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periodico di politica cultura società - www.alambicco.com

anno X numero 2 • maggio 2011 • distribuzione gratuita

Il 12 e 13 giugno si gioca una partita fondamentale: un referendum per la difesa dei beni comuni, quelli garantiti dal diritto di natura e che lobby e potentati vorrebbero sottrarci

QUORUM AMICO ono 15 anni che l’istituto del referendum è stato svuotato di significato e potere, al punto che nessuna tornata referendaria da allora ha mai raggiunto il quorum. Eppure i temi e le questioni in gioco erano, in alcuni casi, di primaria interesse per la vita di persone e istituzioni. Alcuni esempi: • Abolizione della quota proporzionale della legge mattarellum (con alcuni politici di spicco che invitarono i cittadini ad andare al mare anziché alle urne). • Fecondazione assistita («astenetevi, così come vuole il Vaticano»). • Abrogazione della legge porcellum di Calderoli: causa elezioni del 2008, referendum rinviato a data da destinarsi (presumibilmente all’eternità). Per amor di coerenza, anche la prossima tornata referendaria del 12 e 13 giugno ha visto il governo indaffarato a sabotare l’impegno elettorale in materia di nucleare, acqua e legittimo impedimento. Lo ha fatto, in virtù dei tempi ormai prossimi del voto, ricorrendo al decreto legge. Poco importa se la Costituzione vincoli l’utilizzo di tale strumento ai requisiti di necessità ed urgenza che, per l’appunto, in questo caso mancano. In fin dei conti, si è solo aggiunto ulteriore vulnus costituzionale al triste attacco in corso alla democrazia diretta. Per decenza, soprassediamo su punti

S

quali il rifiuto dell’election day (300 milioni di euro sperperati in violazione del precetto costituzionale di imparzialità e buona amministrazione), o sulla mancata approvazione del regolamento degli spazi televisivi da dedicare ai referendum che, in sostanza, ha imbavagliato la principale forma di comunicazione di massa utilizzata nel Paese. Insomma, il sultano di Arcore cerca con ogni mezzo di impedire il legittimo esercizio del pronunciamento popolare. Perché, vi state chiedendo? La risposta sta in un segreto di pulcinella: Berlusconi ha come unico obiettivo salvaguardare i propri interessi e salvarsi da una eventuale (e più che probabile se solo si raggiungesse il quorum) abrogazione del legittimo impedimento. L’aggressione al referendum per “motivi personali”, tuttavia, rischia di compromettere temi di primaria importanza: nucleare e privatizzazione dell’acqua. Attorno a questi due quesiti, si stanno aggirando come avvoltoi schere di lobby interessate a fare affari sulla nostra salute e su diritti che devono continuare a essere considerati primari. Se teniamo al nostro futuro e a quello delle prossime generazioni, dobbiamo sconfiggere, per una volta, il partito dell’astenzionismo. La redazione


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QUATTRO SCHEDE PER DECIDERE SUL NOSTRO FUTURO Cosa succede se al referendum vincono i sì? O se prevalgono i no? E se invece non si raggiunge il quorum? Proviamo a capire assieme quanto sono importanti i quattro quesiti per cui siamo chiamati alle urne.

l 12 e 13 giugno prossimi siamo tutti chiamati ad esprimerci su tre temi:

I

LEGITTIMO IMPEDIMENTO Vale a dire la possibilità per un imputato di giustificare in alcuni casi la sua assenza in aula. È, indubbiamente, il quesito dalle possibili ripercussioni politiche più forti. A proporlo l’Italia dei Valori. Votando sì il decreto verrà abrogato, cioè abolito; diversamente rimane intoccato.

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NUCLEARE Lungo ed articolato il quesito presentato sempre dall’IdV finalizzato ad abrogare la norma per la “realizzazione di centrali nucleari in Italia”. Scegliendo sì non verranno costruiti impianti nucleari; in caso contrario, in futuro, le centrali potranno esser costruite. ACQUA Consta di due quesiti. Il primo riguarda le modalità di affidamento a gestire dei servizi pubblici locali di rilevanza economica; il secondo riguarda la determinazione delle tariffe del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Con il sì le norme verranno parzialmente cancellate. Altrimenti si procederà con questo iter e l’acqua diventerà come luce e gas. Al momento la struttura messa in piedi dai comitati promotori sembra reggere. Ma il governo ce la sta mettendo davvero tutta per sabotare l’ormai imminente tornata referendaria. Esplicite, in tal senso, le azioni di relegare i referendum in periodo vacanziero, a costo di sperperare 300 milioni di euro con la rinuncia all’election day, nella speranza che gli italiani vadano al mare, o di far slittare l’approvazione del regolamento sugli spazi che le televisioni dovranno destinare al tema imbavagliando, di fatto e più del consueto, l’informazione. Ulteriore conferma da una considerazione: sino a due mesi addietro, chiunque azzardasse qualche pallida critica, qualche timida riserva, qualche tenue

perplessità sul ritorno al nucleare veniva bollato da un ampio fronte di giornali, politici ed esperti come un vecchio rottame nemico della modernità. Una quindicina di giorni fa invece, prima che il sultano di Arcore spiegasse le ragioni alla base della moratoria sul nucleare, si è seriamente temuto che tutti quei giornalisti ed intellettualoidi (in realtà dipendenti a libro paga del premier) diventassero antinuclearisti convinti. Così come per l’Iraq e l’Afghanistan erano guerrafondai ed oggi per la Libia sono pacifisti. Così come sulla morale sessuale erano atei devoti per poi trasformarsi in sfrenati libertini quando si è dimostrato che il premier “utilizza” minorenni per soddisfare le sue impudiche perversioni. “Moratoria sul nucleare”, dicevamo. Ma di cosa si tratta? In soldoni il governo ha deciso di congelare il programma nucleare per i prossimi uno-due anni. “Non si procede – si legge nel decreto – alla definizione ed attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare”. Questo ufficialmente “ al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione Europea”. In realtà, obiettivo non dichiarato, è rendere superato il quesito referendario

sul nucleare e, conseguentemente, far crollare la percentuale di italiani (attualmente 54%) che sull’onda emotiva della recente catastrofe giapponese sarebbero intenzionati a recarsi alle urne. La speranza è quella di far mancare il quorum e, pertanto, impedire il pronunciamento popolare sul legittimo impedimento. Quel legittimo impedimento che il premier ha voluto con tutte le forze per non essere obbligato a presentarsi alle udienze dei suoi processi e che la sola idea possa esser raso al suolo non lo fa dormire di notte. Non solo. La campagna referendaria in giugno si sovrappone a quella per le amministrative di maggio. Il vento anti-nucleare avrebbe potuto condizio-

nare l’esito (già incerto per il centrodestra) delle elezioni comunali di Milano. Ad anticipare come sarebbe andata a finire, un fuori onda della responsabile all’ambiente, Stefania Prestigiacomo, captato dai giornalisti a Montecitorio: «è finita. Non possiamo mica rischiare di perdere le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate. Bisogna uscirne, ma in maniera soft. Ora non dobbiamo fare niente. Si decide tutto tra un mese». E così è accaduto. Tra l’altro l’escamotage della moratoria sul nucleare lascia margini di manovra a

futuri colpi di mano. Ci si può sempre tornare dopo: è uno stop, non un’abrogazione (tale potrebbe essere con il referendum). In questo modo sono fatti salvi gli accordi che l’Italia ha già siglato con Francia e Russia per la fornitura di tecnologie all’avanguardia sul fronte nucleare di quarta generazione. Già, la Francia. Prima di prendere questa decisione, il governo ha interpellato il cugino d’oltralpe per offrire contropartite alla momentanea perdita economica che ne sarebbe derivata. Oltre a benedire l’OPA di Lactalis su Parmalat, Berlusconi ha spostato gli interessi economici da concedere ai francesi dal nucleare all’acqua, garantendo a VEOLIA (azienda transalpina leader mondiale nel settore della gestione urbana degli acquedotti) una consistente presenza nell’imminente processo di privatizzazione dell’acqua (referendum permettendo). La privatizzazione dell’acqua è un altro punto caldo dei quesiti referendari sul quale non bisogna assolutamente abbassare la guardia. Ne troviamo conferma in alcuni esempi. Nella Umbria Acque, tanto per dirne una, il socio privato controlla il 42% dell’azienda. In dieci anni, dal 1998 al 2008, le tariffe sono aumentate del 47%. Nel solo periodo 2005 – 2008 la spesa per il servizio idrico è cresciuta del 12% (fonte: Privati dell’acqua, Massarutto – il Mulino). A Cinquefrondi, settemila anime nella piana di Gioia Tauro si sono viste chiudere i rubinetti! È successo che la Sorical (società mista tra la Regione ed i francesi della Veolia con il 46,5%), con la quale il Comune ha accumulato debiti pari a quattro anni di pagamenti arretrati, dopo tre decreti ingiuntivi ha deciso di ridurre del 25% l’acqua erogata al cliente moroso. Il punto è che il paese si sviluppa in salita e il taglio ha fatto mancare la pressione nelle tubature. Ed ancora, nella zona di Arezzo, la prima ad aver sperimentato la privatizzazione, hanno registrato tariffe all’insù di oltre il 56%. Insomma, il pericolo è quello di veder mutare il servizio idrico in un’industria finalizzata a produrre dividendi per grandi e piccoli azionisti. Questo alme-


