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periodico di politica cultura società • www.alambicco.com

anno XI numero 4 • ottobre 2012 • distribuzione gratuita

RIFIUTI UMANI L’emergenza ambientale ha investito con tutta la sua drammaticità il Salento e i nostri comuni. Finalmente si mobilitano i sindaci (con in testa quello di San Cesario) chiedendo con forza controlli e verifiche sulle discariche di Cavallino. Ma quanto tempo si è perso? Cosa si può ancora fare? Di chi sono le responsabilità?


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DISCARICA, TREDICI ANNI DI DISAGI Dalla sua attivazione la discarica non ha smesso di creare gravi disagi ai cittadini, e la situazione è sempre più peggiorata. Oggi qualcosa si muove, ma è solo il primo passo rmai è inutile pure chiamarla emergenza, visto che di rifiuti, e della discarica di Cavallino in particolare, se ne parla da sempre e la situazione non sembra migliorare mai. Anzi. Magari d’inverno ce ne accorgiamo meno, ma all’arrivo dei primi caldi e all’apertura delle finestre la puzza dei nostri rifiuti torna a tormentarci. Quest’anno poi la situazione è addirittura peggiorata, con un maggior numero di notti “irrespirabili” rispetto agli anni precedenti, e con l’esasperazione dei cittadini ormai alle stelle. Tanto che a metà agosto, con un comunicato stampa, il Sindaco Andrea Romano ha richiesto alla Provincia di intensificare, come attribuitole dalla legge, la vigilanza e i controlli per accertare le cause che provocano i cattivi odori provenienti dagli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti, e l’istituzione di un “tavolo tecnico” che coinvolgesse, oltre alla stessa Provincia e ai comuni di San Cesario, Cavallino, San Donato e Lizzanello, anche l’ARPA (Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell'Ambiente) e la Polizia Provinciale. Il tavolo tecnico viene convocato dopo un mese, il 14 settembre. Il dirigente del Servizio Ambiente della Provincia di Lecce, ing. Dario Corsini (di cui potete leggere l'intervista esclusiva a pagina 3), che presiede il tavolo, comunica che all’inizio di settembre, in prossimità degli impianti, ARPA ha installato 4 radielli, che dovranno accertare l'origine, la provenienza e la natura chimica delle emissioni odorigene, in modo da escluderne la nocività. La prima risposta che dovranno fornire i radielli

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installati è quale sia l’origine dei miasmi. Ad oggi, infatti, non è chiaro se a provocare la puzza che invade le nostre case sia la discarica Guarini, o le eco-balle stoccate nel piazzale dell’impianto per la produzione di Cdr (molte hanno l’involucro danneggiato e il contenuto esposto agli agenti atmosferici). Oppure ancora la discarica di soccorso “le Mate”, per la quale inizialmente Arpa non aveva previsto il monitoraggio e che, su sollecitazione dei sindaci, sarà dotata anch’essa di una centralina. Poi c’è un’altra criticità che sicuramente concorre ad aggravare il problema: il trasporto dei rifiuti biostabilizzati dagli eco-tunnel all’impianto per il CDR. In fase di progetto non è stato previsto un nastro trasportatore per portare i rifiuti da un sito all’altro (50 mt di distanza), quindi il trasporto avviene con i camion, esponendo i rifiuti a soste lunghissime e a temperature infuocate in attesa della trasformazione in Cdr. Nel corso dei controlli della Polizia Provinciale (se ne parla nell’intervista) sono emerse inoltre alcune irregolarità nella gestione, in particolare riguardo alla perdita di percolato da parte degli autocompattatori. Problematica evidente nelle strade di accesso alla discarica, dove l’asfalto è ormai ricoperto da uno strato nero e nauseabondo. Ma il vero obiettivo dei controlli e il punto su cui i sindaci pretendono assoluta chiarezza è stabilire con certezza se le emissioni odorifere, oltre ad essere insopportabilmente fastidiose, sono nocive per la salute dei cittadini. Sembrerà strano ma, dalla nascita della discarica

(ormai 13 anni fa, alla fine del 2000, fu avviato lo stoccaggio in zona “Guarini”, ndr), mai è stato fatto un controllo sulla pericolosità dei miasmi, e quelle installate lo scorso settembre sono le prime centraline che monitoreranno l’area delle discariche. I sindaci hanno inoltre chiesto che il monitoraggio sia effettuato anche sul territorio dei propri Comuni, attraverso l’installazione di una strumentazione di analisi tecnologicamente più avanzata dei radielli che, come ammesso dalla Provincia nella riunione del tavolo tecnico, potrebbero non essere sufficienti e adueguati a dare certezze. Questa strumentazione esiste (ed è anche molto costosa) ed è stata messa a punto dal Dipartimento di Olfattometria dell'Università di Bari. Le risposte sarebbero quindi a portata di mano; basta stabilire chi tra Regione, Provincia, Comune territorialmente competente (Cavallino), Impresa gestore degli impianti, Consorzio ARO, dovrà farsi carico dei costi. Alcune prime risposte si avranno già nel prossimo appuntamento del tavolo tecnico, convocato per fine ottobre-inizi novembre, dove saranno comunicati i primi dati delle rilevazione dei radielli. Dati che saranno poi condivisi con i cittadini nel corso di un incontro pubblico organizzato dall’Amministrazione Comunale di San Cesario. È solo il primo passo. Ci sono tredici anni da recuperare. Gianni Nobile gianni@alambicco.com

IL NUOVO SERT:

FINALMENTE LA LUCE Dopo anni di incuria e abbandono sembra giunto al via il progetto di utilizzo della struttura Asl sulla circonvallazione di San Cesario roprio così: il progetto sta entrando nelle sue fasi finali ed i locali della nuova struttura destinata al SerT (il Servizio per le Tossicodipendenze) di San Cesario, lungo la circonvallazione, potrebbero finalmente vedere la luce. L’opera, dell’ASL di Lecce, è stata completata o forse, sarebbe meglio dire, ripristinata. Quello attuale è, infatti, il recupero di un fabbricato che la gente di San Cesario ricorda da dieci anni e che, per un mancato collaudo dopo il primo completamento nel 2005, è caduto in abbandono divenendo presto oggetto delle ruberie di vandali locali. Nel frattempo, il servizio ambulatoriale è proseguito nei locali poco ospitali di fronte alla portineria del Galateo, inadatti, a garantire la privacy del tossicodipendente. Le precarie condizioni di servizio e nuovi finanziamenti europei hanno portato alla decisione di rispolverare il vecchio progetto e riabilitare quel-

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la struttura abbandonata che, ai più, pareva essersi aggiunta alla vasta collezione di spreco pubblico del nostro Paese. Le statistiche nazionali sull’uso di sostanze stupefacenti, stimano circa 500.000 tossicodipendenti in Italia dei quali solo un terzo in cura presso i SerT. I 30.000 nuovi soggetti che ne fanno ricorso ogni anno hanno un’età media di 31,6 anni ed un tempo medio di latenza tra inizio uso e primo trattamento di 8,9 anni. L’età media, pertanto, in cui un potenziale tossicodipendente inizia a far uso di sostanze è poco sopra i 20 anni e, nei casi estremi, può scendere fino ai 15 e ancora più giù! È proprio al miglioramento della percentuale di assistiti che lavorano i SerT in quanto, se compito delle Forze dell’Ordine e della Giustizia è la lotta al mercato e alla diffusione delle droghe, compito dei SerT è l’avvicinamento dei tossicodipendenti alle cure assistite.

“E questo passa anche attraverso l’offerta di un servizio più completo in un contesto in cui il tossicodipendente riconosca, pur nella difficile situazione personale, una forma di dignità”. Le parole sono del Direttore del Dipartimento Dipendenze Patologiche dell’ASL di Lecce, il dott. Salvatore Della Bona, che ci ha raccontato idee e tempi di attuazione delle iniziative del nuovo centro. “Al momento, le attività che ci separano dall’apertura del nuovo SerT sono di carattere organizzativo-logistico. Da un lato occorre informare tutta la popolazione che frequenta l’attuale SerT dello spostamento della struttura, in particolare i soggetti meno assidui e costanti; dall’altro, occorre bandire la gara per l’allestimento degli interni e per il servizio di sicurezza a protezione della struttura e di chi vi presta servizio. Per ottemperare a queste necessità credo che il mese di

novembre possa considerarsi un obiettivo non difficile da rispettare. Per ciò che riguarda le attività da svolgere, le intenzioni, ad oggi, sono quelle di creare un centro capace di ospitare diverse forme di assistenzialismo. Negli attuali programmi, il SerT dovrebbe occupare i locali inferiori mentre entro un mese sarà firmato un protocollo con la Lila di Lecce per concedere l’uso del piano superiore allo svolgimento di attività di intervento e prevenzione nella lotta contro l’AIDS. Accanto a queste iniziative c’è anche l’idea di riservare alcune stanze per ospitare il Centro di Psicoterapia Familiare del Vito Fazzi di Lecce e svolgere attività per il sostegno alle nuove dipendenze non derivanti dall’uso di sostanze, quali il gioco d’azzardo”. Pierluigi Tondo


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ORDINARIA

EMERGENZA

Intervista all’ing. Dario Corsini, dirigente del Servizio Ambiente della Provincia di Lecce Quali sono i compiti e le responsabilità della Provincia in materia di rifiuti? Il compito della Provincia non è organizzare o programmare il ciclo dei rifiuti urbani, ma controllare, coadiuvata dagli organi tecnici come ad esempio l’ARPA o l’ASL. La Provincia non ha alcuna competenza sotto il profilo organizzativo nell’ambito del ciclo dei rifiuti urbani. Perché tutto avviene attraverso una programmazione regionale, il cosiddetto Piano Regionale dei Rifiuti e poi attraverso un’organizzazione che compete esclusivamente i Comuni. Fino all’agosto scorso erano ancora esistenti i cosiddetti Consorzi ATO (Ambiti Territoriali Ottimali) che erano responsabili su base territoriale della raccolta dei rifiuti. Con l’ultima legge regionale dell’agosto 2012 il quadro è cambiato, poiché sono i comuni associati nelle ARO (Ambiti di Raccolta Ottimali) a determinare e stabilire il loro servizio di raccolta, sulla base di bandi tipo che predisporrà la Regione. Per quanto attiene invece l’impiantistica, tutta l’impiantistica a livello regionale è stata determinata dal Piano Regionale dei Rifiuti e gli impianti sono stati realizzati per la quasi totalità dal Commissario Delegato, poiché la materia dei rifiuti urbani è stata commissariata in Puglia. La filiera dei rifiuti urbani nel nostro territorio è completa o manca qualcosa? Tutti gli impianti sono stati realizzati fatta esclusione per la discarica di servizio soccorso della ex ATO 2. Bisogna chiarire che discariche di rifiuti "tal-quale" per legge non esistono più. Tutte quelle che esistevano, come ad esempio a Cavallino in località Guarini, sono esaurite e sono vietate dalla legge. Ad oggi esistono solo discariche di servizio soccorso dove non vanno più rifiuti solidi urbani, ma un rifiuto che è stato trattato negli impianti di bio-stabilizzazione. Secondo il piano regionale questo rifiuto trattato deve avere un IRD (indice respirometrico dinamico) inferiore a un valore limite prefissato. Ovviamente si parla sempre di rifiuto,che possiede ancora una certa carica organica, anche se ha subito un processo di degradazione. L’elemento che ancora manca in questo ciclo dei rifiuti è quello che riguarda il compostaggio, ossia il riutilizzo della parte umida. Perché la produzione di compost sarebbe al di fuori della privativa pubblica. Questi impianti sono previsti e possono essere realizzati dagli enti pubblici, ma in realtà anche privati potreb-

