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periodico di politica cultura società • www.alambicco.com

anno XII numero 60 • dicembre 2013 • distribuzione gratuita

La paura che ci abbiano avvelenato la terra ci ha fatto “ri-scoprire” la forza delle mafie anche in Puglia e nel Salento. Anzi, ormai sembriamo quasi passati dalla rimozione del fenomeno alla psicosi collettiva

Una montagna di merda


Ecomafie nel Salento: allarme e cattiva coscienza Le recenti dichiarazioni dei pentiti hanno risvegliano l’attenzione nei confronti degli affari illeciti dietro lo smaltimento dei rifiuti. Un “sistema Italia” distratto ha permesso alla mafia di investire i capitali illegali nell’economia “sana”. E il Salento non fa eccezione.

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a paura che ci abbiano avvelenato la terra ci ha fatto “ri-scoprire” la forza delle mafie anche in Puglia e nel Salento in particolare. Anzi, ormai sembriamo quasi passati dalla rimozione del fenomeno alla psicosi collettiva. Il quadro che si è delineato in queste settimane parte per le dichiarazioni di un pentito della Camorra, il casalese Carmine Schiavone, fatte davanti alla Commissione Antimafia nel 1997 e recentemente “de-secretate” dalla Presidenza della Camera dei Deputati; passa da quelle del pentito supersanese della Sacra Corona Unita, Silvano Galati, che aveva indicato la zona intorno a Casarano come un vero “cimitero di veleni”; e si sviluppa lungo le recenti prese di posizione delle Procure di Lecce, Brindisi e Taranto che hanno ridimensionato la portata di quelle dichiarazioni. Ma il fenomeno, per chi avesse avuto occhi per vedere, non è nuovo né oscuro: lo testimoniano le inchieste della Direzione Distrettuale Antimafia guidata da Cataldo Motta, del magistrato Valeria Mignone ma anche le inchieste giornalistiche di Marilù Mastrogiovanni su “Il Tacco d’Italia”. Un esempio è l’inchiesta sui fusti di PCB (policlorobifenile, un rifiuto tra i più pericolosi) gettati abusivamente nelle campagne del sud Salento tra Casarano, Presicce, Supersano, Ruffano, Ugento. Oppure la scoperta che ad Ugento, nella discarica Burgesi, quei fusti arrivavano legalmente dalla Sea Marconi di Torino - grazie alla falsificazione dei certificati di accompagnamento operata da funzionari compiacenti – per il tramite di trasportatori legati al locale Clan Scarlino che, si è scoperto, gestiva la discarica stessa, mediante la società Monteco. Anche sulla morte di Peppino Basile, consigliere comunale di Ugento ucciso nel 2008, c’è l’ombra della gestione dei rifiuti tossici nel Salento, soprattutto da quando nel 2010 è stato scagionato dall’accusa di omicidio il giovane Vittorio Colitti junior. Uno scenario “consueto” di gestione criminale, questa volta applicato allo smaltimento di rifiuti pericolosi, e più o meno sempre lo stesso: ricerca di ingenti guadagni, connivenze od omissioni tra controllori pubblici e imprese private, indifferenza del territorio.

A fronte di una preoccupazione collettiva che coinvolge cittadinanza, esponenti politici e che si è affermata nel dibattito pubblico, in questi giorni dalle Procure territoriali e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce è venuto un segnale di ridimensionamento della portata delle affermazioni di Schiavone, della loro attendibilità e contemporaneamente un segnale di attenzione che nel tempo si è concentrata sul fenomeno, proprio attraverso le inchieste citate. È di pochi giorni fa la notizia dell’apertura da parte della Procura di Lecce di un fascicolo di indagine contro ignoti con l’ipotesi di reato di traffico di rifiuti. «E’ un accertamento che svolgiamo per assicu-

rare maggiore tranquillità alla gente», conferma il procuratore Cataldo Motta. Da questi fatti, però, emerge la necessità di ampliare lo sguardo e rompere quel meccanismo di rimozione collettiva che ci ha impedito di prendere consapevolezza della pervasività del controllo del territorio da parte delle mafie, della SCU e di altri gruppi criminali. La catena di connivenze, di omissioni di controllo, di riciclaggio di denaro in attività economiche apparentemente legali non riguarda solo la gestione dei rifiuti. E non riguarda solo attori “esterni” venuti da fuori a turbare il nostro “piccolo mondo antico”. Riguarda tutti noi molto da vicino. Le mafie pugliesi hanno la faccia della SCU nel Salento, della malavita barese e foggiana che nell’ultimo anno ha lasciato sul terreno decine di morti. E hanno la faccia del riciclaggio di capitali sporchi nelle attività economiche legali (turismo e intrattenimento, per esempio) da un lato; dei traffici illeciti di ogni genere, dall’altro. E soprattutto hanno le

facce indifferenti di tanti pugliesi che ancora si sorprendono, in un meccanismo di rimozione collettiva molto pericoloso. Nella Relazione della Direzione Nazionale Antimafia del 2012 si pone l’attenzione sulla SCU e, riportando l’elemento della presenza “sotterranea” di questa organizzazione criminale nella gestione del territorio e negli affari, si sottolinea come la crisi economica le stia fornendo un’opportunità formidabile di legittimazione sociale: «La perdurante crisi economica ha in qualche modo contribuito ad enfatizzare il ruolo della criminalità organizzata e ad aprirle nuovi spazi di intervento, in particolare con la disponibilità di alcuni creditori a ricorrere ad ambienti della criminalità organizzata locale per il recupero del proprio credito dovuto da debitori morosi, con la ovvia consapevolezza del metodo mafioso, intimidatorio e violento cui il debitore sarebbe stato sottoposto». Agli atti di intimidazione violenta (70 nel 2012 secondo la Relazione, uno anche a San Cesario) si contrappongono servizi come quello citato nella Relazione che portano l’allarmante corollario de «l’accettazione e la condivisione di logiche criminali e mafiose, la conseguente legittimazione per i clan mafiosi, un abbassamento della soglia di legalità e, nella sostanza, il riconoscimento di un loro ruolo nel regolare i rapporti nella società civile». Ma c’è un altro aspetto inquietante nel quadro delineato dalla Relazione: l’ambivalenza delle organizzazioni cri-

minali. Da un lato ci sono le estorsioni, il traffico di stupefacenti, il gioco d’azzardo, l’usura, le truffe alle assicurazioni, le intimidazioni e le uccisioni; dall’altro c’è la necessità per la SCU di coinvolgere nel reinvestimento dei capitali illeciti persone formalmente esterne all’associazione, non affiliate con i rituali pittoreschi proprio perché funzionali all’ingresso nell’economia legale: imprenditori, professionisti, funzionari di banca, funzionari comunali. Persone normali, persone perbene, persone che fanno il proprio lavoro, girandosi magari dall’altra parte al momento opportuno. Questo è il vero punto: le mafie non si combattono solo con le operazioni di polizia, con la repressione giudiziaria, con eroi solitari e destinati a fare una brutta fine. Le mafie si combattono nella vita di tutti i giorni, nella trasparenza dell’amministrazione pubblica e degli appalti, nella corretta gestione del credito da parte delle banche e nel controllo sulle operazioni sospette di riciclaggio anche da parte di notai, avvocati e commercialisti. Ma le mafie si combattono soprattutto attraverso la diffusione dell’informazione, la conoscenza, la capacità di svilirne il dominio mediante l’emersione nel dibattito pubblico. Giuseppe Nobile giuseppe@alambicco.com

Periodico di politica cultura società Anno XII n. 60 - Dicembre 2013 IscrItto al n. 792/2002 del reg. stampa del trIbunale dI lecce

Direttore responsabile: giancarlo greco. Hanno collaborato: antonella perrone, aristodemo de blasi, cristian nobile, emanuele Faggiano, enrico tortelli, gianni nobile, giuliana scardino, giuseppe nobile, Ilaria parata, lucia luperto, luigi patarnello, luigi pascali, paolo de blasi, paolo Verardo, pierluigi tondo, pierpaolo lala. Redazione: via umberto I, 65 - san cesario di lecce e-mail: redazione@alambicco.com internet: www.alambicco.com facebook: www.facebook.com/redazione.alambicco twitter: @lalambicco Distibuito gratuitamente a San Cesario, Cavallino, Lequile, San Donato stampato presso: s.&g. grafiche - galugnano (le) Chiuso in tipografia il 3 dicembre 2013 alle ore 23


Tavolo Tecnico sui miasmi: non ci resta che attendere? Da un anno e mezzo si susseguono le riunioni del Tavolo Tecnico sui miasmi della discarica di Cavallino senza fare un passo in avanti verso la soluzione definitiva del problema

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fogliando l’Enciclopedia Treccani, nella sezione neologismi, si trova la definizione di Tavolo Tecnico: “Sede nella quale si affrontano e si discutono gli aspetti tecnici di un problema controverso.” Il problema controverso con cui i cittadini di San Cesario si scontrano da più di un anno è quello dei miasmi che provengono dagli impianti di trattamento dei rifiuti di Cavallino. Puntualmente ogni 6 mesi circa viene convocato un Tavolo Tecnico nella sede della Provincia di Lecce in cui i tecnici relazionano con le autorità politiche. Quello che viene da chiedersi è quale sia lo scopo. Perché affrontare e discutere di un problema presuppone l’intento da parte dei partecipanti al tavolo, di trovare una soluzione. Lo scenario che però nei mesi si sta delineando è che probabilmente una soluzione definitiva al problema non esiste. Il sistema di smaltimento dei rifiuti previsto dalla Regione, infatti, è tecnologicamente così delicato, che appena un ingranaggio funziona male, si intoppa. Come è accaduto il 25 ottobre, giornata che i cittadini di San Cesario ricor-

deranno per l’aria maleodorante, quando negli impianti di Cavallino è arrivato materiale non completamente biostabilizzato proveniente dall’impianto di Poggiardo. Dall’ultimo Tavolo Tecnico del 12 novembre non sono venute fuori importati novità, salvo il fatto che la stazione mobile installata in prossimità dell’abitato di San Donato verrà, alla fine del mese, spostata in prossimità dell’abitato di San Cesario. Questa apparecchiatura rileva le concentrazioni di inquinanti nell’aria in prossimità dei centri abitati e i risultati di queste ulteriori analisi, confrontati con quelli

dei radielli installati in prossimità degli impianti, dovrebbero definitivamente farci capire se le concentrazioni di Acido Solfidrico nell’aria sono o non sono dannose per la salute dei cittadini. Infatti, ricordiamo, come già riportato nel numero di maggio, che sebbene la normativa italiana non preveda dei valori soglia, diversi studi sulla tossicità di questo composto sull’organismo hanno stabilito che per concentrazioni superiori a circa 14 mg/m3, si iniziano ad avvertire irritazione agli occhi e, per concentrazioni crescenti, danni alla vista e all’olfatto. Inoltre, in quest’ultimo tavolo tecnico, si è delineata la necessità di chiedere ai dirigenti della Regione Puglia che vengano stanziati dei capitoli di spesa per poter procedere al controllo della qualità del rifiuto biostabilizzato in quanto, al momento, non sono predisposte risorse per tali controlli.

