontano sia il tema della

volta vero, lavo-

tratta di esseri umani sia dell’esperien-

ro, da 8 anni è

za diretta di chi è attivo all’interno del

attiva una casa

progetto. Si cerca, con questa attività,

di

di sfatare i molti pregiudizi che la mag-

coglienza,

gior parte della società ha sul mondo

Magdala, che ac-

della prostituzione, di risvegliare le

coglie le vittime di

coscienze di quelli che, vedendo quei

tratta e di violenza.

seconda

acCasa

corpi in vetrina, fingono di non vedere e si racconta cosa subiscono in realtà queste donne: le violenze, gli abusi, l’indifferenza. Capita a tanti giovani di vedere solo l’apparenza, ma spesso questa inganna. Dietro l’ombretto, il rossetto e le

17


Non sei sola

Casa Magdala

Martina Grossi, Francesca Notari, Sofia Bacchetta

Progetto non sei sola

Una casa per ricominciare

“Chi non è mai uscito dalla propria casa crede che solo sua mamma la sappia fare bene il sugo”. Questo proverbio africano, nella sua semplicità, ci fa capire quanto si possa apprendere nell’uscire dalla quotidianità così da fondere stili di vita diversi.

18 A

Benché mettersi in gioco possa risulta-

rosa e fiori, ma non è poi difficile ve-

ragazze accolte e della gestione della

re difficile, è importante ricordare che

nirsi incontro e trovare una soluzione.

struttura.

la ricchezza viene proprio dal confron-

La decisione di fare questa esperienza

Stando a casa Magdala ci siamo rese

to con l’altro. Con il nuovo anno Casa

è nata dalla proposta delle responsabili

conto che per viverla e comprenderla

Magdala ha ospitato per alcune setti-

della struttura ed è stata accolta con

nella sua pienezza non sono sufficienti

mane delle nuove volontarie.

gioia e curiosità da tutte noi, spinte dal

alcuni giorni. Solo condividendo con le

Questa casa è stata istituita per dare

desiderio di conoscere una realtà com-

ragazze un periodo più lungo si riesce

accoglienza a ragazze, vittime di tratta,

plementare al servizio di strada e di

ad instaurare con loro un rapporto di

decise a cambiare vita.

sperimentarci all’interno di una realtà

fiducia, che le accompagna verso l’au-

Attualmente sono ospitate due ragaz-

di condivisione stretta con le ragazze.

tonomia all’interno della società.

ze, ma la casa è aperta per l’accoglien-

Vivere qui un’opportunità per le ragaz-

za di molte altre, pronte a cominciare

ze, a cui viene offerta la possibilità di

un nuovo cammino.

sperimentare cose diverse. Si orga-

La vita all’interno della casa prevede

nizzano così occasioni d’incontro

un incontro fra culture differenti: si

con gli altri volontari del progetto

mischiano abitudini, sapori e colori. È

“Non sei sola”: corsi di bicicletta,

difficile sentirsi soli: si è sempre in com-

serate al cinema o al bowling.

pagnia tra musica e dialetti nigeriani,

Questa esperienza di convivenza

telefilm africani da guardare insieme e

diventa quindi una fonte di arricchi-

caldi odori di una nuova cucina.

mento del proprio bagaglio persona-

Stare qui vuol dire passare tanto tempo

le, supportati dal fatto che non si

assieme.

è lasciati a sé stessi grazie

È un po’ come essere in famiglia: rac-

agli incontri settimanali

contarsi la propria giornata e nono-

di confronto e condivi-

stante gli impegni ritagliare un mo-

sione con tutte le per-

mento per chiacchierare.

sone che, in vari modi,

Come in ogni casa non è sempre tutto

si occupano delle


Sensibilizzazione

Non sei sola

Emanuele Muzzi

La naturale evoluzione del nostro sogno Parlare ai giovani per abbattere il pregiudizio e l’indifferenza Perché nell’ambito del progetto “Non sei sola” è stata avviata un’attività di sensibilizzazione? Ad un primo sguardo sembra sia nata quasi per caso, in risposta alle richieste di gruppi parrocchiali interessati al mondo della tratta e all’attività dei nostri volontari. Ricordo quanto fu prezioso per me

Enti e Associazioni,

un incontro che Marco Bruno tenne

di rivolgerci ad un

al nostro Gruppo Giovani (avevo for-

considerevole nu-

se vent’anni), in cui raccontava la sua

mero di giovani

esperienza di volontario, facendoci

che

scoprire la drammatica realtà che si

non avrebbero

cela dietro quelle ragazze che popola-

gli

no i marciapiedi delle nostre periferie.

