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periodico di politica cultura società • www.alambicco.com

DISTILLATO

DI VERDE

anno XI numero 55 • dicembre 2012 • distribuzione gratuita

La prossima estate sarà completato e restituito alla cittadinanza il Parco Urbano nella Ex-Distilleria De Giorgi. Vi presentiamo il progetto del futuro cuore verde e culturale di San Cesario


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LA RINASCITA DELLA DISTILLERIA DE GIORGI Finanziato il primo lotto del recupero della ex distilleria: il giardino storico diventerà Parco Urbano un’area verde attrezzata anche per eventi culturali. Dalla prossima estate la Distilleria De Giorgi tornerà a vivere

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foto: Giovanna Buttazzo

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a prossima estate il parco all’interno della Distilleria De Giorgi sarà rimesso a nuovo e restituito alla fruibilità dei cittadini. I lavori di sistemazione all’interno dell’area dovrebbero partire a breve (tra qualche settimana sarà pubblicato il bando per l’affidamento dei lavori) per concludersi entro l’estate 2013. Si tratta del primo grosso intervento sulla distilleria (500.000 euro), e riguarderà l’area esterna che è stata teatro della manifesta zione dello scorso Primo Maggio. Il “Parco urbano” sarà realizzato grazie al finanziamento ottenuto per la realizzazione dei Piani Integrati di sviluppo territoriale, progetto che vede San Cesario come comune capofila e che include anche i comuni di Lequile e San Donato. Oltre che per la realizzazione del parco a San Cesario, il finanziamento complessivo di 1.800.000 euro sarà utilizzato per il rifacimento del basolato nei centri storici di Lequile e San Donato. L’intervento sulla distilleria rappresenta il primo lotto funzionale ed indipendente di un progetto più ampio di oltre 5 milioni di euro, che prevede la ristrutturazione dell’intero complesso, e la realizzazione di un “Centro culturale per attività di formazione e di spettacolo dal vivo” denominato “Distillerie Teatri Uniti”, e del “Museo dell’Alcool”. Entriamo nel dettaglio dell’intervento e vediamo cosa sarà realizzato. Il

giardino storico sarà riportato al suo antico plendore: sarà restaurata la vasca d’acqua con la fontana centrale e ripristinato l’impianto idrico; l’antica voliera in lamiera sarà recuperata e ricollocata nel giardino; saranno ripristinati i vialetti interni del giardino e il percorso pedonale; saranno restaurate e ripristinate le colonnine in pietra leccese che delimitano il perimetro del giardino. Sarà inoltre installata una balaustra in legno di delimitazione dell’area verde. Anche il piazzale esterno sarà riportato alla condizione originale: l’attuale pavimentazione in asfalto verrà completamennte rimossa e sarà sostituita da una nuova pavimentazione naturale ecologica in stabilizzato di cava. Nei locali un tempo destinati ai

bottai sarà realizzato un Bar - punto ristoro, mentre i servizi igienici pubblici saranno ricavati nei locali ex-spogliatoi. Per l’utilizzo del Parco come contenitore per eventi culturali e di spettacolo, l’area sarà dotata anche di una pedana-palco modulare non fissa, che potrà essere montata e smontata a seconda delle esigenze. Infine, il finanziamento dell’opera comprende anche il cosiddetto “avviamento” della struttura, infatti è già previstio un budget di 20.000 euro per allestire il cartellone di attività, eventi e spettacoli del primo anno di funzionamento del Parco. Gianni Nobile gianni@alambicco.com


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DISCARICA: EMERGENZA IN LETARGO? Dopo l’emergenza estiva, l’attenzione sulla discarica di Cavallino sembra calata. Il secondo tavolo tecnico si è concluso con un nulla di fatto, e intanto a pochi chilometri da noi sta sorgendo un nuovo impianto di compostaggio...

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iamo ormai nel mese di dicembre, abbiamo messo nell’armadio il costume da bagno e abbiamo lasciato spazio al cappotto. Le piogge, il freddo e il camino acceso ci hanno fatto dimenticare il caldo afoso estivo e le notti insonni del dilemma finestra aperta o condizionatore acceso. Ma l’odore di caldarroste e del muschio del presepe, ci hanno fatto dimenticare anche i MIASMI che hanno animato i dibattiti dell’estate sancesariana? Nel numero di ottobre de “l’alambicco” si era fatto il punto su quale fosse la problematicità del sito, dove convivono ben cinque impianti. La mobilitazione dei sindaci di San Cesario, Cavallino, San Donato e Lizzanello aveva portato alla convocazione del primo tavolo tecnico del 14 settembre al quale oltre ai rappresentanti dei comuni sopra citati avevano partecipato anche la Polizia Provinciale, l’ARPA e il Servizio Ambiente della Provincia di Lecce. Il ruolo della Provincia si è rivelato fondamentale poiché, in materia di rifiuti, essa ha il compito di controllare che le attività si svolgano in maniera conforme alle autorizzazioni rilasciate. I controlli vengono eseguiti sia attraverso un’attività ispettiva ad opera della Polizia Provinciale (che da sporadici sono diventati più frequenti dopo i dibattiti estivi), sia attraverso un’attività strumentale che la Provincia esercita attraverso l’ARPA, ente con il quale ha una convenzione triennale. Durante il tavolo tecnico si era parlato dell’installazione da parte di ARPA di 4-5 radielli (strumenti in grado di misurare la quantità di sostanze inquinanti presenti nell’aria) in prossimità degli impianti che avrebbero dovuto accertare l’origine, la provenienza e la natura chimica delle emissioni odorigene per poterne escludere la nocività.

Cosa è cambiato da ottobre ad oggi? Ben poco. La seduta del secondo tavolo tecnico del 6 novembre si è chiusa con un “nulla di fatto”. Tutti si aspettavano infatti di scoprire finalmente quale fosse la natura dei famosi miasmi. Invece ARPA non ha portato risultati scritti relativi alle misurazioni dei radielli e ha continuato a ipotizzare per analogia con altri impianti quale potessero essere le cause generiche delle emissioni odorigene, senza dunque portare un valore aggiunto rispetto al precedente tavolo tecnico. Il sindaco di San Cesario ha in tale sede nuovamente richiesto che si eseguisse il monitoraggio del suolo e della falda acquifera. A conclusione del tavolo tecnico si è preteso che in una successiva convocazione ARPA presentasse risultati scritti delle misurazioni ottenute dai radielli installati a settembre e che indicasse se è dotata della strumentazione adatta per effettuare i controlli richiesti. Per quanto riguarda invece l’attività ispettiva, nel mese di novembre, a seguito di nuovi controlli e alla constatazione di irregolarità, è stata sequestrata la “pesa” dell’impianto di biostabilizzazione in località “Guarini”. Per poter continuare regolarmente le attività di smaltimento dei rifiuti, nelle settimane successive si è quindi usato la “pesa” ubicata nella discarica di mutuo soccorso “Le Mate”, distante alcune centinaia di metri dall’impianto di biostabilizzazione. Questo ha creato non pochi disagi relativi al traffico veicolare nella zona nei dintorni degli impianti, già precedentemente congestionato dalla massiccia presenza di automezzi che conferiscono in tre differenti impianti. Un elemento importante che è venuto fuori nei mesi scorsi a seguito di incontri, interviste e tavoli tecnici è che per completare il ciclo dei rifiuti manca il compostaggio che comunque dovrebbe essere accompagnato da una raccolta dif-

Periodico di politica cultura società Anno XI n. 55 - Dicembre 2012 ISCRITTO AL N. 792/2002 DEL REG. STAMPA DEL TRIBUNALE DI LECCE

Direttore responsabile: Giancarlo Greco. Hanno collaborato: Antonella Perrone, Aristodemo De Blasi, Cristian Nobile, Emanuele Faggiano, Enrico Tortelli, Gianni Nobile, Giuliana Scardino, Giuseppe Nobile, Ilaria Parata, Lucia Luperto, Luigi Patarnello, Luigi Pascali, Marco Pezzuto, Paolo De Blasi, Paolo Verardo, Pierluigi Tondo, Pierpaolo Lala. Redazione: via Umberto I, 65 - San Cesario di Lecce e-mail: redazione@alambicco.com internet: www.alambicco.com facebook: www.facebook.com/redazione.alambicco twitter: @LAlambicco Distibuito gratuitamente a San Cesario, Cavallino, Lequile, San Donato Stampato presso: S.&G. Grafiche - Galugnano (LE) Chiuso in tipografia 4 dicembre 2012 alle ore 23,30

ferenziata spinta. Attualmente infatti il rifiuto “tal quale” viene grossolanamente selezionato negli impianti, separando la parte secca da quella umida. Quella secca viene inviata negli impianti che producono CDR, mentre la parte umida viene trattata, riducendo il suo contenuto di umidità, e inviata in discarica. In estate però, poiché la parte umida è eccedente rispetto alla secca, la separazione è sicuramente più complicata, per cui il rifiuto trattato possiede ancora una certa carica organica. La creazione di impianti di compostaggio consentirebbe alle discariche di mutuo soccorso di avere una vita più prolungata poiché in esse andrebbero a conferire quantità sempre inferiori di rifiuti biostabilizzati. Si evidenzia che sebbene questi impianti possano essere realizzati da privati, non è escluso per legge che gli enti pubblici ne possano realizzare uno proprio. Alcuni comuni hanno tentato di risolvere il problema distribuendo i composter per uso domestico, ma non si sono ottenuti i risultati sperati, anche perché non tutti hanno a disposizione un giardino dove poterlo installare. Sembra comunque doveroso segnalare che esistono realtà salentine dove stanno nascendo impianti per il compostaggio, che però sembrano essere sconosciute ai nostri amministratori. Un esempio non lontano è a 15km da San Cesario, nel comune di Calimera, dove è stato autorizzato un impianto di trattamento di rifiuti non pericolosi mediante processo di digestione aerobica della TERNI ENERGIA s.p.a. con una capacità di 30.000 tonn/anno. I rifiuti da trattare sono sostanzialmente FORSU (Frazione organica rifiuti solidi urbani) per il 70-75%; rifiuti vegetali, rifiuti mercatali e rifiuti delle mense per il rimanente 25%. Il compostaggio aerobico è in parole povere un processo biologico controllato dall’uomo che porta alla produzione di un fertilizzante a partire da residui vegetali o animali mediante l’azione di batteri e funghi e grazie all’apporto costante di ossigeno. L’impianto attualmente non è ancora in funzione perché è in corso la procedura di valutazione d’impatto ambientale di una variante al progetto approvato, questa prevederebbe che una metà dei rifiuti in ingresso, passasse alla digestione anaerobica (senza apporto di ossigeno), con recupero di biogas per la produzione di energia elettrica, mediante cogeneratore.

