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anno XII numero 57 • maggio 2013 • distribuzione gratuita

foto di Raffaella Rizzo Ass. fotografica “Tempo di scatto”

periodico di politica cultura società • www.alambicco.com

Mentre le associazioni di San Cesario si mobilitano per difendere l’ambiente e per riscoprire il proprio territorio, arrivano i primi dati del monitoraggio dell’Arpa sui miasmi delle discariche di Cavallino. Ci sembra di esser sospesi tra vecchi ricordi e nuove paure.

Era tutta campagna...


Chi fa puzzare la discarica? Resi noti i primi dati di monitoraggio dei miasmi. Li analizziamo sentendo, per la prima volta, la posizione della concessionaria che gestisce gli impianti di Cavallino

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opo quasi un anno dai primi esposti sui miasmi provenienti dagli impianti di Cavallino, ne iniziamo a conoscere finalmente l'origine. Durante il Tavolo Tecnico riunitosi il 15 Aprile scorso, l'ARPA ha presentato i primi dati relativi ai monitoraggi eseguiti sui diversi impianti. Per quel che riguarda la falda e il terreno, i campionamenti effettuati non hanno innescato campanelli d'allarme su un'eventuale contaminazione del sottosuolo. Per quanto concerne il monitoraggio dell'aria, la sostanza rilevata che principalmente è fonte di cattivo odore, paragonabile a quello delle uova marce, è

di CDR che, come gli impianti di Poggiardo e Ugento, ha come concessionario la società “Progetto e Ambiente s.r.l.”. Ci ha illustrato il processo di biostabilizzazione da loro eseguito. Il rifiuto solido urbano (RSU) una volta giunto all'impianto di biostabilizzazione, viene stoccato nelle apposite aree, controllato, triturato e inviato nei tunnel dove viene igienizzato e gli viene ridotta la percentuale di umidità di 1/3. Una volta raffreddato è portato all'esterno su alcuni nastri trasportatori per la vagliatura. Il materiale che ne viene fuori non è più rifiuto talquale, ma materiale biostabilizzato con caratteristiche tal volta superiori a quelle

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l'Acido Solfidrico (H2S), prodotto dai batteri che attaccano le sostanze organiche presenti in discarica. I dati forniti dall'ARPA relativi alla concentrazione di questo inquinante ci permettono di iniziare a capire se questi cattivi odori abbiano delle ripercussioni sulla salute dei cittadini. I monitoraggi effettuati hanno riscontrato una concentrazione di H2S nei mesi di gennaio/febbraio con valore massimo di 10mg/m3. La normativa italiana non prevede dei valori soglia, ma il referente ARPA ha segnalato che il loro limite è di 7mg/m3, oltre il quale - in sostanza - si ha una percezione olfattiva dell'acido solfidrico. Diversi studi sulla tossicità dell'H2S sull'organismo hanno stabilito che per concentrazioni superiori a circa 14 mg/m3, si iniziano ad avvertire irritazione agli occhi e per concentrazioni crescenti danni alla vista e all'olfatto. Il superamento della soglia di 7mg/m3 si è riscontrata principalmente in località Le Mate e in un periodo in cui c'è stata la movimentazione di materiale e la manutenzione di un nastro trasportatore nell'impianto di Biostabilizzazione. Abbiamo incontrato il direttore tecnico della società “Ambiente e Sviluppo Scarl”, concessionaria degli impianti di Cavallino, fatta eccezione per l'impianto

previste da progetto. Infine, per concludere il processo, la metà del materiale più grossolana viene inviata all'impianto per la produzione di CDR, mentre quella più fine viene inviata nella discarica Le Mate, previo recupero della parte ferrosa riciclabile. Queste operazioni a Cavallino avvengono in 14 giorni, mentre negli impianti di Poggiardo e Ugento in 7 giorni. I tunnel dentro ai quali avviene la biostabilizzazione sono collegati a dei biofiltri che ne controllano le emissioni e mensilmente la società esegue un controllo a campione per verificarne il funzionamento corretto. In merito alla manutenzione del nastro trasportatore la ditta è autorizzata da progetto, previa richiesta alla Provincia, a scaricare il rifiuto tal-quale nella discarica di soccorso, per garantire in situazioni di emergenza il continuo smaltimento dei rifiuti. In realtà nel momento in cui è stata fatta manutenzione sul nastro, la ditta non ha potuto garantire la vagliatura del materiale; per questa ragione ha conferito nella discarica Le Mate una quantità piuttosto elevata di materiale biostabilizzato ma non vagliato, previa comunque autorizzazione della Provincia. Ed è in corrispondenza di questo transito che i sensori sembra abbiano riscontrato alte concentrazioni di

H2S probabilmente legate ad una quantità maggiore di materiale conferita in discarica. In attesa che i dati dei monitoraggi dell'ARPA vengano pubblicati ufficialmente e che si abbiano informazioni in merito alle indagini che la Procura sta eseguendo, sembra che tutto sia in regola (anche lo stoccaggio eccessivo delle balle di CDR è stato smaltito) e che i cattivi odori, siano in realtà solo fastidiosi ma - al momento - non dannosi. Sicuramente la campagna di monitoraggi estiva risulterà più interessante, poiché le variazioni climatiche influenzano in maniera netta la percezione olfattiva delle emissioni. Da questo punto di vista le segnalazioni dei cittadini e dei sindaci si sono dimostrate fondamentali affinché la Provincia fosse più vigile sull'operato del Concessionario. D'altro canto, sembra sempre più evidente che l'elemento principale che influenza questi cattivi odori, sia la percentuale eccedente di materiale organico nei rifiuti. Una raccolta differenziata spinta che preveda la separazione dell'umido dal secco, tenderebbe ad ottimizzare il processo di smaltimento e a ridurre considerevolmente la quantità di materiale biostabilizzato che viene inviato nella discarica Le Mate. Da questo punto di vista il Comune di San Cesario è burocraticamente legato. Da pochi mesi, infatti, si è costituito l'A.T.O., Ambito di Raccolta Ottimale, a scala provinciale che deve occuparsi del Recupero, del Reciclaggio e dello Smaltimento dei rifiuti basandosi sulle direttive regionali e utilizzando i 3 siti (Cavallino, Poggiardo e Ugento) di proprietà della Regione e gestiti dai Concessionari. All'interno dell'A.T.O. si devono costituire 11 A.R.O., Ambiti di Raccolta Ottimale, che in base a bandi tipo stabiliti dalla Regione devono garantire l'eroga-

zione dei servizi di Raccolta, Spazzamento e Trasporto dei rifiuti. San Cesario fa parte dall'A.R.O. 2, attualmente impegnata nello stabilire chi sarà il capofila. Qualora il Comune dovesse di sua iniziativa stipulare una convenzione particolare per la raccolta dei rifiuti, potrebbe incorrere in sanzioni amministrative, dovute all'uscita dall'A.R.O. Non è da trascurare inoltre il fatto che gli impianti per il trattamento della frazione organica in provincia di Lecce sono solo 2: uno a Calimera non operativo e uno a Ugento in fase di autorizzazione, dunque anche se separato, il materiale organico non potrebbe comunque essere trattato. Insomma, stando ai dati attualmente disponibili e alle fonti dirette, Regione, Provincia, Comune e Concessionario affermano di aver lavorato al meglio, ma resta il fatto che i cittadini si preparano a rivivere una nuova estate alle prese con i cattivi odori, più informati e vigili rispetto all'anno scorso, ma senza ancora l'assoluta certezza che questi miasmi non siano dannosi per la loro salute. Ilaria Parata ilaria@alambicco.com

Periodico di politica cultura società Anno XII n. 57 - Maggio 2013 ISCRITTo AL N. 792/2002 DEL REG. STAmPA DEL TRIBUNALE DI LECCE

Direttore responsabile: Giancarlo Greco. Hanno collaborato: Antonella Perrone, Aristodemo De Blasi, Cristian Nobile, Emanuele Faggiano, Enrico Tortelli, Gianni Nobile, Giuliana Scardino, Giuseppe Nobile, Ilaria Parata, Lucia Luperto, Luigi Patarnello, Luigi Pascali, Paolo De Blasi, Paolo Verardo, Pierluigi Tondo, Pierpaolo Lala. Redazione: via Umberto I, 65 - San Cesario di Lecce e-mail: redazione@alambicco.com internet: www.alambicco.com facebook: www.facebook.com/redazione.alambicco twitter: @LAlambicco Distibuito gratuitamente a San Cesario, Cavallino, Lequile, San Donato Stampato presso: S.&G. Grafiche - Galugnano (LE) Chiuso in tipografia il 7 maggio 2013 alle ore 23,30


Pratiche di cittadinanza È stato pubblicato all’Albo Pretorio del Comune di San Cesario in data 17 aprile 2013 lo Statuto Comunale, al quale sono state apportate importanti modifiche.

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entre sulle pagine dei quotidiani nazionali sono rimbalzati nei giorni scorsi gli attacchi leghisti sulla nomina di Cecelie Kyenge, il primo ministro nero del Parlamento italiano, nel Consiglio comunale di San Cesario si è compiuto un atto importante nella direzione delle pratiche di partecipazione e integrazione sociale. Sono state approvate infatti le modifiche e le integrazioni allo Statuto Comunale, cioè a quel documento fondamentale che definisce il patto di cittadinanza e le regole della convivenza civile e democratica di una comunità. Di particolare rilievo l’inserimento nell’Art. 26 dello Statuto, della figura del Consigliere straniero aggiunto. Si legge infatti nel documento che

tra le finalità del Comune vi è quella di garantire la partecipazione, l’integrazione ed il coinvolgimento dei cittadini stranieri residenti nel territorio attraverso l’istituzione del consigliere aggiunto. La presenza significativa nel nostro territorio di cittadini stranieri comunitari ed extracomunitari, più di 360, soprattutto di nazionalità senegalese e albanese, porta inevitabilmente a confrontarsi con una comunità in crescita che richiede tutti gli spazi possibili per avere momenti di confronto e di integrazione con il resto della cittadinanza. Il consigliere

aggiunto potrà farsi portavoce delle istanze di coloro che, pur provenendo da culture e paesi differenti, hanno scelto di vivere nel nostro paese, nel rispetto delle nostre leggi e istituzioni. Seppur privo del diritto di voto il consigliere aggiunto avrà diritto di parola e di proposta nei consigli comunali, rendendo così più agevole la relazione degli stranieri con l’amministrazione e migliorando il rapporto tra la comunità che rappresenta e i cittadini nati e cresciuti sul territorio. L’elezione del consigliere comunale aggiunto verrà disciplinata da un regolamento comunale che in questi giorni la Commissione Consiliare Permanente di Garanzia e Controllo sta definendo. Il consigliere straniero aggiunto è una tappa simbolica ma di grande significato ed innovazione istituzionale nel rapporto degli stranieri con le istituzioni che regolano la loro vita. Non è regolando il rimpatrio dei clandestini, come prevede la legge BossiFini, che si può gestire la realtà dei flussi di immigrati nel nostro territorio. La fermezza nei confronti di chi non rispetta le legge deve essere accompagnata da percorsi di inclusione sociale che possano portare in futuro anche al diritto di voto amministrativo per tutti gli immigrati che nel nostro paese lavorano, pagano le tasse e contribuiscono alla sua crescita . Altra novità prevista dallo Statuto è l’istituzione, con apposito regolamento, del Registro delle unioni civili di cui molti comuni in Italia sono già dotati e che non pochi dibattiti crea intorno a sé. Finalità del Comune - si legge nell’Art.2 dello Statuto – è sostenere e tutelare le unioni civili al fine di superare situazioni di discriminazione e favorirne l’integrazione nel contesto sociale, culturale ed economico del territorio.

