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anno XII numero 58 • luglio 2013 • distribuzione gratuita

Foto di Massimiliano Manno - Ass. fotografica “Tempo di scatto”

periodico di politica cultura società • www.alambicco.com

VI FACCIAMO NERI Mentre la Lega non perde occasione per ostentare il suo razzismo ci sono luoghi in cui l’integrazione è superata dalla quotidianità. È il caso di San Cesario dove i migranti sono parte indissolubile del tessuto sociale. Dal calcio, al lavoro, all’associazionismo.


One Team Show!

Il sogno di Azu ha trasformato undici connazionali in una squadra. Dallo scetticismo iniziale alla finale del campionato: la straordinaria favola dei ragazzi della Evò Jappo vista dalla “panchina”

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i sentiamo presto Pape. Un abbraccio”. La storia che sto per raccontare non poteva che partire da qui, da una telefonata. Come tante, tantissime, ce ne sono state tra poco più di undici volenterosi e appassionati senegalesi e il loro allenatore. Il più “italiano” di tutti, che è riuscito dove un italiano non sarebbe potuto arrivare. Il suo nome è Hassane Niang, da tutti conosciuto come Azu, 33 anni, un passato, da giovanissimo talento di belle speranze, tra la serie A Senegalese (Port Autonome Dakar) i Leoni d’Africa Under 20 e l’esperienza in Europa, in Germania allo Stoccarda. L’appuntamento per l’intervista è nella sua casa. I colori e le pareti, le foto di genitori, lontani ma felici e sorridenti in meravigliosi abiti colorati, raccontano di una vita di sacrifici, distanze, ma sempre alla ricerca della felicità. Nell’aria l’odore buono di riso e pollo preparato per i fratelli di ritorno dalle spiagge e di caffè, quello rigorosamente italiano. La televisione è accesa, c’è una partita di calcio e lui, ribattezzato “Morigno”, non le toglierà gli occhi di dosso per tutta l’intervista. “Guardo sempre partite di pallone in Tv, a tutte le ore, ma dopo questo campionato non mi permetterò di criticare mai più un allenatore!”. La breve storia della Evo Jappo è l’insieme delle storie dei suoi giocatori, tutti senegalesi. E per una volta non centra il razzismo! “Quando si sparse la voce che nel nostro paese si stava cercando di formare una squadra per il campionato Amatori Uisp chiamarono in tanti e da diversi paesi della Provincia. Mi consigliarono giocatori, li chiamai. Non ci fu un provino. Il mio primo traguardo era arrivare a 11 giocatori, non importa in che ruolo avrebbero

ma la sfida di Azu era quella di trasformare undici appassionati di calcio senza un ruolo in campo, in una squadra, tecnicamente forse non fortissima, ma con un’arma da far valere in un campionato tecnico come quello Amatori: la corsa”. “La prima partita me la ricordo ancora. Orario di inizio, le 18. Il primo dei nostri arrivò “solo” dopo mezz’ora; il portiere con un guanto rattoppato e uno da cucina, altri con scarpe da ginnastica, altri addirittura senza! Ma perdemmo tanto tempo perché uno dei miei giocatori durante il riconoscimento dall’arbitro non ricordava la sua data di nascita.” Un campionato lungo e difficile, più di trenta partite, nel quale i novanta minuti in campo erano l’aspetto meno faticoso per i ragazzi. “Ogni partita cominciava molto prima, da quando mi mettevo in macchina per andare a prenderli. Leverano, Copertino e Lecce. Tutti in macchina, anche veramente in tanti. Un pomeriggio ci fermò una pattuglia della Finanza. Aprì il cofano e subito dissi che non avevo nulla di contraffatto ma solo dieci giocatori della Evò Jappo. Non mi fecero nulla, ma solo dopo che gli feci vedere come ero riuscito a farli entrare! (ci fermiamo dieci minuti a ridere, tutti e due…). Difficile ruolo quello di Azu, allenatore-motivatore ma anche autista e magazziniere. “Ho pensato più volte di mollare. Quando eravamo soli alle partite, d’inverno e con un freddo al quale non siamo certo abituati, quando dovevo chiedere ai miei ragazzi qualche euro per chi preparava il campo e per le divise da lavare in tintoria. L’ho pensato ma… non me la sono sentita! Per la prima volta noi senegalesi stavamo facendo qualcosa insieme

La formazione al completo prima della finale (foto di: M. Manno - Ass. “Tempo di scatto”)

potuto giocare. E poi, cercare di ‘fare’ una squadra!”. Difficile immaginarlo, per chi conosce la cultura e il modo di vivere di questi ragazzi. Il pallone è la gioia di vivere un’ora diversa dalle altre, tutte e sempre uguali, ogni giorno. Tra lavoro, lunghe camminate non certo rilassanti, tra Skype e la voce dei propri figli, e un “Inchallah” (“se Dio lo vuole”) detto alla fine di ogni pensiero per il proprio futuro. “Quando Mauro (Liaci, della Palestra Evò di San Cesario, ndr) mi chiese cosa ne pensassi gli dissi di desistere perché noi non spicchiamo certo per puntualità. Avevo detto di no perché so come siamo fatti, ma mi hanno convinto. Per fortuna!”. La regola dell’“ognuno fa quello che vuole” fa parte della cultura senegalese,

ed era bello vedere la loro indescrivibile gioia dopo una vittoria.” Corsa, resistenza e tanta fisicità a volte da “domare”. Queste le armi in più da sfruttare. Ma anche superare il duro ostacolo della conoscenza della lingua e lo strano “rapporto” con qualche arbitro. “Le altre squadre erano molto più tecniche e noi facevamo un calcio “fisico”, con entrate decise. È stato proprio in seguito a un tackle duro che a un mio giocatore dissero che era entrato “come un animale”, lui si arrabbiò e ci misi tanto, negli spogliatoi, a spiegargli che quella frase non era offensiva e che nessuno lo aveva chiamato animale. Le squadre più esperte, con bravi giocatori ma con un po’ di pancetta, prendevano tempo lamentandosi con l’arbi-

Hassane Niang (Azu) con la coppa del 2° posto (foto di: M. Manno - Ass. “Tempo di scatto”)

tro. Noi ci siamo cascati spesso, ma anche gli arbitri a volte con noi sono stati dal “cartellino facile”. Durante una partita con i primi in classifica, in vantaggio di 2 gol ma con due uomini in meno, l’arbitro diede 12 minuti di recupero. Riuscirono a pareggiare! Il problema venne dopo, quando chiese alle forze dell’ordine di “scortarlo” in doccia. Lo accompagnammo alla sua auto, gli ribadimmo che non gli avremmo mai fatto nulla e tutto finì con la partita.” Un campionato in salita, ma con la consapevolezza di poter dire la propria. E con la sempre crescente considerazione dei tifosi e soprattutto degli avversari. “Teniti nu motorinu cu me ‘mprestati, ho sentito gridare avversari nel campo (ride). Siamo entrati ai play off per l’esclusione dei secondi in classifica, è vero. Ma tutti pensavano fossimo ancora la squadra dell’inizio del campionato. E abbiamo sorpreso tutti, grazie a cuore gambe e alcune individualità di categoria superiore. Memorabile e perfetta sotto tutti i punti di vista la semifinale nella quale abbiamo stracciato i favoriti per 4-0”. A un passo da un risultato senza precedenti, storico per certi versi, entusiasmante soprattutto per i ragazzi. La tensione alle stelle, gli inni nazionali e una finale più importante di quella dei Mondiali. Si mobilita il paese, una intera comunità che ha fatto dell’accoglienza e del rispetto per gli stranieri un suo punto di forza. E i ragazzi di Azu sembrano accusare il colpo. “L’unica volta che ci siamo allenati è stato per la finale, e abbiamo perso. La peggiore partita del campionato! La tensione ci ha spezzato le gambe. Anche se per i ragazzi quel giorno l’importante è stato andare in spiaggia, come sempre, a lavorare!” Stop. Il registratore si ferma. Azu mi ha raccontato una bella pagina di sport ma di riflesso la cultura di un popolo. Amicizia, integrazione e rispetto sono alla base di questa esperienza. Ma lui, nel suo fisico statuario ha gli occhi lucidi. “Ho un rammarico, grande. Il giorno della finale, uno dei ragazzi, uno che si è allenato per nove mesi non l’ho fatto giocare. Aveva comprato un paio di bellissime Nike per l’occasione. Quella per noi prima che una finale era una festa. E lui doveva essere in campo”. Squilla il telefono, Azu risponde. È Pape, il giocatore con le Nike. Cristian Nobile cristian@alambicco.com


Muoio anch’io. No, tu no! Tutti possono morire, ma non tutti possono scegliere per la propria sepoltura. Una questione ai confini del dibattito pubblico ma quanto mai attuale, anche nel nostro comune.

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l dibattito è acceso, si parla di integrazione in tutte le salse, con accezioni negative e positive. Ci sono tutte le posizioni: i razzisti convinti, i razzisti non consapevoli, gli amici del vicino straniero che fa l’eccezione, coloro a favore senza se e senza ma, gli indifferenti, i menefreghisti. E tra queste categorie ancora mille sfaccettature. Il concetto di integrazione è complicato, se lo si analizza con la dovuta ragionevolezza senza posizioni preconcette; viene definito un processo bi-direzionale di adattamento reciproco tra l’immigrato e la società di accoglienza - se si vuole trovare una soluzione adeguata alla questione. A tale concetto è legata a doppio filo la libertà di professare o meno una religione, concetto trito e ritrito sulle testate giornalistiche e negli incontri di quartiere, meno discusso è però il concetto di morte, e di conseguenza di sepoltura, connesso a tale diritto. Dove vengono seppelliti i cittadini non cattolici? Vi chiederete quale rilevanza possa avere questo tema, tuttavia troverete la risposta se ripenserete all’ultima volta che avete vissuto un lutto. A quanto quelle operazioni rituali e metodiche riescano a lenire, seppur in piccola parte, il dolore e a

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RUSCIU

DI LUIGI PASCALI

Fin dalla notte dei tempi, il serpente è sempre stato un simbolo negativo. Da sempre siamo terrorizzati dai rettili, siano essi grandi, piccoli, velenosissimi o innocue bisce. A tentare Eva e indurla al peccato, alla disobbedienza, fu appunto un serpente... la causa della morte di Cleopatra è più che nota... nella nostra iconografia, le varie rappresentazioni ci appaiono con Santi e Madonne di tutti i tipi che schiacciano o scacciano serpenti, simbolo del male, materializzazione del “diavolo”. Evitando di invischiarci in improbabili discussioni “filosofo-animaliste”, veniamo ad interessarci di secàre e scursùni che, se escludiamo qualche altro tipo di serpentello o biscia, sono i rettili “nostrani” di cui bene o male abbiamo esperienza diretta. Lu scursùne è un serpente completamente nero, lucido, molto comune nelle nostre campagne o periferie; meno temuto poichè il morso non è velenoso, ma la tradizione vuole che una volta morto ed essiccato, la sua “spina” (lo scheletro) è velenosissima e se ci si punge, si rischia la vita. Probabilmente questa credenza è

come un percorso religioso possa rassicurare in certe circostanze. Pensate ora a quelle famiglie che non hanno tutto questo e che sono costrette in modalità e tradizioni che non appartengono alla loro cultura e alla loro vita, a quanto sia difficile l’accettazione di un lutto senza attraversare alcuni passaggi culturali e sociali che sentiamo appartenerci. Da qui l’esigenza di progettare e cercare degli spazi da dedicare alle confessioni non cattoliche e di conseguenza a quelle famiglie che vorranno seppellire i propri cari nel proprio comune attraverso rituali e simboli diversi da quelli cattolici. Un’esigenza alla quale anche il nostro Comune si è già trovato a far fronte, senza riuscire a dare valide alternative. In molte parti d’Italia le richieste più pressanti vengono da cittadini di religione musulmana e si discute se creare o meno lotti cimiteriali dedicati, ma tale esigenza riguarda ormai molti cittadini semplicemente non cattolici: atei, laici e appartenenti ad altre confessioni religiose meno diffuse.

