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anno XII numero 56 • febbraio 2013 • distribuzione gratuita

periodico di politica cultura società • www.alambicco.com

GIÙ PER I TUBI Nei giorni scorsi è stata consegnata al Comune la perizia sullo stato della rete pluviale del paese. Vi presentiamo in anteprima le cause degli allagamenti e le possibili soluzioni.


San Cesario in piena A due numeri di distanza, torniamo a parlare del problema allagamenti. Con qualche novità...

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on saremo certo tanto cattivi da meritare un diluvio a rifondazione dell’umanità ma, tant’è, quando piove, qui, si allaga tutto ugualmente. E non c’è Monte Ararat o Arca a dar conforto. Ci eravamo salutati nel numero di ottobre con un articolo sul problema della rete idrica comunale. Ci ritroviamo oggi, a quattro mesi di distanza, con i calzoni sempre inzuppati, ma qualche certezza in più. L’IA.ING. srl Engineering ha infatti concluso l’indagine commissionatale dall’amministrazione sul rischio idraulico del nostro feudo. Finalmente abbiamo dei “perché” al problema allagamenti. Per capirli appieno ricordiamo brevemente come si sviluppa sotto i nostri piedi la rete di drenaggio cittadina. Ci sono due grandi arterie (una che corre lungo via Circonvallazione – Croce di Lecce – Via Martini, l’altra che si sviluppa lungo via Vittorio Emanuele III) che sfruttando le pendenze geomorfologiche del terreno, raccolgono tutta l’acqua piovana del centro abitato e la reca-

pitano in un unico collettore principale (in via Tevere, nelle vicinanze di GREMA, per intenderci) e da qui verso il recapito finale (la vasca al di là della piscina comunale). Video ispezioni effettuate lungo questi tre serpentoni hanno evidenziato una serie di criticità. Partiamo dalla più evidente in termini di effetti. Il tratto finale del collettore di via Vittorio Emanuele III, in prossimità dell’innesto con il collettore proveniente da via Circonvallazione, ha un restringimento della sezione idraulica che riduce drasticamente la capacità di deflusso delle acque. Un imbuto che, in poco tempo, porta lo scatolare sotto via Vittorio Emanuele III a riempirsi ed a sfogare l’acqua sul manto stradale. Il problema è amplificato dagli appena 135 cm che intercorrono tra il collettore e la superficie terrestre (criticità n.2). Pochi. Pochissimi. Poca pioggia, l’acqua trabocca e noi imprechiamo. C’è poi il problema delle caditoie (elementi principali per la raccolta delle acque meteoriche) che un po’ per la

nostra raffinata inciviltà, un po’ per effetti naturali, in alcuni punti risultano quasi del tutto occluse da sabbia, foglie, pietre, assi di legno e compagnia cantando. Criticità n. 4: allagamenti in via Circonvallazione, in prossimità della rotatoria di via Vecchia San Donato (nei pressi di Ceramiche Carlà). Il problema (principale) è la ridottissima pendenza del terreno che si registra sino alla pompa di benzina API. Problema secondario, ma comunque tale, è che il tratto stradale è di competenza della Provincia (insomma, possiamo dir la nostra, ma con garbo). Last but not least (anzi), il gentile dono dell’Acquedotto Pugliese alla cittadinanza tutta: alcuni collettori sono stati bucati da parte a parte per essere attraversati dagli allacci alla fogna nera ed alla rete di acqua potabile. Il restringimento provocato alla sezione utile delle condutture, in questo caso è il male minore. Il grande rischio in cui incorriamo, infatti, è quello ambientale: in occasione di forti piogge, con i collettori in piena, il trasporto in rete di corpi solidi più o meno grandi può causare la rottura degli allacci. Se a rompersi sono quelli alla fogna nera, avremo lo sversamento di acque sozze nella rete pluviale (ergo, inquinamento). Se, peggio, a saltare fossero i tubi dell’acqua potabile, questa potrebbe esser facilmente contaminata con gravi conseguenze igienicosanitarie. L’ing. Gianluca Perrone, coordinatore dello studio effettuato, ha riassunto in tre punti quelli che dovrebbero essere gli interventi improcrastinabili per alleggerire il problema: 1) pulizia straordinaria della rete pluviale (almeno nei tratti “strategici”); 2) inserimento di una vasca di grigliatura e dissabbiatura a monte

dello scarico nella vasca esistente di recapito finale; 3) il ridimensionamento dell’ultimo tratto del collettore di via Vittorio Emanuele III. Interventi essenziali ed urgenti ma non privi di costi considerevoli. E qui, probabilmente, ci imbattiamo nell’ultima, grande, criticità: la copertura finanziaria. Non è facile reperire i denari necessari ai lavori. Alle nostre casse, è bene ricordarlo, il governo centrale ha imposto una dieta ferrea. Certo, in qualche modo si dovrà pur intervenire. Non tanto per la salvaguardia dei nostri calzoni, quanto per scantinati, ingressi, garage, auto di chi vive nelle zone soggette ad allagamento. La partita si ghiocherà con la discussione del bilancio preventivo per l’anno 2013. La speranza è in chi ci rappresenta in palazzo. Che la maggioranza non si faccia distrarre da polemiche costruite ad hoc da chi cerca visibilità. Che l’opposizione si sforzi con critiche costruttive e non di mero ostruzionismo. Speriamo bene. Anche perché, ultimamente, in paese si vedono sempre più animali della stessa specie camminare in coppia, maschio e femmina. E, detto tra noi, non è un bel presagio. Paolo De Blasi paolo@alambicco.com


PUG atto finale

Il PUG di San Cesario sembra essere arrivato alle fasi finali del suo iter. Lo strumento di cui tanto si discute offre l’opportunità unica di partecipare alla costruzione e allo sviluppo del nostro territorio.

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presso l’Ufficio tecnico, scaricabili anche se con grosse difficoltà dal sito istituzionale o si può avere una copia cartacea pagando una cifra poco accessibile. Uno dei concetti alla base del lavoro svolto in questi mesi da tecnici e politici è l’importante aumento demografico che il nostro paese ha vissuto negli ultimi 20 anni, quindi per poter continuare a “crescere” numericamente occorre aumentare anche la quantità di nuovo cemento; servirebbe anche conoscere l’effettiva offerta abitativa che il nostro paese ha, prima di comprometterlo definitivamente e forse senza una vera necessità; ci si sarà chiesti quante sono le case esistenti e sfitte nel nostro paese? Chi ha fatto una passeggiata avrà notato (dopo il ripristino dell’Imu) il fiorire di cartelloni vendesi su una quantità importante di case nel centro storico come in periferia, vecchie e da ristrutturare ma anche di recente costruzione. Siamo sicuri di aver bisogno di numerose nuove unità abitative!? E quanto vogliamo crescere!? Avremo un premio se nel 2030 saremo 15mila, tutti stretti stretti come sardine in condomini e in striminzite villette comunali senza poter avere l’hobby di coltivare l’orticello o senza terreni agricoli? Un ingegnere particolarmente “civile” tempo fa mi disse di voler investire in un ettaro di terreno agricolo con la convinzione che tra una ventina d’anni il suo valore sarà notevolmente cresciuto, visto che sarà decisamente un bene meno disponibile rispetto ad un appartamento! E forse non aveva tutti i torti. La domanda quindi dev’essere: cosa vogliamo fare da grandi? Diventare una cittadina e fonderci con il capoluogo oppure continuare a vedere l’orizzonte e coltivare un pezzettino di terreno ereditato dai nostri nonni!?

a stesura del piano regolatore di una città è uno degli atti più complessi ma allo stesso tempo più importanti di un paese, anche se spesso gli unici ad interessarsene per ovvi motivi economici sono “palazzinari” e proprietari di terreni. Il Pug, invece, deve essere considerato da tutti per quello che è effettivamente, cioè il disegno definitivo e quasi sempre irreversibile della propria città del futuro, quella che vivremo da genitori, nonni o pensionati e che consegneremo ai nostri figli. L’iter che porterà alla definitiva approvazione del Pug di San Cesario è al giro di boa, presto la Regione provvederà a nominare un Commissario ad acta che avrà il compito di valutare la bontà del lavoro svolto dai tecnici e politici e accettare eventuali osservazioni presentate da chiunque sia toccato dal procedimento amministrativo. Il Consiglio non ha potuto approvare il piano perché la maggioranza si è dichiarata incompatibile nel rispetto dell’articolo 78 del testo unico degli enti locali; tale articolo prevede che “gli amministratori devono astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado”. Il quarto grado di parentela vuol dire che se un prozio piuttosto che un bisnonno o un cugino sono proprietari di un bene ricadente in maniera positiva o negativa che sia, il consigliere non può partecipare alla discussione. Tutto questo in un paese di 8.398 anime e di un estensione di circa 8 kmq. A questo punto la legge prevede che l’approvazione dell’atto sia di competenza della regione che nominerà il famoso commissario ad acta. Le tavole su cui è disegnato San Cesario del futuro sono consultabili

Periodico di politica cultura società Anno XII n. 56 - Febbraio 2013 ISCRITTO AL N. 792/2002 DEL REG. STAMPA DEL TRIBUNALE DI LECCE

Direttore responsabile: Giancarlo Greco.

Hanno collaborato: Antonella Perrone, Aristodemo De Blasi, Cristian Nobile, Emanuele Faggiano, Enrico Tortelli, Gianni Nobile, Giuliana Scardino, Giuseppe Nobile, Ilaria Parata, Lucia Luperto, Luigi Patarnello, Luigi Pascali, Marco Pezzuto, Paolo De Blasi, Paolo Verardo, Pierluigi Tondo, Pierpaolo Lala. Redazione: via Umberto I, 65 - San Cesario di Lecce e-mail: redazione@alambicco.com internet: www.alambicco.com facebook: www.facebook.com/redazione.alambicco twitter: @LAlambicco

Distibuito gratuitamente a San Cesario, Cavallino, Lequile, San Donato Stampato presso: S.&G. Grafiche - Galugnano (LE) Chiuso in tipografia 11 febbraio 2013 alle ore 22,30

Non c’è una vera e propria via di mezzo in questo caso, il principio della perequazione (mq di cemento in cambio di lotti di proprietà da destinare a verde pubblico) da una parte ed in linea solo teorica crea un giusto equilibrio tra nuova edilizia e servizi per i cittadini, ma in pratica è un lento e costante consumo di territorio, di piccoli pezzi di agricoltura, di paesaggio e anche delle nostre origini contadine a scapito di cubi di cemento. Caratteristica di ogni procedimento amministrativo è il diritto di accesso agli atti per tutti coloro che hanno un interesse diretto, concreto e attuale sull’argomento trattato dalla pubblica amministrazione, nel caso del Pug, buona parte dei cittadini avranno nella prossima fase dell’iter il diritto/dovere di visionare il Pug non solo per fare delle osservazioni e garantirsi la possibilità di “fabbrecare sulla loggia pe lu fighiu ca se sta sposa”, ma anche e soprattutto per rendersi conto di come tecnici e politici hanno pensato il nostro paese nei prossimi decenni e magari contribuire con le proprie idee al futuro del nostro territorio. Questa fase dell’iter è particolarmente importante perché da la possibilità ai cittadini di esprimersi e in parte progettare, è il paese che ora deve uscire allo scoperto e dimostrare il bisogno di un’inversione di tendenza, la volontà di pensare a lungo termine privilegiando agricoltura, turismo e riqualificazione edilizia, immaginare un centro storico vivo e vissuto da famiglie, piccoli artigiani e attività produttive, e di una periferia che continui ad offrire un paesaggio rurale senza confini piuttosto che fatto di palazzoni dormitorio e centri commerciali. Emanuele Faggiano emanuele@alambicco.com

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Perché fermare la 275

Il progetto che mira alla cementificazione della nostra penisola bocciato anche dal Gip Martalò.