La conferenza dei servizi a cui hanno partecipato tutti i soggetti competenti in materia ambientale, non ha ancora approvato la variante, ma ha chiesto di approfondire alcuni aspetti del progetto soprattutto riguardanti le emissioni prodotte dagli impianti e l’impatto che queste potrebbero avere sulla qualità dell’aria preesistente. I punti di emissioni dell’impianto sono principalmente due: le emissioni diffuse di sostanze odorifere dal biofiltro, stimate in percentuali trascurabili, e le emissioni convogliate dal camino del cogeneratore che devono essere per forza di cose trattate da un catalizzatore che abbatte gli ossidi di azoto. L’impianto di compostaggio è localizzato in un’area in cui esiste ed è attiva e funzionante una Centrale a Biomasse ed è per questo che la natura delle emissioni dell’impianto in variante assume un aspetto fondamentale nella progettazione dello stesso. Se da un lato quindi la costruzione di impianti di compostaggio chiuderebbe il ciclo dei rifiuti, dall’altro non sono da trascurare le emissioni causate da questo impianto e l’impatto che esse possono avere sul territorio circostante. Infatti nel caso di digestione aerobica le emissioni odorifere devono essere trascurabili, anche perché un compost di scarsa qualità si riconosce anche dallo sgradevole odore che produce, mentre nel caso di digestione anaerobica e conseguente produzione di energia elettrica da biogas, l’impianto deve essere progettato affinché le emissioni di ossidi di azoto (NOx) siano abbattute, poiché sono dannose per la qualità dell’aria, delle piogge e per l’ozono. Una volta autorizzati è necessario ovviamente controllare che questi impianti sofisticati rispettino le prescrizioni di progetto. Resta evidente che il ciclo dei rifiuti così come è stato concepito attualmente, prevede un insieme di impianti tecnologicamente avanzati che devono funzionare a regola d’arte e per tal ragione le autorità competenti non si possono esimere da controlli persistenti e adeguati per salvaguardare la salute dei cittadini. Ilaria Parata

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LA DURA VITA DEL PENDOLARE ...IN BALÌA DELLE FSE L’utilizzo dei mezzi pubblici dovrebbe liberare le nostre città dal traffico e rendere migliore la qualità della vita. Spostarsi poi da San Cesario alla vicina Lecce dovrebbe essere cosa assai semplice. Invece può rivelarsi un’avventura da non credere...

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a vita del pendolare è dura, si sa. Quella del pendolare che da San Cesario decida di usufruire dei servizi delle FSE per spostarsi a Lecce può diventare a tratti un’epopea. La distanza in termini spaziali tra i due centri è ridicola e lascerebbe presumere a un incauto viaggiatore di non dover incontrare sulla sua strada particolari intralci: nulla di più sbagliato. A cominciare dalla corsa mattutina delle 7:30, per finire con il rientro serale alle 21 le insidie sono tante e poche le certezze. Vediamo come la giornata tipo di un utente FSE di San Cesario può trasformarsi in un viaggio omerico. Andiamo al lavoro al mattino. Gli autobus (due) che alle 7:30 transitano in paese e che vengono utilizzati da quasi tutti gli studenti e diversi lavoratori partono da lontano ed arrivano a San Cesario già al completo. I fortunati che riescono a salire per primi viaggiano in condizioni disumane, in piedi e pigiati come sardine, gli sfortunati, invece, vengono abbandonati direttamente a terra per mancanza di posto e devono arrangiarsi a raggiungere la meta con mezzi di fortuna (succede quotidianamente). Compiamo poi la scelta kamikaze di utilizzare le autolinee FSE anche nel pomeriggio per tornare al lavoro: le cose si complicano ulteriormente. Gli orari delle corse sembrano essere stati scelti estraendo a caso i numeri della tombola, tanto poco sono adeguati alle esigenze medie dei lavoratori. La comoda corsa delle 15:20 è stata rimos-

sa e spostata alle 15:40, per cause incomprensibili e misteriose, tutte interne all’azienda. Non solo. Il martedì e venerdì bisogna mettersi l’animo in pace e accettare un ritardo “istituzionale” di 15/20 minuti. Motivo: i presidi delle scuole di Casarano hanno deciso in quei giorni di far uscire i ragazzi più tardi (?!), che non sembra esattamente un legame logico di causaeffetto. Anche negli altri giorni della settimana, in realtà, la situazione non migliora, i ritardi sono costanti (e legati stranamente a determinati conducenti) e in qualche caso l’autobus passa prima dell’orario stabilito, lasciando tutti a piedi. Ma mettiamo pure che in qualche in modo si sia arrivati a Lecce e, fatto il proprio pomeriggio di lavoro si voglia tornare – finalmente – a casa. Altra estrazione di tombola: l’ulti-

mo autobus per San Cesario passa alla 19:20, poi più nulla, un buco fino al treno delle 21:05, uscire dal lavoro alle 20 in questo caso può essere una sfortuna. E poi. E poi bisogna affrontare i difficoltosi rapporti con il personale delle FSE. Gli autisti, tranne qualche rara eccezione, non brillano per cortesia e buona educazione e non forniscono spiegazioni all’utenza. L’impressione è quella di essere trattati come autostoppisti (e non clienti) a cui abbiano dato un passaggio di malavoglia e che alcune sere possono essere addirittura scaricati all’ospedale Galateo per non fare la fatica di entrare nel paese (giustificazione: interruzioni interne al centro abitato del tutto inesistenti). Se poi tentate di far valere i vostri diritti inoltrando alle FSE un reclamo

per telefono o mail, be’, in bocca al lupo, si ha a che fare con un muro che respinge ogni istanza, un’entità monoblocco in cui la responsabilità personale è inesistente. Chi risponde al telefono (se risponde) non sa mai dare spiegazioni e informazioni precise, non sa cosa facciano i suoi e colleghi e si rifiuta categoricamente di darti il proprio nome e cognome. Alle mail di reclamo più “rognose” non viene data alcuna risposta, forse per non generare “pericolose” prove attaccabili. Le logiche interne sembrano disattendere completamente quelle di una normale azienda, seppure pubblica. Peccato, perché lasciare l’auto a San Cesario e spostarsi a Lecce coi mezzi pubblici sarebbe una scelta economicamente ed ecologicamente vantaggiosa per molti se solo il servizio di trasporti fosse, non dico efficiente ma appena decente. Ci sarebbe da riderci su se la vicenda non avesse risvolti pesanti sia dal punto di vista lavorativo che economico a causa dei continui ritardi accumulati dai pendolari non per propria responsabilità. Per questo motivo, nelle prossime settimane, gli utenti delle Ferrovie Sud Est valuteranno con l’ausilio di legali e coinvolgendo l’amministrazione comunale le azioni da intraprendere per difendere i propri diritti. Silvia Riezzo Francesca Pisanò


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“PULSAZIONI” Le associazioni di San Cesario si mobilitano per una serata di solidarietà. Obiettivo: l’acquisto di un defibrillatore da donare all’Istituto Comprensivo

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uls…Azioni - Spettacolo a ritmo del tuo cuore”. Questo è il titolo e lo slogan di un’idea socialmente utile che diventa spettacolo, grazie alle Associazioni di San Cesario che hanno voluto organizzare un evento di significativo interesse e richiamo per raccogliere fondi da destinare all’acquisto di un defibrillatore per le scuole del paese. La serata evento è anch’essa un prezioso contributo da parte delle associazioni coinvolte nel progetto, per la spontaneità e l’apporto eccellente in termini di impegno e collaborazione. La finalità benefica ha spinto l’intera macchina organizzativa a muoversi velocemente e senza intoppi, riuscendo in poco tempo a programmare e rendere possibile una serata che sembrava quasi impossibile, per la complessità della struttura e per la grande mole di lavoro di coordinamento. Ma era una missione! L’appuntamento è per il 13 Dicembre nella cornice del Teatro DB

D’Essai “dei Salesiani” di Lecce ed è esteso a tutta la comunità, a chiunque intenda contribuire concretamente alla giusta causa, partecipandoci. Lo spettacolo è variegato e spumeggiante, all’insegna della musica dal vivo, della danza e del cabaret e porta in scena l’emozione di poter condividere e trasmettere al cuore della gente le parole, i passi e le note che vengono dal cuore di un artista, colui che vive di catarsi tra slancio ed improvvisazione e sa superare ostacoli impensabili. Per la prima volta nel mondo dell’associazionismo di una piccola realtà di provincia come la nostra, un gruppo composto da più di venti Associazioni, che da sempre la animano con svariate iniziative, hanno voluto sentirsi artisti e dare un contributo concreto per il bene della comunità, mettendo a disposizione le proprie peculiarità artistiche e socioculturali. Entusiasmo, determinazione ed impegno sono stati gli ingranaggi di un

motore di solidarietà solido ed affidabile, che attraverso l’intraprendenza di tanti carismi ed un cuore pulsante sempre attivo a San Cesario, ha messo in moto un’idea di spettacolo estrosa ed accattivante. Lo spettacolo propone in apertura la musica e i balli etnici dell’Associazione dei Senegalesi di San Cesario, con sonorità e stili che ormai fanno parte del nostro mondo in un background culturale sempre più ricco. A seguire, la suggestione e l’atmosfera delle magiche note di Marco Rollo al pianoforte e di Roberto Gagliardi al sax, un duo di musicisti estrosi e di grande carisma. La formula dinamica e frizzante dello show non lascia tempi morti in mezzo e prevede l’alternanza di eleganti coreografie del Centro Danza Musica e Teatro di Emiliana Mariano, con gli sferzanti intermezzi comici degli Scemifreddi, occasionalmente prestati alla mansione di pseudo-conduttori e del promettente gruppo di cabaret “Stelle Scadenti”. La freschezza di questo spet-

tacolo è garantita dal prezioso corollario di giovani promesse, quelle della fucina degli “Amici della Musica”, con le esibizioni degli Wild’s e delle Soul Sisters, rispettivamente una band ed un trio di notevole talento e prospettiva. In chiusura due voci contrastanti e di spessore, con la raffinatezza di Maurizio Ralletto ed il fuoco vivo di Nunzio Mariano. Anthony Fracasso Per Informazioni: 347.0767878

UNA SCUOLA DA CONDIVIDERE

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Dalle elezioni per il rinnovo del Consiglio di Istituto, nasce il “Comitato Genitori”