Intanto, nel mese di ottobre ha fatto discutere la notizia della possibile realizzazione di un impianto di compostaggio da 30.000 tonnelate a meno di un km dall’abitato di Galugnano. Quest’impianto infatti, se da un lato avrebbe contribuito a completare il ciclo dei rifiuti per quanto attiene alla parte organica, dall’altro ha sollevato le perplessità della comunità locale, già vessata dai miasmi degli impianti di trattamento di Cavallino. Nei giorni scorsi la ditta Igeco, promotrice del progetto, con una lettera all’amministrazione comunale di San Donato e un manifesto alla cittadinanza, ha annunciato di non voler portare avanti il progetto poiché, si legge nelle motivazioni, “non vogliamo che un’iniziativa di tale importanza, necessaria ed obbligatoria per legge, venga realizzata in un territorio che non riesce ad apprezzarne il valore”. Anche questa vicenda, dunque, si chiude con un nulla di fatto. Non ci resta che attendere… tappandoci il naso. Ilaria Parata ilaria@alambicco.com

Dalla parte della natura Breve incursione nell’associazione Rangers per l’Ambiente di Lequile, da due anni in prima linea per la tutela dell’ambente mattina presto. Metto piede fuori da casa e subito tovaglioli, cartacce, pacchetti di sigarette vuoti, involucri di merendine gettati sul marciapiede, mi assalgono la vista. Raccolgo tutto e, rientrato a casa, lo getto nella mia spazzatura. Periferia di San Pietro in Lama, lungo la via per Monteroni, mi imbatto in un imprecisato numero di buste di immondizia gettate lungo la banchina. Torno in paese e sollecito un intervento di bonifica urgente al Comando dei Vigili Urbani. Materasso abbandonato in via Solano Li Belli: comunicato per la raccolta del martedì. Manifestazione pubblica in piazza

è

Beethoven. Un tappeto di cicche inorridisce lo sguardo di un gruppetto di bambini. Tristezza, scoramento nello scoprire oltre quindici quintali di amianto abbandonato nei pressi della Masseria Li Belli, vicino alle trincee. Ma non mi fermano. Nonostante lo sconforto, le tante delusioni vissute, testardamente persevero nel diffondere l’educazione all’ambiente. La speranza è di cambiare radicalmente abitudini, stili di vita consolidati in massima buona fede ma assolutamente riprovevoli perché portati all’oltraggio ambientale. Alla violenza di quel bene primario che è la Natura. Io assieme ad un gruppo di altre

splendide persone: i Rangers per l’Ambiente di Lequile. Da quasi due anni con la nostra opera fatta di continue sollecitazioni, presenza fisica, incontri con i cittadini, proviamo a migliorare l’assetto ambientale del nostro territorio. E lento, ma costante, un graduale miglioramento c’è. Quanta felicità di fronte all’entusiasmo coinvolgente, interessato, delle scolaresche durante gli incontri didattici sul tema Ambiente. Che gioia nel vedere Totò Laudisa aggregarsi alla squadra. Andiamo avanti con entusiasmo. Certo è un percorso duro, apparente-

I rangers per l’ambiente all’opera

mente immobile, ma siamo certi che il nostro sforzo sarà gratificato dalla coscienza, pulizia mentale, maturità delle nuove generazioni. Vito Carignani

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Tares, questa cara sconosciuta Come funziona e quanto ci costerà il nuovo Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi

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e ne parla da un po’ e ora purtroppo è arrivata! Stiamo parlando della Tares, acronimo che nasconde il nome di un tributo, quello sui rifiuti (Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi), introdotto nel 2011 dal governo Monti ed entrato in vigore alla fine di questo 2013. Mettiamo subito le mani avanti: il meccanismo che ne determina gli importi è particolarmente complesso e articolato; non riusciremo a essere esaustivi ma speriamo almeno di fare un po’ di chiarezza sulla filosofia che il legislatore ha messo alla base di questa riforma. Fino al 2012 la tassa sui rifiuti dipendeva unicamente dalla superficie dell’edificio. La Tares stabilisce diversi parametri, incrociando due elementi principali: la superficie dello stabile e il numero di residenti; per le attività commerciali, un coefficiente di moltiplicazione stabilito dal Ministero in base alla quantità presunta di rifiuti prodotti dalla specifica categoria. Inoltre, c’è una tassazione statale fissa pari a 0,30 euro a metro quadro (uguale per tutti, edifici privati e pubblici) e un tributo provinciale del 5%. Una logica più che condivisibile: paga di più chi produce maggior quantità di rifiuti. La legge, infatti, stabilisce che il tributo debba coprire integralmente i costi del servizio di gestione dei rifiuti. “Integralmente” vuol dire che nel computo delle spese sostenute dai Comuni devono essere incluse quelle del personale che lavora in questo settore. Non servirà a fare cassa quindi ma “solo” a coprire la spesa (per San Cesario di poco inferiore ai 2 milioni di euro). Il calcolo ha generato in molti casi aumenti significativi che hanno messo in difficoltà le tasche già sufficientemente a secco degli italiani, soprattutto delle atti-

vità commerciali come i bar e/o le pizzerie e delle famiglie numerose. Le case con uno o due residenti pagheranno cifre molto simili allo scorso anno, mentre da tre residenti in su il costo comincerà a essere progressivamente più elevato. Nella tabella in basso abbiamo provato a fare una simulazione (approssimativa) delle differenze tra il 2012 e il 2013. Ad accompagnare l’entrata in vigore della Tarsu, ogni comune si è dotato di un regolamento che, tra le altre cose, determina le superfici escluse dalla tassazione (vani tecnici, sale operatorie, locali per l’allevamento di animali, edifici in ristrutturazione, ecc.), le fasce della popolazione (anziani o residenti all’estero) e i cittadini virtuosi (quelli che hanno avviato il compostaggio

domestico) che potranno accedere a forme di sgravio. San Cesario ha stabilito la riduzione del 30% per le abitazioni con un unico residente ultrasessantacinquenne, per quelle a uso stagionale, per i residenti all’estero e per i fabbricati rurali; una del 20% per le utenze domestiche che fanno il compostaggio e una del 15% per gli ultrasettantenni con reddito entro i 7 mila euro lordi. Logica condivisibile, dicevamo, ma

con due obiezioni di fondo: gli ultimi governi, attraverso questi sistemi di tassazione, non hanno fatto altro che riversare sugli enti locali e quindi direttamente sui cittadini (siano essi famiglie o imprenditori e commercianti) la totalità del peso economico della crisi finanziaria; a fronte di una tassa così alta spesso non corrisponde una qualità del servizio minimamente adeguata: noi, più di altri, viviamo sulla nostra pelle la perenne emergenza rifiuti e l’incomprensibile atteggiamento della Regione Puglia che continua a giocare tra Ato e Aro impedendo di fatto la contrattazione diretta dei Comuni con gli enti gestori, senza voler risolvere concretamente il problema della filiera dei rifiuti (per tacere delle nostre discariche e dei disagi da queste procurati). Il governo ha fatto subito sapere che il prossimo anno la Tares non ci sarà. Letta prima aveva pensato di sostituirla con la Trise, e qualche giorno fa con la Iuc (Imposta Unica Comunale) che dovrebbe raggruppare la tassazione sui rifiuti e quella sui servizi indivisibili (strade, case, illuminazione pubblica, ecc.). Ma Tarsu, Trise, Iuc che sia, la sostanza non cambierà: i cittadini dovranno farsi carico di tutto il costo. Speriamo almeno cambi la qualità della gestione di rifiuti e ambiente, a cominciare da noi cittadini che spesso non siamo certo d’esempio. Paolo De Blasi paolo@alambicco.com


In memoria di Rita Levi-Montalcini

AVIS compie 20 anni

Ad un anno dalla scomparsa, una gara internazionale celebra la grande ricercatrice con un progetto a cui tutti possono partecipare. Comodamente, da casa propria

Una tra le associazioni più importanti del nostro comune si prepara ai festeggiamenti. Ecco tutti i dettagli della giornata

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l 30 dicembre 2012 l’Italia, e il mondo intero, hanno perso una delle più grandi donne dei nostri tempi. In tutti noi è ancora vivo il ricordo dei suoi occhi vigili e curiosi, e della sua lucidità e voglia di lavorare non per se stessa, ma per il benessere altrui. Oggi circa 300.000 appassionati in tutto il mondo contribuiscono attivamente alla ricerca scientifica, con lo stesso spirito altruistico e lungimirante che ha animato in vita Rita LeviMontalcini. Dal 2002 il programma BOINC (piattaforma aperta non commerciale per il Calcolo Distribuito) mette a disposizione di chiunque abbia un Personal Computer la possibilità di partecipare attivamente a progetti di ricerca, a sostegno di università e centri di ricerca che non possono permettersi l’installazione grossi centri di calcolo, né affittare il tempo macchina di quelli esistenti. L’idea alla base di BOINC è che chiunque usi un computer spesso ne sfrutta al massimo il 5% della potenza di calcolo che potrebbe ricavarne: fra due click del mouse, fra la battuta di 2 tasti, mentre si legge un post su Facebook, il nostro computer praticamente non fa nulla! Eppure è acceso e continua ad usare energia elettrica. Usando BOINC e scegliendo uno o più progetti di ricerca, secondo il proprio interesse, quelli che sono dei “tempi morti” vengono valorizzati e l’energia che andrebbe invece sprecata viene utilizzata per una buona causa (è come star fermi al semaforo col motore acceso). I campi di ricerca sono i più disparati: Astronomia, Fisica e Chimica, Biologia e Medicina, Climatologia e studio della Terra, Matematica e Scienze cognitive. Lo scopo di BOINC è quello di rendere disponibile ai ricercatori l’enorme potenza di calcolo dei personal computer sparsi per il mondo. In memoria di Rita Levi-Montalcini, BOINC.Italy, la più grande community italiana di Calcolo Distribuito, ha indetto dal 28/12/2013 al 04/01/2014 una gara internazionale sul progetto Rosetta@Home, ad oggi il progetto più vicino agli studi sul’NGF. Scopo del progetto è prevedere la struttura tridimensionale delle proteine e le intera-