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meno di un mese dalle elezioni, noi del Comitato S.S.275, vorremmo sapere a quale politico votarci ma la scelta è davvero ardua. La politica che in questi anni si è perpetrata a scapito di un territorio delicato come il nostro, è simile ad un attacco alla diligenza, dove i banditi sono una logica di sviluppo speculativa, che non porterà alcuna ricchezza alle popolazioni interessate, anzi danni all’agricoltura, al paesaggio, al turismo e a un’economia che stenta a decollare per colpa di quest’aggressione. Pannelli fotovoltaici, pale eoliche, zone industriali, strade a quattro corsie dappertutto (Maglie-Otranto, Regionale 8 Lecce-Melendugno, tangenziali in ogni paese) e ancora nuove lottizzazioni e continuo consumo di terra fertile. Stufi di essere tacciati sempre come quelli del NO e basta, abbiamo fatto delle proposte alternative a questa logica del mordi e fuggi. Prima di progettare interventi su un luogo bisogna capire e sapere su cosa si sta agendo, quali sono i bisogni reali e quali invece i punti critici; la penisola salentina inoltre detiene il triste primato

di territorio più stradalizzato d’Italia (1,5km per 1kmq di territorio), che a sua volta è la prima in Europa (1km per 1kmq) quindi ci sembra ovvio che il bisogno di ulteriori sedi stradali sia un atto di pura incompetenza e/o malaffare; al contrario le ferrovie del Sud Est sono state costruite nei primi del ‘900 e tale ne è rimasto l’impianto; è un territorio dove le piste ciclabili, vie del mare e qualunque struttura alternativa alla viabilità su gomma è minimale. Venendo nello specifico della S.S. 275, non ci siamo mai opposti ad un progetto che avesse come obiettivo il connubio fra sicurezza stradale, rispetto e valorizzazione del territorio. Abbiamo da sempre proposto un allargamento fin dove la strada attuale lo consentisse, opponendoci alla realizzazione della nuova sede stradale da Montesano fino a S.M. di Leuca (18 Km dei 41 km totali), in quanto sovradimensionata e fortemente impattante, in poche parole più dannosa che utile. Le nostre proposte si possono riassumere in questi punti: - Allargamento della S.S. 275 fino a Montesano Salentino, messa in sicurezza del restante tragitto.

- Potenziamento e modernizzazione delle ferrovie del Sud Est. - Valorizzazione dei suggestivi tratturi storici e strade di campagna per una politica che individui nel Santuario De finibus terrae una mèta sul modello di Santiago de Compostela. - Creazione delle vie del mare e potenziamento strategico di alcuni porti. Quando a dicembre scorso un giudice ci ha detto che la nuova S.S.275, è figlia di un progetto redatto da chi era “privo dei requisiti e delle competenze specifiche” avvalorando la nostra tesi, abbiamo ricevuto silenzio e omertà da

San Foca sotto scacco

parte di tutti gli attori politici e mediatici. Non dovremmo permettere che il territorio del capo di Leuca venga mutato irreversibilmente da professionisti incompetenti con la complicità di ANAS e Consorzio SISRI i quali, aggiunge il GIP Martalò, “erano a conoscenza sin dal primo momento di questa carenza professionale”. Oggi la lotta ambientale è divenuta una battaglia per la legalità e andremo avanti senza mai demordere. Vito Lisi Presidente Comitato S.S.275

La costruzione del gasdotto della Tap rischia di distruggere la costa adriatica. Un comitato si oppone a questo scempio.

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l gasdotto TAP (Trans Adriatic Pipeline) fa parte del “Corridoio Sud”, una serie d’infrastrutture progettate per diversificare l’approvvigionamento di gas naturale da parte dell’Europa. Il compito del TAP è di portare 10 miliardi di metri cubi di gas (scalabili a 20) dall’Azerbaigian in Austria dove è presente l’attacco alla rete europea. Di questo percorso la TAP AG ha il compito di progettare e costruire solo (?) 500km partendo da Komiti (Grecia) attraversando l’Albania, il mar

Adriatico e finendo il suo percorso offshore di 45km a San Foca, località turistica del comune di Melendugno (Le) nel bel mezzo del Salento. Da lì, attraversando pinete, paludi, uliveti secolari, per 5km, arriverà a 700 metri da Acquarica di Lecce (mille abitanti) dove verrà costruita la struttura PRT (ricezione depressurizzazione e misura fiscale del gas). Dal progetto presentato per ottenere la VIA dal ministero dell’Ambiente sappiamo che la struttura PRT avrà un estensione di 16 ettari (3 volte Acquarica di Lecce) “sarà illuminata notte e giorno e produrrà emissioni e rumore paragonabili a una piccola centrale turbo gas”. Tutto questo sempre a 700m da Acquarica, adiacente a l’ecomuseo di recente istituzione. Il tratto a terra del gasdotto prevede che il tubo sia interrato e intervallato da valvole di sicurezza. L’interramento prevede una fascia di asservimento con divieto di costruzione e di coltivazioni ad alto fusto. In pratica una cicatrice nel terreno. Il “Comitato No Tap” contesta l’utilità dell’infrastruttura, pensata più di 10 anni fa su previsioni di consumi che mai verranno raggiunti

visto l’aumento dell’energia rinnovabile e l’inadeguatezza del punto d’arrivo, in una zona a forte vocazione turistica. Inoltre contesta anche il presunto interesse strategico della struttura, costruita da una multinazionale straniera per conto di aziende straniere (Statoil, Egl Axpo, E.on) per portare gas in centro Europa con nessun vantaggio economico per gli utenti italiani che continueranno a pagare caro il gas anche se il consumo è in calo perché il costo del gas è legato al prezzo del petrolio e ai contratti TAKE OR PLAY e al sovvenzionamento di nuove strutture, di cui lo stato paga buona parte anche se inutilizzate. In più manca il collegamento alla rete nazionale ad Acquarica, l’attacco più vicino infatti è a Mesagne (Br) 50km più a nord. In generale, alla luce degli attuali e futuri consumi di gas, è decisamente contestabile la decisione di fare dell’Italia un hub del gas per tutta Europa tranne che per gli italiani. Attualmente il comitato si batte per il rispetto delle delibere contrarie di Regione e comuni, dal 24 dicembre le piattaforme TAP sono tornate a saggiare i fondali salentini con enorme danno per i pescatori che hanno a più riprese trovato le reti distrutte. Gianluca Maggiore Rappresentante Comitato No Tap


Siena mi fé, disfecemi finanza (e politica) La città, la finanza, la società e la politica: un intreccio da fiction nello scandalo della Banco Monte di Paschi

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inanza, orgoglio e identità, politica, massoneria, curia, denaro, inganni, connivenze. Una piccola città medievale, di architettura gotica, dal fulgido passato e dal presente incerto. Elementi promettenti di una trama di successo. Dan Brown ci potrebbe scrivere uno dei suoi best seller in cui il retroscena prevale sulla storia e l’allusione rende tutto misterioso e vendibile. Gli elementi di partenza, però, ci sono tutti, nella vicenda MPS. La finanza, per esempio, ha un ruolo centrale ed un profilo spericolato in questa vicenda, che vede gli Amministratori di una Banca in difficoltà che autorizzano (siamo al 2010) delle operazioni finanziarie estremamente rischiose all’estero mediante i Fondi speculativi Alexandria, Santorini, Nota Italia - con l’obiettivo di coprire i buchi di bilancio conseguenti all’acquisto di Banca Antonveneta. Come in un thriller, facciamo un passo indietro, fino al 2008, quando MPS corona il sogno di diventare il terzo Gruppo bancario italiano senza annacquare la propria identità di città-banca, acquisendo da ABN AMRO l’italiana Banca Antonveneta per ben 9,3 miliardi di euro, sebbene pochi mesi prima la stessa banca olandese l’avesse pagata 6,4 miliardi al consorzio Santander-RBSFortis. Perché un acquisto così azzardato? Difficile dirlo. Però è ragionevole credere che se MPS non si fosse ingrandita con l’acquisizione avrebbe dovuto fondersi con qualche altro istituto o essere assorbita da una Banca più grande. E questo per la città-banca significava la perdita della propria particolarità, del proprio orgoglio identitario. Un’identità vecchi di secoli, che caratterizza la città sin dal ‘300 quando Siena era una potenza economica e sfidava Firenze, sognando di ampliare la pro-

pria cattedrale per farne una basilica più grande di quella della storica rivale. Un progetto gigantesco per l’epoca, interrotto però dalla peste del 1348 e che mostra ancora i segni della facciata incompiuta. Ed in questo affresco si inserisce la politica. D’altronde, la banca nasce nel 1472 come Monte di pietà per volere della Repubblica di Siena e da allora la banca si è sempre sviluppata in mano pubblica. Fino agli anni ‘90 quando, con la riforme Amato-Ciampi, viene creata la Banca Monte dei Paschi Spa, soggetto di diritto privato, controllata dall’omonima Fondazione, ente di diritto pubblico finalizzato allo sviluppo del territorio. E qui nasce il caso Siena: mentre tutte le fondazioni bancarie italiane diluiscono il controllo sulle banche mediante l’ingresso di soggetti privati, la Fondazione senese resiste a qualsiasi assalto, in nome della propria specificità. E con notevoli implicazioni politiche. La città di Siena infatti è governata ininterrottamente da un’area politica omogenea dalla fine della seconda guerra mondiale. La filiera PCI-PDSDS-PD locale ha giocato dal dopoguerra il ruolo di dominus sulla città e sulla banca ma non in solitudine. Lo Statuto della Fondazione, infatti, prevede che a nominare i sedici membri della Deputazione che gestisce l’ente (e che controlla la Banca) siano il Comune (8 membri), la Provincia (5), l’Università, la Regione e la Curia (1 a testa). Ma è veramente difficile stabilire nella realtà senese se sia il partito a determinare le scelte della Banca o non piuttosto il contrario. Anche i governi “amici” Prodi-D’Alema non sono mai riusciti a scardinare la commistione di poteri in città. Non sono mai riusciti a imporre alla Fondazione di scendere sotto la quota del 51% perché la paura della città-banca di perdere il controllo di