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no per gli utenti. Per il governo, invece, la paura è sempre il raggiungimento del quorum referendario. Al pari del nucleare del dopo Fukushima, infatti, anche l’acqua ha un’autonomia a forte capacità di mobilitazione. Lo testimoniano le due milioni di firme poste in calce alle richieste dei due quesiti. E ciò nonostante la macchina organizzativa non abbia coinvolto “professionisti” del referendum, i Radicali, o il mancato supporto del più importante partito della sinistra, il PD, o, ancora, il negato sostegno mediatico (alcune grandi testate giornalistiche – su tutte il Sole24ore – hanno completamente taciuto la notizia). Per fuggire ogni possibile pericolo, così come per il nucleare, il governo sotto la spinta benevola delle lobby affaristiche ha introdotto, sempre mezzo decreto, “l’Autorità per il settore idrico che stabilisca le regole del gioco” e che, di conseguenza, faccia venir

meno le motivazioni alla base dei due quesiti referendari, invalidandoli. Fortunatamente per noi, cittadini democratici, tutte queste azioni studiate ad hoc per impedire il pronunciamento della volontà popolare non dovrebbero sortire gli effetti sperati dal premier. Difficilmente, infatti, i giudici della Cassazione valuteranno sufficienti a travolgere l’interesse per il quesito referendario sul nucleare le modifiche di legge apportate nel decreto Omnibus. In fin dei conti si tratta di una mera sospensione delle norme, non di un’abrogazione. Relativamente all’acqua, invece, a mancare dovrebbero essere i tempi tecnici di manovra. Insomma, se è vero che l’aggressione alle istituzioni prosegue inarrestabile (ridotto il Parlamento a ruolo di passacarte dei provvedimenti governativi; messo sotto tiro il Presidente della Repubblica; vilipesa la Corte Costituzionale; attaccati i referendum) il 12 e 13 giugno abbiamo una grande opportunità di ribellione e riscatto: recarci in massa alle urne e, a testa alta, crociare quattro volte sì.. Paolo De Blasi paolo@alambicco.com

LE AVVENTURE DI NONNA PAPERA

BATTIQUORUM ari amici e lettori dell’alambicco, avevo preparato per questo numero un bellissimo articolo sui referendum indetti per domenica 12 e lunedì 13 giugno prossimi. Avevo esaminato in dettaglio i singoli quesiti (Acqua, Nucleare, Legittimo impedimento), ed avevo raccolto per ciascuno di essi le opposte opinioni di chi era schierato per il Sì e di chi era invece a favore del No (questi ultimi è stato un po’ più difficile trovarli, ma alla fine ci ero riuscita). Ero proprio soddisfatta del mio lavoro, quando è successo qualcosa che ha cambiato lo scenario, e ci costringe tutti a ragionare secondo nuovo criteri. È successo che il principale esponente della casta che da anni ci governa ha fatto un sondaggio, ha scoperto che la maggioranza degli italiani la pensa in maniera diversa da lui, e ha deciso che siccome non gli piace perdere, allora... non si gioca! Un po’ come se il giorno del derby, avendo due giocatori squalificati e tre infortunati, il presidente di una squadra di calcio decidesse per decreto che le squadre non devono scendere in campo e rinviasse la partita a un momento migliore… momento che sarà lui stesso a scegliere! Ognuno di voi immagina facilmente che potrebbe scoppiare la rivoluzione per molto meno… Allo stesso modo il capo della casta (che ha poi perfino confessato in tv le sue reali intenzioni) ha fatto approvare un emendamento che nel primo comma dice che per adesso il nucleare non si fa, impedendo così ai cittadini di esprimersi col referendum, e nei successivi commi spiega che stavamo scherzando, che Scajola aveva ragione, il nucleare in realtà ci piace e che magari lo facciamo poi l’anno prossimo, a nostra insaputa, magari d’estate, quando si saranno calmate le acque e non ci sarà più la possibilità di esprimersi con il referendum. Insomma una truffa per togliere ai cittadini il diritto di esprimersi sul nucleare. Truffa che potrebbe essere tentata anche per i referendum sull’acqua pubblica con l’obiettivo di far perdere di interesse gli elettori e far così mancare il quorum anche al referendum sul legittimo impedimento (quello che preoccupa di più il signor B.). Una truffa che toccherà alla Corte di Cassazione e al Presidente della Repubblica ratificare o impedire. Ma che poi toccherà a ciascuno di noi mandare a monte col nostro voto. Qualche trucchetto da quattro soldi (anzi, a essere più precisi, da 300 milioni di euro, ma tanto li paghiamo noi) in realtà era già stato utilizzato per rendere più difficile a noi cittadini l’esercizio del diritto di esprimere la nostra opinione: la data del referendum, che per legge può tenersi solo in una domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno, è stata infatti fissata dal governo all’ultima domenica utile, il 12 giugno, sperando che in molti, complice il bel tempo, ed essendo già stati chiamati a votare meno di un mese prima per le amministrative e gli eventuali ballottaggi, disertino le urne. Anche a costo di (farci) buttare alle ortiche i 400milioni di euro che si sarebbero risparmiati accorpando referendum ed elezioni amministrative. E anche rinviare l’approvazione del regolamento per gli spazi televisivi da dedicare ai referendum ha avuto l’ovvia conseguenza che nel frattempo di referendum in televisione se ne sia parlato davvero poco, così (sperano lorsignori) se le persone non sanno magari non vanno a votare. E se non vanno a votare almeno 25 milioni di ita-

C

liani (il 50% + 1 degli aventi diritto, ultracentenari, fuori sede e malati inclusi) il referendum non è valido, l’impegno di 1.400.000 cittadini e delle associazioni che li hanno richiesti viene gettato alle ortiche insieme ai soldi spesi per celebrarli, ma soprattutto restano in vigore e non vengono abrogate le odiose norme che i quesiti referendari vorrebbero cancellare. Ma perché tanto accanimento contro la sovranità popolare proprio da parte di chi se ne considera unto tanto da essere grazie a questa al riparo da qualsiasi domanda, critica o censura? Forse proprio perché in tutti i quesiti referendari si confrontano gli interessi dei molti e quelli dei pochi, a pensarci bene: - il diritto di tutti al riconoscimento dell’acqua come bene comune contro l’interesse delle grandi multinazionali ad arricchirsi della nostra sete; - il diritto di tutti alla salute e a non avere la propria vita cancellata dalle radiazioni o da un incidente nucleare (pensiamo davvero di essere più bravi dei giapponesi?) contro gli interessi dei pochi che vorrebbero arricchirsi con impianti che nessuno vuole; - il diritto di tutti ad essere uguali davanti alla Legge contro l’arroganza di chi, essendosi (in qualche modo che non si può dire) arricchito e avendo col denaro comprato anche il potere, si considera “più uguale degli altri”. E allora se con il Referendum i cittadini si esprimono con la saggezza che anche Adriano Celentano ha invocato, per una volta i pochi (la casta e i loro amici e protettori) rischiano di veder sfumare i loro loschi affari e i loro privilegi. È per questo che li temono e cercano in tutti i modi di boicottarli. Ma è proprio la possibilità per il popolo di esprimersi in dissenso dai suoi rappresentanti uno dei motivi fondamentali che ha fatto introdurre ai nostri padri costituenti lo strumento referendario nella nostra Costituzione. Credo proprio allora che sia necessario difendere il nostro diritto di esprimerci, e soprattutto esercitarlo tutti il 12 e 13 giugno prossimi! Io l’ho già detto a Orazio e Clarabella: a giugno andremo tutti insieme a votare. Se ognuno farà lo stesso con i suoi amici, parenti e vicini di casa potremo scrivere insieme una bella pagina per la democrazia, e soprattutto difendere la nostra dignità e la salute nostra e dei nostri figli e nipoti. Nonna Papera

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AMMINISTRAZIONE: TEMPO DI BILANCI A colloquio con il sindaco Girau a un anno dalle elezioni amministrative.

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Siamo ad un anno dalla scadenza del suo mandato. Quella attuale è una maggioranza difficile da gestire, numericamente ridotta. Una sua analisi dal punto di vista politico. Avere questi numeri risicati, nove consiglieri di maggioranza contro otto, paradossalmente, ci ha reso molto più forti e più coesi. C’è una maggiore condivisione programmatica e culturale che sono certo ci permetterà di portare a termine la legislatura e attuare gli obiettivi prefissi. Entriamo nello specifico di questioni di rilievo per i cittadini: PUG e PGR. Il 15 aprile scorso è stata approvata la variante al Piano Regolatore Generale, con una semplificazione delle procedure. Può darci indicazioni più precise sui tempi di attuazione? Abbiamo costituito l’Ufficio Piano con una consulenza esterna e stiamo predisponendo il Documento Programmatico Preliminare. Spero di portare al più presto in Consiglio Comunale l’atto principale di indirizzo politico, cui seguirà una fase partecipativa del Pug e la sua successiva realizzazione. Sono certo di riuscire a portare il Pug a compimento, così come l’attuazione del Piano degli Insediamenti Produttivi, che riteniamo fondamentale per la crescita economica del territorio. Parliamo delle novità riguardo il Museo dell’alcool. Con la Fondazione Rico Semeraro abbiamo avuto un colloquio e una condivisione significativa, rispetto alla volontà di mettere insieme le nostre reti, la nostra cultura, per un luogo che consideriamo strategico per lo sviluppo sociale, culturale e produttivo del nostro territorio. Ci piace pensarlo come luogo di scambio per la comunità, non semplicemente come un contenitore di iniziative sporadiche. La nostra collaborazione sta procedendo ma per scaramanzia, al momento, non aggiungo altro. Questione spinosa: il sottopasso. A che punto siamo? Il Tar ha definitivamente respinto i ricorsi di alcuni cittadini, dando ragione alla bontà degli atti prodotti dai funzionari e alla correttezza dell’azione amministrativa. Ciò è servito, a mio parere, ad allontanare qualche nube tossica sprigionata con la campagna di raccolta firme contro il progetto. Ritengo importante ricordare, perché sia chiaro ai cittadini, gli ultimi passaggi che hanno riguardato il progetto:

abbiamo approvato definitivamente la variante al progetto della Provincia il 16/4/2010 e la Provincia nel frattempo aveva dato un crono-programma, stabilendo la pubblicazione del bando entro il 30/6/2010 e approvando il progetto definitivo il 24/4/2010; il funzionario emanò una determina dirigenziale in cui approntò il bando che venne pubblicato, inspiegabilmente, solo in agosto (pur in assenza di provvedimenti di sospensione o di annullamenti della magistratura amministrativa…). Il bando è stato aggiudicato a Leadri S.r.l. ma il contratto non è stato ancora firmato. La Provincia ha ripetutamente chiesto alla Regione se questo finanziamento è tuttora in piedi, ma al momento non abbiamo ricevuto risposte certe in questo senso. Il capitolo comunicazione istituzionale continua a essere una mancanza di questa Amministrazione. È sicuramente una carenza, soprattutto perché mi rendo conto che le volte in cui io e i miei assessori ci relazioniamo con i cittadini, al di là delle difficoltà, sono comunque momenti positivi. Sono consapevole che la percezione che i cittadini hanno rispetto ad alcune questioni, cambia nella misura in cui si creano occasioni di scambio e confronto. Abbiamo comunque in programma una comunicazione istituzionale più dettagliata relativa al lavoro svolto e da svolgere con una serie di incontri con la cittadinanza, aperti al confronto e alla critica costruttiva, inoltre stiamo realizzando una brochure da consegnare casa-casa. Potrebbe essere un’occasione di confronto più proficuo anche con l’opposizione. Continuano le lamentele dei cittadini sulla pulizia del paese.