bero chiedere di realizzarli (a differenza degli impianti di bio-stabilizzazione che vengono dati in concessione, ma sono pubblici a tutti gli effetti). La creazione di impianti di compostaggio farà schizzare in alto la percentuale di raccolta differenziata, perché oggi le percentuali non riescono a decollare proprio perché non si fa la raccolta dell’umido e consentirà alle discariche di servizio soccorso di avere una vita molto più lunga. Qual è la vita teorica delle discariche di servizio soccorso? Secondo il progetto approvato dal Commissario Delegato queste discariche sono state dimensionate in base al ciclo di bio-stabilizzazione. Le quantità previste però tenevano conto sia della produzione di rifiuti nell’ATO sia delle percentuali di raccolta differenziata che dovevano essere conseguite, che però solo parzialmente sono state attese. Quindi se la vita teorica prevista è di circa 10 anni fra qualche anno bisognerà fare una verifica per accertarsi che la durata stimata fosse giusta. Bisogna tenere conto degli incrementi di produzione dei rifiuti, dell’incidenza del turismo, poiché d’estate abbiamo una popolazione crescente di anno in anno. La discarica di servizio soccorso di Cavallino "Le Mate" ha, ad esempio, una capienza di 330.000 mc e un’autorizzazione che scade nel 2015. Ma è possibile che la stima dei tempi di esaurimento della discarica fosse ottimistica, proprio perché basata su una quantità di rifiuti che tende a crescere e su percentuali di raccolta differenziata che sono state disattese. Ritiene la filiera adeguata alle esigenze del territorio, come si potrebbe migliorare? Non spetta a me dire se questa impiantistica sia la migliore. Posso dire che è stata fatta una scelta di natura tecnico-politico per cui si è preferito il recupero di massa piuttosto che il recupero di energia, che ha una valenza ambientale molto forte. Il problema sta nel fatto che puntiamo su un processo tecnologicamente molto evoluto e quindi molto delicato. Avviene che, quando il ciclo non funziona come un orologio svizzero, gli impianti vadano in tilt. Per come è pensato e progettato questo sistema, il suo miglioramento passa esclusivamente attraverso il miglioramento dei livelli di raccolta differenziata passando alla raccolta differenziata "spinta". Ciò significa che non solo le frazioni devono essere raccolte in maniera quanto più possibile omogenea, ma soprattutto fare la raccolta dell’umido e quindi anche realizzare impianti per il trattamento dell’umido. La scelta di costruire la discarica di mutuo soccorso "Le Mate", l’impianto di CDR e l’impianto di bio-stabilizzazione a poche centinaia di metri da 4 centri abitati ha provocato gravi disagi. Il piano rifiuti è stato pensato male o gestito male? La localizzazione delle discariche ha riguardato il commissario delegato e il comune territorialmente competente (Cavallino, ndr). Sicuramente una problematica è legata alla concentrazione di tanti impianti. Però generalmente è anche vero che, proprio nel settore dei rifiuti, gli impianti vengono realizzati nelle zone in cui

sono già pre-esistenti impianti di quel genere. Questo di solito viene fatto per evitare di creare un ulteriore sito. Dunque non spetta a me dire se il sistema è stato pensato male, però spetta alla Provincia tutto ciò che riguarda la gestione e il controllo. Un impianto tecnologicamente avanzato non si progetta mai per un picco di produzione, ma per determinati livelli di soglia, ritenendo i vari picchi da gestire in maniera eccezionale ed emergenziale. Ed è quello che succede nel periodo estivo. C’è una massima aggregazione d’impianti in quell’area, in più nel periodo estivo i rifiuti quasi raddoppiano. Quindi gli impianti funzionano in emergenza. Tuttavia siccome la Provincia deve controllare, e siccome la gestione deve rispettare tutte le prescrizioni di legge del provvedimento autorizzativo, io ritengo che sicuramente sotto il profilo gestionale si deve fare molto sia per quanto riguarda i controlli sia per quanto riguarda il miglioramento da parte delle ditte. Sicuramente rispetto a 2 anni fa un miglioramento già c’è stato. Le esalazioni si avvertono in maggioranza di notte e solo in alcune sere: siete riuscirvi a spiegare il perché? Allo stato attuale ancora no. Stiamo conducendo degli accertamenti analitici. L’ARPA in particolare sta conducendo una campagna lunga e complessa proprio finalizzata ad individuare l’origine di queste emissioni odorifere che è molto difficile proprio a causa della molteplicità di impianti. Chiaramente si interverrà una volta accertate la causa o le cause. In che modo la Provincia esegue i controlli sugli impianti? C’è un’attività ispettiva che noi esercitiamo attraverso la Polizia Provinciale e un attività strumentale che facciamo attraverso l’ARPA. L’attività ispettiva che negli anni precedenti era più sporadica stiamo cercando di renderla, compatibilmente con le risorse umane disponibili, molto più assidua e regolare, in modo che si possa esercitare anche sulle aziende una pressione psicologica in modo da non violare determinate prescrizioni operative e gestionali. Quali sono le irregolarità che la Polizia Provinciale ha riscontrato durante i controlli estivi e che sono stati discussi nel tavolo tecnico del 14 settembre? Abbiamo verificato alcune anomalie, come ad esempio alcune operazioni che dovrebbero essere fatte con i portoni chiusi e invece i portoni erano aperti, con la giustificazione che erano rotti. Siccome si tratta di zone depressurizzate si dovrebbe lavorare con i portoni chiusi. Un’altra irregolarità riscontrata riguarda la presenza di percolato soprattutto rilasciato dai camion. A tal proposito stiamo emanando dei provvedimenti, e li stiamo comunicando anche alla Regione, affinché si esegua, ad esempio, il lavaggio dei piazzali, e il lavaggio dei pneumatici dei camion in modo da attutire quanto più possibile questo disagio. Sono stati fatti dei rilievi da parte della Polizia Provinciale che diventeranno sanzioni amministrative lì dove c’è l’estremo per la sanzione amministrativa oppure diffide nei confronti del gestore. Ilaria Parata

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MELIUS ABUNDARE Il mistero del doppio, triplo segnale... orse ricorderete il curioso caso della segnaletica stradale fotografato e pubblicato nel numero di Luglio 2011 del giornale, ebbene, proprio questi giorni, il “bis-segnale” è tornato. Nella centrale via Roma, malgrado da tempo esista un segnale permanente di divieto di sosta e fermata sul lato sinistro, a causa dei lavori di interramento dei cavi elettrici (e non perché il divieto esista a prescindere!), compare un segnale provvisorio identico al preesistente. Questa volta, per non essere i soliti malfidati, abbiamo deciso di non fermarci semplicemente a segnalare la cosa, ma abbiamo cercato di darle una spiegazione. I nostri Vigili, che ben conoscono noi concittadini e sapendo che consideriamo i segnali stradali poco più che semplici addobbi, hanno pensato che fosse “melius abundare..” ed hanno rinforzato il richiamo del divieto aggiungendo un altro segnale identico al primo. Risultando estremamente complicato organizzare il passaggio una tantum di un vigile che faccia rispettare la segnaletica servendosi magari di quella vecchia e ormai dimenticata pratica della “multa per divieto di sosta”, si è dato il via al “bis-segnale”. Purtroppo la foto n°1 denuncia il fallimento dell’ammirevole iniziativa, vista l’auto che impunemente sosta in quella zona. Ma la Polizia Municipale non si arrende e dopo poco meno di 2 ore, riuscendo a trovare un attimo di tempo

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libero nella propria frenetica attività, cosa fa? Banalmente potreste pensare alla sopracitata multa, ma il corpo di polizia è più avanti e dopo aver percorso con enorme dispendio di energie, i 30 metri che lo separa da via Roma, posiziona un terzo segnale di divieto di sosta proprio a metà della strada. Stracciati tutti i precedenti record! Ma i nostri Vigili non fanno neanche in tempo a festeggiare l’impresa che scopriamo che nell’ombra qualcuno trama e, malgrado il tris di segnali, le auto in divieto diventano 4! Quale sarà il prossimo passo dei nostri infaticabili eroi in divisa? Qualcuno ipotizza una serie di segnali posizionati lungo il marciapiede a un metro l’uno dall’altro per non lasciar spazio libero al parcheggiatore selvaggio...chi vivrà vedrà. Aristodemo De Blasi aristodemo@alambicco.com

NONNA PAPERA di Enrico Tortelli

PEDALI E PAPERE

settembre 1992. San Francisco (USA): nasce la critical mass, un raduno semispontaneo di ciclisti che, convergendo in un unico punto da più direzioni, costituisce una massa critica - da qui il nome - che si sostituisce al traffico automobilistico e consente quindi a tutti i partecipanti di muoversi in bici per la città senza rischiare di finire sotto le ruote di qualche automobilista indisciplinato o distratto. 28 settembre 2012. In centinaia di città in tutto il mondo si celebra il ventesimo anniversario di quell’evento per certi aspetti rivoluzionario con… una critical mass, ovviamente!!! Purtroppo San Cesario, pur essendo “nu paise ranne”, non è stato toccato dall’evento, e così la vostra nonna papera ha dovuto inforcare la sua vecchia bicicletta e raggiungere Lecce, dove l’appuntamento con la critical mass si rinnova - ciclicamente - ogni ultimo venerdì del mese. E dove il ventennale della prima critical mass è stato degnamente celebrato da una festosa carovana di biciclette, partita da Porta Napoli con gli auguri e l’incoraggiamento di una coppia di novelli sposi che erano lì per le foto di rito e non hanno resistito alla tentazione di unirsi ai manifestanti e farsi qualche “storica” foto in sella alla bici, che mostreranno con legittimo orgoglio ad amici, parenti e domani magari a figli e nipoti. A loro l’augurio di poter affrontare le salite e le discese che la vita riserva con la stessa allegria e leggerezza con cui hanno saputo mescolarsi all’evento. Tra palloncini, campanelli e cori a tema, il lungo serpente di bici, bruciando solo calorie ed incurante del continuo aumento del prezzo dei

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carburanti, ha invaso le strade della città liberandole per un breve attimo dai miasmi del traffico automobilistico e dei gas di scarico che inevitabilmente porta con sé, e le ha restituite alla pacifica fruizione di ciclisti e pedoni. L’unica eccezione è stata fatta per gli autobus, le cui corsie preferenziali sono state lasciate libere, consentendo ai pochi fortunati passeggeri di arrivare una volta tanto in orario a destinazione! Insomma, un momento di festa e di affermazione del diritto ad una mobilità dolce, il cui senso molti automobilisti ingabbiati nelle loro scatolette di metallo hanno compreso e talvolta condiviso, e che ovviamente a qualcuno non è piaciuto affatto: si può infatti restare bloccati per ore nel traffico automobilistico a respirare benzene, ma se per qualche minuto il rallentamento del traffico è dovuto alle biciclette, questo poi no, non lo si può proprio accettare, cribbio!!! Ah, il titolo: la canzone a cui avete pensato era “Papaveri e papere”? Vi assicuro che venerdì alla critical mass papaveri e notabili non ce n’erano affatto. Accanto alla vecchia nonna papera solo persone normali, tanti anziani, tanti ragazzi, tante famiglie con bambini, con una normalissima voglia di passeggiare in bicicletta per la città… senza rischiare la vita. Prima o poi, ne sono certa, diventerà una cosa normale. Magari anche a San Cesario…


