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periodico di politica cultura società • www.alambicco.com

SEDOTTI E

ABBANDONATI

anno XI numero 2 • luglio 2012 • distribuzione gratuita

Billa va via dal Salento, i sindacati litigano e i lavorati ne fanno le spese. Ora rischiano di non ottenere neppure la cassa integrazione...


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BILLA: SEDOTTI E ABBANDONATI Rewe abbandona il Salento e consegna la licenza alla Regione. Nessun altro ipermercato a San Cesario e nessun futuro per i lavoratori. a sensazione è di trovarsi davanti a un malato terminale, con la consapevolezza che nulla potrà cambiare il corso degli eventi, a meno di credere nei miracoli. Recarsi oggi in quello che fu il primo ipermercato sorto in provincia di Lecce, vedere la desolazione degli scaffali vuoti e la tristezza delle casse chiuse, restituisce questa sensazione di impotenza. L’infinita questione dell’ipermercato di San Cesario, da un decennio in bilico tra crisi occupazionali e speranze disattese, oggi ci restituisce poche certezze e molti punti interrogativi. Innanzitutto è ormai improprio chiamarlo “Billa”. Oltre all’evidenza delle insegne rimosse, non esiste più nessun legame del gruppo Rewe, proprietario del marchio, con la struttura: il gruppo tedesco ha infatti comunicato la cessazione dell’attività, restituendo la licenza (ora nelle mani della Regione Puglia, unica deputata a rilasciare concessioni su questo tipo di strutture). Questa decisione porta a cascata un’altra certezza (a meno di credere nei miracoli): a San Cesario non ci sarà più un ipermercato così come lo abbiamo conosciuto in questi venti anni. La certezza deriva da una semplice constatazione: il piano di insediamento degli ipermercati lo decide la Regione in funzione del bacino di utenza, della presenza di altre strutture, ecc. La regione autorizzerà un nuovo (di fatto) ipermercato in un territorio ormai

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saturato dalla presenza di altre due mega strutture? O deciderà per l’insediamento in un’altra zona del Salento, scegliendo di approvare una tra le dodici richieste già presentate? La speranza si era riaccesa nelle scorse settimane quando il gruppo STG di Tricase aveva manifestato l’interesse a rilevare la struttura, ponendo pero' tre condizioni: 1) cessazione delle attività da parte del gruppo Rewe e riconsegna dell’immobile; 2) disponibilità della società Edes, proprietaria dell’immobile, a rinegoziare il contratto di affitto e accollarsi la ristrutturazione; 3) disponibilità del Comune di San Cesario a rilasciare una nuova autorizzazione amministrativa similare alla precedente. Le condizioni poste da STG lasciano non pochi dubbi sulla fattibilità dell’operazione. Intanto c’è l’incompatibilità, chiarita in precedenza, tra le condizioni 1 e 3: in caso di cessazione di attività solo la Regione può rilasciare una licenza simile e nulla può fare il Comune di San Cesario. Ed inoltre: la proprietà dell’immobile accetterà a rinegoziare l’affitto (attualmente di 100mila euro mensili) e sostenere la ristrutturazione rinunciando al rimanente anno e mezzo di contratto di affitto con Rewe (scadrà il 31 dicembre 2013), con un introito sicuro di un milione e ottocentomila euro? O preferirà incassare quanto dovutole da Rewe e poi pensarci tra un anno e mezzo?

Certo, tra un anno e mezzo non potrà più esserci un ipermercato, ma potrebbe esserci una soluzione diversa e con le autorizzazioni tutte in mano al comune di San Cesario: vale a dire l’insediamento nella struttura, opportunamente ristrutturata, di tre medie strutture commerciali (fino cioè a 2500mq di superficie) di, per esempio, alimentari, abbigliamento e non-food. Questa soluzione, prospettata in una seconda fase al comune di San Cesario proprio dal gruppo STG, potrebbe resuscitare la struttura, convertirla in un polo commerciale maggiormente attrattivo (a cui potrebbero aggiungersi altre attività commerciali tipo palestre, SPA, ecc. da ubicarsi nel deposito dell’attuale ipermercato) e scongiurare, quindi, l’inevitabile impoverimento del territorio che la chiusura comporterebbe. È evidente che la partita, da questo punto di vista, è tutta nelle mani della proprietà dell’immobile. E i lavoratori? Questi mesi di trattative condotte presso il Ministero tra Rewe e i sindacati non hanno portato alle decisioni sperate. Anzi, la situazio-

ne è andata via via peggiorando: alle azioni di protesta (il blocco dell'ipermercato da parte dei lavoratori Uiltucs) e approfittando della spaccatura tra i sindacati (che si sono presentati divisi: da un lato Uiltucs, dall'altro Cgil e Cisal), Rewe ha risposto abbandonando il tavolo ministeriale, restituendo la licenza (e rinunciando, quindi, agli eventuali profitti derivanti dalla vendita), e ignorando la possibilità di accordo per la cassa integrazione. Una domanda, a questo punto, è d'obbligo: la divisione tra i sindacati ha tutelato fino in fondo i lavoratori? L'unità delle sigle, in questa vicenda, avrebbe sicuramente permesso di ottenere quel diritto minimo rappresentato dalla cassa integrazione. Ad oggi i lavoratori ex-Billa sono in mobilità e il loro futuro lavorativo non seguirà le sorti dell’ipermercato: la loro condizione di ex-lavoratori non sarà sul tavolo di nessuna ipotesi di rinascita dell’ipermercato. A meno di credere nei miracoli. Gianni Nobile gianni@alambicco.com


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MEGLIO TARDI

GIOVANI

IDEE PER UNA PUGLIA MIGLIORE

CHE MAI Sembra una storia già scritta, i progetti finanziati e l’impegno ci sono, ma non poteva mancare un ingrediente tipicamente italiano: il ritardo di anni nell’avvio delle attività. I laboratori urbani dell’ass. Teatro dei Veleni e il POR Puglia del comune di San Cesario ai blocchi di partenza per fine estate (forse).

aboratori di grafica e teatro, il servizio bibliotecario finalmente aperto al pubblico, un’emeroteca e postazioni internet anche per disabili; tutto questo grazie al progetto Laboratori Urbani “S.A.R.E.M.O.” finanziato dalla Regione Puglia all’interno di Bollenti Spiriti e all'avvio parallelo del progetto denominato ITER-Net finanziato dal POR Puglia. Quest’ultimo progetto risalente ad una vecchia amministrazione e fermo da anni, è stato portato avanti dall’Assessorato alla cultura di San Cesario. Verrà, quindi, riaperta la Biblioteca Comunale e una sala attigua con postazioni multimendiali PAF (Punti di Accesso Facilitato) attraverso le quali sarà possibile accedere a Internet e a tutti i suoi servizi, anche con postazioni dedicate a cittadini diversamente abili. Il laboratorio urbano “S.a.r.e.m.o.” sarà gestito dall’associazione vincitrice del bando, Teatro dei Veleni, un percorso intercomunale che vede coinvolti oltre a San Cesario anche i comuni di San Donato come comune capofila, Arnesano, Monteroni e San Pietro in Lama. Un progetto finanziato anni fa con relativo acquisto delle attrezzatture, e che, come nelle migliori tradizioni italiane, non è ancora riuscito a vedere la luce. Da un lato alcuni intoppi burocratici - si fa per dire- del comune capofila, dall’altro alcune difficoltà con le sale comunali di San Cesario che accoglieranno le attività del progetto. Ad oggi per il via si attende una certificazione dell’impianto elettrico da parte della ditta incaricata. Gli addetti ai lavori, associazione e comune, sembrano ottimisti e sperano che finalmente dopo anni per la fine dell’estate il progetto possa partire. Un progetto di ampio respiro che mira al mercato produttivo artistico. Musica, teatro, danza, grafica e fumettistica e l’esigenza parallela di trasformare le spinte creative in prodotti culturali e artistici. Saranno adibiti spazi per concerti, rappresentazioni teatrali, conferenze e esposizioni, e sarà, inoltre, possibile accedere anche ad una sala prove e di registrazione attrezzate. Infine saranno attivati laboratori teatrali e corsi formativi spaziando dal teatro alla grafica e alla fumettistica, dalla musica al canto e dall’illuminotecnica al tecnico del suono. Opportunità formative uniche dedicate alle arti e alla creatività, e possibilità di accedere a spazi pubblici e servizi dedicati ai cittadini sinora trascurati. L’impegno c’è stato, i soldi sono arrivati, i ritardi e la burocrazia non potevano mancare: ora siamo pronti per partire!

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Lucia Luperto lucia@alambicco.com

Pubblicato il bando che mette a disposizione 25mila euro per i progetti dei giovani rincipi Attivi è l’iniziativa della Regione Puglia per favorire la partecipazione dei giovani pugliesi alla vita attiva e allo sviluppo del territorio attraverso il finanziamento di progetti ideati e realizzati dai giovani stessi. Lo scopo è duplice: offrire ai giovani occasioni di apprendimento, responsabilizzazione e attivazione diretta; valorizzare le idee, i saperi, le energie e i talenti dei giovani pugliesi come risorsa per lo sviluppo della regione. Gli ambiti di intervento sono: a) Tutela e valorizzazione del territorio (es. sviluppo sostenibile, turismo, sviluppo urbano e rurale, tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale ed artistico etc.); b) Sviluppo dell’economia della conoscenza e dell’innovazione (es. innovazioni di prodotto e di processo, media e comunicazione, nuove tecnologie etc.); c) Inclusione sociale e cittadinanza attiva (es. qualità della vita, contrasto all’emarginazione sociale, disabilità, antirazzismo, fenomeni migratori, sport, pari opportunità, apprendimento, accesso al lavoro, impegno civile etc.).

