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anno VIII numero 2 maggio 2009 distribuzione gratuita

periodico di politica cultura società www.alambicco.com

Il gioco delle tre carte

La corsa alla poltrona di Presidente della Provincia ravvivata da nuove alleanze e vecchi rancori

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arafrasando Luigi Pintor, potremmo dire che “la politica per come la conoscevamo non esiste più”. Alla vigilia delle elezioni europee e amministrative dei prossimi 6 e 7 giugno ci troviamo davanti uno scenario di aggregazioni e di alleanze non solo inedito ma anche (ed è qui la cosa innovativa) destinato certamente a mutare a breve, a brevissimo, il tempo di abbronzarsi un po’ sulle spiagge d’agosto. E come sempre succede in questi casi, si è scatenato un effetto domino che ha sparigliato le carte a tutti i livelli, fino ad arrivare anche tra i banchi del nostro Consiglio comunale, dividendo opposizione e maggioranza (delega ritirata all’assessore Calò e due consiglieri ex Pd passati all’Udc). Noi cittadinielettori siamo sempre più in bilico tra la tentazione facile I SUPERMERCATI ITALIANI (e anche un po’ _________________ qualunquista) di fare come Ponzio Via Verdi, 52 (angolo Via Pistilli) Pilato e lasciar la 73016 S. Cesario di Lecce Tel. 0832/200386

politica ai politici (e loro altro non vorrebbero) e quella di ritornare a credere in qualcosa, in uno straccio di ideale, un pulviscolo di democrazia partecipata. Certo è dura ora che i punti di riferimento son saltati quasi del tutto, ora che hanno vinto quelli che “il partito non conta, conta la persona”, “non esistono più le ideologie ma la capacità di amministrare e risolvere i problemi”. Lorenzo Ria (esponente di spicco fino a ieri del Partito Democratico, e prima della Margherita, comunque da sempre nel centrosinistra) può permettersi un salto carpiato persino elegante che lo fa atterrare nelle fila della destra… magari raccoglierà un buon punteggio dai giudici e chissà anche i complimenti di qualcuno. Che dire di Dario Stefàno, mano lunga di confindustria nel centrosinistra salentino, passato con disinvoltura alla corte della signora della destra italiana, Adriana Poli. Vendola fa il suo partito provando a dividere l’indivisibile, rompendo il fronte dei duri e puri. Il Partito democratico tenta di ricomporsi tirando il fiato verso quella che potrebbe essere la sua ultima possibilità, Fini attacca Berlusconi, Casini dice cose di sinistra, Borghezio addestra i fascisti.

La tentazione di restarsene a casa c’è, inutile nasconderlo. Poi tornano alla mente le parole di una vecchia canzone di Francesco De Gregori “E poi ti dicono ‘Tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera’. Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera. […]”. E ancora “La storia siamo noi, siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere”. Il nostro appello è a scegliere, sempre e comunque. Non tradire le cose in cui crediamo che non è vero per nulla che un voto non conta niente; ogni singolo voto è importante. I nostri padri, i padri dell’Italia e i partigiani della Resistenza che hanno sconfitto il nazifascismo, hanno dato la vita perché noi (e chi ci ha preceduto e chi ci succederà), potessimo esprimere la nostra opinioI SUPERMERCATI ITALIANI ne. La loro memoria _________________ merita il nostro voto. Via Verdi, 52 (angolo Via Pistilli) La redazione 73016 S. Cesario di Lecce Tel. 0832/200386


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POLITICA

UNA POLTRONA PER TRE La battaglia per Palazzo dei Celestini alle sue battute finali, in una tornata elettorale in cui l’incertezza la fa da padrone

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re coalizioni e altrettanti candidati si contenderanno la maggioranza e il governo della Provincia di Lecce per i prossimi 5 anni. Due orientate a destra (se così si può dire) e una a sinistra (se così si può dire). Loredana Capone è il segno della continuità con le presidenze di centrosinistra

Antonio Gabellone

degli ultimi anni (Ria e Pellegrino). Una candidata predestinata (il suo nome negli ultimi anni è stato tirato fuori per praticamente ogni tornata elettorale di qualsiasi genere, salvo poi esser riposto nel cassetto) eppure scelta a fatica, badando bene ad evitare le elezioni primarie chieste da più parti, moderata e rassicurante per i dirigenti e i quadri dei partiti, certamente non in grado di entusiasmare la base e i militanti ma capace di aggregare un po’ tutti limitando qualche piccola emorragia - a tratti sconcertante - di singoli personaggi che hanno scelto di fare il salto della quaglia (lo stesso Lorenzo Ria e Dario Stefàno, per citare i più noti). Grandi chance di vittoria per la

Capone, non solo (o non tanto) per pro- candidatura di Lorenzo Ria. I big salenpri meriti quanto per le scelte ancora tini hanno guardato bene dal mettersi in una volta sciagurate (almeno apparente- gioco sapendo che avrebbero avuto tutto mente) della destra. da perdere o, probabilmente, non volenInfatti, la spaccatura di Adriana Poli do bruciare il proprio nome in vista con Fini e i suoi ex camerati, la nascita delle elezioni regionali del prossimo del suo movimento politico, “Io Sud”, e anno. Certo non basterà aver messo il la conseguente creazione di una propria nome Berlusconi nel simbolo (alla faccoalizione hanno minato le fondamenta cia di chi si affanna ancora a dire che per una vittoria in cui il Pdl credeva questo modo di far politica non è persomolto. nalistico) a garantire un consenso La Poli ha, infatti, un consenso ampio, tuttavia le liste che lo appoggiamolto ampio in città, una notorietà come no son forti e la ramificazione nel terripochi nel resto della provincia e una torio capillare e molto solida. Il pronoserie di seguaci storici e fedeli oltre ai stico (anche se poi magari saremo nuovi ex Pd che è riuscita ad aggregare smentiti dal voto dei cittadini) dovrebbe e l’Udc vive una fase di crescita tutta da vedere Capone vs Gabellone. E siam verificare. La signora Poli Potrebbe por- curiosi di capire poi le mosse della Poli. tar via al Pdl una percentuale alta di La declinazione sul collegio di San voti. Anche se è difficile oggi ipotizzare Cesario (che comprende anche il quarche possa vincere o anche solo andare al tiere Leuca di Lecce) di questo quadro ballottaggio contro la Capone. Di sicuro politico rispecchia grossomodo le dinail suo risultato alle urne potrebbe essere miche provinciali, con qualche situaziodeterminante. ne singolare. Antonio Gabellone è il candidato I nostri concittadini candidati sono del Pdl. “Chi è” direte? Effettivamente Pietro Capone (con la Poli), Raffaele ai più è un politico sconosciuto (non Capone (con Gabellone), Andrea immaginate la difficoltà che abbiamo Romano e Gianfranco Calò (con la fatto a recuperare una sua foto). Capone). Per gli altri si tratta più o meno Consigliere del di candidature Pdl alla di bandiera, con Provincia di lo scopo di racL e c c e , cogliere il voto Gabellone ha il dei militanti dei sapore amaro singoli partiti del candidato e/o movimenti e di ripiego, quello d’opiniosoprattutto perne. ché a tenere Salta agli banco fino a occhi il passo pochi giorni fa indietro dei era la possibile Socialisti che Adriana Poli Bortone

Loredana Capone

con la candidatura di Pino Montinaro (giovane leccese sconosciuto da noi) rinunciano di fatto a misurarsi pienamente con il loro elettorato (a contarsi, si diceva un tempo). Scelte invece forti quelle degli altri sancesariani: Andrea Romano raccoglie il testimone di Salvatore Capone (anche se quest’ultimo, nelle precedenti tornate, aveva potuto contare sull’appoggio quasi unanime di tutto il centrosinistra) nelle fila del Partito Democratico. Gianfranco Calò è il candidato migliore che Rifondazione Comunista possa esprimere, con alle spalle una lunga attività amministrativa nel Comune e forte (almeno fino alla revoca degli ultimi giorni) di un assessorato alle politiche sociali. Pietro Capone ha seguito il progetto di Adriana Poli e punta a raccogliere i voti della destra sancesariana. Raffaele Capone era la candidatura annunciata del Pdl, nel solco del suo impegno per la costituzione del Partito di Berlusconi in paese. Difficile dire se e chi potrà farcela. Troppe e inedite variabili in campo questa volta e comunque tutto dipenderà dallo schieramento che vincerà la tornata elettorale. Noi attendiamo curiosi, mai come ora. Giancarlo Greco giancarlo@alambicco.com

TUTTI I CANDIDATI

DEL NOSTRO COLLEGIO Per Loredana Capone Presidente: Andrea Romano (Pd), Gianfranco Pancosta (Salento c’è), Marcella Sellitto (Lista Pellegrino), Luca Grattagliano (Democratici e riformisti), Pino Montinaro (Partito Socialista), Mario Vantaggiato (Sinistra per il Salento), Gianfranco Calò (Rifondazione, Comunisti Italiani e Socialismo 2000), Cesare Peluso (Italia dei Valori). Per Antonio Gabellone Presidente: Paolo Consani (Salento Tricolore), De Carlo Maria detta Mariangela (Patto Per il Salento), Calò Fernando (Azzurro Popolare), Capone Raffaele (Pdl Berlusconi per Gabellone), Russo Roberto (Salento Libero), Rizzo Luigi (Progetto Provincia – Lista del presidente), Puzzovio Donato (La Puglia Prima di Tutto), Vantaggiato Ruggero (Insieme per il Salento), Guglielmi Luigi (Udeur-Popolari).

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Per Adriana Poli Bortone Presidente: Battista Luciano (Io Sud), Capone Pietro (Cento Città), Lezzi Maria Grazia (Salento in Movimento), Leuzzi Francesco (MS-DI), Gerardi Francesco (Verso il Partito della Nazione), Citraro Saverio (UDC).