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A.A.A. STIVALI CERCASI Acqua alta a San Cesario. Accendiamo un faro sul problema allagamenti

vviva facebook! Grazie alle foto pubblicate da alcuni compaesani, ho potuto indignare la mia coscienza civica che altrimenti sarebbe rimasta distratta da altro. Motivo dello scandalo: le vie cittadine che, con precisione svizzera, a ogni temporale si trasformano in veri e propri fiumi urbani. Il problema (serio dato che fondamenta, scantinati e viabilità sono messi puntualmente a rischio) giustifica tanta indignazione? Vediamo. Innanzitutto gli allagamenti non coinvolgono l’intero paese ma due zone ben circoscritte: via Vittorio Emanuele III (con le strade annesse: Cerundolo, Matteotti, Umbria, Abruzzi) e la Circonvallazione. Diverse le cause per l’una e l’altra area. Nella prima (via Vittorio Emanuele III) gli allagamenti si verificano con piogge straordinariamente intense. Di fatto il disagio ha durata breve: le caditoie riescono a smaltire il flusso in tempi apprezzabili. Perché si verifica questo? Via Vittorio Emanuele III raccoglie la pioggia di buona parte del paese: dal Calvario a scendere, sino in piazza. Al di sotto del manto stradale vi è uno scatolare (una sorta di tunnel) che incanala l’acqua verso il recapito finale (nei pressi della piscina). Il problema è che il pas-

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saggio da una conduttura all’altra avviene con un restringimento delle tubazioni di quasi 2/3! Praticamente un imbuto che con pioggia intensa si ingorga e allaga in superficie. Sulla Circonvallazione la criticità è più seria: le inondazioni si verificano a prescindere dall’intensità dei piovaschi e sono significativamente più durature. Il problema, in questo caso, dovrebbe essere nella mancanza di opportune pendenze delle condutture nel sottosuolo che, di fatto, risultano inefficaci. L’Amministrazione in tutto questo? Diciamo che non dorme. Vi è un’indagine tecnica in corso, a cura

dell’ing.Perrone, per determinare le criticità della rete. Lo studio sta progredendo mediante l’utilizzo di video-ispezioni e si spera di diagnosticare presto delle soluzioni. Al riguardo non ci son state fornite tempistiche ma almeno la promessa del sindaco di presentare i dati alla cittadinanza, non appena disponibili, in un’assemblea pubblica. Nell’attesa, qualche considerazione. 1.Sono almeno 20 anni (ma forse più) che non si interviene strutturalmente sulla rete idrica pluviale. Saranno troppi? 2.Anche trovando valide soluzioni al problema, a quali fondi potremmo attingere? Ai 200mila euro che, appena

un mese addietro, il governo ha distratto dal bilancio comunale? Si consideri che pulire anche in parte lo scatolare richiede giustappunto questa cifra. 3.Sarebbe opportuno che lo studio in corso tenesse a mente il PUG e, di conseguenza, lo sviluppo futuro del paese con il prevedibile incremento demografico. 4.Ognuno di noi, nel proprio piccolo, dovrebbe contribuire ad alleggerire il problema. Manteniamo le strade pulite. Sforziamoci. Le buste di patatine, i fazzoletti, le cicche, i gratta e vinci che gettiamo a terra, quando non raccolti prontamente dallo spazzino, finiscono con l’ostruire ancor più le già martoriate condutture pluviali. Approfitto del tema per aprire una parentesi. Molte case, soprattutto nel centro storico, scaricano le acque bianche domestiche nella rete fognaria (per chi è allacciato. Tante hanno ancora i pozzi neri. Se poi son anni che non si vede circolare un auto spurgo in paese è giusto un dettaglio!). Tralasciamo la configurazione di reato ambientale. Questo, oltre a compromettere l’efficienza del depuratore, fa si che la pioggia copiosa ingorghi anche la fogna nera con conseguente fuoriuscita del liquame dai tombini. Allora, per favore, se proprio devo bagnarmi i calzoni, che sia almeno con acqua piovana. Paolo De Blasi paolo@alambicco.com

POETIX

GUARDARE INDIETRO P E R POTER ANDARE AVANTI l Novecento fu un secolo di epocali avvenimenti storici e di grandi cambiamenti. La letteratura non restò immune a questa ventata di cambiamento: si assistette alla nascita delle avanguardie, delle riveste e soprattutto di un nuovo modo di concepire l’arte poetica. Per alcuni autori, vicini all’ambiente culturale della rivista fiorentina “Voce”, la poesia divenne lo strumento per scavare nella propria storia individuale, per cercare quell’unico nucleo di verità interiore a cui affidarsi nei momenti di smarrimento esistenziale. A questa definizione di poesia, come strumento di indagine introspettivo, appartiene l’autore che tratteremo in questo numero di Poetix, Camillo Sbarbaro. Nacque a Santa Margherita Ligure, in Liguria, nel 1888. La sua opera più importante, dalla quale è tratta la poesia che segue, è rappresentata dalla raccolta Pianissimo, pubblicata nel 1914. La pubblicazione di quest’opera non lasciò indifferenti gli ambienti culturali dell’epoca e non sfuggi al poeta Eugenio Montale che ne divenne un grande estimatore ed un prezioso amico. Nel corso della sua esistenza restò sempre appartato della vita letteraria, continuo a svolgere il suo umile lavoro presso un’industria siderurgica e a coltivare la passione per la poesia. Morì nel 1967 a causa dell’aggravarsi delle condizioni di salute.

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Camillo Sbarbaro Taci, anima stanca di godere Taci, anima stanca di godere E di soffrire – all’uno, all’altro vai RassegnataAscolto e non mi giunge una tua voce. Non di rimpianto per la miserabile Giovinezza, non d’ira o di rivolta E neppure di tedio. Ammutolita Giaci nel corpo in una disperata Indifferenza. Non ci stupiremo, non è vero, mia anima, se adesso il mio cuore s’arrestasse, se sospeso ci fosse il fiato…… Invece camminiamo. E gli alberi son alberi, le case Sono case, le donne Che passano son donne e tutto è quello Che è – quello che è. La vicenda di gioia e di dolore Non ci tocca. Perduto ha la voce La sirena del mondo e il mondo è un grande Deserto. Nel deserto Io guardo con asciutti occhi me stesso.

di Luigi Patarnello

Il motivo centrale della lirica, dominante negli ambienti “vociani”, è basato sul colloquio tra il poeta e la sua anima, che stanchezza e disillusione hanno ridotto al silenzio, gettando l’autore in un inerte stato di indifferenza. Anche il mondo, costretto da questa indifferenza, perde i suoi colori e le sue sfumature, fino a diventare uno sconfinato deserto in cui il poeta ritrova se stesso. Un altro tema dominante, in totale disarmonia con gli stereotipi che domineranno di li a poco, è rappresentato dalla sensazione di estraneità nei confronti della vita: alberi, case e donne sono delle immagini che scorrono davanti allo sguardo del poeta, immagini prive di senso, frammentarie e sfuggenti, rispetto alle quali l’uomo non può che porsi come spettatore inerte della vita. Il concetto del guardarsi vivere, caratteristico di questo autore, assume nella lirica un tono di rassegnazione e disperazione ma nei giorni nostri, in cui l’indifferenza sembra essere una componente importante del vivere quotidiano, c’è veramente bisogno di guardarsi vivere, di assumere consapevolezza del tempo in cui si vive, delle nostre azioni, del nostro ruolo ma soprattutto c’è bisogno di guardarsi vivere per evitare, come spesso accade, di vivere senza consapevolezza di farlo. Coscienza e consapevolezza sono gli unici strumenti di cui ognuno di noi può avvalersi per dare un peso alla propria e all’altrui esistenza.

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SENSO CIVICO A SENSO UNICO Il divieto (quasi) mai rispettato in Piazza Bologna molti di noi è capitato di ascoltare strani commenti di amici o parenti al rientro da viaggi in località del nord Italia o d’Europa; ci si aspetta che a sbalordire siano opere d’arte, monumenti o l’architettura di città mai viste prima, invece no. Il commento per eccellenza è “nu nc’era na carta an terra!” oppure “nu ncera na machina fore postu!”. Sembra che parlino di galassie lontane anni luce e non semplicemente di posti a poche centinaia, al massimo migliaia di chilometri da San Cesario! La dura realtà però è che quelli che per noi sono extraterrestri sono persone normali con un normalissimo senso civico; volendo appellarsi alla scienza si potrebbe dire che i cittadini de lu paise ranne sono geneticamente predisposti a non usare i cestini, a gettare i sacchetti di rifiuti fuori

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dal cassonetto, a non comporre un semplice numero verde per i rifiuti ingombranti, ad abbandonare l’eternit in campagna e dulcis in fundo a parcheggiare in seconda fila per andare al tabacchino...e se la seconda fila è già impegnata c’è sempre quel parcheggio con le strisce gialle che ancora non si è ben capito perché non l’hanno fatto bianco, forse era terminata la vernice. Il senso civico a San Cesario è sempre stato scarso, ma negli ultimi anni sta percorrendo una strada a senso unico con alte probabilità di incrociare qualcuno in senso vietato! La civiltà, l’educazione ed il rispetto per le leggi e le istituzioni nel nostro paese è ben rappresentata da quella piccola stradina che collega Piazza Bologna a Via Vittorio Emanuele III! Per decenni è stato il modo più breve per andare in

Piazza Garibaldi da Piazza Bologna (ovviamente si parla sempre di spostamenti in macchina, perché queste distanze non si possono affrontare a piedi se non si è ben allenati). La passata amministrazione ha presentato un nuovo piano per la viabilità che prevedeva, tra le altre cose, l’inversione del senso unico di marcia di questa via; la scelta può essere condivisa o meno (anche io tornando a casa ogni giorno penso in maniera affettuosa all’ideatore…) ma va rispettata e fatta rispettare. Al calar della notte quella strada torna ad essere quello che era in passato, l’uscita di Piazza Bologna per Piazza Garibaldi, ovviamente da per-

nato presidente, all’unanimità, Niang Baye Hassane, più conosciuto come Azu, che coordinerà questo primo comitato eletto. Infine, con nostra grande soddisfazione, a tale iniziativa, stanno man mano aderendo i senegalesi dei comuni di Lequile, San Pietro in Lama e San Donato. In questo modo le autorità dei vari comuni e chiunque ne abbia bisogno, troverà una via ufficiale per comunicare con la comunità senegalese che, a sua volta, potrà vedere facilitato e agevolato l’inserimento nel tessuto sociale della cittadina che la ospita e potrà far conoscere a tutti la propria cultura e le proprie tradizioni.

correre nel più breve tempo possibile facendo stridere i pneumatici sull’asfalto... sgommando! Ovviamente nessuno - arrivando da Lecce - oserebbe mai girare a sinistra per Piazza Bologna. La soluzione più semplice ed in linea con l’italian style sarebbe quello di far tornare la viabilità com’era prima, così non ci sarebbero più infrazioni. Ma siamo certi che sia la scelta giusta? Come mai in altri posti d’Italia i sensi unici sono strade percorribili in un solo senso di marcia, i materassi e i frigoriferi non fanno da arredo urbano nelle vie periferiche, i cestini servono per i rifiuti e non per far esplodere bombe carta nel periodo Natalizio!? L’aspetto genetico è da scartare perché nel Canton Ticino sono in buona parte originari di Poggiardo mentre nel Triveneto il 30% della popolazione è salentina; non si nasce virtuosi e rispettosi delle leggi, il senso civico è frutto dell’ educazione impartita dalla famiglia, dal contesto in cui si cresce, dalla scuola. Quando per diversi fattori, questi valori non diventano propri di una società subentrano, o almeno dovrebbero, le istituzioni; determinati comportamenti non sono solo atti di scarsa civiltà, ma sono anche e soprattutto azioni illegali, punibili con multe salate che andrebbero anche a rimpinguare le casse comunali, riuscendo magari ad aumentare il risicato portafoglio per la gestione del verde cittadino. L’inciviltà non appartiene solo a chi compie un’infrazione, ma appartiene anche a chi non è riuscito a dargli una giusta educazione, a chiunque di noi osservandolo resta immobile limitandosi a commentare, alle istituzioni e alle forze dell’ordine che non si impongono con fermezza. Quello che vediamo intorno a noi è il risultato di quello che siamo e che saremo. Forse una soluzione però esiste: potremo organizzare dei campi scuola a scaglioni in Svizzera o in Veneto con relativo esame di ammissione al rientro nel paese natio.

