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IL RESPIRO DEL TEMPO

anno XI numero 2 • maggio 2012 • distribuzione gratuita

periodico di politica cultura società • www.alambicco.com

In occasione del 1° maggio organizzato dalle associazioni Variarti e Follemente, la Distileria De Giorgi è tornata ad essere cuore pulsante e vivo di San Cesario. È stato solo il primo passo per una rinascita di questo simbolo della nostra identità

foto: maurizio buttazzo


DE GIORGI: IL RESPIRO DEL TEMPO Anche se solo per un giorno, la distilleria è tornata ad essere patrimonio collettivo. E partono già i primi progetti di valorizzazione

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i sono luoghi della memoria collettiva che è necessario salvare. Parlo della Distilleria De Giorgi, senza l’ex davanti, un posto come questo conserva il suo nome anche se cambia proprietario e trova un’altra destinazione. Se entri qui, senti che l’orologio del tempo si è fermato, hanno lavorato la polvere e la ruggine, ma hai l’impressione che in un attimo tutto possa tornare come prima e il posto riempirsi di gente al lavoro. Le solide colonne della distilla-

zione mostrano il luccichio sotto lo strato di polvere e guano, le botti sono ancora lì in bell’ordine, le etichette sui tavoli, mentre le bottiglie resistono pericolosamente impilate su fragili fogli di cartone o sono già piene di liquore negli stipi. Sarebbe stato bello se tutti avessero potuto visitarla in silenzio, col rispetto che si deve alla propria storia. Avrebbero capito che questo posto è vivo. Mi fa inorridire che si possa pensare di farne solo un museo. Facciamo vivere

2 foto: giovanna buttazzo

questo posto. La torre di distillazione, i serbatoi, le macchine, possono restare dove sono , testimonianze di un’epoca, ma accanto si lavora con i computer, le mani, le macchine, si forma una generazione. Una distilleria del sapere. Nell’immediato, con il residuo di bilancio di 230mila euro, si potrebbe far rivivere un semplice giardino, con ingresso dal lato di via Ferrovia, che può divenire il luogo dove entri e ti lasci fuori il chiasso e il traffico, solo un grande prato all’ombra dei pini, dove portare i ragazzi a giocare in libertà e qualche panchina dove riposare e chiacchierare. La distilleria ha già, dall’ingresso di via Vittorio Emanuele, uffici e laboratori in buono stato di conservazione. Qui, in una parte dei grandi armadi a vetri, si potrebbero conservare gli oggetti più fragili e usare gli spazi così come sono, senza interventi faraonici, per accogliere biblioteca e caffè letterario, attività di studio e formazione, ognuno di noi potrà suggerire quali, formazione informatica permanente, centro di formazione per restauratori, artigiani. Si potrebbe poi salvare subito la torre di distillazione dal degrado, semplicemente rimettendo i vetri che mancano,

ripulendo il guano e chiudendo la porta alla devastazione che stanno generando i volatili. I grandi capannoni sono al centro, fra i due ingressi, sicuramente recuperarli richiederà fondi ingenti e tempi lunghi. Anche qui, lasciate le macchine al loro posto, ci sarà spazio per tutti. Serve sicuramente un progetto complessivo e lungimirante, ma una parte del luogo potrebbe essere a disposizione di tutti in tempi brevi. Intanto, è partito un piccolo ma importante progetto legato alla distilleria: aperto al contributo di tutti il sito www.distilleriadegiorgi.it, in questo momento ha una galleria di foto che vogliono far conoscere a tutti la magia del luogo. Presentato da poche righe: Se vuoi capire il respiro del tempo è imprigionato qui, nell’odore di anice che senti e non sai capire se sia frutto di allucinazione. Saranno aggiunte a giorni vecchie foto e testimonianze di chi ha lavorato e vissuto qui. La pagina facebook, che porta lo stesso nome, potrà essere la sede giusta per uno scambio d’idee collettivo. Giovanna Buttazzo

UN POSTO PER OGNI COSA E OGNI COSA AL SUO POSTO

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asterebbe fare una passeggiata in un pomeriggio soleggiato di primavera in quel posto dove ogni angolo, ogni piccolo granellino di polvere possiede un profumo. Così mentre sei lì, immerso nella storia, immerso nel passato dei nostri cari, immagini e finalmente vedi la vita, quella che ha affollato ed ha reso caloroso questo posto, la Distilleria De Giorgi a San Cesario diventa il luogo della conoscenza. Lì osservi ciò che è stato. Un’immagine così perfetta del lavoro, un’immagine così sacra di un popolo che ha faticosamente cercato di dar vita all’industria di chi crea e forse, ironicamente oseremmo dire, di chi crede che se si ha un sogno lo si può realizzare. Lì si vede, si tocca e si respira il passato, se ci fai caso e ci metti un buon naso senti il profumo dell’Anisetta che ti attraversa le narici, se continui a farci caso vedi le centinai di operai ed operaie che lì hanno potuto dar da mangiare alle loro famiglie e se ci metti l’anima e non il caso ascolti anche le loro parole, conversano tra di loro ed è lì che vedi da dove veniamo, dalle cose semplici, lì c’è la nostra storia. Osserviamo, captiamo le immagini,

bottiglie di tutti i tipi, antichi macchinari, un alambicco enorme, monometri che sembrano fermi alle temperature di quel tempo, serbatoi arrugginiti, ampolle opache, misuratori, archivi, laboratori, uffici, automezzi impolverati all’inverosimile, una statua di San Cesario che sembra ormai risorto, valvole di pressione, bilance marchiate AG e cartelli che oggi farebbero tirar su un sorriso a chi li legge, l’occhio cade su di uno... recita così sublinamente una frase che esprime il totale senso di questo luogo: “Ad evitare spiacevoli rifiuti si prega di non domandare di visitare lo stabilimento, vietato l’ingresso agli estranei al lavoro”, già perché qui si lavora, non come ora, lì si lavorava e basta. Poi ahimé come ogni bella cosa svanisce, il sogno và via, tu non sei più in quegli anni, torni ai tuoi e vedi la desolazione, la non custodia, l’abbandono all’incuria del tempo e degli sciacalli, tutto è quasi distrutto. Chissà forse ogni tanto Arturo De Giorgi compie questa passeggiata, così quando non ha da far nulla lì nel suo girone vien giù a vedere ciò che lui e la sua famiglia, lui e le centinaia di famiglie hanno costruito, curato e reso vivo,

quegli androni dalle forme eclettiche che hanno rivoluzionato un piccolo paesino rendendolo per quei tempi “industriale”. Chissà se lui vede quel che c’è ora oppure lui è più fortunato e vede ciò che noi possiamo solo immaginare… la vita di quel tempo. Qui la chimica e l’alchimia si fondono creando quell’insieme di emozioni che goccia dopo goccia, essenza dopo essenza, lavoro ed amore danno vita all’arte della distillazione. Pedanio così descriveva tale arte:” distillare è come imitare il sole che evapora le acque della terra e le reinvia sotto forma di pioggia”… già come il sole, come le acque della terra… così possiamo immaginare che le nostre vite terrene siano ben rappresentate dal sole e noi, i nostri cuori e il nostro lavoro siano quelle acque cariche di ogni forma di emozione anche quella della fatica, del lavoro che come alchimia e non più chimica diventano fluide e dense di profumi e la chimica così produce, vive, industrializza anche San Cesario di Lecce, un paese fondato sul lavoro. Ogni cosa qui possiede quell’antico magico profumo che è autentico, profondo… il profumo del lavoro... della vita.

Le “Antiche Distillerie De Giorgi” presenti sul mercato per oltre novant’anni, la ferrovia sotto la sua porta, l’importanza storica, sociale, economica architettonica rappresentano ciò che oggi, più che mai, non siamo in grado di rappresentare… il rispetto per il lavoro. Tutto questo, con espressione elevatissima, viene anche descritto in un meraviglioso cartello che troviamo all’interno dell’officina di manutenzione: “Il rispetto dell’orario è la prima qualità dell’operaio coscenzioso, sono sempre i medesimi che arrivano tardi”. Così la distilleria viene chiusa, abbandonata perché nulla ha più un posto. Perché ora il lavoro non viene rispettato e ancor meno la sua storia... non siamo più uomini coscienziosi o se cerchiamo di esserli ci sono sempre i medesimi... il lavoro diviene ormai “la storia”. Magari un giorno potrà rifiorire e tornerà ad avere il suo giusto posto e, magari ancora, un giorno lì si potrà far rivivere l’arte… Sì, l’arte di tutti coloro che vogliono far qualcosa. Giuswa Mazzotta Federica Vetrugno


BILLA, SECONDO TEMPO

Quando la sconfitta è incombente, l’etica impone di battersi ancora

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tanno gongolando finalmente. Era dal 1970, da quell’Italia - Germania 4 a 3 che i tedeschi cercavano la loro rivincita. E sembra ce la stiano facendo. Certo, antipatici lo sono sempre stati. Ma ora lo sono un po’ di più. Lo sono nei sorrisetti beffardi della Merkel. Lo sono in quell’atteggiamento da primi della classe che assumono nel parlare di politica economica. Lo sono in alcune loro aziende (il gruppo Rewe, per esser concreti) che vengono ad investire nelle nostre terre, godono di agevolazioni, ammortizzatori sociali, sgravi fiscali per poi, a un certo punto, andar via presentando il conto. Gruppo Rewe. Il vocabolario Tedesco – Italiano lo traduce in Billa. Il dizionario pragmatico – salentino lo traduce in “72 donne e uomini messi in licenziamento collettivo”. Ripercorriamo brevissimamente la vicenda. La Rewe, detentrice del marchio Billa (ex-Standa), cede per opportunità commerciali al gruppo Conad 43 dei 49 punti vendita italiani. La struttura di San Cesario è tra le sei non rientranti nel pacchetto. Ufficialmente perché ritenuta poco competitiva. Sarà vero? Probabile. Certo, è dura spiegarsi come mai Rewe non solo decida di non vendere a Conad il supermercato in San Cesario, ma addirittura preferisca chiuderlo senza monetizzare la licenza. La chiusura tedesca, in questo senso, è totale. L’ultimo nein il 26 aprile a Roma, presso il ministero del lavoro. In quell’occasione il gruppo Rewe rifiuta le proposte avanzate dal ministero: attivare la cassa integrazione per due anni, o solo per uno, con l’impegno di assorbire parte dei lavoratori. A parere di qualcuno l’azione tedesca è volta a