Ovviamente non si vuole riportare il concetto di integrazione alla questione cimiteriale ma porre l’attenzione su di un aspetto oggi completamente trascurato, che purtroppo riguarda la vita di ognuno di noi. Un piccolo passo in un processo di inclusione sociale che non potrà che portare benefici per tutta la comunità sancesariana. Lucia Luperto lucia@alambicco.com

Secàre e scursùni dovuta all’abitudine dei contadini di camminare scalzi, d’estate, e in qualche episodio, verosimilmente, la ferita accidentale causata da una “spina te scursùne” magari in putrefazione, avrà provocato una seria infezione. Va subito detto che, erroneamente, con il termine secàra si tende ad indicare qualsiasi serpente con la livrea multicolore, compreso la vipera, ritenuti a torto tutti velenosi. La secàra è un piccolo serpente (non velenoso) che si aggira nelle case (oggi molto raramente) e il termine deriva dalla deformazione di casàra (da casa). Non di rado si osservavano intrufolarsi nei nidi degli uccelli, sotto l’ìmbreci o li sculatùri (le tegole o le grondaie), per ingerirne le uova, intere, per poi lasciarsi cadere al suolo e farle rompere all’interno dello stomaco, poichè prive di apparato masticatorio, quindi incapaci di rompere i gusci con la forza delle mandibole. In passato le leggende intorno a questo innocuo rettile si sono sprecate, attribuendole fama di avvelenatrice, nascosta negli anfratti dei muri a secco o sotto le

chiànche del pavimento, o nei mannùcchi te lu rànu... e quando li mmetatùri (mietitori) erano a cavalcioni sullu mannùcchiu per legarlo, poteva capitare che una secàra che era all’interno, disturbata, mordesse il malcapitato (in pantaloncini) proprio lì, sull’inguine! Allora nei campi succedeva un putiferio, tra rimedi immediati (incisioni grossolane per far defluire lu sangu ‘nvelenàtu), la ricerca di un mezzo di trasporto (lu traìnu) per trasferire il morsicato per un rapido intervento medico, le donne, visibilmente scosse, rivolgevano suppliche non solo a Santu Paulu notoriamente patrono dei rettili, oltre che delle tarante, ma le preghiere erano parimenti rivolte a Santu Pati, protettore te la cùjia (Sant’Ippazio, protettore dei genitali). L’episodio era propizio per rievocare storie di secarùni (Secàre enormi) dette mungivacche le quali erano ultracentenarie, dotate addirittura di piccole corna, capaci di aggrapparsi alle mammelle delle mucche e suggerne il latte. Non solo, veniva riferito che l’estate, nottetempo o durante il riposo pomeridiano, riuscivano ad intrufolarsi nelle case e, in

presenza di un lattante, ne prendevano il posto al seno della madre, avendo cura di infilare la coda nella bocca del neonato, in modo da tenerlo tranquillo e “sgraffignare” un succulento pasto! Quest’ultima credenza, induceva le vecchie masciàre, in presenza di un neonato che cresceva gracile, malaticcio, a cospargere della cenere intorno al giaciglio della puerpera, che segnasse le tracce di un eventuale passaggio della secàra e confermare o meno la tesi della “ladra di latte”. Nel linguaggio poco galante, piuttosto goliardico, te li carùsi, giovanotti sfocatìzzi, ancora oggi dicesi secàra di giovane donna, attraente, snella, particolarmente abile e disponibile nelle arti amatorie... forse perchè le movenze sono associate alle straordinarie capacità di avvilupparsi, contorcersi e dimenarsi? Ma questa è un’altra storia!

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Cantieri aperti

Dal problema allagamenti al sottopasso, passando per la Distilleria De Giorgi. Dopo averne parlato mesi fa, “l’alambicco” chiede lumi all’amministrazione su alcuni interventi tutt’altro che chiusi.

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ALLAGAMENTI (Risponde Salvatore Capone, Assessore ai lavori pubblici) Nel febbraio 2013 si conclude l’indagine sul rischio idrico del nostro Comune individuando i motivi degli allagamenti e gli interventi a soluzione del problema: 1) ridimensionamento del collettore di Via Vittorio Emanuele III; 2) inserimento di una vasca di grigliatura e dissabbiatura a monte dello scarico nella vasca (nei pressi della piscina comunale); 3) pulizia della rete pluviale. Son passati cinque mesi, c’è un’idea di come fronteggiare queste criticità? Per intervenire è necessario approvare il bilancio previsionale 2013, che, ad oggi, non può essere elaborato per assenza di notizie circa i trasferimenti da parte dello Stato. La priorità verrà data al più urgente: il ridimensionamento dell’ultimo tratto del collettore di Via Vittorio Emanuele III, nella confluenza con la condotta principale. L’opera sarà finanziata con i fondi dedicati a spese in conto capitale, frutto di risparmi di gestione delle annualità precedenti, quindi senza ricorrere ad indebitamento. Per quanto attiene le altre due criticità, gli interventi saranno affrontati nei limiti delle coperture finanziarie che riusciremo a programmare in questo bilancio e in quello del prossimo anno. DISTILLERIA DE GIORGI (Risponde Salvatore Capone) Primo maggio 2012, le porte della distilleria De Giorgi si riaprono ai cittadini. Pochi mesi dopo, San Cesario ottiene un finanziamento di 500mila euro per riportare il giardino storico della De Giorgi al suo antico splendore. Quando l'inaugurazione? La modalità di affidamento dei lavori messa in atto dal’amministrazione ci ha consentito di riuscire ad impiegare l'intero finanziamento erogato dalla Regione, ottenendo un plus di opere rispetto a quelle inizialmente preventivate. Tra queste, su tutte, l’eliminazione di una parte consistente della tettoia in eternit.

La Ditta ha dato inizio ai lavori già da qualche tempo. Il termine contrattuale per la conclusione è il 18 ottobre p.v. ma non escludo che ci possa essere una consegna anticipata.

SOTTOPASSO (Risponde Salvatore Capone) Sul sottopasso alla rete ferroviaria ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori: fondi prima erogati e poi dirottati altrove; la raccolta firme per dire “No” al progetto. Consiglieri passati all’opposizione; comizi di quartiere; assemblee pubbliche. Ricorsi al TAR. A un certo punto non ne abbiamo capito più nulla. Allo stato attuale possiamo solo dire che il Consiglio di Stato ha confermato la correttezza degli atti amministrativi prodotti dall'Amministrazione: il ricorso proposto da una serie di cittadini che chiedevano l'annullamento della delibera è stato rigettato. Per non perdere il finanziamento la Provincia dovrebbe dare inizio ai lavori al più presto. In aprile c’è stata un’interrogazione in consiglio provinciale del consigliere Durante a cui il Presidente Gabellone ha risposto confermando l’interesse a realizzare l’opera. Sarebbe interessante capire a cosa dobbiamo questo enorme ritardo! EFFICIENTAMENTO ENERGETICO SCUOLA MEDIA (Risponde Salvatore Capone) Possiamo avere notizie sui lavori che stanno interessando la scuola media? Sta per essere ultimato un intervento di efficientamento energetico che ha coinvolto l'intera struttura. L’intervento, finanziato con fondi Regionali, ha permesso da un lato di eseguire un’importante opera di manutenzione straordinaria sul plesso scolastico e dall'altro di migliorare resa energetica e comfort dell’intera struttura, permettendo quindi un aumento del risparmio in termini economici ed un miglioramento delle condizioni di alunni e personale. Anche per quest'opera, come per la distilleria, si è

Le bellezze del Tufaro

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uest’anno il soggiorno termale lo abbiamo trascorso a Contursi, un comune della provincia di Salerno in Campania situato su di una piccola collina che domina la Valle del Sele. Siamo stati ospitati nell’hotel “Terme del Tufaro”, una grossa struttura alberghiera comprensiva di terme che si trova però lontana dai centri abitati per cui inizialmente ci siamo sentiti isolati e disorientati. Poi, col passar dei giorni, abbiamo cominciato ad apprezzare il posto circondato dal verde degli appennini e, lontani dal traffico caotico della città, abbiamo respirato aria pura durante le lunghe passeggiate nei dintorni accompagnati dallo scorrere del fiume Sele le cui sorgenti

che abbiamo visitato a Caposele ci hanno dato un'emozione entusiasmante! Lo spirito d’iniziativa e il desiderio di conoscere e di scoprire il nuovo ci hanno portato ad allungare il passo sino alle piccole frazioni vicine. Di grande aiuto è stata la navetta messa a disposizione dall’hotel che, sobbalzando per la strada felice di rendersi utile, ci ha portato a conoscere i luoghi intorno con le loro caratteristiche e a divertirci gironzolando tra i mercatini rionali. Interessanti le varie escursioni con guida che abbiamo fatto. Degne di nota Paestum, la bellissima Costiera amalfitana, il “balcone dell’infinito” a Ravello per non parlare della stupenda “villa Dayala” e delle cripte mozzafiato.

riusciti ad ottenere molto di più di quanto messo a base d'asta. Tra i miglioramenti, di particolare importanza è l'aumento dell’impianto fotovoltaico sulla copertura, che passa da 20kw a 45kw. Questo permetterà di soddisfare l'intero fabbisogno della scuola. Inoltre è previsto il rifacimento della pavimentazione esterna, la sostituzione degli infissi e il rivestimento dell'intero plesso con materiali isolanti. Nei prossimi giorni si entrerà nel vivo di due altri importanti finanziamenti destinati alle scuole Saponaro e Manzoni: circa 300mila euro per il miglioramento strutturale e funzionale dei due edifici.

PIRP (Risponde Giancarlo Greco, Assessore alle Politiche sociali) Primavera 2011. Nell’ambito dei fondi FESR Puglia 2007/2013 la Regione finanzia la realizzazione di un centro polivalente in Via Sicila. Dopo due anni apparentemente tutto tace. È realmente così? Via Sicilia diventerà il cuore pulsante delle politiche sociali di San Cesario. L'idea è di realizzare in quell'edificio un Centro diurno socio-educativo per minori e famiglie mettendo a bando un progetto di gestione che il Comune, altrimenti, non avrebbe la forza di realizzare. Il capitolato è già allo studio della commissione comunale e i tempi sono ormai brevi. Mi auguro che si inauguri la struttura entro l’autunno. Sarà una vera e propria rivoluzione dei servizi sociali a San Cesario. Il Comune oggi spende circa 195mila euro l’anno per i minori in istituto e in altri centri diurni. Il progetto permetterà di risparmiare un bel po’ di soldi e attiverà un’azione di recupero più efficace perché non condotta solo sui ragazzi ma sull’intero ambiente che lo circonda. Si realizzeranno progetti di recupero scolastico, di avviamento al lavoro, di studio e consulenza con professionisti coordinati dall'Ufficio Servizi sociali del Comune. Paolo De Blasi paolo@alambicco.com

Nel verde degli appennini con il soggiorno climatico

Da esperta organizzatrice la nostra assistente, Carmelina Ruggeri, ha saputo impegnare e vivacizzare le nostre giornate sempre disponibile a soddisfare le nostre richieste e pronta a concedere a tutti spazio e possibilità di partecipazione usando, quando necessario, simpatica fermezza. Un sentito grazie per aver dato al gruppo un notevole contributo. Mi sembra doveroso rivolgere una nota di ringraziamento al nostro Comune che ogni anno organizza questi incontri che si

spera continuino nel tempo perché è bello, per il nostro benessere psico fisico, stare tutti insieme in un’atmosfera di simpatia e cordialità, felici di ritrovarci! Dolores Cappello


Nonostante le migliori intenzioni

Il governo Monti ha ridotto il Consiglio comunale da 17 a 11 componenti; questa Amministrazione ha dimezzato le commissioni (da 4 a 2).Tutto per risparmiare sui costi della politica. Eppure, andando a spulciare le carte, dopo un anno i conti non tornano...