I cittadini spesso identificano il problema pulizia con l’Amministrazione. La raccolta di fatto è delegata all’Ato che si occupa di pulizia e gestione rifiuti. Io mi sono ritrovato con un appalto che ha preceduto la mia Amministrazione e personalmente non mi ritengo soddisfatto di questa gestione. La carenza che denoto è relativa allo spazzamento del paese. In quell’appalto è previsto l’uso delle spazzatrici che incontrano però l’ostacolo delle macchine parcheggiate per strada. Purtroppo la collaborazione dei cittadini in questo senso è limitata da un reale problema di parcheggi e quindi sono tante le auto che restano per strada. Come Amministrazione abbiamo deciso di aumentare, nel prossimo appalto, il numero di addetti allo spazzamento manuale; porteremo lo spazzamento a 6 gioni su 7 nel centro storico, data la maggiore presenza di attività commerciali, e a giorni alterni nelle altre zone. Verranno eliminati definitivamente i cassonetti e si passerà alla cosiddetta raccolta “porta a porta”. Comunque, per i dati sulla pulizia del nostro territorio rimando alla consul-

tazione di una recente relazione pubblicata sul sito www.risanambiente.com, in cui San Cesario risulta essere il più pulito della “Valle della Cupa”. Il Piano traffico è un punto dolente di molte amministrazioni compresa la nostra. È stato elaborato, nei primi giorni di marzo, con il coinvolgimento degli organi politici, tecnici e amministrativi, un documento con le nuove linee guida per migliorare la viabilità rispondendo alle richieste dei cittadini e delle attività produttive. Sono previste nuove direttrici di marcia, il potenziamento delle aree attrezzate con stalli di sosta, percorsi alternativi per il traffico pesante, utilizzo di dissuasori di sosta vietata e dossi per la diminuazione della velocità ed eventuali aree di sosta a pagamento. Le opposizioni nelle ultime settimane hanno sottolineato più volte i loro malumori e dissensi con ripetuti manifesti, ma tra questi, caso quantomeno raro a mia memoria, è stato affisso il manifesto di un privato cittadino che loda apertamente l’operato del sindaco. Devo dire che la mia prima reazione è stata di imbarazzo, ma ammetto che è stato piacevole leggere quelle parole perché ha colto nel segno quello che sono e che faccio. Quali le attività in cantiere in quest’ultima fase del mandato? Molto importante è l’avvio del piano Pirp, che prevede la riqualificazione del quartiere Lamie, più conosciuto come zona 167, attraverso la realizzazione di un centro polivalente e di verde pubblico attrezzato anche per la pratica sportiva. A completamento del disegno Pirp manca la ristrutturazione di una palazzina, prevista con i fondi Fas, che dovrebbero però essere sbloccati a breve. Partirà il Progetto Bollenti Spiriti ed


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è stato appena avviato quello della Grande Orchestra del Salento. È stato riallestito, con il finanziamento della Provincia, il Museo d’arte contemporanea con la collaborazione del dott. Cassiano, Direttore del Museo Castromediano di Lecce, arricchito da nuove acquisizioni: un busto di Francesco Barbieri ed una natura morta di Carlo Barbieri. È previsto il trasferimento degli uffici comunali; abbiamo infatti buone possibilità di ottenere un finanziamento di circa 800.000 euro per la ristrutturazione dell’ala dove erano allocati precedentemente gli uffici comunali. Abbiamo messo in vendita l’ex macello e il Palazzetto dello Sport perchè la messa a norma degli impianti è troppo onerosa e non siamo in grado di sostenere tali spese. Resta difficile la

vendita della sede del municipio di campagna. Il primo bando per la vendita è andato deserto, ora abbiamo affidato la vendita ad un’agenzia di aste giudiziarie. Un suo bilancio personale ed una inevitabile domanda: si ricandiderà? Il mio è un ottimo bilancio. Mi amareggia non aver avuto un opposizione costruttiva, assente nei momenti importanti, vedi l’approvazione del bilancio di previsione o che abbandona l’aula al momento della discussione sul bilancio consuntivo. Non so sinceramente se mi ricandiderò, ma al momento non mi precludo questa possibilità. Giuliana Scardino giuliana@alambicco.com

LA

PAROLA ALLE OPPOSIZIONI

Abbiamo chiesto il parere sull’operato dell’Amministrazione ai portavoce dei gruppi di minoranza. Di seguito l’intervento del consigliere Fernando Coppola, portavoce del Pdl. Un suo giudizio sull’Amministrazione guidata dal sindaco Girau. È una maggioranza che fin dall’inizio ha evidenziato problemi al suo interno (due consiglieri che prendono le distanze dalle linee programmatiche, Giovanni Rollo e Giovanni Lecciso) e che ha proseguito, nel tempo, con continui cambiamenti di posizioni, modifiche di deleghe assessorili, incarichi. E ora naviga a vista. Sono innumerevoli, a nostro parere, gli aspetti manchevoli e le questioni aperte. Innanzitutto c’è scarso rispetto delle regole e delle procedure, tanto che più di una volta siamo stati costretti a rivolgerci al Prefetto. Nei programmi di questa Amministrazione si parlava di realizzazione di zona artigianale, di fatto non esiste un reale Piano di Insediamento Produttivo, e diverse attività artigianali continuano a operare all’interno del paese con non pochi disagi per i cittadini. San Cesario è diventato un paese dormitorio. Sono ormai anni che non si realizzano opere pubbliche. Le scelte operate in questo senso sono indirizzate solo alla vendita: in vendita il Palazzetto dello sport, l’ex macello, la nuova sede del comune. Quello del museo dell’alcool è un sogno faraonico, mentre ci sono situazioni annose, che richiedono soluzioni urgenti ed efficaci. Pensiamo al piano traffico, inesistente, i parcheggi sono

una giungla. Per non parlare della pulizia del paese: San Cesario non è mai stato così sporco. Mi chiedo da quanti mesi non si puliscono i cassonetti. Abbiamo un corpo di vigili nutrito ma non se ne vedono in giro. Non si vigila adeguatamente sul rispetto del regolamento, pur essendoci la spazzatrice meccanica, questa deve essere accompagnata da un operatore a terra che la segue. Mancano le campagne di sensibilizzazione sulla raccolta differenziata. Ci sono normative vecchissime che, tra l’altro, vietano il deposito dei rifiuti in determinati orari. Non mi risulta ci sia stato mai un vigile che abbia comminato una multa ai cittadini irrispettosi. Precaria la condizione degli edifici scolastici: c’è un dossier a firma della dirigente scolastica che è stato ignorato dal sindaco; precarie sono le condizioni igienico-sanitarie, vedasi l’episodio, nei giorni scorsi, della presenza di topi a scuola. Lamentiamo una scarsa presenza fattiva del sindaco sul territorio. Nessun giudizio personale su Girau, ma manca, come amministratore, un’adeguata conoscenza della realtà del paese. A nostro parere, questa maggioranza, dovrebbe fare un atto di coraggio e rinunciare al proprio mandato. San Cesario ha bisogno di una svolta radicale. (g.s.) I consiglieri del neo gruppo “Spazio comune”, dopo un’iniziale disponibilità telefonica di Antonio Ciricugno, hanno scelto di non rilasciare interviste a “l’alambicco” (preferendo evidentemente affidare le proprie opinioni ai manifesti).

ALLU

SQUAIARE TE LA NIE

La campagna elettorale è iniziata, a suon di manifesti e consigli monotematici; mio nonno direbbe: “ma poi allu squaiare te la nie?”

e si parla di degrado a San Cesario si pensa immediatamente a via Dante, questione sollevata da “l’alambicco” nello scorso numero (e poi copiataci dalla “Gazzetta del Mezzogiorno”) che ormai è diventato uno dei tanti cavalli di battaglia dell’opposizione. Via Dante non è però l’unico posto del paese dove domina l’inciviltà; l’angolo tra via Russo e Piazza Garibaldi, dove un tempo c’era una palestra comunale, diventata poi sede dei consigli comunali monotematici e non, da circa un anno riecheggiano fiumi di parole quasi sempre vuote e senza senso, spesso intimidatorie, a volte volgari ma mai costruttive. In via Dante oggi è più semplice trovare parcheggio perché “l’alambicco” ha scritto del problema, l’opposizione ha perorato la causa (prima con accuse sui giornali, poi in consiglio) e una settimana dopo la vicenda è stata risolta; l’amministrazione di un paese di 8000 abitanti non dovrebbe essere poi così complessa e intricata come maggioranza e opposizione cercano di farci capire con il loro comportamento; sembra che l’attaccamento alla poltrona, per alcuni, sia una necessità per evitare la noia quotidiana più che un voler mettere a disposizione della comunità le proprie competenze e la propria passione. L’amministrazione del nostro paese è diventata, per responsabilità di entrambi gli schieramenti, una vera e propria partita a porte chiuse, e ogni tanto si degnano di comunicarci il risultato. I consigli comunali sono sempre deserti, ma questo non sembra essere un problema per i nostri consiglieri sia di maggioranza che d’opposizione; l’importante è affiggere manifesti, collettivi, personali, colorati, tono su tono, con un unico tratto comune: quello di essere grotteschi. In uno si accusa, nel successivo ci si difende e si contrattacca. Se comunicare con i propri cittadini significa pubblicare manifesti, abbiamo un problema bipartisan. Pensare di poter instaurare un rapporto con i propri cittadini solo in questa fase finale dell’amministrazione e con questi metodi è un grosso errore di valutazione. Occupare otto ore la palestra comunale senza una proposta, oltre ad