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RUSCIU

DI LUIGI PASCALI

ovistando nel garage, giorni fa, ho trovato un vecchio fustino di detersivo vuoto, cilindrico, di quelli che qualche anno fa un noto personaggio dello spettacolo ne offriva due in cambio di uno, ma che nessuno accettava (allora non c’era la crisi). Dopo qualche istante di comprensibile, tenera nostalgia, ho collegato a quel grosso “tubo” di cartone sbiadito una delle funzioni alle quali noi ragazzini abbiamo adibito quella “scatola”: io personalmente l’ho utilizzato in mille modi, fra cui addirittura come “batteria”. La forma si prestava magnificamente a sostituire tamburi, rullante e quant’altro, opportunamente tagliati in varie misure e assemblati con spacu, fierru felatu e nastru adesivu fino a formare un “qualcosa” su cui accanirsi cu’ ddo’ zzippi te seggia, ottimo surrogato alle costose e irraggiungibili “bacchette”. Completavano lu strumentu due o tre mazze te scupa segate in diverse

difendere altri gruppi aziendali che detengono gli ipermercati intorno alla città di Lecce. Innanzitutto quelli riconducibili alle così dette “cooperative rosse”: Conad e Coop. Francamente ci sembra un’interpretazione creativa, alla stregua dei comunisti mangia-bambini, ma non abbiamo certezze. Mark Twain scriveva “il pericolo non viene da quello che non sappiamo, ma da quello che crediamo sia vero e che invece non lo è”. Almeno in questo caso, siamo salvi. Non sappiamo se sia ricevibile la richiesta che UILTUCS (una delle sigle sindacali impegnate nella “battaglia Billa”) rivolge al primo cittadino di San Cesario: revocare d’ufficio la licenza al gruppo Rewe per cederla a terzi. Fosse possibile, sarebbe già tanto. In questo caso, penserei ad un investimento diverso. Concentrerei le risorse su ciò che ci rende unici: l’artigianato di qualità, il design, il cibo, il vino, la cultura, il turismo, eliminando i mestieri che non possono più darci un mestiere (perché altrove fatti meglio e a minor costo). Possiamo e dovremmo pensare ad una riqualificazione professionale di questo tipo per i dipendenti Billa. Il punto vendita di San Cesario è in una posizione logistica ottimale. Può diventar volano di una proposta commerciale nuova, diversa, che valorizzi al massimo l’identità locale. Speriamo solo ci siano i margini per percorrere questa strada. L’impressione, di pancia, è che in questa triste vicenda ci siano responsabilità diffuse. Della politica locale (tutta) per non aver trovato incisività nelle azioni messe in campo a salvaguardia di quei 72 posti di lavoro; per non aver colto appieno il pericolo insito nel-

l’apertura di un discount di 1.500 mq a soli 100 metri di distanza. Della proprietà del capannone per insistere con una richiesta d’affitto fuori da ogni logica di mercato; dei sindacati per la mancanza di un’azione congiunta e granitica; del gruppo Rewe per esser venuto meno ai principi di responsabilità sociale d’impresa. Una società giusta richiede non solo imprese profittevoli, ma anche socialmente responsabili. Non è sufficiente massimizzare i profitti (o il valore delle azioni) nel lungo periodo, è necessario tenere in considerazione esplicita gli interessi di tutte le parti sociali coinvolte nell’attività aziendale: lavoratori, azionisti, comunità locale, ambiente. Non si dovrebbe licenziare in un’area depressa. Purtroppo esiste una laurea che nemmeno il Trota può comprare e che la vita assegna solo ai figli più veri: la laurea in umanità. La gente è disposta a sacrificarsi se gli si offrono una direzione di marcia ed una prospettiva di riscossa, altrimenti lungi dal reagire si piega. Ho ancora in mente la voce roca di Clint Eastwood nell’intervallo del Superbowl. Quell’invito a vivere in rimonta, a non arrendersi alla sconfitta perché c’è sempre un secondo tempo da giocare. Italia – Germania 4 a 3. Nel primo tempo supplementare eravamo sotto di un gol. Poi la rimonta, la vittoria. Forza. Riallacciamo le scarpette e torniamo in campo. Inizia il nostro secondo tempo. Paolo De Blasi paolo@alambicco.com

Lu Complessu altezze, sormontate da qualche vecchio cuperchiu te patella o, nella versione extra-lusso, da qualche disco metallico recuperato allu fierru ècchiu, ‘nchiuàtu sulla mazza! Era il “pezzo forte” del “complesso”, poiché qualche chitarra te plastica sgangherata, con qualche corda in meno, e qualche tamburello o sonaglio, insieme a qualche organettu (armonica a bocca), erano facilmente reperibili! Ci si riuniva in qualche stanza disponibile in casa di qualcuno di noi, non più di due volte la stessa, poiché i genitori non riuscivano a reggere mai oltre il secondo incontro, a causa dei rumori e del baccano che producevamo, in un caos infernale che molto pomposamente e poco obiettivamente noi autodefinivamo “musica”. E quando in preda ad una crisi di coscienza qualcuno di noi obiettava su questo termine, prontamente il resto del complesso lo rassicurava (e rassicurava se stesso) sempre con le stesse parole,

all’unisono: “Va bene, pe’ moi ete cussine… poi nne ‘mparamu!” e proseguivamo imperterriti nella nostra caciara fino a quando non si affacciava il genitore di turno che, a volte gentilmente, a volte un po’ meno, ci intimava “meh, vagnùni mo’ basta, sciatibunne a casa ca lu strju s’ha fare li compiti”… senza tralasciare di precisare: “la prossima fiata a casa a n’auru eh!?” . La nostra voglia di vivere, più che quella di musica, non ci faceva però arrendere e continuavamo a fare progetti, sognare di diventare “beat” urlando e stonando i successi dei Nomadi, i Camaleonti, i Dik-dik, Don Backy, Celentano e tutti gli altri. La nostra maggiore aspirazione, comunque, non era quella di emulare quei big del momento, né quelli Internazionali come Jimi Hendrix, Deep Purple, Led Zeppelin… al contrario, le nostre pretese, nel nostro immaginario, erano di gran lunga più modeste. I nostri idoli del momento erano Nunzio

e i Messia e i The Shells dei quali non perdevamo una esibizione, in occasione delle feste del paese. Confesso che a spingerci verso l’emulazione non era tanto la loro musica, seppure molto gradevole e coinvolgente, ma piuttosto un nutrito stuolo di ragazze che, sotto il palco, andavano in visibilio, agitandosi al ritmo delle canzoni, muovendosi sinuosamente con le prime minigonne, scazzecando le nostre prime pulsioni adolescenziali. Oggi quelle ragazze sono felicemente nonne, noi abbiamo qualche capello bianco (cinca li tene), ma lu complessu rimane ben saldo come uno dei più bei ricordi, quando non c’erano mezzi e ci si divertiva, tanto, con poco!

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IL DOPO VOTO NEL NUOVO CONSIGLIO COMUNALE Quattro new entry, due confermati, qualche veterano e gli illustri esclusi: la fotografa del voto nel nuovo Consiglio Comunale

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risultati delle ultime elezioni amministrative ci restituiscono una San Cesario divisa e frammentata. Dal 1993, infatti, anno in cui per la prima volta si è votato con l’attuale sistema elettorale, sebbene in ogni tornata il confronto sia stato fra tre o quattro candidati sindaci (escludendo il 2007 con sole due liste), per la prima volta la lista vincente non ha raggiunto la maggioranza assoluta dei voti. Di fatto, quindi, abbiamo sperimentato appieno il senso della legge elettorale che, per garantire la stabilità e la governabilità, premia la maggiore minoranza assegnandole i due terzi del Consiglio Comunale. Le tre liste antagoniste di Romano, dicevamo, hanno raccolto insieme il 66,5% dei voti, ma all’appuntamento si sono presentate divise favorendo, di fatto, lo stesso Romano. La loro campagna elettorale è stata caratterizzata, oltre che dalla scontata critica alla amministrazione uscente, anche, e soprattutto dalla critica alle altre liste sfidanti, con appelli contro la presunta dispersione di voti e per un ipotetico “voto utile”. A urne chiuse e conoscendo i risultati, possiamo affermare che, sebbene in politica non sempre due più due dia quattro, una lista unica di “Spazio Comune” e di “Futuro in corso” avrebbe vinto le elezioni. Come mai non l’hanno fatto? Probabilmente nessuno dei due candidati sindaci ha voluto fare un passo indietro in favore dell’altro ma, anzi, Raffaele Capone e Giancarlo Ciricugno, sono apparsi piuttosto in lotta l’uno contro l’altro per la leadership dell’opposizione (chi ha assistito agli ultimi comizi lo ha potuto notare). Giuseppe Distante e la sua “Sveglia

cittadina” hanno invece condotto una campagna di alternativa a tutte le altre liste in campo, e la fiducia di 666 elettori li pone, di diritto, tra le forze politiche di San Cesario, anche se non avranno nessun rappresentante in Consiglio Comunale. Non siederà in Consiglio nemmeno Raffaele Capone che dopo appena 24 ore dal voto ha presentato le proprie dimissioni e sarà sostituito da Massimo Liaci (stesso avvicendamento si era avuto nella scorsa legislatura, ma almeno era passato circa un anno). Comunicando le proprie dimissioni Capone ha fatto riferimento alla doppia carica di consigliere provinciale e comunale, preferendo quindi far spazio ad altri. Chissà se i suoi elettori lo considerano un atto di altruismo, una fuga o un tradimento degli impegni presi con la cittadinanza... Non siederà in Consiglio Comunale nemmeno Tonino Girau, sindaco uscente, clamorosamente bocciato dai suoi elettori e primo dei non eletti. Premiati invece quattro volti nuovi e alla prima esperienza da consiglieri comunali: Giulio Greco, Giancarlo Greco, Paolo Verardo e Viviana Zizza. A loro nel gruppo di maggioranza di “Insieme” si aggiungono Daniela Litti, alla sua seconda consiliatura, e i “veterani” Salvatore Capone e Giovanni Rollo. All’opposizione siederanno, oltre al già citato Massimo Liaci, anche Fernando Coppola e Giancarlo Ciricugno (il primo Consiglio Comunale si terrà sabato 26 maggio alle ore 17). Sebbene i rapporti di forza all’interno dell’assise comunale siano di 8 a 3, il nuovo sindaco Andrea Romano, con il gruppo consiliare di “Insieme”, son chia-

mati ad una sfida ben più ardua dei loro predecessori, vale a dire governare bene e confermare la fiducia dei propri elettori, ma anche, e soprattutto, governare benissimo per convincere una buona fetta della popolazione che 15 giorni fa non l’ha votato. Una sfida che, paradossalmente, potrebbe giovare alla nuova amministrazione, costretta ad uno sforzo maggiore, ad uno scatto in più, a dare il meglio di sé nella sua azione amministrativa.

Gianni Nobile gianni@alambicco.com

RECORD DI CONTATTI SU ALAMBICCO.COM Il nostro sito presso d’assalto durante la diretta dello spoglio elettorale

Più di 20.000 pagine visitate, più di 2.200 contatti, oltre 1.250 utenti unici. E questo solo durante la giornata del 7 Maggio scorso! Si, perchè durante la diretta dello spoglio elettorale, il nostro sito www.alambicco.com è stato letteralmente preso d’assalto dagli internauti. Dall’apertura delle urne alle 15, col nostro piccolo “centro di elaborazione dati, abbiamo seguito dai seggi lo spoglio delle schede, con aggiorna-

menti continui sulla corsa tra i quattro candidati sindaci. Vogliamo ringraziare pubblicamente gli amici che ci hanno aiutato a realizzare la diretta e hanno reso possibile questo vero e proprio “servizio pubblico”. Continaute a seguirci sul sito: ogni giorno trovate nuove notizie e aggiornamenti sulla vita di San Cesario. E tutti i contenuti possono essere commenati, registrandosi o col proprio profilo facebook!