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artiamo da un dato oggettivo: la politica in questi anni ha dato una pessima immagine di sé. Tanti e tali sono stati gli episodi corruzione, spreco, arroganza e degrado (istituzionale e morale), che oggi a nessuno verrebbe in mente non dico di difendere l’intera classe politica (cosa oggettivamente impossibile) ma nemmeno provare a fare dei "distinguo". Agli anni di tangentopoli sono seguiti, come ogni rivoluzione che si rispetti, gli anni della restaurazione. E così dopo il furore legalitario di metà anni novanta, approfittando della memoria corta (cortissima) degli italiani, sono stati ripristinati gli antichi privilegi e se ne sono aggiunti molti altri. La moltiplicazione dei centri di spesa, frutto (amaro) di un federalismo ideologico e incompiuto, ha poi reso incontrollabile lo sperpero di denaro pubblico. E non parliamo certo dei Fiorito, dei Belsito, dei Lusi, degli attici vista colosseo "a mia insaputa" e degli indecenti episodi degli ultimi mesi: il quadro era già chiaro nel 2007, scritto nero su bianco dai giornalisti Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella nel loro libro "La casta". La crisi di questi anni ha reso ancor di più ingiustificabile e inaccetabile questa situazione e così il "taglio ai costi della politica" è diventato l’argomento principe di ogni discussione: dalle tavolate con i parenti ai caffè al bar con gli amici, dai talk show televisivi alle promesse elettorali. La bufera incombeva e così il governo Monti è intervenuto sugli enti periferici, i più facili da colpire. L’eliminazione delle province (bloccata dalla fine anticipata della passata legislatura) era stata anticipata, nel 2011, dai tagli e dal ridimensionamento dei Consigli Comunali. Anche San Cesario è stata, ovviamente, interessata dai tagli e alle elezioni amministrative di maggio 2012, il Consiglio comunale uscente, composto da 16 consiglieri più il sindaco, è stato sostituito da un Consiglio molto più "leg-

gero", composto da soli 10 consiglieri più il Sindaco. Per poter ottenere un maggior contenimento dei costi, una volta insiediatosi, il nuovo Consiglio comunale ha dimezzato il numero delle commissioni consiliari permanenti, riducendole da quattro a due. Le Commissioni, composte ognuna da sei consiglieri comunali, hanno compiti consultivi, di studio, elaborazione e programmazione. La Prima Commissione, presieduta da un consigliere di maggioranza, si occupa, sostanzialmente, dei provvedimenti che saranno discussi in Consiglio comunale; la Seconda Commissione di Garanzia e Controllo, presieduta da un consigliere di minoranza, oltre allo studio, predisposizione e modifica testi, svolge le funzioni di garanzia sull’attuazione dello statuto e dei regolamenti. Oggi, ad un anno dall’insediamento del nuovo Consiglio Comunale di San Cesario, possiamo verificare se le buone intenzioni dei legislatori hanno portato i risparmi sperati. Prima però consentitemi una doverosa premessa. Personalmente ritengo la retribuizione degli amministratori comunali una questione di giustizia e una garanzia per i cittadini. Il mito della gratuità delle cariche non mi affascina. Ma non voglio dilungarmi, torniamo in tema. Diciamo subito che, visti i dati dei primi due trimestri 2013, di risparmi non se ne vedono. I conti non tornano insomma, e vediamo perché.

La spesa per il Consiglio Comunale è composta sostanzialmente da due voci: le "indennità di carica" per sindaco e assessori, e i "gettoni di presenza" per i consiglieri. Le indennità di carica negli anni passati erano già state oggetto di riduzioni approvate dalle varie Giunte comunali (-25% nel 2000, ulteriori -10% nel 2006 e -5% nel 2011). Per il 2013 le indennità mensili lorde (sulle quali, una volta applicate le relative aliquote irpef, vanno pagate le tasse) stabilite dalla Giunta municipale con delibera n.19 del 06/02/13, sono le seguenti: Andrea Romano, Sindaco, € 1.766 (importo annuo lordo € 22.961); Giovanni Rollo, Vicesindaco, € 883 (importo annuo lordo € 10.597); Daniela Litti, assessore, € 397 (importo annuo lordo € 4.767); Giancarlo Greco, assessore, € 397 (importo annuo lordo € 4.767); Salvatore Capone € 794 (importo annuo lordo di € 9.534). L’assessore Capone, eletto alla Camera dei Deputati, a partire dal mese di marzo 2013 non percepisce più l’indennità da assessore in quanto non cumulabile; mentre l’indennità per gli assessori Litti e Greco è dimezzata in quanto entrambi lavoratori dipendenti. La spesa per le indennità è più o meno stabile e dipende solo dalla presenza in giunta di assessori lavoratori dipendenti o di indennità non cumulabili. Se la giunta si manterrà nella composizione attuale, la spesa totale per le indennità per il 2013 sarà di circa € 45.000 (era stata di € 50.610 nel 2012, € 48.741 nel 2011, € 49.612 nel 2010, € 44.441 nel 2009). Cos’è allora che non fa tornare i conti? Le spese relative ai gettoni

di presenza dei consiglieri, regalano qualche sorpresa. Per ogni presenza alle sedute di Consiglio Comunale e alle Commissioni permanenti, il Consigliere comunale percepisce un gettone di presenza dal valore lordo di euro 30 (a cui, come per le indennità, vanno applicate le relative aliquote irpef, e su cui vanno pagate le tasse). Negli anni passati la spesa totale per i gettoni di presenza è stata di € 12.918 nel 2009, € 18.745 nel 2010, € 15.390 nel 2011, € 7.290 nel 2012 (anno di rinnovo del consiglio con attività delle commissioni molto ridotte). Nei primi due trimestri del 2013 la spesa totale per i gettoni di presenza è stata di ben 11.193 euro. A far notevolmente lievitare i costi ripetto agli anni precedenti è stato un incremento delle convocazioni delle commissioni: nei primi sei mesi del 2013 la Prima Commissione è stata convocata 15 volte (11 volte nel secondo semestre 2012), la Seconda Commissione è stata convocata 47 volte (14 volte nel secondo semestre 2012). Se saranno confermati questi numeri anche per il resto del 2013 avremo una spesa totale per gettoni di presenza di oltre € 22.000. Con solo 2 commissioni e 6 consiglieri in meno. Per completezza di informazione, riportiamo l’importo lordo percepito dai Consiglieri comunali nell’ultimo anno, dall’insediamento del Consiglio (maggio 2012) fino al 30 giugno 2013: Giancarlo Ciricugno € 3.140, Fernando Coppola € 2.897, Giulio Greco € 3.200, Massimo Liaci €.2.819, Paolo Verardo € 1.936, Viviana Zizza € 2.239. Ovviamente la lettura dei numeri nudi e crudi non dice nulla sulla qualità del lavoro svolto, ma fa comunque riflettere come, partendo da una previsione di riduzione drastica delle spese, c’è il rischio di ritrovarsi addirittura con una spesa aumentata, con buona pace dei proclami e delle buone intenzioni.

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Gianni Nobile gianni@alambicco.com

Periodico di politica cultura società Direttore responsabile: Giancarlo Greco.

Anno XII n. 58 - Luglio 2013 ISCRITTO AL N. 792/2002 DEL REG. STAMPA DEL TRIBUNALE DI LECCE

Hanno collaborato: Antonella Perrone, Aristodemo De Blasi, Cristian Nobile, Emanuele Faggiano, Enrico Tortelli, Gianni Nobile, Giuliana Scardino, Giuseppe Nobile, Ilaria Parata, Lucia Luperto, Luigi Patarnello, Luigi Pascali, Marco Pezzuto, Paolo De Blasi, Paolo Verardo, Pierluigi Tondo, Pierpaolo Lala. Redazione: via Umberto I, 65 - San Cesario di Lecce e-mail: redazione@alambicco.com internet: www.alambicco.com facebook: www.facebook.com/redazione.alambicco twitter: @LAlambicco

Distibuito gratuitamente a San Cesario, Cavallino, Lequile, San Donato Stampato presso: S.&G. Grafiche - Galugnano (LE) Chiuso in tipografia il 16 luglio 2013 alle ore 20


Non di soli libri...

Impegno civile, sport, dama, arte: sono alcuni dei tanti riconoscimenti ottenuti dagli alunni dell’Istituto Comprensivo di San Cesario

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er gli alunni dell’Istituto Comprensivo di San Cesario di Lecce, l’anno scolastico che si è appena concluso non è stato solo caratterizzato da zaini e libri pesanti, ma anche da tanto impegno e creatività fuori dai banchi. Il lavoro degli studenti e degli insegnanti è stato premiato con svariati riconoscimenti quali ad esempio il “Premio speciale alla didattica – Ciao Raffaella” alla mostra-concorso il VELIERO PARLANTE, tenutasi al Castello di Copertino nel mese di maggio, dove sono stati esposti i libri prodotti dalle scuole per l’infanzia, primaria e secondaria di I e II grado per promuovere la lettura e la creatività. Quest’anno il tema prescelto era l’Ambiente e all’istituto comprensivo è stato riconosciuta la piena attenzione al processo di continuità tra segmenti scolastici: dai plastici del paese bruttissimo e del paese bellissimo della scuola dell’infanzia, passando per l’ombrellone salva-ambiente della scuola primaria fino ad arrivare ai libri prodotti dalla scuola secondaria di I grado, tutti gli alunni hanno mostrato interesse ed estro. All’interno della stessa rassegna si sono esibiti il coro dell’istituto comprensivo e la “Band Green World” degli alunni della classe 2C della scuola primaria “Saponaro” che hanno partecipato al festival per band scolastiche a respiro ecologico “Col Remo”. Rimanendo sempre nell’ambito del “rispetto per l’ambiente” sono giunti altri riconoscimenti alla 4a edizione del concorso di Espressività Linguistica promosso dall’associazione Tasselli Salentini, svoltasi a Lequile. L’alunno Marco Mattioli (5A) della scuola primaria si è aggiudicato il primo premio per l’elaborazione di un racconto a fumetti sul rapporto tra l’uomo e

POETIX

“Madre Natura”. Per la realizzazione invece di un poster che rappresentasse la gioia di vivere usando l’energia pulita si sono aggiudicati il secondo e terzo premio gli alunni Alessio Marenaci (3A) e Andrea Napoli (3C) della scuola secondaria. La classe 1C della scuola secondaria è risultata vincitrice nazionale del Concorso promosso dalla FIAGOP (Federazione Italiana Associazioni Genitori Oncoematologia Pediatrica) dal tema “ L’Ambiente… è salute?”. Il loro elaborato, pur nella sua semplicità, ha espresso con chiarezza un messaggio educativo a sostegno del ruolo che l’adulto ha nella tutela e salvaguardia della salute dei piccoli. I nostri ragazzi hanno mostrato anche grandi qualità sportive ottenendo ottimi piazzamenti nelle Fasi Provinciali della Corsa Campestre. Per la categoria Cadetti e Cadette (nati 1999/2000) si sono classificate terze le squadre così composte: Lettere Andrea (3A), Marsico Giuseppe (3A), Merlino Lorenzo (3C) , Nicolì Francesco (3C) per i Cadetti; De Paolis Francesca (2A), Marenaci Sofia (3C), Rizzo Enrica (3C) per le Cadette. Per la categoria Ragazzi e Ragazze (nati 2001/2002) si è classificata seconda la squadra composta dalle ragazze: Ciccarese Giorgia (1A), De Pascalis Sofia (2A), Fontana Natalia (1A) e un ottimo terzo posto nell’individualista di Merlino Alessandra (1C). La squadra maschile composta da Carlà Daniele (1A) , Panzera Anton Giulio (1A), Garrisi Luca (1C) ha ottenuto il 18° posto. Infine grandi risultati anche negli sport della mente per gli alunni della scuola secondaria. Infatti nelle fasi interregionali di Dama Italiana e Internazionale svoltesi

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a Guardia Porticaria (PZ), la squadra composta da Carlà Giulio (2C), Pascali Michael (3B), Carlà Alberto (3B) si è classificata seconda nel torneo di Dama Internazionale, mentre la squadra composta da Romano Emanuele (3B), Nicolì Francesco (3C), Merlino Alessandra (1C) si è classificata terza. Nel torneo di “Dama Italiana” quarta classificata la squadra composta da Leto Alessandro (3A), Merlino Lorenzo (3C), Rollo Luigi (2C). L’insegnamento del maestro yoga Shivananda: “Un grammo di pratica vale più di una tonnellata di teoria “, deve aver dunque ispirato gli studenti e l’intero gruppo insegnati unitamente alla dirigente dell’istituto comprensivo di San Cesario che ha fatto dell’ “imparare facendo” il motto dell’intero anno scolastico.

guardare indietro per poter andare avanti ersi tormentati e colmi d’angoscia, versi che si districano fra il sacro ed il profano, fra il mistico e l’erotico e che sono la testimonianza di un’esistenza vissuta oltre la realtà, al di là dell’immaginazione fino a sciogliersi, senza riserva alcuna, in una lucida e disincantata follia. «Il tuo ventre è vergine, mentre il mio è un groviglio di vipere che voi chiamate poesia.», così scriveva Alda Merini in una delle sue poesie, come a voler fare un’intima confessione al lettore, perché a volte la poesia fiorisce dai momenti più duri, dalle impressioni più spiacevoli e si riversa sulle carte come fosse una dolorosa malattia. Alda Merini nacque a Milano il 21 Marzo del ‘31, scrisse le prime liriche già all’età di quindici anni ma, quasi nello stesso periodo, iniziarono a manifestarsi i primi sintomi di quella lunga e soffocante malattia che l’avrebbe accompagnata per tutta la vita. Le sue opere, però, non passarono inosservate negli ambienti culturali dell’epoca, tanto da suscitare l’attenzione di Eugenio Montale e Salvatore Quasimodo, dei quali la Merini divenne stretta amica. Dopo un lungo e

di Luigi Patarnello premi e i riconoscimenti si susseguivano e nel 1996 l’Accademia Francese propose il suo nome alla candidatura del Premio Nobel per La letteratura. Visse gli ultimi anni di vita nella sua Milano, come serva della follia e schiava della poesia. Morì a Milano nel Novembre del 2009.