Ma in concreto che cos’è e che cosa prevede? Il registro delle unioni civili è uno strumento di tipo amministrativo attraverso cui il comune delibera che, le coppie conviventi unite da vincoli affettivi, ma non legate da rapporti di matrimonio, parentela, adozione o tutela, che decidono di iscriversi a questo registro sono equiparate alle coppie sposate e accedono automaticamente a tutti i provvedimenti di competenza del comune, come quelli legati alla casa, ai servizi sociali, allo sport, al tempo libero. Anche questa è una realtà con cui confrontarsi e che al di là degli accesi dibattiti tra i sostenitori da un lato e coloro che sono contrari alle unioni civili dall’altro, richiede interventi più definiti. Il registro dei comuni non può essere una fonte del diritto capace di introdurre cambiamenti del codice civile. Si tratta di provvedimenti che incidono a livello amministrativo, quindi con una portata limitata rispetto a ciò di cui una coppia potrebbe necessitare. Una legge nazionale servirebbe a definire in maniera chiara diritti e doveri dei conviventi. Favorire l’attuazione dei diritti non può che rafforzare la democrazia, e il costruttivo lavoro svolto dalla 2^ Commissione, così come espresso in seduta consiliare dal presidente della stessa, Massimo Liaci e dal sindaco Andrea Romano e che ha portato all’approvazione unanime dello Statuto, rappresenta un momento di crescita per la nostra comunità ed uno step in più nel passaggio da una realtà di tolleranza ad una di convivenza efficace e vantaggiosa anche per le future generazioni. Giuliana Scardino giuliana@alambicco.com

Lettere alla redazione

A SCUOLA D’ITALIANO Gentilissima Redazione, vi ringraziamo, prima di tutto, dello spazio concessoci. Vi scriviamo per ringraziare dell'attuazione del bellissimo progetto della “Scuola d'italiano per stranieri”, durato due mesi e tenuto nel nostro comune di San Cesario presso il Centro Polivalente, organizzato dall'Amministrazione Comunale, con la supervisione degli insegnanti volontari di “Lecce Accoglie” e della Cooperativa “Raggio di Sole”. Il corso è stato un successo: più di 30 ragazzi stranieri (tra i quali moltissimi della comunità senegalese del nostro paese) hanno partecipato con entusiasmo e dedizione. Da qui la voglia ed il dovere di ringraziare il Sindaco di San Cesario di Lecce e l’Amministrazione Comunale tutta, da sempre sensibili alle tematiche dell'integrazione. A questo proposito siamo fieri di ribadire quanto il nostro comune (abitanti compresi) sia sempre all'avanguardia nel garantire anche alle minoranze presenti sul territorio diritti, dignità e opportunità, segno questo di una civiltà e di una sensibilità rare di questi tempi, sia tra le istituzioni che tra la gente comune. Chiudiamo, infine, ringraziando fortemente anche “Lecce Accoglie” e le nostre insegnanti della Cooperativa “Raggio di sole” per la pazienza e la professionalità con cui hanno portato a termine questo arduo compito. Siamo sicuri che tante altre iniziative uniranno le nostre culture, fortificando la convivenza nel rispetto reciproco. Biram Kor Vicepresidente Ass. Senegalesi di S. Cesario

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Un sancesariano a Roma Dall'elezione a Sindaco nel 1993 fino al Parlamento Italiano. Abbiamo incontrato Salvatore Capone, primo ed unico Deputato di San Cesario nella storia della Repubblica.

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e settimane che hanno portato all’elezione del Presidente della Repubblica e alla formazione di questo insolito governo saranno ricordate a lungo, anche per la drammaticità di alcuni momenti. Per la prima volta un sancesariano entra nel Parlamento e noi possiamo avere una testimonianza diretta dei “giochi di potere” che lì si consumano. Ma l’intervista al neo onorevole Capone è anche l’occasione per discutere dei temi più scottanti sia a livello nazionale sia a livello locale. E siccome è un nostro concittadino, possiamo permetterci di dargli del tu.

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Commentando il voto all’indomani delle elezioni avevamo parlato del nuovo Parlamento specchio fedele della società italiana di oggi: giovane e precario... Il voto delle politiche ha consegnato un risultato diverso rispetto alle attese. Il centrosinistra si aspettava di vincere. Nel paese oggi ci sono tre grossi poli con visioni fino a questo momento diverse. Questa situazione ha messo in crisi il sistema parlamentare e fin dal primo giorno si vive una sensazione di precarietà. Anche i parlamentari con più legislature alle spalle stanno vivendo questo momento in maniera diversa rispetto al passato. Siamo comunque in una fase dove l’Italia si appresta a cambiare volto, e ad attraversare un nuovo passaggio storico dal punto di vista politico e sociale. Il volto del Parlamento è cambiato molto rispetto al passato, c’è stato un ricambio mai visto prima. Abbiamo un Parlamento con circa il 70% di neo eletti. Solo il Partito Democratico, tra Camera e Senato, ha 245 nuovi parlamentari e, di questi, oltre il 40% sono donne. Questo ci fa capire che siamo di fronte a un grande rinnovamento, ottenuto per il PD soprattutto grazie alle primarie che hanno determinato la presenza di parlamentari radicati nel territorio. Proprio i neo parlamentari, all’indomani della bocciatura di Prodi, erano stati accusati di inaffidabilità in quanto troppo “sensibili” alle pressioni esterne. Non dobbiamo nascondere che la pressione dall’esterno, attraverso internet e i social networks c’è stata e su questo qualcuno ha “ceduto”. Noi siamo in una Repubblica parlamentare, non c’è l’elezione diretta del capo dello stato. Io ho votato Marini e Prodi all’interno di una discussione politica che è propria dei

partiti politici. Poi possiamo valutare se questa discussione sia stata limitata, sbagliata nei tempi e nei modi, però i partiti politici in Italia devono continuare a rafforzarsi come cultura e azione politica, dentro e fuori le istituzioni. Però i social network sono oggi uno strumento importante per “sentire” il territorio. In fondo, l’accusa che viene mossa ai vertici dei partiti è quella di non avere un rapporto diretto con la propria base. I social network sono sicuramente uno strumento utile e legittimo, uno spazio per il confronto, ma non si può delegare al social network ciò che invece deve accadere negli spazi di confronto istituzionale. Il problema è confrontarsi tra le forze politiche in modo leale e reale. Questo col Movimento 5 Stelle, sia per la formazione del Governo che per la scelta del Presidente della Repubblica, non si è avuto in modo costruttivo. I parlamentari M5S hanno manifestato fino a questo momento delle resistenze assurde, perché sull’elezione del Presidente della Repubblica non puoi rifiutarti di confrontare la tua opinione con le opinioni di altri, in questo caso con il Partito Democratico, per cercare di raggiungere un’ampia intesa all’interno del Parlamento e scegliere un candidato quanto più largamente condiviso. Siamo in un passaggio storico importante e dobbiamo cercare di renderlo visibile attraverso un confronto vero di novità politica che è in atto nelle istituzioni. La settimana dell’elezione del Presidente della Repubblica è stata una delle più difficili degli ultimi decenni. Vista dall’esterno è sembrato che il Parlamento fosse in preda ad una crisi isterica, inseguita ed alimentata dall’informazione. A quel punto l’isteria ha contagiato “la piazza”. La settimana dell’elezione del Presidente della Repubblica, oltre alla tensione, la sofferenza, l’emozione di

aver vissuto quel momento storico doveva essere vissuta in democrazia e libertà. Se invece, per fare un esempio, per una riunione programmata in altra sede, ci viene detto di utilizzare gli spazi della Camera e di non uscire per motivi di sicurezza, si capisce bene come si è vissuto quel momento, di come sia stata fatta salire la tensione ad un livello assurdo. Penso che le forze politiche debbano contribuire non ad alzare il livello dello scontro ma a dare credibilità e forza al Paese, a costruire movimenti e partiti all’insegna della democrazia e del confronto, dentro e fuori le istituzioni. Perché di questo ha bisogno l’Italia. Grillo su questo ci ha giocato, infatti i voti delle “quirinarie” del Movimento 5 Stelle sono stati resi noti solo diversi giorni dopo la rielezione di Napolitano e la mancata “marcia su Roma”. Da sempre chi è “contro il sistema” ha una maggiore visibilità. Alle primarie del PD io ho preso quasi gli stessi voti che Rodotà ha avuto alle “quirinarie” del M5S. Perché non hanno comunicato prima i risultati? Perché non hanno proposto il loro nome all’interno di un confronto vero tra le forze politiche in Parlamento? In democrazia non c’é qualcuno che impone e gli altri che obbediscono. La democrazia è qualcosa di diverso, è fatica da conquistare. E sappiamo bene quanta fatica e quanto sangue è stato versato per ottenere questa nostra democrazia. Altro che marcia su Roma! Dopo l’elezione di Napolitano, ora finalmente il Paese ha un nuovo Governo. Da quest’esperienza dobbiamo cercare di ottenere il massimo. Saremmo potuti andare a votare, ma con questa legge elettorale avremmo avuto sicuramente ancora una volta l’ingovernabilità. Nelle difficoltà, nella precarietà istituzionale e politica, noi abbiamo la sfortuna di aver vissuto momenti così drammatici, ma la fortuna di avere la responsabilità di dare le risposte al Paese. Ed in questo momento ogni forza politica deve assumersi le sue responsabilità.

Secondo te basterà il senso di responsabilità a far digerire agli elettori del PD l’alleanza con Berlusconi? Oggi non siamo di fronte ad un governo di larghe intese: il Partito Democratico è alternativo al centrodestra e continueremo ad esserlo, così come stiamo facendo nelle elezioni amministrative, da Roma fino al più piccolo comune d’Italia. Però ci siamo presi la responsabilità di costruire un “governo di servizio” insieme a queste forze politiche e insieme a coloro che, da domani, vorranno scommettere su provvedimenti seri di cui ha bisogno il Paese: dare lavoro e un futuro ai giovani, sostegno alle famiglie, aiutare le imprese, garantire la cassa integrazione e risolvere il problema degli esodati, pagare i debiti che la Pubblica Amministrazione ha nei confronti delle imprese, una nuova legge elettorale, eliminare gli sprechi ed intervenire sui costi della politica, ridurre i parlamentari con una riforma dello Stato. Nel dare queste risposte, quanto peseranno le differenze col centrodestra, quanto saranno condizionate dagli aut-aut di Berlusconi e come riuscirete a non farvi bloccare su temi quali, solo per fare un esempio, la giustizia e i diritti civili? La nostra Costituzione è stata scritta a più mani da forze politiche diverse, da una classe dirigente di altissimo livello che veniva fuori da anni drammatici. Ripensando al lavoro dei padri costituenti, dovremo metterci più forza e più coraggio, e sicuramente dovrà essere trovata una mediazione, che in politica è la cosa più importante, e non una mediazione al ribasso. Dobbiamo anche essere coscienti che non sarà su tutti i provvedimenti che aveva in testa Bersani col suo “governo di cambiamento” che si potrà ragionare. Oggi abbiamo votato la fiducia a un governo di servizio per fare le cose necessarie e obbligatorie, e che trova una maggioranza in Parlamento. Alcuni provvedimenti potranno trovare in Parlamento una maggioranza diversa, penso ad esempio ai diritti civili. Questo potrà determinare la sfiducia di alcune forze e la caduta del governo? Non lo so. Certamente non abbiamo bisogno di demagogia o che qualcuno minacci ogni giorno di staccare la spina. Questa è la sfida.