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zioni fra di esse, con lo scopo di individuane di utili per la cura di varie malattie come AIDS, Cancro, SLA, Malaria o Morbo d’Alzheimer . Il contributo che si da al progetto viene ricompensato con dei “crediti”, che non sono somme in denaro, ma quantificano i “calcoli eseguiti”, e spesso i progetti segnalano, nel profilo utente, anche le pubblicazioni scientifiche cui si è contribuito. La competizione (“Challenge”) indetta dalla Community si prefigge non solo di ricordare la nostra grande scienziata, ma anche di far conoscere la grande pubblico questo strumento semplice di partecipazione alla Ricerca, non secondo alla semplice donazione in denaro e sicuramente più diretto. Sarebbe fantastico che la nostra comunità San Cesariana si distinguesse, anche solo durante la gara, in questa attività di ricerca e di ricordo della nostra grande Senatrice a vita. Chi volesse contribuire troverà le informazioni necessarie all’installazione e uso di BOINC a quest’indirizzo internet: http://www.boincitaly.org/calcolo-distribuito.html e nella sezione “Community” del sito il “lancio” della competizione con i dettagli tecnici. Maggiori dettagli, una raccolta di link di approfondimento su tutti i temi toccati in queste righe, ed una guida passo-passo su come installare BOINC, agganciarsi al progetto Rosetta@home ed entrare nella community di BOINC.Italy sono disponibili anche sul sito de “l’alambicco”. Riccardo Riccardi

l 15 dicembre prossimo l’Ass. AVIS di San Cesario festeggia i suoi 20 anni di attività sul territorio; per l’occasione i volontari hanno in serbo un programma molto ricco. La prima parte della mattinata, dalle 8 alle 11, sarà dedicata alle donazioni presso le sale parrocchiali della Chiesa S.Maria delle Grazie; alle ore 10 l’ass. ASD Tre Casali ha organizzato per l’occasione “100 mt. per TELETHON”, una corsa per bambini e ragazzi a premi che si concluderà con la premiazione dei vincitori alle ore 12 in piazza. Nel pomeriggio a partire dalle ore 16,30 la giornata continuerà con una sfilata per le vie del paese di tutte le AVIS comunali accompagnate dagli sbandieratori di Oria che a conclusione si esibiranno con uno spettacolo in piazza. Dopo la messa pomeridiana presso la sala consiliare ci saranno i saluti delle autorità civili e dei rappresentanti AVIS regionali, provinciali e comunali e la consueta premiazione dei donatori più meritevoli e un rinfresco finale presso le sale parrocchiali. La sezione Avis di San Cesario di Lecce si è costituita nel 1993 grazie ad un piccolo gruppo di persone di spirito cristiano e con profonda coscienza di solidarietà. Dal lontano 1993 sino ad oggi la strada percorsa è stata tanta. L’abnegazione di persone come Concetta Potuto, presidente per anni, Mimina Rollo, Antonella Nobile, Antonio Zuccaro, solo per citarne alcuni, ha permesso all’AVIS comunale di crescere fino a raggiungere e superare i 250 iscritti. In tutti questi anni un ruolo importantissimo è stato svolto dai parroci sempre attenti ad informare e spronare e dalla sensibilità delle istituzioni, tuttavia il ruolo più importante resta quello dei donatori senza i quali non si sarebbe potuto costituire l’AVIS e non si sarebbe potuto neanche pensare ai festeggiamenti di oggi. I donatori sono coloro che hanno compreso quanto un gesto così piccolo possa essere vitale per altri. Nadia Letizia

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Lubrificante per alimenti Come orientarsi nell’universo, vasto e a volte nocivo, degli olii vegetali

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na volta anche l’uso dei grassi in cucina rientrava nella annosa diatriba Nord-Sud. Ai “polentoni” il loro amato burro, ed ai “terroni” l’olio d’oliva. Dove non poté Garibaldi, poté l’industria alimentare che ci ha riuniti tutti sotto un unico untuoso manto di grassi spazzatura. Attenzione, il grasso non è un nemico da eliminare completamente dalle nostre tavole, anzi è essenziale per una dieta equilibrata purché non si ecceda nelle quantità e soprattutto si badi alla qualità. Sì, perché di “grasso” non ne esiste uno solo. Possiamo innanzitutto distinguere i grassi in “saturi” (generalmente di origine animale, come il burro e lo strutto e responsabili dell’aumento del colesterolo, quindi da consumare con moderazione) ed “insaturi” (generalmente di origine vegetale, tipo l’olio di oliva, di semi, e responsabili della riduzione del cosiddetto colesterolo cattivo o LDL e dell’innalzamento di quello buono o HDL). Attenzione però a trarre conclusioni

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errate e frettolose, non sempre la definizione di “vegetale” è sinonimo di qualità. Nella costante ricerca della produzione a basso costo, l’industria alimentare si è rivolta ad una serie di oli tropicali sicuramente più a buon mercato del nostro amato olio di oliva. Sbarcano da noi conquistando il mercato nascosti dietro la ingannevolmente semplice dicitura di “oli o grassi vegetali”, i vari olio di palma, di palmisto, di cocco, di colza, nutrizionalmente scarsi e ricchi di grassi saturi a tal punto da risultare più simili a grassi animali che non vegetali. Basti considerare che, l’olio di oliva, di arachidi, di mais, di girasole, contengono circa il 15% di grassi saturi, il burro ne contiene il 49%, l’olio di palma il 48%, quello di palmisto l’84% e quello di cocco il 92%. Nota a parte merita l’olio di colza, un vero veleno per il nostro organismo, formato per metà da una sostanza, l’acido erucico, i cui effetti negativi sulla crescita, sul fegato e sul cuore sono talmente documentati, che per legge quest’olio non può superare il 5% del totale degli

acidi grassi negli oli di semi vari e nelle margarine. Completano la famiglia i grassi preferiti dall’industria alimentare, i famigerati grassi idrogenati. Questi sono oli che attraverso un processo chimico vengono resi solidi o semi solidi in modo da renderli più resistenti alle alte temperature e aumentarne la conservazione. Questo si traduce nella possibilità dell’industria di mettere sul mercato prodotti più duraturi a scapito però della durata del nostro apparato cardiovascolare. I grassi idrogenati, ricchi di cosiddetti acidi grassi trans, si comportano esattamente al contrario dei grassi insaturi, aumentano cioè il colesterolo cattivo e diminuiscono quello buono. In una relazione pubblicata nel 2002 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la riduzione del consumo di grassi idrogenati è citata come una delle soluzioni per ridurre i rischi di malattie cardiovascolari e proteggere la salute. Purtroppo la quasi ubiquitaria diffusione di questi killer delle arterie, ci

impedisce di eliminarli dalla nostra alimentazione, ed allora cerchiamo almeno di ridurne i consumi. Nel fare la nostra spesa, accertiamoci quantomeno che gli “oli e grassi vegetali” o quelli idrogenati non compaiano in etichetta ai primi posti visto che, vi ricordo, per legge gli ingredienti vanno scritti in ordine di quantità. Un compitino per tutti voi: se non l’avete a casa per poter controllare subito, la prossima volta che andate al supermercato, leggete gli ingredienti della nostra famosissima crema spalmabile al cacao e nocciole. Non sarebbe più onesto chiamarla “crema allo zucchero e olio di palma”? Buon appetito, ed occhio alle etichette. Aristodemo De Blasi aristodemo@alambicco.com

Per continuare a stupire Evò Jappo, il progetto sportivo dei ragazzi senegalesi, torna anche in questa nuova stagione calcistica

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a favola della Evò Jappo San Cesario, rappresentativa di ragazzi senegalesi iscritta al campionato provinciale amatori UISP, continua anche quest’anno. Risultato ottenuto grazie all’impegno di Azou Niang che di questa squadra è il promotore, allenatore, magazziniere, autista e tanto altro ancora, e del presidente Mauro Liaci che come lo scorso anno ha voluto sostenere economicamente e moralmente la squadra. Dopo la bella esperienza dello scorso campionato terminata con la sconfitta in finale, la squadra di mister Azou Niang ci riprova, sempre tra mille piccole e grandi difficol-

tà, ma con la voglia di divertirsi e magari stupire ancora. Quest’anno la rosa è migliorata tanto: grazie all’entusiasmo per i successi della scorsa stagione molti ragazzi senegalesi provenienti da tutta la provincia si sono avvicinati al progetto. Ma ripetersi nel calcio non è mai facile: il campionato è ancora lungo ma la partenza non è stata delle migliori con soli due pareggi su 4 partite disputate. “Anche lo scorso anno siamo partiti lentamente – spiega Azou Njang – in quell’occasione eravamo giustificati dalla poca esperienza, oggi forse è invece dovuto ad un po’ di presunzione...ripe-

to spesso ai ragazzi di non credere di essere i più forti e cullarsi sui successi passati”. Le soddisfazioni che sul campo tardano ad arrivare, per ora sono date da diversi elementi che si sono accasati in squadre importanti come l’Anderlecht in Belgio, il Taranto nel campionato di serie D, e il Copertino. A Mister Azou piacerebbe avere in squadra due “stranieri” (magari sancesariani doc), ma finora ancora nessuno ha accettato l’offerta; ma la stagione è ancora lunga e c’è ancora tempo per sposare questo progetto. Anche il Presidente Mauro Liaci crede

fortemente a questo progetto, “l’iniziativa nata per gioco e poi diventata una realtà tanto da essere presentata al ministro Kyenge a giugno di quest’anno, mette in risalto quanto lo sport sia mezzo di aggregazione sociale – spiega - la mia speranza è che si possa continuare a lungo con questa bella esperienza di sport. Evó Jappo è e sarà l’evoluzione dello sport”. Emanuele Faggiano emanuele@alambicco.com