I prodotti bancari CONTI CORRENTE • Son garantiti sino a 100mila euro. E questo vale per depositante e banca. Se avete il conto cointestato con vostro marito, la garanzia sale a 200mila euro. Stessa cosa se avete più conti correnti: tre rapporti? 300mila euro al sicuro! Garantiti anche i conti di deposito (i cosiddetti “conti vincolati”), gli assegni circolari e i certificati di deposito nominativi (quelli cioè che potete riscuotere in banca solo voi). OBBLIGAZIONI • Avete prestato dei soldi a qualcuno. Allo Stato, ad esempio, oppure ad aziende. Di fatto non ci sono garanzie. Ma se avete investito in titoli italiani (BOT, BTP, CCT o simili) o in società affidabili (tra queste, la stessa Monte dei Paschi), è ragionevole pensare che, a tempo debito, riavrete tutti i vostri soldi con tanto di interessi. Vendendole prima della scadenza qualcosa la perdereste.

RISPARMIO GESTITO • È un termine che racchiude un po’ di prodotti: fondi comuni (in Monte Paschi, troviamo Anima), fondi pensione (come, in MPS, AXA Previdenza attiva o Previdenza per te), fondi indicizzati (ETF), polizze assicurative (comunemente chiamate INDEX o UNIT). Senza entrar troppo nello specifico, andiamo a ciò che interessa: il risparmiatore è pienamente tutelato.

AZIONI • Siete amanti del rischio? Comprate azioni. Il loro valore è un ottovolante: sensibile a una serie di fattori, aumenta e diminuisce tutti i giorni. Chi le sottoscrive diventa in parte proprietario dell’impresa e avrà una serie di diritti e di doveri. Non avete garanzie sull’investimento: potete guadagnare tanto come perdere tutto.

sé stessa, in fondo. Nel 1999 l’allora sindaco Pierluigi Piccini, in scadenza di mandato, voleva addirittura “autonominarsi” presidente della Fondazione, forse per paura di rimanere disoccupato. Solo un intervento dell’allora Ministro Visco (Vincenzo) riuscì in extremis a sventare l’operazione, che dava vita ad un cortocircuito senza precedenti nella governance di Siena. Nel 2007 la nascita delle grandi aggregazioni bancarie italiane (Unicredit, Intesa) rischia di mettere fuorigioco Siena, relegandola al ruolo di banca regionale. Nonostante le acquisizioni di Banca del Salento nel 2000 (costata carissima a MPS e che nascondeva la “bomba” dei prodotti MyWay e 4You) e di Banca Agricola Mantovana. In quel momento, l’incorporazione di Antonveneta sembra l’ultima occasione per MPS per crescere senza cambiare, senza perdersi. Oggi vediamo gli effetti di quella decisione in una banca ed in un management che si manifestano fragili e opachi. È probabile che i proclami di chi vuole “fare pulizia” nascano da qualche regolamento di conti, impensabile fino a poco tempo fa. Ma rimane l’evidenza di un sistema cittadino intricato, in cui districare la banca e la Fondazione, dalla comunità, dalla politica e da tutte le altre istituzioni risulta impossibile, anche economicamente. Un sistema chiuso - ma non privo di effetti positivi - in cui la Fondazione, avendo il compito di supportare lo sviluppo del territorio, ha negli anni finanziato tutte le realtà cittadine. L’università, gli scavi archeologici, il diritto allo studio, le iniziative culturali, museali, musicali, ricreative, religiose. Le migliaia di realtà associative. Ora il rubinetto di quello che i senesi chiamano “babbo Monte” è chiuso ma ancora nel DERIVATI e CERTIFICATES • Sono una sorta di polizza. Prodotti complessi che, per questo, eviteremo di analizzare a fondo. Diciamo che trovarseli in portafoglio è più facile del previsto (e, in certi casi, auspicabile). I gestori di fondi (le “menti” che amministrano i nostri soldi) li utilizzano a garanzia dei loro (nostri) investimenti: ricorrendo ad essi in circostanze critiche, riducono (ed a volte annullano) le perdite.

PRONTI CONTRO TERMINE • A volerli spiegar brevemente, diciamo che la banca ci vende dei titoli altrui impegnandosi a riacquistarli dopo qualche tempo ad un prezzo un po’ più alto. Son prodotti abbastanza sicuri. Per due motivi: 1) hanno “vita” breve e, per questo, difficilmente incorrono in criticità. 2) Hanno una duplice garanzia: la banca (che li negozia) e chi emette il titolo (un soggetto terzo). Insomma, se sono nel vostro portafoglio, state pur tranquilli.

2007 (alla vigilia dell’operazione Antonveneta) i fondi distribuiti ammontavano a più di 170 milioni di euro, erogati principalmente nel territorio di Siena. Un legame talmente forte che nel corso del 2012 ha determinato le dimissioni del Sindaco Ceccuzzi – PD, eletto pochi mesi prima – per dei contrasti interni alla sua maggioranza derivanti dalle nomine proprio in Fondazione. Così, per la vicenda MPS, come nei più intricati affari di famiglia - quelli in cui c’è confusione patrimoniale e odio personale – non si riescono ad attribuire le responsabilità. Non quelle penali, alle quali penserà la Magistratura. Non quelle politiche e sociali. Ciò che oggi sembra sotto attacco è il sistema della cittàbanca, che in molti puntano a disarticolare definitivamente. L’esito di questa operazione non è scontato; così come non è chiaro se quello che l’attuale terremoto provocherà sarà una chiarificazione e separazione dei ruoli tra istituzioni politiche, finanziarie e civiche o una semplice “pulizia di stagione” con cambio di poltrone. Come nei libri di Dan Brown, il retroscena ed il contorno della vicenda rischiano di prendere il sopravvento sulla storia in sé, che parla di responsabilità di gestione di gran parte del management, oltre a quelle dell’ex Presidente Mussari e dell’ex DG Vigni e dell’intero Consiglio di Amministrazione. Il Monte dei Paschi non fallirà, grazie al prestito concesso dal Governo ed alla BCE che continuerà a garantire liquidità. Quello che è chiaro sopra ogni cosa, però, è che Siena ora dovrà ripensare sé stessa come in poche altre occasioni nella sua storia. E come per qualsiasi città non sarà un compito facile. Giuseppe Nobile giuseppe@alambicco.com

P. S. mai letto un libro di Dan Brown

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BCE: controllore o controllato?

Banche Centrali, signoraggio e interesse nazionale. Intervista a Giovanni De Gaetanis, commercialista leccese primo al mondo a vincere una causa contro un Istituto di Credito Nazionale

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aro Giovanni, nell’approfondire alcuni aspetti del “signoraggio” mi sono imbattuto nel tuo nome a causa di una sentenza del 2005 del Giudice di Pace di Lecce. Tu hai citato in giudizio la BCE, la Banca Centrale Europea, e quindi quale sua “locale articolazione” la Banca Centrale d’Italia. Il giudice ha condannato la BCE a risarcirti euro 87,00 per il “danno derivante dalla sottrazione del reddito di signoraggio”. Ci puoi sintetizzare come è andata? Il signoraggio è l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione monetaria. Storicamente, quando la circolazione era costituita da monete d’oro o d’argento, il sovrano apponendo la sua effige sulle monete ne garantiva il valore dato dalla quantità e purezza dell’oro o argento in esse contenuto. In cambio di questa garanzia il sovrano tratteneva per se una certa quantità di metallo. Il signoraggio consisteva proprio nell’esercizio di questo potere. Con la circolazione di carta moneta mutano le modalità di esercizio del signoraggio, ma non la sua natura, che è quella di un’entrata per lo Stato connessa con l’emissione di moneta. Il valore della moneta non nasce nel momento della emissione, ma nel momento della accettazione come strumento di pagamento, ne consegue che la proprietà della moneta e quindi anche il reddito da

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emissione deve essere attribuita alle collettività nazionali. Il CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio, n.d.r.), nella causa intentata contro la Banca d’Italia, aveva quantificato un reddito da signoraggio da redistribuire alla collettività italiana, solo per il periodo 1996-2003, pari a euro 5.023.632.491,00 a cui corrisponde una quota per singolo cittadino quantificata in euro 87,00. In seguito la Cassazione ha annullato la sentenza di Lecce, dovendo sintetizzare, per “difetto di giurisdizione” in quanto “a nessun giudice compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane” tra cui “la politica monetaria”, “l’adesione a trattati internazionali” e “la partecipazione ad organismi sopranazionali”. Quindi la Cassazione non è entrata nel merito del giudizio, ma ha dichiarato la materia non pertinente né al giudice ordinario né a quello amministrativo. Di fatto in linea di principio la questione mi sembra che rimanga! La questione è ancora aperta, si tenga presente che da molti decenni in tutto il mondo si intentano cause contro le banche centrali. Pare che io sia stato il primo ed ancora l’unico al mondo a vincere una causa di questo genere, ma puntualmente è intervenuta la Cassazione con la sentenza n. 16751 del 2006 nella quale la Suprema Corte, accogliendo il ricorso

della Banca d’Italia, ha dichiarato il difetto assoluto di giurisdizione, cioè la mancanza per qualsiasi giudice del potere di assumere una decisione di merito in questa materia. Secondo la Cassazione la mia pretesa restitutoria metteva in discussione gli assetti politico-istituzionali e le scelte di politica monetaria adottate dallo Stato. Restano pertanto aperte le questioni di ordine squisitamente politico e tecnico. Cosa pensi del fatto che la BCE sia partecipata dalle Banche Centrali Nazionali , e quindi anche dalla Banca d’Italia, che pur essendo un ente di diritto pubblico è posseduta attraverso le sue quote da Banche private? In altri termini il Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC) risponde agli interessi dei popoli europei o ad altro? Il signoraggio dovrebbe essere una delle fonti con cui lo stato si finanzia. In Italia, invece, poiché il capitale

guardare indietro per poter andare avanti

n un momento storico come quello attuale, caratterizzato da un acceso dibattito sui pari diritti e dignità di tutti gli uomini e dal nefasto insorgere di movimenti nazionalisti e discriminatori, Poetix sceglie di schierarsi apertamente e con forza in difesa della libertà d’espressione e di vita di tutti gli esseri umani, adducendo alla poesia una funzione di chiara crescita ed evoluzione morale. La scelta di pubblicare e di valorizzare l’esperienza umana e poetica di Sandro Penna, esprime la nostra ferma e dura opposizione a tutte quelle idee e quei movimenti che sono frutto di errori e rigurgiti della Storia e che come tali non possono e non devono mai più essere ripetuti. Sandro Penna nacque a Perugia nel 1906 e, una volta diplomatosi ragioniere, si trasferisce a Roma dove abiterà per sempre. La sua vita fu segnata da una profonda povertà economica e da un duro

isolamento sociale, derivato dal fatto di essere stato un omosessuale durante l’Italia fascista e della “prima repubblica”. Esercitando mestieri vari ed occasionali Penna non restò lontano dagli ambienti culturali dell’epoca e, grazie all’amico Umberto Saba, pubblicherà il suo primo volume di poesie, Poesie (1939). Morì a Roma, in uno stato di assoluta povertà, nel Gennaio del ’77.