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Le caratteristiche per poter partecipare al bando sono semplicissimi: essere residenti in Puglia alla data di presentazione della domanda; essere organizzati in gruppi informali composti da un minimo di 2 persone; essere nati tra l'1/01/1979 e il 19/10/1994. Solo dopo aver avuto assegnato il progetto, occorrerà costituire un'associazione, una cooperativa o uno degli altri soggetti giuridici previsti. I progetti possono essere sviluppati in partnership con enti locali, scuole, università, imprese e altri attori sociali che possono sostenerne l’attività in vari modi (uso di strutture, ambienti, attrezzature, risorse economiche ecc.). Occhio alla scadenza della presentazione del progetto: le ore 12:00 del giorno 19/10/2012. Per maggiori informazioni e per scaricare il bando: http://bollentispiriti.regione.puglia.it

Periodico di politica cultura società Anno XI n. 3 - Luglio 2012 ISCRITTO AL N. 792/2002 DEL REG. STAMPA DEL TRIBUNALE DI LECCE

Direttore responsabile: Giancarlo Greco. Hanno collaborato: Antonella Perrone, Aristodemo De Blasi, Cristian Nobile, Emanuele Faggiano, Enrico Tortelli, Gianni Nobile, Giuliana Scardino, Giuseppe Nobile, Luca Laudisa, Lucia Luperto, Giancarlo Nicolaci, Luigi Patarnello, Luigi Pascali, Marco Pezzuto, Paolo De Blasi, Paolo Verardo, Pierpaolo Lala. Redazione: via Umberto I, 65 - San Cesario di Lecce

email: redazione@alambicco.com

seguici sul nostro sito internet: www.alambicco.com e su facebook: facebook.com/redazione.alambicco e twitter: @LAlambicco Distibuito gratuitamente a San Cesario, Cavallino, Lequile, San Donato Stampato presso: S.&G. Grafiche - Galugnano (LE)


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CARCERI:

PERENNE EMERGENZA

La proposta di un tavolo comune con Governo e Associazioni e carceri italiane scoppiano, sono sovraffollate fino allo stremo, sono profondamente inadeguate ad ospitare una umanità sacrificata e dolente. In questi ultimi anni, le soluzioni proposte per risolvere una grave ed evidente crisi si sono dimostrate inadatte: il cosiddetto “piano carceri” dell’ex ministro berlusconiano Alfano era troppo demagogico e carente, tanto che è rimasto lettera morta; parimenti, anche l’attuale decreto “svuota carceri”, voluto da Paola Severino, ministro Guardasigilli del governo Monti, è solo un timidissimo tentativo, un modesto pannicello, avendo portato fuori dalle celle solo 3 mila detenuti. A più riprese, c’è stato l’intervento del presidente della Repubblica Napolitano, che si è espresso con parole inequivocabili: “In carcere condizioni insostenibili”. I Radicali propongono da sempre l’amnistia come “unica risposta”, non solo come rimedio immediato e a breve termine, ma soprattutto come inizio di una vera riforma strutturale della giustizia. C’è chi, come il presidente della Camera Fini, ritiene che sia arrivato “il momento di depenalizzare e trovare metodi alternativi di espiazione delle pene”. Una cosa è certa: le nostre prigioni sono un inferno, sporche, popolate da poveri cristi che sovente hanno commesso reati di scarsa o nessuna pericolosità sociale; le celle sono talvolta senza acqua, con servizi

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igienici carenti, con la gente ammassata, con spazi ridottissimi. Lo Stato investe poche risorse economiche per la funzione rieducativa della pena, gli agenti sono limitati. E con l’estate, periodo notoriamente critico, avanza il caldo soffocante, s’intensificano i patimenti. Il nostro Paese non è attraversato unicamente da spiacevoli emergenze economiche, ma deve anche subire impotentemente “ferite sociali”, uno scacco all’uomo e alla sua dignità, deve osservare mestamente il disagio senza fine d’una popolazione carceraria avvilita. Il Parlamento per una serie di motivi non ha il coraggio di votare una qualche forma di amnistia o una estesa, massiccia depenalizzazione di certuni reati. Purtroppo, in questi anni, non si è avuta nemmeno la lucidità di modificare radicalmente l’impossibile legge Bossi-Fini sull’immigrazione e quella Fini-Giovanardi sulle droghe. E anche se la questione delle dipendenze e dei consumi di sostanze psicoattive non rientra fra le priorità dell’agenda del governo Monti, un gruppo di associazioni (Cnca, Gruppo Abele, Forum droghe, Itaca, Antigone), tempo fa, ha chiesto e ottenuto un incontro con il ministro Andrea Riccardi, che ha la delega sulle droghe. Leopoldo Grosso, vicepresidente del Gruppo Abele, intervenendo su “Il Manifesto”, ha illustrato un valido e condivisibile progetto.

L’obiettivo è quello di ottenere un tavolo comune fra le associazioni e il Ministero della Cooperazione, della Giustizia e della Salute, con l’intento di programmare una piattaforma razionale: “contenere i flussi di entrata delle persone dipendenti e consumatrici di sostanze psicoattive nelle carceri sovraffollate”; prevedere “misure alternative alla detenzione per i detenuti tossicodipendenti”. Inoltre, le associazioni sollecitano il governo ad adoperarsi per garantire “cure sanitarie urgenti ed essenziali” per le persone straniere tossicodipendenti e alcoldipendenti, anche se non in possesso d’un regolare permesso di soggiorno. Probabilmente, per decongestionare in parte gli invivibili penitenziari, si dovrebbe migliorare l’ideologica legge sulle droghe, voluta soprattutto da Giovanardi, nel 2006. La “linea” sicuritaria dell’ex sottosegretario berlusconiano s’è dimostrata palesemente fallimentare. Franco Corleone, coordinatore nazionale dei diritti dei detenuti, sociologi e studiosi delle droghe a livello internazionale sono convinti che la ragione del sovraffollamento, della “bulimia” carceraria nostrana, dipenda principalmente dalla legge sulle droghe: pertanto auspicano “nuove e coraggiose soluzioni strutturali e gestionali”, un cambio di passo visibile. Marcello Buttazzo

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TURCHIA E M EDITERRANEO Una conferenza-spettacolo per scoprire da vicino il paese della Mezzaluna n questo momento storico, dove ci confondiamo sotto la generica etichetta della “globalizzazione”, è fondamentale trovare strade capaci di stabilire connessioni tra la gente e, a tal fine, il valore della cultura può costituire lo stimolo giusto. Con questi presupposti, il desiderio di condividere le esperienze vissute e di comunicare la loro passione, Lorena Guarascio e Annalisa Valletta, di ritorno da un lungo soggiorno in Turchia, insieme all'Assessore alla Cultura di San Cesario Daniela Litti, danno vita al Festival Itinerante dell'Intercultura. La prima tappa si è tenuta a Lequile il 26 Giugno, con una conferenza dedicata ad un luogo unico, ricco di storia e contraddizioni. Fatti di Turchia. Il Fascino del Paese della Mezzaluna tra Tradizione e Modernità è stato un omaggio alla Turchia, oggetto di ricerca da parte di Annalisa e Lorena, nonché fonte di ispirazione continua. Grazie al patrocinio del Comune di Lequile e il sostegno di tutti coloro che hanno creduto in questa iniziativa (un ringraziamento va all'On. Bruno Antonucci per aver presenziato la serata e per il supporto dato attraverso il suo giornale “Il Foglio Lequilese”), è stato possibile far conoscere alcuni aspetti di una Turchia ancora poco

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esplorata. I misteri e le possibili decifrazioni dei simboli dei kilim, i tappeti originali turchi, le intersecazioni tra le figure del Monte Latmo e quelle della Grotta di Porto Badisco, questo l'intervento a cura di Lorena Guarascio con un ringraziamento per la gentile collaborazione al ing. Gianni Carluccio, responsabile dell'Archivio Tito Schipa. A seguire, alcuni cenni sulla mistica del Sufismo con la presentazione di un video quale testimonianza autentica della pratica Sufi rintracciabile ancora oggi in Turchia. Un assaggio dell'atmosfera suggestiva che la cerimonia dei dervisci rotanti offre ai fedeli/spettatori (intervento a cura di Annalisa Valletta). Monia

Chirizzi cura l'intervento su “Hammam: il Rituale del Bagno Turco come Purificazione del Corpo e della Mente”. Divenuto un elemento di grande importanza nel mondo islamico per l'aspetto sacro rituale, ma anche testimonianza di vita sociale, il Hamman è inoltre luogo di incontro e intrattenimento. Lucia Antonazzo interviene su “Sovranità e Potere Femminile all'Interno dell'Harem” spiegando i ruoli e il potere all'interno dell'Harem, la difficoltà che si incontra, nello studio dell'Impero Ottomano, di accedere agli archivi dei palazzi dei sultani e al patrimonio culturale turco. Un finale curato dalla prof.ssa Nalan Kiziltan, Docente di Scambio Turchia Università del Salento, la quale accom-

pagna i presenti in un viaggio nella Turchia contemporanea, tra aspetti tradizionali tuttora custoditi e slanci di modernità mediante la presentazione di documentari e video. Conclude la serata dando al pubblico dimostrazione di una tradizionale tecnica artistica turca, quella dell'Ebru, la pittura sull'acqua. A distanza di un mese il Festival Itinerante dell'Intercultura approderà a San Cesario: una conferenza-spettacolo a tinte forti e con finalità decise, Mediterranean Sera è un tentativo di metterci in contatto con altri modi di vedere il mondo e la sua storia. Richiami di cose non note, talvolta avvistate, spesso fraintese, attraverso la potenza espressiva dell'arte, della danza, della musica e della letteratura. Saranno tutti artisti di fama internazionale a deliziare il pubblico con performance, canti, letture, dimostrazioni artistiche e accompagnamenti strumentali. Ognuno darà il proprio contributo in un'ottica che riconosce nel Mar Mediterraneo un punto di raccolta di valori condivisi dai popoli che direttamente toccano le sue acque e da quelli che su esso volgono lo sguardo.

MEDITERRANEAN SERA 26 Luglio 2012 - ore 21 Piazza Garibaldi - San Cesario


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GRAZIE PER AVERCI SEGNATO LA

VITA

Carmen e Giulia: due educatrici che hanno fatto del mestiere di educare la loro vita l termine italiano “insegnare” deriva dal verbo latino insignare: si trattava di un composto di in e signare, cioè tracciare dei segni, delle indicazioni. Nel linguaggio della scuola si fa riferimento all’istruzione di coloro che imparano, quasi un mettere dei contrassegni nella mente delle giovani generazioni. E di contrassegni devono averne messi davvero tanti. Si parla di 40 anni di onorata carriera, di cui gli ultimi 24 trascorsi inseparabilmente sempre nella stessa scuola, fianco a fianco. Dal prossimo settembre non faranno più parte del corpo insegnante della Scuola dell’Infanzia. Ebbene sì. Si godranno la tanto sospirata pensione. E di questi tempi è veramente un lusso. Ma loro sono state combattute fino alla fine, perché questo mestiere per loro è stata una missione. È inutile sottolineare che ci manche-

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ranno, e per lo stesso motivo anche noi e i nostri bimbi mancheremo loro. Il miglior modo di ringraziarle sembrava quello di tenerle per sempre nella Scuola. Con l’albero di Giulia e Carmen. I genitori dei bambini della sez A (i Pesciolini Azzurri) della Scuola dell’Infanzia G.B De Giorgi sabato 16 giugno, hanno piantato un albero nel giardino della Scuola. Una magnolia. Hanno apposto un cartello con incisa una frase, suggerita per l’occasione da Angelo Scolozzi, che recita: “C’è al mondo una persona che può dire quanto è valido il maestro di un bambino ed è l’uomo che il bambino diverrà”. Sono donne che hanno lasciato il “segno”. Grazie per averci “segnato” la vita! Grazie per tutto il tempo che ci avete dedicato! Anna Giaffreda ••• “La mente non ha bisogno, come un vaso, di essere riempita ma piuttosto, come legna, di una scintilla che l'accenda e vi infonda l'impulso della ricerca e un amore ardente per la verità.” Cara maestra Carmen e cara maestra Giulia, la frase di Plutarco ci sembra che esprima al meglio ciò che voi quotidianamente in questi anni avete

fatto con i nostri bambini. La vostra instancabile passione per l'insegnamento ha acceso in loro il fuoco magico della curiosità per le “cose” del mondo e della vita. Grazie. I genitori della scuola materna “Giovanni Paolo II” ••• Due insegnanti che hanno cresciuto, amato i bimbi del nostro paese, che hanno speso le loro energie per arricchire i nostri figli di conoscenze, di esperienze, di emozioni. Due insegnanti che hanno approfittato di ogni occasione per ricordare anche a noi mamme di dedicare ai nostri figli ogni attenzione per non lasciarci sfuggire i momenti irripetibili della loro crescita. Per questo un sincero grazie. Antonella mamma di Camilla

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POETIX

GUARDARE INDIETRO PER POTER ANDARE AVANTI l secondo numero di Poetix è dedicato ad un altro grande letterato italiano del Novecento, Cesare Pavese. Nato il 9 Settembre 1908 in un paesino in provincia di Cuneo, trascorse un’infanzia difficile e travagliata: la prematura scomparsa del padre, l’educazione eccessivamente ferrea e rigorosa impartitagli dalla madre e quel “vizio assurdo”, ossia la vocazione suicida, lo accompagnarono fino agli anni del liceo. Nel 1930 portò a compimento gli studi universitari e fu proprio in quest’ambiente che entrò in contatto con il mondo vietato della politica, con le dispute letterarie, con l’industria cinematografica e con altri intellettuali della cultura internazionale. Ben presto Pavese dovette fare i conti con il fascismo e nel 1935 venne condannato, per sospetto antifascismo, a tre anni di confino. Fatto ritorno a casa si accostò, alla fine della guerra, al Partito Comunista ma anche questa scelta, come la crisi religiosa, si concluse in un nulla di fatto. Negli anni che lo separarono dalla morte fece un incontro che segnò profondamente questi suoi ultimi momenti, quello con l’attrice americana Costance Dowling. I due vissero insieme un felice periodo d’amore ma quando l’attrice decise di ripartire per la sua terra, abbandonando per sempre Pavese, egli cadde in un profondo stato depressivo che lo portò a compiere l’estremo gesto, pochi anni dopo. Pavese morì suicida il 27 Agosto 1950 a Torino.