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POLITICA

FIBRILLAZIONI A PALAZZO

Acque sempre più agitate nella maggioranza di San Cesario, ora alle prese con il caso Calò

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uando abbiamo pensato di scrivere questo articolo credevamo di dover raccontare di un comune avvicendamento in Giunta, ma i fatti degli ultimi giorni ci hanno un po’ spiazzato e la situazione, da semplice che doveva essere, si è molto ingarbugliata e merita un approfondimento. Ma partiamo dall’inizio. Nello scorso numero di febbraio vi abbiamo raccontato di una crisi molto poco sotterranea che stava attraversando la maggioranza di governo di San Cesario, sfiancata dalle continue prese di posizione di alcuni consiglieri e dalla richiesta di “visibilità politica” da parte di altri. Situazione che, peraltro, si era manifestata già nel primo Consiglio Comunale di questa legislatura, allorché i consiglieri Rollo e Lecciso si dichiararono in disaccordo con le scelte del Sindaco Girau in merito alle nomine assessorili. La lotta è andata avanti per quasi due anni ma, nello scorso mese di marzo, sembrava essere arrivata la parola fine. I consiglieri Giovanni Lecciso e Marco Pascali annunciavano il passaggio delle file dell’Udc di Casini e Giovanni Rollo, complici anche le dimissioni da assessore di Salvatore Capone, entrava a far parte della giunta Girau. Una soluzione che non risolveva tutti i problemi in seno alla maggioranza ma che le faceva prendere un po’ di fiato. Ma ecco che all’improvviso, dopo il faticoso lavoro di quadratura del cerchio delle candidature alle provinciali, scoppia la bomba. Rifondazione Comunista di San Cesario affigge un manifesto pubblico in cui prende le distanze dalla pubblicazione del bando per l’affidamento della Piscina comunale e ne chiede l’annullamento. Oggetto del contendere sarebbe la non obbligatorietà, contenuta nel bando, della assunzione dei lavoratori attualmente in forza alla cooperativa che gestisce la piscina. La risposta del sindaco non si fa attendere e viene revocata la delega assessorile a Gianfranco Calò, fino a quel momento titolare dei servizi sociali. Girau, a sua volta, affigge un manifesto a sua firma in cui chiarisce il suo punto di vista alla cittadinanza e spiega i motivi della revoca a Calò. A questo punto un volantino di Rifondazione viene distribuito nelle case in cui si risponde al sindaco e si rilanciano le accuse. Al momento in cui scriviamo (domenica 17 maggio) la situazione è ferma a questo punto, ma non escludiamo che nei prossimi giorni ci siano

ulteriori sviluppi. Non entriamo ora nel merito della questione. Attendiamo di avere più elementi a nostra disposizione prima di esprimere qualsiasi giudizio. Siamo curiosi però di capire che influenza avrà questo scontro sulla campagna elettorale e sulla tenuta stessa della maggioranza di Palazzo Marulli. Nella battaglia al voto per le provinciali si aggiunge, almeno a San Cesario, un ulteriore terreno di scontro, pericoloso soprattutto per il centrosinistra, che rischia una guerra fratricida capace solo di avvantaggiare il centrodestra. Per adesso il Pdl sancesariano gongola, e

usa il sarcasmo nel tentativo di scardinare la maggioranza E, quale sarà il risultato delle elezioni provinciali, l’affaire Calò (se non troverà una soluzione), in aggiunta all’affaire Udc (con i due consiglieri Lecciso e Pascali), pone un serio problema di tenuta alla maggioranza. Se dovesse presentarsi qualche altro “mal di pancia”, Girau potrebbe non avere più i numeri per governare e si aprirebbe ufficialmente una crisi, alla stregua di quanto sta avvenendo nella città di Lecce in queste settimane. Attendiamo quindi gli sviluppi e, come già abbiamo fatto in queste setti-

Tonino Girau

mane, vi terremo aggiornati quotidianamente sull’evolversi della situazione attraverso le pagine del nostro sito www.alambicco.com.

Referendum con sorpresa

Gianni Nobile gianni@alambicco.com

Tre saranno i quesiti su cui si esprimeranno gli italiani il prossimo 21 Giugno

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l 21 giugno prossimo si terrà un referendum che si propone di abrogare una parte dell’attuale legge elettorale per modificarla – nelle intenzioni dei promotori - in senso bipartitico. Il comitato promotore, guidato dall’inossidabile referendario Mario Segni e da Giovanni Guzzetta, propongono tre quesiti: i primi due (il primo per la Camera, il secondo relativo al Senato) si pongono l’obiettivo di dare il premio di maggioranza non alla coalizione – come avviene attualmente – ma alla lista più votata. In questo modo, sostengono i promotori, si eviterebbero le coalizioni composite che minano la stabilità di governo. Il terzo quesito riguarda, invece, il divieto di candidature multiple in diversi (in teoria anche tutti) collegi elettorali, evitando che parlamentari eletti in diversi collegi scelgano di fatto l’elezione di altri parlamentari optando per un collegio o per un altro. Come spesso accade, attorno a questo referendum si sta svolgendo un dibattito che risente più della polemica politica tra i partiti che rispetto al merito della norma che si vuole modificare. In un primo momento a sostenere il comitato erano l’Italia dei Valori di Di Pietro, una parte del PD che poi ha portato il partito di Franceschini a schierarsi ufficialmente a favore del quesito, Fini e molti degli ex An del PdL. Radicalmente

contrari i partiti più piccoli del parlamento (Udc e Lega) e i partiti della sinistra (Rifondazione, PdCI, Sinistra e Libertà). In particolare, la Lega Nord ha ventilato più volte di poter far cadere il governo sulla questione referendaria, vedendo nel quesito referendario una minaccia concreta alla sua esistenza ed alla sua capacità

Mario Segni

di incidere sulla politica italiana. Per questo ha chiesto e ottenuto che il referendum non si tenesse nello stesso giorno delle elezioni amministrative, sperando che non si raggiungesse il quorum previsto dalla Costituzione. L’appoggio del Popolo delle Libertà dichiarato direttamente da Berlusconi ha cambiato il quadro degli schieramenti, alimentando i dubbi di chi nel Partito Democratico pensa che la nuova legge elettorale, così come risulterebbe da un esito positivo del referendum, andrebbe ancor di più ad avvantaggiare il partito guidato dal Presidente del Consiglio.

L’impressione è che i quesiti proposti non modifichino sostanzialmente l’attuale legge elettorale. Il premio alla lista piuttosto che alla coalizione può essere facilmente aggirato presentando un’unica lista che poi si scompone in diversi gruppi dopo l’approdo in parlamento. Il quesito sulle candidature multiple non risolve una delle criticità maggiori dell’attuale legge, cioè l’assenza dell’indicazione della preferenza da parte di elettrici ed elettori. Ad ogni modo ci si dovrebbe augurare che questa occasione spinga la nostra classe politica a trovare le risorse per modificare in Parlamento una legge elettorale che ha di fatto privato i cittadini italiani della possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti nel parlamento, delegando la scelta dei nomi al sistema dei partiti. L’opacità nella scelta della classe politica italiana che consegue da questo sistema non è solo un problema della “casta”, ma rappresenta un punto di grave debolezza per la nostra democrazia e di certo è uno dei principali fattori di allontanamento dei cittadini dalla partecipazione politica. Infatti, perché ci si dovrebbe interessare ai problemi della collettività se chi dovrebbe rappresentare un territorio non solo è distante ma non è neanche stato scelto e tendenzialmente non sente nessuna responsabilità nei confronti dei cittadini che rappresenta? Giuseppe Nobile giuseppe@alambicco.com

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ASSOCIAZIONI

CANTAMI DI QUESTO TEMPO

Grande successo di pubblico per il tributo a Fabrizio De Andrè organizzato a San Cesario il 1° Maggio

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a splendida cornice di Piazza Garibaldi e una serata inaspettatamente fredda hanno accolto “Cantami di questo tempo”, la manifestazione con cui San Cesario, anche quest’anno, ha voluto celebrare il Primo Maggio. L’iniziativa viene ideata e promossa da “Sabor” (di Merine), “Gruppo Magma” (di Lizzanello) e “l’alambicco” (di San Cesario), tre associazioni del nostro territorio non nuove a collaborazioni di questo genere che credono nel valore del lavoro in rete per lo sviluppo del tessuto sociale in cui agiscono. Un grande sostegno è giunto poi dal Comune di San Cesario che ha patrocinato l’evento, dalla Provincia di Lecce e da alcuni operatori economici la cui sensibilità si configura sempre più indispensabile ai fini della promozione e della diffusione della cultura. Tutto nasce dalla ricorrenza del decennale della morte di Fabrizio De Andrè, dalla passione per questa figura di artista e intellettuale che accomu-

na tutti i membri delle associazioni organizzatrici e dall’intenzione di rendergli omaggio. Quale modo migliore di farlo allora, se non attraverso un concerto-tributo e un dibattito in cui si potesse trattare di quei temi sociali che, tante volte e a modo suo, De Andrè ha cantato, buttandoceli quasi, in faccia. Ed è proprio con il dibattito, preceduto dal prezioso cammeo del regista e attore Ippolito Chiarello che leggeva testi di De Andrè, che la serata si è aperta. A confrontarsi e ad offrire il proprio prezioso punto di vista sul’argomento “Mafia e Lavoro nel Salento” sono stati ospiti d’eccezione: Tonino Girau (Sindaco di San Cesario), Giorgio Cotardo (sindacalista CGIL), Vittorio Bruno Stamerra (giornalista e storico direttore del “Quotidiano”) e Michele Di Schiena (magistrato del lavoro). Il concerto, però, è stato il momento più coinvolgente ed emozionante. Nei mesi scorsi si sono registrati decine di tributi a De Andrè, ma nessuno di questi ha avuto il fascino e la forza

Giorgio Cordini durante il concerto

evocativa di quello di San Cesario e questo non solo per la levatura artistica dei musicisti che si sono esibiti sul palco, ma anche per una serie di circostanze che hanno conferito al concerto un che di unico, quella che si può definire un’atmosfera particolare. Sul palco, infatti, direttamente da Brescia, c’era Giorgio Cordini con la sua Piccola Orchestra Apocrifa, quel Giorgio Cordini conosciuto come “il chitarrista di De Andrè”. In realtà è molto di più. Perché oltre ad avere suonato con uno dei più grandi cantanti italiani di tutti i tempi, gli è stato amico. Nel tempo gli ha insegnato a suonare il ‘bouzouki’ e ne ha scoperto le grandi doti morali e culturali. Ha suonato poi con personaggi del calibro di Vasco Rossi, Zucchero, Massimo Ranieri, Massimo Bubola, Ornella Vanoni, Cristiano De Andrè, Nada... Altra presenza importante sul palco di San Cesario quella di Mario Arcari, grande polistrumentista anche lui musicista di De Andrè, come di Fossati, Mauro Pagani, Moni Ovadia, Paul Bley. Volto noto ed amato qui nel Salento per aver ricoperto il ruolo di assistente musicale del maestro concertatore della Notte della Taranta. Il quartetto è chiuso poi dal giovane e, davvero, bravo chitarrista Enrico Mantovani e dal cantante e fisarmonicista Alessandro Adami la cui voce, suggestivamente rassomigliante a quella di un De Andrè giovane,

suscita non poche emozioni. Il concerto, nonostante la concomitanza di tanti altri eventi, ha visto la partecipazione di un pubblico numeroso ed entusiasta. Giovani e meno giovani, almeno tre generazioni, hanno accompagnato i musicisti cantando quasi tutti i pezzi eseguiti, talvolta ballando e richiedendo a gran voce le canzoni cui, per qualche motivo, erano più legati. Loro, i musicisti, sono stati al gioco ed abbandonata la scaletta ufficiale, con una parte del repertorio de “La Buona Novella” e una parte dei brani di “Storia di un impiegato”, hanno quasi dialogato col pubblico. Risultato: più di due ore di ottima musica, aneddoti sulla vita di Fabrizio De Andrè e canzoni che offrono uno spaccato significativo del suo mondo musicale e creativo la cui attualità e forza sono ancora, dopo tanti anni, di una modernità sconcertante.