I poeti lavorano di notte

Alda Merini (1931-2009)

intenso periodo d’attività poetica ricadde nel buio della malattia e trascorse circa otto anni in una clinica psichiatrica. Ruppe il silenzio nel ‘79 e proprio in quell’anno compose la sua opera più importante “La Terra Santa”, opera intrisa dalla triste esperienza vissuta in manicomio. Nel 1983 sposò il poeta Michele Pierri ma la malattia sembrava non darle tregua, la realtà si sostituì alla sua idea di realtà deformata dalla follia e trascorse altri difficili anni in cliniche psichiatriche fino al 1986. Da questo momento in poi l’attività poetica si fece sempre più insistente, i

Ilaria Parata ilaria@alambicco.com

I poeti lavorano di notte quando il tempo non urge su di loro, quando tace il rumore della folla e termina il linciaggio delle ore. I poeti lavorano nel buio come falchi notturni od usignoli dal dolcissimo canto e temono di offendere Iddio. Ma i poeti, nel loro silenzio fanno ben più rumore di una dorata cupola di stelle. Questa poesia fa parte della raccolta “Destinati a morire”, pubblicata nel 1980. Una lirica velata da un romanticismo appena accennato, antitetico rispetto alla concezione che l’autrice stessa sem-

bra avere della poesia: se da una parte la poesia è quel «groviglio di vipere», quel dono divino che inevitabilmente ti conduce al dolore, dall’altra la figura del poeta viene descritta quasi in modo mitologico. Quando la notte mette il dì a tacere ed il silenzio si espande come un’ombra, facendo eco ad ogni rumore, quando anche il tempo soffoca per mano della quiete che la notte porta con sé, ecco che l’anima poetica si desta dal sonno giornaliero e si stende nello spazio circostante avvolgendo ogni cosa, cogliendo anche il minimo sussurro. I poeti lavorano nel buio, quasi nascosti, timorosi del loro stesso dono e producono bellezze sovrumane, scuotono antichi misteri che come piaggia riversano sul mondo ed il loro silenzio riecheggia nei versi, fino a fare più rumore della Volta stellata. La poesia è qualcosa che si produce fuori dal mondo, ma che ha la capacità di abbracciarlo, di colpire e di scuotere uno per uno tutti gli uomini, è come un dono che il poeta vuol fare al lettore: la poesia è come un bimbo appena nato, che sostituisce il dolore del parto con la bellezza di una vita destinata a durare nel tempo.


Viaggio al centro della terra

Acqua fuoco aria terra: quattro elementi racchiusi in una piccola isola alla deriva nei mari del Nord. Islanda: una terra dove la natura vince ancora sull’uomo.

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a scelta della meta di un viaggio è un momento particolarmente difficile, fatto di numerose domande, incertezze ed aspettative: relax, avventura, cultura, mare o montagna, nazioni, isole e ghiacciai, il nostro pianeta offre una quantità infinita di luoghi da visitare; ma se per sbaglio o per scelta o magari per lavoro si ha la possibilità di visitare l’Islanda, un’ isola vulcanica patrimonio dell’UNESCU, è praticamente impossibile restare delusi. Acqua, terra e fuoco questo dicono le guide; qui l’abitudine di voler conoscere in anticipo è inutile, programmare e conoscere prima del tempo sottrae emozioni allo stupore. Qui non servono cartine, occorre trovare il coraggio - su quest’isola come nella vita - di perdersi senza sapere cosa si nasconde dietro la prossima curva; così capiterà di seguire il corso dell’acqua e in pochi km vederla scorrere lentamente verso l’oceano o cadere vorticosamente per centinaia di metri, oppure esplodere dal sottosuolo in meravigliosi geyser per poi ad un tratto vederla completamente gelata da millenni. Un’isola che racchiude misteri ed emozioni: un’escursione di poche ore in barca regala la vista di balene, foche o giganti iceberg, l’entroterra offre agli occhi la bellezza di sconfinate lande ai piedi di montagne dalle mille grotte tra piccole e grandi cascate. Tra lava e pietre vecchie di secoli il verde è il colore predominante in molte zone dell’isola in questo periodo dell’anno, quello in cui il sole non tramonta mai come se volesse dare una possibilità in più ai turisti di godere di questa terra.

L’esplosione di un geyser è un esperienza unica, si sente la necessità di restare lì a fissare la pozza d’acqua ribollire più volte, di individuare il momento in cui una grossa quantità d’acqua sarà espulsa dal sottosuolo dalla spinta dei gas, lasciando così per l’ennesima volta a bocca aperte la babele di turisti. Sempre sulle guide turistiche l’Islanda viene descritta come un posto magico popolato da elfi e trolls, e mentre apprendiamo questa notizia in fase di atterraggio a Reykjavic sorridiamo perché non siamo più bambini e soprattutto ci teniamo a non far sapere che a trent’anni ancora crediamo alla vita del fantabosco. In realtà in Islanda non vivono solo gli elfi, ma anche gli gnomi di cui sono acerrimi rivali, gli spiriti dei primi abitanti dell’isola che continuano a domare le forze della natura e dare la possibilità all’uomo di vivere qui; ogni geyser, vulcano o faglia ha il suo guardiano. Poi ci sarebbero tutte le divinità pagane e i 13 babbi natale, ognuno con il suo giorno per portare i doni ai bambini dalla notte del 12 dicembre fino a Natale. Dopo pochi giorni non ti spaventi più nel sentire un boato in lontananza perché impari a riconoscere il rumore di un pezzo di ghiaccio che si stacca ed inizia il suo viaggio nell’oceano. Ed è forse così che gli islande-

si hanno imparato ad essere così rispettosi della propria terra, quella stessa terra che ha dato il meglio di sé creando ghiacciai ai piedi di vulcani ancora attivi. Quest’isola non va girata ma va vissuta, per questo la maggior parte dei turisti arrivano a Reykjavic con sacco a pelo e tenda, noleggiando biciclette per spostarsi oppure in autostop per poi accamparsi ai piedi di una cascata, in una grotta vulcanica piuttosto che a riva di una laguna dai colori inimmaginabili: questo sarebbe il modo migliore per affrontare un viaggio al centro della terra e magari alla riscoperta di se stessi. Emanuele Faggiano emanuele@alambicco.com

“La macchina fotografica fissa un’immagine nel tempo permettendoci di conservare il ricordo di un’esperienza visiva che non vogliamo dimenticare”

“VISTA”: la foto vincitrice di questo numero

Il concorso fotografico “alamCLICCO 2013” è dedicato ai cinque sensi Gusto, Olfatto, Tatto, Udito, Vista Il prossimo concorso avrà come soggetto “UDITO” Tutte le foto sono visibili sul nostro sito www.alambicco.com e sul nostro profilo facebook facebook.com/redazione.alambicco

Guarda la galleria fotografica del concorso sul tuo cellulare attraverso il QR Code a destra

“Una sbirciatina in strada da dietro la tendina di pizzo” di Nadia Letizia

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Tap: 870 km di discordia Il gasdotto che porterà il metano dall Azerbaijan e che approderà a San Foca fa discutere da mesi le comunità locali, gli ambientalisti e il mondo della politica. Per provare a chiarire alcuni dei nodi più controversi, abbiamo incontrato Giampaolo Russo, Country Manager di TAP Italia, e dato la parola a Gianluca Maggiore (portavoce Comitato No Tap).

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Quali sono le motivazioni che hanno portato TAP alla scelta del sito di approdo del gasdotto in una località come San Foca, a forte vocazione turistica? Il progetto TAP rispetta elevatissimi standard ambientali internazionali, più rigorosi di quelli previsti dalla normativa italiana. L’azienda ha studiato tre anni con una squadra di esperti per individuare il percorso tecnicamente migliore del gasdotto, evitando zone protette di posidonia in mare, aree ad alta densità di popolazione e siti archeologici a terra, sempre nel massimo rispetto del territorio. Proprio in base a questi approfonditi studi, è stato individuato il punto di approdo più opportuno a San Foca. Il gasdotto avrà impatti minimi sull’ambiente e sul paesaggio, non sarà mai visibile. È dimostrato inoltre che turismo e gasdotti convivono tra di loro: in Italia ci sono 8 località turistiche interessate dal passaggio di gasdotti e tutte hanno ottenuto il riconoscimento della Bandiera Blu. È stata considerata (e se sì, perché è stata scartata) la possibilità di un approdo in una zona diversa? Ad esempio la zona industriale di Brindisi? Nella documentazione VIA presentata nel marzo 2012 erano state esaminate delle rotte alternative su Brindisi, che risultavano non adeguate sia in termini di attraversamento di praterie di posidonia protette, sia in termini di collocazione del terminale di ricezione a

profondità minima di 1,5 metri e non sarà mai visibile, neanche nel punto di approdo, dove passerà ad una profondità di 10 metri sotto la spiaggia. Non ci saranno inoltre lavori sul tratto di spiaggia interessato dall’approdo, poiché l’attraversamento della spiaggia e della macchia mediterranea sarà realizzato con la tecnica del microtunnel. Quali garanzie fornisce il gasdotto in termini di sicurezza? TAP ha volontariamente deciso di adottare i più elevati standard internazionali a livello di sicurezza e ambiente, utilizzando tecnologie e processi all’avanguardia per proteggere le persone e il territorio. Il sistema di gestione e sicurezza del gasdotto sarà progettato per monitorare ed individuare eventuali problemi operativi. Il gasdotto sarà interamente sensorizzato per rilevare ogni possibile vibrazione o alterazione del flusso. Va inoltre precisato che, in base alle statistiche della società di ricerca specializzata EGIG (European Gas Pipeline Data Group), per gasdotti con tubi di spessore superiore ai 25 mm, come quelli di TAP, non si sono mai verificati incidenti negli ultimi 41 anni, ovvero da quando le statistiche sono disponibili. Quali i principali benefici per il territorio? E per gli enti locali? Il progetto TAP porterà rilevanti benefici per il territorio: in base allo studio elaborato da Nomisma Energia, valutando infatti tutti gli effetti – diretti, indi-

terra. Pertanto, queste rotte alternative seppur esaminate, non sono state ritenute idonee. Che impatto ambientale avrà il gasdotto? Sarà visibile in mare e dalla spiaggia? L’impatto ambientale sarà minimo, infatti il gasdotto non sarà mai visibile e non attraverserà direttamente nessuna area protetta. Sulla terraferma il percorso è stato pianificato tenendo conto della minor presenza possibile di centri abitati, di aree protette e di interesse archeologico; in mare, invece, il gasdotto non impatterà le praterie di posidonia oceanica e rispetterà le condizioni di salute dell’habitat marino. La condotta sarà inoltre totalmente interrata ad una