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Cesare Pavese Verrà la morte e avrà i tuoi occhi Verrà la morte e avrà i tuoi occhi Questa morte che ci accompagna Dal mattino alla sera, insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo. I tuoi occhi saranno una vana parola, un grido taciuto, un silenzio. Così li vedi ogni mattina Quando su te sola ti pieghi Nello specchio. O cara speranza, quel giorno sapremo anche noi che sei la vita e sei il nulla. Per tutti la morte ha uno sguardo. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Sarà come smettere un vizio, come vedere nello specchio riemergere un viso morto, come ascoltare un labbro chiuso. Scenderemo nel gorgo muti. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi è il titolo non solo di quest’opera, ma di una piccola raccolta di poesie (Dieci in tutto, otto in italiano e due in inglese) pubblicata postuma nel 1951 e in gran parte dedicata all’amore disperato per l’attrice Costance Dowling. In quest’opera, una delle più belle di Pavese, l’autore delinea non sono la sua concezione della vita, vista come un’avventura senza speranza, ma, attraverso l’uso del

di Luigi Patarnello

plurale, conferisce un significato universale alla sua meditazione, che diventa quindi valida per tutti e per chiunque vive la sua stessa situazione d’angoscia. Nella prima parte dell’opera il poeta descrive la sua visione della morte e del suicidio, visto quest’ultimo come lo strumento attraverso cui porre fine alle sofferenze esistenziali. La morte è una compagna che viaggia accanto ad ogni uomo, che lo spaventa con il suo spettro, è qualcosa che non si può fuggire ma che va accettata, così come va accettata la natura finita e mortale dell’uomo. Fa da sfondo, in questa prima parte, la figura della donna che è simbolo di felicità, ma che per l’autore rappresenta un duplice significato: da una parte la vita, perché l’amore promette gioia e speranza, e dall’altra il nulla, perché l’amore non è mai eterno e ben presto ogni uomo si ritrova solo con se stesso, nella sua solitudine e nella sua angoscia esistenziale. Nella seconda parte dell’opera, la trattazione assume toni più drammatici ma anche più carichi di significato e più evocativi. Per tutti la morte ha uno sguardo, per Pavese, che guarda alla morte come ad una liberazione, la morte ha gli stessi occhi della donna amata e, se da una parte la disperazione d’amore lo ha spinto al suicidio, dall’altra il viso di Costance lo aiuta ad accettare la sua condizione e gli offre consolazione per tutto quello che verrà. Cesare Pavese fece della letteratura uno schermo sul quale proiettare la sua condizione, i suoi dolori e i suoi affanni. Una lirica molto vicina al linguaggio parlato, una meditazione che riguarda tutti in ogni modo perché seppur così diversi siamo tutti fratelli di fronte al destino dell’umanità.


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N UOVE TECNOLOGIE A SAN CESARIO Arrivano anche da noi i QR Code, scarabocchi in bianco e nero. Vediamo di che si tratta...

trani quadratini in bianco e nero. Quasi degli scarabocchi insignificanti. Spesso vi sarà capitato di vederli sulle riviste oppure on-line. Da oggi è possibile “ammirarli” (ed interrogarsi su cosa siano) anche in San Cesario. In piazza Garibaldi, precisamente, vicino l’ex palestra elementare. Sbarcano infatti nel nostro paese i QR Code: codici a barre bidimensionali, crittogrammi (per usare una parola difficile), capaci di contenere sino a 7.089 caratteri numerici o 4.296 alfanumerici. Insomma, tanti quanto basta per accedere ad un’infinità di informazioni e contenuti che arrivano da internet direttamente sullo schermo del telefono o dello smartphone. Per leggere il codice QR, infatti, è sufficiente inquadrarlo con la fotocamera del cellulare dopo aver aperto “il lettore”, un programmino che decodifica il crittogramma. Molti cellulari hanno il software già installato. Ad ogni modo, esistono un’infinità di siti web che permettono di scaricarlo gratuitamente.

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RUSCIU

DI LUIGI PASCALI o notato che, da qualche tempo, la pubblicità (la reclame) del “più bianco non si può” è andata scemando, cedendo il passo ad una sempre più insistente campagna a favore dell’acquisto di auto, molto spesso di grossa cilindrata, in controtendenza all’attuale situazione di crisi economica, quasi come dire: non ci sono soldi?... Il potere di acquisto dei vostri salari diminuisce sempre più?... Niente paura!... Risparmiate sui detersivi ed acquistate una nuova, fiammante auto… non farete il bucato ma andrete a spasso tutto il giorno! E pensare che l’avvento della lavatrice, insieme a tante altre “comodità” come il frigorifero, negli anni ormai lontani del boom economico rappresentarono una vera e propria “rivoluzione” nella vita dei nostri genitori, dei nostri nonni. Si dava l’addio definitivamente alle elaborate “ghiacciaie” costruite sapientemente in legno, rivestite internamente e accuratamente di lamiera zincata, con tubicino di scolo, recipiente di raccolta dell’acqua residua dallo sciogliersi te lu bloccu te jacciu ca te purtanu a casa cu ‘nu furgoncinu Wolkswagen e quando ci si dimenticava di svuotarlo, si creava ‘nu

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Abbiamo provato a puntare il nostro iphone sul codice QR di palazzo Marulli. Risultato: un collegamento diretto al sito del comune. Ad onor del vero, vista anche la sua allocazione, ci saremmo aspettati approfondimenti storici sul palazzo ducale, senza esser costretti a navigare il sito. Interpellata per l’occasione l’assessore alla cultura, Daniela Litti, lo ha definito “una finestra telematica work in progress”. «Il codice installato in piazza Garibaldi è ancora in fase di elaborazione. Oggi, effettivamente, rimanda semplicemente al sito del comune ma, a breve, ne vedrete delle belle. Pensiamo alla programmazione degli eventi estivi che animeranno il nostro territorio; ad una mappa del nostro comune che evidenzi i siti di maggiore interesse storico-architettonico; ad un elenco dei ristoratori, dei b&b; alla pubblicazione dei nuovi bandi. E poi, ogni consiglio è ben accetto. Dirò di più, dovessimo renderci conto che il mezzo è apprezzato dalla

comunità non ne escludiamo l’installazione in tutti i luoghi di interesse: dalle chiese alle distillerie. Una semplice puntata del cellulare ci aprirà gli occhi su quel che abbiamo di fronte». I QR Code hanno costi decisamente irrisori se si considerano le potenzialità del mezzo. Parliamo di 70/100 euro. «Cifre comunque pesanti», ci confessa l’assessore Litti, in conseguenza della mannaia abbattuta sulla spesa pubblica dal governo centrale. Perché, allora, non pensare a degli sponsor? Con una cifra certamente abbordabile qualsiasi esercente renderebbe più visibile la propria attività (e non solo sui telefonini di chi utilizzerà il mezzo, ma di tutta la cittadinanza visto che i QR Code permettono di inserire parole, in questo caso sponsor, all’interno del riquadro). E poi si farebbe del bene alla propria comunità.

Accogliamo favorevolmente questa apertura tecnologica low cost aspettando però che venga sfruttata in modo più intelligente e proficuo. Nell’attesa invitiamo tutti i cittadini a provare a cimentarsi con il nuovo mezzo. Fosse solo per invogliare il governo del paese ad andare avanti in questa direzione. Dimenticavo. Da oggi, i QR Code li trovate anche su “l’alambicco”. Paolo De Blasi paolo@alambicco.com

Lu còfanu e la ghiacciaia làccu intru a tutta la casa!... Conservare a casa il gelato era un sogno proibito! Ci si accontentava di tener fresca l’acqua, lu sargeniscu… e qualche gazzosa!... Lu gelatu la tumineca, allu barra te lu ziù Mimmi o te li Coppola! Identico destino ha avuto lu còfanu strumento indispensabile nella gestione famigliare, portato addirittura in dote dalla donna di casa, corredato da altri manufatti in terracotta (còfanu ranne pe’ li chiesciuni (lenzuola), cofanu menzanu pe’ le rrobbe te sutta (biancheria intima) cofanu picciccu pe’ le rrobbe piccicche (quando le cose da lavare erano poche, piccole, ma servivano subito)… inoltre una serie di altri recipienti di diversa misura cu ccueji la lessìa (la lisciva): Lu limmu ranne, lu menzanu e lu limmisceddhru (quello piccolo). La preparazione richiedeva tempo, impegno, e un pizzico di maestria, per non vanificare tutta l’operazione (se la cenere cadeva nelle lenzuola era un dramma: tutto da rifare). Si poneva lu còfanu della misura adatta subbra a n’ancutieddhru (sgabello di legno o metallo) ponendovi dentro la biancheria da lavare, fino all’orlo, avendo cura di chiudere bene il foro di scolo con un

tappo di sughero o di legno, ricavato sapientemente a misura da un pezzetto di ramo d’albero, quindi si copriva accuratamente la “bocca” con un ampio canovaccio, (generalmente un lenzuolo in disuso, ormai abbondantemente ‘rrepezzatu e quindi non più “decoroso” da utilizzarsi sul letto) versando su questo una giusta dose di cenere recuperata dalla furnicella , opportunamente cernuta cu ‘nu farnàru (passata al setaccio) per liberarla dalla craunèlla. A questo punto vi si versava dell’acqua bollente, ottenuta ponendo a parte, sul fuoco la fersùra o lu quataròttu (recipienti in rame). L’acqua, passando attraverso la cenere e filtrata dal canovaccio (scenneratùru) ne tratteneva le sostanze caustiche ed emollienti, oltre alle fragranze delle erbe e piante aromatiche inserite nella cenere stessa (alloro, maggiorana, lavanda…), rilasciandole nei tessuti tenuti a mollo finché l’acqua non intiepidiva, avendo cura, di tanto in tanto, di rivoltare la biancheria con un bastone. A questo punto non rimaneva che togliere il tappo, far defluire l’acqua, la lessìa (che assumeva un colore paglierino) intru allu lìmmu, sciacquare abbondantemente con acqua pulita (che non

veniva buttata ma utilizzata pe’ 'ndacquare le raste) strizzare e appendere cu’ li ccappètti allu fierru felatu zincatu per asciugare. Anche la lessìa veniva utilizzata come shampoo (ancora sconosciuto), poiché aveva proprietà sgrassanti e rendeva i capelli (sempre lunghi) delle donne morbidi, “setosi”, lucidi e profumati! La cenere era poi concime per le piante. Diverso destino hanno avuto i due “utensili” ai giorni nostri: se le ghiacciaie sono pressoché scomparse, ad eccezione di qualche esemplare che si trova come suppellettile in qualche Pub o trattoria, molti còfani fanno bella mostra di sé in molte delle nostre case, utilizzati come portaombrelli o vasi per piante ornamentali, in compagnia di òzze e capàse : una piccola rivincita nei confronti degli elettrodomestici che li hanno soppiantati: chi metterebbe mai la lavatrice in soggiorno?!