Quanto durerà questo governo? Letta ha detto che questo governo andrà a verifica tra 18 mesi. Nella sua relazione ha presentato un programma importante e di alto profilo. Sono tuttavia convinto che questo governo possa cadere anche al primo passo falso, ma allo stesso tempo penso che la rappresentanza parlamentare, a partire dal PD, non vorrà fare passi falsi, non per garantire se stessi all’interno del Parlamento, ma per garantire risposte all’Italia. Il governo non ha la fiducia di SEL. Vista la velocità con cui è naufragata l’alleanza “Italia Bene Comune” come vedi, se lo vedi, il futuro con Vendola? SEL ha approfittato di un grave momento di difficoltà di una grande forza come il PD, dopo il passaggio per l’elezione del Presidente della Repubblica, non votando la fiducia al nuovo governo e posizionandosi all’opposizione. Vedremo quale comportamento assumerà nei confronti di ogni singolo provvedimento che il Governo proporrà. Però hanno votato Prodi e, dopo l’affondamento del professore, hanno abbracciato la scelta del M5S. SEL non ha rispettato un patto. Nel momento in cui ha sottoscritto e firmato il documento “Italia Bene Comune” ha accettato il principio di maggioranza che non ha rispettato nel momento dell’elezione di Marini a Presidente della Repubblica. Sulla mancata elezione di Prodi a causa dei famosi 100 franchi tiratori si è consumato il dramma nel PD, che ha vissuto i due giorni più bui della sua storia. Su Prodi, così come su Marini, c’è stata una dinamica che ha fatto emergere divisioni e conflittualità tra gruppi dirigenti. I prossimi appuntamenti e il congresso daranno la possibilità di costruire il Partito Democratico che è soggetto

politico, fatto di idee e programmi e non uno spazio dove i singoli si costruiscono le proprie carriere personali. La sfida non è sui nomi, ma è sull’identità e sulla tenuta politica del Partito Democratico per dare risposte adeguate alle sfide della modernità. Prodi, Veltroni, Bersani: in questi anni il centrosinistra ha logorato i propri leader. Parallelamente ritorna da parte di qualcuno la nostalgia tempi pre-PD, con le due anime, popolare-cattolica e socialdemocratica, separate. Pensi sia uno scenario possibile? Il Partito Democratico è una grande forza riformista e democratica e possono coesistere diverse culture, diversi pensieri. E sono convinto che tutto ciò non verrà mai smarrito. Facciamo un salto da Roma a Lecce. Nel PD provinciale, di cui sei stato segretario fino a qualche giorno fa, sembrano esserci le stesse dinamiche di gruppi e gruppetti di cui parlavamo prima per Roma... Io ho avuto l’onore di passare attraverso due congressi provinciali del Partito Democratico e di fare il segretario per cinque anni, dal luglio 2008 fino alla mia elezione a deputato, che ha reso questa funzione incompatibile con quella di segretario. L’autoreferenzialità e il personalismo si vivono anche in provincia di Lecce. Personalmente e con la segreteria e il gruppo dirigente provinciale, i segretari di circolo, abbiamo lavorato in questi anni attorno all’idea del "partito comunità", raccogliendo anche buoni risultati. Lo sforzo che dobbiamo cercare di fare è quello di metterci al servizio del partito,

vivere la politica come servizio e in modo diverso rispetto anche all’idea che si può dare all’esterno. Io su questo sto continuando a dare il mio personale contributo, soprattutto da questo osservatorio privilegiato di Deputato della Repubblica, con l’onore di rappresentare questo territorio e l’onere di portare risultati per questa terra che ha espresso fiducia nei miei confronti e nei confronti del PD. Da un anno sei assessore all’urbanistica del Comune di San Cesario. Fermo restando che non c’é alcuna incompatibilità di legge e nessun cumulo di indennità o retribuzione, pensi che l’impegno di Assessore nella giunta Romano si possa conciliare con il ruolo e gli impegni di deputato? Innanzitutto colgo l’occasione per ringraziare del sostegno che la comunità di San Cesario mi ha dato alle primarie e alle elezioni politiche, e sono convinto che il lavoro che si potrà fare avrà delle ricadute positive per questo territorio, per il mio ruolo messo a disposizione dei cittadini e dell’ente locale. è questa una grossa responsabilità che sento mia. Tornando alla tua domanda, nel

momento in cui c’è stata l’ufficialità della mia elezione al Parlamento, ho rimesso la mia delega assessorile nelle mani del sindaco, proprio perché lo ritenevo giusto, per il lavoro di cui ha bisogno l’ente locale nel rispetto delle deleghe che il sindaco mi aveva dato. Il sindaco stesso mi ha chiesto di continuare a ricoprire questo ruolo per completare alcuni programmi che si sono attivati in questo periodo, cercando di rendere compatibile questo mio impegno tra il mandato parlamentare e il mandato assessorile. Spero di farlo nel migliore dei modi, anche col contributo di tutti, dal sindaco all’intera maggioranza e al consiglio comunale. Una domanda per concludere. Fino a qualche anno fa essere deputato o senatore era il massimo dell’onore. Oggi sembra quasi che ci si debba scusare. Molti dei nuovi ministri sono andati a giurare al Quirinale con le loro utilitarie e non con le auto blu. Come ti senti a far parte della “casta”? Infatti io la mia auto blu ce l’ho: è una Fiat Brava e ha oltre 12 anni. Tutto dipende da ognuno di noi. Se oggi ricopro il ruolo di deputato non è perché sono stato calato dall’alto, non vengo fuori da alchimie particolari e da nessuna casta, non sono stato espresso da lobby o poteri forti. La mia storia personale parla per me. Così come venti anni fa ho iniziato la mia attività politica e istituzionale, all’età di ventisei anni, a servizio della comunità, continuo a farlo adesso all’interno dell’istituzione più alta del Paese, portando quelle esperienze di una politica che pone al centro le persone, una politica che non si arricchisce e che cerca di portare le risorse che servono ai territori, al Salento e alla nostra comunità. Gianni Nobile gianni@alambicco.com

Chiesa 2 - Stato 0 (dopo i calci di rigore…)

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a Chiesa Cattolica negli ultimi mesi ha dato inattesi e forti segnali di cambiamento (dalle dimissioni di Benedetto XVI, convinto che la sua età (85 anni) non gli consentisse più di reggerne il timone con l’energia necessaria, alla successiva scelta come Vescovo di Roma di quel Cardinale in bicicletta, venuto quasi dalla fine del mondo - come ha detto egli stesso – che sin dalla scelta del nome, Francesco, ha voluto mostrare il grande coraggio di chi non teme di mettersi a confronto con il poverello di Assisi, anzi esplicitamente ne evoca lo spirito. Ed i segnali di rinnovamento e di speranza che questo Pontificato regala al mondo si susseguono giorno dopo giorno, senza perdite di tempo, e credo e

spero che ancora ne vedremo e ci stupiremo. Ma mentre il mondo intero si stupisce e raccoglie questi inattesi segnali di speranza, al di là del Tevere, nella Roma in cui si tessono e disfano le tele e le trame della politica italiana, nessuno pare accorgersi di quello che è successo pochi metri più in là, nessuno pare trarne insegnamenti o spunti di riflessione, anzi i protagonisti di questa scena sembrano voler superare il nostro stupore con linguaggi e comportamenti antitetici rispetto a quelli cui ci sta abituando Francesco. Così ad un elettorato che, pur in maniera un po’ naif, ha manifestato una forte volontà di cambiamento e di discontinuità rispetto al passato sono stati regalati in cambio la rielezione di un Presidente della Repubblica appena 87

enne ed un Governo che, al di là di alcune personalità di grande spessore, mostra chiaramente la mancanza di un’idea, una prospettiva, una visione del mondo che possa indirizzarne la rotta. Un Governo che nessuno degli elettori ha voluto, perché tutti i suoi protagonisti avevano chiesto il voto per qualcosa di completamente diverso, e che potrà solo, come avrebbe detto Andreotti, tirare a campare sulla pelle degli italiani perché per chi l’ha voluto l’alternativa era (ed è) quella (politicamente) di tirare le cuoia. Solo che in questo modo le cuoia le stanno già tirando quel po’ di democrazia che ci era rimasta, e soprattutto quel po’ di economia che difficilmente l’allegra combriccola lettalfaniana avrà la forza ed il coraggio di rilanciare invertendo la rotta rispetto ai drammatici errori del Governo

Monti, con il suo rigore a senso unico e con i calci in faccia al mondo del lavoro. Se Papa Francesco ha scelto di stare dalla parte dei poveri, temiamo purtroppo (sperando naturalmente di sbagliarci) che questo Governo gli possa procurare molti clienti… …E le (5) stelle stanno a guardare… Enrico Tortelli

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Solidarietà in Comune Approvata l’istituzione di un Fondo per il Microcredito: luci ed ombre di una nuova speranza.

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eggo da qualche parte una raccomandazione tanto semplice quanto vera. Recita pressappoco così: “bada alle piccole spese. Una piccola falla affonda una grande nave”. Purtroppo di falle, in questi ultimi 5 anni, se ne sono aperte in quantità. E non ho in mente chissà cosa. Semplicemente i nostri, modesti, bilanci familiari. Ciò che un tempo rovinava la giornata, ma che in fondo impensieriva relativamente (una bolletta particolarmente salata, l’auto in panne, la caldaia in blocco) costituisce oggi, per sempre più persone, vere e proprie montagne da scalare. Il consiglio comunale del 29 aprile, approvando istituzione e regolamento di un Fondo di Microcredito di Solidarietà, ha posato una prima pietra a sostegno delle famiglie. Si tratta di somme di piccola entità da erogare a persone in condizioni di vulnerabilità socioeconomica, escluse dal sistema creditizio ordinario. I contributi, stanziati a titolo di prestito d’onore, hanno un tetto massimo di 1.500 euro (elevabili a 2.000 se necessari al pagamento di utenze) e sono rimborsabili in 20 rate mensili. Obiettivi prioritari del fondo sono: 1) copertura di spese sanitarie; 2) copertura di periodi di inoccupazione senza alcun sostentamento economico; 3) morosità nel pagamento degli affitti con procedure esecutive di sfratto in atto; 4) aiuto nel pagamento delle mensilità anticipate per l’accesso a case in affitto; 5) pagamento di utenze; 6) spese per riqualificare gli alloggi di entità modesta; 7) spese per la formazione; 8) spese per riparare i mezzi di trasporto. Oltre il comprovato stato di indigenza, requisito

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necessario per richiedere il prestito è la residenza nel Comune al 29 aprile 2013 (data di approvazione del regolamento, ndr). Evidentemente un paletto destinato a scoraggiare residenze finalizzate all’accesso al credito. Un ragionamento condivisibile ma non esaustivo perché il fondo non ha validità temporanea limitata. Resterà in vigore “fino a diversa determinazione del consiglio comunale”. Paradossalmente anche 100 anni, o addirittura per sempre. Evidentemente è necessario pensare a come estendere l’accesso al beneficio ai futuri concittadini (impensabile ed orribile escluderli vita natural durante). Ragionando ad alta voce, potremmo immaginare una franchigia di un anno dall’instaurarsi della residenza. Ma poi questa residenza, assieme allo stato di indigenza ed ai giustificativi di spesa, è davvero sufficiente ad aprire le porte del fondo? Penso a quella gente che ha debiti o morosità con il Comune e che quindi, nei fatti, sta già usufruendo di un credito. Darli ulteriori fondi, non li alzerebbe ad uno status di privilegiati? Il tempo per disbrogliare questi ed altri nodi non manca di certo. Il microcredito è approvato in termini di regolamento ma è tutt’altro che attivo. Forse, da questo punto di vista, i manifesti affissi il 2 maggio, a firma Spazio Comune e Futuro in Corso, sono un po’ fuorvianti. Nel leggerli mi sono immaginato i fondi già nelle casse comunali, pronti ad esser donati a chi ne facesse richiesta. Probabilmente un errore dettato da un picco di entusiasmo da chi (i consiglieri Coppola, Liaci e Ciricugno) ha avuto il merito e la sensibilità di percepire per primo il disagio sociale ed ha parlato di microcredito alle forze di maggioranza.

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Paolo De Blasi paolo@alambicco.com

Lu Pizzichiccu

DI LUIgI PASCALI Da bambino, quando cadevo vittima di qualche raro capriccio (raro percè nne li putìamu permettere picca: lu telefunu azzurru nun c’era!), data la tenera età, una sorta di codice “deontologico” non consentiva le “punizioni” riservate ai più grandicelli, quali essere legati allu pete te la banca, lassati a desciunu, quannu l’auri mangiànu lu piattu preferitu: risu, petate e scarciòppule! Tuttavia, quando gli esigui “avvertimenti” orali non producevano effetto “spicciala!... Mo’ chiamu sirda!... Te le sta fràbbechi!...” esistevano altri rimedi incluso il passaggio alle vie di fatto (le mazzate) che inevitabilmente avrebbero lasciato tracce (marangiane, nnervecature varie) tali da consentire a qualche vicina penzerùsa di ‘mmurmuràre (criticare): soluzione spicciola alla fine del capriccio e che oggi non esiteremmo a definire “violenza gratuita e ingiustificata su un corpicino inerme”, ma che ai tempi si archiviava semplicemente con “ha istu ca l’ha spicciata!?”... Nel tentativo di evitare tutto ciò si ricorreva ad incutere timore minacciando l’intervento di fantomatiche figure soprannaturali quali l’ùru,... lu pòpu, lu...