Floweed, il reggae ad un altro livello A gennaio pubblicherà il suo primo disco. Abbiamo incontrato Giuseppe Liaci, in arte Floweed, e con lui abbiamo parlato della sua passione per la musica e del suo sogno che sta per realizzarsi Il primo singolo pubblicato a settembre e il disco in arrivo a gennaio prossimo. Da dove nasce la tua passione per la musica? Sin da piccolo ho sempre avuto un debole per la musica, ascoltavo di tutto, non avevo un genere “preferito”. Poi, a 17 anni, ascoltando un cd di Filograna, dj e fondatore dei Selection Master Crew, fu amore a primo orecchio per il Reggae. Cominciai a frequentare il piccolo studio casalingo che avevano in via Sant’Elia. A quel tempo ricordo che Lu Ciosa (Fabio Margiotta, sancesariano doc, ndr) ed A.C. cantavano su riddim giamaicani ed un giorno decisi di cimentarmi anch’io. Presto entrai a far parte della crew e cominciammo a sfornare canzoni, le diffondevamo gratuitamente su internet, o tramite mixtape. Pensavi che un giorno avresti pubblicato un disco? A quel tempo non avrei mai creduto di arrivare a realizzare un album “ufficiale”, per lo più da solista. Il nostro percorso musicale subì una svolta nel momento in cui Filograna cominciò a realizzare le sue basi, dando vita ad un percorso più originale, con la collaborazione di innumerevoli artisti italiani e internazionali. Parlo della nascita di Filomuzik Records, la nostra giovanissima etichetta indipendente. Quando in me si fece strada la voglia di mettermi al lavoro per un disco tutto mio, andai alla ricerca di maggiore padronanza della mia voce: presi lezioni di canto da Emanuela Gabrieli, ed iniziai a scrivere per Un altro livello.

treble e Floweed sul palco

La tua famiglia e i tuoi amici ti hanno appoggiano in questa tua passione? Paradossalmente la mia famiglia è stata sempre contraria, ricordandomi che “la musica non da il pane” e che quindi va presa come hobby e non può essere considerata come una professione. Il che è vero, ma soltanto in parte: so bene

quanto sia difficile vivere di musica ma la mia domanda è “perché non provarci?”. I miei colleghi e amici invece mi hanno sempre invogliato a credere nel mio sogno e continuano tutt’ora a supportarmi. Leggendo la recensione del tuo singolo sul sito Rockit.it la tua musica è definita “reggae come deve essere”. Quali sono gli artisti che ti hanno ispirato e in cosa ti differenzi da loro? Domanda complicata, perché se dovessi citare tutte gli artisti che hanno influenzato il mio percorso musicale non basterebbero due pagine. Ascoltando il disco, un orecchio attento coglierà sicuramente l’influsso di Garnet Silk, Million stylez, Turbolence e Techn9ne. Di cosa parli nei tuoi testi, quali sono gli argomenti che vuoi comunicare con le tue canzoni? Fondamentalmente scrivo testi autobiografici comunicando rabbia per le costrizioni del sistema, parlando di difficoltà sociali, di libertà individuali, e ovviamente d’amore, il motore di tutto. Internet, YouTube, Facebook oggi sono una grande vetrina per chi ha qualcosa da comunicare. Anche il tuo percorso è partito dai social? La condivisione in rete è secondo me la migliore modalità di diffusione odierna. Sin da subito ho utilizzato ottime piattaforme di condivisione quali Myspace e Youtube. Con l’avvento e la diffusione di Facebook, ho avuto uno strumento in più per creare un rapporto ancora più immediato con il mio pubblico. Ma è sempre bene ricordare che queste tecnologie devono essere solo un trampolino per l’unico salto importante: le produzioni musicali e i live show. L’album è prodotto da Treble, fondatore dei Sud Sound System e autore dei testi dei loro primi album. Come lo hai conosciuto e come è nata la vostra collaborazione? Tra i tanti produttori che contattai, e qualche porta sbattutami in faccia, l’unico a intravedere qualcosa in me fu proprio Treble. Non è un caso infatti, che egli avesse già alle spalle innumerevoli produzioni di nuove voci. Cominciò così la nostra collaborazione, quasi ogni giorno mi recavo da lui per scrivere o incidere qualcosa. Armato di pazienza egli si è occupato di tutta la parte burocratica, mi ha fatto conoscere i musicisti che sono intervenuti su alcune delle basi del disco, mi ha portato in giro con lui durante i suoi live. È una persona

molto onesta e saggia, mi ha dato lezioni non solo di musica, ma anche di vita. Il reggae dà il meglio di sé nelle esibizioni dal vivo. Come è il tuo rapporto con il palco e il pubblico? Il mio rapporto con il palco è ancora acerbo, ho fatto alcune date in giro ma sono ancora poche per poter dire di aver acquisito la giusta presenza scenica. Questo è proprio uno dei miei obiettivi primari: accumulare esperienza. Amo la sensazione che si prova durante un’esibizione, soprattutto quando sono accompagnato da una band. Per la promozione del disco stiamo già mettendo in piedi due tipi di live: uno in dj set, e uno con la band. E siamo pronti a suonare ovunque! Un’ultima curiosità: come mai hai scelto “Floweed” come nome d’arte? Ha un signficato particolare? Come sapete, il mio nome d’arte fino a qualche tempo fa era Spruscia, che tra l’altro è un soprannome molto comune nel nostro paese. Sono stato battezzato

Floweed durante un’esibizione live

con il nuovo pseudonimo di Floweed da Treble e Lu Ciosa, perché in me confluiscono l’amore per il Flow (la musicalità dei versi) e per la weeda. Treble l’ha interpretato come un “cavalcare l’onda con un flusso eterno”. Gianni Nobile gianni@alambicco.com

Un altro livello Dopo diverse produzioni di singoli per Filomuzik records, Giuseppe Liaci in arte Floweed, realizza l’album d’esordio “Un altro livello” mettendo a frutto l’intensa e proficua collaborazione con due produttori tra i più attivi della musica “reggae e dintorni” salentina: Frank Filograna e Treble Lu Professore. “Un altro livello” mette in luce fin dal primo ascolto le cristalline qualità canore di Floweed, dotato un timbro particolare, impreziosito da una ottima intonazione, caratteristiche che lo fanno “riconoscere” ed apprezzare per lo stile originale. Grazie all’esperienza di Treble e alla vivacità espressiva di Frank Filograna, nulla è lasciato al caso, il lavoro è molto curato musicalmente, 12 canzoni intense per ritmo, significati e interpretazione. Il vestito musicale creato da Filomuzik e Treble è perfetto per il Floweed di oggi, comunque in fervida e continua evoluzione: non c’è ritmo o stile che non possa interpretare, canta ora con eleganza, ora con rabbia, ora con gentilezza, creando comunque un album

concettualmente omogeneo e non una mera compilation di riddim. “Un altro livello“ è l’esordio di un artista che fa chiaramente ascoltare qualcosa di “non già sentito”, ispirato nelle melodie, incalzante e con il “flow” nelle metriche, utilizza prevalentemente l’italiano, “calando” così il suo asso e aprendo naturalmente altri orizzonti . Efficacissime le collaborazioni musicali con “Ciosa” (tra l’altro è l’inflessibile supervisore dei testi), i Lyrical Bratherz (hip hop made in Salento), Treble stesso in un paio di brani e altri musicisti salentini da scoprire nelle note di copertina. Un cd da avere in originale, sicuramente per supportare la musica indipendente, ma soprattutto per non perdersi la testimonianza audio che la musica salentina (tra reggae e rap) può guardare più in alto. Il titolo, “Un altro Livello“, in realtà vuole significare: un altro passo, un altro gradino… verso la consapevolezza di essere artista del Salento che alza un po’ di più lo sguardo…

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Dodici mesi di ricordi

40 anni e... rincontrarsi!

Nelle foto del calendario 2014, uno spaccato di storia paesana

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nostri avi attribuivano alla dea Memoria la facoltà di dare ai poeti e ai saggi la capacità di tramandare il passato. Un potere per nulla secondario perché conteneva in sé la possibilità di rendere immortali gli uomini dei quali sarebbero state ricordate per secoli imprese, gesta, canti, parole... Sembrerebbe poco, quindi, addirittura scontato avere tra le mani questo calendario denso di foto del passato di San Cesario; eppure poco non è, anzi! È come entrare nelle stanze segrete di chi attraverso le immagini ha custodito volti (quelli di amici cari o della famiglia, di madri e padri, nonne e nonni, zie e zii), luoghi, ricorrenze, feste o anche solo momenti apparentemente comuni e che a distanza di anni invece si rivelano preziosi: una cena tra amici, una posa con mamma e papà sorridenti, la partenza di una gara ciclistica o la formazione di calcio di quando si era ragazzi e un po’ si pensava possibile diventare il nuovo Bonimba. Fermare i ricordi è quello che facciamo tutti, spesso inconsapevolmente mettiamo da parte nel bagaglio dei ricordi tante tessere; lo facciamo perché nel dna del genere umano è scritto che ci sarà un momento in cui questi ricordi torneranno utili, serviranno a ricucire ferite, a placare il senso di vuoto, a sorridere, a non ripetere sbagli, a riconoscere la somiglianza in un

padre o in un figlio. Quello che “l’alambicco” tenta di fare da dieci anni, con questo calendario, è di dare un senso collettivo alla memoria privata della gente di San Cesario. Negli anni abbiamo raccolto centinaia di foto, le abbiamo ordinate per temi (il lavoro, la scuola, le feste e i riti, la socialità, la famiglia, lo sport, il tempo libero) e restituite ai nostri lettori. La soddisfazione più grande, ogni anno, è vedere piccoli capannelli di gente radunata attorno alla prima copia del calendario e concentrata nel tentativo di riconoscere i volti e ricostruire le date. Tutti a sorridere. Perché la memoria serve anche a questo: salvarci dall’omologazione, ricordarci che apparteniamo a un luogo e a della gente che quel luogo lo abita. E poi questo calendario ha un altro merito: aiutare la nostra associazione a sopravvivere, a continuare a pubblicare il giornale che avete tra le mani e a crescere con nuove iniziative e vecchie consuetudini. Come quella di sbirciare ancora tra gli album dei ricordi. La redazione

Dove posso trovare il calendario? Il calendario 2014 lo puoi acquistare nelle edicole: de blasi (via umberto I), non solo fumo (via Vittorio emanuele III), number one (piazza garibaldi), torelli (via dante)