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Album d esordio per Grazia Negro

R AGAZZE FORTY a stagione discografica pugliese è in grande fermento. Un po’ per il sostegno concesso a circa 100 nuove produzioni da Puglia Sounds (ma è pur vero che non basta un piccolo contributo per “creare un disco”), un po’ per la continua ricerca che, in varie direzioni e generi, si è mossa in questi anni. Quarantenne, cantante e trombettista, leccese doc, Grazie Negro ha appena pubblicato il suo disco d'esordio. “Ragazze forty”, uscito per l'etichetta Etnagigante è composto da dieci brani originali più due cover: “Mi viene un brivido” dei Denovo (il vecchio gruppo di Mario Venuti) e “Se tornasse caso mai” cantata da Mina, singolo del 1968. "Ragazze, perché anche a quarant’anni abbiamo ancora tutto un mondo da scoprire e l’entusiasmo non ci manca. Forty perché ha doppio significato, e il 40 ben si sposa con la forza, il coraggio e anche la testardaggine. Perché ancora forte è la passione che abbiamo, come infinita è la curiosità e tanta è la voglia di vivere una vita intensa e ricca di esperienze".

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L'album, al quale hanno partecipato artisti come Daniele di Bonaventura, Roy Paci, Mauro Ermanno Giovanardi, Primo dei Cor Veleno, Andy Moor di The Ex, Tayone e Itaiata De Sa è un meltin’ pot di sonorità. "Non ho un genere definito, è un po’ di tutto, sono tanti generi insieme, tanti ingredienti diversi, tante fascinazioni ed esperienze vissute. Un meticciato poetico, non facilmente etichettabile. É la musica di una vita, è la musica che mi piace, è la musica che ho incontrato e delle persone che me l’hanno fatta incontrare". Tra i brani originali spunta anche una Pizzicapoeira. “Le radici salentine sono sempre state presenti nel mio percorso, anche durante i dieci anni vissuti a Bologna, dal 1992 al 2002”, sottolinea Grazia Negro. “Il senso d’appartenenza, il legame con la terra, con la mia famiglia, così forte e vissuto con profondo rispetto, mi hanno dato la forza di credere in me stessa e affrontare ogni tipo di evenienza. É stato quindi molto

spontaneo inserire il dialetto nella stesura dei testi, i cui suoni e parole si sono facilmente mescolati all’italiano, ma anche al brasiliano e a qualche pizzico d’inglese, amalgamandosi con la musica in maniera quanto più naturale e fluida possibile. In questo modo è nata ad esempio Pizzicapoeira, fusione delle due parole, Pizzica e Capoeira,

un omaggio alla tradizione di due mondi così lontani, ma in realtà così vicini e con tanti elementi in comune: la musica, la danza, l’uso degli strumenti musicali (tamburello e pandeiro), alcuni suoni di termini praticamente simili e molto altro”. Pierpaolo Lala

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“La macchina fotografica fissa un’immagine nel tempo permettendoci di conservare il ricordo di un’esperienza visiva che non vogliamo dimenticare”

La foto vincitrice di questo numero Il tema dell’anno sarà gli elementi della natura. Il prossimo concorso avrà come soggetto

L’ARIA Mandate le foto all’indirizzo redazione@alambicco.com entro il prossimo 28 settembre 2012 e seguiteci sul sito www.alambicco.com

Guarda la galleria fotografica del concorso sul tuo cellulare attraverso il QR Code a destra

“ACQUA” di Daniele De Luca


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UNDICI ANNI DALLA DIAZ

Finalmente la sentenza d’appello che condanna l’atteggiamento omertoso degli alti vertici della Polizia icordate che cosa facevate undici anni fa? Magari ci vorrà qualche secondo per rispondere perché undici anni sono un periodo lungo. Sono più di 4000 giorni. In tutto questo tempo si può cambiare molto: si possono fare figli, perdere capelli o tentare ogni settimana (per quasi seicento settimane) la fortuna con le scommesse. Tanto c’è voluto per avere una parola (quasi) definitiva sui fatti di Genova del luglio 2001 e sull’irruzione delle forze dell’ordine nella scuola elementare “A. Diaz”, dove quasi un centinaio di persone del Social Forum Mondiale, partecipanti alle proteste contro il G8, furono picchiati a sangue, al di la di ogni diritto, della legge e di ogni buon senso. E che nella caserma di Bolzaneto subirono violenze anche peggiori, come testimoniato dai verbali del processo del Tribunale di Genova che ha portato alla condanna a 4 anni per Giovanni Luperi e Francesco Gratteri (all’epoca rispettivamente vicedirettore dell'Ugicos e Direttore Servizio Centrale Operativo), quella a 5 anni per Vincenzo Canterini (allora capo del VII Nucleo speciale Mobile) e di altri 10 dirigenti, con una condanna definitiva emessa dalla Corte di Cassazione per reati che vanno dal falso aggravato, all’arresto arbitrario, alla calunnia. Solo in parte prescritti. Ciò che avvenne in quella sera e in

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quei giorni di luglio fa rabbrividire. Soprattutto per quell’idea malata per cui proprio le istituzioni chiamate a proteggerti in situazioni di pericolo - la polizia, i carabinieri, il governo – possano diventare improvvisamente i tuoi aguzzini. E questo per puro odio ideologico nei confronti di un movimento, di una generazione, che cercava il modo di cambiare le cose, pur con tutti i suoi limiti umani e politici. Centinaia di agenti (di cui ancora non si sa il nome) catapultati a Genova per proteggere i capi di Stato e di governo, in una condizione di forte tensione emotiva, furono aizzati contro il presunto covo di black bloc e inviati a dare loro una lezione, salvo poi trovare nella Diaz gente in ginocchio e con le mani alzate o che al più cercava di fuggire. E quell’odio era pianificato e rinfocolato da quel sistema politico e mediatico che, mentre ancora dalla Diaz uscivano le prime teste spaccate di ragazze e ragazzi innocenti, era pronta ad accreditare la buffonata delle molotov e delle spranghe “ritrovate” nella scuola, circostanza che la sentenza ha accertato essere il frutto di un’invenzione finalizzata a giustificare l’irruzione. A chi mette sullo stesso piano le violenze di uomini addestrati e armati con quelle di frange di manifestanti violenti preme ricordare che il monopolio della forza detenuto dalla Stato

mediante le proprie forze di polizia comporta la necessità di responsabilità e trasparenza. L’atteggiamento omertoso che ha caratterizzato la polizia e larga parte delle istituzioni rispetto ai fatti di Genova vìola entrambi. L’allora ministro dell’Interno Scajola, il vicepremier Fini (presente nella sala operativa durante l’operazione), l’allora capo della Polizia De Gennaro non hanno in questi anni avuto il coraggio di raccontare la verità e di assumersi le proprie responsabilità, visto che gli alti dirigenti condannati da qualcuno avranno pur preso degli ordini. Resta da chiedersi come mai il sistema di potere, nelle sue variegate manifestazioni, si preoccupasse in maniera pressante di reprimere, mentire, creare le circostanza di paura e violenza. A distanza di undici anni si può affermare che quel movimento, per tanti versi frammentato e a tratti ingenuo, che includeva realtà molto diverse (dalle reti antagoniste dei centri sociali agli scout, con tutte le sfumature intermedie), ha cercato un suo modo di introdurre nell’agenda dei potenti della Terra temi di vitale importanza in relazione alle forme di partecipazione pubblica (bilancio partecipato, forme reticolari di aggregazione),

alla distribuzione delle risorse economiche del pianeta ed a quelle ambientali, alla cancellazione del debito dei paesi più poveri, al controllo dei flussi finanziari impazziti, alla ridefinizione della governance mondiale, al ruolo dell’informazione. E cercando contemporaneamente di modificare le forme e le parole del dibattito pubblico. In un decennio caratterizzato da parole d’ordine molto più guerreggianti, agitate dagli Stati Uniti e dai governi mondiali sotto il vessillo della “lotta al terrore”, la concretezza dei temi di quel movimento ha inevitabilmente fatto irruzione nella Storia, in virtù di quanto è accaduto: il cambiamento dei rapporti di forza tra i Paesi del mondo (dal G8 al G20, con l’entrata di Cina, India, Brasile), la crisi finanziaria ed economica mondiale, la presa di coscienza rispetto ai temi della sostenibilità ambientale. Quel movimento ci aveva visto lungo e questo il potere di allora (e anche quello di oggi, nonostante la crisi) non lo poteva proprio sopportare. Giuseppe Nobile giuseppe@alambicco.com

IL GIARDINO CHE VORREI Arriva il primo finanziamento per la distilleria De Giorgi egli ultimi tempi la distilleria De Giorgi è uno dei temi più diffusi nei discorsi politici e spesso lo è anche nei cosiddetti discorsi de chiazza; volendo superare le polemiche reali o meno sulle modalità di acquisizione che hanno caratterizzato buona parte della campagna elettorale delle ultime amministrative, oggi è a disposizione del paese e ha grandi potenzialità da cogliere e da saper sfruttare. La distilleria con i suoi giardini e la sua storia, l’arte e le leggende custodite al suo interno daranno inevitabilmente nuova vita non solo a San Cesario, ma a tutto il territorio salentino. Per troppi anni è rimasto chiuso un gioiello di arte industriale e per troppi anni il nostro paese non ha avuto a disposizione un punto di incontro così suggestivo. Pe fare questo il nostro territorio dovrà essere in grado di progettare in modo efficace e di veicolare importanti finanziamenti. Proprio in questi giorni si sta chiudendo l’iter burocratico per accedere ad un finanziamento per il nostro comune di circa 500mila euro. I