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l 18 e il 19 novembre a San Cesario, in un piovigginoso fine settimana autunnale, ben 341 genitori si sono recati a scuola per esprimere il loro voto per il rinnovo del Consiglio di Istituto: questa massiccia affluenza è il chiaro segnale del desiderio di partecipazione da parte delle famiglie alla vita scolastica. Rispetto al passato non è solo aumentato il numero dei votanti, ma anche quello dei candidati: trentuno genitori, suddivisi in due liste, hanno dato vita ad interessanti scambi di idee e opinioni, confrontandosi sui programmi e immaginando risposte alle molteplici esigenze espresse dalle famiglie. Un’esperienza che ha restituito un’immagine della nostra scuola quale spazio partecipato di relazioni, di confronto, di scambio e di ricerca di soluzioni a problemi comuni: scuola come luogo di ricomposizione sociale entro il quale i genitori, mettendo da parte logiche individualistiche, provano a negoziare, a dare un senso alla propria appartenenza alla comunità territoriale e quindi scolastica. Fatto non da poco in un periodo storico che, come descritto dalle tante analisi sociologiche, è connotato da fenomeni di disgregazione sociale, dal venir meno di certezze che portano spesso all’arroccamento nell’individualismo e dalla

chiusura dei singoli entro i sicuri confini domestici che tutelano da un contesto sociale percepito spesso come rischioso, insicuro o addirittura pericoloso. Un “disagio della modernità” (come descritto da C. Taylor) che spesso prende le forme della rinuncia all’impegno civico e sociale o del senso di sfiducia nelle istituzioni che allontana sempre più i cittadini da esse; pensiamo alla scuola che dovrebbe trarre linfa vitale proprio dalla partecipazione della comunità. Il bisogno espresso dai tanti genitori che si sono mobilitati per votare o che si sono confrontati nelle animate riunioni è quello di costruire percorsi condivisi, alleanze educative, di negoziare orientamenti, riferimenti di senso e azioni per affrontare problemi comuni o cogliere nuove opportunità nell’esclusivo interesse dei loro figli. La scuola deve ritornare ad essere parte viva della collettività, inserita cioè nel suo tessuto sociale, culturale e politico. Si avverte l’esigenza di una rete territoriale, di una comunità educante, il bisogno di far nascere dal dialogo con i vari attori sociali progetti di ampio respiro, in grado di incidere positivamente sul processo formativo degli alunni, offrendo loro un più ampio ventaglio di opportunità educative. La sfida dei genitori è quella di uscire da logiche di rappresentanza

formale, di puntare sull’ascolto reciproco e di farsi carico dei molteplici problemi che affliggono la scuola. Nasce così l’idea di costituire un Comitato Genitori, associazione di fatto sancita dall’art. 15 comma 2 del DL 297/94 – Testo Unico (“i rappresentanti dei genitori nei consigli di classe e di interclasse possono esprimere un comitato dei genitori del circolo e dell’istituto”): esso ha la possibilità di esprimere proposte e pareri di cui il Collegio Docenti e il Consiglio di Istituto devono tener conto ai fini della messa a punto del P.O.F. e dei progetti di sperimentazione. La sua funzione principale è quella di collegamento tra i rappresentanti di classe e di raccordo tra questi ultimi e gli eletti del Consiglio di Istituto in ordine ai problemi emergenti nelle classi. È’innegabile quanto il rapporto scuola-famiglia sia fragile e ambivalente: la scuola ricerca l’appoggio da parte dei genitori in quella che è la difficile azione educativa che è chiamata a compiere, ma d’altro canto rivendica a sé il diritto di segnarne il percorso, i genitori lamentano carenze da parte della scuola, ma preferiscono restarne fuori e delegare ogni funzione formativa al corpo docente che di fatto viene lasciato solo e non riceve alcun tipo di supporto esterno. Queste dinamiche non funzionali al

sistema devono essere sostituite da buone prassi e perché ciò sia possibile occorre un’apertura totale al cambiamento e una capacità di ascolto reciproco: solo attraverso il confronto e il dialogo costruttivo si porranno le fondamenta per una scuola davvero di tutti e per tutti. L’impegno è necessario, come lo è la disponibilità a mettersi in discussione, far fronte comune per il raggiungimento di obiettivi concreti con lo sguardo proiettato al futuro, agendo sul presente. Un Comitato Genitori che, come accade in altre realtà, si faccia promotore dei bisogni e delle esigenze dei nostri bambini e dei nostri ragazzi, si interroghi sulle problematiche e negozi possibili soluzioni, non solo in ambito scolastico, ma anche in un’ottica di rete, rivendicando con forza un tavolo programmatico permanente su infanzia ed adolescenza che coinvolga scuola, istituzioni, enti, servizi territoriali ed associazioni al fine di rilanciare una valida proposta educativa di comunità. La condizione ed il futuro dei nostri figli è nelle nostre mani, quindi rimbocchiamoci le maniche! Per quanti vogliano aderire, l’indirizzo di posta elettronica è il seguente: presente.info@gmail.com Francesco Reggio


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BENVENUTI AL VARIARTI CIRCUS La nuova avventura della associazione Variarti: uno spazio culturale per fare musica, teatro, arte.

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li avevamo lasciati la scorsa estate alle prese con il “Primo Maggio” organizzato all’interno della distilleria De Giorgi, e oggi che è quasi Natale li ritroviamo, indaffarati come sempre, alle prese con la loro nuova avventura. Parliamo dell’Associazione “Variarti”, gruppo storico sancesariano e artefice di innumerevoli iniziative (i concerti del Primo Maggio, i murales che addobbano alcune vie del nostro paese, le sfilate di Carnevale tra le tante) e del progetto a cui stanno lavorando da qualche mese e che vedrà la luce tra pochi giorni. Il tendone da circo che si trova sulla via per Lecce, all’altezza del semaforo per gli impianti sportivi, sarà la nuova “casa” di Variarti. “Non solo la nostra casa - ci dice Fabio Lezzi, leader e fondatore dell’associazione - ma vogliamo che diventi il “Teatro” di San Cesario, uno spazio privilegiato per concerti,

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spettacoli teatrali, cabaret, e altre iniziative che il territorio produce ogni anno. Uno spazio che mancava e che dal 26 dicembre sarà a disposizione della comunità”. I lavori in questi giorni proseguono incessanti. Oltre alla sistemazione dell’impianto elettrico e del tendone, è in rifacimento la pavimentazione della struttura. “Stiamo lavorando per rendere questo spazio il più accogliente possibile - continua Fabio Lezzi - per dare la possibilità di fruire al meglio degli eventi che si susseguiranno. Ci sarà un palco di 6 metri attrezzato con le quinte e le luci di scena, ci sarà una zona bar all’interno e costruiremo una nuova zona WC. La capienza finale sarà di circa 250 posti a sedere: ai circa 100-120 posti disponibili in platea si aggiungeranno a breve i circa 150 posti su gradinate modulari in fase di realizzazione. Tutte le strutture sara-

no smontabili, così da poter ottimizzare lo spazio in funzione della differente tipologia di spettacolo”. La struttura sarà inaugurata il prossimo 26 dicembre con una giornata ricca di appuntamenti. Si parte nel pomeriggio con un spettacolo di Teatro per bambini. Si prosegue in serata con il cabaret del trio comico “Gli Scemifreddi” e, a seguire, la musica sarà protagonista con “Balkan Trip” di

Marco Rollo e Giancarlo Dell’Anna. L’ingresso sarà libero e gratuito a tutti e tre gli appuntamenti. Ancora qualche giorno, quindi, e il sipario si alzerà su questo nuovo spazio. Non ci resta che fare un grosso in bocca al lupo a tutti i ragazzi e le ragazze dell’associazione Variarti. Gianni Nobile gianni@alambicco.com


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Gli Appuntamenti di Natale

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Calendario delle manifestazioni natalizie a San Cesario

8 e 9 dicembre e dal 16 al 23 dicembre Cappella Palatina Piazza Garibaldi - ore 10-13 / 16-20 MERCATINO NATALIZIO e PRESEPE 9 dicembre Piazza Garibaldi - ore 11 “IL MAGICO ELFO” – CONSEGNA DELLE LETTERINE A BABBO NATALE Consegna delle letterine dei bambini A cura dell’Associazione Amici della Musica e della Pro Loco I Tre Casali 13 dicembre Teatro DB d’Essai, Lecce – ore 20.30 PULS-AZIONI Spettacolo a ritmo del tuo cuore Serata di solidarietà per la donazione di un defibrillatore all’Istituto Comprensivo San Cesario di Lecce 15 dicembre (ore 17 – 20) 16 dicembre (ore 11 - 13 e ore 15 – 20) Palazzo ducale, P.zza Garibaldi MERCATINO DEI BAMBINI A cura dell’Amministrazione comunale 21 dicembre Salone Parrocch. S.Maria delle Grazie - ore 18.30 VERSO UN NATALE DI LUCE... PIU’ CHE DI LUCI , Spettacolo di Natale ideato ed interpretato dai ragazzi diACR Parrocchia S.Maria delle Grazie

24-25-26-30 dicembre, 1-5-6 gennaio Masseria Cervolo, Aria Sana X EDIZIONE “PRESEPE VIVENTE” A cura dell’associazione Arte e Cultura Aria Sana 25 dicembre BABBO NATALE A CASA TUA… Consegna doni a domicilio in mattinata A cura della Pro Loco I Tre Casali 26 dicembre Sala polifunz. Società di Mutuo Soccorso - ore 20 CONSEGNA BORSE DI STUDIO A STUDENTI DIPLOMATI E LAUREATI. XX EDIZIONE A cura della Società di Mutuo Soccorso 28 dicembre Salone parrocch. Sant’Antonio da Padova - ore 19 DIVERETÀ Serata all’insegna della tradizione e della convivialità con i ragazzi di ACR e le persone più anziane della nostra comunità. A cura dell’Azione Cattolica, Parrocchia Sant’Antonio da Padova 29 dicembre Chiesa Sant’Antonio da Padova - ore 20.00 CONCERTO DI NATALE Concerto di musica per organo

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4 gennaio Salone Parrocch. S.Maria delle Grazie - ore 19,00 ASPETTANDO LA BEFANA..... CON CIAO DARWIN - 3° Edizione Serata di giochi e divertimento per genitori e ragazzi. A cura della Parrocchia Santa Maria delle Grazie 6 gennaio Centro polifunzionale, via U. d’Italia – ore 11 “LA BEFANA VIEN… IN PIAZZA” Bimbi in festa con l’amica Befana Premiazione delle letterine a Babbo Natale A cura dell’Associazione Amici della Musica e della Pro Loco I Tre Casali ed inoltre non perdetevi il CALENDARIO 2013 L’ALAMBICCO L’Alambicco presenta la decima edizione del suo calendario, quest’anno con foto fino al 1989!