Periodico di politica cultura società Anno XI n. 2 - Maggio 2012 ISCRITTO AL N. 792/2002 DEL REG. STAMPA DEL TRIBUNALE DI LECCE

Direttore responsabile: Giancarlo Greco. Hanno collaborato: Antonella Perrone, Antonio Colla, Aristodemo De Blasi, Cristian Nobile, Emanuele Faggiano, Enrico Tortelli, Gianni Nobile, Giuliana Scardino, Giuseppe Nobile, Luca Laudisa, Lucia Luperto, Giancarlo Nicolaci, Luigi Patarnello, Luigi Pascali, Marco Pezzuto, Paolo De Blasi, Paolo Verardo, Pierpaolo Lala. Redazione: via Umberto I, 65 - San Cesario di Lecce e-mail: redazione@alambicco.com internet: www.alambicco.com facebook: www.facebook.com/redazione.alambicco twitter: @LAlambicco Distibuito gratuitamente a San Cesario, Cavallino, Lequile, San Donato Stampato presso: S.&G. Grafiche - Galugnano (LE) Chiuso in tipografia 22 maggio 2012 alle ore 23,30


RUMORE E RADON

NELLE SCUOLE

Pubblichiamo la sintesi dell'indagine della I.A.Q. Investigations sul territorio di San Cesario, Lequile e San Pietro

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diffusa l’opinione che gli ambienti confinati o “indoor ”, luoghi di vita e di lavoro non di carattere industriale, siano luoghi esenti da potenziali rischi che, come e’ stato scientificamente accertato, espongono tuttavia la popolazione ad un continuo contatto con agenti fisici, chimici e biologici che possono essere potenziali fonti di inquinamento. L’associazione culturale I.A.Q. Investigations (Indoor Air Quality) pensando ad una comunità più vulnerabile che trascorre molte ore al giorno in ambienti confinati e individuando così la popolazione scolastica ha monitorato l’inquinamento indoor negli edifici scolastici attraverso un campione casuale di 11 scuole, dell’infanzia, elementari e medie dislocate sui territori di San Cesario di Lecce,

Lequile e San Pietro in Lama. In particolare, con l’ausilio di sofisticata strumentazione scientifica, sono state effettuate rilevazioni ambientali per la valutazione del clima acustico, elettromagnetico e dei livelli di radioattività naturale da Radon. Con riferimento alle rilevazioni del rumore, sono risultati rispettati i valori limite di immissione all’interno degli edifici scolastici (dovuti essenzialmente al traffico veicolare e limitatamente al periodo diurno) fissati dalla normativa vigente a 45 dB. Accettabili pure i valori misurati nelle aree esterne di pertinenza degli edifici scolastici che solo in un paio di plessi hanno superato in maniera significativa i limiti dei 50 dB. Preoccupanti invece i valori della rumorosità antropica (durante i momenti

di svago o nell’intervallo mensa). In alcune scuole materne monitorate sono stati rilevati livelli di rumore antropico di 75 ÷ 80 dB e gli esperti concordano sul fatto che dopo circa 30 minuti di esposizione a tali livelli sonori occorre un’ora di recupero sotto l’aspetto nervoso. In questa campagna di misurazioni è stato misurato il campo elettromagnetico prodotto essenzialmente da antenne per telefonia mobile. I risultati ottenuti sono stati per tutti i plessi minori di 0,5 V/m quindi tutti al di sotto della soglia di 6 V/m imposta dalle normative vigenti. Per ultimo, la concentrazione media

di Radon (circa 180 Bq/m3) misurata all’interno di alcune aule campione, benché sensibilmente inferiore al livello di attenzione (fissato a 400 Bq/m3)

risulta, tuttavia, superiore alla concentrazione media nella regione Puglia (51 Bq/m3) rilevata in una precedente inda-

gine nazionale e conferma la presenza di anomalie nel territorio salentino già evidenziate in precedenti indagini. Luigino Risi

POETIX

GUARDARE INDIETRO P E R POTER ANDARE AVANTI

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aratteristica fondamentale dell’essere umano è quella di non vivere passivamente la Storia ma di compiere e determinare gli eventi storici, di essere colui che fa la Storia, l’artefice del proprio e dell’altrui destino. Nella nostra epoca però, quella delle comunicazioni di massa, di internet, della globalizzazione e della frenesia del vivere, tutto ciò che abbiamo creato sotto la spinta irrefrenabile del progresso ha finito per ritorcersi contro noi stessi, schiacciandoci su una realtà che sempre più spesso ci sfugge di mano, imponendoci i suoi ritmi e le sue strutture. Il mondo in cui viviamo ha fatto si che il dibattito di tutti i giorni si concentrasse su quelle che sono le creazioni della nostra ragione, sulle invenzioni e non più sull’inventore. Nasce in questo modo la figura di un uomo che non riconosce più se stesso, sradicato dal passato, smarrito nel presente e impaurito di fronte al futuro. Ridare all’uomo la sua dimensione è l’imperativo che tutti dovrebbero porsi

ed è questa una delle tante funzioni della poesia: uno scoglio a cui aggrapparsi in questo mare di tempesta, un istante staccato dal tempo e regalato a noi stessi, un luogo in cui riposare in un mondo che non vuole smettere di correre. Attraverso la poesia si può guardare la vita da una prospettiva differente, si può riprendere confidenza con quel mondo di emozioni e di stati d’animo a cui più non diamo ascolto e si può conoscere una parte importante della nostra cultura e del nostro passato. Poetix è una rubrica di poesia che si propone di divulgare e far conoscere, fuori dai confini didattici, alcuni dei più grandi poeti del Novecento, dissolvendo quell’alone aulico che per troppo tempo ha circondato la poesia, riducendola a “cosa troppo difficile” o non alla portata di tutti. In questo primo numero si è scelto di pubblicare Città Vecchia di Umberto Saba. Non a caso, caratteristica di questo grande poeta è quella di unire, nel suo linguaggio poetico, un lessico semplice e usuale a metriche elevate e poetiche.

Umberto Saba Città Vecchia

Spesso, per ritornare alla mia casa prendo un'oscura via di città vecchia. Giallo in qualche pozzanghera si specchia qualche fanale, e affollata è la strada. Qui tra la gente che viene che va dall'osteria alla casa o al lupanare, dove son merci ed uomini il detrito di un gran porto di mare, io ritrovo, passando, l'infinito nell'umiltà.

Qui prostituta e marinaio, il vecchio che bestemmia, la femmina che bega, il dragone che siede alla bottega del friggitore, la tumultuante giovane impazzita d'amore, sono tutte creature della vita e del dolore; s'agita in esse, come in me, il Signore.

In questa poesia, tratta dalla serie del Canzoniere intitolata Trieste e una donna, il poeta descrive una via del centro di Trieste che percorre per tornare a casa. Questa strada, grigia e malfamata, è molto affollata. Il poeta si sofferma a osservare uomini e donne intenti nelle loro occupazioni. Tra ciò che egli definisce “il detrito di un gran porto di mare”, fra il marinaio e la prostituta, fra la giovane pazza d’amore ed il vecchio che bestemmia, egli sente il suo pensiero farsi più puro. I personaggi sono tutti lontani dalla vita borghese. In loro Saba riesce a scorgere gli impulsi più autentici dell’uomo che la civiltà ancora non ha nascosto e che rappresentano la condizione più profonda dell’essere umano. Accanto a questi uomini, Saba si sente vicino alle cose più grandi e più profonde della vita. Cogliere oggi l’invito di questa poesia, significa capire che bisogna riscoprire i valori fondamentali dell’uomo. Luigi Patarnello

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TRA CONTINUITÀ E RINNOVAMENTO La squadra di governo, la partecipazione attiva, le urgenze da affrontare e le prospettive di sviluppo. Ne parliamo con il Andrea Romano, nuovo sindaco di San Cesario

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Si è affermato con il 32,3% delle preferenze. La sua, è stata una vittoria non facile, ottenuta con una differenza di poco più di un centinaio di voti dal candidato del centrodestra Raffaele Capone. La presenza di quattro liste, di cui tre molto forti, con un sistema a 10 consiglieri, hanno determinato una campagna elettorale difficile. In questo periodo, poi, chi governa soffre di più rispetto a chi può fare facile demagogia e propaganda oppositiva, quindi confermare l’amministrazione uscente non era facile. Un dato che balza agli occhi è la clamorosa esclusione del sindaco uscente, Antonio Girau. Il sindaco Girau è stata in assoluto la persona più generosa di questa campagna elettorale, perché mentre tutti gli altri correvano a cercare consensi sulla propria candidatura, il sindaco, insieme ad altri amministratori, si occupava di attuare una serie di atti amministrativi, di realizzazioni, apprezzate dagli elettori e che hanno contribuito alla nostra vittoria; non ultimi il Bilancio di fine mandato da lui curato e redatto e l’impegno per le iniziative del 1^ Maggio. Il sindaco Girau si è ricandidato, mettendosi a disposizione di un percorso di rinnovamento e di partecipazione senza chiedere nulla in cambio. I suoi consensi non sono stati sufficienti per essere rieletto ma ciò nulla toglie al suo restare parte integrante del nostro progetto politico. I maligni dicono che il nuovo sindaco sia eterodiretto, guidato da qualcun altro che tira i fili, con poca autonomia decisionale. Penso di avere avuto il grande merito di ricostruire una grande squadra. Essere parte di una squadra implica la possibilità di beneficiare del contributo di soggetti che sono gregari, ma anche di soggetti che sono fuoriclasse, nel nostro caso della politica e dell’amministrazione. Se il riferimento è a Salvatore Capone, Rino Serra, allo stesso Tonino Girau, allora io mi sento parte di una grande squadra, per certi versi sono un allenatore, per altri un giocatore, e non ho alcun problema ad ammettere che esiste un gruppo che prende decisioni in maniera collegiale, così come su alcune scelte io avrò ovviamente l’ultima parola. Ci sarà una nuova composizione del Consiglio con 10 consiglieri, di cui 7 di maggioranza: ci parli della Giunta. Gli assessorati saranno quattro, con la quota femminile garantita: - Salvatore Capone: Lavori Pubblici, Urbanistica, Patrimonio, Politiche del

Personale e della Riorganizzazione degli Uffici e dei Servizi - Giancarlo Greco: Politiche Sociali, Politiche Giovanili, Politiche di Cooperazione allo Sviluppo e della Pace - Daniela Litti: Politiche Educative, Cultura, Cittadinanza Attiva, Politiche di Genere - Giovanni Rollo: Ambiente, Trasporti, Aree Periferiche. I criteri di riferimento per la scelta sono stati sicuramente il consenso elettorale, perché gli elettori, con il voto, danno chiari segnali di gradimento relativo ad alcune figure e al ruolo che si vorrebbe attribuire loro. Altro criterio è la competenza, anche in termini di disponibilità ad impegnarsi in prima persona. Non ultimo il criterio del rinnovamento punto di forza non solo del nostro progetto politico ma anche dell’agire amministrativo pratico. Ciò non significa novità a tutti i costi ma accompagnamento dei giovani in un percorso di affiancamento rispetto alla possibilità di giocare ruoli di primo piano. Tutti in Giunta avranno delle deleghe specifiche e si cercherà di valorizzare al massimo il contributo di ciascuno. Comuni di fronte alla crisi: risorse sempre più scarse, tagli, IMU, incremento addizionale Irpef. Quali sacrifici saranno richiesti alle famiglie? In Italia non si è mai realizzato un vero federalismo fiscale; noi andremo a governare dopo lo sconquasso del governo Berlusconi, incapace di produrre una sola misura a favore della crescita: pensiamo ad esempio, all’abolizione dell’ICI per la fascia di popolazione più abbiente, che ha determinato un indebolimento della capacità di finanziamento degli Enti Locali. Sarà un periodo difficile. Il disavanzo teorico, dalle stime dell’Ufficio Ragioneria, è di 600mila euro, tra mancati trasferimenti da parte dello Stato e mancate entrate a livello locale. Perché la crisi si riverbera anche in un mancato introito relativo agli oneri concessori, la gente costruisce di meno. Sarà un periodo di sacrifici e, anche per comuni virtuosi come il nostro che ha sempre prodotto poderosi accertamenti sulle imposte e mantenuto tutti i servizi, è probabile che si dovrà ricorrere ad un aumento di tassazione. Quali sono le prime urgenze che la sua Amministrazione affronterà? Attivare innanzitutto una serie di servizi a supporto dei cittadini delle fasce deboli che vivono maggiormente la difficoltà del periodo. È in questo momento che il Comune deve produrre azioni di supporto pur nella consapevolezza della