23 agosto 2013, una data che a molti lettori dirà poco, ma che per i neo-quarantenni di San Cesario ha rappresentato molto. Infatti dopo una lunga gestazione organizzativa i “ragazzi” del 1973 hanno celebrato la loro serata nella splendida cornice dell’Agriturismo “Lu casale”, dove sotto la sagace regia di un manipolo di loro coetanei capitanati da Davide Lettere e Simone Pireno, hanno cenato, ballato, bevuto, ripercorso gli anni delle loro tappe di vita vissuta e soprattutto si sono rincontrati per dirsi quanto sono mancati quei momenti di condivisione che, a causa delle differenti scelte di ciascuno di loro, non si sono concretizzati. La serata è stata lunghissima e al tempo stesso cortissima, inframmezzata da scherzi “acquatici” dal sapore alcolico, coreografata da fuochi d’artificio, di fronte alla commozione generale al ricordo di chi non ha avuto la fortuna di esserci, i Nostri si sono dati appuntamento per una appendice natalizia il 27 dicembre, nella stessa struttura per illuminare le rispettive strade future con vecchi sentimenti di amicizia, stima e... amore per la vita! Paolo Taurino

“La macchina fotografica fissa un’immagine nel tempo permettendoci di conservare il ricordo di un’esperienza visiva che non vogliamo dimenticare”

“GUSTO”: la foto vincitrice di questo numero Il concorso fotografico “alamCLICCO 2013” è dedicato ai cinque sensi Gusto, Olfatto, Tatto, Udito, Vista tutte le foto sono visibili sul nostro sito www.alambicco.com e sul nostro profilo facebook facebook.com/redazione.alambicco

Guarda la galleria fotografica del concorso sul tuo cellulare attraverso il QR Code a destra

“Raggi (e)uva” di Luciano Vincenzo Di Mauro


Nessuna necessità può restare a piedi Show e solidarietà per il progetto “Taxi Solidale”, promosso da alcune associazioni di San Cesario, col supporto dell’Amministrazione Comunale, per offrire un servizio di trasporto sociale a persone svantaggiate

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i rinnova, come da dieci anni a questa parte, l’appuntamento con Solidarietà in punta di piedi, lo “spettacolo di Natale” del Centro Danza e Teatro di Emiliana Mariano, giunto quest’anno alla undicesima edizione, che si terrà domenica 22 dicembre 2013 presso il Teatro Ducale di Cavallino. Una serata all’insegna del puro intrattenimento e che vedrà alternarsi sul palco oltre alle allieve del Centro e alle loro coreografie, il pianista Marco Rollo e le sue splendide melodie, i ritmi coinvolgenti della musica africana dei ragazzi senegalesi di San Cesario, il tutto condito dalla sferzante ironia e dalle esilaranti gags degli Scemifreddi. Ma lo show rappresenta solo una

“piccola” parte di una serata che ha uno scopo nobile, finalizzata come è alla realizzazione di un progetto ambizioso, per certi versi rivoluzionario per il nostro piccolo paese, ma che una volta vista la luce sarà una bellissima pagina di partecipazione attiva e solidarietà: l’istituzione di un Taxi Solidale! Cosa è un Taxi Solidale? “Il progetto ‘Taxi solidale’ offrirebbe un’opportunità di trasporto sociale rivolto alle persone ‘svantaggiate’ dal punto di vista della autonomia motoria ed economica: minori, anziani, disabili e comunque coloro che risultino penalizzati in maniera momentanea e/o permanente in ragione di condizioni fisiche, psichiche, sociali o familiari e comunque principalmente

Le passeggiate della Società

rivolto ai minori del territorio di San Cesario (segnalati dalla scuola e dai Servizi sociali)”. Il progetto ha da subito incontrato parere favorevole ed entusiasta e incassato il sostegno di diverse associazioni del territorio. Se il nostro paese, a breve, avrà il suo Taxi Solidale lo si deve anche e soprattutto all’impegno de “l’alambicco”, Avis, Circolo degli Amici, G.E.O. Protezione Civile, Società di Mutuo soccorso, Sveglia Cittadina, Tempo di Scatto, oltre a Centro Danza e Teatro, Associazione Senegalesi, Marco Rollo e Scemifreddi (altre continuano ad aggiungersi). L’idea presentata all’ente Comune ha avuto un positivo riscontro da parte dell’Amministrazione comunale che ha

deciso di mettere a disposizione, per la realizzazione del progetto, un Automobile (già in dotazione presso il nostro Comune), condizione indispensabile perché lo stesso veda la luce e si è detta disponibile a farsi carico delle spese di assicurazione degli autisti e dei passeggeri oltre a fungere da Call Center per le richieste e il coordinamento del servizio. Una nuova pagina di solidarietà e collaborazione sta per essere scritta! L’appuntamento è per il 22 dicembre 2013, Teatro Ducale (Cavallino). Per info su acquisto biglietti: 349.8838767 - 347.0767878 info@scemifreddi.it info@centrodanzamusicaeteatro.it

Successi a passo di danza 9

La Società di Mutuo Soccorso tra lavoratori conclude i primi cinque appuntamenti del nuovo progetto “Le passeggiate della Società” alla scoperta della storia dei luoghi suggestivi, dei tesori d’arte e della cultura a spasso tra vicoli storici e antichi palazzi di una Lecce barocca sorprendente e originale in compagnia della Dott.ssa Silvia Mazzotta.

L’iniziativa iniziata il 20 ottobre e terminata con l’ultima uscita domenica 1 dicembre, ha riscosso un successo inaspettato e ha raccolto l’entusiasmo dei partecipanti. Cinque itinerari culturali di condivisione ai quali hanno potuto partecipare soci e non soci, e che speriamo la Società riesca a riproporre in una nuova edizione.

Al IX Campionato interregionale CSEN (Centro Sportivo Educativo Nazionale) svoltosi a Lecce il 1 dicembre 2013 presso il Palazzetto dello Sport di via Merine, grande affermazione per il Centro Danza e Teatro di San Cesario. La manifestazione ha visto la partecipazione di oltre 1500 ballerini provnienti da tutta la Puglia e dalle

regioni limitrofe. Le ragazze (e i ragazzi) di Emiliana Mariano vincono in tutte le categorie alle quali hanno partecipato: I° classificato categoria 9 anni, categoria under 15 (nella foto), passo a due con Silvia Signore e Valerio Greco, III° classificato Contemporaneo under 18. A loro vanno gli auguri di tutta la redazione.


Perché solo due?

Le avventure di Nonna Papera

Una lettera speciale per Babbo Natale Caro Babbo Natale, si discute da alcuni mesi sui pro (?) ed i contro della realizzazione di un mega gasdotto sottomarino nell’adriatico che, dopo aver cavalcato praterie di poseidonia dovrebbe inabissarsi sotto la spiaggia di San Foca per poi riemergere dopo pochi chilometri, tra Vernole Acquarica e Castrì per essere scaldato, depressurizzato (il gas arriva sott’acqua a bassissima temperatura ed elevatissima pressione) ed immesso nella rete Snam che si trova... a Mesagne!? Anche se nessuno si sta preoccupando di raccontarci attraverso quale tracciato ancora da scavare, ed a spese non si sa di chi, potrà arrivare da Acquarica a Mesagne, ma questo pare non interessi granché a nessuno…). Sappiamo che tutto quel gas non serve a nulla, né al Salento, né alla Puglia e neanche all’Italia, che sono tutte in eccedenza energetica ed ormai producono una quota consistente e crescente del proprio fabbisogno da fonti rinnovabili (in qualche occasione si è già toccato, sia

pur per poche ore, il 100%, ma questo non bisogna troppo raccontarlo in giro...) riducendo sempre di più il fabbisogno di energia da fonte fossile (carbone, petrolio, gas). Forse potrebbe servire agli svizzeri (ma non risulta che sia stata proposta la costruzione di un cioccolatodotto di ritorno per ricambiare la cortesia) sempre che vogliano ancora insistere sul vecchio modello energetico fossile e non si convertano anche loro, come stanno facendo i tedeschi, alle fonti rinnovabili… Sappiamo che il nostro territorio, scottato dagli esiti dell’industrializzazione fossile di Taranto e Brindisi, ha ormai scelto da tempo un diverso modello di sviluppo, basato su cultura, turismo, enogastronomia, tutela delle impareggiabili bellezze del territorio, tanto da sviluppare la candidatura di Lecce a capitale europea della cultura (non del gas!!!…) e riuscire a portarla nella fase finale della competizione (e pare che con la cultura il gasdotto non c’entri … un tubo!) Sappiamo che i cittadini ed i sindaci

di Melendugno e di numerosi comuni vicini si sono espressi con chiarezza e determinazione per la tutela del proprio ambiente naturale e contro l’ennesima aggressione di potentati stranieri… Ed allora sembrerebbe tutto semplice, quasi ovvia la scelta di respingere al mittente un’opera inutile, dannosa e che nessuno vuole. Ed invece… Invece scopriamo che, mentre da mesi a San Foca si discute ed il governo delle larghe intese cerca di imporre la ratifica del trattato per il gasdotto prima ancora che sia conclusa la fase di consultazione della popolazione interessata, il sindaco di Otranto ha già accolto anni fa nel proprio territorio l’autorizzazione per un altro bel gasdotto, più o meno parallelo a quello che cerca di farsi strada oggi! Allora dobbiamo chiederci, vista tanta lungimiranza della pianificazione territoriale, perché fermarci solo a due? Se proprio dobbiamo convertirci dal turismo al gas, perché non prevedere anche un bel gasdotto a Castro, che c’è

già la grotta Zinzulusa scavata e si risparmia anche qualcosa sui lavori di perforazione? E perché non uno a Porto Miggiano, dove le minacce all’ambiente sono di casa ed una bella infrastruttura, specie se abusiva, è sempre ben accetta? Ed uno a Santa Cesarea Terme? Gli arabi ci hanno già portato la loro architettura, perché non dovrebbero portarci anche i loro carburanti? E non dimentichiamoci l’Acquaviva, Tricase, il Ciolo e Santa Maria di Leuca, tutti terminal ideali di un bel fascio di gasdotti paralleli o perpendicolari, tanto per diversificare meglio le fonti di approvvigionamento… E poi superata Punta Ristola, abbiamo sempre da offrire San Gregorio e Ugento, Gallipoli e Santa Caterina, Porto Selvaggio e Porto Cesareo sull’altare del progresso! Insomma, caro Babbo Natale, se proprio quest’anno ci devi portare in dono questi bei gasdotti, non limitarti a due! Portaceli tutti!!!