retti e indotti – l’impatto complessivo, nella fase di costruzione, sarà pari a € 15 milioni annui come contributo al PIL della Provincia di Lecce e a circa € 4 milioni annui per i cinquant’anni di operatività dell’infrastruttura. I benefici, in termini di creazione di posti di lavoro e sempre per la provincia salentina, saranno pari a 340 occupati l’anno nella fase di costruzione e 129 occupati ogni anno nella fase operativa. Inoltre, l’area di Melendugno avrà benefici anche sul bilancio comunale, grazie alla porzione locale delle tasse Imu e Tia, per un importo stimato pari a circa € 400.000 l’anno (stante la normativa fiscale vigente). TAP inoltre, aderendo volontariamente ai principi

della Banca Europea per la Ricostruzione e Sviluppo, si impegna a realizzare investimenti di carattere sociale ed ambientale nel territorio interessato dal progetto. È stato proposto in tal senso, al Comune di Melendugno, un contributo di 5 milioni di euro per lo studio e la realizzazione di un piano di mitigazione del fenomeno dell’erosione costiera, che è stata rilevata da TAP nei molti incontri fatti finora sul territorio come una delle maggiori problematiche avvertite dalla comunità locale. Si tratta naturalmente solo di una proposta per l’individuazione del settore su cui convogliare l’investimento, da realizzare in ogni caso nell’ambito di una convenzione con il coinvolgimento di enti di ricerca competenti e le amministrazioni locali interessate. In che modo TAP sta dialogando con il territorio salentino? Data la complessità del progetto e dell’iter autorizzativo, TAP ha sviluppato il rapporto con le comunità locali coinvolte attraverso un’opera di costante ascolto, per raccogliere le osservazioni delle medesime e delle istituzioni, a livello regionale, provinciale e comunale. L’azienda non si è mai sottratta al dialogo, che ha esercitato a tutti i livelli, da incontri dedicati a specifiche categorie economiche ai banchetti informativi nei mercati comunali di Melendugno, San Foca, Vernole e Borgagne, oppure rispondendo alle domande poste sul sito www.conoscitap.it. Sono previsti sconti nella bolletta energetica per i residenti? Posto che TAP si occupa del trasporto del gas e non della distribuzione o della vendita dello stesso, nella prospettiva di garantire una maggiore sicurezza e la diversificazione degli approvvigionamenti energetici, TAP è considerato un progetto determinante nella Strategia Energetica Nazionale (SEN) anche in virtù anche di quelle che potranno essere le riduzioni attese del costo complessivo del metano. Il sostegno dato dal Governo Italiano a TAP si basa sulla consapevolezza del suo contributo atteso per la riduzione del costo complessivo della bolletta del gas stimata nella SEN a 6,5 miliardi di euro, grazie ai positivi effetti che esso può avere sui costi di approvvigionamento della materia prima. È risaputo che un business internazionale di tanta rilevanza non può essere messo in piedi senza trascurare i rapporti politici sul territorio. Senza voler intravvedere interessi “illeciti”, ma solo leciti, chi sono i referenti politici all’interno dei partiti nel Salento e a livello nazionale? Recentemente qualche organo di stampa ha messo in relazione con Tap noti uomini di “affari” notoriamente legati ad esponenti politici. Sono voci infondate o hanno qualche riscontro? TAP ha dichiarato più volte che queste voci non hanno riscontro e fanno riferimento a intercettazioni ormai risalenti a diversi anni fa. La dimensione del progetto TAP e dei suoi azionisti è tale che l’azienda ha un dialogo costante con tutte le principali parti politiche sia a livello locale che regionale e nazionale. I principali referenti per il processo autorizzativo sono il Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico e la Regione Puglia.


Il pessimo progetto del Tap Indecisioni, ritardi, interessi economici dietro una delle opere più contestate del Salento: la parola al Comitato No Tap

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i leggono i titoli sui giornali con le più disparate opinioni, ormai fiumi d’inchiostro senza sbocco, ma di chi è la responsabilità di un progetto così mal fatto e non condiviso che probabilmente naufragherà nell’infattibilità? Sicuramente il progetto non è nato con la decisione del consorzio azzero o con la presentazione del progetto. Il TAP, come il NABUCCO il SEEP e il ITGI POSEIDON, è nato 10 anni fa sulla spinta di un progetto della Comunità Europea denominato “corridoio sud” ed è già stato tra l’altro finanziato con ben 100 milioni di euro, come gli altri tre progetti risultati sconfitti nella gara per aggiudicarsi il gas azzero che durava ormai da 5 anni. Quello che noi vediamo è il risultato di 10 anni di indecisioni di reticenze italiane europee e locali. Il TAP

è fatto male e mal concepito perché chi doveva vigilare e governare ha fatto un pessimo lavoro o meglio non ha fatto nessun lavoro. Il “corridoio sud” è nato nel 2003 e il TAP, come gli altri progetti finanziati con i nostri soldi, non ha superato nemmeno la fase progettuale e autorizzativa, non certo per colpa dell’opposizione di qualche soggetto ma solo per inezia. Sono tutti in ritardo sull’opposizione o condivisione del progetto di almeno cinque anni, perché cinque anni fa la TAP ha cominciato a muovere i primi passi nell’iter autorizzativo italiano. Dopo questa premessa si ha un idea più chiara del risultato finale: un progetto nato nel 2003 con i consumi di gas alle stelle che ora non si regge più né tecnologicamente né economicamente. Dal 2003, secondo i dati SNAM, i consumi di gas per uso industriale e produzione elettrica hanno perso ben il 43% al fronte di una previsione di un aumento esponenziale. A questo punto oltre al comprovato impatto ambientale ci si può chiedere a cosa serva quest’opera. Attualmente di TAP è rimasta solo una scatola piena di appalti miliardari che fanno gola e aprono breccia nel tessuto sociale e in una certa fascia industriale legata alle grandi opere. In questo contesto il Comitato ha una posizione chiara di contrarietà divisa in più punti: - l’opera, a nostro avviso, è inutile e non porterà nessun giovamento al quadro energetico nazionale ed europeo avendo Il tracciato dell’approdo del Tap da San Foca a Melendugno totalmente mancato l’obbiettivo di divesi-

Ma le stelle...

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i sembrava fosse emersa dal voto di febbraio una forte volontà di cambiamento, che si era espressa in forme differenziate e che non sono state capaci, in questo avvio di legislatura, di trovare una sintesi in grado di rispettare nei fatti la volontà popolare. Sono prevalse altre logiche, di orgoglio, di appartenenza, di primogenitura, fino al punto di far apparire come vincitrici le forze conservatrici che erano state sconfitte nelle urne, e che sono pertanto rimaste alla guida del Paese con il consueto armamentario di ricette fallimentari la cui inadeguatezza rispetto alla realtà è purtroppo quotidianamente confermata dal rapido aggravarsi della crisi economica che ci sferza. Con un po’ di coraggio in più ed un po’ di arroganza in meno forse oggi non dovremmo tornare a scrivere di come, nonostante la crisi dilaghi, si continuino a sperperare risorse ingentissime per obiettivi strampalati e soprattutto decisi non si sa bene da chi, senza un adeguato confronto democratico con le popolazio-

ni interessate. Provo a fare solo qualche esempio tra i più eclatanti. Non sono sicuro che gli italiani, posti davanti all’alternativa fra creare posti di lavoro ed acquistare aerei da guerra F35 (funzionanti o meno che siano) sceglierebberoß senz’altro la seconda, come sta facendo l’attuale governo di larghe intese. E c’era la possibilità di fare scelte diverse… Non sono sicuro che ai 27 milioni di italiani che oltre due anni fa scelsero di votare per la difesa dei beni comuni dalla cupidigia degli speculatori interessino più le firme di chi vuole mettere il cappello su una legge che attui finalmente le indicazioni referendarie che il contenuto e l’efficacia di tale legge. Che c’erano i numeri per approvare già subito dopo il voto, insieme con una legge che persegua l’obiettivo di azzerare rifiuti e discariche… Non sono sicuro che fra un modello di sviluppo del Salento basato sul turismo e sulla valorizzazione delle risorse ambientali e culturali da un lato, e la vecchia idea industrialista di farne terminale di ogni insediamento energetico pesante,

ficazione delle fonti di approvvigionamento, parametro base del “corridoio sud”; - il progetto così come viene proposto è incompatibile con le comunità locali, sia ambientalmente che socialmente; - l’opera non garantisce sicurezza e ritorni certi, né occupazionali né economici; - il Comitato è contrario anche al metodo detto “territoriale” che TAP sta usando per la “creazione e il controllo del consenso” come citato nel sito dell’agenzia che per TAP sta curando la “somministrazione” dei sondaggi sociali alla popolazione.

In questi giorni si parla di dialogo e concertazione, ma sembra che tutti si siano dimenticati, o forse non hanno mai saputo, le dinamiche grottesche che hanno portato a questa “grande opera all’italiana” in salsa europea. Il comitato è disponibile ad incontrare chi abbia voglia di essere informato su queste dinamiche ma in un confronto tanto citato e proposto in questi giorni dubitiamo che la controparte abbia proposte serie ed oculate che avrebbe dovuto sviluppare in 10 anni di “corridoio sud” e non in poche settimane di caso mediatico. Sembra che tutti abbiano dimenticato l’inchiesta in corso, i danni subiti dai pescatori, le falsità di TAP snocciolate in questi giorni... Se si vuole una valutazione seria e un confronto equilibrato l’informazione è la base mentre il pressapochismo di questi anni persi è la malattia da combattere. Gianluca Maggiore Portavoce Comitato NO TAP

Quale modello di sviluppo per il Salento? dall’ILVA a Cerano, dalla British Gas alla TAP sulla spiaggia di San Foca, i cittadini sceglierebbero supinamente la seconda, come quando cinquanta anni fa si sommavano povertà reale e nessuna consapevolezza che quel lavoro e quello sviluppo promessi dalle multinazionali dell’energia ci sarebbero costati la malattia e la morte dei nostri cari. E mi chiedo sull’altare di che cosa si debbano ancora sacrificare la salute ed il futuro nostro e delle prossime generazioni. Su questi temi, ed in particolare su quelli che ipotecano pesantemente il futuro dei nostri figli, e per i quali non ci

stancheremo mai di chiedere a gran voce un coinvolgimento informato e responsabile delle popolazioni interessate, avremmo voluto poter commentare con sollievo e con entusiasmo scelte diverse da quelle che abbiamo dovuto subire sinora, fatte magari, forte di una ampia partecipazione democratica, da un governo diverso da quello che cui ci hanno portato le scelte politiciste di chi avrebbe dovuto rappresentarci… Ma le stelle... stanno ancora a guardare…. Enrico Tortelli

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Rangers sì, ma per l’ambiente Unire la sensibilità e la conoscenza del territorio per limitare il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti ed educare al rispetto della natura. Una nuova realtà di volontariato e impegno civile a Lequile

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l problema dello smaltimento dei rifiuti è oggi un’emergenza drammatica. Spesso, la parte più sensibile della cittadinanza ha supplito - per quanto possibile - alle inefficienze del sistema attraverso una coscienza ecologica che ha trovato luogo di aggregazione in decine di associazioni e organismi di volontariato ambientale sia a livello nazionale che locale. Questi ultimi, anche se ancora non molto diffusi sul territorio, rappresentano un tassello importantissimo del mosaico poiché sono composte dai cittadini che conoscono bene il proprio territorio e possono suggerire e intraprendere interventi diretti e mirati in difesa delle specifiche realtà. In tale contesto s’inquadra l’iniziativa dell’Amministrazione comunale di Lequile che, in collaborazione con alcuni cittadini, ha dato vita ai “Rangers per l’ambiente”. “L’obiettivo - spiega l’Assessore all’ambiente, Vito Litti - è quello di svolgere una costante azione di sensibilizzazione e educazione per un maggiore rispetto della natura, favorire il controllo del territorio per limitare il triste fenomeno dell’abbandono incontrollato dei rifiuti e, in ultima analisi, sensibilizzare in favore di una crescita della coscienza ecologica.” “Senza la partecipazione attiva dei numerosi cittadini - continua l’Assessore Litti – l’Amministrazione non