La vita... è ricordarsi di un risveglio La vita... è ricordarsi di un risveglio triste in un treno all’alba: aver veduto fuori la luce incerta: aver sentito nel corpo rotto la malinconia vergine e aspra dell’aria pungente. Ma ricordarsi la liberazione improvvisa è più dolce: a me vicino un marinaio giovane: l’azzurro e il bianco della sua divisa, e fuori un mare tutto fresco di colore.

Il testo, collocato in apertura del volume Poesie, è visibilmente fondato su una chiara antitesi tra le due strofe: la prima fissa un momento triste e doloroso, evidenziato dalla stanchezza fisica del corpo, provato da un lungo viaggio notturno in treno.

sociale della Banca d’Italia è posseduto per circa il 95% da banche private il reddito da signoraggio va ai privati. È evidente quindi che il sistema italiano della banca centrale non risponde agli interessi della collettività. A tal fine sarebbe auspicabile che le quote della Banca d’Italia fossero possedute solo da soggetti pubblici. Questa circostanza risolverebbe l’attuale problema del deficit di vigilanza della Banca d’Italia sulle banche poiché assistiamo al paradosso che il controllato (le banche) è padrone del controllore (la Banca d’Italia). E qui passiamo ad altra puntata riguardante recenti fatti di cronaca come quello del Monte dei Paschi di Siena e non solo. Ma ci fermiamo! Magari alla prossima. Luciano Foresta

di Luigi Patarnello La seconda è una scena di conforto e di liberazione scaturiti dall’apparizione e dalla bellezza maschile che, in questo caso, è incarnata dalla figura di un giovane marinaio e dai colori lucenti e sgargianti della sua divisa, che sembrano sciogliersi nel paesaggio circostante, nel mare e in tutto ciò che induce serenità ed euforia. Il significato più profondo dell’opera è esplicitato da Penna fin da subito, “la vita è un ricordarsi”, come a dire che il senso della vita non si trova nella singole azioni ma è consegnato alla memoria, ai ricordi, e per mezzo della poesia viene fissato per sempre nel tempo. Se un uomo vive nei suoi ricordi, un intero popolo non può che ritrovarsi nella sua Storia, nella sua memoria, e per mezzo di essa imparare a superarsi e a migliorarsi, perché guardare e imparare dal passato è l’unico modo per costruire la strada del futuro.


Pulsazioni & Co

I cuori hanno bisogno solo di essere scossi per riprendere a battere il nostro paese lo ha fatto grazie alle sue associazioni e ad un paio di serate dedicate alla solidarietà

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l cerchio delle sedie si è composto al Centro Polivalente: lì si dipanavano i dubbi e ci si confrontava; poi i social network e i telefonini hanno fatto il resto, la macchina organizzativa ha preso piede non senza difficoltà e ostacoli, ma i biglietti sono stati venduti, sino al grande giorno, in cui amici, conoscenti e semplici concittadini si sono alternati sul palco regalando emozioni e risate. Stiamo parlando del palco dei Salesiani e di “Pulsazioni”, l’iniziativa organizzata da un folto gruppo di associazioni sancesariane. Ognuno ha dato il suo contributo, artistico e professionale: dalla danza allo scattare foto, dalla musica al servizio babysitter, dal service luci e audio alla cura del backstage… solo per citarne alcuni. Uno spettacolo speciale per raccogliere fondi e donare un defibrillatore all’Istituto Comprensivo di San Cesario. Una piccola macchina salvavita facile da usare, che funziona “in automatico” e può permettere, attraverso scosse elettriche, di riattivare il cuore. Non è necessario fare diagnosi, la fa automaticamente l’apparecchio analizzando il ritmo cardiaco e indicando se il paziente ha bisogno di essere defibrillato. Il primo obiettivo è stato raggiunto quasi subito e poi nel mese successivo in occasione della serata con-

Resoconto economico “Pulsazioni” Costo dei due defibrillatori: € 3030,00 Entrate spettacolo: € 3625,00 Spese spettacolo: € 905,00

clusiva organizzata presso il Centro Polivalente è stato consegnato anche il secondo defibrillatore alla dirigente scolastica e alle insegnanti incaricate. E così anche le nostre scuole saranno dotate di un defibrillatore, un dono per i piccoli studenti, per le loro famiglie e per tutto il nostro comune. Un’esperienza straordinaria che ha visto coinvolte quasi trenta associazioni sotto il grande ombrello della solidarietà. Lo trovate retorico? È retorico quando qualcuno trova il tempo e la voglia di dedicarsi agli altri tra lavoro, impegni familiari e con tutte le incombenze quotidiane? Credo che possano definirlo tale solo coloro che non sono mai stati impegnati attivamente o coloro che hanno lasciato vuoti quei pochi seggiolini rimasti invenduti. Questa esperienza non ha portato effetti benefici solo ai diretti beneficiari - le scuole - ma anche a tutti coloro che attraverso questo percorso hanno creato e ritrovato nuove amicizie. Legami che le associazioni coinvolte non vogliono lasciarsi sfuggire e che potranno portare anche in futuro a costruire qualcosa di più grande. Lucia Luperto lucia@alambicco.com

Donazioni aggiuntive: Il “Mercatino dei Bambini” organizzato dall’Amministrazione comunale: € 292,50 New Car Services: €.20,00 Corso di formazione per l’uso del defibrillatore: offerto a titolo gratuito

Lu Pinucciu nesciu Uno dei libri più letti di tutti i tempi nella traduzione in lingua salentina di Andrea Baccassino

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hi non ha mai ascoltato La Purgissione o Lu semiasse no mbale o canticchiato “…cerco un mescio di qualità piastrellista…” sulle note di un pezzo cult di Franco Battiato? A scrivere canzoni divenute veri e propri must è da più di quindici anni, nonostante la sua giovane età, Andrea Baccassino, scrittore regista cabarettista neretino che sarà il protagonista, nell’insolita (ma neanche tanto…) veste di autore, del secondo appuntamento del 2013 di “Dialoghi d’Autore”, rassegna culturale permanente dell’associazione “l’alambicco” di San Cesario. Domenica 3 marzo, con inizio alle 18.30 presso la Caffetteria Patarnello (via Don Oronzo Margiotta) si terrà la presentazione di “Pinucciu” (2002, Idee Multimediali), adattamento salentino di una delle favole per bambini più letta, Pinocchio, che l’istrionico artista neretino ha scritto nel 2002 dopo un attento, fedele e divertentissimo lavoro di trasposizione dialettale durato ben 16 mesi. Pinucciu viene annoverato dai lettori e dalla critica tra i risultati più alti del Baccassino scrittore. L’idea, geniale, di “trasferire” nel Salento le storie di un bimbo di legno chiamato Pinucciu, figlio del falegname “Geppettu” e figlioccio di “Mesciu Girasa”, che dovrà vedersela con le angherie de “la Muscia e l’Orpe” e la crudeltà di “Mbaccafuecu”, ha dato a questa favola “made in Salento” brillantezza e originalità e fatto rivivere la magia di un racconto tanto antico quanto attuale.

Domenica 3 Marzo ore 18,30 Andrea Baccassino presenta “Pinucciu” c/o Caffetteria Patarnello via Don O.Margiotta - San Cesario di Lecce

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Migranti, sfida di modernità

Lettere alla redazione

Diritto di cittadinanza,“ius soli” da garantire ai figli dei migranti nati in Italia, diritto al voto: al prossimo Parlamento il compito di dare risposte ai migranti e costruire una società moderna

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a vita errante, fuggiasca, vissuta ai margini. La vita dolente, di corse e rincorse, di privazioni, di sacrifici, di rifiuti, di indigenza. Vita che scorre, percuote il tamburo, scandisce il tempo, misura gli spazi e gli istanti della sofferta quotidianità. Vita naufraga, con un pugno di mosche fra le mani, in balia delle inclementi onde, spesa su fatiscenti carrette e imbarcazioni di fortuna, sovente finita tragicamente in un utero di mare che grida il suo tormento, laddove trovano misericordia e triste e ultimo rifugio tanti disperati delle acque e della terra. Migranti di questo tempo turbolento, contraddittorio, lacerato, che giungono in Europa, sulle nostre coste, non in cerca d’un favoloso Eldorado, ma solo di condizioni essenziali per una esistenza appena appena accettabile. Le migrazioni rappresentano una questione di rilevanza capitale, che deve essere affrontata in modo pacifico, saggio, razionale. L’Europa delle banche e della finanza soverchiante e padrona è, da sempre, latitante sulle grandi emergenze popolazionistiche: non è stata in grado di edificare una piattaforma comune fra i vari Stati, incapace di predefinire programmatici interventi di sviluppo e crescita nei Paesi poveri e di conflitto. L’Italia (che è senz’altro terra di solidarietà e di accoglienza, che reca nel sangue e nelle ossa le scaturigini del travaglio e quindi sa riconoscere l’altro da sé) sul piano istituzionale non sempre è stata all’altezza della situazione. Soprattutto negli ultimi anni con l’improvvida politica dei respingimenti in mare e con l’anticristiano “reato di immigrazione clandestina”, il Belpaese ha scavato un solco. Certo, è giusto che su pregnanti problemi di una precipua importanza sussistano fra centrodestra e centrosinistra elementi di conflittualità: dalla scontro dialettico, può nascere una società migliore, più a misura d’uomo. Epperò, è fisiologico che su rilevanti tematiche di portata universale, gli schieramenti opposti possano anche incontrarsi, dialogare fittamente, con passione, con spirito bipartisan edificare normative liberali, lungimiranti. Le proposte di legge a favore della cittadinanza, lo “ius soli” da garantire ai figli dei migranti nati da noi e la possibilità del voto agli immigrati, che risiedono in Italia da almeno 5 anni con regolare permesso di soggiorno, sono misure che devono andare in porto. Il prossimo governo e il futuro Parlamento dovranno decidere da subito. Ci si deve compattare in nome d’una nobile idea, aderendo a solidi e rispettabili principi. Il centrosinistra storicamente è sensibile agli argomenti sulle nuove cittadinanze e sulle appartenenze, aperto alla moderna società multietnica e multiculturale; parimenti, esiste anche dall’altra parte