Angelo Leo


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CULTURA

LE BAMBINE SECONDO LIPPERINI Nuovo appuntamento per la rassegna organizzata dall’Amministrazione comunale di San Cesario: venerdì 22 maggio, alle ore 19, la giornalista e scrittrice presenterà il suo ultimo libro

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arà Loredana Lipperini l’ospite del secondo appuntamento della rassegna “Incontri d’autore” organizzata dall’Assessorato alla cultura del Comune di San Cesario. Nella bella cornice del Palazzo ducale, Venerdì 22 maggio alle ore 19, l’autrice presenterà il suo ultimo libro, edito da Feltrinelli, Ancora dalla parte delle bambine. A più di trent’anni dall’uscita del saggio Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belotti, il testo della Lipperini ne rappresenta il naturale proseguimento, un’attualizzazione dell’indagine sull’educazione e i condizionamenti culturali che riguardano oggi le bambine e che fa subito venire in mente una sola considerazione: tanto sembra essere cambiato ma la sostanza resta sempre la stessa. Quell’Ancora può trarre in inganno: la situazione delle donne e delle bambine, secondo l’autrice, non è affatto migliorata in questi decenni: l’immaginario collettivo, dai giochi infantili agli antichi stereotipi della fata e della strega, continua ad assegnare “al genere maschile il rischio, l’avventura, l’esplorazione del mondo esterno, e a quello femminile la seduzione, l’attesa degli spazi chiusi, l’esaltazione della propria bellezza”. Un ritorno ai “generi”, quindi, che non sancisce semplicemente una differenza, ma determina la premessa di una subordinazione femminile la quale, sostiene l’autrice, si compie nel giro di pochi anni, dalla nascita all’ingresso nella vita scolastica attraverso model-

li indotti e veicolati dai media e dalla società. Questo libro racconta quello che le bambine guardano, comprano, leggono, vengono indotte a sognare: si trat-

Loredana Lipperini Ancora dalla parte delle bambine Feltrinelli

ti delle fatine “Winx”, delle riviste patinate per undicenni, dei siti o dei blog rosa che propongono come modelli le popstar, del matrimonio come sogno, i risultati di questo viaggio nell’immaginario popolare che va da Maria De Filippi a Federico Moccia non ci fanno troppo sorridere.

Periodico di politica cultura società Anno VIII n. 2 - Maggio 2009 ISCRITTO AL N. 792/2002 DEL REG. STAMPA DEL TRIB. DI LECCE

Direttore responsabile: Giancarlo Greco. Hanno collaborato: Alessandro Bongiorno, Alessandra Caiaffa, Antonella Perrone, Aristodemo De Blasi, Cristian Nobile, Daniela Litti, Elena Luperto, Francesca Taurino, Gianni Nobile, Giuliana Scardino, Giuseppe Nobile, Paolo De Blasi, Paolo Taurino, Tonio Rollo. sito internet: www.alambicco.com e-mail: redazione@alambicco.com Redazione: via Umberto I, 65 - San Cesario di Lecce Stampato presso: Valerio Grafiche via Cavallino - San Cesario di Lecce

Ma il rischio per le bambine, dice il libro, viene soprattutto dalla ‘carta’: riviste, magazine, addirittura, pericolosamente, da alcuni libri di testo scolastici obbligatori. Per non parlare poi della pubblicità che dipinge le nuove bambine in minigonna e tanga o alle prese con i lip-gloss. L’autrice è più che mai convincente nel mostrare gli effetti della miscela esplosiva che fa dell’investimento narcisistico sul corpo femminile il veicolo del successo sociale. Il corpo diviene così per le adolescenti l’unica risorsa per conquistarsi un’identità sociale: “Stiamo forse allevando una generazione di baby-prostitute che vestono come lolite e vivono per le borse di Dolce e Gabbana?”, ci si chiede ad un certo punto. Stare dalla parte delle bambine vuol dire innanzitutto permettergli di essere tali, sotteso al libro vi è il tentativo di far comprendere che al di là delle tinte pastello vi sono le ‘nuove bambine’ che sono anzitutto persone in carne ed ossa con i loro sentimenti e una storia da vivere sempre. Daniela Litti daniela@alambicco.com

Loredana Lipperini, è giornalista e scrittrice. Collabora da molti anni con le pagine culturali de la Repubblica e de Il Venerdì. Giovanissima, ha diretto l’agenzia di stampa Notizie Radicali ed è stata fra i primi conduttori di Radio Radicale e voce storica di Radio Tre. Per la televisione, ha condotto Confini su Raitre e una rubrica fissa su L’altra edicola Rai Due. Come autrice, ha firmato la sigla finale della prima edizione di Pinocchio di Gad Lerner su Rai Uno, è stata consulente di Milleunteatro (Rai Uno) e ha scritto le due serie del programma di scienza per ragazzi Hit Science. Come giornalista, ha collaborato, negli anni, a riviste e quotidiani come Sipario, Pianotime, Il Giornale della Musica, L’Unità, Il Secolo XIX, L’Espresso. Dal 1990 scrive sulle pagine culturali de La Repubblica e de Il Venerdì. Ha pubblicato: Guida all’ascolto di Bach (Mursia 1984), Don Giovanni (Castelvecchi 2006), Mozart in rock (il Saggiatore 2006), Generazione Pokémon (Castelvecchi 2000), La notte dei blogger (Einaudi 2007). Dal 2004 ha un blog, www.lipperatura.it.


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AMBIENTE

A CHI PIACE LA CENTRALE?

La Centrale a biomasse oggetto di scontro tra i comuni di Lecce, San Cesario e Cavallino

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e energie rinnovabili sono un tema presente nell’agenda politica e nell’opinione pubblica italiana. Soprattutto dopo la corsa al rialzo del petrolio dello scorso anno, da più parti si è discusso sulle possibili alternative all’oro nero. Il dibattito riguardante la costruzione delle centrali per la produzione di energia alimentate a biomasse ha interessato nei primi mesi dell’anno la città di Lecce, e nelle ultime settimane anche la nostra San Cesario. La città capoluogo è stata teatro di un lungo braccio di ferro tra la società Italgest, che aveva presentato il progetto per la costruzione di un impianto da 25Megawatt, e il Consiglio Comunale, e tra le forze politiche di maggioranza e opposizione. Alla fine, dopo una lunga serie di diffide e ricorsi tra i contendenti, l’impianto è stato bloccato. Da molti fronti era stato sollevato il dubbio sulle gravi ricadute sulla salute dei cittadini per le possibili emissioni di diossina. Dubbi che, confortati da dati scientifici e da autorevoli studiosi, hanno infine convinto il sindaco Perrone.

Storia finita e tutti felici e contenti? Tutt’altro. Perché, oltre alla centrale di Lecce, nella nostra provincia sono stati presentati altri progetti di costruzione di centrali a biomasse a Collepasso, Calimera, Campi Salentina, Casarano, Novoli, Alliste, Martignano, Sannicola, Supersano, Presicce, Corigliano, San Donato e Cavallino. Per l’impianto di Cavallino, approvato all’unanimità dal proprio Consiglio Comunale, si sa che sarà costruito dalla società TG Energie e avrà una potenza di 37 Megawatt. Sarà una centrale a filiera lunga (con il combustibile proveniente da un’area distante più di 70km dalla centrale) e verrà alimentato da olii provenienti dalla zona sud equatoriale dell’africa. Il materiale arriverà tramite collegamento ferroviario presso la stazione di San Cesario e, attraverso una conduttura, direttamente alla centrale. Alle accuse di pericolosità avanzate, anche in questo caso, riguardo un aumento incontrollato di diossina, i tecnici assicurano che non si correrà questo rischio. Inevitabile, a questo punto,

BIOMASSE COME

l’apertura di un nuovo fronte di battaglia, che ha interessato anche il nostro comune. Perrone, preoccupato di tutelare la salute dei suoi cittadini e cercando di evitare ricadute negative sulla vocazione turistica di Lecce, ha annunciato il ricorso al Tar contro la costruzione della centrale. Un consiglio monotematico sull’argomento centrale a biomasse di Cavallino è stato convocato a San Cesario su richiesta della minoranza. Accuse reciproche di “immobilismo” e “inconcludenza” sono state lanciate da alcuni manifesti pubblici che hanno movimentato la politica cittadina delle ultime settimane. Proprio dalle righe di questi manifesti il Sindaco di San Cesario Tonino Girau ha ribadito l’intenzione della maggioranza di agire per vie legali contro la decisione del Consiglio Comunale di Cavallino. Decisione che, a nostro avviso, non tiene conto della già precaria situazione ambientale determinata dalla presenza nella zona della tristemente nota discarica. Una

situazione che potrebbe diventare esplosiva se, a questa, si dovesse aggiungere una centrale a biomasse potenzialmente dannosa per la nostra salute. In un territorio, quello della provincia di Lecce, che, secondo l’oncologo Giuseppe Serravezza (presidente della Lega Italiana per la lotta ai tumori di Lecce) ha visto aumentare la mortalità per tumori per inquinamento ambientale, e che risulta la zona pugliese più colpita dalla mortalità per cancro, certe decisioni vanno assunte pensandoci non una, ma cento volte. La costruzione di centrali di questo tipo deve essere accompagnata dalla mancanza assoluta, oltre ogni ragionevole dubbio, di ricadute negative per la salute pubblica e dal coinvolgimento di Comuni, Provincia e Regione. Gianni Nobile gianni@alambicco.com

FONTI RINNOVABILI

Cosa sono e come funzionano le Centrali a biomasse

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i fa un gran parlare negli ultimi tempi, soprattutto nel nostro territorio di impianti di biomasse, con fronti opposti, di sostenitori da un lato e detrattori dall’altro. Proviamo a fare chiarezza intorno all’argomento. La biomassa è una fonte rinnovabile (fonte energetica non fossile) da cui si possono ricavare combustibili da utilizzare in sistemi energetici. La maggior parte delle biomasse presenti sulla terra è di origine vegetale, solo il 10% è di origine animale. Considerate in Europa la fonte di energia non convenzionale più vicina a trasformarsi in una realtà disponibile su larga scala, le biomasse consistono nell’utilizzo della parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura e dalle foreste (comprendente sostanze animali e vegetali tra cui potature, paglia, residui dell’industria del legno), nonché della parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani da cui ottenere energia termica o elettrica. Riscaldamento e produzione di energia sono anche in Italia gli impieghi principali di questa fonte non convenzionale. Numerosi sembrerebbero esse-

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re i vantaggi derivanti da un maggiore sfruttamento delle biomasse tra cui: nuovi sbocchi di mercato per prodotti agricoli in eccedenza, produzione di materiali biodegradabili a costi competitivi, smaltimento dei residui agroindustriali, valorizzazione delle risorse locali. Di fatto lo sfruttamento delle biomasse è limitato da fattori legati alla loro natura: prima fra tutte la disponibilità: Le biomasse non sono disponibili in ogni momento dell'anno. Basta pensare ad esempio a tutte quelle che derivano da colture stagionali, la cui raccolta avviene in un determinato periodo dell'anno Per questo motivo impianti di potenza alimentati a biomasse richiedono grandi zone per lo stoccaggio del materiale, che viene di fatto reso disponibile solo una volta l'anno. Ancora la resa per ettaro: al contrario dei combustibili tradizionali, che si trovano generalmente in giacimenti di grandi dimensioni, la produzione di biomasse avviene generalmente su aree molto elevate. Questo è forse il principale limite allo sfruttamento delle biomasse, quindi, la restante parte dovrebbe provenire da

luoghi di produzione distanti anche centinaia di chilometri, con spese enormi per il trasporto. Fattore non meno importante l’inquinamento locale: la combustione del materiale, soprattutto se legnoso (quindi allo stato solido), pur contribuendo in maniera minimale all'emissione di anidride carbonica, emette quantità significative di ossidi d'azoto, ossidi di zolfo e metalli pesanti che la pianta ha assorbito. Essendo il cloro presente un po’ ovunque in natura, dalla combustione di biomasse si hanno quantità significative di cloruri e diossine. Da più parti poi si denuncia l’inganno di impianti che, nati per produrre energia elettrica e che sulla carta dovrebbero funzionare utilizzando solo materiali vegetali, ma nella realtà funzionano bruciando residui tossici in percentuali alte, come è già successo in centrali a biomasse localizzate in Italia. Ancora si prospetta in molti impianti lo sfruttamento di oli da palma, oli importati dall’estero; soprattutto quello di palma viene coltivato in piantagioni

create distruggendo intere foreste del Borneo o dell’Amazzonia. L’ottica dovrebbe essere quella della filiera corta, cioè una delimitazione di area per l’uso delle risorse da bruciare nell’impianto, con trasporti brevi e una ricaduta positiva quindi anche per l’economia rurale. Sicuramente ogni decisione sulla scelta di questo tipo di impianti non può prescindere dalla Valutazione di impatto ambientale, e di sicuro è necessario il coinvolgimento dei cittadini su scelte che devono comunque salvaguardare la difesa della qualità della vita e dei beni comuni. Giuliana Scardino giuliana@alambicco.com


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AMBIENTE

DI EMERGENZA IN EMERGENZA

L’Ato Lecce2 ancora non riesce a completare il proprio ciclo dei rifiuti. La discarica di Cavallino “precettata” per scongiurare la paralisi ambientale.