Birame Kor Vicepresidente

Emanuele Faggiano emanuele@alambicco.com

SENEGALESI

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SANCESARIANI Nasce l’associazione dei nostri concittadini migranti nata l’associazione dei “Senegalesi di San Cesario di Lecce e dintorni”. Martedì 4 Settembre 2012 ha avuto luogo l’assemblea generale della comunità alla quale hanno partecipato, insperatamente, la quasi totalità dei senegalesi di San Cesario; lo scopo era creare ufficialmente un’associazione di concittadini.E ci siamo riusciti. Durante l’assemblea è stato eletto un comitato composto da giovani che, allargato alle commissioni, avrà tra i suoi compiti il dovere di risolvere le difficoltà individuali e collettive dei membri dell’associazione e di facilitare e rafforzare la cooperazione con le istituzioni che collaborano e collaboreranno con l’associazione.

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Una delle finalità principali del comitato appena eletto sarà operare per una migliore integrazione della comunità senegalese con il Comune d’accoglienza, San Cesario di Lecce, integrazione già felicemente avviata grazie ad eventi organizzati da varie associazioni presenti sul territorio in collaborazione con l’Amministrazione Comunale. Durante l’Assemblea è stato nomi-


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VOLONTARI

IN TEMPO DI CRISI L’Amministrazione comunale ha avviato nelle scorse settimane l’Albo dei Volontari Civili di Comunità.

alla casalinga che deve fare i conti con il rincaro prezzi al supermercato all’ economista che elabora analisi di mercato sono ormai tutti consapevoli che la crisi economica e finanziaria globale investe tutti gli ambiti della società, i singoli individui e le organizzazioni della società civile. La crisi in corso è certamente di tipo economico e finanziario, ma sta mettendo in evidenza una crisi di cultura e di valori civili. Il sistema del welfare in Italia rischia di indebolirsi fortemente con i continui tagli alla spesa pubblica minando di fatto i diritti sociali nel nostro Paese. La pressione perché i governi riducano le tasse e si tagli la spesa sociale è una prospettiva che si va delineando sempre più chiaramente. Questo potrebbe significare per gli enti locali avere meno risorse per i servizi di inclusione sociale, per la cura degli

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spazi pubblici; potrebbero essere ulteriormente ridimensionati gli investimenti sulla scuola pubblica e quindi deficit di spazi e qualità di educazione e crescita culturale. Ma la crisi può e deve essere da stimolo anche per ripensare il nostro modello di sviluppo e di società. E il volontariato in questa prospettiva costituisce un importante strumento sociale cui attingere. Attraverso la proposta di nuovi modelli sociali basati sulla solidarietà, sulla cittadinanza attiva, la responsabilità condivisa, i cittadini possono contribuire a realizzare una comunità più coesa e solidale. Ed è in quest’ottica che il Comune di San Cesario ha pubblicato un bando per la costituzione di un “Albo di Volontari Civili di Comunità”, “vale a dire un elenco di cittadini che, in forma volontaria e gratuita, mettono a disposizione della comunità parte del proprio tempo libero e le proprie capacità per

collaborare con l’Amministrazione nel realizzare attività a carattere sociale di pubblica utilità e per costruire politiche sociali, scolastiche, culturali, ambientali più condivise e partecipate”. L’iniziativa intende coinvolgere tutti i cittadini (giovani e non) desiderosi di mettere a disposizione il proprio valore aggiunto in termini di risorsa tempo, competenze, idee per il bene della collettività. Il contributo dei volontari potrà essere indirizzato a diverse attività: “Area servizi per la sicurezza” (ausilio e vigilanza nei pressi dei plessi scolastici), “Area servizi sociali” (aiuto e socializzazione in favore di anziani, minori, disabili), “Area servizi ambientali” (tutela e valorizzazione del verde pubblico), “Area servizi culturali” (supporto per iniziative comunali di carattere culturale, scolastico, sportivo, ricreativo, sociale). L’istituzione dell’albo può servire a

migliorare l’efficienza degli interventi del Comune e offrire l’opportunità ai cittadini che lo vorranno di mantenersi in attività, in particolare gli anziani che da fruitori possono diventare donatori di servizi Ma soprattutto può accompagnare nello sviluppo di nuovi atteggiamenti personali e stili di vita comunitari, migliorando la qualità delle relazioni. Il 25 ottobre presso la sala consiliare del Comune si svolgerà un’assemblea pubblica per illustrare ai cittadini finalità e modalità di attuazione delle attività previste. I cittadini interessati possono presentare domanda di iscrizione all’Albo utilizzando il modello disponibile presso gli uffici comunali o scaricabile dal sito internet comunale www.comunesancesariodilecce.le.it. Giuliana Scardino giuliana@alambicco.com

“La macchina fotografica fissa un’immagine nel tempo permettendoci di conservare il ricordo di un’esperienza visiva che non vogliamo dimenticare”

La foto vincitrice di questo numero Il tema dell’anno sarà gli elementi della natura. Il prossimo concorso avrà come soggetto IL FUOCO Mandate le foto all’indirizzo redazione@alambicco.com entro il prossimo 30 novembre 2012 e seguiteci sul sito www.alambicco.com

Guarda la galleria fotografica del concorso sul tuo cellulare attraverso il QR Code a destra

“L’aria è un’essenza magica, limpida, impercettibile. Bisogna bloccare il tempo per percepire la sua importanza.” di Miriam Pagliara

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CIUFFO ALLA ELVIS, PETTORALE ALLA ERCOLE Ricordi in chiaro-scuro di un’adolescenza spensierata 9 anni pettinavo i capelli con una riga laterale. Da bambino. Era l’epoca dei pomeriggi trascorsi a leggere (ed a scambiare) Capitan Miki, Capitan Blak, TEX. Cose da veri duri. Altro che quei giornaletti tipo Sogno, Bolero o Grand Hotel che divoravano le ragazzine. Cosa ci trovassero poi di così interessante, per me, è sempre stato un mistero. Erano anche gli anni di bazzica e pizzarieddhu, dei caranfuli, delle sfide infinite a parmu, a cagghu petone, a cuntrisci, a musca cieca o a nascondino. Delle gare in monopattino (in legno e costruito rigorosamente in casa). Le ragazze erano dominatrici indiscusse del salto a campana. Si studiava senza soluzione di continuità: d’inverno a scuola per imparare a legger e a far di conto, d’estate dagli artigiani per imparare un mestiere. A 15 anni una folgorazione. Irruppe prepotentemente nella mia vita la musica (ed il sogno) di un artista lontano: Elvis Presley. Vestiti sgargianti e ciuffo alto sulla fronte. Fu allora che scomparve per sempre la riga dalla mia testa per lasciare il passo ad una pettinatura più moderna: capelli indietro e tanta acqua. Quel cambiamento così radicale non fu mai capito da mamma che, rivolgendosi a mio padre, disse: “lu vagnone sta cumincia a puzzare”. A contendere lo scettro ad Elvis, Steve Rives: idolo del culturismo e della forza muscolare, protagonista de “Le grandi fatiche di Ercole”. Chiaramente noi ragazzi non potevamo esimerci dall’imitarlo. Così, senza un soldo in tasca per la palestra, ma con tanta fantasia e l’aiuto di Antonio “Casarano” Lettere, riempivamo di cemento barattoli in latta che congiungevamo con una barra di ferro. Quello il nostro bilanciere per il sollevamento pesi. Era così che belli come il sole, ciuffo in evidenza, pettorale scolpito affrontavamo via Dante, la via Veneto di San Cesario.

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Mete fisse e imprescindibili: 1) Cerundolo, frequentato dalle mamme perché, allora come oggi, ci trovavi di tutto; da noi ragazzi per scherzare con le commesse. 2) L’alimentari dellu Tore Faccotti. Memorabili le pasterelle a forma di lettere dell’alfabeto e la rudimentale bascula dove, con 5 lire, ci si poteva pesare. 3) La benzina di Vituccio Sorrento, quasi accanto al calvario. Qui si vendevano anche bibite, vino, granite e, nel retro bottega, si giocava a bocce. 4) L’officina di Mesciu Pici Longo, grande intenditore di motori. Con lui mi intrattenevo piacevolmente per discutere dei fatti

più disparati. In primis i metodi con cui approcciare le ragazze. 5) Le palazzine Ina Casa, appartamenti popolari dove noi ragazzi andavamo a chiacchierare e scherzare con le ragazze che ci abitavano. Talvolta riuscivamo anche a strappare un sì per andare a ballare in qualche casa privata di amici e conoscenti. Ricordo che una volta, durante una di queste festicciole, una ragazza che avevo invitato a ballare concluse la danza con un lapidario “t’aggiu cazzati li pieti?”.Era un divertimento semplice, ingenuo, che d’estate si pro-

traeva fino alle 21.30. Entro le 22 tutti dovevamo essere in casa. Fu a 15 anni, proprio in una di queste feste, che conobbi la mia attuale moglie. Mi innamorai, mettendo un punto alla mia adolescenza e spensieratezza. Vittorio Stano

IL BORGO ANGELICO Il fascino dell’Italia scoperta in viaggio... stato come fare un salto nel passato, pur mantenendo le caratteristiche del più attuale presente! Si parte per la “solita” meta di cure termali, fulcro dell’annuale viaggio organizzato dall’Amministrazione Comunale di San Cesario. Senza, quindi, alcuna particolare aspettativa ci mettiamo in viaggio e raggiungiamo… Sarnano, piccolo comune in provincia di Macerata. Nessuna particolare aspettativa, e forse è stato proprio questo che ha amplificato il nostro stupore di fronte alla semplicità di questo Borgo (uno tra i più belli d’Italia). Già nel suo antico nome, Sarnanondo, è insito il legame con l’acqua. La parola, in effetti, racchiude una radice indoeuropea (*AR) che riconduce all’acqua corrente e al terreno scavato dall’acqua.

È

Sarnano, infatti, dispone di numerose sorgenti naturali di acque minerali di diversa natura e questo ha determinato condizioni ottimali perché si affermasse anche, ma non solo, come centro termale (ottimo nella prevenzione, nella cura e nella riabilitazione di molte affezioni delle vie urinarie, dell’intestino, dell’orecchio, del naso, della bocca, delle prime vie respiratorie, dei polmoni, delle ossa, delle articolazioni...). Un piccolo angolo di paradiso, insomma, in cui bellezza, tranquillità ed ospitalità si completano in un ambiente sereno e psicologicamente rilassante. A far da cornice a tutto ciò, le lunghe passeggiate e le splendide escursioni a Loreto, Spello, Assisi, Macerata e ancora Sassotetto e il lago di Fiastra (bellissimo lago sito nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini). La sera, rientrati, si continuava in

allegria con canti e balli, come a voler salutare il giorno appena trascorso e pronti ad accogliere le sorprese che ci serbava quello successivo. Probabilmente queste mie poche e semplici parole non basteranno ad esprimere la bellezza di questi posti e, soprattutto, di questo viaggio che, contrariamente a quanto si pensa e dice, non è un viaggio “di” e “per” anziani bensì di giovani, di giovani in spirito, capaci, con la loro vitalità, di fare arrossire molti ventenni. Altrettanto povere risulteranno le mie parole per esprimere il mio più sincero “Grazie!” alla dott.ssa Vincenza Gigante e alla sig.ra Rita Spedicato e all’Amministrazione Comunale che, con pazienza ed amore per il proprio lavoro, hanno reso possibile tutto questo. Grazie! Angelica Amandini

Periodico di politica cultura società Anno XI n. 4 - Ottobre 2012 ISCRITTO AL N. 792/2002 DEL REG. STAMPA DEL TRIBUNALE DI LECCE