Ad oggi il Consiglio Comunale ha approvato lo stanziamento nel bilancio previsionale 2013 di un apposito fondo di garanzia di trentamila euro. Non è chiarissimo, ma si intuisce che questo fondo (incrementabile con donazioni di privati) dovrebbe andare a garantire il soggetto bancario che erogherà e gestirà, nei fatti, l’attività creditizia. Insomma, a darci i soldi sarà una banca ed il Comune ci farà da garante. Nota non trascurabile: nel momento in cui scrivo (7 maggio 2013, ndr) non è stato ancora individuato un istituto di credito per la firma della convenzione. Tra l’altro, una volta che questo fondamentale passaggio sarà stato risolto, ci si domanda sino a che punto l’ufficio Ragioneria potrà spingersi con solleciti, ed eventuali interventi coattivi, per stimolare coloro che non dovessero onorare il pagamento delle rate debitorie. La gestione del credito, infatti, risulterebbe in primis di competenza della banca. Insomma, un primo, importante passo in direzione delle fasce più deboli è stato fatto, ma oggettivamente la strada da percorrere è ancora lunga e piena di insidie. Non ultima la vulnerabilità di chi è disperato. A volte lo sconforto porta a rinunciare alla dignità. Anche a vendere, per 1.500 euro, il voto proprio e dei cari nel segreto dell’urna.

‘mmammone, fino al più “moderno” l’uomo nero! Devo dire che nonostante nessuno (né chi minacciava né il minacciato) sapesse esattamente di cosa si trattava, sortiva immediatamente l’effetto desiderato: noi bambini rimanevamo terrorizzati, abbandonando qualsiasi tentativo, seppur timido, di reiterare qualche piccolo picciu! (capriccio). Nel mio caso, però, i miei nonni (molto anziani) e qualche conoscente loro coetaneo, citavano un personaggio che incuteva un timore che definirei “più reale”. Il nonno mon si limitava alla citazione ma, intuendo che eravamo impauriti ma affascinati da Li cunti te paura, ci raccontava le gesta te lu Bricante Pizzichiccu , di come derubava i viandanti, con la sua banda, appostandosi nei paraggi dei cimiteri, e terrorizzando chiunque osasse passare alle prime luci dell’alba (all’epoca il lavoro, soprattutto nei campi, ai mercati, era Te sule an’ sule cioè fichè c’era il sole: dall’alba al tramonto). “Lu Pizzichiccu se mentìa a ‘ncapu ‘na capàsa, sulla capàsa ‘nu farnaru, e poi se mmucciàa cu’ nu’ lanzulu biancu: cussì paria nu’ fantasma autu te tre

metri... li pòri cristiani sculàanu pe’ la paura, e se ne scappànu lassannu lu trainu cu’ tutta la rrobba: sacchi te ranu, utti te mieru, zinchi te oliu, frutti, mazzi te fenucchi e de’ cecore!” Queste parole mi terrorizzavano, ma al tempo stesso mi affascinavano a tal punto da farmi imitare lu bricànte nei miei ingenui giochi con “fucili” autocostruiti con pezzi di legno e ritagli di vecchie camere d’aria della bicicletta, vestito con una “cappa nera” ricavata dalla pezza te n’ombrella spanecàta! Da adulto, ho scoperto la vera storia del brigante Cosimo Mazzeo, detto “Pizzichicchio”, nato a S. Marzano di Taranto. è stato uno dei briganti più famosi e temuti del Salento: Lecce Brindisi e Taranto, parlava “l’Arberesche” antica lingua del 1400. Amico del famoso brigante Carmine Crocco. La sua banda era adorata dai poveri contadini e temuta e odiata dai possidenti. Dopo essere sfuggito numerose volte alla Guardia Nazionale, nonostante lo spiegamento di ingenti forze (fino a 90 uomini), fu catturato dai carabinieri e portato a Potenza, dove fu fucilato, a 27 anni.

Il fenomeno del brigantaggio era decisamente aumentato dopo l’Unità d’Italia. Molti si davano alla macchia per sfuggire alla legge, per ribellione alla prepotenza dei signorotti locali, o per motivi d’onore, altri si rivoltavano contro l’ordine costituito per la fame e per la disperazione... per motivi politici e ideologici. Erano tanti quelli che non avevano accettato il nuovo assetto statale, ritenuto illegittimo e usurpatore di quello legittimo dei Borbone. Uno dei motivi di ribellione era la coscrizione obbligatoria introdotta dai piemontesi. Erano in tanti a disertare... tutti, uomini e donne, inequivocabilmente “bollati” come Briganti! Pizzichicchio raggiunse una tale fama che a cento anni dalla sua morte ancora i vecchi ne parlavano nelle loro storie da raccontare ai ragazzini, somministrando quel fascino avventuroso che ancora oggi, almeno io, inevitabilmente subisco!


Ilva connection: parte seconda La vicenda Ilva, trattata ogni giorno dai giornali, stenta a trovare la strada della risoluzione. E il referendum, atteso da due anni, viene disertato dalla maggioranza dei tarantini

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iamo all’appuntamento numero due del caso ILVA ma, dal nostro precedente articolo (numero di dicembre de l’alambicco), non sono da registrarsi grossi passi in avanti in merito alla situazione dello stabilimento siderurgico tarantino. La stampa locale e nazionale continua a riservare all’argomento grandi spazi quotidiani avendo oramai assurto il caso a emblema della crisi economica e sociale che attanaglia oggigiorno il nostro Paese. I temi attorno ai quali si condensano tutti gli approfondimenti di tv e carta stampata sono quelli della Responsabilità, dell’Ambiente e del Lavoro, con lo sforzo sempre più arduo di tenere separate le trattazioni visti i contorni sempre più ampi che la vicenda continua ad assumere nel suo complesso. Per quanto riguarda le responsabilità, le notizie ruotano attorno all’attività della Magistratura che dopo i primi fermi dello scorso luglio, emessi nei confronti di proprietari e dirigenti per i disastri dell’ILVA, adesso si concentra su chi, quei disastri, aveva la funzione ed il dovere di controllare ed evitare. Dallo scorso novembre, le indagini, infatti, si concentrano sul “sistema Archinà”, cioè sulla rete di contatti che l’ex consulente e responsabile delle relazioni con le istituzioni per l’ILVA avrebbe intessuto con autorità politiche al fine di garantire una sorta di immunità operativa per lo stabilimento di Taranto. L’ex assessore all’ambiente della provincia di Taranto, Michele Conserva, e il primo cittadino, Ippazio Stefàno, sono solo alcuni dei nomi recentemente finiti nel registro degli indagati dell’inchiesta “Ambiente svenduto” della procura di Taranto che mira, però, a sfere più elevate. E poiché l’ILVA permea la vita dei cittadini di Taranto in ogni suo aspetto, della stessa rete fanno parte anche giornalisti, periti, professori universitari, lavoratori, esponenti della chiesa, tutti asserviti alla causa Ilva e tutti adeguatamente ricompensati in ragione del loro silenzio e della propaganda sociale in favore dello stabilimento. Sul fronte Ambiente la notizia più rilevante è, invece, quella del referendum del 14 aprile promosso da Taranto Futura e dalle principali associazioni ambientaliste. Come ben sapete, il tanto atteso referendum non ha raggiunto il quorum (50% degli aventi diritto al voto) ed ha, alla fine, privato di ogni valore una consultazione che, proprio per il carattere consultivo, di valore ne aveva già poco. Il deludente risultato (dei 173 mila aventi diritto al voto, ha votato il 19,55% pari a 33.838 votanti) è però un messaggio chiaro da parte della popolazione tarantina: la salvaguardia del lavoro costituisce, oggi, una questione di emergenza prioritaria rispetto a quella del risa-

namento e della bonifica ambientale. Per la cronaca, per il primo quesito (“Volete voi cittadini di Taranto, al fine di tutelare la vostra salute nonché la salute dei lavoratori contro l’inquinamento, proporre la chiusura dell’ILVA?”) l’81,29% dei votanti si è espresso per il SI e 17,25% per il NO mentre per il secondo (“Volete voi cittadini di Taranto, al fine di tutelare la vostra salute nonché la salute dei lavoratori proporre la chiusura dell’area a caldo dell’ILVA, maggiore fonte di inquinamento, con conseguente smantellamento dei parchi minerali?”) il 92,62% dei votanti si è espresso per il SI e 5,30% per il NO. Alla luce del risultato tuttavia non si possono risparmiare critiche nei confronti di chi ha formulato i quesiti mettendo in difficoltà molti tarantini intenzionati al voto che, alla fine, hanno desistito per l’assoluta assenza di riferimenti alla salvaguardia dei posti di lavoro. Posti che, di certo, non saranno generati da nessuna grande opera di bonifica a spese dello Stato come in molti continuano ad affermare. Il tema Lavoro, infine, come detto, è l’emergenza primaria per la popolazione di Taranto, tanto forte da portare i lavoratori a scendere per strada e protestare contro quelle persone che si battono anche per la loro salute ed i loro diritti. Come molti giornali hanno sottolineato, forse, la strada del referendum è stata sbagliata,

perché, invece di unire i tarantini, ha alimentato scontri e contrapposizioni a vantaggio del patron Riva. La strada da perseguire deve essere quella della sintesi, non quella della divisione con la speranza che l’Aia (l’autorizzazione integrata ambientale) di oggi possa essere presto sostituita da un piano di bonifica generale dell’area che, con il mantenimento degli attuali livelli di occupazione, restituisca dignità al popolo tarantino. Concludo con una riflessione che mutuo da un importante giurista italiano in merito all’Ilva: il sacrificio di diritti fondamentali (la salute), che rappresentano un costo economico per le aziende, non risponde, come contrariamente si vuole far intendere, a leggi di mercato moderne che garantiscono stabilità e un miglior posizionamento nel mercato. Come la vicenda ILVA insegna, il prezzo da pagare se quei diritti non vengono rispettati è ancora maggiore. La Costituzione italiana, che quei principi considera fondamentali, ineliminabili e non contrastanti, si rivela pertanto molto più moderna di tutti le leggi economiche in nome delle quali da lungo tempo la si vorrebbe modificare. Pier Luigi Tondo pierluigi@alambicco.com

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Pedalare senza fretta Bilancio positivo per la giornata in bici organizzata da alcune associazioni di San Cesario, ma soprattutto un ottimo esempio di collaborazione e di supporto reciproco tra cittadini

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l primo Maggio è stata una giornata insolita per i 110 partecipanti alla biciclettata “Pedala San Cesario” organizzata dalla Pro Loco Tre Casali, dall’Associazione Fotografica Tempo di Scatto e da L’Alambicco, con la preziosa collaborazione di Ads Tre Casali, dell’Ass. CicloAmici di Lecce e della Protezione Civile GEO. Un percorso a tre tappe che ha visto una forte partecipazione da parte dei cittadini e delle associazioni coinvolte. Mountain bike super accessoriate, modelli retrò e bici rosa barbye con le rotelle hanno preso il volo alle dieci del mattino, alternandosi lungo il percorso, con qualche caduta e qualche servizio di gonfiaggio al volo, tutte pronte per scorazzare nelle stradine di campagna nonostante la giornata molto calda. La prima tappa è stata dedicata ai più piccoli che hanno potuto toccare con mano e cavalcare i pony del centro equestre Il Cavallino del Sud; le chiome fluenti e gli zoccoli dei cavallini hanno monopolizzato gli sguardi meravigliati di bambini e anche di qualche adulto tra foto e relax.