difficoltà di reperire finanziamenti per questo tipo di interventi. Si devono mettere in essere tutte le condizioni per riattivare la crescita economica del territorio. Sicuramente un elemento fondamentale a riguardo è l’adozione del PUG, valorizzando il posizionamento strategico di San Cesario. Penso alla possibilità di nuove attività commerciali sulla Lecce- San Cesario, di accogliere servizi alberghieri, di avere servizi collegati strettamente all’indotto del settore ospedaliero. Altro elemento di forza su cui puntare da subito è l’apertura della distilleria De Giorgi che contiene in sé una serie di realizzazioni: l’area a verde a disposizione dei cittadini, l’organizzazione di eventi, l’istituzione del Museo della Distillazione, unico nel suo genere nel Mezzogiorno, che potrà favorire un turismo scolastico e costituirà una preziosa opportunità di sviluppo e occupazione. La questione dei lavoratori dell’ipermercato Billa: quali sono gli ultimi sviluppi? Siamo arrivati ad una svolta, il gruppo Rewe ha dichiarato di voler andare via dal territorio e ha comunicato la sospensione delle attività. Si tratta ora di individuare un interlocutore interessato all’acquisto della gestione. Ciò che mi lascia perplesso è un’incomprensibile mancanza di unità delle sigle sindacali rispetto all’obiettivo del mantenimento e continuazione del rapporto di lavoro. È chiaro che io mi attiverò al massimo per trovare un linea comune che coinvolga sindacati, livelli istituzionali e forze politiche. Il coinvolgimento dei cittadini nella governance locale è stato un elemento deficitario della passata amministrazione. Nel programma di “Insieme partecipazione e rinnovamento” ritorna tra i primi punti. Come intende muoversi la sua amministrazione? La partecipazione è sempre auspicata e la mancata attivazione nella precedente amministrazione ci viene rimproverata, a mio parere, in maniera ingiustificata, soprattutto se penso all’esperienza del Forum delle associazioni e alla commissione Pari opportunità. Mi rendo conto che esistono settori della vita amministrativa che sono stati più partecipati e hanno coinvolto una serie di realtà locali. Esistono però anche settori che è molto

più difficile mettere nella disponibilità di partecipazione dei cittadini, perché hanno un contenuto di tecnicismo proprio della materia. Tuttavia ritengo che anche in questo senso dovremmo fare uno sforzo per attivare percorsi di partecipazione. Abbiamo realizzato molti obiettivi come amministrazione ma li abbiamo comunicati male ed è chiaro che sarà nostro impegno favorire la partecipazione, il dialogo, la comunicazione per rendere i cittadini capaci di valutare la qualità del nostro lavoro. Ciò implica chiaramente che l’Amministrazione terrà conto delle proposte progettuali che verranno da gruppi e altre forze politiche. Nel programma di “Insieme partecipazione e rinnovamento” c’è la proposta del consigliere straniero aggiunto: ci spiega meglio? L’esperienza delle primarie è stata interessante perché tra le altre cose ci ha permesso di conoscere meglio e aprirci al contributo di persone che vivono e lavorano sul territorio, che utilizzano i nostri servizi e pagano le tasse, producono ricchezza ma non sono messi nelle condizioni di poter esprimere il voto nelle elezioni comunali. Noi, nelle primarie lo abbiamo fatto e pensiamo che, sulla scia di altre esperienze, vedi il comune di Lecce, si possa organizzare un percorso di maggiore coinvolgimento dei cittadini stranieri; lo riteniamo un valore aggiunto e un’occasione di arricchimento per la comunità. Che cosa vorrebbe che i cittadini pensassero di lei? Vorrei che percepissero che sono una persona da sempre impegnata per il proprio territorio, che non si considera migliore degli altri ma che ritiene di poter raggiungere livelli di impegno importanti. Ho la fortuna di essere un appassionato di politica e di sedere in Consiglio comunale da tanti anni. Se ho una qualità è quella di aver avuto sempre comportamenti sobri, di essere sempre stato orientato al benessere dei cittadini di questa comunità e che pensa alla politica come un bene collettivo. Auguri e buon lavoro. Giuliana Scardino giuliana@alambicco.com


SA DI TAP...

LE AVVENTURE DI NONNA PAPERA

Uno dei meriti de “l’alambicco” è sempre stato quello di richiamare l’attenzione su quello di cui altri mezzi di informazione, per disattenzione o altri motivi, preferivano tacere. Così è stato ad esempio per il filobus a Lecce, sul quale i cittadini di San Cesario hanno potuto informarsi quando ancora i grandi giornali leccesi non si erano accorti che la città si stava riempiendo di strani buchi. Perché vedete, a parlare dei pali quando ci sono già i pali, non serve mica essere un grande giornalista… quelli li vedono tutti anche senza l’aiuto di stampa e televisione! Ma a quel punto, ci viene detto e ripetuto da tutti, è troppo tardi!! Mica possiamo smontare un’opera costata tanto, e che costerebbe ancora di più smontare e costa comunque tantissimo

mantenere in esercizio. E così ce la teniamo e ce la paghiamo in tutto il suo splendore, anche se a sentire i politici leccesi appena rieletti non l’ha voluta nessuno!!! Vorrà dire che si è fatta da sé, …a loro insaputa, come direbbe qualcuno. Ed allora noi cerchiamo di parlare delle cose quando ancora si è in tempo per evitare i danni, non quando questi sono ormai stati fatti, e per giunta a nostre spese. E soprattutto ci piacerebbe che se ne parlasse di più non solo su “l'alambicco”, per voce di una vecchia papera ignorante, ma che in paese, in tutti i paesi interessati, ed anche oltre, in tutta la Provincia di Lecce, nell’intera Regione Puglia ed oltre se ne parlasse di più. Per capire. Per far sapere a tutti. E poi per scegliere liberamente, ma in modo consapevole ed informato, senza

DOLCERUBRICA DI

ANTONIO COLLA

FRESCHEZZA ESTIVA

Ingredienti: frutta fresca, panna montata. Calici. Ingredienti del sorbetto alle fragole: 500 gr di acqua, 200 gr di zucchero, 600 gr di fragole riporre 400 gr di acqua in freezer e lasciar congelare, sciogliere lo zucchero nell'acqua avanzata e frullare

finemente insieme alle fragole. Tritare il ghiaccio preparato e unire alla purea. Amalgamare il tutto e riporre in congelatore, per stabilizzare, frustando di tanto in tanto. Al momento di servire riempire un calice per 3/4 guarnire con panna montata e decorare con frutta a piacere

poter poi dire che non avevamo capito che cosa si stava facendo, e se ne valeva la pena. Di che cosa stiamo parlando? In generale di qualsiasi progetto di costi e dimensioni rilevanti, e con impatti diretti sulla nostra terra (non è forse la terra il tema del concorso fotografico di questo numero che avete fra le mani? E non è forse questa terra l’unica che abbiamo, e che in tanti ci invidiano da tutta Italia e dall’estero, anche perché siamo stati capaci di conservarne le bellezze e renderla un posto in cui è più piacevole vivere di quanto possano esserlo Torino, Bergamo o Stoccarda? O vogliamo essere di nuovo costretti a fare le valigie ed emigrare in quei posti grigi come hanno dovuto fare i nostri genitori o i nostri nonni?). La nostra terra ha scelto un modello di sviluppo, che non è basato sulla grande industria che dà lavoro e contemporaneamente uccide, ma su un modello dolce di turismo sostenibile, fatto di mare pulito, terra ricca di cultura e tradizioni, buona cucina e capacità di accoglienza. Siamo sicuri che i grandi progetti energetici legati ancora ai combustibili fossili (petrolio, metano, carbone) siano compatibili con questo modello di sviluppo? Siamo sicuri che i turisti vorranno ancora venire in una terra in cui si scaverà per interrare un grande metanodotto, e

ad ammirare dalla spiaggia le piattaforme petrolifere al largo di San Foca ed Otranto? No, non ne siamo affatto sicuri, e non siamo sicuri neanche di volerci vivere noi in una terra così offesa e violentata. Ma non vogliamo neanche rassegnarci a fare le valigie, perché questa terra noi la amiamo visceralmente. Ed allora è oggi che vogliamo sapere cosa ci aspetta, e chiediamo che chi sa e chi vuole fare ci racconti e ci spieghi quello che vuole fare e perché lo vuole fare, quando si progetta lo sfruttamento petrolifero dell’Adriatico, e quando si progetta da San Foca e San Donato il terminal del metanodotto che passerà sotto quelle stesse piattaforme. Non quando saranno già aperti i cantieri, e non ci sarà più nulla da fare. I tempi sono importanti. Lo sapevano bene i nostri vecchi, che quando di tempo ne era passato troppo anche un buon vino poteva essersi rovinato, e tristemente, aprendo quella bottiglia custodita con tanto amore, come la nostra terra, erano costretti a dire: “sa di TAP…”

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“La macchina fotografica fissa un’immagine nel tempo permettendoci di conservare il ricordo di un’esperienza visiva che non vogliamo dimenticare”

La foto vincitrice di questo numero Il tema dell’anno sono gli elementi della natura. Il prossimo concorso avrà come soggetto

L’ ACQUA Mandate le foto all’indirizzo redazione@alambicco.com entro il prossimo 6 luglio e seguiteci sul sito www.alambicco.com

“Perché qui la fine del mondo è l’inizio di un altro mondo” di Miriana Pagliara


COPIARE

PER CREDERE

Un nuovo modello di sviluppo da copiare per i nostri comuni: un’intervista a Marco Boschini, coordinatore di “Comuni Virtuosi”, prossimamente ospite de “l’alambicco”

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Chi sono Comuni Virtuosi e di cosa vi occupate? L'Associazione “Comuni Virtuosi” nasce nel maggio del 2005 su iniziativa di quattro comuni con lo scopo di svolgere, valorizzare e diffondere buone pratiche sperimentate da enti locali impegnati nella sostenibilità ambientale e sociale nelle proprie comunità e con l’idea di mettere insieme le buone idee che vengono dai cittadini che nel nostro paese - nonostante tutto - ci sono, soprattutto a livello locale, nelle piccole comunità. L’associazione oggi ha una sessantina di comuni sparsi su tutto il territorio nazionale, comuni amministrati trasversalmente da politici di centrosinistra, centrodestra o da liste civiche che quotidianamente s’impegnano nel tentativo di costruire delle comunità diverse. Nel nostro comune, ma non solo, si parla molto di rinnovare la politica, di giovani e di vecchi e di nuovi modi di fare politica. Come si collega questo dibattito a comuni virtuosi? Il collegamento c’è nel senso che gli amministratori dei nostri comuni, in modi diversi, hanno una caratteristica comune cioè quella di affrontare in modo diverso il loro ruolo di amministratori. Cittadini che entrano nelle istituzioni e che da cittadini provano a gestire le comunità con spirito di servizio, con umiltà e buon senso - secon-

do noi indispensabili per chiunque si candidi in un territorio. Il discorso sui giovani e sul ricambio generazionale c’entra ma non necessariamente relativamente all’aspetto anagrafico; a volte il cambiamento passa attraverso persone che non sono più giovanissime ma sono giovani nel cuore, persone che mettono in campo idee nuove, persone che interpretano l’esperienza di comuni virtuosi. Augurandoci che un giorno San Cesario di lecce, il nostro comune, lo diventi. Quali sono i primi passi che un'amministrazione deve fare per iniziare un percorso virtuoso?