Per i dettagli sulle iniziative e per il calendario aggiornato seguiteci su

www.alambicco.com

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24, 25, 26 dicembre, 1 gennaio Sala consiliare – Palazzo ducale TEMPO DI SCATTO Mostra fotografica del 1° Corso base di fotografia digitale Inaugurazione: 23 dicembre alle 19 Apertura: ore 10-13 / 16.30 – 19.30 A cura dell’Amministrazione Comunale

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23 Dicembre Salone Parrocch. S.Maria delle Grazie - ore 19.30 TI SENTI FORTUNATO? Gioco-spettacolo a premi aperto a tutta la cittadinanza. A cura degli Scout Agesci S. Cesario 1 clan Vela Bianca

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ore 16.00 I ragazzi dell’ACR della Parrocchia Santa Maria delle Grazie visitano nelle case gli anziani della nostra Comunità Parrocchiale per augurare con gioia un sereno Natale


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RISPOSTE SECONDARIE NONNA PAPERA di Enrico Tortelli

A DOMANDE PRIMARIE SMACCHIARE I GATTOPARDI, MA ANCHE NO.

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Rovesciando la celebre frase del gattopardo “cambia tutto perché non cambi nulla”, che raccontava l’immutabilità del potere in Sicilia, pronto a risorgere in nuove forme esteriori dalle sue stesse ceneri, vorremmo provare a leggere l’esito delle primarie del centrosinistra in maniera diametralmente opposta: “Non è cambiato nulla, ma in realtà è cambiato tutto.” Prima che il Governatore della Puglia da un lato ed il Sindaco di Firenze dall’altro chiedessero nel 2010 le primarie per la scelta del candidato premier, il candidato premier era Pierluigi Bersani. Solo che lo era sulla base dello statuto del PD che, assecondando una vocazione egemonica sull’intero centrosinistra, stabiliva che il candidato premier fosse il segretario del PD. “A prescindere”, direbbe Totò, da quello che pensava il resto della coalizione. Oggi invece Bersani è stato scelto come candidato premier a conclusione di un ampio processo democratico che ha visto milioni di cittadini, elettori del centrosinistra, esprimersi e scegliere tra ben cinque diverse proposte programmatiche, unite nei valori di fondo e nella compostezza della loro rappresentazione, ma diverse nel modo di trasformarli in pratica. E questo processo democratico ha saputo alla fine far convergere le volontà di milioni di elettori sulla candidatura di Pierluigi Bersani. Il quale non è più quindi il candidato

scelto dall’apparato del suo partito, ma è colui che, con la forza che gli deriva dall’investitura popolare, è chiamato a fare sintesi delle proposte e dei programmi di tutti i competitor di queste primarie, perché tutti gli elettori del centrosinistra deve saper rappresentare e a tutti loro dovrà chiedere fra pochi mesi il consenso necessario a governare il Paese.

QUALCHE CONSIDERAZIONE SUI RISULTATI

(OVVERO: COSE CHE BRILLANO…) Sono stati e saranno spesi fiumi di inchiostro sui risultati di queste primarie. A me preme sottolineare solo, per flash, alcuni aspetti che mi hanno colpito: La grande partecipazione, segno di una forte volontà di protagonismo civico, che è un patrimonio essenziale della democrazia. Vuol dire che in tanti ancora pensano che la politica sia una cosa seria, cioè l’arte nobile di cercare soluzioni condivise ai problemi di tutti (contrapposta all’avarizia come arte di cercare soluzioni personali ai problemi propri); La connessione sentimentale che in Puglia sembra ancora legare il Presidente della Regione ed i cittadini pugliesi, nonostante le difficoltà e gli errori in cui può imbattersi chiunque accetti di fare i conti col difficile mestiere di governare e fare delle scelte; La lealtà dei sostenitori di Vendola (e degli altri candidati che non hanno raggiunto il ballottaggio) al progetto di centrosinistra ed al complessivo meccanismo delle primarie, manifestatasi nella

massiccia affluenza al ballottaggio per scegliere un leader della coalizione, pur non avendo più la possibilità di votare il proprio candidato preferito, ed addirittura dovendo scegliere tra candidati appartenenti ad un altro partito. Segno che l’adesione ad una coalizione e ad un progetto politico riesce ormai ad avere una forte capacità di mobilitazione, anche a prescindere dall’adesione ad un singolo partito della coalizione stessa; La generosità dei volontari e delle volontarie che per due domeniche consecutive hanno messo a disposizione il proprio tempo per consentire a tutti noi di partecipare a questo esercizio di democrazia.

QUALCHE APPUNTO PER IL FUTURO (OVVERO: CONSIGLI NON RICHIESTI…) In Puglia il 25 novembre ha vinto Vendola (ha ottenuto nella sua regione un consenso più che doppio rispetto a quello raccolto nel resto d’Italia, con un differenziale positivo di oltre venti punti percentuali): speriamo quindi che Vendola possa continuare a governare la Puglia. E che possa così dimostrare che per amore di questa terra, per fedeltà al mandato ricevuto dai cittadini pugliesi, e per portare a termine lo straordinario lavoro di questi anni, si può anche rinunciare ad un seggio in Parlamento o ad una poltrona da Ministro. In Italia il 2 dicembre ha vinto

Bersani: speriamo che Bersani possa governare l’Italia. Per fare ciò bisogna che sappia tener conto delle richieste di rinnovamento che al primo turno delle primarie avevano raccolto il consenso di più della metà degli elettori del centrosinistra. E bisogna che le candidate ed i candidati al Parlamento, possibilmente al 50% donne ed al 50% uomini, siano i migliori che ciascun territorio potrà esprimere per quel ruolo, ed è quindi opportuno che (se si voterà con l’attuale “porcellum”) siano scelti dal basso con modalità simili a quelle che hanno consentito di scegliere il candidato premier. E bisogna infine, per rispondere con esempi di buona politica alle domande dei cittadini che se non troveranno risposte si rifugeranno nei recinti dell’antipolitica, che il centrosinistra dimostri di essere una casa di vetro. In cui, per esempio, si sappia dare conto, fino all’ultimo centesimo, di come sono stati e saranno spesi gli oltre sei milioni di euro di contributi (almeno 2 euro per più di tre milioni di elettori) che i cittadini hanno versato ai seggi in occasione delle primarie. Sarebbe un buon esempio di trasparenza per chi si candida a gestire la cosa pubblica, mentre non farlo costituirebbe una clamorosa occasione mancata.

RIORDINO PROVINCE, SI FARÀ? Il taglio dei costi della politica è (a parole) in cima a tutti i buoni propositi della classe politica. Nei fatti, però, non si perde occasione per rimandare (e affossare) il riordino delle province

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l 6 Gennaio prossimo scade il termine ultimo per la conversione in Legge del D.L. 188/2012 sul riordino delle province, attualmente fermo alla Commissione Affari Costituzionali del Senato, in attesa della scadenza ultima di presentazione degli emendamenti fissata per il 3 Dicembre. Dopo di ciò, il testo dovrà essere portato in parlamento, discusso e votato. In altre parole, parafrasando l’iter procedurale, questa legge non s’ha da fare, le province rimarranno le stesse e visto l’andazzo non è escluso che in futuro possano aumentare. La tanto sperata riforma, utilizzata

indistintamente da tutte le forze politiche come cavallo di battaglia, che aveva raccolto i pareri positivi di tutti i partiti nell’ambito della famosa riduzione dei costi della politica che ancora non c’è stata, morirà dimenticata nei cassetti di qualche commissione. Ancora una volta non sarà colpa di nessuno e nessuno se ne assumerà le responsabilità. Ci diranno che mancavano i tempi “tecnici” e la questione sarà di nuovo d’attualità nella campagna elettorale che sta per venire. Peccato che nessuno si ricorda di dire che in poco più di un mese il governo Monti è riuscito a fare una finanziaria con annessa riforma

delle pensioni, introduzione dell’IMU etc... Del resto nessuno si sorprenderà visto che ogni qualvolta i politici hanno dovuto prendere delle decisioni che intaccassero direttamente i loro interessi e le loro tasche, visto che si parla di poltrone, si sono ritrovati sempre uniti e compatti nel respingere ogni iniziativa in tal senso. Ma se non sorprende l’atteggiamento dei parlamentari, sicuramente delude quello del governo. Dopo un anno infatti risulta evidente come il governo Monti, che si era presentato agli italiani con le parole equità e rigore, si sia in realtà

dimostrato forte e deciso solo con i deboli, incapace di usare la stessa forza e determinazione usata nell’imporre sacrifici ai cittadini, per scalfire minimamente i privilegi di cui gode l’alta classe politica italiana. Infine, ci auguriamo che questo decreto, con tutti i suoi limiti nella sua formulazione e di cui non si è parlato ma che sicuramente affronteremo in seguito, possa vedere la luce e diventare legge. Che per una volta le cose possano andare in maniera diversa e che questo articolo sia stato solo un brutto sogno. Paolo Verardo


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LA CRISI DELL’ETÀ DELL’ACCIAIO La vicenda Ilva e il grande ricatto tra lavoro e salute

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Ilva di Taranto non deve chiudere. L’Ilva di Taranto è un tassello fondamentale per l’industria pesante del nostro Paese e fonte del 28% della produzione acciaifera nazionale. È una risorsa così strategica che, per livelli differenti di competitività, né l’Italia, né il Mezzogiorno e, dunque, la nostra Regione possono permettersi di perdere. La crisi economica del mondo occidentale ha già spazzato via numerose aziende che non ne hanno retto l’urto. L’Ilva rappresenta in questo contesto un valore da difendere in quanto offre sostentamento a dodicimila dipendenti e ad altrettante famiglie del nostro territorio. Ci vuol coraggio, è vero, a pronunciare affermazioni di questo genere davanti ai dati sconcertanti della perizia sulle emissioni nell’aria provenienti dall’Ilva relativa all’anno 2010. Oltre 4 milioni di Kg di polveri, 11 milioni di Kg di diossido di azoto ed altrettanti di anidride solforosa, 172 milioni di Kg di monossido di carbonio per citare i numeri più clamorosi; diossina, piombo, rame e ossidi di zolfo per citare invece quelli più comunemente richiamati e che tradotti in vite umane vogliono dire due