Il corteo ha proseguito lungo i viottoli di campagna tra campi di papaveri e muretti a secco, cercando ristoro di tanto in tanto all’ombra degli ulivi sino alla seconda tappa della biciclettata con visita ad un palmento, luogo in cui avveniva la pigiatura dell'uva: un piccolo frammento di storia del territorio e di architettura agricola. Il primo Maggio ha accompagnato, quindi, un serpentone colorato immerso nella natura, tra chiacchierate e nuovi incontri, sino alla tappa finale presso la Masseria Panzera, che ha accolto i partecipanti con la consueta straordinaria disponibilità e ospitalità, e non per ultimo con uno speciale pane fatto in casa cotto nel forno di pietra. I partecipanti si sono trattenuti sino al pomeriggio tra prelibatezze nostrane e la musica di Tonio Panzera. Alla gentilezza di quest’ultimo, alle cuoche e cuochi della Pro Loco e a tutti coloro che con maestria hanno cucinato per tutta la banda in bicicletta va un doveroso ringraziamento speciale. Le associazioni organizzatrici commentano entusiaste l’iniziativa, per l’ottimo lavoro di collabo-

razione e la straordinaria riuscita, e ci tengono a ringraziare tutti coloro che hanno contribuito e supportato la manifestazione, in particolar modo la protezione civile GEO e i vigili urbani che hanno assicurato la sicurezza del corteo. Una giornata da ripetere, quindi, all’insegna della condivisione e della scoperta del territorio e che tra raggi di sole e di bicicletta ha raccolto tanti sorrisi e soddisfazione. La redazione

Le foto sono (dall’alto verso il bass o): Agostino Rollo, Massimilano Man no (due) e Raffaella Rizzo - Ass. “Tempo di scatto”

Il Comitato genitori si presenta Presentato ufficialmente il “Comitato dei genitori”, la nuova realtà di supporto al rilancio di una valida proposta educativa di comunità

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l 2 maggio nell’aula magna della scuola media “A. Manzoni” di San Cesario ha avuto luogo la presentazione ufficiale del Comitato Genitori, associazione di fatto che si pone come obiettivo principale un dialogo costruttivo con l’istituzione scolastica, ma anche con l’amministrazione comunale e con tutte le altre agenzie educative, formali ed informali, presenti sul territorio. Alla presentazione sono intervenuti i rappresentanti delle istituzioni locali e delle associazioni che operano sul territorio. La dirigente Rossella Verrienti, dopo il saluto iniziale e l’augurio di buon lavoro, per impegni improcrastinabili non ha presenziato all’incontro: sarà per un’altra volta… Sin dalle prime battute si è focalizzata l’attenzione sul processo di mediazione tra le varie componenti della scuola, possibile solo se alla base vi è un recipro-

co riconoscimento come interlocutori qualificati. L’amministrazione comunale ha dichiarato di apprezzare l’iniziativa, in quanto segno di una presa di coscienza civile da parte dei genitori, dichiarandosi disposta a contribuire all’individuazione di una sede statutaria per l’associazione, questione peraltro ancora insoluta. Un contributo prezioso ci è stato offerto dal Presidente del Comitato Genitori di Galatone Gianluigi Antonaci, che con la sua testimonianza ha fornito utili suggerimenti sulle iniziative da intraprendere, delineando inoltre un quadro generale sulla delicata quanto preziosa relazione scuola-famiglia. La presenza del corpo docente è stata purtroppo scarsa; sicuramente il contingente periodo scolastico, straripante di PON e prossimo agli scrutini, avrà avuto il suo peso, ma di certo sarebbe stato auspicabile un confronto con chi ogni

giorno si prende cura degli aspetti formativi dei nostri figli. Il Comitato nasce proprio per questo: non vuole porsi come antagonista, ma come collaboratore fattivo in questo difficile percorso, soprattutto in questo periodo di crisi effettiva della scuola pubblica, laddove scarseggiano risorse umane e materiali atte ad agevolare il benessere fisico e psicologico degli studenti. Esso vuole offrire una preziosa opportunità alla scuola, mettendosi al suo fianco e interrogandosi sulle problematiche al fine di cercare e magari trovare delle possibili soluzioni. Ovviamente per camminare insieme è necessario che si stabilisca a priori un percorso ed una meta comune, altrimenti il rischio è di trovarsi in vicoli ciechi o di intraprendere strade impervie ed eccessivamente lunghe. Tematiche su cui interrogarsi ce ne

sono tante, ad esempio: la salubrità e la sicurezza degli ambienti, gli orari scolastici, l’accorpamento che interesserà il nostro istituto e la messa a punto di una piattaforma informatica che consenta di garantire alle famiglie l’accesso alle informazioni del sistema scolastico. Basta con le deleghe, con il becero gioco dello scaricabarile: diamoci da fare tutti, ognuno nel nostro piccolo, perché recriminare e non agire è deleterio e non porta a nulla. Alla scuola tendiamo una mano, anzi due, in nome di quell’idea di comunità educante troppo spesso relegata ad un ruolo meramente formale, con l’obiettivo, e non l’utopia, di una società migliore per i nostri figli. Siamo pronti a questo salto di qualità? Noi vi aspettiamo. Con l’augurio di tempi migliori. Francesco Reggio


Voglia di foto? Tempo di scatto! Dal corso di fotografia comunale alla costituzione di un’associazione; una nuova realtà associativa a San Cesario che ha voglia di condividere e collaborare tra cultura e territorio

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l mondo dell’associazionismo di San Cesario cresce con la costituzione di una nuova realtà. è nata infatti da poco più di due mesi “Tempo di scatto”, l’associazione fotografica messa in piedi da un gruppo di appassionati fotoamatori dopo aver frequentato nello scorso dicembre il corso base di fotografia digitale organizzato dall’Amministrazione comunale di San Cesario, con l’intenzione di continuare insieme il percorso di crescita fotografica intrapreso, attraverso lo scambio e la condivisione delle esperienze e conoscenze di ciascuno degli iscritti. Tempo di scatto ha tra i suoi obiettivi la diffusione dell’interesse non solo per la fotografia, ma anche per ogni forma artistica, espressiva e creativa intese come parti integranti della cultura e del costume del nostro tempo e della nostra comunità, attraverso l’organizzazione di seminari, corsi, workshops, eventi, mostre, concorsi rivolti sia a favore dei soci che ne fanno o ne vogliano far parte che della collettività. Punto fermo nell’attività futura di “Tempo di scatto” è l’organizzazione e la realizzazione di iniziative nei settori della cultura, della promozione ed utilità sociale e di valorizzazione del territorio attraverso l’uso della

Cambio al vertice della associazione culturale l’alambicco

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utte al femminile le prime due cariche della nostra associazione.

Gianni Nobile, che ha rappresentato al meglio tutti noi per cinque anni, cede il passo a Lucia Luperto e Ilaria Parata, rispettivamente Presidente e Vicepresidente. Completano il consiglio direttivo: Paolo De Blasi (tesoriere) e i consiglieri Giuliana Scardino e Gianni Nobile. L’impegno e la passione rimangono le stesse; cambiano i volti di un progetto di lungo corso che da oltre dieci anni porta avanti - con passione e impegno una sere crescente di iniziative (oltre al giornale, fiore all’occhiello de “l’alambicco”). Con l’occasione del rinnovo delle cariche sociali, l’associazione ribadisce il suo carattere inclusivo e l’apertura a nuove forze, nuovi volti e nuove idee. Chiunque fosse interessato a dare il suo contributo, è il benvenuto!

fotografia e le importanti e necessarie collaborazioni con altri enti ed associazioni che vogliano perseguire i medesimi scopi e finalità. Prova di ciò è la ben riuscita biciclettata del I maggio, svoltasi nel nostro comune (vedi articolo a pagina 8, ndr).

Grande successo, anche al di fuori dei confini comunali, ha avuto la mostra “Tecniche antiche di stampa” del fotografo romano Andrea Mosso, organizzata in collaborazione con l’Associazione “Camera Oscura” di Roma e che ha avuto in esposizione immagini stampate dall'autore utilizzando alcune tra le molteplici tecniche in auge nella prima metà dell'800.

In un periodo in continuo fermento e frenetica produzione di immagini, le due associazioni, nel proporre questo percorso fotografico, hanno voluto sottolineare l'importanza del riappropriarsi di un pensiero e una metodica di osservazione più ponderata, dove il tempo tra sguardo, scatto e stampa non è delegato esclusivamente alle tecnologie, ma acquista un significato più alchemico e artigianale. Facendo seguito alla suddetta mostra, “Tempo di scatto” organizza a partire dal 13 maggio un corso teorico-pratico di "Storia della fotografia ed antiche tecniche di stampa" tenuto da Andrea Mosso e Roberta Roca, in cui storia e fotografia si incontreranno in una esperienza creativa oltre che formativa, attraverso lezioni teoriche di storia della fotografia e laboratori pratici di stampa. Per informazioni ed iscrizioni: associazionetempodiscatto@gmail.com Seguiteci su Facebook nel gruppo aperto “Tempo di Scatto – Associazione fotografica” La sede di Tempo di Scatto è in via Umberto I, 65. Massimiliano Manno

A volte ritorna, il Forum delle Associazioni

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Un nuovo tentativo di mettere in piedi il Forum delle Associazioni di San Cesario tra critiche (costruttive?) e buoni propositi.

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l mese scorso presso la Cappella Palatina del Comune di San Cesario si è costituito il Forum delle Associazioni iscritte all’albo comunale. Il Forum è uno strumento partecipativo che prova a raccogliere tutte le associazioni locali, col fine ultimo di condividere e di fare rete magari riuscendo a mettere in piedi attività e obiettivi comuni. Non si può dire che le realtà associative a San Cesario siano poche, tutt’altro. Qualcuno ci ironizza, facendo notare che siamo il paese con più alto numero di associazioni per abitante in Italia; ma non si può nemmeno considerare questo come un segnale completamente negativo, se le stesse riuscissero a fare rete. Un tessuto associativo ampio che passa dai temi più variegati: cultura, teatro, territorio, solidarietà, e tanto altro; alcune più attive, altre ormai quasi in pensione, alcune completamente sconosciute. Le esperienze passate del Forum non hanno avuto un grande successo, almeno a sentir alcuni esponenti delle associazioni coinvolte, ma si spera che l’ennesimo tentativo sia quello buono. Uno strumento di partecipazione rilanciato dall’amministrazione comunale ma che sarà autogestito dalle stesse associazioni, che nella prima riunione hanno eletto i propri rappresentanti all’unanimità: Presidente: Nadia Letizia dell’Ass. Avis, Vice-Presidente: Nicola Fiore dell’Ass. Percorsi Meridiani, Segratario: Sara

Marzo dell’Ass. Vulcanicamente, ai quali ovviamente va il nostro in bocca al lupo. Una riunione frettolosa che alcuni avrebbero voluto più organizzata e con le dovute presentazioni da parte delle associazioni coinvolte. Ma la partenza c’è stata ed è meglio guardare alla positività dell’approccio, sperando che il Forum sia lo strumento adeguato per fare rete e per aiutare le associazioni a supportarsi a vicenda nelle proprie rispettive attività e a creare un intreccio associativo degno te lu paise ranne.