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fondi derivano dal Programma Operativo FESR 20072013 - asse VII finanziato dalla Regione Puglia, che negli ultimi anni ha destinato ingenti fondi per rafforzare l’attrattività del territorio. Un titolo lungo e complesso ma che nasconde un finanziamento ottenuto pari a 1.800.000 euro che verranno utilizzati nel seguente modo: 500mila euro per ogni comune e 300mila euro per un progetto a rete che interesserà il raggruppamento di comuni. I 500 mila euro assegnati al comune di San Cesario saranno utilizzati per finanziare parte del progetto preliminare per il restauro e la conservazione dell' ex distilleria "Casa De Giorgi" da destinarsi a Museo dell'alcool: 480mila euro saranno impegnati, infatti, nel recupero del giardino storico della struttura destinato a verde attrezzato e ad un’area eventi. I restanti 20.000 euro saranno invece dedicati ad attività di animazione culturale. All’interno del progetto a rete con gli altri due

comuni e in continuità con il progetto "Piste ciclabili nella Cupa" realizzato in sede di consorzio di comuni verranno realizzate, infine, tre ciclososte, una per ogni comune, e verrà realizzato un sistema Wi-fi gratuito che coprirà l'intero territorio dei tre comuni utilizzando i 300mila euro restanti. La ciclososta di San Cesario è prevista sul viale della stazione ferroviaria, al fine di riqualificare l'intera area. Un parco pubblico, wi-fi gratuito e ciclososte parole semplici e sconosciute fino a questo momento per il nostro paese ma che presto potrebbero diventare realtà! Emanuele Faggiano emanuele@alambicco.com


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FUTURO NELLA TRADIZIONE

L’abitare sostenibile è sempre più indispensabile. Ma quali sono i veri vantaggi di abitazioni simili? egli ultimi tempi si è fatto sempre più incalzante il concetto dell’abitare sostenibile. Tuttavia, per la sua complessità legislativa (che in realtà riprende concetti della tradizione salentina del buon costruire) è un concetto non ancora ben compreso dai cittadini e dagli amministratori dei nostri comuni. La Regione Puglia ha emanato, in tal senso, una legge (la n. 13 del 2008) con la quale detta le norme per l’abitare sostenibile; successivamente ha emesso la deliberazione della Giunta regionale n. 1471/2009 e la deliberazione n. 2272/2009, con le quali è stato poi completato il quadro normativo di riferimento dell’importante e qualificante intervento che attua il cosiddetto protocollo “Itaca”. Ma di cosa si tratta? Il protocollo altro non è se non una serie di caratteristiche costruttive che, se correttamente applicate, permettono di ottenere sensibili agevolazioni e contributi: riduzione della Tarsu, del costo di costruzione, incremento del 10% della massima volumetria realizzabile. Riportiamo, di seguito, un brevissimo sunto delle caratteristiche dettate da Itaca: - Orientamento dell’edificio secondo l’asse EstOvest. - Recupero delle acque meteoriche (mediante l’accumulo in vasche con ricircolo). - Risparmio idrico (mediante sistemi di frangi getto, regolatori di flusso, ecc.).

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R EUME DI

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Risparmio energetico (mediante l’isolamento del tetto e delle pareti, l’applicazione di doppi vetri o la sostituzione degli infissi esterni, l’adozione di opportuni sistemi di regolazione del calore). Riduzione “isola del calore” (mediante l’impiego di vegetazione lungo i lati Est-Sud e Ovest dell’edificio). Controllo della radiazione solare. Utilizzo dei tradizionali materiali di costruzione. Applicazione di sistemi di mobilità pedonale e ciclabile. Il discorso dell’abitare sostenibile è appena agli inizi nelle nostre realtà, tanto che

sarebbe opportuna un’azione di sensibilizzazione profonda, anche da parte degli organi di stampa come “l’alambicco”. Tuttavia ci sono segnali positivi che lasciano ben sperare: una prima applicazione di queste norme, infatti, si è avuta in un piano di lottizzazione, promosso da un Consorzio privato di cittadini, che il Consiglio Comunale di Lequile ha oculatamente adottato nella seduta dello scorso 21 giugno. Speriamo che sia il primo di molti passi in questa direzione. Nicola Donno

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E DINTORNI

LUCA LAUDISA •

FISIOTERAPISTA

L’appuntamento estivo della rubrica Reume e dintorni è dedicato al complesso mondo della medicina e della riabilitazione; Luca Laudisa ci aiuterà a districarci fra le varie figure professionali ed avere quindi la possibilità di curarci al meglio. Nella vita di tutti i giorni ci troviamo di fronte a delle scelte che a volte facciamo con troppa leggerezza, per la troppa confusione in giro e anche per coloro che s’improvvisano professionisti del settore. Figure professionali e non che si intrecciano tra loro disorientando e confondendo le idee… A chi rivolgersi quindi? Non è la sede giusta per polemizzare e analizzare le figure non professionali che vanno oltre le loro competenze - anche se ci sarebbe tanto da dire - tuttavia di seguito troverete alcune indicazioni per sapere a chi rivolgervi. L’ortopedico è un medico specializzato nella diagnosi e nel trattamento dei problemi del sistema muscolo-scheletrico: ossa, articolazioni, tendini, muscoli e nervi. È un chirurgo che si occupa del trattamento delle affezioni dell’apparato locomotore, in particolar modo delle lesioni dovute a traumi. Il fisiatra è un medico specializzato in Medicina Fisica e Riabilitazione. Attraverso la visita fisiatrica individua il protocollo medico specialistico riabilitativo comprese modalità e durata dei trattamenti, coordina gli interventi tecnici, effettua la diagnosi della menomazio-

ne causa della disabilità, la diagnosi funzionale e la prognosi riabilitativa. Il fisioterapista è il professionista sanitario che pratica la fisioterapia, eseguendo interventi di prevenzione, cura e riabilitazione nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori e di quelle viscerali. Valuta e tratta i disturbi conseguenti a eventi patologici di varia natura. L'attività può essere svolta autonomamente o in collaborazione con altre figure sanitarie.

Il massofisioterapista è una figura ormai poco diffusa formata fino al 31 dicembre 1995 in corsi autorizzati dalle Regioni. Una formazione professionale biennale durante la quale si acquisisce la preparazione per l'erogazione di tutte le prestazioni di terapia con mezzi fisici, massoterapia e recupero funzionale delle disabilità transitorie e distrettuali. In Italia, la figura dell'osteopata non è riconosciuta dal Sistema Sanitario Nazionale; i relativi percorsi di formazione sono organizzati da associazioni private e ad oggi non sono riconosciuti dal Ministero della Sanità e da quello dell'Istruzione. L'Osteopatia è un metodo di valutazione e trattamento olistico del corpo umano. Non tratta la malattia come manifestazione patologica, ma come squilibrio delle funzioni. Si tratta di un lavoro manuale specifico applicato con un elevato sviluppo del tatto sia per la valutazione che per il trattamento di problemi meccanici che possono coinvolgere ogni parte del corpo. L’ostepatia si basa sul concetto che tutte le parti del corpo lavorano in armonia per raggiungere e mantenere il benessere psicofisico. Sicuramente un aiuto nella scelta della persona più competente può essere dato dal medico di base che ben conosce le problematiche del proprio paziente, meglio non affidarsi ai passaparola o alla medicina “fai da te” che spesso non portano alcun beneficio. Uomo avvisato…


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R IFLESSIONI DI UN’ANIMA IN ESILIO La Firenze dei Medici e il Sud dell’assedio dei Turchi a Otranto, l’esperienza della solitudine di un uomo e la sua ricerca di verità, nell’ultimo romanzo di Antonio Errico, “L’esiliato dei Pazzi”, presentato in anteprima a San Cesario on una lettura corale, accompagnata dalle note di Gianluigi Antonaci e il canto di Enza Pagliara, è stato presentato il 20 giugno scorso a San Cesario l’ultimo romanzo dello scrittore salentino Antonio Errico, L’esiliato dei Pazzi, edito da Manni. Il romanzo prende spunto dalla congiura ordita dalla famiglia dei Pazzi per porre

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L’esiliato che volutamente non ha un nome, diventa simbolo di ogni uomo in esilio, sradicato, lacerato, che scava in se stesso, mettendo a nudo le proprie radici. Nelle sue parole c’è tutto l’amore e il dolore di chi è stato per anni amico, confidente, servitore fedele ed ora si vede ingiustamente condannato. C’è l’amara e lucida riflessione

10 fine all’egemonia dei Medici nella Firenze del 1478 e racconta l’esilio di un cortigiano di Lorenzo il Magnifico, accusato di aver partecipato alla congiura. Da un lato la Firenze rinascimentale, con i suoi sfarzi, i suoi artisti, dall’altra la terra dove l’esiliato sarà costretto a trascorrere i suoi giorni, Otranto, alla vigilia dell’assalto dei turchi. In questa condizione di solitudine forzata, nasce una serie di epistole che l’esiliato indirizza al suo signore.

contro il governo di Lorenzo il Magnifico, di un potere fondato sull’intrigo e l’apparenza e uno splendore che cela un vuoto di sostanza. C’è la disincantata riflessione sui percorsi della Storia, a volte così tortuosi e dai quali si è travolti, indipendentemente dalla propria volontà. C’è, ancora una volta, il Sud, che accoglie l’esiliato, con la sua luce e i suoi paesaggi immobili, da cui si lascia abbacinare, lentamente penetrare. I fasti

e i rumori dei palazzi fiorentini lasciano spazio alle vie silenziose di Otranto, all’immensa e oscura biblioteca di Casole. È qui, che la ricerca di verità, il bisogno di fermare il tempo con i ricordi, viene sostenuto dall’incontro con il sapiente igumeno e i quadri del pittore Niceforo, del quale diventa amico. E tutto ciò vorrebbe condividere con chi continua a voler credere vicino. “Nobilissimo Signore, se venissi da queste parti, in qualsiasi tempo dell’anno, in qualsiasi ora del giorno, se arrivassi qui da terra o da mare, se vedessi la miseria e lo splendore mischiati e confusi, se ascoltassi le nenie e i canti del lutto, se comprendessi la rassegnazione davanti alla vita e davanti alla morte, se ti rendessi conto com’è che la sorte è decisa dal cielo in un attimo soltanto, da un assalto di grandine, da una furia di vento, se conoscessi la provvisorietà dell’esistenza di questi uomini muti, di queste donne stravolte di pazienza, tu non avresti più nessuna tentazione di gloria e di potere”. Un romanzo intimo in cui, come in altri scritti di Errico, attraverso una narrazione che diventa poesia, l’autore regala pagine di noi a chi si lascerà ammaliare dalla sua bellezza e fascinazione. Giuliana Scardino giuliana@alambicco.com

Alcuni momenti dela serata che ha visto una piazza gremita di spettatori, artisti, intellettuali, giornalisti. Tutte le foto della manifestazione sono visibili sul nostro sito: www.alambicco.com Guarda la galleria fotografica sul tuo cellulare attraverso il QR Code a destra

Antonio Errico L’esiliato dei Pazzi pp. 168 • euro 15 Manni Editori, 2012

Antonio Errico è unanimemente considerato una delle voci più interessanti del Salento. È nato in provincia di Lecce dove vive ed è dirigente scolastico del liceo Psicopedagogico di Maglie. Ha pubblicato libri di narrativa e saggistica. Ha curato, tra le altre cose, la riedizione di Secoli fra gli ulivi di Fernando Manno, in coedizione “l’alambicco” e Manni. Collabora a quotidiani, riviste letterarie e scolastiche.