Non c’è bisogno di un’iniziativa su larga scala; quello che conta, quello che fa la differenza è la volontà di partire; si può partire da un piccolo progetto per il risparmio dell’acqua o da un progetto più grande come quello della raccolta differenziata spinta dei rifiuti porta a porta. Ovviamente in base al progetto aumenta i gradi di difficoltà, i tempi, le responsabilità, le risorse necessarie per metterle in campo. Però si può partire. Quando si vuole. Quello che noi facciamo è mettere a disposizione le nostre esperienze già realizzate, da cui attingere per risparmiare tempo, denaro, risorse ed energie. Quali sono i benefici per i cittadini? Dal nostro punto di vista e in base a questi anni di attività i benefici diretti si vedono nelle nostre comunità, contesti avanzati in cui i cittadini vivono meglio. Perché attivare progetti che vanno a favore dell’ambiente significa - oltre a ridurre l’impatto ambientale e l’inquinamento - garantire un futuro diverso per le generazioni che verranno, significa migliorare concretamente la vita di tutti i giorni dei cittadini, anche a partire dal portafoglio, perché molto spesso questi progetti consentono al comune che li mette in campo e ai cittadini che ne beneficiano di risparmiare risorse: denaro pubblico e delle famiglie che possono essere in un momento di crisi come questo reinvestiti in altro. Esistono comuni virtuosi qui in Puglia? Abbiamo due comuni in puglia, entrambi nella provincia di Lecce: Melpignano, che l’altro è tra i 4 comuni fondatori e il comune di Leverano. Qual è stato il progetto “più virtuoso” che hai visto portare a termine in Italia e quale invece è stato un fallimento? Di fallimenti ce ne sono tanti, sono quotidiani ci sono anche nei nostri comuni. Una cosa importante che noi diciamo sempre è che noi non abbiamo la verità in tasca e non pretendiamo di insegnare niente a nessuno. Facciamo delle cose giuste o sbagliate che siano condivise dai cittadini, ma sono sicuramente dei dati di fatto, già realizzate e per realizzare ovviamente come tutti coloro che si mettono a fare a volte si fanno cose giuste a volte cose sbagliate. Dalla somma di queste esperienze però nasce qualcosa di positivo; progetti di eccellenza ce ne sono tantissimi, si fa fatica ad individuarne uno. Sicuramente abbiamo per ognuna delle categorie della nostra associazione – gestione del territorio, impronta ecologica, rifiuti e mobilità - abbiamo individuato delle eccellenze. Un caso su tutti è sicuramente quello di Ponte delle Alpi in provincia di Belluno, un comune di circa 10000 abitanti che oggi ha il 90% di raccolta differenziata e che ha portato i cittadini a produrre

meno di 30 kg di rifiuti all’anno quando la media nazionale è sui 100. Ha consentito all’amministrazione di risparmiare il 20% rispetto a quello che si spendeva prima dell’introduzione del sistema di raccolta differenziata porta a porta. E grazie all’introduzione della tariffazione, facendo pagare quindi ai cittadini solo per quello che non riescono a differenziare, i cittadini si son visti ridurre considerevolmente la tariffa sui rifiuti di circa il 15 %. E in più ciliegina sulla torta quel comune ha assunto 15 persone a tempo indeterminato perché il porta a porta richiede più personale. È il classico progetto che dimostra quanto intervenire a favore dell’ambiente, fa bene all’ambiente, fa bene ai cittadini di quella comunità - sia ai polmoni che al portafoglio fa bene al comune che risparmia e fa bene all’economia perché crea occupazione virtuosa. In un momento storico in cui le casse comunali sono vuote e i tagli alle amministrazioni locali sono sempre più consistenti, l’idea di territorio portato avanti da comuni virtuosi può essere percorribile e di successo? Io credo che mai come in questo momento ci sia la possibilità per noi, e dentro questo noi c’è dentro tutto: - Comuni Virtuosi, ma tante altre reti, altri comuni che pur non facendo parte della nostra associazione stanno facendo cose meravigliose o altri gruppi che come noi stanno cercando di dire che questo modello di sviluppo non va più bene – di avvicinare persone che hanno apparentemente meno sensibilità e meno attenzione rispetto ai temi a noi cari come la sostenibilità ambientale, l’integrazione sociale, la partecipazione dei cittadini. Ormai è sotto l’occhio di tutti che questo modello di sviluppo non sta in piedi, è un sistema che sta crollando e anche la piccola comunità se ne accorge; in un momento come questo vale la pena fare quello sforzo in più per avvicinare e coinvolgere quante più persone è possibile e raccontare di un modello di sviluppo altro. Tanto per stare all’attualità il 4 maggio siamo stati a Padova alla seconda edizione della Scuola di Altra Amministrazione, un’iniziativa organizzata ogni anno all’interno della quale i nostri sindaci diventano per un giorno docenti ed insegnano ad altri sindaci che per un giorno fanno gli scolari cosa hanno fatto rispetto ai loro progetti. Tutta l’edizione di quest’anno è incentrata su “Virtuoso a costo zero”, abbiamo raccontato di progetti che non sono costati nulla alle amministrazioni ma che hanno consentito a quei comuni di risparmiare denaro, creare occupazione, e far sì che i cittadini alla fine dell’anno potessero risparmiare qualche centinaio di euro. Giusto per dire che è davvero possibile, basta voler copiare.

Lucia Luperto lucia@alambicco.com

PER APPROFONDIRE: http://www.comunivirtuosi.org http://www.marcoboschini.it


USO E ABUSO DEL TERRITORIO Pianificare oggi su scala intercomunale per salvaguardare le risorse del territorio e il futuro delle nuove generazioni

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assata la sbornia del voto amministrativo riguardante direttamente San Cesario e San Pietro in Lama e indirittemante Lequile (non fosse altro per le relazioni parentali tra questi comuni), sarebbe bene affrontare seriamente un tema che è stato, da sempre, eluso da tutte le amministrazioni dei tre Comuni: l’(ab)uso del territorio. È noto, infatti, che le pertinenze fisico-geografiche dei tre paesi sono strettamente intrecciate fra loro, sino al punto che vi sono casi in cui cittadini si trovano ad avere pere dell’abitazione di pertinenza di un Comune e la restante di un altro. Oppure essere residente in uno ma gravitare, per ogni rapporto economico e sociale, nell’altro. Questa condizione sarebbe solo folcloristica se non riguardasse un tema di importanza strategica per le generazioni future: il consumo del territorio. Si tratta, infatti, di ambito geografico su cui insiste una popolazione complessiva di circa 20 mila abitanti, con prospettiva di incremento demografico, nel prossimo decennio, di pochi punti percentuali (come si desume dall’ultimo censimento). Per oltre quaranta anni, in questo fazzoletto di terra, si è costruito ovunque: legittimamente (poco) e abusivamente (tanto); con strumenti urbanistici (ove esistenti) antichi, inadeguati e arretrati rispetto alla progressiva evoluzione della normativa urbanistica e ambientale.

Oggi la storia continua: tutti e tre i Comuni hanno in corso di redazione il proprio PUG (Piano Urbanistico Generale), diverso, distinto e scollegato da quello del Comune confinante, sebbene riguardi, a tutti gli effetti, un unito territorio. Per la redazione dei Pug, ovviamente, sono stati incaricati tecnici di diversa appartenenza politica, di fiducia di ogni singola Amministrazione (con conseguente triplicazione dei compensi e con una visione particulare in totale assenza di una concezione complessiva del bene pubblico. Da separati in casa! Si può essere più miopi? Il risultato, al di là delle indubbie capacità progettuali dei professionisti incaricati, non potrà che essere un enorme puzzle (mai completato per la mancanza di pezzi pregiati, con improbabili quartieri-dormitorio, con un numero spropositato di strade, con un consumo del territorio spropositato per una popolazione virtuale che non ci sarà mai). Un esempio per tutti: i tre comuni hanno in corso di urbanizzazione l’area PIP. A parte quella di Lequile (abitata da privati cittadini con tanto di villetta a falde stile Alto Adige, più che da aziende produttive), le aree di San Cesario e San Pietro in Lama sono decisamente stravaganti: posizionate in luoghi non idonei, scarsamente dotate di opere di urbanizzazione primaria e secondaria, quasi inutilizzabili anche perché mal

collegate con la rete viaria principale. Praticamente sono aree fantasma! Lo stesso vale per i comprensori sportivi, per le aree boschive, per quelle destinate all’edilizia popolare e agli impianti fotovoltaici, per il recupero delle cave abbandonate e delle antiche masserie, per i percorsi cicloturistici, per gli insediamenti turistici, ecc. è inconcepibile che questa parte del Salento, inserita nella “Valle della Cupa”, così ricca di testimonianze storiche e culturali e di peculiarità geomorfologiche, non sia trattata come un unicum. Davanti alla sordità della politica, è compito dei cittadini tentare di fermare questa esorbitante dissipazione del territorio in cui viviamo. Occorre indurre gli Amministratori a rispettare il territorio. È tempo di contenere totalmente le espansioni dei centri abitati limitandoli all’esistente, favorendo il recupero dei

centri storici e dell’immenso patrimonio edilizio abbandonato. Nel contempo, non è più rinviabile una vera e compkessiva programmazione, una gestione unitaria di tutti i servizi che riguardano le nostre comunità: dalla Polizia municipale alla gestione ei rifiuti, dalla programmazione urbanistica a quella edilizia, dalla partecipazione ai bandi europei alla gestione dei servizi a rete. Non è più tempo di sprechi! Cooperare per il bene comune in maniera non ideologica e faziosa, ridurre i costi e incentivare le attività produttive: questa è la sfida posta agli Amministratori locali. Ma è anche la sfida posta ai cittadini: è necessario, oggi più che mai, partecipare attivamente alla vita delle nostre comunità. È aperto il dibattito. Nicola Donno

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PROG ROCK SMOGMAGICA N

Rivive da San Cesario la splendida stagione musicale degli anni Settanta ella primavera del 1967 gli inglesi Procol Harum composero A Wither Sade of Pale, una canzone costruita musicalmente su L'aria sulla quarta corda di Bach. Non possiamo attribuire a quest'evento un indiscutibile merito, ma probabilmente fu l'inizio di una gemmazione spontanea che per i successivi 10 anni avrebbe colorato un nuovo mondo, un mondo abitato da giganti gentili e fate, da eroi di fumetti e conquistatori di isole di Niente. Nascevano dunque Genesis, Yes, King Crimson, Traffic, Jethro Tull, Emerson Lake &Palmer e tanti altri gruppi musicali. I testi, rigorosamente impegnati, attingevano dalla Bibbia, dalla leggenda, dall'ambiente poetico-letterario, talvolta ispirati al non-sense. Si intrapresero geniali collaborazioni tra musicisti e parolieri, produttori e disegnatori, dacché le copertine dei vinili ricoprivano ruoli di primo piano al pari dell'inciso. Insomma si visse un periodo fiorente con altissimi vertici di tecnica e creatività. Rientra nell'ordine delle cose se, una volta raggiunta una tale maturità artistica, cominci inevitabilmente il declino. Con l'avvento della musica punk nel 1977 si spo-

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stò l'interesse del pubblico. Molti gruppi si sciolsero altri si orientarono verso un pop melodico non poco apprezzabile ma privo di elementi originali. Finiva l'era del Progressive Rock. Ma già nella metà degli anni '80 i Marillon ne recuperarono i suoni; paradossalmente la possibilità di fruizione di questo genere oggi è maggiore rispetto a quanta ne avessero avuto in quel contesto storico. Oggi però il Prog Rock resta una musica di nicchia. I gruppi più longevi di casa nostra, considerati i massimi esponenti, quali i Banco del Mutuo Soccorso, Le Orme e la PFM possiamo ascoltarli ancora in giro per il mondo, acclamati in Europa e negli Stati Uniti e quasi “venerati” in Giappone. Il Rock Progressivo resta ancora un genere elegante e raffinato, ma soprattutto impegnativo e difficilmente eseguibile dal vivo. Tuttavia c'e' chi come noi si getta in quest'impresa di recupero e prova a riproporlo poiché tenacemente crediamo di omaggiare una stagione musicale unica e imprenscindibile. Davide Taurino

NINE, BE ITALIAN

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Gli SMOGMAGICA Rock Progressivo: Enrico Contaldo, Tonio Panzera, Marco "Michi" Colapietro, Aldo Iavarone, Francesco De Pascalis

L’omaggio del Centro danza e teatro a Federico Fellini ndrà in scena il 23 Giugno 2012 nella splendida cornice del Teatro di tradizione Politeama Greco di Lecce il nuovo Spettacolo del Centro Danza e Teatro diretto da Emiliana Mariano, dal titolo “NINE - Be Italian …live today as if it may become your last!”, omaggio a Federico Fellini. Lo spettacolo prevede una prima parte, dedicata ai più piccoli, che racconta la storia di un bambino che si appassiona fin da piccolissimo al cinema, immergendosi totalmente nelle pellicole che più di tutte lo fanno sognare prima da bimbo (Mary Poppins) e poi da adolescente (Pinocchio). Una passione che lo porterà ad interagire con i protagonisti delle storie e soprattutto con le donne, il suo tallone d'achille. Una passione la sua che si rivelerà il suo più grande punto debole da adulto, nella seconda parte, quando gli allievi più grandi metteranno in scena NINE, il musical omaggio a Federico Fellini, dove Guido Contini, il bimbo divenuto adulto, è uno dei più grandi registi a cavallo tra gli anni '50 e '60. Artista egocentrico, pieno di vizi e vanità in

crisi di creatività ed esistenziale alla soglia dei suoi 50 anni. Nell'incontro/confronto con le 7 donne protagoniste della sua vita ritroverà inventiva e slancio nel lavoro e nuovo e più profondo entusiasmo nella vita privata. Il musical Nine, regia di Rob Marshall, regista anche di Chicago, annovera nel cast originale stelle del firmamento Holliwoodiano quali Nicole Kidman, Penelope Cruz, Fergie e la nostra Sophia Loren. Il Centro Danza ha voluto ricreare atmosfere e suggestioni straordinarie, rispettando fedelmente la storia (ispirata al bellissimo 8 e 1/2) e la colonna sonora originale. Le coreografie sono per i corsi più piccoli di Emiliana Mariano, Paola Mazzotta e Chiara Bartolotti e per i più grandi della stessa Mariano, Daniela Torsello e Emiliana Pezzuto. Per la danza del ventre le coreografie sono di Stefany Longo. Lo spettacolo sarà replicato il 30 Giugno 2012 a San Cesario (Piazza Garibaldi), l'8 Luglio a Copertino (Parco della Grottella) e il 12 luglio nella splendida ed unica cornice dell'Anfiteatro Romano di Lecce. Info www.centrodanzamusicaeteatro.it