necessari

Alcuni anni più tardi decisi di colla-

comprendere la

borare al progetto dove, di pari pas-

situazione in cui

so alle uscite in strada settimanali, ho

si trovano le “ra-

potuto assistere all’intensificarsi degli

gazze di strada”.

incontri di sensibilizzazione che con il

Con la consape-

tempo hanno perso la loro saltuarietà,

volezza delle grandi

strutturandosi come un’attività vera e

potenzialità di que-

propria. Dal continuo confronto tra

sta azione educativa, in

noi volontari, infatti, sono nate inizia-

ogni incontro cerchiamo di

tive di vario tipo: diversi incontri nelle

creare un dialogo con i ragazzi

classi di alcune scuole superiori, inter-

che abbiamo di fronte, lasciando-

venti in assemblee d’istituto, convegni

ci guidare dai molteplici interrogativi

sul tema della tratta, partecipazioni ad

che nascono in loro e accompagnan-

pisce chiaramente che

eventi culturali, fino alla collaborazione

doli nella comprensione di una realtà

la nostra sensibilizzazione non

nella stesura di un’opera teatrale inter-

spesso troppo offuscata da indifferen-

è un’attività nata per caso, bensì la na-

pretata da giovani studenti. È una ric-

za e pregiudizi, con l’obiettivo di of-

turale evoluzione di un progetto che

chezza da valorizzare, in quanto offre

frir loro la possibilità di guardare da

mira, sotto vari aspetti, a restituire di-

a noi volontari l’opportunità di aprirci

un altro punto di vista, non più merci,

gnità alle tante donne vittime di tratta

verso l’esterno, di collaborare con altri

ma persone. Alla luce di questo, si ca-

e sfruttamento.

altrimenti strumenti per

19 A


10 anni di condivisione

• Data di nascita > 1997, con i primi viaggi in Tanzania (alcuni anni prima della nascita dell’Associazione) • Nome > Pamoja

Tommaso Simeoni, Antonio, Monica Piersanti e Massimo Sforzani

• Significato del nome > insieme, in lingua Swahili

In cammino sulle strade del mondo

• Numero volontari partiti negli utlimi 10 anni > circa 300 • Nazioni visitate per il servizio missionario > Tanzania, Romania, Moldova, Albania, Brasile, India • Progetti di solidarietà attivati > sostegno alle rette di studio, strumenti medici e diagnostici, sostegno a orfanotrofi e case famiglia, contributi a opere parrocchiali, animazione per bambini e ragazzi • Segni particolari > l’amore per il viaggio e per l’incontro, la condivisione e l’apertura in un abbraccio che comprende tutto il mondo!

500!

Pensa-

povertà, forza piena di dignità dove

loro volta desideravano ospitarci nelle

vamo di avere

ti aspetteresti la disperazione. Dopo,

loro case. E quindi si riparte! Albania,

fatto

qualche

guardi il tuo mondo con occhi nuovi:

tra Gjader e Scutari, Bosnia, tra le ma-

errore

nei

apprezzi cose che prima erano sconta-

cerie della guerra, Romania, da Padre

conti,

invece

te, riconosci la povertà e l’emarginazio-

Ireneo e nelle case famiglia del Chicco,

è proprio 500

ne a Bologna, e ti viene voglia di fare

Moldova, tra i bambini di Cretoaia.

(volontario più,

qualcosa. E l’Albero prova a dare una

Nuove mete, nuovi progetti, da inizia-

volontario meno)

prima risposta a questo desiderio. Già

re e continuare nel tempo. Negli anni

il numero dei viag-

con la festa di settembre: racconti, te-

abbiamo sempre voluto proporre un

giatori missionari di Pa-

stimonianze, fotografie del viaggio… E

percorso di formazione al viaggio, che

moja, nei primi 10 anni dell'Associa-

la presenza degli altri progetti dell’As-

preparasse i volontari rendendoli con-

zione. Gente che si è messa in cammino

sociazione: che sono un’occasione, un

sapevoli di essere missionari a tutti gli

sulle strade del mondo, per incontrare e

“la”, per continuare qui la missione

effetti, aggiungendo ogni anno qualche

conoscere altri popoli, altri stili di vita,

che hai iniziato lì.