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E ANCORA VIENI DAL MARE Lo scandaglio dell’anima e dell’amore filo conduttore dell’ultima raccolta di Marcello Buttazzo usica che viene dal profondo, voce di quell’altro io che è in noi, che riemerge nella notte dalle ceneri del giorno, che s’accresce nei ricordi schiariti dal tempo e diventa conflitto, dualismo, angoscia e infine poesia. E ancora vieni dal mare è il nuovo titolo della raccolta poetica di Marcello Buttazzo, giunto alla sua nona pubblicazione, ed edita da Manni editore. Un’opera permeata da un pessimismo lucido che sembra non lasciare via di scampo, ma che trova nella poesia una sua consolazione, un suo modo per gridare le mille parole taciute dell’anima. Con foreste di cielo e lame nel cuore la vita s’avanza ogni giorno con la solita indifferenza, il suo volto nasconde sempre un nuovo enigma, ma di notte, quando i frastuoni quotidiani si spengono nel buio, quando i ricordi diventano lo specchio del nostro essere, tutto diviene più chiaro e limpido: i

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Marcello Buttazzo E ancora vieni dal mare pp. 72 • euro 12 Manni Editori, 2012

brusii dell’anima sono come boati che scuotono il corpo, la crudeltà del destino si mostra nel suo splendore, le privazioni del presente presagiscono l’idea di un futuro migliore, gli inganni dell’apparenza appesantiscono anime già provate ed il silenzio assume le sembianze di un grande vuoto in cui galleggia leggera la condizione di ogni uomo e nessun rumore, nemmeno quello più tenue, sfugge al sentire dell’anima poetica. Le poesie di Marcello Buttazzo rappresentano un unico discorso nei confronti della vita, i suoi versi sono carichi di significato, ogni parola richiama concetti e figure lontane dal pensare comune. Sullo sfondo di una vita che non teme di mostrare la sua indifferenza e crudeltà, si colloca l’immagine di una natura benevola, i continui richiami al mare e ai paesaggi del territorio natio, offrono al poeta l’idea di una speranza: dalla natura viene verso l’uomo qualcosa di buono, un vento che lo soll-

eva dagli affanni del vivere frenetico. Un’altra immagine molto ricorrente nei versi di Buttazzo è quella della figura femminile, della ragazza e della donna, entrambe portatrici di un sentimento unico e magico com’è l’amore. La donna, con le sue carezze, con la sua tenerezza, con la sua sola presenza evoca immagini e situazioni che sembrano rincuorare il poeta da ciò che la notte porta con sé. E ancora vieni dal mare, del poeta salentino Marcello Buttazzo, è un dialogo in corso con l’esperienza di ogni uomo, uno specchio in cui ognuno può scorgere la propria essenza, un modo per essere consapevoli dell’indifferenza della vita, ma anche un modo per capire che il bene e la consolazione non vanno ricercate freneticamente, ma spesso provengono da quell’unico luogo in cui nessuno ormai guarda più.

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LACRIMAE RERUM

Luigi Patarnello

NEVIERA

Scoperta casualmente, è stata donata al Comune di Lequile questa straordinaria testimonianza del passato

In mostra a Lequile il nuovo lavoro di Romano Sambati

11 trent’anni esatti dal percorso di ricerca sul De rerum natura di Lucrezio, Romano Sambati (artista lequilese di fama internazionale) presenta l’ultimo risultato della sua attività pittorica e scultorea. Il nuovo ciclo, che trae il nome da un celebre verso dell’Eneide di Virgilio, Lacrimae rerum, comprende dipinti e sculture realizzati negli ultimi sei anni. Lacrimae rerum, in allestimento presso il Palazzo Andrioli di Lequile, è una discesa nel profondo di uno spazio in cui è bandito qualsiasi elemento di riconoscibilità geografica e in cui appaiono tracce di presenze umane, figure di argilla, in una resa estremamente estenuata, spoglia, che frustra sistematicamente ogni tentativo di lettura familiarizzante. Due temi ricevono un particolare spicco: gli Angeli senza Dio e gli Angeli senza cielo, che si inseriscono con una cifra stilistica ben caratterizzata all’interno dell’angelografia occidentale, accanto ai discendenti contemporanei degli angeli moderni di Paul Klee. Pitture e sculture che annunciano allo sguardo tracce di una trascendenza metafisica, ‘religiosa’ in senso lato, ma in contrasto essenziale con i modi consueti e codificati di vivere il sacro. Accompagna la mostra una pubblicazione a metà strada fra il tradizionale catalogo d’arte e lo studio monografico: il volume, edito da Degli Alami, ospita gli interventi di Antonio Del Guercio e Lorenzo Mango, autori di altri contributi critici su Sambati negli anni Ottanta e Novanta, e un saggio di Emanuele

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I primo maggio 2012 Piazza San Vito è stata occupata da centinaia di lequilesi in bicicletta che hanno percorso le vie principali, oltrepassato il cavalcavia " Conca" e, dopo circa 2 Km, sono pervenuti alla chiesetta seicentesca Madonna di Pozzino. Altri ottocento metri di fatica lungo la strada “Scomunicata”e, finalmente, in località “Strafei” la NEVIERA, una costruzione risalente al diciannovesimo secolo, in piena attività sino alla prima parte del ventesimo. Quasi grotte naturali, divenute reperti industriali, con l’avvento di frigoriferi, congelatori, camion ed impianti di refrigerazione. La neviera era disseminata in tutta Italia, dalle zone montane, alle più remote località pianeggianti. D'inverno, le cavità accoglievano la neve che diventata ghiaccio, era tagliata in pezzi simmetrici e venduta in paese per diversi usi: in macelleria, per curare febbri, ascessi, contusioni, per gelati e bibite nei bar. Una vera e propria industria, sottoposta a tassa feudale. Tradizioni, storie senza memoria che si perdono nella notte dei tempi. La nostra neviera è una struttura scavata per metri 1,80, lunga circa 11 metri lungo la linea del taglio geologico della Valle della Cupa. Presenta una volta a botte, con apertura centrale ricoperta da chianche. Nel passato per ottenere

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Coppola, che ripercorre ampia parte della carriera artistica di Sambati, impostandone un’interpretazione generale. Sono riprodotti ventotto dipinti, ventidue sculture e sei disegni; seguono, infine, una parte antologica (1981-2006), una breve biografia dell’artista ed i consueti apparati bibliografici. La mostra è visitabile presso Palazzo Andrioli (Piazza San Vito, Lequile), dal 7 luglio al 7 settembre 2012, (orario 10:0012:30, 18:00-20:30). Emidio Buttazzo

il ghiaccio, sul fondo della cisterna veniva prima sparso uno strato di fascine (sarmento), così da distaccare la neve dal pavimento. La neve immessa, veniva spianata e compressa con robuste palate di “mazzocche” o “maglioccole”, ottenendo enormi parallelepipedi alti 20-30 cm. Uno strato di paglia, favoriva il distacco dei blocchi di ghiaccio. Riempita la cisterna, si chiudeva l’apertura e altra neve era immessa dal foro della volta. Per scopo medicinale era usata la neve bianca, cioè il ghiaccio tratto dalla parte superiore della neviera. Nel periodo estivo la faceva da padrone " la rattata", grattando un blocco di ghiaccio con una “navetta” (piccolo contenitore munito di lama), aggiungendovi rosolio, orzata, menta, limone. Attualmente questo manufatto di archeologia industriale, si presenta come discarica di vari rifiuti inerti, resti di animali e la volta pericolante. La neviera di proprietà del comune di Lequile, a seguito di cessione volontaria fatta dal sig. Caricato Gaetano il 29 dicembre 2011, necessita di numerosi interventi. Obbiettivo finale, la salvaguardia e fruizione di un patrimonio della " Cultura della Conservazione", nonché la riscoperta di usi, costumi, mestieri della Valle della Cupa. Vito Carignani


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IL ROMARIO DEL SALENTO Intervista esclusiva a Fabrizio Miccoli entosessantotto è un numero significativo nel mondo del calcio; è quello dei grandi campioni, quelli con i piedi buoni, quelli che hanno lasciato un segno indelebile nella storia di questo sport. Centosessantotto centimetri di altezza come Maradona, Zola, Romario, come Fabrizio Miccoli; talento autentico già a sei anni quando si presentò al campo “Delta” di San Donato sotto gli occhi attenti dell’allenatore dei pulcini Giuseppe Bruno (papà di Pasquale ex difensore della juventus) che, pur di far giocare nella sua squadra un fenomeno simile, falsificò il suo cartellino dichiarando che Fabrizio aveva otto anni. Nasce così la favola del “pibe di Nardò” ribattezzato in seguito il “Romario del Salento”, un ragazzo con tante speranze, costretto a lasciare il Salento per inseguire il suo sogno. Giovanili del Milan e successivamente Lecce dove viene scartato in quanto troppo basso per fare il calciatore. Pantaleo Corvino vede in lui i numeri del campione e a sedici anni è del Casarano, poi la Ternana, il Perugia e alla fine il grande calcio: la Juventus. Lo incontriamo, in quel famoso campo “Delta” dove tutto ebbe inizio, a palleggiare e scherzare con i suoi amici. Fabrizio è impegnato in una nuova avventura, un altro piccolo sogno realizzato: l’A.S.D Fabrizio Miccoli.

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Fabrizio hai chiuso l’ultimo campionato con un infortunio, inizio l’intervista chiedendoti come stai. Ho avuto uno stiramento che non mi permetteva di essere al meglio delle mie possibilità ma ora sono perfettamente guarito pronto ad affrontare una nuova stagione. 17 gol, un altro gran bel campionato quello appena finito. Non posso certo lamentarmi: 17 gol, venti assist,

L’A.S.D Fabrizio Miccoli è una scuola calcio con più di cento iscritti e della quale Fabrizio è il presidente onorario. Il settore dirigenziale è così suddiviso: presidente Cosimo Miccoli, vice presidente Marcello Greco, dir.generale Antonio Marchello, segretario Antonio Marullo, medico sociale Armando Rotondo, Tommaso Grande responsabile delle pubbliche relazioni e tutti i vari dirigenti: Giuseppe Bruno, Bruno Leli, Giancarlo

una stagione abbastanza tormentata e complicata per il Palermo considerando le speranze di inizio campionato, ma sicuramente positiva a livello personale. Entrare nella storia di una società è sicuramente motivo di orgoglio, tu sei diventato ufficialmente, con 71 gol, il miglior marcatore di tutti i tempi con la maglia del Palermo, cosa si prova? È una soddisfazione indescrivibile, il Palermo è una grande società; la passione dei tifosi e di tutta la gente che mi vuole bene mi hanno portato a raggiungere e coronare questo sogno, sono onorato di aver scritto il mio nome nella storia del club e sicuramente mi sento motivato ancora di più nell’aggiornare questo record. L’A.S.D scuola calcio Fabrizio Miccoli è una realtà importante per San Donato ma non solo, come nasce questo progetto? È sempre stato un mio desiderio creare una scuola calcio, volevo che ai ragazzi fossero date le migliori strutture possibili e la competenza di tecnici qualificati per far emergere le loro qualità, togliere quanti più ragazzi possibile dalla strada e permettere loro di inseguire il loro sogno. Abbiamo già inaugurato i campi di calcetto in erba sintetica e molto presto la stessa cosa verrà fatta per il campo da calcio, nulla viene lasciato al caso; c’è un preparatore fisico, uno dei portieri e uno psicologo che segue passo dopo passo il processo di crescita dei ragazzi senza contare la grande competenza ed esperienza dei dirigenti e dello staff tecnico. Inoltre, i ragazzi che vengono dai paesi limitrofi, potranno contare sul servizio bus. Due dei nostri ragazzi, i giovanissimi De Mitri e Perrone classe ’99, sono stati opzionati dal Palermo, motivo di grande soddisfazione, segno che stiamo lavorando bene e spinta a fare sempre meglio. Oltre all’aspetto tecnico, quali valori vorresti che imparassero i tuoi ragazzi?