dello schieramento chi è pronto ad abbracciare le nuove sfide della contemporaneità: vale a dire un centrodestra cristiano, laico e liberale, attento ai vari accadimenti, proiettato verso il futuro. L’abusato ritornello leghista (“Tornino a casa, non c’è lavoro”) è solo un anacronistico e stonatissimo refrain, che non deve trovare alcuna cittadinanza. Qualche razzista del Nord, che per motivi di piccolo cabotaggio, di propaganda elettorale, sposa la cultura del differenzialismo spinto allo stremo, ormai non può avere molto credito. Fra destra e sinistra si deve, talvolta, saper strutturare un valido spirito di collaborazione. Non deve stupire, pertanto, se nel prossimo Parlamento verranno presentate proposte di legge comuni. In sostanza, è pienamente accettabile che su un

tema così delicato vengano condotte iniziative di mutuo riconoscimento fra maggioranza e opposizione. L’istanza antropologica non conosce né steccati ideologici, né schieramenti partitici: si deve decidere collegialmente, nella fondata consapevolezza che i migranti sono una ricca risorsa umana, economica, civile per l’Italia intera. Marcello Buttazzo

CRISTIANESIMO E POLITICA

Se la politica è l’arte di governare la società umana, la religione ha la dimensione sociale implica anche obblighi etici che giudicano necessariamente le leggi sello Stato. Occorre ben sapere che la Chiesa, è sentinella che getta il suo invito al potere e al tempo stesso lo avverte della sua vocazione. Deve mobilitare la forza critica dell’amore, che è al centro della tradizione cristiana. Ciò non deve essere limitato al rapporto io-tu, ma come piena dedizione alla giustizia, alla libertà, alla pace. Questo comporta una critica contro ogni forma di potere e impegno concreto per trasformare ogni situazione politica oppressiva degli uomini. La Sua parola deve essere chiara e trasparente nell’insegnamento del valore del Vangelo. Papa Pio XI diceva: “La politica considera gli interessi della società intera e che sotto questo rapporto, è il campo della massima carità, della carità politica, di cui si può dire che nessun altro gli è superiore, salvo quello della religione”. Nella “Gaudium et Spes” n .75 leggiamo: “Bisogna curare assiduamente l’educazione civile e politica, oggi tanto necessaria, sia per l’insieme del popolo, sia soprattutto per i giovani, affinché tutti i cittadini possono diventare idonei per l’esercizio dell’arte della politica, così difficile, ma insieme così nobile, si preparino e si preoccupino di esercitarla senza badare al proprio interesse e al vantaggio materiale. Agiscano con integrità e saggezza contro l’ingiustizia e l’oppressione, il dominio arbitrario e l’intolleranza d’un solo uomo, d’un solo partito, si prodighino con sincerità ed aquità al servizio di tutti, anzi con l’amore e la fortezza richiesti dalla vita politica”. La politica, quella con la P maiuscola, deve sapere che la vita, va difesa dal primo istante del concepimento, dal primo respiro fino all’ultimo sospiro naturale, e... Giuseppe Abatianni


Inaugurata una tappa delle Vie Francigene del sud L’Associazione di Volontari “Le Pulci di Procuste” si adopera per la riqualificazione di spazi naturalistici di interesse storico-culturale

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e vie Francigene del Sud sono degli itinerari di pellegrinaggio che si snodano da Roma ad Otranto e guardano a Gerusalemme. Sono prolungamenti della più conosciuta via Francigena che va da Canterbury a Roma, un itinerario storico percorso nei secoli da migliaia di pellegrini in viaggio verso i luoghi del martirio di San Pietro e Paolo. Il gruppo di lavoro della prof.ssa Anna Trono, docente di geografia economica presso la facoltà dei beni culturali dell’università del Salento, sta lavorando affinché si recuperi la memoria storica dei pellegrinaggi e dei camminamenti nel territorio salentino, da Egnazia ad Otranto, al fine di individuare nuovi e ulteriori motivi di sviluppo territoriale attraverso la pro-

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en ritrovati cari bipedi, avete seguito le istruzioni sull’alimentazione dei nostri amici quadrupedi? Bene, allora un altro piccolo suggerimento prima di trattare il nuovo argomento. Lo sapevate che il gatto non è un piccolo cane? Certo che si! Questa piccola provocazione è per dirvi che cani e gatti sono diversi anche nei bisogni alimentari. Il gatto è un carnivoro e una dieta impropria può causare vari problemi di salute e abbreviare la sua aspettativa di vita anche di molto. Il cane, invece, era un carnivoro, ma la convivenza con l’uomo ha trasformato le sue abitudini alimentari, non può però nemmeno essere considerato un onnivoro vero e proprio. Tante patologie del cane, infatti, sia dermatologiche che del tratto gastroenterico derivano da un’errata alimentazione. Per questo viva le crocchette... di qualità e mi raccomando “a ciascuno il suo”! L’argomento che tratteremo in questo numero è la vaccinazione.

mozione, la valorizzazione e la gestione del patrimonio locale. Come per il notissimo cammino di Santiago, per la rivalutazione della via Francigena Salentina, è necessario predisporre tragitti agevoli e strutture ricettive, considerando che il pellegrinaggio è un momento di penitenza e per questa ragione viene effettuato principalmente a piedi e in tappe di 20-25km al giorno. È in quest’ottica che si inserisce il percorso naturalistico che va dal monastero di Sant’Elia al Santuario della Madonna dell’Alto nelle campagne tra i comuni di Squinzano, Trepuzzi e Campi Salentina, prima tappa del tratto salentino della via Francigena ad essere stato riabilitato. L’associazione di volontari “Le Pulci di Procuste”, impegnata da due anni nella salvaguardia dell’ambiente e nella riqualificazione degli spazi naturalistici di interesse storico culturale, si è fatta capofila di un gruppo di volontari che si è occupata della bonifica di questo percorso, coinvolgendo i comuni limitrofi e privati cittadini che hanno messo a disposizione camion, ruspe e pale necessari alla rimozione delle discariche a cielo aperto, piaga delle nostre campagne. Questa è una delle tante iniziative di questo gruppo di giovani volontari. Nell’estate 2011, con il partenari-

ato dei comuni del Nord Salento, hanno realizzato un campo di lavoro all’interno del Monastero di Sant’Elia, a cui hanno partecipato giovani provenienti da tutta Italia, atto al recupero e alla pulizia dei piazzali e delle zone esterne infestate da immondizia, sterpaglie e piante infestanti. L’estate successiva è stata ripetuta l’esperienza del campo, questa volta incentrata sulla realizzazione della segnaletica in legno per il percorso naturalistico. L’associazione ha molto a cuore la salvaguardia e la rivalutazione del monastero di Sant’Elia, proprietà dei comuni di Squinzano, Campi Salentina e Trepuzzi. Con il partenariato dei comuni del Nord Salento e di Slow Food Lecce sta attualmente partecipando a differenti bandi regionali e nazionali per ottenere il finanziamento di un grande progetto che mira a trasformare il monastero in un Eco-villaggio. Si vuole creare una struttura ricettiva pronta a ospitare anche i pellegrini; un orto dove verranno coltivate biodiversità in via d’estinzione facenti parte della macchia mediterranea; un mercato a km 0; un laboratorio per la lavorazione del legno e inoltre si vogliono promuovere corsi di formazione di auto-sostentamento e per la rivalutazione di vecchi mestieri. L’associazione ha in programma altre iniziative nei prossimi mesi mirate alla riqualificazione di spazi naturalistici e salvaguardia ambientale ed è sempre alla ricerca di giovani volontari. Per informazioni: info@lepulcidiprocuste.com

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Ilaria Parata

bau bau micio micio Quando un cucciolo nasce è sprovvisto di un sistema immunitario adeguato ma fortunatamente la madre, nei primi 2 giorni di vita, trasferisce con il “latte” gli anticorpi necessari a fronteggiare le prime settimane. Al termine dei 50-60 giorni non ci sarà più traccia degli anticorpi materni e i cuccioli saranno come delle spugne pronte ad assorbire qualsiasi elemento patogeno. È in questo periodo che deve avvenire la vaccinazione. Ma non è proprio così semplice, il vaccino potrebbe essere inefficace o pericoloso nel caso in cui il cucciolo abbia già contratto una malattia o fosse affetto da parassiti intestinali. Per queste ragioni, prima della vaccinazione, occorre una visita generale correlata di una attenta anamnesi e preventivamente è consigliabile eseguire anche la sverminazione. In alcuni casi dopo la vaccinazione si può sviluppare febbre, abbattimento, dolore articolare o, nel peggiore dei casi, shock allergico.

Sono tutte situazioni non particolarmente preoccupanti ma che richiedono l’intervento del veterinario. La durata dell’immunità è variabile e per questo sono importanti i richiami. Nei cuccioli, alle prese con la prima somministrazione, sono necessari più richiami a distanza di 3 settimane e sarebbe ottimale che l’ultimo richiamo sia effettuato nel quarto mese di vita. Per gli adulti i richiami saranno annuali o semestrali a seconda del tipo di vaccino. Le vaccinazioni consigliate per il cane servono a contrastare: virus del cimurro, virus della parvovirosi, batterio della leptospira, virus dell’epatite, del parassita Leishmania e virus della rabbia (quest’ultimo non è obbligatorio). Una volta vaccinato il cane è esente dalla malattia? Purtroppo no, in alcuni casi l’organismo non risponde in maniera adeguata alla stimolazione antigenica e può ammalarsi ugualmente; questo accade soprattutto quando non vengono ripetuti i richiami.