Il ritorno del cummenda

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Il nuovissimo campo da calcio di Lequile alla base di un interessante progetto sportivo

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erminano i lavori di ristrutturazione dell’impianto sportivo comunale, composto da un campo a 11 e due a 8. Il nuovo terreno di gioco è costituito da un manto erboso artificiale di ultima generazione, intasato, qui sta l’innovazione, da materiale organico naturale interamente ecocompatibile. L’ideale per i ragazzini che intendono praticare il meraviglioso sport del calcio. Non è un caso, quindi, che questo impianto sia stato scelto dal neo costituito sodalizio tra la società sportiva lequilese, concessionaria dello stadio, e il Copertino calcio, al fine di avviare una scuola di football all’avanguardia sotto l’egida di un team professionistico inglese, l’Arsenal. “l’alambicco”, per conoscere meglio questo progetto, ha intervistato uno dei protagonisti, il responsabile del settore giovanile, Antonio Schito. Mister potrebbe innanzitutto evidenziare i vantaggi derivanti dalla possibilità di usufruire di un impianto innovativo come quello realizzato a Lequile? Innanzi tutto è doveroso ricordare i protagonisti che hanno permesso l’avvio di questo progetto. In realtà io e l’ex calciatore lequilese, oggi Ds del Copertino calcio, Andrea Corallo programmiamo già da diversi anni l’istituzione di una

scuola calcio di rilievo. Ma solo oggi il nostro sogno incomincia a prendere forma grazie soprattutto al Presidente Fanuli, che ci ha dato piena fiducia affidandoci la gestione del glorioso settore giovanile dell’Asd Copertino, e al Sindaco di Lequile Antonio Caiaffa, che con la sua Amministrazione ha deciso di compiere un investimento tanto importante quanto lungimirante nell’impiantistica sportiva. Premesso questo, il nostro obbiettivo consiste nel valorizzare i ragazzi dell’hinterland leccese, certi che il salento pullula di talenti. A tal fine Andrea ha preso in gestione il campo comunale di Lequile e ha creato una

struttura fantastica con erbetta artificiale di ultima generazione, simile a quella dello stadio di Cesena. Un unicum in Puglia! Come è composto lo staff e quali sono gli obiettivi dell’Arsenal soccer school Lequile-Copertino? Dunque, l‘affiliazione all’Arsenal nasce dalla completa condivisione della filosofia del club londinese, che da sempre investe tantissimo nei settori giovanili di tutta Europa, obbligando i propri associati a lavorare in strutture sportive all’avanguardia, avvalendosi di uno staff composto da seri professionisti. Applicando le linee guida

dell’Arsenal facciamo tutte le categorie a partire dalla juniores per finire alla scuola calcio, il nostro staff è composto da un dottore responsabile in medicina dello sport (dott. Giuseppe Congedo), da una psicologa (Dott.ssa Ornella De Giorgi), da un preparatore atletico (Prof. Gianfranco Micella), un preparatore dei portieri (Peppino Dell’Abate), da Marco Cannarile (allenatore juniores), da Davide De Pandis (allenatore allievi regionali ed esordienti), da Cristian Chiriatti (allenatore giovanissimi regionali), da Marco Pagano (all. pulcini), da Elia Mauro (all. pulcini), da Marco Rizzo e Stefy Dell’Anna (all. piccoli amici). Poi abbiamo dei collaboratori che sono sempre disponibili: Tonio Lezzi, Massimo Fortunato, Giovanni Martina, Vincenzo Manca, Angelo De Pascalis, Massimiliano De Paolis, Francesco Elia, Roberto Fioschi, Antonio De Pandis. Preciso che non miriamo solo a far crescere calcisticamente i ragazzi, in quanto il nostro è un obiettivo più ampio a forte impatto sociale finalizzato attraverso lo sport a “togliere dalla strada” quanti più ragazzi possibile. Speriamo di riuscire. Certamente noi ce la metteremo tutta. La redazione


LU

RUSCIU

Lu Sposalìziu

DI LUIGI PASCALI

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Chi non ha mai partecipato ad un matrimonio? Penso sia raro trovare una persona che non l’abbia mai fatto! Credo invece che tutti ci siamo trovati, più o meno recentemente, nel bel mezzo del turbinìo di una cerimonia di nozze. Mi riferisco non tanto alla funzione religiosa che, se spogliata dai fronzoli che la precedono (auto d’epoca, carrozze, palloncini e varie trovate più o meno stravaganti) è uguale per tutti, fatta salva la simpatia del celebrante e la densità dell’emozione dei parenti, quantificabile con la mole di fazzolettini consumati per asciugare lacrime, rimmel e mascara; questi ultimi rigorosamente ripristinati prima delle foto ufficiali, in attesa degli sposi altrettanto rigorosamente impegnati sulle location scelte dall’operatore foto-video, per immortalare le scene che, sempre rigorosamente, saranno parte integrante con quelle girate qualche settimana prima, per il pre-filmino rigorosamente montato con immagini che partono dai primi vagiti dei nostri due eroi, per giungere al giorno più bello! Il tutto per massacrare rigorosamente parenti e amici, a turno, davanti al televisore a led di 150 pollici (rrecàlu te lu cumpàre), al ritorno dal viaggio, non prima di avere visionato tutte le foto del fatidico giorno… a seguire le immagini documentali della passeggiata sul cammello, la visita a coccodrilli e serpenti… e i tramonti tropicali! Qualcuno penserà che finalmente siamo già alla fine, invece è solo l’inizio, poiché l’aspetto che più mi interessa è ciò che accade dopo la cerimonia religiosa oggi, e ciò che accadeva un tempo, quando cioè non vi erano i mezzi odierni, utilizzati anche da chi non può permetterselo, per omologarsi all’era dell’apparire. Oggi dopo il rito che sancisce l’unione di due esseri finché dura, si è catapultati in sfarzose ville, adornate come il set di un film: miriadi di inservienti e camerieri preparano all’istante e servono latticini, barbecue, antipasti a ufa… e poi musici, cantanti, ostriche, champagne, cibarie prelibate, commensali alticci, vortici di danze, durante le quali ragazzi, ragazze, uomini, attempate signore si scatenano fino a notte fonda, talvolta lasciandosi sfuggire qualche seno (un po’ abbondante) dal decolté troppo ridotto per contenerlo.

Tutto è funzionale alla festa, alla gioia ridanciana degli astanti, per onorare il giorno più bello te li ddò piccioncini, finalmente protagonisti di ciò che ha tutte le caratteristiche di una festa hollywoodiana, e poco importa se non si sa dove diavolo sia Hollywood!... “Osce è festa, e n’amu divertire!... e mo’ sparàmu puru li fuechi!” Un tempo il matrimonio era forse la tappa più importante, per molteplici ragioni (maturità, responsabilità, autonomia), ma soprattutto perché era una scelta quasi sempre “per tutta la vita, nel bene e nel male”… da quel momento bisognava badare a se stessi e alle creature che sarebbero arrivate. Se vogliamo escludere i matrimoni dei ricchi e dei potenti (che nulla hanno a che fare, tutt’ora, con i matrimoni dei comuni mortali) credo di poter dire che lu sposaliziu un tempo era più genuino, più autentico, probabilmente dovuto alla grande ingenuità che la gente possedeva, e la rendeva forse un poco più “pura”. Di solito i “promessi” giungevano all’altare dopo un lungo fidanzamento “a casa” propedeutico a conoscere lu carattere (in genere sulamente quiddhru) laddove baci, carezze e intimità erano rigorosamente impediti dalla ferrea sorveglianza te la mamma, lu sire, li frati e le soru te la zzita! …E all’occorrenza puru li zzèi! La permanenza serale te lu zzitu a casa a iddhra avveniva seduti di fianco ma a debita distanza, ddò chianche fra na seggia e l’àura, in presenza dei famigliari; era concesso, al commiato, lu ccumpagnu alla porta, che rimaneva rigorosamente aperta; pochi secondi, prima che giungesse la soru piccicca: “ha dittu lu papà cu trasi!” …se un bacetto c’era, durava meno di un lampo! Dopo la cerimonia, grosso modo uguale ad oggi, se non per l’assenza dei suddetti fronzoli e il rito in latino di cui quasi tutti capivano solo il “si” degli sposi, li ‘nvitati, non prima di aver visionato tutti i regali ricevuti ma soprattutto la dote, quantificata in panina sei, tutici, intiquattru o trentasei, a seconda del numero degli esemplari per ogni portata (tovaglie, lenzuola, asciugamani, mutande, ecc), si trasferivano di solito in una masseria, dove era allestito un lungo tavolo, all’aperto o in un androne, a seconda della stagione, dove venivano serviti piatti tipi-

ci della nostra tradizione: pasta fatta a casa, purpette, pollu, cuniju, maiale, cecore reste, l’immancabile mieru patronale, ecc. tutto preparato e servito a cura di amici, vicini e parenti, in una sorta di mutualità di cui fruivano tutti, prima o poi. Tutto, tranne la torta, confezionata dalla rinomata pasticceria, solitamente a 5 piani, sormontata dalla minuscola riproduzione di una coppia, in marzapane, con alla base una piccola scatolina, contenente uno o più pargoletti in miniatura, beneauguranti per una prole numerosa! A dire il vero, molti, a causa delle limitate disponibilità economiche, offrivano semplicemente lu rinfrescu. Li complimenti venivano serviti sulle quantiere da improvvisati camerieri, riconoscibilissimi dalla giacca bianca e i capelli impomatati, e consistevano in taraddhri, ‘nfocacatti, amaretti, pasta di mandorla, rosolio di vari colori (rosso, giallo, verde) ma da un unico sapore! vermouth, e l’immancabile spumone servito in calici d’acciaio cu lu cucchiarinu a paletta. Al momento del commiato, la sposa, rigorosamente in abito bianco, simbolo inequivocabile di “onestà e purezza”, distribuiva gli immancabili confetti, prelevati con un cucchiaio da una grande coppa di cristallo. L’occasione era comunque ghiotta per ballare: polka, mazurka, tango, valzer, tarantella, eseguite con “incerta maestrìa” da musicisti (bandisti) virtuosi di chitarra, organetto, fisarmonica, violino e tamburello. Le donne sedevano in fila lungo una parete, i cavalieri invitavano con un inchino, e le danze erano decisamente caste: spesso le coppie erano formate da due uomini o da due donne, poiché il pudore e la timidezza erano palpabili, e non tutti erano “ballerini”; molti tra-ballavano anche a causa di fastidiosissimi ecchi te pisce che costituivano un vero e proprio tormento per i piedi, poco abituati in scarpe più eleganti: lu scarpinu ‘ntunatu alla èsta o allu custume. Non di rado si scorgevano tali scarpe “singàte” all’altezza te lu ticeticchiu, per dare sollievo al maledetto callo: laddove non riusciva lu callifùga e l’acidu te li prummitori (per ammorbidire), risolveva la lametta, che tagliava la pelle della tomaia, per dare spazio e sollievo alla protuberanza! Baci, abbracci, auguri per una prole sana e numerosa, e si ritornava “cuncerta-