Da sinistra: Nicola Fiore, Nadia Letizia, Sara Marzo


Il tramonto dell’Euro La fine della moneta unica salverebbe democrazia e benessere in Europa? Alberto Bagnai spiega il come e il perché nel suo ultimo libro

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lberto Bagnai, professore associato di Politica Economica e blogger (Gufynomics), in tempi non sospetti sosteneva, inascoltata Cassandra, quanto oggi la crisi porta alla luce, ma, nell’era del liberismo sfrenato in cui già John Maynard Keynes è messo in soffitta, per non citare altri, certe teorie apparivano troppo strampalate per essere prese in considerazione, nonostante l’ortodossia dell’autore. Avvincente come un romanzo, quest’opera affronta una questione che alla fine riguarda tutti da vicino perché attinente i nostri interessi: il lavoro, i soldi, i prezzi, la bolletta, le tasse, l’energia, la pensione.…insomma il nostro vivere quotidiano. Il “senso comune”, quello della gente oberata dalla crisi, sentenzia implacabile da tempo: “E’ tutta colpa dell’euro…”. Il neo Presidente del Consiglio, proprio in questi giorni, ha detto davanti ad Hollande che “se l’Europa è vista come matrigna,…si trasforma in un grande problema democratico che porta all’ingovernabilità. L’Europa capisca, i leader europei capiscano, il rischio di una sovranità che è profondamente collegata alla percezione che i cittadini hanno..di una Europa che frustra le opportunità delle persone”. Che crea povertà, direi io più esplicitamente! Bene, Bagnai ne “Il tramonto dell’euro” dà un senso alla sentenza della “gente comune” ed una spiegazione alle tarde preoccupazioni di Enrico Letta. La critica di Bagnai è radicale, non lascia scampo all’euro. Esso è definito espressione di “valori antidemocratici..…moneta di nessuno Stato, e quindi non… moneta.” “L’Europa non è l’euro”, dice l’autore, ma asserisce al contempo quanto “l’integrazione economica europea sia un valore da perseguire”. Così rende giustizia all’idea di una Europa dei popoli sovrani, integrati culturalmente, socialmente ed economicamente in una unione politica degna di questo nome, gli Stati Uniti d’Europa. Perché, attenzione, non è vero, come si vuol far credere, che criticare il sistema

monetario costruito attorno all’euro significhi essere antieuropeisti, anzi! Quindi diviene determinante nell’analisi comprendere e smontare i luoghi comuni creati e ripetuti da chi è deputato a creare le idee dominanti dette e rimbalzate dai media. Il “luogo comunismo”…”che ha ucciso le menti di milioni d’italiani…una gigantesca menzogna” che usa mezze verità. Insieme di falsi, o imprecisioni, che creano l’ideologia dell’Eurozona così come sin qui concepita. E da qui i tanti stereotipi sulla voglia di lavorare e via a seguire, e le frasi fatte stile “Bignami” del tipo “svalutare è immorale”, “la Germania è la locomotiva dell’eurozona”, “lo stato è sempre inefficiente”, ecc. Luoghi comuni con punte di verità da riportare nella giusta proporzione ma utili ad occultare il nodo del problema: i fondamenti del sistema monetario. Infatti, il libro mette in risalto come la teoria economica non vedesse nell’Europa una Optimum Currency Area (OCA) , un’Area Valutaria Ottimale, a causa degli squilibri economici, e non solo, esistenti tra le diverse regioni. Per cui la decisione forzosa assunta solo sul piano politico di avere un’unica valuta è stata sicuramente foriera di prevedibili catastrofi. La strada giusta sarebbe dovuta essere, o potrebbe ancora essere, l’integrazione dei vari sistemi europei: scuola, fisco, mercato del lavoro, sindacati, welfare, standard di cittadinanza europea, ecc. Il processo è stato inverso confidando che attorno alla moneta unica si sarebbe coagulato tutto il resto. Uscire dall’euro ha indubbiamente un costo, sicuramente inferiore a quello di restarci, ma riporta allo Stato “sovranità e democrazia, riprendendo il controllo della politica valutaria” che significa anche poter svalutare per rilanciare le esportazioni e quindi le imprese e l’occupazione. Per capirci, l’euro, moneta forte, consente a chi la detiene di pagare pochissimo una bella vacanza a Sharm el-Sheik in un Hotel a cinque stelle, ma non consente alle imprese italiane di esportare neanche un chiodo.

Svalutando avverrebbe il contrario, ma cosa importa se poi la vacanza la fai in Grecia che svaluterà Alberto Bagnai anch’essa e Il tramonto dell’euro forse anche di pp. 414, euro 17,00 più?! E sopratImprimatur Editore, 2013 tutto se i giovani ricominciassero ad avere opportunità di lavoro?! Bagnai auspica politiche economiche in cui lo Stato riprenda il ruolo che gli compente nella gestione del risparmio e degli investimenti riappropriandosi della politica fiscale e della sovranità monetaria. Investire nella riqualificazione del patrimonio pubblico, messa in sicurezza del territorio, formazione, ambiente, stabilizzazione del precariato. Una sana politica keynesiana per capirci. Energie rinnovabili, ricerca, recupero del digital divide, reti di trasporto locale e urbano, abbattimento dei costi della politica e degli sprechi. Riprendere il controllo della Banca Centrale da parte del Governo significa riprendere il controllo della massa monetaria compresa la sua emissione e l’obbligo per le banche di sottoscrivere il debito pubblico. Controllo della politica fiscale ormai sottomessa a regole che strangolano imprese e famiglie. Quindi, altro che Fiscal Compact occorre passare all’External Compact, dice Bagnai, ossia “un modello di sviluppo basato sulla domanda interna” e sull’equilibrio assoluto della bilancia dei pagamenti (import/export), modello appropriato per garantire la massima occupazione. Luciano Foresta

Ora San Cesario va in Europa? Romania, Cipro, Turchia, Ungheria, Inghilterra, Spagna: tante opportunità per partire e scoprire il mondo

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i sarete forse accorti che qualche faccia nuova gironzolava per il nostro paese nel mese di marzo? Avete notato un accento strano o una lingua a voi sconosciuta? Ebbene sì, non vi siete sbagliati: 24 i giovani di ben 10 paesi europei che sono stati a San Cesario dal 13 al 20 marzo per partecipare al progetto InterGenerations promosso dall’associazione VulcanicaMente.

InterGenerations è stato un appuntamento europeo per costruire dei ponti tra le diverse generazioni, per promuovere esperienze che possano facilitare lo scambio di saperi e di culture. Grazie alla sensibilità ed al supporto dell'amministrazione comunale e di varie associazioni ed aziende locali (Il cerchio Magico, Sveglia Cittadina, “l’alambicco”, Virtech, Centro Danza e Teatro, gli Amici della Musica, FolleMente), i giovani europei hanno vissuto momenti di ospitalità indimenticabili: dalla “gLocal night” con perfomance di musica e balli tradizionali, al “Pasta lab” dove hanno imparato a fare la pasta fatta in casa, fino alla serata scatenata in balli con la comuni-

tà di anziani. In generale, il progetto si può dire ben riuscito e per questo VulcanicaMente ringrazia tutta la comunità di San Cesario che, in ogni modo, ha contribuito. Un ringraziamento particolare a Luisella della Salsamenteria, all'agriturismo “Lu Casale”, ad Andrea Margiotta per il suo workshop con la ceramica e al nostro creativo Antonio De Lorenzi. Ma cosa è Gioventù in Azione? è il programma europeo che promuove la mobilità giovanile e l’apprendimento interculturale attraverso esperienze, incontri, corsi, tra gruppi di giovani provenienti da diversi paesi europei e non solo. è un modo di vivere un’esperienza europea in modo economico. Infatti, il programma copre il 70% del viaggio, vitto e alloggio nel paese di accoglienza per tutta la durata dello scambio.

Che aspettate? Preparate la valigia. VulcanicaMente ha diversi progetti in cantiere con partner di diversi paesi. Finalmente oltre ad accogliere l’Europa nel nostro paese ora sarà San Cesario che potrà andare in Europa. Le prossime opportunità per partire sono verso: Romania, Cipro, Turchia, Ungheria, Inghilterra, Spagna. E non finisce qui... VulcanicaMente animerà San Cesario nei mesi di luglio ed ottobre con “Get up stand up, be healthy guys” e con “Be young be citizen” in collaborazione con Sveglia Cittadina, due nuovi progetti “Gioventù in Azione” approvati dalla Commissione Europea! Per info e dettagli seguite VulcanicaMente sulla pagina facebook o visitate il sito www.vulcanicamente.it. Ass. VulcanicaMente


Questione di civiltà, scelte di coscienza Dalla Legge 40 al testamento biologico: quando la realtà anticipa la politica

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ulle grandi questioni della vita e della morte, su questo soffio che fiorisce o che finisce, sovente l’etica tradizionale e la morale laica collidono, perché esse poggiano le loro fondamenta filosofiche su impalcature antropologiche differenti. Sui principi stridenti è, oggettivamente, complicato trovare soluzioni di compromesso, in grado di pacificare le coscienze. Una parte della politica attiva di questi ultimi anni non sempre è stata all’altezza della situazione: sulla bioetica numerosi esponenti delle istituzioni

hanno ingaggiato una inverosimile, controproducente e cruenta guerra di fazioni contrapposte. Con il limite imperdonabile di spaccare la cittadinanza, trattando questioni vitali rilevantissime e dirimenti in modo approssimativo. Eppure, la politica non sarà una scienza esatta ma resta pur sempre il luogo fisico e civile della mediazione. L’ex senatrice e filosofa Vittoria Franco, da anni ricercatrice alla Normale di Pisa, ritiene legittimamente che i politici con un salto, con uno slittamento, abbiano il dovere di far convivere, per quanto possibile, principi antitetici, edificando rudimenti d’una bioetica quantomeno parzialmente condivisa. Non abbiamo davvero bisogno di lotte fratricide fra cittadini. Semmai solo una sana conflittualità dialettica può giovare, perché essa è il catalizzatore e il sale della democrazia: forse proprio da un clima di fruttuosa frapposizione, improntata però sul dialogo vantaggioso e sul rispetto reciproco, possono prosperare nobili e propositivi intendimenti. E, soprattutto, quando sarà possibile, in Parlamento si dovrà addivenire a leggi più flessibili e liberali. La sacralità della

vita non è, per forza, in contrasto netto con la qualità della vita: queste due aspettative paradigmatiche della persona sono entrambe essenziali ed assieme vanno ad arricchire il tessuto plurale dello Stato laico. Sulle questioni eticamente sensibili, cattolici e laici, senza abdicare alle grandi enunciazioni, dovrebbero essere più morbidi, guardando alle necessità di fatto, alle priorità effettive, in un clima di raffronto e, al contempo, di cooperazione e distensione. La legge n. 40 sulla procreazione medicalmente assistita risulta inefficace, inadeguata, pasticciata, quindi va giudiziosamente revisionata, per consentire alla donna di riappropriarsi del suo corpo che non è un mero contenitore, per permettere alla libertà di ricerca scientifica di pullulare facendo sperimentazione quantomeno sulle cellule embrionali sovrannumerarie orfane, quelle comunque confinate nel limbo raggelante dei frigoriferi in azoto liquido e condannate ad un lento decadimento, a sicura morte. è necessario garantire una opportuna normativa sulle coppie di fatto (eterosessuali e omosessuali) per allargare la sfera dei diritti e stare al passo con altri Paesi del mondo. E poi il testamento biologico.

pOEtIX

guardare indietro per poter andare avanti La poesia nasce da una profonda riflessione sul proprio essere, da una accurata osservazione di tutto ciò che ci circonda e da un lungo lavoro di ricerca fra le parole, fino a trovare il verso più giusto, quello che più soddisfa l’esigenza poetica. A volte però, capita che la poesia sia già nei nostri occhi, capita che si interponga come un filtro fra noi e la realtà, capita che non sia solo descrizione o introspezione, ma serva a dare un nome alle cose, alla gioia e al dolore, fino a diventare l’unico strumento attraverso cui raccontare la propria vita, il proprio sguardo sulla vita. Nazim Hikmet, poeta turco naturalizzato polacco, utilizzò la poesia come trama su cui tessere la propria esistenza, per raccontare e spiegare quel suo sguardo così particolare che cadeva sul mondo e si affacciava su sconfinati e infiniti paesaggi umani, uno sguardo che non andò mai alla ricerca della poesia, perché l’unica poesia è quella che ognuno di noi si porta dentro e che permette di guardare ogni cosa da una prospettiva nuova e

del tutto inusuale. Nacque a Salonicco, attuale Grecia, nel Novembre del 1902. Cominciò a scrivere poesie a soli quattordici anni, introducendo nella lingua poetica turca l’innovazione del verso libero. A causa dello stretto legame con il partito comunista ebbe non poche divergenze con il governo turco, che lo costrinse a fuggire in Russia. Qui conobbe alcuni degli artisti più discussi e controversi del tempo, fra cui Majakovskij, suo grande maestro. Fatto ritorno in patria venne arrestato per ben due volte, trascorrendo più di trent’anni in carcere. Il governo turco non perdonò mai ad Hikmet il suo legame con il partito comunista, tanto da privarlo della cittadinanza. Intanto i suoi libri, scritti soprattutto in carcere, venivano tradotti e letti in quasi tutto il mondo, tranne nella sua terra natia. Molti artisti si mossero per la sua scarcerazione e nel 1950 venne premiato con il Nobel per la pace. Trascorse i suoi ultimi giorni da uomo libero e morì nel giugno del 1963.