Cosa fare dopo la vaccinazione? I cuccioli per sviluppare una buona immunità hanno bisogno di completare il ciclo dei richiami, per questo è molto importante non esporre il cane a rischi prima dell’ultimo richiamo che tradotto significa tenere il cucciolo in un luogo sicuro ed evitare la socializzazione con altri animali. Vaccinare è un atto di responsabilità. Alla prossima e come sempre stay tuned! Francesco Pascali

Per domande, dubbi e argomenti che vorreste fossero trattati scrivete a: redazione@alambicco.com


Se San Cesario non va in Europa... l’Europa arriva a San Cesario L’associazione “VulcanicaMente” presenta il progetto InterGenerations: 24 giovani di 10 paesi europei saranno ospiti del nostro paese

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n’ondata di energia giovane ed internazionale invaderà San Cesario dando vita ad InterGenerations, progetto europeo finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Gioventù in Azione e promosso dall’associazione VulcanicaMente. L’iniziativa rientra tra le numerose previste per l’anno 2013 da VulcanicaMente, associazione di promozione sociale, fondato da quattro giovani donne vulcaniche, rientrate nel Salento dopo varie esperienze all’estero, con l’obiettivo di creare dei ponti tra le realtà locali e l’Europa offrendo anche l’opportunità alle giovani generazioni di partecipare a programmi europei di educazione e formazione. 24, 10, 13 e 20: questi, nel dettaglio, i numeri di InterGenerations che vedrà coinvolti 24 giovani partecipanti di 10 paesi europei che si incontreranno dal 13 al 20 marzo a San Cesario per confrontarsi sulla tematica del dialogo e della solidarietà intergenerazionale. Grecia, Turchia, Ungheria, Polonia, Estonia, Cipro, Portogallo, Romania, Svezia e Italia saranno rappresentate da operatori giovanili ed educatori dai 18 ai 30 anni. InterGenerations costituirà un’occasione di incontro tra i giovani europei e gli operatori sociali del ter-

ritorio salentino che ‘invaderanno’ San Cesario ed i suoi spazi. Tema principale delle attività sarà lo scambio intergenerazionale: momenti di incontro, interviste e laboratori di trasferimento dei saperi consentiranno ai partecipanti di confrontarsi, discutere ed analizzare i rapporti tra la nuova e la vecchia generazione condividendo idee ed esperienze . Il gruppo internazionale sarà ospitato dall’agriturismo “Lu Casale” di San Cesario, dove verranno svolte gran parte delle attività. Non mancheranno momenti di confronto interculturale, attraverso la cucina, la musica e la danza, che non solo saranno aperti al pubblico, ma richiederanno la partecipazione attiva della comunità di San Cesario.

L’eruzione vulcanica è dunque prevista a San Cesario tra qualche settimana! Non ci resta altro che attendere ma se, nel frattempo, non volete farvi cogliere impreparati potete consultare il sito www.vulcanicamente.it, essere aggiornati attraverso la pagina facebook di VulcanicaMente oppure se siete un operatore giovanile, un volontario, un educatore interessato al tema e vorreste prendere parte al progetto potete inviare la vostra candidatura a: vulcanicamente.info@gmail.com

Sara Marzo Ass. VulcanicaMente

Dall’Australia per studiare la cultura italiana

Un gruppo di docenti australiani ospite dell’Istituto Comprensivo di San Cesario

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l 15 gennaio scorso, un gruppo di 26 docenti australiani che insegnano la nostra lingua in Australia, è stato ospite dell’Istituto Comprensivo di San Cesario che, rispondendo ai requisiti di scuola pubblica rappresentativa del sistema scolastico italiano, ha aderito alla giornata di osservazione prevista dall’intenso programma di studio della lingua e della cultura italiana il cui coordinamento è affidato all’Università del Salento.

Si tratta di un programma di perfezionamento linguisitco-culturale che il governo australiano sviluppa e finanzia, attraverso trasferte dei docenti di lingua, in tutti quei Paesi la cui lingua madre è oggetto di insegnamento nei vari ordini di scuola in Australia: dagli Emirati Arabi alla Cina, dalla Francia al Giappone, dalla Spagna all’Indonesia, dalla Germania al Vietnam all’Italia. A Lecce. A San Cesario. Difficile contenere l’entusiasmo dei

bambini della scuola primaria, dei ragazzi della scuola secondaria di primo grado e di tutti gli insegnanti che hanno vissuto questa opportunità di trasversalità, unica in tutta Italia, accogliendo nelle loro classi gli amici australiani, molti dei quali di origine italiana, ed entrando, così, in contatto diretto con un’altra cultura. Nelle classi, l’osservazione è stata soprattutto interazione che ha permesso ai circa 500 studenti coinvolti di esercitarsi con la lingua inglese, ascoltandola per soddisfare curiosità o rispondendo a domande; ai docenti ospiti di partecipare alle attività dei bambini, registrare le loro conversazioni, vedere i loro quaderni e osservare l’andamento di una consueta mattinata a scuola rallegrata

da una delicata e rara essenza di interculturalità. È stata una giornata didatticamente molto proficua anche per gli insegnanti dell’Istituto Comprensivo organizzatori, tra l’altro, di una prelibata parentesi di convivialità dall’impareggiabile profumo salentino durante la quale hanno avuto ulteriori occasioni per confrontarsi e per stringere relazioni con i loro colleghi australiani che, alla fine di un’intensa giornata, sulle note incantatrici della pizzica, hanno lanciato quel boomerang, simbolo della loro terra, con l’augurio di intrecciare legami di amicizia che durano nel tempo e azzerano chilometri e fuso orario. Anna Luperto


Chi vola basso non può toccare il cielo

Il 25 marzo l’ultimo libro di Giovanna Politi sarà protagonista di un evento unico: pittura, fotogragia, teatro e letteratura si incontreranno nell’ambito della rassegna “Itinerario Rosa” presso il l’ex Convento dei Teatini a Lecce

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Giovanna Politi Chi vola basso non può toccare il cielo pp. 104, euro 12 Casa Editrice Kimerik

a queste pagine di Giovanna Politi emerge una figura femminile esteriormente delicata, interiormente forte, dinamicamente sensuale. La protagonista è infatti qualcosa di più di una figura acquerellata, volubile. È una sagoma in continuo movimento... eppure non è sfuggente; ha un profilo moderno... ma non è di moda; è calata nei nostri giorni ma non è dei nostri giorni. In altre parole ella non è il risultato di un anacronismo voluto: direi piuttosto il frutto di un primo tentativo, da parte dell’autrice, di cogliere in un momento esistenziale di transizione, di radicale mutamento, non l’ennesima

aspirante single, aggressiva e in finta guerra con l’altro sesso (facile eroina del piccolo schermo), bensì una donna ricca di ricordi, di passato, di affetti familiari, di riferimenti culturali (lato sensu, declinati cioè nelle numerose citazioni letterarie e musicali che scandiscono la narrazione). Si percepisce nel libro una tensione molteplice: tra un amore trascorso, deludente e un sogno erotico luminoso, appagante; tra una realtà lavorativa rassicurante ed un salto nella precarietà, tra la monotonia del meccanismo urbano e la vibrazione letteraria del buen retiro mediterraneo. Non ci interessa indovinare la percentuale autobiografica dei fatti, piutto-

Ad accompagnare la presentazione del libro, ci sarà la mostra fotografia di Massimiliano Manno e quella pittorica di Massimo Puglielli, oltre a performance teatrali ispirati al testo dell’autrice e un percorso di degustazioni guidate. L’appuntamento è per sabato 23 marzo, alle ore 18,30, presso l’ex Convento dei Teatini di Lecce.

sto apprezzare alcuni motivi che impreziosiscono la semplicissima trama: per esempio gli echi di fede, proposti al lettore non come pillole di bigottismo ma come perle familiari ereditate e gelosamente custodite quali linee guida per condurre la propria esistenza; oppure le “rimembranze” di una saggezza antica, vera, familiare, che l’autrice riesce ad affrontare non come sterile amarcord bensì quale eredità culturale metastorica, mai contingente, sempre attuale. Il libro di una donna, su una donna, per la donna... insomma un’ottima lettura per gli uomini. Daniele Arnesano

11 Una delle foto di Massimiliano Manno

“La macchina fotografica fissa un’immagine nel tempo permettendoci di conservare il ricordo di un’esperienza visiva che non vogliamo dimenticare”

“TATTO”: la foto vincitrice di questo numero

Il concorso fotografico “alamCLICCO 2013” è dedicato ai cinque sensi Gusto, Olfatto, Tatto, Udito, Vista Il prossimo concorso avrà come soggetto “Olfatto” Tutte le foto sono visibili sul nostro sito www.alambicco.com e sul nostro profilo facebook facebook.com/redazione.alambicco

Guarda la galleria fotografica del concorso sul tuo cellulare attraverso il QR Code a destra

“Primo contatto”

di Massimiliano Manno


Genitori inForma

L’esperienza dell’Azione Cattolica della Parrocchia Sant’Antonio da Padova alle prese con i genitori. Un’opportunità di condivisione e di aggregazione che ha raccolto più di cento partecipanti.

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criveva un po’ di tempo fa un poeta: “nessun uomo è un isola” e Papa Giovanni XXIII, diceva che: “la Chiesa è come la fontana del villaggio”. È proprio partendo da queste due considerazioni che il settore adulti dell’Azione Cattolica della Parrocchia Sant’Antonio ha ideato il percorso “Genitori inForma”. Un cammino fatto di diversi momenti che mettono al centro i genitori e li rendono protagonisti, perché gli attori principali sono proprio loro, su cui grava un compito e una responsabilità cruciale per la società odierna: essere famiglia. Il programma prevede sia momenti di formazione e dibattito, sia esperienze casalingo-laboratoriali, oltre agli immancabili momenti di divertimento e convivialità. L’aspetto formativo toccherà diversi temi su cui rifletteremo senza lezioni da platea universitaria, ma teoriche e concrete grazie all’aiuto di amici esperti. Si parlerà, quindi, dell’autorevolezza dei genitori, dell’importanza di parlare di Dio in famiglia e di come la famiglia si apre alla solidarietà. In altri incontri rifletteremo sul ruolo della scuola e dei rapporti con essa e con le altre istituzioni. Ma, in tempi di crisi, anche di economia familiare: come educare ad una spending review tra le mura amiche e qualche consiglio strategico per il futuro bilancio di casa. Attività pulsante sono i laboratori a tema: cinque, pensati per essere di supporto alle famiglie. Sono circa un centinaio i genitori che si cimentano con tea-