ti” alle proprie case, liberi finalmente di tanajàre la èsta te quiddhra o lu scòllu te ddhr’àura! Li sposi trascorrevano la prima notte di nozze nella propria abitazione, dove la mattina seguente si presentavano suocera e consuocera, spesso in compagnia di altre parenti, per constatare l’illibatezza della sposa, concretizzatasi attraverso le macchie di sangue sulle lenzuola, che costituivano prova inconfutabile, da esibire alla finestra, per rendere pubblica la purezza della fanciulla e “l’onore” dello sposo e delle famiglie. Talvolta i maligni, a torto o a ragione, alimentavano la maldicenza paesana sostenendo che “ lu sangu era te palùmmu!... La stria la sapià longa!”. Sfortunatamente non parliamo del medioevo, ma per fortuna questa terribile usanza tribale è scomparsa ormai da tanto tempo. Chi poteva, poi, partiva in treno per il viaggio di nozze, pochi giorni per visitare le mete più ambite: Roma, Napoli, Firenze, Venezia, dove farsi immortalare con i piccioni e tornare contenti con una piccola gondola e la riproduzione del colosseo. Chi aveva parenti approfittava per farsi ospitare. Chi non poteva permettersi il viaggio si “nascondeva” per qualche giorno da qualche zia in un paese un po’ più distante. Al ritorno c’era poco da raccontare, poiché “sempre chiusi intru all’albergu, simu stati!” …la sposa abbozzava un sorriso, chinava il capo e arrossiva. Personalmente sono convinto che il progresso sia il sale della vita, e che l’uomo è destinato inevitabilmente ad una continua evoluzione, ma non saprei dire se è meglio adesso o meglio prima, quando si era più semplici, più “umani”. Se proprio dovessi scegliere, opterei per una mediazione: quando il progresso somiglia troppo al degrado morale, all’involuzione, non credo sia un buon segno! Ad ogni modo, ritengo che gli sposi di oggi siano molto più fortunati di quelli di ieri, e sarebbe opportuno acquisirne consapevolezza!


Con i fichi in tasca Da pochi giorni in libreria un volume di Piero Manni sulla storia dell’alimentazione nel Salento, dalla preistoria ai nostri giorni

“Q

uesto non è un libro di cucina, lo chiarisco subito per evitare che la lettura deluda le aspettative di aspiranti cuochi”. Piero Manni, cofondatore dell’omonima casa editrice salentina, apre così il suo nuovo libro. I fichi in tasca. Cibo ricette nel Salento dall’età delle caverne al fast food è un libro “politico”, come lo definisce l’autore. Il Salento viene raccontato attraverso la storia della sua alimentazione. “Il mio postulato è che i modelli alimentari attuali sono sbagliati e che noi mangiamo male, nel senso che ci nutriamo in maniera inadeguata ai nostri stili di vita”. Dopo una breve introduzione di Manni e Antonio Schipa, direttore di Confesercenti Lecce, i professori Giorgia Aprile, Giampaolo Colaianni e Ida Tiberi propongono un breve saggio dal titolo “L’alimentazione nei millenni”. Dal paleolitico sino al ‘600 e alla dominazione spagnola passando per greci, romani, normanni, svevi, angioini, il libro ci racconta l’evoluzione della spe-

cie e delle spezie, delle carni e delle cotture attraverso gli scritti dell’epoca e i ritrovamenti archeologici. “Con la loro ricerca hanno chiarito la storia millenaria dell’alimentazione salentina, una storia interessante in sé e suggestiva ma soprattutto utile a capire come essa si sia modificata e adattata lentamente e con piena congruità alla trasformazione del territorio e delle conoscenze”. Nella seconda parte del libro Piero Manni racconta la sua fanciullezza nel salento agricolo degli anni ‘50, quello delle pignate di legumi e del duro lavoro nei campi, delle donne al focolare domestico e degli uomini che dopo cena andavano in giro per le putee a sorseggiare un bicchiere di vino e consumare un uovo sodo o i pezzetti di cavallo. “La cucina contadina era caratterizzata dalla gran varietà di ricette ottenute da pochi, e sempre gli stessi, ingredienti; direi”, sottolinea Manni, “che proprio la povertà di prodotti a disposizione aguzzava la fantasia delle donne nell’invenzione di combinazioni e abbinamenti migliorati e per-

fezionati lungo i secoli, fino a conseguire esiti eccellenti per qualità e di grande semplicità”. Subito dopo Manni propone numerose ricette della prima metà del secolo scorso. Una cucina “autarchica” che negli anni ‘50 era “basata sulla produzione propria e facilmente rinvenibile - spesso mediante il baratto - sul territorio circostante”. Piatti a base di cereali, verdure, legumi, carne, pesce, formaggi. Non potevano mancare la frutta e i dolci. Nel racconto dell’autore anche la preparazione della salsa e di altri prodotti da conservare. “Molti vegetali vengono conservati per le provviste invernali e poi utilizzati in varie ricette”. In appendice “La dieta mediterranea patrimonio dell’umanità” a cura di Luigi De Bellis e Antonio Miceli e l’alimentazione nei proverbi raccolti dallo stesso Manni. Nella sbornia di libri di ricette e di cucina, questo libro si distingue per l’autorevolezza del suo autore, professore,

PoETIx

Anche in ebook: www.bookrepublic.it

editore, politico, appassionato della sua terra, e per il taglio particolare. Non una sterile serie di ricette ma una riflessione sulle nostre abitudini da supermercato distanti anni luce dal recente passato. Ma il futuro può regalarci un ritorno alle vecchie e “sane” abitudini? Forse no, ma l’educazione alimentare, l’attenzione ai prodotti a km 0, l’ampia discussione sugli ingedienti da scegliere e quelli da evitare fanno ben sperare. Questo non è un libro di cucina ma nella vostra cucina si troverà benissimo. Pierpaolo Lala

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guardare indietro per poter andare avanti In un mondo che non ci accetta per ciò che siamo ma solo per ciò che dobbiamo essere, capita di perdere noi stessi, di non sapere più chi siamo davvero, cosa vogliamo, quale parte di noi stiamo nascondendo e quale invece mostriamo alla luce del sole. Nessuno più si guarda con i propri occhi e ognuno sembra specchiarsi nello sguardo altrui, come se non fossimo capaci di ascoltarci e di vederci da soli, come se la nostra stessa anima fosse un luogo misterioso, un labirinto che conduce alla follia, qualcosa che addirittura non ci appartiene e ci spaventa. «Mi sono moltiplicato per sentire, per sentirmi, ho dovuto sentire tutto, sono straripato, non ho fatto altro che traboccarmi, e in ogni angolo della mia anima c’è un altare a un dio differente.» Così scrive Alvaro de Campos, uno dei tanti eteronomi di Fernando Antonio Nogueira Pessoa, fra i più grandi e misteriosi poeti del Novecento. Pessoa nacque a Lisbona il 13 Giugno 1888. Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1893, si trasferì con la madre ed il suo nuovo compagno in Sudafrica, dove trascorse l’intera giovinezza e intraprese i primi studi. Fece ritorno a Lisbona nel 1905 per iscriversi al corso di Filosofia della Facoltà di Lettere e, dopo una disastrosa esperienza editoriale, trovò lavoro come corrispondente di francese e inglese presso varie

Piero Manni Con i fichi in tasca Cibo e ricette nel Salento dall’età delle caverne al fast food pag.184 - €.16 Manni Editori (2013)

Fernando Antonio Nogueira Pessoa

ditte commerciali, occupazione che mantenne per tutta la vita. Nel 1915 fondò, insieme ad altri intellettuali, la rivista Orpheu, che riprendeva e rilanciava le esperienze futuriste e cubiste. Quasi l’intera opera di Pessoa si diffuse solo dopo la sua morte, avvenuta il 30 Novembre 1935 a seguito di una crisi epatica, fatta accezione per la raccolta poetica Mensagem (Messaggio), apparsa nel 1934 e curata interamente dallo stesso autore. Dopo la morte di Pessoa, vennero rinvenuti in un baule all’interno della sua abitazione numerosi componimenti poetici e prosastici, diffusi nel mondo nel 1940, furono accolti con favore dal pubblico e rappresentano oggi l’immensa eredità culturale che Pessoa donò ai posteri.

di Luigi Patarnello Le Isole Fortunate Quale voce viene sul suono delle onde che non è la voce del mare? E’ la voce di qualcuno che ci parla, ma che, se ascoltiamo, tace, proprio per esserci messi ad ascoltare. E solo se, mezzo addormentati, udiamo senza sapere che udiamo, essa ci parla della speranza verso la quale, come un bambino che dorme, dormendo sorridiamo. Sono isole fortunate, sono terre che non hanno luogo, dove il Re vive aspettando. Ma, se vi andiamo destando, tace la voce, e solo c’è il mare. Un posto di rilievo nell’opera e nel pensiero di Pessoa spetta ai suoi eteronomi (Alberto Caeiro, Ricardo Reis e Álvaro de Campos, comparsi per la maggior parte nel 1914) che non rappresentano soltanto semplici nomi a cui l’autore affida le sue produzioni, ma assumono, proprio per merito di Pessoa, una vita propria, una dimensione sociale entro la quale instaurano rapporti umani, come se coesistessero, all’interno di un solo individuo, altri individui fra loro differenti. Le isole Fortunate è l’opera in cui il vero Io dell’autore sembra affacciarsi, seppur timidamente, fra un verso e l’altro. La poesia può essere letta in chiave introspettiva: gli eteronimi di Pessoa,

sebbene trovino in lui vita propria, sono qualcosa che non gli appartengono, sono voci che lascia fluire, sono parole, esigenze e stati d’animo che piovono sui fogli senza un perché, sono come il rumore delle onde che però non è quello del mare. Pessoa indaga la sua anima e giunge così a scoprirne di nuove, la sua poesia irrompe con forza maestosa in una dimensione che esula dalla realtà, quasi fosse una lucida e cosciente follia, qualcosa che esiste ma che non si può vedere, qualcosa che parla ma non si può ascoltare. Chiunque riesca a navigare in queste acque imprevedibili giunge sulle sponde di isole fortunate, cammina fino ad arrivare a scorgere il proprio Io, scoprendo con sorpresa che non siamo un solo individuo, bensì un caos di emozioni, un turbine di speranze e illusioni, mille voci che si confondono in una sola e, sovente, siamo tutto ciò che non sapevamo di essere. La realtà costringe l’individuo in uno spazio ristretto, lo obbliga ad essere solo ciò che può e deve essere, fino a farli credere che non potrebbe essere nulla al di là di ciò che è. Ma alla fine ognuno di noi, ogni singolo individuo, è come se fosse un Re che vive aspettando, un monarca che si guarda intorno perduto e spaventato in cerca di una Terra su cui regnare, un uomo in attesa di sapere chi essere davvero.