LE TESSERE DI ANDRIOLI E MILANESE Jazz, rock e musica popolare per cantare una terra di confine

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essere è il titolo del nuovo progetto discografico che vede insieme Gianluca Milanese, flautista di grande esperienza che nella sua carriera ha spaziato tra jazz, classica, prog, rock e musica popolare, e Nicola Andrioli, pianista jazz brindisino da anni trapiantato in Francia. "L’idea che ci ha spinto a produrre questo lavoro è stata quella di creare una tavolozza di suoni molto eterogenea, seguendo la trama musicale delle nostre esperienze artistiche che nel corso degli anni abbiamo percorso parallelamente, anche a molti chilometri di distanza", sottolinea Gianluca.

Il disco è molto intenso e vario. Frutto delle vostre diverse esperienze. Com'è nata questa collaborazione? Io e Nicola ci conosciamo da molti anni, circa una quindicina, quando eravamo studenti in Conservatorio ed abbiamo condiviso davvero tanti concerti con i più svariati organici. Poi qualche anno fa abbiamo iniziato a fare concerti in duo e da qui è nata l’idea di mettere su disco le nostre composizioni. Anche il sottotitolo è particolarmente evocativo "Alla nostra terra di confine". Nel disco questo confine si sente, nella scelta dei suoni e degli arrangiamenti. Come vivi il fatto di essere a sud est, che potrebbe essere un confine ma anche un confino? Il Salento è stato da sempre un territorio di confine

e di passaggio, sia fisico che culturale e naturalmente questo lo si sente nella nostra formazione musicale e nel disco. La scelta di rimanere nella mia terra è stata una scelta voluta, consapevole di molte difficoltà come ad esempio quelle di essere lontani dai grandi centri di produzione artistica ma nello stesso tempo consapevole di poter far crescere il territorio con il proprio lavoro e la propria ricerca artistica. Questo può diventare un confino se mentalmente si rimane chiusi nelle proprie convinzioni pensando di essere arrivati e quindi non confrontandosi con quello che avviene fuori dalla stretta cerchia. Dal 1991 io ho iniziato a spostarmi fisicamente in giro per l’Italia e l’Europa, perfezionando i miei studi e confrontandomi con chi aveva scelto come me la strada della musica…. e questo, a distanza di tanti anni avviene ancora, mettendomi in gioco e continuando a ricercare e sperimentare col suono. Tu e Nicola avete storie di vita molto diverse. Tu sei rimasto qui a tessere la tua tela musicale, lui vive all'estero da tanti anni. Nel vostro rapporto, nella scelta dei brani e nella composizione queste differenze hanno influito? Io e Nicola abbiamo percorso due strade parallele: prima gli studi accademici, poi il jazz, poi la ricerca compositiva e la didattica… tutto questo a distanza… e quando ci siamo ritrovati a suonare in duo tutto questo è emerso naturalmente e le distanze sono state abbattu-

te. Il disco è nato di getto, ognuno di noi aveva già delle composizioni pronte che sono state eseguite direttamente in studio di registrazione. I titoli sembrano un po' delineare un quadro di provenienza, di arrivi e partenze. Un brano richiama anche la figura dello Scazzamurieddu. Cosa avete voluto raccontare? In effetti tutte le composizioni del disco hanno dei riferimenti di ispirazione legati a luoghi (Baia dei turchi, Cala Levante, Sole dell’est), suggestioni (Yellow, Amazzonia), personaggi (Clown, Lu scazzamurieddu gentile) che nel complesso sono legati da una trama narrativa che si sviluppa proprio nella nostra Terra di confine. Pierpaolo Lala

MUSICA E CULTURA PER FARE “SISTEMA”

Intervista a Dario De Giorgi, responsabile artistico dell’associazione “Musica e Dintorni” di Cavallino Non è la prima volta che ci si confronta con dei componenti dell’associazione “Musica e dintorni”. Una realtà che si struttura e si radica sul territorio come una realtà del settore.

Partendo dalla dimensione personale di Dario De Giorgi viene naturale chiedere come nasce la doppia anima di Dario De Giorgi medico e musicista? Ritengo che la medicina si sposi con l’arte, intesa questa, come piena espressione di sé. Spiegare una dimensione interiore ed intima è difficile. La vocazione per l’arte e per la musica non ha una spiegazione razionale. Certamente aver incontrato, nel proprio percorso di vita, le persone giuste ha permesso di coltivare una passione, aggiungendo il sacrificio in termini di tempo e impegno. Alla doppia anima aggiungo una riflessione, dicendo che la medicina, così come la musica, sono due modi e due mondi che permettono di comunicare con il mondo e con l’altro. “Musica e dintorni” si presenta sempre più come una formula vincente qual è la vostra pianificazione? Possiamo dire che l’associazione segue tre direttrici. La prima è certamente l’aspetto ludico-ricreativo e cioè la

necessità di creare e dare spazi per forme di aggregazione semplice, degli spazi per suonare insieme giocare con la musica e gli strumenti tra persone che si incontrano e “giocano” insieme. Il secondo aspetto riguarda l’aspetto della divulgazione e della diffusione della cultura musicale, atraverso le modalità che meglio si addicono ad un ‘organizzazione musicale e cioè l’organizzazione di eventi/ spettacoli di musica classica, leggere e jazz, coinvolgendo musicisti locali e comunque a musicisti di forte competenza penso a Max Vigneri-caffè buddail trio di chitarre “Le 13” con la presentazione del loro CD. Certamente possiamo dire che l’associazione è un punto di riferimento per artisti, inteso, come luogo di diffusione ma anche di discussione e formazione. Il terzo aspetto riguarda la dimensione didattica. Cioè la formazione, l’apprendimento e la crescita artistico-musicale, attraverso lo scambio tra musicisti, che usualmente si chiama master class e anche qui penso a Max Ionata, alla collaborazione con l’associazione musicale di maglie, Bud Powell, ai percorsi di guida all’ascolto, alle proiezioni di film attinenti a tematiche musicali. Insommma una pianificazione poliedrica così come è giusto che sia per una real-

tà che intende incidere sul territorio con le tematiche che le appartengono. E il rapporto con il mondo dell’associazionismo e delle istituzioni come viene curato? “Musica e dintorni” è una associazione “aperta” non amiamo l’autoreferenzialità, ma piace l’idea di entrare in contato con il territorio, con quelle sfere sociali capaci di dare un contributo di crescita culturale e civile al territorio. Anche qui sono significative le collaborazioni e le iniziative avute con Emergency, Lilit, l’organizzazione di un corso per liutaio rivolto a giovani, e altre iniziative con organizzazioni che hanno voluto collaborare con noi. Siamo presenti molto sull’extraterritori, ricordo ancora la bud powell, Caprarica in jazz e altre collaborazioni, tutto questo naturalmente per dire che il modello al quale puntiamo è quello del fare sistema tra organismi pubblici e privati che realizzano progetti culturali- artistici, con lo scopo di scambiarsi esperienze e contribuire ad una società educante che ritiene la musica e l’arte strumenti di crescita delle comunità stessa.

Grazie a Dario De Giorgi, dalle sue parole emerge con forza un modello dello sviluppo culturale-artistico e cioè

quello della pianificazione di iniziative che includano le comunità, vissute dentro e con i cittadini, la più entusiasmante delle iniziative calata dall’alto nelle comunità si trsforma in folclore ed aureferenzialità senza lasciare traccia, la più semplice delle iniziative, costruite nella comunità, diventa per i singoli evento, ricordo, informazione, sapere. Salutiamo Dario, un uomo di scienza ed un artista, con Albert Einstein “la cosa più bella che possiamo sperimentare è il mistero; è la fonte di ogni vera arte e di ogni vera scienza” Giancarlo Nicolaci

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FORZA SAN CESARIO Finisce in gloria l’ennesima straordinaria stagione calcistica della Polisportiva Aria Sana - San Cesario

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na bella storia, nella nostra cittadina, continua a svolgersi presso il Comunale “V. Zanchi”. Una storia di impegno agonistico, di impegno sociale che vede coinvolte tante persone che, in silenzio, lavorano per organizzare la migliore Scuola Calcio della Provincia di Lecce. Una Scuola Calcio che cura tutti i livelli dell’apprendimento, dai Pulcini fino alla Juniores, che molti paesi del Salento ci invidiano, basti pensare che molti ragazzi provengono da paesi distanti ed alcuni addirittura dalla Provincia di Brindisi. I risultati agonistici di quest’anno sono stati sorprendenti per ciò che concerne i campionati giovanili: Campioni Regionali nel Campionato Giovanissimi, Vice Campioni Regionali nel campionato Allievi, 4° posto nella fase regionale nel campionato Juniores. Questo vuol dire che in tutte e 3 le competizioni comunque abbiamo vinto le fasi provinciali, superando squadre di blasone come Nardo’, Tricase, Casarano, Gallipoli. È chiaro che dietro questi successi c’è il lavoro e la passione di tanti dirigenti, presidente in primis, e di tanti preparatori ed educatori che con estrema professionalità guidano i ragazzi nei vari campionati. Ho voluto sottolineare i successi della Scuola Calcio, non per sminuire il grandioso risultato ottenuto dalla prima squadra, che per il secondo anno consecutivo ha raggiunto la salvezza nel Campionato di Promozione, ma per evidenziare che i risultati raggiunti dalla prima squadra non sono il frutto del caso, ma derivano dalla forte volontà della Società di utilizzare il campionato di Promozione come trampolino di lancio per i tanti giovani che ogni anno fanno il loro esordio

in prima squadra. Un campionato duro, con la presenza di società blasonate come il Galatina, il Gallipoli, il Manduria, affrontato con il solito equilibrio fra giocatori esperti, vere e proprie bandiere della nostra squadra, e promettenti giovani che provengono dal nostro settore giovanile. È una soddisfazione vedere ragazzi di 16 anni giocare con personalità da veterani e con spirito di sacrificio. Da questo punto di vista i meriti sono da attribuire a Oscar Greco, ormai storico mister della nostra squadra, che riesce, a volte anche con durezza, a far crescere tanti ragazzi e a dare un’anima “rivoluzionaria” ad una squadra che, anche quando perde, è consapevole di aver dato tutto in campo. Mi scuseranno gli altri se cito 3 persone: il Capitano Carmine Caputo che dal prossimo anno ha deciso di unirsi a noi sulle tribune a fare il tifo, che ha finalmente capito che l’età passa anche per lui. Luca Errico, giocatore proveniente da categorie superiori che con umiltà si è messo a disposizione del gruppo, simbolo dei

nostri tanti giovani che sono costretti ad emigrare in terre lontane per un posto di lavoro. Marco Rizzo che dopo un lungo infortunio non è riuscito più a trovare continuità di presenze negli undici titolari ma che non ha fatto mai mancare il suo incitamento, anche dalla panchina, ai ragazzi che giocavano. Mentre scrivo mi viene il magone perché si avverte una certa stanchezza sia fisica, ma senza inutili giri di parole, sia economica da parte della dirigenza e questo è comprensibile perché a volte i tanti sacrifici fatti sono vanificati dalla freddezza che i sancesariani dimostrano nei confronti della squadra, anche se nelle occasioni importanti, nelle sfide decisive, sia in casa che fuori casa, non viene mai meno l’apporto dei tifosi. Li invito a non fare scelte frettolose, magari dettate dall’umoralità del momento… E faccio un appello alle istituzioni perché non si disperda questo patrimonio sportivo che onora il nostro paese. Enzo Marenaci