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tro, cucina, cucito creativo, computer di base e balli di gruppo. C’è un gruppo che, guidato da Anthony Fracasso, ha iniziato a esprimersi “teatralmente” scoprendosi improvvisamente un timido o un feroce oratore. Un altro gruppo, con le indicazioni attente dell’amica nutrizionista Stefania Cavalera e le mani esperte di Maria Rosaria Perrone, ha mosso i primi passi per comprendere meglio ricette gustose e appetitose, ma rispettose delle buone regole alimentari e della salute, soprattutto dei figli. Un altro laboratorio ha intrapreso l’esperienza del cucito creativo meravigliosamente guidati da Francesco Pati e Cinzia Avantaggiato. C’è chi, con l’esperienza di Massimo Perrone, ha mosso i primi passi nel complicato mondo dell’informatica. Non meno importante è il laboratorio di balli di gruppo, dove, soprattutto tante mamme, hanno scelto di seguire i movimenti di Irene Schito, ballerina, supportata da Paolo Tarantino e dalla giovanissima Greta. Nel frattempo abbiamo già vissuto il primo momento formativo incontrando la psicologa Marzia Greco che ci ha aiutato a comprendere meglio le dinamiche che si sviluppano all’interno delle nostro famiglie, offrendoci spunti di riflessione sull’importanza, a volte,

RUSCIU

DI LUIGI PASCALI

Capita, a volte, parlando con un conoscente che non si vede da tempo, di scivolare distrattamente in argomenti che non avresti mai pensato di toccare, affrontare temi generici e trasversali, di cui dopo pochi minuti non ci si ricorda più, forse nemmeno della persona incontrata. Talvolta, però, il racconto dell’interlocutore è così vivo, appassionato, che ti rapisce completamente e, affascinato, capisci subito che quella storia va raccontata, e va raccontata senza verificarne le fonti storiche, senza ricercarne l’autenticità totale, poiché al di là dell’esattezza delle date, dei personaggi e dei riferimenti, ciò che affascina e appassiona è il racconto in sé e lo scintillio negli occhi di chi te lo racconta! Le parole che narrano situazioni reali, descrivono luoghi e persone che conosci, ma non abbastanza da custodirne sfumature, aneddoti e piccoli (ma grandi) gesti che finiscono per fare parte del tuo mondo, dei tuoi luoghi, della tua storia, finiscono per ammaliarti, e contagiare i tuoi occhi dello stesso scintillio. È capitato un freddo pomeriggio di

dicembre: una telefonata, il desiderio di incontrarsi dopo tanto tempo, un affetto e un’amicizia ereditata, nonostante la differenza di età, da mia madre (da oltre 50 anni io sono semplicemente Lu fiju te la ‘Ppina). Una voce stanca ma sempre gentile al citofono, un grande sorriso sulla porta in cima alle scale, un caloroso abbraccio, prima di essere sommersi da una valanga di ricordi che a tratti ci divertono, spesso ci commuovono. Tra tutti, un desiderio non celato di ricordare una figura importante per S. Cesario ma soprattutto per lei… Il 12 febbraio ricorre il 52° anniversario della scomparsa di Monsignor Francesco Carlà, amatissimo arciprete della nostra comunità per lunghissimi anni, “degno di essere insignito dal Papa col titolo di Prelato Domestico di Sua Santità”… (e qui gli occhi si illuminano di più e il racconto si infervora) negli anni cinquanta fu proprio Mons.Carlà a volere la costruzione della Chiesa di S.Salvatore, realizzata con la partecipazione di tutta la Comunità. In particolare, l’altare dedicato a S. Luigi fu realizzato con i fondi raccolti

di dire dei “NO” ai propri figli, quei “no” fortemente educativi ai quali molto spesso si rinuncia ma che sollecitano i ragazzi a maturare una coscienza critica. Il ruolo dell’Azione Cattolica rimane da sempre quello di mettersi al servizio per il prossimo, per il bene comune, per il futuro del nostro paese, con la piena convinzione che tutto può ripartire se ognuno di noi abbatte umilmente le proprie barriere e inizia a costruire dei solidi ponti di dialogo, confronto, comprensione, fraternità e amore. Antonio Tarantino

Un incontro di “Genitori inForma”

Monsignore

dalle operaie del Magazzino Terragno (uno degli opifici per la lavorazione del tabacco presenti a San Cesario); l’altare di S. Maria Goretti fu realizzato grazie ai fondi raccolti dalla Gioventù Femminile (una delle tantissime Associazioni Religiose che orbitavano attorno alla Parrocchia); l’altare di S. Maria Assunta fu donato dalla Famiglia De Giorgi. Il popolo avrebbe voluto dedicare uno degli altari a S. Francesco, per onorare il nome di Mons. Francesco Carlà, ma egli rifiutò, …“poiché non è merito mio”… ma tutto era stato possibile con l’impegno dell’intera Comunità. Si decise allora di dedicarlo a S.Pio, poiché quando Monsignore fu ordinato sacerdote, Pio X sedeva sul soglio di Pietro. La nostra amica è ormai un fiume in piena: aneddoti, curiosità, riferimenti, sull’intensissima attività religiosa, pastorale, associativa che la vedevano protagonista di quegli anni lontani, di pieno fermento. Una vena malinconica sottolinea il progetto (mai realizzato) del sindaco Vincenzo Zanchi, di erigere un busto presso il cimitero, per ricordare il nostro illustre concittadino e pastore, in con-

trapposizione con l’idea di affiggere una lapide presso quella che ne era stata l’abitazione. La prematura scomparsa del Sindaco Zanchi, per un brutto incidente stradale, fece sfumare definitivamente l’iniziativa. La visita si conclude con l’auspicio che quell’antico progetto possa essere ripreso, che qualcuno senta il desiderio di ricordare un illustre figlio di San Cesario. Poi si rinnovano abbracci e propositi di rivedersi presto. Ci guardiamo negli occhi… nei suoi si legge un grande orgoglio per ciò che è stato, l’immensa dignità di affrontare e superare brillantemente una solitudine che incombe, alla quale ci si è abituati ma non rassegnati. Nei miei l’inevitabile, incontenibile emozione per aver fatto “mio” un altro pezzo di vita che mi apparteneva solo di riflesso. Grazie, Memè!


La morte te lu Paulinu

“L

Ritorna domenica 17 febbraio la rappresentazione de “La morte te lu paulinu” a cura dell’Associazione Follemente. Piccole e grandi tradizioni da recuperare e rivivere.

u Paulinu” leccese ha origini incerte, probabilmente un rito medievale di inversione sociale ambientato durante il Carnevale, periodo in cui ai servi era concesso di ribellarsi ai loro padroni e abbandonarsi a grandi abbuffate; gente costantemente affamata che rischiava quindi pericolose indigestioni. La leggenda racconta di un contadino vestito di stracci che andò incontro ad un’indigestione indesiderata, per lui purtroppo fatale. Sarcasticamente la tradizione popolare lo rappresenta come un fantoccio disteso su un carretto con tanto di corteo di prefiche piangenti per la sua dipartita. L’evento celebra una sorta di trapasso dall’opulenza alla penitenza attraverso l’allegria e l’ironia del Carnevale. E anche San Cesario avrà il suo Paulinu a cura dell’associazione culturale “FolleMente”. Teatralità improvvisata, fantasia e musica accompagneranno l’intera giornata: alle ore 10 sarà alle-

stita la camera ardente te lu paulinu sancesariano in carne ed ossa nel chiostro del Palazzo Ducale in Piazza Garibaldi, dove vedova inconsolabile, amante, amici, nemici e altri improbabili personaggi si alteranno al capezzale del compianto fra le risate del pubblico. Nel pomeriggio invece seguirà il colorato e tradizionale corteo funebre per le vie del paese, accompagnato dalla banda musicale e dai cittadini che di volta in volta vorranno unirsi in questa tragicomica occasione. Il corteo si concluderà con il rogo del fantoccio, la pentolaccia e tanta musica e divertimento fino a sera. Un patrimonio culturale da riscoprire per gli adulti e tramandare ai più piccoli, perché le maschere, la recitazione e la fantasia possono insegnare più di quanto si possa immaginare. Lucia Luperto lucia@alambicco.com

Lu Paulinu 2012

Fare teatro oggi

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La Busacca e il Comune di Lequile investono sulla cultura Emidio Buttazzo, Assessore alla cultura

La Busacca

arlare di “cultura” è oggi un atto che necessariamente prevede l’accostamento ad un’altra voce verbale. Il “fare”. FARE CULTURA: binomio imperativo, non condizionale né futuro prossimo, ma presente. Un presente che con ineludibilità diverrà domani. Garcia Lorca diceva che “un Paese senza cultura è un Paese senza futuro”. Perché cultura è conoscenza. Tubi catodici, connessioni veloci, relazioni virtuali, scritture facilitate, fastfood del sapere, nutrono ormai un mondo, abitato e vissuto da umani, con surrogati di umanità, che sterilizzano i rapporti, impigriscono le menti, colorano i sentimenti di un neutro grigiore che appiattisce tutto. E il linguaggio non trova più nella sua essenza, la parola,

quella “fonetica emozionale” che dava ad un “Ti amo” una tinta con una tonalità calda, diversa da quella tonalità fredda di un “Vorrei della frutta fresca”. E da dove ripartire!? Proprio dalla parola; dalla parola che prende vita; dalla parola che incarna sentimenti di quella sorta di “grande magia” che coinvolge attore e spettatore in una sorta di catarsi emotiva vissuta non in tre dimensioni, ma in quattro Dal Teatro, insomma, che è storia e conoscenza dell’uomo. In questi tempi di forte recessione economica, valoriale; in questi tempi di incertezza dove la precarietà rischia di diventare l’unica certezza di stabilità, strutturare un progetto, non a medio termine, che abbia nella Cultura e nel Teatro la sua linea guida è difficile, ma non impossibile.

E così, può capitarti di incrociare sulla tua strada persone sensibili, colte e audaci come Emidio Buttazzo, che insieme all’Amministrazione Comunale di Lequile, scelgono di investire sul Teatro, sostenendo una progettualità culturale che coinvolga tutti e che sia alla portata di tutti. Nascono due laboratori espressivo teatrali (uno per ragazzi e uno per bambini) accolti con m olto entusiasmo fin dal primo incontro; un Corso diretto da Francesco Piccolo e una rassegna teatrale. Sono gesti di responsabilità, mattoni importanti perché la cultura torni ad essere strumento di alfabetizzazione funzionale. Francesco Piccolo

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SPAZIO PROMOZIONALE

Evò San Cesario: tutto un altro sport

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anta voglia di integrazione, spirito di squadra e tanto divertimento: sono questi i principi fondamentali che hanno portato la palestra Evò e la comunità senegalese di San Cesario e dintorni a fondare una squadra di calcio a 11 che partecipa al campionato provinciale amatori Uisp (Unione Italiana Sport Per Tutti).