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essere una perdita di tempo è la dimostrazione che l’unico interesse è far perdere qualche voto agli avversari alle prossime elezioni, e non guadagnare la stima ed i consensi di nuovi elettori. Appellare in un determinato modo il sig. Girau in piazza sarebbe semplice maleducazione, durante “nu patrunu” al bar sarebbe quasi normale, in un consiglio comunale è ignoranza delle leggi e completa mancanza di rispetto per le Istituzioni. L’amministrazione comunale è composta da tutti gli eletti che siedono in consiglio; il progredire o meno di un paese è dato da ciò che scaturisce dalla vita amministrativa e quindi da ciò che nel bene e nel male viene deciso nel consiglio comunale. L’opposizione ha un compito importante che è quello di vigilare, proporre, ragionare e far ragionare gli avversari al governo per fare le scelte giuste per il bene della collettività da cui entrambe le parti hanno ricevuto il mandato. Non basta più essere i “meno peggio” per essere votati, la gente ha bisogno di concretezza, non di manifesti né tanto meno di ostruzionismo a priori solo per immobilizzare l’attività amministrativa. Avere la possibilità di far mancare il numero legale non vuol dire solo ed esclusivamente avere in mano il potere di non far lavorare la maggioranza, anzi, è un’ulteriore possibilità (sprecata) di essere parte attiva e propulsiva, e magari prendendosene i doverosi meriti. Ma ovviamente buttarla in caciara, avendo anche i contatti giusti con qualche giornalista è decisamente più semplice, o forse è l’unica possibilità perché vien quasi da pensare che non siano in grado di lavorare in modo proficuo o che non abbiano le competenze, e in qualche caso l’età, per farlo. Chissà se questa tipologia di politica premierà e se ci accontenteremo di questo atteggiamento verso la cosa pubblica così mediocre continuando a dover cercare di capire chi farebbe meno danni per questo simpatico (ex) paise ranne. Emanuele Faggiano

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SOSPINTI

DAL VENTO l vento soffia da tutte le parti; ne avverti di volta in volta la direzione ma non puoi afferrarlo né sapere dove va. Così è delle migrazioni. Persone, piccole e grandi, uomini e donne arrivano non si sa da dove. Scorgi visi smarriti e misteriosi. Saluti, ma subito ti rendi conto che non parli la lingua dell’altro. Allora abbozzi un sorriso sperando che non sia interpretato come una beffa; sì perché anche i carnefici, i caporali, gli scafisti, i generali incontrati sul loro cammino, hanno sorriso. Come puoi intuire le esperienze che hanno segnato questi volti? Shoel è un giovane che qualcuno ha raccolto per strada e abbandonato alla nostra porta. Appena arrivato non voleva comunicare. Dal Bangladesh è arrivato assieme ad altri per vie misteriose attra-

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nendo loro un riferimento iniziale per i necessari documenti, garantendo presso le autorità vitto e alloggio come primo punto di partenza. Africani, asiatici e latino americani ci trovano disponibili. Abbiamo la possibilità di intenderci grazie alle nostre esperienze di missione e alle lingue che anche noi a fatica abbiamo imparato in varie parti del mondo. Alcuni di noi portano ancora le ferite di espulsioni subite dai governi: questo ci rende più vicini alle loro situazioni. Noi missionari che siamo stati a lungo ospiti dei popoli africani, sudamericani, asiatici assistiamo ora in patria ad un accanimento senza precedenti nei confronti degli immigrati in mezzo a noi. Stiamo assistendo a una massiccia e crescente violazione dei diritti umani nei loro confronti. Non possiamo accettare

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Il campo di Manduria

versando a piedi, in camion, con cavalli, tutto il Pakistan. Arrivato in Grecia è stato forzato a entrare su di uno scafo con destinazione coste salentine. Non era solo. Gli organizzatori gli hanno ritirato documenti e gli ultimi spiccioli che gli rimanevano dopo aver esaurito tutto per questo viaggio da girone infernale. Non sopportava l’acqua e quindi si è riusciti a farlo lavare poche volte in tutto questo tempo: i pericoli della traversata gli avevano lasciato profondi incubi. Anche la luce lo infastidiva. Era stato per molto tempo rannicchiato nel fondo del cassettone senza aria e senza luce di un camion. Con un bastone è riuscito a eliminare i neon della stanza dove ora abita e del corridoio adiacente. Siamo riusciti a individuare la città di provenienza, ma la sua ambasciata non ha voluto interessarsi di lui. Era uno che non esisteva più. È stato nella nostra Comunità per nove mesi poi d’improvviso è scomparso. Nella nostra Casa di Cavallino abbiamo accolto centinaia di immigrati for-

la grave affermazione del capo del Governo italiano: “Una riduzione degli extra comunitari significa meno forze che vanno a ingrossare la criminalità”. Il segretario della CEI, mons. Crociata ha ribattuto giustamente: “Gli immigrati delinquono tanto quanto gli italiani. Non è vero che riducendo gli immigrati clandestini si riduce anche la criminalità”. Una menzogna, ma rilanciata con forza da una stampa nazionale che fomenta la paura “dell’altro”. In questo paese stiamo assistendo a un crescendo di dichiarazioni, di leggi, di normative che non fanno altro che attizzare un crescente razzismo e una forte xenofobia. Il razzismo istituzionale è espresso da una legislazione molto pesante caricata sulle spalle degli Immigrati: i versamenti di contributi onerosi per ottenere permessi di soggiorno e di cittadinanza, l’obbligo di presentare un documento che attesti la regolarità del soggiorno per la celebrazione del matrimonio, la verifica da parte del Comune delle condizio-

Istituzioni e Governo italiano si accaniscono come non mai contro i popoli migranti, tra razzismo e violazione dei diritti umani ni igienico-sanitarie dell’immobile e le pesanti sanzioni previste per la mancata esibizione dei documenti. A tutto questo si aggiunge l’aggravante di clandestinità che comporta l’aumento di un terzo della pena, le decine di ordinanze per il ‘ decoro urbano’ di enti locali (dal divieto di trasportare borsoni a quelle contro i lavavetri!) che creano un “diritto speciale” riservato alle aree di povertà urbane o dell’immigrazione. Tutto questo non è forse “un razzismo istituzionale che vale a fomentare gli umori xenofobi e il razzismo endemico presenti nell’elettorato dei paesi ricchi? A quanto detto bisogna aggiungere altre novità: una pagella a punti perché un immigrato possa ottenere la cittadinanza italiana (approvata una bozza di regolamento a maggio 2010) e poi la decisione dell’11/03/2010 della Corte di Cassazione che gli immigrati irregolari vanno espulsi, anche se hanno figli minorenni che frequentano la scuola. Incredibile ma vero: la legalità delle frontiere prevale sulle esigenze di tutela del diritto allo studio dei minori. L’immigrato è considerato ‘cosa’, nonpersona, il suo solo valore è quello di mano d’opera a basso prezzo per lavori

faticosi o pericolosi o umilianti: tutto, fuorché un essere umano, titolare di diritti al pari dei cittadini.” La sua nuova figura è quella della persona illegale, fuorilegge, solo perché tale, non-persona perché priva di diritto e perciò esposta a qualunque tipo di vessazione. In conclusione, possiamo dire che impegnarsi in questo settore è certamente una fatica, ma che apre alla speranza. L’aver affrontato un viaggio che probabilmente ha messo a repentaglio la loro stessa esistenza, l’aver venduto tutto quello che avevano nel loro Paese, l’essere sfuggiti a minacce e persecuzioni, il voler cominciare daccapo in un contesto completamente nuovo e sconosciuto, tutto questo ci parla di speranza. In fondo la storia di ogni rifugiato è come una finestra illuminata: puoi scegliere di passare oltre e non affacciarti. Ma se ti fermi e sei capace di pazienza e profondità, ascolterai un racconto capace di insegnare di nuovo cosa sia la speranza a noi che stiamo diventati sempre più analfabeti di questa virtù. Gianni Capaccioni Missionario Comboniano

Un barcone al largo di Lampedusa


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R ESTIAMO UMANI on lo conoscevo direttamente Vittorio. Ma chi lavora o ha lavorato in Palestina mantiene un legame comune e profondo coi luoghi, i volti, le storie e le passioni di quel martoriato paese. Capita così che, anche se non direttamente, ci si conosce e ci si incontri in rete, in uno dei Forum di solidarietà delle Ong e delle Associazioni presenti in loco, scambiandosi informazioni, esperienze, progetti, rabbia, dolore. Siamo in tanti in Italia, in un modo o nell’altro, direttamente o indirettamente, a essere legati alla Palestina e alla r-esistenza del suo popolo. Vittorio era uno che, vivendo e condividendo fino in fondo la drammaticità dell’esproprio dei diritti del popolo palestinese, continuava direttamente, rimanendo assediato a Gaza dal 2008, a inviarci segnali di speranza, di dignità, di passione e di morte. Fino a questa sua ultima testimonianza. Quasi e ancora una volta il venerdì di passione che precede l’aurora di un nuovo giorno di resurrezione... legato fino alla fine a quel popolo che ha amato e

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La testimonianza di Carlo Mileti, da 5 anni in Palestina col Progetto “Olivo: Pace e Giustizia nel Mediterraneo” di cui - nei giorni terribili dell’assedio della Striscia dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009 - ha lanciato il grido: “Gaza: restiamo umani!”. La sua testimonianza, la cronaca di quei terribili giorni, l’aveva raccolta in un piccolo opuscolo che aveva intitolato proprio così e che, come lui stesso diceva, “è il punto di vista di una vittima e non di un semplice cronista, in situazioni di assoluta precarietà, spesso trascrivendo l’inferno circostante su un taccuino sgualcito piegato sopra un ambulanza in corsa a sirene spiegate, o battendo i tasti su di un computer di fortuna all’interno di

palazzi scossi come pendoli impazziti da esplosioni tutt’attorno”. Di fronte alla guerra e all’ingiustizia che sta violentando il mondo, Vittorio Arrigoni aveva messo in gioco la sua vita e l’ha persa. L’aveva fatto per reagire alla tanta, troppa indifferenza che circonda le tragedie umane come quella dei palestinesi di Gaza. L’aveva fatto per rompere il silenzio complice di tanta informazione e “l’imperdonabile assopimento della coscienza civile”. È amaro dirlo oggi ma, mentre Vittorio ha perso la sua vita in un giorno, molti altri, prigionieri del cinismo e dell’egoismo, la perdono tutti i giorni.