Direttore responsabile: Giancarlo Greco. Hanno collaborato: Antonella Perrone, Aristodemo De Blasi, Cristian Nobile, Emanuele Faggiano, Enrico Tortelli, Gianni Nobile, Giuliana Scardino, Giuseppe Nobile, Ilaria Parata, Luca Laudisa, Lucia Luperto, Luigi Patarnello, Luigi Pascali, Marco Pezzuto, Paolo De Blasi, Paolo Verardo, Pierluigi Tondo, Pierpaolo Lala. Redazione: via Umberto I, 65 - San Cesario di Lecce e-mail: redazione@alambicco.com internet: www.alambicco.com facebook: www.facebook.com/redazione.alambicco twitter: @LAlambicco Distibuito gratuitamente a San Cesario, Cavallino, Lequile, San Donato Stampato presso: S.&G. Grafiche - Galugnano (LE) Chiuso in tipografia 9 ottobre 2012 alle ore 23,30


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NEL NOME DI FABER Mino De Santis e Luca Colella: cantautori made in Salento e negli ultimi anni sono balzati agli onori delle cronache numerose band e interpreti (inutile fare i soliti nomi più o meno pop), se la musica popolare e il reggae spopolano nelle piazze e nei circuiti “alternativi”, se in generi considerati di nicchia (elettronica, jazz) sono molti i casi di compositori e musicisti noti a livello nazionale e internazionale, in quella che in Italia fin dagli anni 50/60 si è affermata come canzone d’autore la casella leccese è rimasta spesso sguarnita o non ha dato grandi risultati. Nessuna “scuola”, come fu quella di Genova, Toscana, Roma, Milano, Sicilia, e soprattutto pochi luoghi (sempre in affanno) adatti alla crescita di una scena. Eppure qualche ottima eccezione c’è. Se nel 2004 il leccese Alessio Lega riuscì a conquistare il Premio Tenco come miglior esordio con “Rivoluzione e Amore” (affiancato dai Mariposa) quest’anno in molti hanno fatto il tifo per Mino De Santis che però non è riuscito a

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REUME DI

convincere un numero adeguato di giurati per entrare a far parte della cinquina finale del prestigioso premio dell’altra Sanremo. Dopo “Scarcagnizzu” (Fondo Verri) questa estate è uscito il suo nuovo album “Caminante” (Lupo Editore), il sunto di uno stile che attinge al popolare e lambisce la grande canzone d’autore italiana. “Le caratteristiche di ognuno, e quelle di tutti i personaggi messi insieme, diventano la carta d’identità di un popolo, usanze e modi di fare collettivi. Noi salentini ci caratterizziamo da altri popoli della Penisola, e direi del mondo, per alcune abitudini e modi di fare che sono solo nostri, c’è però da dire che certi personaggi, al di là delle latitudini, presentano delle affinità molto simili, tali da farli somigliare un po’ tutti vuoi per professione o per estrazione sociale”, sottolinea il cantore di Tuglie. Se i testi tinteggiano il Salento attraverso una galleria di personaggi e di storie che diventano simbolo di un’umanità

tenera e grottesca, musicalmente De Santis ricorda una certa produzione di De Andrè, soprattutto quella vicina alla tradizione francese, punto di partenza anche di Luca Colella, trentenne salentino “emigrato” a Torino per motivi di studio. “Storie dell’altra guancia” è un disco ostico al primo ascolto (pubblicato dall’etichetta Dodicilune) e niente affatto scontato. Se De Santis gioca con le rime e l’ironia e tinteggia personaggi, Colella invece scava nelle parole, dando vita ad una sorta di concept album sul mondo contadino. Nei dieci brani del cd, Colella dilata con maestria gli istanti del vivere contadino, li pone in un’altalena di suggerimento e profezia che si rivela valida alternativa al ragliare delle classi alte. Il disco, dedicato a Michele Contegno, cantore e poeta scomparso prematuramente, ospita Donatello Pisanello (armonica, mandola, organet-

to), Ambrogio De Nicola (chitarra classica, elettrica), Daniele Vitali (pianoforte, synth, hammond), Angelo Urso (contrabbasso), Francesco Pellizzari (batteria, percussioni), Rachele Andrioli (cori) e Pierpaolo Caputo (viola da gamba). Due esempi (su queste pagine ne abbiamo fatti anche altri negli ultimi mesi) che testimoniano una sicura vivacità dell’ambiente musicale e culturale. Una vivacità che va alimentata e incoraggiata. Il consiglio è sempre lo stesso. Comprate i dischi dei musicisti e delle etichette locali e andate alla ricerca dei live nei posti più sperduti. La vostra idea di questa terra sarà sicuramente più completa. Altro che immobilismo… Pierpaolo Lala

E DINTORNI

LUCA LAUDISA •

Ed anche la popolare rubrica del nostro fisioterapista di fiducia, Luca Laudisa, volge al termine. Ultimo appuntamento dedicato al nome della rubrica: le reume! In gergo comune si definisce reuma tutti quei dolori che ogni tanto si presentano soprattutto al cambio di stagione o nelle giornate molto umide. In realtà per reumatologia si intende quella branca della medicina che si occupa delle condizioni morbose che interessano l’apparato muscolo-scheletrico ed i tessuti connettivi dell’organismo. Le malattie reumatiche possono interessare ossa, articolazioni e muscoli, ma anche gli organi interni (ad esempio cuore, cervello, polmoni etc), i vasi ed i nervi. La patologia reumatica più diffusa è l’artrosi, classificata come reumatismo degenerativo. E’ un processo degenerativo che interessa inizialmente la cartilagine articolare che ricopre le estremità ossee, per poi coinvolgere progressivamente anche l’osso. Le aree colpite più frequentemente sono: le dita della mano, il ginocchio, la colonna vertebrale (artrosi cervicale e lombare) e le anche (coxartrosi). Ciò non toglie che possa colpire anche le altre articolazioni. Con il passare del tempo le estremità ossee diventano meno lisce. In questa situazione i tendini e i muscoli sono sottoposti a sollecitazioni inconsuete che provocano sovraccarico, dolori, rigidità e una minor mobilità. L’artrosi viene trattata con antidolorifici, antinfiammatori e soprattutto con

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FISIOTERAPISTA

terapie fisiche. Nelle fasi infiammatorie acute sono indicate le pomate e le creme a base di sostanze antinfiammatorie, nonché l’applicazione di borse di ghiaccio per lenire il dolore. I pazienti possono effettuare anche esercizi di rieducazione motoria per aumentare il tono muscolare e migliorare o mantenere la mobilità articolare. L’artrite è un’infiammazione a carico dei tessuti molli delle articolazioni del corpo umano dovuta a diverse cause: metaboliche, traumatiche, infettiva, autoimmune, idiopatica. Esistono diverse forme di artrite acuta o cronica e solo accurati test ematologici e del liquido sinoviale prescritti dallo specialista reumatologo potranno porre una diagnosi precisa. Le prime, assai diffuse, sono per lo più causate da batteri e provocano gonfiore e rigidità; le seconde includono forme aspecifiche che costituiscono il processo evolutivo dell’artrite acuta e forme specifiche, più frequenti, quali brucellosi, tubercolosi etc. L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica della membrana sinoviale, autoimmune: il sistema immunitario che dovrebbe difendere l’organismo da agenti esterni nocivi attacca invece componenti propri dell’organismo. L’infiammazione provoca dolore, rigidità, gonfiore, calore e rossore. A questi problemi si possono aggiungere: febbre, anemia, fatica e perdita di peso. Colpisce prevalentemente le articolazioni, ma può coinvolgere anche il sistema nervoso, l’apparato respiratorio, l’appa-

rato cardiocircolatorio ed il sangue. Le articolazioni colpite possono perdere la loro struttura e la capacità di eseguire movimenti normali. Una sua caratteristica è quella di colpire in modo simmetrico, ovvero sui due lati del corpo contemporaneamente. Il trattamento delle artriti, in linee generali, consiste nell’utilizzo di antibiotici e sulfamidici per quelle acute e di infiammatori e cortisonici per

le artriti croniche. Terapia fisica, kinesiterapia (terapia del movimento), dieta e integratori dietetici sono utili supporti. E con queste ultime informazioni porto a termine l’ultimo appuntamento di questa rubrica, ringraziando la redazione e tutti voi che avete letto le mie indicazioni. So che vi mancherò, ma ogni volta che una vostra “reuma” si farà sentire sono sicuro vi ricorderete di me!


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LA RIVOLUZIONE NON RUSSA Domande su questioni di ieri che ripropongono un tema sempre attuale. L’eterno interrogativo sul “Che fare?” che si ripropone ancora oggi. intervista di Giancarlo Greco, rappresentante di una generazione venuta “dopo”, si dipana, per mezzo della memoria di Valentino Parlato, in una Storia scritta “prima”. Un protagonista di una vicenda importante, quella de “il manifesto”, ripercorre quarant’anni della recente Storia di parte della sinistra Italiana mettendo a nudo intuizioni e limiti di un travaglio politico che, anche se su uno scenario ben diverso, ancora si pone in forme più drammatiche alla sinistra italiana ed europea. “Il manifesto”, gruppo di intellettuali comunisti, “radiati” e non “espulsi” dal P.C.I., che nel 1969 danno vita alla rivista e poi al quotidiano omonimo, che tentano alleanze con parte di quella che si chiamava “sinistra extraparlamentare” per dare una nuova “forma partito” al socialismo. “Radiati” perché eretici. Eretici perché alternativi al “socialismo reale”. Intellettuali “organici” non conformi alla linea interventista in Ungheria del ‘56, nettamente schierati contro l’invasione sovietica della Cecoslovacchia del ‘68, che attraverso l’analisi sociale e del Movimento Operaio rifiorente in quegli anni, perseguirono il rinnovamento a sinistra per adeguarla alle trasformazioni sociali sopraggiunte. “Aprire una ferita feconda” a sinistra per andare a sinistra. La stessa questione di oggi: rifonda-

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re la sinistra a sinistra. O meglio, fermare ed invertire la “deriva” verso il centro avviata dopo il 1989. Grandi intuizioni dettate da lucide analisi che facevano de “il manifesto” gli “intellettuali” della sinistra dei primi anni ‘70. Analisi che tendevano ad allargare lo spazio politico sulla linea di scontro tra la sinistra storica e parlamentare e la nuova sinistra detta extraparlamentare composta da varie sigle a volte non tutte di ispirazione marxista-leninista o solo marxiana, ma anche libertaria, liberal, radicale. Una posizione, quella de “il manifesto”, sempre oscillante tra il movimentismo operaista e la necessità spiccatamente leninista di dar forma al partito, alla rappresentanza, in ossequio al bisogno di sentirsi “avanguardia” della classe operaia. Grande limite quello della sinistra storica non vedere e non accogliere le istanze di rinnovamento poste dai movimenti giovanili e di protesta tra il ‘68 ed il ‘77. Gli “intellettuali” de “il manifesto” intuirono questa necessità ma, a mio parere, non la portarono alle estreme conseguenze. Focalizzarono la fase matura del capitalismo italiano, si convinsero che “…il Partito dovesse interpretare le spinte che venivano dall’esterno (operai e studenti soprattutto) e avviare una fase di profondo cambiamento” invece di avanzare “…le prime esplicite ambizioni di governo.”, ma pensarono,

da attenti militanti riformatori del Partito, che i Movimenti e le istanze sociali, civili ed esistenziali che rappresentavano dovessero essere ricondotte all’interno della forma partito, non cogliendo che i Movimenti portavano nelle piazze nuovi disagi allo stato nascente quali il precariato giovanile, i diritti civili ed individuali, la democrazia, il diritto allo studio e la liberazione delle donne, sessuale e delle minoranze. “Non sono mai stato un sessantottino, non ho mai portato l’eschimo e non sono mai stato infatuato della libertà sessuale di quegli anni; non pensavo che si stesse facendo la rivoluzione, ma era un grande momento di trasformazione del paese che andava colto… - dice Valentino Parlato - ed il PCI era inadeguato e distante”. I Movimenti degli anni 68/77 offrivano in un crogiuolo infuocato e contraddittorio i temi su cui fondare una moderna sinistra occidentale ed europea temi che destavano solo un’attenzione fenomenica e non sostanziale. Fu certamente un’occasione sprecata perché comodamente bollata o “criminalizzata”. Riferendosi al Movimento del ‘77 dice ancora Valentino Parlato: “Nonostante la posizione critica del nostro giornale verso i teatrini della politica… Io stesso fui diffidente e pessimista circa quei giovani che riempivano le piazze e le strade, e pur considerandoli prodotto naturale della nostra storia precedente, li definì, in uno dei miei articoli, dei “vuoti a perdere”.