È

emergenza rifiuti. Il ciclo di smaltimento nei 46 comuni dell’ATO Le-2 (sud salento) s’è inceppato per carenza d’impianti. Quello di Poggiardo da solo non regge. Conseguenza: lunghe file di autocompattatori, servizi di raccolta a singhiozzo, attese epocali per scaricare i sacchetti e, purtroppo, contraccolpi sul “nostro” impianto di Cavallino, località Mate, ormai perfettamente funzionante. “Progetto Ambiente”, la società che gestisce la struttura, ha lamentato inadeguatezza nella biostabilizzazione dei rifiuti provenienti dal secondo ambito territoriale. Per fronteggiare le criticità, infatti, il ciclo di smaltimento è stato accelerato “incubando” la frazione secca per soli tre giorni prima di giungere a Cavallino ed esser trasformata in combustibile da rifiuto (cdr). Troppo pochi per un'adeguata disidratazione. Da questo l’iniziale necessità di stoccare il prodotto già biostabilizzato in attesa di trasformazione. Ma l’impianto di Cavallino è privo di un’area attrezzata e Nardò ha innalzato barricate sulla possibilità di riaprire Castellino (che ha “vuoti” da colmare). A diffondersi inquietanti voci sull’opportunità di inaugurare la discarica-soccorso delle “mate”, appendice della già esistente nei pressi del Carrefour. Fortunatamente, parliamo di scenari che sembrano scongiurati. Il 15 aprile, infatti, grazie ai poteri straordinari che la legge gli attribuisce in situazioni di contingibilità ed urgenza, il presidente Pellegrino ha ordinato che nell’impianto di “Progetto Ambiente”, oltre alle normali

procedure di trasformazione dei rifiuti in cdr, si procedesse anche ad essiccare parte della sozzura creata nell’ATO-2. Poiché ogni biotunnel corrisponde approssimativamente al fabbisogno di una giornata, aggiungendo ai tre tunnel esistenti a Poggiardo i tre di Cavallino, il rifiuto “ATO-2” riesce ad esser stabilizzato per sei giorni ed acquisire le necessarie caratteristiche per i trattamenti successivi. Al contempo, viene meno la necessità di un’area per lo stoccaggio. Contraccolpi dell’ordinanza: sommando ai rifiuti provenienti a Cavallino dall’ATO-1, a cui appartiene San Cesario, quelli del secondo ambito territoriale, ci troviamo con quattromila tonnellate di ecoballe accantonate a 1,2 Km dal centro abitato (come dire, da piazza Bologna a qualche passo oltre il Calvario). Questo senza percepire fosse anche un centesimo. Parlando in termini prettamente venali, infatti, a dividersi la torta sono il comune di Cavallino (quasi tutto il piatto) e quello di San Donato (giusto una fetta). A quanto sappiamo l’amministrazione comunale, forte della vicinanza della discarica-soccorso al centro cittadino, ha inoltrato richiesta di indennizzo anche per San Cesario. Scenari futuri: la situazione, a detta dell’assessore provinciale all’Ambiente Scognamillo, è destinata a migliorare. È fresca la notizia di un’imminente attivazione di due biotunnel a Poggiardo. Altrettanti sono in fase di messa in opera. Questi, una volta a regime, dovrebbe-

AMBIENTE & SALUTE DI MARIA GRAZIA DE GIORGI

Che dire? Rimaniamo in attesa. E aspettando che ARPA PUGLIA renda noti i risultati delle analisi sulla qualità dell’aria, ci consoliamo canticchiando De Andrè: “…dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…” Paolo De Blasi paolo@alambicco.com

TUTTI PAZZI PER LE GRIGLIATE!

Come non rinunciare ad uno dei piaceri salute

rriva finalmente la bella staculinari più diffusi salvaguardando la gione. Dopo un inverno così lungo e piovoso abbiamo voglia di stare all’aria aperta, magari in buona compagnia, intorno ad una per le elevatissime temperature raggiunte durante bella grigliata. La grigliatura degli alimenti è uno la cottura (temperature prossime anche a 1000°C) dei metodi di cottura più antichi: è semplice, velo- e che portano all’alterazione delle sostanze nutritice e dona alle pietanze un sapore caratteristico, per ve. E qui parliamo non solo di perdita di vitamine molti irresistibile. ma soprattutto della formazione di sostanze canceLa cottura alla griglia può avvenire per irrag- rogene derivanti dalla bruciatura delle parti esterne giamento o per contatto. Nel primo caso, come nel ed in particolare di quelle più grasse. Nelle caratteclassico barbecue, la brace si trova a qualche cen- ristiche strisce bruciacchiate si possono trovare timetro dal prodotto e quindi la trasmissione del derivati del benzopirene e dell'antracene, entrambi calore avviene senza che vi sia diretto contatto tra l’alimento e la fonte di calore. Nel caso di grigliatura a contatto si utilizzano invece delle piastre arroventate che vengono fatte aderire direttamente all’alimento. La grigliatura è un metodo di cottura che ha, dal punto di vista della salute, aspetti contrastanti, e che non gode dell’approvazione dei nutrizionisti, bisogna dirlo. Infatti l’uso ridotto di condimenti la renderebbe particolarmente salutare, se non fosse

A

ro essere nelle condizioni di soddisfare le esigenze di tutta l’ATO-2 riportando l’impianto cavallinese al suo naturale utilizzo: l’essiccamento dei soli rifiuti provenienti dal primo ambito territoriale. Per il 30 giugno, inoltre, è prevista l’inaugurazione del biostabilizzatore di Ugento, pronto ad accogliere la frazione secca “ATO Le-3”.

fortemente cancerogeni. Ma prima di pensare di rinunciare al gusto di una bella grigliata, ecco qualche precauzione che può farne limitare gli aspetti dannosi: evitare i tagli di carne più grassa poiché è proprio il grasso a subire le alterazioni più dannose con il calore per lo stesso motivo, limitare l’ungitura delle pietanze durante la cottura con altri grassi; eliminare le parti carbonizzate o almeno raschiare via le parti abbrustolite; bere molta acqua ed evitare l’associazione con alcolici per facilitare l’eliminazione delle sostanze nocive assunte; associare alla carne alimenti ricchi di fibre e antiossidanti come una bella insalata; evitare di salare eccessivamente le pietanze; da ultimo pulire bene la griglia tra un uso e l’altro per togliere i residui della cottura precedente. Osservando queste semplici precauzioni ci possiamo concedere, senza eccessivi scrupoli, una bella grigliata in compagnia, e l’allegria certamente sarà un altro elemento che contribuirà alla nostra buona salute.

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DAL MONDO

IN COLLABORAZIONE CON IL CENTRO

“OSCAR ROMERO”

Alle frontiere dell’Europa si muore. Ne sanno qualcosa coloro che, spinti da bisogni diversi, tentano di attraversarle clandestinamente. Si muore annegati in mare o soffocati nei container. Si muore di sete nel deserto o assiderati tra le nevi dei valichi montuosi. Si muore dilaniati dalle mine o colpiti dal fuoco della polizia di frontiera.

FORTEZZA EUROPA o ancora vivo il ricordo dell’ultimo drammatico naufragio avvenuto nel Mediterraneo a fine marzo. Le autorità libiche parlavano di almeno 300 dispersi e 23 superstiti. Almeno 21 cadaveri, tra i quali quelli di alcune donne, erano stati recuperati dal mare. Altre fonti affermavano che i cadaveri recuperati erano 100 e i dispersi in mare più di 245. Certo, il valzer delle cifre conta poco, perché è già “dramma” quando una sola persona perde la vita. Tuttavia, quest’ultima sciagura è una delle più gravi tra quelle verificatesi nel canale di Sicilia e, a mio avviso, merita di essere letta in un quadro più vasto e globale del fenomeno immigrazione europea. Per questo pongo alla vostra attenzione il blog Fortress Europe – http://fortresseurope.blogspot.com – interamente

si riferiscono agli ultimi vent’anni. Nel Canale di Sicilia sono morte almeno 3.163 persone, lungo le rotte che vanno dalla Libia e dalla Tunisia all'isola di Malta, alle isola di Pantelleria e Lampedusa e alla costa della Sicilia, ma anche dall'Egitto e dalla Turchia alla Calabria. Più della metà (2.085) sono disperse. Altri 125 giovani sono annegati navigando dall'Algeria alla Sardegna. Nel Mar Egeo, dirette in Grecia, lungo le rotte che vanno dalla costa occidentale della Turchia alle isole greche di Hiyos, Lesvos, Samos, Kos, Leros e Rodi – ma anche dall'Egitto a Creta e a Cipro – hanno perso la vita almeno 1.072 persone, tra i quali si contano 592 dispersi. Gli arrivi sulle isole greche stanno aumentando. Verso Spagna e Canarie, lungo le rotte che vanno dal Marocco e

“dedicato alla memoria delle vittime dell'immigrazione clandestina e alla denuncia dei crimini commessi alla frontiera contro migranti e rifugiati”. Il blog “contiene un’aggiornatissima rassegna stampa che dal 1988 ad oggi fa memoria delle vittime della frontiera: 13.761 morti documentate, tra cui si contano 5.444 dispersi”. Dal blog ho estrapolato, in forma riassuntiva, i testi che seguono. I dati

dall'Algeria alle coste andaluse e alle Baleari, e dalle coste atlantiche dell'Africa alle isole Canarie sono morte almeno 4.402 persone, di cui almeno 2.234 dispersi. Nel Mare Adriatico, tra l'Albania, il Montenegro e le coste della Puglia, sono morte 603 persone, delle quali 220 disperse. Negli ultimi anni queste rotte sono state abbandonate. Viaggiando nascosti nei tir hanno