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8 dicembre Atrio palazzo ducale, Piazza Garibaldi - ore 10 - 20 MERCATINO DI BENEFICENZA A cura del “Jane Goodall Institute” Italia

25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio Chiesa dell’Immacolata PICCOLA MOSTRA DI PRESEPI fatti con materiale di riciclo dai ragazzi A cura del gruppo scout Agesci

L’Alambicco presenta la decima edizione del suo calendario, quest’anno ancora più bello!

4 gennaio Salone Parrocchiale S.Maria delle Grazie - ore 18.30 ASPETTANDO LA BEFANA... Serata di giochi e divertimento A cura della Parrocchia Santa Maria delle Grazie

Per i dettagli e per il calendario aggiornato delle iniziative seguiteci sul nostro sito ALAMBICCO.COM

Centro Polifunzionale, via U. d’Italia - ore 20 UNA SERATA IN COMPAGNIA DI AVIS Tombolata a premi con musica e balli popolari A cura di AVIS

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di Claudia Montinaro

via Cerundolo 54 San Cesario di Lecce Tel. 0832.205088

HAIR LAB

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22 dicembre Nei pressi di Piazza Garibaldi FESTA SCOUT Montaggio campo dimostrativo in occasione del decennale del gruppo A cura del Gruppo Scout Agesci

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5 gennaio Circolo degli amici, Via Umberto I, 12 TORNEO DI BURRACO A cura del Circolo degli Amici

Chiesa dei Sacri Cuori – ore 20 INAUGURAZIONE PRESEPE Centro Polifunzionale, via U. D’Italia III Rassegna OPEN CALL Concerto TUKRE’ con Meissa Ndiaje, Somie Murigu, Claudio Prima, Morris Pellizzari e Giuseppe Spedicato “Il non parlarsi non affratella” performance lettura racconti Performance danza africana con Aida A cura dell’Ass. La Fabbrica dei gesti

ed inoltre non perdetevi il

CALENDARIO 2014 L’ALAMBICCO

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20 dicembre Salone Parrocchiale S.Maria delle Grazie - ore 18.30 NON C’E’ NATALE SENZA TE Spettacolo di Natale ideato ed interpretato dai ragazzi dell’ACR Parrocchia S. Maria delle Grazie

26 dicembre Sala polifunzionale Società di Mutuo Soccorso, ore 20 XX EDIZIONE CONSEGNA BORSE DI STUDIO A STUDENTI DIPLOMATI E LAUREATI A cura della Società di Mutuo Soccorso in collaborazione con l’Amministrazione Comunale

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Dal 19 al 26 dicembre Cappella Palatina, Piazza Garibaldi - ore 10-13, 16-20 MERCATINO NATALIZIO DELL’ARTIGIANATO

24-25-26-29 dicembre, 1-5-6 gennaio Masseria Cervolo, Aria Sana – dalle ore 16 alle ore 21 XI EDIZIONE “PRESEPE VIVENTE” A cura dell’associazione Arte e Cultura Aria Sana

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Via Aldo Moro – ore 10 100M PER TELETHON A cura di ASD Tre Casali

Dal 16 al 23 dicembre Cappella Palatina, Piazza Garibaldi - ore 10-13, 16-20 PRESEPE DI RIUSO. Natività contemporanea A cura di Beatrice Pecoraro

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15 dicembre Festeggiamenti per i 20 ANNI DI FONDAZIONE dell’AVIS di San Cesario

In visita ai presepi:

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23 dicembre PER UN NATALE DI LUCE PIU’ CHE DI LUCI Alle ore 16 i ragazzi dell’ACR della Parrocchia Santa Maria delle Grazie augurano Buon Natale agli anziani della comunità.

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7 dicembre Centro Polifunzionale, via U. D’Italia - dalle ore 20 “PORTA CU TIE CA MANGI CU MIE” Festa con gli anziani e non A cura della Protezione civile GEO

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Calendario delle manifestazioni natalizie a San Cesario

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Gli Appuntamenti di Natale


Pietra leccese: tra tradizione e innovazione Intervista a Renzo Buttazzo, artigiano-designer che attraverso le sue creazioni, diventate famose nel mondo, interpreta in chiave innovativa la lavorazione della pietra leccese Quando è cominciato il tuo percorso artistico? getto. Io faccio arte applicata, cioè mi muovo Tutto è iniziato ventisette anni fa, dopo essermi in quel confine tra arte e design. è stato facile far conoscere le tue creazioni sul diplomato, per passione, per il gusto di usare le mani e toccare un materiale che non conoscevo. La pietra è territorio? stata uno dei materiali più poveri che ho trovato da poter No, ho dovuto spostarmi, cominciando nell’86 ad utilizzare. Prima era facile reperire questa pietra, basta- esporre nelle più importanti fiere internazionali di va andare in una vecchia casa, nelle cave te la regalava- Milano, Verona. Era un momento particolare quello, in no; solo in seguito c’è stata una rivalutazione sul merca- cui gli artigiani più evoluti, cominciavano a creare to di questo tipo di materiale. nuove linee di produzione, comunque limitate perché Mi affascinava l’idea di poter scaricare la mia ener- prodotte manualmente, ma con un’estetica innovativa. gia sulla pietra; di fatto il lavoro dell’artigiano è anche Questo mi ha permesso di conoscere e collaborare con un lavoro fisico, dove l’energia si Armani, Alviero Martini, famosi trasmette su un blocco. Si rompe designer, e di far conoscere le mie un blocco per creare. produzioni all’estero. E sono arriDopo anni di ricerca e sperivati nel tempo numerosi riconomentazione personale sulla piescimenti. Nel 2001 sono stato contra leccese hai dato vita ad alcutattato anche dalla BBC, la televini laboratori. sione inglese, che stava realizzanHo creato nell’86 un laboratodo un servizio sugli elementi di rio in Via Palmieri a Lecce, che ho attrazione del Salento, e tra questi chiuso dopo cinque anni, per dedivoleva includere la mia attività. Qual è ora il rapporto con il carmi per alcuni anni allo studio e territorio salentino? alla sperimentazione. Ho poi riaperto il laboratorio Petre nel ’90 e Non si è mai perso, andavo a chiuso nel 2010. Ho sempre penMilano per la mostre e non vedesato a delle tecniche diverse anche vo l’ora di tornare qui. Perché è la nelle vendite e nella comunicaziomia terra che mi trasmette l’enerne, perciò quando è stato chiuso gia giusta per creare, qui trovo avevo in mente l’idea di ricreare ispirazione. Non potrei dar vita un contatto più diretto con i clienalle mie creazioni se non vivessi una scultura di renzo buttazzo ti e questo si può avere solo nella nel Salento. Ciò che faccio è bottega, nel posto dove nascono le coniugare la cultura salentina con opere, perchè in questo modo si l’innovazione e la ricerca. La entra nel mondo dell’artista, si respira la sua storia. Le natura, per me, è universale, perciò il muretto a secco, il gallerie per quanto belle restano sempre un po’ asetti- nodo dell’albero di ulivo, esiste in altre parti del mondo che. come idea, come concetto, anche se viene espresso con L’unicità delle tue creazioni è data anche dall’es- tipologie diverse. Ecco perché molte commissioni vensere realizzate rigorosamente a mano, come nel pas- gono dall’estero, perché chi vede le mie produzioni sato. riconosce qualcosa di già visto nella propria cultura. Il Salento, ricco di bellezze naturali e artistiche Io utilizzo pochissimi attrezzi, gli stessi degli scalpellini di una volta, in più ho solo il trapano. Per me è fa fatica però a dare spazio e valorizzare l’arte conun piacere enorme, manipolare, plasmare sotto le dita e temporanea. creare. La macchina accelera i tempi, ma snatura l’ogIntanto c’è una forma di resistenza verso l’arte con-

renzo buttazzo

temporanea, perché siamo nati, vissuti e circondati dall’arte del passato, difficilmente l’arte contemporanea può competere con la forza di una chiesa barocca, di un anfiteatro, possono però coesistere e nutrirsi l’una dell’altra. A questo si aggiunge la mancanza di formazione, la cultura di base che deve aiutare a capire ed apprezzare l’arte. Cominciando dal far capire ai ragazzi in formazione, quale grande patrimonio artistico possediamo. Oltre alla pietra, sperimenti altri materiali? Ho sempre lavorato la pietra insieme con la ricerca di altri materiali. Contrariamente a quanto accade normalmente per un artigiano che lavora nel chiuso del suo laboratorio, io amo lavorare con altri artigiani. Ho realizzato un progetto,”Quattro mani”, lavorando con altri artigiani, sperimentando nuove produzioni. Abbiamo provato a fondere il vetro con la pietra, operazione piuttosto difficile, ma dopo tre mesi di sperimentazione, ci siamo riusciti. Fare rete è il futuro anche per gli artigiani? Assolutamente sì, è fare rete che crea evoluzione, che apre alla conoscenza. Per i giovani artisti il confronto è un passaggio fondamentale. Bisogna essere umili ed aprirsi alla conoscenza di altre realtà. Questo dovrebbe essere accompagnato da una maggiore attenzione delle istituzioni. La realtà degli artigiani è in crisi, gli artigiani in Puglia come in altre regioni del Sud in particolare, stanno scomparendo. Lo Stato dovrebbe tutelare maggiormente queste categorie, la Regione dovrebbe valorizzare l’esperienza dei pochi maestri rimasti e metterla a disposizione per la formazione dei giovani. Quale consiglio senti di dare ai giovani artisti? Il mio consiglio è lavorare con passione e con impegno ininterrotto, trovando dentro se stessi le forme di ispirazione e non lasciandosi influenzare da ciò che fanno gli altri. Io ho avuto nel mio laboratorio sei assistenti, ai quali ho insegnato l’arte della lavorazione della pietra leccese, poi ognuno ha intrapreso un proprio percorso. Giuliana Scardino giuliana@alambicco.com

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Una montagna di merda  

l'alambicco - anno XII - n.60 - dicembre 2013