morti al mese per un totale di 386 vite perse negli ultimi 13 anni tra operai, bambini, donne e anziani per ragioni riconducibili direttamente all’inquinamento dell’Ilva. Il nodo della questione, quindi, è se produzione e salvaguardia della salute e dell’ambiente debbano essere obiettivi necessariamente antitetici, ovvero se la massimizzazione dei profitti debba essere una pratica perseguibile inevitabilmente a scapito di un peggioramento delle condizioni di salute degli individui e dell’ambiente. La risposta deve essere no! Non è accettabile, nell’era moderna, un tale tradeoff e quando questo si verifichi, senza che nessuna misura di controllo e tutela venga messa in piedi da un Governo, la produzione diventa sinonimo di sfruttamento e la concessione favoreggiamento; dinamiche rispetto alle quali popolazioni come quella del capoluogo ionico difficilmente possono sottrarsi. Ricatto sociale che li obbliga ad accettarne la perversione pur di sopravvivere. Decisiva è stata pertanto l’azione della Procura di Taranto e del giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco che ha spezzato questo ormai non più accettabile stato di generale connivenza e

culminata con la firma del provvedimento di sequestro in data 26 luglio 2012 dell’intera area a caldo dello stabilimento siderurgico Ilva e dell’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per i proprietari dell’azienda e diversi dirigenti. Le accuse sono, a vario titolo, di disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose. Il Governo con la trasformazione dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) dello scorso 26 ottobre in legge si augura di superare l’attuale impasse. Il testo del decreto riapre gli impianti, li rimette nelle mani della proprietà e la costringe a operare interventi quali il barrieramento dei parchi minerali e l’adeguamento degli altoforni mediante spegnimenti programmati: il tutto al fine di ridurre le emissioni di polveri nocive. Allo stesso tempo viene istituita la figura di un Garante per vigilare sull’attuazione del decreto. La situazione, a questo punto, si fa complessa a causa delle possibili reazio-

ni dei diversi attori. Dal punto di vista della Procura di Taranto l’azione più probabile dovrebbe essere quella di osservare ed applicare il decreto come qualsiasi disposizione di legge nonostante sia forte l’intenzione di non fare passi indietro rispetto al dato oggettivo che l’Ilva inquini e provochi danni. Rimandando gli approfondimenti circa eventuali conflitti di attribuzione o eccezioni di incostituzionalità alle sedi più opportune. Dall’altra parte non si possono trascurare le possibili decisioni dei Riva, proprietari dell’impianto e indagati penalmente per le inottemperanze del passato, e le ripercussioni sui loro interessi dovute alla gestione di un impianto a produzione ridotta che andrebbe incontro alla perdita di grosse quote di mercato. Insomma, le sorti dello stabilimento risultano quantomai incerte e gli scenari di non semplice previsione. Pier Luigi Tondo

“La macchina fotografica fissa un’immagine nel tempo permettendoci di conservare il ricordo di un’esperienza visiva che non vogliamo dimenticare”

La foto vincitrice di questo numero Tutte le foto del concorso 2012 dedicato agli elementi della natura sono visibili sul nostro sito www.alambicco.com e sul nostro profilo facebook facebook.com/redazione.alambicco continuate a seguirci!

Guarda la galleria fotografica del concorso sul tuo cellulare attraverso il QR Code a destra

“Folgore di Indra” di Andrea Liquori

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SOS AMBIENTE Mentre i potenti discutono attorno ad un tavolo il nostro pianeta agonizza

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ambiente è congestionato, malato, compromesso. La crisi ecologica, che attanaglia il pianeta, è per l’innanzi una sconfitta dell’uomo, che non riesce a proporre con incisività politiche più sostenibili, che non sa vivere a quote più normali. L’uomo è vittima di se stesso: sporcando in continuazione gli ecosistemi, di fatto, non si prende cura dell’umano sentire. L’uomo modificatore di scenari con la sua potente e prepotente mano antropica contribuisce a deteriore l’ecosistema Terra. La crisi ecologica è sopratuttto uno smarrimento antropologico, una difficoltà civile a interpretare nel modo giusto le sollecitazioni d’un mondo in divenire. I combustibili fossili sono a termine, hanno già devastato ampiamente. Mutano i sistemi produttivi, il villaggio globale s’è ristretto, le energie rinnovabili chiedono spazio, ma drammaticamente non riusciamo ad aprirci con fiducia alla nuova era, che avanza. Il petrolio è ormai il nostro passato, che però in tutti i modi manteniamo anacronisticamente in vita in un presente, che esigerebbe più coraggio, più intraprendenza. Da tanti anni, illustri studiosi tratteggiano con entusiasmo l’avvento d’una cosiddetta economia ad idrogeno, capace di rivoluzionare le normali acquisizioni di mercato. L’idrogeno è l’elemento più semplice e più diffuso nell’universo, una sorta di carburante perpetuo, inesauribile, privo di emissioni inquinanti. Ciononostante, l’economia ad idrogeno viene ancora considerata un discorso di nicchia. Eppoi, il sole, il vento, le biomasse, da “sfruttare” con raziocinio e senza sfacelo del paesaggio. C’ è chi,

addirittura, sminuisce la epocale emergenza fisica, sostenendo che certe previsioni pessimistiche sono frutto della fantasia di scienziati e ambientalisti “catastrofistici”. Però, è in indubbio che la Terra è stata intaccata. Il climatologo Luca Mercalli ritiene che la crisi sia globale: “Ormai non è più questione di

limitare le emissioni di CO2. Il danno fatto all’ecosistema è irreparabile. Si tratta solo di vedere come adattarsi”. Ci chiediamo: a cosa servono i grandi vertici periodici mondiali sul clima? A cosa servono le memorabili assise dei potenti del mondo, se non si riescono a ottenere pragmaticamente risultati positivi. I cittadini reclamano interventi drastici e risoluti-

vi. Eppure, le potenze internazionali tergiversano, si azzuffano. Discutono sulla forma del tavolo delle trattative ( rotonda o quadrata?). I Paesi più ricchi (quelli che sporcano di più), come al solito, si dimostrano incapaci di negoziare fino in fondo. L’etica della responsabilità imporrebbe soprattutto ai Grandi inquinatori di capire le ragioni dei Paesi del sud del mondo, da sempre violati da predatori e rapinosi interventi occidentali. Negli annuali summit sul clima non si raggiungono mai accordi vincolanti, né legalmente, né politicamente: questo è un fallimento totale. E così l’aria continua ad essere inquinata di ossidi, di polveri sottili, e di altre particelle pericolose, le acque schiumano, il suolo è il ricettacolo terminale di sostanze tossiche di vario tipo. Se la politica riuscisse a saldarsi intimamente e rispettosamente con un’ economia virtuosa, potremmo sperare di invertire consolidati trend negativi. Il nostro pianeta ansima, è sofferente, ha il fiato corto. Per fortuna, sovente nelle piazze del mondo s’agita costruttivamente un popolo della pace e della non violenza con il suo grido sofferto di parole mai taciute. Un popolo colorato(composto soprattutto da giovani), che sollecita i Grandi a ratificare accordi internazionali per ridurre l’emissione di gas serra. I governi del mondo hanno l’obbligo di dialogare effettivamente e pragmaticamente nei grandi summit mondiali. La giusta condotta morale è una mansione irrinunciabile. I nostri figli, i nostri nipoti hanno il diritto di ereditare una terra quantomeno vivibile.

NATI NON FUMMO... L’orgoglio di essere italiano e contribuire allo sviluppo del Paese. Non è facile oggi ritrovare questi valori

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roppo spesso siamo distratti e non ci rendiamo conto del patrimonio di esperienza e lavoro ma anche l’esempio di vita di cui alcuni nostri concittadini ci hanno fatto dono. È il caso di Franco Rollo, scomparso lo scorso 21 settembre salutato da funerali semplici, con scarsa ma commossa partecipazione di familiari ed amici intimi. Lui che aveva avuto i natali a Lequile, da madre originaria di San Cesario, cresciuto in una famiglia patriarcale di contadini (come lo erano molte delle nostre famiglie a cavallo delle due Guerre mondiali), è stato un grande uomo, un Ammiraglio di fama nazionale, insignito della Medaglia

d’Ora Mauriziana dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, Commendatore della Repubblica dal Presidente Ciampi. Ma i suoi meriti sarebbero troppi per elencarli tutti. La fine della sua carriera, Franco l’ha svolta a Napoli, tra i responsabili della base Nato, poi ad Augusta, La Spezia, Brindisi quale comandante dei MAS (Mezzi anfibi semoventi) e, infine, a Roma come membro strategico per l’Italia della NATO. Era un patrimonio di ricordi Franco: era stato con la nave scuola Amerigo Vespucci lungo tutto il Mediterraneo, l’Atlantico e su fino al Mare del Nord. Paracadutista e pilota di aerei militari, in missione in Libano. L’indimenticato

Presidente Pertini l’ho insignì dell’onorificenza di Cavaliere. Il silenzio fuori ordinanza del marinaio durante il funerale ha dato l’ultimo saluto a questo illustre concittadino. Forse sarebbe stata opportuna la presenza dei ragazzi e dei giovani in quei toccanti momenti: la bandiera, il picchetto, gli ufficiali, quel silenzio... avrebbero fatto toccare con mano il senso del dovere, i valori di solidarietà. Un suggerimento finale, va bene ricordare i Caduti il 4 novembre, ma forse sarebbe il caso di menzionare anche chi ha dedicato tutta la vita a prevenire, evitare guerre, distruzioni, morti. Vito Carignano

Marcello Buttazzo


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INTRA LU SALENTU Idee progettuali e realtà molto speciali sempre più spesso si nascondono sul nostro territorio; siamo andati a scoprire una azienda che ha unito l’amore per la terra alla passione per la musica.