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perso la vita in seguito a incidenti stradali, per soffocamento o schiacciati dal peso delle merci 352 persone in Austria, Belgio, Francia, Germania, Grecia, Turchia, Inghilterra, Irlanda, Italia, Olanda, Spagna e Ungheria. Il mare si attraversa anche sui mercantili, nascosti nella stiva o dentro i container. Succede sia sulle brevi tratte – tra la Grecia e l'Italia, tra la Francia e la Gran Bretagna, e tra il Marocco e la Spagna – , sia sulle rotte a lunga percorrenza, dall'Asia e dall'Africa verso le Canarie nell'Atlantico, verso la Francia, il Belgio e i porti del Baltico. Le condizioni di sicurezza restano bassissime: almeno 153 le vittime documentate. Il deserto del Sahara, passaggio obbligato, è più pericoloso del mare. Il grande deserto separa l'Africa occidentale e il Corno d'Africa dai Paesi del Mediterraneo (Libia, Tunisia, Algeria e Marocco) da dove è facile imbarcarsi clandestinamente per l'Italia e la Spagna. Nel deserto, sulle piste del Sudan, del Chad, del Niger, del Mali, della Libia e dell’Algeria dal 1996 a oggi sono morte almeno 1.691 persone. Almeno 112 persone sono morte di freddo percorrendo a piedi i valichi della frontiera, soprattutto tra Turchia, Bulgaria e Grecia. Ma anche tra Slovenia e Italia; tra Italia e Svizzera; tra Ucraina, Slovacchia, Polonia e Germania, e tra Ungheria e Austria In Grecia, al confine nord-orientale con la Turchia, lungo il fiume Evros, esistono ancora i campi minati, installati dopo la crisi di Cipro, nel 1974. Dal 1990 almeno 92 persone sono rimaste uccise tentando di attraversare a piedi il confine. Le forze dell'ordine hanno ammazzato almeno 207 persone Grecia, Francia, Germania, Belgio, Cipro, Spagna, Slovacchia, Slovenia, Austria,

Svizzera, Marocco, Libia, Egitto. Le forze di sicurezza egiziane continuano a sparare e ad uccidere lungo la frontiera con Israele, nella penisola del Sinai. A Parigi, tra il 2002 e il 2003, la polizia francese ha ucciso 2 uomini che si erano rifiutati di salire a bordo dell'aereo di linea Air France su cui dovevano essere espulsi. Lo stesso è successo in altre 6 occasioni in Germania, Belgio, Svizzera, Spagna e Austria. Sono almeno 208 le vittime dei fiumi frontalieri, la maggior parte alla frontiera tra Polonia e Germania, dove in 70 sono annegati nelle acque dell'Oder e del suo affluente Neisse, lungo cui corrono i 470 chilometri della frontiera tra i due Stati. Nel Sava, al confine tra Bosnia e Croazia, hanno perso la vita 33 persone. Altre 30 sono morte nelle acque dell'Evros tra Turchia e Grecia e 21 nel Morava, tra Slovacchia, Repubblica Ceca e Austria. Oltre a questi dati, il blog contiene approfondimenti di vario genere, reportage, documentazioni fotografiche, kit per le scuole. Materiale prezioso per chi intende informarsi, conoscere le ragioni di persone che fanno scelte drammatiche per fuggire da situazioni altrettanto drammatiche come guerre, violenze, povertà. E, permettete che lo dica con chiarezza, un blog così contribuisce anche ad arginare l’ignoranza di chi non capisce la “globalità” del fenomeno immigrazione e pretende di risolvere la questione con la chiusura del “fortino Europa” o, peggio ancora, con la criminalizzazione degli stranieri che vi cercano rifugio. Vedi l’assurda istituzione delle ronde cittadine e l’aberrante negazione del diritto alle cure mediche degli immigrati. Buona lettura a tutti. Gianni Albanese


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RICOMINCIARE DOPO LA TRAGEDIA Il terremoto che ha colpito l’Abruzzo visto con gli occhi del nostro concittadino Francesco Lettere, volontario impegnato negli aiuti alle popolazioni

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e non fosse che i giorni avessero un proprio nome e che le settimane concludessero ad un totale di un mese, chiudendosi nel limite di un anno, ogni mia esperienza sarebbe stata, sempre, un continuo calcolo. Per fortuna però, la strada che ho percorso mi ha permesso di incontrare “l'uomo dell'oltre”, il Maestro Artista Vito Mazzotta, di Lequile. Nella vita ho imparato, e continuo a farne tesoro, che ad ogni partenza il respiro dell'essere deve entrare in sintonia con la natura, dove il tempo è un continuo andare nell'infinito: è così che

mi sono trovato sulla strada per l'Abruzzo, alle mie spalle solo la mia ombra, in avanti la mente e gli occhi che registravano l'ennesimo viaggio della mia vita. Sono le 05:30. Abbiamo oltrepassato il casello per l'Abruzzo, una regione circondata da montagne innevate, un panorama che solo il silenzio dalla muta parola poteva descrivere, nella sua infinita bellezza. Ore 08:30. Siamo al luogo di appuntamento, la cittadina di Avezzano, dove incontriamo il nostro contatto, Luigi Barbati. A breve arriviamo nel deposito del comune stesso, luogo in cui ci ritroviamo con l'altra metà del gruppo partito precedentemente da Lecce. Era il cuore della spedizione, un tir di 12 metri pieno di beni di prima necessità, riempito

dalla solidarietà di molti ragazzi salentini dei paesi di Aradeo, Carmiano, Leverano e Muro Leccese, centro, quest'ultimo, organizzato come base per il deposito merce e nascita del progetto: Gli amici salentini, tutti con l’Abruzzo. Il gruppo di salentini, 12 persone in tutto, pur non conoscendosi l'una con l'altra, è andato consolidandosi attraverso il significato della solidarietà, dimensione in cui ognuno ha esplicitato il senso con cui era partito: quello del dare e del darsi. Per mio conto, ho appreso e non "preso", l'ampiezza del senso della vita, ovvero la dignità, quella che, oltre alle case distrutte e le vite interrotte, il terremoto è riuscito a colpire, ma non a sotterrare. Non ho la voglia, né tanto meno il piacere di raccontare la tragedia che il mio stato d'animo ha dovuto sorbire, ma di una cosa sono certo e qui la sottoscrivo: l'essere umano ha un inizio come una fine, così come la natura… e ciò è poesia dell'equilibrio.

ARMI E BANCHE: UN BUSINESS CHE NON CONOSCE CRISI

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el mondo le banche aumentano sempre più i loro affari con le armi, e anche il nostro paese fa la sua parte. Con un volume export complessivo notevole: 2 miliardi di euro, considerando solo il traffico regolare. Il nostro paese vende armi principalmente agli Usa, seguiti da Spagna, Francia e Regno Unito. In particolar modo – denunciano padre Alex Zanotelli, padre Mario Menin e padre Franco Moretti, direttori delle riviste Mosaico di Pace, Missione Oggi e Nigrizia – ci preoccupano, e crediamo che non possano essere lasciate senza spiegazioni, le autorizzazioni verso paesi in conflitto (tra cui Israele), in zone di forte tensione (Medio Oriente, Africa e Asia), dove le organizzazioni internazionali segnala-

no “gravi violazioni dei diritti umani”, e, più in generale, verso i paesi del sud del mondo, a cui, nell’insieme, lo scorso anno è stato destinato più del 30% dell’esportazione militare italiana, pari a quasi 928 milioni di euro. Grazie al settimanale Adista, e alla Campagna di pressione alle "banche armate" sono stati resi noti i dati essenziali delle operazioni bancarie sull'esportazione, l'importazione e il transito dei materiali di armamento

autorizzate dal Ministero dell'Economia e delle Finanze nel 2008. In questo contesto occupa il primo posto la Banca Nazionale del Lavoro [BNL] che, insieme a Bnp Paribas, ha incassato per conto delle industrie armiere 1.461 milioni di euro, soprattutto per operazioni relative ad esportazioni di armi italiane all’estero. Al secondo posto c’è IntesaSanPaolo, con 851 milioni. A seguire Unicredit con 607 milioni di euro. Tutte in passato, avevano annunciato di voler rinunciare ad attività legate al commercio delle armi. «Da quando lo scorso anno, in fase di cambiamento di

A mio avviso l'umanità ha bisogno di riappropriarsi del proprio essere, del proprio respiro, ricercando nella natura la sua vita, spogliandosi dalle croste che lo inducono alla “verità” della contro natura. Solo così l'essere umano in simbiosi con la natura potrà amare con il cuore di un bambino, crescere con l'esperienza di un anziano, e dare dignità alla vita. Dentro mi porterò il ricordo di quelle calde vecchie lacrime o il volto triste di un ragazzo già uomo. A loro e alle comunità abruzzesi colpite dal terremoto dedico la mia piena solidarietà, affinché questa dignità continui a riaffiorare anche oltre le macerie. Un doveroso grazie ai ragazzi/e di Avezzano. Francesco Lettere

A SUD governo, è sparito, senza alcuna spiegazione, dalla Relazione della Presidenza del Consiglio il lungo e dettagliato elenco delle singole operazioni effettuate dagli istituti di credito è praticamente impossibile giudicare l’operato delle singole banche e valutare la rispondenza delle operazioni da loro effettuate alle diverse direttive che hanno emanato negli ultimi anni» – spiega ad Adista Giorgio Beretta, analista della Rete Italiana Disarmo e già coordinatore della Campagna di pressione alle ‘banche armate’. Per questo la Campagna di pressione alle «banche armate» e la Rete Italiana Disarmo continueranno la pressione sul Governo si possa tornare ad un controllo più rigoroso da parte della società civile delle operazioni delle banche in materia di esportazione di armamenti.

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SOCIETÀ

QUESTIONI DI FINE VITA Pluralismo etico e laicità nel covegno organizzato a lecce dalla sezione pugliese della Consulta di Bioetica

a sezione Puglia della Consulta Nazionale di Bioetica, che dall’aprile 2008 ha sede nel nostro comune, ha promosso il convegno “Questioni di fine vita, pluralismo etico, laicità”, che si è tenuto a Lecce venerdì 24 aprile. I relatori, tra cui il Presidente della Consulta Prof. Maurizio Mori, il medico anestesista Mario Riccio (caso Welby) e Beppino Englaro, sono intervenuti sulla delicatissima questione delle scelte bioetiche nei contesti di “medicalizzazione della morte”, sullo sfondo del rapporto tra diritti civili, diritti morali e decisioni pubbliche. Un grande “invito alla bioetica”, il senso complessivo di questo convegno, che ha avvicinato i protagonisti di due eclatanti ‘casi bioetici’ - divenuti vicende civili e politiche dell’intera nazione alla comunità salentina, perché questa non rimanga ai margini di un dibattito pubblico che ferve altrove o risuona dai media, ma al quale urge il contributo informato e vigile di ogni cittadino. «Non possiamo più guardare alla bioetica semplicemente come alla riflessione morale che fa da sfondo alle pratiche biomediche o a una disciplina accademica e, perciò, dominio dei medici o di pochi esperti» – ci dice la coordinatrice della sezione Puglia, Serena Corrao. «Le questioni bioetiche saldano in un trinomio etica, politica e democrazia, e

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occuparsene diventa parte della nuova educazione civica, dal momento che il cittadino è oggi chiamato non solo a maturare la capacità di esprimere un voto politico, ma anche di intervenire nelle cosiddette ‘decisioni politiche a base scientifica’, cioè, quelle decisioni che riguardano lo sviluppo e l’uso delle tecnologie di intervento sulla vita che hanno una ricaduta diretta sulla società civile». Il caso delle tecniche di fecondazione assistita oggetto della Legge 40 e delle tecnologie di sostegno vitale oggetto del ddl sul testamento biologico ora in discussione alla Camera, sono un chiaro esempio di questo. In particolar modo – ci viene fatto notare - le questioni bioetiche di fine vita, esemplificate dai casi Welby ed Englaro, illuminano il nesso bioetica-democrazia anche in un diverso senso, sollecitando a riflettere sulla necessità di preservare le condizioni di una convivenza civile tra cittadini portatori di fedi morali diverse che si considerano, tuttavia, membri liberi ed eguali di una stessa comunità politica, organizzata nella forma liberale di una democrazia costituzionale. «Un Senato che approva il ddl sul testamento biologico che non retrocede dal principio di fondo dell’inviolabilità e indisponibilità della vita - commenta il Presidente della Consulta – è

in tutta evidenza lontano sia dal riconoscimento normativo della priorità del valore della laicità, inteso come neutralità dello stato rispetto alle visioni del bene che i cittadini perseguono,

incompatibile con la democrazia. Auspichiamo che la Camera non operi in continuità col Senato, nella certezza che – come mostra il dibattito in altri Paesi - l’esplosività della questione

Beppino Englaro

sia dal riconoscimento descrittivo del pluralismo etico che caratterizza la nostra società. Questa scelta rompe i presupposti di quel reciproco riconoscimento di libertà e uguaglianza tra cittadini credenti e non credenti, ottenendo che la religione diventi elemento di lacerazione della società civile e che risulti

bioetica delle direttive anticipate non è insita nella natura del tema, ma è frutto di strumentalizzazione politica e che, lontano da questa, credenti e non credenti saprebbero trovare i modi e il linguaggio della convergenza, ripacificando sotto il segno della laicità la società civile, come la politica purtroppo non ci aiuta a fare».