Il più bello dei mari Il più bello dei mari è quello che non navigammo. Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti. E quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto. Forse la poesia più significativa di Hikmet, un’opera dalla quale insorge l’imponente anima del poeta, una monta-

L’autodeterminazione dell’individuo è un punto cardine, da cui non si può prescindere. Il teologo Vito Mancuso è perentorio nel sostenere che “anche chi crede in Dio può rifiutare di vivere attaccato ad una macchina. Non c’è nulla di eticamente sbagliato nell’opporsi allo stato vegetativo”. In seguito ad un incidente traumatico o ad una malattia devastante, il nostro corpo violato e martoriato può diventare davvero una tremenda prigione senza scampo di insensibilità o di dolore insostenibile. Con le “direttive anticipate” si deve stabilire che ciascuno di noi, quando è in grado di intendere e di volere, possa indicare le cure, le terapie e i trattamenti sanitari, che ritiene di dover accettare un domani, nella triste eventualità di non poter più esprimere le proprie volontà. Cattolici e laici devono ambire ad un confronto serrato, positivo, comprensivo, mettendo da parte le improduttive contese ideologiche. Marcello Buttazzo

di Luigi Patarnello gna che si erge dal nulla e si oppone al destino, una voce e un cuore che nonostante tutto non hanno mai smesso di gridare e di sperare. è singolare come la fiducia in un futuro migliore, per un domani che può e deve conservare la bellezza di una sorpresa, vengano proprio da un uomo la cui speranza è marcita per trent’anni in un’angusta cella, un uomo a cui è stato impedito di pensare e di parlare. Neppure la prigionia riuscì a privarlo della libertà o a negargli la speranza per un domani migliore perché anche nella vita vale la stessa regola della poesia: non si può cercare nulla fuori da noi se prima non lo si trova dentro noi. Nel 2002, in occasione del centenario della sua nascita, il governo turco, grazie ad una petizione firmata da oltre mezzo milione di cittadini, gli restituì la cittadinanza tolta nel ’51. Oggi è uno dei poeti più letti e ammirati, simbolo di libertà, di opposizione all’ingiusto e soprattutto di speranza per tutti coloro che ancora oggi, in ogni angolo della Terra, condividono il suo stesso destino.

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Addio Jesus Conteso tra genio e follia, Jesus Franco è stata una delle figure cinematografiche più discusse, visionarie e controverse d’Europa.

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l 2 aprile, a Malaga, all’età di 82 anni è morto Jesus (Jess) Franco. La domanda ancora per molti insoluta è la seguente: era uno stramaledetto genio o un inguaribile maniaco della macchina da presa? Chi scrive, ovviamente non detiene la verità, ma senza ombra di dubbio possiamo affermare che ha lasciato la terra il regista più visionario, allucinato, folle, che l’Europa abbia mai avuto. Con la passione dell’artigiano del cinema, che nel proprio lavoro si occupava praticamente di tutto, dalla sceneggiatura al montaggio, dalle musiche al doppiaggio, fino, ovviamente, alla regia, nonostante i budget ridicoli e con il nulla a disposizione sapeva creare atmosfere oniriche e coinvolgenti. Jess Franco (molti gli pseudonimi che ha usato nella sua carriera) è stato censurato, osteggiato, criminalizzato per i suoi film all’epoca considerati scandalosi, ma che avevano la forza e l’originalità di turbare andando a pescare tra le fantasie più impronunciabili. Erano gli anni ’70, periodo in cui la miriade di sale cinematografiche garantivano visibilità a tutti e Jess Franco la faceva da padrone con le sue pellicole ardite e affascinanti, che riempivano le sale di serie B ( o di serie Z) di mezza Europa. Attenzione però a non classificare il regista spagnolo come uno dei tanti amanti della regia che sfruttando il momento e con i denari di qualche produttore improvvisato, si lanciavano con i loro sogni di celluloide a raccogliere le briciole di un successo garantito da un industria all’epoca florida. Non è così, Jesus a suo modo era

bravo. Ghettizzato dal cinema di prima fascia (salvo poi essere premiato con il Goya alla carriera) deriso dai colleghi, tenuto d’occhio dalla dittatura, odiato dai vertici della chiesa spagnola, ma bravo, maledettamente bravo nell’immaginare e creare, molto più che nel dirigere e girare, dove l’abuso dello zoom, suo marchio di fabbrica, ha stordito spesso lo spettatore. Diceva di lui il produttore H.A. Towers “Franco è una persona squisita, ma non l’avrebbero dovuto lasciarlo dirigere un film. Era un musicista jazz che un giorno ha scoperto l’esistenza dello zoom”. Jesus Franco è stato il maestro indiscusso dell’eurotrash exploitation, ha attraversato parecchi filoni e sottofiloni del cinema di genere, frullando, miscelando, contaminando, da vero “terrorista” del cinema, dando vita ad un genere non classificabile, il genere alla Jesus Franco, cinema sfacciato, sudaticcio, voyeurista, paradossale e contradditorio come la personalità del regista. Padre dell’horror erotico, indiscusso Re del Woman in prison europeo, ha ispirato intere generazioni di registi con le sue inquadrature lisergiche e pop. Sono oltre 150 i film girati da Franco (oltre 180 se si considerano auto remake, versioni insertate, film messi insieme con spezzoni di altri film) e sarebbe impresa titanica riepilogare nelle poche righe a disposizione la sua filmografia. Ma è necessario, quasi indispensabile, soffermarsi su alcune pellicole, che meglio di altre, mettono in evidenza il suo modo di vedere e interpretare il cine-

ma. Un cinema dai ritmi forsennati (solo nel 1973 dirige undici film), e che i budget ridicoli gli permettono di mettere in scena le sue pellicole con una creatività ineguagliata. La citazione di apertura spetta senza dubbio a Il conte Dracula (1970) con Christopher Lee e Klaus Kinski, pellicola in cui, forse come non mai, l’intelligenza e l’inventiva sopperiscono alla povertà dei mezzi e alle carenze tecniche. Proseguiamo poi con lo stracult Vampyros lesbos (1971) storia di Dracula al femminile ambientata ad Istanbul, forse la pellicola più famosa di Franco, distribuita integralmente solo in Francia e Germania, massacrata dalla censura in Spagna e mai distribuita in Italia. Un caldo corpo di femmina (1973) storia di una vampira (Lina Romay, la compagna di una vita di Jess Franco e protagonista di almeno 50 film del regista) che per sopravvivere si nutre di liquidi orgasmici di uomini e donne. Il film è una lunga sequela di scene dove la protagonista pratica sesso orale alle sue vittime portandole prima all’orgasmo e poi alla morte. Nessuna traccia di questo film in Italia, negli anni ‘80 arriva in commercio una versione in VHS notevolmente “ripulita” dal titolo Erotikiller. Discorso particolare merita Le Viziose (noto anche con il titolo di Demoniac) girato nella doppia versione soft e hard, in cui il protagonista è lo stesso regista nei panni di un prete paranoico che assiste ad un’ orgia organizzata da ricchi annoiati che provvede ad ammazzare ferocemente per salvarli e purificarli. La versione soft del film è stata nuovamente insertata nel 1979, (evidente la differenza di età di Franco tra le sequenze vecchie e quelle nuove) e messo in commercio con il titolo Le sadique de Notre Dame. Indimenticabile anche il periodo

del Woman in Prison del regista iberico, le cui pellicole fanno sembrare i prodotti americani di questo filone roba da minorenni; oltre a 99 donne (1969) con protagoniste le italiane Rosalba Neri e Luciana Paluzzi e Violenze erotiche in un carcere femminile (1972), che nella purgatissima versione spagnola ha necessitato di una voce fuori campo per renderlo comprensibile; va sicuramente ricordato Penitenziario femminile per reati sessuali (1975) prodotto da Erwin Dietrich che incredibilmente si piazza in testa al box office tedesco incassando cifre impensabili per un prodotto del genere. Mentre gira questo film, l’ineffabile Franco, sfruttando budget e cast messo a disposizione dal produttore tedesco, gira contemporaneamente quello che diventerà Una secondina di un carcere femminile, che venderà sottobanco in Italia spacciandolo per una sua produzione. La cosa incredibile e che nessuno degli attori si renderà conto di nulla... Altro film che merita di essere ricordato è Greta la donna bestia (1977) con protagonista la mitica Djanne Thorne che in una memorabile sequenza utilizza il seno di Lina Romay come puntaspilli. A partire dalla metà degli anni ‘90, i film di Franco vengono finanziati esclusivamente da suoi ammiratori e destinati esclusivamente all’home video. Tra i suoi ultimi lavori va ricordato Snakewoman (2005), una specie di remake dell’inarrivabile Vampyros lesbos. Un cinema, quello di Franco, che potrebbe sembrare estremo, feroce, pornografico, ma che in realtà era pervaso sempre da sottile ironia, guidato con mano leggera e dissacrante, come a voler prendersi gioco dei feroci censori che lo perseguivano in patria. Addio Jesus, adorabile pazzoide, indiscusso maestro di un cinema che non c’è più. Fabrizio Luperto


Promesse in corsa

La giornata del bambino

L’ASD Tre Casali di San Cesario protagonista nel panorama nazionale dell’Atletica Leggera

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i sarebbe da scrivere e comunicare settimanalmente i successi che la Asd Tre Casali di San Cesario miete ormai ovunque. Dopo le recenti vittorie di Piccirillo e company in quel di Castrignano del 7 aprile 2013, la Tre casali si è imposta nelle varie discipline dell’atletica anche nei giorni successiv., Sabato 20 aprile, infatti, presso il campo di atletica Luigi Montefusco di Lecce, oltre 500 atleti delle categorie assoluti e giovanili si sono misurati su varie discipline. La giornata ha visto trionfare nella categoria esordienti i nostri piccoli atleti: Quarta Alessandro, Leucci Gabriele, Giannone Lorenzo, Serra Beatrice e poi, nella categoria ragazzi, Merlino Alessandra e Merlino Lorenzo. Per la categoria Assoluti eccezionale il secondo posto di Castelli Alfio nel salto in lungo e del 3° posto dello stesso Castelli nel getto del peso e poi, sempre tra le prime tre posizioni, Riccio Davide nel lancio del giavellotto, De Laurenzi Simone e Leone Giuseppe nei 100 piani, Majid Mohamed nei 1500mt, e tra le donne Leone Addolorata, prima della sua categoria nei 1500mt, Rizzi Maria Grazia e Albanese Margherita 2^ e 3^ nei 100 piani. Anche a Magliano, il 21 aprile 2013, invece a Magliano la nostra Squadra ha sbaragliando gli oltre 400 partecipanti aggiudicandosi la 1^ posizione, merito dei primissimi piazzamenti ottenuti dai nostri atleti nella gara dei 10km. E poi a Borgagne, il 25 aprile, dove la Asd ha mantenuto la prima posizione del circuito “Salento che Corre”. Ed ancora, il 28 aprile a

Domenica 26 maggio, la prima edizione della festa del fanciullo

Ostuni (Br), venticinque atleti della formazione di San Cesario hanno preso parte al campionato Italiano di mezza maratona. Su un percorso molto difficoltoso per le varie discese e salite i nostri ragazzi è emerso Giuseppe Piccirillo che, in non ottime condizioni fisiche, ha concluso alla 7^ posizione di categoria su oltre 2500 partecipanti. Il grande impegno del direttivo e gli eccezionali risultati degli atleti stanno portando ormai il Team di San Cesario alla ribalta nel mondo dell’atletica nazionale. Ma la Asd Tre Casali è sinonimo anche di ottima organizzazione in aventi sportivi. Quest’anno, infatti, precisamente il 12 maggio, la Asd Tre Casali organizza con il patrocinio del Comune di Lecce, della Provincia, della Regione e del Coni la III^ Mezza Maratona nazionale “Corri a Lecce”. Si tratta di una gara nazionale di km 21,097 che si snoderà su un circuito nel centro cittadino da ripetere due volte. L’ottima riuscita delle passate edizioni ha spinto la Fidal, anche per il 2013, ad assegnare il Campionato Regionale di specialità nell’evento del 12 maggio a Lecce. La manifestazione non è solamente rivolta agli atleti professionisti, è prevista anche una gara non competitiva, dove tutti, sulla distanza di 10 km, potranno misurarsi e approfittare per godere delle bellezze architettoniche e storiche del nostro capoluogo.