nuova proposta. Non sono mancate le

altre culture. Desiderosi di un incontro

In 10 anni Pamoja è cresciuto ed è

sorprese, come le partenze di famiglie

profondo, cercando sempre di mettersi

cambiato. Abbiamo iniziato in Tanza-

con bimbi piccoli, e come il progressi-

al servizio dei bisogni, con gesti con-

nia, proseguendo il lavoro della missio-

vo abbassarsi dell’età dei partenti: sem-

creti di solidarietà, o con la semplice

ne diocesana nel villaggio di Chita, poi

pre più ragazzi di 18-20 anni desidera-

presenza. Come si fa con gli amici.

raggiungendo altri villaggi e città: Ifa-

no questo viaggio. Insomma, 10 anni

I risultati? Tanti, piccoli e grandi, da

kara, Wasa, Ngoheranga, Nyakipam-

sulle strade del mondo, quelle percorse

scoprire nelle prossime tre pagine.

bo. Intanto nell’Albero di Cirene na-

anche dal Cireneo… Al tempo di Gesù,

Uno lo diciamo subito: siamo sempre

sceva il progetto Zoen Tencarari, che

Cirene era una città dell’odierna Libia,

tornati più ricchi. Parti pensando di

è anche accoglienza e amicizia con per-

molto lontana da Gerusalemme. Simo-

dare, di fare qualcosa per gli altri. Tor-

sone straniere: il gemellaggio è venuto

ne viaggiò da Cirene a Gerusalemme e

ni stupito di quello che hai ricevuto:

naturale! Volevamo conoscere meglio

si ritrovò a portare la Croce di Cristo.

ospitalità semplice, gioia anche nella

le storie dei nostri amici migranti, che a

Proprio quello che vogliamo fare noi.

Progetto PAMOJA

20


Tanzania

Quando: varie volte dal 1997, prima della nascita dell’Associazione; poi, dal 2002, ogni estate, per 3 settimane, in gruppo. In più, tanti nostri amici sono partiti da soli o in coppia, in ogni periodo dell’anno. Dove: nelle regioni di Iringa e Morogoro. Nei primi anni abbiamo seguito il corso del fiume Kilombero, visitando soprattutto i villaggi di Chita e Merera e le vicine città di Ifakara e Mahenge, nella savana. Dopo siamo saliti sull’altipiano di Iringa, verso i villaggi di Usokami, Tosamaganga, Wasa, Nyakipambo, Ngoheranga. Come: ospitati dalle comunità locali,

Matrimonio bolognese a Wasa! Quando siamo in Tanzania, spesso veniamo invitati a un matrimonio: le nozze di due giovani sono un evento importantissimo che coinvolge tutto il villaggio, compresi gli ospiti wazungu (che vuol dire “uomini bianchi”), trattati con ogni riguardo. Ma Alessandro e Corinna hanno sorpreso tutti, perché da ospiti sono diventati… sposi in Tanzania! Nel 2006 sono partiti da Bologna per sposarsi a Wasa, che li ha letteralmente adottati, preparando la celebrazione e la festa secondo le tradizioni locali. Il vestito di Corinna è stato cucito dalle donne di Wasa, e i due sposi sono stati accompagnati fino all’altare dai loro “genitori adottivi” di Wasa. E, dopo, festa grande per i wazungu sposi, con circa 2000 invitati, cioè tutto il villaggio!

quasi sempre parrocchie e missioni, ma anche case famiglia, case diocesane e orfanotrofi. Chi: tutti quelli che potete immaginare! All’inizio partivamo in 2-3 gruppi da 10-15 persone, e ogni gruppo restava stabile a Chita o a Merera per tutto il periodo. Negli ultimi anni

Guardare il proprio mondo con occhi nuovi

partono di solito 2 gruppi da 10-12 persone, che si dividono in gruppetti più piccoli nei tanti villaggi di cui siamo diventati amici. Età: dai 2 ai 75 anni. Professioni: studenti, impiegati, medici, imprenditori, vigili urbani, pensionati… In tutto, in 10 anni, 300 partenti! Cosa: abbiamo vissuto nei villaggi del cuore della Tanzania, tornando regolarmente con il famoso ma realissimo mal d’Africa. E abbiamo fatto qualcosa per i bisogni delle persone: la casa delle suore e l’asilo a Chita, il sostegno alla formazione delle infermiere a Usokami e delle sarte a Nyakipambo, il contributo alle rette scolastiche a Wasa e Ngoheranga, gli strumenti diagnostici nel dispensario di Merera.