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IMMERSION NELLA DANZA

Migliaia di aspiranti ballerine hanno gareggiato domenica 1° aprile 2012 a Bari

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omenica 1° aprile 2012, in una splendida giornata di sole, nei pressi del capoluogo pugliese, si sono svolte, nell’ambito del concorso “Bari Danza”, le gare di Flamenco, Tip-Tap, danza classica e moderna. A questa manifestazione, hanno partecipato numerosissime ragazze provenienti da tutta la Puglia. La sede era quella del Palazzetto dello sport ed il palco, su cui si esibivano le giovani ballerine, era sufficientemente grande. I vestiti apparivano come arcobaleni di stoffa variopinta che muovevano i loro colori a suon di musica. C’era nell’aria una festa che sembrava senza fine e più le ragazze ballavano, maggiore era la voglia di guardarle. Alla fine della giornata, c’è stata una bellissima cerimonia di premiazione. Le scuole di danza, risultate vincitrici del concorso, sono state diverse. Nella categoria di Flamenco e Tip Tap, la prima classificata è stata la scuola “Arte Danza” di Annalisa Caputo di Lequile. Il premio, una bellissima coppa, è stato ritirato dalla stessa direttrice della scuola. Inoltre, sono stati assegnati uno stage e borse di studio alle ragazze vincitrici. Emanuela Perrone


LA NOSTRA AVVENTURA

L’esperienza dello scoutismo nel racconto di due guide Agesci San Cesario

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iamo due guide del Reparto Fuoco Rosso del Gruppo Scuot Agesci S.Cesario 1 e con questo articolo vogliamo far conoscere alla cittadinanza di San Cesario chi siamo e cosa facciamo. Il nostro Reparto è composto da ragazzi e ragazze che hanno dai 12 ai 16 anni, siamo divisi in squadriglie, due maschili chiamate Falchi e Lupi e due femminili, Delfine e Scoiattole. La nostra attività viene svolta settimanalmente e comprende una riunione di reparto e una di squadriglia, inoltre sono previste periodicamente delle uscite domenicali anche con pernottamento in tenda, che ci aiutano ad apprezzare le meraviglie della natura. Il momento più importante per la vita di ogni scout è il giorno in cui pronunciamo la promessa che segna l’appartenenza al gruppo. Il nostro gruppo si distingue dagli altri gruppi scout dai colori del nostro amato fazzolettone che sono: il rosso,che rappresenta il Sangue di Gesù, il giallo la luce del sole e infine il celeste che rappresenta la Vergine Maria. Ogni anno associativo si conclude con il Campo Estivo, dove andiamo a vivere in essenzialità per sette/dieci giorni insieme ai nostri capi, rispettando la legge scout e parlando dei problemi riguardanti la società. Durante il campo ci costruiamo, usando pali di legno e cordini, il tavolo, la cucina ed ogni cosa che potrebbe servire in quei giorni. La vita del reparto è fatta da imprese

che altro non sono che i nostri sogni e che i nostri capi ci aiutano a realizzare. Alcune delle imprese che ci hanno resi più visibili sul nostro territorio sono state il Presepe Vivente in via Sant’Elia, il Veglioncino di Carnevale, organizzato sul tema del riciclaggio, per sensibilizzare i bambini sull’importanza della salvaguardia dell’ambiente. Quest’anno come gruppo abbiamo deciso di partecipare al progetto provinciale “Tuteliamo l’ambiente” in collaborazione con le associazioni scout AGESCI (Associazione Guide E Scout Cattolici Italiani) e CNGEI (Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani) presenti nel territorio provinciale. Per la realizzazione della nostra nuova impresa abbiamo chiesto e ottenuto l’autorizzazione comunale di adottare una piccola area pubblica del nostro paese e nello specifico di poter riorganizzare e sistemare a nostra cura l’isola pedonale della Piazzetta Otello Albanese (nella foto a destra). Su quest’ultima insistono due aiuole dall’aspetto trascurato e noi - sotto la guida e la supervisione dei nostri Capi Reparto - vorremmo impegnarci a renderle più decorose e ad occuparci della loro manutenzione “finchè Dio lo vorrà”, che verrà inagurata con la presenza del Sindaco il giorno 3 Giugno. Vogliamo ringraziare i nostri capi che nonostante i propri impegni ci accompagnano nella nostra crescita umana e cristiana facendoci vivere nel migliore dei modi questo cammino.

Lettera al Direttore

redazione@alambicco.com

DI O N O N S’ IMPONE

Gentilissima redazione de “l'alambicco”, come cattolico, per quello che posso, cerco di rispondere all'articolo del sig. Marcello Buttazzo pubblicato sul numero del febbraio scorso, dal titolo “Società e famiglia nell'era moderna... La famiglia cambia a dispetto di una Chiesa conservatrice”. Leggiamo: “Il Santo Padre... le alte gerarchie cattoliche sono contrarie alle unioni gay e ritengono che i matrimoni omosessuali siano 'immorali'... Viviamo in un'era che muta progressivamente... cosa c'è di più entusiasmante che amarsi alla luce del sole, stringersi in calorosi abbracci”. Il Papa è il Vicario di Cristo sulla Terra. Mi chiedo, anzi vi chiedo cosa dovrebbe dire di diverso rispetto a quello che dice. Ricoprendo tale missione

deve diffondere nel cuore dell'uomo il Messaggio Evangelico come lo troviamo nella Sacra Scrittura, la parola di Dio è immutabile nel tempo, certo c'è sempre qualcuno a cui non piace. Dio non s'impone, si propone. Una delle cose più belle che ci ha dato è la “libertà”, mettendoci davanti due strade con mete diverse, a ognuno di noi la scelta. Cosa dovrebbe dire di diverso per esempio rispetto a Gen 19,1-29; Rom 1,2427; 1Cor 6,10; 1Tim 1,10. Dovrebbe dire che Dio, Cristo sono arretrati o che dicono fesserie? No! Dio, soprattutto e grazie a Cristo, si è manifestato e si manifesta attraverso lo Spirito Santo per il nostro bene, insegnandoci ciò che è giusto e ciò che non lo è. Ripeto, ognuno prenda la strada che vuole. Il fatto che viviamo in un'era che muta progressivamente non vuol dire sempre positivo, anzi...

Giuseppe Abatianni

Anche se spesso veniamo derisi per la nostra uniforme o il nostro modo di cantare per strada, continuiamo a lavorare e vivere con gioia la bellezza della nostra avventura! Concludiamo con una frase del nostro fondatore Baden Pawell: “Il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri” Benedetta De Pascali Ilaria Zilli

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LE STELLE STANNO A GUARDARE

l 30 marzo, nel centro polivalente a San Cesario, le stelle stavano a guardare! Guardavano con ansia e trepidazione il pubblico, nella speranza di leggere sui loro volti divertimento e consenso… E grazie a Dio, così è stato. Stefano Greco, Francesco de Pascalis e Antonio Garzya, il trio cabarettistico “Le Stelle Scadenti”, hanno messo piede sul palco per la prima volta, proponendo non solo uno spettacolo, ma tutta la loro voglia di far divertire, la loro paura di interagire con il pubblico per la prima volta, e la loro semplicità di ragazzi di paese… E il pubblico ha risposto!!! Il trio porta sul palcoscenico la vita, la loro vita, proponendo battute e sketch che coinvolgono la loro realtà quotidiana e di coloro che gli stanno intorno. Infatti sul palco sono: Tubo, Totò

DOVE T I PORTA I L

'SOL'

Da due mesi a questa parte, come tanti miei compaesani, mi sono immerso anch'io nel fantastico mondo della musica, grazie al corso di chitarra organizzato dal comune di San Cesario. È stato un vero successo e questa iniziativa è stata accolta con grande entusiasmo da adulti e bambini, da principianti alle prime armi e da "musicisti" in via di perfezionamento. Che dire, 10 e lode a questa iniziativa. Poi c'è lui, il grande maestro Agostino Conversano che ci ha conquistato pazientemente lezione dopo lezione, infondendo in noi la sua stessa passione per

e Depa, perché gli amici e la gente così li conosce. Dalle pagine de “l’alambicco”, vogliono rivolgere un ulteriore ringraziamento a tutti coloro che in varie forme gli sono stati vicino nell’intraprendere questa strada, a tutti indistintamente, senza fare nomi per la paura di scordare qualcuno. Ma un nome, quello sì, vogliono farlo: “Gli amici della musica”, perché è principalmente grazie a loro che hanno potuto tirar fuori dal cassetto questo sogno. Grazie, amici della musica, perché se musica e parole sono un connubio inscindibile, voi ci avete permesso di esserne l’armonia! Il 17 giugno il trio si esibirà in uno sketch nell’ambito della manifestazione “La corrida” che si terrà a Lecce, nella parrocchia di San Sabino. Siete tutti invitati. Antonella Lezzi

la chitarra, uno strumento fantastico ma al tempo stesso molto difficile. La mia considerazione, che si accomuna a quella di tutti i partecipanti, è quella di avere intrapreso un viaggio nella musica che sicuramente non cesserà con la fine del corso, ma maturerà con passione e dedizione. Non è mai troppo tardi per farsi trasportare in qualcosa di ignoto... come era la musica fino a poco tempo fa per me!

Massimiliano Taurino

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UN FUTURO DA INVENTARE

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La stagione amara dell’US Lecce tra campo e tribunali

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sattamente un anno fa il lecce festeggiava la permanenza in serie A, una delle più belle ed emozionanti, conquistata nell’ultima giornata di campionato contro ogni pronostico e contro avversari sicuramente più accreditati. Negli occhi abbiamo ancora le immagini di festa e delirio di migliaia di tifosi all’arrivo del pullman della squadra giallorossa per le vie della città, quasi a formare una passerella, un interminabile tappeto rosso fino all’affollatissima piazza Sant’Oronzo; il Lecce aveva vinto il derby sul campo degli odiatissimi “cugini” baresi, mentre tutte le radioline raccontavano della contemporanea sconfitta della Sampdoria per mano del leccese “doc” Fabrizio Miccoli; Lecce in A, Samp in B, tutto perfetto….quasi irreale. 2 Aprile 2012 ore 7:03 del mattino scatta il bliz dei carabinieri che porta all’arresto di numerosi personaggi coinvolti nell’indagine calcioscommesse portata avanti dalla procura di Bari, per tutti stesso reato: associazione per delinquere finalizzata alla frode in competizioni sportive fra gli arrestati, in particolare, un calciatore di serie A: Andrea Masiello. Ci risiamo dunque, si ritorna in tribunale ancora una volta giudice supremo delle vicende calcistiche che sembrano non riuscire proprio a voltare pagina, non interessano più a nessuno e servono solo a giustificare le tante voci di coloro che si ergono a paladini di una giustizia feroce e indiscriminata. Masiello nega ripetutamente ma gli interrogatori si ripetono, sono pressanti e alla fine crolla: ammette la “combine” (presunta) del derby ed altre partite (nove in tutto), ammette la volontarietà del suo autogol e infine ammette il compenso in denaro.