Caro “alambicco”...

ORDINANZE SINDACALI

Egregio Direttore, siamo un gruppo di cittadini che non riusciamo a capire alcune cose nell’andamento del nostro paese. Vorremmo che lei ci spiegasse a cosa servono le “Ordinanze Sindacali” quando poi chi di dovere non le fa rispettare. Non abbiamo capito a che cosa è servito riempire il paese, o quanto meno alcune strade, di cartelli di divieto di sosta nei giorni 17 e 18 Aprile dalle ore 07,00 alle ore 24,00, quando poi non è stato affatto rispettato se non da alcuni (creduloni) che hanno portato la propria auto lontano. Nel contempo non si è visto nessun avviso di multa. Non le sembra che innanzi tutto vi sia uno spreco sia di denaro che di risorse lavorative che potrebbero essere impiegate in altri lavori? e poi, a nostro parere, perde di autorità e rispetto il soggetto che ha emesso l’ordinanza. Confidiamo e restiamo in attesa che riesca a fare chiarezza e darci delucidazioni in merito, visto che

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chi di competenza fa orecchie da mercante. Cogliamo l’occasione per ringraziare Lei e tutta la redazione per le notizie che tramite il vostro periodico ci date. Un gruppo di cittadini di San Cesario •••

COMITATO PROMOTORE Si informa la cittadinanza, che in data 09.04.2009, presso la Sede Comunale di San Cesario di Lecce, alla presenza del Sig. Sindaco Antonio Girau, del Gen. Giuseppe Genghi (Presidente Associazione Arma Aeronautica Puglia) si è costituito il comitato promotore dell'Associazione Arma Aeronautica, con lo scopo di valutare la possibilita' di costituire, anche nel nostro comune, una sezione dell'A.A.A. Tutti coloro che sono appartenuti e/o appartengono all'Arma Azzurra in qualità di: Ufficiali, Sottufficiali, ruolo Truppa, Leva , Civili e sono interes-

sati ad associarsi come membri effettivi, possono chiedere informazioni ai seguenti punti di contatto: Raffaele Pezzuto (328 4276523) Gian Marco Sergio (347 3215476) •••

INVITO AI LETTORI Spesso riceviamo vostre lettere con segnalazioni, inviti, curiosità, auguri. E questo ci gratifica particolarmente. Tuttavia, per poterle pubblicare, abbiamo bisogno che siano firmate (non con pseudonimi o sigle). Per chi ha la necessità di rimanere anonimo, sarà sufficiente specificarlo in calce alla lettera e noi rispetteremo questa richiesta non riportando il nome. Inviate le vostre lettere presso: Redazione (Via Umberto I n. 65 • 73016 S.Cesario di Lecce) e le e-mail all’indirizzo: redazione@alambicco.com


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I consigli della zia Tetta “ci cangia ‘ndefrisca” di Lucia Luperto

ALICI ALLE CIPOLLE

L’appuntamento primaverile con la rubrica della Zia Tetta si sposta dalla tradizione culinaria salentina e si apre ad una cucina originale e a sapori nuovi rubati qua e là. La curiosità della zia Tetta ci porta a scoprire piatti originali legati a tradizioni di luoghi anche molto lontani da noi. Il primo fa parte della tradizione siciliana ed era preparato dai pescatori per affrontare i lunghi giorni di lavoro in barca lontani da casa; il secondo ha origine dalla tradizione orientale e ci fa riscoprire il gusto antico dell’agrodolce. Infine la zia ci tiene a dare un suggerimento alle neomamme, consigliando loro l’utilizzo dei pannolini lavabili, preferendo quindi ancora una volta soluzioni antiche ma che danno benefici immediati ai nostri bambini, all’ambiente e alle nostre tasche!

dovessero seccarsi aggiungete un po’ d’acqua. Aggiungete, quindi, mezzo cucchiaio di zucchero, 3/4 cucchiai di aceto, pinoli e uva passa a piacere e fate cuocere il tutto per pochi minuti. Disponete le alici su un piatto fondo e ricopritele con uno strato di cipolle. Lasciate riposare almeno per una mattinata prima di servire, considerando il fatto che potete conservarle per giorni.

500g alici 1 kg cipolle

POLLO ALLE PRUGNE 1 petto di pollo tagliato a pezzetti 200g prugne secche denocciolate

Pulite testa e spine delle alici. Infarinatele uniformemente e friggetele nell’olio. Nel frattempo affettate le cipolle e fatele cuocere a fuoco lento in un tegame con olio fino a che non diventeranno trasparenti. Se

Tagliate a metà le prugne e lasciatele ammorbidire in acqua e marsala per insaporirle. Rosolate un po’ di cipolla, aggiungete le prugne strizzate e un bicchiere di marsala e fate cuocere finché il tutto risulterà leggermente cremoso; se necessario aggiungere un po’ di latte o di panna da cucina. Saltare poi in padella il pollo infarinato, spruzzare con mezzo bicchiere di marsala e lasciar evaporare. Salate e

RUOTE DI UNA VOLTA

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PER LE NEOMAMME: I PANNOLINI LAVABILI

I pannolini lavabili fanno bene alla salute dei bimbi, riducendo il rischio di irritazioni cutanee. Sono infatti costituiti da fibre naturalmente assorbenti che garantiscono la traspirazione della pelle e non comportano il contatto diretto con la plastica e gli altri componenti chimici. Inoltre vi è un beneficio in termini di costi e un impatto ambientale drasticamente minore, essendo i pannolini usa e getta costosi e indifferenziabili. Per tutte le informazioni e per conoscere dove potete trovarli a Lecce: www.pannolinilavabili.info Se volete avere consigli personalizzati dalla zia Tetta o darle suggerimenti, potete scrivere a: rubricaziatetta@alambicco.com

NATURA È VITA

Primo raduno di auto e moto d’epoca hi non ha mai sognato di tornare indietro nel tempo quando a “sfrecciare” erano i primi bolidi Fiat e Moto Guzzi? A farci rivivere quelle atmosfere romantiche, Domenica 24 Maggio sarà il primo raduno d’auto e moto d’epoca organizzato dall’Associazione culturale “quinto Elemento” e la sezione Avis di San Cesario, con il patrocinio del Comune e della Provincia di Lecce. Un appuntamento che non sarà solo per gli appassionati delle due e quattro ruote, ma che vedrà protagonista anche il nostro territorio.

pepate a piacere. SUGGERIMENTO

Due week-end per conoscere se stessi

Il programma, infatti, prevede subito dopo il raduno (previsto per le ore 9), e la colazione, una visita guidata di quattro tra le più interessanti chiese del nostro paese: San Giovanni Evangelista (di cui trovate un approfondimento a pag.13 di questo numero), Immacolata, Sant’Elia e Sacri Cuori. Il momento principale sarà comunque la sfilata per le vie di San Cesario prevista a mezzogiorno. Gli appassionati che volessero iscriversi al raduno, il cui costo è pari a 5 euro, possono contattare i numeri: 389 1518018 - 349 4025913.

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sistono tecniche che si ispirano ad una concezione della vita in cui la Natura è il momento centrale: la Fabbrica dei Gesti organizza, presso la masseria Le Palmentelle di San Cesario due week-end a contatto con sé stessi, lontani dallo stress e dagli impegni quotidiani, dove si avrà l´opportunità di riscoprire il proprio spazio interiore, mantenendo l´equilibrio psicofisico tramite il respiro, il ritmo, la forma fisica, un´alimentazione equilibrata ed i gesti emozionali. I convenuti saranno affidati all'esperienza ed alle conoscenze oli-

stiche di Isabella Benincasa, Stefania Mariano, Anna Zecca e Silvia Lodi. Durante le giornate, il 23 e 24 maggio ed il 20 e 21 giugno, si apprenderanno nozioni di hata yoga, alimentazione energetica, pratiche di rilassamento per il corpo e per la voce, percorsi sensoriali attraverso la tecnica del contact. Per prenotarsi o ricevere informazioni più dettagliate sulle tecniche olistiche e sulle strutture dei weekend si può contattare l’organizzazione all'indirizzo e-mail info@lafabbricadeigesti.it oppure al numero: 347 5424126.

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CULTURA

ZINA: “AFREEQUE” P

Africa, Palestina e Salento: dall’incontro nasce il nuovo lavoro di Cesare Dell’Anna e della 11/8 records

rogetto nato dall’incontro di musicisti africani e pugliesi, vede la partecipazione di numerosi ospiti provenienti dal Salento, Sardegna, Senegal, Tunisia, Marocco e Palestina. Zina è un viaggio che ci guida dagli spazi infi-

niti del deserto fino alle pianure del Salento, dalle atmosfere metropolitane, alle magie musicali che abbracciano le terre che si affacciano sul Mediterraneo creando commistioni e sonorità del tutto nuove, una fusione che evoca i ritmi della tradizione magrebina, senegalese e le melodie della musica jazz, i suoni del rap, del reggae, del dub. Zina è una formula musicale che gioca sull’interrelazione dei musicisti coinvolti nel progetto con la loro capacità di adattarsi al territorio pur

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non dimenticando la propria cultura. I testi parlano di temi sociali particolarmente legati alla terra africana e a quella che li accoglie. In un periodo storico in cui i termini “accoglienza”, “tolleranza” sembra si stiano dimenticando, Zina segue il suo percorso di integrazione, coinvolgendo diverse culture musicali. Sono i canti griòtt del senegalese Amadou Faye; il rap dei palestinesi DAM, ospiti in un’estate nella campagna salentina di Albania Hotel; sono i testi rap di GiamP e Cesare Dell’Anna, quelli franco-torinesi del marocchino Rachid Sannane; sono le melodie vocali del Tunisino Marzuk Mejri, che incontrano lo stile dei cantanti Idrissa Sarr, Afrobamba, Assan Diop, dal Senegal. Interpretazioni free style e melodiche caratterizzano i vocalist della formazione, diretti dal trombettista Cesare Dell’Anna ed accompagnati da Stefano Valenzano al basso, Egidio Rondinone alla batteria, Mauro Tre alle tastiere e Mario Spiros Rugge alla chitarra, Giancarlo Dell’Anna, Davide Arena e Luca Manno alla sezione fiati.