Due giorni prima di morire, Vittorio aveva mandato il suo ultimo comunicato (lo si può trovare ondine sul sito www.alambicco.com). Ora la sua voce non c’è più. A noi il compito di raccogliere il testimone affinché, dopo la sua morte, non si spenga anche quella dei tanti senza-voce che vivono prigionieri nella Striscia di Gaza (e in ogni altro luogo dove vengono negati e calpestati diritti, dignità e giustizia). A noi il dovere di osare ed essere ancora “In piedi, testimoni di Pace” (don Tonino Bello). Carlo Mileti Coop. Commercio Equo e Solidale

Il commercio equo, la scelta possibile Rassegna di appuntamenti con la bottega del mondo “Made in Dignity” di Lecce a sostegno del commercio equo e solidale. l 14 maggio si celebrerà la giornata mondiale del commercio equo e solidale “Trade For People Fair Trade your world”, una ricorrenza che vedrà protagonisti milioni di piccoli produttori, artigiani, contadini e commercianti di 73 paesi nel mondo e sarà supportata dai consumatori, dal mondo degli affari, della politica e dei media, oltre che da migliaia di movimenti sociali, ONG e più di 100.000 volontari. Il commercio equo e solidale rappresenta ormai uno strumento efficace per cambiare la vita di intere comunità locali del sud del mondo e una realtà consolidata per migliaia di consumatori consapevoli, di aziende, di istituzioni locali e nazionali che hanno deciso di includere il Commercio Equo nei loro acquisti e nelle loro scelte di consumo. In occasione della giornata mondiale la bottega del mondo Made in Dignity di Lecce ospiterà un rappresentante dei produttori del Sud del Mondo; l’incontro si terrà alle ore 18 presso la sede

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della bottega in via Palmieri 6 a Lecce (a pochi metri dal Duomo) e sarà seguito da un aperitivo equosolidale. La bottega del mondo di Lecce è impegnata ormai da anni nello sviluppo del commercio equo; nei giorni 12 e 13 maggio sarà in visita a Lecce Osnat Shperling, della coop. Sindyanna of

Galilee, organizzazione di donne israeliane che lavora con donne arabe, partner nel progetto “Olivo: pace e sviluppo nel mediterraneo. percorsi di economia solidale tra Puglia, Palestina e Israele”. In tale occasione saranno presentati alcuni risultati del progetto e in particolare le confezioni del sapone pro-

dotto, frutto del lavoro comune: il sapone è realizzato con olio palestinese mentre il packaging esterno è prodotto dalla cooperativa israeliana. Il tutto importato e distribuito dalla bottega del mondo Made in Dignity di Lecce. Una delle due serate, infine, sarà dedicata a Vittorio Arrigoni, attivista nei territori palestinesi ucciso a Gaza il mese scorso. Le iniziative fanno parte delle manifestazioni previste in occasione dei vent’anni di economia solidale come cooperativa della bottega di Lecce, che culmineranno in novembre con la festa di compleanno. All’interno della bottega potrete trovare prodotti alimentari, prodotti per la cosmesi e per la casa, idee regalo, bomboniere, abbigliamento e accessori, provenienti dal circuito del commercio equo-solidale. Bottega del Mondo Made in Dignity - Via Palmieri 6 a Lecce. Lucia Luperto lucia@alambicco.com

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PITTURA COME SOGNO Una giornata per celebrare il decimo anniversario dalla morte di Vito Mortella

ieci anni fa, esattamente il 15 gennaio 2001, si spegneva Vito Mortella, una delle voci artistiche più importanti di San Cesario, capace di portare il nome del nostro paese nelle gallerie più famose d’Italia. La cifra artistica di Vito Mortella, inconfondibile, ha segnato intere generazioni ed ha lasciato un vuoto profondo nella nostra comunità. La sua arte, certamente, ci manca. Ma ci manca anche lo spessore umano di questo straordinario intellettuale autodidatta. Proprio per provare a colmare in parte quest’ultima mancanza, l’Amministrazione Comunale e l’Assessorato alla Cultura, di concerto con la famiglia Mortella ha organizzato il 5 maggio scorso un’intera giorna-

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ta dedicata a “Vituccio”. Due i momenti principali: la mattina, grazie alla collaborazione con la Scuola Media, si è tenuta un’estemporanea di pittura all’aperto, nella piazza e per le vie circostanti, con protagonisti i giovanissimi studenti; la serata, con un incontro pubblico a cui hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, familiari e amici. Molti e commossi gli interventi: oltre ai figli, Adolfo e Carolina (il terzo, Cesare, vive fuori e non è potuto interventire), osservati dalla prima fila dalla madre, il Sindaco Girau, l’Assessore alla Cultura Daniela Litti, Lucia Libetta (che ha ricordato un’amicizia di lungo corso, con un uomo di grandissima intelligenza e sensibilità), Giovanni Pascali (attore, regista, sempre al fianco di Mortella nelle manifestazioni pubbliche), Giovanni Valetta (artista che – dopo un breve cenno tecnico sulle opere di Mortella, ha voluto anche lui parlare della sua profonda umanità) e Salvatore Capone. Inoltre, è stato presentato un breve ma approfondito saggio critico di Maria Grazia Martina

sulla vita e l’opera di Vito Mortella, scritto per l’occasione e regalato agli intervenuti. Nella bellissima cornice costituita da alcune delle opere di Vito poste lungo le pareti dell’ex palestra comunale, s’è tenuta anche la cerimonia di premiazione dell’estemporanea. Primo classificato Luigi Mazzotta (3° D),

seconda Emma Durante (2° B), terza Giulia D’Amato. Ma in realtà hanno vinto tutti e Vito sarebbe stato felice di vedere che nel giorno in cui si ricordava la sua arte, tanti giovanissimi si sono messi a dipingere.

Olio su tela (1981)

I ragazzi della scuola media impegnati nell’estemporanea di pittura

Franco Panzera


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NOTE SOTTO LE STELLE Dal rock al jazz, le nuove uscite discografiche in attesa dell’estate estate è alle porte. La stagione dei festival sta per arrivare. Nel 2011 la sorpresa sarà Italia Wave che festeggerà il suo venticinquesimo anniversario proprio a Lecce dopo una vita passata in Toscana. Un festival unico nel suo genere perché ospita grandi nomi (quest’anno, tra gli altri, Lou Reed, Paolo Nutini, Kaiser Cheef, Verdena, Daniele Silvestri, Cristina Donà, Giovanni Lindo Ferretti, Sud Sound System e Jimmy Cliff) ma soprattutto tantissimi gruppi selezionati nelle regioni italiane attraverso selezioni in ogni provincia. Molti importanti gruppi sono partiti da questa palestra e non si sono più fermati. Gli Spread Your Legs (vincitori in Puglia nel 2007) pochi giorni fa hanno pubblicato “Hooray”, esordio discografico della indie rock band salentina. Cugini salentini degli Arctic Monkeys, nipotini acquisiti dei Talking Heads, sono cresciuti macinando indie e punk mentre intorno incalzava la dance hanno sintetizzato una formula musicale in sintonia con la loro naturale propensione per i party. Cassa dritta, accelerate in levare e chitarre al galoppo, schizofrenie vocali alla Pil, grandi aperture alla Weezer e cori contagiosi sono solo alcuni degli elementi che caratterizzano il disco, pubblicato dalla Lobello Records, neonata discografica salentina, vincitrice del premio Puglia

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“La macchina fotografica fissa un’immagine nel tempo permettendoci di conservare il ricordo di un’esperienza visiva che non vogliamo dimenticare”

Le altre foto concorrenti sono visibili e commentabili sul nostro sito www.alambicco.com e sul nostro profilo facebook. Il tema del prossimo concorso sarà L’ESTATE L’invio del materiale dovrà essere effettuato al seguente indirizzo: redazione@alambicco.com Le foto saranno valutate dalla redazione che si avvarrà della collaborazione del fotografo Luca Laudisa. Il premio per la foto vincitrice sarà la pubblicazione sul numero di luglio, mentre le altre potranno essere visualizzate e commentate sul sito www.alambicco.com.