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on sapere che a pochi kilometri esiste un’azienda così particolare e doverlo scoprire grazie ad un amico trapiantato a Roma mette a disagio. Passiamo sempre troppo poco tempo a scoprire la nostra terra e così i nostri vicini di casa ci riservano delle piacevoli sorprese. Mi riferisco a MEDInTERRA, un’associazione/azienda da definizione “AgroMusicale” nata a Lequile dall’esigenza di unire due differenti percorsi di studio. L’azienda, infatti, nasce da un’idea del “musi-

coltore”, Vito De Lorenzi, perito agrario e musicista. Una figura professionale eclettica che unisce le musiche della tradizione all’agricoltura naturale. “E’ semplicemente un modo di fare agricoltura in maniera quasi arcaica, con l’utilizzo di sola acqua e composti organici; non si tratta di agricoltura biologica”, ci tiene a specificare Vito De Lorenzi, “ho deciso di unire i due percorsi di studio e di ricerca e di portarli verso un’unica direzione” aggiunge. MEDInTERRA è frutto, quindi, della capacità di coltivare le proprie passioni e di metterle a disposizione del proprio territorio. Un ritorno al passato utilizzando la musica per scandire il lavoro e la vita quotidiana con piantine che crescono, chitarre, zappe, tamburelli, canti e concimi naturali: elementi essenziali di un’azienda che crede nella tradizione e nel lavoro della terra. Sono tante le iniziative messe in piedi dall’associazione: dai seminari intensivi di “Canto Popolare sul Campo” legati alle fasi della semina tenuti da cantanti professionisti di varie zone d’Italia agli incontri sul tamburello, ai corsi di baby agricoltura e di propedeutica musicale. Tuttavia l’idea di affittare pezzi di terra da coltivare è forse l’idea più entusiasmante. Con una quota associativa mensile, il neo-musicoltore può prendersi cura di una piccola fetta di terreno per un massimo di 30 mq,

dove dar vita al suo orto, piantare, cantare, raccogliere e suonare, grazie anche all’aiuto dei collaboratori di MEDInTERRA che cureranno il tuo orto anche quando non potrai coltivarlo da solo. Lucia Luperto lucia@alambicco.com

Contatti: mail:vitodelorenzi@gmail.com Tel: 329 9652553 - 347 0364918 Facebook: MEDInTERRA

bau bau micio micio

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icembre è il mese dei regali, ho dunque colto al volo l’occasione che la redazione mi ha offerto per regalare ai lettori de L’Alambicco una nuova rubrica dedicata ai nostri amici quadrupedi più o meno pelosi. Per iniziare, mi presento. Sono Francesco Pascali, professione veterinario. Giusto per restare in tema, se mi dovessi definire potrei utilizzare la metafora del cane da riporto. Qualche anno fa mi hanno lanciato delle sfide, prima Bari per l’Università, poi Ferrara, Roma, Houston per avviare e perfezionare la mia carriera professionale e alla fine sono tornato a San Cesario, per realizzare il sogno di aprire un Centro Veterinario. A partire da oggi, in questa rubrica

parleremo delle piccole e tenere (quasi sempre) bestioline che ci circondano, e cercheremo di rispondere ai vostri dubbi, sfatare qualche mito e fornirvi utili informazioni. Iniziamo con qualche curiosità. Se siete soliti vantarvi del fatto che i vostri cani o gatti divorano tutto quello che gli date da mangiare, sappiate che: Cipolla e aglio possono causare irritazione gastrointestinale e danni ai globuli rossi con conseguente anemia, anche in forma grave. I gatti sono più sensibili, ma anche i cani sono a rischio se ne consumano una grande quantità. Una piccola dose occasionale probabilmente non causa problemi, ma si deve evitare di somministrare agli animali grandi quantità di questi alimenti. Carne e uova crude o poco cotte possono essere dannose perché potrebbero contenere batteri, come Salmonella e Escherichia coli, batteri pericolosi sia per gli uomini che per gli animali domestici. Inoltre, le uova crude contengono un enzima chiamato avidina, che riduce

l’assorbimento di biotina (una vitamina del gruppo B), la cui carenza può causare problemi alla pelle e al pelo. Alcune delle informazioni che noi possediamo riguardo cani e gatti sono spesso credenze popolari senza alcun fondamento scientifico; dare per scontati alcuni comportamenti potrebbe causare gravi danni di salute ai nostri animali. Soprattutto nel campo dell’alimentazione, abbiamo delle abitudini sbagliate che sarebbe meglio correggere per evitare guai. Offrire ossa a cani e gatti può sembrare una scelta naturale e sana,da sempre presente nell’immaginario collettivo, ma pochi sanno che le ossa possono incastrarsi nel palato o nella faringe (causando il soffocamento), o a causa delle schegge l’animare potrebbe subire una lacerazione allo stomaco o all’intestino.. Spesso le ossa sgranocchiate formano nel tubo digerente una massa solida (fecaloma) che causa una grave costipazione. Se avete provato a dare ai vostri

cuccioli caffè o cioccolata, sappiate che questi prodotti contengono sostanze denominate metilxantine. Una volta ingerite dagli animali domestici, le metilxantine possono causare vomito e diarrea, respiro affannoso, sete e urinazione eccessive, iperattività, ritmo cardiaco anormale, tremori, convulsioni e persino la morte. Natale è alle porte e con le feste arrivano anche succulenti e ricchi pranzi, quindi spero che questi consigli vi possano tornare utili. Nei prossimi numeri vi aiuterò a sfatare falsi miti e a rispondere a dubbi o perplessità sul mondo animale. Parleremo di vaccinazioni, sterilizzazione, di cure specifiche e di come accudire al meglio i nostri fidi compagni a quattro zampe. Se tutto questo vi interessa, stay tuned! Francesco Pascali Per domande, dubbi e argomenti che vorreste fossero trattati scrivete a: redazione@alambicco.com

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UN POPOLO DI UFÀNI “I Salentini sono saccenti, millantatori, spocchiosi, megalomani, vanitosi, ufàni insomma, e perciò gran bella gente” Scopriamo la guida insolita del Salento di Piero Manni

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Salentini sono ufàni, quasi tutti, e la peculiarità più propria del loro carattere è l’ufanerìa. “La parola – scrive Piero Manni - proviene, dallo spagnolo ufano, orgoglioso, e ufanerìa significherebbe dunque orgoglio.” In primo luogo, l’ufanerìa è l’eccessiva autostima dei Salentini, i quali credono di saper tutto e di saper fare tutto; chiedete a uno di loro la strada più breve o più veloce per raggiungere Cannole, o Morigine: a meno che non viva vicino a una di quelle località, il vostro interlocutore quasi sicuramente non è in grado di rispondervi correttamente, e ciononostante vi erudirà in maniera precisa e rassicurante sul percorso; se la stessa domanda ponete a un secondo indigeno, troverete la stessa

rassicurante precisione e una indicazione diversa. In definitiva, i Salentini sono ufàni in virtù dell’alta considerazione che hanno di sé. L’ufanerìa è poi l’ostentazione esagerata o delle proprie ricchezze o del proprio potere o delle proprie qualità e, soprattutto, delle proprie amicizie. I Salentini sono saccenti, millantatori, spocchiosi, megalomani, vanitosi, ufàni insomma, e perciò gran bella gente: il viaggiatore verrà subito coinvolto, incluso in questa grande, enfatica e ampollosa placenta di sicurezza, e si sentirà come a casa propria. In questa guida assolutamente originale, ironica, divertente ma anche severa nel giudizio complessivo, che si legge come un romanzo ma che proce-

de come un testo di divulgazione antropologica, Piero Manni racconta dall’interno noi tutti e le nostre contraddizioni e lo fa con amore, affidando questo suo lavoro, lui editore, a un altro editore del Nord: Sonda. Un viaggio nel Salento delle innovazioni e delle superstizioni, la storia del territorio, la natura del paesaggio, le tradizioni di ieri e le attività del presente di una delle regioni che, nel bene e nel male, rappresenta uno dei patrimoni umani e naturali più splendidi d’Italia. A termine del volume, corredato da una bellissima galleria fotografica, Manni propone undici insoliti itinerari turistici che sono un consiglio di viaggio innanzitutto per i salentini.

50 SFUMATURE DI FRITTO

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il parere negativo del vostro medico questo è libro che fa per voi.

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i sa che spesso dai titoli dei libri o dei film famosi nascono parodie di ogni sorta. Così è successo anche per la trilogia delle “50 sfumature di…” scritte da E.L. James che ha spopolato in tutto il mondo con milioni di copie vendute. Dal Salento arriva il più gustoso dei rifacimenti: “50 sfumature di fritto. Piccolo manuale untologico” curato da Fornelli Indecisi, pubblicato da Lupo Editore e distribuito in libreria e anche in edicola con “quiSalento”. Se vi piace la frittura nonostante il parere negativo del vostro medico, se vi piace la pastella, se vi piace impanare e “calare” qualunque cosa nell’olio bollente, questo è libro che fa per voi. Il libro, nato da un’idea del giornalista e nostro collaboratore Pierpaolo Lala, patron del concorso di cucina dozzinale “Fornelli Indecisi”, raccoglie cinquanta ricette (rigorosamente fritte) pensate e scritte da una pattuglia di giornalisti e docenti universitari, casalinghe e pensionati, professori e professioniste, nonne e nipoti, mamme e figli, food blogger e appassionati. Cinque categorie (antipasti, primi, secondi, dolci e cibo di strada) per assaporare piatti a base di verdure e pesce, carne e cremose leccornie proposti da Anna Lisa Gaudino, Caterina Massari, Antonietta Rosato, Assunta Rugge,

Giovanna, Giuseppe e Debora De Fazio, Gabriella Basso, Marcello Aprile, Viviana Amati, Laura Casciotti, Lori Albanese, Renata Leone, Antonella Pece, Zia Narduccia, Maria Antonietta Pax, Laura Mita, Pino De Luca, Antonella Santilli, Annalisa D’Aprile, Caterina Vitiello, Daniela Errico, Metella Ronconi, Gina De Giorgi, Maria Grazia Fasiello, Lucia Grieco, Severino Malerba, Simona Covolo, Roberto Covolo. Completano il manuale, un’introduzione di Donpasta, i consigli di frittura di Giuseppe Barretta e il tentativo di Pino De Luca di rispondere all’eterno dilemma tra vino e birra. E se la frittura è un orgasmo (a volte anche multiplo) pericoloso, il libro vuole concedersi alla passione e all’eccesso con due racconti molto intensi di Osvaldo Piliego e Manila Benedetto. La copertina è un’idea della information designer Angela Morelli, la pastellatura e la frittura del papillon sono opera di Paola Basso e Cenzina Cavaliere. Il progetto grafico interno e l’impaginazione sono a cura di PazLab. Circa 100 pagine per assaporare l’olio e le sue sfumature. Fornelli Indecisi è un concorso di cucina dozzinale, nato dall’esperienza dell’omonimo gruppo su Facebook. Casalinghe disperate, single buongustai, nonne con la frittura nel sangue, mamme

con la polpetta facile, zii con il vizio della crostata, nonni avvezzi alla pasta con le cozze, quelli che dicono “non so chi sia Antonella Clerici”, quelle che pensano che “la Parodi era meglio cotta e mangiata” sono i concorrenti ideali di questo concorso dedicato a tutti. La terza edizione, anticipata dalle Primarie del Centrotavola, è attesa per la primavera 2013 con il pranzo finale alla Masseria Ospitale di Lecce. Info su: ww.50sfumaturedifritto.org.

Piero Manni Salentini. Giuda ai migliori difetti e alle peggiori virtù pp. 128, euro 12 Sonda, Torino


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POETIX

GUARDARE INDIETRO PER POTER ANDARE AVANTI

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Giuseppe Ungaretti

Veglia Un’intera nottata buttato vicino a un compagno massacrato con la sua bocca digrignata volta al plenilunio, con la congestione delle sue mani penetrata nel mio silenzio ho scritto lettere piene d’amore. Non sono mai stato tanto attaccato alla vita.