RUSCIU

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info: www.11-8records.com Marco Rollo

Lu pelùne

DI LUIGI PASCALI

Voglio subito tranquillizzare coloro i quali, leggendo il titolo, pensano che stia per parlare di un grosso pelo: nulla di tutto ciò! Lu pelùne per gli ex ragazzi della mia generazione ha rappresentato per anni il simbolo della stagione estiva, l’incipit della calura, la straordinaria voglia di vivere l’estate nonostante l’assoluta mancanza di mezzi. Lu pelùne altro non era che un manufatto in conci di pietra leccese piezzi te leccisu ‘ntonecati cu lu cimentu, cu nu’ perde - alto non più di un metro e mezzo, largo più o meno due per due. Una sorta di vasca, riempita d’acqua ricavata da un pozzo adiacente, il cui utilizzo era lavare la verdura e ortaggi, prima che i contadini por-

Ospiti eccellenti sono: Claudio “Cavallo” Giagnotti, Cristoforo Micheli, Dj Gruff e il trombettista cantante Riccardo Pittau. Le foto e il Progetto grafico sono di Marcello Moscara. Zina gioca con l’assimilazione di stili di vita che si mescolano con la tradizione, per creare una moderna chiave di lettura della musica, ed un particolare “metissage” musicale. Questo disco è il frutto della cultura dell’accoglienza, è dedicato a tutti i popoli senza terra, a chiunque è vittima di guerra, in particolare all’Africa. Parte del ricavato della vendita del cd è destinato a sostenere il centro pediatrico di Emergency di Mayo, nella periferia di Khartoum in Sudan.

tassero i loro prodotti alla mediazione. Un modo sbrigativo per togliere lu ressu te la terra, per rendere più presentabili e tenere rinvigoriti fenùcchi, rapacàule e cecòre. Tuttavia per noi rappresentava una piscina invitante, una sorta di gita “fuori porta” e un rimedio alla calura asfissiante te li merisci te state, posto che un poco a causa dell’età, tanto a causa della mancanza di mezzi, non ci si poteva permettere di andare al mare, seppure fosse a due passi da San Cesario e poi, ci rapiva il fascino misterioso di quella piccola trasgressione. Ci si dava appuntamento subito dopo pranzo, quando i genitori facevano la pennichella, a scaccu te marìsciu e si partiva, sotto il sole cocente, a bordo di sgangherate “grazielle”

modificate (senza parafango), di solito a coppie: unu petala e l’auru tisu, arretu finché il fiato reggeva, poi ci si dava il cambio. Lungo il tragitto ci si fermava, di tanto in tanto, a rubacchiare qualche nespola o qualche spèrgia tìfera o riempire qualche musciu te trùmbule (fili d’erba secca, dal fiore particolare che richiama i baffi del gatto, da qui il nome, in cui si impilavano more morbidissime, da consumare lungo la strada). Giunti sul posto (più o meno a ‘mera li monti, dove oggi sorge il canile comunale) si abbandonavano le bici alla rinfusa, ci si ritrovava tutti in mutande, arrampicati ai bordi te lu pelùne ad eseguire improbabili tuffi in quell’acqua gelida, dal fondo melmoso, dove poche ore prima erano stati lavati

fenucchi e carote. Il tutto tra inevitabili schiamazzi, spinte, scherzi, risate, fino al tramonto, o fino a quando non spuntava da lontano qualche contadino, annunciato dal grido d’allarme di qualcuno di noi: lu patrùnu! Allora via di corsa a raccattare càusi, magliette e scarpuni (di solito infradito di gomma e spugna, con le fascette riparate cu ‘na centra, ca s’ìa spezzatu lu pirichillu!) volare sulle biciclette e fare ritorno a casa stanchi, sporchi, custipàti…ma felici! Sì, riuscivamo ad essere felici anche senza telefonino, senza scooter, senza computer, senza facebook… e i jeans e le scarpe da tennis li compravamo quasi tutti te le baracche, allu mercatu!


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CULTURA La Chiesa di San Giovanni Evangelista, scrigno sconosciuto di una storia mai raccontata

AUSATE SAN GIUANNI l piccolo centro storico di San Cesario custodisce, nella sua fitta trama di stradine e vicoli, una preziosa testimonianza architettonica, la cui storia è purtroppo poco conosciuta dai nostri concittadini: la Chiesa di San Giovanni Evangelista. L’aspetto esteriore dell’edificio, così sobrio ed elegante in quel succedersi di archetti pensili che scandiscono le fiancate laterali, induce un osservatore poco attento a considerare la struttura priva di interesse, svalutando la sua semplicità se messa a confronto con i fasti del barocco leccese. Al contrario, la Chiesa dedicata all’Evangelista non solo è l’edificio più antico del paese ma custodisce al suo interno un ciclo di affreschi d’ispirazione bizantineggiante estremamente interessanti, oggetto di restauro e di studio da parte dell’Università del Salento. Edificata intorno al 1329 per volontà di Padre Nicola da Sternatia, la Chiesa presenta una semplice pianta ad aula unica, sulle cui pareti si conservano gli affreschi disposti su due registri. Sul registro superiore delle pareti sono raffigurati episodi legati alla narrazione della vita di Cristo con la scena consueta della Natività, seguita dalla Presentazione al Tempio, dal Battesimo di Cristo, e dalla Trasfigurazione. Si conservano inoltre i frammenti che rievocano l’Ultima Cena, il Bacio di Giuda, la Crocifissione e la Discesa al Limbo. Nel registro inferiore, anch’esso fortemente danneggiato nei secoli, si susseguono immagini di santi e sante a grandezza naturale, inqua-

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drati in rigorose arcate. Infine, la controfacciata ospita la scena del Giudizio Universale: uno schieramento di Apostoli e di Angeli presentano al centro le solenni figure di Cristo con la Vergine ed il Battista. Il permanere di uno stile bizantineggiante ed il non adeguamento ad un stile più “occidentale” è forse da mettere in relazione con l’arrivo in paese nel 1460 di Slavi ed Albanesi al seguito di Teodoro Urosio, ed alla successiva organizzazione di un loro quartiere intorno alla Chiesa di San Giovanni. Un patrimonio così prezioso ed articolato merita senza dubbio alcune riflessioni di carattere generale. La conservazione degli affreschi non può limitarsi solo all’attività di restauro, svoltasi in maniera eccellente negli anni passati: l’utilizzo di questa tecnica pittorica espone l’opera d’arte alla minaccia continua di deterioramento dovuto all’umidità ed più in generale alle micro-variazioni climatiche. Qual è dunque il senso del recupero di un bene se non si ipotizza allo stesso tempo un progetto di monitoraggio continuo delle superfici pittoriche? Lo scopo ultimo delle attività di restauro deve necessariamente legarsi ad un intento divulgativo, mirato a far conoscere al cittadino una testimonianza importante della sua storia. Essendo consapevoli della necessità di attuare interventi legati alla messa in sicurezza della struttura, si potrebbero perseguire vie alternative grazie al supporto della multimedialità.

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Il successo del Cd-rom dedicato all’archeologia industriale ed ai sistemi di distillazione inducono a considerare che anche per la Chiesa di San Giovanni Battista si potrebbe realizzare un progetto simile, inquadrandola nella più ampia ed eterogenea tematica dell’evoluzione dell’arte sacra a San Cesario. Sarebbe questa un’occasione per coinvolgere anche i giovani che, mettendo a disposizione le proprie competenze, contribuirebbero alla riscoperta di un monumento che senza dubbio racchiude tra le sue pareti le vere origini del nostro paese. Valentina Pascali


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SPORT

A UN PASSO DA UN SOGNO

La Polisportiva sfiora l’impresa di approdare ai play-off al termine di una stagione da incorniciare

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na annata magnifica quella della Polisportiva che, raggiunto il suo “vero” obiettivo, la salvezza, con larghissimo anticipo (sorprendendo gli addetti ai lavori ma non sicuramente chi stava con costanza vicino alla squadra), ha potuto ambire ad altri obiettivi, sfiorando per soli due punti quello che sarebbe stato un meritatissimo traguardo: giocarsi i play off per un posto in Promozione. Play off sfumati nell’ultima partita di campionato, quando serviva vincere a tutti i costi contro la diretta concorrente Martano (al quale serviva un punto, ndr). Agli uomini di Mister Greco non è bastato gettare “il cuore oltre l’ostacolo”. Ma comunque resta un’annata da incorniciare quella appena termina per Carmine Caputo e compagni. Il San Cesario chiude al sesto posto in classifica, conquistando nel girone di ritorno 27 punti, frutto di 7 vittorie, 6 pareggi e 2 sconfitte; se si conta che le due sconfitte sono venute quasi consecutivamente, la squadra di mister Greco ha ottenuto ben 12 risultati utili consecutivi, e un’imbattibilità casalinga che dura dal 30 novembre scorso, unica squadra ad aver battuto la capolista Squinzano, (1-0 in casa, ndr), e le dirette concorrenti Carmiano, Galatone e Otranto, pareggiando solo con il Martano. Ma l’amaro in bocca resta se si guardano i punti lasciati per strada con le squadre “meno blasonate” (i pareggi in casa con Neretina e San Cassiano). Merito di aver saputo gestire una rosa ampia di giocatori e “uomini” validi, e di aver saputo valorizzare tanti giovani, va al mister, Oscar Greco, alla sua prima esperienza da allenatore, ma che da ex giocatore “guerriero”, ha saputo trasferire alla squadra il suo temperamento tenace e combattivo, riuscendo a farle esprimere un bel calcio, come non si vedeva da tanto a San Cesario. Ad affiancare mister Greco, per curare la parte atletica, Luca Prontera, a cui va il merito di essere risuscito a tenere sulla “corda “ ed in forma la squadra fino all’ultimo minuto dell’ultima gara, a lui i nostri complimenti. Artefice principale, di questa esaltante esperienza, però, lo “spogliatoio: un ottimo gruppo capitanato dai senatori “a vita” (speriamo…) Caputo, Toraldo, Raganato, e da gente esperta e navigata come Brambilla, Marco Rizzo, Notaro, Macchia, Bruno ai quali quest’anno si sono aggiunti Polito, De Giorgi, Marzano, e giovani emergen-

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ti come i due portieri Alessandro Rizzo e Samuele Capone, Riccardo Ciccarese (anche se ormai è un veterano), Mario Conte, Francesco Scippa ed Emanuele Pulli. Come nella tradizione di questa società, il giusto mix di giovani ed esperienza che ha fatto in modo che insieme si arrivasse a sfiorare l’impresa. Uno spogliatoio che durante l’anno non ha mai vissuto momenti di tensione e che, anche nei momenti meno felici, meno fortunati, ha trovato nell’esperienza dei senatori le spalle forti su cui crescere e trarre benefici. Una rosa di giocatori, che è stata protagonista, di un campionato sopra le righe e che ha visto nei suoi due giovani portieri, Alessandro Rizzo e Samuele Capone le vere rivelazioni, che nonostante la loro giovane età, hanno risposto “presente” ogni volta che sono stati chiamati in causa. Un’altra nota positiva la merita Polito. Con il suo arrivo la squadra ha cambiato volto, era l’attaccante che mancava (anche a causa del prolungato infortunio del “nostro” bomber di casa Checco Notaro) che realizzando otto gol ha inciso pesantemente sulla classifica della nostra squadra. Merita una citazione a parte, e non è una novità, l’”eterno” Roberto Raganato, che con 11 reti

all’attivo (ahimè non sono riuscito a contare gli assist…) ha battuto il proprio record personale di marcature in prima categoria, vero metronomo della squadra e, non me ne voglia nessuno, il miglior centrocampista della categoria. Medaglia al valore al petto del capitano, Carmine Caputo, e una stellina ad Ivan Toraldo, due giocatori che anche quest’anno hanno dato il loro fondamentale apporto alla squadra disputando un ottimo campionato. Merito va dato a chi da sempre si prodiga per questa squadra, il dirigente (e amico) Massimo Fortunato, che ufficialmente è il nostro direttore sportivo, ma praticamente, e anche tutt’altro, è parte integrante dello spogliatoio, figura “storica”, anche lui come i “senatori”,

sulla quale i giovani e meno giovani sanno di poter fare sempre affidamento. Chissà che non stia già lavorando per costruire una promozione diretta per l’anno prossimo! Un ringraziamento, infine, va alla società, al presidente Salvatore Valentini, a Gino Mattei e Salvatore Castrignanò detto Rello, e a tutti i collaboratori, Tonino, Annino, Fabio, che hanno contribuito, ognuno a suo modo, a fare di questa stagione, una stagione speciale. A voi, che avete seguito sempre le nostre vicende on-line, a tutti coloro che sono venuti al Vincenzo Zanchi ogni domenica, un grande grazie da tutta la squadra.