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Opere In

Il gruppo di “Rangers per l’ambiente” di Lequile

sarebbe riuscita in questo ambizioso progetto. Il loro contributo si è trasformato subito da semplice supporto in azione propositiva e propulsiva ricca d’iniziative e manifestazioni che coinvolgono ripetutamente, sistematicamente e sempre più efficacemente la scuola, le associazioni e la popolazione lequilese in generale.” Il gruppo dei volontari – a circa un anno e mezzo dalla sua nascita - conta oggi 28 iscritti (che appartengono a tutte le fasce di età, dai giovanissimi a nonni) e ha già realizzato numerose iniziative: ciclo passeggiate

ecologiche di primavera, l’organizzazione della giornata internazionale “Puliamo il Mondo 2012”, “Ecoriandolando” (un percorso-riflessione sui temi ambientali per le vie del paese nel periodo di carnevale), il Progetto “Bosco Bene Comune”, “l’albero del riciclo” a Natale, e tante altre. Secondo l’Assessore e gli stessi Rangers, un contributo importantissimo alla riuscita di tutte le manifestazioni è stato dato dalla partecipazione dell’Istituto scolastico Comprensivo di Lequile che, in tutte le sue componenti (Direzione, corpo docente, alunni e genitori) ha sempre dimostrato grande sensibilità sostenendo con impegno le iniziative. “Grazie all’azione sistematica dei Rangers – conclude Litti - il Comune ha avuto la possibilità di monitorare sistematicamente il territorio e provvedere in tempi rapidi a eseguire alcuni interventi di bonifica e pulizia.” Naturalmente l’obiettivo primario del progetto rimane la sensibilizzazione della popolazione lequilese verso i temi del vivere sostenibile e del rispetto della natura. In questa prospettiva occorre ancora adoperarsi e lavorare molto ma l’idea dei Rangers è la dimostrazione che si può intraprendere un percorso virtuoso. La redazione

La memoria delle proprie origini, le strade sterrate del tempo, le zolle di terra e sangue dei propri avi, in una Mostra del pittore Mario Cristofalo a cura dell’Amministrazione comunale di Lequile

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al 21 al 30 giugno, si è svolta, a Lequile, nel patio Alda Merini di Palazzo Andrioli, la mostra pittorica “Opere In” di Mario Cristofalo, valente restauratore pugliese. In questa società asfittica, sovente arida, guidata implacabilmente dalle rigide filosofie economicistiche e dalle inappellabili leggi del mercato sovrano, dovremmo dire a lume di ragione che siamo lentamente e inesorabilmente condannati all’inferno, alla catastrofe, votati all’estinzione. Sappiamo che l’homo sapiens sapiens non è solo “accomodamento” biologico e “aggiustamento” fisiologico, ma soprattutto adattamento culturale, che forse più dell’ereditarietà delle cellule della linea germinale, del Dna, garantisce la conservazione e l’evoluzione della nostra specie. La trasmissione della più vivida umanità. Per fortuna, in una triste era in cui predominano pervicaci i domini del profitto e i poveri fondamenti del misero tornaconto personale, rimane pur sempre agli uomini di propositivi intendimenti e di genuini e onesti sentimenti l’oasi rischiarante dell’arte. Nella dispersione dei frenetici accadimenti, rimane all’uomo moderno la magia stretta e larga del paese, come luogo d’elezione e d’incanto, come rifugio estremo, come buon ritiro, come porto di brezza leggera per liberare le vele e spiegarle al vento. L’arte è irrazionalità e razionalità assieme. È senti-

mento, umore, è scendere a fondo nel proprio profondo, gettando uno sguardo nel giardino d’intorno. L’arte come desiderio ebbro e grondante, anelito di libertà. Voglia di libertà che ho intravisto, pur non essendo un competente di pittura, sfogliando il catalogo delle Opere del nostro concittadino Cristofalo, curato dall’amministrazione comunale di Lequile. Emblematico voler dedicare il lavoro “Al paese della mia infanzia”. Nel paese delle proprie origini, allignano le ancestrali memorie, hanno la culla i primigeni ardori, gli infantili amori, affonda l’immaginario virtuoso, le zolle di terra e di sangue dei propri avi, gli occhi di cielo e l’utero accogliente della propria madre, le strade sterrate del tempo, l’eco sonoro delle rimembranze. Il grande poeta turco Hikmet cantava, in una sua celebre lirica, che “due cose non si dimenticano fino alla morte: il viso di nostra madre e il viso della nostra città”. Nel proprio paese viaggia l’ancestrale sapore di ciò che fu, sedimenta soprattutto quel giacimento inconscio, che è matrice e determinante, sorgente di vicissitudini. Quel lapislazzulo nascosto che Cristofalo riesce a far emergere con bagliori delicati e luci soffuse di luna. L’artista è intimamente legato a Lequile, sua terra, e tramite una tavolozza di colori d’anima descrive paesaggi e memorie.

Una delle opere di Mario Cristofalo

Con risolutezza, egli produce una critica serrata all’”homo tecnologicus”. Che con dirompente, dissennata mano antropica, oltraggia quotidianamente La Natura, la sporca, la viola. Il tema dell’odierna e distruttiva antropizzazione, comescriteriata condotta dell’homo sapiens sapiens, devastante manipolatore di scenari, non è solo un’istanza scientifica, filosofica, politica, ma è anche una premura dell’arte, della poesia, della pittura. Non si tratta di vagheggiare la Natura “vergine” e “incorrotta”, di agognare l’impossibile, ma di prospettare un ambiente fisico più vivibile, più a misura d’uomo. E Cristofalo lo fa con fantasia, avvertendo ancora nella sua mente nostalgici moti d’infanzia, scalpitio di cavalli, rullio di ruote, riverbero di canti di cicale, fra “alberi di pino” nostrani. Ringraziamo Mario, che ha voluto lasciare un dono al paese della sua infanzia. Emidio Buttazzo


Una frisella sul mare

Dopo “50 sfumature di fritto” torna la crew di Fornelli indecisi Tutto nasce per rispondere ad una domanda semplice e paradossale: in quale posto e in quale stagione si mangiano, fino allo sfinimento, cose pesantissime e dure da digerire? La risposta è drammatica: in spiaggia, d’estate

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opo 50 sfumature di fritto. Piccolo Manuale Untologico la crew gastronomica di Fornelli Indecisi, guidata dal patron del concorso di cucina dozzinale, giornalista ed ex chitarrista di falò Pierpaolo Lala, torna con un libro ideale da cantare, leggere e “consumare” sotto l’ombrellone. Una frisella sul mare. Canzoni, ricordi e ricette da spiaggia (Lupo Editore), nasce per rispondere ad una domanda semplice e paradossale: in quale posto e in quale stagione si mangiano, fino allo sfinimento, cose pesantissime e dure da digerire? La risposta è drammatica: in spiaggia, d’estate. “Da questa certezza è nata, insieme all’amico, socio e collega, Osvaldo Piliego l’idea del libro”, sottolinea Pierpaolo Lala. “Ognuno di noi ha dei ricordi “ambientati” in spiaggia o al mare, legati alla musica (soprattutto quella dei falò, ormai vietati), a luoghi precisi (le spiagge dove abbiamo passato le nostre infanzie vi fanno sempre sorridere e ricordare le corse pinnate o le prime fidanzatine) e ricette (perché in spiaggia, comunque, bisogna pur

mangiare)”. La pattuglia degli autori, come per il precedente, è molto nutrita ed è composta soprattutto da giornalisti, foodblogger, scrittori e appassionati di cucina: Donpasta (Daniele De Michele), Pino De Luca, Osvaldo Piliego, Giuseppe Calogiuri, Raffaele Gorgoni, Alessio Viola, Paola Sgobba, Francesa D’Agnano, Adolfo Maffei, Ennio Ciotta, Antonietta Rosato, Salvatore De Simone, Fulvio Totaro, Maria Grazia Fasiello, Salvatore Caracuta, Andrea Gabellone, Carlo Morelli, Daniela Sabato e Letizia Basile, Danilo Siciliano, Dario Goffredo, Dario Quarta, Rossano Astremo, Paolo La Peruta, Viviana Guadalupi, Manila Benedetto. Alcune generazioni si confrontano per delineare una Puglia diversa, vista da un’angolatura particolare: quella della tavola apparecchiata in casa o della tavola improvvisata. Nei loro ricordi si ripercorre un lungo tratto della costa pugliese da Bari sino alla provincia di Taranto. Non è un censimento ma un viaggio casuale nei ricordi che passa da Cerano, San Cataldo, Torre dell’Orso, Otranto, Santa Maria di Leuca, Ugento, Porto

Cesareo, Marina di Pulsano, Torre Ovo e tante altre località. Tra le canzoni “Una frisella sul mare” accoglie un piccolo repertorio di brani tipici soprattutto degli anni ‘80 e ‘90, che sono gli anni (terribili per alcuni, meravigliosi per altri) nei quali è cresciuta la maggior parte dei membri della crew. “In pochi anni, per noi nati alla fine dei ‘70, siamo passati dal mangiadischi portatile (il mio era arancione) dove infilare i 45 giri, agli stereo da spalla (tremendi e mazzarissimi) con le musicassette duplicate, al lettore cd, con le compilation masterizzate, fino alle nuove generazioni di mp3 che inducono sempre più ad un ascolto personale e non condiviso”, spiega Lala. L’ultima parte è dedicata, invece, alle ricette, in rigoroso ordine alfabetico, perché in spiaggia non esiste la differenza tra antipasto, primo, secondo, frutta, dolce. Tutto può essere un pasto unico, perché c’è chi si mantiene leggero dissetandosi magari con una granita o gustando un gelatino, c’è chi invece arriva in spiaggia organizzato come fosse l’ultimo pranzo della sua vita.

Rallentare per ritrovarsi

Una frisella sul mare. Canzoni, ricordi e ricette da spiaggia Lupo Editore (Lecce)

Le ricette sono recuperate qua e là, rubacchiate on line, suggerite da amici e amiche, tradizione di famiglia o selezionate tra i partecipanti alle precedenti edizioni di Fornelli Indecisi. (Info su www.fornellindecisi.it)

Riappropriarsi del tempo e dello spazio, dell’amore, dello spirito, della compartecipazione, della solidarietà, per resistere l’insostenibile fardello dell’insoddisfatta felicità di questo teatro dell’incertezza chiamato mondo

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a vita quotidiana frenetica, caotica, mostra talvolta il suo volto estenuato e contraddittorio. La vita può anche diventare luogo fisico dell’impossibile, delle centomila controversie, delle corse stremate. Perché allora non rallentare, non fermarsi un attimo per recuperare parti preziose del nostro sé? Perché non provare a scandagliare a piene mani ciò che naviga nel sommerso per fare emergere il chiaro e lo scuro? Perché non provare a interrogare la nostra interiorità, non tentare di lumeggiare il nocciolo ferito? Perché non scendere a piedi nudi e piagati negli strapiombi, nei fondi dell’abisso, per trovare la misura dell’esistere, la ragione stessa delle stelle? In questa odierna società dell’esclusione, intere generazioni di giovani e meno giovani, di fatto, si sentono tagliati fuori, colpevolmente marginalizzati, non visti, non riconosciuti. L’economia capitalistica del villaggio globale, con le sue ferree e ineludibili logiche, arma

virulenta nelle salde mani di pochi spiriti eletti, genera sovente a diverse latitudini stringenti e stridenti sperequazioni. La grande economia e i mercati finanziari sono “carne viva”, sostentamento sensibile per i cosiddetti strati vincenti. In tanti paesi d’Europa, dalla Grecia alla Spagna, dall’Italia all’Irlanda, purtroppo, dilaga un’emergenza senza precedenti. Lavoratori precari non garantiti, disoccupati, inoccupati, gente che non riesce a soddisfare neppure i bisogni essenziali e primari. Abitiamo ormai questo teatro dell’incertezza chiamato mondo, sentiamo sulla faccia spirare il vento freddo, schiacciati dall’insostenibile fardello dell’insoddisfatta felicità. Però non è il caso di ammainare le bandiere. Dobbiamo continuare a desiderare, cercando il passo per una risposta pacifica e non violenta. Con un salto possiamo sempre recuperare la parte più sanguigna e terragna di noi, atomi d’intimo che urlano e fanno sentire echi di incontaminato stupore.