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esperienza della guerra, che fu protagonista indiscussa del Novecento e che infrange il suo ego anche nei giorni nostri, non lasciò indifferente il mondo della cultura italiana. Nel corso di quegli anni, infatti, non furono pochi gli artisti che manifestarono le loro istanze e i loro sentimenti nel proprio modo di fare e concepire l’arte. Una figura di rilievo nel campo della poesia, che fu profondamente segnata dalle due guerre mondiali, fu Giuseppe Ungaretti, che sarà anche l’autore trattato in questo numero invernale di Poetix. Ungaretti nacque il 10 Febbraio 1888 ad Alessandria d’Egitto, da genitori lucchesi emigrati in Africa per lavoro. Dopo aver compiuto i primi studi all’estero rientrò in Italia nel 1914 e da questo momento ebbe inizio la sua lunga e copiosa attività poetica. Allo scoppio della Grande Guerra si arruolò come semplice volontario e venne inviato a combattere sul fronte del Carso. Questo luogo e questa esperienza rimarranno per sempre nei ricordi del poeta, tanto da ispirarne alcune delle più belle poesie composte in questo periodo. Di ritorno dalla guerra trascorse un breve periodo a Parigi, per poi fare ritorno in Italia nel ’23. In questo arco di tempo intrattenne stretti rapporti con il Fascismo e, nel ’25, fu uno dei firmatari del Manifesto degli intellettuali Fascisti.

La sua fama precedeva ormai di gran lunga il suo nome e nel ’34 venne chiamato all’Università di San Paolo del Brasile ad insegnare letteratura italiana. Qui avvenne anche un altro evento significativo per il poeta: la prematura scomparsa del giovane figlio di nove anni. Nel ’42, a causa della scoppio della Seconda Guerra Mondiale, fece ritorno in Italia ed ottenne la cattedra di letteratura italiana all’Università di Roma. Gli ultimi anni della sua vita furono quelli più intensi sia dal punto di vista della produzione poetica, sia per quanto concerne le numerose onorificenze che gli furono conferite. Morì a Milano, la notte fra l’uno e il due giugno 1970. Veglia, rappresenta una delle opere più significative di questo autore. Appartiene alla raccolta Allegria e fu scritta nel dicembre del 1915 sul fronte del Carso. Questa poesia ha al suo centro l’immagine del soldato morto, una creatura umana che l’orrore e la tragicità della guerra fissa per sempre nei ricordi del poeta. Ungaretti è costretto a guardare il cadavere del suo compagno, ad osservarne anche i più piccoli e macabri particolari, ed è proprio mediante questi particolari che il poeta universalizza la guerra: rappresentandone la sua tragicità si vuole evidenziare che dopo una guerra non ci sono né vincitori né vinti, solo morte e distruzione.

RUSCIU

DI LUIGI PASCALI

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a tragedia che si è abbattuta nei giorni scorsi su Taranto ci rattrista oltremodo! La natura si è scatenata in modo devastante sulla città, già martoriata dai noti fatti che ormai da tempo occupano i notiziari e le pagine dei giornali. Il ciclone si è abbattuto con una forza impressionante sull’ILVA, provocando danni ingenti agli stabilimenti, con ulteriori conseguenze pesantissime per il lavoro dei dipendenti ma, soprattutto, purtroppo, ha causato la morte del giovane operaio Francesco Zaccaria. Alla sua famiglia corre il nostro affettuoso pensiero, con la solidarietà di tutto il popolo salentino. Come dire: “subbra ‘lla tigna, la capu malàta!”. Ci si è chiesti come mai accadono questi fenomeni metereologici impensabili per il nostro territorio, e la risposta non può che trovarsi nel cambiamento climatico di cui ognuno di noi è in parte responsabile, anche attraverso microcomportamenti che contribuiscono a devastare l’eco-sistema. Tuttavia, fenomeni simili non sono del tutto sconosciuti nelle nostre zone: io stesso anni fa, l’ho scampata per un pelo:

di Luigi Patarnello Mentre la prima parte della poesia è incentrata sul tema della disumanizzazione del soldato, nella parte finale si assiste alla reazione del poeta: se da un lato la guerra si manifesta in tutto il suo orrore, dall’altro l’esperienza di un così profondo orrore esalta l’umanità del soggetto. La guerra unisce insieme tutte le creature coinvolte nel massacro e dall’orrore dell’odio nasce un senso di fratellanza, dall’indifferenza si genera la solidarietà e da una visione così vicina e reale della morte insorge prorompente un istinto di sopravvivenza, un senso di attaccamento gioioso alla vita che spinge l’umanità intera a guardare con fiducia al futuro, a superare e a non ripetere più ciò che la guerra porta con sè. Non esistono guerre che portano giustizia, non possono esistere guerre combattute in difesa della pace né guerre che si propongono di contribuire alla civiltà e alla democrazia. I conflitti non sono spiacevoli e disastrosi accadimenti, sono esigenze e strumenti di quei governi che le utilizzano per precisi motivi. L’unica guerra giusta è quella combattuta da un popolo che vede invasi e violati i propri confini; ma se a invadere sono grandi eserciti essi vengono chiamati liberatori, se a difendersi sono piccoli e disarmati popoli passano invece alla storia come terroristi.

Taersìa mi trovavo su una barchetta, al largo di San Cataldo, nel mezzo di una tromba d’aria che in pochi minuti devastò la costa brindisina. Del resto sono ancora vivi nella mente i racconti dei miei genitori e dei miei nonni, di taersìe (temporali improvvisi e violenti) che squassavano le povere case, spazzavano rami e sradicavano alberi; grandinate con chicchi grossi come piccole arance, che devastavano vigneti e raccolti, gettando nello sconforto, se non nella disperazione, intere comunità. Si racconta di paurose capiddhrùte ca calàanu te lu celu (spaventose trombe d’aria) che seminavano devastazione al loro vorticoso passaggio, riuscendo a “‘ntesare le lamie te le case, le vacche, e financu li trattori,” catapultandoli a diverse decine di metri ca ‘ncerte fiate nu’ li truànu cchiui! . Pur considerando una piccola componente di emotiva esagerazione, tali racconti testimoniano non solo il verificarsi di questi fenomeni, ma anche il timore che se ne aveva, al punto di affidarsi totalmente alla protezione divina, attraverso l’intercessione di Santi e Madonne (del Rosario, del Carmine,

Immacolata, ecc.) sfociando in riti al limite tra sacro e profano, di cui se ne trova ancora traccia in alcune zone, presso alcune famiglie. Ai primi accenni di ‘mmaletiempu, allu primu ‘dderlampu l’esclamazione ad alta voce “’Mmaculata Maria” precedeva il rimbombo del tuono. Con l’incalzare dei fulmini ci si attrezzava cu’ ‘na stozza te pane te Sant’Antoni (pane benedetto in occasione della ricorrenza del Santo) conservato, di solito, intru alla scatula te le metecine (considerato il pane stesso una sorta di “medicina”) di solito, intru allu teratùru te lu cumbò. Si gettavano dei pezzettini di pane fuori dalla porta, ad intervalli, segnandosi continuamente con la croce, recitando una antica preghiera: Ausate San Giuànni e nu’ durmìre, ca sta b’isciu tre nùule enire, una te acqua, una te jentu, una te tristu ‘mmaletiempu… portale a quiddhra parte scùra, a ddu nu canta addhru, a ddu nu’ llùce ùra, a ddu nu’ crìsce nùddhra criatura!... seguita dalla recita delle litanie, in un latino maccheronico. La naturale breve durata del fenomeno faceva attribuire l’allontanamento

della taersìa all’intervento ultraterreno, quindi si attestava l’efficacia di quella sorta di “esorcismo atmosferico”. I danni erano molto meno ingenti di oggi (forse perché non c’era gran che da danneggiare), ma incidevano pesantemente nell’economia famigliare. Inoltre, le notizie erano ovviamente molto meno diffuse, per cui non c’erano veri e propri resoconti, se non il “passaparola” da masseria in masseria. Mi piacerebbe che tale pratica potesse funzionare realmente, per scongiurare eventuali future catastrofi. Ad ogni buon conto, tanto per cominciare mi procurerò lu pane te Sant’Antòni (tradizione che per fortuna resiste ancora)… nel frattempo, se le persone deputate a tale compito volessero occuparsi di una più attenta gestione del Territorio, non sarebbe male, poi potremmo insegnargli la filastrocca: “Ausate San Giuànni e nu’ durmire … Ma neanche voi!

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IL 16 DICEMBRE TORNA “L’ALAMBICCO AI FORNELLI”

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opo il successo dell’ultimo appuntamento, gli “alambicchi” tornano a cimentarsi con l’arte culinaria. Si rinnova, infatti, “l’alambicco ai fornelli” e già si preannuncia come l’evento gastronomico più importante dell’anno. Domenica 16 dicembre, dalle ore 20, gli uomini della nostra associazione (nella foto potete ammirarli nell’appuntamento dello scorso anno) daranno il meglio di sé nella preparazione di prelibatezze della cucina tradizionale e internazionale.