L’

Amministrazione Comunale in collaborazione con il Forum delle Associazioni, offre non solo ai bambini e ai ragazzi, ma anche agli adulti, l'opportunità di vivere una giornata di festa alla riscoperta delle tradizioni di un tempo. Il progetto “Giornata del bambino” nasce dal desiderio di creare, nella meravigliosa cornice di Piazza Garibaldi, un'opportunità di incontro e di gioco, ma anche dal voler rivivere quello che in passato entusiasmava i nostri genitori, nonni e bisnonni. Per riuscire nell'intento di divertire i bambini e, perché no, anche stupirli, fondamentale sarà la partecipazione di tutti, come altrettanto fondamentale è stata la collaborazione di gran parte delle Associazioni presenti sul territorio. Occorre sinergia tra famiglia, scuola e Istituzioni per mescolare in un'unica esperienza diverti-

mento e apprendimento, svago e creatività, gioco e collaborazione, rivivendo il passato, facendo di esso un “tesoro” e proponendolo alle nuove generazioni per non dimenticare e per creare, con i valori di un tempo, un futuro migliore. L'appuntamento, che gli organizzatori si augurano possa essere replicato nei prossimi anni, è fissato per domenica 26 maggio, dalle ore 9:30 alle ore 21:00 in Piazza Garibaldi. Giochi, laboratori di pittura e di ceramica, spettacoli, balli, canti, truccambini, trampolieri, clown, magie, rumorista, pony e tanto altro ancora allieteranno una giornata interamente dedicata ai più piccoli e a tutte le famiglie (non solo del nostro paese) con l'obiettivo di stimolare la socializzazione, la creatività e la curiosità e, per qualche ora, di sano e spensierato divertimento.

Per informazioni: Luigi Renis 347-3105124

“La macchina fotografica fissa un’immagine nel tempo permettendoci di conservare il ricordo di un’esperienza visiva che non vogliamo dimenticare”

“OLFATTO”: la foto vincitrice di questo numero Il concorso fotografico “alamCLICCO 2013” è dedicato ai cinque sensi Gusto, Olfatto, Tatto, Udito, Vista Il prossimo concorso avrà come soggetto “Vista” Tutte le foto sono visibili sul nostro sito www.alambicco.com e sul nostro profilo facebook facebook.com/redazione.alambicco

Guarda la galleria fotografica del concorso sul tuo cellulare attraverso il QR Code a destra

“Olfatto di un cane” di Agostino Rollo

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bau bau micio micio

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entrovati, in questo numero tratteremo un argomento attuale, la primavera. Certo siamo ancora una rubrica veterinaria ma le stagioni condizionano non poco la vita dei nostri animali. La primavera è il risveglio della natura... della nostra voglia di portare in giro Fido, ed è proprio questo che li espone a dei rischi, non sempre minimi, che possono causarci inconvenienti sgradevoli. Con l'incalzare del caldo iniziano a comparire gli ectoparassiti: le zecche che insieme alle pulci, pidocchi e acari possono dare luogo a fastidiose infestazioni di animali e ambienti portando con loro malattie subdole e mortali. Ma gli attacchi arrivano anche dal cielo con zanzare e flebotomi (piccoli insetti simili a moscerini). Lo scenario è quello di una vera e propria battaglia e noi dobbiamo esser preparati a respingere al meglio ogni attacco! L'importante è conoscere il nemico. Le zecche sono piccoli parassiti simili a ragnetti in grado di eseguire salti per portarsi sul corpo degli animali dove eseguono il pasto di sangue. Se la colonizzazione è massiva possono indurre anemia ma basta una sola zecca per poter trasferire batteri e dar luogo a infezioni molto gravi. Le pulci sono, anch'esse parassiti ematofagi, in grado di indurre pruriti fastidiosi, allergie e anemia. Possono colonizzare anche le abitazioni, trovano accoglienti tappeti, divani, poltrone, letti.

Sfilate... a 4 zampe Al via a San Cesario, domenica 19 maggio, la VI edizione della Mostra Cinofila Internazionale. Centinaia i cani attesi all’evento.

Per poter contrastare questi antipatici parassiti occorre trattare i nostri amici con prodotti specifici ogni 21-28 giorni. Le zanzare e i flebotomi meritano un capitolo a parte; anch'essi sono ematofagi ma le malattie che causano sono di gran lunga più gravi. Chi non ha sentito parlare di Leishmania!? Questa comune e pericolosa malattia è una vera e propria piaga per la nostra regione. è una malattia parassitaria subdola che necessita di analisi specifiche per essere individuata, riconosciuta e curata. Meno comune è la Filariosi, una malattia nuova per la nostra latitudine ma che sta prendendo sempre più piede, è veicolata dalla zanzara tigre e causa una malattia di gran lunga più pericolosa della Leishmania. Entrambe le malattie sono mortali. Per la Leishmaniosi esiste da qualche mese un efficace vaccino, invito tutti a prenderne coscienza, per la Filariosi, invece esiste un trattamento annuale. Mi raccomando, trattate i vostri animali, alla prossima e come sempre. Stay tunned!

Per domande, dubbi e argomenti che vorreste fossero trattati scrivete a: redazione@alambicco.com

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itorna, domenica 19 maggio, la Mostra cinofila Interprovinciale di San Cesario organizzata dalla Sezione comunale della Federazione Italiana della Caccia. Un appuntamento giunto alla sua sesta edizione in un crescendo di espositori (lo scorso anno sono stati più di 170) e pubblico. A partire dalle 8 (orario di inizio delle iscrizioni), via Angelo Russo sarà animata da decine di esemplari delle razze più varie. “Il fine di questa iniziativa - ci dice il Presidente, Giuseppe De Cuore - è quello di rendere possibile la più ampia partecipazione a quanti, con passione, si dedicano quotidianamente alla cura del miglior amico dell'uomo ma soprattutto sensibilizzare ciascuno a debellare l'indiscriminato e selvaggio abbandono”. Non solo, quindi, una manifestazio-

ne competitiva ma anche un momento di riflessione e una festa dove cani e padroni possono dare sfoggio della loro amicizia. A testimonianza di ciò, accanto ai premi per gli esemplari di particolare rilievo tecnico e genetico, vi saranno premiazioni particolari per i meticci, per i cuccioli e per i giovani cani. L'auspicio è quello che in un futuro prossimo, così come in molte altre realtà, anche a San Cesario possa nascere un parco cittadino con una parte dedicata agli animali di compagnia, oggi sempre più importanti nella vita di noi umani per combattere la solitudine e per far crescere le capacità affettive dei bambini. In caso di pioggia la manifestazione verrà spostata a domenica 26. La redazione

Francesco Pascali

Una domenica tra amici Splendida iniziativa dei volontari per stare vicini ai cani ospiti del canile-rifugio di San Cesario

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cani non mentono su ciò che provano, perché non possono mentire sulle emozioni. Nessuno ha mai visto un cane triste che fingesse di essere felice.” E sì... osservare la felicità nei loro occhi è qualcosa che rende speciale una semplice domenica! Offrire a loro la libertà di correre e divertirsi, di ricevere una carezza, un abbraccio sincero è un impegno che con molto piacere noi volontari insieme a Simone (il responsabile del canile/rifugio di San Cesario) abbiamo deciso di prendere con entusiasmo, solo per sentire la gratificazione della loro serenità.

Sono 47 esemplari, ognuno diverso ma uguali nella bontà e nella simpatia: Zampone, Filippo, Snoopy, Dalmy, Spuma, Nuvola, Yuri, Nadine e tanti altri! Loro ci aspettano! Aspettano voi! Aspettano chiunque voglia passare una domenica mattina… diversa. Venite a trovarci al rifugio/canile di San Cesario, dalle 9.30 alle 12.00, per una passeggiata all’aria aperta. Per maggiori informazioni visitate la pagina ufficiale su facebook e... venite numerosiiii! Valentina Manca


ll dolore della memoria La testimonianza di un giovane concittadino che, grazie a un progetto del Comune di San Cesario e della Provincia di Lecce, ha potuto toccare con mano il dolore profondo dei luoghi dell’Olocausto

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rima di andare ad Auschtwitz si pensa di conoscere il dolore ma in realtà si rimane pietrificati riflettendo su cosa un uomo è in grado di

fare. Ogni uomo, a prescindere dal suo orientamento religioso e politico, vedendo i campi di concentramento di Auschwitz e di Birkenau non può rimanere indifferente davanti a tutte le atrocità di cui oggi ci rimangono solamente testimonianze e ricordi. è il viaggio più lungo che si possa compiere perché più che fisico è un viaggio nella coscienza che cambia fin nel profondo ponendoti di fronte ad una realtà che si conosce ma non si apprende a fondo fin quando non la si tocca con mano. Una realtà che fa pensare se la propria vita è stata sprecata e sprona a vivere fino all'ultimo istante per rispettare le milioni di vittime dell'Olocausto. Sono luoghi avvolti nel silenzio che trasmettono ancora il dolore che hanno conosciuto. Lungo la strada verso le camere a gas di Birkenau si sentono solo i propri passi e si pensa a quello che le persone, per il semplice fatto di essere nate ebree, hanno passato. Siamo partiti la mattina da Cracovia e abbiamo impiegato poco più di un'ora per arrivare al campo di concentramento di Birkenaw, un campo vastissimo in cui diventa sempre più lecito domandarsi “Dio dov'è?”. Diventa incomprensibile pensare, infatti, che il campo fosse stato costruito interamente dai prigionie-

ri, che arrivasse a contenere giornalmente centomila persone fra ebrei, disabili, zingari, intellettuali e prigionieri politici e che i forni crematori e le fosse comuni non bastassero più per la grande quantità di cadaveri. Entrando nel campo si vede un'immensa distesa di terra, un binario lunghissimo su cui viaggiavano intere famiglie che una volta scese sarebbero state smistate verso un'unica meta: la morte. Famiglie che ad Auschwitz venivano accolte dalla più grande menzogna dei tedeschi: “Arbeit macht frei”, la celebre scritta del cancello d'ingresso. “Il lavoro rende liberi” era, infatti, il benvenuto che accompagnava i prigionieri alla morte, la quale poteva anche giungere immediatamente se si era disabili o deboli e malati (attraverso esperimenti medici, per la fame e il lavoro estenuante o anche attraverso un suicidio provocato dalle condizioni insopportabili in cui si era costretti e che quasi sempre avveniva attraverso un volo sul filo spinato carico elettricamente). Lo scenario diventa ancora più triste non appena entriamo nei block: stanze piene di valigie, spazzole, scarpe, pentole che introducono in un ambiente grandissimo pieno di capelli umani che i nazisti ricavavano rasando tutti i

prigionieri e che vendevano in Germania per fabbricare corde o foderare l'interno degli stivali. Come se non bastasse il misero pranzo - un pezzo di pane rancido e una zuppa di verdure - i prigionieri dovevano lavorare 12 ore al giorno con dei vestiti logori a strisce scure e chiare, molte volte riutilizzati e tolti ai deportati prima di loro, senza scarpe e a temperature che arrivavano molto sotto lo zero. Visitando le Foibe di Basovizza, delle cave naturali usate come fosse comuni a Trieste in cui avvennero gli eccidi dei partigiani jugoslavi comunisti contro gli italiani, ci si rende conto di come la shoah non è stata così distante da noi e si riflette su quanto è importante ricordare per imparare dal passato a non rifare gli stessi errori. “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”, ha scritto Primo Levi. Devo ringraziare, per questa straordinaria esperienza, il Comune di San Cesario e la Provincia di Lecce e il loro progetto “Il ricordo e la memoria”. L'invito è a tutti, soprattutto ai giovani come me, di non farsi sfuggire occasioni come questa per visitare i luoghi dove l'umanità ha toccato il suo punto più basso perché solo così si può evitare che la storia si ripeta. Carlo Lezzi

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Era tutta campagna...  

l'alambicco - anno XII - n.57 - maggio 2013