Possiamo cominciare a prenderci davvero cura di noi, a volerci bene, scavando senza smarrimento nel sangue e nella carne fino a lambire le scaturigini del dolore, della felicità. Senza avere mai paura di contattare finanche zone d’ombra. Dobbiamo riappropriarci del tempo e dello spazio, dell’amore, dello spirito, della compartecipazione, della solidarietà, della bellezza, della Natura, dell’etica del possibile. Dobbiamo saper riconoscere adamantine e autorevoli figure di riferimento. Saper abbracciare con slancio la madre generosa, non morbosa, che ha saputo accoglierci e darci la vita. Saper legittimare il paterno che è in noi e, al contempo, vedere con affetto e rispetto i tanti padri che hanno costellato il nostro cammino. Non solo padri biologici e anagrafici, ma anche puri maestri dell’esistenza. Penso, ad esempio, a Don Andrea Gallo, a maggio salito alla Casa del Padre, prete di strada, di frontiera, di marciapiede, difensore degli ultimi, dei diseredati,

degli emarginati, dei tossici, dei transessuali, delle prostitute. Un uomo che, nell’era dell’economia e della tecnica soverchianti, sapeva nutrire soprattutto l’ampio ventaglio delle relazioni umane. Un padre che ci ha insegnato l’efficacia storica del messaggio evangelico, che ha dato conforto, pane a chi aveva fame, acqua a chi aveva sete, “lavorando senza risparmio affinché questa terra diventi cielo”. Don Gallo ci ha detto che non dobbiamo avere timore. Dobbiamo saper maneggiare il conosciuto e l’inconosciuto, scendendo con benevolenza nelle profondità più recondite dell’anima. La nostra dimora si fonda sull’amore, affonda radici nelle passioni. Dobbiamo allenarci a desiderare non solo l’”oggetto” posseduto, ma anche ciò che brilla lontano. Dobbiamo saziarci di beni immateriali, non consumistici, come l’amore, la poesia. Aprirci al sogno, al dono. Al giorno. Marcello Buttazzo

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Eruzione vulcanica in vista... Dopo il successo di InterGenerations lo scorso marzo, l’associazione VulcanicaMente torna alla carica con un nuovo progetto europeo

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rmenia, Georgia, Portogallo, Grecia, Italia : sono questi i paesi da cui verranno i partecipanti dello scambio interculturale giovanile "Get up, Stand up, Be healthy guys!" che si svolgerà tra il 22 e il 29 luglio a San Cesario di Lecce. Lo scambio , finanziato nell’ambito del programma europeo Gioventù in Azione, tratterà il tema dello stile di vita salutare e sport. I 25 giovani saranno ospitati presso l’Agriturismo “Lu Casale” dove giorno per giorno riscopriranno il valore della dieta sana, lo sport, i giochi e le ricette di una volta attraverso momenti di confronto ed attività divertenti. Per l’occasione, il 26 luglio a partire dalle 20.30 presso l’agriturismo “Lu Casale” (via Mazzini 163) è in programma un momento aperto a tutta la cittadinanza: il VOLCANIC COOKSURFING. In cosa consiste? Un

momento di condivisone di saperi e sapori. Tutti invitati a portare la propria specialità culinaria da condividere…e a masticare un po’ di inglese. Ma non finisce qui! Se immersi nell’ambiente interculturale vi fate contagiare da un’irrefrenabile voglia di partire e scoprire il mondo VulcanicaMente ha in cantiere per voi tante le opportunità per fare esperienze in tutta Europa. Grazie a Gioventù in Azione, il programma europeo che promuove la mobilità giovanile e l’apprendimento interculturale, avrete la possibilità di vivere partire per vivere un’esperienza interculturale in modo economico. Infatti, il programma copre il 70 % del viaggio, 100% di vitto e alloggio nel paese di accoglienza per tutta la durata del progetto. In anteprima per i lettori de “L’alambicco” le prossime mete: Romania, Spagna,

Cipro, Macedonia, Inghilterra, Finlandia…e molto di più. Che aspettate, sintonizzatevi sui nostri canali: facebook, twitter e sito web www.vulcanicamente.it Per info: vulcanicamente.info@gmail.com. Stay young, stay volcanic! Sara Marzo Associazione VulcanicaMente

Il Rinascimento a Palazzo Un ceffone ben assestato

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Il 30 luglio a S.Cesario lo spettacolo “A lieta vita”

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l Rinascimento sarà protagonista di una serata magica, antica: martedì 30 luglio alle ore 21.00, infatti, presso l’atrio del Palazzo Ducale di San Cesario andrà in scena lo spettacolo "A lieta vita" con musiche, canti e danze come nelle corti dell’Europa Rinascimentale. L’esibizione, basata sul rigore filologico dello studio documentario del passato, è a cura del Gruppo di Danze storiche Tempus saltandi, fondato da Rita Cantoro, e del Gruppo di Musica Antica Ensemble Concentus di Maurizio Ria. Lo spettacolo è una delle tappe della della rassegna "Musica a Palazzo" inaugurata lo scorso anno presso il Palazzo Baronale di Pisignano e organizzata dall’Associazione Culturale "Recitar cantando" di Gloria Dascenzi. “L’idea di quest’anno – ha dichiarato Maurizio Ria - è quella creare, nel corso del tempo, una collaborazione allargata a

Comuni che hanno nel loro territorio palazzi storici.” La rassegna prenderà il via anche quest’anno nel Palazzo Baronale di Pisignano (lunedì 29 luglio alle h. 21.00) con un concerto del gruppo di musica antica "La Vaga Harmonia" diretto da Fabio Anti e, dopo la tappa del 30 luglio a San Cesario, proseguirà l’1 agosto con lo spettacolo rinascimentale di musica e danza "Viva viva Bacco ognor!".

Da non perdere... SCEMIFREDDI IN TOUR

Prosegue il tour estivo degli Scemifreddi, tra battute congelate e pubblico sempre caldo! Prossimi appuntamenti: - 20 luglio ore 21 - Casina Vernazza (Cavallino) - 1 agosto ore 21 - Lu Casale (S. Cesario) I tre cabarettisti sancesariani saranno poi protagonisti delle fasi finali di due importanti Festival del Cabaret del Sud Italia: il 10 agosto a Cabareboli (Eboli, Salerno) e il 18 agosto al Festival Un mare di risate di Metaponto (Matera). Info: www.scemifreddi.it • 3470767878 • 347629021

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Primo premio ad Allerona per Luigi Pascali

n ceffone ben assestato” é il titolo dell’ultimo lavoro teatrale di Luigi Pascali, con il quale si è aggiudicato il primo premio della 17ª edizione del Festival Nazionale di Teatro “Stella d’oro” di Allerona (Terni). Dopo il monologo “4 Passi”, ambientato nel nostro piccolo paese e risultato vincitore nel 2011, giunge un altro riconoscimento per il fondatore della compagnia teatrale “la Curte”.

5° EDIZIONE DELLA FESTA DELLA PIZZA

Ritorna anche quest’anno uno degli eventi che caratterizzano l’estate sancesariana e salentina: la Festa della pizza. Giunta alla sua quinta edizione, la manifestazione organizzata dall’associazione “Follemente” si svolgerà da venerdì 19 a domenica 21 luglio nelle vie adiacenti l’Ufficio postale e via Aldo Moro. Sarà possibile assaggiare la speciale "Maxi pizza" realizzata appositamente per la manifestazione dai pizzaioli sancesariani, i quali sforneranno ininterrottamente succulente pizze artigianali. Accanto alla pizza vi sarà tanta musica: dalla tradizione della pizzica di venerdì 19 luglio (Zimbaria e

“Un ceffone ben assestato” è un monologo che riflette su una delle piaghe del nostro tempo: quello delle morti rosa, il femminicidio. Un pezzo di una giovane vita visto e vissuto con gli occhi di una ragazzina, che deve fare i conti non solo con figure maschili che sanno solo far del male ma anche con una tradizione retrograda e bigotta, in cui urlare a tutti l’oltraggio subito e ben più grave del reato di per sé. Omertà e ignoranza, vergogna e vanità sono il vaso di Pandora da cui tutto il male fuoriesce. Il monologo sarà rappresentato ad Allerona durante la serata di premiazione del prossimo 30 luglio. A Luigi Pascali vanno i complimenti e la stima di tutta la redazione de “l’alambicco” e un grande augurio per il fruttuoso futuro a venire che, siamo certi, gioverà alla vita culturale del nostro paese.

Briganti di Terra d’Otranto), al rock di sabato 20 (Toromeccanica e The Gentlemen’s Agreement) e al folk di domenica 21 (coi Riviera Salentina). •••

A SETTEMBRE LA PREMIAZIONE DEL CONCORSO DI “SVEGLIA CITTADINA”

Un gesto, un tramonto, il sorriso di un bambino o di una madre… Tutto può rappresentare un pretesto per liberare la scrittura e, magari, partecipare a “Risvegliare le parole”, il concorso letterario di prosa e poesia indetto dall’associazione Sveglia Cittadina, alla sua prima edizione. Quasi trecento sono le penne che hanno risposto alla chiamata. Autori e autrici da ogni parte d’Italia e anche da Paesi stranieri come Canada e Lussemburgo. A metà settembre la premiazione, alla presenza di una giuria di qualità.


Sotto l’ombrellone di Aristodemo De Blasi

Freddure estive

di Anthony Fracasso - Scemifreddi Il Sud non fa più notizia: Mezzogiorno passato. La storia insegna. La geografia poster.

Movimento antisettentrionalista: Nega Nord.

Un piccolo aeroporto che sbocca sul mare? Fiumicino!!! Quando a Roma si fermano i treni è uno sciopero senza mezzi Termini...

ORIZZONTALI - 1. Lo sono gli appartenenti alla Società di Mutuo Soccorso 3. Quelli della pignata “li sape la cucchiara ca li ota” 6. Quello del caffè è inconfondibile 9. Esercito Italiano 10. L’animale sull’emblema della frazione Galugnano 12. Il Pacino di “Scarface” 14. Il leggendario centurione alle origini di Lequile 16. Amnesty International 17. A metà Aprile 18. Il nostro albero “contorto”, senza fine 19. L’incantesimo della maga, senza gio 23. Nuclei Armati Rivoluzionari (sigla) 25. La città africana dove nacque San Cesario 26. Ci va chi sale 27. Le dita benedicenti di Sant’Oronzo 28. Ancona 29. All’opposto di Est-Nord-Est 30. Il berretto del magistrato 33. Nardò senza centro 35. Cupo genere cinematografico 36. Paolo prestigioso giornalista 39. Quello di Cavallino è “diffuso” 41. A fine mese 42. Si dice consolando 43. I legumi da mangiare con le “trie” 45. In geometria c’è quello “greco” 47. E’ rinomato quello vivente di San Donato 50. Né tu né lui 51. Il sindaco di San Cesario (iniziali) 53. Colore giallastro 54. Quello terrestre è inclinato 56. Moneta svizzera 59. Il “K” delle carte francesi 60. Confini di paese 62. Famosa quella di Penelope 63. L’acido del codice umano 64. Il primo cittadino 66. La città di fra Diavolo 67. L’indiano amico dei Simpson 68. Lo sono gli Scemifreddi 69. Il Banfi attore 71. Lo storico boschetto per i sancesariani 73. Il sancesariano deputato al Parlamento e primo Governatore di Terra d’Otranto 75. Aeronautica Militare 77. La “lucerta fracetana” 79. Quoziente Intellettivo 80. Il mese del patrono di Lequile 83. Vi si assiste al Politeama Greco 85. Condurre…in centro 86. Precede il…ne va plus 87. Central Processing Unit (sigla) 88. Aria…di Londra 90. Ciricugno ne critica il contenuto, pur vantandosi di non leggerlo 93. Al centro di Cavallino 94. La getta il pescatore 95. Los Angeles 97. Il “Pietru” del Capitano Black 98. L’ex imposta comunale sugli immobili 100. Ezechiele, il “Ligabue di Puglia” 103. Seconda persona singolare presente di avere 105. Tramezzino abbrustolito 108. Il Giuseppe “Capitano Black” 109. Lo è lo Shrek del cinema.