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L’invito è a tutti coloro che vogliano passare una serata divertente, in compagnia, per dare il via anche alle feste natalizie. Vi aspettiamo numerosi, felici di cucinare per voi. Ovviamente, nessuno chef professionista ma tanta improvvisazione, un pizzico di ironia e il divertimento quanto basta saranno gli ingredienti più gustosi della serata. Amalgamate il tutto e non mancate! La redazione

FINE DEL MONDO S.P.A. Dialogo casuale sul ricco business di chi ci vuol far credere che tutto sta per finire

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ualcuno ci sperava nella fine del mondo. Alla fine sarebbe stato un modo dignitoso e deresponsabilizzante per uscire da questa crisi. E invece tutte le speranze si sono frantumate in un dialogo casuale con Silvano Fuso, consulente del Cicap (Centro italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale). Si tratta di una delle istituzioni più serie di questo Paese, capace di smascherare tutte (e dico tutte) le madonne lacrimanti, i miracoli fatti in casa, gli ufo-robot svolazzanti, i fantasmi e tutti gli altri misteriosi residui medievali. Mi può rassicurare che il 22 dicembre moriremo tutti? Perché vorrei divertirmi un po’... La profezia dei Maya sulla fine del mondo non esiste. È stata inventata di sana pianta dagli pseudo divulgatori scientifici che sfruttano le paure della gente per alimentare un fiorente business. Come? Non può essere! Non c’è motivo di pensare a una fine del mondo imminente. Nessuna delle affermazioni scientifiche portate a supporto della profezia è vera, cioè non ha alcun fondamento scientifico. Né l’allineamento delle galassie, né quello dei pianeti, né l’inversione del campo magnetico terrestre. Niente. È unicamente una strategia di mercato per vendere libri e similari. Ma al Telegiornale... C’è un problema di fondo legato all’informazione,

i media contribuiscono a dar credito alle affermazioni più strampalate, come se fossero provate. Voyager, Mistero e altri programmi di questo tipo sono molto insidiosi: si presentano come programmi scientifici ma i contenuti in realtà non lo sono e così cavalcano il sensazionalismo fine a se stesso, facendo leva sull’emotività del pubblico. Ma io ho visto in televisione attori, personaggi dello spettacolo. Ci credono tutti. Anche gli insospettabili possono essere creduloni. Ci sono persone di buona cultura che sono propense a credere per esempio alla validità dell’omeopatia, una terapia alternativa che riscuote popolarità anche tra persone colte pur essendo priva di base scientifica. Sono ipotesi suggestive che agiscono su base emotiva e a volte sono in grado di superare la razionalità di persone istruite. Giancarlo Greco giancarlo@alambicco.com

TEMPO DI SCATTO Si è svolto a San Cesario il primo corso base di fotografia digitale. Le migliori foto saranno protagoniste di una mostra allestita il prossimo Natale

“Non bisognerebbe mai giudicare un fotografo dal tipo di pellicola che usa, ma solo da come la usa.” (Ernst Haas). Ai nostri giorni non parliamo più di pellicola, ma di sensori e macchine digitali. L’avvento e la diffusione della tecnologia digitale ha consentito a tutti di avvicinarsi all’arte della fotografia; i costi ridotti e la facilità di realizzare scatti, con le macchine compatte “punta e scatta” ma anche con cellulari e smartphones, hanno contribuito ad accrescere il numero di curiosi ed amatori della fotografia. Ma, citando Andrè Kertesz, “io credo che devi essere un perfetto tecnico per esprimere te stesso come vuoi. Allora puoi scordarti della tecnica” e che “è un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa”, come affermava Henri Cartier-Bresson. E ancora, “nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere ed altre che non sanno nemmeno guardare” (Nadar). In queste citazioni di illustri artisti sono racchiusi gli obiettivi del corso base di fotografia digitale, organizzato gratuitamente dall’Amministrazione comunale di San Cesario e che ha visto la partecipazione di 25 appassionati di fotografia, curiosi di apprendere ed approfondire le tecniche base di scatto, le modalità di utilizzo dell’attrezzatura fotografica digitale, le principali regole di composizione ed inquadratura, e di sviluppare la cultura dell’osservazione e dell’immagine. Le 8 lezioni frontali in aula sono state alternate con esercitazioni pratiche guidate e tre escursioni esterne per la messa in pratica degli argomenti trattati (scatti in notturna per le strade di San Cesario, durante la processione dell’Immacolata ed una visita didattica alla Masseria Piccinni). Le foto migliori saranno utilizzate per l’allestimento di una mostra di fine corso che si inaugurerà domenica 23 dicembre alle ore 19.00 presso il Palazzo Ducale di piazza Garibaldi e sarà aperta al pubblico nei giorni 24, 25, 26 dicembre e 1 gennaio dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 17.00 alle ore 20.00. Un gruppo privato, “Tempo di scatto”, è stato creato su Facebook ed al quale hanno accesso i partecipanti al corso, uno spazio che vuol essere un circolo fotografico on-line con cui condividere foto, notizie e commenti per la crescita fotografica, sia tecnica che culturale, degli iscritti. Massimiliano Manno


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ARRIVANO LE GIOSTRE! Intervista a Pino Marsico, che con la sua famiglia di circensi e giostrai anima da decenni le piazze dei nostri paesi e città, con attrazioni divertenti ed emozionanti Ci racconti la vostra storia. Sappiamo che la vostra famiglia ha origini circensi. Mio nonno, Nicola Marsico, negli anni del dopoguerra, faceva gli spettacoli con i circhi americani, giravano per le piazze dei paesi e delle città, portando numeri di acrobatica o di forza(gli uomini che spezzavano le catene). Io ne ho un vago ricordo, molto mi è stato raccontato da mio padre, Domenico, nome d’arte Bistecca. Negli anni ’50 mio nonno creò con la sua famiglia un piccolo circo. Io sono nato in una roulotte o carovane come un tempo le chiamavamo noi, trainate a volte anche dai cavalli. Da quanto tempo e come siete giunti a San Cesario? A mio padre, San Cesario era piaciuto molto quando vi avevamo fatto tappa la prima volta. Avevamo lo spazio per il nostro circo verso la zona Casilli. Ricordo che un anno, nel 1958, per l’Epifania papà mi regalò una bicicletta che però un paio di giorni dopo fece modificare da mesciu Cesarino (un meccanico di biciclette ) a mozzo fisso, perché a otto anni dovevo imparare a fare un numero per il circo. Papà mi disse: “Vai in pista e fai qualcosa”. E così cominciò la mia esperienza di circense. Con il passare degli anni con i miei fratelli e le mie sorelle incominciammo a fare dei numeri acrobatici, di equilibrismo; mia sorella Elida era trapezista e contorsionista. Del circo facevano parte altri parenti della famiglia Marsico che ora sono in Calabria. Nel ’63 ci fermammo a San Cesario per 3 mesi, il nostro circo era diventato un ritrovo al di là dello spettacolo. In quel tempo c’era poca televisione e l’unica alternativa era il cinema. E allora la gente veniva da noi per passare un pò di tempo, si rideva con i bozzetti napoletani che recitavamo. Poi con il circo decidemmo di andare nel nord d’Italia, verso il ferrarese ma non fummo fortunati. Andammo lavo-

rare con il circo Medrano, ma non eravamo visti di buon occhio, in quanto meridionali, ci trattavano con un certo distacco, nonostante fossimo bravi e simpatici. Poiché eravamo scuri di pelle e non alti ci scambiavano per messicani e quando presentavano i nostri numeri di acrobatica dicevano:”Dal Messico i fratelli Marsico”. Successivamente abbiamo lavorato con il circo di Orlando Orfei per due anni (mio padre è stato anche in Kuwait con Orfei) e con Cesare Togni ; ma dopo l’Epifania del ’68 ci dissero che non potevamo più lavorare con loro. Ci fermammo a Pistoia per svernare da alcuni parenti giostrai. E lì decidemmo di acquistare una pista di go-kart, perché il guadagno era buono e tornammo giù. In pochi giorni ci furono buoni incassi perciò

cessammo l’attività di circensi per iniziare quella di giostrai. Alla pista aggiungemmo le macchine da scontro, poi la giostra a seggiolino e la giostra apparecchi. Nel ’74 uscì la ballerina, ne sentivamo parlare molto bene, andammo a Rimini per vederla ma il prezzo per acquistarla ci scoraggiò: 50 milioni di vecchie lire. Però, grazie all’aiuto di alcuni parenti, alla fine la comprammo. E fu un grande successo. Poi acquistammo il Tagadà, il Ranger, il Crazy-dance e mio padre decise di comprare un terreno a San Cesario. È vero che suo papà a ottant’anni riusciva ancora a fare la verticale? Magari la verticale non più ma certamente aveva ancora energia ed era sempre pronto a fare battute. È stato uno dei migliori clown

d’Europa negli anni ‘60-‘70. Qual è il rapporto con San Cesario? Siamo contenti di stare qui. Ci troviamo bene, c’è un rapporto sereno, di reciproco rispetto. L’arrivo delle giostre è sempre stato uno dei momenti più attesi nel calendario di ogni paese e città. Gioia per gli uni, fatica per gli altri. Quali sono le reali difficoltà che una vita in movimento comporta, rispetto, per esempio, alla frequenza scolastica? I ragazzi che devono frequentare la scuola sono fissi qui, non si spostano. Quando io ero piccolo frequentavo la scuola di un paese per una settimana,

poi la scuola di un altro paese, poi un’altra e cosi via. Oggi non è più così per noi. In quale zona vi muovete attualmente? Prima avevamo un raggio di spostamenti più largo, arrivavamo a Bari e anche oltre. Negli ultimi anni le cose sono cambiate. Ci sono molti giostrai e in molti comuni o si portano attrazioni nuove o è più difficile entrare. Gli incassi non sono più quelli di una volta. L’apertura negli anni dei parchi divertimenti ha influito negativamente sulla vostre attività? No, perché l’atmosfera è diversa, chi entra in un parco divertimenti paga il biglietto e poi paga altrettanto in gadget ed altro. Il fascino delle giostre che arrivano nei paesi e portano allegria e divertimento per qualche giorno resta inalterato nel tempo. La ballerina a noi ha portato molta fortuna, così come il Tagadà. Quando la gestivamo io e mio

fratello, i ragazzi ci seguivano nei nostri spostamenti da un paese all’altro, perché una giostra bisogna saperla animare, così il piacere di provarla aumenta ancora di più. La crisi ha toccato anche la vostra attività? A noi la crisi ha colpito molto. Mentre un tempo la tassazione era meno gravosa, oggi abbiamo da coprire assicurazione camion, incendi, responsabilità civile; le spese per i carburanti, per l’elettricità sono aumentate e si guadagna di meno. Ci spiace non poter usufruire di un’area attrezzata, che i Comuni dovrebbero avere in base alla Legge 337/68. Molti Comuni non rispettano questa legge e altri cercano di scoraggiare la presenza delle giostre con tasse sul suolo molto alte o proponendo aree periferiche difficili da raggiungere. Un ricordo a cui è particolarmente legato della sua attività di circense e giostraio. Una volta, a 18 anni Orlando Orfei mi mandò a gareggiare per Giochi senza Frontiere in Belgio. Fu un’esperienza molto bella anche perchè mi resi conto dei cambiamenti di costume in atto, parliamo del ’66 e da meridionale non mi era mai capitato di vedere ragazze da sole in un bar o in un pub. L’altro ricordo particolare è il viaggio di lavoro in Libia. Portammo la Ballerina ed era impressionante vedere la folla di gente che accorreva quando aprivamo la cassa per comprare i biglietti. Avete mai desiderato lasciare le vostre case viaggianti e cambiare attività? I nostri figli hanno voglia di continuare la tradizione professionale della nostra famiglia, hanno delle nuove e belle giostre, di notevole attrattiva. Io ho presentato dei progetti per realizzare un baby- park a Lecce ma non ho mai ricevuto risposta. Ma ho un carattere forte, perciò finchè potrò andrò avanti con le mie giostre. E non credo che riuscirei mai a vivere in una casa senza ruote! Giuliana Scardino giuliana@alambicco.com

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Distillato di verde  

l'alambicco - anno XI - n.55 - dicembre 2012