21


Moldova Quando: ogni estate per 2 settimane,

vitù e fatte prostituire, mentre le mogli

dal 2006.

e madri lasciano le famiglie per fare le badanti dei nostri anziani. Per questo

Dove: la Moldova, poco conosciuta, è

abbiamo voluto visitare questa terra.

un’ex repubblica sovietica, e si trova tra Ucraina e Romania. Noi siamo sta-

Con chi: l’associazione Regina Pacis

ti nella capitale Chisinau e nel vicino

lavora in Moldova da molti anni e ci

villaggio di Cretoaia.

ha accolti nel servizio alla povertà a Chisinau, svolto nella mensa e con i ra-

Perché: i moldavi a Bologna sono for-

gazzi di strada. Attraverso Regina Pacis

se, tra gli immigrati dall’Est europeo,

abbiamo “adottato” la parrocchia di

i più sofferenti ed emarginati in lavo-

Cretoaia, dove ogni anno animiamo un

ri faticosi e degradanti. In particolare

campo estivo con i ragazzi del villag-

le donne: alla disperata ricerca di un

gio, un servizio prezioso in una realtà

lavoro, le giovani vengono illuse con

di famiglie divise, alcolismo e pochissi-

promesse false e poi ridotte in schia-

me occasioni di “fare comunità”.

L’aneddoto: Transnistria, lo Stato che non esiste

Progetto PAMOJA

Scoprire Paesi, culture e tradizioni che conosciamo poco

22

Quasi nessuno sa che in Europa c’è uno stato “fantasma”, autoproclamatosi nel 1990 ma mai riconosciuto a livello internazionale. È la Transnistria, una fettina di Moldova grande come la provincia di Bologna. Esiste a causa della guerra fredda, durante la quale l’URSS accumulò qui armi e truppe per presidiare

il confine con la Romania, e della successiva caduta del blocco sovietico, con la Russia che occupò militarmente, e di fatto occupa ancora oggi, la zona, per non perdere i depositi militari. Questo oggi vuol dire completo isolamento e povertà estrema per le 500.000 persone che vivono qui.


Romania Quando: ogni estate per 2 settimane,

Cosa: abbiamo visto da vicino la sof-

Bologna, accolti in canonica con il pro-

dal 2003.

ferenza di un popolo devastato dalla

getto Zoen Tencarari… E aiutato alcu-

folle dittatura di Ceausescu e poi ab-

ni ricongiungimenti di famiglie rumene

Dove: nel villaggio di Prislop del di-

bandonato a se stesso dopo il crollo del

a Bologna.

stretto del Maramures, e nel villaggio

blocco sovietico.

di Barnova alle porte della città di Iasi.

Abbiamo conosciuto il Chicco, che ha accolto bambini orfani e handicappati

Come: ospiti di parrocchie, case-fa-

dagli orfanotrofi-lager della Romania

miglia… E a volte a casa degli amici

comunista, e aiutato alcuni di loro per

conosciuti a Bologna. Nei primi anni,

visite specialistiche e protesi articolari.

tutti sul furgone, e via per un migliaio

Abbiamo vissuto la spiritualità greco-

di km attraverso Austria e Ungheria, e

cattolica a Prislop da padre Ireneo,

poi ancora dalle colline del Maramu-

che attraverso l’Albero di Cirene ha

res ai Carpazi, dai monasteri della Bu-

conosciuto Il Chicco, diventandone un

covina ai boschi della Transilvania…

punto di riferimento per l’inserimento

Da qualche anno, l’amicizia con Iasi e

sociale e lavorativo.

Barnova ci porta a fare esperienze di

Abbiamo visitato le famiglie di Mari-

servizio più stanziali.

us, Daniel, Catalin, gli amici rumeni di

Altre mete Abbiamo conosciuto la storia quasi in-

Anapolis e Rio de Janeiro. Il Brasile è

credibile della più feroce dittatura co-

una terra immensa e variegata, dove la

munista del dopoguerra, le tradizioni

bellezza convive con la miseria e dove

secolari del Kanun (l’antica legge civile

vorremmo tornare presto.

e sociale dell’Albania), e infine gli Ambasciatori di Pace, ragazzi impegnati a

E poi Bosnia, sulle tracce della guerra

testimoniare ai coetanei dei loro paesi

dei Balcani; India, a Calcutta, insieme

e villaggi i valori della pace, della fra-

ai poveri amati da Madre Teresa; Etio-

tellanza, della solidarietà. Una terra

pia, Bulgaria, Bangladesh…

splendida e quasi sconosciuta, anche se Tanzania, Romania e Moldova sono i

solo a 80 km dall’Italia.