Cofano, Giuseppe Carlino e il magazziniere Tonino Miccoli. Il settore tecnico prevede: Mario Grasso allenatore dei portieri, Antonio Camastra mister esordienti, Pasquale Caiaffa mister pulcini, Franco Ingrosso cat.primi calci, Donato Luigi Caiaffa allenatore tecnica individuale e infine un veterano del settore categoria giovanissimi, il nostro concittadino Gianni Letizia..

Fabrizio Miccoli in posa con il nostro inviato Fernando Valletta

Lo sport è importantissimo, è una scuola di vita, ai ragazzi insegniamo il rispetto per l’avversario, il comportamento in campo, i valori della lealtà sportiva e la disciplina, tutto questo con grandi risultati: la coppa disciplina vinta dagli allievi quest’anno ne è la dimostrazione. Calcioscommesse: ma è veramente tutto marcio secondo te? Ormai c’è un sentimento di sospetto ovunque. Siamo a un punto di non ritorno? Il calcio pulito esiste e va difeso nella maniera più assoluta, mi auguro vivamente che le istituzioni lancino un segnale forte radiando dal mondo del calcio tutte le persone corrotte che hanno fatto del male a questo sport. La gente deve appassionarsi nuovamente ai campioni e alle giocate che ci fanno apprezzare questo sport bellissimo e ti posso assicurare che i disonesti sono solo una minima parte da cancellare quanto prima. Il prossimo obiettivo di Fabrizio Miccoli? Sicuramente concentrarmi sui ragazzi della mia scuola calcio perché, ripeto, vorrei che non fossero negate a nessuno le stesse possibilità che ho avuto io, dopo di che vivere tranquillamente e soprattutto in salute con la mia famiglia e tutte le persone a me vicine. Cosa auguri alla nuovo presidente Tesoro? Abbiamo una grande tifoseria che merita la serie A e ha dato un grande segnale di maturità a tutti quanti. Detto questo auguro al nuovo presidente di costruire un nuovo ciclo vincente, di mantenere viva la grande passione della gente e di portare quanto prima questa società nel campionato che merita. C’è ancora una speranza di vederti in futuro con la maglia giallorossa? Beh, nel calcio come nella vita mai dire mai. Certo che, come si dice, sarebbe la ciliegina sulla torta! Grazie Fabrizio! Grazie a voi de “l’alambicco” e a tutti gli amici di San Cesario! Fernando Valletta

ANBETA E LA DANZA l 31 maggio nella scuola ArteDanza di Lequile si è tenuto uno stage di danza con la ballerina, e star televisiva, Anbeta Toromani. Di seguito riportiamo l'intervista che le hanno realizzato alcune allieve.

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A quanti anni hai iniziato? Ho iniziato all'età di 5 anni, facendo ginnastica artistica. A causa di un salto mortale, mi sono rotta un braccio. Ho continuato fino all'età di 10 anni quando ho cominciato a studiare seriamente danza in una accademia. Da dove è nata la tua passione per la danza? La danza non è stato un amore a

prima vista ma si è sviluppato pian piano negli anni. Hai un fisico da invidiare. C'è un segreto per mantenerlo? Mangio in modo sano e seguo una corretta alimentazione. Preferisco il gusto salato a quello dolce. In tanti anni di carriera, che cos'è stato realmente difficile? Fare danza è veramente difficile! Che emozione provi quando balli? Non è facile descrivere ciò che provo mentre danzo. Le emozioni sono diverse, questa domanda dovreste farmela nel momento in cui ballo. È come quando ti svegli la mattina: ogni volta si ha un sentimento diverso.

Hai avuto il consenso della famiglia per questa tua passione? Sì. Sono stati proprio i miei genitori a sostenermi tantissimo. Qual è stato l'aspetto più importante nella tua carriera? Nella vita lavorativa ci sono stati molti aspetti importanti. È impossibile sceglierne solo uno. E l’insegnante che ricordi con più ammirazione? Anche questa è una domanda difficile. Tutti i miei insegnanti mi hanno lasciato, a loro modo, un ricordo. Ti vedremo ancora ad “Amici”? Non lo so, è tutto un punto interrogativo.

Intervista realizzata da Marianna Monaco, Valeria verdesca, Maria Luisa Foggetti, Martina Gemma, Sindi Arkaxhiu, Ludovica Tarantino, Giorgia Cuna, Martina Luperto.


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BOTTO DI RISATE

L’Asocial Network Tour degli Scemifreddi chiuderà la festa di San Cesario opo il successo della prima assoluta e i positivi riscontri di pubblico e critica registrati nelle numerose repliche in giro per il Salento, l’Asocial Network Tour 2012 fa tappa a San Cesario, nella bellissima cornice di Piazza Garibaldi, nell’ambito dei festeggiamenti in onore di San Cesario. Festeggiamenti che, grazie allo sforzo economico e all’impegno del Comitato Feste, dureranno ben quattro giorni (21-24 luglio) e culmineranno con lo show dei nostrani Scemifreddi, gruppo di cabaret che in pochi anni si è imposto sulla scena del cabaret made in Salento. Due ore di risate, gags e trovate esilaranti, per uno spettacolo che si preannuncia tutto da vivere. E con la presenza del nuovo idolo (delle)folle, Cristiano col Negramaro, reduce dal successo del suo primo singolo “Tutto Scurre”. “Esibirci in giro per le piazze del Salento cercando di divertire la gente è ogni volta più bello ed entu-

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NOTTE SVEGLIA

siasmante - ci ha detto Anthony Fracasso - ancora di più se a divertirci siamo noi, per primi. Ma salire sul palco del nostro paese, nella nostra piazza, davanti a quel pubblico che da sempre ci segue e ci incoraggia ha un sapore particolare e crea, in noi, l’emozione e l’attesa degna di un grande evento. Abbiamo ancora in mente le immagini del 4 agosto di due anni fa, quando per amore di questo paese portammo in scena Sbam per regalarlo a chi aveva creduto in noi. Speriamo di rivivere quelle emozioni e che in piazza, a divertirsi con noi, ci sia se possibile ancora più gente!” Appuntamento per martedì 24 luglio, con inizio alle ore 21.30. Ingresso gratuito, posti a sedere. Per info: www.scemifreddi.it La redazione

PALAZZO M ARULLI

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E!STATE A

SAN CESARIO

IN MOSTRA La terza edizione il 14 luglio a San Cesario ata dall'idea di un gruppo di giovani di fare qualcosa di grande nel loro piccolo paese "Notte Sveglia" sta diventando uno degli eventi più attesi nel panorama estivo. Già giunti alla terza edizione, ogni anno lo spettacolo è stato d'impatto e ben gradito dalla gente. Partiti nel 2010, tra spettacolo sport e ospiti d'eccezione i BOOM DA BASH, cresciuti con la seconda edizione del 2011 con ben due serate in programma (sport, spettacolo e musica con ospiti gli OPA CUPA, Giro di Banda e i COSMICA), "La Salentina" e "Gli Amici della Musica" hanno riservato molte sorprese per questa terza edizione tutta all'insegna del divertimento con tanta musicafino all'alba. Ospiti i CRIFIU, una delle migliori band che il Salento sta esportando in tutta Italia, un mix di suoni, dal Rock al melodico mediterraneo che sta avendo un impatto scenico molto potente ed un pubblico sempre maggiore. Freschi dal nuovo pezzo in collaborazione con Nandu Popu dei "Sud Sound System", "Rock&Rai", che ha avuto un enorme successo, "Cuori e Confini" è il nuovo progetto che caratterizza il loro tour. Appuntamento, allora, per la “Notte sveglia 2012” a San Cesario di Lecce il 14 luglio.

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Una giornata di eventi organizzata da Sveglia Cittadina il 5 agosto veglia Cittadina organizza una serie di attività che si protrarranno durante l’intero arco della giornata: mostra dell’artigianato locale; mostra d’arte; della mostra fotografica; mostra di antiquariato; raduno automobilistico, degustazioni, moda e arte con sfilate di giovani artisti e acconciatori; musica e danza oltre all’immancabile gastronomia casareccia. Inoltre, sarà possibile visitare molti dei monumenti presenti nel cuore del centro storico e spesso sconosciuti.

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Tra Salento e Mediterraneo: 13 la rassegna del Comune Merc. 18 luglio Ore 21 Piazza Garibaldi FESTIVAL DELLA CONOSCENZA SALENTO 2012 “Chi siamo, storia della diversità umana” Incontro con proiezioni video di Umberto Manni

Ven. 20 luglio Ore 21 Piazza Garibaldi SALENTO E CINEMA: Proiezione cortometraggio L’ODOROTECA di Francesco De Giorgi a seguire dibattito sul cinema con la presenza di esperti

Giov. 26 luglio Ore 21 Piazza Garibaldi MEDITERRANEA(N) SE(R)A. Festival Itinerante dell’Intercultura Voci, Suoni e Danze del Mare Nostrum

Dal 15 al 22 settembre Piazza Garibaldi e centro storico INVITI A CORTE Mostre, installazioni e degustazioni nelle Chiese e nelle corti del centro storico


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SOTTO L’OMBRELLONE L’ENIGMISTICA

SECONDO “L’ALAMBICCO”

Anagramma 3. Canta libero (6 7) Zio, non una rima! 4. Comicità d'esportazione (9 3 9) Nostri... ma cercano gloria Crittografia mnemonica 1. Buoni propositi estivi (5 5 5 4) METTER SU PANCIA 2. Capolavoro di Yuri Cechi (9 3 3 6) GIOIELLERIA Cambio 1 Sono un manipolo di artisti raggruppati nell'associazione Xxxxxxxx, animano e colorano i luoghi tristi se tutto è fermo loro offrono xxxxxyxx. Cambio 2 Entrò trionfante nel palazzo accolto dai tamburi con un xxxxx e tanti garofani, forse un mazzo... il re dell'aria sana: Giovanni Xyxxx

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Orizzontali 1 - Speciale è quello di Popillo. 7 - In inglese è tutto! 11 - Sale, pepe e... 12 - Dio degli Inferi. 14 Famosa Madonna “te lu...”. 16 - La “Società” di San Cesario. 18 – Nome di Babà. 19 – La mujere te figghiuma. 20 - Il rame in chimica. 21 – Angela, famosa scrittrice per ragazzi. 23 – Insieme alla musica nelle canzoni. 25 – Olbia-Tempio sulle auto. 26 – L'Iva anglosassone. 27 – Lecce. 28 – Stella di Arda nel “Signore degli anelli”. 29 – Non poi. 30 – Forcignanò, autore del libro su don Oronzo Margiotta.