VERTICALI - 1. Lo compongono le province di Lecce, Brindisi e Taranto 2. In coppia con le “fae bianche” 3. Il Santo invocato in “ausate san…e nu dormire…” 4. Il mese dei festeggiamenti di San Donato 5. Industria Automobilistica (sigla) 6. Quelli…”di vento”, mancano nella calura estiva 7. Baroni…in centro 8. Fiume che bagna Berna 9. Quella del DNA è doppia 11. Quello…te lu palazzu, è la piazza di San Cesario 13. Li producevano De Giorgi, Pistilli, De Bonis e Cappello 15. Al centro dell’aula 20. Un po’ di verde nel deserto 21. Internazionale (abbr.) 22. L’animale sullo stemma di San Donato 24. A metà gara 26. Attrezzi da neve 31. Cooperativa in breve 32. Antichi abitanti del salento 34. Il contrario di giù 36. La espone il commerciante 37. Sifilide 38. Lecce 39. Né tuo né suo 40. Il Peregrino sancesariano arciprete, filosofo, teologo, scrittore e poeta 41. La borsa per la spesa 43. Gli artigiani dei vimini 44. Era…sempre più blu quello di Reitano 46. La S.P.A. statunitense 48. Articolo…romanesco 49. Palermo 52. Respiro ansimante 55. Con sé 57. La più grande cittadina della provincia di Lecce…senza nota 58. Tipo di farina 61. Ce ne sono di locali e statali 64. Adopera il boccaglio 65. Frazione di Lequile 69. Alla fine di Aprile 70. Prefisso che ingrandisce 72. “Quannu è gratis…tuttu” 73. Il compianto Gianfranco, custode della storia di San Cesario 74. L’animale sullo stemma di Lequile 75. Relativi alla coltivazione della terra 76. Milano 78. Una grossa noce di palma…senza fine 81. I sali urinari della gotta 82. Può essere a banchi…senza fine 84. Europa (sigla) 85. Lucio cantante senza…finale 89. Pasquetta 91. La “Firenze del sud” 92. Il Farrel attore 93. Lo è se non è falsa 96. Contro…nei prefissi 99. Misura di resistenza elettrica 101. Due per gli spagnoli 102. Io rischio 104. Agio senza pari 106. Terni 107. Ai lati…del viso.

...sorrisi amari

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Quattro chiacchiere col “Mago” Andrea Bargnani, uno dei più grandi campioni di basket intervistato in esclusiva da “l’alambicco”: il suo legame con San Cesario, i suoi obiettivi sportivi e il sogno diventato realtà di giocare nell’NBA

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Come prima domanda te ne facciamo una sicuramente difficile: Sei alto 2,13 m, pesi 116 kg. Ma cosa ti hanno dato da mangiare da bambino? Di sicuro tantissimo, in fondo siamo tutti piuttosto alti e comunque buone forchette in famiglia! “Il Mago”. È così che ti chiamano, vero? A cosa è dovuto questo soprannome? È un soprannome che mi ha dato Riccardo Pittis (uno dei più forti giocatori italiani degli anni ‘80-2000, ndr) ai tempi della Benetton perché il mio cognome gli faceva venire in mente un mago.

bau bau micio micio

B

en trovati a tutti voi, pelosi e non, ma secondo voi, arriverà l’estate? Quella vera intendo, con i suoi torridi 38°C, l’arido scirocco e le notti insonni. Nelle giornate particolarmente afose, non dimenticate mai di mettere acqua sempre fresca a disposizione dei nostri amici a 4 zampe. Rinfrescateli il più possibile e se vi accorgete che la respirazione è polipnoica (più frequente del solito) bagnateli, magari con dell’alcool, soprattutto sul ventre e sotto i polpastrelli e contattate il vostro veterinario di fiducia. Alle volte il caldo può essere un vero problema. Una raccomandazione in più va fatta per tutti i proprietari di cani brachicefali (a muso corto) tipo boxer, bulldog, carlini, pechinesi, ecc. Queste razze sono particolarmente a rischio per la loro confor-

Per gli appassionati di basket in Italia sei indubbiamente il punto di riferimento. Non hai mai fatto mancare il tuo apporto in Nazionale (a differenza di altri che hanno privilegiato gli interessi dei club), senti la responsabilità di un movimento che cerca la sua rinascita anche a livello internazionale? Sicuramente, mettere le proprie capacità al servizio della squadra del tuo paese e contribuire al percorso del gruppo è un orgoglio e un onore... e chiaramente anche una responsabilità. A settembre in Slovenia ci saranno i Campionati Europei. Che speranze ha l’Italia visto che mancano da un po’ risultati importanti? Le prospettive di miglioramento ci sono, ci proveremo lavorando sodo Il basket, l’NBA in particolare, è stato uno dei primi sport a dotarsi della moviola in campo. I risultati (ottimi) sono noti a tutti. Credi che i tempi siano maturi per un’apertura del calcio in questa direzione? Penso sarebbe positivo... eviterebbe tante discussioni e polemiche post-partita. In giro per il web ho letto diversi post in cui si parla di una sorta di “razzismo al contrario” nel basket NBA. Visto dall’interno, hai questa sensazione? No, direi di no. Le caratteristiche atletiche dei gio-

mazione anatomica. Numerose potrebbero essere le affezioni respiratorie in questi cani: stenosi delle narici (narici strette) che rendono difficoltoso il passaggio d’aria costringendo il cane a respirare a bocca aperta; palato molle lungo che porta all’incarcerazione dell’epiglottide o allo sbandieramento del palato in eccesso facendo russare il vostro cane anche da sveglio; stenosi tracheale con restringimento anomalo che provoca evidenti difficoltà respiratorie. Il più delle volte è necessaria una correzione chirurgica SALVA VITA! Parlatene con il vostro medico, saprà consigliarvi uno specialista. In questa stagione Fido tenderà a mangiar meno e prediligerà i pasti serali. Bene così ma, soprattutto per i cani di medie/grosse dimensioni, dopo aver somministrato il pasto serale abbiate l’accortezza di tenere sotto controllo la digestione, almeno per una mezz’ora: il gran caldo e la secchezza delle fauci incoraggeranno grandi bevute e questo non farà altro che appesantire lo stomaco e favorire una patologia pericolosa, la torsione gastrica. Intervenire tempestivamente è d’obbligo se si riconoscono i sintomi: addome rigon-

catori di colore sono spesso eccezionali e il tipo di gioco NBA sicuramente le esalta, tutto qui. Olgettine, governo di responsabilità, grillini… che percezione si ha della nostra politica oltreoceano? Ci si capisce qualcosa? Se non ci capiamo più niente noi, figuriamoci loro... la percezione non è certo positiva. Sicuramente conoscerai “l’alambicco”. E San Cesario? Quando vieni a trovarci? Venivo spesso a San Cesario da piccolo a trovare la mia mitica zia Rosanna e i miei cugini, ora è tanto che gli impegni non me lo permettono ma di sicuro tornerò presto perché il Salento è un posto bellissimo! Grazie ancora Andrea, a nome di tutta la redazione.

fio, respirazione difficoltosa, tentativi di vomito senza esito. L’intervento del veterinario è indispensabile, non esitate a contattarlo. Una semplice chiamata potrà salvare Fido da una dolorosa esperienza e voi ne riceverete semplici ma utilissimi consigli che vi rassicureranno e vi aiuteranno a gestire questo tipo di emergenze. È utile avere sempre con voi il numero del vostro medico veterinario; in estate, mentre siete in vacanza, potrebbe essere addirittura indispensabile... Anche

Luca Laudisa

a distanza il consiglio del medico che conosce il vostro animale è sempre un buon punto di partenza prima di rivolgersi a qualche specialista nella zona in cui villeggiate. Pensate alla salute del vostro amico a quattro zampe come se fosse la vostra e affidatevi a professionisti seri, diffidate di consigli frettolosi,visite superficiali e tariffe low cost. Stay tuned! Francesco Pascali


La bicicletta rossa: favola moderna sulla crisi e la famiglia Nuovo importante riconoscimento per la compagnia teatrale Principio Attivo Teatro, per lo spettacolo per ragazzi La bicicletta rossa. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Semeraro, regista e tra i protagonisti dello spettacolo. Quando nasce l’esperienza di Principio Attivo Teatro? La nostra compagnia è nata nel 2007, dall’incontro di diverse anime, di persone con esperienze artistiche molto diverse. Decidemmo di allestire insieme uno spettacolo tratto da Il processo di Kafka e subito dopo il debutto fondammo un’associazione culturale. Siamo un gruppo aperto e alcuni di noi continuano ad essere personalmente impegnati come sceneggiatori e attori collaborando e condividendo esperienze. Parliamo dello spettacolo La bicicletta rossa per cui avete ricevuto un importante premio nazionale, l’Eolo Awards. Dopo il riconoscimento ottenuto con il lavoro

precedente Mannaggia a mort, storia di un uomo e della sua ombra, finalista al premio Scenario Infanzia, e vincitore nel 2010 di diversi premi, tra cui l’Eolo Award come miglior spettacolo di teatro per ragazzi, abbiamo partecipato allo stesso concorso con lo spettacolo La bicicletta rossa, vincendo il premio come miglior drammaturgia. Lo spettacolo affronta, con narrazione fiabesca il tema della crisi economica, attraverso le vicende di una famiglia d’oggi. Una favola moderna che utilizza i ritmi del cinema muto. Sono stati coinvolti i ragazzi? Sì, è uno spettacolo per ragazzi creato con i ragazzi. Volevamo dar vita ad uno spettacolo che parlasse di economia e della crisi e abbiamo coinvolto gli studenti di alcune scuole di Nardò e di Rubiera, vicino Modena. Attraverso dei laboratori-interviste, in maniera giocosa, abbiamo raccolto una serie di materiali, di suggestioni, le loro percezioni della crisi e abbiamo focalizzato la nostra attenzione intorno all’idea di come una famiglia vive e affronta la crisi, le difficoltà economiche. Ovviamente tutto in maniera divertente, un po’ ammiccando al teatro napoletano di Edoardo e di Totò. In più abbiamo aggiunto su questo sfondo realistico, un impianto visionario che si sviluppa dietro un fondale, con la tecnica del teatro d’ombre; quindi un piano realistico e uno immaginifico, poetico, dove si muove il personaggio negativo della fiaba, Bankomat.

Nello spettacolo c’è solo una voce narrante, non ci sono dialoghi. Negli spettacoli teatrali la voce narrante è un elemento a cui spesso si ricorre, nel nostro caso abbiamo voluto che fosse quella di una bambina non ancora nata, Marta, che racconta la storia della propria famiglia, prima che lei nascesse. I bambini oggi

Alcune scene dello spettacolo

sono molto stimolati rispetto alle precedenti generazioni e utilizzano linguaggi diversi. Quanta influenza ha questo nel vostro lavoro? Cambiano i bambini, ma cambiamo anche noi adulti, perciò andiamo alla ricerca di volta in volta, di nuovi linguaggi, stimolanti per noi e di conseguenza in grado di coinvolgere ed emozionare i bambini. Con i ragazzi è meno semplice, sono abituati a consumare tutto molto in fretta. Ma la magia del teatro riesce ancora a catturare.

La bicicletta rossa è comunque uno spettacolo trasversale, anche se rivolto a bambini e ragazzi. Sì, ci siamo resi conto che la nostra poetica è perfetta anche per gli adulti. Ed in generale tanti spettacoli di teatro per ragazzi oggi, ricchi di fantasia e libertà, spesso considerati, a torto, di minor valore e qualità, sono capaci di emozionare e far sorridere anche gli adulti. Qual è il vostro rapporto con il territorio? Positivo, abbiamo realizzato diverse iniziative, grazie anche alla disponibilità dell’amministrazione comunale, anche se il nostro lavoro, per scelta, ci porta in alcuni periodi ad essere in giro per tournée, di conseguenza meno presenti nel territorio. Il teatro può essere considerato, in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, una risorsa del territorio?

Sicuramente il teatro è una risorsa ed ha il compito di relazionarsi con il territorio, anche se è nella sua natura essere nomade. Noi abbiamo più volte tentato di realizzare dei progetti ma non è sempre facile, perché entrano in gioco molte dinamiche.

In cosa siete impegnati in questo periodo? Insieme alla Factory Compagnia di Lecce e alla compagnia Scarlattine Teatro di Lecco, porteremo ad Edimburgo, per il mese del festival del teatro “La bicicletta rossa”. Per noi è un’importante occasione per far conoscere il nostro lavoro all’estero. Giuliana Scardino giuliana@alambicco.com

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Vi facciamo neri