luoghi dove siamo stati più a lungo e

Insomma: guardando indietro, il Vangelo ci ha portato lontano.

dove andiamo ancora oggi. Ma voglia-

In Brasile abbiamo visitato Salvador

E noi preghiamo di potere continuare

mo ricordare tutti i sentieri del mondo

de Bahia, dove la missione delle suore

a seguirlo!

percorsi in 10 anni…

bolognesi di Santa Clelia porta sostegno alla comunità del Bairro da Paz,

In Albania siamo stati tante volte nel

una favela dove la violenza e il crimine

nord, nella zona di Lezhe e Scutari,

segnano la vita quotidiana dei poveri.

meravigliosamente ospitati delle fami-

Abbiamo visitato tante esperienze di

glie degli amici albanesi di Bologna.

solidarietà a Salvador, Foz do Iguazu,

23


t Data di nascita   BMDVOJ BOOJ QSJNBEFMMBOBTDJUBEFMMBTTPDJB[JPOF 

Le mura di questa casa non hanno conďŹ ni

t Nome  ;PFO 5FODBSBSJ %BM OPNF EFM7FTDPWPEJ"WJHOPOFDIFOFM JTUJUVĂ– JM QSJNP DPMMFHJP QFS TUVEFOUJ

I giovani di casa canonica

VMUSBNPOUBOJEFMMhVOJWFSTJUĂ‹EJ#PMPHOB t Persone

che

abitano

in

casa

canonica ad oggi >  t Persone passate dalla casa canonica negli ultimi 10 anni  t AttivitĂ legate alla vita di comunitĂ  -JUVSHJBEFMMFPSF MFUUVSBEFM7BOHFMP EPQP PHOJ DFOB  JODPOUSP EFM HJPWFEĂ–

Vivere come famiglia

Progetto ZOEN TENCARARI

TFSB t Note  BMMJOJ[JP EFM  Ă’ OBUB MB TFDPOEB DBTB $BOPOJDB QSFTTP MB

Da piĂš di dieci anni si sono riaperte le porte della casa canonica alla vita di

$IJFTB EJ 4BO /JDPMĂ› EJ7JMMPMB  BCJUBUB

comunitĂ , condivisione, e ospitalitĂ . In questi anni hanno vissuto in casa ca-

EBMMBDPQQJBEJTQPTJ4JNPOFF'FEFSJDB JOTJFNFBEBMDVOJTUVEFOUJFMBWPSBUPSJ t Segni particolari  QSPHFUUP NPMUP NPWJNFOUBUPFBMMFHSPyDPOEJWJEFOEP

nonica insieme a don Mario e gli altri sacerdoti e diaconi, numerose famiglie della parrocchia, diversi obiettori e molti ragazzi in discernimento vocazio-

MB DBTB JO DVJ BCJUBSF TJ DPOEJWJEFSF

nale. Sono stati accolti in canonica, per bisogno o per scelta, tanti giovani

MFTTFSFGBNJHMJBFTJTDPQSFEBWWFSPJM

studenti o lavoratori, stranieri e italiani. Una fusione perfetta di storie, tradi-

GSBUFMMPDIFDĂ’JOPHOJVPNP

zioni e culture diverse: centinaia di volti che si fondono a formare una famiglia allargata che abbraccia tutto il mondo.

La vita di casa è incentrata su due

I tre piedi - preghiera, tavola, acco-

di status sociale, provenienza o etnia.

momenti particolari che noi della ca-

glienza - sostengono la vita di comu-

Questo progetto aiuta profondamen-

nonica chiamiamo “le due tavole�: la

nitĂ e sono quelli che permettono di

te nella crescita personale coloro che

tavola della preghiera e la tavola del

confrontarsi nel quotidiano su temi

vengono accolti in casa. La vita di casa

mangiare. Questi sono i momenti in cui

come diritti umani e intercultura. La

offre costanza nella preghiera attraver-

si cerca di stare insieme, condividendo

vita di casa-canonica crea cosĂŹ un sen-

so l'ora media a fine pranzo, la lettu-

preoccupazioni e gioie della giornata

so di famiglia, che promuove l'integra-

ra del Vangelo con commento di don

e confrontandosi anche sul vivere in-

zione tra culture e l'uguaglianza tra le

Oreste Benzi a fine cena, l'incontro del

sieme, proprio come si fa in ogni casa.

persone: si vive senza fare distinzioni

giovedĂŹ sera con successiva adorazione.