REUME DI

L’Atalanta, sua società di appartenenza, prende le distanze dalla vicenda (già abbastanza scottata dal caso Doni) e mette fuori rosa il calciatore, l’U.S Lecce si dichiara ripetutamente estranea alla vicenda per voce del presidente Giovanni Semeraro che di errori ne avrà fatti certo, ma una cosa non farà: non permetterà che una vicenda extracalcistica possa distruggere l’immagine di una società, di una città e dei suoi tifosi e che tutte le dichiarazioni, spesso confuse e contraddittorie rilasciate ai giudici da questi personaggi grotteschi, possano smentire il verdetto del campo perché se un illecito ci è stato, non è sicuramente conducibile al Lecce e ai suoi tesserati. La cronaca dei fatti ci descrive un Masiello che parla di incontri all’hotel Tiziano con emissari leccesi (l’imprenditore Carlo Quarta e l’avvocato Andrea Starace), di versamenti in denaro per alterare quel derby (230 mila euro) e di un sospetto diretto interessamento della società, visti anche i controlli sui conti di Pierandrea Semeraro che porterebbero all’ipotesi di alcuni prelievi serviti per pagare Masiello e soci. La macchina della giustizia sportiva si è messa in moto quindi, si prevedono tempi brevi (si parla di sentenze entro fine Giugno) e le procure di Bari e Cremona hanno già trasmesso in parte i primi atti al procuratore federale Palazzi. I salentini, in caso di accertamento di responsabilità diretta, rischierebbero la perdita della categoria di appartenenza e siccome non è possibile arrecare un ulteriore danno rispetto al verdetto del campo, ecco comparire lo spettro della Lega Pro anche se attenzione; una pena così forte è prevista solo in casi eccezionali: bisognerebbe dimostrare infatti che l’ini-

ziativa sia partita dal presidente o da un dirigente in possesso di rappresentanza legale, la soluzione più probabile quindi potrebbe essere una penalizzazione nel prossimo campionato. Vedremo come andrà a finire ma intanto si è appena concluso un altro campionato; non c’è più il pullman che sfila per la città, il Lecce esce dal calcio che conta, ma anche quest’anno si chiude con una vittoria nell’ultima giornata: è quella dei tifosi giallorossi; nessuna contestazione, nessuna “richiesta” di restituzione di magliette, solo lacrime e tanti applausi per questi ragazzi e il grande condottiero Cosmi che ci hanno creduto fino alla fine, tanta tanta maturità e un grande esempio a tutta l’Italia calcistica persa fra dubbi e sospetti…una scena straordinaria e indimenticabile come la salvezza conquistata a Bari. Gli spettri sulla società sono tanti con acquirenti credibili che si cercano e un futuro tutto da inventare, c’è molta troppa paura… alcuni dicono che il calcio scomparirà definitivamente da Lecce. Forse, ma sinceramente con dei tifosi così, come si può aver paura? Fernando Valletta

E DINTORNI

LUCA LAUDISA •

FISIOTERAPISTA

La rubrica dedicata alla salute e alla soluzione dei tanti grandi piccoli acciacchi è arrivato al suo quarto appuntamento. Il nostro fisioterapista di fiducia ci darà nuovi consigli e indicazioni per affrontare una delle patologie più diffuse tra le donne, con il suo indistinguibile tocco ironico.

Per par condicio, questa puntata sarà dedicata agli uomini. Spesso ci capita di non comprendere le donne a noi vicine, le loro esigenze, le loro mille sfaccettature e la loro “fragilità”. Per questa ragione oggi parleremo di donne e di una patologia che le colpisce frequentemente, detta Osteoporosi. È una malattia molto comune che rende le ossa “porose”, cioè meno compatte, più fragili e di conseguenza più facilmente soggette a fratture. Un processo di rarefazione ossea, causato dalla perdita dell’equilibrio tra le cellule che contribuiscono alla formazione ossea (osteoblasti) e le cellule che contribuiscono al riassorbimento osseo (osteoclasti), tenendo conto che l’organismo effettua un continuo ricambio del tessuto osseo da cui il calcio viene costantemente aggiunto e rimosso. Se quest’ultime lavorano più velocemente degli osteoblasti, l’osso si deteriora. In pratica un processo a cui tutti gli individui con l’invecchiamento vanno incontro, ma le donne vengono colpite più precocemente, forse a causa degli squilibri ormonali che seguono la menopausa.

Nelle prime fasi dell’osteoporosi, di solito, non si avverte né dolore né alcun altro sintomo, però una volta che la patologia ha indebolito le ossa possono evidenziarsi dei sintomi tipici: mal di schiena, postura

curva, frattura delle vertebre, del polso e del femore. La diagnosi si avvale di indagini radiografiche, della mineralometria ossea computerizzata (MOC) con tecnica DEXA, esami ematochimici e dell’urine e infine dell’anamnesi clinica della paziente. Dal punto di vista medico le prescrizioni saranno una dieta sana che comprende calcio, vitamina D e integratori di calcio e l’assunzione di alcuni farmaci. Molto importante è la prevenzione che si basa su alcuni punti fondamentali: 1) assicurare un adeguato apporto alimentare di calcio; 2) svolgere una regolare attività fisica al fine di ridurre la perdita ossea, mantenere il tono muscolare, la prontezza dei riflessi e l’equilibrio; 3) correggere abitudini di vita dannose (eccesso di fumo, abuso di alcool, ricerca ossessiva di magrezza, diete sbilanciate, vita sedentaria); 4) ridurre il rischio di cadute (utilizzare tacchi bassi e suole antiscivolo, eliminare cavi volanti e tappetini scivolosi all’interno dell’abitazione e illuminare bene le stanze). In conclusione, ritornando alla nostra premessa, il consiglio che mi permetto di dare a noi uomini è quello di considerare il gentil sesso una ricchezza, donne sempre forti che a volte avranno pur bisogno del nostro appoggio - d’altronde ci devono sempre lavare il completo del calcetto (vedi rubrica numero precedente).


SE L’ARTE SI FA CERAMICA Salvatore Mazzotta tra insegnamento, arte e il progetto per un monumento ai Caduti a Lequile

Salvatore Mazzotta, che tra le altre cose ha avuto il merito di impreziosire di recente con delle sue creazioni la nuovissima chiesa dello “Spirito Santo” di Lequile, insegna arte della ceramica nell’Istituto Statale d’Arte di Lecce. Da oltre venti anni sperimenta ogni tipo di materiale ceramico, realizza oggetti funzionali e sculture, modella sul tornio forme anche di grandi dimensioni e la sua ricerca è connotata dalla volontà di comporre le più diverse varietà cromatiche. Lo abbiamo incontrato nel suo studio a Lequile per parlare di arte, insegnamento e nuovi progetti. Professore, quando e come ha iniziato la sua esperienza artistica? La mia esperienza artistica inizia già dalle scuole medie con l’ottimo giudizio della mia insegnante di Educazione artistica, per le mie buone capacità tecnico-pittoriche. Nel 1968 mi sono poi iscritto all’Istituto d’Arte di Lecce; ricordo ancora come se fosse oggi, era il 27 maggio. Avrei voluto iscrivermi alla sezione di Arte della Decorazione Pittorica, ma poi vidi le opere di Salvaneschi, all’epoca professore presso lo stesso Istituto, e mi scoraggiai... Così passai alla sezione Arte della Ceramica. Terminato il servizio di leva, ho fatto il “disegnatore ceramista” aprendo una ditta individuale. E nel 1977 ho iniziato il lungo iter per l'insegnamento (che si è concluso nel 1983 con il mio primo incarico annuale). In realtà la mia attività di insegnante è stata abbastanza “movimentata”. Infatti io insegno grazie ad un atto di giustizia, una sentenza del Consiglio di Stato.

Che cosa è l’arte, secondo lei? E l’artista Salvatore Mazzotta, perché crea? Io non mi considero un artista, ma ho sempre sostenuto e sostengo che la creatività non si insegna in nessuna Università. È un’Entità innata che nasce e muore con l’uomo. La mia creatività, che ho sempre dimostrato, ha avuto il bene placido di Salvaneschi, artista proveniente dalla zona di Pesaro, che è stato il mio maestro (ceramista e pittore di indubbio valore che al nostro Istituto ha conferito grande prestigio, in qualità di insegnante e successivamente come Preside). Egli mi ha dato l’opportunità di esprimere le mie capacità professionali conferendomi l’incarico di ricerca e sperimentazione nel settore ceramico durante la sua dirigenza. Ritornando alla mia creatività e al mio modo di esprimermi artisticamente, sempre Salvaneschi asseriva che la mia arte è difficilmente comprensibile ma non per questo meno preziosa; addirittura una volta, anche facendomi imbarazzare, durante una mostra a Faenza dove la sezione ceramica dell’ISA aveva vinto il primo premio nazionale, premio a cui partecipavano artisti di fama internazionale, mi disse “Guarda, le vedi queste opere? Belle vero? Ti assicuro che le tue non sono assolutamente da meno...”. Un po’ di nicchia insomma… Sì, tuttavia ho realizzato diverse opere, tra cui quella per il concorso di “Gualdo Tadino”, intitolata “Il tempo”. Quali sono i lavori di cui è più orgoglioso? Beh, forse la mia opera più impor-

Mons. D’Ambrosio con l’ostensorio, opera di Mazzotta

tante è il “Tabernacolo”, realizzato negli anni novanta per la chiesetta di San Cataldo, su commissione di un mio collega di religione don Antonio Martina. Si tratta di un opera di notevole dimensione in “ceramica lustrata”. Ho provato una grande soddisfazione quando ho realizzato un “Ostensorio” che poi ho donato a Mons. D’Ambrosio, vescovo di Lecce, nel recente 2010. Egli, con mio grande onore, decise di portarlo nella processione del “Corpus Domini”. La cultura e l’arte per certi aspetti possono diventare un’attrattiva economica. Infatti si parla di città d’arte che arricchiscono il “turismo culturale”. La politica in questo ambito secondo lei come si comporta? Supporta gli artisti locali assecondando questa prospettiva? Questa è una domanda che andrebbe girata all’Amministrazione Statale Centrale. L’Italia possiede il più importante patrimonio artistico del pianeta, perché investiva tanto nell’arte. Avevamo in passato delle bellissime scuole: gli Istituti d’Arte, oggi non più valorizzati come un tempo.

La nuova riforma dei Licei d’Arte ha modificato anziché potenziare gli storici Istituti d’Arte, sminuendo l’importanza della formazione per la quale erano stati istituiti. La verità più amara è che esistono tanti giovani talentuosi che restano soli su cui non si investe nonostante potrebbero dare tanto al nostro paese. È questo ciò che ho potuto verificare durante la mia attività professionale di insegnante sempre a stretto contatto con i giovani. In questa intervista ha più volte menzionato il suo maestro, ma un discepolo che raccolga la sua eredità esiste? Sì, certamente, ed è anche molto giovane, frequenta attualmente il quarto anno dell’ISA: Alfredo Calasso.

A cosa sta lavorando in questo momento? Su richiesta dell’attuale dirigente scolastico Cristina Longo ho ricevuto l’incarico di realizzare dei pannelli in ceramica di grandi dimensioni, allo scopo di arredare maggiormente l’edificio dell’ISA (ora in fase di restauro). Ho coinvolto in questo progetto gli alunni della classe quarta. Abbiamo scelto un soggetto collegato alla natura prendendo spunto dai voli di farfalle stilizzate. Sappiamo che in futuro ha per un'idea interessante Lequile... A Lequile manca un monumento in onore dei Caduti in Guerra. Io sono molto sensibile a questo tema. Se l’attuale Amministrazione mi chiedesse di impegnarmi a realizzarla, coinvolgerei la scuola in modo tale da dare un’opportunità ai giovani affrontando insieme a loro tale esperienza come già è stato fatto in passato in altre occasioni (per esempio quello sulla “Scuola di Cavalleria” nel 2006). Va bene Professore, ci faremo promotori di questa sua generosa propensione, ma ora concludiamo questa piacevole conversazione con un’ultima battuta... Io credo che il compito dell’insegnante consista nel trasmettere agli alunni, con passione, ciò che si è acquisito secondo le proprie conoscenze ed esperienze. Io spero di aver adempiuto bene a questo delicato e prezioso compito. Tonio Spedicato

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Il respiro del tempo  

l'alambicco - anno XI - n.52 - maggio 2012