PRIMAVERA DI APPUNTAMENTI PER IL CENTRO DANZA MUSICA E TEATRO Giugno è alle porte, ed il Centro Danza musica e Teatro di Emiliana Mariano a San Cesario di Lecce è pronto, per il 15esimo anno consecutivo, ad una nuova sfida. Toccherà alla sede di Copertino, con la partecipazione di quella di Surbo curata da Betty Rollo, aprire le danze il 31 Maggio presso il Teatro Politeama Greco di Lecce, con la replica il 14 Giugno presso Piazza Castello a Copertino. La sede di San Cesario andrà in scena, invece, il 21 Giugno, sempre presso il Teatro Politeama con due tempi distinti e completamente diversi. Il primo sarà dedicato all’ultimo capolavoro musicale di Walt Disney che appassiona grandi e piccini: “Come d’ncanto”. I numerosi corsi piccoli, curati da E.Mariano per il classico, Betty Rollo per il moderno e per da P. Mazzotta per la propedeutica, daranno vita ad un vero e proprio musical, dove Giulia D’Alfonso, nei panni della dolce Giselle, si cimenterà, insieme agli altri protagonisti, in una difficile, anche se divertente, operazione interpretativa oltre che tecnica. La seconda parte, come sempre, avrà una collocazione più seria e profonda: infatti i corsi più grandi metteranno in scena una rivisitazione del “Faust” di Goethe. L’Opera verrà semplificata in un atto con cenni a “L’avvocato del Diavolo”

Giordano Bruno

celebre film con Keanu Reeves ed Al Pacino, dal quale sono stati estratti anche brani musicali della colonna sonora, che insieme all’originale di Gounod daranno vita ad un’atmosfera misteriosa e suggestiva. In 45 minuti di suspense Faust (Valerio Greco) un uomo egocentrico, materialista e cattivo anche con le donne, verrà avvicinato da due di loro, in realtà i suoi due demoni tentatori (Sandra Damiano e Emiliana Pezzuto), che lo porteranno a vendere la sua anima per raggiungere ciò che è solo nei suoi sogni più reconditi. La scenografia di Michele Casto e le luci di Piero Calò ed i suoi collaboratori, completeranno il tutto. La oramai consueta replica di questo spettacolo è prevista a San Cesario il 1 Luglio in Piazza Garibaldi, e nello stesso mese di luglio nella splendida cornice dell’Anfiteatro di Lecce, ed ancora in numerose notti bianche della provincia. info:www.centrodanzamusicaeteatro.it


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PER FORTUNA

IL PERSONAGGIO

HO FATTO IL MILITARE Tutti ricordano le sue paste secche. Ma la sua vita è anche molto altro. Che “Popillo”, al secolo Santo Marenaci, conserva gelosamente in un vecchio borsone blu...

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’appuntamento per l’intervista è a casa sua, alle tre di un pomeriggio infuocato di maggio. “Popillo” mi accoglie elegante nel suo pullover arancione e col suo fisico longilineo. Ho chiesto “aiuto” a una sua nipote per incontrarlo, per superare la sua proverbiale riservatezza. Il tempo di essere uno di fronte all’altro e capisco che la mia è una paura infondata. In una casa te la Giurdana, va in onda la storia di un paese che è cambiato negli anni, di rustici, pasticciotti e paste secche dal sapore antico; e di una passione, quasi una venerazione, per l’Inter che ha dell’incredibile. La prima è una curiosità, una domanda che in molti nel nostro paese avrebbero voluto farti: ma perché Popillo? È successo quando avevo 19 anni. Ero diretto ad Oria, a una fiera dove con il camioncino bianco te lu Scardinu vendevamo gelati. Parliamo degli anni ’40, le strade non erano asfaltate. Durante il tragitto, e nei pressi della città brindisina, ci sorpassò una motocicletta con un ragazzo alla guida che però poco dopo cadde rovinosamente per terra alzando una grande polverone. Quando si rialzò era completamente “bianco”, coperto di terra. Istintivamente, e mentre lo stavamo per sorpassare, abbassai il finestrino e senza pensarci su gli gridai: “popillo, t’ha ‘nfarinatu ah?”. Arrivati alla festa, mentre esponevo il cartello “banane con panna”, vidi arrivare, minaccioso, il motociclista che credo non avesse gradito. Si finiì a fare a botte, ma allora si usava “parlare” così, tutto normale (ride di gusto). Quindi oltre che ’nfarinatu puru frittu stu popillo? Arrivò prima la notizia a San Cesario che noi con il nostro camioncino dalla fiera! Arrivati in piazza, al “Circolo dei signori” (il circolo era ubicato nei locali della ex palestra di piazza Garibaldi, ndr) già se ne parlava, e appena mi videro arrivare iniziarono a gridarmi “popillo, lu frecimu?”. Da allora tutti mi hanno sempre chiamato solo così, Popillo! Anche io ho dovuto pensarci su, fare mente

locale prima di venire a trovarti… Ci sono abituato. Come Popillo mi conoscono tutti, ma pochi sanno che il mio nome è Santo, Santuccio. Parliamo della tua storica pasticceria, nella quale hai iniziato a questo mestiere tanti “ragazzi” di allora. Forse si saranno appassionati all’arte della pasticceria, ma in realtà quei ragazzi lì, Cosimo Ricchitisu, Raffaele (De Giorgi, storico pasticcere di Popillo, nella foto in basso ndr) venivano solo a passare il tempo. Il primo pasticcere fu Ucciu Palazzo, con il quale aprìi in società la pasticceria. Come mai proprio una pasticceria? Insieme a Uccio, erano gli anni 67-68’, aprimmo il “Dancing”, un ristorante-pizzeria che si trovava sulla circonvallazione che però chiudemmo poco dopo. Nei locali di via Dante allora c’era una salumeria. Vidi che stava chiudendo l’attività e in due giorni, contattai il proprietario e presi il locale per 15.000 lire al mese. Chiamai Ucciu (Palazzo, ndr), che aveva fatto il pasticciere al bar Scardino per diversi anni, e aprimmo una pasticceria. Lui faceva le paste ed io, con la mia macchina, le andavo a consegnare nei bar di qualche amico dei paesi vicini, San Donato, Cavallino, Lizzanello. Non credo che allora, la domenica, ci fossero i dolci sulle tavole dei sancesariani… La mia è stata la prima pasticceria a San Cesario, che vendeva solo dolci, intendo. All’inizio entrava solo qualche amico, e solo di domenica. Allora, per coprire i costi dell’affitto, andai a lavorare come pasticcere, qualcosa nel frattempo avevo appreso da Uccio Palazzo, al Club Mediteraneè di Otranto. Pensa che la direttrice del villaggio, una bellissima baronessa francese, nemmeno conosceva la categoria dei “pasticceri”, ma solo quella dei cuochi. Poi man mano iniziò ad entrare sempre più gente, soprattutto tanti ragazzini e ragazzine che frequentavano la scuola media che allora era in via Dante, proprio di fronte alla pasticceria. Da bambino, ricordo, l’immagine delle tante persone che di domenica passeggiavano con i tuoi dolci in mano, e quel pacchetto con il nastro giallo. Ma quello che più mi ha incuriosito è stato vedere lo stemma di San Cesario sulla carta con cui incartavi le tue delizie. Come mai questa idea? Era per me un segno di appartenenza al paese, e la soddisfazione che se i miei dolci fossero andati oltre i confini di San Cesario, avessero avuto un chiaro segno distintivo, sep-

pur sulla carta che li conteneva. Fu difficile ottenere lo stemma? Difficilissimo! Andai alla caserma dei carabinieri di Lecce chiedendo di poterlo avere. In tanti mi dissero di no, solo uno, che aveva fatto servizio nel nostro paese e che aveva assaggiato i miei dolci, di nascosto me lo fece fotografare. Il fotografo volle 200 lire, e lui, il carabiniere, mi disse “ieu nu aggiu istu nienti” e se ne andò ridendo. La carta la realizzarono per me addirittura a Foggia, e lo stemma di San Cesario, con quell’uva e quella corona la rese unica! Conservi ancora qualche foglio di quella carta? Pochi, a dir la verità. Li ho conservati per lungo tempo, gelosamente, assieme alla collezione del giornale “Inter club” nella mia casa di campagna. Mi accorsi un giorno che però si erano notevolmente ridotti di numero. Capiì il motivo il giorno dopo quando vidi mio cognato Ronzino, che era fruttivendolo, incartare frutta e verdura nella carta con lo stemma di San Cesario e tra Zenga e Mariolino Corso. Se l’ìa pututu ccitere… Eh sì, l’Inter, la tua vera, grande passione… (ride, soddisfatto, Popillo. Mi fa un cenno e mi chiede di seguirlo, quasi avesse qualcosa di molto importante da farmi vedere. Il suo “tesoro” è conservato gelosamente, con cura manicale, all’interno di un vecchio borsone blu. Inizia a scartare.) Li vedi? Sono oltre 160 foto (tutte incorniciate, nel cellophane e poi avvolte nella carta di giornale, ndr) dei campioni dell’Inter dagli anni ’50 a poco tempo fa. È una passione cominciata ai tempi del militare, che per fortuna durava diciotto mesi, che feci a Milano come cameriere nella mensa del reparto Ufficiali Maggiori. Avevo tanto tempo libero, a parte l’ora di pranzo e cena, e cominciai ad andare a San Siro a vedere gli allenamenti della squadra dell’Inter. Da allora è stata passione verso questa squadra, ma anche scritte di sfottò sui muri della pasticceria, manifesti funebri vicino casa ogni volta che si perdeva qualche finale importante! Tutti ricordi, tra i quali c’è ne uno che conservo gelosamente. Quale? Questa medaglia, con la firma del grande presidente Angelo Moratti, e che mi fu consegnata ad Appiano Gentile. Da allora a porto sempre con me, in tasca. Cristian Nobile cristian@alambicco.com

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Il gioco delle tre carte  

l'alambicco - anno VIII - n.37 - maggio 2009

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