La foto vincitrice di questo numero

titolo:

“Ma chi lo dice che il fiore è nero” autore: Massimiliano Manno

Sounds come miglior etichetta pugliese partecipante al recente contest Push up di Bisceglie. Vincitori in provincia di Lecce nel 2009 anche i Playontape sono appena usciti con “A place to hide”, fuori per La rivolta records, un album denso e intenso, che ondeggia tra New Wave e Post Punk, impreziosito dalle suggestioni sonore e vocali e dalla forte carica emozionale. Dal rock alla musica popolare, Dario Muci, dopo Mandatari e il lavoro con i Salentorkestra, ha deciso di pubblicare un cd molto intimo che racconta il suo Sud attraverso brani inediti (Il mio sud, Tre doni) e alcuni classici della canzone di denuncia, sia tradizionali (Canto di carcere, l’America) sia d’autore (Quistione meridionale, della fervida intellettuale salentina Rina Durante, La ballata de li porci e Soccu vonnu del cantautore siciliano Pino Veneziano). “Sulu”, pubblicato da Anima Mundi e Kurumuny, è accompagnato da un libretto con interventi di studiosi, musicisti, scrittori e degli editori sull’autore e sulla cultura popolare salentina. Infine, ultima segnalazione di questo numero, esce il secondo cd del contrabbassista Marco Bardoscia che ha confezionato per My Favorite Records, etichetta milanese di Patrizio Romano, “The dreamer”, un concept album costruito intorno alla dimensione del sogno in tutte le sue forme. Un cd nel quale Marco Bardoscia (contrabbasso ed effetti) è affiancato da William Greco (pianoforte), Fabio Accardi (batteria), Luca Aquino (tromba), Raffaele Casarano (sax contralto e soprano), Giorgio Distante (tromba), Gianluca Ria (trombone) e Alberto Parmegiani (chitarra). Buon ascolto. Pierpaolo Lala

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POST IT AL ROMANZO

Gotham polaroid: in libreria il terzo titolo della collana Coolibrì on è un romanzo e non è una raccolta di racconti. È un concept book”. Il professore, scrittore, regista e cultore di film horror Francesco Cortonesi spiega così “Gotham Polaroid”, terza uscita della collana Coolibrì, curata da Coolclub.it per Lupo editore. “L’idea era quella di dare al lettore una serie di immagini scritte che ritraessero un giorno qualunque in una città “immaginaria”. Tante piccole storie che compongono un quadro d’insieme. Voci anonime che parlano di amore e morte in una città che ha perso il suo dio. Diciamo che Gotham Polaroid è fatto da una serie di flash che alla fine dovrebbero comporre un’immagine unica. Una polaroid fatta di tante piccole polaroid per intendersi”. Il libro è aperto da una lunga introduzione e da piccoli capitoli contraddistinti da un titolo e da una citazione da Rimbaud a Don De Lillo, da Chandler ai Clash, da Keats agli Spandau Ballet, che in qualche modo sintetizzano la formazione musical letteraria dell’autore aretino. Il libro vive in una

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ambientazione noir anche se non può essere definito come un romanzo di genere. Nella città di Gotham si incrociano alcune storie: una ragazza che viene trovata morta, un ragazzo che deve girare un film sulla sua città, un vecchio poliziotto in pensione e un detective privato che cercano un serial killer che sogna scarafaggi, una donna che scopre di avere una rara malattia, un uomo depresso. Tra i protagonisti c’è anche Charlie, voce di Radio Gotham che, come Lupo solitario di American Graffiti, guida il lettore tra le storie e le strade di Gotham, con la sua voce, le sue canzoni, il suo amore per la città. “Ho fatto una trasmissione radiofonica in una piccola emittente toscana per alcuni anni e in particolare curavo un programma notturno”, precisa l’autore. Arrivavano telefonate assurde, una volta ho seguito la crisi di una coppia per mesi, fino alla loro separazione”. Storie raccontate da Cortonesi come un’istantanea. “Quando guardi una fotografia hai un’idea molto parziale del “tutto”. Riesci a vedere solo cosa il fotografo ha deciso di inquadra-

RUSCIU

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re, ma spesso finisci per percepire o cercar di percepire in qualche modo anche tutto quello che è rimasto fuori. Tendi a fartene un’idea. Ma ciò che resta è quasi sempre solo l’immagine. Mi piaceva provare a sperimentare una cosa del genere usando la scrittura”, sottolinea Cortonesi. Il concept book è stato presentato martedì 26 aprile nella Mediateca delle Officine Cantelmo e l’autore ha rivelato il suo modo di scrivere molto particolare. “Lavoro molto con i post it. Voglio dire, scrivo immagini su bigliettini che appiccico ovunque. In

casa, in macchina, a volte persino sui vestiti. Poi, di tanto in tanto, ne prendo uno e cerco di rielaborarlo, di dargli una forma. Usando altri post it. Non so bene spiegare perché uso questo metodo, ma credo che la mia vita, come un po’ quella della maggior parte delle ‘vittime’ del Terzo Millennio, sia sostanzialmente iperattiva, una serie di “eventi” che si susseguono nell’arco della giornata che spesso mi sembrano ben al di là del mio reale controllo”. Antonella Perrone antonella@alambicco.com

Lu rìu

DI LUIGI PASCALI

l lunedì di Pasqua, per molti aspetti, per noi ex ragazzini degli anni ’60 e ’70 era un giorno importantissimo, forse più della Pasqua stessa. La Pasquetta, lu rìu, rappresentava una tappa importantissima, non solo perché era il giorno ufficiale del transito stagionale, che dava il via alle belle giornate, una sorta di “incipit” dell’estate che, neanche a dirlo, in quegli anni cominciava molto prima dell’attuale stagione: si poteva camminare scalzi, come scalzi si giocava a pallone, immancabile nel “corredo” di cui ciascuno di noi si dotava per l’avventura della gita “fuori porta”, a bordo delle prime biciclette. Ci si organizzava in “comitive” a bordo delle mitiche biciclette “graziella” progettate per essere rapidamente “piegate” e caricate agiatamente in macchina, ma che nessuno di noi ha mai “piegato” perché le macchine non c’erano… e quando arrivarono, le macchine, primo: nessuno andava più

Francesco Cortonesi, autore di Gotam Polaroid, durante la presentazione alle Officine Cantelmo di Lecce

in bicicletta, secondo: anche a volerla “piegare” nella “500” non ci entrava lo stesso! La mia era di un colore nocciola pallido, sbiadito. L’ho curata per anni come la mia unica vera “compagna”. Avevo applicato, sulla ruota posteriore, due poggiapiedi da motocicletta, nella segreta, timida, intima speranza che vi posasse i piedi una qualsiasi fanciulla, mia coetanea, tenendosi aggrappata alle mie spalle, mentre io avrei pedalato alla volta “te lu boschettu te lu buja” dove consumare le “pagnotte cu’ lu tunnu e svizzeru” o, per i meno abbienti (io), “la spaccatella cu li prummitòri e la giardinièra”. Il “sogno”, programmato per mesi, prevedeva la classica partita a pallavolo (le ragazze non amano il calcio), e finalmente la ricerca di un piccolo angolo appartato (allu buja praticamente impossibile) dove cercare di scambiarsi un piccolo, innocente bacio sulle labbra, con il cuore in tachicardia per una serie innumerevole di motivi

tra cui: l’emozione di quel bacio lungamente agognato, la paura di essere visti da qualcuno, l’imbarazzo dell’afrore acidulo che stagnava nella bocca, da ormai qualche ora, della giardiniera che, oltretutto, tentava disperatamente di rifare il percorso a ritroso su per l’esofago! Giunto il giorno fatale, all’appuntamento in un luogo prestabilito, ci si ritrovava soltanto noi ragazzi, con le bici stranamente “adattate” ad ospitare un secondo passeggero (spugne legate sul portapacchi posteriore, sellini imbottiti, ecc.), gli zaini a tracolla, le macchinette fotografiche dotate di rullino, e mille propositi per una giornata che, a realizzarli tutti, sarebbe dovuta essere di 240 ore! Tutti ad aspettare “le vagnone” che, come l’anno precedente, avevano assicurato la loro presenza ma, come l’anno prima, non sarebbero arrivate! Stranamente, però, non eravamo delusi più di tanto! Forse perché in fondo ce lo aspettavamo, poiché la

mia timida, segreta, intima speranza era quella, remota, di tutti… forse, in fondo, sollevati da dover affrontare una situazione imbarazzante alla quale tutti, impacciati e inesperti, non eravamo ancora preparati, forse più semplicemente perchè la spensieratezza dell’età e di quel tempo meraviglioso ci faceva apprezzare un po’ di più la vita. Stanchi di aspettare chi non sarebbe arrivato, si partiva a gran velocità alla volta del boschetto, dove avremmo trascorso uno degli ultimi “rìu” con la gioia della fanciullezza, costruendo “cumète cu la ’ncartata te l’oe te Pasca” e fantasticando sulla prossima occasione, fin quando non ci saremmo accorti di essere diventati “ranni” e di avere perso quella ingenuità che ci rendeva goffi… ma felici!


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LEQUILE

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TRASLAZIONE DI

SAN VITO

Grande successo e forti emozioni per la prima edizione del Corteo Storico in onore del Patrono di Lequile n pomeriggio di grandi emozioni a Lequile con la prima edizione del Corteo Storico “Traslazione delle Reliquie di San Vito Martire in Lequile” che ha visto sfilare lungo le principali vie della città circa 200 figuranti dei vari gruppi che hanno preso parte all’evento. I tamburi, le bandiere e gli assordanti colpi sparati a salve hanno richiamato l’attenzione del numerosissimo pubblico proveniente dai vari paesi salentini. La seconda festività in onore di San Vito si celebra il martedì di Pasqua: festa “te Santu Itu menzanu” in ricordo della traslazione delle reliquie. Nella santa visita del Vescovo Sozy Carafa è scritto che, per l’intervento di Mons. Antonio Sanfelice, di nobile origine napoletana, vescovo di Nardò e parente della famiglia principesca Saluzzo, signori di Lequile, i Padri Gesuiti dell’istituto Carminiello di Napoli, che possedevano una grossa ampolla contenente il sangue del Martire Vito, concessero una parte di quella reliquia che fu conservata in una piccola ampolla racchiusa in un prezioso reliquiario in argento. La traslazione della reliquia da Napoli a Lequile avvenne il martedì di Pasqua del 1722. Si tramanda che

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La testa del Corteo Storico

in quel giorno numerosissimi cittadini di Lequile si recarono a Lecce e attesero tale dono proveniente dal capoluogo campano nei pressi di Porta Napoli. La Reliquia fu consegnata al Capitolo che insieme al popolo, in processione da Lecce, la portò a Lequile.