Valentino Parlato La rivoluzione non russa Quarant’anni di storia del manifesto a cura di Giancarlo Greco pp. 192 • euro 14 Manni Editori, 2012

Lo sforzo della sinistra intellettuale “radiata” dal PCI e aperta a cogliere i “segni dei tempi”, così come ci si esprimeva in campo ecclesiastico in quegli anni, impegnata ad analizzare il “capitalismo maturo” non poteva arrivare a comprendere i segni della “società postindustriale” che si affacciava con tutte le sue contraddizioni che oggi cominciano a produrre i loro effetti. Luciano Foresta

IL DIARIO ELEMENTARE DI LIVIO ROMANO

L’AMORE È MAGIA A PALAZZO

Il 28 ottobre a “l'alambicco” tornano i “Dialoghi d’autore”

Il 22 ottobre Giovanni Ciminna presenterà la sua raccolta di poesie

iprendono gli appuntamenti di “Dialoghi d’autore”, la rassegna culturale permanente dell’associazione “l’alambicco”. Il prossimo appuntamento sarà con un’ospite d’eccezione, una delle voci più importanti e note del Salento letterario: Livio Romano. In questo suo nuovo lavoro, Diario elementare (edito da Fernandel), Romano racconta la storia di un maestro elementare, ultimo discendente di una stirpe di insegnanti, attraverso le parole del suo diario, dove annota giorno dopo giorno il suo anno scolastico. Fra tagli alla spesa e bizzarre direttive ministeriali, colleghe pittoresche e genitori bisognosi di supporto psicologico, procedendo faticosamente nelle secche dell’ideologia aziendalistica e del vuoto dei valori di riferimento della moderna società occidentale. Con verve umoristica, impeto satirico e un gusto ininterrotto tanto per l’annotazione di costume quanto per il tocco di puro mémoire, Romano ci guida in quel che è rimasto della «scuola elementare migliore del

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Livio Romano Diario elementare pp. 184 • euro 13 Fernandel, 2012

mondo» – che è come dire della società italiana in generale, descritta da quel particolarissimo punto di vista che è la provincia profonda del Sud della penisola. A dialogare con Livio Romano, la scrittrice Elisabetta Liguori. Appuntamento per domenica 28 ottobre, alle ore 19,30, presso la sede dell’associazione “l’alambicco” (via Umberto I, 65, San Cesario di Lecce).

’avventura letteraria di Giovanni Ciminna, al suo esordio poetico con il volume L’amore è magia... e ospite del numero di luglio del nostro giornale (con una bellissima intervista di Luigi Patarnello), continua con successo. La prossima tappa sarà la presentazione del libro, la prima a San Cesario, che si terrà il 22 ottobre, alle ore 19,30, presso la sala consiliare del Comune. A dialogare con Giovanni Ciminna sulla sua opera ci sarà Lucio Totaro, autore tra l’altro della prefazione alla raccolta. Coordina Luigi Patarnello. Letture a cura di Dalila Genni.

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Giovanni Ciminna L’amore è magia... pp. 100 • euro 12 Luca Pensa Editore, 2012


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INCANTI E TRADIMENTI Il nuovo lavoro di Triace, tra tradizione e contaminazioni l viaggio di Triace parte dalla tradizione del Salento, rivisitata in una chiave del tutto innovativa, dove le tre artiste incontrano le suggestioni di un linguaggio nuovo e contemporaneo attraverso l’uso della polifonia, la programmazione elettronica e il pianoforte di Marco Rollo; ma anche il jazz, l’improvvisazione, le atmosfere acustiche ed elettroniche dub/tecno, e la Sardegna, quella speciale di Paolo Fresu, Elena Ledda, Mauro Palmas, Marcello Peghin, Silvano Lobina, Maurizio Geri, Andrea Ruggeri, Sandro Fontoni, e quella del Quartetto d’archi dell’Orchestra da Camera della Sardegna, ospiti d’eccezione in alcune delle 12 tracce di questo lavoro discografico. Dopo un lungo lavoro di reintepretazione, con questo “Incanti e Tradimenti” (prodotto da S’Ardmusic e Elena Ledda - primo progetto con cui la voce più importante della Sardegna intraprende la strada di produttore discografico) Triace si misura nella composizione di brani inediti. “Ho conosciuto Triace nel 2007 - ci racconta Elena Ledda - erano un vulcano di passione e talento. Li ho ritrovati sul mio cammino lo scorso anno. Quando ho sentito i loro brani ho deciso che era giunto il momento di mettere a frutto le mie ambizioni e che sarei stata il produttore di questo lavoro. La freschezza della loro musica, il colore delle loro voci, la maturità espressiva, la consapevolezza della loro forza iden-

CALENDARIO

QUELLI DEGLI ANNI ’80 I colori, le emozioni, i ricordi protagonisti della nuova edizione del calendario “l’alambicco 2013” con le vostre istantanee fino al 1989

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RUSCIU

DI LUIGI PASCALI

Erano gli anni settanta, a S. Cesario c’era un clima “frizzante”, vi era una intensa attività socio-culturale, circoli, dibattiti, cineforum… la piazza era vissuta pienamente come Agorà: luogo di incontro, aggiornamento, discussione, scontro ideologico e politico e, perché no, di “pettegolezzo”! Noi poco più che adolescenti cominciavamo ad assaporare i primi sentori di “liberta”, concretizzatisi con la possibilità di fumare in pubblico, di frequentare di tanto in tanto Lecce di sera, grazie a qualche fortunato amico già patentato ma soprattutto automunito (quiddra te lu papà)… Niente di straordinario, ma lu calzone e la birra alle Dolomiti e il successivo giro in macchina nei quartieri dove le “signorine” offrivano i loro favori, con tanto di “esposizione della merce” (guardare e non toccare) rappresentavano una tappa importante verso il traguardo (ambito) della “maturità”... la promozione definitiva ad adulto: “M’aggiu fattu ranne!”. In questo contesto emergeva una

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uello che ormai è diventato un appuntamento atteso del nostro giornale con i suoi lettori ritorna puntuale anche quest’anno: la realizzazione del Calendario de “l’alambicco” 2013. Per l’edizione di quest’anno, dopo il successo del calendario 2012, con foto fino agli anni ‘70, abbiamo pensato di fare un ulteriore salto in avanti, nei favolosi anni ‘80. Non c’era internet in quegli anni, niente iPhone e iPad per fermare in qualunque momento un’immagine; eppure anche noi potevamo vedere la foto appena scattata; la magia di ottenere una foto immediata con la mitica Polaroid è un ricordo che accompagna sicuramente molti di noi. E allora via, a cercare qualche istantanea custodita in un album ricordi o tra le pagine di un libro per continuare ad emozionare, a sorridere, a rivivere luoghi e istanti di vita personale, familiare, comunitaria. Ed essere così protagonisti del nuovo calendario.

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titaria, la gioia, i pianti, l’inesauribile entusiasmo, mi hanno totalmente travolta. È stato appassionante lavorare con Emanuela, Alessia, Carla e Marco.” Nonostante i timbri assai diversi, Emanuela, Alessia e Carla si scambiano i ruoli, si intrecciano, dialogano, si inseguono, percuotono il filo del tempo incastrando perfettamente parole e accenti. Il linguaggio della cultura popolare si fa armonia, ricerca, novità, amore per la musica e rispetto per la propria terra, e diventa un accordo perfetto. “Incanti e Tradimenti” è un disco riuscitissimo, prova di una maturità piena e colonna sonora ideale per un Salento multiculturale, capace di imporsi con forza sulla scena culturale nazionale.

Potete farci avere le vostre foto entro il 5 novembre, portandole nella sede dell’associazione (via Umberto I, 65 a San Cesario) ogni lunedì dalle ore 20 alle 21.30 oppure contattarci ai seguenti racapiti per concordare il ritiro:

tel. 392.7104152 redazione@alambicco.com

Annina, regina dei pupi figura importante ma dimenticata della nostra cittadina (a dire il vero sono tanti i dimenticati; si direbbe che San Cesario ami molto poco i propri figli, che pure hanno dato lustro al Paesello). La figura in questione è Anna Cucurachi meglio conosciuta come Annina. Dietro un aspetto esile, semplice, elegante, un viso eternamente sereno, pettinatura “anni trenta”, due occhietti chiari, quasi completamente incavati, che una voce sottile e gentile illuminava come due faretti, Annina celava un vero e proprio talento da grande artista. Annina era una vera e propria virtuosa dell’uncinetto, ma non si limitava ad elaborare merletti e trine: il suo estro l’aveva spinta a creare delle vere e proprie “sculture di filo”, realizzando numerosissimi soggetti, che spaziavano dalla squadra di calcio alla riproduzione dell’effige del Pontefice, semplicemente annodando (con l’uncinetto) sapientemente fili di lana multicolori, attribuendo con pazienza certosina il giusto spessore, il giusto colore, il giusto tipo di “nodo”,

realizzando numerosissime composizioni plastiche, apparentemente semplici, elementari, ma di una difficoltà di ideazione e realizzazione estrema e, soprattutto, unica, senza eguali, che trovava il top nella realizzazione di complicatissimi “cesti di fiori” in una sorta di bassorilievo, una meravigliosa esplosione di nodi e colori che incantavano quanti si soffermavano a seguirne la trama. Annina ben presto divenne molto nota, e realizzò numerosissime mostre su tutto il territorio, ricevendo lusinghieri consensi non solo di pubblico, ma anche di critica. Numerose sono infatti le recensioni che le furono dedicate e, sorprendentemente, non solo per le sue realizzazioni all’uncinetto, ma anche per le numerose poesie che scriveva e che erano premiate in molti concorsi. Poesie che, indegnamente, io definivo “splendide pillole di poesia naif”. Con la scomparsa di Annina non si ha più notizia (almeno ufficialmente) dell’importante patrimonio che ci ha lasciato, anche se in molte case, per fortuna, fanno bella mostra di sé molti suoi

quadri; anch’io posseggo uno splendido cesto di fiori, uno dei pochi regali di nozze, quando non si usavano ancora le “liste” e a chi risiedeva al Nord (per lavoro), si regalava “la busta”, “tantu casa nu ne sta fannu!”. Mi piace immaginare Annina seduta su un trono realizzato naturalmente all’uncinetto, con una corona a forma di uno dei suoi cesti, in mano uno scettro d’oro a forma di uncinetto, e alla sua corte l’intero stuolo dei personaggi che lei stessa ha realizzato, come si conviene ad una vera regina… dell’uncinetto! Intanto se qualcuno volesse cominciare a pensare di rivalutare questa artista, figlia di San Cesario, non sarebbe male, magari sarebbe di buon auspicio e di speranza per tutti gli altri dimenticati… o accantonati!