Verticali 1 – Greco, Latino e... 2 – Verso caratteristico del lupo e del cane. 3 – Protesta pacifica. 4 – Né miu, né sou. 5 - Piccola costruzione generalmente di legno. 6 – Se non sono puzze sono... 8 – Nadia Desdemona, terrorista pugliese. 9 – Comu cucinu lu turcinieddhu? 10 – Sandro, giornalista sempre al fianco di Michele Santoro. 13 – Economic Commission for Africa. 15 – Trieste. 17 Disonore, vergogna. 22 – Compagna di Adamo. 23 – Nomeo del comico che impersona Felice Caccamo. 24 - Telecom Italia Net

Orizzontali 1 – La testata più autorevole. 8 – Chiusura lampo. 11 – Gli “Assassini” di Oliver Stone. 12 – A Roma è famosa quella “Vergata”. 13 – Uno dei sette nani. 14 - Variazione acustica ad alta energia. 17 – Indica Oristano. 19 – Preposizione articolata. 20 – Digital Audio Tape. 21 – Abbreviazione di Santo nel mondo anglosassone. 22 – Lo fai se sei iscritto al PSI. 24 – Monti l'ha sostituita con l'IMU. 25 – Capitale della Norvegia. 27 – La Toromani star di “Amici”. 29 – La chiamava sempre l'Enterprise. 30 – A San Cesario c'è quella di Sant'Antonio e quella di Santa Maria delle Grazie. 31 – Introduce il periodo ipotetico. 32 – Lo raffigura il nostro monumento ai caduti.

Verticali 1 – Nuovamente. 2 – Nota per accordare. 3 – San Cesario fa parte di quello numero 1. 4 – La fidanzata di Topolino. 5 – Mameli compose la musica del suo inno. 6 – Codice abbreviato. 7 – Verdura cruda, in francese. 8 – Safari a Fasano. 9 – Vocabolario famosissimo per il Latino. 10 – Il Cesareo con cui spesso ci confondono. 13 – Fu ucciso sotto le mura di Troia. 15 – Preposizione semplice. 16 – Dio Sole dell'antico Egitto. 18 – Strumento celtico per predire il futuro. 21 – è “Grande” nel tennis. 23 – La Rai a Londra. 26 Forma societaria. 28 – Famosa canzone di Umberto Tozzi.

Cerniera Morìa di politici Un dì eran quattro i fantastici Xxxyyy Adriana, Raffaele, Pietro e Salvatore. La yyyzzz ne ha accantonati tre con gran dolore è rimasto solo uno ed è per questo che ci auguriamo tutti sia il più yyyyyy.

L’umorismo degli

3. Sogno spesso di essere un campione del tennis. Come poggio la testa sul cuscino sogno federer! 4. L’uomo di Neanderthal parlava già molte lingue... era poligrotta! 5. Mi chiedo se gli arabi hanno l'orologio a cous cous!? 6. Che vita noiosa! Sempre il solito il tram tram... devo cambiare mezzo! 7. Sono stato in Egitto a vedere le piramidi! Enormi! Solo il tetto fa impressione... 8. Quando nacqui io, in sala parto ci fu un lunghissimo applauso... standing ovulation!

11. Ieri ho visto un concerto con i fiocchi. Di chi? Cristina D’avena!! 12. Il mio punto debole sono le donne... Eh sì! La lingua batte dove il clito ride!!! 13. Biancaneve si vestiva in un nanosecondo. 14. Un quadro raffigurante un uomo grasso non può essere di Magritte. 15. Eraclito aveva una figlia: Eraclitoride. 16. Il cantautore preferito dagli alieni: Cristiano De Androide. 17. Approccio tra semiologi: “Ciao, di che segno sei...?”

Cruciverba 2

2. Il vantaggio di farsi un panino con il pane di sesamo è che si apre da solo!

10. Hanno aperto un megastore per mafiosi: La Riinascente! Non credevo ne fossero davvero “Capaci”!

Cruciverba 1

1. Il desiderio di una pianta; conoscere un bel fusto che la corteccia!

9. L’unico cantante che non trovi su facebook è Edoardo Bannato!

Crittografia menmonica: 1. Farsi largo nella vita. 2. Esercizio con gli anelli. • Anagramma: 3. Nunzio Mariano. 4. Cristiano col negramaro. • Cambio 1: Variarti/varianti • Cambio 2: rullo/Rollo • Cerniera: CapONE-STOria-ONESTO.

Battute, ma non sconfitte!


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L ’AMORE È

MAGIA

Giovanni Ciminna, al suo esordio come poeta, ci racconta della scrittura e del bisogno di comunicare amore L’amore è magia… è la prima raccolta poetica di Giovanni Ciminna, che verrà presentata ufficialmente a San Cesario di Lecce nella seconda metà di Settembre. Le poesie contenute in quest’opera parlano di cose umili, della vita di tutti i giorni, dei valori che abbiamo dimenticato, della bellezza della semplicità e provengono da un luogo comune a tutte le persone, ma che nessuno ormai ascolta più: il cuore. Leggendo i versi di Giovanni non si è solo in presenza di una poesia dolce, positiva e piacevole ma anche di fronte a delle massime, a dei consigli che ci aiutano ad affrontare la vita e le sue difficoltà, facendoci riscoprire l’importanza dei sorrisi, delle piccole gioie, dell’amore e di tutti quei valori che oggi sono stati sostituiti da entità inutili e materiali. Allora Giovanni, con la pubblicazione di questa tua prima opera hai raggiunto un traguardo molto importante, hai condiviso con tutti noi la tua poesia ed il tuo pensiero e ci hai fatto conoscere un lato di te che non tutti forse conoscevano. Parlaci un po’ di te, della tua vita e di quello che ti ha portato ad essere l’uomo che sei. La mia era una famiglia numerosa e modesta, io sono il primo di otto figli e non scorderò mai quel forte legame che ci univa e che ci faceva diventare uno per tutti e tutti per uno. Sono sicuro che quei valori che oggi porto nel cuore e di cui parlo nelle mie poesie sono nati proprio grazie all’amore che univa la mia famiglia: rispetto, umiltà, amore, amicizia e allegria sono i valori che hanno arricchito la mia infanzia e che hanno fatto di me l’uomo che sono oggi. La mia passione era il canto e così, fin da ragazzo, intrapresi studi musicali, ma subito dovetti interrompere per dare una mano a mio padre, di cui ci tengo a ricordare le origini siciliane. Nonostante il duro lavoro, riuscì a studiare per corrispondenza, fino ad ottenere l’attestato di tecnico edile. Poi a ventidue anni partì, con mio padre, per la Germania, nella speranza di migliorare la condizione famigliare. Dopo due anni tornai in Italia, ripresi gli studi di canto e continuai a coltivare la mia grande passione

per la musica e in particolar modo per la poesia, un dono più che una passione che mi accompagna da tutta la vita. Nonostante il lavoro, la poesia continuava ad essere la cosa più importante e non ho mai smesso di dedicarmi con passione ad essa. Poi arrivò l’amore, quel sentimento che incanta ognuno di noi, conobbi mia moglie ed adesso ho la fortuna di avere una famiglia fantastica, in cui i valori di una volta sono per noi la vera e unica ricchezza di cui nessuno può fare a meno. Il tema contrale del tuo libro è l’amore che tu definisci magia. Ma oggi dell’amore si è un po’ perso il senso, sembra non avere nulla a che fare con i sentimenti e con le emozioni, lo si confonde e lo si identifica solo con il sesso o con la bellezza esteriore e dai volti della gente non trapela più l’emozione e la timidezza ma l’orgoglio e l’indifferenza. Secondo te si può ancora avere fiducia nell’amore, quello vero? Senza l’amore non c’è vita. La gente deve tornare a riscoprire l’amore, deve comprendere l’importanza di saper amare e di essere amati. Oggi gli artisti, i cantanti e i poeti scrivono delle disperazioni e delle malvagità che nascono quando un amore finisce, ma hanno dimenticato, o meglio vogliono far dimenticare, quanto sia bello vivere l’amore con il cuore. Ci rende felici e allegri, ogni innamorato è felice e si riscopre tale nella persona che ama. Oggi il cuore non parla più, l’amore è confuso con il sesso e le coppie non sono più in grado di creare legami forti e duraturi. E’ davvero un peccato non amare, si perde la parte più bella della vita. La figura di Dio è molto presente nelle tue opere, sembra essere lo sfondo sul quale si stendono i tuoi versi. Quanto è importante per te la figura di Dio e quanto ti ha cambiato? Tempo fa ho avuto dei gravi problemi di salute ma mi sono ripreso grazie all’aiuto di Dio, quel grande Padre che non ci abbandona mai e che io menziono spesso nelle mie opere. Io considero la mia poesia come un dono, sono molto credente e quella brutta esperienza di salute mi ha insegnato che anche la vita è un dono molto prezioso, che oggi c’è e nessuno può sapere quando non ci sarà più, meglio viverla a pieno senza sprecarne neanche un momento. La gente dovrebbe avvicinarsi a Dio, capire l’importanza dei valori che tramanda, il rispetto per se stessi e per gli altri, la comprensione e la compassione, tutti valori che ci aiutano a vivere meglio una vita che è già difficile per sua stessa natura. La tua poesia parla di cose umili, descrive la semplicità di ogni bel gesto e l’importanza dei valori e dei sentimenti. Leggere il tuo libro è un po’ come staccarsi dalla nostra epoca e allontanarsi dalle nefandezze a cui ci sta abituando. Credi che la Giovanni Ciminna L’amore è magia... pp. 100 • euro 12 Luca Pensa Editore, 2012

poesia possa ancora avere un messaggio da tramandare al mondo? Può aiutarci in qualche modo ad affrontare la vita? Credo molto nella poesia, penso che davvero possa cambiare il mondo. La poesia è un messaggio rivolto a tutti ed oggi c’è bisogno di parlare del bene, del bello e dell’importanza della vita, delle piccole gioie e dell’amore. La poesia è fatta per tutti, per capire che non bisogna mai perdere la speranza perché nessuno è solo. Purtroppo in questo mondo c’è troppo dolore e non si può non parlare delle cose belle, della vita. Quale sensazione hai provato nello scrivere questo libro? Ti ritieni un poeta o ti senti diverso dopo la pubblicazione di questa tua opera di poesia? No, non mi sento diverso. Io sono e resterò sempre la persona che sono e che tutti conoscono, sono uno del popolo, un italiano come tanti che ha voluto comunicare un messaggio d’amore e d’umiltà a tutti. Voglio vedere sorridere i volti della gente. Per quanto riguarda la sensazione che ho provato devo dire che sono molto contento di scrivere qualcosa di positivo, qualcosa che possa far riscoprire la bellezza della vita e dell’amore. Però io non mi sento un poeta, non spetta a me dirlo. A questo proposito vorrei citare una frase del grande Totò: “Non voglio onori né gloria, né diventar signore, voglio solo di questo pubblico essere il servitore”. Spero solo che la lettura di questo libro vi faccia sognare tanto quanto a fatto sognare me. Spero che il tuo libro venga leggo e che il tuo grande messaggio venga compreso, personalmente credo che ogni tua parola sia carica d’umiltà e che quello che scrivi si realizza in te. Giunti alla fine di questa intervista, c’è qualcuno che vuoi ringraziare in particolare? Sì, prima di tutto la mia famiglia. Questo libro però, lo dedico a mia madre, a mio padre e ai miei fratelli, perché mi hanno fatto diventare l’uomo che sono oggi. Grazie a loro ho scoperto la bellezza della vita e dell’amore. Questo libro è per loro e per tutto l’amore che mi hanno dato. Grazie Giovanni. Ti ringrazio per questa intervista e ti faccio, a nome mio e di tutta la redazione, i più sentiti complimenti per quello che hai realizzato fino ad oggi e per tutto quello che ancora deve venire… Luigi Patarnello

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via Cerundolo 54 San Cesario di Lecce Tel. 0832.205088

Sedotti e abbandonati  

l'alambicco - anno XI - n.53 - luglio 2012