Solenni festeggiamenti in quel giorno si organizzarono in onore del Santo Patrono perché quell’evento non fosse più dimenticato. I fedeli di Lequile, celebrando ogni anno la Pasqua, hanno infatti voluto prolungare la festa dedicando il Martedì di Pasqua in onore di San Vito. Con la consegna delle chiavi della città, il dono della palma del martirio e la recita della bellissima poesia in lingua dialettale, gli organizzatori del Corteo Storico hanno voluto rendere onore al Santo Patrono ripristinando una tradizione secolare. Per la straordinaria riuscita della manifestazione, oltre al Comitato Corteo Storico, un ringraziamento particolare va al Direttore Artistico, Giuseppe Palasciano, per il grande impegno profuso nella riuscita della manifestazione e ai gruppi ospiti che hanno partecipato: “La Scamiciata” di Fasano, gli Sbandieratori “Rione Castello” di Carovigno e i “Cavalieri della Disfida” di Barletta. Luca Durini

IL M ARE NEL PROFONDO

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Slow Fish 2011: ripensare il nostro rapporto con il mare al 27 al 30 maggio Genova ospiterà una importante manifestazione, Slow Fish, dedicata, come dice il nome stesso, al pesce e quindi ai fiumi, ai laghi e al mare e tutto ciò che ruota intorno ad esso. Ora, noi del Salento che siamo un popolo che vive in una lingua di terra bagnata da due mari, dovremmo essere particolarmente interessati all’evento. Dico dovremmo perché ho la netta sensazione di un diffuso menefreghismo su cosa stia accadendo ai nostri mari, dall’inquinamento allo spopolamento, ma anche a tutti i mari, perché ormai non esiste più alcuna differenza tra locale e globale, tutto ciò che accade o facciamo ha un riflesso globale nel bene e nel male La manifestazione organizzata da Slow Food é l’occasione approfondire il nostro rapporto con il mare, soprattutto adesso che si sta approssimando l’estate e il mare subirà un ulteriore stress. Parlare del mare per noi salentini è come toccare qualcosa di vitale, che tocca i nostri equilibri più profondi, intimi; come non pensare ai colori, ai profumi, al ritmo, ai suoni che esso ci dona, allo spazio che ci unisce e non ci divide dalle altre terre e i loro popoli, al tempo che sembra quasi fermarsi e avere finalmente un ritmo naturale. Eppure stiamo uccidendo il mare. Lo cantava Lucio Dalla (Com’è profondo il mare) circa trent’anni fa e, dopo tutto questo tempo da allora, abbiamo peggiorato in maniera drammatica la situazione. Tratti di mare proibiti alla balneazione per inquinamento, difficoltà di accesso sulla costa a causa delle numerosissime concessioni per stabilimenti balneari e strutture ricettive, notevole impoverimento della fauna marina e

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conseguente crisi dei piccoli pescatori, scarichi e lavaggi in alto mare delle navi mercantili, innalzamento delle temperature delle acque e come non dimenticare l’ultima tragedia, Fukushima con le scorie radioattive scaricate in mare e non sappiamo quali saranno le conseguenze, se ci permetteranno prima o poi di saperlo . Ma possiamo ancora fare qualcosa, senza per forza pensare ai grandi sistemi, anche la nostra azione quotidiana, in qualsiasi direzione si muova può determinare un passo avanti; l’importante è remare contro, come i pesci caduti nella rete nel film Nemo. Può sembrare banale ma anche quando andiamo a comprare il pesce possiamo fare delle scelte che ostacolino l’industria alimentare basata sullo sfruttamento intensivo delle risorse e quindi distruzione degli ecosistemi e delle popolazioni che vivono su una pesca tradizionale e sostenibile, acquistando del pesce nostrano, e specie minori e non d’allevamento. Per chi non lo sapesse l’acquacoltura è una fonte notevole d’inquinamento e di distruzione degli ecosistemi marini. Ovviamente questo atteggiamento critico e responsabile comporta una maggiore conoscenza del cibo e a riavvicinarsi ad esso con curiosità e piacere. Non a caso Slow Food ha realizzato delle guide specifiche, scaricabili dal sito dell’associazione, che ci permettono di conoscere meglio determinati cibi e tutto ciò che vi ruota attorno nel rispetto dell’ambiente e delle comunità ad esso collegati. E proprio in questo momento che la politica nazionale fa delle scelte in direzione completamente opposta, cioè portare a novanta anni le concessioni a privati

La locandina della manifestazione

del demanio e delle coste, è indispensabile impegnarsi e lottare per il nostro mare, per il nostro futuro. Dopo aver subito per quasi vent’anni scelte politiche demenziali tendenti semplicemente a favorire i pochi a danno di tutti, è arrivato per tutti il momento di svegliarci! Michele Marangio


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STIAMO

M ETTI

UNA SERA CON ...

Polaroid di due mesi di vita associativa a l’alambicco: parole, suoni e sapori tra amici

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LAVORANDO PER VOI hi ci segue sul web se n’è accorto. Da qualche settimana il sito internet de l’alambicco si presenta sotto una forma diversa dal solito, una versione ridotta, quasi un blog. Un serio problema sul server che ospita il sito ci ha “oscurato” per diversi giorni, interrompendo così il contatto con i nostri visitatori che avevamo avviato nel febbraio 2006. Da allora, e per questi cinque anni, www.alambicco.com è stato il filo diretto con i nostri lettori, è stato il mezzo attraverso il quale abbiamo superato i limiti della pubblicazione bimestrale del nostro giornale, stabilendo un contatto giornaliero, immediato con i visitatori, è stato il veicolo con cui abbiamo cercato di informare su ciò che di rilevante accadeva a San Cesario e nei paesi limitrofi, lo strumento per far conoscere la nostra opinione per dialogare con voi. Un successo testimoniato dal numero sempre crescente di visitatori, passato dalle poche centinaia dei primi mesi agli attuali cinquemila mensili. Oggi facciamo un passo in avanti, ripensando il sito nella

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Dopo cinque anni si rinnova il sito de “l’alambicco”. Tra pochi giorni online

forma e nella sostanza: nuova veste grafica, nuove funzionalità, una migliore leggibilità e più contenuti. Ci stiamo lavorando da un po’ e ormai siamo in dirittura d’arrivo. Ancora qualche giorno e saremo on-line. Continuate a seguirci, vi aspettiamo su www.alambicco.com Gianni Nobile gianni@alambicco.com

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Periodico di politica cultura società Anno X n. 2 - Maggio 2011 ISCRITTO AL N. 792/2002 DEL REG. STAMPA DEL TRIB. DI LECCE

Direttore responsabile: Giancarlo Greco. Hanno collaborato: Antonella Perrone, Aristodemo De Blasi, Carlo Mileti, Cristian Nobile, Emanuele Faggiano, Enrico Tortelli, Franco Panzera, Gianni Capaccioni, Gianni Nobile, Giuliana Scardino, Giuseppe Nobile, Luca Durini, Lucia Luperto, Luigi Pascali, Marco Pezzuto, Paolo De Blasi, Pierpaolo Lala. redazione: via Umberto I, 65 - San Cesario di Lecce e-mail: redazione@alambicco.com internet: www.alambicco.com facebook: www.facebook.com/redazione.alambicco Distibuito gratuitamente a San Cesario, Cavallino, Lequile, San Donato Stampato presso: S.& G. Grafiche - Galugnano (LE)

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FESTA

DEL FUTURO... MA QUALE? talia, marzo 2011, disoccupazione giovanile: 28,6% (+0,3 su base mensile, +1,3 su base annua). Tasso generale di disoccupazione: 8,3%. Aprile 2011, inflazione: 2,6% (+0,1% rispetto al mese precedente - il più alto da novembre 2008). Aumenti dei prezzi su base mensile: +0,5%. Cattive notizie per le famiglie, i giovani (quelli senza lavoro ma anche i precari a 800 euro al mese o meno) ma anche per il governo visto che sia famiglie, sia giovani in questi giorni si stanno recando alle urne per elezioni amministrative importanti. Cifre inquietanti, ben superiori alla crisi economica globale, che testimoniano il fallimento di tutte le politiche di sviluppo dei governi Berlusconi. Il dramma dei giovani, quasi 30 su 100 senza lavoro, non entra neanche nell’agenda dei ministeri – che si preoccupano

I

Sacconi festeggia i nuovi record del governo: disoccupazione, inflazione, aumento dei prezzi.

invece di smantellare la scuola e la ricerca. Che fine ha fatto il tanto sbandierato “Piano nazionale per l’occupabilità” o le “spese deliberate per la promozione di apprendistato” o quelle promesse per il “sostegno dell’occupazione dei lavoratori svantaggiati e dei disoccupati di lungo periodo”? «Una disoccupazione sopra l’8% - ha detto Fulvio Fammoni, segretario confederale CGIL - è un dato strutturale. La crisi continua in maniera grave e pervasiva mentre si conferma fallimentare l’azione del governo. In questa situazione il conto più salato lo stanno pagando

i giovani: la disoccupazione è costantemente fra il 28 e il 30% e la nuova occupazione è unicamente fatta di lavoro precario che ormai riguarda l’80% delle nuove assunzioni. Per loro nessun atto concreto se non l’accusa di non accettare qualsiasi lavoro e di studiare per troppo tempo». Il ministro Sacconi - che accusa i giovani di atteggiarsi a vittime

mentre tace sulla paralisi del governo, sugli scontri interni alla maggioranza che nulla hanno a che vedere con politiche di crescita - ha annunciato di voler programmare una “Festa del futuro” per il 25 maggio. Siamo curiosi di vedere chi potrà permettersi di parteciparvi. Giancarlo Greco giancarlo@alambicco.com