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CUMMENNA, UN SOGNO DURATO 7 ANNI A giorni prenderanno il via i lavori per la ristrutturazione e il rilancio del Campo sportivo di Lequile ono 7 anni che inseguivo il sogno di portare in consiglio comunale il nuovo progetto del Campo Sportivo Comunale San Vito Martire o, come lo ricordano in tanti, “La Cummenna”. Risale infatti al 2004, quando l’A.S.D. Aquila Lequile, di cui io ero Presidente, aveva la gestione per un anno dell’allora malconcia struttura del campo sportivo, il progetto di mettere in sicurezza e rilanciare una struttura così importante per il nostro territorio. Quello stesso anno mi candidai con la lista “La Rondine” di Fabio Lettere. Vincemmo le elezioni e fui eletto consigliere. Il neo Sindaco si mostrò subito d’accordo nell’impegnarsi a trovare finanziamenti utili a realizzare la messa in sicurezza dell’impianto. Così, grazie all’Assessore Salvatore Capone dell’allora Giunta Pellegrino, riuscimmo a mettere assieme circa 230mila euro, di cui 125mila con fondi comunali. Tuttavia, quest’ultima somma non fu mai deliberata dalla Giunta Lettere. Per fortuna, la nuova Amministrazione Caiaffa se ne prese carico facendo sì che il progetto non andasse perduto e l’Assessore provinciale Cuomo ripristinò il cofinanziamento. Nell’agosto di quest’anno è stato portato in consiglio comunale e approvato con voto unanime il mega progetto da 950mila euro presentato dalla Mar.ans, aggiudicatrice del project financing, la quale gestirà la struttura per 20 anni. Manca solo l’inizio dei lavori e poi Lequile, finalmente, avrà una struttura ad alto impatto sociale, con un campo di calcio in erba sintetica d’ultima generazione (praticamente la versione moderna del

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campo di Novara, che gioca in Serie A), due campi di calcetto con 8 spogliatoi e un parco giochi per i più piccoli. La convenzione, che verrà stipulata in questi giorni, prevede inoltre che le scuole di Lequile possano usufruire gratuitamente della struttura nelle ore di lezione. Ma il progetto non si ferma qui: punta di diamante è la scuola calcio che nascerà grazie al coinvolgimento di tecnici qualificati, con tariffe agevolate per i cittadini di

Lequile, e che interagirà con i servizi sociali. Insomma, un vero fiore all’occhiello, che rappresenta solo l’ultimo dei progetti di rilancio dello sport lequilese. Il prossimo obiettivo? Un sogno: poter realizzare una piccola piscina per i soggiorni estivi ed un Campo di Calcetto rionale, magari in piazza Beethoven in modo da riqualificare la Villetta, molto spesso sfregiata da vandali. Tonio Lezzi

DUE ALI PER VOLARE Un libro-testimonianza sul coraggio di lottare contro la malattia unedì 6 agosto scorso è stato presentato nell’aula consiliare di Lequile il libro Due ali per volare di Anna Maria Morra. L’aula era gremitissima e vi erano il Sindaco Antonio Caiaffa, l’assessore alla cultura Emidio Buttazzo e il giornalista, inviato della “Gazzetta del Mezzogiorno”, Tonio Tondo. “Vivere è abbandonarsi come un gabbiano all’ebrezza del vento”, così pregava don Tonino Bello, pur se oramai debilitato dalla sofferenza, quel dolore fisico che ci accomuna tutti, dandoci un senso di precarietà, disperazione

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e sconforto. L’umana vicenda dell’autrice, raccontata in questo volume, ci rimanda al 1992, quando don Tonino, già operato di cancro, salpò da Ancona, raggiunse la costa dalmata e marciò con cinquecento volontari sino a Sarajevo (in quel momento centro di una guerra assurda). Parimenti, Anna Maria attraversava l’Italia, nella lunga notte del 13 settembre 2005, scomodamente distesa su un lettino d’ambulanza, per raggiungere il policlinico San Matteo di Pavia, attaccata a un filo di vita e di speranza. Lei che rivendicava, più volte, il diritto di essere mamma e moglie (“una mamma – diceva Oriana Fallaci, che invece madre non fu mai – non può permettersi il lusso di ammalarsi”), affrontando con stoicismo il dolore e cercando con forza la guarigione. Infatti, conclude il suo libro scrivendo “vorrei sconfiggere questo mostro! Non ho paura, il Signore mi ha fatto crescere nella fede standomi sempre vicino. Grazie Signore!”. Coraggio Signora Anna Maira, che tu possa riprendere il volo verso l’im-

menso amore per la tua famiglia e tutti i concittadini. Il 19 agosto ho saputo della sua morte, quando avevo già scritto questo breve articolo. Ho pensato di non cambiare il contenuto. Certamente la signora Anna Maria avrebbe approvato queste scarne considerazioni. Il travaglio, le passate sofferenze, l’immensa sua fede, ci ricordano il Vangelo di Matteo (cap. 24, vv. 42-44): “Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore verrà. Se il padrone di casa sapesse in quale ora viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. State pronti, perché nell’ora che non immaginate, il figlio dell’uomo verrà”. Da oltre vent’anni partecipo con mia moglie all’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca contro il Cancro – c/c postale 307272) e alla Lega Italiana per la lotta con i tumori, guidata dal dott. Serravezza (c/c postale 15441736). Chi può, dia il suo contributo... per volare sempre più in alto con le ali della speranza. Vito Carignani


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ALLA SCOPERTA DEI SAPORI DI QUALITÀ Buono giusto e pulito: il piacere del palato con “l’oro in cantina”, la rassegna di degustazioni e visite guidate de “l’alambicco” e Slow food itornano, come da tradizione oramai consolidata, gli appuntamenti con i piaceri del palato curati da “l’alambicco” e da Slow food. Il primo appuntamento di questo nuovo ciclo è fissato per venerdì 19 ottobre, alle ore 20,30 presso la nostra sede (Via Umberto I n. 65, San Cesario). Protagonista della serata, guidata da Michele Marangio (sommelier Ais, collaboratore della guida ai vini “Slow wine”), sarà la cantina Palamà di Galatina. Come consuetudine, verremo accompagnati in un viaggio tra sentori e sapori di 3 vini Palamà che verranno abbinati a stuzzicherie di prodotti di qualità capaci di esaltare il gusto e

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le proprietà organolettiche del “nettare divino”. Domenica 18 novembre, secondo appuntamento del ciclo “L’oro in cantina”, l’intera giornata sarà dedicata a una visita guidata a Gioia del Colle. Lì saremo ospiti di una delle cantine più note della città per poi spostarci in un ristorante suggerito da Slow food. Per entrambi gli appuntamenti, è necessario prenotarsi per tempo telefonando al 392.7104152. Seguite sempre il nostro sito per conoscere i dettagli degli appuntamenti e le altre nostre iniziative: www.alambicco.com

AMICI SI DIVENTA Il Circolo degli Amici compie gli anni e lancia nuove iniziative. Abbiamo incontrato il presidente Ginetto Capoccia.

Presidente, com’è nato il circolo e qual era il suo scopo principale? Il Circolo degli amici è nato il 24 settembre 1879 alle ore 18, anzi alle ore 6 pomeridiane, con la prima riunione dell’Assemblea dei 38 soci fondatori: è l’associazione laica in attività più antica di San Cesario. Nella pubblicazione “Busso…la meglio” del 1999 è descritta la storia del Circolo dalla sua nascita con le riproduzioni originali dei principali verbali di Consiglio e d’assemblea che riassumono le attività e le vicissitudini del Circolo. Per dirla come l’articolo 1 dello statuto che sostanzialmente oggi è uguale a quello del 1879 il circolo ha per scopo la conversazione, la lettura dei giornali, il gioco non proibito ed ogni altro utile e dilettevole divertimento.

Oggi quali sono le attività del circolo? Il circolo ha mantenuto caratteristiche per lo più ricreative e si è aperto a nuove attività come la festa sociale, la festa di primavera e alcune attività culturali quali la visita del centro storico di Lecce e l’annuale gita sociale. Disponiamo di una ricca ed interessante biblioteca con pubblicazioni antiche e davvero interessante è la raccolta di riviste dal 1879 al 1929. Prima il circolo rappresentava una valvola di sfogo per i soci che scaricavano le tensioni quotidiane nel gioco e nella conversazione, oggi si corre di più e tutto viene consumato più velocemente, ma siamo sicuri che la memoria storica del circolo sarà preservata e magari il circolo ritornerà alla grande partecipazione degli anni passati. Chi erano e chi sono i soci del circolo cittadino? Nel tempo sono stati soci del Circolo

molti personaggi che hanno lasciato un importante segno nella vita sociale ed economica del paese; scorrendo i verbali di Consigli d’Amministrazione e di Assemblee, ma anche dalla memoria dei soci più avanti negli anni, abbiamo trovato nomi che hanno dato lustro al Paese ed alcuni sono oggi giustamente ricordati con l’intestazione di vie e scuole di San Cesario. Il numero dei soci è stato sempre oscillante si è passato dai 38 soci del 1879 ai 58 del 1944 fino ai 108 del 1999. Oggi siamo 21 è l’età va dai 56 anni del socio più giovane agli 86 del più anziano e le attività sono ridotte come il numero dei soci. Una campagna d’iscrizione agevolata e un cartellone ricco di novità: cosa bolle in pentola? Non possiamo e non vogliamo disperdere o abbandonare il patrimonio di persone beni e memorie appartenenti a questo nostro circolo, per questo abbia-

mo indetto una campagna di nuove iscrizioni aperta a tutti coloro, uomini e donne, giovani e meno giovani, che vorranno continuare a far vivere e far operare questa antica illustre istituzione. Questa campagna ha portato solo ad oggi 8 nuovi soci e circa 10 soci annunciati e ha prodotto un programma che fino al prossimo dicembre prevede un torneo di burraco, un corso di biliardo, un corso di poker texano e dulcis in fundo una festa per la ricorrenza per il 133° compleanno del circolo; ma altra acqua bolle in pentola perché il circolo si rinnova con un nutrito gruppo di giovani senza rottamazione dei soci più anziani. Informazioni: Circolo degli amici Via Umberto I, 8 San Cesario Tel. 347 1007658 Mail: circoloamici@virgilio.it Facebook: Circolo degli Amici

Ap e rt o t u t t i i g io r n i L a dome n ic a a nch e a pra n zo Via Ugo La Malfa 23/a - 73016 San Cesario di Lecce - Tel. 0832.202918 - cell. 349.1789328 - info.aldebaran@virgilio.it

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TORNA A “CASA” IL TROFEO TRE CASALI Grande successo per la mezza maratona organizzata dall’Asd Tre Casali di San Cesario n circa cinquecento hanno dato vita domenica 9 settembre partendo da Piazza Garibaldi alla 6^ edizione del Trofeo Tre Casali, gara di 10 km, valida quale 9^ prova del circuito provinciale Salento Tour. Giornata praticamente estiva con tanto caldo ma che nulla ha potuto contro la carica agonistica dei tantissimi atleti, arrivati da ogni parte della Puglia e da altre regioni italiane. La manifestazione organizzata dall’Asd Tre Casali di San Cesario presieduta da Luigi Renis in collaborazione con l’AVIS e con la Pro Loco è diventata ormai un appuntamento fisso del panorama podistico pugliese, le tante presenze e il calibro degli atleti confermano l’interesse che la gara di San Cesario ha nel mondo sportivo. Primo giunto al traguardo con il tempo di 33’25” l’atleta del Gruppo Sportivo Esercito Italiano Buttazzo Giammarco, con origini di San Cesario che da anni difende i colori della Nazionale Italiana di mezzofondo. Prima delle donne con il tempo di 40’40” l’atleta del Gruppo Sportivo Amatori Corigliano Bernardo Paola. Molto bene hanno fatto alcuni degli atleti della società del nostro paese