Diario Canonica

24


In dieci anni, la vita di casa-canonica

ta risposte concrete a domande nate

è cresciuta in molti aspetti, soprattut-

da solitudine e isolamento, che ap-

to nell’apertura verso la parrocchia e

partengono alla vita di oggi e che al-

verso il mondo. Grazie all'introduzio-

trove trovano difficilmente risposta.

ne di una serie di attività è cresciu-

Qualcuno sente, grazie alla vita di casa,

ta l’attenzione verso la realtà locale

il vangelo come visibilmente realizza-

in cui viviamo: l'incontro del giovedì

bile. Questi dieci anni di casa canonica

sera, il progressivo ingresso nella vita

ci dicono che non solo è possibile vi-

di casa canonica di famiglie e di gio-

vere insieme, pur provenendo da paesi

vani, la collaborazione con i ragazzi

e culture diverse, me è enormemente

del servizio in stazione che prepa-

arricchente e porta un senso di pienez-

rano i panini per i senza tetto, ecc.

za alle nostre vite. Questo è un mondo

Vista anche la presenza in casa di varie

bello, chi arriva qua è fortunato; siamo

confessioni cristiane e di fedi diverse, si

dei fortunati. Non deve bastarci quin-

è creato e si sta sviluppando, una for-

di il vivere qui ma sentiamo il deside-

ma di ecumenismo concreto, vero con-

rio e il bisogno di allargare le mura di

fronto spirituale.

questa canonica e portare nel mondo

È un progetto non solo al passo con

questa cultura di condivisione e inte-

i tempi, ma profetico, perché por-

grazione.

È un progetto profetico che porta risposte concrete a domande che appartengono alla vita di oggi e che altrove non sono ascoltate

Mattia Balelli, seminarista, 2008/2009

Non riesco a ringraziare ognuno per quello che mi avete dato. Provo però a esprimere quello che provo con le parole del canto che sempre mi ricorderà voi: “come è bello, come dà gioia, che i fratelli stiano insieme! Grazie mamme, papà e fratellini e sorelline che avete arricchito i nostri giorni. Caro don Mario grazie: in questo anno sei stato un vero padre per tutti noi.

Famiglia Costa, Quaresima 2008 Quando poi torni a casa per un po’ ti rimane lo stordimento ed al contrario ti senti un po’ vuoto, un po’ solo con gli altri della tua famiglia “ristretta” e apparecchiare per quattro o ti sembra ridicolo o ti fa quasi tristezza e per un po’ di giorni continui a buttare giù 2 chili di pasta! Riprende il rischio di abituarsi a cose “indispensabili” e a ritmi di vita comodi, rassicuranti, il rischio di perdere insomma la capacità di mettersi in gioco: per tutto questo… probabilmente ritorneremo! Asad, 1/4/2010 Ciao. Sono Asad Lashkari dall’Afghanistan. Sicuramente non riesco a scrivere tutto quello che devo scrivere, però…Ringrazio tutti, per tutto quello che mi avete dato. Adesso sono più contento nella mia vita e voi siete il motivo. Grazie don Mario (Un padre vero per tutti).

Francesco Perlini, 25/3/2011 Questo per me rimarrà sempre uno dei posti più incredibili e strani che io abbia mai visto. Quello che mi lascia a bocca aperta è il fatto che qui ogni giorno vedo sempre almeno una faccia nuova e se ogni giorno ci son sempre facce nuove vuol dire che qui dentro c’è qualcosa di speciale. E quel qualcosa di speciale è proprio la gente stessa. Qualcuno arriva e se ne va subito, qualcun altro prima di andarsene aspetta un po’, perché si vuole godere l’atmosfera che c’è qui dentro. Qualcun altro viene a vivere qui per due settimane apposta per poter respirare quest’aria, qualcun altro qui c’è da una vita e una vita ancora ci vuole rimanere. Qualcun altro invece è entrato e poi non è uscito più perché si trova così bene che non riesce ad andarsene.