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ANCORA PROMOZIONE La Polisportiva compie l’impresa di conquistare una storica salvezza nel campionato di Promozione i avrebbe scommesso nessuno tecnica, del mister “tutta grinta” Oscar a inizio stagione in una salvez- Greco che ha saputo caricare i suoi za della Polisportiva? In pochi. ragazzi quando avevano bisogno di Forse in pochissimi. Troppe le difficol- qualcuno al loro fianco e che anche tà per una categoria nuova e un cam- quest’anno ha dato un gioco alla squapionato che ai nastri di partenza anno- dra, cosa rara anche nel campionato di verava squadre come Maglie, Galatina Promozione. Alla squadra è stato seme Gallipoli, assolute protagoniste della pre vicino il direttore sportivo, storia recente del calcio salentino. Ma Massimo Fortunato, da sempre uno dei quello che poteva sembrare un miraco- primi tifosi e sostenitori di questi lo, si è avverato. Nonostante tutto, ragazzi, lo “psicologo” fuori dal campo, l’amico di tutti. bisogna dirlo. Una menzione a parte la merita Dopo l’euforia di una promozione, quella della passata stagione, insperata ma voluta e cercata fortemente, il primo campionato in Promozione per la compagine di Oscar Greco è stata caratterizzato da molti problemi, dalla serie infinita di infortuni che hanno costretto ai box gli uomini più esperti della squadra (da Spalti gremiti al ”Vincenzo Zanchi” Raganato a Caputo, da De Giorgi a Luperto, per non parlare della prolungata assenza di l’ex (?) presidente del sodalizio bianco Marco Rizzo, ndr) alla recente crisi verde, Salvatore Valentini. Erano rimasocietaria, con il clamoroso disimpe- sti negli occhi di tutti quei manifesti, e gno (poi rientrato, almeno fino a fine quel sentito “Grazie a tutti” alla fine stagione, ndr) del presidente Salvatore dei play off della passata stagione. Da Valentini. quella splendida notte al totale disimMa, come ci ha abituato da anni, pegno di tempo non è passato poi questa è una squadra che non molla, tanto. Cosa sia successo non è dato che ha fatto dell’unione e dello spirito saperlo e ,forse, poco importa. Ma di sacrificio le sue armi in più. Un quella raggiunta l’8 maggio scorso è gruppo, che invece di farsi travolgere anche la salvezza di un presidente che dallo sconforto e dagli accadimenti ha ha alimentato nel nostro paese un reagito da “grande”, nel momento più sogno lungo più di vent’anni, che ha delicato della stagione dopo otto scon- costruito (insieme ai suoi collaboratofitte consecutive, fermando in casa il ri) un giocattolo perfetto e che ora, se Maglie, assoluto dominatore del cam- lo vorrà, ha il diritto di sentirsi stanco. pionato, riacquistando così fiducia e In ultimo permettetemi di ringraconsapevolezza, valori che si sono ziare dalle pagine di questo giornale il rivelati fondamentali per centrare que- capitano di questa squadra, Carmine sto storico risultato. Caputo, vero punto di riferimento denAlla squadra e ai suoi giocatori, tro e fuori dal campo per tutti. A lui, deve andare il ringraziamento dei tifo- per l’impegno e la dedizione riservatasi che nonostante tutto non hanno mai ci come collaboratore della nostra fatto mancare il loro apporto e il loro testata, anche e soprattutto nei momensostegno, della cittadinanza e anche ti più difficili della stagione, va il mio del nostro giornale, perché se a San ringraziamento e quello di tutta la Cesario si è scritta un’altra pagina redazione. memorabile di sport lo si deve a questi Cristian Nobile ragazzi. Il merito è anche della sua guida cristian@alambicco.com

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Il paese pulito San Cesario comune virtuoso secondo “RisanAmbiente” o scorso aprile, RisanAmbiente - società vincitrice del bando di concorso indetto dalla Regione Puglia e denominato “Principi Attivi” – ha pubblicato la relazione di metà percorso riguardante l’attività di monitoraggio ambientale nei Comuni del Consorzio “Valle della Cupa” (Trepuzzi, Carmiano, Lequile, Monteroni di Lecce, Novoli, San Cesario, San Donato, San Pietro in Lama, Squinzano, Surbo). L’obiettivo di RisanAmbiente è stato quello di censire e segnalare le discariche abusive lungo le strade e nelle campagne soprattutto della periferia, e di verificare il grado di attenzione al proprio territorio di ciascun Comune. Nel mese di ottobre, il censimento ha interessato il nostro territorio. Bene, sorpresa delle sorprese: “Il comune di San Cesario di Lecce - si legge nella relazione - rappresenta una realtà virtuosa in considerazione del fatto che è stato rilevato un ingente numero di cartelli pubblici contenenti l’ordinanza comunale di ‘divieto di discarica’ oltre al fatto che vi era un numero esiguo di fenomeni di abbandono.” Nel feudo di San Cesario sono state censite una sola discarica abusiva e 3 depositi di amianto (contro i 19 trovati a San Donato e a Lequile, dove la situazione dicono essere “molto preoccupante”). I dati completi possono essere consultati sul sito: www.risanambiente.com

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POESIA SALVA ANIMA Tra poesia filosofica e ragione dell’essere: Il giardino della disillusione, l’esordio letterario di Luigi Patarnello

uscito in libreria il 25 marzo Il giardino della disillusione, edito dalla casa editrice Albatros, opera prima di Luigi Patarnello, giovanissimo autore sancesariano. Un libro insolito nell’epoca dei social network, un libro di poesie, intimo quanto dirompente, nel quale la natura umana, con le sue debolezze e le sue fragilità si riscopre viva al cospetto di una società che detta tempi, metodi e che offusca la ragione. Il giardino della disillusione è un invito, una sosta forzata, ad “abbandonarvi a voi stessi, ad acquietare il vostro animo, a far viaggiare la mente nei verdi pascoli dell’immaginazione”.

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Luigi, ma cosa ti sei messo in testa, scrivere un libro di poesie a poco più di vent’anni? Non sarebbe stato più facile scrivere di se stessi e del proprio mondo su facebook o su qualche blog… Ci sono tanti modi per divulgare le proprie idee e fa si conoscere alcuni dei quali molti più efficaci di un libro come ad esempio facebook o i blog (le rivolte nate in Egitto, Siria, ecc. ne sono la dimostrazione più lampante). Io ho voluto utilizzare il mezzo della carta stampata perché studiando Filosofia ne ho compreso l’importanza e l’utilità ma soprattutto perché credo che la nostra storia e la nostra cultura non sia più deposta nelle nostre mani e nelle nostre menti ma giaccia dimenticata sugli scaffali delle librerie o in qualche buio magazzino. Ho scelto il libro nell’era della tecnologia per sottolineare l’importanza delle librerie e dei libri buoni (non i soliti best seller senza un fine) e per ricordare a tutti che l’ignoranza è lo strumento più efficace su cui i potenti possono far leva per imporre le loro ragioni.

Cosa ti ha fatto scattare la molla per raccontare e scandagliare il mondo che ti circonda attraverso la poesia? E perché questo titolo, Il giardino della disillusione? Tutto è iniziato grazie ad un cartellone pubblicitario di una nota marca d’abiti sul quale si poteva leggere una frase che credo descriva la nostra società come meglio non si possa fare: “ L’apparire per dare un senso all’essere “. Dal punto di vista filosofico questa frase è logicamente sconnessa perché come può l’apparire che è semplice manifestazione dell’essere dare un senso all’essere stesso senza il quale non potrebbe neanche esistere? Da allora ebbi la curiosità di osservare in maniera più attenta e critica la nostra società e mi resi conto di quanto essa avesse influenzato la vita quotidiana di ognuno di noi riducendo la pluralità metodologica della nostra ragione e quindi conformando il nostro pensiero ad un unico standard di comportamento e ragionamento grazie al quale riesce a sopravvivere. L’illusione dell’apparire per avere considerazione, quella del guadagno per raggiungere la felicità, quella del rispetto e dell’onore che è legata al giudizio degli altri e non ad una nostra opinione personale e così via. In altre parole hanno ucciso il nostro pensiero. Il “giardino” del quale parlo e nel quale spero altro non è se non la nostra mente, libera ed epurata da tutte queste illusioni e convenzioni che liberano il nostro pensiero e ci consentono di vivere con coscienza di esistere e dignità di uomini in quanto tali. Utilizzo la poesia perché credo che questa sia una delle forme d’arte più libera e adatta ad esprimere emozioni, sensazioni e concetti con poche parole. Quando hai cominciato a pensare che i tuoi scritti sarebbero potuti diventare un libro? In realtà mai! Tutti i momenti che hanno preceduto e seguito la pubblicazione sono stati così belli ed intensi che trovo difficile tutt’ora realizzare tutto ciò. Ho inviato i miei scritti alle case editrici senza pretesa ma con tanto orgoglio perché sono sempre stato del-

Luigi Patarnello

Luigi Patarnello presenterà il suo libro

giovedì 19 maggio, ore 20 presso la sede de “l’alambicco” a San Cesario.

l’idea che è meglio il rimorso per aver provato e non essere riuscito che il rimpianto di non aver provato e non sapere cosa sarebbe successo. Come definiresti il tuo stile, il tuo personale modo di scrivere? Nella mia poesie mancano rime, metrica e quant’altro si addice ad una poesia vera e propria, aulica cioè. Alcuni le hanno definite poesie filosofiche ed è questa la definizione che più mi piace. È uno stile semplice e sobrio ma per certi versi anche un po’ antico e specifico che punta a descrivere alcuni aspetti a tratti banali e ovvii della vita quotidiana osservandoli però da una prospettiva un po’ inusuale. Lo definirei uno stile realista che traduce pensieri filosofici lunghi e aspri in versi più semplici e concettosi. Versi e poesie che non hanno un titolo… Esse rappresentano la prospettiva dalla quale io guardo la realtà e spesso prendono spunto da un’occasione reale per poi divagare su digressioni di vario tipo. Quindi sia perché dando un titolo limiterei la fantasia ed il pensiero di chi legge e sia perché solo in pochi casi sarebbero appropriati e inerenti alle poesie stesse. E ora, quali progetti hai per il futuro? Continuerò a studiare per prendere la laurea mentre per quanto riguarda i libri continuerò a scrivere finché mi sarà possibile farlo. Sicuramente continuerò a lavorare sulle poesie perchè è un esercizio che adoro ed una passione che non può finire da un giorno all'altro. Non ti nascondo che vorrei iniziare a cimentarmi con la prosa sempre tenendomi ben lontano dai soliti romanzetti del giorno d'oggi. Poi magari un giorno, anche molto vicino, mi piacerebbe impegnarmi per il mio paese. Proprio come fate voi dell'alambicco.

Il giardino della disillusione (Albatros, € 11,50) si può acquistare presso Libreria Liberrima (Lecce) e Caffetteria Patarnello a San Cesario.

Cristian Nobile cristian@alambicco.com

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Quorum Amico  

l'alambicco - anno X - n.47 - maggio 2011