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NOSTRI PRIMI 40 ANNI

utto è nato dalla disponibilità di un gruppo di quarantenni che si sono interessati a riunire i “ragazzi” del 1972. Rintracciare tutti non è stato facile: c’è voluto l’aiuto dell’anagrafe comunale perché molti non erano reperibili tramite facebook. Nel decidere la data dell’evento si è scelto “scaramanticamente”: venerdi 17 agosto. Molti alla notizia della data hanno storto il naso perché considerata di cattivo auspicio, ma nonostante questo si è voluta mantenere la data scelta. L’invito è stato rivolto a numerose persone nate nel ‘72 e, a sorpresa, il numero di quelli cha hanno aderito è stato 40! Destino o casualità? La serata è iniziata con la proiezione

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come Piccirillo Giuseppe che seppur non in ottime condizioni fisiche ha chiuso la gara col tempo di 34’46” classificandosi 4° assoluto e 1° della sua categoria, a seguire Costantini Giovanni, Taurino Carlo, Gigante Cesare e Taurino Alberto tutti atleti giunti nelle prime posizioni. Da sottolineare la partecipazione, dell’atleta disabile la salentina Grazia Turco che nel 2011 si è laureata maglia rosa correndo in handbike in giro per l’Italia. Si è disputata una gara riservata alle categorie giovanili dove i piccoli atleti si sono sfidati partendo dalle distanze di 200 e 1500mt. Alla premiazione hanno preso parte il Sindaco di San Cesario Andrea Romano, gli Assessori Daniela Litti, Giancarlo Greco e Salvatore Capone oltre alla presidente dell’Avis Sig. Concetta Potuto. I premi per i vincitori sono stati offerti dalla ditta Belligiano Tiberio di San Pietro in Lama. Il ricavato della manifestazione per il tramite dell’Avis San Cesario è stato devoluto a Telethon. La classifica completa può essere consultata sul sito http://www.fidal-lecce.it

di alcune nostre foto del passato e si doveva indovinare, come in un quiz, chi di noi era il personaggio ritratto. Sono state proiettate anche foto di amici che il destino ha portato via con sé prematuramente; così, la commozione ha lasciato il passo a un grosso e spontaneo applauso. Tanto si è fatto quella sera e tanto altro si sarebbe potuto fare per questo abbiamo pensato di non lasciare che la “rimpatriata” rimanesse un evento isolato: abbiamo deciso di continuare a ritrovarci, tutti assieme, per festeggiare i 50 anni. Speriamo nelle future generazioni di quarantenni affinché continuino questa tradizione che è già consolidata in altri paesi e che vede il Comune come organizzatore di questo caratteristico evento. Per chiudere ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato alla serata e ringraziamo anche “l’alambicco” per averci concesso questa opportunità di informare tutti. Luca Masciullo Maurizio Micella

L’Asd Tre Casali è divenuta una realtà del nostro territorio, 115 associati, tra questi 40 atleti delle categorie giovanili (dai 6 anni), i restanti dai 16 anni sino al nostro più longevo atleta, Mario Manni, 72 anni di Cavallino. Tutti partecipano ai vari campionati provinciali, regionali e nazionali. L’Asd Tre Casali si occupa tra l’altro di avviamento motorio e della pratica all’atletica leggera destinata ai ragazzi e della preparazione fisica dei candi-

dati allievi a tutti i concorsi militari con tecnici qualificati e istruttori federali. L’attività viene svolta presso il campo Coni di via Giammatteo a Lecce mentre il prossimo appuntamento organizzato della ASD Tre Casali è per domenica 3 marzo 2013: 3^ Mezza Maratona Nazionale “Corri a Lecce”. Info: Luigi Renis 347.3105124 gigirenis@gmail.com asd.trecasali@alice.it

POLISPORTIVA:

PRONTI A PARTIRE opo la meritata salvezza della passata stagione, è ormai ripartita la nuova avventura calcistica 2012/2013 della Pol. D. San Cesario Aria Sana con rinnovato impegno, grande professionalità e voglia di tutto l’organico. È per questo che la dirigenza quest’anno ha impiegato numerose risorse e programmato la stagione da tempo per un altro anno di gioie e soddisfazioni anche a livello giovanile. Artefici di questo nuovo progetto sono i dirigenti Gino Mattei per la Prima Squadra e Marco Lezzi per il Settore Giovanile che all’unisono hanno condotto una campagna acquisti mirata al rinnovamento e al miglioramento di tutto l’organico, rimodulando un’organizzazione che ha portato grandi soddisfazioni sia nel Campionato Promozione LND ma soprattutto dal Settore Giovanile e dalla Scuola Calcio esempi di sana gestione e frutto di passione, impegno e competenza. È doveroso ricordare i fantastici risultati ottenuti dalle formazioni categorie Allievi e Giovanissimi, entrambi vincitrici dei rispettivi campionati regionali ed in particolare della Squadra

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Giovanissimi che ha ottenuto il titolo di “Campione Regionale Assoluto” e ben comportandosi nella fase finale nazionale per il titolo di Campione d’Italia. Proprio per questo due nuovi acquisti che non hanno bisogno di presentazione alcuna: Checco D’Amblè (quasi vent’anni di calcio professionistico) e Cristian Mortari (con altrettanto curriculum) hanno sposato il progetto Pol. San Cesario diventando in ordine calciatori della prima squadra, tecnico della Juniores Regionali e tecnico Giovanissimi Prov.li, rinunciando a palcoscenici più importanti. Parallelamente all’attività agonistica opera la Scuola Calcio Qualificata riconosciuta dalla FIGC, che quest’anno giunge alla sua 17^ edizione. L’attività ludico-sportiva, strutturata con una eccellente organizzazione e professionalità e supportata da esperti e qualificati istruttori, da questa stagione è impreziosita dal nuovo campetto in erba sintetica di ultima generazione messo a disposizione dall’Amministrazione Comunale, da sempre vicina alle problematiche socio-sportive del territorio.


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COLORI INFUOCATI Arnaldo Miccoli ha girato e continua a girare il mondo. Attraverso le sue opere porta l’amore per la campagna e tutta la natura, fonte di continua ispirazione. Le sue opere sono in collezioni pubbliche e private in Europa e negli Stati Uniti ma anche in Messico, Canada, Giappone, Israele. Lei è un’artista completo. Qual è la sua storia di crescita personale che l’ha condotta al mondo dell’arte e perché la scelta della pittura? Credo che l’arte sia venuta da me poi io sono andato nell’arte. Sin da bambino ho cominciato a graffiare su qualsiasi superficie mi trovassi intorno, persino sulle angurie. Ho coltivato questo amore per l’arte, a divertirmi con l’arte, sin da bambino, fin quando mi hanno visto altri anzitutto i miei insegnanti della scuola elementare che mi hanno incoraggiato. La grafica e la pittura mi hanno sempre appassionato. Inoltre, viviamo in Italia, un Paese dove siamo circondati dall’arte: chiese, strade, balconi. Questo mi ha portato ad avvicinarmi ancora di più all’arte e alla pittura.

Cosa l’ha spinta a lasciare l’Italia, Cavallino, per trasferirsi in America? Venivo dagli studi classici, poi sono passato all’artistico perché avevo nel sangue l’arte. Dopo la scuola mi sono trasferito a Roma, dove ho iniziato a studiare scenografia all’Accademia delle belle arti, capendo tuttavia che la mia vocazione non era fare lo scenografo, ma fare il pittore e sono passato con Gentilini alla pittura. Negli anni ‘60

avevo già fatto alcune esposizioni, addirittura in via Margutta nel ‘61 dove vinsi un premio con opere all’avanguardia. Ho conosciuto Rita, mia moglie durante gli anni dell’Accademia. Ho lasciato l’Italia nel ‘65 e insieme lei ci siamo trasferiti in America. Qual è il ricordo più bello che conserva dell’esperienza americana? Sicuramente la mia prima mostra a New York. Avevo cominciato a lavorare per un giornale italo americano e conosciuto le prime persone italiane in America che contavano, tanto che questa prima mostra fu presentata da un reporter molto conosciuto, Ruggero Orlando, che trasmetteva come corrispondente per l’Italia da New York, al pari di Antonio Caprarica. Fu un’esperienza stupenda, un vero successo. È stata la mia prima vera mostra. Quali sono stati i suoi riferimenti artistici e culturali? Tutti noi artisti abbiamo dei riferimenti artistici, partiamo sempre da dove gli altri hanno lasciato. I miei sono i grandi maestri, da Giotto a Masaccio, Piero della Francesca che hanno lasciato in me la loro impronta ma che poi ho agganciato con gli artisti internazionali del tempo, da Picasso a Diego Della Riveira che ho conosciuto. A New York ho avuto il piacere di incontrare grandi maestri come Andy Worhol, ho orbitato in un mondo dove l’arte si faceva e si fa ancora tutt’ora con la A maiuscola. La figura femminile è sempre stata fonte di ispirazione e parte della sua arte? La figura femminile è stata sempre la mia compagna. Prima come madre, perché le mie prime composizioni erano legate alla maternità. Poi le donne viste anche in un aspetto erotico, nel loro aspetto più femminile, ammiccante proprio perché le donne nel mondo americano le ho

trovate più aggressive e irrompenti nelle loro manifestazioni rispetto alle nostre donne italiane più dolci e romantiche. Poi la terza infanzia della mia pittura che continuerà sempre a crescere. È diventata più essenziale ma sempre con elementi figurativi soprattutto al femminile. La pittura trasmette dei messaggi. Le sue opera cosa trasmettono? Sicuramente ho voluto un po’ far vedere graficamente i miei sentimenti, i miei pensieri sul mondo, l’individuo, la società, la storia. Ho osservato molto da vicino e interiorizzato l’individuo, non ho fatto mai il ritrattista, ma ho voluto guardare l’animo umano, e ho visto una natura un po’ disumanizzata proprio perché viviamo in un’epoca in cui abbiamo disumanizzato l’individuo, così con le mie opere cerco si scuotere i sentimenti più interiori e profondi dell’uomo, di riportarli in superficie Lei ha vissuto personalmente la tragedia dell’11 settembre. Come è cambiata la sua arte e quanto questo avvenimento ha influenzato il suo punto di vista di uomo e artista? Non solo ha cambiato me, ma il mondo, lo sappiamo bene. Ho fatto una mostra per ricordare questo evento tragico a cui ho voluto dare il titolo di “In God we Trust”, ossia “In Dio noi crediamo”, questa frase è incisa sui dollari

americani e non è solo un motto, ma è un modus vivendi, modo di pensare al proprio paese, come lo si rispetta, lo si vive. In questa mostra ho usato questo simbolo, il dollaro e l’ho frantumato, così come è successo per le due torri a New York. Così ho cercato di far vedere come la forza di questo paese non è solo economica, ma anche sociale. era stata toccata nel profondo. Gli americani hanno avuto lo spirito e il coraggio di andare avanti e di essere simbolo della vera democrazia, della libertà, della collaborazione. Ciò che accumuna questi dipinti è un colore sempre molto vivo e caldo. Non emerge un messaggio cupo e pessimistico, ma quasi un invito alla speranza colori e messaggio di speranza che si possono percepire in tutte le sue opere. Proprio così, forse l’ultimo in termini di messaggi è proprio questo, la speranza è sempre l’ultima a scomparire e noi artisti in genere siamo accusatori, siamo castigatori, ma alla fine riusciamo ad infondere speranza e serenità, come i colori della mia pittura, addirittura infuocati e che parlano di cose belle, vive, speranzose. Noi italiani siamo un popolo pieno di speranze, viviamo la vita quotidianamente e questo ci ha sempre distinti, come la stessa creatività, il buon umore. I miei colori sono parte integra di quello che sono ed io sono una persona iperattiva, piena di interessi e voglia di fare. In tutto ciò che faccio cerco sempre di esorcizzare le cose negative e lo faccio con i colori. Credo che l’arte sia il veicolo migliore per dare speranza Mi dica tre aggettivi per definirsi. Istintivo, caparbio, giusto. Alessandra Clementini

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Rifiuti Umani  

l'alambicco - anno XI - n.54 - ottobre 2012