Il Mister Hassane

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Comincia a ottobre l’avventura della squadra Evò Jappo San Cesario che perde la prima partita con i cugini lequilesi. Ma dalla seconda partita in poi è stata una continua crescita, tanto che adesso la squadra è quarta dietro alla squadra leccese "Immagine grafica", alla galatinese "Farmacia vergine" e la "Futura Monteroni". "La palestra Evò è fiera di aver dato il via a questa bellissima collaborazione" dice Mauro Liaci, presidente dell’associazione "e grande merito va dato al nostro allenatore Hassane Niang, che segue magistralmente la squadra regalando al pubblico un gioco divertente e di grande impatto e all’anima della squadra, il capitano Sambe Sadank che ha messo sù una compagine di giocatori competitivi che vogliono fare sport per stare bene e divertirsi insieme agli altri". La squadra, di cui potrete seguire tutte le partite da sabato prossimo sul sito de “l’alambicco” (www.alambicco.com), è la testimonianza di quanto sia forte il legame tra sport e integrazione e quanto sia universale il linguaggio dello sport. Degna di nota la classifica dei cannonieri del campionato che vede in testa il senegalese sancesariano Diav Papa Abib con ben 19 gol in 15 partite.

ASD Tre Casali

Una realtà importante nel mondo dell’atletica italiana Alessandra Merlino, cincitrice del coross di Ugento

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ata nel 2008 da un’idea di Gigi Renis e Bruno Miglietta per avvicinare al mondo dello sport i giovani, la ASD Tre Casali San Cesario è diventata ormai una realtà nel mondo dell’atletica leggera. Sono diversi i risultati che ogni settimana alcuni degli oltre 130 tesserati della la ASD Tre Casali stanno ottenendo in campo provinciale, regionale e nazionale portando alla ribalta il nome del nostra cittadina. L’Associazione è presieduta da Gigi Renis neo consigliere regionale della Federazione Italiana di Atletica Leggera, e vede nel consiglio direttivo Bruno Miglietta vice presidente, Aristodemo De Blasi medico sociale. Tecnici sono il campione europeo Giammarco Buttazzo e lo stesso Gigi Renis, consiglieri Noè Tarantino e Roberto D’Oria. Tra gli atleti spiccano i nomi di Giuseppe Piccirillo che alla sua prima partecipazione alla maratona di Roma dello scorso anno si è classificato alla 12^ posizione tra gli oltre 20.000 partecipanti, mentre in campo provinciale e regionale stravince in tutte le gare dove partecipa. Eccellenti notizie arrivano anche dal marocchino Majid Mohamed, 16 anni da poco in Italia e che alle sue prime gare ha stupito tutti battendo atleti di grosso calibro; corteggiato da molte società italiane è tenuto d’occhio da osservatori della nazionale di atletica. L’ultimo successo della ASD Tre Casali risale a domenica 3 febbraio 2013: sbaragliando tutti si è aggiudicata la prima posizione nella mezza maratona nazionale di Gallipoli. Con l’associazione si allenano settimanalmente presso il campo Coni di Lecce circa 40 ragazzi a partire dai 5 anni guidati da Gigi e Giammarco e quasi un centinaio sono gli adulti che ogni domenica si sfidano su vari campi di gara italiani. I tecnici sono anche a disposizione per la preparazione atletica dei giovani che si accingono ai vari concorsi militari. L’Associazione è aperta non solo ai campioni ma soprattutto a chi vuole fare dello sport uno stile di vita all’insegna dell’altruismo del rispetto reciproco e dell’amicizia. La redazione


Raccontare con uno scatto Danilo Calogiuri, fotoreporter di guerra, nato a Lizzanello e fondatore dell’Agenzia di informazione fotografica Whiroo, ci racconta la sua passione per un mestiere affascinante che sta attraversando, nel nostro Paese, un momento storico difficile Quando è nato il tuo rapporto con la fotografia ? Molto presto, una passione nata da ragazzo, ho cominciato con una Nikon F4, che conservo e ogni tanto utilizzo ancora. Partito come volontario nell’esercito a diciannove anni, mi presentai in caserma con al collo la mia macchina fotografica. Il comandante, incuriosito, mi chiese qualche giorno dopo, di scattare delle foto agli allievi ufficiali e da lì è cominciata la mia storia di reporter. Ho realizzato alcuni calendari per l’esercito e quando si andava in missione all’estero documentavo le operazioni militari. Sei diventato quindi un combat camera. Qual è stata la prima missione di guerra? È stata in Kossovo, però la guerra era già finita da due anni. Anche se il pericolo non mancava per via di scontri dovuti alla criminalità molto presente, soprattutto nelle zone dove arrivavano gli aiuti umanitari. Poi sono passato in Afghanistan: lì è stata dura, ho subito anche un attentato. Ogni notte se non c’erano i caccia che bombardavano, c’erano i talebani che sparavano con i mortai. Sono stato il primo militare ad arrivare come fotografo a Bala Murghab, l’ultimo avamposto italiano nel nord dell’Afghanistan, tristemente famoso per l’uccisione di molti soldati italiani. Eravamo partiti da Herat con un convoglio di un centinaio di mezzi, guidati da afghani, circa 500 km di strada in sei giorni. La sera si dormiva sulle collinette con il rischio costante di essere attaccati. Il terzo giorno lungo il costone di una montagna avevano piazzato delle mine, che esplosero al nostro passaggio; per fortuna era il primo periodo in cui venivano utilizzati nuovi mezzi blindati, per cui il camion si capovolse soltanto, io riportai danni all’udito e tutta l’attrezzatura fotografica andò distrutta. Rimasto con la mia Nikon F4 e quello che riuscì a recuperare in giro completai il lavoro. Una foto è stata anche pubblicata dal New York Times. Lavorando in zone di conflitto, si subiscono censure? Si rischia di fare da strumento di propaganda delle varie parti? Sì, e questo è il motivo per cui ho deciso lasciare l’esercito e diventare un giornalista freelance. In Italia, non palesemente, ma la censura è forte, i mezzi di comunicazione danno spesso informazioni distorte. Le

mie foto erano filtrate dall’ufficio stampa dell’esercito. Quando siamo arrivati a Bala Murghab non c’era nulla, gli americani avevano da poco occupato un ex cotonificio senza tetto e lì, abbiamo costruito una base, ma dormivano nei mezzi; sono rimasto in tutto sette mesi, e spesso senza cibo, né acqua. Ero pronto a quel sacrificio perché credo nel mio lavoro, ma non potevo accettare che la realtà che volevo raccontare, arrivava sui giornali completamente distorta. Ora sei direttore dell’agenzia di informazione fotografica Whiroo. Whiroo è un’organizzazione di fotografi freelance che ha inviati in Afghanistan, Africa, Nord e Centro America. Nasce proprio dalla voglia di fare informazione libera, non filtrata dalla politica. Nonostante ogni storia possa contenere delle influenze personali, noi cerchiamo per quanto possibile di essere obiettivi. Durante l’ultima esperienza in Medio Oriente ho aperto un blog, raccontando passo dopo passo quello che è successo. Il lavoro di un reporter dovrebbe essere quello di andare a fondo in una situazione e poi tirare delle conclusioni. In Italia questo spesso non si verifica e ce ne accorgiamo da quello che sta accadendo in Siria. Ora ci sono due schieramenti, da un lato il governo di Assad dall’altro il Free Syrian Army. Le informazioni che arrivano in Italia sono filtrate. Solo andando sul posto ci si può rendere conto di ciò che sta realmente accadendo. Il territorio siriano è strategicamente molto importante, perché vicino all’Iran, perciò la Nato e quindi la maggior parte dei paesi occidentali, ha interesse ad entrare in Siria e a mantenere una situazione interna di instabilità. Quando, secondo te, una foto non va pubblicata, c’è un limite etico da rispettare? Quest’anno ho partecipato al Word Press, il premio internazionale di fotografia. Osservando le foto vincitrici degli ultimi anni si nota che ciò che le accomuna è la crudezza, il sangue. Un limite esiste, ma molti lo superano. Io, nelle mie foto, ho deciso di raccontare la realtà senza dover ricorrere a cadaveri e bambini uccisi. Ho intitolato il mio reportage “Cadono le bombe” perché durante il giorno, cerchi di ritrovare una dimensione di normalità anche in situazioni estreme. Dopo due anni di guerra devi cercare di farlo, perciò si va a

fare la spesa nei piccoli negozi rimasti aperti, i bambini giocano tra le macerie, tra i carri armati distrutti. Questa normalità viene interrotta qualche minuto da un aereo che sorvola il cielo, ti fermi, controlli, poi cerchi di continuare. Ho cercato di andare controtendenza, sono consapevole che non è la stessa cosa, è chiaro che più una foto è cruda, più è d’effetto e si vende. In guerra si è esposti al dolore e alla paura. C’è il pericolo di assuefarsi al dolore, alle sofferenze degli altri? No, non ci si abitua. Provo una grande tristezza ogni volta che vedo una scuola o un ospedale distrutto. È inaccettabile che, come accade in Siria, siano i civili a dover pagare le conseguenze di una guerra scelta da altri. Prossima meta? Sto programmando un viaggio in Mali anche se al momento i francesi hanno chiuso il fronte di guerra, quindi andare per raccontare solo ciò che fa l’esercito non è ciò che mi interessa. C’è una censura estrema in questi giorni su ciò che effettivamente sta accadendo in Mali. Tra i vari settori di cui la tua agenzia si occupa, c’è anche la fotografia sportiva. Anche questa una passione? Sì, dopo aver lasciato l’esercito sono stato per un certo periodo in Costa Rica e lì mi mantenevo facendo foto ai surfisti, oltre che praticare il surf. Lo scorso anno sono stato chiamato per la tappa nazionale di kitesurf, svoltasi ad Otranto. Un nostro obiettivo sarebbe quello di creare un team ufficiale di atleti di Wirhoo, anche se la crisi ci ostacola non poco. Un ricordo particolare di un tuo viaggio, un episodio curioso vissuto. Oltre a reportage di guerra, ho realizzato un reportage ad Istanbul ed ho girato buona parte del Centro America con macchina fotografica e tavola da surf. Sono partito dal Costa Rica, poi sono sceso giù a Panama, Nicaragua, Honduras, ed ho fatto un pezzo di viaggio a bordo di un camion con un ragazzo camionista. Lì fa molto caldo. Per entrare in Nicaragua dovevamo attraversare dei paesini piuttosto pericolosi per via della criminalità, e mi consigliò di indossare maglietta a maniche lunghe per coprire i tatuaggi, poichè in quei posti una persona tatuata viene associata ad un criminale. Ed infatti , lungo il viaggio, la polizia ci fermò ed ovviamente per via dei miei tatuaggi, scambiato per uno spacciatore, i controlli furono fatti a me che neanche fumo! Giuliana Scardino giuliana@alambicco.com

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Giù per i tubi  

l'alambicco - anno XII - n.56 - febbraio 2013