25


dipinto da Paolo

Sono Paolo

, un ex giovane che nel 1993 fece l’obiettore di coscienza in Caritas con l’esperienza, allora nuova, della “vita comunitaria in canonica” col grande amico, padre e fratello Don Mario. Una bella storia davvero… Se ad oggi resisto a qualche intemperia di troppo è proprio per quel periodo di grazia e carezza, di speranza e amicizia, di fede e carità. Scelsi la sistemazione della canonica perché vicino all’ospedale dove prestavo il mio piccolo servizio: sentivo che era l’appoggio giusto e sicuro per l’esperienza che stavo per vivere. In realtà non ho scelto io, mi ha indirizzato Lui: è Lui che viene giù a visitare la mia condizione di miseria, non io “Pierino” che scelgo…era tutto scritto! Il primo colloquio con il Don: mi guarda, mi fissa come fa lui (mi sembrava un matto) e mi dice: “Tu cosa vuoi da me?” Ero già in crisi però felice. Coglievo un bene, sentivo un senso. Mi sono solo fidato! Ho detto u piccolo sì e da lì l’inizio. La bellezza della comunità, quella sana confusione, quel posto in un p per Gesù quando si apparecchiava, quel campanello che suonava sempre per qualcuno che più c chiedeva aiuto. Mai ho sentito tanto parlare di Gesù ma soprattutto mai l’ho visto così bene! Dalla piccola Stella (giovane perpetua di 90 anni) al faticoso diacono, in realtà dolcissimo e buono. Ricordo le battaglie con la cipolla in canonica, la lotta con Don Mario. Gesù è ovunque, ma lì lo senti proprio: l’accoglienza, la preghiera, i volti, le storie, le culture e un unico Padre. Quante perle in quell’anno: la Messa tutte le mattine, il risveglio con la mano sulla fronte del Don che ti dava la sicurezza di un padre, i piccoli gesti, il desiderio di ritornare a casa rinnovato, le proposte forti, inviti a un distacco dal tuo mondo per immergersi di più: un tesoro prezioso e pazzesco che comprendi e accogli fino in fondo solo quando “esci”. Cena, Messa, incontri pratici, la compieta così densa di senso, ricca di vita, di umanità pazzesca che dentro alla casa diventa un capolavoro, una liturgia viva, vera e quotidiana. I ragazzi di casa Gianni, l’ospedale. Ricordo Norberto che in reparto infettivi mi è morto davanti. Quelle paure, quelle riflessioni e preghiere che fai lì ti accompagnano e sostengono poi gli anni a venire; lo capisco ora. Che sana malinconia: quelle foto ovunque in casa canonica, bellissime e colorate, l’Africa, la folla, il Papa, che bella gente…tutta! Amici nuovi, famiglia, uno sguardo allargato, un orizzonte infinito. Grande Mario che con i tuoi continui inviti e la tua forza hai spezzato e dato un vangelo vivo. Capisco a pieno il salmo “Come è bello e gioioso stare insieme come fratelli”. Da qui il desiderio di stare con gli altri, il sogno di rivivere quella carità dentro la vita di tutti i giorni, quel piccolo si quotidiano così grande a volte. Meno parole e più fatti. Ecco cos’è la canonica: una comunità di fratelli che si vogliono bene e si prendono per mano. Socchiudo gli occhi e provo a pensare, sognare il Paradiso. Lo immagino proprio così.

o l o a P 26


disegno di Omid

Era l'autunno 2007:

Ero arrivato a Bologna da poco, avevo due Venite, amici lì; era una coppia Italiana che mi ha ospivenite… c'è posto per tato temporaneamente ed aiutato a farmi una tutti! sistemazione a Bologna…una città di cui non sapevo nulla, dove non conoscevo nessuno, non avevo lavoro e un posto dove stare, finché un amico della coppia ci ha raccomandato a un prete per chiedere aiuto. Avendo avuto delle brutte esperienza con gli uomini della religione che sono anche i “governatori“ nel mio Paese c'era una cosa nella mia testa che mi impediva di avere speranza ma l'appundisegno di Omid tamento era fissato. Un ragazzo, forse Tonino o Simone, ha risposto al campanello e ha detto “Il Don scende, aspettate!”. Abbiamo aspettato mezz’ora e nessuno è sceso! Cavolo …io ero già deluso e stavo anche per perdere la poca speranza che avevo. Ma finalmente il prete apre la porta: lui ha la barba come immaginavo ma anche un sorriso che era sorprendente! Si siede accanto a me e fa delle domande sulla mia vita, il mio passato e la storia che mi ha portato dall’Iran al cortile della parrocchia. Più lui parla più dentro di me nasce la speranza di nuovo: la sua voce era calda e forte e lo sguardo profondo ed amichevole… piano piano mi sono sentito vicino a lui e mi potevo fidare. Don Mario sembrava tenero e accogliente, era diverso da quello che immaginavo; era anche molto preciso, serio e determinato: ha controllato tutti i miei documenti e mi ha invitato alla tavola del giorno dopo. Ed è così che io mi sono sentito a casa di nuovo dopo esser uscito dal mio Paese. L’unica preoccupazione era la mia ideologia per cui credevo di poter stare in canonica al massimo una settimana! Io ero nato musulmano e quando ho incontrato Don Mario ero un ateo. Non so cosa è peggio per uno che vuole vivere a casa di uomo di Gesù ! Ma essendo sicuro di non volermi convertire ho deciso di essere onesto con il Don su questo. Immaginavo che lui non avrebbe sopportato questa cosa e mi avrebbe cacciato ma comunque gli ho detto la verità. La sua reazione è stata incredibile per me! Lui mi abbraccia e mi dice di essere quello che sono senza sentire nessun obbligo a cambiare e mi dice “se senti qualcosa nel tuo cuore accettalo ma se no non preoccuparti, resta qui finché non trovi la tua strada”. Proprio qui ho scoperto chi è Don Mario: un uomo vero se non un santo. Mi ha accettato a casa sua solo perché sono un essere umano, uno che ha bisogno, senza considerare le mie differenza di idee o religione… una cosa che a me sembrava un miracolo! Non avevo visto nessuna cosa simile dai religiosi nel mio Paese! Questo percorso è durato 2 anni perché io da subito ho deciso di immigrare dall’Italia al Canada, dove c'è anche la mia famiglia. E così lui, mentre ero solo e disperato per la strada e senza dimora, Don Mario ha preso la mia mano e l’ha messa nella mano della mia famiglia che ora qui in Canada ho accanto. Mi sono anche sposato pochi mesi fa e piano piano mi sto sistemando e tutto grazie a chi ha dedicato la sua vita alla gente che ha bisogno, sia in Italia che in Tanzania o in Afghanistan! Non importano origini, colori, differenze…essere un uomo basta per

L'Albero di Cirene

ricevere una mano o almeno un abbraccio. Don Mario Zacchini ti porto sempre nel cuore.

Omid

27


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Vuoi fare qualcosa per gli altri? Ci pensi da tanto ma non hai i contatti giusti? Pensi che la giustizia sociale e l’integrazione siano ancora troppo lontane a Bologna, in Italia, nel mondo? Credi che l’incontro con l’altro sia un’occasione di crescita, di gioia, di amicizia?

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Allora è il momento di fare qualcosa. Diventa un volontario dell’Albero di Cirene! Da 10 anni l’Albero di Cirene opera per promuovere la dignità della persona in qualunque condizione si trovi. Aiutare le persone che incontriamo a costruirsi un futuro è la strada da percorrere. Se anche a te stanno a cuore solidarietà, giustizia, integrazione e pari opportunità… allora l’Albero di Cirene è l’associazione giusta per te! Se vuoi darci il tuo supporto puoi diventare Socio dell’Albero di Cirene o scrivere a info@alberodicirene.org per avere informazioni su come partecipare alle nostre attività.

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28 A

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sono detraibili dall’imposta sul reddito (IRPEF) per un importo pari al 19% della donazione. Le erogazioni liberali effettuate da soggetti titolari di reddito d’impresa sono invece deducibili per un importo massimo di € 2.068,83 ovvero del 2% del reddito d’impresa.

Zacchini, Mattia Cecchini, Rosamaria Micolucci, Chiara Zini, Maurizio Giamboni, i volontari della Scuola di italiano, Marco Merighi, Martina Grossi, Francesca Notari, Sofia Bacchetta, Emanuele Muzzi, Tommaso Simeoni, Antonio e Monica Piersanti, Massimo Sforzani, i giovani di casa canonica, Paolo Molinari, Omid Reza, Stefano Costa. Grazie a Vittorio Valentini per le foto di copertina.

Condizione tassativa: il versamento va eseguito tramite bonifico o con assegno “non trasferibile” intestato all’Associazione.

Direttore Responsabile: Andrea De Pasquale

Caporedattore: Giovanni Lauretti Redazione: Francesca Ansaloni, Iris Locatelli, Elena Losi, Andrea Spiezio, Maria Chiara Turchi. Hanno collaborato: Don Mario

Collaborazione Grafica: Roberto Anedda (immagini), Giorgio Perlini (disegni), Interpromex Comunicazione (progetto grafico) Autorizzazione n° 7597 del 10/11/2005 - Tribunale di Bologna Stampa: CASMA SRL Via B. Provaglia, 3/b-c-d - 40138 Bologna

Albero ntizie 22 - 3/2012 - 10 anni dell'Albero di Cirene Onlus  

Sono già passati 10 anni e nascono nuovi rami !!!

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